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Gandolfo Librizzi

La Fondazione “G. A. Borgese�. Storia di un progetto culturale

Palermo 2012


Utopia. Parola più vacua delle vacuità che vorrebbe descrivere. Utopia – e ucronia: cosa senza luogo né tempo – è ogni pensiero che non sia ancora sceso nel fatto; e tutta la storia umana è una vicenda di utopie che s’attuano con quelle che non si poterono attuare…1. Giuseppe Antonio Borgese, De Repubblica Universali

Librizzi, Gandolfo La Fondazione “G. A. Borgese” : storia di un progetto culturale / Gandolfo Librizzi. Palermo : [s.n.], 2012. 1. Fondazione G. A. Borgese. 853.912 CDD-22 SBN Pal0246264 2

CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace”

1  G.A. BORGESE, De Repubblica Universali, in Da Dante a Thomas Mann, Mondadori, Milano 1958, 278

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Si esprime un sincero ringraziamento: alle figlie di Giuseppe Antonio Borgese, le signore Angelica e Nica, per aver sempre condiviso e sostenuto, in questi anni, il percorso della Fondazione, per aver donato i libri appartenuti a loro padre e per aver sempre concesso la propria autorizzazione alla realizzazione dei diversi progetti editoriali;

la nipote, Giovanna Borgese, per le foto del nonno messe a disposizione e per aver sempre concesso la propria autorizzazione alla realizzazione dei diversi progetti editoriali;

Flora Borgese e John Husband, figli della nipote di Giuseppe Antonio Borgese, Giovanna Borgese, per aver donato alla Fondazione le lettere della corrispondenza tra la loro madre e suo zio e altri preziosi documenti tra i quali il Diploma liceale di Giuseppe Antonio Borgese;

il prof. Natale Tedesco, dell’Università di Palermo, perché è stato sempre pronto a condividere e sostenere, fin dall’origine, l’idea e il percorso della Fondazione “G.A. Borgese”;

il prof. Massimo Onofri, che ha sempre puntualmente assicurato il suo valido e autorevole giudizio e garantito la sua preziosa collaborazione scientifica per la realizzazione di alcune importanti iniziative editoriali della Fondazione,

la prof.ssa Domenica Perrone, dell’Università di Palermo perché con sguardo prospettico è stata l’artefice del convegno nazionale di studi sul Rubè in occasione del novantesimo anniversario della sua prima pubblicazione, per la sua disponibilità e il suo slancio contagioso nell’assecondare e condividere le iniziative della Fondazione; 4

il prof. Mario Rubino, dell’Università di Palermo, per i suoi preziosi suggerimenti e la sempre pronta disponibilità al confronto, prezioso tramite per la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra la Fondazione “G.A. Borgese” e il Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell’Università degli Studi di Palermo;

il prof. Salvatore Ferlita, dell’Università di Enna “Kore”, attento cronista, fin dal suo nascere, degli sviluppi della Fondazione, prezioso e valido interlocutore, punto di riferimento importante;

la prof.ssa Annamaria Cavalli, dell’Università di Parma, per il suo impegno e la sua frizzante condivisione e il suo prezioso sostegno per la stipula del protocollo d’intesa tra la Fondazione “G.A. Borgese” e il Dipartimento di Italianistica dell’Università degli Studi di Parma;

la dott.ssa Maria Grazia Macconi, di Firenze, punto di riferimento imprescindibile per la stipula del protocollo d’intesa tra la Fondazione “G.A. Borgese” e la Biblioteca Umanistica dell’Università degli Studi di Firenze, vera ‘chiave’ d’accesso alla catalogazione e studio del Fondo Borgese, del quale è ricercatrice attenta e sensibile;

il maestro Antonio Sottile, per essere un prezioso e sensibile, oltre che artista e docente, supporto scientifico di alcune iniziative della Fondazione, ispiratore del protocollo d’intesa tra la Fondazione “G.A. Borgese” e il Conservatorio musica di Stato “V. Bellini” di Palermo;

i precedenti Presidenti della Fondazione “G.A. Borgese, Giuseppe Lo Verde e Salvatore Glorioso, sindaci pro-tempore del Comune di Polizzi Generosa, perché hanno avviato e consolidato il percorso della Fondazione;

Giovanni Meli, Damiano Bruno e il dottor Giuseppe Intrivici, delegati dei rispettivi Enti in seno al Consiglio d’Amministrazione della Fondazione “G. A. Borgese”, per aver sempre sostenuto il profondo

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significato culturale delle finalità della Fondazione e sostenuto con preziosi e validi suggerimenti le diverse attività realizzate;

il Presidente e il Commissario dell’Ente Parco delle Madonie, Massimo Belli dell’Isca e Angelo Aliquò, per aver garantito sempre una partecipazione propositiva ai fini del radicamento della Fondazione quale soggetto di promozione culturale del territorio madonita;

tutti i Revisori dei Conti della Fondazione, Carmela Fascianella, Albanese Vincenzo, Anna Pagano e Gloria Dalleo, perché hanno sempre svolto il loro compito, altrochè con scrupolo, con vera partecipazione e condivisione;

tutti i componenti del Comitato Scientifico, per aver offerto il loro prezioso contributo nell’azione di valorizzazione e divulgazione della figura e opera di Giuseppe Antonio Borgese;

Vincenzo Anselmo e i fratelli Antonio e Luciano Schimmenti, per aver sempre con disponibilità aver concesso l’utilizzo delle proprie immagini fotografiche, essenziali per la realizzazione del materiale divulgativo e promozionale realizzato dalla Fondazione in questi anni, ivi compreso alcune foto di questo libro.

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La Fondazione “G. A. Borgese”. Storia di un progetto culturale.

- Centro per la promozione culturale anche in collaborazione p. 105 con istituti universitari e di ricerca italiani e stranieri - Centro di documentazione sulle aree protette,sull’ambiente p. 105 e sulle nuove frontiere dell’ecologia e della sostenibilità, con particolare riguardo al bacino euromediterraneo

INDICE Interventi istituzionali

p.10

Introduzione

p. 25

Prodromo: l’idea di Parco letterario (1998)

p. 29

1 - La scintilla: Elisabeth Mann Borgese cittadina onoraria di Polizzi Generosa. (1999-2005) p. 31 - Si approva lo Statuto della Fondazione p. 34 - La costituzione della Fondazione p. 36 2 - Le lettere giovanili tornano a casa (2003)

p. 39

3 - Dalle lettere giovanili. “Io crebbi davanti ai grandi orizzonti. - Borgese scrittore fin da piccolo - Borgese e il paese natio - Polizzi Generosa topos letterario

p. 49 p. 49 p. 60 p. 63

- Centro didattico dell’Abies nebrodensis

p. 106

7 - Borgese e i giovani: un amore reciproco. La Fondazione e i giovani studiosi di Borgese. p. 109 8 - Un po’ di Borgese ritorna a casa (2012)

p. 115

9 - I progetti editoriali della Fondazione (2009-2011)

p. 127

- Il Catalogo del Fondo Borgese - I Diari americani - Autunno di Costantinopoli e Escursioni in terre nuove - Tempesta nel nulla - Dalla trama al personaggio. Rubè di G.A. Borgese e il romanzo modernista

p. 128 p. 130 p. 131 p. 132 p. 133

10 - Il Convegno su Rubè e la crisi dell’intellettuale del Novecento (2011) p. 135

4 - La Casa Borgese, il suo valore culturale e il suo oblio p. 73 - L’oblio sulla casa Borgese: un silenzio assordante durato decenni p. 79 - La bacchetta magica: il sogno trasmuta in realtà p. 86

11 - La Fondazione “G.A. Borgese” ente capofila del Distretto Culturale delle Madonie (2005-2009) 12 - Parole e Musica in Natura (2008-2012)

p. 139 p. 139

5 - Il progetto di restauro, riuso e adeguamento della casa Borgese (2002-2010) p. 91

13 - Filmfestival sul paesaggio (2010-2012)

p. 145

6 - La casa Borgese. Un contenitore di attività culturali territoriali di qualità p. 101 - Sede Fondazione “G.A. Borgese” p. 102

15 - La rete del caffè sospeso (2010)

- Esposizione opere di Giuseppe Antonio Borgese

p. 102

14 - Un percorso letterario en plein air alla scoperta dell’Autore (2010) p. 163 p. 165

ALLEGATI p. 167

- Centro di formazione per il recupero delle tradizioni p. 103 dei saperi, della cultura immateriale e materiale delle Madonie, in particolare, per la salvaguardia, conservazione e trasmissione della cultura gastronomica delle Madonie connessa ai cicli produttivi dei suoi prodotti tipici 8

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Potremmo ben assumere tale esperienza come un caso scuola da proporre quale esempio positivo in un momento in cui da più parti, invece, si mette in discussione la stessa presenza delle istituzioni culturali e la possibilità di continuare a trasmettere sapere, conoscenza, cultura che esse garantiscono quotidianamente.

Sebastiano Missineo Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana

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a ricorrenza del decennale della Fondazione “G.A. Borgese”, che coincide con le ricorrenze del 130° anniversario della nascita e del 60° anniversario della morte di Giuseppe Antonio Borgese, ci consente di compiere una duplice riflessione riguardante sia la valorizzazione del patrimonio degli scrittori siciliani sia l’importanza strategica che la Cultura, e con essa i connessi patrimoni dei beni culturali, riveste per innescare condizioni di maggiore sviluppo. Con la pubblicazione di questo volume, la Fondazione “G.A. Borgese” dimostra come in questa Sicilia, a torto o a ragione, catalogata in certi stilemi sociologici e stereotipi culturali, anche in piccole realtà dove meno te lo aspetti, sia possibile raggiungere traguardi impensabili in un ambito che certo non gode di tutte le condizioni più favorevoli. Ciò grazie ad una acquisita maggiore consapevolezza e sensibilità circa il valore del proprio patrimonio identitario che produce iniziative concrete, progetti, promozione culturale e diffusione di conoscenze.

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Il caso della Fondazione “G.A. Borgese” lo dimostra. Un progetto culturale nato e sviluppatosi dal basso facendo leva sull’intreccio di rapporti esistenti tra letteratura e beni culturali, ambientali e paesaggistici e conseguenti processi di crescita grazie all’interessante governance culturale praticata e messa a sistema, la chiarezza preordinata delle finalità da raggiungere, la capacità di programmazione e pianificazione in vista dei traguardi fissati, è davvero un risultato da apprezzare e incoraggiare.

Intanto, essa ha raggiunto senz’altro un primo traguardo importante (non scontato), e ne va dato merito: grazie alla Fondazione “G.A. Borgese”, che l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana ha per tempo riconosciuto con proprio decreto, la figura e l’opera di Giuseppe Antonio Borgese non vive più nel limbo sempre mobile tra oblio e riconoscenza, non è più, se mai lo sia stato, un Autore quasi sconosciuto ai più o limitato ai soli ambienti accademici ma, la sua fama e la sua opera sono ora diffuse ampiamente e sempre più lo saranno grazie ai progetti futuri prospettati. Un Autore, è bene dirlo, da iscrivere, come in effetti è, nel pantheon letterario e culturale siciliano come una tra le fondamentali pietre miliari del nostro patrimonio più pregiato, essendo egli annoverabile fra gli scrittori siciliani di più grande prestigio e merito. Borgese critico, giornalista, romanziere, saggista politico e docente, visionario e profeta, un uomo di cultura di fama e livello mondiale che migrò giovanissimo dalla sua terra ma che, pur tuttavia, non ha mai reciso i legami sentimentali e filiali con la sua Isola, che ha segnato le vicende culturali e letterarie dell’Italia di inizio Novecento e la visione utopica mondialista di “un mondo uno”, perciò iscritto fra gli Autori della migliore produzione letteraria che la Sicilia ha dato al mondo intero nel corso del secolo trascorso potendo ben dire di lui di essere stato, forse, il solo siciliano cosmopolita. La Sicilia e la letteratura, la letteratura e la Sicilia. Un rapporto specialissimo e particolare che fa assurgere questa Isola a un ruolo imprescindibile nel panorama della Letteratura Italiana, tanto da far dire acutamente: “Cosa resterebbe della letteratura italiana del Novecento se, in forza di un orrendo e diabolico maleficio, andassero in fumo le carte degli scrittori siciliani? Proviamo solo per un attimo a pensare alle conseguenze di questa immane catastrofe: migliaia e migliaia di pagine che a un certo momento si sbriciolano, senza lasciare alcuna traccia… Quale danno arrecherebbe un esagitato drappello di invulnerabili vermi, che si muovono mettiamo sotto la possessione di un demone leghista, in marcia alla volta del serbatoio letterario siciliano? Quale effetto avrebbe, infine, questa sorta di crudele fahrenheit

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sudista? … Se è vero, come dice qualcuno, che le cose si apprezzano quando non sono più in nostro possesso, allora il solo immaginare una apocalissi di tal fatta, e l’horror vacui conseguente, dovrebbero metterci nelle condizioni di tesaurizzare il nostro patrimonio, tentando una sorta di bilancio, e perché no, di pensare a un possibile repertorio, magari fatto di libri disposti in ordine cronologico, al punto da ricavarne una ipotesi di storia della letteratura italiana del secolo da poco trascorso, sub specie siciliana però. Forti della convinzione, per niente compromessa con quello spirito sciovinista che in Sicilia negli anni ha conosciuto pericolose recrudescenze, che senza l’apporto dei siciliani, il Novecento italiano sarebbe davvero poca cosa: un secolo minoritario e stizzito, insoddisfatto e un po’ troppo anemico. Monco a dirla tutta”. Bisogna essere consapevoli: il patrimonio letterario della Sicilia rappresenta, e non solo per i siciliani, una risorsa di inestimabile valore. Mettere a sistema tale patrimonio letterario attraverso la sua valorizzazione e la sua fruizione può essere per la Sicilia un’opportunità da non perdere né da sottovalutare, presentando al mondo intero la sua parte migliore. E la Fondazione “G.A. Borgese”, per Giuseppe Antonio Borgese, ha fatto proprio questo: ha evitato la continuazione di questa immane catastrofe, ha evitato che le pagine a un certo momento si sbriciolassero senza lasciare alcuna traccia, ha evitato l’ulteriore danno alla dispersione del nostro più prezioso patrimonio culturale, lavorando, al contrario, per una sua valorizzazione e una sua più ampia conoscenza, promozione e diffusione dell’opera del suo e nostro Autore, entrando a pieno titolo, così, nel significativo universo delle più consolidate esperienze delle Fondazioni dedicate agli altri uomini illustri siciliani. Insomma, un tentativo fin qui ben riuscito che deve ora implementare i suoi risultati grazie all’ambizioso progetto culturale da sviluppare a partire proprio dal restauro e riuso della casa Borgese acquisita a pieno titolo al patrimonio collettivo, quale prezioso bene culturale.

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Clara Aiosa Presidente della Fondazione “G. A. Borgese”

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n decennio può essere un arco di tempo breve se lo si guarda semplicemente da un punto di vista cronologico, ma può essere abbastanza lungo se lo si guarda invece da altre prospettive e se la sua lettura e le sue interpretazioni vengono ricondotte a una visione globale e unitaria. A dieci anni dalla costituzione della Fondazione “G.A. Borgese”, io credo si sia in grado di tracciarne un bilancio, riconsiderarne le coordinate fondamentali, ripensarne la mission istituzionale e programmatica. Rifuggendo da qualsiasi retorica e/o auto glorificazione, ma con estrema obiettività, come Presidente della Fondazione, ho la “pretesa” di affermare che grazie alla fatica inenarrabile del direttore, il dott. Gandolfo Librizzi, alla responsabilità dei componenti il consiglio di amministrazione, il sindaco del Comune di Polizzi Generosa, Patrizio David; il Commissario Angelo Pizzuto e il suo delegato, dott. Giuseppe Intrivici; il Presidente della So.Svi.Ma. spa Alessandro Ficile e il suo delegato, il sig. Giovanni Meli, prima, e, successivamente, il sig. Damiano Bruno, al Comitato Scientifico, in questi anni ci si è fatti carico, con entusiasmo, di portare avanti non solo gli scopi statutari della Fondazione, ma di guardare avanti, prospetticamente. Mi corre l’obbligo altresì di riconoscere il giusto merito a quanti mi hanno preceduto nella carica prestigiosa di Presidente della Fondazione “G.A. Borgese” e a quanti, prima dell’attuale consiglio di amministrazione, hanno

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creduto e lavorato per la Fondazione. Il geom. Giuseppe Lo Verde, sindaco di Polizzi Generosa, nel momento della costituzione della Fondazione e primo Presidente e il dott. Salvatore Glorioso, che gli è succeduto nel 2003 e fino al 2008; il Presidente dell’Ente Parco delle Madonie, dott. Massimo Belli dell’Isca e il suo successore, quale Commissario, arch. Angelo Aliquò. Vorrei ricordare anche la dott.ssa Alfina Ferruzza, prima segretaria del consiglio di amministrazione e il dipendente dell’Ente Parco delle Madonie, distaccato presso l’Ufficio Turistico del Comune di Polizzi Generosa, il geom. Lorenzo Sausa, al quale manifesto il mio personalissimo ringraziamento per la fattiva collaborazione nella gestione del sito della Fondazione e per quanto, in assoluta gratuità, ha fatto e continua a fare per la Fondazione e la sua promozione. Un ruolo insostituibile è stato svolto dal Comitato Scientifico della Fondazione e dai suoi Presidenti il prof. Gianni Puglisi e l’attuale, prof. Natale Tedesco. I componenti, affermati studiosi di Borgese e illustri professori universitari, sono stati in questi anni soggetti attivi della progettualità della Fondazione e ne costituiscono, in certo senso, l’anima “letteraria”e “culturale”. Oggi, possiamo affermare che grazie al lavoro sinergico del Direttore e del consiglio di amministrazione della Fondazione, del Comitato Scientifico, la figura e il pensiero di Giuseppe Antonio Borgese, viaggiano ormai nei grandi circuiti nazionali e internazionali.

A noi interessa Borgese, il suo pensiero, il suo messaggio attualissimo e fecondissimo. Interessano le sue istanze letterarie, sociali, politiche, le sue energie profetiche. La nostra città, come anche l’intera nazione, hanno bisogno di uomini veri, di uomini liberi. Borgese è stato e rimane uomo vero e uomo libero. Verità e libertà sono categorie “forti”e “incisive”. Dovrebbero costituire la trama essenziale di ogni comunità umana. Su di esse dovremmo innervare la fatica della costruzione sociale e umana. Borgese con la sua riflessione e la sua testimonianza di vita, ha dato prova che niente è autenticamente umano se non è anche autenticamente e profondamente vero e libero. Sosteneva il grande filosofo Hans George Gadamer, che c’è una storia degli effetti (Wirkungsgeschichte) a cui siamo sempre sottoposti, anche se non ce ne rendiamo conto e che siamo sempre sottoposti agli effetti di questa storia. Per noi, la storia e i suoi effetti, come anche gli effetti e la sua storia, sono coordinate imprescindibili per continuare nel nostro lavoro e nel nostro impegno. Saranno poi altri, a giudicare e la storia e gli effetti. Ad oggi ci basta la consapevolezza che sin qui abbiamo scritto una “piccola” storia e ci siamo impegnati per realizzare e raccogliere anche qualche “piccolo” effetto.

La rete di rapporti, di incontri, di iniziative, le convenzioni con istituzioni universitarie italiane, la ricerca di giovani ricercatori e studiosi di Borgese, i tanti progetti, gli eventi, che sino ad oggi abbiamo realizzato, sono il nostro “biglietto di visita”. Con orgoglio, credo legittimo, ci riconosciamo il merito non solo di avere strappato all’oblìo il nostro concittadino Giuseppe Antonio Borgese ma anche di averlo riconsegnato alla memoria storica nazionale e, perché no, anche internazionale.

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Il recente riconoscimento del suo romanzo Rubé tra i 150 Grandi Libri per i 150 anni dell’Unità d’Italia, a cui ha fatto eco il Convegno di studi nazionale da noi realizzato su Rubé e la crisi dell’intellettuale del Novecento, nel maggio del 2011, di cui sono stati pubblicati gli Atti, lo avvertiamo anche come il riconoscimento per l’impegno che la Fondazione sta portando avanti.

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d’origine. Su ciò tante cose sono state scritte e si possono scrivere ancora ricordando anche una pagina di Leonardo Sciascia. Ma oggi siamo qui a sottolineare come Polizzi Generosa ha ricambiato in pieno finalmente l’amore che il suo grande figlio le portava.

Natale Tedesco Emerito di Letteratura Italiana Presidente Comitato Scientifico Fondazione “G.A. Borgese” Io nacqui su una vetta di monte che s’affaccia da ogni lato a guardare: la valle, altri monti, uno specchio di mare. Esso è molto turchino e lontano. I fianchi dei monti si fanno da parte, come cortinaggi pesanti, per lasciarlo vedere. Quando arriva il tramonto una polvere d’oro sfavilla su tutte le cime. La più bella di tutte è la montagna di Termini, con due cupole azzurre incontro al cielo […]. Io nacqui la notte di San Martino che ha tante stelle filanti quanto quelle di San Lorenzo. Mio padre uscì sul balcone e in quei messaggi di luce lesse un presagio, un destino. Io crebbi davanti ai grandi orizzonti; e udivo suoni remoti. […] D’estate, quand’io e mio fratello venivamo da Palermo in vacanza, al passo di Forrione ci fermavamo a cavallo nel vento. Di là ci appariva Polizzi, il nostro paese, al vertice di un’ascensione .

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uesto ricordo autobiografico di Giuseppe Antonio Borgese che rievoca Polizzi Generosa affiora fra le pagine di Tempesta nel nulla. Il pensiero del paese natale, che nella novella La città sconosciuta si prospetta attraverso il sogno pure come una “città ideale fra i monti”, esempla il legame indelebile che ogni scrittore siciliano, anche il più aperto e carico di esperienze internazionali, intrattiene con la sua terra

Non che non sia stato tributato nel passato un giusto riconoscimento a Borgese con saggi, libri e convegni (basti ricordare gli articoli di Salvatore Battaglia, il Convegno organizzato dalla Facoltà di Lettere di Palermo nel 1983 e il Premio di Cultura per la Critica letteraria a Borgese intitolato svoltosi con particolare profitto nel 1990 e nel 1991, promosso da chi scrive e da Marcello Cappuzzo). Tuttavia la costituzione della Fondazione “G. A. Borgese”, il 25 luglio 2002, segna una data memorabile per l’attività ad amplissimo spettro che ne è seguita. E sono da menzionare alcune tappe significative, che il libro di Gandolfo Librizzi ampiamente e in modo egregio giustamente documenta. Per il suo decennale la Fondazione, che è presieduta da Clara Aiosa, può vantare di aver consolidato, come era negli auspici iniziali, la sua funzione interna al territorio di Polizzi Generosa e al comprensorio delle Madonie, nello stesso tempo estendendo la comunicazione al mondo esterno. Si è instaurato un rapporto con numerose Università italiane e di altre nazioni; si sono promosse pubblicazioni; si sono recuperati testi come le Lettere giovanili, si è pubblicato il Catalogo del Fondo Borgese e intanto ci si prefigge di portare avanti dei progetti editoriali quali i Diari Americani, le ristampe delle opere, almeno delle principali, anche se, a mio parere, niente di Borgese è da trascurare. È altresì da sottolineare che con questa attività si è stimolato un inedito interesse fra i giovani studiosi e rinsaldato il rapporto con alcuni della passata, ma mai tramontata, stagione critica. Momento centrale di questo fervore di iniziative è stato l’organizzazione del Convegno su Rubè e la crisi dell’intellettuale oggi, che ha visto una partecipazione nazionale e internazionale. Su questa base l’istituzione polizzana è venuta a configurarsi come un polo di attrazione culturale dalla duplice vocazione e cioè di promozione di ricerche letterarie e di ricognizione del paesaggio fisico e dell’ambiente antropologico: un esempio da indicare potrebbero essere le edizioni del Film-festival sul paesaggio. Per tutto questo è ancora da sottolineare l’intelligente e appassionato lavoro del Direttore della Fondazione, non a caso degno figlio delle matrici madoniti, Gandolfo Librizzi che, per alcuni aspetti e iniziative, è stato validamente supportato dal Comitato scientifico che annovera antichi e nuovi studiosi del grande intellettuale siciliano.

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Se vogliamo indicare, al di là delle capacità dei promotori della Fondazione, una ragione del successo della sua ideazione e della direzione dei suoi lavori, dobbiamo dire senza presunzione che come Borgese aveva la consapevolezza di vivere una condizione insieme di tramonto e di mutazione, noi col suo aiuto ci possiamo sentire di nuovo portatori dell’esigenza di dare una prospettiva adeguata alla complessità pure del nostro presente. Il senso della letteratura italiana e Tempo di edificare sono, tra i tanti, due titoli della vasta e multiforme produzione di Giuseppe Antonio Borgese. Da essi si può ripartire per rilevare l’attualità della sua figura di intellettuale. L’esigenza di dare un significato e una direzione alla ricerca letteraria; il bisogno di un’edificazione prospettica della scrittura, attribuendole i segni del destino di un’epoca, pur nel mutare dei punti di vista e delle pratiche, mi pare tornino ad assumere un valore preciso anche per noi suoi posteri.

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Patrizio David Sindaco di Polizzi Generosa

l decennale della Fondazione Borgese, oltre ad assumere un rilievo storico, conferma l’acume di chi a suo tempo ha creduto nell’iniziativa e tra questi il Comune di Polizzi nella qualita’ di socio.

L’interesse nei confronti dello scrittore G. A. Borgese, trova il suo momento di massima espressione nel lontano settembre del 1982, in occasione di un evento altrettanto importante quale il centenario dalla sua nascita. Il convegno organizzato a Polizzi dagli amministratori locali di allora, dedicato allo scrittore e le iniziative che seguirono, furono un ulteriore stimolo per la nascita della Fondazione. Durante questo decennio il Comune di Polizzi ha contribuito alle innumerevoli iniziative culturali svolte dalla Fondazione. Segnatamente al periodo che riguarda l’Amministrazione che presiedo, posso affermare con assoluta certezza che il Comune ha erogato i contributi economici necessari alla Fondazione per gestire i vari eventi. Ritengo che l’onere economico sostenuto in questi anni dal Comune di Polizzi abbia prodotto i risultati sperati, Infatti durante le varie manifestazioni organizzate di concerto con la Fondazione, e su tutte voglio ricordare il Filmfestival si e’ registrata a Polizzi la presenza di tanti turisti a beneficio dei numerosi operatori economici locali.

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Non bisogna dimenticare che il compito di noi amministratori e’ quello di favorire lo sviluppo del territorio nella sua piu’ ampia accezione

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utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Pertanto la Fondazione con le sue iniziative contribuisce alla crescita economica e culturale di Polizzi, fucina per le nuove generazioni che rappresentano il futuro del nostro paese. Voglio ricordare la partecipazione al Pist Madonie che ha consentito al nostro Comune di acquisire un finanziamento che, ben presto, consentirà l’attuazione del progetto, messo a disposizione dall’attuale Amministrazione comunale, di ristrutturazione, riuso e adeguamento della casa natale di Giuseppe Antonio Borgese, acquistata dalla Fondazione. L’immobile sara’ destinato a sede della Fondazione “G. A. Borgese”, a centro didattico ambientale ed a contenitore di attività culturali territoriali di qualità. La speranza è quella che, così, Polizzi possa assumere un ruolo di primo piano nel circuito internazionale della cultura e il nostro comune ha tutte le credenziali perche’ cio’ avvenga. Mi auguro che la collaborazione tra la Fondazione Borgese e la città di Polizzi prosegua sine die, nell’esclusivo interesse dell’intera comunita’ locale.

Angelo Pizzuto Presidente Ente Parco delle Madonie

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ono già trascorsi dieci anni da quel 25 luglio 2002 quando il Comune di Polizzi Generosa si rese protagonista e condivise con alcuni Enti e Istituzioni Pubbliche territoriali come il Parco delle Madonie, la SO.SVI.MA, l’Associazione “Anthropos”, la volontà di costituire la Fondazione “Giuseppe Antonio Borgese”, polizzano fra altre grandi figure polizzane, il quale come ebbe egli stesso a dire sognava “di tornare al … paese nativo, il quale non è punto sul margine dell’alta Lombardia, ma nel cuore di un’isola lontana, aggrappato a un’alta roccia...”. Questi Enti, con senso pieno e lungimirante, sono portatori dello spirito di chi vuol custodire, come in uno scrigno che accoglie solo cose preziose, la memoria per far conoscere alle giovani generazioni la figura di un grande della letteratura internazionale.

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Tante sono state le iniziative che in questi anni la Fondazione e gli Enti che la sostengono hanno realizzato, dei quali conosciamo la passione e la puntualità che li hanno animate e li animano nel perseguire l’obiettivo comune di raggiungere gli scopi statutari, nella realizzazione delle iniziative intraprese fra le quali sicuramente si collocano: l’istituzione della biblioteca, la quale raccoglie con sistematicità gli scritti, le testimonianze, le fotografie del e sul nostro Giuseppe Antonio; il Filmfestival sul paesaggio nel Parco delle Madonie e tutte quelle iniziative che, oltre a recuperare e diffondere l’opera artistica, letteraria, critica, giornalistica e politica dello scrittore mirano a recuperare, rendere fruibile e gestire patrimoni culturali e

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ambientali, tanto materiali quanto immateriali che possano concorrere a migliorare la qualità dell’offerta di servizi per la migliore fruizione dei beni culturali e di soggiorno turistico sostenibile dell’intero territorio delle città e del Parco delle Madonie. Il Parco, appunto, sostiene tutto ciò consapevole com’è che fra le proprie finalità rientrino il dovere di favorire “le attività culturali, sociali, ricreative, turistiche, sportive ed ogni altra attività rivolta a migliorare la qualità della vita delle popolazioni residenti”. Desidero, quindi, concludere con due passi tratti dagli scritti di G.A. Borgese che, a mio avviso, ben testimoniano il Suo grande spessore intellettuale, culturale e l’essere, oggi più che mai, attuale. A buon intenditor poche parole ... «Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio»… Vi sono più belli e utili libri da leggere.V’è da proseguire, ciascuno per vie sue più solitarie e consolatrici.V’è anche (se vogliamo restare alla critica) una critica che si compiace delle opere, antiche e moderne, da ammirare ed intendere, anziché delle opere recentissime da giudicare: ed è critica che chiamerei contemplante e meditativa in contrasto quasi scherzevole con la polemica e militante. Ché polemizzare non si può tutta la vita senza divenire barbari, come quelle tribù che vivono di guerra. Quel che v’era di buono nella nostra opera comune, o amici, darà i suoi frutti; e già qualcuno possiamo coglierlo noi stessi, che sentiamo di parlare a lettori più ‘humani’ o più ‘europei’…”. G.A. Borgese

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Alessandro Ficile Presidente della So.Svi.Ma. spa

eri ..( dieci anni fa), consapevoli della necessità di produrre mutamenti stabili nell’organizzazione e nella strutturazione di una nuova offerta culturale che, partendo dalle elaborazioni e dalle radici del territorio, potesse acquisire una dimensione e una visibilità che andasse oltre il territorio stesso, pianificavamo la costruzione di una Fondazione da dedicare all’opera ed alla figura di Giuseppe Antonio Borgese. Oggi possiamo ritenerci soddisfatti poiché avevamo visto giusto: il processo di costruzione pur partendo dalla Fondazione si è esteso notevolmente, interessando l’intero territorio madonita. Un territorio che nelle ultime analisi condotte, viene ritenuto – sotto il profilo culturale – un Distretto maturo, al cui interno si riscontra un alta centralità del patrimonio e dei servizi oltre che rilevanti nodi del patrimonio culturale, per i quali i processi di messa in valore sono o in fase di avvio o, in alcuni casi, addirittura già a regime. Ieri.. (sempre dieci anni fa), stentavamo a trovare le convergenze necessarie ad avviare quelle azioni di armatura delle risorse culturali e di infrastrutturazione dei servizi ed in particolare di quelli legati al terziario superiore. Oggi, siamo impegnati a costruire “La Città a rete Madonie – Termini policentrica e diffusa ” in grado di :

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garantire standard di servizi collettivi per la popolazione e per le

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imprese di rango urbano; attrarre nuove imprese e nuove risorse umane qualificate e quindi porre un freno all’emigrazione; migliorare l’accesso ai servizi esistenti e attivarne di nuovi in un contesto territoriale allargato; promuovere un nuovo sistema di mobilità sostenibile sia sul fronte “interno” che su quello “esterno”; riorganizzare i livelli funzionali esistenti (istituzionali, economici e socio-culturali) in termini nuovi, puntando ad ottenere livelli di aggregazione che riescano a raggiungere la massa critica necessaria per poter pianificare “nuovi servizi” e per renderli sostenibili (anche dal punto di vista finanziario ) ed efficienti.

Che cos’è la cultura, se non l’unità delle sorgenti da cui dipende la vita, se non l’armoniosa dipendenza di tutte le attività da un’intimo fuoco centrale?2. Giuseppe Antonio Borgese, La Vita e il Libro

Il tempo e gli sforzi non sono stati vani: grazie all’esperienza ed alle elaborazioni condotte con la Fondazione “G.A. Borgese”, di strada ne abbiamo percorsa e dobbiamo anche alle loro sollecitazioni se, fra alcune settimane, possiamo far partire l’organica messa in rete – attraverso la realizzazione di una destination card e delle necessarie e relative infrastrutturazioni – dell’offerta unitaria dei 18 Musei pubblici presenti sulla Città a rete. Questi due lustri hanno fatto quindi da sfondo alla maturazione dei processi di aggregazione che, soprattutto, sul versante culturale hanno interessato il territorio ed hanno prodotto evidenti e positivi risultati ma soprattutto hanno consentito che l’assetto territoriale e partenariale messo in cantiere per l’elaborazione e la pianificazione dei diversi strumenti che consentiranno di costruire la nuova città-territorio, non è mai stato casuale, improntato all’improvvisazione o “costruito” attorno all’utilizzo di un’occasione finanziaria, ma risulta figlio di una ferrea volontà di voler continuare a percorrere una strada di sviluppo che delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile - prosperità economica, equilibrio sociale e ambiente salubre - non ha fatto una variabile dipendente ma una sfida permanente alla quale improntare tutte le proprie politiche di sviluppo.

