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CIRCOLARE PRODUZIONI 2012.2013

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA TEATRO STABILE DI INNOVAZIONE - diretto da Beppe Navello Via Santa Teresa 23 10121 Torino tel +39 0115119409 fax +39 0115184711 distribuzione: Elena Ormezzano organizzazione@fondazionetpe.it Trailer: www.youtube.it/fondazionetpe - www.fondazionetpe.it


debutto febbraio 2012

REMAKE

Un racconto di tempesta drammaturgia e regia Myriam Tanant regista assistente Emiliano Bronzino con Giulia Lazzarini e Maria Alberta Navello scene Francesco Fassone / assistente scenografo Alice Delorenzi costumi Brigida Sacerdoti / musiche Matteo Curallo / luci Antonio Merola

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA - Il Contato / Teatro Giacosa di Ivrea Giulia Lazzarini, storica interprete del Piccolo Teatro e delle creazioni di Giorgio Strehler, in un confronto con una giovane attrice che vuole imparare l’arte. Una rievocazione della grande avventura de La Tempesta di Shakesperare, messa in scena per l’Odéon di Parigi. Un giorno su un palcoscenico vuoto, in attesa di una classe di giovani allievi attori che parteciperanno a uno stage con un’attrice importante, carica di esperienza e di gloria, un’attrice che è stata tra le protagoniste della creazione de La Tempesta di Strehler... Ma una vera tempesta metereologica scoppia improvvisa e soltanto una ragazza del gruppo previsto riesce ad arrivare. Tra la maestra e l’allieva si manifesta, sempre più appassionata e suggestiva, attraverso il racconto e l’evocazione, la restituzione di un’esperienza artistica straordinaria e indimenticabile, tra le più alte del teatro italiano del secolo scorso: alla luce incerta delle candele di una ribalta improvvisata, una prova di teatro si fa strada tra frammenti di documenti filmati, lievitazioni scenografiche e suggestioni musicali, in un emozionato tentativo di far rivivere il senso di una poetica e l’importanza civile della sua presenza nella società: è ancora possibile per le nuove generazioni recitare Shakespeare in quel modo altissimo e così urgente per il pubblico che si riconosceva in quel messaggio di civiltà?

ZIO VANJA

NUOVA PRODUZIONE debutto novembre 2012

Scene dalla vita di campagna in quattro atti traduzione Gerardo Guerrieri

regia Emiliano Bronzino scene Francesco Fassone / luci Antonio Merola FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA

Tutta l’opera di Cechov ci racconta l’impossibilità dell’uomo di realizzare i propri sogni. In Zia Vanja sembra che il sogno che muove i quattro protagonisti dell’opera sia l’amore; in realtà l’amore rappresenta per ognuno dei personaggi la sola via di fuga dalla situazione d’infelicità in cui vive. L’eccezione è data dal professor Serebrjakov, che ignorando tutte le pulsioni degli altri, si chiude egoisticamente in se stesso. È lui il vero motore di tutta l’azione, è la sua venuta alla dacia a iniziarla, è lui a far precipitare la situazione, e infine a ripristinare la condizione iniziale di tutti con la sua partenza. Con Zio Vanja in maniera ironica, delicata e con un grande amore per la vita, Cechov riesce a fare una riflessione profonda sulla società del suo tempo, votata al fallimento perché incapace di dare speranza nel futuro. Concentrare l’azione sui cinque protagonisti e accentuarne le differenze di età ci permette di mettere in risalto questo contrasto, questa lotta di una generazione che cerca disperatamente di crearsi il proprio futuro senza riuscirci. La Russia di Cechov ma anche il nostro presente, dove le nuove generazioni non solo non riescono a trovare il proprio posto nella società, ma sempre di più devono pagare i conti di quelle che le hanno precedute. Zio Vanja vive di un mondo di piccole azioni, frasi non dette, allusioni a significati profondi che non arrivano mai a manifestarsi, esistenze apparentemente piccole che riescono a esprimere l’universalità della condizione umana. Lo spettatore deve essere portato ad analizzare i personaggi e la situazione con lo stesso sguardo clinico usato da Cechov, come al microscopio. Arrivando a eliminare la distanza che c’è tra platea e spazio scenico, e ad immergere lo spettatore nell’azione, il pubblico si trasforma nell’apparizione di quell’umanità futura cui si riferisce Cechov nelle sue opere: quell’umanità che siamo noi, immaginata dai suoi personaggi come finalmente libera, migliore, felice.


