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DOSSIER A CURA DELLA

REALIZZATO CON IL SOSTEGNO

Testi e cura redazionale: Miriam Rossi

COMUNE DI TRENTO

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE AUTONOME REGION TRENTINO-SÜDTIROL REGION AUTONÓMA TRENTIN-SÜDTIROL

INSERTO al n. 13 di VITA TRENTINA

Salutata da molti come un documento quasi rivoluzionario, per il suo appello ad agire responsabilmente a tutti i livelli per contrastare gli effetti più drammatici della crisi climatica che viviamo, l’enciclica trovò anche non poche opposizioni in quei settori che sostengono che non ci sarebbe nessun mutamento in atto e che saremmo di fronte a semplici oscillazioni periodiche delle temperature. Poco importava che la Laudato si’ poggiasse su autorevoli pubblicazioni scientifiche e che a partire da quelle tentasse di analizzare la stretta relazione fra degrado ambientale ed emergenza sociale; l’obiettivo ultimo era

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Il 24 maggio 2015, in occasione della festa di Pentecoste, papa Francesco pubblicava la Laudato si’, uno dei documenti più lucidi e radicali degli ultimi anni sugli effetti del cambiamento climatico sull’ambiente e sulla convivenza umana. Nell’enciclica confluivano non solo i risultati dei principali studi sullo stato di salute del pianeta e sui problemi legati all’inequità planetaria, ma anche i documenti elaborati in seno alle comunità cristiane di tutto il mondo.

di Alberto Conci *

La cura del Pianeta, affare di tutti e di ciascuno

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SOS ghiaccio

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Amazzonia: per la comunità

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Giovani trentini a COP24

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Friday’s for Future


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vita trentina

i numeri

Cos’è la WSA? romossa da Fondazione Fontana onlus, la World Social Agenda è un percorso culturale di educazione, sensibilizzazione e informazione, con cadenza annuale, su temi di carattere sociale e internazionale. Tre gli ambiti d’intervento:

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WSA & scuole Il percorso ha accompagnato gli insegnanti e gli studenti delle scuole superiori del Trentino nell’elaborazione del tema attraverso laboratori e incontri con gli esperti.

WSA NELLE SCUOLE TRENTINE Quest’anno ha coinvolto: WSA & cooperazione internazionale La Carta di Trento è un documento scritto a più mani da organizzazioni che a diverso titolo si occupano di cooperazione internazionale, in un tentativo di rilettura della stessa. Nel 2019 la Carta si arricchirà della sezione relativa al rapporto tra cooperazione internazionale e cambiamento climatico. WSA & territorio Il progetto si rivolge alla cittadinanza con un ciclo d’incontri pubblici sulla sostenibilità ambientale e il seminario tematico che si terrà a Trento il 24 maggio. Approfondimenti su www.worldsocialagenda.org

un progetto di SEGUI LA WORLD SOCIAL AGENDA ANCHE SU FACEBOOK!

• 29 insegnanti ai percorsi • 18 insegnanti alle formazioni • 29 classi aderenti • 9 istituti: Liceo scientifico L. Da Vinci di Trento, Liceo linguistico S. Scholl di Trento, Liceo d’Arte A. Vittoria di Trento, Liceo scientifico G. Galilei di Trento, Liceo A. Maffei di Riva del Garda, Liceo A. Rosmini di Rovereto, Liceo M. Curie - sede di Pergine e di Levico, Liceo coreutico musicale F.A. Bonporti di Trento • 563 studenti • 4 percorsi attivabili dedicati ai 4 elementi fondamentali della natura: Fuoco, Aria, Acqua e Terra, per esaminare le risorse, i rischi e le soluzioni individuate per un pianeta sostenibile.

LA MARCIA GLOBALE PER IL CLIMA

foto di Chiara Zorzi

#FridaysForFuture di Elisa Andreolli *

Siamo convinti che tutte le piccole cose che ognuno di noi può fare possano davvero fare la differenza

gni venerdì ormai è #FridaysForFuture, ma venerdì 15 marzo si è tenuta la marcia globale per il clima. Hanno infatti partecipato 125 Stati e 2083 città in tutto il mondo. Noi studenti ci siamo riuniti per dire basta al riscaldamento globale, per dire che è giunta l’ora di agire e di fare qualcosa di concreto per il nostro pianeta, che in realtà è nostro quanto di tutti gli altri esseri viventi. È giusto che una sola specie provochi la distruzione di tutta la vita che c’è? Abbiamo urlato a squarciagola, tenuto alti i nostri cartelloni (uno più bello dell’altro) per chiedere agli adulti di agire. Sì, perché il tempo è troppo poco per aspettare che noi cresciamo. Il problema è enorme e va risolto ADESSO. Le soluzioni sono già conosciute, ma i potenti faticano a metterle in pratica. Per quanto riguarda noi giovani, siamo disposti a fare di tutto per la nostra casa. Perché se brucia, noi bruciamo con lei. Siamo convinti che tutte le piccole cose che ognuno di noi può fare possano davvero fare la differenza, se agiamo tutti insieme, come un’unica forza. Che questa giornata sia un punto di partenza per un futuro migliore! * Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, Trento

foto di Chiara Zorzi

foto di Chiara Zorzi

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Venerdì 15 marzo 2019 si è tenuta anche a Trento la marcia globale per il clima

L’EDITORIALE >>>

di Alberto Conci *

La cura del Pianeta, affare di tutti e di ciascuno

quello di delegittimare la fondatezza delle analisi e riaffermare così la legittimità dell’attuale sistema di sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali. A quattro anni di distanza ho l’impressione che il messaggio della Laudato si’ non abbia – forse dovremmo dire “purtroppo”– perso di attualità almeno per tre ragioni che lo rendono ancora prezioso per le prospettive che ci offre. Prima di tutto per lo sguardo globale. Alla base della Laudato si’ troviamo un’impressionante raccolta di documenti di carattere scientifico, politico, teologico sugli effetti del mutamento climatico su gran parte dell’umanità e sulle generazioni future. Tale sguardo entra oggi in conflitto con le tentazioni sovraniste che vorrebbero un mondo fatto di Stati divisi da confini invalicabili: il contrario di quella “famiglia umana” cui fa riferimento papa Francesco attingendo a una tradizione che affonda le radici nelle costituzioni del Concilio Vaticano II e nei documenti successivi. L’idea che ci si possa rinchiudere in casa propria proteggendosi con muri, armi e fili spinati non ha a che fare unicamente con l’odio verso i migranti. Si tratta invece di una vera e propria concezione del mondo di carattere ideologico, che assolutizza idolatricamente gli egoismi personali e quelli nazionali e che contrasta non solo con la globalizzazione in atto, ma anche con quell’attenzione ai deboli e alla giustizia sociale che costituisce il nerbo della Dottrina sociale della Chiesa e del messaggio evangelico.

E proprio “l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta”, insistentemente sottolineata, è una seconda ragione di attualità dell’enciclica. Da una parte la giustizia per i poveri e gli esclusi, che attraversa tutta la Laudato si’ richiamando a una responsabilità collettiva: “La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle – scrive papa Francesco – è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile”. Dall’altra la fragilità della natura, che non è “qualcosa di separato da noi o una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati”. Questa relazione fra poveri e cambiamento climatico svuota ogni illusoria soluzione parziale (ed egoistica) del problema: “Data l’ampiezza dei cambiamenti, non è più possibile trovare una risposta specifica e indipendente per ogni singola parte del problema. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”. Non ci sono altre soluzioni, anche se una parte dell’umanità si illude che si possa ancora proteggersi attraverso la costruzione dei muri politici, geografici, sociali, culturali, e