G

Introduzione

iuseppe Antonio Borgese è annoverato fra le maggiori personalità culturali, più autorevoli e ascoltate del primo novecento italiano, di cui fu anzi una delle più fervide voci di intellettuale di chiara fama mondiale. Autore eclettico, moderno, Giuseppe Antonio Borgese nacque a Polizzi Generosa (PA) il 18 novembre 1882 e morì a Fiesole (FI) il 4 dicembre 1952. Insigne docente universitario, romanziere, critico letterario di grande rilievo, giornalista di fama di diversi quotidiani nazionali: Il Mattino di Napoli, La Stampa di Torino, il Corriere della Sera di cui fu per anni, prima e dopo l’esilio americano, editorialista della pagina culturale e autorevole redattore di politica estera negli anni del primo conflitto mondiale; infine, saggista e pensatore politico tanto da essere stato proposto per il premio nobel per la pace nel 1952 per l’idea di Repubblica universale e di Costituzione mondiale. Nel quadro generale dell’esigenza di rivalutare e preservare tutto

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2  G.A. BORGESE, Cultura e letteratura d’oggi, La Vita e il Libro, Fratelli Bocca, II Serie,Torino 25 1911, 429.


ciò che di significativo è stato prodotto dal genio umano, anche Polizzi Generosa, sua città natale, attraverso la costituzione della Fondazione “G. A. Borgese”, ha inteso rendere perenne omaggio a questo suo illustre concittadino. Nel decennale della costituzione della Fondazione “G.A. Borgese” che è avvenuta il 25 luglio 2002, decennale che coincide fra l’altro con le ricorrenze del 130° anniversario della nascita e del 60° anniversario della morte, al fine di rendere testimonianza del lavoro svolto dalla Fondazione e prospettare gli impegni futuri, si è voluto consegnare alla memoria collettiva questo libro per documentare la genesi, il parto, i primi passi nonché i progetti realizzati e quelli ancora da realizzare. Ma, nel raccontare la storia della Fondazione, ciò che vogliamo far emergere è il progetto culturale che sta a fondamento dell’idea stessa della costituzione della Fondazione e che ha ispirato, fin dall’origine, le direttrici di crescita e le singole iniziative che in questi dieci anni si sono progettate e realizzate. Il costante e paziente lavoro di questi anni, ha reso possibile da una parte, la conoscenza della figura e dell’opera di Giuseppe Antonio Borgese, come anche la piena fruizione del suo “patrimonio culturale”; dall’altra, la creazione di un soggetto istituzionale a lui dedicato, con l’obiettivo prioritario di rendere un servizio alla comunità locale, regionale e nazionale, ai giovani studiosi e ricercatori, a quanti sono convinti che il progresso e la crescita passino inevitabilmente dalla cultura e da quanto essa, attraverso le sue voci più autorevoli, ha prodotto nel tempo. Non dunque un soggetto autoreferenziale e localistico, ma un soggetto aperto alla varietà dei dinamismi e dei processi culturali, un soggetto in grado di essere esso stesso promotore territoriale di cultura, un soggetto capace di interloquire con le Istituzioni e di accogliere la sfida culturale in tutte le sue dinamiche, in un tempo, quale il nostro, bisognoso di ritrovare le esatte coordinate del suo essere e del suo agire.

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Una sfida impegnativa certamente, ma decisamente fondata sul presupposto che attraverso la cultura si possano creare autentiche condizioni di promozione umana e sociale, oltre a molteplici opportunità economiche, profondamente convinti, in questo senso, che qualsiasi patrimonio culturale esistente, anche in quello sperduto piccolo villaggio, esso rappresenta, e non solo per gli abitanti di quel luogo, una risorsa di inestimabile valore che se persa, preclude per sempre accessibilità alla conoscenza e, quindi, allo sviluppo.

Se anche quando e solamente, dalla lettura delle opere di un Autore come Borgese (o dei tanti altri uomini di cultura i cui patrimoni sono custoditi, salvaguardati e messi a disposizione del pubblico), “…si diffondesse il sentimento della bellezza e della saggezza che dai testi delle letterature promana, quando veramente la sostanza eterna delle nostre antiche civiltà vivesse nell’animo nostro” , allora ne acquisirebbe un grande beneficio l’intera collettività perché lì si sarebbe depositato il germe della consapevolezza e del fermento creativo, quindi del possibile cambiamento. è in questo scenario di strategica e sistemica valutazione del ruolo che svolge la Cultura, che si inserisce la Fondazione “G.A. Borgese” che fin dall’inizio ha cercato di sviluppare e attuare questi processi, cercando di coniugare sempre l’offerta culturale nella sua poliedricità e la effettiva ricaduta di essa in ambito economico a tutto vantaggio del territorio. Fare cioè, delle attività di valorizzazione e promozione culturale, come ha tentato di realizzare la Fondazione “G.A. Borgese”, con interventi mirati e di qualità, pianificati nel medio lungo periodo e ben programmati, e come in questo volume commemorativo si è tentato di descrivere, il fulcro delle opportunità, certamente da rafforzare e migliorare, da offrire ai cittadini. Un compito che ha richiesto, da una parte, un occhio rivolto al passato per far riemergere quanto del patrimonio che fu di Giuseppe Antonio Borgese si è depositato nei meandri della dispersione dei mille rivoli nei quali si è dissolto; dall’altra, un occhio attento al presente-futuro per prevedere e realizzare, accanto a una più ampia conoscenza e diffusione dell’opera di questo Autore, anche una maggiore consapevolezza nella valorizzazione dei beni culturali presenti nel territorio, perché da questo potesse emergere un’opportunità di più larga scala. Rafforzare il substrato di identità individuale e sociale dal quale dipende e si alimenta, in grande misura, il senso di appartenenza a un unico progetto di crescita civile e di riappropriazione della specificità dei riferimenti culturali del luogo: questo il compito, arduo ma non impossibile, che si è cercato di portare avanti in questi 14 anni, che si è cercato di adempiere, che si prospetta ancora per il futuro e che questo libro ha provato a comunicare. Se fin qui ci siamo riusciti, cercando di attuare fino in fondo gli scopi fissati dai soci costitutori della Fondazione, non è nostro compito dirlo. Se riusciremo ancora a farlo non lo sappiamo. Sappiamo però che, in noi, resta intatta la tensione per fare ancora di più e meglio.

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…I navigatori sono pronti: tutto essi videro, tutto ormai sanno. Ora essi vogliono vivere, comunque, la loro giornata, e remare al tramonto verso la costa. Desiderio del ritorno li punge. Il vascello fantasma s’appressa alla riva. Sale un fumo tranquillo dalla casa degli avi. Il navigatore ritorna. Un letto bianco lo attende, per dormire; due occhi buoni, per amare; un altare, forse, per inginocchiarsi3. Giuseppe Antonio Borgese, Il vascello fantasma

I prodromi: l’idea di Parco Letterario

O

(1998)

gni storia ha un suo prologo. Un momento, una circostanza, fortuita o meno, un’occasione grazie alla quale tutto comincia. Nel nostro caso, l’idea originaria fu quella di realizzare il Parco Letterario dedicato a Giuseppe Antonio Borgese. Era la fine del 1997 e l’Unione Europea aveva appena pubblicato, l’unica e sola volta che accadde, una Sovvenzione Globale denominata “I Parchi letterari”4 per finanziare iniziative di sviluppo locale legate alla realizzazione di parchi letterali nelle regioni del Sud Italia, strumenti attraverso i quali valorizzare i luoghi dell’ispirazione di grandi autori e

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3 G.A. BORGESE, Il vascello fantasma, Risurrezioni, Società anonima editrice Francesco Perrella, Firenze 1922, 99. 4  “Concorso di idee per la selezione delle proposte di Parchi Letterari” nelle Regioni dell’Obiettivo 1, approvata dalla Commissione Europea con Decisione C(97) 3772 del 19-12-1997 a valere sul Quadro Comunitario di Sostegno Italia Obiettivo 1 - 1994-99, Asse 3.1: “Incentivi agli investimenti turistici”, la cui attuazione fu affidata all’Organismo Intermediario composto dalla Società per l’Imprenditorialità Giovanile, dalla Fondazione 29 Ippolito Nievo e dal Touring Club Italiano.


Sognai di tornare al mio paese nativo, il quale non è punto sul margine dell’alta Lombardia, ma nel cuore di un’isola lontana, aggrappato a un’alta roccia, e non ha un nome cos’ì svelto e breve, ma difficile a ritenersi da chi non vi sia nato o stato, e fa sorridere chi l’ode per la prima volta6.

autrici e strutturare forme organizzative appropriate per la conoscenza, la diffusione e valorizzazione turistica del patrimonio culturale, civile e sociale esistente a livello locale. L’ipotesi, alquanto suggestiva, era ed è ancora quella di considerare gli spazi fisici o mentali che hanno ispirato le opere di grandi scrittori (ruderi, case, interi centri storici, sentieri, vecchie strade dentro o fuori degli agglomerati abitativi), luoghi emblematici e simbolici attraverso i quali fare memoria delle stesse esperienze visive ed emotive degli autori, con attività e iniziative in grado di stimolare curiosità e fantasia nei fruitori e con attività di natura economica. I Parchi letterari nascono da un’originale idea di Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito Nievo, autore di Confessioni di un italiano, scaturita da una drammatica esperienza vissuta nel 1976: la distruzione, a causa del terremoto, del castello di Colloredo di Montalban, in Friuli, dove Ippolito Nievo aveva scritto il romanzo che lo avrebbe consegnato alla celebrità e Stanislao il suo primo libro Il prato in fondo al mare. L’ansia di ciò che poteva irrimediabilmente scomparire: la perdita dei luoghi, il senso stesso della vita e delle proprie radici culturali, suggerisce a Stanislao Nievo il progetto del Parco Letterario, inteso come luogo e percorso della memoria, luogo dove i paesaggi hanno fatto da trama alle opere letterarie, luogo in cui ambiente, cultura e tradizioni fecondamente si intrecciano. I Parchi letterari, laddove nati, sono così intesi come “tutela letteraria” di luoghi resi immortali da versi e descrizioni celebri che rischiano di essere cancellati e che si traducono nella scelta di itinerari, tracciati attraverso territori segnati dalla presenza fisica o interpretativa di scrittori, che offrono ai visitatori l’opportunità di osservare il paesaggio con occhi diversi. Fu dunque grazie a questa iniziativa che l’allora Amministrazione comunale5, memore che fra i personaggi più illustri nati a Polizzi Generosa era da annoverare Giuseppe Antonio Borgese, elaborò e presentò, per otterne il relativo finanziamento, il progetto di Parco Letterario denominato, per l’appunto, “G.A. Borgese e Polizzi Generosa”. Il progetto, approvato con delibera del Consiglio comunale n° 106 del 25 settembre 1998, fra gli strumenti individuati per realizzare compiutamente il parco letterario, prevedeva sia una società misto pubblico-privata che la costituzione di una Fondazione con lo scopo, quest’ultima, di “coordinare e promuovere le attività culturali riguardante lo scrittore”. Nonostante il lodevole intento, e le molte aspattative riposte in esso, tuttavia il progetto non fu finanziato e tutto rimase lettera morta. Solo buone intenzioni. Almeno per il momento. 30

5  Sindaco Giuseppe Lo Verde, Assessore alla Cultura Stefano Marabeti.

Giuseppe Antonio Borgese, La città sconosciuta

1.

La scintilla. Elisabeth Mann Borgese cittadina onoraria di Polizzi Generosa. (1999)

E

onoraria.

ra il 20 novembre 1999. L’occasione: la presenza a Polizzi Generosa di Elisabeth Mann Borgese, città natale di suo marito Giuseppe Antonio Borgese, per il conferimento della cittadinanza

L’iniziativa fu possibile per il vaticinio dell’allora Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che, in una precedente visita alla città7, si era preso 6  G.A. BORGESE, La città sconosciuta, Sellerio, Palermo 1986, 9 (Mondadori, Milano 1924). 7  La visita avvenne il 5 ottobre 1999. Il Sindaco di Palermo fu accolto dall’Amministrazione comunale e dal Consiglio Comunale in un’apposita seduta straordinaria. Della visita fu redatta la delibera del Consiglio Comunale n° 134/bis del 5 ottobre 1999 ad oggetto: “Incontro con 31 il Sindaco di Palermo prof. Leoluca Orlando in visita ufficiale alla città di Polizzi Generosa”.


l’impegno di invitare Elisabeth Mann Borgese a Polizzi Generosa allorquando, da lì a poco, sarebbe stata ospite nel capoluogo siciliano per ricevere la cittadinanza onoraria8.

la casa di Borgese che, come vedremo, era stata lasciata smembrare e vendere a privati, niente per non far disperdere il suo patrimonio, niente per valorizzarne al meglio la sua figura e opera.

La promessa fu mantenuta e quel sabato mattina del 20 novembre 1999, il Consiglio Comunale di Polizzi Generosa, riunito in seduta straordinaria9 conferì la cittadinanza onoraria all’illustre ospite.

Certo, si potrà obiettare che qualcosa si era fatto, per esempio, quando il Comune di Polizzi Generosa promosse e organizzò il convegno nel centenario della nascita. In effetti, quello fu davvero un evento importante e straordinario: a Polizzi Generosa l’11 e 12 settembre 1982 furono chiamati a ricordare Giuseppe Antonio Borgese fra le più autorevoli personalità del mondo accademico. Un altro convegno, fu poi organizzato dall’Università degli Studi di Palermo tra il 18 e il 21 aprile 1983 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Ma, neanche a seguito di tale e tanta eco, quell’idealità fu tradotta in qualcosa di duraturo. Finì tutto solo con la stampa degli atti dei rispettivi convegni12.

Fu nel corso degli interventi che emerse la necessità di non limitarsi alla sola, seppure importante, estemporanea iniziativa ma, a partire da quell’occasione, prefigurare un percorso virtuoso più duraturo. Nei diversi interventi10, fu posta la domanda su come onorare al meglio la memoria di Giuseppe Antonio Borgese che, a detta di tanti, tra i quali Sciascia, viveva nell’oblio11. In buona sostanza ci si chiese, e non solo in forma retorica, se ci si poteva sentire solo orgogliosi del nostro passato e fieri di annoverare fra i figli illustri del luogo personalità importanti come Giuseppe Antonio Borgese, oppure, al contrario, per essere degni concittadini, recuperare e valorizzare il suo formidabile patrimonio. Certo, si confeririva la cittadinanza onoraria alla moglie di Giuseppe Antonio Borgese e questo era un gesto importante ma, cosa altro si offriva dei segni che furono di questo illustre concittadino che la città, per tempo, avrebbe dovuto salvaguardare, conservare e valorizzare e che invece mai ebbe a fare? Niente, non si offriva niente oltre il vano vanto, quanto illusorio e l’altero orgoglio di appartenere alla medesima, antica città che annoverava fra i natii del luogo tante altre illustre personalità. Che niente era stato fatto di duraturo, non solo da altre Istituzioni regionali ma, neanche dal Comune di Polizzi Generosa, era un fatto incontrovertibile, inoppugnabile: niente era stato fatto per salvaguardare 8  La visita di Elisabeth Mann Borgese a Palermo avvenne il 21 e 22 Novembre 1999. 9  Delibera Consiglio comunale n° 151 del 20 novembre 1999 ad oggetto:“Conferimento della cittadinanza onoraria di Polizzi Generosa ad Elisabeth Mann Borgese”. 10  Negli allegati vedi delibera Consiglio Comunale n° 151 del 20 novembre 1999. 11  L. SCIASCIA, Giuseppe Antonio Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, in Corriere della Sera, Sabato 11 settembre 1982, riportato in Atti del convegno su Giuseppe Antonio Borgese in occasione del centenario, Polizzi 11-12 settembre 1982, Biblioteca Comune Polizzi Generosa, 21-27 e, ancora, in appendice a Rubé, Mondadori, Milano 2009, 32 396-403.

Poi, ancora una volta in maniera estemporanea anche se ben ideata, tra il 1990 e fino al 1994, dall’Associazione Incontri Mediterranei, associazione palermitana costituita da oriundi di Petralia Sottana, paese vicino a Polizzi Generosa, fu organizzata l’iniziativa denominata Madonie cultura che si svolgeva sia a Polizzi Generosa che a Petralia Sottana, all’interno della quale, con l’intento di ricordare la figura e l’opera di Borgese, fu istituito il Premio Borgese13. Premio che effettivamente ebbe un qualche rilievo nazionale e una qualche notorietà ma, finiti i finanziamenti regionali e venuto meno l’interesse dell’associazione non autoctona a continuare l’iniziativa, tutto finì così come era cominciato e, con essa, il pur importante e prestigioso premio che era stato istituito e conferito nelle precedenti edizioni. Su Borgese, ritornava così, nuovamente, l’oblio. Tanto è vero che, in previsione del cinquantenario della morte, il 10 luglio 2002, il prof. Natale Tedesco, emerito di Letteratura italiana all’Università di Palermo, dalle colonne del Giornale di Sicilia denunciava l’assoluta mancanza di iniziativa per valorizzare adeguatamente questo grande uomo di cultura.

12  Gli atti del convegno di Polizzi Generosa furono pubblicati nel giugno 1984, mentre gli atti del convegno di Palermo furono pubblicati nel 1985. 13  Premio che le cronache testiomoniano non essere stato il primo, per quanto si fregiasse di tale primogenitura in quanto già nel 1953, ad un anno esatto dalla morte, fu istituito il Premio Borgese per le sezioni “Novella” e “Poesia”. Presidente di quel premio fu Federico De Maria. Per la sezione Novella fu assegnato alla nota scrittrice e poetessa Elena Bono per la novella Silenco. (ndr fonte Ida Rampolla del Tindaro, Proposta per un parco letterario nelle Madonie. Riscoperta della cultura madonita attraverso l’opera di G.A. 33 Borgese, Estratto da Palermo Rotary Maggio-Giugno 2000).


Invano, dunque, erano passati gli anni, e forse ancora sarebbero continuati a passare, impastati da quella presunzione di finta superiorità che contraddistingue una certa sicilianitudine e, quindi, anche una certa mentalità polizzana, avvinghiata nella sua storica malattia del sonno tanta bene descritta da Tomasi di Lampedusa con le parole fatte pronunciare al Principe Salina nel Gattopardo con pungente quanto efficacie immagine che … il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali14.

Mentre, dunque, si aprivano le porte a una nuova concittadina, si iniziava a prendere coscienza dell’urgenza, non più dilazionabile, di pensare a un progetto lungimirante e duraturo per evitare ancora nel tempo l’oblìo, la dispersione culturale, la distruzione di un patrimonio umano, letterario e culturale. Così, in quella solenne circostanza, davanti ad Elisabeth Mann Borgese ci si impegnò a realizzare comunque il Parco letterario, a costituire la Fondazione dedicata a Giuseppe Antonio Borgese. Ciò, almeno negli intenti, erano i pronunciamenti espressi in quella occasione. Si approva lo Statuto della Fondazione I passi successivi, le relazioni avviate, dimostrano che in questo senso, almeno in questo ambito, l’allora classe politica non tradì gli impegni assunti e, celermente, con grande lungimiranza, effettivamente avviò le procedure per far nascere la Fondazione Borgese. A neanche un mese dall’evento, il 29 dicembre 1999, il Consiglio Comunale si riunisce per discutere e deliberare sull’atto d’indirizzo da seguire per pervenire alla costituzione della Fondazione 15. Successivamente, il Sindaco, per dare avvio al progetto, incarica l’allora capogruppo di maggioranza “a predisporre gli atti necessari per 14  T. LAMPEDUSA, Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano 1992, 162. 15 All’unanimità il Consiglio Comunale adottata la delibera n° 192 del 29 dicembre 1999 avente per oggetto “Discussione preliminare sulla costituzione della Fondazione “G. A. Borgese, costituzione società mista per l’attuazione del progetto del Parco letterario 34 denominato Giuseppe Antonio Borgese a Polizzi Generosa” (vedi allegati).

la costituzione della Fondazione “G.A. Borgese”16. Quindi, sulla scorta del lavoro della commissione consiliare incaricata di valutare lo statuto, di un incontro a Villa Niscemi a Palermo, il 4 maggio 2000, tra i diversi soggetti coinvolti alla costituzione della Fondazione, invitati dall’allora Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il Consiglio Comunale si riunisce una prima volta il 17 maggio 200017 e, successivamente, l’8 giugno 2000, quando, finalmente, all’unanimità, approva lo Statuto della Fondazione “G.A. Borgese”18 e nomina proprio Elisabeth Mann Borgese Presidente onorario della Fondazione. In così breve tempo e con la condivisione di tutti gli esponenti dell’Amministrazione comunale, della maggioranza e della minoranza di allora, si raggiunge un traguardo davvero importante non solo per la cultura locale ma, per quella nazionale. Si creano così per la prima volta, con grande senso di responsabilità, le premesse per evitare la dispersione culturale che si era determinata nel passato riguardo alla figura e all’opera di Giuseppe Antonio Borgese. Certo, è soltanto il primo passo che seppure importante, tuttavia, ancora non è sufficiente per consolidare il percorso. Prima di costituire dal Notaio la Fondazione, occorreva che anche gli altri soci individuati dal Consiglio Comunale e, su mandato di questi, dal Sindaco, in particolare le Associazioni culturali locali chiamate a far parte della compagine sociale della Fondazione19, approvassero lo schema di Statuto voluto dal Comune di Polizzi Generosa, ne accettassero e ne condividessero l’impostazione e le finalità. Se nella fase iniziale diversi altri Enti avevano manifestato la propria volontà ad aderire alla costituenda Fondazione (Comune di Palermo, 16  Il Sindaco di allora, Giuseppe Lo Verde, incarica, con propria Determina sindacale n° 62 del 27 gennaio 2000, l’allora capogruppo della maggioranza consiliare, Gandolfo Librizzi (vedi allegati). 17  Delibera di Consiglio Comunale n° 67 del 17 maggio 2000 ad oggetto: “Approvazione schema di statuto per la costituzione della Fondazione Borgese. Seduta infruttuosa per mancanza di numero legale”. 18  Delibera del Consiglio Comunale n° 78 dell’8 giugno 2000 ad oggetto “Approvazione schema di statuto per la costituzione della Fondazione Borgese” (vedi allegati). 19  Con Determina Sindacale n° 519 del 15 giugno 2000 (vedi allegati), il Sindaco individua le Associazioni locali Naftolia, Le Sette Rose e Anthropos invitandole ad aderire alla costituzione della Fondazione “G.A. Borgese”, “…in quanto presentano oggettivo e adeguato impegno culturale d’indubbia validità e spessore e sono in grado di apportare ognuno un proprio originale contributo stante che, hanno maturato esperienza ed uno specifico ruolo d’animatore sociali e promotori di cultura ampiamente intesa, con le innumerevoli, diversificate e adeguatamente divulgate iniziative, nel corso della loro vita 35 associativa”.


Provincia Regionale di Palermo, Banca di Credito Cooperativo “San Giuseppe” di Petralia Sottana, SO.SVI.MA spa), soltanto l’Ente Parco delle Madonie delibera a sua volta lo schema di Statuto20 e soltanto l’Associazione Anthropos, associazione locale di volontariato, di solidarietà e cooperazione internazionale, accoglie l’invito del Comune, accettando le condizioni poste dal Consiglio Comunale con la delibera n° 78 dell’8 giugno 2000. La costituzione della Fondazione Una volta espletati tutti questi adempimenti - che richiedono ben 2 anni di tempo - si è pronti a costituire formalmente la Fondazione. Il 25 luglio 2002, dal notaio Puglisi Salvatore in Petralia Sottana, i rappresentanti del Comune di Polizzi Generosa, dell’Ente Parco delle Madonie e dell’Associazione Anthropos21, soci aderenti alla proposta del Comune di Polizzi Generosa, nella forma giuridica prevista, si ritrovano riuniti per dar vita alla Fondazione “G.A. Borgese”, concludendo la prima parte del percorso immaginato e avviato due anni prima. In questo caso, almeno in questo caso, gli atti amministrativi adottati, le diverse delibere consiliari, le determine sindacali, dimostrano, nel supremo interesse di realizzare i presupposti di una più ampia conoscenza, promozione, valorizzazione e diffusione dell’opera artistica, letteraria, critica, giornalistica e politica di Giuseppe Antonio Borgese, un’inequivocabile convergenza di opinioni della classe politica di allora, dell’Amministrazione Comunale congiuntamente alla maggioranza e minoranza consiliare. Senza alcun dubbio un esempio positivo di buona amministrazione della cosa pubblica da iscrivere indistintamente a chi in quel frangente ne era rappresentante in seno alle Istituzioni perché ha saputo assumere, al di là della polemica che spesso anima il confronto politico, una decisione di grande e rilevante importanza culturale. 20  Delibera del Consiglio dell’Ente Parco delle Madonie n° 13 del 15 maggio 2002 adottata all’unanimità dai 15 Sindaci, dal Presidente della Provincia Regionale di Palermo e dal Presidente dell’Ente Parco medesimo, componenti il Consiglio. 21  Essi erano: Gandolfo Miranti, Vicesindaco in rappresentanza del Comune di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde, Sindaco del Comune di Polizzi Generosa ma che interveniva in rappresentanza dell’Ente Parco delle Madonie nella sua qualità di VicePresidente dell’Ente e Gandolfo Librizzi, quale Presidente dell’Associazione Anthropos. Presidente fu 36 nominato il sindaco protempre Giuseppe Lo Verde.

Intanto, con le elezioni comunali del 2003, subentra una nuova classe politica che però non si sottrae a portare avanti il progetto della Fondazione. Con le modifiche approvate dal Consiglio Comunale di Polizzi Generosa22, quindi, a seguire, approvate dal Consiglio dell’Ente Parco delle Madonie23 e dai Consigli di Amministrazione dei soci Sosvima spa24 e Anthropos, con atto notarile dell’11 febbraio 2005 si accolgono le modifiche richieste dalla Regione Siciliana per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica.25 A distanza di cinque anni e sette mesi dal conferimento della cittadinanza onoraria a Elisabeth Mann Borgese, finalmente il soggetto giuridico ipotizzato è pienamente e legittimamente operativo per dispiegare la sua azione culturale.

Il Sindaco di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde, conferisce la cittadinanza onoraria a Elisabeth Mann Borgese. 22 A maggioranza il Consiglio Comunale adotta la delibera n° 156 del 21 dicembre 2004 avente per oggetto “Approvazione modifiche statuto della Fondazione “G. A. Borgese”. 23  All’unanimità il Consiglio dell’Ente Parco delle Madonie adotta la delibera n° 03 del 14 gennaio 2005 avente per oggetto “Fondazione “G. A. Borgese. Modifica statutarie. Determinazioni”. 24  La Sosvima spa, chiamata fin dall’inizio a far parte della Fondazione, vi aderisce nel 2003. 25  La Regione Siciliana riconosce la personalità giuridica privata alla Fondazione “G.A. Borgese” con il decreto dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione n° 6654 del 5 luglio 2005, pubblicato della G.U.R.S. n° 55 del 13 luglio 2005, a seguito del quale la Fondazione è iscritta nel registro delle persone giuridiche private istituito ai sensi del DPR 361/2000 presso la Segreteria Generale della 37 Presidenza della Regione Siciliana.


…l’opera d’arte non è immortale nel senso che duri immutabile, quale uscì dalle mani dell’artefice, per i secoli dei secoli, ma nel senso dell’arricchimento spirituale di cui un artista fa dono alla sua generazione si propaghi in milioni di echi e di ombre senza mai fine. L’immortalità non è negli archivi e nei musei, ma nel cuore degli uomini26. Da destra: Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, Elisabeth Mann Borgese, Giuseppe Lo Verde, Sindaco di Polizzi Generosa. Sullo sfondo, da sinistra: il vice-Presidente e il Presidente del Consiglio Comunale, Matteo Macaluso e Michele Macaluso.

Giuseppe Antonio Borgese, La Nuova Germania

Da destra: il Sindaco di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde, Elisabeth Mann Borgese, il capogruppo della maggioranza consiliare, Gandolfo Librizzi e il capogruppo della minoranza consiliare, Angela Madonia.

38

Da destra: il Sindaco di Polizzi Generosa, Giuseppe Lo Verde, Elisabeth Mann Borgese e il capogruppo della maggioranza consiliare, Gandolfo Librizzi, guardano la casa Borgese dalla Piazza XXVII Maggio.

Elisabeth Mann Borgese davanti casa Borgese.

2.

Le lettere giovanili tornano a casa

U

(2003)

no degli scopi più ambiziosi posti tra le finalità della Fondazione era quello di riunificare, conservare e ordinare l’archivio di Giuseppe Antonio Borgese. Considerato che a Polizzi Generosa, presso la sua casa, del suo ingente patrimonio non vi era più traccia alcuna, e che, il vero e proprio archivio di Borgese, lasciato in un magazzino prima della sua partenza per l’America, fu distrutto durante i bombardamenti di Milano della seconda guerra mondiale27, l’impresa era davvero ardua e improbabile. 26  G.A. BORGESE, La nuova Germania, Fratelli Bocca, Torino 1909, 124. 27  “Quando mio padre nel 1931 andò in America, dovemmo lasciare il palazzo Crivelli di via Pontaccio dove abitavamo; e tutta la sua roba (la biblioteca di venticiquemila volumi, archivio, carte, autografi eccetera) venne depositata in un magazzino che fu poi distrutto verso sera, mi ricordo ancora, da bombe incendiarie il 24 novembre 1942, il primo bombardamento di Milano. Bruciò tutto, e fu una perdita gravissima, indubbiamente”, Leonardo Borgese nell’intervista 39


Da dove cominciare per riportare a Polizzi Generosa, presso la costituita Fondazione, innanzitutto tutte le opere scritte da Giuseppe Antonio Borgese? Soprattutto, come ricercare, trovare e riportare a Polizzi Generosa, per quanto possibile, il suo carteggio (o, almeno, parte di esso)?

Poi, con l’excursus «Per un ritratto dello scrittore da giovane»29, Sciascia denuncia senza appelli la grave perdita culturale permessa, nel migliore dei casi, per ignoranza, nel peggiore (e noi, come Sciascia, propendiamo per questa seconda ipotesi) per insipienza, bieco interesse personale, calcolo, arroganza, omissioni, insensibilità, irresponsabilità.

L’obiettivo era davvero ambizioso. Si partiva da zero, dal nulla, da alcune semplici indicazioni, alcune note sparse e, soprattutto, da quanto aveva scritto Leonardo Sciascia, suo grande estimatore28.

Per strane coincidenze (egli era amico di Bufalino; questi del notaio Traina che possedeva il carteggio. Bufalino, sapendo della grande stima che Sciascia aveva per Borgese, fu il tramite perché le carte arrivassero a lui), quelle carte relative al periodo giovanile di Borgese, per la prima volta escono dall’ombra e ritornano alla luce dopo quasi un secolo30.

Infatti, era stato proprio lui a lasciare una preziosa e commovente testimonianza che sempre ripeteva ogni qualvolta veniva a Polizzi constatando il grado di incuria e di dispersione in cui era stato lasciato il buon nome di Giuseppe Antonio Borgese. Per anni, inascoltato, lanciò il grido di allarme, la denuncia civile e culturale a interrompere l’oblio in cui era stato lasciato quell’illustre isolano che gran parte ebbe nella storia culturale della Nazione. Mio padre G.A. BORGESE di Enzo Fabiani, Gente, Settimanale, 15 ottobre 1977, Milano, Rusconi Editore, 112 e seguenti. 28 Si elencano qui di seguito, cronologicamente ordinati, gli interventi di Sciascia dedicati all’amato Borgese: l’articolo Rileggere Borgese, «L’Ora», 20-21 febbraio 1965, poi in L.Sciascia, Quaderno, introduzione V. Consolo, nota di M. Farinella, Palermo, Nuova Editrice Meridionale, 1991, pp. 45-46; il profilo che introduce ad una pagina del Rubè in Narratori di Sicilia, a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, Milano, Mursia, 1967; la nota Pirandello e la critica, datata 1968, della Corda pazza in cui si discute la recensione borgesiana ad una raccolta di Pirandello e si considera Borgese l’unico critico pirandelliano che «meriti considerazione» prima di Tilgher; l’articolo Ritorno a Rubè, «Corriere del Ticino», 9 novembre 1974 (recenzione all’edizione di Rubè curata da Luciano De Maria per gli Oscar Mondadori); i riferimenti a Borgese nell’antologia La noia e l’offesa. Il fascismo e gli scrittori siciliani, a cura di L. Sciascia, Palermo, Sellerio, 1976; l’importante articolo Ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, apparso sul «Corriere della Sera» l’11 settembre 1982 in occassione del centenario borgesiano, poi ristampato in diverse sedi (negli atti del convegno tenutosi a Polizzi l’11-12 settembre 1982, nel volumetto che ospita nel 1983 la riedizione delle Belle, in Cruciverba, la raccolta di Sciascia uscita lo stesso anno e, infine, nell’dizione di Rubè del 2009); l’articolo Oltre la barriera dei preconcetti. Giudici in Sicilia e «sentire mafioso» apparso sul «Corriere della Sera» il 2 settembre 1984, poi confluito in A futura memoria ( se il futuro ha memoria), raccolta di Sciascia uscita postuma nel dicembre 1989; la postafazione al Golia di Borgese uscito nel 1986 in francese, nella traduzione di Etiemble;le pagini riguardanti il rapporto Borgese-Brancati in Del dormire con un solo occhio, l’introduzione che Sciascia scrive al primo volume delle Opere di Brancati ristampate da Bompiani; infine l’introduzione alla raccolta di articoli borgesiani apparsi sull’«L’Ora». Tale elenco, compilato da Ivan Pupo è contenuto in Giuseppe Antonio Borgese.Una Sicilia senza aranci, a cura di, Avagaliano 40 editore, Roma 2005, 47.

Certo, piange il cuore e si rattrista l’anima, soffrendone ancora oggi la Cultura, a pensare a quello che religiosamente era custodito nella biblioteca presso la casa paterna di Giuseppe Antonio Borgese. I familiari tutti, infatti, già prima della notorietà del loro famoso consanguineo, e ancor di più dopo, presi quasi da una ossessiva frenesia nello scrivere, conservavano gelosamente e ordinatamente, non solo le lettere ma anche i libri, come patrimonio perenne da tramandare, non prevedendo affatto che, purtroppo, anni dopo, l’intrusione di mani vandaliche (inconsapevoli?), inopinatamente, ne disperdessero il tutto nel silenzio di tanti e, forse, con l’accondiscendenza di chi sapeva ma non fece niente per fermare tale depredazione, causa della rovinosa e grave dispersione culturale che fu perpetrata. E ciò sia detto per amore di verità e non per spirito di gratuita polemica; sia detto anche per onorare la stessa memoria di quegli inquilini 29  L. SCIASCIA, Per il ritratto dello scrittore da giovane, Sellerio, Palermo 1985. 30 Avuta la fortuna di trattenere tra le sue mani quelle carte, appartenenti sicuramente a un carteggio più cospicuo, Sciascia scriveva con amarezza che queste carte «che insieme avrebbero costituito un “fondo” importante in qualsiasi biblioteca pubblica italiana o straniera, dalla vecchia casa dei Borgese a Polizzi sono migrate disordinatamente verso il mercato del vecchio; e in questo, relegate tra le cose più inutili e irrisorie, quelle che un rigattiere darebbe via anche gratis, ma per un po’ le tiene nella speranza che l’occhio di un avventore vi si accenda di curiosità o di interesse, solo in parte sono state scoperte e salvate da persone di nostra conoscenza. Può darsi che altre ne siano state salvate che non sappiamo: ma è gracile speranza. E può dare idea della disordinata dispersione il fatto che un paio di volumi in cui erano rilegati giornali e riviste (tutti con annotazioni a penna del padre e dello zio di Giuseppe Antonio Borgese) sono stati trovati al mercato delle pulci di Palermo quest’anno; e un pacchetto di lettere, qualche anno fa, in provincia di Ragusa. E, fortunatamente, da persone che ben sapevano di Giuseppe Antonio Borgese e a noi amiche. Le lettere, anzi dal dottor Giuseppe Traina, notaio a Vittoria, mi sono state 41 affidate; e gliene sono assai grato», Ib., 9.


