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EDITORIALE

FORCHE CAUDINE Associazione dei Romani d’origine molisana

Noi siamo qui “Forche Caudine”, ormai nel ventisettesimo anno di attività, continua a crescere. Un’associazione che ha promosso 232 eventi nel suo lungo cammino, una sede che costituisce ormai un punto di riferimento per tanti molisani a Roma (e non solo), un sito internet presente in Rete da oltre un decennio (consultato mediamente da 500-600 persone al giorno), una biblioteca ricca di autori molisani, un giornale sempre più curato, diffuso e rilanciato da cittadini e da associazioni in una rete infinita, partnership proficue nella Capitale, un direttivo coeso e stabile da anni.

Notiziario dell’associazione edito dal 1989 Giampiero Castellotti presidente Donato Iannone vicepresidente Gabriele Di Nucci segretario Gianluigi Ciamarra Giovanni Scacciavillani presidenti onorari Fabio Scacciavillani presidente com. scientifico ----------------------------------Supplemento al sito www.forchecaudine.com testata giornalistica registrata il 30 maggio 2008 (n. 221) presso il Tribunale di Roma (già registrato il 9/1/90, n. 5 come periodico cartaceo). Direttore: Giampiero Castellotti WWW.FORCHECAUDINE.IT

info@forchecaudine.it ------------------------------------La Newsletter di Forche Caudine raggiunge 5.998 persone (30% Roma, 30% Molise, 20% resto d’Italia, 20% estero). Inoltre numerose associazioni la inoltrano ai propri soci. Per cancellazioni, anche in riferimento alla legge sulla privacy: info@forchecaudine.it. La collaborazione è gratuita. “Forche Caudine” è realizzato per passione e senza fini di lucro.

“Forche Caudine” – lasciatecelo dire – costituisce un vero e proprio miracolo. Una buona prassi, fatta di tenacia e di costanza, sorretta unicamente dalla passione – anche un po’ guascona - per la terra d’origine e da un volontariato diffuso che va dagli appartenenti al direttivo fino all’ultimo socio. Purtroppo – e lo diciamo noi che siamo “sul campo” - il Molise a Roma potrebbe essere molto di più. A beneficio soprattutto della visibilità del territorio, con le inevitabili ricadute turistiche e commerciali. A vantaggio dei tanti piccoli imprenditori molisani – si pensi soltanto all’enogastronomia – che ambiscono ad allargare il mercato romano ma non riescono a fare rete e ad individuare canali efficaci. Ribadiamo da sempre la nostra convinzione che Roma rappresenti il primo sbocco strategico per il Molise. Sia per la vicinanza fisica (che ne ha fatto l’approdo principale dell’emigrazione), sia perché Roma è Capitale non solo politico-amministrativa, ma anche culturale, mediatica, religiosa, dei rapporti internazionali. Mentre il Molise oggi sta pagando a caro prezzo gli errori passati, avvertiamo la necessità di rilanciare per l’ennesima volta l’appello - a cominciare dai rappresentanti delle istituzioni molisane, ma anche dell’imprenditoria locale - per un confronto a tutto campo per approfondire la conoscenza delle opportunità, per verificare condizioni, per coprogettare proposte e progetti. E’ ormai imprescindibile l’esigenza di garantire spazi di conoscibilità a questa regione e di farlo, soprattutto, al di fuori degli stretti confini territoriali. Ne tratterrebbero beneficio le attività commerciali molisane, la produzione artistica e letteraria, le tipicità enogastronomiche, i tanti beni del patrimonio storico-monumentale, gli scambi e le aperture all’esterno. Noi siamo qui.

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PAZZO MOLISE

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FORCHE CAUDINE - MOLISANI A ROMA

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LIBRI

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PROTAGONISTI & OPINIONI

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IL PEZZO DEL MESE

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RAGIONANDO La “buona scuola”? di UMBERTO BERARDO professore