IL NAUFRAGO da Enoch Arden di Richard Strauss testo di Alfred Tennyson / traduzione di Patrizia Zappa Mulas narratore Patrizia Zappa Mulas al pianoforte Stefano Orioli FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA Perché mettere in scena oggi un poemetto romantico? Perché è la storia di un emigrante sottoposto a una prova durissima, la sparizione e il ritorno dopo dieci anni di solitudine su un’isola deserta: la perdita in vita della propria identità. Come Robinson Crusoe anche Enoch resiste alla prova estenuante della solitudine in un’isola tropicale. Ma invece di fortificarsi con quella iniziazione severa come il suo precedente illuminista, il romantico Enoch ne viene distrutto. Enoch Arden è la straziante vicenda di un triangolo amoroso che entusiasmò l’Inghilterra vittoriana. Quando fu pubblicato nel 1864 fece un tale scalpore che la Regina Vittoria si presentò a casa di Lord Tennyson per rimproverarlo di aver raccontato la storia di una bigamia involontaria che invece di farci inorridire ci commuove. Ma a compierne la gloria fu il teatro. Nel 1897 Richard Strauss lo mise in scena come Monodrama: ovvero un’opera teatrale per voce recitante e pianoforte. Fu un tale trionfo che il soggetto fu composto a più riprese da musicisti e librettisti per altri quaranta anni. Così come D.W. Griffith girò all’inizio del Novecento negli Stati Uniti tre corti dedicati ad Enoch Arden mentre metteva le basi del linguaggio cinematografico nascente. Oggi che la morale è cambiata, questa formidabile parabola acquista una nuova risonanza, torna a riguardarci da vicino da un’altra angolazione: che cosa significa partire dalla propria casa, lasciare quelli che si amano per garantirsi un po’ di benessere e perdere tutto, tranne la vita? Come restare umani quando la prova è tanto dura? Bellissimo poema narrativo e suggestivo melologo. La Zappa Mulas lo interpreta come fosse cosa propria, tanto ne appare presa. Dalla passione passa alla malinconia, dalle minuscole tenerezze quotidiane salta sulle impetuose atmosfere bibliche, le cui sciagure sembrano governate da una divinità maligna. Una bellissima interpretazione accolta da applausi commossi. Osvaldo Guerrieri - La Stampa

VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE da Louis Ferdinand Céline - copyright Editions Gallimard, Paris LETTURA SCENICA IN FORMA DI CONCERTO di e con Elio Germano, Teho Teardo musiche dal vivo Teho Teardo al violoncello Martina Bertoni luci Antonio Merola

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA in collaborazione con MUSICA90 Elio Germano, tra gli attori italiani più applauditi e originali del momento, legge ed interpreta l’opera di Céline con la musica dal vivo di Teho Teardo, accompagnata al violoncello da Martina Bertoni. Avvalendosi della straordinaria sensibilità interpretativa di Elio Germano, Teardo ripercorre musicalmente alcuni frammenti del Viaggio, restituendo - in una partitura inedita - la disperazione grottesca di questo capolavoro di scrittura che ritrova nuove dinamiche espressive nella combinazione di archi, chitarra e live electronics. Una fusione di sonorità cameristiche che guardano a un futuro tecnologico nel quale le immagini evocate dal testo interpretato da Germano si inseriscono nelle atmosfere cinematiche di Teardo; un succedersi di eventi sonori e verbali dove la voce esce dalla sua dimensione tradizionale fino a divenire suono. In quel suono Teardo crea un ambiente nel quale la voce di Germano può suggerirci nuove prospettive sulle disavventure di Bardamu e gli orrori della guerra, a contatto con una miseria morale, prima ancora che umana. Un clima in cui il pessimismo inconsolabile sulla natura umana, sulle istituzioni, sulla società e sulla vita in generale, non concede alcuna speranza. Germano apre un megaschermo interiore su quelle parole. Da grande attore, e con la modestia di porgere un’opera di formazione che si fa esperienza collettiva fuori di ogni retorica e di ogni divismo. Gianfranco Capitta - Il Manifesto


_X-

NUOVA PRODUZIONE debutto novembre 2012

di Flavia Mastrella, Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista assistente alla creazione Massimo Camilli organizzazione generale Stefania Saltarelli / consulente tecnico Mattia Vigo