‘importanti’. Del resto, anche a voler polemizzare, parleremmo con carte alla mano, affinché per l’oggi non abbiano più a ripetersi casi analoghi! Perché, sì, è vero: come scrive lo stesso Sciascia31 e come noi stessi abbiamo potuto constatare - e in piccolissima, infinitesimale parte, ancora potuto salvare nel 2008 dalla dissoluzione (una sola lettera di commovente tenore datata 24 gennaio 1924 indirizzata al padre insieme ad altri pochi reperti)32 - nella casa di Polizzi Generosa esisteva davvero un ricco e prezioso patrimonio culturale che ha consentito, per esempio, la stessa formazione di Borgese già dai suoi primissimi anni di vita, quasi da autodidatta anche se sotto lo stimolo e lo sguardo attento delle persone a lui più care. Ripetiamo: patrimonio che ben si sarebbe dovuto e potuto salvaguardare per tempo facendolo diventare il fulcro attorno al quale organizzare una più articolata proposta di pubblica fruizione, in grado di accrescere l’offerta attrattiva del luogo e concorrere a livello nazionale, al pari di altri analoghi centri dedicati ad autori famosi, all’implementazione degli studi su Borgese. Le nostri, si badi, non sono supposizioni o elucubrazioni di menti invaghite ma, al contrario, sono deduzioni razionali sulla scorta dei dati di fatto, documentali ed esperienziali acquisiti, messi insieme a comporre una potenzialità dispersa per sempre a cui oggi, seppure con ritardo, si cerca di mettere riparo invertendone la tendenza. Valga su tutto un esempio, un solo significativo esempio. Tra il carteggio ritrovato vi è una lettera scritta da Borgese da Berlino a suo zio Giovanni il 4 gennaio 1907, dove Borgese si trovava, a soli 24 anni, quale corrispondente de Il Mattino di Napoli e poi de La Stampa. In un passo della lettera si legge: “Continuo a lavorare soprattutto al mio libro di pensiero, che verte su due basi principali: la critica del concetto di progresso e la critica del concetto di originalità. A tutti e due i concetti io nego recisamente ogni valore. Da queste basi parte una nuova concezione dell’arte e specialmente dello stile, in forza della quale io ristabilirò alcuni dei canoni della critica classica e contraddirò, rispettosamente, ma senza requie, l’Estetica di Croce”33. 31  Ib., 10. 32  Fra gli allegati è pubblicato l’elenco dei documenti rinvenuti nella casa ritenuti di un certo interesse. 42 33  G.A. BORGESE, Lettera, inedita, 4 gennaio 1907. Archivio Fondazione “G. A. Borgese”.

Così parla Borgese dell’Estetica di Croce. Di Croce che lo accolse come un suo allievo prediletto34 tanto da definirlo «…un giovane che mi è caro (e non solo a me) come una delle migliori speranze degli studi letterarii in Italia»35 e che, appena un anno prima, gli aveva pubblicato sulla sua Critica la tesi di laurea con il titolo Storia della critica romantica36, opera prima che presentò al pubblico il genio precoce di un ventenne dandogli subito notorietà nel panorama nazionale e annoverandolo fra i migliori critici di tutta un’epoca. Croce, il più grande filosofo italiano tra l’800 e il ‘900; l’esteta per antonomasia («tanto che l’Estetica di Croce» - è Borgese che parla - «per lungo tempo sarà chiamata L’Estetica senz’altro»37). Un anno dopo, nel settembre 1908, il lavoro cui fa cenno allo zio nella lettera, fu presentato da Borgese al Terzo Congresso Internazionale di Filosofia di Heidelberg con il titolo di Critica del concetto d’originalità nell’arte38. E fu l’inizio di una prima divaricazione dal maestro che, da lì a poco, nel 1909, diventò definitiva. Con tale saggio Borgese negherà, a differenza di Croce, la pura liricità dell’arte, per riconoscervi, invece, la presenza dell’Idea, espressione, non già di un discutibile momento di distinti atti dello spirito, ma dell’unità e totalità dello spirito stesso. Tale unità egli pensava altresì dovesse riconoscersi non nel genio individuale dell’artista e tanto meno nella pagina o nel frammento poetico, ma in un “quid” di cui l’individuo e l’opera non sono che il semplice riflesso. Tale quid è l’ethos di un popolo, o la fede di un secolo, o l’idea di una generazione. Era in tale diversa prospettiva sulla valutazione della poesia il nucleo profondo dell’insanabile contrasto per cui Borgese si opponeva a Croce.39

Scrive Borgese: Al terzo Congresso Internazionale di Filosofia, che si tenne a

34  I rapporti tra i due sono così intimi che, addirittura, il primogenito di Borgese, Leonardo, nasce proprio in casa Croce, a Napoli, nel 1904. Tale informazione è tratta da I rapporti con Benedetto Croce, Nica e Giovanna Borgese, in Corriere della Sera 8 ottobre 1999. 35  B. CROCE, La Critica, gennaio e marzo 1904, Napoli 1904, 88-89. 36  G.A. BORGESE, Storia della critica romantica, La Critica, Napoli, 1905 (Mondadori, Milano 1920, 1949). 37  G.A. BORGESE, Poetica dell’unità, Mondadori, Milano 1934, 10. 38  Saggio poi confluito con il titolo Personalità e stile in Poetica dell’unità, Mondadori, Milano 1934, 23-35. 39  Cfr S. D’ALBERTI, Borgese, Flaccovio, Palermo 1970, 29-30. 43


Heidelberg nel settembre 1908, il Croce portò da Napoli la sua memoria molto importante sulla liricità dell’Arte, e la lesse in seduta plenaria. Io vi lessi, in seduta di Sezione, la memoria che qui riappare come primo dei saggi [Personalità e stile ndr]. A parecchi di quelli che la sentirono non dispiacque; il Croce, che molto gentilmente era fra il pubblico, non ne fu convinto; e ne ragionammo a lungo. Sarebbe una pretesa - e non vorrei sgobbare per mettere insieme dati a convalidarla - che questa comunicazione al Congresso sia stata il primo segno, tranne le resistenze reazionarie delle scuole che in questo caso non contano, di una revisione dell’estetica o estetica del «bel bambino»40, e di un mutamento di rotta verso una poetica nuova, umanistica, e, come noi diciamo, unitaria… Questo movimento di revisione cominciò poligenicamente un po’ dovunque; perché dovunque era necessario. Difficile, tuttavia, sarebbe dimostrare che questa mia comunicazione fosse ispirata o suggerita da altri movimenti consimili, di quegli anni, in Italia o fuori. Essa fu pubblicata l’anno seguente negli Atti ufficiali di quel Congresso …e diffusa in un certo numeri di estratti41.

Vi si ritornò nuovamente nel settembre 2008, quando si dovette predisporre un’apposita relazione propedeutica all’acquisto della casa sulla consistenza dei residui materiali ancora eventualmente esistenti e sul valore culturale dell’immobile. Ebbene, in quel settembre 2008, dopo aver visionato ogni anfratto di quella quasi diruta casa, infine, ai piedi di un armadio a muro semi distrutto circondato da escrementi di topi e di colombi per lo stato di abbandono di quei luoghi, dopo attenta ispezione delle carte che si spostavano quasi alla rinfusa tra quegli escrementi per capire se fossero interessanti, così, per caso, come un ultimo tentativo dopo aver spostato con un colpo di piede quel guano lì depositato per fare un po’ di pulizia e ispezionare meglio l’armadio, all’improvviso si capovolge un documento, un libricino dalla copertina azzurrognola grigiastra.

Ecco, proprio uno di questi estratti, con la dedica a suo padre e la firma autografa (oggi esposto presso la sede della Fondazione in uno alla lettera da Berlino), fu ritrovato, quasi più erroneamente che casualmente, nella casa di Borgese, ora acquistata dalla Fondazione, nel settembre del 2008.

Chissà quanti documenti del genere di eccezionale valore culturale, conteneva la casa Borgese, quanti ne saranno stati distrutti o dispersi o venduti!

E dire che si era stati nella casa altre volte, la prima volta nel dicembre 2003 e poi ancora nel 2004, quando si avviarono le procedure per acquisirla al patrimonio del Comune. Ma, a prima vista, non si vide nulla di realmente importante.

40  «L’estetica che Borgese definisce «del bel bambino» sarebbe, secondo lui, l’estetica crociana, e proprio nella formulazione ricevuta in occasione del discorso di Heidelberg. Proprio in quel discorso Croce dice, verso la fine della sua esposizione: «Il pensiero non sarebbe senza la fantasia, ma esso supera ed include in sé la fantasia, trasforma l’immaginazione in percezione, dà al mondo sognato la netta distinzione e i fermi caratteri della realtà. A ciò l’arte non giunge, e tutto l’amore che si ha per lei non può elevarla di grado, come l’amore che si ha per un bel bambino non può avere la potenza di mutarlo in adulto» (Critica, 1908, p 33940). Da ciò il tentativo di Borgese ridurre ad una definizione caricaturale e scherzevole la nuova estetica di Croce, e di assumere quella immagine, proprio in occasione di quel saggio in cui Croce procurava di rendere concretezza all’idea di intuizione, e di risolvere il rapporto tra forma e contenuto nella creazione artistica», in M. SANSONE, Croce e Borgese, in AA.VV., Giuseppe Antonio BORGESE - La figura e l’opera, Atti convegno nazionale Palermo-Polizzi Generosa, 18 - 21 aprile 1983, 117-118. 44 41  G.A. BORGESE, Poetica dell’unità, riproduzione integrale del testo del 1934, op. cit.,

Si rimase increduli: lì in mezzo a quegli escrementi, a distanza di un secolo esatto, dopo chissà quante volte sarà stato calpestato, esce fuori una copia proprio di quell’estratto che Borgese inviò a suo padre e con il quale pubblicò la sua tesi esposta al Terzo Congresso Internazionale di Filosofia di Heidelberg.

Del resto, è lo stesso Giuseppe Antonio Borgese che ci rappresenta la situazione, e, perciò, le sue sono parole di verità inconfutabile: …in questa casa dove passavo le vacanze, la libreria di mio padre era ben piccola, ben arretrata, ben fuori moda .. ma De Sanctis c’era nella biblioteca di mio padre e da lui ho imparato ad amare il farsi, il crescere dello spirito nazionale e umano nella poesia solidale; c’erano i poeti greci anche nel volume unico Il fiore della letteratura greca che raccoglie le traduzioni più celebrate con una prefazione del poliglotta Centofanti; libro prezioso ai miei primi anni che ho potuto più tardi ritrovare, riacquistare. E vi era la Bibbia e v’erano alcuni grandi narratori ed epici; e v’erano anche i libri del Rapisardi…42.

Ed ancora nella prefazione alla seconda edizione della Storia della critica romantica a proposito di De Sanctis, scrive:

42 G.A. BORGESE, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?), in Giuseppe Antonio Borgese. Una Sicilia 45 senza aranci, a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma 2005, 102-103.


… Io avevo trovato i suoi libri nella piccola, ma religiosamente tenuta, biblioteca paterna; li avevo letti e riletti nell’adolescenza; avevo imparato a adorarli dall’esempio dei miei vecchi; ne avevo appreso gran parte di ciò che sapevo e pensavo intorno alla letteratura italiana e alle straniere, da me molto avidamente cercate in un primo impeto di curiosità che si svolgeva alternativamente alle poesie oltremontane ed alle mitologie classica e popolare43.

Le parole di Borgese avrebbero dovuto indurre ad intervenire persone qualificate e le stesse Istituzioni comunali e regionali. Nessuno, purtroppo, fece niente. Anzi! E la dispersione (anche distruzione) che si è verificata, fu totale. Fino a quando la Fondazione, nel frattempo costituita, come suo primo atto significativo, non si mette sulle tracce proprio del carteggio citato da Sciascia. In questa, come in altre circostanze, però, le coincidenze fortuite ma, perché cercate, sono state davvero preziose per risalire al tesoro cercato. Proprio come ad una caccia al tesoro, infatti, esse sono state oggetto di instancabile ricerca e di triangolazioni di informazioni in giro per l’Italia. Così, dopo una serie di lettere interlocutorie, alcune telefonate e una preliminare visita avvenuta il 6 marzo 200344, proprio da queste “mani amiche” di cui parla Sciascia, infine, il 21 marzo 2003, come una reliquia, quelle carte furono ricondotte a Polizzi Generosa dentro una cartella utilizzata dallo stesso Sciascia per custodirle e così come lui stesso li aveva precedentemente ordinate per scrivere il suo «Per un ritratto dello scrittore da giovane». La maggior parte del patrimonio librario della casa Borgese, purtroppo, è andato perduto, già da tempo, tranne queste poche Lettere che la Fondazione è riuscita a ritrovare e ricondurre nel loro luogo originario, oltre il lotto di Lettere che nel frattempo, nel 2008, la Fondazione ha ricevuto in donazione da parte della figlia di Giovanna Borgese, nipote di Giuseppe Antonio45. 43 G.A. BORGESE, Storia della critica romantica in Italia, Mondadori, Milano 1949, XIV. 44  Effettuarono quella visita l’allora presidente del Consiglio Comunale, dott. Michele Macaluso e l’allora capogruppo della maggioranza consiliare, dott. Gandolfo Librizzi. 45  Le lettere, 21, appartenute a Giovanna Borgese, figlia del fratello di Giuseppe Antonio, Giovanni Borgese, furono donate dai suoi figli, Flora e Johnn, alla sua morte avvenuta il 15 marzo 2006. Hanno un carattere esclusivamente privato e familiare ma in alcune di esse, Borgese, che non ha mai conosciuto di persona questa sua nipote nata orfana, confida alcuni interessanti riferimenti sulla sua vicenda umana e culturale, sulla sua formazione, su 46 alcuni importanti snodi dell’esilio americano, sul perché vi fu costretto e cosa gli impedì

Oggi, il lotto riunito presso la Fondazione comprende ben 108 pezzi, tra lettere o semplici cartoline tutte indirizzate ai propri familiari: lo zio, le zie, la sorella, il fratello, il padre, la nipote. Esso abbraccia un vasto e lungo periodo che va dal 1882, anno di nascita di Borgese, fino alle lettere alla nipote Giovanna scritte dall’esilio americano che giungono fino al 1940. Comprendono, quindi, il periodo prettamente giovanile che va dal 1888, con la prima lettera senza data con la quale Borgese manifesta la sua volontà di voler «venire a istudiare a Palermo», al 2 ottobre 1894; il successivo periodo adolescenziale che va dalla fine degli studi liceali ai primi anni universitari corrispondenti al suo apprendistato fiorentino (23 settembre 1899 - 18 luglio 1902); il periodo della sua permanenza a Berlino, corrispondente de Il Mattino di Napoli e de La Stampa di Torino (17 gennaio 1907 - 22 dicembre 1907); il periodo tra il 9 gennaio 1909 e il 9 dicembre 1912, con alcune lettere sparse; le lettere al fratello Giovanni dell’autunno del 1914 e, infine, le lettere americane alla nipote che vanno dall’8 dicembre 1934 al 31 marzo 1940. Poca cosa,certamente,se consideriamo le fitte ed estese corrispondenze borgesiane. Ma, in ogni caso, sono documenti di grandissimo significato perché offrono alcuni spunti davvero interessanti che la Fondazione intende pubblicare integralmente, se non altro per consentire una più ampia conoscenza della personalità di Giuseppe Antonio Borgese. Sciascia sarebbe ben contento nel sapere che queste carte, dopo infaticabile e costante ricerca, sono ritornate a casa, strappate a sicura dispersione o distruzione.

di accettare il conformismo imperante in Italia. Accenna pure al Golia, marcia del fascismo e ai rapporti con D’Annunzio. Più in generale, alle sue convinzioni morali ed etiche. Sono righe di forte vibrazione etica, esempio di un uomo di cultura che non lascia asservire il suo pensiero e, anzi, si mantiene libero di pensare, malgrado i sacrifici che ciò comporta. 47


Plenilunio caldo, fragrante come il pane, luna di giugno, luna di paese, che sorge su queste quinte pastorali di monti! Essa è tutta speciale, tutta nostra; fa servizio pel mio paese, lassù fra questi monti, e per qualche altro circonvicino; e non é meno singolare e bella, amico Palazzeschi, della stella che luce su Rio Bo46. Giuseppe Antonio Borgese, Trittico siciliano

Dalla lettera scritta da Berlino allo zio il 4 gennaio 1907, con la quale Borgese annuncia il suo libro di pensiero sulla critica del concetto d’originalità, scrivendo che: “contraddirò, rispettosamente, ma senza requie, l’Estetica di Croce”. Borgese aveva solo 24 anni.

3.

Dalle lettere giovanili.“Io crebbi davanti ai grandi orizzonti”

Borgese scrittore fin da piccolo In attesa della pubblicazione integrale delle lettere di Borgese recuperate dalla Fondazione, intendiamo offrire, specie di quelle riferibili al periodo giovanile, una piccola presentazione grazie alla quale è possibile sviluppare alcune riflessioni.

48

Critica del concetto d’originalità nell’arte, relazione che Borgese tenne nel settembre del 1908, alTerzo Congresso Internazionale di Filosofia di Heidelberg e che invia al padre con dedica. Opuscolo trovato nella casa Borgese nel settembre 2008.

Innanzitutto, dalla loro lettura, è possibile ricavare due considerazioni fondamentali: la prima, riguardante la precocità di Giuseppe Antonio Borgese nel rapportarsi con la scrittura, con i fatti, per così dire, letterari; la seconda, riguardante, invece, il legame affettivo e sentimentale che lo lega al suo paese natio, nonostante egli, dall’età di sei anni, andò via per studiare a Palermo, quindi a Firenze (vi ritornava, però, come ogni studente, ogni estate a chiusura della scuola) e nonostante non vi fece più ritorno dal 1917, anno della sua ultima, documentata, permanenza. 46  G.A. BORGESE, Trittico siciliano, Corriere della Sera, 1 luglio 1931.

49


Infatti, dalle lettere che egli quotidianamente scrive allo zio in una specie di dialogo a distanza con le quali gli dà notizia del corso dei suoi studi e delle stesse sue personali riflessioni, è sorprendente scoprire che il ragazzo Giuseppe Antonio, se pur in abbozzo, esprime una spiccata, precoce capacità narrativa, di scrittura, di ragionamento che poi da adulto, svilupperà ed esalterà in sommo grado. Lo zio, a cui furono indirizzate queste lettere, le raccolse custodendole gelosamente e, in un appunto senza firma vergato su un foglio uso bollo riportante la data 6/10 - 910, informa, quasi a futura memoria, che quei documenti sono: La corrispondenza, avuta dal 17 giugno al 5 luglio 1894 … da Peppino,…, è interessante, per l’affetto che dimostra, per le notizie familiari che da, e più di tutto, perché addimostra la precocità letteraria e filosofica di Peppino, e fa presagire i suoi progressi. Peppino aveva allora 12 anni non compiuti…

Quando scrisse questo appunto, e lo scrisse nel 1910, quando già Peppino era adulto, professore di Letteratura tedesca a Roma (il più giovane docente del regno a soli 27 anni), critico affermato e giornalista famoso (corrispondente dalla Germania per Il Mattino di Napoli e La Stampa di Torino a soli 25 anni), volle come avvertire se medesimo e forse chiunque un giorno le avesse lette, che si sarebbe trovato di fronte a dei documenti eccezionali. A noi oggi, almeno piace pensare così, che, cioè, quel gesto privato e geloso di riunire e custodire, sia stato compiuto per conservare e trasmettere la testimonianza di un genio precoce, quasi come prescelto e preparato dal destino, come lo stesso Borgese, già affermato e famoso, scrive in una pagina struggente di Tempesta nel nulla: Io nacqui la notte di San Martino, che ha tante stelle filanti quante quella di San Lorenzo. Mio padre uscì sul balcone, e in quei messaggi di luce lesse un presagio, un destino47.

Ed è lo stesso padre, consapevole del talento innato che possiede il proprio figlio, a dare testimonianza di questa sua precoce genialità con una preziosa dedica ad un proprio scritto (evidentemente aggiunta postuma dato che lo scritto è datato 5.9.1882): 50

47  G.A. BORGESE, Tempesta nel nulla, Mondadori, Milano 1931, 48.

A mio figlio Giuseppe Antonio che nell’età di appena sei anni amava come Pascal d’investigare ed apprendere la ragion prima delle cose e che ora è là ove l’orologio dell’eternità batte incessantemente, offro quest’umile imitazione di un divino canto di Longfellow 48.

Giuseppe Antonio, infatti, naturalmente dotato e vocato per questa attitudine, inizia fin dalla primissima infanzia a cimentarsi in questo esercizio quotidiano di lettura, di speculazione e di scrittura ed è forse per questa primitiva espressione di genialità che così tante missive del ragazzo furono gelosamente raccolte e conservate, anziché venire bruciate una volta lette! Abituato fin dai primissimi anni, cioè fin da quando un bambino comincia a leggere, ad una frequentazione continua e assidua alle fonti dei grandi della letteratura a lui contemporanei e del passato classico, a cui si accosta come per placare un bisogno innato, primordiale, ammesso senza falsa modestia come lui stesso scrive: … non leggo più cose non importanti49,

queste missive giovanili sono davvero eccezionali perché manifestano già una padronanza di linguaggio e di pensiero davvero impressionanti per un undicenne. Le lettere svelano l’interessamento che Borgese coltiva fin da piccolo verso i classici, grazie al quale egli acquisisce, già alla sua tenera età, la capacità di citarli con competenza sapendoli associare a situazioni e stati d’animo differenti. Un esempio è la lettera datata 17 giugno 1894 con la quale, allo zio che si trova in viaggio da Roma verso Firenze, scrive: …Per parlare del nostro giubilo la mia penna è molto lontana da questa forza, non dubito però ch’ella potrà immaginarlo. Ecco i vincoli che vi legavano a Roma, possiate proseguire senza niun inciampo il vostro viaggetto! Se il paragone non fosse alquanto

48  Henry Wadsworth Longfellow (Portland, 27 febbraio 1807 - Cambridge, 24 marzo 1882), scrittore e poeta statunitense, tra i primi letterati americani ad assurgere alla fama mondiale. 49  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 27 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 51


inverosimile, direi che voi faceste le parti d’un Prometeo, cui perpetuamente un’aquila (qui sarebbe la gotta) rode il cuore, e che finalmente è liberato da un Ercole generoso (la guarigione). Perdoni a un ignorante lo sproposito che s’è lasciato uscir di bocca: questo è uno dei rari momenti, in cui non sono malinconico…50

Così anche la successiva missiva: …É andato al lago di Como? ... Ha visto nella sua fantasia l’incontro de’ due bravi con don Abbondio…51

Non saranno, queste, le uniche lettere con le quali il giovanissimo Giuseppe Antonio darà maestria della sua capacità di citare i classici, fornendo così prova eloquente, per questa sua età, di precoce e precisa competenza nel conoscerli e nel saper cogliere da essi le connessioni con l’attualità a cui di rimando, quella citazione, consente di illuminare di senso la realtà. Borgese, dunque, assiduo frequentatore dei classici fin dalla giovanissima età: Il papà m’ha prestato un grosso volume “I Poeti Greci”, e attualmente leggo l’Iliade l’Omero. Son giunto a tutto l’undecimo libro52.

Impiegherà pochi giorni a ultimarne con profitto la lettura, in una corsa davvero strabiliante per un ragazzo se si considera anche che riesce a sintetizzare allo zio l’intera opera e a paragonarla con l’Odissea, spaziando dall’una all’altra con una certa disinvoltura, come è rilevabile da queste due lettere: … Ho finito di leggere l’Iliade, e adesso leggo l’Odissea. La prima è più difficile a capirsi per il gran numero d’episodi e di passi mitologici oscuri, ma è più bella e il verso è moto più vibrato di quello dell’Odissea. Poi quello che più m’ha sorpreso è la magnifica unità. Di prima vista si capisce che l’eroe principale è Achille: questo non lo trovo nella Gerusalemme, in cui non si sa se l’eroe principale sia Goffredo, Tancredi o Rinaldo. L’Odissea non ho finito di leggerla, 50  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 17 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 51  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 22 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 52 52  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 19 settembre 1894.Archivio Fondazione “G.A. Borgese”.

però il verso del Pindemonti è di gran lunga pezza minore di quello del Monti…53 Ho letto l’Odissea, e ora ho cominciato le tragedie d’Eschilo, che mi piaccion molto. Finora ho letto il “Prometeo Legato”, “ I sette a Tebe”, “ I Persiani”, “Le Supplici”, e ho cominciato “L’Agamennone”. Quando verrò costì, rileggerò, se Lei me lo permetterà, l’Iliade, sia perché è un po’ difficile, sia perché è molto bella, e merita d’esser letta più di una volta54.

Da queste letture Borgese trarrà l’ossatura di tutta una vita: di dedizione, di formazione, di valori. Si comprende allora la loro eccezionalità perché ci mostrano a quale scuola si è forgiato Borgese. Una scuola di studio, di costante esercizio quotidiano che ha costituito le solide basi del suo sapere e della sua conoscenza e che gli consentiranno poi di esercitare grande fascino ed eco negli anni del suo insegnamento universitario e della sua attività giornalistica di critico militante: …Alcune frammentarie suggestioni delle librerie di famiglia - nelle quali avrei anche potuto scegliere altro - mi spinsero di buon’ora alla letteratura universale. I poeti greci, Shakespeare, Goethe, furono goduti da me in età precocissima; Tasso - quello che più sinceramente ho amato dei poeti italiani - fu l’idolo della mia infanzia; Tolstoi dell’adolescenza. Già queste scelte avrebbero dovuto dire il destino55.

E sono anche, queste lettere, un esercizio quotidiano alla scrittura, avvertita come un’esigenza irrinunciabile che lo accompagnerà per tutta la vita: E ora le parlerò della vita che meno, durante la vostra assenza. M’alzo il più delle volte prima di Anna, vale a dire tra le cinque e mezzo e le sei, mi lavo subito il viso (ne ho bisogno per rinfrescarmi gli occhi), indi rinfresco la lezione a memoria, sto un momento al balcone a contemplare il limpido cielo, quand’è limpido, come 53  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 25 settembre 1894. Archivio Fondazione “G. A. Borgese”. 54  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 2 ottobre 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 55  G.A. BORGESE, 21 agosto 1932, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933). A cura di M. G. Macconi, pubblicazionefuori commercio realizzata dall’Accademia Toscana di Scienze e Lettere «LaColombaria», Firenze 1994. I Diari fanno parte del «Fondo Borgese» custodito dalla Biblioteca Umanistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. 53


dice il Manzoni, fo colazione, e un quarto d’ora prima della nove vado a scuola. Quando torno, cioè alle quattordici, mangio qualcosa, eseguisco i compiti, che finisco sempre prima di pranzare, ma, ahi!, quando li ho terminati, m’è tolto il più gran piacere: quello di leggere, e ciò per gli occhi. Talvolta tento di prendere un libro, l’ho già nelle mani, sto per aprirlo, ma allora penso di dovere ubbidire allo zio Luigi, e lo poso, sebbene a malincuore con rassegnazione. E allora che fare? M’è impossibile ora di giocare, m’è proibito il leggere e lo scrivere, e, non sapendo far altro mi resto a sedere senza far nulla, cosa che m’è più penosa assai d’un supplizio… Leggevo troppo! E ora niente!…56.

Scrivere, narrare, descrivere. Un esercizio che è quasi un’ossessione (un’ossessione che non lo lascerà mai più neanche in età adulta: «Provo il piacere di scrivere. Ma se esso emergesse e divenisse costante, non mi accuserei di grafomania?»57). Sia da fanciullo, nell’annotare le piccole cose, sia da adulto, Borgese non smetterà mai di scrivere, di riflettere, di ragionare, di comunicare. Sarà, questa, una sua quotidiana costante abitudine al limite di un che di patologico ma anche, come lui stesso scriverà anni dopo nei suoi diari, di catarchico: ….Vedo, nel piacere di scrivere, già i preannunzi di ciò che è chiamato sublimazione. Scrivendo, agendo fuori di me, dimentico tutte le sofferenze e impotenze. Che scoperta!58

Ecco, attraverso questa sua quotidiana scrittura, la sua vita è fatta conoscere alla persona a lui più cara e questo non è privo di conseguenze e di un certo peso.

fuoco ed illuminazione… Il 15 lo zio Giovanni mi diede il permesso di coricarmi tardi per vedere passare la Santa, c’era illuminazione alla villa e anche per le vie. L’illuminazione questa sera era cosa stupenda, verso le 11 si udiva una banda a piazza Fiera Vecchia. C’era una gran folla, si udivano schioppettate, sparate, passavano candele finché è venuto un carretto lungo lungo con quattro ruote, una santa piccolissima con due preti ai lati e 4 candele... »59.

Giuseppe Antonio non ha ancora compiuto 8 anni e già si esercita a trascrivere e rappresentare la realtà che osserva. Nella stessa lettera, poi, nel comunicare l’esito dei voti conseguiti alla fine dell’anno scolastico Carissimo babbo, il 4 Luglio mi è arrivato il rapporto col massimo dei punti. ...

é bello leggere la puntualizzazione che il figlio fa al padre, come se il padre non cogliesse appieno l’importanza del risultato scolastico conseguito: Forse non capisci ciò che vuol dire massimo dei punti, e io ora ti dirò. Lettura 10, Scrittura per esame 10, Aritmetica 10, esercizi di memoria 10, Insegnamento oggettivo 10, Contegno 10, Pulitezza della persona 1060.

Di tali pagelle, nel carteggio, ve ne saranno altre. Tale sua spiccata capacità è attestata proprio dallo stesso padre che in calce alla lettera che l’altro figlio Giovanni scrive allo zio, annota:

In tale direzione è bella la testimonianza della prima lettera datata 16 luglio 1890 con la quale racconta a suo padre il festino di Santa Rosalia patrona di Palermo. Festa, ieri come oggi, rinomata, importante e caratteristica della città che, ovviamente, non può non colpire la fantasia del piccolissimo Giuseppe Antonio o, meglio, di Peppino, come lui stesso si firma:

Come a dire, non bastava Peppinello a fare sfoggio di letteratura ora ci si mette pure Giovannino, l’altro fratello!

…Il 12 sera si sono visti baleni molto lontani e pioveva a torrenti. Il 13 un gran vento, la sera c’era villa, perché era il primo giorno del Festino, e illuminazione per le vie. (…) Il 14 ci fu il giuoco

Così, un po’ più grandicello di qualche anno, è strabiliante leggere, del ragazzo undicenne Giuseppe Antonio, proprio ‘questo suo sfoggio di

56  G.A. BORGESE, lettera, inedita, 17 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 57  G.A. BORGESE, 22 luglio 1932, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933), op. cit. 54 58  G.A. BORGESE,1 agosto 1932, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933), op. cit.

ti mando, nientemeno, cinque fogli di scrittura, tre di Peppinello e due di Giovannino; ho letto soltanto quelli di quest’ultimo: o santi Numi! Anche lui fa sfoggio di letteratura…61.

59 G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 16 luglio 1890. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 60  Ib. 61  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 28 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”.

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letteratura’ anche quando racconta una semplice gita fuori porta come la descrizione della gita domenicale a Monreale, con la quale il piccolo Borgese si cimenta in quello che è il piacere e il diletto di scrivere una specie di diario personale. Solo che nel caso di Giuseppe Antonio, il diario quotidiano con il quale si esercita a scrivere, è l’anticipazione di un piccolo racconto letterario, il preannuncio di qualcosa di più geniale, proprio di un artista in nuce: In un’altra lettera le accennai la mia gita a Monreale; ora gliene parlerò a lungo, non che mi creda abile di parlarne con maestria, ma perché credo che la gita meriti…62.

Ed in effetti essa merita perché a leggere attentamente questa lettera non sapendo che essa sia stata scritta da un ragazzo di 11 anni e mezzo, sembra essere uscita dalle mani, dalla mente di uno scrittore già affermato per le precise e approfondite descrizioni che ne offre, per le erudite conoscenze che dimostra di possedere già a quell’età, tanto da poter essere considerata prodromica del suo stile e delle sue capacità narrative future. Le parole che propone, cariche di immagini, sono così prepotenti, così sublimemente ben congeniate che ti sembra di essere tu stesso lì presente in quel momento a vedere - godere - in prima persona, di quei beni d’arte, di quei beni paesaggistici, oggi non più tali per la loro scomposizione, superfetazione e degradazione che hanno subito nel tempo e a danno dell’incuria e dell’irresponsabilità: …Cominciammo la salita. Appena vi fummo, vedemmo soltanto un pezzo di giardino, poi, a mano a mano che salivamo, vedevamo la meravigliosa Conca d’oro e poi lo stupendo mare che rifletteva i raggi del cocente sole, e attorno a esso la bella Palermo, i cui edifici non si distinguevano, e che luccicavano, illuminati dal sole. Il bello era poi che questo magnifico orizzonte si presentava a’ nostri occhi in diverse forme e aspetti, a seconda del voltare dello stradale….

Egli pensa e scrive con una insolita capacità di narrazione: Appena fummo usciti (erano appena le nove e mezzo) prendemmo per la via Maqueda la quale non era ancora illuminata dal sole, sebben questo fosse di già spuntato da un pezzo, ma pareva 56

62  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 27 giugno 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”.

si sentisse una brezzolina leggere leggera, che stesse per finire. Camminammo a passi lesti, scambiandoci parola lieta su ciò che dovevamo fare in quel giorno, per noi uno de’ più felici. Dicevo qualche parola al figlio di Don Onofrio o a Giovannino che mi stavano accanto, ma per lo più rimanevo taciturno e pensieroso ad abbandonarmi alla voluttà, in cui mi riportava la limpidezza di quel mattino. Non nego che lo stare in una campagna sia e mille e mille volte più dilettevole e istruttivo (che le cose belle ancorché nulla imparano, pure servono a ingentilire il nostro animo), ma dico pure che, secondo il mio debole parere, o’ ingannano coloro i quali affermavano che nelle città anche di mattina non c’è nulla di bello, sparso alla natura.

esprime giudizi così imperativi: … Finalmente eccoci alla Cattedrale. Per quanto avessi veduto questa tante volte, pure ogni volta mi fa una nuova e cattiva impressione quella cupola li, un vero capolavoro di…stonatura…

compone sintesi descrittive della bellezza e di esegetica biblica: …era cominciata la messa cantata. Io però non ne udii parola ma, estatico mi posi a rimirare tutto ciò che di bello conteneva quella chiesa....

formula concetti sull’arte, sull’equilibrio e la simmetria: …ci trovammo in una piazzetta, posta dinanzi alla cattedrale. V’è nel centro, chiuso da un’inferriata, un grazioso giardinetto, nel quale sono molti bè fiori. L’unica cosa brutta che vi trovai, è la troppa simmetria. Io sono di que’ pochi, cui questa non piace. La natura non fa le cose simmetriche ed è insulsaggine che l’arte voglia contendere con la natura. …;

utilizza frasi cariche di tale forza espressiva e suggestiva: …Uscimmo dalla chiesa, di cui rimasi stupefatto. …

che davvero si rimane meravigliati a leggerla. Ci si trova di fronte ad uno straordinario ed eccezionale documento, tanto più di valore, non solo e non tanto per essere stato scritto da un personaggio poi diventato famoso, quanto perché scritto proprio da un ragazzino undicenne che riesce a cogliere e descrivere con acutezza di spirito e con appropriata efficacia espositiva, la realtà che lo circonda e lo emoziona.

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Se si pensa che, laddove neanche lo stesso occhio di Goethe, nel suo pur mirabile viaggio in Sicilia63, visitando Monreale non fa cenno alcuno né alla cattedrale, né al chiostro e, come scrisse Sciascia, «corse su queste cose senza meraviglia, senza intelligenza, senza momento di attenzione»64, l’occhio del piccolo Borgese, ne consegna, invece, mirabilia, comprendiamo allora che questa lettera può essere a buona ragione considerata espressiva dell’artista in fieri, manifestazione cioè di quella ispirazione di fondo che anni più tardi confesserà a Giovanni Gentile in una lettera del 13 giugno 1921: …Certamente la mia biografia è strana, ma può riassumersi facilmente. Fin da quando andavo alla scuola elementare, sapevo che la mia vera e profonda vocazione era l’arte e che nient’altro nella vita m’avrebbe dato tranquillità di coscienza. Ma poi mi capitò una cosa piuttosto rara e anormale: che il mio gusto si sviluppò rapidissimamente mentre la mia potenza di realizzazione aveva uno sviluppo così tardivo che intorno ai trent’anni giunsi a disperare di me come artista. Però nient’altro poteva soddisfarmi; donde la tragedia della mia giovinezza65.