soprattutto mentali. Una terza ragione di attualità della Laudato si’ sta nella denuncia dei rischi contenuti nel cosiddetto “paradigma tecnocratico”, che “tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano”. Il problema non è ovviamente quello della demonizzazione della tecnologia – anche se essa rappresenta oggi una grandezza di carattere filosofico e antropologico –, quanto piuttosto la sua assolutizzazione e la mancanza di attenzione a “un giusto livello della produzione, una migliore distribuzione della ricchezza, una cura responsabile dell’ambiente e ai diritti delle generazioni future”. Il problema, in sintesi, è quello della funzione della tecnologia, messa oggi troppo spesso a servizio di “una sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante” e di un potere militare che schiaccia interi popoli sotto il tacco dello sfruttamento e della violenza. Dietro queste analisi si possono riconoscere due preoccupazioni di questo pontificato. La prima è quella del destino delle vittime del sistema economico, politico e militare nel quale siamo immersi, che è sorretto da una pericolosissima cultura dello scarto che, ricorda il papa, “colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano

velocemente in spazzatura”, dimenticando che gli esclusi “sono la maggior parte del pianeta, miliardi di persone”. La seconda è quella relativa alla responsabilità personale di fronte alle vittime: i gesti di questo Papa, prima ancora delle parole, intendono essere la testimonianza del fatto che c’è sempre uno spazio nel quale tutti possono fare qualcosa per farsi carico della sofferenza degli altri. In altre parole la presenza delle vittime da una parte viene considerata come l’espressione più evidente dell’ingiustizia e della mancanza di equità del mondo nel quale viviamo; e dall’altra rappresenta il criterio per valutare la legittimità dell’agire personale e politico. Non a caso l’enciclica dedica una riflessione all’amore “civile e politico”, sottolineando come sia questo amore sociale a spingerci “a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società”. Su questa strada, obbligata per chiunque coltivi nella propria vita il senso della giustizia, occorre camminare, nella convinzione che non tutto è perduto, che lo spazio dell’azione c’è poiché “non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori”. In tale fiducia trova fondamento l’unica opzione politica che possa garantirci un futuro. * docente nei licei


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vita trentina

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I temi WSA di quest’anno el 2018-2019 la World Social Agenda (WSA) di Fondazione Fontana Onlus ha sviluppato percorsi legati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU che configurano le linee guida dell’azione globale di N sviluppo. La cosiddetta Agenda 2030 mira al raggiungimento di alcuni obiettivi di sostenibilità specifici legati all’ambiente e alle responsabilità in termini di gestione delle risorse: 6 – ACQUA garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie; 7 – ENERGIA assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili;

11 – CITTÀ rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili; 12 - CONSUMO E PRODUZIONE garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo; 13 – CAMBIAMENTO CLIMATICO adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze;

14 – VITA SOTT’ACQUA conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine ; 15 - VITA SULLA TERRA proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ ecosistema terrestre.

Nell’anno scolastico 2018-19 che sta volgendo alla sua conclusione, la WSA ha voluto attivare una riflessione sull’ambiente e sulla possibilità che ciascun essere umano possa assumersi delle responsabilità nei confronti della sua gestione. Ogni territorio è il risultato storico e geografico dell’interazione fra una società insediata e un ambiente dalle risorse più o meno disponibili. Per questo la “questione ambientale” non può essere intesa solo come un problema tecnico, settoriale, ma relazionale perché essa non è altro che il prodotto di una serie di azioni costruttrici e distruttrici messe in atto nel corso del tempo da uno o più gruppi umani.

LA CATASTROFE DI FINE OTTOBRE 2018 SPINGE ALL’AZIONE di Matteo Poda essuno dei presenti si dimenticherà presto dei tragici giorni di fine ottobre 2018, quando la catastrofe si abbatté sul Trentino e su tutto il Nord-Est italiano. Vento fino a 120 km/h, fiumi esondati e boschi cresciuti in decenni abbattuti in meno di 48 ore: i danni economici di quei due giorni sono stati molti, ma a soffrirne più di tutto è stato il cuore dei trentini che tanto tengono alla propria terra. Come questa, sono molte le catastrofi che si abbattono su tutto il mondo: alluvioni, siccità estrema; eventi che sono sempre esistiti, ma che negli ultimi decenni mostrano una frequenza in crescita. Qualcuno ha studiato le cause di quest’aumento, trovando una correlazione con l’innalzamento globale delle temperature: è l’Intergovernamental Panel for Climate Change (IPCC), un organo commissionato appositamente dalle Nazioni Unite e formato dai migliori ricercatori nel campo provenienti da tutto il mondo (circa 2mila), che scelgono e riuniscono in un unico documento annuale più di 6000 pubblicazioni scientifiche oltre ad altre migliaia di contributi scientifici vari. Questo studio mostra come il riscaldamento del Pianeta porti all’aumento della frequenza di questi eventi metereologici estremi. Spesso, e purtroppo, le persone non si sentono chiamate in causa quando si parla di riscaldamento globale: a noi trentini, abitanti di un territorio dove la neve scende (più o meno) quasi ogni anno, sembra un argomento lontano, distante. Ma sarà ancora così un giorno che anche l’ultimo nostro glorioso ghiacciaio si sarà sciolto? Con cosa irrigheremo allora i nostri campi? La comunità internazionale ha cercato di armarsi per dare risposte a questo fenomeno, iniziando un percorso che con il 2019 compie 25 anni. Le sue tappe sono costituite dalle Conferenze ONU sul Clima (COP) ovvero le conferenze annuali dell’UNFCCC (Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico). La prima è stata nel 1995, ma forse è più facile ricordare il Protocollo di Kyoto e gli Accordi di Parigi, due buoni successi in un percorso difficile e di grandi

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Giovani, la nostra coscienza ambientale

Marta e Luca del progetto Visto Climatico insieme alla svedese Greta Thunberg

delusioni. Mettere d’accordo differenti Paesi su un tema così delicato, infatti, non è facile. Si tratta di è un argomento che, per essere trattato, necessita di un elevato spirito umanitario da parte dei politici e delle popolazioni che rappresentano. Ma qualche passo avanti è stato fatto, soprattutto nell’ambito della ricerca. Ora sappiamo quali sono le soglie che non dobbiamo superare, se vogliamo evitare danni irreparabili. Con l’Accordo di Parigi si è cercato di mantenere il riscaldamento

Giulia Pedrotti, Studio d’Arte Andromeda www.studioandromeda.net

CON L’AGENZIA DI STAMPA GIOVANILE

Il Progetto Visto Climatico atteo Poda e altri 19 giovani e ricercatori trentini hanno seguito i negoziati ONU sul Clima di Katowice attraverso il progetto “Visto Climatico”, promosso dall’associazione Viração&JangaM da con il sostegno dell’Assessorato alla Cooperazione allo Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento e in collaborazione con altre importanti realtà del territorio. Il progetto “Visto Climatico” ha come finalità la promozione di attività di formazione, informazione e advocacy sui temi legati alla cittadinanza globale e planetaria, i cambiamenti climatici e le migrazioni ambientali. Esso prevede anche la produzione di contenuti di comunicazione per l’Agenzia di Stampa Giovanile, progetto collaborativo internazionale per favorire l’attivismo giovanile su tematiche legate ai diritti umani e alla sostenibilità socio-ambientale e utilizza come metodologia l’Educomunicazione, nata durante il Social Forum di Porto Alegre nel gennaio del 2005 e promossa in Brasile da Viração Educomunicação e in Italia dall’Associazione Viração&Jangada.

al di sotto dei 2° in più rispetto ai livelli pre-industriali, ma gli ultimi report dell’IPCC mostrano come anche il superamento del 1.5° porterebbe a conseguenze irreparabili, come la perdita definitiva di alcuni ecosistemi. Personalmente, ho avuto la fortuna di partecipare alla COP24 svoltasi a Katowice Polonia- grazie al progetto “Visto Climatico” promosso dall’associazione Viracao&Jangada e di raccontarla attraverso articoli e video per l’Agenzia di Stampa Giovanile. Durante questa COP la parola d’ordine è stata ambizione, ma l’ambizione si è vista solo da parte dei Paesi più colpiti dai cambiamenti, e spesso neanche da quelli. La conferenza si è conclusa con un poco di fatto, tanto che si è rischiato di non riconoscere il report dell’IPCC che la stessa Convenzione ha commissionato. Perché la comunità internazionale non vuole fare passi avanti decisivi in una corsa contro il tempo che si fa sempre più urgente? Perché continuiamo a rifiutare una chiamata alla responsabilità collettiva che si fa sempre più evidente? Personalmente, se ho imparato qualcosa da questi anni in cui ho approfondito il tema e dai politici della COP24, è che non esiste una soluzione scientifica che possa risolvere facilmente il problema, non ci salverà nessuna macchina elettrica o pannello solare, questa volta non avremo soluzioni a portata di mano da adottare così, senza fatica e impegno collettivo. Non rimane che chiederci: siamo pronti a cambiare? l

