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La Habana • MILANO • NEW YORK


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P.4 Filippo Del Corno (Assessore alla Cultura, Comune di Milano) P.8 Alessandro Malerba (Presidente Fondo Malerba per la Fotografia) P.12 Guglielmo Allogisi (Electronic Imaging Business Domain General Manager)

P.16

Ita

Elio GRAZIOLI P.24/83 Arianna Angeloni, Alessandro Calabrese, Federico Clavarino, Valentina Ghiringhelli, Francesco Levy, Vittorio Mortarotti, Gloria Pasotti, Francesca Serotti / Carlotta Zarattin, Alberto Sinigaglia, Elena Vaninetti

P.84

USA

Frank Franca P.92/151 Eva O’leary, Olivia Bee, Anthony Urrea, Kalen Na’il Roach, Jeanette Spicer, Joel Han, Sarah Blesener, Azikiwe Mohammed, Sophie Barbasch, Brian Galderisi

CUB

P.152 Alain Cabrera Fernández P.160/219 Alfredo Sarabia, Ricardo Miguel Hernández, Linet Sánchez, Adrián Fernández, Leandro Feal, Reinaldo Cid, Jorge Otero, Yanahara Mauri, Yomer Montejo, Rodney Batista

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Filippo Del Corno (Assessore alla Cultura, Comune di Milano)

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Sono felice che, dopo la sperimentazione dell’edizione precedente, ritorni a Milano l’International Photo Project, un’opportunità straordinaria per dare visibilità al talento creativo di giovani artisti. Un progetto espositivo ideato e promosso da Fondo Malerba per la Fotografia che offre non solo una vetrina ma anche un’occasione di scambio e confronto sui linguaggi espressivi legati alla fotografia tra artisti italiani e artisti internazionali. Quest’anno il focus dedicato ad artisti provenienti da Cuba e dagli Stati Uniti permetterà un dialogo fruttuoso tra estetiche e sensibilità diverse e fornirà stimoli e nuove possibilità per far conoscere le opere di giovani fotografi al di fuori dei loro confini nazionali. L’obiettivo primario di questo progetto è proprio l’incontro e la mobilità degli artisti, oggi sempre più importante in un momento storico in cui la sostenibilità di un progetto artistico si basa proprio sulla sua capacità di superare i confini nazionali e aprirsi all’estero. International Photo Project si colloca inoltre perfettamente nella vocazione di Milano a essere città internazionale aperta allo sviluppo e alla valorizzazione del talento, capace di attrarre artisti da tutto il mondo. Molti sono infatti stati gli artisti che hanno attraversato la nostra città e che hanno trovato a Milano una realtà creativa e culturale utile per la crescita della propria carriera artistica. Una mostra che trova così una collocazione perfetta a Milano e nella cornice di Fabbrica del Vapore, uno spazio dedicato alla creatività giovanile e all’espressione del talento artistico.

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I’m delighted that, after the experimentation of the previous edition, the International Photo Project will come back in Milan, an extraordinary opportunity to give visibility to the creative talent of young artists. An exhibition project conceived and promoted by Fondo Malerba per la Fotografia that offers not only a showcase but also an opportunity for exchange and confrontation on expressive languages related to photography between Italian and international artists. This year the attention is focused on artists coming from Cuba and the United States and this will allow a fruitful dialogue between aesthetics and different sensitivities and will provide motivation and new opportunities to raise awareness of the work of young photographers outside their national borders. The main objective of this project is precisely the encounter and the mobility of artists, increasingly important today in a historical moment in which the sustainability of an artistic project is based precisely on its ability to exceed the national boundaries and open up abroad. International Photo Project fits also perfectly in Milan vocation to be an international city open to the development and enhancement of talent, able to attract artists from all over the world. In fact, there are a lot of artists who have passed through our city and who have found in Milan a creative and cultural reality useful for the growth of his artistic career. An exhibition that finds a perfect location in Milan and in the frame of Fabbrica del Vapore, a space dedicated to youth creativity and expression of artistic talent.

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Estoy feliz de que, después de la experimentación de la edición anterior, volverá a Milán el International Photo Project, una oportunidad única para dar visibilidad al talento creativo de jóvenes artistas. Un proyecto de exposición concebido y promocionado por el Fondo Malerba para la fotografía que no sólo ofrece un escaparate, sino también una oportunidad para el intercambio y la confrontación sobre los lenguajes expresivos relacionados con la fotografía entre artistas italianos y artistas internacionales. Este año el foco dedicado a artistas de Cuba y de los Estados Unidos permitirá un diálogo fructífero entre estéticas y sensibilidades diferentes y proporcionará estímulos y nuevas oportunidades para dar a conocer las obras de fotógrafos jóvenes fuera de sus naciones. El objetivo principal de este proyecto es precisamente el encuentro y la movilidad de los artistas, cada vez más importante en un momento histórico en el que la sostenibilidad de un proyecto artístico se basa precisamente en la capacidad de superar las fronteras nacionales y abrirse el extranjero. Además, International Photo Project encaja perfectamente en la vocación de Milán para ser una ciudad internacional abierta al desarrollo y a la valorización del talento, capaz de atraer artistas de todo el mundo. Muchos han sido, de hecho, los artistas que han atravesado nuestra ciudad y que han encontrado en Milán una realidad creativa y cultural útil para el crecimiento de su carrera artística. Una exposición que encuentra una ubicación perfecta en Milán y en el marco de la Fabbrica del Vapore, un espacio dedicado a la creatividad juvenil y a la expresión del talento artístico.

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La fotografia unisce e divide Photography connects and divides La fotografĂ­a une y divide Alessandro Malerba (Presidente Fondo Malerba per la Fotografia)

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In questa seconda edizione del IPP ciò che appare è la capacità del mezzo fotografico, inteso come espressione artistica contemporanea, di unire e dividere percezioni ed opinioni; chi guarda con occhio esperto o da neofita trae dall’opera la condivisione di una immagine, ma nel contempo la divisione e la differente opinione di ciò che la stessa immagine suscita, elaborando così dall’iniziale unione una finale divisione. Quanto sopra si enfatizza ancor di più quando il confronto è fatto tra diverse culture in diverse geografie, infatti la percezione non è più vissuta unicamente per il singolo scatto, ma viene elaborata nel suo complesso ed avvolge le diverse città proposte in questa edizione del IPP. Pertanto è facilmente intuibile come un giovane artista ed il gruppo di artisti che si esprimono a l’Avana ci porta a sensazioni diverse rispetto a quelle native di New York o più in generale italiane. Questo è uno degli obiettivi del IPP esplorare come nelle diverse culture la fotografia artistica di giovani autori conduce il fruitore a percorsi differenti di unione e divisione, in relazione al contesto socio politico in cui si sviluppa l’esperienza fisica del fotografo ed alla capacità degli artisti di intraprendere differenti percorsi anche in relazione alla connotazione geografica. Un altro aspetto interessante di questa edizione del IPP è la modalità di guardare le fotografie, non più attraverso una mostra di quadri appesi, ma con una proposta di proiezione di immagine, volta a eliminare la fisicità della stampa enfatizzando e rendendo nude e sullo stesso piano tutte le immagini fotografiche proposte, quasi ad indicare l’essenza del lavoro di ogni fotografo. Questa dematerializzazione dell’immagine, lontana dalla cultura del collezionismo dalla quale il sottoscritto proviene, è un ulteriore tentativo che il Fondo Malerba per la Fotografia vuole proporre al fine di divulgare e rendere meno scolastica la fruizione dell’opera d’arte cercando di raggiungere con maggior immediatezza il pubblico. Lo spirito del progetto International Photo Project, fortemente voluto dal Fondo Malerba è proprio quello di capire e divulgare il qualcosa da dire, invitando e selezionando alcuni progetti di artisti contemporanei italiani e stranieri non ancora affermati sulla scena internazionale, che possono però proprio per questo trasmettere attraverso le loro opere un messaggio puro e talvolta più diretto. La fortuna, è anche quella di avere incontrato la sensibilità delle Istituzioni con il loro patrocinio, e la disponibilità dei curatori, ognuno dei quali per la propria nazione ha realizzato un percorso di ricerca dando l’opportunità a giovani artisti di essere portati all’attenzione del  pubblico sia amatoriale che non, con la presunzione che a partire da oggi arrivino sempre più contributi da parte di chi anela ad esprimersi  utilizzando l’immagine fotografica come sintesi artistica di un progetto da divulgare. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile l’edizione 2017 del IPP, gli esponenti delle istituzioni italiane e straniere (per la loro comprensione ed appoggio), i tre curatori che hanno sposato con entusiasmo e professionalità il progetto, tutti gli artisti che hanno contribuito con le loro opere, tutti gli addetti ai lavori per i loro interventi critici e costruttivi, i collaboratori che con il loro quotidiano impegno hanno reso possibile questo evento, e per finire il pubblico che mi auspico ne confermerà il successo.

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In this second edition of the IPP (International Photo Project), what appears is the ability of the photographic medium (intended as a contemporary artistic expression) to bring together and divide perceptions and opinions. Both who watches it with an expert eye or as neophyte can draw from the work of art not only the sharing of a picture, but also the division and the different opinions of what this image can stir, developing from the initial union to the final division. Everything said above can be even more emphasized when there is a comparison between different cultures in different areas. In fact, the perception is not just experienced in the single shot any more, but it is processed as a whole and covers the different cities proposed in this IPP edition. It is therefore easily understandable how a young artist and the group of artists who express themselves in Havana are able to give us different emotions in comparison with the ones from New York or the Italians in general. One of the aim of the IPP is to explore how in different culture artistic photography leads the consumer to different paths of union and division, in relation to the socio-political context where the photographer’s physical experience took place and the artist’s ability to take different paths also in relation to the geographical connotation. Another interesting aspect of this IPP edition  is the way of looking at the photos, no longer through an exhibition of hung paintings, but with the proposal of a  projection of images. The aim is to eliminate the printing physicality highlighting, stripping and  putting on the same level all the pictures, almost to indicate the essence of each photographer’s work. This dematerialization of the image, very far away from the collecting-culture where I come from, is another attempt that the Fondo Malerba for photography wants to propose in order to divulge and make less academic the fruition of the work of art, trying to reach the public more immediately. The spirit of the International Photo Project, strongly wanted by Fondo Malerba is precisely the comprehension and divulgation of something to say, inviting and selecting a few projects made by Italian and foreign contemporary artists not yet well-known worldwide. This is the reason why through their works they can convey an even purer and more direct message. Fondo Malerba was also lucky to have met the sensitivity of the institutions with their sponsorship and the availability of the curators. Each one of them for their nation created an investigation path giving young artists the opportunity to be brought to the attention of both the amateur and not amateur public with the arrogance that from now on there will be always more contributions from those who wants to express themselves using photography as an artistic summary of a project to divulge. I would like to thank everyone who made this 2017 IPP edition possible: the representatives of the Italian and foreign institutions for their comprehension and support, the three curators who embraced this project with enthusiasm and professionalism, all the artist who contributed with their works of art, all the insiders fort their constructive and critic interventions, the collaborators who, with their constant commitment, made this event possible. Lastly, I would like to thank the public, who I hope will confirm its success.

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En esta segunda edición del IPP lo que aparece es la capacidad del medio fotografíco, entendido como una expresión artística contemporánea, de unir y dividir percepciones y opiniones; quien mira con un ojo experto o de neófito obtiene del trabajo la puesta en común de una imagen, pero al mismo tiempo, la división y la opinión diferente de lo que la misma imagen despierta, elaborando así desde la unión inicial una división final. Lo anterior se enfatiza aún más cuando la comparación se hace entre diferentes culturas en diferentes geografías, de hecho, la percepción ya no es vivida únicamente para una sóla toma, sino se elabora en su conjunto y envuelve las diferentes ciudades propuestas en esta edición del IPP. Por lo tanto, se intuye claramente como un joven artista y el grupo de artistas que se expresan en La Habana nos traen sensaciones diferentes con respecto a las de Nueva York o más en general a las italianas. Este es uno de los objectivos del IPP, o sea explorar como en diferentes culturas la fotografía artística de autores jovenes lleva el usuario a recorridos diferentes de unión y división, en relación con el contexto sociopolítico en el que se desarrolla la experiencia física del fotógrafo y la capacidad de artistas de emprender caminos diferentes también en relación a la connotación geográfica. Otro aspecto muy interesante de esta edición del IPP es la modalid de mirar las fotografías, no más a través de una muestra de cuadros colgados, sino con una propuesta de proyección de la imagen, dirigida a eliminar la fisicalidad de la imprenta haciendo hincapié y desnudando al mismo nivel todas las imagenes fotográficas propuestas, casi para indicar la esencia del trabajo de cada fotógrafo. Esta desmaterialización de la imagen, alejada de la cultura de la colección desde la cual yo mismo provengo, es un ulterior intento que el Fondo Malerba para la Fotografia quiere proponer con el fin de divulgar y hacer que el disfrute de la obra de arte sea menos escolar, intentando llegar al público con mayor inmediatez. El espíritu del proyecto International Photo Project, fuertemente respaldado por el Fondo Malerba, es precisamente lo de entender y difundir algo que decir, invitando y seleccionando algunos proyectos de artistas contemporáneos italianos e extranjeros aún no exitosos en el escenario mundial, que, sin embargo, precisamente por eso pueden transmitir a través de sus obras un mensaje puro y en ocasiones más directo. La suerte, es también el hecho de haber encontrado la sensibilidad de las instituciones con su patrocinio, y la disponibilidad de los curadores, cada uno de los cuales por su nación ha realizado una ruta de búsqueda, dando la oportunidad a los jóvenes artistas para que sean puestos a la atención del público tanto de aficionados como no, con la presunción de que a partir de hoy lleguen siempre más y más contribuciones por parte de los que aspiran a expresarse utilizando la imagen fotográfica como una síntesis artística de un proyecto para divulgar. Gracias a todos los que hicieron posible la edición de 2017 del IPP, los exponentes de las instituciones italianas y extranjeras (por su comprensión y apoyo), los tres curadores que casaron con entusiasmo y profesionalidad el proyecto, todos los artistas que han contribuido con sus obras, todos los especialistas por sus intervenciones críticas y constructivas, los colaboradores que, a través de su compromiso diario han hecho posible este evento, y por último el público que espero confirmará el éxito.

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Fujifilm e International Photo Project, una partnership per celebrare la fotografia Fujifilm and the International Photo Project, a partnership to celebrate photography Fujifilm y el International Photo Project, una asociaciĂłn para celebrar la fotografĂ­a Guglielmo Allogisi (Electronic Imaging Business Domain General Manager)

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Consapevole che il produrre strumenti fotografici significhi contemporaneamente anche sostenere la cultura fotografica, creando nuovi spazi e momenti in cui rendere omaggio alla fotografia, ai suoi autori e a chi per passione esprime se stesso in uno scatto, Fujifilm Italia ha creduto nel progetto l’International Photo Project 2017, promosso da Fondo Malerba per la Fotografia. La partnership nasce da un fine comune, creare una cornice in cui incoraggiare e valorizzare talenti emergenti e rendere fruibile a un vasto pubblico la fotografia quale strumento espressivo e linguaggio evocativo.

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Aware of the fact that producing photographic tools also means simultaneously to support the photographic culture, creating new spaces and moments in which to pay homage to photography, to its authors and to whom for passion expresses itself in one click, Fujifilm Italia believed in the project International Photo Project 2017, promoted by Fondo Malerba per la Fotografia. The partnership is the result of a common aim, to create a framework in which to encourage and promote emerging talent and make accessible to a broad audience photography as an expressive instrument and evocative language.

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Consciente de que producir herramientas fotográficas significa al mismo tiempo también respaldar la cultura fotográfica, creando nuevos espacios y momentos para rendir homenaje a la fotografía, a sus autores y a quienes por pasión se expresan en una foto, Fujifilm Italia creyó en el proyecto del International Photo Project 2017, promovido por el Fondo Malerba para la Fotografía. La asociación es el resultado de un objetivo común, o sea lo de crear un marco en el que fomentar y valorizar talentos emergentes y hacer accesible a un amplio público la fotografía como instrumento de expresión y lenguaje evocador.

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ITA 17


Narrare per immagini Elio GRAZIOLI (Curatore sezione italiana)

mostrano altro, fin dall’inizio, non solo in sequenza; hanno una loro potenza, non solo una loro grammatica e sintassi. Quando allora sono messe in sequenza, nei loro intervalli non avviene tanto o solo un racconto, una trama, ma una rete di rimandi, di passaggi, di arresti, di slittamenti, di interconnessioni. Che questo sia presente nella mente del fotografo dal momento dello scatto è importante perché significa che è una vera e propria modalità di pensiero, di conoscenza estetica, non uno stile o una tendenza artistica: io comprendo per immagini; naturalmente comprendo cose diverse che per parole o concetti (o suoni o altro); e restituisco per sequenza, come mappa del mio pensiero visivo. Allora la disparità dei modi e degli argomenti che gli autori adottano e trattano è la riprova del suo funzionamento, che sia una storia personale, che sia la rielaborazione della memoria, privata o storica, che sia una ricerca con motivazioni quasi scientifiche o una ricerca spirituale, che sia un argomento di attualità o il reportage di un viaggio.