Una vera e propria vocazione, la sua, che si manifesta fin da ragazzo, dove ad emergere è quella che sarà la caratteristica della sua espressione matura: l’uso, espressivo, potente, concludente, della parola. Una parola, la sua, e, anche a questa giovane età, ecco che con un’immagine è colta la realtà nella sua più aderente forma espressiva come solo il poeta sa fare e come lui stesso definirà, poi, in Parole e Immagine: Talvolta un poeta riesce con una sola trasposizione a farci apparire sublime un’immagine, che nel consueto ordine ci sembrava barocca e meschina.Scomponendola le ha tolto la rigidezza funerea.Ed i suoi mezzi, se egli è grande, sono infiniti per queste rievocazioni d’oltretomba. E la parola sarà divina o plebea, sarà ricca o stecchita, sarà verbe o mot secondo la potenza del suo soffio. Ogni parola vilipesa dall’uso comune e ischelitrita dalla scienza, porta nel suo seno un’immagine, rassomiglia a Peau d’Ane, la bella principessa sotto le spoglie immonde. Il poeta, il principe innamorato, saprà vederla restituita alla sua regalità66. 63  J.W. Goethe, Viaggio in Italia (1786-1788), BUR, Milano 2004, Sicilia, visita a Monreale, martedì 10 aprile, 253-254. 64  L. SCIASCIA, Per il ritratto dello scrittore da giovane, op. cit., 19. 65  G.A. BORGESE, Lettere a Giovanni Gentile, a cura di Giuliana Stentella Petrarchini Archivio Guido Izzi, Roma 1998, 106. 66  G. A. BORGESE, Parole e Immagine, su Leonardo, Firenze, n. 4 dell’8 febbraio 1903, poi 58 in Poetica dell’unità, Mondadori, Milano 1952. [1934], 182.

Questa forza espressiva si manifesta ancora in altre lettere dove è sorprendente leggere i ragionamenti “filosofici” propri di un adulto, non di un ragazzo di 11 anni. Ma, Borgese è dotato di acume spirito d’osservazione e di uno stato d’animo sensibile che gli permettono di esprimere sentimenti sulla vita e sulla morte davvero sorprendenti, come quelli manifestati nella lettera del 5 luglio 1894 suscitati dall’osservazione della luna o dal ronzare di una zanzara o dal semplice volo di una farfalla: Viviamo la solita vita: Anna in cucina, Giovannino a studiare, io a scrivere, lo zio Luigi al balcone. Che noia! Certi momenti non so che fare, m’affaccio al terrazzo, e guardo le innumerevoli stelle muoversi inquiete, non ostante la calma luna, che ispira la quiete e la pace desse loro un esempio di molto contrario. Lascio correre la penna: penso che vi saranno molti errori, se non di grammatica, ché, per buona ventura ho smesso l’abitudine di farne, di disattenzione. Figuratevi: in mezz’ora ho scritto queste due pagine e mezzo… Le zanzare m’infastidiscono molto: mentre cammino, vengono a darmi un morso che prima non si sente, ma che poi… E profittano che io, assorto ne’ miei studi non me ne curi e li lasci ronzare a loro piacere dietro le mie orecchie. Lasciamole fare! Tanto esse moriranno appena finita l’estate e noi rimarremo più sani di prima. Povere bestiole! Io non sopporto il vedere afferrare una farfalletta, e una volta riuscii a liberarne una, andata a capitare nelle mani di Anna. Una sera Giovannino, vedendo girare una farfalluccia intorno al lume, la prese e, avendolo io esortato a liberarla, mi disse: Non morirebbe lo stesso, andando intorno al lume? Chi te l’afferma? (risposi), e anche se morisse, tu non avresti il rimorso d’averla uccisa tu. Giovannino rise a quella parola rimorso e io non attribuisco il suo riso a cattivo cuore, perché i bambini non comprendono molte e molte cose e bisogna che si compatiscano67.

«Giovannino rise a quella parola rimorso e io non attribuisco il suo riso a cattivo cuore, perché i bambini non comprendono molte e molte cose e bisogna che si compatiscano»: stupefacente questa considerazione a giustificazione del comportamento di suo fratello; lui, Giuseppe Antonio ha solo 11 anni, 2 anni appena in più di Giovanni, ma, evidentemente, per scrivere ciò, lui non si considerava tanto più bambino di suo fratello!

67  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 5 luglio 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”.

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Borgese e il paese natio

a Polizzi o viceversa, in questi lunghi viaggi periodici per rientrare a casa, è possibile leggere, insieme al nome di Gulisano (Collesano), presente nella novella Arcobaleno70 o di Campofelice71, evocativo, per dislocazione geografica, proprio di Campagnammare del romanzo Rubè, anche di un cognome, appunto, Rubè del romanzo assurto alla fama della letteratura: Caro zio Luigi, il viaggio mio è stato molto felice... fui a Campofelice e prima delle 11 a Collesano. Dormii in una locanda appena tre ore, e poi partii con lo zio Vincenzo, con Pepé Rubé72.

Come detto, grazie a queste lettere giovanili è possibile ricostruire anche il rapporto affettivo con il suo paese d’origine, con il paesaggio della sua infanzia, i cui luoghi, le cui immagini, incancellabili, permarranno indelebili nella sua memoria: ...Nel bambino che io ero, … l’immaginazione era forte quanto la disposizione alla logica, e l’indole consisteva soprattutto in generosità, credulità, lealtà, coraggio, prontezza nel donare, benevolenza sociale, amore del popolo. Un paesaggio grandioso, che amavo entusiasticamente, contribuì molto a confermarmi in queste direzioni. Amavo la madre, i fratelli, la natura, il cielo stellato, leggende eroiche e delicate, i fiumi, gli uragani68.

Il fanciullo Borgese in quel di Polizzi Generosa descrive le amene giornate vissute e ricostruisce scenari di vita che poi saranno rimembrati con amore e nostalgia in diverse pagine dei ben più famosi romanzi e delle novelle quali Rubé, Tempesta nel nulla, La città sconosciuta, Il sole non è tramontato o nei diversi articoli scritti per il Corriere della Sera69. In effetti, così sembrano, agli occhi di tutti i bambini che fummo, i primi anni di vita e così é, del resto, per ogni uomo, il proprio paese d’origine di cui, soprattutto lontano dalla sua terra natia, si conservano le prime immagini, le prime esperienze, le prime sensazioni ed emozioni in maniera indelebile tanto che, riaffiorando poi così prepotentemente alla memoria, riscaldano gli anni che passano di un dolce e soave ricordo, di una vibrante nostalgia, di una sana e toccante malinconia. Così, in alcune cartoline scritte lungo il tragitto che conduce da Palermo 68  G.A. BORGESE, 21 agosto 1932, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933), op. cit. 69  G.A. BORGESE, Grasso allo zenit, 19 ottobre 1930; Trittico siciliano, 1 luglio 1931; Un tema di Romanzo, 23 luglio 1933; Nature Morte, Mercoledì 19 marzo 1952; Accenti, 60 Domenica 30 luglio 1950.

Fervide e prepotenti suggestioni di un undicenne, affreschi di ricordi segnati in maniera indelebili dalla sua forte sensibilità di attento osservatore, queste ‘escursioni’ giovanili rimarranno sempre presenti nell’opera di Borgese adulto, anche se ovviamente quei luoghi non sono più gli stessi, anche se la loro fisionomia, il più delle volte, è stata trasfigurata dalla rievocazione letteraria: Che cosa importa se, materialmente, nella mia opera i personaggi e le emozioni di paesaggi siciliani, profondamente e confessatamente siciliani, non hanno parte prevalente, quando la sicilianità dell’ispirazione fondamentale è presente dappertutto e alcune visioni localizzate paiono ai più benevoli tra i miei lettori, né credo soltanto per il pregiudizio critico che colloca aprioristicamente il meglio di ogni scrittore contemporaneo nella sua ispirazione paesana, proprio il meglio di ciò che io come novelliere ho potuto dare? Mi sia permesso di ricordare, non certamente per orgoglio mio, ma per omaggio alla terra da cui ho avuto questi piccoli doni, La Siracusana, una novella di purità d’amore; L’arcobaleno, e un’altra di povera martirizzata passione, Il ragazzo; e un’altra, La Centenaria in cui mi pare di avere sentito con una certa intensità qualche aspetto dell’architettura di Palermo e della vita familiare nella città dove passai l’infanzia; e più su tutti questi aspetti fugaci, la Calitri (sic) del mio primo romanzo, la città alta sui monti, che si vede dal mare di Campagna a Mare, la città che ha un aspetto quasi sacro, lì in vicinanza delle nubi, e che io ho 70  “Ora avemmo innanzi agli occhi la conca di Gulizzano, fra i monti; e il cielo in pochi istanti si gremì di nubi nere. … Il primo sentimento fu di sollievo… Il cielo cupo, contraendo lo sfondo, faceva risaltare le case del villaggio tutte di pietra bigia, stipate su un greppo nudo, e le accostava alla vista;…”, G.A. BORGESE, Il sole non è tramontato, L’arcobaleno, Treves, Milano 1929, 247-267. 71 Comune che si affaccia sul mar Tirreno, tra Termine Imerese e Cefalù. 72 G. A. BORGESE, Lettera, inedita, 15 settembre 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 61


posto, per un alibi fantastico, in Calabria ma che effettivamente è una trasfigurazione e un ingrandimento dell’aspetto che, dalla valle, ha il mio paese nativo, Polizzi73.

Polizzi Generosa: topos letterario

E quasi per rimarcare ogni possibile incomprensione, in un discorso conclusivo al riguardo, senza inganni, afferma: In questo senso, qualunque sia stata e sia per esser la mia lontananza, per quanti anni io sia stato lontano da questa mi terra, io sono e rimango profondamente siciliano. ... Io posso dire della Toscana, … ho imparato come ho potuto il linguaggio, ma dalla Sicilia mi ero portato le cose da dire con questo linguaggio e ad esse sono rimasto fedele. … Partendo per qualunque viaggio, per qualunque distanza, allontanandomi con questa immagine, allontanandomi con la Trinacria negli occhi, io posso dire: ho questa isola in cuore 74.

E queste cose che si è portato dalla sua Sicilia, dal suo paese, saranno dette in diverse pagine e in diversi contesti narrativi a partire proprio dalla sua prima e maggiore opera, Rubé (dove Calinni-Polizzi è nominato ben 74 volte e vi sono descritte diverse evocazioni paesaggistiche), con la quale consegna un affresco di immagini rappresentative di un ‘luogo dello spirito’ in grado di veicolare emozioni, suggestioni, visioni universalmente valide per tutti proprio perché la propria culla, eletta al ruolo di metafora del mondo, è in grado di ben essere, nel linguaggio e con le parole proprie della letteratura, allegoria di una condizione universale. Perché questo comporta pensare e scrivere: dare consistenza universale al particolare che viene affermato. Solo così, solo universalizzando (ovvero portandolo al concetto), si manifesta la verità del particolare che si pensa. A questo, infatti, serve la letteratura: a conservare, per rimetterli in circolo, i semi di pregresse esperienze. A farci sentire parte integrante e attiva di una catena vitale, in mancanza della quale è difficile, se non impossibile, trovare un senso nel nostro stare al mondo.

73  G. A. BORGESE, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?),conferenza svolta a Catania il 23 maggio e a Siracusa il 24 maggio 1931 alla vigilia della partenza per l’America, in Giuseppe Antonio Borgese. Una Sicilia senza aranci, a cura di Ivan Pupo, Avagliano Editore, Roma 2005, 93-94. 62 74  Ib.,103.

D’altro canto, la sua città natia, appollaiata sulle Madonie, in «un’isola non abbastanza isola»75, città ricca di storia, che orgogliosamente inalbera ancora il suo appellativo di ‘Generosa’ conferitole nel 1234 dall’Imperatore Stupor Mundi, Federico II di Svevia, non è facilmente dimenticabile. Oltre al fascino del suo paesaggio - ma noi, in quanto natii e abitanti di questa terra, non siamo scevri da oggettività! essa è anche patria di personaggi storici di notevole importanza che Borgese, fin da bambino, ben sicuramente conosce. Personaggi come Giuseppe D’Alesi, cosiddetto il Masaniello di Sicilia, che guidò a Palermo la rivoluzione del pane del 1647, ne fu Capitano Generale, prima osannato, quindi pugnalato e ucciso76; come lo storico Giovanni Battista Caruso77, autore di una monumentale Storia della Sicilia. O come il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, fin dal 1887 Segretario di Stato di Leone XIII, che nel conclave del 1903, per il veto espresso dal Card. Puzna di Cracovia in nome e per conto dell’Imperatore d’AustriaUngheria, non fu eletto Papa, nonostante che, nelle prime votazioni, avesse ottenuto il maggior numero di voti78.

75  G.A. BORGESE, Sicilia, TCI, Milano 1933, 7. 76  Giuseppe D’Alesi (1612-1647), guidò il popolo di Palermo nei moti insurrezionali del maggio-agosto 1647. 77  Caruso, Giovanni Battista barone di Xiureni ( 1673-1724), storico molto ammirato dal Muratori e dal Mabillon, autore di opere monumentali sulla Storia della Sicilia. 78  L. TRINCIA, Conclave e potere politico. Il veto a Rampolla nel sistema delle potenze Europee (187-1904), Edizioni Studium, Roma 2004.Anche in La figura e l’opera del Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro. Atti del convegno nel centenerario del veto, Salvatore Sciascia 63 editore, Caltanisetta-Roma 2006.


Insomma, città ricca di storia, la città natale di Borgese, che ebbe notevole influenza e importanza per essere stata città demaniale, cioè appartenente direttamente alla corona, che eleggeva un proprio rappresentante al Parlamento siciliano, nella quale vi si svolsero anche alcune sedute plenarie nel 1466, nel 1472 e nel 1478; nella quale soggiornò il grande Imperatore Carlo V il 14 ottobre 1535, di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Tunisi, soggiorno rimasto, ancor oggi, nella memoria storica degli abitanti del luogo79.

Il piccolo Giuseppe Antonio, respira quest’aria, si nutre di questa storia, ne sente parlare, sente anche i racconti dei luoghi, i miti e le leggende che popolano la tradizione orale locale, ma può anche leggere le opere che lo stesso suo padre, avvocato ma con la passione delle lettere, scrive lui stesso, per esempio, proprio sul famoso trittico84 o sui vari profili dei personaggi locali illustri85 o su altri argomenti che lo stesso genitore si dilettava a comporre, come lo stesso Borgese testimonia in una lettera del 31 luglio 1900:

Una città nella quale vi era, fino quasi alla fine del 1800, la presenza di “Ben 32 Chiese in un contesto urbano che é ancora quello attuale”80, 19 Ordini ed istituti religiosi e 9 istituzioni sanitarie81; che ha registrato la pacifica e coesistenza presenza di diverse componenti etniche: Arabi, Normanni, Greci (o bizantini) ben organizzati attorno a nuclei urbani ben definiti e riconoscibili tanto che, in un atto del 1177, la stessa contrada è indicata con i nomi in uso dai Latini (Scandali), dai Greci (Thandathi) e dagli Arabi (Rahalburd)82; che aveva ospitato la presenza di una Sinagoga e di una Moschea e un consistente, preesistente, insediamento ellenistico.

Avantieri sera il papà ha letto la nuova edizione riveduta e corretta del suo Gibilmanna86, facendoci così trascorrere lietamente alcune ore. Ho trovato nella sua novella, oramai liberata quasi interamente dal fardello dell’erudizione molto spirito sano e lieto e soprattutto una invidiabile purezza e limpidità di lingua e di stile87.

Una città che nel corso del tempo ospita re e regine e che si arricchisce di inestimabili tesori d’arte, tutt’ora esistenti e visibili, come l’inestimabile e prezioso trittico fiammingo a diversi autori attribuito, in ultimo a Roger van der Weiden83 o che, grazie a scultori, argentieri, pittori quali il Gagini, il Di Leo, il Matta, il Salerno che vi risiedono o che, su commissione, ne realizzano le diverse opere, splende di tesori impareggiabili. 79  Di recente, proprio su questo memorabile soggiorno in Sicilia di Carlo V di ritorno dalla vittoria battaglia di Tunisi, ha scritto un saggio Salvatore Agati, Carlo V e la Sicilia, tra guerre, rivolte, fede e ragion di Stato, Maimone Editore, Catania, 2009. 80  G. Di Fiore, alias MALATACCA, sacerdote, Palermo, Bibl. Com. ms. Qq C 84, citato da V. ABBATE, Polizzi. I grandi momenti dell’arte, Associazione culturale Naftolia, Palermo 1997, 12. 81  Padre Flaviano D. FARELLA, Stradario storico di Polizzi Generosa, Palermo 1977, Biblioteca Comunale Polizzi Generosa. 82  C. Salamone Cristodaro, Polizzi d’altri tempi. Realtà e suggestioni. Ed. Thule, Palermo 1987, 21. 83  Si tratta del Trittico fiammingo, senza dubbio uno dei maggiori capolavori dell’arte fiamminga di rilevanza mondiale. Per molto tempo attribuito ad un anonimo artista fiammingo, attivo intorno al terzo quarto decennio del XV secolo, che la critica ha concordemente definito come Maestro dei fogliami ricamati e che gli studi belgi più recenti collocano nell’atelier dello stesso, laddove operavano oltre che specialisti di figure anche addetti alla resa dei paesaggi e delle specie botaniche. Ultimamente, il prof. Crispino Valenziano in un suo studio pubblicato nel 2001, ha documentato la certa 64 attribuzione a Rogier Van der Weyden.

Insomma, in quest’ambiente Giuseppe Antonio muove i suoi primi passi, la sua personalità assorbe queste ricche tradizioni umane e il sostrato storico della città che non dimenticherà più (vedi box 1). Box 1 Un tema di romanzo, Corriere della Sera, 23 luglio 1933 Progredendo nel cammino degli onori, - dico molto sul serio, e senza la minima intenzione di sorriso verso i bei sodalizi a cui debbo queste care distinzioni, - sono stato nominato, nel volgere di pochi mesi, presidente onorario della Società di Mutuo Soccorso Trinacria a Bridgeport Connecticut, e presidente onorario della Società Polizzi Generosa e G. B. Caruso a Brooklyn, N.Y. Che cosa sia la Trinacria tutti sanno. Polizzi Generosa è un illustre Comune, o almeno illustre dovrebb’essere, a cui quest’epiteto ornante, per troppe ragioni meritato, fu conferito da Federico imperatore, lo Svevo. Sovraneggiando sulla cresta di un monte, a cui un giorno salì anche la maestà di Carlo Quinto (non so bene se su mula bardata o in portantina), s’appoggia con le spalle e col tozzo poliedro della 84  A. BORGESE, Su di un trittico esistente in Polizzi Generosa, Biblioteca Comunale di Palermo, Palermo 1878.Tra il carteggio ritrovato vi è una lettera del segretario comunale del Borgomastro di Bruges del 12 febbraio 1878 con la quale si danno notizie sull’autore presunto del trittico di Polizzi a seguito della richiesta fatta il mese precedente proprio dall’Avv. Antonio Borgese, padre di Giuseppe Antonio. 85  Fra gli allegati è pubblicato l’elenco dei documenti rinvenuti nel 2008 nella casa Borgese ritenuti di un certo interesse, tra cui diverse significative opere di storia locale e commemorazioni di personaggi illustri scritte da Antonio Borgese, padre di Giuseppe Antonio. 86  Noto Santuario mariano del comprensorio ubicato in un incantevole angolo di montagna a faro del mar Tirreno. 65 87 G.A. BORGESE, op. cit.


Collegiata a uno schienale di più alti monti; ma dall’altro estremo sprone scopre, al termine di un meandro di vallate arcadiche, un golfo di zaffiro marino. Statue e dipinti di pregio fanno insigni parecchie delle sue trenta chiese. I siculi, i greci, gli arabi, gli scandinavi venuti di Francia, una colonia ebraica,certamente anche i romani, se ricordo bene certe facce potenti di contadini e pastori,v’istituirono un vero crogiolo di popoli, dal cui inquieto chimismo emerse, non tanto di raro, il cristallo di una personalità: quale fu Caruso lo storico, o, in tempi più recenti, il cardinale Rampolla: uno spirito di grandezza e di virtù consumato dalla tenacia, generosa anch’essa, di un errore intellettuale. Siccome il paese, ciò che fu già osservato, ha la sagoma d’un vascello che sia pronto a salpare, quelli che vi nascono si sentono predestinati ai pellegrinaggi. E tra i ricordi nebbiosi della prima infanzia, che trascorsi lassù fra vere nebbie e nevi invernali, - poiché non tutta la Trinacria è soave - da cui soffi nasceva poi la primavera, fresca ed azzurra, lunga fino agli autunni; fra quei ricordi ci sono anche, o così mi sembra, le file, che i letterati italiani chiamavano ancora a quel tempo “teorie”, degli emigranti d’America: i quali, con le poche robe affardellate, scendevano dal piano della Trinità per un sentiero sassoso alla rotabile che li portava al mare: così dolce al primo aspetto.

seduta sulla sillaba tonica come se non ne volesse più partire. A sentirli così contraffatti dai raffinati vicini si sarebbe detto che tutti i petralesi fossero buone lane, ragazzoni creduli e, nonostante i successi soci-economici, tutto sommato un po’ grulli. Però nel bambino restava, come un seme di quelli che gli psicologi del tempo non chiamano ancora «complessi d’inferiorità», l’idea, sia pure per sentita dire, che alla svolta della rotabile viveva e fioriva una società superiore. Se ne desumeva, anche in una mente infantile, l’ipotesi che il vernacolo di quella società stesse un gradino più su del suo nella gerarchia dei linguaggi. Forse, se avesse avuto tempo, si sarebbe messo a studiare il petralese. Non ebbe tempo; ché, non ancora di sei anni, lo traslocarono a Palermo per le scuole… Così Polizzi si mutò in Palermo, Palermo in Toscana, il mondo antico nel nuovo. La scena si dilatò, si mosse, Il tema restò lo stesso. Così la personalità strato a strato si forma, tutta propria, comunque si sia industriata in ogni clima e compagnia per essere e parere come le altre…

Ne darà esempio in un articolo famoso e altamente simbolico, grazie ad un excursus linguistico di accenti composto per l’occasione, in un ricordo struggente, delicato, commovente, (vedi box 2), con il quale, nel 1950, riprende la collaborazione con il Corriere della Sera dopo il suo lungo esilio americano. Quasi per farsi ricomprendere dal pubblico, ricomincia proprio dai suoi primi anni, dal suo paese d’origine, Polizzi Generosa, dal quale tutto ebbe inizio.

L’altra volta Le scrissi ben poco; ma questa volta voglio compensare mandandole … questa lunga lettera, nella quale Le racconterò tutto ciò che ho fatto e visto durante la mia dimora in Polizzi… Andai bighellonando pel paese, finché finito il giorno, entrai nel negozio dello zio Vincenzo, e vi stetti qualche ora. Il 15 papà mi fè prendere un gelato, …Poi colla mamà andai alla Cattedrale…. Il 16 fu giorno di gran festa. Col papà, colla mamà e con Marietta andai alla messa; poi mangiai in fretta e in furia, e, vestitomi, con lo zio Paolo andai dietro alla processione88,

Box 2 Accenti, Corriere della Sera, Domenica 30 luglio 1950

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Ricomincio a parlare al Corriere. Con che voce? Con che accento? Il silenzio, sedici anni, è stato lungo da far apparire anche un Virgilio «fioco». ***** Lassù nelle Madonie, che è il nome degli Appennini di Sicilia, dove non sono tornato ancora, il paese dei miei primi anni ha spazio. In tutto il gran scenario - oleandri lungo la valle classica, olivi di greppo in greppo, vette chiare calanti a schiere dagli acrocori del centro al mare, infine il mare d’Imera, tagliato a spicchio dietro l’ultima quinta - non si vede altra città o villaggio. Polizzi Generosa, drappeggiata nel suo superbo epiteto, torreggia sola. …Vero è che i polizzani, compaesani e cugini o nipoti in gran numero del cardinale Rampolla e di altri illustri, baroni e popolani su una rocca cospicua per tesori artistici e memorie imperiali, non avevano dubbi, o dicevano di non averne, quanto al loro primato spirituale; essi, sale della terra, geni con le debite venature di originale stranezza e follia, maestri di un parlar siciliano aguzzo che va dritto alla cosa e ne coglie, insieme al vero oggettivo, il gusto del motteggio, l’amenità della caricatura. Motteggiavano e caricaturavano perciò il parlare dei petralesi, con quell’accartorciarsi delle vocali, involute come dittonghi,e quella cadenza

Ecco allora come dalle prime prove di scrittura privata e personale di Giuseppe Antonio undicenne:

è presente, anche se solo in abbozzo, ciò che poi sarà più compiutamente trasposto nell’opera della maturità (vedi box 3): Box 3 Nature morte, Melone e gelato, Corriere della Sera, Mercoledì 19 marzo 1952 …É un 17 settembre, il giorno del patrono, San Gandolfo, un francescano lombardo che camminò fino alle Madonie e il bordone gli fiorì di gigli*. Non è più stagione di gigli; ma ho ancora alle narici, e in ogni poro, l’aroma e l’azzurro di un giorno di settembre fra quei monti e il mare. C’è stata la bellissima processione, col santo di legno policromo portato a braccia, e l’evoé – o veramente: Viva viva San Gannorfu – dei portatori e del popolo alle pause e ai passaggi; e dietro il santo i preti, in camice – tanti, nel comune di cinquemila anime e trenta chiese – con le candele in mano – ma la fiamma quasi non si vede, tanta è la luce del cielo – e le litanie. Ci sono state 88  G.A. BORGESE, lettera, inedita, del 19 settembre 1894. Archivio Fondazione “G.A. Borgese”. 67


le messe nelle chiese fatte belle dalle sculture dei Gagini, altri lombardi, o dal celebre trittico fiammingo – di Van Eych secondo mio padre, secondo altri di Memling – e gli scampanii, l’incenso, i mortaretti, i tamburelli, i lunghi desinari, le mani conserte. Nel pomeriggio l’attrattiva maggiore è la fiera nella Piazza Grande. Ci sono pannine stoviglie; l’attraversa un ariete o torello inghirlandato; soprattutto ci sono le bancarelle con un po’ di balocchi, e i torroni, i mandorlati, i duri di menta, la liquirizia, perfino gelati. Ma la nostra casa è lontana; è sull’ultimo sprone del colle… * In realtà sono gelsomini che è il fiore proprio del Santo. La tradizione attesta che, nella prima reposizione dei resti mortali avvenuta nel 1320, il profumo si diffuse all’interno della chiesa fuoriuscendo dalla cassa originaria.

Queste lettere giovanili sono dunque la testimonianza preziosa di uno scrittore in nuce che sin da bambino si diletta, si prova a scrivere su ciò che gli sta intorno, di ciò che ha dentro e che lo segnano. Pagine suggestive che compendiano magistralmente l’età della pienezza dell’artista che ha trovato la sua personale strada, ma che, con il ricordo: Oggi, forse non mai provata, nostalgia di Polizzi, specialmente della seconda valle e dei valichi da cui si vedono cose così grandi. I giardini di Santa Venera. Il dialetto che sembra, benché di parole latine, di suoni greci89

e la poesia, (vedi box 4), ritorna ancora ai suoi luoghi nativi.

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89 G.A. BORGESE,12 maggio 1929, Diario I, (29 dicembre 1928 - 12 luglio 1932).

Box 4 da La città sconosciuta, 1-2 Sognai di tornare al mio paese nativo, il quale non è punto sul margine dell’alta Lombardia, ma nel cuore di un’isola lontana, aggrappato a un’alta roccia, e non ha un nome cos’ì svelto e breve, ma difficile a ritenersi da chi non vi sia nato o stato, e fa sorridere chi l’ode per la prima volta. Il Larousse dice che la chiesa è notevole (anzi, le chiese notevoli sono parecchie, e in una c’è il più bel trittico fiammingo ch’io abbia mai visto, capitato lì chi sa come) e che nei dintorni ci sono miniere di zolfo e di zinco. Ma di queste miniere, sebbene la notizia si trovi ripetuta con le stesse parole in tutti i dizionari, nessun mio conterraneo ha sentito discorrere. Io dunque tornavo laggiù, in una luce che non era né diurna né serale, tra rosea e bigia, e il paese appariva biancastro e muto da una svolta della via, in un orizzonte tutto quanto desolato e rupestre. Qualcuno camminava certamente accanto a me, e io gli facevo da guida. «Questo paese» gli dicevo soffermandomi «ha un nome difficile e strano, quasi quanto il mio, e forse deve a questo tratto peculiare del suo destino la sua poco notorietà. Ma Carlo Quinto lo visitò, e il paesaggio» cui accennavo così dicendo col moto della mano «è semplice e grande. Le chiese notevoli sono parecchie, e in una è il più bel trittico fiammingo ch’io abbia mai visto, capitato lì chi sa come. Nel secolo scorso vi nacque il celebre cardinale Rampolla». Quando mi fui destato conobbi che il paese e il paesaggio non somigliavano che vagamente ai miei. Il mio paese non è così contratto, ma lungo e schierato sopra una vetta, e non si appoggia a un acclivio ma tutto lo sovrasta da ogni parte; il paesaggio poi, quantunque meno armonioso, è più vivace di quello che avevo sognato. Probabilmente piuttosto che ai ricordi d’infanzia quella visione si riferiva all’imminente gita bergamasca, e il risultato n’era che l’immagine sorta dal fantasticare notturno non corrispondesse bene né a quella del mio paese né a quella della città lombarda quale per sentita dire la conoscevo. Sicché, accarezzata per poco quella nuda beltà che m’era apparsa fra le tenebre, idoleggiata, prima di lasciarla svanire nella smemoratezza, quella città fra monti di statura uguale che avrebbe potuto intitolarsi città ideale fra i monti, stupitomi infine che un’escursioncella senza importanza – l’ultima di tante che avevo fatte nel corso della primavera – mi s’ingrandisse nell’animo fino a condurmi sulla mia rupe nativa ed anche più su, mi levai e rimessomi al lavoro non trattenni né riafferrai quel volante ricordo»;…

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Questa è la lettera più antica del carteggio giovanile. Borgese aveva 6 anni. Leonardo Sciascia nel suo Ritratto dello scrittore da giovane (Sellerio, Palermo, 1985, p. 11), a commento di questa lettera, ne desume parole gravide di destino, in cui è dato scorgere la vocazione di una vita intera.

Borgese fu il primo giornalista a dare comunicazione al mondo del terribile terremoto di Messina (28 dicembre 1908), dove si trovò per caso. La sua cronaca fu eclatante e stupefacente. Ne sentiamo gli echi da questa cartolina inviata allo zio Giovanni il 13 gennaio 1909.

Appunto dello zio Giovanni del 6/10 - 910: “La

corrispondenza, avuta dal 17 giugno al 5 luglio 1894 … da Peppino,…, è interessante, per l’affetto che dimostra, per le notizie familiari che da, e più di tutto, perché addimostra la precocità letteraria e filosofica di Peppino, e fa presagire i suoi progressi. Peppino aveva allora 12 anni non compiuti…”. 70

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Nel piccolo paese di montagna, lassù sulla rupe, in vista del mare, non molto lontano da qui – a me piace dire che io sono palermitano per il mare che ho visto da fanciullo, ma catanese, cioè un po’ figlio anch’io di questa mater artium, di questa che è la capitale artistica del nostro paese, per la montagna su cui sono nato e che ha le sue radici collegate con quella dell’Etna – su quella montagna dove mi è piaciuto qualche volta fantasticare che i soldati di Nicia marciando da Imera verso Siracusa abbiano costruito un castello e lo abbiano chiamato polition, la cittadina: grande onore, dunque essere non soltanto di origine greca in Sicilia ma addirittura di origine ionica – in quella casa di cui ho scritto un ricordo che non mi ha lasciato indifferente mentre lo scrivevo nell’ultimo mio libro narrativo che pubblicherò fra poco90, in questa casa dove passavo le vacanze,…91 . Giuseppe Antonio Borgese, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?) ..c’è un paese assai bello che meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato, frequentato. E’ Polizzi Generosa, paese di antica nobiltà che aveva, nei tempi passati, il primato tra i paesi nelle Madonie; oggi è passato in seconda linea non senza colpa dei suoi abitanti, che, indolenti e beffardi, si compiacciono di criticare piuttosto che di agire92. Maria Pia Borgese, Itinerari siciliani

4.

Lettera di Borgese con la quale risponde alla critica che la sorella Maria Pia gli rivolge circa l’influenza che D’Annunzio esercita su di lui.

La Casa Borgese, il suo valore culturale e il suo oblìo

Q

uando parliamo della vicenda connessa alla casa che fu abitata da Giuseppe Antonio Borgese parliamo di una storia paradigmatica di cosa si dovrebbe fare per salvaguardare un patrimonio culturale che, se anche privato, proprio per la sua alta valenza, 90 Si tratta di Tempesta nel nulla, pubblicato il 27 giugno 1931. 91 G. A. BORGESE Discorso sulla (Sicilia ai Siciliani?) op. cit., 101-102. 92  M.P. BORGESE, Itinerari siciliani. Polizzi Generosa antica e nobile trascorre la sua esistenza in letargo, Giornale di Sicilia, 23 aprile 1957, 5.