RezzaMastrella - FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA - La Fabbrica dell’Attore - Teatro91 Si può parlare con qualcuno che ti dà la voce? Si può rispondere con la stessa voce di chi fa la domanda? Due persone discorrono sull’esistenza. Una delle due, quando l’altra parla, ha tempo per pensare: sospetta il tranello ma non ne ha la certezza. L’Habitat _X- è una distesa di carne calda che genera figure antropomorfe, l’uomo porta sempre con sé il colore del tempo visibilmente trionfante sulla pelle. Scriveva Franco Quadri: «Qualcuno poteva forse pensare che, col trascorrere degli anni, il fenomeno Antonio Rezza-Flavia Mastrella fosse destinato a trovare un po’ di pace, se non il senso della ragione; e invece questa ragione ha sviluppato i suoi artigli fino a raggiungere la follia pura, ma elaborando il pensiero con un’acutezza così forsennatamente logica da fare a pezzi la sedicente realtà, assunta e cavalcata con criteri rigorosamente matematici».

7 - 14 - 21 - 28 di Flavia Mastrella, Antonio Rezza con Antonio Rezza e con Ivan Bellavista aiuto regia Massimo Camilli / disegno luci Maria Pastore

REZZAMASTRELLA - FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA - TEATRO 91 Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato. Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di distanza dalla sottrazione che ci fa sparire. Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile. LA (non) STORIA: un uomo apparentemente indifeso, disinteressato ai problemi della società che lo circonda, subisce una vita priva di sentimento. Dopo una lunga malattia si separa dalla donna amata e contesta i ritmi dell’affidamento minorile. Intorno a lui una realtà confusionale, molto simile alla dittatura, gli rende il quotidiano insopportabile. Unica presenza reale è quella di un portatore d’acqua che lo fa rifocillare. Stanco di vivere in solitudine, il Protagonista cerca conforto in una donna che strilla e in un bambino che urla, ma anche questo secondo tentativo di vita borghese naufraga tra isterismi e crisi interiori. Sopraffatto dall’esistenza di ogni giorno inizia a esercitarsi spiritualmente per fortificare le proprie credenze. Contemporaneamente rovista nella sua infanzia alla ricerca di un’identità, rivive e si frastaglia in personaggi provvisori fino a diventare numero, fino a confondersi con lo spazio in balia delle cifre così care alla civiltà contemporanea che si regge sul calcolo e sulla menzogna programmata. Nei ritagli di tempo si fa bello per piacere a chi non piace. E appena tenta il confronto con la favola, incontra il capriolo, una presenza naturale che lo conduce a un urlo liberatorio e definitivo. L’autore ci parla di sconfitta del significato e di un universo ridotto alle oscillazioni e ai tentennamenti di un ideogramma mobile, ma lo spettatore che non smette di ridere, applaudire, gridare con lui in una serata di raro travolgente entusiasmo, sa trovare in questa figura tormentata e urlante che lo spinge a un ridere frenetico vicino anche alle lacrime, un proprio auspicabile doppio che si abbandona alla protesta contro una società allo sfacelo. Franco Quadri - La Repubblica


APOCALISSE Ultimo Capitolo della Trilogia della Spiritualità uno spettacolo di e con Lucilla Giagnoni 
musiche originali Paolo Pizzimenti
/ scene e luci Massimo Violato
 collaborazione al testo Maria Rosa Pantè
/ collaborazione alla drammaturgia scenica Paola Rota
 segreteria di produzione Elisa Zanino
/ si ringraziano don Silvio Barbaglia, Alberto Berrini

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA
- CTB TEATRO STABILE DI BRESCIA
- TEATRI DEL SACRO Lo spettacolo Apocalisse s’ispira all’ultimo libro della Bibbia. Ciò che interessa è l’idea di svelamento e rivelamento che è il primo significato del termine greco. “Guarda”, “racconta ciò che hai visto”, sono le indicazioni più frequenti date a Giovanni, il testimone-narratore. In un mondo di ciechi che credono di vedere e, dunque, di sapere, il mistero si rivela solo a chi sappia guardare, a chi abbia occhi nuovi. Cecità e Rivelazione fanno immediatamente pensare ad un personaggio totemico nel teatro occidentale: Edipo. Il testo sacro che per i cristiani sigilla la serie dei testi biblici e il testo teatrale che dà inizio ad ogni forma di indagine sull’uomo, vengono posti in parallelo a raccontare che la fine dei tempi è in realtà un nuovo inizio e una nuova vita per chi impara a vedere. è la storia dell’evoluzione della coscienza: un bambino appena nato vede il mondo come un fenomeno incredibile in cui pian piano le cose si riempiono di senso. Questa è l’Apocalisse, una rinascita. La Giagnoni s’infila in questi ragionamenti senza un attimo di tregua. Il suo comunicare è serrato e teatralmente sofferto. Intimamente sofferto. Lo spettatore, preso al laccio delle argomentazioni alte e dense di mistero, si accorge presto di dover pagare un prezzo: non dovrà distrarsi. Osvaldo Guerrieri - La Stampa

