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Piazzale della Vittoria, 4 – ODERZO Opera Immacolata Concezione

settembre - ottobre 2009 numero CINQUE

Padova - Centro Civitas Vitae, Auditorium Pontello, momento momento conclusivo del concorso: concorso:

Il sogno il magico, il fantastico: fantastico: i nonni accompagnano i nipoti nel mondo delle fiabe ( vedi servizio a pagina 9. )

L’intervista ( di “el Gaviota ”)

I colombi …

Li guardo sempre anche dal terrazzo; mi ricordano i colombi di Venezia… forse Lei non sa quando sono arrivati nella mia splendida città. Cara signora Maria Pia ha colto nel segno; me lo dica, anzi mi dica qualche cosa in più.

Secondo una leggenda arrivarono a Venezia quando stava per

finire la costruzione della Basilica di San Marco. Arrivarono o furono portati?

Si usava che le confraternite di Venezia recassero doni al Doge, fra questi anche due colombi. Avvenne che un donatore, per mostrarli, aprì la gabbia che li conteneva e i colombi volarono via, trovando rifugio nella Basilica. I veneziani interpretarono l’accaduto come “ buon segno” e non vollero che fossero presi per essere


grano, si formava una grande “A.G.” ed i colombi volavano in massa per cibarsi; era uno spettacolo che turisti e gli stessi veneziani non volevano perdere; divertiti scattavano fotografie ricordo. Lo spettacolo cessò nel 1971. Anche una notissima Azienda americana, offrendo ai colombi cibo in abbondanza, disegnò il suo marchio sul selciato di Piazza San Marco.

eliminati. Incominciarono a portar loro cibo ed il Doge propose che fosse dato perpetuamente. Secondo lei furono più buoni i veneziani o il Doge? Risponderei entrambi. Entrambi però avevano un secondo fine… Divenne usanza, in occasione delle feste religiose, di liberare tanti colombi in volo ma… finita la festa venivano presi per essere messi in pentola. Ora dopo centinaia d’anni non sono ben visti, si sono moltiplicati, sporcano chiese, monumenti e possono portare malattie. Facciamo un salto nel secolo scorso. In Piazza San Marco c’erano i venditori di grano per colombi; appoggiavano la loro cassetta che conteneva il mangime su un treppiedi molto instabile; c’era anche chi teneva sulle ginocchia una tavola sulla quale appoggiava i cartocci con il grano; in seguito ottennero un banchetto per la vendita al pubblico.

Ma rimasero i venditori di grano con i loro banchetti ed i loro cartocci fatti con vecchi fogli di giornale.

….ma quei cartocci vennero sostituiti da sacchetti di plastica, più pratici perché il venditore non perdeva tempo nel confezionare il “prodotto”. E così si diede il via all’inquinamento ambientale.

Proprio vero! I turisti, dopo aver fatto le fotografie di rito, si liberavano dei sacchetti, gettandoli ovunque, senza aver rispetto del luogo. Ora le cose sono cambiate: è stato fatto divieto di

Ricordo d’aver visto delle foto con i colombi prese a scopo pubblicitario.

Non era pubblicità. Le Assicurazioni Generali, che avevano sede in piazza San Marco, dal 1908 si erano prese a carico di dare da mangiare ai colombi tutti giorni, alle 9 ed alle 14. Venivano vuotati i sacchi di 2


vendere mangime per i colombi…

una verità storica dimostra quale attaccamento ci sia fra i colombi ed i veneziani. Ma quanti altri uccelli conosciamo? solo guardando ed ascoltando, nel nostro giardino scopriamo alcune razze a noi note e più legate all’ ambiente opitergino. Prime fra tutte le tortore, poi passerotti, gazze , cornacchie … e ….. meraviglia delle meraviglie, non solo volatili ma anche Scoiattoli….. (eccone uno intento a curiosare nascosto da un albero)

E i colombi?

Si sono uniti ai venditori di grano per protestare. Comunque il “cibo” non è venuto a mancare…. foto con i simpatici colombi di Venezia se ne fanno molte, il che lascia intuire che il problema sia stato risolto…. Cioè ?

“.. Vedo ma non ho visto..” “.. Vivi e lascia vivere..”. Siamo o non siamo dei buoni intelligentemente furbi? Li guardi in questa foto… a loro il Mose non interessa:

Questa è Venezia !

