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Semestrale Poste Italiane S.p.A. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n. 456) art. 1 comma 1 - DCB – Bologna. In caso di mancato recapito inviare al CMP di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi.

LA “RIVOLUZIONE” SILENZIOSA DEL 5 PER MILLE

UNA NUOVA REALTÀ ASSISTENZIALE: L’HOSPICE PEDIATRICO

LA FORMAZIONE SPECIALISTICA PER ASSISTERE I BAMBINI È FINALMENTE UNA REALTÀ


S O M M A R I O EDITORIALE

GUARDARE OLTRE CON OTTIMISMO di Vera Negri Zamagni

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IN PRIMO PIANO

QUATTRO DOMANDE A GIANLUCA FARINELLI di Giancarlo Roversi

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UNA NUOVA REALTÀ ASSISTENZIALE: L’HOSPICE PEDIATRICO di Elena Marri

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LA FORMAZIONE SPECIALISTICA PER ASSISTERE I BAMBINI È FINALMENTE UNA REALTÀ di Andrea Pession

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I NOSTRI EVENTI

UNITI PER FARE GRANDI IMPRESE di Louisette Palici di Suni

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UNA NUOVA STRATEGIA DI COMUNICAZIONE IN RETE PER GLI AMICI DELL’HOSPICE di Francesca Barbara

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APPROFONDIMENTI

LA “RIVOLUZIONE” SILENZIOSA DEL 5 PER MILLE

HOSPES Periodico della Fondazione Hospice MT. C. Seràgnoli Onlus Anno 8 Numero 16 - I/2013 Direttore Editoriale Vera Negri Zamagni

Direttore Responsabile Giancarlo Roversi Coordinamento editoriale Simona Poli Progetto grafico Humus Design

di Nicola Bedogni

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RINGRAZIAMENTI

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DICONO DI NOI

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Stampa Digigraf

Stampato su carta con fibre riciclate


EDITORIALE

GUARDARE OLTRE CON OTTIMISMO Carissimi lettori, è oggi diffuso un forte senso di scontento per la grave crisi economica in cui siamo piombati e per gli inconcludenti risultati della politica. Eppure siamo invece di fronte ad un grosso e positivo cambiamento della società che sfugge a molti. Come Schumpeter amava dire, le crisi si sostanziano di una “distruzione creatrice”: l’opinione prevalente è colpita dalla “distruzione”, mentre l’aspetto della creatività si fa strada fra i pochi che sono in grado di guardare lontano. Gli interventi di questo numero della nostra rivista convergono verso la rappresentazione di un aspetto fondamentale delle novità creative che si stanno profilando: il ritiro della delega da parte dei cittadini alla politica e l’azione diretta per dare risposta alle tante necessità urgenti delle persone di oggi. Il 5 per mille spiega bene la “democrazia fiscale” (oltre 16 milioni la praticano); “Insieme facciamo grandi imprese” mostra la diffusione della Responsabilità sociale che gli imprenditori sempre più vogliono gestire in prima persona; i social networks sono uno strumento prezioso di partecipazione e democrazia diretta; i film impegnati, come quelli presentati in Cineteca sul fine vita, sono una forma di partecipazione alla riflessione su temi cruciali da parte dei registi e del pubblico. Non è ancora chiaro che cosa uscirà da questa pentola in ebollizione che è la democrazia deliberativa. Oggi se ne vede spesso più il suo volto caotico che i suoi risultati concreti, a meno che, come nel caso dell’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa, si trovino luoghi capaci di ospitare le novità e farle crescere in un modo coordinato e continuativo. Non perdetevi in questo numero anche la grande notizia della costituzione della Rete delle Cure Palliative Pediatriche in Emilia-Romagna e le iniziative di formazione organizzate dall’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa. Buona lettura! Vera Negri Zamagni* (*) Presidente Associazione Amici della Fondazione Hospice MT. C. Seràgnoli

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IN PRIMO PIANO

Quattro domande a...