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è patrimonio della collettività e, perciò stesso, tutelato da specifiche leggi dello Stato. Quelle mura cadenti, insignificanti agli occhi dei più, rimaste per anni in stato di abbandono, non sono soltanto pietre assembrate e lavorate per costituire una casa. Essi, per gli sviluppi e gli accadimenti verificatisi imprevedibilmente nel corso della storia, come quelle di qualsiasi altro manufatto del genere, esprimono un altissimo e degnissimo valore culturale di interesse collettivo, che va oltre il semplice valore d’uso di abitazione. Nel caso della casa Borgese, rivestono una duplice valenza storicoculturale. La prima, di primaria importanza, riguarda la circostanza che la casa Borgese sorge e si sviluppa, quale porzione consistente, su ciò che un tempo fu il Convento dei PP. Domenicani, complesso titolato allo Spirito Santo, la cui fondazione avvenne nella seconda metà del XV secolo. Nel corso dei secoli e, maggiormente, dopo il 1866 fino ai nostri giorni esso fu dismesso, manomesso e trasformato in abitazioni civili, con evidenti superfetazioni che ne hanno snaturato l’originaria bellezza e consistenza. Del nucleo originario sono ancora visibili pochi segni esteriori: una colonna posta all’ingresso sulla destra del cortile Santo Spirito; la morfologia generale del chiostro interno allo stesso cortile e, nell’antistante piazza, dal 1963 dedicata proprio a Giuseppe Antonio Borgese, (ma un tempo Piazza san Domenico), pochissimi resti della facciata con interessante portale archiacuto della fine del sec. XV. La seconda, è che essa fu, per oltre due secoli la casa di famiglia degli avi di Giuseppe Antonio Borgese “facendone fede”, scrive la sorella di Borgese, Maria Pia93 al Sindaco di allora, “il ventaglio in ferro battuto del portone di ingresso con la sigla GB che io desidero sia ricollocato al suo posto”94; quindi casa dei suoi genitori dove lui stesso visse fino all’adolescenza. Casa nella quale soggiornò diverse e innumerevoli altre volte da adulto, già noto e affermato, ritornando a far visita ai propri genitori, come è testimoniato da diversa corrispondenza datata proprio da Polizzi Generosa. Possiamo quindi ben dire, senza alcun dubbio di sbagliare, che essa rappresenta sia un bene storico-architettonico per sorgere su quello 93  Lettera datata 27 agosto 1963, prot. 3823. 74 94  Ib.

che fu il Convento dei PP. Domenicani, tant’è che per questo motivo, è sottoposto a vincolo da parte della Sovrintendenza, sia anche un bene culturale-letterario, in quanto fu abitato da Giuseppe Antonio Borgese, una fra le personalità più alte e autorevoli della cultura italiana della prima metà del 1900. In quanto tale, dunque, nella sua più ampia e omnicomprensiva accezione, essa è un bene culturale tutelabile ai sensi del Codice dei beni culturali e paesaggistici95. Ora,in virtù e grazie all’acquisizione di una più moderna e corrispondente concezione di bene culturale e paesaggistico che si è affermata, si è sempre più radicata e diffusa la tendenza di considerare tali luoghi, luoghi speciali, perché, grazie ad essi, è possibile ricostruire il sostrato ambientale e le vicende personali e artistiche delle personalità che vi hanno vissuto. In questo senso è la valutazione culturale che compenetra il valore venale di un immobile del genere, facendolo assurgere a bene culturale e, perciò, in quanto tale, bene da tutelare, conservare e fruire adeguatamente. Tali Beni Culturali, infatti, “sono un insieme di zone e di percorsi che sono stati fonte d’ispirazione per scrittori e poeti: le terre in cui sono 95  Il Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al Decreto Legislativo n° 42 del 22 gennaio 2004, all’art. 1, fissa i principi e stabilisce che: “La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura” (comma 2). L’art. 10, stabilisce quali sono i beni culturali oggetto della tutela, cioè, (comma 1) “…le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”. Ai sensi del comma 3, “Sono altresì beni culturali: a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1; b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante; c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale; d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose …”. Il comma 4 dice che “ Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a): lettera c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri … aventi carattere di rarità e di pregio”; Infine, ai sensi dell’art. 136 del Codice sono considerati beni paesaggistici (comma 1): “c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo 75 spettacolo di quelle bellezze”.


nati o hanno vissuto o nelle quali sono rintracciabili, ancora oggi, elementi delle loro narrazioni. Di conseguenza, vanno ripristinate e salvaguardate le emergenze più vicine a quelle originali, con una nuova attribuzione di senso, nel rispetto dei valori consolidati e delle potenzialità del luogo, del suo patrimonio culturale, del suo sistema ambientale e del suo potenziale produttivo. Beni, quindi, da conservare e da ripercorrere in senso fisico e da ricomporre, a livello di paesaggio e a livello ambientale, come luoghi magici di ispirazione letteraria che, eliminando elementi di degrado, fanno sì che permangano i connotati del paesaggio storico originario”96. I luoghi nativi, gli spazi, i luoghi privati e personali dove si é svolta, in tutto o in parte, la vicenda umana di un artista e si è forgiata la sua personalità, diventano “luoghi dello spirito” e perciò stesso patrimonio collettivo di tutti, da tutelare e conservare perché attraverso le poetiche che li hanno inventati e la spiritualità li sedimentata sono spazi simbolici della comunità e della identità culturale... luoghi, carichi di “stratificazione di tracce, di segni;…”97 e perciò beni culturali al pari di tutti gli altri beni culturali. Per tali motivazioni, dunque, questo patrimonio culturale diventa un patrimonio sui generis di primaria importanza, bene infungibile e irriproducibile. Anche la casa Borgese rappresenta questa qualità di bene culturale infungibile e irriproducibile per la realizzazione di un luogo letterario dedicato al suo illustre inquilino, perché in essa Borgese, abitandola, ha tratto quelle immagini evocative e suggestive del paesaggio circostante tali da forgiare e arricchire la propria sensibilità artistica e tale da far assurgere questo “luogo nativo e originario”, a vero e proprio “luogo dello spirito” universale, com’è rilevabile da quanto lui stesso scrive: Io nacqui la notte di San Martino, che ha tante stelle filanti quanto quelle di San Lorenzo: Mio padre uscì sul balcone, e in quei messaggi di luce lesse un presagio, un destino. Io crebbi davanti ai grandi orizzonti, e udivo suoni remoti. I fiumi, scendendo la notte fra i boschi, avevano voci d’amore; i lumi della case coloniche si spegnevano sui clivi per lasciare accostare le stelle.- D’estate, quando io e mio fratello venivamo da Palermo

96  C. BARILARO, I parchi letterari in Sicilia. Un progetto culturale per la valorizzazione del territorio, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2004, 21. 76 97  Cfr id., 54.

in vacanza, al passo di Firrione ci fermavamo a cavallo nel vento. Di là ci appariva Polizzi, il nostro Paese, al vertice di un’ascenzione. Un’aria sospesa, un silenzio composto di occulti ronzii, l’avvolgeva. L’aria era mista di miele e di freschezza”. Le case, grigie e rosa, allineate su tutta la vetta del monte, parevano un naviglio che stesse per salpare. La nostra era l’ultima, aggrappata coi pilastri di pietra all’orlo del dirupo. Terra rossa, di vivo colore, sotto il passo delle mule! Ultime ginestre, ancora incendiate, in cima, di sacri fiori! - Le mente, i timi, le erbe care alle capre, spandevano sul nostro cammino aromi religiosi. Le vigne della Scaletta, poco prima di giungere a casa, erano d’un verde così scuro che dava bagliori d’indaco, come un pezzo di mare...98.

Questo luogo, infatti, così come tutti gli altri luoghi analoghi (si pensi, per esempio, a Giacomo Leopardi e Recanati; a Giosuè Carducci e Bolgheri, per non dire di Alessandro Manzoni e il lago Como oppure di Luigi Pirandello e il pino di contrada Caos, o, ancora, a Cesare Pavese e al canavese oltre ai tanti altri simili luoghi letterari narrati, in Italia o all’estero), è dunque uno spazio semioforo, cioè portatore di significati, che assume una funzione decodificativa del paesaggio circostante narrato, trasfigurando e immortalando il paesaggio reale. Se questo luogo, questo immobile era ed è dunque così carico di significati, immaginiamo cosa sarebbe potuto diventare fin dall’inizio quand’esso era ancora carico della sua integrità compositiva e del suo patrimonio bibliotecario lì custodito. Cosa si sarebbe ben potuto sviluppare lungo questi decenni a partire dall’iniziale sua conservazione e valorizzazione. Un luogo culturale d’eccellenza, sull’esempio di quanto è avvenuto e avviene in tanti altri posti dove la presenza di una personalità di chiara fama, ha costituito la premessa per mettere al riparo da ogni devastazione e dispersione il patrimonio culturale locale e innescare processi culturali virtuosi. Esaltati a tal punto, tali luoghi, tali siti culturali, sono beni fulcro di azioni di tutela, di conservazione, di valorizzazione e di fruizione oltre che di una sana crescita culturale e civile che generano grandi ricadute sul territorio, quindi anche su chi in esso ci vive e ci lavora.

98  G.A. BORGESE, Tempesta nel nulla, op. cit., 75-76.

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Non è poca cosa. Purtroppo però la casa Borgese, per troppo lungo tempo è rimasta in balia di eventi depredativi e devastativi. Seppure seduti su un vulcano di tesori di ricchezza inestimabile le cui vestigia sono rare e preziose, le diverse Istituzioni, innanzitutto quella Comunale poi quella Regionale, se avessero attuato per tempo politiche di salvaguardia e di valorizzazione di tale patrimonio culturale e, a partire da esse, sviluppato adeguate azioni di promozione e fruizione di una così unica e irripetibile risorsa strategica, avrebbero consentito di svolgere un ben altro discorso non solo culturale (è già sarebbe stato quanto dire) ma anche di ampie ricadute economiche che il primo avrebbe apportato inevitabilmente sul secondo. Sull’esempio di altri analoghi beni e Autori da emulare (si pensi, ad esempio, alla casa Puccini a Lucca o alla Torre del lago Puccini a lui denominato, vicino a Viareggio; alla casa Museo Marino Moretti a Cesenatico o alla stessa casa di Giacomo Leopardi a Recanati; oppure alla casa di Luigi Pirandello in contrada Caos ad Agrigento o alla villa museo del Vittoriale di D’Annunzio sul Lago di Garda a Gardone Riviera. O, ancora: alla casa Arturo Toscanini a Parma o alla casa di Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo e così via discorrendo a compilare un esteso elenco in lungo e in largo in giro per l’Italia a ricostruire una speciale geografia letteraria consegnati alla collettività), avrebbero ben potuto considerare anche quella casa, la casa Borgese e il suo famoso inquilino, degni della massima attenzione civica e inserirli in un percorso di salvaguardia necessaria, obbligatoria e lungimirante. Se così si fosse fatto, Polizzi Generosa, e il suo territorio, avrebbero ben potuto figurare, già da tempo immemore, al pari di altri analoghi posti e luoghi simili, nel pantheon culturale del Paese.

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Ed invece, ed invece si è scritta, purtroppo, una storia diversa, che cambia corso solo ora dopo almeno un cinquantennio perdendosi per sempre, nel frattempo, quel ricco originario patrimonio. Una storia che occorre raccontare non solo per dovere di cronaca perché, se anche l’epilogo dopo molti anni è positivo - tale immobile, infine, è stato acquistato dalla Fondazione “G. A. Borgese” -, essa, tuttavia, come i fatti dimostrano, avrebbe ben potuto - e dovuto - prendere tutt’altra piega e oggi, non solo Polizzi Generosa e la Sicilia, ma l’Italia intera avrebbero potuto fruire di un patrimonio culturale di enorme qualità.

è per questo necessario rievocare qui i fatti accaduti, metterli in fila, uno dietro all’altro, guardarli nella giusta collocazione storica e a largo raggio per comprendere bene cosa sia accaduto - e magari anche il perché - giudicarli dalle conseguenze per evitare che per il futuro non abbiano a ripetersi più le stesse insane azioni. Ricordare, dunque, ciò che è stato; ricostruirne le vicende, far conoscere gli eventi accaduti perché tutti sappiano. L’oblio sulla casa Borgese: un silenzio assordante durato decenni Così come Borgese e la sua vicenda letteraria sono stati sottoposti per decenni all’oblio, stessa sorte si può dire toccò alla sua casa. Tale oblio va forse inquadrato - non c’è altra spiegazione plausibile - nel contesto più ampio di insensibilità e di distruzione sistematica che si è verificato lungo il corso degli anni nei confronti del nostro patrimonio culturale. Se si pensa all’antichità di Polizzi, una delle città demaniali siciliane di ellenistica fondazione, un centro medioevale prima e rinascimentale poi, che ferveva di vita economica e sociale con Chiese, Monasteri e Conventi di tutti i diversi ordini religiosi e con i tanti Collegi, Ospedali, Palazzi, lo stesso Castello, dove, in ognuno di essi, era possibile ammirare le diverse e ricche committenze (del resto, proprio per essere “Città Demaniale”, cioè ottenere il riconoscimento di “Civitas”, la “terra demaniale” doveva possedere particolari requisiti, non bastando la sola fedeltà al sovrano, e Polizzi li possedeva), e compariamo tutto ciò allo stato attuale, constateremo quanto dell’antico patrimonio culturale è stato dissolto, distrutto, disperso, annientato. Certo, il tempo cancella molto delle realizzazioni delle epoche passate. Nulla rimane immutabile per sempre. La stessa necessità dei tempi nuovi impone trasformazioni e innovazioni. Ma, da qui a pensare ad una sistematica distruttrice pianificazione che dalla fine del1800 a tutta la prima metà del 1900, solo per limitarci all’ultimo secolo, seppur con diverse motivazioni e finalità, è stata perpetrata modificando la stessa fisionomia della polis, ce ne corre. Si pensi, per esempio, alla demolizione avvenuta nel 1937 della Chiesa di S. Maria degli Angeli, in piazza del Gesù dove, fino al 1917, vi si trovava il famoso trittico fiammingo, ora nella Chiesa Madre; o all’antichissima chiesa della Madonna del Castello, sede della più antica Confraternita di Polizzi, esistente fino all’inizio del ‘900 di cui esiste oggi solo il rudere della

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facciata avvolta dalle erbacce. Oppure alla progressiva perdita, nell’incuria e nell’indifferenza totale, dei ruderi dell’antichissima chiesetta in c.da San Pietro, vero luogo identificativo delle antiche origini del paese; o alla lenta e sistematica perdita della Chiesa dei Cappuccini, in Piazza F.Turati, oramai ridotta a un rudere, annessa al convento dei cappuccini (del XVI sec.), quest’ultimo, da anni, proprietà privata; per non dire, infine, del convento dei Carmelitani annesso alla chiesa del Carmine, oggi non più esistente. Si pensi poi agli interventi devastanti avvenuti nel decennio a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 riguardanti la distruzione della loggia settecentesca annessa alla chiesa di Santa Margherita, BadiaVecchia, sostituita da un orribile edificio scolastico; oppure all’Ospedale dei Fatebenefratelli, con la relativa chiesa, detta, prima ancora, dell’Annunziata, risalente addirittura al secolo XIII per far posto all’attuale brutto edificio scolastico dall’architettura fredda e fintamente moderna, sorto negli anni 1951-1955, che contrasta con la cattedrale di fronte e il circostante contesto urbano caratterizzato da imponenti palazzi nobiliari di solida fattura. E, si badi, con la distruzione di tali manufatti sono scomparsi pure tutti gli arredi artistici, sacri e gli stessi archivi presenti in ognuno di essi. Ancora, si pensi anche alle stesse trasformazioni delle piazze e delle vie che hanno, in parte, cambiato profondamente l’assetto morfologico dell’urbe polizzano. Per esempio, alla costruzione, negli anni ’60, dell’attuale centrale edificio nella piazza Medici, centro geografico e sociale di Polizzi nel ‘500, che in maniera vistosa interrompe drasticamente l’armonia della piazza alterandone l’assetto urbanistico complessivo; la ricomposizione della piazza G.B. Caruso che oggi vede presente un orrido edificio postale; oppure alla riconfigurazione del corso principale del paese, Via Garibaldi, il cui aspetto è completamente cambiato sia per l’abbattimento dell’orto pensile del palazzo Carpinello sostituito da una orrida costruzione finta modernista, sia per l’eliminazione degli antichi caratteristici ingressi delle macellerie e dei negozi nonché delle stesse abitazioni private (le quali tutte rispettavano lo stesso ski line che dava armonia al paesaggio urbano circostante come è attestato da antiche, ingiallite, foto d’epoca), fino alla sostituzione di una magnifica pavimentazione in ‘valate’ dapprima, inizio anni ’70, con anonime mattonelle precompresse, poi, metà degli anni ’80, con la pietra lavica.

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Ecco, sono questi, tutte eloquenti testimonianze di ciò che, purtroppo, si è verificato.

Depravazione culturale, genocidio culturale: questo è accaduto nei decenni passati, anche se più o meno diffusamente un po’ ovunque. Per insensibilità culturale, per mancanza di consapevolezza, per necessità di spazi, per impossibilità di manutentere tale cospicuo e consistente ptrimonio, per il contesto storico-culturale del momento. Sta di fatto che il risultato finale è stato quello della distruzione e dell’impoverimento complessivo della comunità avendo dissolto per sempre il suo ‘capitale culturale’99. Il destino della casa Borgese va inquadrato in questo scenario di insensibilità e di distruzione sistematica del patrimonio culturale identitario: per costruire il proprio futuro non si è dato importanza a tale patrimonio, ritenendosi quell’immobile di alcun valore né di alcuna utilità. Per questo è importante ricordare e ricostruire i fatti non per alimentare la polemica ma quale monito per l’avvenire, per suscitare quel minimo di suggestione nell’immaginare quale altra storia, se affrontata per tempo debito, si sarebbe potuta scrivere per questa piccola comunità abbarbicata su un cocuzzolo di montagna. La vicenda della casa Borgese non è un ghiribizzo recente; recente è solo la caparbia volontà di interrogarsi su quella presenza ‘ingombrante’, sulla sua memoria storica, sulla sua valenza culturale. Recente è la ferma volontà di realizzare quanto prima non è stato fatto. É ancora una volta Leonardo Sciascia a fornire una descrizione desolante dello stato in cui versava la casa dei Borgese, verso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80: … casa che qualche anno fa abbiamo visto chiusa e abbandonata, votata a sicura rovina se non le capita il peggio di una demolizione per dar luogo a un qualche mostruoso condominio100.

Ma è soprattutto la sorella di Borgese, Maria Pia che, consapevole del valore culturale della casa paterna, prende l’iniziativa di interrogare, sollecitare, sottoporre, alle Istituzioni locali e regionali, la questione di quel bene culturale. Maria Pia è spinta unicamente dal desiderio autentico 99  Occorrerà aspettare gli anni ’80 per acquisire una maggiore consapevolezza nelle politiche di tutela e di valorizzazione dei patrimoni culturali e vedere perseguiti, anche a Polizzi Generosa, a prescindere dalle Amministrazioni che si sono susseguite, obiettivi di salvaguardia, di valorizzazione e di fruizione del proprio patrimonio culturale. 81 100  L. SCIASCIA, Per il ritratto dello scrittore da giovane, op. cit., 9.


di conservarne la memoria, senza nulla pretendere, anzi, manifestando la volontà di donare quella casa. Ma la sua, purtroppo, fu una voce inascoltata101.

La proposta è chiara e diretta: “Si vorrebbe che quella casa diventasse un luogo di studio, di riposo, di convegni, di raccoglimenti”, avanzata soprattutto per “amore del «natio loco»”, che “vorrebbe non rimanesse inascoltata”.

In un articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia il 23 aprile 1957, teso a far risaltare, dentro la cornice delle bellezze paesaggistiche delle Madonie, l’antica e nobile Polizzi, Maria Pia Borgese scrive senza possibilità di equivoci:

Ma, inascoltata, purtroppo, quella voce è rimasta nel più sordo dei silenzi per troppo, lungo tempo; un silenzio che costrinse Maria Pia a prendere nuovamente carta e penna, per scrivere a diverse personalità politiche e istituzionali di allora, fra cui il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On. Giuseppe Alessi e l’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, On. Pietro Castiglia.

“Questo paese ha dato il suo grande contributo nel campo della cultura: vanta nomi egregi; e vanta un antico e costante amore per il sapere e per le arti. Questo paese si desidera che risorgesse, che si risvegliasse. Già si comincia, e bisogna continuare: una strada panoramica che allaccia la Guardiola alla Trinità è in costruzione. Ma altro si desidera, e si spera che avrà la sua realizzazione. Tra la Trinità e la Guardiola, affacciato allo splendido panorama, sorgeva un convento dei Domenicani, convertito poi in casa privata. Quella casa appartiene alla famiglia di uno dei più degni figli della Sicilia. Si vorrebbe che quella casa diventasse un luogo di studio, di riposo, di convegni, di raccoglimenti: un’oasi in tanta bellezza di natura. In Sicilia non abbiamo ancora un’istituzione di questo genere: una casa gioiosa per la pace del cuore. Ha tutti i requisiti perché questa casa possa trasfigurarsi in tanta bellezza. E’ un fabbricato isolato con una chiesa (la chiesa dello Spirito Santo) andata in rovina, ma che si può valorizzare. Ha una grande distesa di terreno ad ovest, che apparteneva al convento. La strada panoramica la circonda a ovest e a nord ovest. A mezzogiorno c’è un pendio sassoso, negletto, imbarbarito, ma che potrebbe trasformarsi in una pineta, o in un bosco come quelli che incantano sulle Madonie. C’è tutto: ma ci vuole la bacchetta magica che trasmuta il sogno in realtà. E chi scrive desidera proprio questo: lo desidera per amore soprattutto del «natio loco», e vorrebbe che la sua voce non rimanesse inascoltata”102. 101  Circa un anno fa, il dott. Giuseppe Intrivici, medico, Sindaco di Castellana Sicula e componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “G.A. Borgese” in rappresentanza del Presidente dell’Ente Parco delle Madonie, ha donato alla Fondazione una cartella contenente diversi ritagli di giornali coevi all’anno di morte di Giuseppe Antonio Borgese e commemorativi della sua figura e della sua opera. Tra tali ritagli di giornali vi era anche un articolo della sorella di Borgese, Maria Pia, pubblicato dal Giornale di Sicilia il 23 aprile 1957 insieme alla lettera da lei scritta al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che qui si citano. 82 102  M.P. BORGESE, Itinerari siciliani. Polizzi Generosa antica e nobile trascorre la sua esistenza

La lettera inviata al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On. Giuseppe Alessi, porta la data del 17 febbraio 1959; in essa, Maria Pia sollecita il Presidente a sostenere la realizzazione di un cenacolo culturale finalizzato a far risorgere la battagliera rivista di filosofia e letteratura La tradizione fondata a Palermo dal filosofo e letterato Pietro Mignosi103, attività per la quale era impegnata da dieci anni e per la quale, scrive che, “non potendo fare niente da sola e non venendo a mani vuote, vuole donare a quest’opera la casa di proprietà di Polizzi”. La risposta, cordiale e cortese, giunse il 16 marzo 1959 ma, oltre alle parole di rito, non risulta che altra azione ne sia scaturita. Ma la sorella di Borgese, non si arrende. Dopo una “gentile accoglienza” ricevuta dall’allora Sindaco, Maria Pia, il 27 agosto 1963 scrive una lettera al primo cittadino con la quale «lo ringrazia della volontà manifestatagli di voler onorare suo fratello Giuseppe Antonio, dando il suo nome alla piazza» e, con l’occasione, gli rappresenta i problemi connessi all’uso di quel luogo, chiedendo un risanamento analogamente a quanto stava accadendo per il rione Santo Spirito. Ancora una volta, però, nulla accade. Dal raffronto con lo stato dei luoghi, si constata che non ci si è adoperati per salvaguardare quel sito. Il tempo, nel frattempo, continua a scorrere inesorabilmente e con l’avanzare degli anni, per la vegliarda età della proprietaria che sopraggiunge (ancora molti si ricordano di quella signora magra, alta e austera camminare per le vie del paese) si riducono anche le possibilità di veder realizzato in vita quel “sogno tanto agognato”. in letargo, Giornale di Sicilia, 23 aprile 1957, 5. 103  Scrittore e poeta, nato il 28 giugno 1895 e morto il 15 luglio 1937, ebbe al suo attivo 83 un’intensa produzione letteraria con 53 opere pubblicate in 42 anni di esistenza.


Indefessa nel volere raggiungere il suo scopo di “disinteressata volontà di fare il bene”, come aveva scritto a chiusura della lettera all’On. Alessi, Maria Pia Borgese nel suo testamento scritto il 19 aprile 1972 deposita l’intenzione di lasciare, alla sua morte, tutti i beni di sua proprietà a una certa Associazione culturale Akropolis, con sede a Roma, con il vincolo “di istituire la casa del Magnificat, ispirata agli scopi sociali e religiosi descritti nell’omonimo libro da me pubblicato”104, per realizzarvi quel cenacolo culturale tanto agognato. Morta Maria Pia Borgese il 18 agosto 1974 alla veneranda età di 96 anni, ci si aspetta che si dia corso alle intenzioni testamentarie e in effetti, la prima iniziativa che assume l’Associazione beneficiaria, acquisita la legittimazione del testamento a seguito del riconoscimento avvennuto con il Decreto del Presidente della Repubblica del 13 giugno 1977105, è scrivere al Comune in data 8 novembre 1977 per sottoporre, in buona sostanza, il problema di una possibile ristrutturazione della casa Borgese ricevuta in donazione. Ma, ancora una volta, il silenzio regna sovrano! Se, infatti, l’Associazione Akropolis il 25 novembre 1978, assume la deliberazione “…di vendere tutto quanto sopra lasciatogli … tenendo presente, per quanto possibile e a parità di condizioni, la volontà di acquisto dei rispettivi confinanti” 106, cioè, privati, ciò vuol dire che dal Comune nessuno in un anno, tra il 1977 e il 1978, ha risposto a quella lettera né ha tentato di interloquire per trovare un accordo, un’intesa finalizzata all’acquisizione di quel bene al patrimonio pubblico. Eppure, si sapeva che dietro le quinte, si stava agendo per venire in possesso di quell’immobile. In paese era noto a tanti che lì, lì in quella 104 Testamento di Borgese Maria Filomena Pia del 19 aprile 1972, n° rep. 102708, n. 2850 racc. Archivio Notarile di Palermo. 105  DPR n° 725 del 13 giugno 1977 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 276 del 10 ottobre 1977. 106  Questo il testo integrale del verbale del 25 novembre 1978 allegato all’atto di compavendita del 12 settembre 1979 stipulato tra l’Associazione Akropolis e i privati acquirenti: “Il Consiglio ascoltata la relazione del presidente in merito al Lascito Borgese in Polizzi Generosa, presa nuovamente visione della lettera in data 8 novembre 1977 con la ipotesi proposta al Sindaco di Polizzi di una prima alternativa in merito ad una possibile ristrutturazione locale – lettera che non ebbe alcun seguito – constatata la impossibilità materiale e morale di attuare il “desiderio” di Maria Pia Borgese, decide di passare alla seconda alternativa, in piena adesione alla ‘volontà testamentaria’ della medesima, di vendere tutto quanto sopra lasciatogli … tenendo presente, per quanto possibile e a 84 parità di condizioni, la volontà di acquisto dei rispettivi confinanti”.

casa, morta l’ultima proprietaria, nottetempo, tutto il patrimonio librario lì custodito era stato portato altrove, finito in mano a privati (il recupero di una piccola parte del carteggio, trovato fortunosamente nella casa, lo dimostra pienamente!); molte persone del quartiere sanno, ricordano e raccontano ancora cosa lì dentro era custodito e come, anche lo stesso Presidente dell’Associazione identificato dalla tradizione orale ‘nel gesuita che venne da Roma’, morta Maria Pia Borgese, portò via tutto, almeno quello che era ancora possibile portare via; altre persone, ora non più in vita, raccontavano in discorsi privati, come si pervenne ad acquisire quella proprietà e al successivo suo smembramento. Ma nessuno intervenne, nessuno, né singoli, né Istituzioni, si mise in contatto con Maria Pia Borgese, quand’era ancora in vita, né tantomeno con l’Associazione Akropolis. Almeno così si desume per come sono andati i fatti successivi. E così, l’inevitabile, l’ineluttabile prese forma e si realizzò non potendosi più porsi riparo ai suoi nefasti effetti.: la distruzione, la dissennatezza, la bruttura. Il tempo continua a scorrere, inesorabile, inarrestabile. L’oblio di cui era stato circondato Giuseppe Antonio Borgese, continua a dominare sovrano anche nel suo stesso paese natio, avvolgendo con il suo manto anche la sua stessa casa. Sembra che li in quel «natio loco», nessuna cosa, né alcun segno, debba più ricordare e parlare di Borgese. Una estraneità inaccettabile, ingiustificata verso questo suo alto e nobile figlio a cui forse si addebita la stessa sua fama o, chissà, la sua lontananza. Un atteggiamento, questo, incomprensibile, figlio di una mentalità alla quale ben si adattano le stesse parole che Borgese espresse nella sua ultima visita in Sicilia prima di partire per l’America: Io conosco bene alcuni sentimenti del mio paese. Esso non ha immeritatamente la fama di essere appassionato e geloso. È un po’ geloso anche verso i suoi figli; anche se non sempre riesce, come vorrebbe, a rendere a essi agevole la vita finché rimangano sul suolo nativo, diviene sospettoso, un poco diffidente, verso di essi, quando essi hanno assunto l’aspetto di esuli, di spatriati107.

107 G. A. BORGESE, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?), op. cit. ,91.

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Così, non arrivando dal Comune nessuna risposta, il Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Akropolis il 25 novembre 1978, assume la sciagurata decisione di vendere la casa ai privati, nonostante avesse ricevuto il compito di edficare ‘un luogo di culto verso la cultura’. Con il silenzio e l’inoperosità delle Istituzioni, svanisce il sogno di Maria Pia Borgese. Dall’atto notarile del 12 settembre 1979 con il quale si sancisce l’acquisto dell’immobile da parte di privati, si viene a conoscenza anche dell’importo della compravendita: 32 milioni di vecchie lire. Una somma irrisoria che una pubblica amministrazione avrebbe potuto investire, guadagnandosi il plauso di tutti, oggi, come allora! Così si disperse un patrimonio: non sempre e non solo per colpevole acquiescenza ma, magari,anche per semplice sottovalutazione nell’attribuire il giusto valore alle cose di tal fatta natura, per incapacità nel prefigurare uno sviluppo possibile, per assenza di determinazione nell’assumere scelte anche in controtendenza, nell’affermare una supremazia della volontà pubblica nei confronti di privati quando in gioco ci sono interessi collettivi. Resta il dato di fatto ed esso è inoppugnabile, incontrovertibile, inaccettabile. Con la vendita a privati, di fatto, si interruppe per sempre il filo della tessitura della Cultura, le trame possibili che essa avrebbe potuto svolgere per l’accrescimento complessivo della comunità locale e a salvaguardia dei patrimoni li esistenti, così arrecando un danno grave e irreparabile di cui a piangerne le conseguenze sono state le generazioni future, private per sempre dell’integrità di un tale patrimonio culturale di inestimabile valore. La bacchetta magica: il sogno trasmuta in realtà Occorre arrivare al 2009, esattamente al17 aprile, perché quanto resta della casa Borgese, venga acquistato dalla Fondazione “G.A. Borgese”. Da allora sono trascorsi altri 35 anni per poter riaprire un discorso e tentare di vedere realizzato il sogno sognato in un altro tempo, riscrivere la storia, se essa può mai essere riscritta!, riparare ai danni nel frattempo subiti e recuperare il recuperabile. Ma, procediamo con ordine nel raccontare l’epilogo di questa vicenda. La prima vera consapevolezza del valore storico-culturale della casa di Giuseppe Antonio Borgese e del preesistente convento dei PP. 86

Domenicani, si ha con le valutazioni contenute nel Piano Particolareggiato di Recupero del Centro Storico108. Infatti, anche se l’intero isolato era già vincolato dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali e Ambientali della provincia di Palermo ai sensi della legge 1 giugno 1939, n. 1089, e come tale censito nell’apposito elenco dei beni sottoposti a vincoli contenuto dal Piano Regolatore Generale, fu solo con le previsioni del Piano Particolareggiato di Recupero del Centro Storico109 che l’intero isolato rientra fra le previsioni di ‘esproprio per pubblica utilità’ al fine di realizzarvi la sede del parco letterario “Giuseppe Antonio Borgese” oltre ad attività museali connesse. Ciò era stato possibile, perché il centro storico di Polizzi Generosa, come l’insieme dei centri storici, é stato considerato - come in effetti è - un bene culturale, sociale ed economico di enorme valore da salvaguardare, conservare e recuperare, mediante un’accorta politica di ampia visione a partire dai singoli interventi che il Piano prevede. Ma i tempi di approvazione e realizzazione delle singole previsioni attuative sono troppo lunghi per consentire un immediato intervento, tant’è che ancora oggi si attende l’approvazione del competente Assessorato regionale territorio e ambiente. La pietra, però, era stata lanciata: la direzione di marcia era stata indicata. Quel bene, già tutelato, in qualche maniera, andava recuperato alla pubblica fruizione. Si arriva così al 2004, quando la nuova Amministrazione comunale insediatasi nel maggio del 2003, manifesta la volontà di acquistare l’immobile che fu l’ex “casa Borgese” proponendone al Consiglio comunale l’autorizzazione110. Il Consiglio Comunale, pur condividendo la proposta di acquisto, tuttavia, delibera di concedere l’autorizzazione solo dopo aver “effettuato 108  L’incarico fu conferito con delibera di Giunta Municipale n° 260 del 10 luglio 1997 dall’allora Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Giuseppe Lo Verde. 109  Il Consiglio Comunale, dopo lunghe, approfondite e animate discussioni e dopo un lungo iter procedurale, adotta il Piano con delibera n° 80 dell’11 luglio 2002. 110  Su proposta del Sindaco Salvatore Glorioso e dell’Assessore alla cultura Gandolfo Librizzi la Giunta Municipale adotta la delibera n° 35 del 23 marzo 2004 ad oggetto: “Manifestazione di volontà all’ acquisto dell’immobile di proprietà del Sig. Taravella Francesco, 87 ex “Casa Borgese”.


un piano programma di priorità e di interventi da realizzarsi con l’ausilio di mutui da richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti e a ricercare eventuali fonti di finanziamenti pubblici”111. Così passa ancora del tempo senza che nulla accade e tutto rimane, ancora una volta, lettera morta. Nel frattempo però, era stata costituita la Fondazione (2002) e tra i suoi scopi il Consiglio Comunale aveva inserito proprio l’acquisto della casa Borgese per destinarla a sua sede. Ed è così che la situazione si sblocca solo grazie alla Fondazione quando essa è in grado di assumere l’iniziativa decisiva per farlo. Ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte della Regione Siciliana per operare pienamente, il 5 settembre 2005, il Consiglio di Amministrazione, insieme alla presa d’atto dell’avvenuta iscrizione nel registro delle persone giuridiche private della “Fondazione Giuseppe Antonio Borgese”112, delibera anche l’avvio delle relazioni con il proprietario per pervenire all’acquisto della casa, ivi compreso le valutazioni discendenti dal mutuo da contrarre con apposito istituto di credito. E’ il primo passo che, seppure decisivo, tuttavia ancora non è definitivo. Il Consiglio di Amministrazione, infatti, a seguito di quella delibera, tornerà nuovamente a discutere dell’acquisto dell’immobile l’8 novembre 2006, questa volta in maniera risolutiva. La decisione assunta viene subito comunicata al proprietario il 9 novembre 2006. Tutto sembra finalmente svolgersi per il meglio ma, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Seri problemi di salute del proprietario gli impediscono di chiudere la compravendita.

Si giunge così nell’estate del 2008, quando si conclude questo lungo, complesso e tormentato iter. Dopo alcune trattative con gli eredi, finalmente si trova un accordo e si concorda la stipula del compromesso che è sottoscritto il 18 settembre 2008. Firmato il compromesso si richiede alla banca un mutuo per coprire la parte del costo dell’immobile non coperto direttamente dalla Fondazione e, deliberato la Banca la concessione del mutuo, si fissa con il Notaio la data per la stipula dell’atto di compravendita. Arriva così il giorno fatale, l’ultimo che chiude una vicenda lunga decenni. Il 17 aprile 2009, dopo alterne fasi durate, in ultimo, ben 6 anni, si stipula finalmente l’atto pubblico di compravendita: la Fondazione “G.A. Borgese” diventa proprietaria di una consitente e significativa porzione di fabbricato che un tempo fu la casa di famiglia di Giuseppe Antonio Borgese dove lui stesso crebbe e visse per diversi anni e dove diversi ricordi personali e diversi riferimenti nella sua opera narrativa lo legano al luogo. Anche se a distanza di oltre un cinquantennio e anche se dopo molti silenzi, depredazioni, dispersioni e distruzioni, quella casa “appartenuta alla famiglia di uno dei più degni figli della Sicilia” ora è stata acquisita al patrimonio collettivo, rappresentando un patrimonio culturale di enorme valore da valorizzare opportunamente per farlo diventare, come auspicato, quel “luogo di studio, di riposo, di convegni, di raccoglimenti: un’oasi in tanta bellezza di natura” destinato alla pubblica fruizione. Si ripara così all’oblio: quella lontana voce, seppure per tortuose e impreviste vie, non è rimasta inascoltata. Quel sogno adesso può realizzarsi, quella comunità, anche se di generazioni diverse, può adesso riconciliarsi con quell’illustre concittadino di «natio loco» e lui, Borgese, può sentirsi finalmente a casa.