Facciamo un gioco usando la parola “colombo”? Quando sono in tanti diciamo “colombi”; Quando ne vediamo uno solo … “colombo”; Se scriviamo colombo con la “C” maiuscola ecco che viene alla mente il cognome del navigatore COLOMBO. Il gioco è questo: ricordiamo come si chiamava Colombo? come avete detto? …. Cristoforo!! Bravissimi, proprio

COMMENTIAMO? ( a cura di Red )

Verrebbe spontaneo dire

ANCORA COLOMBI… ….BASTA… Diciamolo: i colombi si trovano ovunque. Ciò che abbiamo appena letto oltre ad essere 3


Lui che con le tre “ caravelle ” “Nina” “Pinta” “Santa Maria”, (da ragazzini dicevamo con le tre caramelle) attraversò l’oceano e scopri l’America. Mi fu una volta confidato da un marinaio che partecipò all’impresa, che anche Cristoforo Colombo aveva sulle sue navi dei colombi; servivano per fare la “ sopa coada ”, il piatto preferito dal grande navigatore! Sarà vero? Sappiamo però di sicuro che fu un colombo, anzi una colomba bianca, che ritornando all’Arca con un ramo d’ulivo nel becco segnalò a Noè che la terra era nuovamente visibile. La stessa colomba, lasciata libera una terza volta, non fece più ritorno. Qualcuno, la fantasia non ha limiti, racconta che la colomba con il suo compagno volò via alla ricerca di un meraviglioso nido; lo trovarono: VENEZIA. Vi chiederete perché è stato inserito, fra le righe di questo

scritto, il disegno di un passerotto. La risposta è semplice: ANCHE I PASSEROTTI HANNO

IL

DIRITTO

DI

APPARIRE!

Ora rechiamoci in cucina SORPRESA Pesce freschissimo tutto per voi. C’è solo un piccolo problema: il cuoco non ricorda la ricetta del “Brodetto”, la zuppa di pesce tipica della costa adriatica, ed aspetta da voi un aiuto. Se avete fame datevi da fare, frugate nella vostra memoria, nei libri di cucina che avete con tanta cura conservato, cercate aiuto dai vostri figli e parenti, chiedete ai conoscenti, consultate un pescatore. Ricordate

È IMPORTANTE o meglio

è di vitale importanza se volete mangiare oggi!

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METTIAMOCI ALLA PROVA

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FACCIAMO FIORIRE L’ALBERO DELLE RELAZIONI UMANE Cammina.Sorridi a tutti. Costruisci un album di famiglia. Conta le stelle. Imita quelli che ami. Chiama i tuoi amici al telefono. Dì a qualcuno: “Ti voglio bene”. Parla con dio. Ritorna bambino un’altra volta. Salta alla corda. Abolisci la parola “rancore”. Dì di sì. Mantieni le promesse. Ridi. Leggi un buon libro. Chiedi aiuto. Cambia pettinatura. Corri. Canta una canzone. Ricorda i compleanni. Pensa. Termina un progetto. Aiuta un ammalato. Salta per divertirti. Regala un bagnoschiuma. Offriti volontario. Sogna ad occhi aperti. Compi un favore. Elimina un vestito. Spegni il televisore e parla. Permettiti di sbagliare. Perdonati. Comportati amabilmente. Ascolta il canto dei grilli. Ringrazia Dio per il sole. Dimostra la tua felicità. Fatti un regalo. Lascia che qualcuno abbia cura di te.Toccati la punta dei piedi. Accetta un complimento. Concediti quello che hai sempre desiderato. Guarda un fiore con attenzione. Impedisciti di dire “non posso” per un giorno. Canta mentre fai la doccia. Vivi ogni minuto nelle mani di Dio. Incomincia una tradizione famigliare. Fai un pic-nic nell’anima.Per oggi non preoccuparti. Pratica il coraggio delle piccole cose. Aiuta un vicino anziano. Accarezza un bimbo. Guarda vecchie foto. Ascolta un amico. Immagina le onde del mare. Gioca con la tua mascotte. Permettiti di essere simpatico.Dai una pacca sulle spalle.Fai il tifo per la tua squadra. Dipingi un quadro. Delega un lavoro. Saluta il nuovo vicino di casa. Fai un piccolo scambio. Fai sentire “benvenuto” qualcuno. Permetti a qualcuno di aiutarti.Convinciti che non sei solo. Impegnati a vivere con passione: nulla di grande si fa senza di essa. 5


Visto? è stato facile!