L’ESPERIENZA

ITET Fontana, una scuola per la sostenibilità ambientale creativa bientale ma che, talvolta, sono fonte di disagio e malesseri anche idea di progettare un percorso di educazione alla sostenibiprofondi. lità ambientale nel nostro Istituto Tecnico Economico e TecL’ • Abbiamo rilevato tutti i consumi di scuola (luce, acqua, riscalnologico F.lli Fontana di Rovereto è nata nell’allora 2005. Ci si preoccupò, innanzitutto, di individuare quali fossero le iniziative più valide da proporre a tutta la popolazione scolastica e non solo alle singole classi. Ci si rese subito conto come la scuola fosse uno straordinario laboratorio didattico per promuovere sostenibilità ambientale. Bisognava solo trovare la chiave per mettere in moto un processo virtuoso e comunicare la sostenibilità economica e ambientale in modo che venisse percepita più come un piacere che come un dovere e promuovere così non solo una ecologia dell’ambiente ma soprattutto una ecologia della mente. Abbiamo così dato il via alla fase operativa: • Ogni anno viene nominato uno studente e un docente referente ambientale in ogni classe. Hanno il compito di promuovere buone pratiche quotidiane (spegnere le luci, aprire le finestre, controllare la differenziazione dei rifiuti) ed essere la rete informativa d’Istituto. • Si è indagato sugli spazi scolastici all’interno dei quali si passano diverse ore della giornata, sulle abitudini e sui comportamenti consolidati che si ritengono essere garanzia di benessere am-

damento, carta) e studiato azioni per la loro riduzione. Si è poi calcolato quanta anidride carbonica viene immessa in atmosfera e quanti alberi servono per compensare questo impatto. Ci siamo gemellati con un progetto in Ecuador dove sosteniamo la salvaguardia di la foresta pluviale dell’Otonga (www.otonga.org) per compensare il ciclo della CO2. • Partecipiamo con uno stand alla Fiera Fa’ la cosa giusta di Trento sul consumo sostenibile; festeggiamo la giornata dell’albero, della terra, di M’illumino di meno e, a maggio, organizziamo la Giornata ambientale. Negli ultimi anni si è fatto un grosso lavoro di analisi sui programmi delle diverse discipline insegnate nella scuola per individuare dove poter dare spazio alla sostenibilità ambientale. Il tutto ci ha portato anche a ottenere la certificazione europea EMAS e, nel maggio 2017, a ricevere il primo premio nazionale promosso da ISPRA per la Dichiarazione ambientale degli Enti pubblici più originale ed efficace sotto l’aspetto comunicativo. Oggi molti obiettivi sono stati raggiunti, altri sono in fase di completamento, altri ancora si prospettano all’orizzonte. L’auspicio è

Studenti EMAS in gita premio sul Monte Altissimo che questa esperienza formativa possa, anche, diventare un utile riferimento metodologico e di stimolo per altre scuole, Enti, Istituzioni e arrivare a garantire e riconoscere la figura di un Docente Referente Ambientale in ogni scuola. Si potrà così creare una rete tra scuole virtuose. Prof. Andrea Delmonego Responsabile del Sistema di Gestione Ambientale dell’ITET Fontana di Rovereto


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vita trentina

Le pale eoliche, una fonte rinnovabile

L’URGENZA DI UN CAMBIO DI PARADIGMA

Energia sostenibile, la transizione è possibile Questa trasformazione comporta un ripensamento profondo di tutti i settori: trasporti, edilizia, processi industriali in primis

di Arturo Lorenzoni * in dall’inizio dell’era industriale siamo consapevoli che l’energia è un fattore indispensabile per la crescita economica e il miglioramento delle condizioni di vita, e i combustibili fossili, che hanno una grandissima densità di energia, hanno consentito nel XX secolo uno sviluppo economico e sociale che mai l’umanità aveva sperimentato prima. Ma già dalla fine del secolo scorso è emerso chiaramente come l’accumulo in atmosfera del carbonio rilasciato dai processi di combustione rappresenti una minaccia per la stabilità del clima e la vita stessa in molte parti del pianeta, esposte in modo crescente a fenomeni atmosferici estremi e condizioni sempre più sfidanti.

Se fino a un decennio fa alcuni studiosi erano scettici sul contributo dell’uomo nell’incremento di temperatura sperimentato negli ultimi 50 anni (ormai + 1 grado rispetto alla fine della seconda guerra mondiale), oggi questo non è più posto in dubbio ed è urgente la transizione verso fonti energetiche prive di emissioni di gas serra, solare ed eolico prima di tutto. Queste nell’ultimo decennio hanno compiuto un salto competitivo straordinario, divenendo in molte aree del mondo le fonti di energia più economiche, oltre che più sostenibili. Per questo motivo in Europa oltre l’80% degli investimenti per la produzione di energia elettrica è nelle fonti rinnovabili e in tutto il mondo si stanno sviluppando progetti nel solare fotovoltaico, nell’eolico e nell’idroelettrico, per assicurare l’accesso all’energia senza ricorrere ai grandi investimenti degli impianti fossili. Vi è una seconda sfida in campo

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le rinnovabili

Per di piùsaperne

i rifiuti

principi dell’economia circolare, potrà evitare nei prossimi anni conflitti per il controllo dell’energia, dell’acqua e di tutte le materie prime strategiche per l’industria, senza precludere il diritto all’energia della parte più povera dell’umanità. Si è sfatato peraltro il mito della correlazione tra consumo di energia e ricchezza di un’economia. Se in passato vi era una buona proporzionalità tra le due grandezze, oggi molti Paesi mostrano come sia possibile disaccoppiare la creazione di valore dal consumo di energia, con investimenti virtuosi in efficienza energetica e processi industriali moderni. In questo panorama l’Europa si è mossa con tempismo, assumendo un impegno a ridurre del 40% le emissioni di gas serra al 2030 e indicando un obiettivo, non ancora assunto a livello continentale, ma già confermato da vari Paesi, di ridurre dell’80% al 2050. Un percorso ambizioso, con riduzioni addirittura doppie di quelle concordate a Parigi alla conferenza delle parti del 2015, ma non sufficiente per contenere sotto i due gradi l’incremento di temperatura del globo. Le conseguenze sono del tutto prevedibili, soprattutto nelle aree più vulnerabili del pianeta, dove le politiche di mitigazione e adattamento sono più

ALCUNI CONSIGLI PRATICI DAVANTI AD UN PACCO

L’intreccio tra questione energetica, cambiamento climatico e sicurezza globale evidenzia che l’attuale modello di sviluppo fondato sull’energia fossile non è più sostenibile nel tempo e nello spazio. Il futuro richiede una profonda trasformazione nelle modalità di produzione e consumo dell’energia e, di conseguenza, nella produzione di beni e servizi, nella mobilità di persone e merci, nei livelli di confort e di benessere che dovranno essere alimentati da tecnologie che producono energia usando il sole, il vento, le maree. Le energie rinnovabili rappresentano dunque l’orizzonte per la realizzazione di un sistema economico e sociale sostenibile per le presenti e future generazioni.