Non sembra che si possa parlare di un qualche stile o scuola dominante nella fotografia italiana dell’ultima generazione, anzi anche la distinzione da molti impugnata tra fotografi artisti e artisti che usano la fotografia sembra perdere senso di fronte a un’idea di artista indipendente dal medium che usa ma soprattutto, cosa che qui interessa di più, di fronte a un’idea di “immagine fotografica” che oggi trova nuove definizioni ed esiti. In particolare la scelta che qui propongo mette in rilievo l’interesse per una visione duplice, che guarda alla singola immagine ma anche, e fin dall’inizio, al suo rapporto con altre immagini, dunque come parte di un insieme, di un montaggio – come si usa dire con linguaggio cinematografico, ma oggi anche internettistico –, con cui si costruisce una peculiare “narrazione per immagini”. Questa doppia visione o attenzione nasce infatti dalla considerazione finalmente acquisita e ora rimessa in gioco che narrare per immagini, e per immagini ferme, sia diverso che per parole, o musica o altro linguaggio. Le immagini 18


Del come poi i nostri autori ne abbiano fatto un modo peculiarmente “italiano” io credo che nella nostra scelta si evidenzino già alcuni caratteri, che io azzarderei di sintetizzare in uno in particolare, quello di vivere esistenzialmente la decisione estetica, di sentirla come parte di sé, e intrinseca al proprio modo di affrontare le cose, il mondo, la vita. Questo dà alle immagini una forza che viene dalla sensibilità ancor prima che dall’argomento, dall’invito che noi raccogliamo a guardare a nostra volta la realtà in un altro modo, e le immagini come un pensiero. Per questa ragione di aderenza delle immagini alla “poetica” individuale ho voluto che ogni progetto fosse presentato dagli artisti stessi, per sentire anche la loro parola, la loro voce, e entrare più intimamente nel loro mondo nel modo che loro chiedono. Il risultato mi sembra una bella polifonia, che va da voci più drammatiche ad altre più patetiche, da voci ferme e decise ad altre più sognanti e desideranti, da voci trattenute ad altre più esplicite. Forse qualcuno sentirà la mancanza di temi forti, di attualità che sia quella degli eventi o quella dei metadati, così come delle modalità ad essi più legate, ma l’idea è stata appunto quella di evidenziare un modo di rispondere a tali questioni, invece che di assumerle tali e quali, dunque di privilegiare

un atteggiamento critico, ma non aggressivo, non luttuoso, non nostalgico d’altro, bensì calmamente propositivo, della scelta di un altro modo di trattare le stesse cose. C’è in tutte queste ricerche una stessa spinta ad andare oltre il noto, di esplorare, di rimettere in gioco, più che di accumulare informazioni o registrare un evento. C’è l’idea dell’immagine come condensazione, potremmo dire parafrasando Breton, del funzionamento reale del pensiero visivo.

ELIO GRAZIOLI Critico d’arte contemporanea e di fotografia. Insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università di Bergamo e all’Accademia di Belle Arti della stessa città. è direttore artistico della manifestazione Fotografia Europea di Reggio Emilia. Tra le sue pubblicazioni: Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Ugo Mulas (2010), La collezione come forma d’arte (2012). 19


Narrate through imagines Elio GRAZIOLI (Curator italian section)

music or other language. The imagines show other things, from the beginning, not only in sequence; they have their own power, not only in grammar or in syntax. So when they are put in sequence, in their intervals it doesn’t happen a big fact or only a story, a plot, but a network of returns, landscapes, stops, postponements, interconnections. The presence of this element in the mind of the photographer from the moment of the click is very important because it means that it is a real mode of thought, of esthetic knowledge, not a style or an artistic tendency: I understand through imagines; of course I understand different things that through words or concepts (or sounds or other things); and I return with the sequence, as a map of my visual thinking. So the disparity of the ways and of the arguments that the authors adopt and treat is the demonstration of its operation, in any occasion: in a personal story, the reworking of the memory, private or public, a research with motivations almost scientific, a spiritual research, an argument of actuality or a

It doesn’t seem that it is possible talk about some dominant school or style in the Italian photography of the last generation, on the contrary also the distinction contested by many people among photographers artists and artists that use the photography it seems to lose its sense in front to an idea of an artist independent from the medium that uses and above all, thing that here is of interest, in front of an idea of “photographic imagine” that today finds new definitions and results. In particular the choice that I propose here, it exalts the interest for a double vision, that looks to the single imagine but also, and from the beginning, to its relation with other imagines, so as a part of a system, of an assembly – as we say with the cinematographic language, but today also of Internet, wherewith is built a peculiar “narration through imagines”. This double vision or attention is born from the consideration acquired and now reintroduced that narrate with the imagines, and with still imagines, is different that with the words, or 20


reportage of a trip. Concerning to the way in which our authors did of this a fact typically “Italian”, I think that in our choice are exalted some elements that I dare to synthesize in one in particular, the one of living existentially the esthetic decision, of feeling it as a part of you, and intrinsic to own way of face the things, the world, the life. This gives to the imagines a power that comes from the sensibility before that from the argument, from the invite that we collect to look the reality in other way, and the imagines as a thinking. For this reason of adherence of the imagines to the individual “poetics”, I wanted that each project is presented by the same artists, in order to listen also their word, their voice, and to come into their world more intimately in the way that they want. The result seems in my opinion a beautiful polyphony that includes dramatic and pathetic voices, still and decided voices and others dreamy and desiring or detained and more expresses. Perhaps someone will feel the lack of big themes, of actuality about the events or the metadata, as well as the lack of the modalities more bound to this elements, but the idea was the one to exalt a way to answer to this questions, and not to assume them such and such, so to privilege a critic attitude, but not

aggressive, not mournful, not nostalgic, rather warmly propositive, of the choice of another way to treat the same things. There is in all these researches the same push to go beyond the known, to explore, to call into play, rather than to accumulate information or to register an event. There is the idea of the image as condensation, to paraphrase Breton, the actual operation of visual thinking.

ELIO GRAZIOLI Critic of contemporary art and photography. Professor of Contemporary Art History at the University of Bergamo and at the Academy of Fine Arts in the same city. He is artistic director of the manifestation Fotografia Europea in Reggio Emilia. His publications include: Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Ugo Mulas (2010), La collezione come forma d’arte (2012). 21


Narrar por imágenes Elio GRAZIOLI (Curador de la sección italiana)

no solamente en secuencia; tienen una propia potencia, no solamente una propia gramática y sintaxis. Cuando entonces se ponen en secuencia, en su intervalos no sucede mucho o solamente un cuento, una trama, más bien una serie de retornos, de paisajes, de arrestos, de deslizamientos, de interconexiones. Que esto sea presente en la mente del fotógrafo desde el momento del clic es importante porque significa que es una verdadera y propia modalidad de pensamiento, de conocimiento estético, no un estilo o una tendencia artística: yo comprendo por imágenes; naturalmente comprendo cosas diferentes que por palabras o conceptos ( o sonidos o algo más); y restituizco por secuencia, como mapa de mi pensamiento visual. Entonces la disparidad de las maneras y de los argomentos que los autores adoptan y tratan es la prueba de su funcionamiento, que sea una historia personal, que sea la reelaboración de la memoria, privada o historica, que sea una investigación con motivaciones casi científicos o una investigación spiritual, que sea un argumento de actualidad o el reportaje de un viaje.

No parece que se pueda hablar de algún estilo o escuela dominante en la fotografía italiana de la última generación, antes también la distinción empuñada por muchos entre fotografos artistas y artistas que utilizan la fotografía parece perder de sentido antes de una idea de artista independiente por el médium que utiliza y sobre todo, cosa que aquí interesa más, adelante de una idea de “imagen fotográfica” que hoy encuentra nuevos definiciones y resultados. En particular la elección que aquí propongo exalta el interés para una visión doble, que mira a la sola imagen pero también, y desde el principio, a su relación con otras imagenes, entonces como parte de un sistema, de un montaje- como se dice con el lenguaje cinematográfico, pero hoy también de Internét, con lo que se construye una peculiar “narración por imágenes”. Esta visión doble o atención nace en realidad por la consideración al final adquirida y ahora repuesta en juego que narrar por imágenes y por imágenes parados, es diferente que por las palabras, o música u otro lenguaje. Las imágenes muestran algo, desde el principio, 22


Como después nuestros autores han hecho de esto una manera típicamente “italiana” yo creo que en nuestra elección son exaltados ya algunos elementos, que yo arriesgaría de resumir en uno in particular, eso de vivir existencialmente la decisión estética, de sentirla como parte de sí mismo, y intrínseca a la propria manera de enfrentar las cosas, el mundo, la vida. Esto da a las imágenes una fuerza que viene por la sensibilidad antes que por el argumento, por la invitación que nosostros recogemos a mirar la realidad en otra manera, y las imágenes como un pensamiento. Por esta razón de aderencia de las imágenes a la “poética” individual he querido que cada proyecto fuera presentado por los mismos artistas, para escuchar también su palabra, su voz, y entrar más íntimamente en su mundo en la manera che ellos piden. El resultado me parece una polifonía bonita, que va desde voces dramáticos hasta otras más patéticas, desde voces paradas y decididas hasta otras más de ensueño y deseables, desde voces tratenidas hasta otras más explícitas. Tal vez alguien sentirá la falta de temas fuertes, de actualidad que sea esa de los eventos o esa de los metadatos, así como de las modalidades a ellos más juntas, pero la idea ha sido entonces de exaltar una manera de responder a tales cuestiones, en cambio que de asumerlas tales y cuales, entonces de privilegiar una actitud crítica,

pero no agresiva, no luctuosa, no nostálgica de otro, sino calurosamente propositiva, de la elección de otra manera de tratar las mismas cosas. Hay en todas estas investigaciones el mismo impulso para ir más allá de lo conocido, para explorar, para poner en juego, en lugar de acumular información o para registrar un evento. Existe la idea de la imagen como la condensación, parafraseando Bretón, el funcionamiento real del pensamiento visual.

ELIO GRAZIOLI Crítico de arte contemporánea y de fotografía. Enseña Historia de arte contemporánea en la Universidad de Bergamo y en la Academia de Bellas Artes de la misma ciudad. Es director artístico de la manifestación Fotografía Europea de Reggio Emilia. Entre su publicaciones: Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Ugo Mulas (2010), La collezione come forma d’arte (2012). 23


Arianna

Angeloni Moonlight effect La luna forma un tracciato gravitazionale sulla terra, la custodisce con le sue fasi e la avvolge riflettendo la luce del sole, modificando l’andamento delle maree e scandendo i comportamenti e i ritmi umani. Durante la luna piena la terra è più umida e sensibile e con la luna crescente i capelli crescono più in fretta. Le infinite costellazioni mi confondono, mentre la luna -con la sua luce sicura- è un punto fermo nella mia immaginaria e approssimativa geografia celeste, dove spariscono tutte le attrazioni gravitazionali, il tempo, gli attriti e gli antichi buchi neri.

Nata nel 1982, ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Le sue fotografie sono state pubblicate su “Wired”, “Granger Press”, “Witty Kiwi”, “Accent Magazine”, “Yet” e il suo progetto Come nebulosa cosmica è stato proiettato all’Italian Emerging Photography 3 ai Rencontres d’Arles 2016. She was born in 1982. She studied in the Academy of Fine Arts of Brera, in Milan. Her photographies have been published on “Wired”, “Granger Press”, “Witty Kiwi”, “Accent Magazine” “Yet” and her project Come nebulosa cosmica has been projected during the Italian Emerging Photography 3 in the Rencontres of Arles 2016. Nacida en el 1982, ha estudiado en la Academia de Bellas Artes de Brera, en Milán. Su fotografías han sido publicadas en “Wired”, “Granger Press”, “Witty Kiwi”, “Accent Magazine”, “Yet” y su proyecto Como nebulosa cosmica ha sido proyectado en ocasión del Italian Emerging Photography 3 en los Rencontres d’Arles 2016.

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The moon casts a gravitational net over the Earth, holding the planet with its phases and wrapping it in reflected sunlight. The moon affects ocean tides, influences human behaviour and marks life’s rhythms. During full moon, soil is moist and hair grows faster. If star constellations confuse me, the moon -with its reassuring light- is a steady point of reference on my imaginary and approximate astral map one where gravitational attractions as well as time, frictions and ancient black holes disappear.

La luna crea un trazado gravitacional sobre la tierra, la custodia con su fases y la envuelve, reflejando la luz del sol, modificando el curso de las mareas y recalcando los comportamientos y los ritmos humanos. Durante la luna llena la tierra está más húmeda y sensible y con la luna creciente los cabellos crecen más rápidamente. Las infinitas constelaciones me confunden, mientras la luna- con su luz segura- es un punto parado en mi imaginaria y aproximativa geografía celeste, donde desaparecen todas las atracciones gravitacionales, el tiempo, los atritos y los antiguos agujeros negros.

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Moonlight effect, 2015.

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Moonlight effect, 2015.

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Moonlight effect, 2015.

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Moonlight effect, 2015.

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Alessandro

Calabrese A Failed Entertainment Ispirato al romanzo distopico Infinite Jest (1996) di David Foster Wallace, del quale A Failed Entertainment è stato in prima stesura il titolo provvisorio, questo progetto mette in relazione il tradizionale concetto di autorialità nella produzione di fotografie e la sua controparte, la proliferazione su larga scala di materiale visivo disponibile in rete. Le opere si presentano come diretta conseguenza dell’utilizzo dello strumento di Ricerca per immagini inversa di Google – che tramite un algoritmo individua nel patrimonio del web le immagini visivamente simili a un esemplare di partenza – dove sono state caricate fotografie in pellicola realizzate tra il 2012 e il 2015 nella città di Milano. Sacrificati gli scatti originali, che vengono letteralmente inghiottiti nella sovrapposizione di quanto da loro stessi prodotto, prendono forma nuove immagini, composte da un numero randomico di fotografie anonime. Dapprima riconoscibile, il contenuto del quadro si perde nella sua crescente, potenzialmente infinita riproduzione matematica.

Laurea in Architettura allo IUAV, Master in Fotografia alla NABA. Nel 2015 partecipa a Pla(t)form presso il Fotomuseum di Winterthur e al Foam Talent. Nel 2016 espone all’interno della collettiva Sulla nuova fotografia italiana alla galleria Viasaterna, Milano, e si aggiudica la quinta edizione del Premio Graziadei. Graduation in Architecture at the IUAV, Master in Photography at the NABA. In 2015 he took part to Pla(t)form at the Photomuseum of Winterthur and to the Foam Talent. In 2016 he exposed in the internal of the collective Sulla nuova fotografia italiana in the Viasaterna gallery in Milan and he won the fifth edition of the Graziadei Premium. Graduación en Arquitectura en IUAV, máster en Fotografía en la NABA. En nel 2015 participa a Pla(t)form en el Fotomuseum di Winterthur y al Foam Talent. En nel 2016 expone dentro de la collectiva Sulla nuova fotografia italiana en la galería Viasaterna, Milano, y se adjudica la quinta edición del Premio Graziadei.

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Inspired by the dystopic novel Infinite Jest (1996) by David Foster Wallace, of which A failed Entertainment was in the first writing the temporary working title, this project brings together the traditional concept of authorship in the production of photographs and its counterpart, the proliferation on a large-scale of visual material available on the net. The works are presented as a direct consequence of the use of the Google research tool for inverse image – which through an algorithm identifies on the net images which are visually similar to the starting specimen- where film photographs taken between 2012 and 2015 in Milan, were uploaded. After giving up the original photos, that are literally swallowed in the overlap produced by themselves, new images, composed by a random number of anonymous pictures, take shape. At first recognizable, the painting’s content gets lost in its growing, potentially endless mathematical reproduction.

Inspirado en la novela distópica “La broma infinita” (Infinite Jest, 1996) de David Foster Wallace, del cual A Failed Entertainment ha sido en el primer borrador el título provisional, este proyecto reúne el concepto tradicional de la autoría en la producción de fotografías y su contraparte, la proliferación a gran escala de material visual disponible en la red. Las obras se presentan como directa consecuencia del uso del instrumento de búsqueda de imágenes de Google inversa - a través de un algoritmo que identifica en el patrimonio de la web las imágenes visualmente similares a un ejemplar inicial- donde han sido cargadas fotografías en película realizadas entre 2012 y 2015 en la ciudad de Milán. Sacrificadas las tomas originales, que vienen literalmente tragadas en la superposición de lo que producían ellas mismas, nuevas imágenes toman forma, compuestas por un número randomico de fotografías anónimas. Inicialmente reconocible, el contenido de la imagen se pierde en su creciente, potencialmente infinita reproducción matemática.

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20140103 Francis, 2015.

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20140104 Mina, 2015.

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20140207 Neil, 2015.

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20140212 Michelangelo, 2015.

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Federico

Clavarino The Castle L’Europa è un’idea, o un gruppo di idee, prima ancora di un insieme di nazioni o di un’area geografica. L’idea d’Europa informa e muove la storia di una buona parte del nostro pianeta, dall’antica Grecia, passando per l’Impero Romano e gli imperi coloniali, fino ai giorni nostri. Questa serie di fotografie si propone di trovare le tracce che queste idee lasciano sulla superficie delle cose e delle persone, sui muri delle sue città, nelle bacheche dei musei in cui conserva la sua storia, nella maniera in cui la gente si veste e si muove, negli oggetti che questa produce, nelle barriere che erige per definire e difendere i suoi confini. The Castle è un edificio di immagini composto da quattro parti, o capitoli. Il primo, “The Dead”, ha a che fare con gli eventi storici che fondano l’ordinamento dell’Europa attuale, il suo moderno mito fondante. Il secondo, “The Organizing Principles”, con come si articolano il potere e l’autorità che stanno alla base delle società Europee. Il terzo, “The Castle”, che da il nome al progetto, esplora l’edificio che ne risulta, evidenziandone gli elementi di separazione. Il quarto, “At Twilight”, è una profezia e un appello.