Gianluca Farinelli

La dignità della vita in sei film di Giancarlo Roversi

“Sei film sulla dignità della vita”: così la Fondazione Cineteca di Bologna e la Fondazione Hospice Seràgnoli hanno chiamato un ciclo che ha seguito un percorso fatto di immagini, andando alla ricerca dei diversi modi attraverso i quali il cinema ha saputo rappresentare la vita e la sua dignità, appunto, nei momenti più difficili, legati alla malattia. La rassegna si è aperta con un’importante anteprima, quella del nuovo film Amour di Michael Haneke, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes con la sua storia d’amore assoluto che unisce una coppia di anziani, ancor più nel momento in cui lei – colpita da icuts – si trova per ogni cosa della sua vita nelle mani dell’assistenza del marito. In cartellone anche La prima cosa bella di Paolo Virzì, Big Fish di Tim Burton, Bella addormentata di Marco Bellocchio, Departures di Yojiro Takita. Al termine di ogni proiezione è seguito un dibattito con ospiti e specialisti, curato dalla Fondazione Hospice Seràgnoli. Chiediamo a Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, di spiegarci le ragioni di questa sinergia fra la Fondazione Cineteca e la Fondazione Hospice Seràgnoli. “Il cinema è un’arte molto trasversale, che tocca tutti gli aspetti della nostra vita. L’Hospice si prende cura di uno dei momenti fondamentali della vita, quello della preparazione alla morte, sorta di elemento rimosso nella cultura diffusa del nostro Paese, al punto quasi da non parlarne. In Italia c’è un grosso problema legato alla rappresentazione e alla narrazione del fine-vita, mentre così non è in altre culture. Il cinema internazionale degli ultimi anni ci ha raccontato spesso questo tema: un film come Departures, giapponese, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2009, è molto importante

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per noi italiani, abituati a nascondere. In Italia, seppur attraverso distributori indipendenti, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, e questa è la dimostrazione del fatto che il bisogno di ragionare intorno a questo tema è comunque molto sentito. La sinergia con l’Hospice ci è parsa naturale perché il cinema parla del tema della morte, e l’Hospice è una realtà molto attiva nel nostro territorio, che ricopre un ruolo non solo meritorio ma che consente anche di dar voce a questo bisogno di parlare del tema della fine della vita. Anche alla luce di questa esperienza quale ruolo può svolgere il cinema nella diffusione della cultura e dell’informazione in campo medico? Il cinema è un’arte che non ha più la centralità che aveva fino all’apparizione della televisione (all’inizio degli anni Cinquanta), pur mantenendo una sua importanza fino alla metà degli anni Settanta. Tuttavia credo che il cinema sia ancora il medium più preveggente, profetico: ne abbiamo avuto recente conferma da film come Il Caimano e Habemus Papam, tanto per ricordare due titoli italiani, che hanno anticipato la realtà e la storia.


IN PRIMO PIANO

Quali sono state le reazioni del pubblico? Pensa sia opportuno ripetere questa esperienza? Ha già in mente con quali film?

Le reazioni sono state molto positive, la sala era sempre quasi piena e c’è stata una buona partecipazione ai dibattiti alla fine delle proiezioni. Soprattutto non c’è nessun elemento negativo, nessuno che ci abbia chiesto come mai abbiamo scelto questo tema. D’altra parte il tema della morte è proprio del cinema, per molti studiosi, Bazin per primo, il cinema conclude una ricerca molto lunga che attraversa tutta la storia dell’umanità, per cui la rappresentazione della realtà è un modo per sottrarla alla morte e all’oblio. Da questo punto di vista il cinema è una vittoria sulla morte. La collaborazione è stata dunque molto proficua e ci ha permesso di presentare film straordinari. Amour ha vinto tutti i Caesar francesi, la Palma d’Oro a Cannes e anche l’Oscar come miglior film straniero: questo risultato è la dimostrazione che il tema è qualcosa di cui si può parlare. Vale dunque la pena continuare la collaborazione. Il film d’esordio della Golino come regista è un film che tratta del tema della morte, io non l’ho ancora visto ma tutti ne parlano bene e c’è molta attesa, ciò significa che anche nel cinema italiano il tema della morte è affrontato e sentito. 5

