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Giovanni Majer

65%

sembrare che gli impianti di trent’anni fa siano uguali a quelli di oggi: questo è in parte vero, in quanto il filo conduttore che ci anima nell’evoluzione dei nostri prodotti è quello di mantenere, per quanto possibile, l’intercambiabilità con i precedenti. Ci sono però differenze che, pur non stravolgendo il concetto di funzionamento del convogliatore nel suo insieme, comportano migliorie, per esempio, riguardo durata e riduzione degli interventi di manutenzione e la loro facilità di esecuzione. A questo proposito, le tecnologie adottate riguardano, per esempio, il particolare trattamento superficiale di taluni componenti soggetti a usura. I mutamenti più consistenti hanno interessato la parte elettronica, che sovrintende alla gestione degli impianti: si è passati infatti da impianti singoli che si occupavano soltanto del trasporto di pezzi, a impianti integrati in un sistema produttivo complesso che colloquiano con sistemi superiori di controllo. Infine, l’introduzione di internet ha permesso l’assistenza da remoto, cosa che fino a dieci anni fa non era pensabile, almeno per impianti di piccole e medie dimensioni. Tutto questo si traduce, per il cliente, in un’aumentata affidabilità e durata e in una semplificazione nella gestione dell’impianto». Un’evoluzione di tecnologie e competenze, che ha permesso alla Conveyors, che si articola in Conveyors Nord in Lombardia e Movin in Friuli

FATTURATO REALIZZATO ALL’ESTERO, CON IMPIANTI DI AUTOMAZIONE INDUSTRIALE INSTALLATI IN SUDAMERICA, NORDAFRICA, TURCHIA E PORTOGALLO

Venezia Giulia, di mettere in campo le strategie adeguate per sostenere la contrazione del business. «La presenza in diversi settori industriali, – continua Majer – l’ampia gamma produttiva, le manutenzioni di impianti realizzati nel passato e una riorganizzazione interna, ci hanno consentito di limitare i danni derivanti dalla diminuzione di fatturato di questi ultimi due anni. Inoltre l’estero è per noi sempre più strategico: fin dal 1966 abbiamo esportato trasportatori in paesi europei, con particolare riferimento al mercato tedesco, dove dal 1980 è attiva, a Stoccarda, la Csf ; inoltre quasi il 65 per cento del nostro fatturato è realizzato con impianti installati in Sud America, Nord Africa, Turchia e Portogallo. Ritengo che, alla luce delle attuali condizioni nazionali e a causa di chi continua a difendere diritti che vanno a danno delle nostre aziende, lo spostamento all’estero sarà il trend anche per i prossimi anni». E oltre all’internazionalizzazione, per il futuro la società ripone l’attenzione alle novità del mercato, all’ottimizzazione dei costi e, come nota, l’amministratore «a sbocchi per i nostri prodotti in settori diversi da quelli canonici: si tratta di una sfida importante che spero possa già dare qualche risultato dal prossimo anno». LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 97

DLombardia122012  
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