Se c'è un ostacolo che impedisce lo sviluppo e la realizzazione piena della persona è soprattutto quello relativo alla carenza di cultura e formazione professionale; dunque l'opportunità dell'istruzione deve essere data a tutti in egual misura in maniera da non discriminare i cittadini; il sapere, ancora, per essere autentico non può che fondarsi sulla libertà di ricerca e d'insegnamento oltre che sul confronto delle opinioni e la costruzione dello spirito critico. Per tali ragione la Costituzione negli articoli 33 e 34 prevede l'istituzione di scuole statali di ogni ordine e grado, pur garantendo la possibilità di scuole paritarie senza oneri per lo Stato. Questa idea di scuola, aperta a tutti, obbligatoria per gli ordini primario e secondario e soprattutto gratuita, non solo ha permesso promozione umana e dignità, ma altresì progresso economico a tantissime persone, anche se non abbiamo sconfitto ancora in Italia la dispersione e cerchiamo tuttora di creare barriere di accesso all'università con test di accesso che sono a nostro avviso fortemente discriminanti rispetto al diritto allo studio. Per anni si è cercato di dare alle istituzioni scolastiche statali piena autonomia, libertà di insegnamento e sistemi gestionali democratici assembleari quali i collegi dei docenti, i consigli di classe e quelli d'istituto. Insieme alla leadership del dirigente scolastico sono nate anche figure professionali ed organi responsabili della programmazione didattica e della conduzione del processo formativo. Il reclutamento dei docenti è stato sempre affidato al sistema concorsuale ed a graduatorie trasparenti fondate prevalentemente sul merito oltre che su esigenze personali e familiari in relazione all'assegnazione delle sedi di servizio. E' vero che non si è mai riusciti a creare obbligatoriamente alternanza tra gli insegnanti nell'attribuzione degli incarichi di coordinamento, né ad assicurare un loro aggiornamento professionale, a superare l'unicità della funzione docente e ad avviare la valutazione degli istituti scolastici e del personale attraverso appositi nuclei tecnici eletti democraticamente, tuttavia è innegabile che la scuola italiana abbia garantito ovunque la promozione della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Da un po' le difficoltà sono quelle relative alla precarietà delle strutture ed alla rete del sistema scolastico che vede il diffondersi penalizzante per gli alunni delle pluriclassi dove c'è carenza di iscrizioni, giacché le amministrazioni locali non riescono ancora a far partire i "poli scolastici". Il tentativo, sia pure parziale, di stabilizzare i precari e di ampliare i contenuti della ricerca è apprezzabile. Mentre risulta inaccettabile l'idea di sottrarre risorse alla scuola pubblica per garantire detrazioni a chi sceglie di iscrivere i figli in una scuola privata,

Ma soprattutto è inconcepibile l'idea di aziendalizzazione della scuola e della chiamata diretta degli insegnanti da parte del preside da un albo professionale con l'attribuzione di incarichi triennali tra l'altro senza l'individuazione di uno straccio di criterio se non quello generico delle necessità di una scuola. Qui si elimina il modello democratico di gestione collegiale di un istituto scolastico per affermare il potere di una sola persona che opera fuori da ogni controllo e senza criteri o regole chiaramente definite. Il pericolo è quello che la politica finisca per entrare anche nella scuola aprendo strade per clientele e favoritismi o, peggio ancora, determinando atteggiamenti conformistici e distruggendo il ruolo e la condizione di libertà d'insegnamento dei docenti. Questa idea della scuola in maniera incontrovertibile toglie ai professori diritti di scelta dell'istituto sulla base della graduatoria e rischia in maniera grave di metterli alla mercé del dirigente scolastico che non solo ne determina la scelta, ma perfino la continuità didattica. Sarebbe palese il rischio di una disomogeneità delle scuole nell'offerta formativa e la lotta dei genitori nel rincorrere per le iscrizioni dei figli quelle con i docenti ritenuti "migliori". Perfino il cosiddetto premio di merito, da attribuire al 5% degli insegnanti, è demandato alla decisione del preside e, più che alla progressione di carriera non essendo pensionabile, fa pensare ad uno zuccherino messo là nel disegno di legge per ammorbidire almeno una parte della categoria. Docenti, studenti, genitori, sindacati e qualche forza politica sembrano decisi a contrastare un disegno di riforma della scuola che davvero suscita serie preoccupazioni. Intanto, se si esclude lo stralcio momentaneo della possibilità della destinazione del cinque per mille ad un istituto scolastico di propria scelta, alla Camera dei deputati il disegno di legge è passato, nonostante le molte deleghe in bianco al governo ed i tanti punti oscuri. Per Renzi il confronto politico sulle questioni pubbliche sembra unicamente un optional, perché la regola è il decisionismo, poco importa se lucido o confuso. A parte le opposizioni, al senato potrebbero giocare un ruolo decisivo i senatori della sinistra del Pd, ma i loro giochini da funamboli, privi di coerenza ed intollerabili sul piano della rispondenza ai principi dichiarati della propria visione della società, non ci lascia che qualche limitata e residua speranza, considerate le loro posizioni già tenute sull'Italicum. Rimangono i cittadini che si spera vogliano stare in piazza a sostegno di un'istituzione tanto importante come quella della scuola.