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E come può stimolare una più vasta consapevolezza e un maggiore impegno solidale da parte dei cittadini, delle istituzioni e delle imprese soprattutto in un settore come quello delle cure palliative che ha nella Fondazione Hospice Seràgnoli uno dei suoi capisaldi? Il cinema porta le riflessioni degli artisti sul nostro presente, spesso anticipa la realtà e riesce a renderci consapevoli rispetto a temi che faticano ad emergere. Come dicevamo, in Italia il tema della morte si impone con difficoltà e, se possibile, negli ultimi anni c’è stato un ulteriore peggioramento: pensiamo persino ai funerali, in cui non c’è nessuna reale condivisione delle condoglianze, del lutto, non sono più momenti in cui una comunità si incontra e cerca di consumare assieme il lutto, ma un piccolo spettacolo con formule ormai molto stanche se non assenti. Questa mancanza di riflessione sulla morte può essere molto stimolata dai film, ed è importante sviluppare questo approfondimento anche fuori dalle strutture mediche.


IN PRIMO PIANO

La rete delle cure palliative pediatriche della regione Emilia-Romagna

Una nuova realtà assistenziale: l’hospice pediatrico di Elena Marri*

L’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012, in attuazione della Legge 38 del 15 marzo 2010, prevede tra l’altro la realizzazione di una specifica rete di servizi per garantire al bambino e alla sua famiglia il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. La Regione Emilia-Romagna è fra le prime in Italia a promuovere la Rete delle Cure Palliative Pediatriche, confermando i principi di un Welfare universalistico, equo, radicato nelle comunità locali e in tutto il territorio regionale. Al fine di garantire cure e servizi appropriati ai bambini e la tutela del diritto ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, la Giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato, in data 10 dicembre 2012, il progetto “La Rete delle Cure Palliative Pediatriche della Regione Emilia-Romagna”. Con questo atto viene completato il sistema regionale di cure palliative e lotta al dolore. Il progetto intende garantire su tutto il territorio l’efficace integrazione e le necessarie sinergie fra i vari livelli di assistenza pediatrica ospedaliera e territoriale, al fine della continuità di cura, rappresentando un modello di eccellenza per tutto il territorio nazionale. La Rete delle Cure Palliative Pediatriche fornisce risposte qualificate e specifiche ai minori affetti da patologie gravi, che necessitano di alta intensità assistenziale, garantendo un approccio globale, multidimensionale, attento al contempo al controllo dei sintomi, agli aspetti psicologico - relazionali e sociali, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei piccoli pazienti e dei familiari. Il progetto ha individuato i tre nodi principali per il funzionamento della Rete:

Nodo Ospedale Nodo Cure Primarie Nodo Hospice Pediatrico I tre nodi interverranno nel percorso assistenziale del bambino e della famiglia secondo ruoli specifici e integrati, declinati nel progetto di Rete al fine di garantire la presa in cura e la continuità assistenziale. L’assistenza a domicilio è il luogo privilegiato delle cure palliative, il medico di famiglia (Pediatra di libera scelta/ Medico di Medicina Generale) e un’équipe territoriale assistono il bambino e sostengono la famiglia, supportati da professionisti ospedalieri e dell’hospice pediatrico, che una volta realizzato sarà centro di riferimento della rete. L’Hospice Pediatrico rappresenta un elemento importante nella Rete delle Cure Palliative Pediatriche per consentire ricoveri di sollievo, per gestire situazioni non controllabili a domicilio e per fornire supporto psicologico durante tutto il percorso di malattia e di supporto al lutto.