Nasce a Torino nel 1984. Master in Scrittura Creativa alla Scuola Holden di Torino, dal 2007 studia fotografia presso la BlankPaper School a Madrid, dove ora insegna. Tre libri-progetti Ukraina Pasport (Fiesta Ediciones 2011), Italia o Italia (Akina Books, 2014), The Castle (Dalpine, 2016). He was born in Turin in 1984. Master in Creative Writing at the Holden School of Turin. He has been living in Madrid since 2007, where now he is a professor. Three booksprojects: Ukraina Pasport (Fiesta Ediciones 2011), Italia o Italia (Akina Books, 2014), The Castle (Dalpine, 2016). Nace en Turín en el 1984. Máster en Escritura Creativa en la Escuela Holden de Turín, desde el 2007 está en Madrid donde estudia fotografía en la BlankPaper School, donde ahora enseña. Tres libros-proyectos Ukraina Pasport (Fiesta Ediciones 2011), Italia o Italia (Akina Books, 2014), The Castle (Dalpine, 2016).

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Europe is an idea, or a group of ideas, before to be a set of nations or of a geographic area. The idea of Europe informs and moves the story of our planet, of the ancient Greece, passing across the Roman empire and the colonial empires, till today. This series of photographies wants to find the traces that these ideas leave on the surface of the things and of the people, in the showcases of the museums in which is preserved its history, in the way in which the people dress and move, in the objects that it produces, in the barrier that it erects in order to define and defend its borders. The castle is a building of imagines composed of four parts or chapters. The first, “The Dead”, treats the historical events that found the order of the actual Europe, its modern myth founding. The second, “The organizing Principles”, trates the way in which are articulated the power and the authority in the European societies. The third, “The Castle”, that gives the name to the project, explore the building, underlining the elements of separation. The fourth, “At Twilight”, is a prophecy and a appeal.

Europa es una idea, o un grupo de ideas, antes de un sistema de naciones o de una area geográfica. La idea de Europa informa y mueve la historia de una buena parte de nuestro planeta, de la antigua Grecia, pasando por el imperio romano y los imperios coloniales, hasta hoy en día. Esta serie de fotografías se propone de encontrar los señales que estas ideas dejan sobre la superficie de las cosas y de las personas, sobre los muros de su ciudades, en las carteleras de los museos en los que se conserva su historia, en la manera en que la gente se viste y se mueve, en los objectos que esta produce, en las barreras que erige para definir y defender su fronteras. The castle es un edificio de imágenes compuesto por cuatros partes, o capítulos. El primero, “The Dead”, trata de eventos historicos que fundan el ordenamiento de la actual Europa, su moderno mito fundante. El segundo, “The Organizing Principles”, con como se articulan el poder y la autoridad que son fundamentales para las sociedades europeas. El tercero, “The Castle”, que da el nombre al proyecto, explora el edificio que resulta de esto, exaltando los elementos de separación. El cuarto, “At Twilight”, es una profecía y una lista.

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The Castle, 2016.

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The Castle, 2016.

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The Castle, 2016.

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The Castle, 2016.

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Valentina

Ghiringhelli Noosfera Le immagini selezionate fanno parte di differenti progetti: Desire, Des sons venus de nulle part, Under Control, Edyifing Thoughts of a Tobacco Smoker. I temi in essi affrontati sono molteplici ed usando la fotografia come mezzo narrano differenti argomenti come la relazione tra materia ed energia, il dualismo onda-particella, la luce e la sua natura vibrante, le frequenze dei colori, la perfezione della geometria della vita e la connessione che vi è tra le diverse parti del tutto; ma anche la formazione dei sogni data dai nostri desideri inconsci, le differenti reazioni del cervello agli stimoli visivi, i modi in cui il sistema percettivo umano può essere ingannato ed infine l’analisi di una società tenuta sotto controllo e basata su una “fusione-confusione” di immagini, come Paul Virilio scrive nei suoi testi. Alla base di questa multiforme ricerca vi è un bisogno interiore di espressione, un desiderio di creare mostrando una visione personale e fantasiosa della realtà che ci circonda.

Nasce a Sondalo nel 1987. Master in Fotografia alla NABA di Milano. Nel 2015 viene selezionata da Art:i:curate -London and New York based startup- con il progetto Under Control; espone la mostra personale Desire alla Villa Reale di Monza. Nel 2016 è finalista al Premio Fabbri per la fotografia contemporanea. She was born in Sondalo in 1987. Master in Photography at the NABA of Milan. In 2015 she has been selectioned from Art:i:curate -London and New York based startup- with the project Under Control; she exposed the personal exhibition Desire in the Royal Villa of Monza. In 2016 she was finalist at the Fabbri Premium for the contemporary photography. Nace en Sondalo en el 1987. Máster en la NABA de Milán. En el 2015 está selecionada por Art:i:curate -London and New York based startup- con el proyecto Under Control; expone la muestra personal Desireen la Villa Real de Monza. En el 2016 es finalista por el Premio Fabbri por la fotografía contemporanea.

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The selected images are part of different projects: Desire, Des sons venus de nulle part, Under Control, Edyifing Thoughts of a Tobacco Smoker. The themes addressed are various and, using photography as an instrument, they tell different topics such as the relation between matter and energy, the dualism wave-particle, the light and its vibrant nature, the frequencies of colors, the perfection of geometry life and the connection among the different parts of the whole. Other topics include dream formation from our unconscious desires, different brain reactions to visual stimulus, the ways the human perceptual system can be deceived and eventually the analysis of a monitored society based on a “fusion-confusion” of images, as Paul Virilio writes in his texts. At the root of this multi-faceted research there is an internal need of expression, a desire to create showing a personal and creative vision of the reality which surround us.

Las imágenes seleccionadas forman parte de diferentes proyectos: Desire, Des sons venus de nulle part, Under Control, Edyifing Thoughts of a Tobacco Smoker. Los temas abordados son múltiples y utilizando la fotografía como medio narran diferentes temas como la relación entre materia y energía, la dualidad onda-partícula, la luz y su naturaleza vibrante, las frecuencias de colores, la perfección de la geometría de la vida y la conexión que hay entre las diferentes partes del conjunto. Pero tratan también temas como la formación de los datos de nuestros deseos inconscientes, las diferentes reacciones del cerebro a los estímulos visuales, las formas con la cual el sistema perceptivo humano puede ser engañado y al final el análisis de una sociedad bajo control basada en una “fusión- confusión” de imágenes, como Paul Virilio escribe en sus textos. En la base de esta investigación multifacética existe una necesidad interior de expresión, un deseo de crear mostrando una visión personal e imaginativa de la realidad que nos rodea.

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Electomagetic Radiation in Water, dalla serie “Edyifing Thoughts of a Tobacco Smoker”, 2016.

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Dream 2, dalla serie “Desire”, 2013.

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Red Vectorscope, dalla serie “Des Sons Venus de Nulle Part”, 2014.

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AN 1/117, dalla serie “Under Control”, 2013.

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Francesco

Levy

Azimuths of Celestial Bodies Ci sono molti modi per raccontare una storia e altrettanti per mentire nel farlo. Il mio è un viaggio all’interno delle storie e delle persone che hanno formato il mio nucleo familiare e di come questo metaforico fiume di vite sia adesso confluito in me che sono, per adesso, l’ultimo della mia stirpe. Le grandi guerre che hanno sconvolto il continente europeo durante lo scorso secolo sono il filo conduttore, il sottofondo amaro, la causa prima delle migrazioni che hanno permesso l’intreccio di queste storie. Un discorso sulla discendenza, collegando quello che era con quello che è: una restituzione dei ricordi che sono giunti a me, che ho fatto miei e che reinterpreto liberamente. Un diario per immagini, la topografia illustrata di un viaggio autobiografico per esplorare la mia geografia.

Nasce a Livorno nel 1990. Laureato in Arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Frequenta il corso triennale di fotografia presso la Fondazione studio Marangoni di Firenze, vincendo la borsa di studio come miglior studente del triennio. Vive e lavora fra Firenze e Venezia. He was born in Livorno in 1990. He is graduated in Visual Arts at the Academy of Fine Arts of Venice. He attended the course of photography at the Foundation Marangoni study of Florence for three years, wining the bursary as the best student of the course. He lives and works between Florence and Venice. Nace en Livorno en el 1990. Laureado en Artes Visuales en la Academia de Bellas Artes de Venecia. Frecuenta el curso trienal de fotografía en la Fundación estudio Marangoni de Firenze, ganando la beca como mejor estudiante del trienio. Vive y trabaja entre Firenze y Venezia.

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There are many ways to narrate a story and many ways to lie while is narrated the story. This is my trip inside the stories and the people that have composed my familiar nucleus and it narrates how this metaphoric rive of lifes is now flowed in me, the last of my ancestry. The big wars that deranged my European continent during the last century are the guide, the bitter background, the reason before the migrations that have permised the interlacement of these stories. A discourse about the descent, connecting what was with what is: a restitution of memories that are arrived to me, that are become mine and that I interpret freely. A diary with imagines, the ilustrated topography of an autobiographic trip in order to explore my geography.

Hay muchas maneras para narrar una historia y otros tantos para mentir mientras se narra. Esto es mi viaje de las historias y las personas que han formado mi nucleo familiar y de como esto metáforico río de vidas es ahora confluido en mi que soy el último de mi estirpe. Las grandes guerras que han devastado mi continente europeo durante el siglo pasado son el hilo conductor, el fondo amargo, la razón antes de las migraciones que han permitido el entrelazamiento de estas historias. Un discurso sobre la discendencia, conectando lo que era con lo que es: un retorno de los recuerdos que han llegado a mi, que se han convertido en mis y que interpreto libremente. Un diario por imágenes, la topografía ilustrada de un viaje autobiográfico para explorar mi geografía.

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Azimuths of Celestial Bodies, 2015/2016.

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Azimuths of Celestial Bodies, 2015/2016.

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Azimuths of Celestial Bodies, 2015/2016.

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Azimuths of Celestial Bodies, 2015/2016.

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Vittorio

Mortarotti The First Day of Good Weather La mattina del 6 agosto 1945 l’ufficiale Claude Eatherly con un’ora di anticipo su Enola Gay, l’aereo che trasportava la bomba atomica, volò su Hiroshima con il compito di riferire delle condizioni del cielo. In altre città, migliaia di persone si salvarono perché quel giorno pioveva. Nella notte tra l’8 e il 9 luglio 1999 mio padre e mio fratello sono morti in un incidente d’auto. L’11 marzo 2011 le prefetture di Miyagi e Iwate in Giappone furono colpite da un terribile terremoto e dal seguente tsunami che causò la morte di circa 25.000 persone e la distruzione di 475.000 abitazioni. Il punto di partenza di questo progetto è un pacco di lettere che ho ritrovato nell’inverno del 2012. Queste lettere, datate 1999, sono la corrispondenza adolescenziale di mio fratello e della sua fidanzata giapponese. Kaori, questo è il suo nome, scrisse e inviò foto e cartoline per mesi dopo l’incidente. La ricerca di Kaori è il pretesto per attraversare il Giappone distrutto dallo tsunami e incontrare altre storie di perdita e ricostruzione. “Il primo giorno di bel tempo” era l’ordine del Presidente degli Stati Uniti Truman per il lancio della bomba atomica sul Giappone.

Ha esposto in centri quali il Fries Museum di Leeuwarden e l’Arsenal di Metz e in manifestazioni quali il Mois de la Photo di Parigi e Manifesta9. Nel 2015 vince il Leica Prize con la serie Eden, esposta poi a Barcellona e al Maxxi di Roma. Eden (2016) e The First Day of Good Weather (2015) sono editi da Skinnerboox. He has exposed in centers such as the Fries Museum of Leeuwarden and the Arsenal of Metz and in manifestations such as the Mois de la Photo of Parigi and Manifesta9. In 2015 he won the Leica Prize with the Eden series, exposed after in Barcelona and at the Maxxi of Rome. Eden (2016) and The First Day of Good Weather (2015) have been published by Skinnerboox. Ha espuesto in centros como el Fries Museum di Leeuwarden y el Arsenal de Metz y en manifestacciones como el Mois de la Photo di Parigi y Manifesta9. En el 2015 gana il Leica Prize con la serie Eden, espuesta después en Barcelona y al Maxxi de Roma. Eden (2016) y The First Day of Good Weather (2015) están editados por Skinnerboox.

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In the morning of 6th August 1945, the officer Claude Eatherly an hour early on Enola Gay, the plane that carried the atomic bomb, flied on Hiroscima with the purpose to report the conditions of the sky. In other cities, millions of people saved themselves because that day it was raining. In the night between 8th and 9th of July 1999 my father and my brother died in a accident with the car. The 11th of March the prefectures of Miyagi and Iwate in Japan were hit by a terrible earthquake e by the following tsunami that caused the died of about 25.000 people and the destruction of 475.000 houses. The start point of this proyect is a pack of letters that I found in the winter 2012. These letters, dated 1999, are the adolescent correspondence of my brother and his Japanese girlfriend. Kaori, this is her name, wrote and sent photos and postcards for months after the accident. The research of Kaori is the pretext to cross Japan destroyed by the tsunami e to meet other stories of loss and reconstruction. “The first day of good weather” was the order of the President of USA Truman for the launching of the atomic bomb in Japan.

El seis de augusto de 1945 por la mañana el general Claude Eatherly con una hora de anticipación sobre Enola Gay, el aéreo que transportaba la bomba atómica, voló sobre Hiroscima con el objetivo de referir las condiciones del cielo. En otras ciudades, miles de personas se salvaron porque aquel día llovió. En la noche entre el 8 y el 9 de julio de 1999 mi padre y mi hermano murieron por un incidente con el coche. El 11 de marzo las prefecturas de Miyagi y Iwate en Japón fueron golpeados por un terrible terremoto y por el siguiente tsunami que provocó la muerte de más o menos 25.000 personas y la destrucción de 475.000 casas. El punto de inicio de esto proyecto es un paquete de cartas que he encontrado en el invierno de 2012. Estas cartas, fechadas 1999, son la correspondencia adolescencial de mi hermano y su novia japónes. Kaori escribió y envió fotografías y tarjetas postales por meses después del incidente. La investigación de Kaori es el pretesto para cruzar el Japón devastado por el tsunami y encontrar otras historias de pérdida y reconstrucción. “El primer día de tiempo bonito” era el orden del Presidente de los Estados Unidos Truman para el lanzamiento de la bomba atómica sobre el Japón.

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Untitled, dalla serie “The First Day of Good Weather”, 2013.

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Untitled, dalla serie “The First Day of Good Weather”, 2013.

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Untitled, dalla serie “The First Day of Good Weather”, 2013.

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Untitled, dalla serie “The First Day of Good Weather”, 2013.

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Gloria

Pasotti 40 day dream, a journey around my home è un progetto in divenire nato nel 2014 da un profondo senso di noia verso i miei ambienti familiari. È un viaggio attorno alla mia casa, al mio giardino, ai miei boschi e al luogo dove lavoro cercando di guardare questi scenari con occhi nuovi, come un esploratore di micromondi e incidenti quotidiani. Come nei sogni succede che oggetti che appartengono a contesti diversi sono mescolati assieme e convivono in forme inusuali; oggetti ordinari perdono la loro funzione primaria e vengono utilizzati secondo un nuovo ordine magico. Abbandonano il loro mutismo e iniziano a raccontare nuovo storie: pieghe del tessuto, oggetti fuori scala che rompono lo spazio, sfidando la gravità, si impongono con la forza della loro banalità e trasudano un’energia vitale che mi richiama e nella quale mi riconosco. Una biglia nell’orecchia, diamanti deformati, cavalli addormentati, felci illuminate da sfere luminose, perline colorate liberate sul pavimento, still life in interni d’auto. Le alterazioni applicate agli oggetti e ai gesti sono per lo più elementari e giocosi e creano paesaggi che rivelano inedite qualità immaginarie intrinseche al reale.

È nata a Brescia nel 1987. È una fotografa e artista multimediale, laureata in Progettazione Fotografica. Nelle sue foto colleziona oggetti e situazioni della vita quotidiana che riassembla con l’obbiettivo di creare immaginari inattesi e ordini di forme sconosciuti. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Francia e Svizzera. She was born in Brescia in 1987. She is a photographer and an international artist, graduated in Photographic Design. In her photographies she collects objects and situations of the daily life, that she reassembles with the purpose to create unexpected imaginaries and orders with unknown forms. Her work has been exposed in Italy, France and Switzerland. Ha nacido en Brescia en el 1987. Es una fotográfa y artista multimedial, laureada en Proyección Fotográfica. En su fotografías colecciona objetos y situacciones de la vida cotidiana que vuelve a asediar con el objetivo de crear imaginarios inesperados y ordenes de formas desconocidas. Su trabajo ha sido espuesto en Italia, Francia y Swiss.

