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Il controllo della Varroa, aspetti generali

Fino all’avvento della Varroa l’apicoltore doveva affrontare solo raramente problemi sanitari nelle proprie colonie. L’apicoltura era slegata da una azione costante di contenimento di un parassita e l’uso di sostanze naturali o di sintesi negli alveari era pressoché sconosciuto. Oggi tutto è cambiato e alla base di una apicoltura di successo, che sia un nobile e colto passatempo o una attività imprenditoriale, non può che fondarsi sul controllo di questo acaro parassita, giunto sulla nostra ape mellifera solo negli ultimi decenni. Gli acaricidi di sintesi possono dare origine a fenomeni di resistenza se utilizzati ripetutamente. È una buona pratica non utilizzare ogni anno le stesse sostanze e lo stesso schema di difesa dalla Varroa al fine di ottenere la massima efficacia.

Evoluzione delle strategie di controllo della Varroa La drammatica comparsa della Varroa sulla scena dell’apicoltura mondiale ha immediatamente colpito duramente la consistenza degli apiari, provocando da subito ingenti morie di colonie ancor prima che il problema fosse individuato con precisione. Appena ci fu la certezza che la causa di queste apparentemente inspiegabili morie era l’acaro parassita Varroa destructor (allora identificato come Varroa jacobsoni) si cominciò a combatterlo mediante l’uso di sostanze acaricide di sintesi. L’uso di insetticidi e acaricidi in apicoltura aveva avuto inizio verso la fine degli anni ’60, con la phenotiazina, utilizzata contro l’insetto Braula coeca (ormai scomparso dopo l’avvento della Varroa) e il clorobenzilate contro l’acaro Acarapis woodi, responsabili dell’acariosi. Entrambi i prodotti non evidenziavano un’efficacia particolarmente elevata e, in particolare, il clorobenzilate sembrava responsabile di sterilità e mortalità nell’ape regina. Queste sostanze furono impiegate inizialmente anche contro la Varroa. Per tentare di risolvere questo grave problema a metà degli anni ’70, entrò in commercio il Folbex, a base di bromopropilato. Oggi questa sostanza non è più usata in apicoltura, anche se tra tutti i prodotti è tra i meno tossici sia per l’ape sia per l’uomo (bassa classe di tossicità sia per l’Organizzazione Mondiale della Sanità che per l’Agenzia di Protezione per l’Ambiente), ma molto inquinante per la cera. Alla fine degli anni ’70 si è iniziato ad

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Conoscere e controllare la Varroa in Trentino

Conoscere e controllare la varroa in trentino  

Centro Trasferimento Tecnologico

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