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IN PRIMO PIANO

Gli specialisti presso i reparti ospedalieri, sono un punto di riferimento per tutti gli aspetti che riguardano la patologia e per intervenire nelle fasi acute con il ricovero. L’Hospice Pediatrico, che sarà realizzato dal privato non profit, assumerà anche la funzione di Centro residenziale di riferimento regionale a supporto delle attività dei nodi della Rete. Il progetto prevede adeguati percorsi di formazione e ricerca volti a garantire una preparazione specialistica ai professionisti della Rete e a migliorare costantemente la pratica clinica. Le attività di formazione e ricerca prevedono la collaborazione del Servizio Sanitario Regionale con l’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa e l’Università degli Studi di Bologna. A supporto della definizione del progetto di Rete, la Regione Emilia-Romagna ha costituito il Gruppo di lavoro multidisciplinare “La Rete delle Cure Palliative in età pediatrica”, con la presenza di professionisti provenienti da tutto il territorio e rappresentanti dei presidi di cura. Il progetto è stato trasmesso alle Aziende sanitarie per la prima attivazione; la piena attuazione delle azioni previste e la messa a regime dei processi di cura necessita il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti gli attori individuati, con lo scopo di offrire al bambino e alla famiglia luoghi di continuità di cura idonea e protetta. (*) Coordinatrice del gruppo di lavoro “La Rete delle Cure Palliative Pediatriche della Regione Emilia-Romagna”

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IN PRIMO PIANO

Corso Universitario di Alta Formazione in Cure Palliative Pediatriche

La formazione specialistica per assistere i bambini è finalmente una realtà di Andrea Pession* Con il documento che definisce e approva la “Rete delle Cure Palliative Pediatriche Regionale” recentemente deliberato dalla Regione Emilia-Romagna, in linea con gli orientamenti nazionali, viene garantito anche alla fascia pediatrica l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Tuttavia oggi, il diritto a tali cure si scontra a livello nazionale e, per certi versi, anche internazionale, con la necessità di diffondere la cultura della palliazione e del trattamento tempestivo del dolore e dei sintomi della malattia per garantire una migliore qualità di vita al paziente e a tutta la sua famiglia. Se da una parte vediamo che nell’ambito pediatrico, ancor più che nelle cure palliative rivolte a pazienti adulti, le competenze per mettere in pratica adeguate forme di assistenza palliativa non sono ancora sviluppate, dall’altra si nota una fortissima esigenza da parte dei professionisti di poter ovviare alle carenze assistenziali e promuovere in prima persona il concetto di cura olistica e per la persona. Questo bisogno è stato identificato in ambito internazionale nei tre livelli di assistenza: approccio palliativo, cure palliative pediatriche generali, cure palliative specialistiche, che riguardano la diffusione di una cultura palliativista in tutte le figure professionali coinvolte nel processo di presa in carico del paziente e di supporto alla famiglia. Le iniziative di sviluppo delle reti di assistenza nel nostro paese in ottemperanza alla legge 38 sono volte anche al riconoscimento e allo sviluppo delle competenze attualmente non adeguate nei tre livelli assistenziali. L’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa, precorritore nell’ambito della formazione e ricerca degli orientamenti e delle dinamiche nazionali e internazionali di sviluppo delle cure palliative, fa fronte alla domanda di adeguata formazione in cure palliative pediatriche con importanti progetti formativi rivolti a tutte le figure professionali delle reti e delle strutture locali e nazionali. Oltre a momenti di approfondimento sul fronte della formazione continua che vedono una giornata per i professionisti dedicata al tema, l’Accademia ha sviluppato nell’ambito della formazione universitaria rivolta a tutto il territorio nazionale, il Corso Universitario di Alta Formazione in Cure Palliative Pediatriche. Il corso, unico in Italia, è progettato in uniformità con le linee guida presenti nella definizione del core curriculum internazionale sulle cure palliative pediatriche, perseguendo l’obiettivo di fornire, anche nel nostro Paese, un programma uniforme e coerente con le tematiche internazionali in materia. A conferma della sua specificità ed eccellenza, il Corso è stato formalmente riconosciuto all’interno dell’offerta formativa universitaria specialistica che la Regione Emilia-Romagna ha individuato e proposto ai professionisti che faranno parte del progetto di Rete di Cure Palliative Pediatriche. L’obiettivo è quello di creare all’interno del corso dinamiche professionali integrate grazie ad una classe composta da tutte le figure del team multidisciplinare necessario: dirigenti medici, medici pediatri, infermieri, psicologi ed educatori che iniziano a lavorare sinergicamente a partire dal progetto fondamentale di una formazione specialistica, confidando su un’offerta formativa strutturata, ma aperta al contributo dei discenti, proposta in un ambiente accogliente e stimolante quale quello del Campus, in cui anche la trattazione di argomenti come questi diventa possibile nella tranquillità e nella disponibilità delle persone. (*) Professore straordinario di Pediatria Generale e Specialistica presso l’Università di Bologna. Direttore U.O. Pediatria Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico S.Orsola-Malpighi.

