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La società contemporanea richiede implicitamente ai suoi membri di gestire il dolore nel proprio intimo, o comunque entro la sfera familiare e tra le mura domestiche. Il lutto, privo di una dimensione sociale, relegato nel privato, è spesso accompagnato da isolamento, solitudine, silenzio. La morte di una persona cara può essere un’esperienza devastante, che distrugge tutti i punti di riferimento e rimette in questione ogni prospettiva, ogni avvenire e impone di trovare un nuovo modo per progettare la propria vita. In questo senso la Fondazione Fabretti ha aperto a Torino – e si tratta del primo esperimento in Italia – uno sportello di supporto rivolto a chi è in lutto. L’idea che sta alla base del progetto è la consapevolezza che il lutto non è una malattia ma, piuttosto, una dolorosa e feconda esperienza di vita. La necessità di un servizio di sostegno alle persone in lutto è data dalle difficoltà della nostra società a creare una comunità protettiva, un «cerchio caldo» intorno ai dolenti. Nelle intenzioni dei suoi organizzatori, tale servizio mira a sostituire un meccanismo che dovrebbe svilupparsi spontaneamente in una società più umana, e costituisce quindi anche un importante momento di educazione civica. Chiunque si trovi a vivere un lutto ha oggi la possibilità di affrontare questo difficile stato d’animo (si pensi per esempio ai lutti cosiddetti complicati o ‘patologici’, che possono portare a depressioni gravi e all’incapacità di tornare a vivere una vita normale, con gravi conseguenze individuali e collettive) rivolgendosi a uno psicologo esperto di queste tematiche. Il servizio, che sarà attivato nei prossimi mesi anche in altri centri del Piemonte come Fossano e Ivrea, ha precisamente questo scopo: costruire un’efficace rete di solidarietà sui problemi della morte e del dolore della perdita. Attraverso l’attivazione dello sportello aperto tutti i giorni della settimana, la Fondazione Fabretti dà infatti la possibilità, a chi lo desideri, di ricevere gratuitamente una consulenza psicologica: in base alle singole esigenze e ai problemi che ciascuno incontra nel superamento della perdita emersi nel corso del colloquio, lo psicologo troverà insieme al dolente la soluzione più idonea al superamento delle difficoltà. Una delle soluzioni possibili è data dai gruppi AMA (auto-mutuo-aiuto), nati in Italia nel contesto delle cure palliative e già sperimentati con successo in Lombardia: il mutuo aiuto si verifica quando chi aiuta e chi viene aiutato condividono fatti, vissuti, emozioni di un medesimo disagio, quando si prova ad affrontare l’esperienza della perdita attraverso l’aiuto che gli individui possono offrirsi reciprocamente. Si tratta sostanzialmente di una forma particolare di volontariato che prevede che coloro che hanno superato il trauma del lutto continuino a testimoniare per altri il percorso compiuto. I gruppi AMA non solo offrono supporto, ma restituiscono alla persona una competenza, un senso di sé, un ruolo, possibilità di nuovi legami e relazioni. Il mutuo aiuto comincia con l’auto aiuto, nel momento in cui la persona riconosce l’esistenza di un problema/difficoltà e si attiva per cercare di superare un trauma.


Tuttavia il gruppo AMA può non rappresentare la soluzione più opportuna per ogni tipo di lutto: nei casi di lutto patologico, infatti, sarà l’esperto interpellato a prospettare al dolente una terapia psicologica individuale. D’altra parte, nei casi in cui il lutto colpisca un anziano, le problematiche possono assumere significati differenti: spesso per le persone non più giovani la perdita di una persona cara può comportare l’incapacità di riorganizzare la propria vita. In questi casi può essere sufficiente l’assistenza garantita – nello svolgimento delle più comuni attività quotidiane come per esempio fare la spesa o pulire casa – da volontari appositamente formati che possono aiutare chi è in difficoltà a far fronte al cambiamento obbligato che il lutto comporta. Nel corso dei primi mesi di attività lo sportello si è rivelato essere un utile strumento di ascolto, facendo emergere l’esistenza di un malessere diffuso che tuttavia le persone tendono a occultare, a rimuovere o, talvolta, a esplicitare a figure professionali (come i medici di famiglia e i farmacisti) e spirituali (i sacerdoti) tradizionalmente identificati come un primo interlocutore nell’elaborazione del lutto. Lo sportello di sostegno al lutto è stato avviato grazie al contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, della Provincia di Torino – Assessorato alla Solidarietà sociale, politiche giovanili e programmazione sanitaria, della Società per la Cremazione di Torino, della Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano, del Comune di Fossano e di Vite Srl [www.vitebiografie.it]. Lo sportello di sostegno al lutto attivato dalla Fondazione Fabretti può essere raggiunto telefonicamente chiamando lo psicologo della Fondazione, la dott.ssa Daniela Di Dio, al numero 346.8649355 (in caso di mancata risposta si può lasciare un messaggio e il proprio numero di telefono: si verrà richiamati al più presto) o inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica sostegnolutto@fondazionefabretti.it.

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