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Roberto Costa

Il sostegno che manca alle Pmi Dalla diversificazione all’export, dall’altissima qualità a servizi sempre più completi. Le mille strategie per rimanere competitivi sul mercato spesso non bastano alle piccole imprese. Il punto di Roberto Costa Renato Ferretti

ssoluta mancanza di tutela per le piccole e medie imprese. Non è semplicemente un nodo attorno a cui si è scritto e detto molto negli ultimi anni. Anche i titolari delle aziende più virtuose o intraprendenti, che nonostante tutto hanno trovato una via di fuga tra le maglie della depressione, puntano il dito su quella che, a sentir loro, è una vera e propria piaga dell’economia. Un esempio significativo di tutto questo è nelle parole di Roberto Costa, titolare della bresciana Fcpm. «Negli anni passati – ricorda Roberto Costa – era più semplice far fronte alle esigenze della clientela. Bastava cercare di agevolare il più possibile le loro richieste – questo era possibile grazie a costi aziendali più contenuti e a una forte richiesta di mercato. Ora tutto questo risulta più difficile, la crisi ci ha colpito duramente sul lato dei pagamenti: i sempre più frequenti insoluti che mensilmente subiamo ci hanno inevitabilmente costretti a rivedere le nostre strategie di mercato». Nell’ultimo periodo, per la produzione di sifoni e pilette di cui la Fcpm si occupa da trent’anni, si è resa pressante l’esigenza di un piano per ottenere un rapporto qualità prezzo ancora più vantaggioso. «Per far fronte ai continui mancati incassi – spiega Costa – abbiamo dovuto agire con una completa riorganizzazione

A

aziendale che è partita da una ricerca molto selettiva dei fornitori e soprattutto dei clienti. Per i clienti siamo stati costretti a eliminare tutti quelli che inevitabilmente ci stavano portando nel loro baratro d’insolvenze. Invece, sul fronte fornitori, abbiamo lavorato per ricercare aziende in grado di garantirci la qualità a fronte di prezzi più contenuti, in modo tale da non farci regredire sulla qualità del prodotto, ma ottenendo maggiore competitività sul prezzo finale». Ma sicuramente allargare i propri orizzonti rimane una necessità imprescindibile. «Il mercato italiano, nel nostro settore, è in una fase di stallo. Quindi ci stiamo organizzando per ampliare il nostro mercato agli stati emergenti, che in questo momento sono molto più affidabili e ricchi di richieste. Altrettanto importanti sono stati i nostri investimenti in tecnologie robotiche per le lavorazioni più complesse che ci permettono di avere maggiore produzione con qualità sempre certa e verificata. Per il futuro abbiamo intenzione di predisporre l’azienda in modo da effettuare all’interno tutta la produzione: questo ci darà la totale flessibilità con la nostra clientela».

Roberto Costa, titolare della Fcpm con sede a Sabbio Chiese (BS) www.fcpm.it

LOMBARDIA 2012 • DOSSIER • 147

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