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I NOSTRI EVENTI

Uniti per fare grandi imprese di Louisette Palici di Suni

Un club di “imprese amiche” per sostenere i progetti della Fondazione Hospice

Da un lato, la Fondazione può contare su un rapporto di continuità con i suoi partner, a garanzia di una programmazione degli interventi più puntuale ed efficace. Dall’altro, chi aderisce al progetto è presente sui mezzi di comunicazione della Fondazione sia attraverso il sito sia attraverso il periodico, fino all’utilizzo di un logo specifico destinato alla comunicazione d’impresa. Ma il ritorno maggiore, come oggi le aziende sanno bene, è proprio in termini di responsabilità sociale. Un valore che, in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, sembra aver acquistato una profondità e uno spessore ancora maggiori. Sostenendo la campagna Uniti per fare grandi imprese si entra a far parte di un importante sistema di solidarietà sociale, che avvantaggia l’intera comunità e alimenta un circolo virtuoso dalle ricadute ancora tutte da esplorare. La missione della Fondazione Hospice Seràgnoli è prendersi cura di chi non può guarire. Basandosi sulla filosofia delle cure palliative, si dedica all’assistenza dei malati inguaribili e delle loro famiglie negli Hospice di Bentivoglio, Bellaria e Casalecchio. Ecco perché, sostenendo questa iniziativa, si contribuisce in modo

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L’iniziativa Uniti per fare grandi imprese promossa dalla Fondazione Hospice Seràgnoli vede coinvolte alcune importanti realtà italiane, ispirate da valori comuni e dalla volontà di raggiungere insieme traguardi ambiziosi e necessari a favore dei malati non guaribili e delle loro famiglie. L’idea di fondo è semplice: creare un club di “Imprese amiche” che, condividendo lo spirito e gli obiettivi della Fondazione, si impegnino a sostenerla economicamente attraverso partnership triennali mirate. Con un investimento annuale che oscilla tra i 1.000 e i 10.000 euro a seconda della fascia prescelta, è possibile finanziare uno o più progetti della Fondazione in uno dei quattro ambiti principali di attività: assistenza, formazione, divulgazione e ricerca. Sottoscrivendo una delle quote annuali - White, Silver, Gold o Platinum - si potrà, ad esempio, “adottare” una stanza dell’Hospice di Bentivoglio, oppure finanziare un progetto di arte terapia, una borsa di studio o la creazione di una nuova biblioteca. Tutto ciò si traduce in un ritorno economico immediato per il territorio - di cui beneficiano gli individui, le famiglie e le stesse aziende - ma anche in una serie di vantaggi reciproci per entrambe le parti coinvolte.


I NOSTRI EVENTI

fondamentale a diffondere la cultura delle cure palliative nel nostro Paese: un gesto di civiltà verso se stessi e verso gli altri.