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40 day dream, a journey around my home is a proyect in processing born in 2014 by a profound sense of annoyance to my familiar circle. Is a trip around my home, my garden, my woods and my place where I work trying to look this sceneries with new eyes, as an explorator of microworlds and daily accidents. In the way in which it happens in the dreams, objects that belong to different contexts are mixed together and they cohabit in unusual forms; ordinary objects lose their primary function and they are used with a new magic order. They leave their muteness and start to narrate new stories; creases of the fabric, objects out of range that break the space, challenging the gravity, impose themselves with the power of their banality and they exude a vital energy that call me and in which I recognize me. A ball in the ear, deformed diamonds, asleep horses, ferns illuminated by luminous spheres, colored beads freed on the floor, still life in the internal of the cars. The alterations applied to the objects and to the acts are mostly elementaries and playfulies and they create landscapes that reveal inedit imaginaries qualities intrinsic to the real.

40 day dream, a journey around my home es un proyecto en elaboración nacido en el 2014 por un profundo sentimiento de aburrimiento hacia mi ambientes familiares. Es un viaje dentro de mi casa, mi jardín, mis bosques y el lugar donde trabajo intentando de mirar estos escenarios con ojos nuevos, como un explorator de micromundos y incidentes cotidianos. Como en los sueños sucede que objetos que pertenecen a contextos diferentes son mazclados juntos y conviven en formas inusuales; objetos ordinarios pierden su función primaria y son utilizados según un nuevo orden mágico. Abandonan su mutismo y comenzan a narrar nuevos historias: pliegues del tejido, objetos fuera escalera que rompen el espacio, desafiando la gravidad, se imponen con la fuerza de su banalidad y rezuman una energía vital que vuelve a llamarme y en la que me reconozco. Una bilia en la oreja, diamantes deformados, caballos dormidos, helechos iluminados por esferas luminosas, cuentas coloradas liberadas sobre el suelo, still life en los interiores del coche. Las alteraciones aplicadas en los objetos y en los gestos son más o menos elementales y jocosos y crean paisajes que revelan inéditas cualidades imaginarias intrínsecas al real.

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40 day dream-a journey around my home, 2014-16.

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40 day dream-a journey around my home, 2014-16.

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40 day dream-a journey around my home, 2014-16.

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40 day dream-a journey around my home, 2014-16.

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Francesca

Carlotta

Serotti Zarattini Unknown Project Esiste una linea retta che collega l’Irlanda a Israele creando un’asse mitologicamente interpretata come corridoio sacro fra terra e cielo. Sulla linea chiamata di Apollo o di S. Michele sono localizzati santuari, luoghi di culto, siti e templi antichi, rappresentazione in terra di una precisa geografia sacra. Due correnti energetiche di polarità opposte scorrono lungo la linea, intrecciandosi. Il flusso delle linee attorno al polo principale disegna una spirale armoniosa, l’equilibrio perfetto della vita. Unknown Project è un’indagine potenzialmente infinita, un pellegrinaggio fisico e interiore lungo questa linea energetica, una ricerca spirituale il cui oggetto è uno, la vita, quel filo che lega ogni cosa. L’esperienza conduce a una dimensione dell’oltre, capace di scardinare i riferimenti convenzionali e creare nuove mappature non tangibili né definibili, declinate secondo il sentire, in una comunione di luoghi, spazi e tempi. Per orientarsi ci si affida a un approccio altro, seguendo un sentiero senza schemi che conduce verso una dimensione sconosciuta, che esiste fra il visibile e l’invisibile.

Francesca Serotti, nata nel 1986, si è formata all’Accademia di fotografia John Kaverdash di Milano. Nel 2014 inizia con Carlotta Zarattini il progetto Unknown Project, esposto al Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia nel 2015. Frequenta la Neue Schule fuer Fotografie di Berlino. Carlotta Zarattini, classe 1985, ha studiato fotogiornalismo a New York e Fotografia all’Accademia di Brera. Il suo progetto The White Builiding è arrivato tra i finalisti dell’Inge Morath Award nel 2012. Francesca Serotti, born in 1986, is graduated at the Academy of Photography John Kaverdash of Milan. In 2014 she started with Carlotta Zarattini the project “Unknown Project”, exposed during the European Photography Festival in Reggio Emilia in 2015. She attends the Neue Schule fuer Fotografie in Berlin. Carlotta Zarattini, born in 1985, studied photojournalism in New York and Photography at the Academy of Brera. She collaborates with important national newspapers. Francesca Serotti, nacida en el 1986, se ha formado en la Academia de fotografía John Kaverdash de Milán. En el 2014 empeza con Carlotta Zarattini el proyecto “Unknown Project”, espuesto al Festival de Fotografía Europea de Reggio Emilia en el 2015. Frecuenta la Neue Schule fuer Fotografie de Berlín. Carlotta Zarattini, clase 1985, ha estudiado fotoperiodismo en Nueva York y Fotografía en la Academia de Brera. Colabora con importantes periódicos nacionales.

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It exists a straight line that connects Irland to Israele creating an axis mythologically interpreted as a sacred corridor between the Earth and the sky. On the line called of Apollo of St.Michele are localized sanctuaries, places of worship, ancient places and temples, representation on the Earth of a precise sacred geography. Two energetic currents of opposite polarities slide along the line, interweaving. The flow of the lines around the main pole draws a harmonious spiral, the perfect balance of the life. Unknown Project is an investigation virtually infinite, a physical pilgrimage and interior along this geographic line, a spiritual research in which the subject is one, the life, that connects each thing. The experience conducts to an other dimension that is able to unhinge the conventional references and to create new mappings not tangible neither definible, declined concerning to the feeling, in a communion of places, spaces and times. In order to orientate you, you rely on another approach, following a path without any scheme that conducts to a unknown dimension, that exists between the visible and the invisible.

Existe una línea recta que conecta Irlanda a Israele creando una tabla mitológicamente interpretada como pasillo sacro entre tierra y cielo. Sobre la línea llamada de Apolo o de S. Michele están ubicados santuarios, lugares de culto, lugares y templos antiguos, representación en tierra de una precisa geografía sacra. Dos corrientes energéticos de polaridad opuestas corren a lo largo de la línea, trenzandose. El flujo de las líneas en torno al polo principal señala una espiral armoniosa, el equilibrio perfecto de la vida. Unknown Project es una indagación potencialmente infinida, un pelegrinaje físico e interior a lo largo de esta línea energética, una investigación spiritual cuyo objeto es uno, la vida, aquel hilo que une cada cosa. La experiencia conduce a una dimensión más allá, capaz de desquiciar las referencias convencionales y crear nuevos mapeos no tangibles ni definibles, inclinados según los sentimientos, en una comunión de lugares, espacios y tiempos. Para orientarse se confia en un acercamiento otro, siguiendo un sendero sin esquemas que conduce hacia una dimensión desconocida, que existe entre lo que es visible y lo que es invisible.

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Pendulum, dal progetto “Unknown Project”, 2013.

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Saint Michel, dal progetto “Unknown Project”, 2016.

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St Michael, dal progetto “Unknown Project”, 2014.

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San Michele, dal progetto “Unknown Project”, 2015.

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Alberto

Sinigaglia Big Sky Hunting L’intenzione alla base del progetto è quella di non accontentarsi di rimanere dentro i confini dello spazio che ci circonda. Big Sky Hunting indulge proprio su un’esplorazione, quella astronomica, e sul suo rapporto con il mezzo fotografico. “Hunting”, la “caccia”, rappresenta il bisogno quasi ossessivo dell’uomo di analizzare e controllare l’ambiente e lo spazio in cui è immerso. La fotografia in questo contesto è il medium per eccellenza di cui si avvalgono le scienze, astronomia compresa. Il paradosso è evidente: da un lato, con il progresso tecnologico lo spazio ci appare meno inaccessibile e misterioso; dall’altro però è impossibile avere una riproduzione che sia davvero fedele alla bellezza del cosmo. Per Big Sky Hunting ho raccolto una moltitudine di materiali legati all’astronomia, risalenti agli anni ‘70 e ‘80, che spesso riportano informazioni erronee e certo non aggiornate. A partire da questo archivio ho avviato una ricerca che mi ha portato a produrre un personale repertorio di fotografie che la spingono ancora oltre, al di là dei confini estremi dello spazio noto. Si crea così un percorso che apre nuovi immaginari nella mente dell’osservatore, sempre in bilico tra realtà e irrealtà.

Nato nel 1984, si laurea in Architettura allo Iuav di Venezia. Nel 2012-13 frequenta la School of Visual Art di New York. Nel 2014 espone alla 98a Collettiva Giovani Artisti della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Dal 2015 è editor della rivista “Genda”. Nel 2014 pubblica Big Sky Hunting con le Editions du Lic / Skinnerboox. He was born in 1984, is graduated in Architecture at the IUAV of Venice. In 2012-13 he attended the Visual Art School of New York. In 2014 he exposed at the 98th collective young artists of the Bevilacqua La Masa Foundation in Venice. Since 2015 he is editor of the magazine “Genda”. In 2014 he published Big Sky Hunting with le Editions du Lic / Skinnerboox. Nacido en el 1984, se laurea en Arquitectura en el Iuav de Venecia. En el 2012-13 frecuenta la School of Visual Art de Nueva York. En el 2014 expone a la 98a Collettiva Giovani Artisti de la Fundación Bevilacqua La Masa de Venecia. Desde el 2015 es editor de la revista “Genda”. En el 2014 publica Big Sky Hunting con le Editions du Lic / Skinnerboox.

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La intención a la base del proyecto es la de no contentarse y permanecer entre los límites del espacio que nos rodea. Big Sky Hunting se detiene proprio sobre una exploración, la astronómica, y sobre su relación con el medio fotografico. “Hunting”, o sea “La caza”, representa la necesidad casi obsesiva del hombre de analizar y controlar el ambiente y el espacio donde está inmerso. La fotografía en este contexto es el medio por excelencia que utiliza la ciencia, astronomía incluida. La paradoja es evidente: por un lado, con el progreso tecnológico el espacio nos aparece menos inaccesible y misterioso; sin embargo, por otro lado, es imposible tener una reproducción que sea verdaderamente fiel a la belleza del cosmos. Para Big Sky Hunting he recogido una multitud de materiales relacionados con la astronomía, que se remontan a los años 70 y 80, que a menudo proporcionan información incorrecta, y ciertamente no actualizada. A partir de este archivo he llevado a cabo una investigación que me ha llevado a producir un repertorio personal de fotografias que la empujan aún más lejos, más allá de los límites extremos del espacio conocido. Esto crea un camino que abre nuevos imaginarios en la mente del observador, siempre en vilo entre realidad y irrealidad.

The intention behind this project is not to be content with staying inside the boundaries of the space surrounding us. Big sky hunting indulges precisely on an exploration, the astronomical one, and on its relation with the photographic medium. “Hunting” represents the almost obsessive need of men to analyse and control the environment and the space in which he is living. In this context, photography is the medium par excellence, used by the different sciences, astronomy included. The paradox is clear: on one side, thanks to the technological progress, the space seems less inaccessible and mysterious, but on the other side it’s impossible to have a really accurate reproduction, faithful to the beauty of the cosmos. For Big Sky Hunting, I gathered many materials from the 70s and the 80s related to astronomy. However, they frequently report wrong information which are for sure not up-to date. From this archive, I started an investigation that led me to the production of a personal repertoire of photos which push it even further, over the extremes boundaries of the known space. In this way, there is the creation of a path which opens new imaginaries in the observer’s mind who’s always hanging in the balance between reality and fantasy.

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The Scenery of Heavens, dalla serie “Big Sky Hunting”, 2013.

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The Scenery of Heavens, dalla serie “Big Sky Hunting”, 2013.

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The Scenery of Heavens, dalla serie “Big Sky Hunting”, 2013.

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The Scenery of Heavens, dalla serie “Big Sky Hunting”, 2013.

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Elena

Vaninetti Beinaheleidenschaftsgegenstand

Nasce nel 1984, vive e lavora a Milano. Ha studiato Beni Culturali all’Università statale di Milano. È photo-editor di YET magazine e parte di Twenty14, spazio dedicato alla ricerca. Nel 2016 fonda la piattaforma Modus Operandi. Parallelamente alle attività di editor e curatrice continua la sua ricerca fotografica.

(Almost what you want, but not quite)

Ci sono due aspetti del vissuto che si muovono all’unisono, ma guardandosi con sospetto: le immagini prodotte dalle aspettative che imponiamo alla realtà e l’imprevisto. In queste ultime non è il voluto a determinare lo scatto, ma quel fattore che comunemente catalogheremmo come “errore”. Nella vita nulla avviene come si teme, né come si spera, l’esito stesso di uno sforzo creativo è forse proprio l’inaspettato. Selezionate da un vasto “diario” fotografico, le immagini di Elena Vaninetti hanno evidentemente qualcosa che non va, perché gli eventi, come accade in natura, intervengono sull’ob(b)iettivo alterandone il risultato. Il susseguirsi di immagini porta ai nostri occhi, con un impalpabile velo di ironia, la misteriosa bellezza dell’umana imperfezione, creando un piccolo elogio dell’imprevisto destinato a non essere mai concluso. Matilde Scaramellini

She was born in 1984, she lives and works in Milan. She studied Cultural Heritage at the public University of Milan. She is photo editor of YET magazine and part of Twenty14, space dedicated to the research. In 2016 she founded the platform Modus Operandi. In parallel to the activities of editor and curatrix, she continues her photographic investigation. Nace en el 1984, vive y trabaja en Milán. Ha estudiado Beni Culturali en la Universidad estatal de Milán. Es photo-editor de YET magazine y parte de Twenty14, espacio dedicado a la investigación. En el 2016 funda la plataforma Modus Operandi. Paralelamente a las actividades de editor y curador continua su investigación fotografíca.

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There are two aspects of the life that move in unison, but look each other with suspect: the imagines produced by the expectations that we impose to the reality and the unexpected. In this elements, it isn’t the itentional that determines the click, but that factor that we commonly call “error”. In the life nothing happens like you fear, neither like you hope, the same result of a creative effort is perhaps the unexpected. Selected from a vast photographic “diary “, the imagines of Elena Vaninetti have something that it isn’t good, as it happens in nature, they intervene on the lens altering the result. The imagines that follow one another bring to our eyes, with an impalpable veil of irony, the misterious beauty of the human imperfection, creating a little praise of the unexpected intended to not to be never concluted. Matilde Scaramellini

Hay dos aspectos de la vida que se mueven al unísono, pero mirándose con sospechoso: las imágenes producidas por las aspectativas que imponemos a la realidad y el imprevisto. En estas últimas no es lo que es querido que determina el clic, ma aquel factor que comúnemente catalogaríamos como “error”. En la vida nada sucede como se teme, ni como se espera, el mismo resultado de un esfuerzo creativo es tal vez propiamente lo que es inesperado. Seleccionadas por un vasto “diario” fotográfico, las imágenes de Elena Vaninetti tienen evidentemente algo que no está bien, porque los eventos, como sucede en naturaleza, intervienen sobre el objetivo alterando el resultado. El subseguir de imágenes lleva a nuestros ojos, con un impalpable velo de ironía, la misteriosa belleza de la humana imperfección, creando un pequeño elogio de lo que es inesperado destinado a no ser nunca concluido. Matilde Scaramellini

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Senza titolo, dalla serie “Beinaheleidenschaftsgegenstand�, 2014.

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Senza titolo, dalla serie “Beinaheleidenschaftsgegenstand�, 2014.

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Senza titolo, dalla serie “Beinaheleidenschaftsgegenstand�, 2014.

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Senza titolo, dalla serie “Beinaheleidenschaftsgegenstand�, 2014.

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USA 85


Frank Franca (Curatore sezione statunitense) “The Movies”, forse la più americana delle forme d’arte, mi ha insegnato un linguaggio per raccontare al meglio la cronaca americana contemporanea. In particolare, è stato il collage-film che mi ha suggerito il percorso per strutturare al meglio lo standard di questa installazione (le sequenze di immagini digitali distinte, proiettate in uno spazio buio). Gli artisti selezionati rappresentano alcuni fotogrammi luminosi nel lungometraggio della fotografia americana contemporanea. Ognuno di loro parla con una voce appassionata che diventa una storia interessante da raccontare. La loro fascia di età, dai venti ai trent’anni, rappresenta il periodo in cui si sperimenta, si scopre e si attende fiduciosi. Sono autori che contrastano tra loro e allo stesso tempo si completano a vicenda sia a livello tematico che stilistico. Il risultato è un suggestivo concerto sinfonico che valorizza ogni singola sezione. Come frammenti di conversazione percepiti tra i marciapiedi affollati di una grande città, siamo dotati di un’atmosferica e impressionistica passeggiata, piena di stupefacenti ricompense.

Pensando agli Stati Uniti immagino un caleidoscopio pulsante e vibrante composto da persone, culture e idee, che si agitano per conquistare un posto in questa moltitudine variegata. Una nazione che occupa un intero continente composta da altre nazioni, da mondi all’interno di altri mondi. La bellezza dell’idea americana è proprio la celebrazione di quella rappresentazione dinamica di umanità globale, un coro elettrizzante e sfacciato che può essere così forte come può essere così seducente. Nella scelta del lavoro dei giovani Americani per questa proiezione di immagini, sono stato guidato dal mio sguardo di fotografo, dotato di un approccio cinematografico alla narrazione. Frank Franca Frank Franca è una docente della International Center of Photography (ICP). Ha organizzato mostre in musei, gallerie e spazi d’arte alternativi in tutti gli Stati Uniti e in Gran Bretagna, Giappone, Germania, Russia, Norvegia e Ungheria. I suoi lavori sono stati ampiamente esposti e pubblicati negli Stati Uniti e all’estero. 86


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Frank Franca (Curator us section) to storytelling. “The Movies”, perhaps the most American of art forms, gave me a language to express a contemporary American chronicle. Specifically, it was collage-film that afforded me a path for the structure I felt worked best for the format of this installation (distinct sequences of images, digitally projected in a dark space). The artists in this group represent a few luminous frames in the fulllength feature of contemporary American photography. Each speaks with a passionate voice and a compelling story to tell. Their age ranges from early twenties to early thirties, those years of experimentation, discovery and promise. They contrast and compliment each other both thematically and stylistically. The result is an evocative overall expression that enhances the sum of their distinct individual parts. Like snippets of conversations overheard on the crowded sidewalks of a big city, we are provided with an atmospheric and impressionistic stroll, filled with dazzling rewards.