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energetico che è necessario vincere per assicurare un futuro prospero ad una quota crescente dell’umanità: la distribuzione squilibrata delle risorse. Oggi un americano consuma in media 7 tonnellate equivalenti di petrolio, un europeo 3, un africano solo 0,3, con la media mondiale sotto le 2. È chiaro che la sfida è riuscire a ridurre fortemente i consumi in alcune aree privilegiate, tra cui anche l’Italia, incrementando i consumi di quella metà del mondo che oggi non raggiunge standard di vita dignitosi, priva di energia elettrica (oltre 1 miliardo di persone!), di case riscaldate, di una cottura del cibo sicura. Assicurare rapidamente l’accesso all’energia a quegli oltre due miliardi di persone che oggi ne sono preclusi, senza ricorrere ai combustibili fossili per non incrementare le emissioni di gas serra, è impresa titanica, ma possibile. Anzi, può essere quel grande obiettivo comune che va a dare coesione e forza alla cooperazione internazionale, unendo i Paesi in un progetto di grande portata in cui hanno un interesse condiviso. In realtà la gestione del limite delle risorse disponibili non riguarda solo l’energia, ma tutte le materie prime, che non sono disponibili per tutti nella misura in cui sono consumate nel mondo occidentale. Solo un uso più accorto, ispirato ai

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La questione della gestione e dello smaltimento dei rifiuti ha assunto negli anni una dimensione sempre maggiore come conseguenza dell’attuale sistema economico e sociale fondato sulla continua crescita della produzione e del consumo. Il problema non è dato solo dalla quantità di rifiuti prodotti, ma anche dalla loro qualità: i rifiuti pericolosi creano, infatti, impatti devastanti sugli ecosistemi naturali.

Irene Manzone

Rifiutare per ridurre o vengo da giù e adoro i pacchi da giù. Li ricevo regolarmente, perché per papà è un hobby preparare il pacco, lo cura come fosse il più prezioso gioiello da custodire durante un viaggio avventuroso. Più volte mi sono chiesta se il pacco da giù fosse “ecologico”, ovviamente la risposta è no, perché i camion su cui viaggia il mio pacco da giù sono alimentati a Diesel e il Diesel non è ecologico, tutt’altro. “In ogni caso il camion viaggerebbe anche senza la mia spedizione e poi pure i GAS e i siciliani che vendono in negozio usano i camion per la spedizione”, ecco cosa penso per sentirmi meno colpevole, il senso di colpa condiviso pesa meno. Nel pacco da giù arrivano le primizie, solo prodotti provenienti dalla nostra terra che papà coltiva, sempre per hobby, e prelibatezze d’origine super controllata personalmente da papà. Il mio pacco da giù è genuino, se non fosse per quei litri di gasolio bruciati e per lo spago bianco che stringe insieme le cassette di legno rigorosamente ricoperte di cartone e un solo strato di pellicola nera avvolge tutto, procedura obbligatoria e imposta dalla ditta di trasporto. Ecco nel pacco da giù a febbraio non sono mai arrivate le fave. Quest’anno a febbraio le fave le ho invece viste sabato 23 a Bolzano in piazza delle Erbe e lunedì 25 sul mio telefonino, quelle nella foto inviata dalla mia amica Vanessa mentre faceva la spesa al supermercato. Perché? Perché le prime fave si stanno raccogliendo adesso, quelle vendute sono state coltivate in serra e confezionate per la grande distribuzione. Mio nonno, un vero contadino e non per hobby, seminava le fave tra ottobre e novembre, per raccoglierle tra aprile e giugno, anche a marzo in caso di inverni non troppo rigidi. Non ricordo piatti tipici trentini con le fave, nessuno tra i miei conoscenti aveva mai mangiato le

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difficili da attuare. Fortunatamente le tecnologie per conseguire questa transizione energetica sono già oggi disponibili, anche a costi in progressiva riduzione. Gioca sicuramente un ruolo centrale l’energia elettrica, un vettore molto flessibile anche per sostituire i combustibili fossili negli edifici e nei trasporti, al punto che qualcuno prevede un sistema “tutto elettrico” nel lungo periodo, opzione possibile se si troveranno tecnologie adeguate per l’accumulo. Certamente questa trasformazione comporta un ripensamento profondo di tutti i settori di uso dell’energia, i trasporti, l’edilizia, i processi industriali, la regolazione dei mercati e delle reti energetiche, ma quanto accaduto negli ultimi cinque anni fa pensare che l’obiettivo sia alla portata. A patto che ciascuno senta questo di sua propria competenza sia quando compie scelte significative, come l’acquisto di un’auto, di un elettrodomestico, della casa, sia nel quotidiano quando decide se può evitare di usare l’auto. Il cambio di paradigma può avvenire solo se tutti lo auspichiamo e lo spingiamo, partecipi di un obiettivo comune. * Professore di Economia dell’Energia all’Università degli Studi di Padova

Sappiamo tutti che non salveremo il mondo, ma avremo fatto il possibile per stare meglio fave prima che io li invitassi a cena per un fumante macco di fave o a pranzo per una succulenta pasta alle fave. Ci sarà una domanda sufficiente che permetta a quelle fave di raggiungere la tavola dei trentini per essere tutte consumate? Forse no, se solo ognuno di noi cominciasse a fare delle

da sapere 3 L’isola di plastica è un enorme ammasso di spazzatura galleggiante che si trova nell’oceano Pacifico, a metà tra la California e le Hawaii. È formata da circa 80mila tonnellate di spazzatura, come 43mila auto messe insieme, e la sua superficie è cinque volte l’Italia. 3 Lo sapevi che per riciclare le borse della spesa di carta si consuma più energia che per le buste di plastica? Usa le borse di stoffa e le altre riusale più che puoi finché non si rompono. 3 Entro il 2021 l’Unione Europea vorrebbe vietare la produzione di cotton fioc, posate e cannucce di plastica, bastoncini per i palloncini, per sostituirli con prodotti alternativi non in plastica.

scelte consapevoli per dare dei segnali al mercato: mi rifiuto di comprare le fave a febbraio e confezionate! Ognuno di noi può scegliere un’azione, va bene anche solamente una, perché l’importante è agire, adesso. Certo le azioni possono anche non essere perfette, sappiamo tutti che non salveremo il mondo, ma almeno avremo fatto il possibile per stare meglio adesso e anche dopo. Io per esempio questo inverno ho detto no a melanzane, pomodori, peperoni ma non posso dire no a zucchine, perché la mia piccola ne va ghiotta e mi salvano da cene spesso all’ultimo minuto. Ti è capitato di comprare qualcosa e sorprendenti per la dimensione dell’imballaggio sproporzionata rispetto alla dimensione del prodotto acquistato? La prossima volta non la comprare. Quante volte hai acquistato qualcosa e scartato una quantità enorme di plastica, cartone, polistirolo e altro, per poi ritrovarti con un solo pugno di quella cosa che effettivamente volevi comprare? La prossima volta non la comprare. Prendi coscienza di questi sprechi e ricordatene la prossima volta che andrai a fare la spesa. Per prevenire il problema dei Rifiuti è necessario Ridurre a monte lo spreco, quindi Rifiutare di comprare tutto e sempre. Irene Manzone * Marketing manager & Business writing specialist


La quindicenne svedese Greta Thunberg

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vita trentina

LA LEZIONE DI GRETA THUNBERG HA AVUTO UN’ECO MONDIALE

Non si è mai troppo piccoli per fare la differenza onoscete Greta Thunberg? È una ragazza svedese di 15 anni la cui storia ha fatto il giro del mondo per la tenace protesta contro l’inerzia dei governi del mondo dinanzi ai cambiamenti climatici. Greta, infatti, ha attivato una pacifica, quanto caparbia iniziativa: da mesi ogni Cvenerdì salta la scuola per andare a sedersi dinanzi al Parlamento svedese esibendo il suo cartello di protesta. Sono così nati i venerdì di protesta per il clima (“Fridays for future”) che stanno rapidamente diffondendosi in tutto il mondo, anche in Italia. “Mi interessa la giustizia climatica e il nostro pianeta vivente. La civiltà intera viene sacrificata per far sì che le persone ricche che vivono in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Sono le sofferenze di molti che pagano il lusso di pochi.

Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini forse mi chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando lo-

ro il futuro davanti agli occhi. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Avete finito le scuse e sta finendo anche il tempo disponibile.