Alberto Masotti, tra i protagonisti della moda italiana, è stato uno dei primi imprenditori a dare la sua adesione all’iniziativa e ha accettato di rispondere alle nostre domande. Cosa induce un’impresa, oggi, a occuparsi di responsabilità sociale? Come Presidente di un’azienda leader in un’area manifatturiera, ho sempre avuto obiettivi articolati per la mia società. Era naturalmente importante il raggiungimento del profitto, mantenendo costantemente aggiornata la mia cultura gestionale. Nello stesso tempo ho avuto ben chiaro che tra gli obiettivi del mio lavoro doveva esserci un modo di agire che riconoscesse l’impresa, come una realtà inserita in un territorio, nei riguardi del quale e in modo più allargato nei riguardi del Paese, avevo responsabilità sociali importanti, anche se di quasi totale libera scelta. Oggi una spinta culturale, determinata anche dalle impostazioni che a questo complesso problema vengono date dalla stessa Unione Europea, rende ancora più giustificato sviluppare azioni in ambito sociale, e quindi caratterizzare anche in tal senso il significato del lavoro dell’impresa stessa. Una società oggi, credo debba prestare sempre più

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attenzione ai principi promossi dalle organizzazioni internazionali, gestendo in un giusto equilibrio i rapporti tra profitto per gli imprenditori e gli azionisti, e investimenti nel sociale. Perché un’impresa prenda questa direzione, occorre che vi sia una maturazione anche culturale dell’imprenditore, della governance, dei manager, e dei collaboratori tutti, che dovranno dare significato al proprio lavoro, anche attraverso azioni in ambito sociale. Cosa l’ha spinta in particolare a sostenere la Fondazione Hospice Seràgnoli? Mi sono avvicinato alla Fondazione attraverso l’Associazione Amici della Fondazione. Il contatto diretto con le strutture degli Hospice mi ha sempre più coinvolto, perché sentivo e vedevo l’applicazione continua del rispetto nei riguardi della persona, che in ogni momento non era “il malato” ma, appunto, una persona ammalata. Ho poi seguito lo sviluppo dell’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa, ravvisando nella formazione di questi professionisti, portatori di una cultura di vicinanza alla persona malata, sia sotto il profilo medico sia umano, elementi di cui la nostra società ha estrema necessità. Ho aderito con entusiasmo al progetto “Insieme Facciamo Grandi Imprese” e mi auguro che altri imprenditori, e tante altre persone, possano anch’esse aderire per dare grande vigore a queste iniziative che la Fondazione sta concretamente realizzando, programmandone di nuove. Come è cambiato, negli ultimi anni, il ruolo degli imprenditori in tema di responsabilità sociale? Credo che l’avanzare di una cultura che va nella direzione del giusto profitto non potrà che portare, progressivamente, gli imprenditori ad un ruolo di responsabilità sociale sempre maggiore, ricordando che le radici di questo impegno sono nelle idee e nelle azioni di Adriano Olivetti.


I NOSTRI EVENTI

Una nuova strategia di comunicazione in rete per gli Amici dell’Hospice di Francesca Barbara

al 21 marzo 2013

realizzati nel corso degli anni, partecipare agli eventi futuri e divulgarne la notizia attraverso la condivisione in rete con la cerchia dei propri amici e conoscenti. Le attività dell’Associazione si articolano su tanti livelli diversi, sia di comunicazione e sensibilizzazione a livello culturale sia attraverso l’ideazione e la realizzazione di iniziative ed eventi che hanno il duplice scopo sia di far conoscere il lavoro degli hospice sia di raccogliere fondi per contribuire alla sempre maggiore diffusione di queste strutture sul nostro territorio. Strutture che permettono ai Pazienti di ricevere le cure palliative in modo gratuito e sono quindi un bene di tutta la comunità. Mettere il proprio “like” sulla pagina Facebook, seguire il profilo Twitter e invitare i propri amici a fare lo stesso su questi media sarà davvero importante per poter divulgare le notizie e i progetti che vogliamo realizzare: quante più adesioni avremo, tanto più saremo forti nell’intraprendere e promuovere nuove iniziative. I progetti realizzati fino ad oggi sono una realtà. Vi chiediamo quindi di partecipare in prima persona, di entrare a fare parte di questa comunità e di contribuire ad allargarla il più possibile. Vi chiediamo di aggiungere una preziosa goccia. 11