HA SCRITTO PER “IL SIMONETTI” SIMONETTI” DI GENNAIO-FEBBRAIO; ORA HA VOLUTO PER LA SECONDA VOLTA DONARCI UN SUO SCRITTO E LA RINGRAZIAMO. TUTTI NOI CONOSCIAMO L’OPERATRICE GIUSY PER IL SUO SORRISO E DUE OCCHI PENETRANTI. TRAMITE I SUOI SCRITTI ORA CONOSCIAMO ANCHE LA SUA SENSIBILITA’. È notte, mentre gli Ospiti riposano, sono avvolta in uno strano silenzio, ed è più facile che certi pensieri prendano il sopravvento. Una nuova Ospite da poco entrata all’interno della struttura mi racconta spesso delle sue origini meridionali; nonostante manchi da quasi mezzo secolo dalla terra in cui è nata, ho letto nei suoi occhi, mentre mi parlava, la nostalgia e la sofferenza che prova tuttora per essersi allontanata . La ascolto. Mi emoziona sentire ciò che racconta. Ed ascoltandola penso a quante persone si sono separate dalla loro terra, ove sono nate e cresciute; con quanta tristezza ed anche quanto dolore hanno dovuto, per diverse ragioni abbandonarla. E’ vero! certe volte parlando con chi ha vissuto delle esperienze simili a quelle che tu stessa hai vissuto, o stai oggi vivendo, per quanto poco ti senti capita…. non ti senti più sola… Certe emozioni e sensazioni sono come un grosso incendio. Si spegneranno con te! Mi sento vicina a tutte loro. Giusy 6


Una bionda signora che si firma Raffy, parente strettissima di una nostra Ospite, ci ha inviato questo scritto. Leggendo, si risvegliano sensazioni, emozioni vissute. Per dipingere un quadro ci vuole capacità di disegno e conoscenza dell’uso del colore. Ma un quadro può essere anche dipinto usando solo parole……

Quando arriva l’autunno penso “ecco questo è il momento più bello dell’anno, è la stagione più ricca in assoluto di colori, profumi e di prodotti, che la terra ci regala”. Sarà perché sono nata in questo periodo, o perché abito in campagna da sempre, ma l’autunno gioca un ruolo fondamentale, specialmente per la vita contadina. I ricordi mi portano a quando ancora bambina, con mio fratello e i miei genitori andavamo a raccogliere l’uva nel campo, che con tanto sudore e per tutto l’anno papà e mamma avevano lavorato e sacrificato. Poi sono cresciuta, il tempo è passato, mi sono sposata e ho avuto la fortuna di avere una casa tutta mia in campagna. Oggi quando trascorro il mio tempo in giardino e raccolgo i fiori e i frutti, oppure quando passeggio per la campagna dei miei suoceri, penso che non vorrei vivere in nessun altro posto che questo. L’autunno specialmente in campagna è un’esplosione di colori, pensiamo alle foglie che si vestono di giallo, di rosso agli alberi di melograno, alle mele, all’uva alle pesche, ai ricchi orti con tante prelibatezze. Cari lettori e lettrici mi è piaciuto rendervi partecipi di queste mie emozioni, oggi che siamo sempre frettolosi e con mille cose da fare, dovremo invece soffermarci a guardare quanto di bello ci regala la natura, e godere le più piccole cose, il profumo di un fiore, o le feste dei nostri piccoli animali oppure il canto degli uccelli, saremmo forse un po’ più felici. Non passa giorno che non ringrazi il Signore di queste piccole ricchezze che mi hanno permesso di vivere serena fino a oggi. Raffy Un bacio grande a tutti da Raffy

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Notizie dalla Residenza 26 Agosto. Agosto. Festa dei compleanni. I nostri migliori auguri a : Italia, Tosca, Clementina, Giuliana, Irma, Renata, Dino, Margherita, Luigi, Concettina, Assunta, Gustavo.

mercoledĂŹ 23 settembre

Con gli amici della Casa di Riposo di Motta di Livenza, in gita al Parco dei Pappagalli di Latisana . Al mattino il gruppo ha fatto una sosta per visitare la maestosa Abbazzia di Sesto al RĂŠghena RĂŠghena. ghena

29 settembre. settembre. Festa dei compleanni, con tanta musica

ed allegria grazie al caro amico Paolo . I nostri migliori auguri a : Assunta, Caterina, Mario, Chiara, Rosalia, Maria, Lodovica, Luigi.