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AMBIENTE Expo e Xylella di PASQUALE DI LENA dottore agronomo

Non pochi dei miei vecchi e cari amici mi hanno chiesto se vado all’Expo 2015 e cosa penso della Xylella o, meglio, quale sarà il futuro dell’olivicoltura del Salento. Per quanto riguarda l’Expo non credo di andarci. Per non creare equivoci dico subito per più di una ragione, non certo quella che a dominare la sua immagine sono le multinazionali, cioè i grandi affari che stanno affossando l’agricoltura contadina, i nostri territori più fertili e più vocati al cibo di qualità, e, cosa ancora più grave, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta. Ritengo, però, davvero un peccato la messa in bocca di queste consorelle affamate di profitti; campi fertili; semi; tradizioni, soprattutto quelle gastronomiche; qualità e biodiversità, un messaggio fortemente incisivo come “Nutrire il pianeta”. Lo stesso discorso vale per le montagne di cemento buttato, quando gli organizzatori potevano fare proprio il suggerimento di Slow food, cioè la sua sostituzione con costruzioni in legno. Strutture possibili da riciclare in ogni luogo dove nasce e cresce la voglia di stare insieme, insegnare e fare agricoltura, in pratica “nutrire” la speranza e il sogno del domani. Un suggerimento che, se preso in considerazione, poteva diventare un esempio stupendo per il mondo intero, una vera e propria semina di speranza per il futuro e un monito proprio per le multinazionali che hanno bisogno urgente di curarsi di questa loro bulimia per ridare spazio alla ragione. Ecco due le due ragioni che mi portano a dire che l’Expo, la grande vetrina sul mondo, è una grande occasione, in parte persa. Infatti, non posso non tener presente, in questa mia critica, un elemento fortemente positivo di questo grande evento internazionale che rende l’Italia protagonista, e cioè, dovendo esso parlare di cibo, non può fare a meno di mettere in grande luce il valore ed il significato del territorio e delle sue fondamentali risorse. Prima fra tutte la ruralità con la sua agricoltura, l’attività che, da oltre diecimila anni fa produce cibo, cioè mette a disposizione dell’uomo l’energia, quella vitale. L’Expo, magnifica opportunità per un rilancio culturale dell’agricoltura, i tanti valori che il mondo moderno, sotto la spinta di un modello di sviluppo, quello capitalistico, divenuto sempre più assoluto, ha pensato bene di mettere ai margini, ridurre a ben poca cosa, con l’abbandono dell’agricoltura e l’abuso di territorio. Un abbandono prima di tutto culturale.

La questione Xilella, l’insetto diventato famoso suo malgrado, rientra in questa logica di occupazione del Mezzogiorno per fare quello che non è più possibile fare altrove. Questo insetto, da sempre noto perché fastidioso, rappresenta, a mio parere, una grande opportunità per nuove speculazioni, di ogni tipo, che possono essere bloccate solo da scelte capaci d’intaccare gli interessi del capitalismo dominante e di mettere in crisi quella sua logica di distruzione e di spreco, in primo luogo dei valori e delle risorse propri del territorio, o meglio, dei territori che fanno parlare di mille meridioni. Territori, oggi, racchiusi in quella parte del Paese per lungo tempo considerata arretrata, marginale, che ha colto l’attenzione di illustri studiosi e di forze politiche fino a qualche decennio fa. Penso alla “questione meridionale” e a quella agraria, entrambe, però, messe da parte, come se risolte per sempre, quando si sa, invece, che queste due fondamentali questioni si possono risolvere solo se ci sarà una svolta capace di lottare contro un modello, che, con la crisi, ha mostrato non solo il proprio fallimento, ma anche di essere la colpa dell’abbandono. Si tratta di frenare il suo percorso e, poi, bloccarlo, e, di farlo mettendo in campo un altro modello, alternativo a quello attuale, che – torno a sottolinearlo - ponga al centro il territorio, con i suoi valori e le sue risorse, prima fra tutte l’agricoltura. Oggi il Meridione, e così l’Appennino, con i loro territori, la loro ruralità e la ricca agricoltura contadina, sono oggetto di desiderio di chi ha bisogno di territorio per appagare la propria bulimia. Vanno difesi, tutelati perché, se non distrutti dall’avidità imperante, possono diventare davvero strategici per avviare il nuovo modello di sviluppo di cui ha bisogno il Paese, cioè quello che parte dal patrimonio che uno ha per spenderlo e valorizzarlo, che è poi il modo più sicuro per preservarlo e tutelarlo. Penso alla cultura e alla storia, all’ambiente ed al paesaggio, alle attività legate all’agricoltura, alla pastorizia, ai boschi, alle tradizioni che rappresentano l’anima di una comunità. La Xylella che da fastidiosa è diventata cattiva, sarà ancor più cattiva, anzi criminale, se si dà continuità a un modello di sviluppo di cui sembra non se ne possa a fare a meno come se fosse l’unico possibile. La verità è che non lo è, ce ne sono altri.