When thinking about the United States I am reminded of the kaleidoscopic mix of people, cultures, and ideas, pulsating and vibrant, all confident in their claims to a rightful place in the blend. A vast country spanning a continent, it is a nation made up of other nations, of worlds within other worlds. The beauty of the American idea is the celebration of that dynamic representation of global humanity, an electrifying and brash chorus that can be as forceful as it can be seductive. In selecting the work of young Americans for this installation of images, I was guided by my photographer’s eye, and equipped with a cinematic approach Frank Franca Frank Franca, is a faculty member at the International Center of Photography (ICP) and a photographer in New York. He has organized exhibitions in museums, galleries and alternative art spaces across the United States, and in Great Britain, Japan, Germany, Russia, Norway, and Hungary. His work has been extensively exhibited and published in the US and abroad.

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Frank Franca (Curador de la sección estadounidense) imágenes, fui guiado por mi mirada como fotógrafo, con un enfoque cinematográfico de la narración. “The Movies” o sea “Las películas”, tal vez la más americana de las formas de arte, me enseñó un lenguaje para contar de la mejor manera posible la crónica americana contemporánea. En particular, ha sido el collage-película que me ha sugerido el camino con el fin de estructurar lo mejor posible el estándar de esta instalación (las secuencias de imágenes digitales distintas, proyectadas en un espacio oscuro). Los artistas seleccionados representan algunos cuadros luminosos en el largometraje de la fotografía americana contemporánea. Cada uno de ellos habla con voz apasionada que se convierte en una historia interesante para contar. Su franja de edad, entre veinte y treinta años, representa el periodo durante el cual se experimenta, se descubre y se espera con confianza. Son autores que contrastan entre ellos y al mismo tiempo se complementan el uno al otro, tanto a nivel temático como estilístico. El resultado es un sugestivo concierto sinfónico que valora cada sección.

Pensando en los Estados Unidos imagino un caleidoscopio pulsátil y vibrante compuesto por personas, culturas e ideas, que se mueven para conquistar un lugar en esta multitud variada. Una nación que ocupa todo un continente compuesto por otras naciones, por mundos dentro de otros mundos. La belleza de la idea americana es precisamente la celebración de aquella representación dinámica de humanidad mundial, un coro electrizante y descarado que puede ser tan fuerte como puede ser tan seductor. En la elección del trabajo de los jóvenes estadounidenses para esta proyección de Frank Franca Frank Franca es un miembro del cuerpo docente del Centro International de Fotografía (ICP). Ha organizado exposiciones en museos, galerías, espacios de arte alternativos por todo Estados Unidos y Gran Bretaña, Japón, Alemania, Rusia, Noruega, Hungría. Sus trabajos han sido ampliamente exhibidos y publicados en EE.UU y al extranjero.

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Como fragmentos de conversaciones escuchadas en las aceras concurridas de una gran ciudad, estamos provistos de un paseo atmosfĂŠrico e impresionista, lleno de recompensas deslumbrantes.

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Eva

O’Leary Happy Valley Il lavoro di Eva O’Leary unisce fotografia e video per esplorare l’identità e l’emozione nella cultura occidentale contemporanea.

Eva O’Leary (1989) vive e lavora tra New York e Central in Pennsylvania. Ha conseguito il BFA alla California College of the Arts (2012) e un master in fotografia presso la Yale School of Art (2016). Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale. Tra le sue menzioni il Foam Talent (2014) e il Vontobel Contemporary Photography Prize (2017). Eva O’Leary (1989) lives and works between NYC and Central Pennsylvania. She has a BFA from California College of the Arts (2012), and an MFA in photography from the Yale School of Art (2016). Her work has been exhibited internationally. Citations: Foam Talent (2014 ) Vontobel Contemporary Photography Prize (2017). Eva O’Leary (1989) vive y trabaja entre Nueva York y Central en Pensilvania. Obtuvo el BFA en el California College of the Arts (2012) y una maestría en fotografía en la Yale School of Art (2016). Su trabajo ha sido exhibido a nivel internacional. Entre sus menciones el Foam Talent (2014) y el Vontobel Contemporary Photography Prize (2017).

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Eva O’Leary’s work combines photography and video to explore identity and emotion in contemporary western culture.

El trabajo de Eva O’Leary une fotografía y vídeo para explorar la identidad y la emoción en la cultura occidental contemporánea.

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Olivia

Bee

Olivia Bee (1994) è una fotografa e regista di Portland, Oregon, che ha sede a Brooklyn, New York e Los Angeles, California. Lei è incuriosita dalla bellezza della vita quotidiana e di come la bellezza dei ricordi, reali o immaginari ci influenza. Olivia Bee (1994) is a photographer and director from Portland, Oregon who is based in Brooklyn, New York and Los Angeles, California. She is intrigued by the beauty of everyday life and how the beauty of memories (real or imagined) touches us. Olivia Bee (1994) es una fotógrafa y directora de Portland, Oregon, que se basa en Brooklyn, Nueva York y Los Ángeles, California. Ella está intrigada por la belleza de la vida cotidiana y de cómo la belleza de recuerdos, reales o imaginarios influye sobre nosotros.

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Anthony

Urrea Anthony Urrea (1994) è un fotografo colombiano americano che vive a New York. è cresciuto nel New Jersey e ha studiato fotografia alla School of Visual Arts. Nel 2016 Urrea è stato protagonista del numero 42 della rivista Matte.

Negli ultimi 5 anni ho realizzato ritratti intimi della mia comunità “queer” a New York e all’estero.

Anthony Urrea (1994) is a Colombian American photographer living in New York. He grew up in New Jersey and studied photography at the School of Visual Arts. In 2016 Urrea was the subject of Matte magazine Issue 42. Anthony Urrea (1994) es un fotógrafo colombiano americano que vive en Nueva York. Creció en Nueva Jersey y estudió fotografía en la Escuela de Artes visuales. En 2016 Urrea ha sido protagonista del número 42 de la revista Matte.

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I’ve been doing intimate portraits of my queer community for the last 5 years in New York and abroad.

En los últimos cinco años he realizado retratos íntimos de mi comunidad “queer” en Nueva York y al extranjero.

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Kalen Na’il

Roach

Kalen Na’il Roach (1992) è un artista del Maryland che attualmente lavora nel campo della fotografia, del collage, del video e dell’installazione. Si è laureato in fotografia presso la St. John’s University nel 2014 e si è specializzato all’International Center of Photography nel 2013. Kalen Na’il Roach (1992) is an artist from Maryland currently working in photography, collage, video, and installation. He graduated with his BFA in Photography from St. John’s University in 2014 and completed the International Center of Photography’s One-Year General Studies Program in 2013.

My Dad Without Everybody Else Un padre è cresciuto con e senza di lui E un figlio, L’altro figlio, Anche con e senza Ciò che è stato fatto per lui, Fatto per un altro Fatto in modo diverso e fatto allo stesso modo Come e diversamente dai padri Come e diversamente dai figli

KalenNa’il Roach (1992) es una artista de Maryland, que actualmente trabaja en el campo de la fotografía, del collage, del vídeo y de la instalación. Se graduó en fotografía en la Universidad de San Juan en Nueva York en 2014 y se especializó en el Centro Internacional de Fotografía en 2013.

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A father raised with and without him And a son, An other son,

Un padre creciĂł con y sin ĂŠl Y un hijo, El otro hijo,

Also with and without

Incluso con y sin

What was done for him, Done for another Done differently and done the same

Lo que se hizo por ĂŠl, hecho por otro Hecho de manera diferente y hecho de la misma manera

Like and unlike fathers Like and unlike sons

Como y a diferencia de los padres Como y a diferencia de los hijos

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My Father and His Brother.

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My Father Playing Baseball.

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My Father Posing with Someone Else.

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My Father’s School Portrait.

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Jeanette

Spicer Jeanette Spicer vive e lavora a New York. Ha frequentato un master in fotografia (2013) al Parsons The New School. Il suo lavoro è stato esposto ampiamente. Insegna al The Children’s Museum of the Arts , alla School of Visual Arts, al Pratt Institute e all’ International Center of Photography. Jeanette Spicer lives and works in New York. She has an MFA in Photography (2013) from Parsons The New School. Her work has been widely exhibited. She is a teaching artist at The Children’s Museum of the Arts, and faculty at School of Visual Arts, Pratt Institute and The International Center of Photography.

There’s a Certain Slant of Light Il lavoro di Jeanette Spicer esplora la fotografia come oggetto, rappresentazione, ricordo, morte, traccia e la sua poetica è in continua evoluzione attraverso l’influenza della tecnologia. Mediante il video realizza cortometraggi muti con i quali osserva il significato del gesto, il movimento e il rapporto del corpo con lo spazio allo scopo di evidenziarne le tensioni emergenti. Nei suoi progetti coinvolge familiari, partner e amici e questo rende il suo lavoro profondamente personale, ma realizzato esteticamente per presentare a un pubblico più vasto i temi universali che hanno come soggetto le relazioni familiari, il corpo, le connessioni e la memoria.

Jeanette Spicer vive y trabaja en Nueva York. Ha cursado una maestría en fotografía (2013) a la Parsons The New School. Su trabajo ha sido exhibido ampliamente. Enseña en The Children’s Museum of the Arts, en la Escuela de Artes Visuales, al Pratt Institute y al Centro Internacional de Fotografía.

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Jeanette Spicer’s work explores the photograph as an object, a representation, a memory, a death, a trace and its ever-changing aesthetics with the influence of technology. Also using video, she contemplates the meaning of gesture, movement and the body’s relationship to space in her silent shorts; bringing forth feelings of tension and exploration. Working with family members, partners and friends, her work is deeply personal, but aesthetically executed to present to a larger audience about universal issues surrounding familial relationships, the body, connections and memory.

El trabajo de Jeanette Spicer explora la fotografía como objeto, representación, recuerdo, muerte, rastro y su poética está en evolución continua a través de la influencia de la tecnología. Mediante el vídeo realiza cortometrajes silenciosos con los cuales observa el significado del gesto, el movimiento y la relación del cuerpo con el espacio con el fin de poner en relieve las tensiones emergentes. En sus proyectos implica miembros de la familia, pareja y amigos, y esto hace que su trabajo sea profundamente personal, pero realizado estéticamente para presentar a un público más amplio los temas universales que tienen como sujeto las relaciones familiares, el cuerpo, las conexiones y la memoria.

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Our weekend getaway, 2014.

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It snowed in august, just for us, 2015.

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The two of you, 2015.

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What i didn’t know you had, 2016.

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Joel

Han Joel Han (1988) è un artista fotografo americano coreano che vive a New York. Ha conseguito l’ MFA in fotografia al Pratt Institute, e il BA in Fine Art presso la Pennsylvania State University. Le sue mostre recenti includono “Babylone-USA” alla Pierogi Gallery (New York)nel 2016. Attualmente vive a Brooklyn, New York. Joel Han (1988) is a Korean American artist and photographer based in New York. He received his MFA in Photography from Pratt Institute, and BA in Fine Art from Pennsylvania State University. His recent exhibitions include “Babylone-USA” at Pierogi Gallery in 2016. He currently lives in Brooklyn, New York. Joel Han (1988) es un artista fotógrafo americano coreano que vive en Nueva York. Recibió el MFA en fotografía en el Instituto Pratt, y una licenciatura en Bellas Artes en la Universidad Estatal de Pensilvania. Sus exposiciones recientes incluyen “Babylone-EE. UU.” en Pierogi Gallery (Nueva York) en 2016. Actualmente vive en Brooklyn, Nueva York.

Who is Kenneth? Le mie fotografie riflettono sulla nostalgia di una persona solitaria; mostrano la commedia della banalità quotidiana e il nostro tentativo di sfuggirle. Questo tentativo è spesso rappresentato attraverso i murales, le insegne e le riproduzioni che pervadono gli ambienti urbani artificiali che ci circondano. Gli innumerevoli tentativi di sfuggire agli spazi sterili e distrarre noi stessi con stimoli visivi a basso costo, creano una sensazione profondamente irreale. Le immagini, all’apparenza casualmente colorate sono amichevoli e gradevoli, ma provocano domande riguardo il livello della nostra alienazione. Ecco dove siamo ora: da nessuna parte e da qualche parte, ma non dove pensiamo di essere. Di tanto in tanto, faccio autoritratti, raffigurando me stesso negli oggetti che ritraggo: una bottiglia anonima di salsa piccante in una tavola calda, una gomma di automobile abbandonata che galleggia in una pozza d’acqua o uno stormo di uccelli che volano sempre verso una sorgente di luce. Tra questi momenti di sollievo, tuttavia, si trovano momenti toccanti e fugaci che si traducono nel desiderio di abbracciare la solitudine.

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My photographs reflect on a lonely person’s longing for nature; it exposes the comedy of everyday banality and our attempt to escape it. These are often represented through murals, ads, and reproductions that pervade the urban, artifice environments that surround us. The myriad attempts to lift ourselves out of sterile spaces and distract ourselves with cheap visual stimulation create a sense of profound absurdity. The colorful, seemingly casual images are friendly and humorous but provoke questions about the degree of our alienation. Here’s where we are now: nowhere and somewhere but not as located as we think. Occasionally, I make self-portraits, depicting myself among the lonely objects I identify with: a nondescript bottle of hot sauce in a diner, a forlorn car tire floating on a puddle of water, or a mural of a flock of birds flying forever toward a light source. In between these moments of relief, however, lie poignant snapshots of fleeting moments that translate the longing into the embracement of solitude.

Mis fotografías reflexionan sobre la nostalgia de una persona solitaria; mostrando la comedia de la banalidad cotidiana y nuestro intento de escapar. Este intento se representa a menudo a través de murales, carteles y reproducciones que impregnan los entornos urbanos artificiales que nos rodean. Los numerosos intentos de escapar a los espacios estériles y distraerse con estímulos visuales a bajo coste, crean una sensación profundamente irreal. Las imágenes, al parecer casualmente de color son amables y agradables, pero provocan preguntas sobre el nivel de nuestra alienación. Ahí es donde estamos ahora: en ninguna parte y en algún lugar, pero no donde pensamos ser. De vez en cuando, hago autorretratos, representando a mí mismo en los objetos que represento: una botella anónima de salsa picante en un restaurante, un neumático de automóvil abandonado que flota en un charco de agua o una bandada de pájaros que siempre vuela hacia una fuente de luz. Entre estos momentos de alivio, sin embargo, se encuentran momentos conmovedores y efímeros que se traducen en el deseo de abrazar la soledad.

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Sarah

Blesener Sarah Blesener (1991) è una fotografa documentarista originaria di Minneapoli attualmente trasferita a New York City. Si è laureata in giornalismo e documentazione visiva presso l’International Center of Photography di New York. Sarah Blesener (1991) is a documentary photographer originally from Minneapolis, MN, and currently based in New York City. She is a recent graduate of the Visual Journalism and Documentary Practice program at the International Center of Photography in New York. Sarah Blesener (1991) es una fotógrafa documentalista originaria de Minneapoli, actualmente transladada en la ciudad de Nueva York. Se graduó en periodismo y documentación visual en el Centro Internacional de Fotografía de Nueva York.

Toy Soldiers Prima di scoprire la fotografia, ero un adolescente che studiava alla scuola di volo nel Midwest. Volevo diventare un pilota. Ho vissuto in un mondo di lingue, libri e mappe. Le mie radici nell’Europa dell’Est mi hanno spinto a studiare la lingua russa e poi a trascorrere alcuni anni girando la Russia e l’Ucraina. In questo periodo mi è capitato di insegnare agli studenti della scuola per cadetti come smontare i fucili Kalashnikov. Questa esperienza mi ha portato a trascorrere un’estate in vari circoli patriottici e campi d’addestramento in tutta la Russia. “Toy Soldiers” documenta questo fenomeno e rappresenta un capitolo di un racconto più ampio che esplora i temi del nazionalismo e dell’ideologia patriottica nell’Europa orientale e negli Stati Uniti.

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Before I discovered photography, I was a teenager studying in flight school in the Midwest. I wanted to be a pilot. I lived in a world of linguistics, books, and maps. My Eastern-European heritage led me to study the Russian language and spend a few years living and traveling in Russia and Ukraine. While in Russia, I stumbled upon a cadet class teaching students to dismantle Kalashnikov rifles. From here, this led me to spend a summer at various patriotic clubs and camps around the country. “Toy Soldiers” documents this phenomenon in Russia. However, it is one chapter of a larger story exploring similar themes of nationalism and patriotic ideology in Eastern Europe the United States.