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( segue dalla prima pagina)

domenica 20 settembre A Padova, presso Centro Civitas Vitae, Auditorium Pontello, si è svolto il

momento conclusivo del concorso

Il sogno, sogno, il magico, il fantastic fantastico: astico: i nonni accompagnano i nipoti nel mondo delle fiabe promosso dalla Fondazione Opera Immacolata Concezione, dalla Dante Alighieri ( Comitato di Padova ) con il sostegno di CLEUP ( Cooperativa Libraria Edizioni Università di Padova ) e dal Corriere del Veneto . Il frutto del lavoro di 70 partecipanti: Più di cento favole! Una giuria ne ha scelto 20 presentandole in un libretto. Leggiamo quanto scritto dal Presidente della Fondazione OIC , Angelo Ferro “Raccogliamo oggi in questo semplice libretto gli elaborati selezionati dalla Giuria, con il rammarico che i limiti tipografici ci abbiano imposto una selezione del lavoro ricevuti ( che rimarranno disponibili per la lettura sul nostro sito internet ) ma con la soddisfazione di avere portato avanti le frontiere della longevità nella costruzione del bene comune”.

La nostra residenza ha ben figurato presentando favole scritte dagli Ospiti: Clementina BORTOLETTO, BRUNO DA ROS, Giancarlo GASPARON, Maria Pia PARPINELLO. P LO VULLO, Maria LUNARDELLI L NARDELLI, Lodovica Due, scritte da Maria Pia e Giancarlo, figurano fra le selezionate.

“Il Simonetti” Simonetti”

per premiare la disponibilità e l’ impegno dimostrato dai nostri Ospiti, darà spazio ai lavori presentati; ciò consentirà a tutti voi di conoscerli ed apprezzarli.

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Il primo racconto che presentiamo è opera dell’ ottantaquattrenne

Bruno Da Ros Ci sono tutti gli ingredienti per una favola; l’ambiente, i bimbi vivaci, curiosi ed a volte disobbedienti; c’è il mistero, ma soprattutto c’è la paziente serenità del nonno, che trasforma la quotidianità in “ favola della vita ”. Leggendola si scopre che alla fine Bruno ha voluto, come in tutte le favole, proporci una morale oggi più che mai attuale: capire la diversità apprezzando quanto di positivo essa ci può offrire.

A SCUOLA DAI NONNI BRUNO E DINA Quando non c’é scuola e i loro genitori sono a lavorare, i nipotini vanno in campagna a trovare i loro nonni. Per i piccoli questo è proprio un giorno di festa: stando con i nonni si imparano davvero tante cose nuove. E poi non ci si annoia, mai! C’è la casa tanto grande in cui si può giocare tutti insieme a nascondino, il granaio da esplorare, gli animali domestici da rincorrere, e ... tanto altro ancora. Dopo aver fatto merenda tutti assieme, mentre nonna Dina si occupa delle faccende domestiche e lava i panni al lavatoio, nonno Bruno chiama attorno a sé, in cortile, i nipotini e mostra loro le piante e i frutti della natura. Insegna poi a riconoscere gli alberi dalla forma e dal colore del tronco, ma anche dal tipo di frutto che fanno. Con orgoglio mostra le piantine rigogliose che coltiva nell’orto, e spiega cosa si deve fare per avere sempre un buon raccolto; i fanciulli osservano curiosamente e spesso fanno molte domande. Qualche volta, però, i piccoli non ascoltano i grandi e fanno di testa loro: entrano nel pollaio e per gioco si divertono a rompere le uova. Allora le galline impaurite iniziano a starnazzare, e il nonno accorre prontamente. 10