Il fisico e climatologo trentino: l’urgenza di agire anche in Trentino prima che sia troppo tardi

Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone”. Dal discorso di Greta Thunberg alla COP24 in Polonia

L’ANALISI DEL CLIMATOLOGO BARBIERO

Clima, il tempo stringe

di Roberto Barbiero * l riscaldamento del pianeta è ormai un’evidenza consolidata a livello scientifico con impatti sempre più devastanti sulla vita degli esseri umani e sugli ecosistemi naturali. Gli effetti sono ormai sotto gli occhi di tutti: l’aumento del livello del mare e dell’intensità di eventi meteorologici estremi, come siccità e alluvioni, la fusione accelerata sia dei ghiacciai marini dell’Artico che di quelli continentali della Groenlandia, dell’Antartide e delle grandi catene montuose come le nostre Alpi. Oggi l’estensione dei ghiacciai in Trentino si è ridotta a meno di un terzo del suo massimo raggiunto a metà del 1800. Le cause sono attribuite alle emissioni di gas serra, anidride carbonica e metano in particolare, dovute all’utilizzo di combustibili fossili, all’allevamento e all’agricoltura intensivi, alla deforestazione e al cambio di uso del suolo. Le responsabilità risiedono quindi nelle attività umane, nel consumo di energia e di risorse e nella produzione del cibo. Anche in Trentino sono numerosi gli impatti e le evidenze dei cambiamenti climatici su importanti settori dell’economia locale, come agricoltura e turismo, sulla salute

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Umberto Rigotti, Studio d’Arte Andromeda www.studioandromeda.net umana e su risorse, finora ritenute garantite, come acqua e suolo. Un campanello d’allarme è suonato con le ferite lasciate dall’eccezionale ondata di maltempo di fine ottobre dello scorso anno che ha provocato ingenti danni al territorio, al paesaggio e al patrimonio forestale a causa di piogge e venti

estremi come mai osservati negli ultimi 150 anni di dati disponibili. Le precipitazioni in molte località sono state superiori a quelle che causarono le alluvioni nel 1966 e nel 1882 che sono ricordati come gli eventi meteorologici più drammatici accaduti negli ultimi due secoli.

il cambiamento climatico Negli ultimi 170 anni la comunità scientifica ha iniziato ad accostare il clima alla parola cambiamento o mutamento, riferendosi non più a cambiamenti naturali, ma dovuti all’azione dell’uomo. I rischi di tale cambiamento per il Pianeta e per le rg .o imondo www.un generazioni future sono enormi, e ci obbligano a intervenire con urgenza.

e Per sapern di più

I climatologici ci spiegano che in futuro tali eventi potranno aumentare in frequenza e soprattutto in intensità al punto da essere definiti “inauditi”, cioè straordinari e senza precedenti nella storia conosciuta di osservazioni. Cosa possiamo e dobbiamo fare per rallentare il riscaldamento globale e limitare i potenziali impatti nel futuro? Dobbiamo agire rapidamente contribuendo innanzitutto alla riduzione delle emissioni di gas serra modificando le nostre abitudini quotidiane nel consumo di energia e cibo. Dobbiamo intensificare gli sforzi nel risparmio energetico, nell’utilizzo di fonti rinnovabili, nei trasporti, riducendo l’uso dell’auto e privilegiando il mezzo pubblico, nell’edilizia sostenibile, nella riduzione dei rifiuti e nell’assunzione di stili di vita consapevoli. Ma altrettanto importante sarà ridurre il consumo di carne, privilegiare la frutta e la verdura di stagione, favorire i produttori locali e biologici. Se importanti sono le azioni individuali ancor più importante è l’azione politica che deve sostenere e guidare le azioni

dei singoli. Sarà quindi sempre più urgente la pressione dei cittadini verso i responsabili della politica perché siano adottate azioni più ambiziose anche in Trentino. I prossimi anni saranno poi decisivi per definire una strategia locale di adattamento ai cambiamenti climatici per ridurre i potenziali impatti ma anche per cogliere le opportunità che questi cambiamenti comportano. In un recente rapporto la comunità scientifica ha reso noto all’opinione pubblica internazionale che abbiamo circa 20 anni per contenere il riscaldamento globale entro soglie che consentirebbero all’umanità di gestirne gli impatti che altrimenti rischierebbero di essere devastanti per gran parte del Pianeta e le nostre Alpi non ne saranno esenti. Dell’urgenza di agire se ne sono accorti i giovani che, spinti dall’azione di una studentessa svedese, Greta Thunberg, hanno promosso mobilitazioni in tutti il mondo per chiedere un’azione globale concreta. Per il loro futuro e per quello del nostro pianeta abbiamo un’unica scelta: ascoltiamoli!!! * Fisico e climatologo, coordina l’Osservatorio Trentino sul Clima

Quel che “Vaia” ci insegna

foto da drone di Lorenzo Battisti a tempesta di acqua e vento che nell’ottobre scorso ha spazzato via 41.491 ettari di bosco ci parla del cambiamento climatico e della nostra insostenibilità. Di un clima sempre più segnato da eventi estremi, la cui causa è riconducibile al surriscaldamento terrestre e ad un modello di cresci-

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ta che non fa i conti con il tema del limite. Le comunità locali hanno reagito ad una condizione per molti aspetti inedita almeno per il territorio alpino con un poderoso intervento di emergenza per liberare e mettere in sicurezza abitazioni, strade, corsi d’acqua e infrastrutture. Un’emergenza che prosegue nel recupero delle piante abbattute (il loro allestimento, la vendita, il prelievo delle ceppaie), il rischio di frane, le conseguenze di tipo fitosanitario, evidenziando condizioni diverse da territorio a territorio e limiti dovuti alla mancanza di strumenti di autogoverno e di coordinamento fra le regioni. Ma la risposta non può essere affidata alla sola emergenza, richiede un ripensamento che investe tanto la fragilità dei nostri territori, i caratteri della presenza umana in montagna (il legno,

il pascolo, l’agricoltura di montagna e le loro filiere), la distanza fra l’ambiente montano e i luoghi decisionali che spesso vedono la montagna come una cartolina. Nel cambiamento climatico gli eventi straordinari sono destinati a diventare normali e dunque a ripetersi. Serve un’efficiente protezione civile ma, prima ancora, occorre un cambiamento profondo del nostro modo di vivere. Ce lo chiedono gli scienziati della Commissione delle Nazioni Unite sul clima, ce lo chiede Francesco nell’enciclica “Laudato Si’”, ce lo chiedono Greta Thunberg e le generazioni a venire. Abbiamo il dovere d’ interrogarci sulla nostra impronta ecologica, sul nostro aver consumato a livello planetario già il primo di agosto 2018 (overshoot day) le risorse che gli ecosistemi terrestri erano in grado di produrre nei dodici mesi di quello stesso anno (per l’Italia quella data è stata il 24 maggio). È la nostra insostenibilità, riflettiamoci. Michele Nardelli temi sviluppati nel “Viaggio nella solitudine della politica” www.zerosifr.eu

