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SVULA LINEA DEL FUOCO

zare un mio collega, che si chiama Caniglia. Per tre settimane

valle fiancheggiata da ripidissimi monti. (Parentesi: Gli austnac.

dovro dormire per terra e senza svestirmi. Ma non ti preoccu pare di me, perche sono bene provvisto di tutto. Presso Piece di Lioinallongo, 4 aellembre 1915.

Padre mio carissimo, ti sto scrivendo . . . .

(Apro una parentesi. Una granata in questo secondo ha scoppiato t-

sul tetto della casa che mi sta di faccia ; ma, visto che le mura

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della casa ove mi trovo sono grosse e che vi sono due piani sopra di me, non mi sono mosso perchè credo essere più sicuro qui che

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altrove. Il colpo di partenza del cannone giunge parecchi secondi prima, poi si sente il fischiare del proiettile e infine viene lo scop pio Ciò mi dà .1 tempo necessario per rifugiarmi sotto il vano

non tirano più su queste case; meno male!) Dopo pochi chilome^

giunsi alle guardiole dell'antica dogana ed entrai

cià fu del nemico. Attraversati vari villaggetti e casolari abbandona i, cominciai ad arrampicarmi per un ripidissimo e pessimo sentiero

mulattiere che, dopo quattro ore di marcia, mi condusse in cima a

costone di Salisei; sino al punto cioè ove cessa la foresta di abeti

Lì trovai le prime nostre trincee di difesa e, girando di qua e di là 1 esse ed i numerosi tuguri ove vivono i nostri bravi soldaU, cominciai ad arrampicarmi tra gli scogli per giungere ad un pnmo dorso del costone. Qui tutti i camminamenti sono scava m p

fondita e formano un vero labirinto in ""J'"' ^rTrinceronè .pochi n.e,.i die,,.

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del a porta con il mio fido attendente Nazzareno Alessandrini.

del Panettone ». Faceva gm

mente vicina. Chiudo la parentesi).

E....Ì i. .» dei dcen hU^(—

Ti sto scrivendo da un gruppo di casette abbandonate per

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gnato che andava infangan

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e ivi trovai un maggiore ed

cordiale benvenuto. Intanto si era atto no

cinarsi degli italiani e da cui i fuggiaschi hanno portato via solo gli

maggior parte dei soldati e 8®"'° ' ^

a pianterreno à una casa di contadini, lasciata in fretta all'avvi-

vicare sul serio. Seppi che il mio

oggetti più prezio.. Banchi e sedie stanno in disordine; piatti, catini

telefonica, con lui presi accordi per gg ^

me, c e un pendolo di legno dipinto, coricato sul fianco, ed un

^osso ferro per stirare; in un cantone è ammucchiata k paglia sulla quale ho dormij. vicino al mio attendente. Del resto tutt: queste case sono gioielli d, ebanisteria e sono pulite. Ora ti dirò come sono finito qui.

Giunto a Caprile che è ancora negli antichi confini d'Italia

metro e mezzo)

cominciava a ne-

che esposte al tiro del cannone, e precisamente scrivo nella stanza e arnesi campestri sono sparsi alla rinfusa. Sulla panca, vicino a

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ALLA CONQUISTA DEL COL DI LANA

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comunicazione

l'indomani a Pieve, u„a

Poi. ,.,.i pochi p..h .....i y'-7:; ™:.pci d.... squadra che ne blindava un pe trincea dormivano i nostn no..,.. Pe, ,e.,. e .*"'-So':!.,™.« ,<« soldati, mentre alcuni di es ,

anch*io e vidi la tnncea

...,d.ndo pe, le

nemica indistintamente (per

en ,* di ..«)

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Jai a riposare in un ncovero

ad un 40 metri dalla nostra. Poi ^"1 - ^o-pelo, tutto vestito,

dopo 24 ore, ebbi ordine di partire per sostituire il S. T Camelia

con il sottotenente medico e m

che già da molto tempo è stato lassù in trincea. Il tempo era piovoso' ma sapendo quale piacere avrei dato al mio sconosciuto collega, partii lo stesso e, con due muli e due mulattieri, m'incamminai per una

senza neanche togliermi le scarpe. .

(Jelle vedette: furono

svegliavo, sentivo ogni tanto qua

fischio di una granata

lanciate anche granate a mano. Ali albaJ

che passava sopra di noi, in viaggio per

meglio. Quando mi

i^.^ana.

Lettere di guerra di un ufficiale del Genio dal 29 agosto 1915 al 17 agosto 1918  
Lettere di guerra di un ufficiale del Genio dal 29 agosto 1915 al 17 agosto 1918  
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