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Paolo Savona

Paolo Savona, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi

zionale? E in quali punti andrebbe rivisto? «Il decreto di stabilità doveva essere un decreto per la crescita, invece ha ribadito che l’obiettivo del governo è il pareggio di bilancio da ottenere prevalentemente attraverso la tassazione. Non che manchino cose utili, ma esso non rovescia l’impostazione deflazionistica della sua politica in stile europeo. Manca una terapia shock sul debito pubblico che svincoli il bilancio dello Stato dall’assillo del rinnovo e dai costi dello spread, come avverrebbe con un consolidamento dei tempi di rimborso del debito reso vantaggioso dall’attribuzione di un

warrant sul patrimonio pubblico e un premio sulla crescita ottenibile con il risparmio sugli oneri finanziari». Il comparto edilizio è un traino storico dell’economia italiana. Su quali punti di forza può ancora far leva per attrarre nuovi investimenti? «Insisto da tempo che la spinta alla nostra crescita viene dalle esportazioni e dalle costruzioni. Le prime sono entrate in difficoltà per la concorrenza estera a basso costo e per il cambio dell’euro sopravvalutato. La politica del governo è tutta tesa a ripristinare le esportazioni e trascura le costruzioni. Anzi, su queste ultime si è abbattuta, per le

opere pubbliche, la scure del fiscal compact e, per l’edilizia, la riforma dell’Ici con il bel risultato di scoraggiare gli investimenti in abitazioni». L’abbiamo sentita esortare la Bce a un cambio di passo sul versante dei finanziamenti all’edilizia. Cosa invoca a livello europeo? «Suggerisco al governo di chiedere con fermezza alla Bce di praticare la politica della Fed americana e di acquistare direttamente titoli rappresentativi dell’acquisto di abitazioni, che negli Usa ha consentito la ripresa del settore, aumentato l’occupazione e migliorato la redditività delle banche, contribuendo tra l’al-  LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 221

DLombardia122012  
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