Con la morte del proprietario, avvenuta il 5 giugno 2007, l’acquisto della casa è rimandato. Per poter procedere occorre rinegoziare con la famiglia non prima però della sistemazione, da parte degli eredi, degli atti relativi alla successione. 111 Delibera del Consiglio Comunale n° 94 del 27 luglio 2004 ad oggetto: “Autorizzazione all’acquisto dell’immobile sito in Largo S. Spirito (ex casa Borgese) da destinare a sede del Parco letterario G.A. Borgese”. 112  La comunicazione di avvenuta iscrizione nel Registro è pubblicata nella Gazzetta 88 Ufficiale della Regione Siciliana del 13 luglio 2005.

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Le case, grigie e rosa, allineate su tutta la vetta del monte, parevano un naviglio che stesse per salpare. La nostra era l’ultima, aggrappata coi pilastri di pietra all’orlo del dirupo…113. Giuseppe Antonio Borgese, Tempesta nel nulla Prospetto Ovest

5.

Il progetto di restauro, riuso e adeguamento della casa Borgese Pianta piano terra

N

iente accade per caso e, men che mai, nella Pubblica Amministrazione. Niente si realizza se non è prefigurato, Prospetto Nord ipotizzato, programmato, pianificato per tempo e con largo anticipo. Se una sana e buona amministrazione non si incontra con una capacità di germinare idee, farle danzare nella fredda logica del funzionamento delle Istituzioni, nessuna opera o iniziativa si realizza. Non si improvvisano progetti di sviluppo, iniziative culturali di grande qualità senza che esse non siano supportate da adeguate idealità pensate, elaborate, programmate. In fondo è questa la corretta gestione amministrativa della cosa pubblica: associare alla capacità del progetto politico, la capacità di trovare gli strumenti di legittimità tecnica e amministrativa che consentano di tradurre, quelle idee, quel progetto, in fatti concreti.

Casa Borgese

Pianta piano primo

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La storia della Fondazione “G.A. Borgese” e la vicenda della casa Borgese si inquadrano in questo scenario. In fondo, si è cercato di tirare 113  G.A. BORGESE, Tempesta nel nulla, op. cit., 76.

Sezione

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fuori dall’anima del luogo, che è qualcosa di concreto, la domanda di interpretazione della storia e dei fatti culturali che li si sono sedimentati per prospettare una evoluzione compatibile e coerente con quel sostrato sedimentato. Una memoria che si fa interprete del futuro, che è espressione non di cose ‘morte’ ma di cose vive, non di un passato che non c’è più ma di un presente che è in grado di costruire il suo futuro. La casa acquistata è già un importante investimento culturale, un primo passo fondamentale verso la sua piena utilizzazione. Ma, per raggiungere questo ulteriore obiettivo, occorre un’idea di sviluppo, un progetto che gli dia sostanza concreta e operativa, occorre un finanziamento adeguato che consenta di realizzarlo. Nel caso della casa Borgese con una doppia urgenza: da un lato la necessità di prefigurare il ‘contenuto’ in grado di ben rappresentare l’atmosfera del luogo abitato da Giuseppe Antonio Borgese, dando un senso e un nuovo vissuto alle sue mura; dall’altro, l’impellenza di approntare un progetto di restauro e consolidamento data la sua vetustà e precarietà. Essa, infatti, allo stato, per la lunga incuria nella quale è stata abbandonata, è fatiscente, inutilizzabile, al limite dello stress strutturale, quasi prossima alla completa rovina se non si interviene. Pianificare l’azione amministrativa, programmare l’intervento, elaborare il progetto. Questo il percorso da attuare. Gli strumenti: il Programma triennale per la valorizzazione dei beni culturali; il Piano Particolareggiato di Recupero del Centro Storico. Con il programma triennale per la valorizzazione dei beni culturali, adottato all’unanimità dal Consiglio Comunale con delibera n° 15 del 29 gennaio 1999114 ai sensi dell’art. 21, comma 5, della legge regionale n° 6/97, pubblicato in apposito volume e ampiamente diffuso tra i cittadini, ci si è prefisso di costruire e articolare una proposta pratico-operativa in grado di implementare le varie risorse e ricchezze culturali presenti nel territorio. All’interno di questo strumento di programmazione il Consiglio comunale e l’Amministrazione comunale individuarono e stabilirono che la casa Borgese, una volta acquisita e opportunamente ristrutturata e restaurata, fosse destinata a sede museale. 114  Estensore del Programma per conto dell’Amministrazione comunale, è stato l’allora capogruppo della maggioranza consiliare, Gandolfo Librizzi, il quale, poi, ha curato anche la relativa pubblicazione avvenuta il 17 settembre 1999 con la prefazione dell’allora 92 Ministro dei Beni e delle Attività culturali, On. Giovanna Melandri.

Con il Piano Particolareggiato del Centro Storico invece, si destinò l’intero isolato del cortile Santo Spirito, compresa la casa di famiglia di Borgese, a sede del parco letterario a lui dedicato, coerentemente all’idea progettuale in precedenza elaborata. Sulla scorta di questi due strumenti di programmazione e pianificazione, il 4 settembre 2002115, l’Amministrazione Comunale conferì all’architetto Giuseppina Chinnici l’incarico di redigere il progetto di massima della ristrutturazione e restauro dell’ex convento dei Domenicani da destinare a sede del “Parco letterario G. A. Borgese”. Il progettista, però, dovette affrontare un problema non di poco conto ponendosi il problema su quale effettiva porzione di fabbricato avviare la progettazione, dato che le previsioni del Piano particolareggiato di recupero del centro storico individuavano nell’intero isolato ricompreso dentro l’area vincolata a casa Museo e al parco letterario Borgese. A questa prima difficoltà ne seguì un’altra altrettanto complessa: come, e in quanto tempo, espropriare per pubblica utilità tutte quelle unità edilizie nelle quali risultava frazionato l’originario convento dei PP Domenicani? Questa situazione, valutata approfonditamente in sede di analisi progettuale, fece emergere alcuni nodi critici: i tempi lunghi per l’esproprio e i diversi contenzioni che sicuramente si sarebbero innescati con i legittimi proprietari delle diverse unità immobiliari. Così il progetto si arenò. Ma, quell’incarico non fu inutile. Per uscire dall’empasse, la nuova Amministrazione comunale insediatasi nel 2003, sulla scorta delle procedure che nel frattempo aveva attivato per l’acquisto di una parte consistente dell’originaria casa Borgese116, concordò, precisò e delimitò con il progettista l’ambito dell’intervento: il progetto avrebbe dovuto riguardare soltanto quella porzione di fabbricato di cui il Comune aveva attivato le procedure per l’acquisto. Così, delimitato il campo d’intervento e abbandonata la previsione originaria dell’esproprio complessivo, il progettista poté mettersi al lavoro per redigere il progetto di massima, necessario per poter presentare, alla prima occasione utile, istanza di finanziamento. 115  Sindaco Giuseppe Lo Verde, Assessore ai Lavori Pubblici Gandolfo Miranti. 116  Con lettera del 9 dicembre 2003, prot. 13663, il Sindaco Salvatore Glorioso e l’assessore alla cultura Gandolfo Librizzi, scrivono al proprietario manifestando le intenzioni del Comune di acquistare l’immobile che fu della famiglia Borgese, previa , a 93 norma di legge,valutazione e stima da parte dell’Ufficio Tecnico Comunale.


Ultimata la progettazione, il progetto venne consegnato al Comune il 30 marzo 2007. E l’occasione non tardò ad arrivare. L’opportunità fu data nel 2009 dalla nuova programmazione strategica comunitaria 2007-2013117 che vide il territorio delle Madonie, grazie al ruolo imprescindibile della So.Svi.Ma. spa,Agenzia di Sviluppo Locale, elaborare una comune e condivisa strategia di azioni progettuali coordinate da presentare alla Regione Siciliana. Nello specifico, la misura messa a bando da parte dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana riguardava “Interventi integrati di riqualificazione di contesti architettonici e urbanistici di pregio storico in aree marginali”. L’opportunità tanta attesa per la quale ci si era preparati da anni, era finalmente arrivata. Grazie all’esistenza di quell’incarico conferito nel 2002 e a quella progettualità che nel frattempo si era portata avanti, un’altra amministrazione comunale nel frattempo insediatasi nel 2008118, è stata messa nelle condizioni di proseguire legittimamente gli atti amministrativi adeguando il progetto di massima precedentemente elaborato in progetto definitivo occorrente per chiedere il finanziamento. A questo punto, singole e apparentemente separate azioni ma di una originaria visione unitaria si ricompongono in un unico mosaico per pervenire a una sintesi progettuale in grado di valorizzare la casa Borgese con un adeguato progetto culturale. Un risultato strabiliante, un esempio paradigmatico di una sana e buona prassi amministrativa e di gestione del comune bene pubblico, la cui importanza si propaga ben oltre il livello locale interessando, il progetto, un uomo di cultura di livello mondiale. A questo punto il gioco è fatto. Si tratta solo di formalità. Il bando prevede, tra le altre cose, una partnership tra pubblico e privato. 117  Nello specifico, si tratta del Programma Operativo regionale FESR Sicilia 2007-2013, adottato con decisione della Commissione Europea C (2007) 4249 del 7 luglio 2007 e pubblicato sulla GURS n. 9 del 22/02/2008 che, tra gli altri, indica l’ASSE VI: “Sviluppo Urbano Sostenibile” e l’ASSE III: “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività turistica e lo sviluppo che, in particolare, per quanto attiene i Beni Culturali, prevede l’obiettivo specifico 3.1.4.2 “Interventi integrati di riqualificazione di contesti architettonici e urbanistici di pregio storico in aree marginali”. 94 118  Sindaco Patrizio David.

Si decide allora che tra il soggetto pubblico Comune di Polizzi Generosa e la Fondazione “G. A. Borgese”, di cui lo stesso comune è promotore e socio, proprietaria dell’immobile e del patrimonio librario riferibile a Giuseppe Antonio Borgese, si sottoscriva un protocollo d’intesa119 per compartecipare insieme al progetto PIST Madonie con l’intervento di “Restauro, riuso e adeguamento della casa natale di Giuseppe Antonio Borgese da destinare a sede della Fondazione “G.A. Borgese”, a centro didattico ambientale e a contenitore di attività culturali territoriali di qualità”. L’istanza di finanziamento è così presentata. Dopo due anni di attesa, finalmente l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, con decreto del 9 febbraio 2012, pubblica, nella GURS n° 16 del 20 aprile 2012, la graduatoria di merito delle operazioni ammissibili a finanziamento, dalla quale risulta che il progetto di “Restauro, riuso e adeguamento della casa natale di Giuseppe Antonio Borgese da destinare a sede della Fondazione “G.A. Borgese”, a centro didattico ambientale e a contenitore di attività culturali territoriali di qualità” si è collocato al primo posto. Il sogno comincia a realizzarsi! Su invito dell’Assessorato il Comune di Polizzi Generosa, il 14 maggio 2012 presenta il progetto definitivo, e, con la definizione dei rapporti tra il Comune di Polizzi Generosa, beneficiario del finanziamento e la Fondazione “G.A. Borgese” proprietaria dell’immobile a mezzo della sottoscrizione di un contratto di comodato, si avvia l’ultima parte di questa lunghissima vicenda storica e culturale. Adesso si apre la fase tecnico amministrativa vera e propria, quella della verifica, da parte degli uffici dell’Assessorato, della documentazione presentata al fine di emettere il decreto di finanziamento. Quindi la redazione del progetto esecutivo e, a seguire, l’espletamento delle procedure d’appalto dei lavori, la consegna e l’esecuzione degli stessi. Infine, il collaudo. Tappe che, secondo il cronoprogramma indicato, si prevedano debbano concludersi nell’arco di 26 mesi dall’emissione del decreto di finanziamento. L’inaugurazione prevista entro la fine dell’estate 2014, quando essa aprirà le sue porte alla cultura, consegnerà alla pubblica fruizione e al patrimonio collettivo, la casa Borgese, quando essa aprirà le sue porte alla cultura. 119  Il Protocollo d’intesa, al quale ha partecipato anche l’Ente Parco delle Madonie, è 95 stato sottoscritto nel mese di ottobre 2008.


Prospetto Ovest

“Presentazione del progetto di restauro e riuso della casa Borgese”, Polizzi Generosa - Auditorium comunale, Mercoledì 30 giugno 2010.

Prospetto Ovest

Pianta piano terra

Pianta piano terra

Prospetto Nord

Prospetto Nord

Da sinistra: Angelo Aliquò, Commissario dell’Ente Parco delle Madonie, Vincenzo Cascio, Assessore alla Cultura di Polizzi Generosa,Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”, Angelica Borgese, primogenita di Giuseppe Antonio Borgese e Elisabeth Mann, Patrizio David, Sindaco di Polizzi Generosa.

Pianta piano primo

Pianta piano primo

Sezione

Sezione

Prospetto Ovest

Pianta piano secondo

Pianta piano secondo

Pianta piano terra

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Nord Progetto di “Restauro, riuso e adeguamento casaProspetto natale di Giuseppe Antonio Borgese da destinare a sede della Fondazione “G. A. Borgese” centro didattico ambientale ed a contenitore di attività culturali territoriali di qualità” - Arch. Giuseppina Chinnici.

Angelica Borgese e Gandolfo Librizzi. 97


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Da sinistra: Clara Aiosa, Presidente della Fondazione “G.A. Borgese” e Angelica Borgese.

Angelica Borgese

Da sinistra: Angelo Aliquò, Commissario dell’Ente Parco delle Madonie,Clara Aiosa, Presidente della Fondazione “G.A. Borgese”.

Da destra: Patrizio David, sindaco di Polizzi Generosa e Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”.

Da sinistra: Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”, Patrizio David, Sindaco di Polizzi Generosa, Ruggero Cristodaro, Assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici.

Da destra: Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”, Angelica Borgese e Clara Aiosa, Presidente della Fondazione “G.A. Borgese”.

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Subito dopo Campagnammare i monti salivano vertiginosi come fiamme. Uno spacco simmetrico, drammatico, fra le due rupi nude che scendevano verso il mare, lasciava vedere fino in fondo. Prima dunque c’era Campagnammare, uno scalino di pietra da cui un ciclope avrebbe potuto immergere un piede nell’acqua; molto più in alto, molto più addentro, c’era il secondo scalino, il paese di Montebello, coi tetti rossi, avvolto in un azzurro da pala d’altare. In fondo c’era la montagna di Calinni, proiettata di sghembo verso il cielo. Della Borgata, ch’era quasi tutta sul versante opposto, si intravedeva sì e no la parte estrema, abbarbicata sull’orlo del precipizio, rosea come l’unghia di un indice teso in alto, lontano. La montagna sorpassava di poco i mille metri; ma bisognava saperlo. Guardata dalla riva del mare, pareva inaccessibile e sacra. Ora una nuvola bianca, la sola che fosse in cielo, vi si posava su deliberatamente, come per udire e dire parole eterne. Ma cos’era quel povero oscuro monte? Un Sinai? «Com’è possibile inerpicarsi fin lassù? Chi mi darà la forza?120. Giuseppe Antonio Borgese, Rubè

6.

La casa Borgese. Un contenitore di attività culturali territoriali di qualità

Rendering “Restauro, riuso e adeguamento casa natale di Giuseppe Antonio Borgese”. Arch. Giuseppina Chinnici.

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A

ttraverso il restauro e riuso funzionale della casa Borgese si potranno sviluppare diverse attività culturali per le quali da anni ampiamente si discute. Finalmente, è possibile utilizzare pienamente uno spazio culturale recuperato e consegnato alla pubblica fruizione per il quale ci si è impegnati strenuamente. 120  G.A. BORGESE, Rubé, op. cit., 355.

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Una casa speciale recuperata dall’oblio e dalla dispersione destinata a un progetto speciale. Una casa viva, grazie alla interdisciplinare collaborazione Istituzionale fra la Fondazione “G.A. Borgese”, il Comune di Polizzi Generosa, l’Ente Parco delle Madonie, la So.Svi.Ma. e tutti quegli altri istituti che saranno chiamati a collaborare per realizzare, insieme, uno spazio culturale territoriale dove è possibile sperimentare, discutere ed elaborare nuove idee, acquisire e approfondire conoscenze, offrire spazi culturali da fruire a partire dalle opere di Giuseppe Antonio Borgese. Sede Fondazione “G.A. Borgese” Innanzitutto essa diventerà, nel rispetto della volontà dei soci fondatori, la sede definitiva della Fondazione “GA Borgese”. Oggi, la Fondazione, è ospitata in un locale messo a disposizione dal Comune di Polizzi Generosa. Si chiude così il cerchio aperto con molta audacia nel lontano 1999: la Fondazione, come tutti gli altri analoghi casi in Sicilia e in Italia, avrà sede nella casa dell’Autore a cui è dedicata. Esposizione opere di Giuseppe Antonio Borgese In quanto sede della Fondazione, la casa sarà primariamente il centro espositivo permanente dell’opera di Giuseppe Antonio Borgese. In essa sarà possibile rivisitare mezzo secolo di vita culturale (1900-1952) e alcuni tra i più fondamentali passaggi storici a cui Borgese partecipò da protagonista: le due guerre mondiali, la nascita e lo sviluppo del fascismo, lo scoppio della bomba atomica, l’elaborazione dell’utopia di una Repubblica universale e di una Costituzione mondiale. L’esposizione delle opere sarà fruibile anche attraverso l’utilizzo di sofisticate tecnologie e supporti multimediali che consentiranno ai visitatori percorsi articolati e agli studiosi e ricercatori di accostarsi alle opere di Borgese sfruttando le potenzialità che i nuovi strumenti tecnologici offrono. Non un nuovo Museo da aggiungersi agli altri già presenti a Polizzi Generosa e nel territorio delle Madonie ma un luogo nel quale e dal quale poter compiere un viaggio nella letteratura e nella storia, in grado di poter soddisfare la domanda sul “perché” conservare, esporre, catalogare. Un luogo che, grazie all’opera di Borgese possa essere luogo di promozione e di diffusione culturale, in grado di svolgere un effettivo ruolo formativo, specialmente verso il mondo della scuola. 102

Insomma non una musealizzazione di reperti letterari, spazio inteso quale luogo di conservazione passiva di materiali più o meno pregiati da esibire al pubblico (concezione che, fra l’altro, ha fatto decisamente il suo tempo). Centro di formazione per il recupero delle tradizioni dei saperi e della cultura immateriale e materiale delle Madonie, in particolare, per la salvaguardia, conservazione e trasmissione della cultura gastronomica delle Madonie connessa ai cicli produttivi dei suoi prodotti tipici Nella fase di elaborazione dei contenuti culturali è sembrato di estremo interesse dedicare uno spazio al valore della cultura commestibile. Il tema, infatti, è tra il più espressivo della cultura di una comunità, di un territorio. La cultura alimentare, infatti, vive nel cuore delle comunità, costituendone, anzi, l’identità più profonda. Lo spunto è stato stimolato dalla lettura di alcune lettere di Giuseppe Antonio Borgese che, lontano dalla propria casa, grazie ai pacchi ricevuti, rievoca gli odori e i sapori che gli giungono dalla sua terra, quegli odori e quei sapori che rimangono indelebili nella memoria di ognuno, specie se emigrante o esule in altre patrie: …Comincio col ringraziarla del gentile pensiero d’avermi mandato quegli squisiti agrumi: ho sentito con gioia il profumo, che emanava dal cestino mentre lo aprivo: ho già quasi finito i mandarini, e quanto agli splendidi pirrittoni, uno l’ho regalato alla padrona di casa e uno l’ho portato con me. Oggi ho ricevuto da Polizzi un magnifico pacco di sfogliatina121 e di fichi secchi122.

Gustare i sapori, sentire i profumi dei prodotti che rimandano ai colori della propria terra, significa risvegliare, infatti, il sostrato ancestrale della propria appartenenza culturale, della propria storia comunitaria, diversa una dall’altra ma componenti, tutte, la polifonia e la policromia delle culture. Il patrimonio culturale immateriale connesso alla cultura commestibile, infatti, non è solo costituito dal prodotto alimentare in sé ma dall’insieme 121  Versione più piccola dello ‘sfuagghiu’ (sfoglio) dolce tipico locale il cui ripieno è a base di formaggio fresco detto ‘tuma’, condito con zuccata, cannella, cioccolata il tutto farcito da una pasta frolla di farina, zucchero e uova. La tradizione locale, e alcune fonti, lo attribuisce alle suore benedettine che lo prepararono, per la prima volta, nella metà del 1400. Archivio Fondazione “G. A. Borgese”. 103 122  G.A. BORGESE, lettera, inedita, dell’11 febbraio 1902.


composito patrimonio del prodotto primo della terra, delle tecniche di produzione, dei saperi culturali e cultuali connessi ai diversi riti e rituali religiosi dei luoghi (tempi di semina, di coltivazione, di raccolta), delle conoscenze relative alla trasformazione e ‘all’assemblaggio’ di questi diversi prodotti-ingredienti per giungere, infine, al prodotto finale: al piatto, alla portata, al cibo commestibile frutto dell’eccelsa sintesi ambientalepaesaggistica e antropologica di un territorio e della sua comunità. Un unicum identitario che ognuno porta con sé fin dalla nascita che si ravviva al solo contatto del prodotto con le mani, dell’olfatto con il suo profumo, del gusto con il suo sapore e della visione dei suoi colori, delle sue forme; che riprende vita ogni qualvolta il consumatore-fruitore finale mangiandone, ‘mangia’ quella cultura da cui quel prodotto proviene, portatore di diversi e stratificati significati e sensi. Una ricchezza che non si conserva in nessuna valigia né cassaforte, ma che ognuno custodisce nel profondo della propria anima, dentro un particolare angolo della propria memoria, che riluce e si rievoca al solo primo contatto sensoriale, specie quando si vive in terra straniera. Se si vuole, una conoscenza diretta, primitiva, primordiale, appunto perché fondata sui sensi che, anche se mai annoverano il vero oggettivo come fonte di sapere razionale e fonte attendibile di conoscenza, perché fuggevoli, ingannatori, mutevoli, tuttavia, lungo tutto il corso di una vita, specie se raminga, ravvivano il ricordo della terra dei padri, le proprie indelebili profonde radici, perciò non ingannevoli e fugaci ma pienamente espressivi della propria cultura, di un modo di essere e di pensare mangiando - che sempre ti riporta alla tua origine, pur migrando per ogni dove. La cucina, infatti, racconta chi siamo perchè appartiene alle nostre radici e si evolve con noi, rappresentandoci al di là dei confini. La cultura della cucina è anche una delle forme espressive dell’ambiente che ci circonda, insieme al paesaggio, all’arte, a tutto ciò che crea partecipazione della persona in un contesto. È cultura attiva, frutto della tradizione e dell’innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare.

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La casa Borgese, sarà, dunque, anche questo: non un ristorante ma un luogo, laboratorio-scuola, dove recuperare la sottesa cultura alimentare e culinaria del territorio, in grado di conservare questo suo valore identitario per trasmettere le conoscenze necessarie anche ai fini di un’offerta enogastronomica di qualità alla quale poter attingere.

Centro per la promozione culturale anche in collaborazione con Istituti universitari e di ricerca italiani e stranieri La casa Borgese intende essere un centro di promozione e produzione culturale, uno spazio ideale per seminari, incontri, giornate studi, convegni, summer shool nel settore della cultura e dei beni culturali, manifestazioni culturali con programmi a tema, eventi e spettacoli, mostre. Insomma: una casa della cultura per la cultura, per realizzare l’antico sogno della stessa Maria Pia Borgese la quale voleva “…che quella casa diventasse un luogo di studio, di convegni, di raccoglimenti”. Centro di documentazione sulle aree protette, sull’ambiente e sulle nuove frontiere dell’ecologia e della sostenibilità, con particolare riguardo al bacino euromediterraneo Il tema non sembri fuori luogo in una casa, per così dire, letteraria, nella quale cioè, il fulcro della sua attività fondativa è la valorizzazione della figura e dell’opera di un letterato uomo di cultura, quale fu Giuseppe Antonio Borgese. In questo senso un’influenza non secondaria ha svolto la valutazione che il ‘contenitore culturale’ ricada dentro un contesto ambientale ricompreso nel Parco delle Madonie e che, inoltre, tra i partner per la realizzazione del progetto “Restauro, riuso e adeguamento casa natale di Giuseppe Antonio Borgese”, vi sia anche l’Ente Parco delle Madonie, fra l’altro socio della stessa Fondazione. A ciò si aggiunga poi che l’idea di costituire una banca dati sul paesaggio era insita di già nel progetto del Distretto Culturale delle Madonie che la Fondazione ha realizzato. L’idea conseguente che e è scaturita è stata quella, dunque, di far diventare Polizzi Generosa, grazie al riuso della casa Borgese, un punto di riferimento nel campo ambientale delle aree protette analogamente a ciò che Erice rappresenta, nel campo della scienza, con il Centro di Cultura scientifica “Ettore Maiorana”. Un luogo ad oggi inesistente, almeno in Sicilia e nel Sud Italia, dove sia possibile raccogliere, catalogare, conservare, documentare, elaborare, valorizzare e diffondere un patrimonio di informazioni e materiale relativo agli spazi naturali protetti euromediterranea, sia di carattere scientifico che divulgativo. 105


Perché euromediterraneo? Perché il Bacino del Mediterraneo è, sotto ogni profilo, una delle realtà più complesse e delicate del pianeta. Perché gli oltre 500 parchi e le diverse migliaia di riserve naturali esistenti nell’area mediterranea – una delle più alte concentrazioni di aree protette del mondo - sono un patrimonio straordinario. Perché, considerato nel suo insieme, un Centro di documentazione ambientale e sulle aree protette euromediterranee potrebbe rappresentare uno strumento formidabile per l’applicazione di pratiche gestionali con criteri di sostenibilità, di conservazione della biodiversità, di perpetuazione dei paesaggi tipici, ma anche per la costruzione di relazioni di pace e di collaborazione e per il coinvolgimento delle popolazioni locali nella determinazione di un futuro di sviluppo equilibrato e duraturo. Perchè proprio qui in Sicilia, e nel Parco delle Madonie in particolare, sono presenti piante di ben tre continenti, espressione della collocazione geografica dellla Sicilia tra Europa, Africa ed Asia. Centro didattico dell’Abies nebrodensis Infine, nella casa Borgese, sorgerà anche il Centro didattico dell’Abies nebrodensis.

Ecco dunque cosa sarà la casa Borgese: un contenitore culturale scrigno di eccellenze, depositario di conoscenze in grado da fungere da incubatore di attività diversificate tutte convergenti sulla valorizzazione dei patrimoni culturali e ambientali presenti in loco e nel territorio. Uno snodo culturale, in grado di attrarre e di suscitare curiosità, interesse, conoscenze; in grado di soddisfare una domanda di cultura sempre più crescente ed esigente. Un progetto locale, ma con una visione globale, che fonda il suo presupposto in una ritrovata capacità di leggere il territorio nella sua complessità e nelle sue opportunità, nella sua reale configurazione storica, nella sua semantizzazione identitaria, così da giungere a un patrimonio condiviso di rappresentazioni e memorie territoriali che rafforzino il senso di appartenenza degli abitanti, in modo da produrre quel processo di autoriconoscimento identitario e valoriale del proprio ambiente di vita che è alla base di scenari e progetti consapevoli di trasformazione. Ecco delineato, in sintesi, il contenuto della casa Borgese, ciò che essa vorrà, saprà, dovrà, sviluppare. Un centro culturale che, per dirla con Salvatore Settis, vuole “…essere un essenziale nodo urbano che s’innesta sul tessuto patrimoniale, civile e sociale della città: la sua proiezione, la distillazione e la vetrina della sedimentazione storica e della memoria collettiva, e non un hortus conclusus di passiva conservazione che facilmente si trasformerebbe in ghetto, ‘cimitero delle arti’…”123.

Proprio a Polizzi Generosa, nell’areale denominato Vallone Madonna degli Angeli, nel cuore del Parco delle Madonie, nelle montagne che sovrastano il centro abitato, esistono gli ultimi 30 esemplari di Abies nebrodensis a rischio estinzione, la cui origine gli scienziati fanno risalire a ben 9000 anni fa. Una rarità botanica di assoluto valore che denota e connota l’ambiente circostante. Anche qui la presenza dell’Ente Parco delle Madonie nella Fondazione “G.A. Borgese”, quale socio, permette di sviluppare all’interno del contenitore culturale casa Borgese, attività didattiche dedicate a questa specie di patriarca verde, oltre all’insieme degli altri endemismi nella stessa area presenti, che costituiscono un habitat di eccezionale valore ecologico e botanico, estremamente ricco e biologicamente diversificato.

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Il Centro didattico dedicato all’Abies nebrodensis, vuole quindi rappresentare una specie di punto base per l’escursionismo dal quale intraprendere l’escursione vera e proprio in situ.

123  S. SETTIS, Paesaggio Costituzione Cemento, op. cit., 135-136.

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O giovani, voi che siete sobri ed operosi e onesti, voi che pensate e soffrite, datevi con maggiore coraggio alle vostre idee e alle vostre ricerche. E lavorate senza darvi troppo pensiero di polemiche ed ammonimenti. Ed anzi tappatevi gli orecchi per non udire gl’inviti alla tenzone124. Giuseppe Antonio Borgese, La vita e il libro

7.

Borgese e i giovani: un amore reciproco. La Fondazione e i giovani studiosi di Borgese

F

in dall’inizio dell’attività posta in essere dalla Fondazione, molti giovani sono stati i protagonisti. Giovani della nostra epoca che manifestano una certa filiazione culturale, si può ben dire, un vero e proprio amore verso un Autore di un’epoca lontana. Inspiegabile a prima vista ma non incomprensibile. 108

Sede provvisoria Fondazione “G. A. Borgese”. Esposizione di alcune opere di G. A. Borgese. Polizzi Generosa, Palazzo Comunale, ex Collegio dei Gesuiti.

124  G.A. BORGESE, La vita e il libro, Fratelli Bocca, Torino, 1913, III Serie, 401.

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Chi si avvicina a Borgese, rimane ammaliato dal contenuto della sua opera e dalla sua forma espressiva, dirompente, perfetta. La sua parola cattura, avvinghia, coinvolge il lettore e non lo lascia più. Una parola portatrice di valori, non viziosa e, quindi, altamente educativa, profondamente etica, mezzo esclusivo per conoscere, trasformare, comunicare il mondo: il mondo dell’arte e il mondo reale che, in Borgese, sono entrambi ricondotti a unità perché non vivono separatamente uno dall’altro. Una sorprendente constatazione questa che ricambia l’attenzione che Borgese, da grande uomo di cultura qual’era, dall’alto della sua fama e del suo indiscusso e riconosciuto prestigio, riversava, incondizionatamente, verso altri giovani, i giovani del suo tempo. A chi, con lui colloquiando, gli diceva di essere lui, Borgese, «ottimista e di amare i giovani!», si era nel ’20 alla vigilia del suo Rubé, Borgese risponde: «Che direste se uscendo ora per la campagna aperta vedeste qualcuno strappare e calpestare i rami fioriti dei peschi? Si deve alla gioventù molto rispetto e molta riverenza. Avremmo ragione di essere malcontenti se i nostri maestri fossero stati inesorabili con noi»125. Borgese, infatti, nella sua attività di critico, scruta le nuove promesse, con loro è attento, magnanimo, indaga le loro nuove opere e le recensisce sulle pagine del giornale nel quale scrive. Segue con particolare attenzione la cultura italiana del primo Novecento e i suoi giudizi rivelano un’ottima comprensione dei principali, giovani scrittori di quel tempo126. Le pagine che egli dedica agli scrittori di provincia e ai giovani esordienti, sono considerate tra le pagine più valide. Borgese, infatti, «…nel brusco conflitto che si apre al contatto tra il piccolo mondo di casa e l’ampia e contraddittoria panoramica della cultura europea, cercò sempre con amore le voci genuine della poesia nelle anime semplici»127. I ‘pezzi’ che scrive, prima della loro raccolta sistematica in appositi volumi di successo, saranno tutti degli elzeviri, cioè degli articoli giornalistici. Con questi brevi saggi giornalistici Borgese, fra i molti giovani scrittori italiani 125  G.A. BORGESE, in G. D. PETTINI, ‘800 Colloqui e profili, Arte Politica internazionali Editore, Milano 1945, 167. 126  L. PARISI, Borgese, Tirrenia Stampatori, Torino 2000, 14. 110 127  Cfr S. D’ALBERTI, Giuseppe Antonio Borgese, Flaccovio Editore, Palermo 1971, 80.

di cui coglie precocemente il valore, recensisce, per la prima volta, fra tanti, Alvaro, Tozzi, Gozzano, Moretti, Palazzeschi, Piovene, Rebora, Saba, Soldati, solo per citarne alcuni, sapendo leggere subito «…. anche nella prima opera farraginosa o sbagliata, velleitaria, di uno scrittore se c’era il temperamento. Meno si curava dell’opera nitida, levigata ma povera di linfa. E si capisce. Era suo principio che distinguere l’arte da tutto il resto è giusto, ma non è giusto, per il gusto di una impossibile o assoluta purezza, perdersi addirittura nell’astratto, nel calligrafico, nel sempre più frammentario, per adorare infine l’ineffabile»128. Famosa, per esempio, fu la recensione che scrisse su Gli Indifferenti di Moravia. Scrive Robertazzi che «…fu un lancio clamoroso. Non c’è dubbio che il Moravia si sarebbe fatto strada anche da sé. Ma il lancio borgesiano così pronto e autorevole lo portò immediatamente alla ribalta, proiettando su di lui una luce violenta»129 e scrive anche Onofri che «Un fatto è certo: con la pubblicazione di quel suo primo capolavoro, Gli Indifferenti, Moravia si trovò di colpo accolto nella migliore società letteraria italiana senza dover attendere, neanche per un istante, in una qualche sala d’aspetto: e vi si trovò già formato, agguerrito e ben attrezzato, perfettamente riconoscibile nelle sue più autentiche qualità, senza aver dovuto patire alcuna faticosa stagione di apprendistato. A riceverlo, con tutti gli onori, era stato colui che passava, non senza ragione, per il più autorevole e prestigioso critico letterario del momento: Giuseppe Antonio Borgese. In un articolo del 21 luglio 1929, apparso sul Corriere della Sera, Borgese, con mano sicura, profilava il ritratto di uno scrittore che sembrava portare impressi nel suo primo libro, come in un oroscopo, i segni del proprio futuro»130. Borgese e i giovani, dunque. Ieri, l’attenzione che Borgese ne riversava su di essi scrutandone con grande attenzione, interesse e curiosità le loro opere e ne recensiva con benevolenza sulle colonne dei giornali nei quali scriveva131; oggi, viceversa, dei giovani verso Borgese con attenti e 128 M. ROBERTAZZI, Silenzio innaturale nell’aula universitaria, Corriere della Sera, martedì 13 settembre 1949. 129  M. ROBERTAZZI, Introduzione a Giuseppe Antonio Borgese. La città assoluta, Mondadori, Milano 1962, 9. 130  M. ONOFRI, Il sospetto della realtà. Saggi e paesaggi italiani novecenteschi, Avagliano Editori, Cava dei Tirreni 2004, 161. 131 A tal proposito lo stesso Borgese in Ottocento Europeo [Fratelli Treves Editori, Milano 1927, VII] scrive: «Qualcuno, discorrendo della mia opera giovanile di critico, ne ha fatto una lode che posso riferire: che anche quando dicevo male di un libro o, secondo il gergo, lo stroncavo, 111


validi studi di critica e di approfondimento della sua opera grazie ai quali Borgese continua a circolare ancora suscitando sempre nuovo interesse. Ne sono testimonianza i lavori recenti che in questi anni, diversi giovani autori, alcuni sostenuti anche dalla stessa Fondazione, hanno dedicato a Borgese. Essi sono: Ambra Meda (Cremona, 1982), con il suo Giuseppe Antonio Borgese “Pellegrino appassionato”. Cronache e appunti di viaggio (MUP 2006) e con la cura delle ristampe di Atlante Americano (Vallecchi 2007). Con la Fondazione “G.A. Borgese”, Autunno di Costantinopoli (Carocci 2009) e Escursioni in terre nuove (Pàtron 2011). Gian Paolo Giudicetti (Berna, Svizzera, 1975) con il suo La narrativa di Giuseppe Antonio Borgese. Una risposta alla crisi letteraria e di valori del primo ‘900, (Cesati, 2005) e la cura della ristampa di Il Sole non è tramontato (Nerosubianco, 2009).