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Per raggiungere un pubblico sempre più ampio attraverso i nuovi canali che la rete mette a disposizione, l’Associazione Amici dell’Hospice ha adottato una nuova strategia di comunicazione. Il concept della campagna esprime l’idea che tante gocce possono formare un mare, invitando all’adesione in qualsiasi forma per accrescere le attività e la divulgazione delle stesse. È stata quindi scelta l’immagine della goccia che alimenta il mare anche a livello visivo e il messaggio ‘ogni goccia è preziosa per un mare di progetti’ per comunicare con efficacia che il personale contributo di ognuno è davvero importante per il costante miglioramento dell’attività degli Hospice. Vogliamo che il processo di conoscenza sulla cultura delle cure palliative possa accrescersi e sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone e per questo abbiamo aperto una pagina Facebook, un profilo Twitter e un canale You Tube. Attraverso questi social networks è possibile essere costantemente informati sulle attività dell’associazione, sulle campagne per la destinazione del 5 per mille, visualizzare l’archivio immagini e video sugli eventi


APPROFONDIMENTI

Strumento di sussidiarietà e motore di cambiamento

LA “RIVOLUZIONE” SILENZIOSA DEL 5 PER MILLE di Nicola Bedogni

Anche quest’anno i cittadini sono invitati, in sede di dichiarazione dei redditi, a dare la loro “firma” in modo libero e consapevole usufruendo della possibilità di destinazione del 5 per mille.

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APPROFONDIMENTI

In termini di Welfare questa piccola conquista di sovranità fiscale offre a tutti noi, nel nostro duplice ruolo di contribuenti e cittadini, la possibilità di ridefinire le distanze tra Terzo Settore, Stato e Cittadinanza. Non dimenticatevi quindi di esercitare questa nuova sovranità e di investire il 5 per mille della vostra dichiarazione dei redditi nel miglioramento di quelle tematiche sociali che più vi stanno a cuore.

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Fin dalla sua istituzione, con la Finanziaria 2006, questo nuovo meccanismo fiscale ha introdotto importanti cambiamenti nel rapporto tra organizzazioni e cittadini. In primo luogo ha permesso al mondo del non proift di rendersi visibile con più di 40.000 organizzazioni iscritte e di ricevere in questi anni (2006-2010) quasi 2 miliardi di euro per progetti sociali. Inoltre, le organizzazioni candidate si sono dovute “professionalizzare” sia in termini di visibilità, adottando efficaci strategie di promozione, sia in termini di rendicontazione nei confronti della collettività, attivando un processo di accountability per molte di loro inedito. Questo processo di “professionalizzazione” del Terzo Settore ha portato, e continuerà in futuro, a migliorare la capacità di comunicare delle organizzazioni, che avranno la necessità di far conoscere i loro progetti ad un pubblico sempre più ampio. Contemporaneamente, con l’introduzione dell’obbligo di predisporre un prospetto puntuale sull’utilizzo dei fondi del 5 per mille, le organizzazioni sono tenute a farsi carico di un processo di rendicontazione dei fondi ricevuti, che poi potranno applicare anche ad altri loro progetti nell’ottica di una trasparenza di cui beneficiano prima di tutto i sostenitori. Ma è forse nei confronti proprio dei sostenitori che la fiscalità del 5 per mille ha realizzato una vera e propria rivoluzione. Dal punto di vista giuridico, infatti, oltre a promuovere indirettamente agli occhi di tutti i contribuenti la cultura del dono, rappresenta una moderna formula di concorso alla spesa pubblica. Al cittadino è offerta la possibilità di indirizzare una quota della propria imposta sul reddito decidendo a quale ente destinarla. Per la prima volta viene realizzata una forma di democrazia fiscale in cui il contribuente potendo disporre di una parte di quanto dovuto allo Stato, acquisisce una voce, sebbene minima, nella scelta della destinazione di una piccola quota della spesa pubblica. Si tratta di un primo passo verso una sussidiarietà reale, in cui si può scegliere a chi destinare parte della ricchezza pubblica da lui prodotta.


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Hospes 16  

Il periodico della Fondazione Hospice

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