Antes de descubrir la fotografía, era un adolescente que estudiaba en la escuela de vuelo en el Medio Oeste. Yo quería ser piloto. He vivido en un mundo de idiomas, libros y mapas. Mis raíces en Europa del Este me llevaron a estudiar el idioma ruso y después a pasar unos años recorriendo Rusia y Ucrania. Durante este periodo algunas veces enseñé a los estudiantes de la escuela de cadetes cómo desmontar fusiles Kalashnikov. Esta experiencia me ha llevado a pasar un verano en varios clubes patrióticos y campos de adiestramiento en toda Rusia. “Toy Soldiers” documenta este fenómeno y representa un capítulo de una historia más amplia que explora los temas del nacionalismo y de la ideología patriótica en Europa del Este y en los Estados Unidos.

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Azikiwe

Mohammed Azikiwe Mohammed è nato e cresciuto a New York City. Ha conseguito il BFA (2005) in fotografia e Belle Arti al Bard College. Il suo lavoro è stato esposto sia a livello nazionale che internazionale. Nel 2015 ha ricevuto il premio Art Matters Grant e nel 2016 è stato premiato con il Rema Hort Mann Emerging Artist Grant.

From Here On Out

Azikiwe Mohammed was born and raised in New York City. He has a BFA (2005) in photography / fine arts from Bard College. His work has been exhibited both nationally and internationally. In 2015 he received the Art Matters Grant, and in 2016 was the recipient of the Rema Hort Mann Emerging Artist Grant. Azikiwe Mohammed nació y se crió en Nueva York. Obtuvo en 2005 un BFA en fotografía y Bellas Artes al Bard College. Su trabajo ha sido expuesto a nivel nacional y internacional. En 2015 recibió el premio Art Matters Grant y en 2016 fue premiado con el Rema Hort Mann Emerging Artist Grant.

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First African Baptist Church, Savannah, GA, 2016.

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Earnestine and Hazels, Memphis, TN, 2016.

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Floyd and Kenan, Earnestine and Hazels, Memphis, TN, 2016.

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Lorraine Motel, Memphis, TN, 2016.

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Sophie

Barbasch Sophie Barbasch è una fotografa che vive a New York. Si è diplomata in fotografia presso la Rhode Island School of Design e ha conseguito la laurea in storia dell’arte presso la Brown University. Le residenze per le quali è stata selezionata includono il Bemis Center, il Mountain Center Blu e il Fulbright Brasile Fellowship.

Fault Line

Sophie Barbasch is a photographer based in New York. She earned her MFA in photography from the Rhode Island School of Design and her BA in Art + Art History from Brown University. Selected grants and residencies include the Bemis Center, the Blue Mountain Center, and a Fulbright Brazil Fellowship. Sophie Barbasch es una fotógrafa que vive en Nueva York. Se graduó en fotografía en la Escuela de Diseño de Rhode Island, y consiguió un título en historia del arte en la Brown University. Las residencias para la que ha sido seleccionado incluyen el Bemis Center, el Mountain Center Blu y el Fulbright Brasile Fellowship.

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Back Road, 2014.

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Horizon, 2013.

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Wes in the Car, 2014.

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Nightfall, 2014.

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Brian

Galderisi Brian Galderisi è nato e cresciuto a New York. Ha conseguito il BFA (2012) alla Montserrat College of Art e successivamente nel 2015 si è specializzato all’ International Center of Photography. Brian Galderisi was born and raised in New York. In 2015 he completed the General Studies Certificate Program, International Center of Photography. He has a BFA (2012) from the Montserrat College of Art. Brian Galderisi nació y se crió en Nueva York. Obtuvo el BFA (equivalente a Licenciatura en Bellas Artes) en 2012 en el Montserrat College of Art y sucesivamente en 2015 se especializó al Centro Internacional de Fotografía.

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Lo stato attuale della fotografia artistica a cuba Alain Cabrera Fernández (Curatore sezione cubana) I protagonisti della fotografia cubana attuale - almeno

“Rinascimento dell’arte cubana” ha portato il mezzo

quelli considerati tra la fine del XX secolo e gli inizi

fotografico ad interrompere ogni legame con gli anni

del XXI - agiscono fondamentalmente sotto due aspetti

precedenti. I suoi rappresentanti puntavano quindi a

artistici riconosciuti e diffusi in tutto il mondo (quello

creare un’opera di carattere più intimistico, costretti a

di carattere documentario, perché i risultati riflettono

riflettere (in altro modo) la realtà da un punto di vista

determinati aspetti della realtà circostante, dove il

più soggettivo, ma anche con una forte proiezione

fotografo incontra sempre l’insidia dell’istante decisivo,

critica da e verso la società imperante. Così, la

e quello concettuale che si basa su uno schema più

metafora, l’allegoria e il doppio senso integravano

definito di creazione che inizia generalmente con

(e in qualche modo continuano a farlo) discorsi

un’idea astratta e la sua successiva materializzazione

polisemici referenziali alla diversità di generi, razze,

mediante scenari costruiti, cioè frammenti di realtà

identità, religioni, emarginazione e a molti altri temi.

realizzati in base ad un progetto). Sebbene emtrambe

Quella “nuova documentarista” debitrice di altre

le linee presentino divergenze sostanziali, talvolta

affermazioni molto differenti da quelle della più nota

si intravedono alcuni parallelismi e i suoi utilizzatori

“epica rivoluzionaria” degli anni 60, partiva da una

con assiduità transitano da una all’altra, coscienti

precedente idea di realizzare dopo le istantanee,

del loro cambiamento, allo scopo di rendere più

anche serie o prove fotografiche, con uno sguardo

incisivo l’utilizzo della fotocamera come strumento

rivolto all’intensità del soggetto quotidiano e al suo

e del concetto come obiettivo da raggiungere. Per

ambiente. Allo stesso modo, seguendo le tendenze

comprendere la produzione fotografica attuale è

più attuali dell’arte contemporanea, ad oggi la parola

opportuno partire dal periodo che ha rappresentato

fotografo è mescolata in un universo artistico-culturale

il grande mutamento nell’arte nazionale e pertanto

ogni volta più completo. Gli artisti (questa è la parola

nella fotografia artistica: i decenni degli anni 80

giusta da attribuire), utilizzano allo stesso modo il

e 90 del secolo scorso. Questo periodo chiamato

video e la performance, fanno fotografie, dipingono,

1

154


realizzano complicate installazioni che al loro interno

critico, risultano anche contenere i processi completi

possono comprendere tutte le espressioni artistiche

che coinvolgono intenzionalmente l’esplorazione

già menzionate e, inoltre, si dedicano a ricerche

attraverso diversi temi ed espressioni come la scultura,

che includono altri campi della conoscenza. Per

l’installazione, la manipolazione fotografica, la messa

questa ragione ogni genere di strumento digitale, le

in scena o la performance intima. Si mette in pratica

attrezzature e programmi di editing per le immagini,

la tesi che in altre occasioni si è citata: “ nonostante le

caratterizzano un tipo di produzione in costante

circostanze, qui gli artisti continuano a crescere come

crescita. Le linee guida di ciò che in diverse occasioni

l’erbaccia”. In breve, la costante trasgressione, anche

ho denominato “fotografia processuale” , sottolineano

se non possiamo affermare di sicuro che possa essere

una relazione che avviene solamente tra il soggetto/

interpretata come sinonimo di novità (e cosa può

oggetto fotografato e il fotografo (che non deve

esserlo?), determina lo stato attuale della fotografia

essere necessariamente l’artista). Questa relazione

artistica a Cuba.

determina un effetto sul prodotto finale. Le fotografie,

1

2

oltre a rendere visibile uno schema di lavoro predefinito, funzionano anche come documentazione dell’evoluzione della creazione dal primo istante, qualcosa che non tutti notano, una volta che hanno davanti il prodotto finito inserito in uno spazio autorevole. Quindi occorre chiedersi in questi casi, come riconoscere una fotografia documentarista da una concettuale? In quale momento si superano i limiti?

Per un’indagine approfondita che includa un’analisi estensiva del contesto urbano alla fine del XX secolo, si devono tenere conto i fattori circostanziali che portarono a cambiamenti decisivi nella nostra politica culturale e le loro successive conseguenze, cioè la recente caduta del regime socialista e l’inasprimento del blocco economico a Cuba imposto dal governo nordamericano, il quale ha dato origine al cosiddetto “Periodo Speciale”; l’apertura del nostro paese al mondo con l’imminente arrivo di fenomeni come il turismo, il mercato, il collezionismo, eccetera, che hanno reso possibile la graduale emigrazione di molti artisti, per esibire le loro opere in importanti esposizioni, gallerie e musei d’arte, per lavorare e anche per risiedere permanentemente all’estero. 2 Cfr. Alain Cabrera Fernández. «Biforcazioni e nessi nella fotografia contemporanea cubana. Concetto o/e documento». Revista Artecubano 3/2014, pp. 40-45.

Alain Cabrera Fernández Laureato in Storia dell’Arte presso l’Università di L’Avana, Cuba nel 2008. Da quell’anno fino ad oggi collabora come redattore della rivista Artecubano, un’organismo del Consiglio Nazionale delle Arti Plastiche di Cuba (CNAP). è un critico d’arte e appartiene alla sezione di Belle Arti/ teoria e critica dell’Unione Nazionale degli Scrittori e Artisti di Cuba (UNEAC).

Quando l’una ci rimanda all’altra e quando le due possono coincidere? Le dieci proposte di artisti che costituiscono “Mala Yerba: panorama della giovane fotografia cubana” per l’International Photo Project 2017, tutti al di sotto dei 35 anni, rivelano un corpo eterogeneo ideale-estetico riconoscibile attraverso poetiche e idee personali anche se comuni nelle tematiche quotidiane di questa nuova generazione. I risultati tradotti in opere, attraverso uno sguardo

155


Artistic photography in cuba today Alain Cabrera Fernández (Curator Cuban section) The representatives of contemporary Cuban

representatives at the time were seeking to create a

photography - at least of the one that emerged between

work of more intimate nature, bound to reflect reality

the late 20 and early 21 centuries - develop their

differently, from a more personal point of view but at

work mainly in two worldwide acknowledged and

the same time a with strong critical projection from and

practiced fields: the documentary, evident because the

toward the prevailing society. Thus, the metaphor, the

results reflect aspects of the surrounding reality and

allegory and the double meaning integrated – and

the photographer is always expectant of the “decisive

somehow continue to integrate – polysemous art forms

instant”, and conceptual photography, which chooses

alluding to the diversity of genres, races, identities,

a more defined pattern of creation that generally starts

religions, and marginality, among many other themes.

from an abstract idea and is achieved by means of

That “new documentary” whose purposes differed

constructed sets, i.e., fragments of an often inexistent

considerably from those of the already well-known

reality. Even though both lines present substantial

“revolutionary epic” of the 1960s also started from

differences, there are moments when they show certain

an anticipated idea that led to the snapshots, series or

parallels, and their practitioners often go from one to

photographic essays, already with the glance pointing

the other, conscious of their mutability, because the

to the deepest of the common man and his environment.

importance lies in using the camera as tool and the

Likewise, following the most recent trends

concept as target.

of contemporary art, at present the word

In order to understand the photographic production

‘photographer’ is diluted in an ever more complex

of our times it is necessary to start from the moment

artistic-cultural universe. The artists (which would

of the great jump in national art and therefore in

therefore be the correct word to use) come and go

artistic photography: the 1980s and 1990s. This

from video to performance, take pictures, paint,

so-called “renewal of Cuban art” also produced a

build complicated installations that can include

rupture in photography with the preceding years. Its

all previously mentioned art forms and more, or

th

st

1

156


submerge in explorations involving other fields of

creator and his model. The thesis defended on other

knowledge. The digital means, equipment and image

occasions has been put into practice: “Despite the

editing programs also characterize a production

circumstances, the artists here keep growing like the

in constant rise. The guidelines of what I once called

bad weed”.

‘procedural photography’ on occasions underline

In short, the constant transgression, although we cannot

a relation that has only taken place between the

state for sure that it might be considered a synonym

photographed subject/object and the photographer

of novelty at this stage (and what could be?) also

(not necessarily the artist). Said processes evidence

determines the present situation of artistic photography

their consequences in the final product. Photographs,

in Cuba.

in addition to producing the image of a pre-defined

1

2

For a more profound research including an extensive analysis of the Cuban context at the turn of the 20th century it is necessary to take into consideration the circumstances that led to determinant changes in our cultural policy and their consequences, i.e., the recent extinction of the socialist countries and the reinforcement of the economic blockade imposed on Cuba by the United States government, which originated the so-called Special Period; the opening of our country to the world, with the imminent arrival of phenomena such as tourism (whether or not familiar with art), the market, collecting, etc., that enabled the gradual exit of many artists from the country, be it to exhibit their works in important events, galleries and art museums, to work or even to establish themselves permanently abroad. 2 Cfr. Alain Cabrera Fernández. «Bifurcaciones y nexos en la fotografía contemporánea cubana. Concepto o/es documento». Magazine Artecubano 3/2014, pp. 40-45.

desk work, also serve to document the development of a creation from the start, something that not everyone is aware of when facing a finished piece or one set up in a validating space. Then, one could ask: How can one distinguish a documentary photo from a conceptual one? At what point do they subvert their images when one category constantly refers us to the other and the two can be premeditated? The ten proposals to the International Photo Project 2017 by the artists that make up Mala yerba: panorama de la joven fotografía cubana – all under 35 years of age – reveal in their art forms and discourses a heterogeneous group of ideas and aesthetics shared by this new generation in their daily struggle. From a critical point of view, the results translated into works also contain more complex processes that intentionally involve exploration through different themes and art forms such as sculpture, installation, photographic manipulation, and the staging or previous action transformed into intimate performance between the

157

Alain Cabrera Fernández Havana, Cuba, 1980. Bachelor in Art History, University of Havana, Cuba, 2008. Since that year and up to the present he has worked as editor of the magazine Artecubano, published by the National Council for Visual Arts of Cuba (CNAP, the Spanish acronym). He is an art critic and member of the Visual Arts / Theory and Critique Section of the Union of Writers and Artists of Cuba (UNEAC).


El estado actual de la fotografía artística en cuba Alain Cabrera Fernández (Curador de la sección cubana) Los protagonistas de la fotografía cubana contemporánea

Cubano» trajo consigo en el medio fotográfico también

–al menos la surgida entre finales del siglo XX e inicios

una ruptura con los años precedentes. Sus representantes

del XXI–, se desempeñan fundamentalmente bajo dos

apostaban entonces por hacer una obra de carácter

vertientes de trabajo reconocidas y practicadas en

más intimista, abocados a reflejar (de otra manera) la

todo el mundo (la de carácter documental, ostensible

realidad desde un punto de vista más subjetivo, pero a

porque los resultados reflejan determinados aspectos

la vez con una fuerte proyección crítica desde y hacia

de la realidad circundante, donde el fotógrafo siempre

la sociedad imperante. Así, la metáfora, la alegoría y

se encuentra al asecho del «instante decisivo», y la

el doble sentido integraban –y de algún modo lo siguen

conceptual o que apuesta por un esquema más definido

haciendo– discursos polisémicos referenciales a la

de creación que comienza generalmente con una

diversidad de géneros, razas, identidades, religiones, la

idea abstracta y su posterior materialización mediante

marginalidad, entre otros muchos temas. Aquella «nueva

escenarios construidos, es decir, fragmentos de realidad

documentalistica» deudora de otras pretensiones muy

en muchos casos no existente por si sola). Si bien ambas

distintas a las de la ya conocida «épica revolucionaria»

líneas presentan divergencias sustanciales, por momentos

de los años 60, también partía de una idea anticipada

traslucen ciertos paralelismos, y sus practicantes con

para luego realizar las instantáneas, series o ensayos

asiduidad transitan de una a otra, conscientes de su

fotográficos, ya con una mirada dirigida hacia lo más

mutabilidad, si lo importante consiste en el empleo de la

profundo del sujeto cotidiano y su entorno.

cámara como herramienta y el concepto como objetivo

Así mismo, siguiendo las tendencias más actuales

a lograr. Para comprender la producción fotográfica de

del arte contemporáneo, en el presente la palabra

estos tiempos, es preciso partir del instante que simbolizó

fotógrafo queda diluida en un universo artístico-cultural

el gran salto en el arte de factura nacional y por ende

cada vez más complejo. Los artistas (sería entonces

en la fotografía artística, las décadas del 80 y el 90

la palabra correcta a utilizar), vienen y van del video

del pasado siglo . Este llamado «Renacimiento del Arte

al performance, toman fotografías, pintan, construyen

158


enrevesadas instalaciones que pueden contemplar en

distintas temáticas y manifestaciones como la escultura,

si todas las manifestaciones antes mencionadas, y más,

la instalación, la manipulación fotográfica, la puesta en

o se sumergen en sondeos que comprometen a otros

escena o acción previa devenida performance íntimo

campos del conocimiento. Los medios digitales, equipos

efectuado entre el creador y cualquiera sea su modelo. Se

y programas de edición de imágenes, también distinguen

pone en práctica la tesis que como en otras ocasiones se

una producción que va en constante ascenso. Las pautas

ha defendido: «pese a las circunstancias, aquí los artistas

de lo que en un momento denominé como «fotografía

siguen creciendo como la mala yerba». En resumen, la

procesual», en diversas ocasiones subrayan una relación

constante transgresión, que aunque no podemos afirmar

ocurrida solamente entre el sujeto/objeto fotografiado

a ciencia cierta que pueda ser vista como sinónimo de

y el fotógrafo (que no tiene que ser necesariamente el

novedad a estas alturas (¿y qué puede serlo?), también

artista). Dichos procesos patentizan sus consecuencias

determina el estado actual de la fotografía artística en

en el producto final. Las fotografías amén de visibilizar

Cuba.

un trabajo de mesa predefinido también funcionan como

Para una investigación de mayor envergadura que incluya un análisis extensivo al contexto cubano de finales del siglo XX se deben tener en cuenta los factores circunstanciales que conllevaron a cambios decisivos en nuestra política cultural y sus consiguientes consecuencias, a saber: la reciente caída del campo socialista y el recrudecimiento del bloqueo económico a Cuba impuesto por el gobierno norteamericano, lo que originó el llamado Período Especial; la apertura de nuestro país al mundo con la inminente llegada de fenómenos como el turismo (conocedor o no en materia de artes), el mercado, el coleccionismo, etcétera, que posibilitaron la gradual salida del país de muchos artistas, bien para exhibir sus obras en importantes eventos, galerías y museos de arte, para trabajar e incluso para residir permanentemente en el exterior. 2 Cfr. Alain Cabrera Fernández. «Bifurcaciones y nexos en la fotografía contemporánea cubana. Concepto o/es documento». Revista Artecubano 3/2014, pp. 40-45. 1

documento del devenir de la creación desde el instante inicial, algo que no todos advierten una vez que se enfrentan a una pieza concluida o ubicada en un espacio legitimador. Entonces cabe preguntarse a estas alturas, ¿cómo reconocer una fotografía documental y una conceptual? ¿En qué momento subvierten sus márgenes?, cuando una categoría constantemente nos remite a la otra y las dos pueden premeditarse. Las diez propuestas de artistas que conforman Mala yerba: panorama de la joven fotografía cubana, para el International Photo Proyect 2017, –todos menores de 35 años–, revelan un heterogéneo corpus ideo-estético reconocido a través de poéticas y discursos propios aunque comunes en el cotidiano bregar de esta nueva generación. Los resultados traducidos en obras, desde una mirada crítica, también resultan contenedores de procesos más complejos que involucran intencionadamente la exploración a través de

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Alain Cabrera Fernández Licenciado en Historia del Arte por la Universidad de La Habana, Cuba en el 2008. Desde ese año y hasta el presente se desempeña como editor de la revista Artecubano, organismo del Consejo Nacional de las Artes Plásticas de Cuba (CNAP). Es crítico de arte y pertenece a la sección de Artes Plásticas / teoría y crítica de la Unión de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC).


