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Problemi di inquinamento della cera a causa dell’uso di acaricidi in apicoltura Emilio Caprio Aristotele (384-322 a.C.), che fu il primo studioso ad occuparsi di cera d’api, riteneva che essa fosse di origine vegetale e che le api la raccogliessero direttamente dalle piante. Questa credenza sopravvisse fino al Rinascimento. Nel 1744 il ricercatore tedesco Hornbostel giunse alla conclusione che a produrre la cera sono le api stesse. La sua teoria fu ripresa nel 1792 dal medico scozzese J. Hunter che descrive sommariamente le ghiandole della cera annesse all’addome delle operaie, successivamente nel 1814 il naturalista svizzero F. Huber, dopo numerose e minuziose osservazioni, confermò che la cera è prodotta all’interno dei segmenti addominali delle api operaie. Oggigiorno si conosce con esattezza il meccanismo di sintesi della cera, che viene prodotta da otto ghiandole ceripare situate sotto l’addome dell’ape e completamente funzionanti tra i 12 ed i 18 giorni di età. La cera d’api trova svariate possibilità di impiego: la fabbricazione di candele, che risale a molti secoli fa; nell’arte del batik (tecnica artigianale per la tintura dei tessuti); in tecniche decorative e per la produzione di calchi; nei colori e nelle finiture per mobili; nella cosmesi e nella farmaceutica. Ma è attraverso la produzione dei fogli cerei che questa sostanza, indispensabile alla vita delle api, ritorna in ciclo nell’alveare. La cera è una materia che si mantiene stabile nel tempo ma che è sensibile alle manipolazioni. Perciò quando si richiedono fogli cerei, è necessario specificare che siano di “cera d’api”, perché di cere ne esistono di svariati tipi. Cere minerali. Sono noti diversi tipi tra i quali la ozocerite, nota anche come ceresina, è una miscela di idrocarburi alifatici detta cera minerale o paraffina esistente in natura in diverse località. Cere vegetali. Se ne conoscono almeno 20 tipi; la cera carnauba che si ricava dalle foglie di una palma (Copernicia prunifera) molto usata per la lucidatura dei mobili (fonde a 80 °C). La cera candelilla che viene estratta dalle foglie e dai rami dell’Euphorbia cerifera, una pianta del Messico e del sud degli Stati Uniti. Si presenta sotto forma di scaglie o gocce di colore giallo e odore aromatico con punto di fusione intorno ai 70-75 °C. In cosmesi, la cera carnauba viene utilizzata per conferire solidità a stick e rossetti. Cere animali. Almeno dieci tipi: la cera spermaceti ricavata dal capo delle balene; l’ambra grigia è invece un rigurgito dello stomaco dei capodogli e viene utilizzata come fissativo per profumi. Cere sintetiche. Dette anche ceridi sono prodotti artificiali sempre più numerosi usati nei vari rami della tecnica in sostituzione delle cere naturali in cui piuttosto che la costituzione chimica dei composti naturali si cerca di imitare le proprietà fisiche e chimico-fisiche.

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Conoscere e controllare la Varroa in Trentino

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Centro Trasferimento Tecnologico

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