Da ultimo, Federico Savonitto (Udine, 1981) con il suo film su Borgese La città sconosciuta, un viaggio intorno al mondo sulle orme di Giuseppe Antonio Borgese, raccontato attraverso le città visitate dallo scrittore, opera prima realizzata per il conseguimento del Diploma presso la Scuola Nazionale di Cinema - Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. È stato lui, fra l’altro, il 18 marzo del 2012 a filmare a Fiesole la consegna dei libri donati alla Fondazione da parte di Nica Borgese. Citarli è un dovere132, uno sprono a continuare a indagare, approfondire, pubblicare, ancora molti altri libri mai più rieditati o, addirittura, come nel caso di alcuni libri del periodo americano, mai tradotti in Italia. Essi sono la conferma che Borgese “vive ancora”, non è un Autore “morto per sempre”, ha ancora cose da dire al nostro tempo; che l’idea geniale e audacia di una Fondazione a lui dedicata non è stata vana, che l’opera culturale che si è voluta realizzare ha un senso trovando attenzione in tutta Italia e un terreno fertile di intelligenze e creatività fresche.

Sabina Colella (Monopoli, 1978) con la cura (Introduzione, traduzione e commento), del testo di Montezuma di G. A. Borgese (Stilo Editore, 2007). Dario Consoli (Catania, 1971), con la cura (Introduzione e traduzione) del Peccato della ragione. Saggio di Borgese “Sulle origini intellettuali del fascismo”. Con tre lettere inedite a Domenico Rapisarda (Prova d’Autore, 2010). Matteo Billeri (Firenze, 1985), con la cura di Imbarco per l’America e altre corrispondenze al Corriere della Sera con due inediti (Nerosubianco, 2012). Ambra Carta (Palermo, 1970), con il suo Il cantiere Italia: il romanzo. Capuna e Borgese costruttori (duepunti edizioni, 2011). Giovanni De Leva (Napoli, 1980), con il suo Dalla trama al personaggio. Rubè di G.A. Borgese e il romanzo modernista (Liguori editore, 2010), sostenuto anche dalla Fondazione “G.A. Borgese”.

anche allora invogliavo alla lettura, e movevo il lettore a una qualche simpatia per l’opera a cui io ero nemico. Ciò vuol dire che questa inimicizia era senza meschinità, e senza tedio; ch’era 112 anch’essa a suo modo simpatia».

132  Per economia del testo qui non si citano molti altri lavori critici realizzati da tanti altri giovani e pubblicati in riviste specializzate di studi letterari di settore. Autori e lavori che è possibile rilevare consultando la bibliografia più aggiornata su Borgese, per esempio in appendice allo stesso catalogo del ‘Fondo Borgese’ pubblicato dalla Fondazione “G.A. Borgese”. Inoltre, si tralasciano di indicare qui le molte tesi di laurea che continuamente vengono assegnate su Borgese, diverse delle quali inviate alla stessa Fondazione. 113


Ciò che non viene donato va perduto. Proverbio indiano Chi tocca un libro tocca un uomo. Walt Whitman

8.

Un po’ di Borgese ritorna a casa

(2012)

L

’email arriva inaspettata. E’ il 22 febbraio 2012. Mittente: la figlia, secondogenita di Giusepe Antonio Borgese e Elisabeth Mann, Nica.

“Gentile dott. Librizzi, Le scrivo per farle una proposta. Sto sgomberando il mio appartamentino sulla collina di Fiesole, che ho deciso di vendere (la gestione era diventata troppo complicata). In una delle due stanze ci sono circa cinquecento libri; nell’ultimo mese, con l’aiuto di mio marito, ho fatto un inventario di tutti i libri, e ho constatato che 109 libri erano di proprietà di mio padre: su una sessantina vi è il suo timbro, su altri c’è la dedica autografa dell’autore, su altri ancora ci sono appunti scritti a matita di mio padre. Oltre a questo, ci sono 53 libri di cui è autore mio padre (traduzioni in varie lingue del Golia e dei Vivi e i morti, varie edizioni di opere varie, degli anni ‘20 e ‘30, estratti di articoli). In più ho vari numeri della rivista Common Cause. 114

115


Mi chiedo se la Fondazione possa essere interessata a ricevere questi libri in donazione. L’unico problema è che dovreste voi organizzare di venirli a prendere (a Fiesole) e di trasportarli durante i prossimi mesi. Infatti la casa sarà venduta entro il 30 giugno e dovrà essere svuotata per quella data. Purtroppo io non ho assolutamente tempo di impacchettarli e spedirli; qualcuno quindi dovrebbe venire a Firenze per ritirarli. Allego un file di Excel in cui sono elencati i libri che avrei piacere di donare alla Fondazione. Penso che davvero sarebbe la collocazione giusta! Mi faccia sapere se la mia offerta Le interessa, e in caso positivo, quando potrebbe organizzare il ritiro dei libri. Cordiali saluti, Nica Borgese”.

La risposta, immediata, non si fa attendere: “Gentilissima Signora Nica, non sa con quanta e grande gioia accolgo favorevolmente la sua proposta che è un prezioso dono culturale verso la Fondazione. Mi premurerò personalmente io a venire a ritirare i libri da Fiesole concordando con lei le migliori modalità. Le anticipo fin d’ora che il dono farà bella mostra presso la casa che sarà ristrutturata e destinata a contenitore culturale oltre che a museo dedicato a suo Padre, grazie al finanziamento regionale del progetto risultato primo in graduatoria. Quindi, la sua donazione non fa altro che arricchire un progetto culturale che ostinatamente da anni, come lei ben sa, porto avanti. Sentiamoci, anche per telefono, mi dica quando posso chiamarla cosicché possiamo organizzare il trasferimento. Intanto accolga il mio cordiale saluto e il mio ringraziamento. Un abbraccio. Gandolfo”.

Si prepara il viaggio per Fiesole per Domenica mattina 18 marzo 2012. L’appuntamento è fissato alla fermata dell’autobus nella piazza di Fiesole, per poi dirigersi verso la collina. La casa fu acquistata da Borgese poco prima di morire; ma in questa casa egli non abitò mai. Durante il suo breve soggiorno fiesolano, in quello scorcio del 1952, Borgese abitò, in attesa di trovare definitiva sistemazione, in una splendida villa in Via Duprè, 12, offertale da un suo amico musicologo.

116

Uno ad uno i libri vengono presi delicatamente dagli scatoloni dove erano stati momentaneamente custoditi per essere posti, come delle

reliquie, nelle valigie. Al loro sfogliarsi, non sia incredibile ciò, essi si rianimano. Ogni titolo evoca immagini, ricordi, aneddoti, porta con sé un vissuto di cui l’Autore ha voluto lasciare una sua preziosa testimonianza133. Ecco Goliath, the march of fascism nelle diverse traduzioni pubblicate in Italia, in Olanda, in Argentina, in Inghilterra. Pubblicato in lingua inglese nel 1937 (in Italia uscì solo nel 1946 quando il fascismo non c’era più e ci si avviava di già verso l’età repubblicana), è un’opera storico-letteraria di prim’ordine, un libro politico di impressionante acutezza, un testo che prenderà posto tra i grandi documenti della Storia. Scrive Borgese: Scrissi Golia perché non avrei potuto scrivere altro in quegli anni. Fu un’espressione necessaria. Mi premeva di far sì, quant’era in me, che non tutta la letteratura italiana fosse complice o impagliata o muta… Traspira dal libro l’amarezza, e in qualche misura, sia pur detto, l’orgoglio dell’esule. Gravava su me il ricordo, ancora recente, degli anni di tormento vissuti in Italia fascista; gravava, nonché il ricordo, la presenza ancor troppo viva di quelli che si chiamarono un tempo dolori dell’esilio. Da quelle sofferenze forse fui tentato talvolta a sentirmi più infelice e più alto di altri che m’ero lasciati dietro laggiù. Ora, che sono quelle sofferenze se le paragono a ciò che è stato ed è sofferto dagli italiani in Italia in questi anni? Dimenticarle non basta. Qualcosa nel mio profondo si duole ch’io non sia rimasto a patire con essi134.

Come pure è stato accolto dalla critica straniera più attenta e importante, il Goliath è l’analisi più profonda e completa delle premesse, dei postulati, dei caratteri e degli sviluppi del fascismo in Italia e nel mondo. Tale e tanto fu l’eco del Goliath che quando uscì, questo capolavoro sul fascismo, vero affresco letterario della cultura e dell’identità nazionale, contribuì, segnatamente, «al declino della popolarità di Mussolini all’estero». Le innumerevoli e straordinarie recensioni che ricevette a livello internazionale, attestano la grandezza dello scrittore e del narratore, che si manifestano nella sintesi, nella chiarezza e nella forza espressiva utilizzata, ma anche nella sua grande capacità di analisi e prospettazione storica, letteraria e politica dell’Italia e del fascismo. 133 “…la lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con i migliori uomini del passato che ne sono stati autori, e anche una conversazione ponderata, in cui ci svelano solo i migliori fra i loro pensieri…”, R, DESCARTES, Discorso sul metodo, Edizioni laterza, Roma-bari 2010, 9. 117 134  G.A. BORGESE, Golia, marcia del fascismo, Mondadori, Milano, 1946, 18.


Un libro sul fascismo e sull’Italia fascista, il Goliath, che lo stesso Sciascia, grande ammiratore e stimatore di Borgese, riteneva «… di radicale importanza. … un libro da cui bisogna partire per conoscere Borgese scrittore»135 e di cui Consolo formulò più volte l’auspicio che venisse adottato dai docenti come testo di storia o, in subordine, abbondantemente inserito nelle antologie136. Ecco Fondations of the World Republic, Common Cause, con diversi numeri delle riviste mensili, Disegno preliminare di costituzione mondiale. Libri difficili da reperire; libri che in Italia, fino ad oggi, non sono stati mai tradotti e pubblicati, tranne l’unico caso del Preliminary draft of a World Constitution137. Scritti che consegnano alla storia il talento visionario di Borgese che lo ha portato a vedere cose che altri non vedevano e a chiedersi perché non fosse possibile realizzarle. Libri che descrivono l’utopia di una vita, forse ingenua, disarmante, certamente la più grande e genuina, la Repubblica universale con la sua Costituzione e un Governo mondiale. Scrive Borgese: Dal ’45 mi occupo inoltre di un “Disegno preliminare di una Costituzione Universale”. Non è infatti, oggi, frutto di versatilità o di dilettantismo l’occuparsi di politica, ma un bisogno urgente di partecipare alla vita associata, di giungere all’unità tra i diversi campi dello spirito e del pensiero. Una simile unità si avverte in Dante e fa di lui un uomo universale. Il “De Monarchia” che oggi, per le esigenze universalistiche di cui è animato, si potrebbe intitolare “Governo Mondiale”, è opera viva e attuale, se non fosse per l’illusione di cui è percorso, di poter trovare immediata attuazione pratica. Oggi non è più possibile considerare “volgare” l’occuparsi di problemi sociali e politici e la mia attività di scrittore politico, sollevata da speranze immediate e senza personali ambizioni, vuole dimostrarlo. Fallito, infatti, il tentativo che l’umanità ha fatto dopo Dante e fino al 1914, di vivere con nazioni sovrane, il mondo in rovina richiede ormai una nuova architettura, un’unità in cui la pace sia fondata sulla legge intesa come giustizia e responsabilità. 135  L. SCIASCIA, G.A. Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica in Corriere della Sera dell’11 settembre 1982, anche in appendice a Rubè, Mondadori, Milano, 2004, 401. 136  Cfr D. CONSOLI, Giuseppe Antonio Borgese. Il peccato della ragione, Prova d’Autore, Catania, 2010, 15. 137  GIUSEPPE ANTONIO BORGESE-R. M. HUTICHINS, Chicago 1948, trad. Disegno preliminare di costituzione mondiale, Mondadori, Milano 1949, con prefazione di Pietro 118 Calamandrei.

E la repubblica universale ne è l’espressione concreta. Ne tracciai le linee in 47 articoli, in “Costituzione Universale” e nei “Fondamenti della Repubblica Universale”, il primo di una triade di libri intitolato “Sintassi”, cui attendo in questi anni. Ritengo infatti essenziale preparare la mente moderna ad avvenimenti futuri poiché, essere grandi domani significa soprattutto avere grandi idee e vivere secondo esse138.

Libri che gli valsero, in uno all’attività svolta presso il Committee to frame a World Constitution, di cui fu il segretario e che fondò insieme a un gruppo fra i più prestigiosi, autorevoli scienziati e pensatori del momento, la proposta avanzata all’Istituto Nobel di Oslo dall’Università di Chicago di premio Nobel per la pace nel 1952139. E poi, ancora, ecco venir fuori il Quaderno n° 12 di Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli pubblicato a Parigi, nel gennaio 1935, dove per la prima volta vengono rese pubbliche le sue Lettere a Mussolini140. In queste lettere Borgese spiega il motivo per cui non presta il giuramento richiesto dal regime fascista ai professori universitari, aggiungendosi così all’esiguo numero di professori, 13 su 1256 che perdettero la cattedra universitaria per questa loro scelta. Lettere di uno spessore morale unico, raro, alto. Un documento di eccezionale valore, da dove traspare una lezione di vita davvero edificante. Scrive Borgese: È possibile, senza perdere la propria coscienza, vivere in un regime contrario alla propria coscienza? …Al mio diritto naturale d’essere, con dignità ed onore, senza immeritata offesa e ingiusto timore, cittadino nella mia terra, si aggiungono l’opera e il lavoro, ai quali non mancò mai desiderio di verità e di bene. 138  G.A. BORGESE, Problemi di estetica e storia della critica, Mondadori, Milano 1952, 125-126. 139  La lettera di proposta è stata inviata a G. Jahn Presidente del Comitato per il Nobel del Parlamento Norvegese l’11 giugno 1951. Una sua copia, ricevuta dall’Istituo Nobel di Oslo, è esposta presso la sede della Fondazione e qui pubblicata a seguire. 140  La prima è del 18 agosto 1933, la seconda del 18 ottobre 1934. Le lettere furono pubblicate in Italia solo nel marzo del 1950, sul n° 3 della rivista «Il Ponte» [La Nuova Italia, Firenze, 248-263]. In precedenza nel 1936, era apparsa una loro traduzione in 119 francese, a cura di Jean Cassou, nella rivista «Europe».


…Se però la mia patria nativa mi sarà resa inaccessibile, saprò, sotto qualunque cielo, fare quanto sia in me per conquistare, come suonano le parole di V.E., “una vita alta e piena, vissuta soprattutto per gli altri vicini e lontani, presenti e futuri”, meritandomi, meglio che non abbia saputo finora, diritto di cittadinanza in quella patria che già Dante e Mazzini e altri nostri maggiori posero di là da ogni confine141. …della lettera che Le scrissi il 18 agosto ’33 ebbi, pochi giorni dopo, ricevuta ufficiale; senz’altra risposta. … Io avevo espresso a V. E. la mia volontà di non prestare giuramento fascista, e di tale volontà Le avevo dichiarato ampiamente le ragioni. Ne m’ero aspettato, quanto a me professore, trattamento diverso da quello fatto, secondo legge, agli altri undici professori che non avevano giurato.

Si riempiono così due valigie piene di volumi, libri da lui sfogliati, studiati scritti. Libri che trasmigrano dalla Toscana alla Sicilia, da Fiesole a Polizzi Generosa in una specie di contrappasso, un viaggio ideale all’incontrario rispetto al viaggio che Borgese compì a 18 anni quando da Polizzi Generosa andò a studiare Firenze (poi a Fiesole, dove morì). Libri che ritorneranno alla casa Borgese dopo che vi furono cacciati e che costituiranno il nucleo vitale del Museo dedicato a Giuseppe Antonio Borgese. Libri che continueranno a essere centri vitali di riflessioni culturali, analisi storico-politiche utili ad alimentare ancora quella dolce utopia di Borgese “in un mondo uno”. Fiesole 18 marzo 2012. L’atto di donazione.

…Vedo che non vi sono situazioni personali le quali possano essere risolte all’infuori delle situazioni collettive; e che mio luogo di vita non può essere se non laddove sia permesso allo scrittore d’essere veramente scrittore, cioè di scrivere il suo pensiero; dove, per esempio, non gli sia delitto pensare e dire che tra i fini prossimi della storia è, o è necessario che sia, la libera unione degli stati d’Europa e dentro questi stati almeno tanta libertà quanta occorre perché l’intelletto abbia respiro e la giustizia abbia il suo corso142.

E poi ancora tutti gli altri libri: diversi titoli delle novelle, La città sconosciuta, Il sole non è tramontato, Il pellegrino appassionato, La Siracusana oltre i romanzi la Tragedia di Mayerling, I vivi e i morti, Rubè nell’edizione americana del 1923. Gli scritti di critica letteraria, Gabriele D’Annunzio, Mefistofele. Con un discorso sulla personalità di Goethe, La vita e il libro, Studi di letterature moderne, Resurrezione, Tempo di edificare, Ottocento europeo, Il senso della letteratura italiana, Poetica dell’unità. E, ancora, gli scritti politici della prima guerra mondiale La nuova Germania, Italia e Germania, Guerra di redenzione, La guerra delle idee, L’Italia e la nuova alleanza, L’Alto Adige contro l’Italia insieme a tanti altri titoli tra i quali Idea della Russia, nelle diverse edizioni pubblicate in Ungheria, in Svezia, in Francia, in Germania, in Olanda. 141 G.A. BORGESE, Lettera a Mussolini del 18 agosto 1933, in «Il Ponte», 3, marzo 1950, La Nuova Italia, Firenze, 248-263. 120 142 A. BORGESE, Lettera a Mussolini del 18 ottobre 1934, «Il Ponte», op. cit., 248-263.

Da sinistra: Nica, secondogenita di G.A. Borgese e Elisabeth Mann, consegna i libri al Direttore della Fondazione “G.A. Borgese” Gandolfo Librizzi. 121


Edizione americana, 1937

Edizione olandese, 1938

Edizione argentina, 1939

Edizione svedese, 1940

Edizione canadese, 1945

Edizione italiana, 1946

Edizione francese

Lettere del 18 ottobre 1934 al Magnifico Rettore dell’Università di Milano con la quale Borgese comunica “che non ha prestato, nè si propone di prestare, il giuramento fascista prescritto ai professori universitari.

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Edizione americana, 1940

Edizione americana, 1943 Edizione americana, 1953

Edizione svedese, 1950

Edizione svedese, 1959

Edizione tedesca, 1950

Edizione italiana, 1950

Edizione italiana, 1949 Edizione inglese, 1944

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Il Fascismo proibisce ancora la ristampa dei miei libri in Italia. Chi sa per quanto tempo il Fascismo controllerà le pubblicazioni in Italia? I miei libri lentamente si stanno sgualcendo e vanno scomparendo, mentre nessuna nuova edizione viene fuori. Fra trent’anni o più, i miei libri saranno totalmente irreperibili e io sarò sconosciuto143.

Lettera dell’Università di Chicago con la quale si propone Borgese per il Premio Nobel per la Pace per il 1952

Giuseppe Antonio Borgese

9. Corriere della Sera, venerdì 25 aprile 1952

126

I progetti editoriali della Fondazione

F

(2009 - 2011)

in dall’inizio, la Fondazione si è assunta il compito di ristampare i libri di Giuseppe Antonio Borgese, di diffondere notizie sulla sua opera e sulla sua vita. L’urgenza era dettata dal fatto che trattandosi di un autore morto nel 1952, la cui opera risaliva alla prima metà del Novecento, era, ed è ancora difficile trovare i titoli della sua prolifica produzione intellettuale che spazia in diversi ambiti e settori, dalla critica letteraria all’estetica, dai libri di viaggio ai saggi politici, dai romanzi alle novelle al teatro, alle poesie, oltre agli innumerevoli articoli giornalistici scritti nei diversi quotidiani con i quali collaborò: Il Mattino, La Stampa, Il Corriere della Sera. 143  Sfogo di Borgese cit. in S. D’Alberti, Giuseppe Antonio Borgese, Palermo, Flaccovio 1971, 13-14. Il nome di Borgese è inserito, dal Ministero della Cultura popolare nella lista 127 degli Autori le cui opere non sono gradite in Italia.


Del resto, se si voleva far uscire dall’oblìo il nome di Borgese, farlo rivivere richiamando l’attenzione degli studiosi e del pubblico, bisognava ripartire proprio dalla sua vita, cioè dai suoi libri. Ripubblicarli era dunque un dovere morale e culturale per far conoscere la valenza e la profondità del pensiero di uno dei più influenti uomini di cultura e importanti critici letterari della prima metà del Novecento, definito da Massimo Onofri, “il principe novecentesco dei militanti”144, la cui elaborazione intellettuale ha ancora qualcosa da dire ai nostri giorni. Così sono stati pubblicati, o lo stanno per essere, a cura della Fondazione “G. A. Borgese”, alcune delle sue opere mai più rieditate dalla loro prima edizione: Autunno di Costantinopoli, Escursioni in terre nuove, Tempesta nel nulla. Addirittura sarà pubblicato un’opera, inedita fino a oggi, fondamentale per comprendere la personalità di quest’Autore: I diari americani mentre è stato consegnato al pubblico uno strumento essenziale per districarsi dentro il labirinto delle sue carte custodite presso la Biblioteca Umanistica dell’Università degli Studi di Firenze: Il Catalogo del Fondo Borgese. Poca cosa, certo, ma significativa per muoversi dentro l’universo borgesiano, fondamentale per diffondere la sua opera, farla studiare conoscere e far circolare nuovamente il nome di Giuseppe Antonio Borgese. Il Catalogo del Fondo Borgese In ordine di tempo, Il catalogo del Fondo Borgese, pubblicato nel 2009, è stato il primo progetto editoriale della Fondazione. Esso trae spunto da una visita presso il Fondo Borgese avvenuta nove anni prima145. Quell’incredibile archivio di carte, molte delle quali inedite, donate all’Università di Firenze nel 1962 da Elisabeth Mann Borgese e salvate addirittura dall’alluvione di Firenze del 1966 di cui ancora si vedevano le tracce, rimaneva da troppo tempo ignoto ai più e ancora per lungo tempo solo accessibile a pochi volenterosi, studiosi.

144  M. ONOFRI, Fenomenologia dell’Elzeviro, Il Sole 24 Ore, Domenica 8 aprile 2012, 28. 145  La visita avvenne il 6 marzo 2000: si recarono a Firenze presso l’Accademia Toscana di Scienze e Lettere «La Colombaria» l’allora Presidente del Consiglio Comunale, dott. 128 Michele Macaluso e l’allora capogruppo di maggioranza consiliare dott. Gandolfo Librizzi.

Quella prima visita al “Fondo Borgese”, indimenticabile, fu la prima missione compiuta in previsione della costituzione della Fondazione per la quale il Consiglio Comunale ne aveva manifestato la volontà appena due mesi prima il 29 dicembre 1999. L’esito di quella visita, che fu poi comunicato all’intero Consiglio comunale146, permise di avviare interessanti contatti con la proprietà del “Fondo Borgese” che era la Biblioteca Umanistica dell’Università degli Studi di Firenze con la quale, sei anni dopo, nell’ottobre 2006, furono avviate le prime relazioni finalizzate ad un’intesa istituzionale. Gli sviluppi di quelle relazioni portarono al protocollo d’intesa tra la Biblioteca Umanistica e la Fondazione “G. A. Borgese” siglato a Firenze il 20 luglio 2007; protocollo, che fu il primo di una serie di altri protocolli e intese sottoscritti con altre importanti Università e Istituzioni147. Con detto protocollo la Biblioteca Umanistica autorizzava la Fondazione “G. A. Borgese” a completare l’opera di censimento e catalogazione del Fondo Borgese, condurre attività di ricerca scientifica sul fondo medesimo, stamparne il relativo catalogo. Un Catalogo per poter usufruire finalmente di una valida guida scientifica di orientamento e di ricerca onde consentire a quanti, studiosi e ricercatori di Borgese - giovani soprattutto - volessero approfondirne il contenuto e indagarne gli aspetti più reconditi e sconosciuti di quest’Autore, di poterlo fare senza alcuna difficoltà di accesso. Ultimato il lavoro, il Catalogo del Fondo Giuseppe Antonio Borgese148, è consegnato al pubblico con due distinte e partecipate iniziative: la prima a Polizzi Generosa il 15 novembre 2009, presso l’Auditorium comunale; la seconda a Firenze, l’8 novembre 2010 presso l’aula ‘Comparetti’ della Facoltà di Lettere.

146 Delibera del Consiglio comunale n° 46 del 17 marzo 2000 ad oggetto: “Comunicazioni inerenti missioni a Firenze e Roma per la Fondazione Borgese”. 147 La Fondazione “G.A. Borgese” ha siglato i seguenti altri protocolli: con il Dipartimento di Italianistica dell’Università degli Studi di Parma il 25 febbraio 2009; con il Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell’Università degli Studi di Palermo il 22 aprile 2010; con il Conservatorio Musica di Stato “V. Bellini” di Palermo il 19 ottobre 2007. 148  Il Catalogo è il frutto del prezioso lavoro di ricerca della dott.ssa Maria Grazia Macconi. Per le edizioni Gonnelli di Firenze è stato pubblicato nel 2009 dal Dipartimento 129 di Studi sulla Civiltà Moderna e la Tradizione Classica dell’Università di Messina.


I Diari americani Il corpus dei Diari presente nel Fondo è composto da ben 15 diari. I primi 5, che abbracciano il periodo (1928-1935), sono scritti in italiano mentre i rimanenti sono scritti in lingua inglese e devono ancora essere trascritti e tradotti. Il progetto editoriale per il quale la Fondazione sta lavorando da tempo, prevede di dare alla luce questi primi 5 diari, mai pubblicati e di grande interesse culturale. La consistenza del piano editoriale, da pubblicare in un unico volume, prevede quest’impianto: I° Diario (29 Dicembre 1928-12 Luglio 1932); II° Diario (4 Luglio 1932-30 Aprile 1933); III° Diario (1 Maggio 1933-8 Luglio 1934); IV° Diario (8 Luglio-21-Ottobre 1934); V° Diario (21 Ottobre 1934-22 Agosto 1935). I Diari sono un prezioso documento interessante per conoscere la personalità di Borgese. In tutti e cinque i Diari, costituisce elemento di profonda e sostanziale continuità, il resoconto di un processo introspettivo di ricerca psicologica, maturazione personale, evoluzione umana, morale e spirituale oltre che artistica, una specie di “percorso iniziatico” le cui fasi sono ampiamente documentate. Tale ricerca fa luce su molti aspetti autobiografici, con particolare riguardo all’infanzia e alla giovinezza, ma riguarda anche la famiglia lasciata in Italia, la figlia che lo ha seguito negli Stati Uniti, le nuove conoscenze fatte in America. I Diari raccolgono annotazioni - talora giornaliere - che riguardano in primo luogo l’analisi del proprio mondo interiore; la scansione della giornata, in cui sono descritti i fatti di rilievo; echi di avvenimenti politici (sia riguardanti l’Italia che l’Europa o gli Stati Uniti); osservazioni di carattere letterario (relativamente ai libri che sta leggendo o scrivendo); commenti per le notizie politiche e articoli o pubblicazioni che riceve dall’Italia e dall’Europa; riflessioni sul proprio lavoro di letterato e critico. Altro tema ricorrente è la ricerca di una nuova definizione del suo rapporto con il fascismo e con l’Italia, che culmina con la redazione e l’assenso alla pubblicazione delle Lettere a Mussolini (la prima il 18 agosto 1933 la seconda il 18 ottobre 1934), in cui, rifiutando il giuramento fascista, si pone sostanzialmente in esilio.

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I Diari riguardano anche i rapporti con gli esuli antifascisti italiani, quali Salvemini, Venturi, La Piana, Toscanini, Ascoli, Cantarella ecc., con gli esuli europei, soprattutto ebrei, (Pfeiffer, Kohn, Lieder, Koffka, Orton ecc.) che lavoravano nelle stesse Università di Borgese, oltre che con personaggi filofascisti gravitanti intorno alla “Casa Italiana” di Prezzolini.

Annotazioni relative a incontri con professori e studenti, resoconti - brevi ma puntuali - di serate passate a teatro, al cinema, o a sentire concerti consentono di gettare uno sguardo sulla vita nei College e sulla vita culturale e artistica in America negli anni ‘30. Scrupolose liste relative alla corrispondenza inviata e ricevuta fanno luce sui rapporti intrattenuti con gli intellettuali e gli scrittori rimasti in Italia, e con le case editrici soprattutto Mondadori e Treves. Ricchi di annotazioni, opinioni, considerazioni, commenti, sono poi i riferimenti relativi a critici e letterati (Croce, in primis, De Sanctis, Papini, Brancati, Chiesa solo per citare qualche nome) personaggi letterari, mitologici, uomini politici, storici, professori universitari, poeti, santi, attori, attrici, musicisti, come testimonia l’indice dei circa 1.200 nomi. Vi sono infine, ricche annotazioni riferibili al componimento del poema inedito Atlantide. Autunno di Costantinopoli e Escursioni in terre nuove La ristampa di queste due opere, mai più rieditate dalla loro prima apparizione (Autunno di Costantinopoli, nel 1927, Escursioni in terre nuove nel 1931), sono frutto della collaborazione della Fondazione “G. A. Borgese” con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Parma, in particolare, frutto della curatela che ne ha fatto la giovane ricercatrice Ambra Meda e della supervisone del responsabile scientifico del progetto di collaborazione, la professoressa Annamaria Cavalli che di Borgese è una estimatrice e studiosa. Autunno di Costantinopoli, uscito nel mese di ottobre 2009 a 80 anni esatti dalla sua prima apparizione, rappresenta così la prima opera di Borgese frutto della collaborazione fra le due istituzioni cui segue, nell’aprile 2011, Escursioni in terre nuove, anch’essa a 80 anni esatti dalla sua pubblicazione, quest’ultima, però interamente finanziata dalla Fondazione “G. A. Borgese. Entrambe le opere non erano state mai più ripubblicate dalla loro prima edizione ed è quindi comprensibile la loro valenza culturale. Due opere, queste, ascrivibili alla letteratura di viaggio in gran voga in quel periodo, di cui Borgese fu uno dei massimi autorevoli cultori. Suoi sono ancora altri titoli di questo genere quali Atlante Americano (1936)149, Giro lungo per la primavera (1930)150, o, per altri versi, la stessa Nuova Germania (1909). 149  Rieditato a cura di A. MEDA,Vallecchi, Firenze 2007. 150  Rieditato a cura di M.OLIVERI, Metauro, Pesaro 2010.

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Con Autunno di Costantinopoli, Borgese, sulla scorta di un viaggio realizzato nel 1926, si colloca, come Chateaubriand e Flaubert, Nerval, Loti e De Amicis, a edificare il mito triste e seducente della città bizantina. L’Autore avverte però, nel contempo, la necessità di staccarsi dalla visione ottocentesca di Costantinopoli, fornendo ai suoi lettori una testimonianza più disincantata sulla città, e rinfrescandone l’immagine con un’analisi puntuale degli stravolgimenti storico-politici innescati da Mustafa Kemàl (destinato a maggior celebrità col nome di Ataturk) nell’ottobre del 1923. Nell’interrogarsi sul destino della neonata Repubblica, Borgese ci consente di accostarci all’attualità delle riflessioni sull’avvicinamento della Turchia all’Unione Europea; e, risalendo alle radici dell’identità culturale dell’Occidente che lo Stato Turco reclama, arriva a riconoscere, pur nelle divergenze, una qualche affinità151. Escursioni in terre nuove, è, invece, il resoconto del viaggio in Inghilterra intrapreso da Borgese nel settembre del 1930 per partecipare al “VII Congresso Internazionale di Filosofia” di Oxford. In quest’occasione, lo scrittore mescola il fascino di pennellate paesaggistiche di straordinaria efficacia con l’informazione erudita ma limpida sui progressi della nuova fisica, la quale, abbandonato per sempre il determinismo di stampa positivista, sembra sostanziarsi di una profondità spirituale. Le terre nuove in cui si snoda l’escursione borgesiana non sono, dunque, solo quelle dell’isola britannica, ma soprattutto gli inesplorati spazi mentali ai quali le recenti scoperte scientifiche hanno aperto un varco, determinando conseguenze profonde su tutte le scienze morali, dalla filosofia alla religione alla speculazione metafisica152. Tempesta nel nulla Stampato per la prima volta nel 1931 e mai più rieditato dopo l’ultima versione del 1950, il volume è interamente frutto dell’impegno della Fondazione “G. A. Borgese”e ne rappresenta la sua prima opera editoriale. Il volume, che sarà pubblicato entro il 2012, sarà illustrato dal reportage dei fotografi Luciano e Antonio Schimmenti che con i loro scatti hanno ripercorso i paesaggi, tra l’Engadina e Polizzi Generosa, sottesi al testo narrativo.

151  A. MEDA, Raccontare Constantinopoli: dal modello deamicisiano all’opera di Pamuk, in Autunno di Costantinopoli, di G.A. Borgese, Carocci editore, Roma 2009, 9-32. 152 A. MEDA, I «soavi licor» dell’odeporica e i «succhi amari» della filosofia, in Escursioni in 132 terre nuove, di G.A. Borgese, Pàtron editore, Bologna 2011, 11-26.

