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BATTAGLIA D'.AGOSTO 3)6

SUL CARSO

Corrono mille voci e mille fandonie con solo un granello di '■ r ^

verità. Non si capisce nulla. Tutti i telefoni sono congestionati, non si trova più nessuno a cui parlare. Ognuno è andato, chi sa dove, al suo posto. Tutta la casa trema e temo che mi caschi l'intonaco sulla testa.

Mi duole quanto mi scrivi della tua salute; i tuoi dolori

ed incomodi, le tue sofferenze e l'infinita stanchezza di un male, che non ti dà pace, mi angustiano l'animo. Povero hel Padre

adorato! Da qui non posso fare altro che amarti e sperare che le tue sofferenze diminuiscano. 22 agosto J9ì7.

11 18 verso sera andai a Podgora. Il vento aveva girato ed il fumo era stato respinto verso il nemico, sicché la linea del fuoco ci

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nostre truppe del genio stanno in ripiso. in attesa e nella spe

zione. I pennacchi delle esplosioni si succedevano ad intervalli di |frazioni di secondo e, sospinti dal vento lievissimo, si spostavano

gredito abbastanza. Ne approfitto per correre un po d. qua

entamente per il piano, come funghi giganteschi strascinando il

• ■ della J 11 sezione. Ora ora, sull'altipiano mioncmo Ura a Podgora, g • • cfraìricarsico, della

gambo per terra e man mano diradandosi. Dopo un poco i pen nacchi assumevano la forma di fantasmi curvi, muniti di capoccioni sproporzionati, che sembravano minacciare il nemico.

Ieri, nel pomeriggio, andai a Debeli e rimasi li a lungo a

e di là con gli ufficiali, avendo a nostra disposizione il ca-

ora verso Monfalcone. vedo abbastanza da vicino s ji delk

grande battaglia, senza perà ficcarmi sotto le mitragliatrici. Rac contarti tutto sarebbe troppo.

.

L'altro giorno vidi passarmi sul-capo venti Caproni gigante

schi: sorvolavano il fumo della battaglia gettando

quieto e Trieste (la meta!) in distanza. M impressiono che, con tanta intensità di bombardamento,

falchi. Girano continuamente, vanno avanti e in i

gruppi di prigionieri. Andai pure a vedere i giganteschi cannoni

padroni dell'aria. len mattina u

a circa ' 5

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tori con gran frastuono, si « cabro

Ho quasi finito il lavoro per il corpo d'armata e sono tornato

alla mia sezione. Ora stiamo tutti al riposo, in aspettativa, nella penosa attesa di eventi.

Dormo^ molto e mi viene sempre piii sonno. Ero tanto stanco Ho un po di tosse, presami nelle rapide corse in autocarro dopo

essere uscito dalle doline intriso di sudore; del resto sto bene.

^

agli osservatori di artiglieria. Credevo

occhio nudo il proiettile che, grosso come un vitello, fuggiva p®*^ sentivano arrivare ingrandendosi!

.

^

aviatori

aria, si rimpiccoliva e svaniva. All' altro estremo gli austriaci lo

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bussandosi per mitragliare la fanteria. Sembravano^

e benissimo mascherati. Al partire dei colpo si poteva seguire ad

francesi presso Lucinigo ; sono bellissimi per il loro meccanismo

il

ranza di andare avanti a lavorare, appena la fanteria avra pro

guardare la battaglia intomo all' Hermada. Da quel! alto osserva torio ne vedevo ai miei piedi tutto il teatro ; Duino, il mnre

si vedessero tomare indietro cosi pochi feriti. Passarono piccoli

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La battaglia continua a ondate, incessante e vittoriosa. Le

appariva lìmpida e chiara. Era uno spettacolo grandioso e straordinario. Il Faiti, la piana del Frigido e S. Marco erano in ebollì'

^ ^ disastrosamente. Invece riattaccà i tre mo-

che stesse per atterra

e si buttò verso la pianura.

A mezzogiorno mo te

^,ben

jj.

l'Hermada.

stante specchio del ma .

Nel pomeriggio fui a q verso Monfalcone. Il vent

p„„. p

ficaia 1 ana e; ille sole visuale era magnifica. La l'Hermada sue già propagg.ni,* e la visuale

Ka

Lettere di guerra di un ufficiale del Genio dal 29 agosto 1915 al 17 agosto 1918  
Lettere di guerra di un ufficiale del Genio dal 29 agosto 1915 al 17 agosto 1918  
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