Apocalisse è l’ultimo capitolo di una trilogia della spiritualità (disponibile su richiesta) composta dallo spettacolo Vergine madre, ispirato al percorso di salvezza raccontato nella Divina Commedia, e dallo spettacolo Big Bang, che indaga sull’inizio e sulla creazione facendo dialogare il linguaggio della scienza con quello della teologia e quello del teatro.

BIG BANG uno spettacolo di e con Lucilla Giagnoni 
musiche originali Paolo Pizzimenti
/ scene e luci Massimo Violato
 collaborazione al testo Maria Rosa Pantè
/ collaborazione alla drammaturgia scenica Paola Rota

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA in collaborazione con TORINO SPIRITUALITà

VERGINE MADRE uno spettacolo di e con Lucilla Giagnoni 
musiche originali Paolo Pizzimenti
/ scene e luci Lucio Diana, Massimo Violato
/ collaborazione al testo Marta Pastorino

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA


PASTO A DUE #2 una creazione di e con Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea collaborazione all’allestimento Chiara Guglielmi, Martim Pedroso collaborazione alla drammaturgia Fabio Chiriatti / disegno luci Stefano Mazzotta, Antonio Merola costumi e progetto scenografico Cie. Zerogrammi / elaborazione delle scenografie Vittorio Viola

CIE. ZEROGRAMMI - FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA / TEATRO A CORTE 011 in coproduzione con TEATRO DA GARAGEM con il sostegno di REGIONE PIEMONTE - MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI un ringraziamento a PROD. AO QUADRADO - MATERIAIS DIVERSOS - TEATRO NACIONAL D. MARIA II - DIMORA COREOGRAFICA Questa creazione è il frutto di una commissione di Teatro a Corte 011 a una giovane compagnia di teatrodanza, già impegnata in un lavoro di ricerca coreografica nell’ambito della vetrina russa presentata al Festival. Pasto a due #2, tavola imbandita delle possibili conquiste, è un trattato sulla forza, sul cedere e opporre, sul consumare o conservare, soccombere e rinunciare o assoggettare, riportato con ossessione maniacale da ciò che resta di due corpi sorpresi nell’atto del contendere. Sono i fratelli della tragedia senecana Tieste, duri e spietati per brama di possesso, sono ciò che ne rimane, ombre terribili, uccelli della notte, a ricordare Tantalo, espressione di contesa, odio, atrocità. La tragedia si consuma nello stillicidio della domanda, della possibilità, della speranza vana, nel ribaltamento della logica, nell’eccesso del desiderio, nell’impossibilità della ragionevolezza assoluta e nei mostri che il suo sogno produce.

VELVET BUNNY testo Ade Zeno regia Carlo Nigra con Christian Castellano, Marco Mazza, Rebecca Rossetti, Federica Tripodi musiche originali Matteo Curallo / assistente alla regia Letizia Leardini consulenza scenografia e costumi Alice Delorenzi / light designer Mauro Panizza

FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA - ASSOCIAZIONE CULTURALE LA QUARTA SCIMMIA - NUOVE SENSIBILITÀ con il sostegno di INTEATRO-RESIDENZE TEATRALI - MORENICA/CANTIERE CANAVESANO - CIRCOLO A.R.C.I. BAZURA Dopo molti anni di oblio, quattro fratelli si ritrovano per partecipare alla cerimonia di riconsegna delle ceneri di un caro estinto. Raccolti intorno all’urna funeraria, i quattro si scoprono costretti a rievocare i momenti fondamentali della loro vita, soprattutto quelli legati all’infanzia vissuta insieme prima della separazione, in un susseguirsi di episodi e retroscena che lentamente condurranno a svelare le loro identità profonde, da tempo addormentate sotto il velo delle convenzioni sociali. Il trauma dell’incontro diventerà allora un inatteso pretesto per scoprirsi e capire cosa significhi indossare gli scomodi panni del velvet bunny: un coniglietto nato per muoversi rapidamente, ma paralizzato da strati di velluto che rallentano drammaticamente la corsa. In un continuo susseguirsi di dialoghi serrati e balzi visionari, le risposte – forse – non tarderanno ad arrivare.


Circolare Produzioni TPE 12.13