L’ANALISI

DOPO IL FENOMENO NATURALE DI FINE OTTOBRE


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vita trentina

L’energia idroelettrica e la tutela dei nostri fiumi

Migranti per il clima i parte per lavoro, per studio, per amore, per sfuggire ad una guerra o ad una persecuzione, ma partire per il clima non si è mai sentito, mai fino a quando non ci si è resi conto che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno delle ripercussioni sulla vita delle persone. La causa ambientale è difficile da isolare nel quadro dei fattori che muovono il progetto migratorio, imbrigliata nelle maglie di causalità più evidenti. Ma noi siamo il pianeta che viviamo e i cambiamenti nell’una o nell’altra parte del sistema agiscono come delle sinapsi. Eventi improvvisi come terremoti, cicloni, tsunami, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche o eventi di lungo periodo come siccità e innalzamenti del livello del mare o eventi più prevedibili come diboscamento, salinizzazione di terre e di acque dolci producono degli effetti importanti sulle scelte dell’umanità la quale rinvia risposte all’ambiente stesso in termini di meccanismi di regolazione. Di tutti gli eventi sopra ricordati, buona parte delle cause che li hanno generati rientra nel contenitore dei cambiamenti climatici, definiti dagli studiosi “un moltiplicatore di minacce”. I dati che abbiamo a disposizione mostrano in modo evidente la rilevanza delle questioni: nel 2017, circa 19 milioni di persone hanno lasciato le proprie case a causa di disastri o rischi ambientali. Si tratta di “spostamenti emergenziali”, “spostamenti forzati” o “spostamenti motivati” che avvengono internamente ai Paesi o verso l’esterno, verso nazioni vicine o in alcuni casi anche molto lontane. A volte sono temporanei, a volte definitivi. Chi sono le persone che si spostano? Profughi ambientali, migranti climatici, eco-profughi, ecomigranti, sfollati ambientali, rifugiati ambientali, rifugiati climatici: la letteratura è ricca di appellativi, ma le risposte concrete tardano ad arrivare sia sul fronte della prevenzione e della gestione sostenibile dell’ambiente, sia sul fronte delle domande di asilo e di ospitalità. La questione è urgente e non solo perché le previsioni non sono rosee. Il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) prevede che il continente africano produca 50 milioni di “migranti climatici” entro il 2060 e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) presume che i profughi ambientali possano essere tra 200 e 250 milioni nel 2050. Potremmo pensarla come una previsione apocalittica o iscriverla nell’ambito della letteratura fantascientifica, ma la verosimiglianza di alcune preoccupazioni è facilmente verificabile. Il degrado ambientale e gli effetti del cambiamento climatico sono visibili: entrano nelle case e non solo attraverso la televisione. Tuttavia, la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati approvata nel 1951 non ne parla. È solo in tempi molto più recenti che si comincia a prendere in considerazione l’eventualità di concedere un visto a dei “migranti ambientali”: sono la Svezia e la Finlandia i primi Paesi ad aver incluso questa possibilità nelle loro politiche migratorie. Più lontane da qui, Australia e Nuova Zelanda ne stanno discutendo e ci sono i primi casi di concessione dei visti. Tutti gli Stati dovrebbero sentirsi interpellati dalla questione perché nessuno è escluso dalla possibilità di doversi spostare a causa di un rischio o di un disagio ambientale. L’Italia, in modo particolare, essendo un paese ad alto rischio ambientale potrebbe essere generatore di importanti flussi migratori. Quali risposte siamo pronti a dare? In che modo vogliamo affrontare la questione del cambiamento climatico? Sara Bin Fondazione Fontana Onlus

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Il torrente Arno, afferente del Sarca

Il Comitato di Tommaso Bonazza *

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cqua che scompare, acqua che svanisce, acqua che sciaborda, non più di rumore”

Questi versi, seppur attraverso il filtro della poesia, illustrano con efficacia uno dei grandi problemi del nostro tempo. Che l’acqua sia un bene prezioso è cosa ormai nota: sempre più persone sono consapevoli della scarsità di questa vitale risorsa e vanno moltiplicandosi le conferenze, i dibattiti e gli studi sul tema. Ciò che è stato dato per scontato per gran parte della storia della nostra specie non può più esserlo e così abbiamo iniziato a prestare attenzione al delicatissimo equilibrio che regola le piogge, lo scorrere dei fiumi, il respiro dei ghiacciai e le precipitazioni stagionali. Una maggiore conoscenza dei funzionamenti più nascosti del mondo naturale, straordinario merito della ricerca scientifica, ci mette tuttavia in guardia: lo sforzo di tutela delle acque del nostro pianeta è ancora insufficiente. Se il messaggio da un lato appare preoccupante, dall’altro possiamo fare in modo che rappresenti un pungolo in grado di spingerci al cambiamento, al progresso. Ecco

Il Comitato Salv’Arno nasce nel 2015 per difendere il torrente Arno, affluente della Sarca che scorre per 11 Km nelle Giudicarie interiori, da un progetto di sfruttamento a scopo mini-idroelettrico proposto da una società privata. dunque che si va delineando una sempre più necessaria opera di ripensamento del nostro rapporto con l’elemento acqua. Uno dei grandi temi, a tal proposito, è quello che riguarda l’utilizzo delle acque superficiali del nostro pianeta per la produzione di energia elettrica. Per decenni l’idroelettrico è stata definita un’energia “verde”, ma sono ormai molti a ritenere che questa definizione sia imprecisa, se non addirittura fuorviante. L’impatto di una centrale idroelettrica sulla vita di un fiume non è certo trascurabile: provate ad immaginare un corpo umano nelle cui vene ed arterie il sangue non può più scorrere liberamente perché ogni dieci centimetri viene bloccato od ostacolato. I torrenti e i fiumi sono le arterie dei nostri ecosistemi e perché la terra possa essere in salute dovrebbero poter scorrere liberamente. Sia bene inteso, la nostra società deve molto all’energia idroelettrica: senza le grandi opere di derivazione, costruite

foto Marco Gualtieri per lo più nel secondo dopoguerra, lo sviluppo del Trentino non sarebbe certo stato così rapido e profondo. Ciò che è stato non può tuttavia ipotecare ciò che potrebbe essere, tanto più che il nostro territorio subisce ormai da anni un vero e proprio assalto alle acque da parte dei costruttori di centrali mini-idrolettriche: quanto di più distruttivo ci possa essere da un punto di vista ambientale. Esistono nuove vie per una gestione adeguata delle acque nostri fiumi ed è proprio il mondo della scienza ad indicarcele. In una pubblicazione del 2007, ad esempio, il team di ricerca dell’ingegnere slovacco Michal Kravík ha proposto un concetto che, ai più, potrebbe sembrare contro-intuitivo: per riuscire a mantenere più acqua in quota, condizione necessaria per la salute degli ecosistemi che vengono nutriti a valle dai torrenti e dai fiumi, basterebbe semplicemente lasciare che l’acqua scorra. La maggiore evaporazione superficiale, insieme ad altri fattori, permetterebbe infatti di conservare nelle terre alte, grandi quantità di acqua, che sarebbe poi disponibile in periodi di siccità o utilizzabile all’occorrenza. Ancora una volta dunque la natura si dimostra molto più efficiente di qualsiasi opera umana. Talvolta sarebbe importante ricordarsi della straordinaria perfezione di ciò che ci circonda, lasciandolo proprio così com’è. * Comitato Salv’Arno

È AUMENTATA LA VELOCITÀ DI RIDUZIONE

SOS, il ghiaccio viene meno

Il ghiacciaio di Lares nel gruppo dell’Adamello

In Trentino ogni anno si registra una perdita media di un metro e mezzo

ghiacciai si stanno riducendo. Sono sotto gli occhi di tutti il rapido arretramento della loro fronte, le diminuzioni dello spessore, la frammentazione, la comparsa di isole rocciose, la maggiore copertura detritica, le morfologie superficiali in rapida evoluzione. La velocità di riduzione è campione: i ghiacciai della Lobbia (5,8 km2) e dell’Adamello (15,5 km2) nel aumentata soprattutto dagli anni Ottanta del secolo scorso e i ghiacciai tren- gruppo montuoso omonimo, il Ghiacciaio d’Agola (0,18 km2) in Dolomiti di tini, in linea con il resto dei ghiacciai italiani, hanno perso circa il 70% del- Brenta, i ghiacciai del Careser (1,4 km2) e de La Mare (3,7 km2) nel Gruppo del l’estensione che era presente soltanto un secolo e mezzo fa. Le simulazioni Cevedale e il Ghiacciaio Principale della Marmolada (1,4 km2). L’evoluzione per la fine del XXI secolo fanno meteorologica di questo inverno non pensare a una possibile scomparè stato favorevole per i ghiacciai: le sa dei ghiacciai alpini posti sotto i precipitazioni nevose invernali sono 3000 metri di quota. Il tutto a sestate scarse e inevitabilmente la caluguito dell’aumento della tempera della prossima estate porterà a furatura e del conseguente innalzasione tutta e la poca neve caduta, anmento del limite delle nevicate. dando a intaccare il ghiaccio sottoI ghiacciai sono una riserva di acqua utile per scopi civili, In questo contesto emerge la nestante. Dal 2012 ad oggi, sui ghiacciai agricoli ed energetici. Non meno importante è l’aspetto tucessità di favorire studi e monitotrentini monitorati, ogni anno si regiristico (e quindi economico), sportivo e alpinistico connesraggi sull’evoluzione dei ghiacstra una perdita media di un metro e so con la frequentazione dei rifugi. L’uomo sta ora vivendo ciai, come prevede l’accordo di mezzo di spessore di ghiaccio, con un forte cambiamento della montagna (e non solo) di cui è collaborazione attivo dal 2006 tra perdite massime di 4 metri alle quote necessario raggiungere la consapevolezza per intervenire Provincia Autonoma di Trento e più basse! rapidamente. Il ghiacciaio è la nostra ricchezza e l’evoluzioMuse che vede, tra le molte iniziaChristian Casarotto ne del genere umano non può in alcun modo essere separative, l’esame dettagliato di sei Glaciologo e mediatore culturale ta dalla sua conservazione. ghiacciai provinciali, considerati della sezione Geologia del MUSE