Adrián

Fernández Havana, 1984. Ha ricevuto una formazione presso la Fondazione Ludwig di Cuba e dal 2010 al 2012 presso l’Università Tisch School of the Arts di New York. Attualmente lavora come artista visivo e docente della fotografia documentaria presso la Tisch School di New York al dipartimento arti e programmi speciali. Havana, 1984. He received training at the Ludwig Foundation of Cuba, University of New York, Tisch School of the Arts, and in special programs from 2010 to 2012. He currently works as visual artist and teacher of Documentary Photography at the University of New York, Tisch School of the Arts Special Programs.

La caratteristica più forte che si nota analizzando il lavoro di Adrián Fernández è il suo desiderio continuo di trovare l’espressione più intensa in ogni oggetto che cattura con la sua macchina fotografica. Gli stessi oggetti che inizialmente sono visti nel totale dell’inquadratura, diventano lentamente primissimi piani (zoom) svelando un approccio essenzialmente obbiettivo nei confronti di diverse parti della realtà. Dalle facciate fino agli interni, arrivando anche all’essenza del dettaglio, come nel lavoro con i francobolli, Adrián rivisita il passato nazionale mediante paradigmi estetici, culturali, sociali o politici di determinate epoche partendo dall’immagine che ha costruito di esse.

La Habana, 1984. Se formó en la Fundación Ludwig de Cuba y en la Universidad de Nueva York, en la Escuela de Artes Tisch, en los Programas Especiales de 2010 a 2012. Actualmente trabaja como artista visual y profesor de Fotografía Documental para la Universidad de Nueva York, Tisch School of the Arts Special Progams.

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The greatest professional concern one perceives when analyzing Adrián Fernández’ creations in photography is his permanent wish to find the fullest expression in each one of the objects he captures with his camera. What he first conceived as panoramic views in some cases are now in the foreground (zoom), presenting an essentially objective approach of diverse zones of reality. From façades to interiors and even to details, as in his work with postage stamps, Adrián revisits the national past with starting point in aesthetic, cultural, social or political paradigms of certain periods and the image he has constructed of them.

La mayor inquietud profesional que se advierte cuando se analizan las creaciones fotográficas de Adrián Fernández radica en su deseo renovado por encontrar en cada captura que le brinda su cámara, la expresividad absoluta de los objetos que corporizan las composiciones elegidas. Lo que empezaran siendo vistas panorámicas en algunos casos, de a poco figura en primerísimos planos (zoom) que en esencia entrevén una postura objetiva hacia diversas zonas de la realidad. Desde fachadas hasta interiores, incluso llegando a la esencia del detalle, en especial en el trabajo con los sellos de correo, Adrián revisita el pasado nacional a partir de paradigmas estéticos, culturales, sociales o políticos de determinadas épocas a partir de la imagen que se ha construido de ellas.

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De la serie Requiem por los sueĂąos, Obra en proceso

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Nome Opera, Anno

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De la serie Epilogo I, Sin tĂ­tulo #29_2011-2012, FotografĂ­a digital

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De la serie Epilogo II, Sin tĂ­tulo #24_2011-2012, FotografĂ­a digital

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Alfredo

Sarabia Per Sarabia la disciplina fotografica è prima di tutto il rispetto della tradizione e della continuità con l’opera lasciata in eredità dal padre (Alfredo Sarabia Domínguez 1951-1992), straordinario fotografo vissuto nei decenni 70 e 80. Nelle fotografie di questo giovane artista spicca la sistematica indagine del contesto circostante trasformata in una serie di immagini evocative che denotano un profondo legame con i simboli storici, con la memoria e l’etica individuale/collettiva.

Havana, 1986. Si è laureato presso l’Istituto Superiore d’Arte nel 2012. Tra le sue mostre personali si segnala Ensayo sobre la parábola del Sembrador, (2009). Nello stesso anno ha ricevuto la borsa di studio Raúl Corrales Creation e nel 2015 la borsa di studio concessa dal Kunsträume Michael Horbach Foundation, Colonia, Germania. Havana, 1986. He graduated from the Higher Institute of Art in 2012. Among his solo shows stand out Ensayo sobre la parábola del sembrador, (2009). In this year he received the Raúl Corrales Creation Scholarship, and in 2015 the Kunsträume scholarship granted by the Michael Horbach Foundation, Cologne, Germany. La Habana, 1986. Graduado en el 2012 del Instituto Superior de Arte. Entre sus exposiciones personales sobresale Ensayo sobre la parábola del sembrador, Fototeca de Cuba (2009). En el año 2009 se le otorga la beca de creación Raúl Corrales y en el 2015 la beca KUNSTRÄUME Michael Horbach Stiftung. Köln, Alemania.

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In Sarabia, photography is, above all, commitment with tradition and continuation of the work left by his father (Alfredo Sarabia Domínguez 1951-1992), a relevant photographer from the1970s and 1980s. The photos by this young artist evidence his perseverance in the search of his surrounding context, expressed in important series that not only boast formal beauty but also attachment to historical symbols, the memory and personal/ group ethics.

En Sarabia la práctica fotográfica es ante todo compromiso de tradición y continuidad con la obra legada por su padre (Alfredo Sarabia Domínguez 1951-1992), relevante fotógrafo de las décadas del ´70 y ´80. Por su parte en las fotografías de este joven artista destaca la constancia indagatoria del contexto que le rodea consolidado en series trascendentales no solo por la belleza formal que profesan sino por el apego al símbolo desde la historia, la memoria y la ética individuo/colectiva.

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De la serie Sustitutos_2013, Sustituto No. 5: Hace mucho que te espero, FotografĂ­a digital

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17 de diciembre 2014 - 23 de febrero 2017, Obra en proceso, FotografĂ­a digital

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Entramado_2014, InstalaciĂłn. FotografĂ­a digital, toma corrientes, cables y bombillos de diferentes tamaĂąos. Dimensiones variables 170


Entramado_2014, InstalaciĂłn. FotografĂ­a digital, toma corrientes, cables y bombillos de diferentes tamaĂąos. Dimensiones variables 171


Jorge

Otero Havana, 1982. Si è laureato in Arti Visive e incisione presso l’Istituto Superiore d’Arte. Tra le sue mostre a Cuba spicca War Hero (2015). Ha ottenuto residenze alla Gilbert Brownstone Foundation di Parigi e alla Arts & Partage Foundation, Aix-en-Provence, France. Havana, 1982. He graduated in Visual Arts and Engraving at the Higher Institute of Art. Among his exhibitions in Cuba stands out War Hero (2015). He obtained residences from the Gilbert Brownstone Foundation, Paris, and the Arts & Partage Foundation, Aix-en-Provence, France. La Habana, 1982. Graduado de Artes Plásticas y Grabado en el Instituto Superior de Arte. Entre sus exposiciones sobresale War Hero (2015). Obtuvo la Residencia Fundación Gilbert Brownstone en París, y la Residencia Arts & Partage Fundation, Aix en Provence, Francia.

Per Jorge Otero la fotografia appare come un mezzo di espressione molto particolare dove il corpo domina completamente l’immagine. Nella sua produzione artistica, che comprende anche altre discipline come l’installazione, la video arte o il disegno, la fotografia gli offre l’opportunità di creare una forma straordinariamente solida di arte visiva. Alla figura umana catturata con il suo obbiettivo, in particolare il contadino cubano simbolo della resistenza, Otero aggiunge la tecnica artigianale dell’intreccio a mano che garantisce esclusività e alta qualità estetica alle sue opere. In questo modo l’artista invita il pubblico a riconsiderare la propria identità dal presente, dove ogni persona diventa il protagonista assoluto del suo futuro nella storia.

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For Jorge Otero, photography is a very distinctive form of expression where the body fully dominates the image. In his artistic production, which also comprises installation, video art and drawing, photography gives him the possibility to create an extraordinarily solid visual art form. To the human figure captured by his lens, particularly the Cuban peasant as identity symbol of resistance, Otero adds the handicraft technique of interweaving, which grants exclusiveness and high aesthetic quality to the pieces. The artist thus induces the public to reconsider the own identity from the present, where each person becomes the absolute hero of his future in history.

A Jorge Otero la fotografía le resulta un medio de expresión muy distintivo donde el cuerpo alcanza el dominio vasto de la imagen. En su producción artística que también abarca otras manifestaciones como la instalación, el video arte o el dibujo, la práctica fotográfica le ofrece la oportunidad de armar un discurso visual de extraordinaria solidez. A la figura humana captada con su lente, en especial el guajiro como símbolo identitario de resistencia, Otero incorpora de manera artesanal la técnica del entretejido a mano para así dejar conformada la obra, con lo que las piezas adquieren una exclusividad y esteticismo mucho más preponderantes. De tal modo el artista conduce al público a un replanteo sobre su identidad desde la época actual donde cada persona se convierte en héroe absoluto de su devenir histórico.

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De la serie War Hero, Espaldar_2014, FotografĂ­a tejida a mano

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De la serie War Hero, Sin tĂ­tulo_2015, FotografĂ­a tejida a mano

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De la serie War Hero, Estampida_ 2014, Impresiรณn digital

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De la serie War Hero, Tregua_2013, Impresiรณn digital

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Leandro

Feal

Havana, 1986. Si è laureato all’Accademia di Belle Arti di San Alejandro e successivamente alla Conduct Art Chair. Ha frequentato i corsi presso l’Istituto Superiore d’Arte. Ha svolto residenze artistiche alla New York Film Academy, Los Angeles, New York (2015-2016) e alla Artist x Artist, Azkuna Zentroa, Bilbao, Spain (2016). Havana, 1986. He graduated from San Alejandro Academy of Fine Arts and later from the Conduct Art Chair. He attended courses at the Higher Institute of Art. He has obtained artistic residences from the New York Film Academy, Los Angeles, New York (2015-2016) and from Artist x Artist, Azkuna Zentroa, Bilbao, Spain (2016).

Per Leandro la fotografia si è trasformata in un’entità inseparabile del suo stile di vita. Come un fotoreporter viaggia con la camera in mano, per diversi luoghi del mondo, catturando ciò che secondo il suo giudizio è pieno di significati. Non il comune e quotidiano allo sguardo degli altri, ma quello che, anche se risulta effimero, possa stabilire alla fine un nesso spirituale con sè stesso. Così nascono immagini documentaristiche di scenari domestici e di persone in molte occasioni affini a lui, senza pregiudizi fotogenici, senza interesse per l’invasione delle loro intimità e senza manifestare sorpresa di fronte alla camera, come se questa fosse una compagna in più. La ricchezza dell’opera di questo artista consiste proprio nell’estetica della spontaneità.

La Habana, 1986. Graduado de la Academia de Bellas Artes San Alejandro y de la Cátedra Arte de Conducta. Cursó estudios en el Instituto Superior de Arte. Ha obtenido residencias artísticas en la New York Film Academy. Los Ángeles, New York (2015-2016) y Artista x Artista. Azkuna Zentroa, Bilbao, España (2016).

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Photography has become inseparable from Leandro’s life style. As photo journalist, camera in hand, he tours different places of the world, capturing what, in his opinion, is full of significance; not what is common and daily for others, but what may ultimately create a spiritual bond with himself, even if ephemeral. Thus, images in domestic settings and persons many times related to him are captured in a totally unprejudiced photogenic manner, without being disturbed by the invasion of their intimacy or showing surprise before the camera. The richness of this creator’s art form lies precisely in that aesthetics of spontaneity.

Para Leandro la fotografía se ha convertido en un ente inseparable de su estilo de vida. Cual fotorreportero transita, cámara en mano, por diferentes lugares del mundo, registrando lo que a su juicio existe lleno de significados. No es lo común y cotidiano a la mirada de otros sino aquello que aunque resulte efímero, pueda establecer a la postre un nexo espiritual consigo mismo. Así surgen imágenes documentales de escenarios domésticos y personas en muchas ocasiones afines a él, en pleno desprejuicio fotogénico sin importar la invasión de sus intimidades y sin manifestar sorpresa ante la cámara, como si esta fuese una compañera más. La riqueza del discurso de este artista radica precisamente en esa estética de lo espontáneo.

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De la serie Donde nadie es exclusivo, Barcelona_2011-2013, FotografĂ­a analĂłgica a color

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De la serie Donde nadie es exclusivo, Barcelona_2011-2013, FotografĂ­a analĂłgica a color

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De la serie Eastern Gdansk_2013-2015, FotografĂ­a analĂłgica a color

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De la serie Almost Blue_2011 FotografĂ­a analĂłgica a color

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Linet

Sánchez Villa Clara, 1989. Ha completato la sua formazione professionale presso la Facoltà di Arti Visive dell’Istituto Superiore d’Arte (2013). Da questo momento in poi, la fotografia è stata la forma d’espressione per eccellenza che caratterizza il suo lavoro. Nel 2015 ha conseguito il Primo Premio al Post-it 3, e all’Habana Cultura Residence. Villa Clara, 1989. She completed her professional education at the Faculty of Visual Arts of the Higher Institute of Art (2013). From that moment on, photography has been the form of expression par excellence that characterizes her art work. In 2015 she obtained the First Prize at Post-it 3, and the Habana Cultura Residence. Villa Clara, 1989. Su formación profesional la alcanzó en la Facultad de Artes Visuales del Instituto Superior de Arte (2013). Desde ese momento la fotografía ha sido el medio expresivo por excelencia que caracteriza su trabajo artístico. En el 2015 obtuvo el Primer Premio de Post-it 3 y la Residencia Habana Cultura.

L’opera di Linet Sánchez si basa sulla costruzione di piccoli plastici che riproducono spazi ideali immaginati in precedenza. Questi primi modelli che vengono costruiti per arrivare a elaborare strutture più complesse per produzioni di maggiore prestigio, potrebbero da soli funzionare come parte di istallazioni, dato che la tipologia di realizzazione dei dettagli ha un livello molto alto. Tuttavia, questo non è il suo scopo, ma solo l’inizio di un processo ulteriore. Le fotografie che lei realizza, tutte intenzionalmente “Senza titolo”, sono il complemento di queste sculture scenografiche che raramente superano i 50 cm quadrati. L’obbiettivo non è documentare le forme create in precedenza, ma rendere la fotocamera come l’estensione dell’occhio umano per entrare all’interno del plastico e realizzare immagini introspettive e interrogarsi su universi idealizzati.

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The starting point of Linet Sánchez’ work is the construction of small models or tiny architectonic spaces of preconceived idealized forms. These first steps aimed at conceiving more complex works might be considered installations in themselves, since they show very high level in their details; however, that is not her purpose. The photographs she later conceives, intentionally left without title, are the complement of those stage decoration sculptures that seldom exceed 50 square cm. The purpose is not to document said forms, but to make the camera, as extension of the human eye, penetrate their interiors, producing introspective, questioning images of idealized universes.

