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NotiCUM

UNA CHIESA IN USCITA

Asia

n.2 - febbraio 2014

LA BATTAGLIA LINGUISTICA DEI CURDI IN TURCHIA Si combatte anche con la lingua il conflitto che dura da 30 anni e che oggi è forse vicino a una svolta

L

a crisi politica turca potrebbe determinare un brusco rallentamento del dialogo che si era finalmente aperto un anno fa, tra il governo di Ankara Recep Tayyip Erdogan e il Kurdistan turco. Già provato dalle manifestazioni per la difesa di Gezi Park, dove le immagini della violenza della polizia turca nei confronti dei cittadini pacifici hanno fatto il giro del mondo, messo in crisi le relazioni politiche interne e deteriorato il percorso di avvicinamento della Turchia all’Europa; da dicembre Erdogan deve fare i conti con il più grave scandalo di corruzione nella storia del paese, e ha costretto alle dimissioni 10 ministri per salvare il governo e la faccia. Ora però deve affrontare cortei di protesta quotidiani: i cittadini vogliono le sue, di dimissioni. A fare le spese di questo stallo politico purtroppo c’è anche il tavolo di pace con i curdi. Non più tardi del novembre scorso, il primo ministro turco aveva incontrato il presidente curdo del Nord Iraq, l’ex-capo guerrigliero Massud Barzani, in mezzo a una folla festante di curdi nel cuore di Diyarbakir, capitale del Kurdistan turco. Una visita storica, che segnava un nuovo passo concreto del percorso verso il disgelo tra due nemici giurati, un percorso iniziato timidamente nel dicembre 2012, e confermatosi nel marzo 2013 con l’adesione del Pkk, il partito curdo, alla tregua proposta dal governo di Ankara. L’iniziativa di Erdogan è stata anche duramente contestata

IRAQ

AsiaNews

Siriaco e armeno nuove lingue ufficiali Il 7 gennaio il parlamento iracheno ha riconosciuto anche il siriaco e l’armeno tra le lingue ufficiali del Paese, insieme al curdo e all’arabo. La legge sulle lingue ufficiali è il punto d’arrivo di dieci anni di sforzi e mobilitazioni per far riconoscere a livello legislativo un principio già affermato dalla Costituzione. Le comunità cristiane hanno accolto la notizia con grande soddisfazione: il siriaco è considerata la lingua di Cristo, e la sua affermazione come lingua ufficiale potrà contribuire a tutelare la vita dei fedeli, affermando che l’Iraq è una nazione interetnica e interconfessionale.

SUMATRA Niente chiese per i cristiani Una comunità cristiana che cresce, ma non può costruire chiese. Succede nella provincia indonesiana di Aceh, nel Nord dell’isola di Sumatra, dove i codici civili si ispirano in parte alla sharia, la legge islamica. Secondo il censimento del 2010, i cristiani sono l’1,2% della popolazione, che in totale conta circa 4,5 milioni di abitanti, e risulta in costante crescita. Ottenere le autorizzazioni a costruire luoghi di culto non islamici è praticamente impossibile: la pressione dei gruppi radicali islamici sulle autorità civili lo impedisce, in aperto contrasto con diritto a praticare altre fedi previsto dalla Costituzione indonesiana, Inoltre l’attuale governatore della provincia, Zaini Abdullah, promuove un dichiarato programma di islamizzatone della società. Dalla sua elezione, due anni fa, ha ordinato la chiusura di 26 luoghi di culto buddisti e cristiani.

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dall’opposizione turca, perché considerata una pura operazione elettorale, nonché un’alleanza spinta anche dagli sconvolgimenti regionali provocati dalla crisi siriana. Resta l’importanza della riapertura di un dialogo necessario: nel Kurdistan turco in 30 anni si contano 30mila morti. Il processo di pacificazione ha subìto, in questo ultimo anno, diverse fase di arresto e di ripresa, con i curdi che chiedono riforme per la loro autonomia, per la liberazione di migliaia di detenuti, e per la tutela dei loro diritti, a partire da quelli culturali. Intellettuali e artisti curdi turchi sono infatti quasi tutti in esilio: in Turchia non possono ancora manifestarsi apertamente nella loro lingua. Dopo il colpo di stato del 1980 l’uso della lingua curda venne proibito in tutto il Paese, e nel 1983 il governo militare emanò una legge che proibiva “la circolazione e la pubblicazione di idee in una lingua che non fosse la prima lingua ufficiale di uno stato riconosciuto da parte della Turchia”. In questo modo si cercava di cancellare ogni traccia della cultura curda nel Paese, dalle pubblicazioni in curdo, all’uso delle lettere che compaiono nell’alfabeto curdo e non in quello turco, come Q, W, X. Ancora oggi rimane vietato utilizzare la lingua curda in Parlamento. Per questo la resistenza curda negli ultimi anni si è concentrata sulla rivendicazione dei diritti linguistici, con manifestazioni nelle scuole mirate a chiedere il diritto all’istruzione nella propria lingua madre.

Panoramica

ASIA: 2000 LINGUE PER UN CONTINENTE

C’

è anche una lingua che si chiama burusciaski, tra le 2000 parlate nel continente asiatico; è usata nel nord del Pakistan e non è classificabile tra le altre famiglie linguistiche: altaica (turco, mongolo e manciù); dravidica (tamil, malayalam); sino-tibetana (cinese, birmano, tibetano); austrasiatica (vietnamita, laotiano, khmer), e infine quelle estinte, le lingue chukchi-kamchadal. Ci sono poi lingue che escono dai confini continentali, e segnano il legame dei popoli nella storia, divisi poi dai confini degli stati. La prima tra tutte è l’arabo, che lega il Medio oriente all’Africa; ma è forte anche il legame con l’Europa, grazie a lingue come il curdo, il farsi, le lingue uraliche. L’Asia è collegata anche all’America, da nord, attraverso la vicinanze delle lingue eschimo-aleutine, e anche all’Oceania, per i legami tra l’indonesiano, il malay, il tagalog o il giavanese. La ricchezza linguistica asiatica non si esaurisce ancora: da queste grandi famiglie restano escluse il giapponese, il coreano, l’ainu, il ghiliak e, appunto, il burusciaski. Per quanto riguarda il numero delle lingue e dei loro parlanti, nel continente asiatico si trovano le situazioni più diverse. Ci sono lingue tenute in vita ormai solo dagli ultimi parlanti, come alcune lingue della Siberia, fino ad alcune tra quelle che hanno il maggior numero di parlanti al mondo, come il cinese o l’hindi. Da osservare che delle cinque lingue con più parlanti al mondo, tre sono asiatiche: il cinese, l’hindi e il bengali. Quanto allo status, in quasi tutti gli stati asiatici le lingue ufficiali sono lingue autoctone. Così molte lingue locali sono minacciate dalla pressione di altre lingue locali e non da lingue coloniali, come succede in genere negli altri continenti. Alcuni stati hanno comunque come lingue ufficiali anche l’inglese o il francese. L’inglese, per esempio, è co-ufficiale in India, Pakistan e Singapore, mentre il francese gode di riconoscimento in stati come la Cambogia o il Vietnam.

NotiCum n. 2 - 2014  

NotiCum è il mensile della Fondazione CUM (Centro Unitario per la Cooperazione Missionaria fra le Chiese) dedicato al mondo della missione....

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