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la loro importanza

IL FENOMENO

IN FORTE CRESCITA


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vita trentina

LA TESTIMONIANZA DEL MISSIONARIO P. FABIO GARBARI

di Fabio Garbari sj * opo 25 anni in Bolivia sulle Ande, da quasi sei anni ho la fortuna di vivere nell’Amazzonia boliviana, nella regione di Mojos, accolto da 5 gruppi indigeni differenti. La ricchezza culturale è straordinaria e mi ha conquistato fin dai primi momenti. Poco a poco la condivisione con la gente mi ha aperto a un’immensa ricchezza umana: la loro concezione della vita, la loro relazione con la natura e la società... l’armonia, la fiducia, l’accoglienza, la gratuità mi hanno sorpreso ancor più, questionando il paradigma da cui provengo, dove il successo, il potere e la ricchezza sono elementi determinanti. Lo spirito mercantilista non ha ancora fatto breccia in loro, anche se li sta assediando e minacciando. La natura non è oggetto di commercio, ma soggetto di vita con cui la gente si relaziona. La loro visione di “territorio” impedisce il sorgere della proprietà privata... il territorio grande, che rappresenta la casa di tutti, permette di vivere in armonia con la terra e la natura. La terra squartata per essere comprata e venduta rappresenta quasi una bestemmia contro la generosità di Dio creatore, infinitamente buono e

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Padre Fabio Garbari è da sei anni nell’Amazzonia boliviana

La lotta per la sopravvivenza dell’Amazzonia è la lotta per la sopravvivenza del pianeta generoso. Quando, durante la sua visita in Perù nel gennaio 2018, Papa Francesco incontrò più di 3.000 indigeni provenienti dall’Amazzonia, disse loro: “Probabilmente i popoli originari dell’Amazzonia non sono mai stati tanto minacciati nei loro territori come lo sono ora. L’Amazzonia è una terra disputata su diversi fronti: da una parte, il neoestrattivismo e la forte pressione da parte di grandi interessi economici (…), dall’altra parte, la minaccia contro i vostri territori viene anche dalla perversione di certe politiche che promuovono la ‘conservazione’ della natura senza tenere conto dell’essere umano e, in concreto, di voi fratelli amazzonici che la abitate. (…) La difesa della terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita”. E anche qui nella regione di Mojos, dove vivo attualmente, le minacce verso l’Amazzonia e i suoi abitanti originari sono continue. Purtroppo

i dati

foto Samy Schwartz

Amazzonia: scontro di paradigmi

la ricchezza naturale che ha permesso alla gente di vivere in armonia, fiducia, gratuità e accoglienza, stimola in chi arriva da fuori sentimenti opposti di avidità, invidia, sfruttamento e violenza che rovinano e abbruttiscono tutto ciò che toccano. A Mojos la deforestazione è intensa per fare spazio ad allevamenti di bestiame, coltivazioni di coca, sfruttamento di legname. Viviamo con la minaccia della costruzione di una strada che, oltre che rovinare per sempre il cuore di un parco

naturale habitat di tre popoli indigeni, permetterebbe l’invasione di migliaia di coloni della zona cocalera del Paese. Immediatamente a est di Mojos stanno progettando di allargare 750 km quadrati di Amazzonia con una mega centrale idroelettrica che spazzerebbe via un intero popolo indigeno e cambierebbe la vita di altri cinque. I fiumi sono dragati illegalmente per l’oro e avvelenati col mercurio. Con l’attuale ritmo di deforestazione nei prossimi dieci anni si saranno persi 3 milioni di ettari di foresta. Inondazioni, siccità e smottamenti si fanno sempre più frequenti. Papa Francesco a Porto Maldonado raccomandava: “Ci è chiesta

la contaminazione

I pesticidi

In Trentino si confermano gli alti livelli di pesticidi nelle acque. Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-ISPRA del maggio 2018, in provincia di Trento sono stati rilevati 9,3 chilogrammi di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata; un livello altissimo rispetto alla media nazionale che è di 4,9 kg/ettaro e molto lontano dalla vicina Provincia di Bolzano che si ferma a 4,4 Kg/ettaro. Solo il Veneto riesce a fare peggio del Trentino con 11,7 kg di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata.

una speciale cura per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico (...). Non dimentichiamoci che ‘la scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale’”. La lotta per la sopravvivenza dell’Amazzonia è la lotta per la sopravvivenza del pianeta. Solo come esempio: le piogge in Europa vengono dalle nubi sviluppatesi per l’evaporazione dell’acqua grazie alla foresta della conca amazzonica. La vitalità delle terre europee dipende dalla vitalità della foresta amazzonica. Tutto è interconnesso. * Parroco di S. Ignacio de Mojos – Amazzonia boliviana

esticidi, siamo alla frutta” è un documentario-inchiesta sulla melicoltura di Andrea Tomasi e Leonardo Fabbri che viene proiettato gratuitamente in giro per tutta l’Italia per creare consapevolezza sugli effetti dell’agricoltura intensiva in Italia. “Biancaneve non è sola. Come lei, anche noi dobbiamo fare i conti con il veleno. Non parliamo solo di mele. E questa volta non ci sono principi azzurri che ci vengono a salvare. Noi dobbiamo sbrigarcela da soli” raccontano gli ideatori del lungometraggio alle presentazioni. Sì perché, dati alla mano, questi veleni sono ormai ovunque: nel sangue delle donne in gravidanza, nel miele, sui ghiacciai e anche nello sterco degli orsi, a testimonianza del fatto che i principi somministrati alle colture non rimangono confinati al campo o al frutteto, ma si disperdono nell’ambiente. Il documentario solleva un dubbio agghiacciante: tutte le sostanze utilizzate nella melicoltura sono ai limiti della norma di legge ma ad oggi la stessa non prevede l’effetto di un mix dei fitofarmaci sui prodotti e su chi di quei prodotti si nutre.

“P

Per di piùsaperne

Quando si parla di “sito contaminato” ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane, è www .unim stata accertata un’alteraondo .org zione delle caratteristiche qualitative dei terreni, delle acque superficiali e sotterranee, le cui concentrazioni superano quelle imposte dalla normativa. Responsabili delle contaminazioni sono sostanze altamente tossiche per gli esseri umani, per gli animali e per la natura in generale, in grado di permanere intatte nell’ambiente per generazioni, percorrere lunghe distanze propagandosi attraverso l’aria o l’acqua e accumularsi nei tessuti degli organismi viventi.