La obra de Linet Sánchez toma como punto de partida la construcción de pequeños espacios arquitectónicos (maquetas) que en su estructura poseen una idea preestablecida mucho más evocadora. Estos primeros pasos que da para luego concebir producciones de mayor envergadura, por sí solos pudieran funcionar como piezas objetuales de carácter instalativo, donde el nivel de detalles apreciables en las zonas permisibles de sus composiciones ronda la alta factura. Mas, ese no es el fin, acaso únicamente el comienzo de un proceso superior. Las fotografías que luego concibe, tituladas con toda intención Sin título, son el complemento de esas esculturas escenográficas que rara vez sobrepasan los 50 cm cuadrados. El objetivo propuesto no es documentar las formas antes creadas, más bien que el campo visual de la cámara como extensión del ojo humano, de manera subjetiva, se adentre en sus interiores devolviendo imágenes introspectivas y cuestionadoras de universos idealizados.

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De la Serie Sin tĂ­tulo_2012-2014, FotografĂ­a digital

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De la Serie Sin tĂ­tulo_2012-2014, FotografĂ­a digital

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De la serie 00:00:00, Sin título_2015-2016, Fotografía digital (Díptico)

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De la serie 00:00:00, Sin título_2015-2016, Fotografía digital (Díptico)

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Reinaldo

Cid

Ciego de Ávila, 1987. Ha completato gli studi artistici presso l’Istituto Superiore d’Arte (2012). Nel 2013 ha ricevuto la borsa di studio Raúl Corrales Creation e nel 2010 l’Estudio 21. Membro dell’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba è docente presso il Dipartimento di Fotografia dell’Istituto Superiore d’Arte. Ciego de Ávila, 1987. He completed art studies in the Higher Institute of Art (2012). In 2013 received the Raúl Corrales Creation Scholarship and 2010 the Estudio 21 Scholarship. He is a member of the Union of Writers and Artists of Cuba. He is a teacher in the Department of Photography of the Higher Institute of Art.

L’utilizzo della camera oscura come spazio di sperimentazione che definisce i lavori di Reinaldo Cid comporta l’allontanamento dai metodi stabiliti per intravedere nuove soluzioni; intuisce la possibilità di “rivelare”nelle immagini altre immagini latenti. Questa idea lo porta a cercare di comprendere la fotografia anche come una specie di esorcismo, dove l’azione di fotografare diventa “mutare la pelle”. L’immagine viene alterata e determinata in funzione delle caratteristiche del processo tecnico come principale processo concettuale, capace di fare emergere e visualizzare altre dimensioni della realtà.

Ciego de Ávila, 1987. Cursó estudios en el Instituto Superior de Arte (2012). En el 2013 recibió la Beca de Creación Fotográfica Raúl Corrales y en el 2010 la Beca Estudio 21. Miembro de la Unión de Escritores y Artistas de Cuba. Actualmente es profesor del Departamento de Fotografía del Instituto Superior de Arte.

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The use of the laboratory as space of experimentation that defines the works of Reinaldo Cid entails a distancing from established methods in order to find new ways: he senses the possibility of ‘revealing’ other latent images in the images. This idea leads him to try to understand photography as a kind of exorcism where the action of photographing is equivalent to ‘changing the skin’. The image is altered and determined according to the characteristics of the technical process, as main conceptual builder capable of making other dimensions of reality emerge and become visible.

El empleo del laboratorio químico como espacio de experimentación que define los trabajos de Reinaldo Cid supone un desprendimiento de los métodos establecidos para vislumbrar nuevos accesos; intuye la posibilidad de «revelar» en las imágenes otras imágenes latentes. Esta idea lo lleva a tratar de comprender también la fotografía como una especie de exorcismo, en donde la acción de fotografiar sea equivalente a «mudar la piel». La visualidad viene a ser alterada y determinada según las características del proceso técnico como principal constructor conceptual, capaz de hacer emerger y visualizar otras dimensiones de la realidad.

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De la serie Feromonas_2012, Hierro sobre gelatina Viraje: Sustituciรณn del รณxido de plata en la emulsiรณn del papel por el hierro contenido en la sangre. 192


De la serie Feromonas_2012, Hierro sobre gelatina Viraje: Sustituciรณn del รณxido de plata en la emulsiรณn del papel por el hierro contenido en la sangre. 193


180° de Nada_2010-2012, Plata sobre gelatina Fosos de las Fortalezas utilizados como Paredón de fusilamiento 194


180° de Nada_2010-2012, Plata sobre gelatina Fosos de las Fortalezas utilizados como Paredón de fusilamiento 195


Ricardo Miguel

Hernández Havana, 1984. Ha frequentato la Conduct Art Chair. Tra i riconoscimenti ottenuti spiccano: la menzione speciale al Set UP di Bologna, e il 4° posto all’ Alfredo Sarabia National Biennial of Photography, Cuba. Attualmente è rappresentato in Italia dalla Galleria Rossmut, Roma. Havana, 1984. He attended the Conduct Art Chair. Among the acknowledgments obtained stand out: Special Set Up Mention, Italy; First Prize, 4th Alfredo Sarabia National Biennial of Photography, Cuba. He is currently represented in Italy by Rossmut Gallery, Rome. La Habana, 1984. Realizó estudios en la Cátedra Arte de Conducta. Entre los reconocimientos obtenidos, destacan: Mención Especial Set Up, Italia; Primer Premio, IV Bienal Nacional de Fotografía Alfredo Sarabia in memoriam, Cuba. Actualmente es representado en Italia por Rossmut Gallery, Roma.

Generalmente la produzione di Ricardo Miguel, di evidente influenza documentaristica, si riconosce per il trasgredire sotto diversi punti di vista i limiti spazio-temporali. La storia di una nazione e il suo rapporto con altri temi vengono utilizzati per sperimentare attraverso le immagini un “passatopresente” che coinvolge tutti, creando un tipo caratteristico di narrazione mediante atmosfere deliranti e notturne sfumate da una patina invecchiata color magenta che lascia il pubblico in sospeso. Il suo lavoro si basa su una particolare sperimentazione, basata sullo studio di diversi processi tecnici che vanno dalla ricerca di estetiche antecedenti, fino alle tecniche di ripresa e di sviluppo analogico come l’analisi dell’illuminazione manuale del set o il Technicolor degli anni 50. In tutti i casi il risultato ottenuto giustifica l’utilizzo dei sistemi elencati.

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In general, Ricardo Miguel’s work, with evident influence of the documentary, is characterized for its transgression of the space-time borders in different ways. The common history of a nation and its relation with other contexts is assumed as pretext to reflect in images a “pastpresent” that involves all of us. He thus creates a distinctive narrative by means of delirious atmospheres and night images with old magenta shades of meaning that succeed in creating expectation among the public. For this purpose he relies on a characteristic imagery based on the specialization in technical processes that range from the retrospective appropriation of aesthetics to the analogical revealing and printing techniques of the 1950s such as hand illumination of photos or Technicolor. In all cases the art form of each series justifies the use of such processes.

En sentido general la producción de Ricardo Miguel, de evidente influjo documental, se identifica por transgredir desde diversas aristas los límites espacio-temporales. La historia común de un país y su relación con otros contextos le sirve de pretexto para vivenciar a través de imágenes un «pasado-presente» que nos involucra a todos, creando cierta narratividad peculiar mediante atmosferas delirantes y nocturnidades matizadas por un velo magenta antaño que logran mantener al público expectante. Para ello se apoya de una visualidad característica, basada en la especialización en diversos procesos técnicos que van desde la apropiación retrospectiva de estéticas hasta las técnicas analógicas de revelado e impresión como el procesamiento manual de iluminación de fotos o el tecnicolor de los años 50. En todos los casos el discurso propio de cada serie justifica la utilización de dichos procesos.

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De la serie El pasado fue real_2015, Impresiรณn digital

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Acerca de las bajas pasiones_2014-2016, Impresiรณn digital y notas en papel de agenda

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Solo en el camino_2013-2015, Impresiรณn digital

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Developer_2012, Impresiรณn digital

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Rodney

Batista Havana, 1988. Ha frequentato l’Accademia Nazionale di Belle Arti di San Alejandro. Le sue fotografie sono state esposte in mostre personali e collettive a Cuba, Francia e Spagna. Havana, 1988. His initial studies were made at San Alejandro National Academy of Fine Arts. His photographs have been exhibited in solo shows and group exhibitions in Cuba, France and Spain. La Habana, 1988. Sus primeros estudios los realizó en la Academia Nacional de Bellas Artes San Alejandro. Actualmente cursa la carrera de Artes Visuales en el Instituto Superior de Arte. Sus fotografías han sido expuestas en muestras personales y colectivas en Cuba, Francia y España.

Rodney Batista è un provocatore, un’esplosione di ideologie etiche ed estetiche il cui unico obiettivo è fare in modo che prevalga il suo ideale. Nelle sue opere, non perde tempo a raggrupparle per serie, stabilisce una relazione antagonistica vecchia come l’umanità stessa: la relazione vita-morte. Il suo lavoro è il risultato di ciò che dettano i suoi modelli o piuttosto di ciò che la sua prolifera immaginazione è capace di ricreare mediante le immagini. Costruisce le scene mediante ambientazioni narrative dove l’organico e l’inorganico dialogano ed entrano in armonia tra loro formando un sistema costituito di segni di elevato significato semantico. L’omaggio alla vita attraverso la morte si esprime in piccoli frammenti fisici che se suscitano dolore e agitazione e provano a plasmare sulla carta stampata un sentimento più grande.

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Rodney Batista is a provocateur, a trigger for ethical and aesthetic ideologies whose sole purpose is to make his creed prevail. In his works, without taking time to put them together in series, he creates an antagonistic relation as old as humankind: the life-death relation. He structures the art form according to what his models tell him, or better, to what his prolific imagination is capable of recreating with the poses. The scenes are created by means of narrative settings where organic and inorganic dialogue and harmonize creating a system of signs of high semantic content. The cult to life through death is expressed in these body fragments that, even if causing pain and restlessness, attempt to arouse a deeper feeling in the printed format.

Rodney Batista es un provocador, un detonador de ideologías éticas y estéticas cuyo único objetivo es hacer que prevalezca su credo. En sus obras, sin detenerse a agruparlas por series, establece una relación antagónica tan antigua como la humanidad misma; la relación vida-muerte. El discurso lo estructura en correspondencia con lo que le dictan sus modelos o más bien con lo que su imaginación prolifera es capaz de recrear mediante las poses. Las escenas se constituyen por medio de ambientaciones narrativas donde lo orgánico y lo inorgánico dialogan y armonizan formando un sistema sígnico de elevada carga semántica. El culto a la vida a través de la muerte se patentiza en estos fragmentos corporales que aunque suscitan dolor y desasosiego intentan plasmar en el formato impreso un sentimiento más grande.

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Aquel que tiene ojos_2011, Impresiรณn digital

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Flor silvestre_2012, Impresiรณn digital

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Sin tĂ­tulo_2013, ImpresiĂłn digital

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Tono pastel_2012, Impresiรณn digital

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Yanahara

MAURI

Artemisa, 1984. Corso di laurea in Storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere e Letterature all’Università dell’Avana (2008). Gran Premio della Fototeca di Cuba in occasione del primo Festival della Fotografia di Piccolo Formato, (2010) e il primo premio in occasione della 9a Biennale Regionale della Fotografia di San Antonio de los Baños nello stesso anno. Artemisa, 1984. Bachelor in Art History from the Faculty of Arts and Literature of the University of Havana (2008). Grand Prix of the Fototeca de Cuba at the First Festival of Small Format Photography, (2010), and the First Prize of the 9th Regional Biennial of Photography of San Antonio de los Baños that same year. Artemisa, 1984. Licenciada en Historia del Arte por la Facultad de Artes y Letras de la Universidad de La Habana (2008). Obtuvo Gran Premio en el primer Festival de fotografía de pequeño formato, (2010) y el Primer Premio de la IX Bienal Regional de Fotografía de San Antonio de los Baños otorgado el mismo año.

Gli svariati tipi di canoni per quanto riguarda il genere, l’identità e il benessere sociosessuale costituiscono i punti di partenza per le proposte artistiche di Yanahara Mauri suddivise in tre principali serie. Mediante l’esaltazione del ritratto psicologico, che realizza in uno studio fotografico partendo da un’idea che dalla mente trasferisce su un foglio per appunti, l’autrice enfatizza gli aspetti pertinenti alla condizione esistenziale di uomo/donna in conflitto con la propria natura o nella repressione/soddisfazione dei propri sogni e desideri più intimi. La nudità nella maggior parte dei casi è lo strumento che le permette di strutturare con estrema facilità concetti articolati sui sentimenti e di esprimerli in piena libertà in una società e in una cultura per tradizione maschilista.

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The canons established by the heterogeneity regarding gender, identity and the social/ sexual individual are the starting points for Yanahara Mauri’s artistic proposals, which are later divided into her three main series. With emphasis on the psychological portrait made in a photographic studio (with previous mental and notebook sketch), this creator underlines aspects related to the existential condition of men/women in struggle with their nature or in repression/outburst and satisfaction of their most intimate dreams and desires. In most cases, nudes offer the possibility to structure well defended concepts in order to obtain full freedom of feelings in a traditionally male chauvinistic society and culture.

Los cánones establecidos por la hetero-norma acerca del enfoque de género, la identidad y el ser socio-sexual son la punta de lanza que le permiten a Yanahara Mauri establecer sus propuestas artísticas para ubicarlas luego en sus tres principales series. Con énfasis en el retrato psicológico concertado en un estudio fotográfico, previo boceto en su mente y en una hoja de libreta, esta creadora enfatiza en aspectos relacionados con la condición existencial de Hombre/Mujer en pugna con su naturaleza o en represión/estallido y complacencia de sus sueños y deseos más íntimos. La desnudes en la mayoría de los casos es el conducto que le facilita estructurar conceptos bien defendidos para obtener la plena libertad de sentimientos ante una sociedad y cultura machista por tradición.

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De la serie Los espasmos de Venus, Juego de nupcias_2010 Impresiรณn digital, negativo 35 mm escaneado 210


De la serie Los espasmos de Venus, La infanta del tirapiedras_2010 Impresiรณn digital, negativo 35 mm escaneado 211


De la serie Hijos de Onán, Sin título_2015, Fotografía digital (Díptico)

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De la serie Hijos de Onán, Sin título_2015, Fotografía digital (Díptico)

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Yomer

Montejo Camagüey, 1983. Grazie alle sue sperimentazioni artistiche nell’ elaborazione della tecnica radiografica ha ottenuto numerosi premi e menzioni in diversi eventi e saloni d’arte di Cuba, nonché la partecipazione a mostre personali e collettive nel paese e all’estero. Camagüey, 1983. His first experimentations in art consisted of manipulating the X-Ray technique, This has earned him different prizes and mentions in several events and art salons in Cuba as well as participation in solo and group shows in the country and abroad. Camagüey, 1983. Sus primeras experimentaciones en el arte fueron realizadas mediante la manipulación de la técnica de Rayos X. Ha obtenido diferentes premios y menciones en varios eventos y salones de arte en la escena plástica cubana, así como participar en exposiciones personales y colectivas dentro y fuera del país.

Nelle sue fotografie a raggi X Yomer Montejo Harrys utilizza tutta l’esperienza nel campo delle discipline che studiano l’immagine maturata prima del suo approdo nel mondo dell’arte. Le sue opere realizzate applicando la tecnica radiografica, una tendenza a livello internazionale con esempi riscontrabili nella fotografia di grandi fotografi come Helmut Newton, denotano come l’artista padroneggia questo procedimento ottenendo una raffinata esecuzione dell’immagine, caratteristica che diventa il suo punto di forza. Questi ritratti sociali, perché senza dubbio lo sono, si materializzano attraverso temi come la violenza, la necessità di espatriare, i bisogni primari o il potere e mediante la forza determinata che proiettano le immagini, si può un apprezzare la vita osservandola da un punto di vista non esattamente tra i migliori.

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In his X-ray photographs, Yomer Montejo Harrys boasts of his specialty in the field of scientific imagery before broaching into art. The representations he achieves through the use of the X-ray technique show a refined treatment of this art, which has an international background with concrete examples in Helmut Newton’s fashion photography. These social portraits (because they undoubtedly are such) express in themes such as violence, migratory intentions, basic needs or power, with the determinant force of the images, another way of appreciating life that is not exactly perceived from the best angle.

En sus fotografías radiográficas Yomer Montejo Harrys hace gala de su especialidad en el campo de la imagenología antes de su incursión en el arte. Las representaciones logradas aplicando la técnica de rayos x, si bien cuentan entre sus antecedentes visuales en el plano internacional a ejemplos concretos de la fotografía de moda de Helmut Newton, de igual modo manifiestan un tratamiento depurado del concepto establecido por Yomer, lo cual otorga puntos a su favor. Estos retratos sociales, porque sin dudas lo son, materializan a través de tópicos como la violencia, las intenciones migratorias, las necesidades primarias o el poder, con la determinante fuerza que proyectan las imágenes, otra manera de apreciar la vida no precisamente observada desde el mejor de los ángulos.

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Se abre el telón_2011, Fotografía radiográfica

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Esclavos del presente_2010, Fotografía radiográfica

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El beso_2008, Fotografía radiográfica

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Coco timbas_2011, Fotografía radiográfica

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Progetto grafico: Matteo Tamburrino (echocommunication.eu) © 2017 Fondo Malerba per la Fotografia - Tutti i diritti riservati Per i testi © gli autori. Per le fotografie © gli autori: gli autori sono proprietari dei relativi diritti. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza il previo consenso scritto di Fondo Malerba per la Fotografia e degli autori dei testi. Finito di stampare Marzo 2017. 224

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International Photo Project 2017  

This is the official catalog of the exhibition held in Milan with Italian, Cuban and American authors.

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