E dopo aver individuato i responsabili del malanno, assume un tono severo, come fa il maestro; quindi, prima li sgrida e poi si fa promettere che non lo faranno mai più! Un giorno, qualcuno portò a casa dei nonni un uovo grande e bianco candido: era un uovo di cigno che veniva da lontano. Nessuno sapeva cosa farsene, ma il nonno pensò bene di affidarlo alle cure di una delle sue galline, che già stava covando per conto suo. Tutti dubitavano che da un uovo così grande potesse uscire qualcosa di buono. Ma trascorsi trenta giorni, il nonno -che ogni giorno andava a controllare- si accorse che il guscio si era assottigliato e perciò lo ripose subito sotto la chioccia. Poco dopo si sentì un pigolio, del tutto simile a quello degli altri pulcini; e da sotto un’ala della chioccia spuntò il nuovo nato: era assai più grande degli altri fratelli e tutto color d’oro. Presto la notizia dell’arrivo del nuovo ospite si sparse in tutto il paese e i bambini incuriositi vennero a vedere il pulcino “grosso”. Era la prima volta che vedevano un pulcino di appena due settimane grande quasi quanto uno di un mese; e dopo un mese era già arrivato a pesare due chili! Dunque cresceva a vista d’occhio; e anche se era molto più grande dei suoi fratellini -e non si separava mai da loro- non smetteva mai di rincorrere mamma chioccia che guidava la fila quando andavano al pascolo. Anche le sue zampe erano particolari: le dita erano palmate, come quelle delle oche; ma questo non gli impediva di seguire –sia pure un poco goffamente- gli altri pulcini. Quando vedeva delle anatre che passavano sopra il cortile, volando basse ed emettendo i loro richiami, allungava il collo verso il cielo e osservava incuriosito; sembrava desiderasse unirsi allo stormo in transito. I nipotini avrebbero voluto giocare con lui, come avevano sempre fatto con gli altri pulcini del pollaio, ma erano impauriti dalle dimensioni dell’anatroccolo e dagli strani versi che spesso emetteva quando correva loro incontro; per questo si mantenevano a debita distanza. A causa di questo timore -che cresceva con le dimensioni del pennutotutti i bambini cominciarono dapprima a scansarlo; e finirono quindi col convincersi di avere a che fare con un essere inferiore, che non meritava affatto la loro amicizia. Solo i nonni Dina e Bruno -che conoscevano la storia dell’uovo- avevano capito il motivo di tanta bizzarria nei comportamenti del nuovo arrivato, ed ebbero perciò la pazienza di aspettare che la natura facesse il suo corso. E così, alcuni mesi più tardi, quando il brutto anatroccolo crebbe, e mutando il piumaggio si trasformò in uno splendido cigno, i nipotini capirono la ragione della sua diversità e lo accettarono per quello che era diventato. E impararono ad ammirarlo quando, dopo una breve rincorsa, spiccava i suoi voli gridando la sua gioia nel cielo limpido della sera.

il sogno, il magico, il fantastico, il sogno, il magico, il fantastico, il sogno, il magico, il fantastico, 11


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Altri due brevissimi racconti di:

Maria Beatrice Trozzo La nostra simpatica Ospite ha saputo interpretare in modo estremamente delicato il tema del concorso. La nonna coglie l’occasione di appagare la curiosità dei nipoti con delle semplici ma profonde parole, guidandoli nel mistero del Creato e della Fede in Dio.

LA LUNA E LE STELLE Una bella sera d’estate uscii con i miei tre bambini per fare una passeggiata. Ad un certo punto, il maschietto mi chiese: «Nonna cos’è quella bella palla rossa in cielo?» Gli risposi: «E’ la luna». Poco dopo mi domandò: «E quelle piccole cose lucenti, cosa sono?». Ed io: «Sono le stelle!». Incuriosito, continuò: «E chi le ha create?» Gli risposi: «E’ stato Dio!». Ma subito riprese: «E chi è Dio? ». Allora gli spiegai: «Dio è il Padre di tutte le cose e di tutti gli uomini del mondo».

LA CROCE Portai i miei nipotini in chiesa: ci facemmo il segno della croce e recitammo una preghiera. A un certo punto, i bambini, vedendo quell’uomo inchiodato alla Croce, mi chiesero: «Nonna, perchè quel poveretto è inchiodato a quel pezzo di legno?». Io risposi: «Per i nostri peccati, bambini». Allora, si volsero verso di me e mi domandarono: «Non per colpa nostra, vero?».

il sogno, il magico, il fantastico, il sogno, il magico, il fantastico, fantastico, il sogno, il magico,

il fantastico 12

Simonetti settembre ottobre  

la newsletter della Rsa OIC di Oderzo

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