IL RECUPERO DELLE VECCHIE VARIETÀ LOCALI DELLE PIANTE DA FRUTTO

Agroecologia e biodiversità di Stefano Delugan * pesso durante il mio lavoro ma anche mentre faccio ciò che più mi piace fare, e cioè attraversare in lungo e in largo il Trentino, mi trovo a condividere esperienze di carattere agroecologico, ossia a elevata biodiversità agraria. Quali? In Valle di Cembra, ad esempio, la Rete delle riserve promuove azioni di censimento e recupero delle specie da frutto, così accade anche a Castello Tesino e in Valle di Ledro, dove vi è stato il recupero delle vecchie varietà locali da frutto; in Alta Valle di Non la strada della mela promuove, in accordo con le amministrazioni locali, progetti di sensibilizzazione e valorizzazione del patrimonio agricolo del passato, analogamente in Valle di Terragnolo, Valle di Primiero, Val di Gresta, Valsugana, Val Rendena

S

e in ogni comunità montana si salvaguardano colture e culture delle varietà orticole e frutticole, anche grazie al supporto dell’associazione Pimpinella che da sempre si prodiga a tramandare le vecchie varietà di frutta e verdura delle quali si perdono, oltre alle caratteristiche, anche la storia e i loro utilizzi di un tempo. Oggi è in fase di recupero la castanicoltura, grazie all’azione di decine di piccole associazioni attive che valorizzano questa preziosissima risorsa del passato riattivando i castagneti dimenticati e preservando al contempo gli ecosistemi unici e il paesaggio; e anche la viticoltura del passato con decine di varietà storiche disseminate sul territorio, vinificate ad arte dalle più blasonate cantine trentine. La biodiversità non guarda, però, solo al passato: essa è costituita dalla multifunzionalità delle colture e dunque dalle nuove specie introdotte,

La volontà di rimanere legati alle tradizioni del passato si sposa con metodi moderni di coltivazione come l’olivello spinoso, l’aronia melanocarpa, il goji, il mirtillo siberiano e lo zafferano, solo per citarne alcune; ma anche le piante aromatiche e officinali coltivate oggi in appezzamenti ben organizzati e gli orti, a volte veri scrigni di specie di ogni luogo e provenienza, coltivati dagli anziani custodi dei saperi di un tempo, da gruppi di coltivatori in rete o da giovani (come gli Amici della terra nonesi) che seguono le filosofie coltive di tendenza e di contaminazione etnica, come il

metodo di coltivazione sinergico e quello permacolturale per citarne alcuni, spesso in conduzione biologica o biodinamica. Una cosa accomuna tutte queste esperienze: la volontà di rimanere legati alle tradizioni del passato pur attivando metodi moderni di coltivazione e nel rispetto di questo comune ambiente agroecologico. * Agroecologo e vice presidente dell’associazione “La Pimpinella”


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vita trentina www.fondazionefontana.org info@fondazionefontana.org Trento – Via Herrsching, 24 Ravina tel. 0461.390092

I NOSTRI PROGETTI IN ITALIA

Fondazione Fontana onlus La WSA è un percorso culturale di educazione, sensibilizzazione e informazioni su temi di carattere sociale e internazionale. www.worldsocialagenda.org

Unimondo è una testata giornalistica online di informazione qualificata e pluralista su diritti umani, pace, democrazie e ambiente con News, Guide, Almanacco e Atlante. www.unimondo.org

Impresa Solidale è una rete di solidarietà con il profit per promuovere una cultura di impresa orientata a un maggiore coinvolgimento sociale. www.impresasolidale.it

NELLE TERRE ALTE SI DIFFONDONO MODELLI SOCIO-ECONOMICI “ESOTICI”, URBANI

Le montagne esigono rispetto di Elena Guella *

connessione, luci e inquinamento, valori come silenzio, buio e natura dovrebbero essere universalmente tutelati e custoditi, in primis per il nostro stesso benessere. L’esperienza alpina, che sia di vita quotidiana o turistica, dovrebbe essere improntata sulla contemplazione della bellezza: della natura, dei paesaggi, del mutare delle stagioni e dei ritmi del giorno. Incentrata sui valori e le peculiarità dell’ambiente montano, non sul loro uso come scenografia o campo di gioco, privandoli del loro valore in sé. Tutti possiamo (e dobbiamo) contribuire e impegnarci per educare e far crescere questa consapevolezza, per diffondere la cultura del rispetto e della responsabilità: quando organizziamo eventi, o anche solo una semplice gita, poniamo attenzione al

onostante la loro “durezza”, le Alpi sono estremamente fragili, una terra di equilibri instabili, instaurati dall’uomo in millenni di non facile convivenza con la natura. Un luogo di sfide, che hanno sempre posto l’uomo di fronte ai propri limiti, con la natura, con la montagna. In effetti, pochi altri ambiti quanto quello montano, pongono l’uomo di fronte alla necessità di responsabilizzarsi, di puntare verso modelli di sviluppo socioeconomico sostenibili e durevoli, che garantiscano la resilienza dell’intero ecosistema e, di fatto, la nostra stessa sopravvivenza come comunità alpine. Una resilienza oggi fortemente minacciata dal cambiamento climatico, che su questa catena montuosa colpirà più duramente che ASCOLTA… altrove, almeno a livello europeo, ma accelerata in maniera preoccupante primaria 51° Zecchino d’Oro, Tito e Tato, 2008 dall’ignoranza e dall’arroganza di modelli secondaria Elio e le storie tese, 1° grado Canzone circolare, 2018 socio-economici “esotici”, urbani, in rapida diffusione secondaria Mezzosangue, nell’intero arco alpino 2° grado Ologramma, 2018 complice una globalizzazione a cui nessuno pare sfuggire. Bob Dylan, A Hard Rain’s adulti Eppure in un’epoca A Gonna-Fall, 1963 caratterizzata da frastuono,

N

foto Marta De Barba

i nostri consigli VEDI… primaria

Andrew Stanton, Wall-E, 2008

secondaria 1° grado

George Miller, Happy Feet, 2006

secondaria 2° grado

Candida Brady, Trashed - Verso i rifiuti zero, 2012

adulti

Kip Andersen, Cowspiracy: il segreto della sostenibilità, 2014

primaria

secondaria 1° grado secondaria 2° grado adulti

potenziale impatto sulle altre specie, particolarmente elevato in particolari fasi del loro ciclo vitale, evitando tracciati fuori dai sentieri battuti e più frequentati, soprattutto in primavera e in inverno. Rispettiamo il diritto degli altri fruitori della montagna di goderne secondo i propri ritmi e le proprie esigenze, in termini di quiete e piacere. Evitiamo l’emissione di suoni e luci, di cui possiamo ampiamente usufruire in città e rieduchiamoci alla pace del silenzio e alla bellezza di un cielo stellato, per immergerci in una dimensione LEGGI… più naturale e, dopotutto, più umana, nel senso più pieno della Marco Rizzo, La Tram, L’ecologia spiegata ai parola. bambini, BeccoGiallo, 2017 E soprattutto, diamo un senso a quello che facciamo, in modo Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, che ogni evento, concerto, Salani, 2008 (ed. orig. 1953) manifestazione o escursione Collin Beavan, Un anno a impatto zero, 2010 diventi un’occasione per osservare, approfondire, Amitav Ghosh, La grande cecità. Il cambiacomprendere, scambiare e mento climatico e l’impensabile, Neri Pozza, trasmettere valori e conoscenze. 2017 * Vice presidente SAT Trento

Giornate internazionali GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA – 22 APRILE Nata nel 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, oggi è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. GIORNATA MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ – 22 MAGGIO Istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2000, la data ricorda l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica firmata nel 1992. Un giorno speciale per ricordare l’importanza di salvaguardare la straordinaria ricchezza costituita da tutte le specie viventi sulla Terra. GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE – 5 GIUGNO La Giornata è stata proclamata nel 1972 in occasione della creazione dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, incaricato di attivarsi contro i cambiamenti climatici a favore dell’ambiente e dell’uso sostenibile delle risorse naturali. GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI – 21 NOVEMBRE Codificata dalla legge 10/2013, la Giornata intende ricordare la straordinaria importanza degli alberi per la vita dell’uomo e per la qualità dell’ambiente e conferma peraltro l’obbligo dei comuni sopra i 15mila abitanti di piantare un albero per ogni nato così da attivare una forestazione urbana. EARTH OVERSHOOT DAY Il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra (in inglese Earth Overshoot Day) rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno. La data dell’Earth Overshoot Day è caduta sempre prima nel calendario: dalla fine di settembre del 1997 al primo agosto dello scorso anno. L’umanità sta usando la natura ad un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi.

Per informazioni e iscrizioni Fondazione Fontana Onlus - tel. 0461.390092 www.cartaditrento.wordpress.com

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Planet. Responsabilità e territorio /Inserto WSa Vita Trentina  

E' uscito con Vita Trentina il nuovo dossier del progetto World Social Agenda. Otto pagine dedicate al tema della cura del nostro pianeta, t...

Planet. Responsabilità e territorio /Inserto WSa Vita Trentina  

E' uscito con Vita Trentina il nuovo dossier del progetto World Social Agenda. Otto pagine dedicate al tema della cura del nostro pianeta, t...

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