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GENS L’euro e il metodo Stamina di FABIO SCACCIAVILLANI economista

Tra le frange che propugnano l’uscita dall’euro, vale a dire il metodo Stamina per guarire dalla recessione, i supposti effetti miracolisticosalvifici della svalutazione costituiscono i bastioni retorici della propaganda. Da un elemento semplice, che anche i meno istruiti credono di capire, nelle varie Lourdes “der webbe”, si imbastisce la mistica della guarigione ricorrendo ad un filo logico (si fa per dire) di questo tenore: i tedeschi sono efficienti, hanno un sistema Paese che funziona, un mercato del lavoro che crea occupazione, la scuola forgia competenze, si investe in ricerca, i politici pizzicati a copiare una tesi si dimettono, quelli corrotti sono una rarità, i grandi evasori fiscali finiscono in galera sul serio, non ad articolare riforme costituzionali. Noi italiani invece ci troviamo metà Paese in mano alle mafie, i leader di tre partiti sono pregiudicati, la corruzione è diffusa, la burocrazia è demenziale, la giustizia è una tragica barzelletta, la scuola è un somarificio, la ricerca langue, le tasse sono confiscatorie. Però noi Italiani, quintessenza della furbizia, fotteremmo tutti con svalutazioni a getto continuo. In tal modo sparirebbe d’incanto il divario con il mondo civile, l’economia si risolleverebbe senza dover riformare alcunché, i ladri potrebbero continuare a rubare e governare senza conseguenze di sorta.

Però i maledetti tedeschi per impedire il dispiegarsi di cotale sopraffina furbizia hanno ordito un subdolo complotto avvalendosi di complicità oscure tra banche, Bilderberg, Trilaterale, gnomi del signoraggio e Wto (mentre si indaga sul ruolo delle Sirene). Inoltre se solo si potesse accumulare altro debito pubblico avremo un’economia da sogno e un futuro di bagordi tra Montecarlo e Acapulco con il reddito di cittadinanza finanziato da vagoni di moneta filosofale. Contro la Stamina Eurexit purtroppo i Guariniello non possono intervenire, anche se – come le iniezioni di intrugli che non guariscono malattie incurabili – la flessibilità del cambio non influisce sulla produttività dell’economia reale (l’unico fattore di crescita sostenibile e di benessere). Se avete difficoltà con numeri e logica, un viaggio in Argentina, in Venezuela o in Yemen dovrebbe convincervi.

Oltre 1.500 persone iscritte all’associazione. 6.414 persone ricevono il notiziario. Fino ad oggi 232 eventi promossi.

Forche Caudine. L’associazione con i numeri. dal 1989

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HANDICAP Convenzione Onu sui disabili, audizione nel Parlamento Ue di GIOVANNI SCACCIAVILLANI sindacalista Ugl, originario di Frosolone (Is)

Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha organizzato un'audizione pubblica con i rappresentanti del movimento dei disabili europei e delle altre istituzioni europee. L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di discutere lo stato di avanzamento dell'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPPD) da parte dell'Unione europea. L'audizione ha avuto anche lo scopo di raccogliere le opinioni delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni di rappresentanza in vista del dibattito e dell'adozione di una risoluzione durante la sessione plenaria del Parlamento europeo sulla Convenzione Onu. L’incontro promosso in sede comunitaria è stato salutato con favore dalle principali organizzazioni a tutela dei diritti dei disabili secondo le quali è necessario che l'Unione europea abbia un dialogo strutturale permanente con le persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative.

Il pieno rispetto dell'articolo 4.3 della Convenzione delle Nazioni Unite - che prevede concretamente il coinvolgimento di persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative – costituisce infatti una condizione essenziale per un'efficace attuazione della Convenzione stessa. L'audizione è stata organizzata dall'eurodeputata Helga Stevens, in collaborazione con i deputati: Adam Kosa, Richard Howitt, Rosa Estaras, e Marian Harkin. Tutti membri dell'Intergruppo Disabilità del Parlamento europeo. I deputati di Bruxelles hanno sottolineato che la revisione della strategia europea sulla disabilità (European Disability Strategy) dovrebbe concentrarsi sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite. Hanno inoltre riconosciuto la necessità di un miglior coordinamento tra le Istituzioni dell'Unione europea e la necessità di coinvolgere pienamente e consultare le organizzazioni delle persone con disabilità.

Oltre 1.500 persone leggono “Forche Caudine” tramite il sito. Oltre 700 lo leggono attraverso Issuu (il 10% dall’estero). Oltre 7.000 lo ricevono via e-mail.

Forche Caudine. Il giornale con i numeri. dal 1989

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DULCIS IN FUNDO

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CONTROCOPERTINA

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Forchecaudine giugno 2015  

L'ultima transumanza dalla Puglia al Molise con la famiglia Colantuono di Frosolone; lo splendido "Teatro del Loto" a Ferrazzano; le foto di...

Forchecaudine giugno 2015  

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