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Vittorio Buonaguidi

Le nuove normative del decreto sviluppo

«La considero una normativa tecnicamente valida, dal punto di vista processuale, per conseguire tempistiche più ragionevoli. Sulla riforma fallimentare, invece, la vera sfida sarà dettata dalla circostanza in cui tutti gli operatori, intesi come giudici, imprese e banche (queste ultime rappresentano molto spesso il creditore più importante delle imprese in crisi), si predispongano a tali novità con un approccio fattivamente collaborativo nei confronti di una normativa specifica, a volte frammentaria e di difficile interpretazione». Per il fallimentare, teme si possa rompere qualcosa all’interno di questi nuovi meccanismi di legge? «Rompere non è il termine giusto; parlerei piuttosto di pericolo di un avvio negativo. Il rischio è costituito dal fatto che la notizia dell’avvio della procedura di pre concordato scateni una reazione immediata negativa da parte degli istituti di credito. Questi ultimi, se non adeguatamente informati, potrebbero individuare, come unica prudente soluzione, il blocco dei conti correnti aziendali. Tale situazione comporterebbe un’interruzione dell’attività d’impresa, rendendo inefficaci gli incentivi delle nuove norme. Si assisterebbe a un effetto disgregativo delle imprese, le quali,

Secondo le nuove norme fallimentari entrate in vigore l’11 settembre 2012, le imprese in crisi, presentando richiesta di concordato preventivo “in bianco”, allegando visura camerale storica e bilancio degli ultimi tre esercizi, accedono immediatamente alle protezioni dettate dalla normativa. Si apre una fase di esercizio provvisorio dell’impresa nel quale l’imprenditore può compiere atti di ordinaria amministrazione e, previa autorizzazione del tribunale, atti urgenti di straordinaria amministrazione. Da ricordare il fatto che è lo stesso debitore, ovvero l’azienda, a nominare il professionista (indipendente) che deve attestate la fattibilità del piano di risanamento. Un altro articolo del decreto ha modificato la legge Pinto riguardante la durata ragionevole del processo, che oggi può arrivare al massimo a sei anni; la pena è rappresentata da un indennizzo che va dai 500 ai 1500 euro per ciascun anno che supera la ragionevole durata.

non riuscendo più a operare né a portare avanti il piano industriale, andrebbero in default. Ricordiamoci che la normativa in questione riguarda la crisi di impresa, ma vede come principale categoria tutelata, i creditori della stessa». In un periodo di forte crisi come l’attuale, in che modo è stata rivalutata la figura dell’avvocato nell’intercedere per conto degli imprenditori? «Molte imprese, anche medio-piccole, stanno sviluppando una nuova cultura per comprendere che gli avvocati, intesi come consulenti legali, insieme ad aziendalisti e commercialisti, formano un team capace di fornire all’imprenditore una consulenza qualificata e mirata. Fornendo tutta una serie di specializzazioni sotto il profilo legale, economico e finanziario, diamo la possibilità alle imprese di ridurre al minimo i danni ❯❯ LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 63

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