Tempesta nel nulla è un testo tra i più lirici romanzi di Giuseppe Antonio Borgese, un racconto lungo, come ebbe a definirlo lui stesso con il quale egli, facendo i conti con se stesso, espone in prima persona l’esperienza fisica e allo stesso tempo contemplativa compiuta camminando per i monti dell’Engadina, attraverso tre principali motivi ispiratori che si intersecano e si sovrappongono l’uno all’altro: il paesaggio, sfondo naturale ed elemento simbolico che fa da sostrato alla trama narrativa vera e propria del racconto; il rapporto con la figlia, che rappresenta il binario privilegiato della riflessione borgesiana e, infine, la ricerca dell’Eterno, da lui tanto esplorato nella sua opera narrativa precedente che qui, infine, giunge a conclusione. Scritto a cavallo di due mondi, tra la sua vita parte prima e la sua vita parte seconda, Tempesta nel nulla è un’opera di capitale importanza nella vita e nella produzione di Borgese, in quanto prelude e anticipa la sua seconda vita americana da esule, allorquando con ferma lucidità opporrà il suo rifiuto di pronunciare il giuramento imposto ai professori dal regime fascista153. Dalla trama al personaggio. Rubè di G.A. Borgese e il romanzo modernista Dalla trama al personaggio. Rubè di G.A. Borgese e il romanzo modernista è il frutto conclusivo della ricerca svolta da Giovanni De Leva presso la Scuola di Dottorato in “Logos e Rappresentazione - Sezione Comparatistica: letteratura, teatro, cinema” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo dell’Università degli Studi, che ha visto la luce grazie al contributo della Fondazione “G.A. Borgese” insieme al Dipartimento di Letterature Moderne e Scienze dei Linguaggi dell’Università di Siena154. A novant’anni dalla pubblicazione, la collocazione di Rubè (1921) resta tuttora controversa, quasi l’opera di Borgese risulti in bilico tra tradizione e innovazione, tra eredità ottocentesche e soluzioni moderniste. Di qui il tenativo di ripercorrere in ottica comparatistica lo svolgimento del romanzo, con l’ipotesi che rispecchi un passaggio cruciale della storia letteraria del Novecento nonché un significativo ripensamento dei meccanismi del Bildungsroman. Dalla trama al personaggio muove dunque dall’analisi di modelli letterari e culturali quali il romanzo di formazione, 153  G. LIBRIZZI, Tempesta nel nulla: il libro della scelta. Il viaggio della liberazione tra paesaggi della natura e dell’anima, Sciascia editore, Caltanissetta- Roma, in corso di pubblicazione. 154  G. DE LEVA, Dalla trama al personaggio. Rubè di G.A. Borgese e il romanzo modernista, 133 Liguori Editore, Napoli, 2010.


passa quindi alla Grande Guerra intesa come tragica smentita d’un diffuso orizzonte d’attesa, giungendo infine alla messa in risalto d’una peculiare situazione narrativa – una sorte di discordanza tra il personaggio e le trame che gli si prospettano – di cui cerca riscontro nelle poetiche moderniste. Una rilettura del romanzo attraverso i classici del genere, da Stendhal a Musil passando per Svevo e Pirandello, alla luce della quale Rubè sembrerebbe dover entrare di diritto nel canone letterario Europeo.

La vita di Filippo Rubé prima dei trent’anni non era stata apparentemente diversa da quella di tanti giovani provinciali che calano a Roma con una laurea in legge, un baule di legno e alcune lettere di presentazione a deputati e uomini d’affari. …Ora sentiva salire un romorìo. Giunto allo sbocco della via, capì. In una strada fonda …avanzava un corteo… Vide passargli accanto alcuni grigioverdi, e pensò: “ecco altri combattenti come me, a cui la patria ha preso il sangue e nega il pane”. Subito dopo vide sventolare le bandiere rosse fra i palazzi rossi. …Uno gli mise in mano uno straccio rosso, e lui l’impugnò. Un altro gli disse: « Tie’, piglia questa che è più bella», e gli misi in mano uno straccio nero. Lui teneva nella mano sinistra la bandiera rossa e nella destra la nera. …egli era già in testa al corteo. E gli bastò guardare di sbieco i visi di quelli che gli stavano accanto… Poi gli restò il tempo di vedere il primo cavalleggero che lo calpestò155. Giuseppe Antonio Borgese, Rubé

10.

Il Convegno su Rubè e la crisi dell’intellettuale del Novecento

L

(2011)

a conferenza di presentazione del Catalogo del Fondo Borgese nell’aula ‘Comparetti’ della Facolta di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze, era terminata. Fra i convenevoli vari, si avvicina una giovane ricercatrice e butta lì la sua domanda-proposta: “Cosa state 134

155 G.A. BORGESE, Rubé, op. cit., 5, 384-385.

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organizzando per il prossimo anno in occasione del 90° anniversario della pubblicazione di Rubè?”. Nessuno, fino allora, ci aveva pensato. L’opportunità della ricorrenza, irripetibile, era una circostanza unica da non lasciarsi scappare per svolgere una compiuta e aggiornata riflessione sul Rubè e sul suo Autore. Quella domanda-proposta cominciò a diventare progetto. Ma, cosa fare, come dare rilievo nazionale ad un evento culturale e letterario di tale importanza, chi coinvolgere? Insomma, da dove partire per pianificare e programmare ogni cosa in tempo utile e fare il lancio dell’iniziativa con largo anticipo? Il 2 luglio del 2010 il Comitato scientifico della Fondazione, riunitosi a Polizzi Generosa nella suggestiva cornice della chiesa dei Cappucini, discusse dell’argomento e decise di organizzare un convegno nazionale dedicato a Rubè. Il titolo scelto fu: Rubè e la crisi dell’intellettuale del Novecento. La presenza poi, in seno al Comitato Scientifico, di auterevoli professori della Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo (il professore Natale Tedesco, il professore Mario Rubino e la professoressa Domenica Perrone), fu indispensabile per avviare le relazioni con il Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell’Università degli Studi di Palermo. Scaturì da quella occasione la sottoscrizione del protocollo d’intesa con il Dipartimento a seguito del quale, grazie alla preziosissima collaborazione della professoressa Domenica Perrone, si avviò l’organizzazione del convegno nazionale, da svolgersi nella primavera del 2011. Le premesse erano state scritte, si trattava adesso di svolgere bene il compito.

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Intanto, prendevano avvio le attività del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Tra le molteplici iniziative celebrative, quella promossa e realizzata dal Salone Internazionale del Libro di Torino. All’interno dell’esposizione 1861-2011 l’Italia dei Libri costituita da 150 Grandi Libri che, secondo l’opinione degli esperti selezionatori, anno dopo anno, dal 1861 al 2011 hanno scandito la storia d’Italia e hanno contribuito a plasmare il nostro costume, il gusto, il nostro pensiero, che ci hanno resi un po’ più italiani, per l’anno 1921, fu scelto proprio il Rubé, il romanzo di Giuseppe Antonio Borgese.

La coincidenza, quindi,dell’anniversario di Rubé con il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia ha offerto l’occasione alla Fondazione “G.A. Borgese” di affrontare, attraverso il tema della perdita dell’identità del personaggio dell’intellettuale, anche quello attualissimo della difficile costruzione dell’identità nazionale piena di contraddizioni e di sviluppi inediti. Il Convegno programmato e poi svoltosi il 22, 27 e 29 maggio 2011 tra Palazzo Steri di Palermo, Sede del Rettorato e Polizzi Generosa, sotto il patrocinio, fra gli altri, dell’Assemblea regionale siciliana e dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, è stata un’occasione culturale di altissimo livello. Ci si chiese: mentre procede il nuovo millennio, alla luce dell’inesorabile declino dell’intellettuale contemporaneo, ha ancora senso continuare a leggere Rubé? Può essere d’aiuto nell’aggiornare una tematica che ha risvolti di grande attualità? Le diverse sessioni tematiche alle quali sono stati chiamati a dare il loro contributo tantissimi giovani (e ciò in ossequio all’attenzione che Borgese aveva riversato ai giovani), Giovanni De Leva, Ambra Meda, Ambra Carta, Maria Gotta, Vincenza D’Agati, Marta Barbaro, Salvatore Ferlita, accanto a più affermati e famosi professori universitari e critici di chiara fama (Massimo Onofri, Giulio Ferroni, Annamaria Cavalli, Roberto Bigazzi, Domenica Perrone, Mario Rubino, Maria Rosaria Olivieri, Giovanni Di Stefano e l’emerito Natale Tedesco), hanno fatto emergere spunti di riflessione davvero interessantissimi di assoluta qualità e rigore scientifico. Al termine delle sessioni tematiche e al culmine della tre giorni di convegno, la tavola rotonda organizzata sul tema Il ruolo (e la funzione) dell’intellettuale oggi, il cui confronto, moderato dal giornalista RAI Nuccio Vara, è stato animato da Gulio Ferroni, Romano Luperini e Giorgio Vasta, ha consentito di sviscerare e prospettare un tema di assoluto interesse per l’attualità. La modernità di Borgese, infatti, con la sua capacità di interpretazione critica del suo tempo e la sua battaglia per la rifondazione del romanzo, si fa più palese se si considera che in questi anni, dopo la messa in crisi dell’intellettuale militante, per dirla con Pasolini e Sciascia, sembra farsi strada un nuovo tipo di scrittore che muovendosi tra documento e invenzione tenta di dare notizia delle contraddizioni del nostro presente. I relativi Atti, pubblicati nel 2012, costituiscono un ottimo strumento per accostarsi a Borgese e rileggerlo, insieme al suo Rubè, nel nostro contesto attuale.

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… Luoghi santi, luoghi santi, tutti i luoghi sono santi. L’essenziale è che ogni luogo che abbia avuto momentaneamente o durabilmente un ufficio importante in questa gara e collaborazione universale, ne abbia consapevolezza, non già per decorarsene ma per approfondirsi e capirsi meglio e perciò per meglio fare157.

Rubè, un’opera che Sciascia, acutamente considerava “…non – come sbrigativamente è stato visto – come un’autobiografia, una storia confessione, una storia personale ambiguamente e aporisticamente in atto; ma come l’analitica contemplazione di una spoglia già deposta della propria storia, della propria disperazione, che però continuava a essere la storia di altri, la disperazione di altri. E non di pochi altri, ma di tanti: al punto da diventare la disperata storia di un popolo intero”156.

Giuseppe Antonio Borgese, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?)

Momento di apertura del convegno: Venerdì 27 maggio 2011 - Palermo - Palazzo Steri - sede del Rettorato. Da sinistra: il Direttore e il Presidente Fondazione “G.A. Borgese”, Gandolfo Librizzi e Clara Aiosa; il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo, Mario Giacomarra; il Prorettore Vicario dell’Università degli Studi di Palermo, Ennio Cardona; il Direttore del Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell’Università degli Studi di Palermo, Laura Auteri; il Professore Emerito di Letteratura Italiana Natale Tedesco, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione “G. A. Borgese”

11.

La Fondazione “G.A. Borgese” ente capofila del Distretto Culturale delle Madonie (2005 - 2009)

N

Foto di gruppo dei convegnisti: Sabato 28 maggio 2011 - Polizzi Generosa - Auditorium comunale. 138 156  L. SCIASCIA, G.A. Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, op. cit.

ell’estate del 2005, la Fondazione CARIPLO, nell’ambito dell’iniziativa “Progetto Sviluppo Sud”, indice un bando per la realizzazione di Distretti culturali in Sicilia. L’idea di favorire lo sviluppo di distretti culturali nelle aree meridionali, nasce dalla considerazione di come il patrimonio culturale del Mezzogiorno, tra cui la Sicilia, sia ancora oggi una risorsa poco valorizzata, a dispetto della sua notevole consistenza e della sua elevata attrattività da un punto di 157  G.A. BORGESE, Discorso sulla Sicilia (ai siciliani?),op. cit., 100.

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vista turistico. L’idea scaturisce anche dalla valutazione dei cambiamenti intervenuti in questi anni nei modelli di consumo turistico sintetizzabili in un abbandono progressivo delle destinazioni tradizionali, delle offerte standardizzate, dei consumi di massa, dei periodi di vacanza definiti e circoscritti con il conseguente orientamento alla scelta attenta non solo a nuove destinazioni, ma anche di prodotti più ricchi di significati e di contenuti, di autenticità, di identità caratterizzati dal desiderio di fare del proprio viaggio un’occasione di appagamento di bisogni e di desideri nuovi e per certi versi inediti. In questo senso un Distretto culturale si può senz’altro definire in generale come un insieme organizzato di istituzioni, reti associative e imprese che producono un’offerta integrata di beni e di servizi culturali di qualità, legati a un territorio circoscritto, caratterizzato da un’identità ben definita, da un’alta densità di risorse ambientali e culturali di pregio, abitato da una comunità locale custode gelosa rispetto alle proprie tradizioni culturali. La costituzione di un Distretto implica quindi la presenza di un sistema culturale locale, di un ricco tessuto socio-culturale e ambientale preesistente, a partire dal quale sia possibile avviare quei processi di valorizzazione (ma anche di re-invenzione) dell’identità locale e di sostegno alla produzione culturale, in grado di promuovere sia lo sviluppo economico e la sua sostenibilità, che la riqualificazione e il miglioramento della vivibilità complessiva di un dato territorio. Sono questi infatti gli obiettivi primari in vista dei quali prende senso l’integrazione delle risorse, dei servizi di accoglienza e di fruizione, dei centri di competenza e di ricerca, delle filiere di prodotti tipici e artigianali. La logica privilegiata è quella di mettere a regime le risorse locali connesse all’enorme patrimonio culturale per una loro maggiore valorizzazione ai fini di uno sviluppo dal basso, anche se occorre sottolineare che l’esistenza di sistemi culturali locali non comporta automaticamente la loro trasformazione in Distretti. Il Distretto culturale come modello di sviluppo territoriale autonomo e sostenibile non sorge spontaneo, ma il più delle volte è il risultato di un progetto, di appositi investimenti e di strumenti di governance culturale locale.

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La disponibilità di beni storici, artistici, architettonici, infrastrutturali e ambientali è infatti una condizione necessaria ma non sufficiente per

l’avvio di processi virtuosi di valorizzazione delle identità e delle tipicità culturali e di promozione dello sviluppo territoriale. Le Madonie rispondevano pienamente alla logica che presiedeva alla nascita dei Distretti culturali. Nel territorio erano presenti tutte le componenti essenziali per tentare la strada della nascita di un Distretto, avendo già sperimentato e collaudato una forte e sistemica governance in altri ambiti di programmazione e pianficazione territoriale. Insomma, il territorio era maturo per tentare il salto di qualità anche nell’ambito culturale. L’occasione offerta dal bando della Fondazione CARIPLO era, dunque, troppo importante per farsela sfuggire e così, grazie al ruolo di sostegno alle azioni di sviluppo svolto dalla SO.SVI.MA. spa, l’Agenzia di sviluppo locale delle Madonie, si avvia una comune riflessione territoriale tra tutti i soggetti pubblici e privati in grado di far scaturire un’ipotesi progettuale coerente con le finalità del bando. L’idea che ne viene fuori è quella di realizzare un Distretto culturale sul paesaggio e sul patrimonio immateriale delle Madonie. Un Distretto dedicato al paesaggio che, in virtù delle sue diverse articolazioni e letture, potesse dare forza e rappresentare la sintesi delle qualità culturali presenti nel territorio, simbiosi tanto di cultura materiale che di cultura immateriale. L’articolazione del progetto elaborato si snoda in ben 11 itinerari tematici (il paesaggio della biodiversità del Geopark, della civiltà pastorale, dei castelli e dei borghi medievali, dei borghi marinari, agrario e dei feudi, dell’acqua e dei mulini, della manna, della ceramica, della Targa Florio, del sacro, della scrittura e delle narrazioni), che, quali contenitori e contenuti del patrimonio culturale immateriale del Mediterraneo, non fanno altro che contribuire al potenziamento e alla qualificazione dell’offerta turistica integrata del territorio. Così, nel novembre 2005, dopo aver sottoscritto un accordo interpartenariale tra gli aderenti: la SO.SVI.MA. Spa, i Comuni di Caltavuturo, Collesano, Geraci Siculo, Petralia Sottana, Petralia Soprana e Polizzi Generosa, l’Ente Parco delle Madonie e l’Azienda Autonoma Provinciale del Turismo di Palermo e individuato la Fondazione “G.A. Borgese” quale soggetto capofila idoneo a presentare l’istanza alla Fondazione CARIPLO, il progetto è presentato. Occorreva solo aspettare l’istruttoria per l’esito finale.

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Un anno dopo, a novembre del 2006, giunge alla Fondazione “G. A. Borgese” una lettera di poche righe a firma del Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CARIPLO con la quale si comunica il finanziamento del progetto.

il patrimonio culturale territoriale mettendo a sistema l’insieme dei beni culturali presenti.

Che ci si creda oppure no (ma i fatti sono questi e sono veri), i milanesi della Fondazione CARIPLO, hanno effettivamente valutato motu proprio il merito delle proposte progettuali e, evidentemente, hanno ritenuto meritevole il progetto del Distretto Culturale delle Madonie.

Per la prima volta, infatti, il territorio, che comprende ben 21 Comuni di cui 15 ricadenti nell’area del Parco delle Madonie, ha ragionato e discusso concretamente su come mettere a sistema tale insieme di beni culturali, come valorizzazare tale patrimonio collettivo che non è della sola comunità dove esso ricade e, cosa ancora più importante, come realizzare una musealizzazione territoriale diffusa mettendo in rete i musei al fine di assicurare una più complessiva offerta culturale.

Si trattava, dunque, di avviare i relativi lavori e concluderli entro 30 mesi da quella comunicazione. Alla fine, nel mese di aprile 2009, presso ognuno dei Comuni partners il Distretto culturale delle Madonie è stato inaugurato con apposite iniziative e, successivamente, rendicontato alla Fondazione CARIPLO. Grazie al Distretto, presso ogni ufficio di informazione turistica dei Comuni partners realizzati in precedenza dall’Ente Parco delle Madonie, sono stati creati servizi culturali in grado di ‘leggere’ il contesto territoriale e di conoscere le diverse valenze territoriali presenti a partire dagli stessi centri storici con i loro patrimoni artistici e architettonici, dall’ambiente circostante con la rete sentieristica presente nell’area del Parco, per finire a tutti quegli aspetti della cultura immateriale del territorio: tradizioni, saperi e sapori tramandati di secoli in secoli. Un servizio di audio guida territoriale (e non solo museale e cartaceo pur presenti), insieme alla possibilità di accedere all’assistenza di un call center grazie ad un apposito numero verde, completano gli interventi di carattere territoriale offerti dal Distretto Culturale delle Madonie. Ma grazie al finanziamento è stato pure realizzato, presso la sede della Fondazione “G.A. Borgese”, una sala espositiva dove, per la prima volta, all’interno della mirabile cornice dell’ex Palazzo del Collegio dei Gesuiti del 1700, oggi sede del Municipio, sono state esposte le opere di Giuseppe Antonio Borgese.

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E ancora, la realizzazione del Distretto culturale delle Madonie, con il carico della sua elaborazione e gli sviluppi di una sua più puntuale riflessione territoriale sulla valorizzazione delle risorse culturali, ha prodotto anche altre significative iniziative. Innanzitutto il rafforzamento della governance locale a continuare il ragionamento su come valorizzare

Anche in questo ambito, i risultati non si sono fatti attendere.

È nata così una prima Rete dei Musei Madoniti nel cui ambito è nato successivamente il progetto relativo al Sistema Museale della città a rete Madonie-Termini comprendente ben 17 realtà museali, finanziato nel 2012 dalla Regione Siciliana, Assessorato Regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana nell’ambito del bando pubblico per la concessione di aiuti in de minimis in attuazione del Programma operativo FERS 2007/2013, asse 3, obiettivo operativo 3.1.2. azione 3.1.2. Aa “Azioni di integrazione tra imprenditoria turistica e risorse culturali e azioni di sostegno alle imprese culturali, incluse quelle appartenenti al terzo settore”. Inoltre, per germinazione indiretta ne è scaturita anche la Rete dei musei della valle del Belice presentata il 15 aprile 2011 nella suggestiva cornice del Baglio Florio del Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa; Rete belicina ispirata e mutuata proprio dalla Rete dei Musei Madoniti. Ma, dalla considerazione del paesaggio come bene culturale da tutelare, essenziale per la valorizzazione delle risorse territoriali e per uno sviluppo equilibrato, sono scaturite ancora altre due idee fondamentali: l’iniziativa di Parole e Musica in Natura e il filmfestival sul paesaggio, idee che si sono poi sviluppate e rafforzate in maniera autonoma e che la Fondazione “G.A. Borgese oramai promuove e realizza con successo.

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Ho sempre avuto davanti alle grandi scene della natura straordinarie impressioni di suono. Come Pitagora sentiva l’armonia delle sfere, così a me pare di udire le voci del silenzio; e mi pare incredibile che gli altri non le odano con me. I tramonti hanno squilli attutiti di ottone, note basse, vellutate, di trombe; la vista d’un ghiacciaio empie l’aria d’un fragore di timpani, di un canto terribilmente acuto e tuttavia terribilmente dolce come deve essere quello dei cigni moribondi udito dai poeti sul limite dell’ineffabile158. Giuseppe Antonio Borgese,Tempesta nel nulla Giovedì 30 aprile 2009: inaugurazione Sede Distretto culturale delle Madonie di Polizzi Generosa. Nella foto, da sinistra: Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”, Salvatore Glorioso ex Sindaco di Polizzi Generosa e già Presidente della Fondazione “G.A. Borgese, l’Assessore alla cultura, Vincenzo Cascio, il Parroco, don Calogero Cerami, il Sindaco, Patrizio David.

12.

Parole e Musica in natura

L

(2008 - 2012)

a luna piena, inaspettatamente, sorge dietro le cime dei monti posti a corolla come quinte di quel palcoscenico naturale. La sua luce intensa illumina quel teatro posto a 1600 metri di quota.

All’improvviso, la folla lì radunata e già attenta a prestare attenzione a quella particolare e suggestiva manifestazione, colta di sorpresa da quei bagliori notturni che accendono le cime degli alti faggi che circondano la

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Giovedì 30 aprile 2009: inaugurazione sala espositiva della Fondazione “G.A. Borgese”

158  G.A. BORGESE, Tempesta nel nulla, op. cit., 42.

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radura, all’unisono si gira e, all’unisono, in quel buio illuminato, emette una sola e unitaria esclamazione di stupore, come di bambino:“ohhhhhhhhhhh”. La bellezza di quella scena, non prevista né calcolata; la suggestione di quell’immenso paesaggio naturale ammirato e goduto in condivisa ascensione per irti sentieri, lassù in alta quota dove non può nessun disturbo urbano a inquinare quell’atmosfera di ricercato equilibrio; il chiarore che dirada il buio e che illumina le facce dei tanti adulti ritornati bambini a far vedere, gli uni agli altri, gli occhi di ciascuno sgranati a cogliere e trattenere per sé quello spettacolo naturale che, in genere, sorge solo ed esclusivamente per la natura circostante; è davvero qualcosa di indescrivibile e intrasmissibile se non vi si partecipa direttamente. Sono emozioni uniche che si vivono laddove i luoghi prescelti carichi di natura avvolgono tutto l’essere in una fascinazione nella quale tutti i sensi sono dilatati a percepire e vivere quella porzione di universo che si offre agli astanti in maniera così sublime. Ancora, incamminarsi su quell’irto e roccioso sentiero per raggiungere le vette solitarie dei monti che segnano, dopo l’Etna, il profilo più alto delle montagne di Sicilia e guardare, al di là delle cime dei monti circostanti, laggiù, oltre i verdi faggi e lecci, laggiù all’orizzonte, le sette perle del Mediterraneo, lì stagliate tra il blu del mare e l’azzurro del cielo a segnare, tutti insieme, i colori e la luce intensa di cui è irradiato tutto il paesaggio circostante. Ed è stato davvero emozionante, un’altra volta, assistere, durante una sosta pensata prima di conquistare la vetta, alla commozione di persone, semplicemente in estasi, con gli occhi lucidi per la vibrazione d’animo suscitata dall’ascolto della lettura, lì in mezzo a quel paesaggio d’alta quota, di alcune pagine di Tempesta nel nulla, laddove Borgese, in uno struggente ricordo d’amore ispirato dalla visione dei paesaggi engandinesi che stava esplorando, descrive, in un canto di commozione, i paesaggi dei suoi luoghi natii. Quelle pagine, lassù lette, recitate e ascoltate in religioso silenzio, trattandosi di rievocazioni della memoria ma pur sempre cariche di limpida forza espressiva, grazie ad una scrittura ricercata e meditata in ogni sua singola parola, grazie alla loro elevazione poetica, consegnano un affresco in cui tutto sembra trasfigurato, illuminato da una luce magica, . 146

E poi, infine, al culmine dell’ascensione, lì in quell’altura, nel fondo di quella dolina naturale dove ancora resistono ghiacciai impensabili in piena

estate in un’isola al centro del Mediterraneo, piuttosto che nel ventre di quel bosco sui generis di agrifogli secolari che è una specie di cattedrale gotica naturale159, ascoltare la musica, le note che si librano nell’aria e inondano, della loro armonia, tutto il dintorno a riempire quelle distese paesaggistiche di un’unica comune sinfonia intrecciata con la sinfonia naturale già esistente tutto intorno. Sono queste le diverse esperienze vissute grazie alla manifestazione di Parole e Musica in natura che la Fondazione organizza e svolge, oramai, ogni estate, dal 2008. Una coinvolgente manifestazione escursionisticaletteraria-musicale in luoghi fortemente caratteristici dal punto di vista ambientale e paesaggistico, durante la quale sono proposti brani tratti dall’opera letteraria di Giuseppe Antonio Borgese (o di altri Autori) e sono eseguiti, al termine dell’escursione, delle performance narrative e musicali. Se l’arte suscita emozioni, interroga il fruitore, lo coinvolge, gli impone ascolto, attenzione in un rapporto diretto, esclusivo tanto più quest’arte vissuta in così suggestivi paesaggi, dilata i sensi, aumenta la percezione, predispone all’ascolto, richiede attenzione per cogliere i timbri dei suoni naturali, del vento che, soffiando, fa sentire il suo fruscio fra le cime degli alberi, creando la giusta atmosfera per recepire al massimo l’espressione di una pagina letteraria, una poesia, un verso, le parole che il Poeta ha voluto offrire di sé al mondo intero. Grazie a tale manifestazione,gli amanti della natura,della letteratura e della musica, in una specie di trekking spirituale, godono, contemporaneamente, la passione per l’escursionismo naturalistico, l’armonia evocativa della musica e la potenza suggestiva della letteratura, con una acquisita maggiore consapevolezza della responsabilità che ognuno di noi ha di salvaguardare e tutelare il paesaggio. Insomma, un’intensa esperienza emotiva-sensoriale ma anche culturale davvero unica, nella quale, su tutto, domina la bellezza, la bellezza del paesaggio circostante, la bellezza della pagina letteraria, la bellezza dell’armonia musicale.

159  Si tratta del bosco naturale di agrifogli giganti presente nel Parco delle Madonie a Piano Pomo di Petralia Sottana-Castelbuono, a circa 1435 m.s.l.m. Esso è costituito da un nucleo di 317 piante che formano un particolare e unico e suggestivo ecotipo. L’iniziativa 147 vi si svolse Sabato 3 luglio 2010.


Sabato 9 agosto 2008. Inizio escursione notturna Piano Battaglietta – vallone Zottafonda (1700 mt. circa s.l.m.).

Lungo il sentiero Piano Battaglietta – vallone Zottafonda (1700 mt. circa s.l.m.).

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Arrivo al punto di ritrovo Dolina Vallone Zottafonda (1700 mt. circa s.l.m.)

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Sabato 16 agosto 2008. Escursione sul Carbonara (1979 mt. s.l.m.), lungo il sentiero Piano Battaglia - Scalonazzo. Performance musicale del gruppo Brass Quartet.

Dolina Vallone Zottafonda (1700 mt. circa s.l.m.). Performance teatrale di Alberto Nicolino che recita: ”Giuseppe Antonio Borgese tra fiabe e realtà” - con l’accompagnamento al sassofono del Maestro Gaetano Costa

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Sabato 16 agosto 2008. Escursione sul Carbonara (1979 mt. s.l.m.), lungo il sentiero Piano Battaglia - Scalonazzo. Performance narrativa di Alberto Nicolino - omaggio a Borgese, Sciascia, Consolo.

Sabato 16 agosto 2008. Vetta del Carbonara (1979 m s.l.m.). Performance narrativa di Alberto Nicolino - omaggio a Borgese, Sciascia, Consolo.

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Quando scese alla stazione di Campagnammare, era mattina alta, e i colori della terra e del mare gli apparvero tanto diversi da quelli che aveva pensati la notte. I suoi occhi, che erano ancora pieni della pace toscana, guardarono increduli a quella veemenza di contrasti. Il mare era turchino e l’agrumeto era verde. Ma che turchino! E che verde! Si sarebbe detto che ogni onda, ogni foglia fosse vestita di una lamina di sonante metallo, e che quel metallo si chiamasse il quanto-più-verde o il quanto-più-turchino possibile. Di là dai binari, i cespugli polverosi dei gerani sfioriti, le due file di eucalitti…le foglie dei fichi, lo stradone, tutto era d’un bianco disperato che ricordava la sensazione di sete… Conosceva il luogo, sasso per sasso, tronco per tronco… “Certo” pensava “se Federico visitasse questo paesaggio, direbbe che è un paesaggio iperbolico. I colori, le linee, i suoni, tutto è fuori proporzione ed esasperato. Chi nasce in questa luce, o si mortifica, o si esalta fino alla manìa, e a una certa età si ritrova con gli occhi vuoti d’un animale domestico o con gli occhi pazzi come me…160. Giuseppe Antonio Borgese, Rubè

Sabato 16 agosto 2008. Vetta del Carbonara (1979 m s.l.m.). Performance narrativa di Alberto Nicolino - omaggio a Borgese, Sciascia, Consolo.

13.

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Filmfestival sul paesaggio

(2010 -2012)

l paesaggio avvolge, trasmette emozioni, sentimenti, saperi, storie, miti e narrazioni che fin dalla nascita e lungo il corso di tutta la vita, formano e plasmano la nostra identità culturale. Per questo

160  G.A. BORGESE, Rubé, op. cit., 346-347-354.

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suo valore e per questa sua particolare funzione, il paesaggio è un bene comune da tutelare e garantire per le generazioni future perché portatore di valori e di patrimoni identitari. Lo afferma l’articolo 9 della Costituzione Italiana: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Lo ribadisce a chiare lettere la Convenzione europea del Paesaggio: «…il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all’attività economica; … il paesaggio coopera all’elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell’Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell’identità europea; … il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana; … il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comporta diritti e responsabilità per ciascun individuo…». Da queste considerazioni e dall’esperienza maturata nella realizzazione del Distretto culturale delle Madonie, nasce l’idea di un Filmfestival dedicato al paesaggio. Quando, nell’autunno del 2009, quale continuazione della partnership del Distretto culturale delle Madonie, si avanzò la proposta di un Filmfestival sul paesaggio, un evento culturale da realizzarsi in più mesi e da tenersi nei diversi Comuni delle Madonie, con diverse sezioni tematiche, quasi nessuno condivise l’iniziativa, ed essa cadde nel vuoto. Ma, se non era stata accolta dal territorio nel suo insieme, perché non provare a realizzarla, intanto, in un solo Comune e magari successivamente estenderla anche al resto degli altri? Così, a febbraio 2010, si parte con l’organizzazione della prima edizione del Filmfestival. Più che altro una scommessa, un azzardo: nessuna esperienza al riguardo, nessuna competenza specifica nel settore, un’organizzazione da costruire per garantire il perfetto svolgimento dell’iniziativa.

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Semplicemente: si butta il cuore oltre l’ostacolo, come spesso è accaduto per altre analoghe circostanze, azzardando il passo in un terreno

pieno di incognite, ma solo perché si è sicuri della collaborazione e del sostegno di altre esperienze che poi confluiranno tutte nella Rete del caffè sospeso, innanzitutto quello del Valsusa Filmfestival dal quale si è mutuata l’idea. La macchina si mette in movimento, il termine di scadenza per i concorrenti è fissato. Cominciano ad arrivare le prime iscrizioni ad un Filmfestival sconosciuto, inedito, senza nessuna campagna promozionale alle spalle se non il minimo necessario per veicolare in rete l’iniziativa. Alla fine i concorrenti sono oltre 90 e provengono, oltre che dall’Italia, anche dalla Spagna, dalla Polonia, dal Canada, dal Nepal. Più ci si avvicina alla settimana di svolgimento (26 giugno - 4 luglio 2010), più i mass media danno risalto all’evento. La Rivista mensile CIAK, La Repubblica Viaggi, Il Venerdì di Repubblica, Il Sole 24 ORE, oltre che Il Giornale di Sicilia e l’edizione di Palermo di La Repubblica. La stessa trasmissione notturna di Radio Rai Uno che, nel giorno d’apertura, realizza un’intervista in diretta sulle finalità della manifestazione. Gli eventi culturali si susseguono ad un ritmo incalzante richiedendo ai partecipanti una estenuante attenzione. Escursioni notturne e diurne in alta quota tra letteratura e musica, presentazioni di libri, concerti, tours artistici nella città demaniale e poi, la sera, nella suggestiva scalinata fiancheggiante il magnifico palazzo dei Gesuiti del 1700, la proiezione, uno di seguito all’altro, dei documentari ammessi alla fase finale. Lo stesso inaspettato successo della prima edizione si replica anche nella seconda edizione del 2011: altri 90 partecipanti da diversi paesi. Il Corriere della Sera, con supplemento SetteGreen ne parla, insieme alla trasmissione di Radio Rai Tre ZA-ZA, che realizza un’intervista in diretta sulla manifestazione il giorno inaugurale, oltre che l’Avvenire e i soliti quotidiani regionali de Il Giornale di Sicilia e dell’edizione di Palermo de La Repubblica. I documentari proiettati, tutte opere inedite, spesso di giovani artisti, veri e propri talenti, meritano davvero attenzione al di là del modesto premio che la Fondazione concede ai vincitori. Il taglio degli argomenti trattati, grazie alla maestria degli autori consegna uno spaccato della nostra vita individuale e sociale in relazione a ciò che ci circonda e ciò che ci circonda è il paesaggio, lo scenario nel quale si svolge la nostra vicenda umana.

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Ecco emergere così, dai documentari, la dimensione urbana delle città concepite, una volta, nelle loro forme architettoniche per magnificare l’espressione della bellezza del paesaggio circostante e pensate come luoghi di relazioni e di incontri a partire dalle piazze, fulcro della vita sociale, cui sono contrapposti i non luoghi delle diverse ma identiche città contemporanee costruite, oggi, senza più relazione con il paesaggio circostante, senza più centri, senza piazze da cui partire o in cui arrivare. Una lettura sulla anonimità e sulla mancanza di identità che caratterizza il vivere urbanizzato di oggi, a differenza delle città consegnatici dalla storia passata. Così, grazie ad un ritmo martellante e incalzante scelto dal regista come in un thriller mozzafiato, ecco emergere l’odierno smarrimento di senso nell’essere costretti a vivere in ambiti, in terre, spesso al margine, in cui si è distrutta una pur minima possibilità di riconoscimento, perché quei luoghi, quelle città, sono città mal costruite perché mal pensate e mal progettate. Nidi di alveare, loculi cimiteriali per persone vive, luoghi senza anima in cui la bruttezza domina e invade permeando ogni dimensione urbana e umana, tanto da spingere chi vi vive alla perdita di sé, all’estraniamento. Da qui la sfida e il richiamo, forte, per converso, alla bellezza, negata, e alla ricerca di una dimensione più umana delle città. Oppure ancora, assistere, grazie al tocco magico dei registi, ai racconti di come proprio la bellezza, infine, salva. Alla fine di tutto, così come al suo inizio, ogni cosa vive e si esprime per la bellezza, cioè per la ricerca armoniosa e perfetta delle cose che esistono. Dall’alto e dalla profondità di una vita vissuta, ci si può ancora commuovere di fronte allo spettacolo della natura, si può ancora lottare per riportare alla memoria una dimensione ancestrale ancora pulsante nell’intimo delle pietre delle case, nel colore, nei rumori, negli odori e nei sapori di una terra che vive in chi sa interpretarne i suoi nessi più profondi.Testimonianze magistrali e preziosi, sequenze di racconto e di immagini che consegnano alla responsabilità di ciascuno il compito di proseguire nell’opera di ricollegamento del proprio essere con l’essenza della natura.

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E poi, altre scene, altre suggestioni, altre riflessioni concentrate, grazie alla maestria dell’artista, in appena 15 minuti: l’incontro e la relazione tra generazioni, il tendersi e il darsi la mano tra due persone anziane già verso il tramonto delle loro vite accostato al tendersi la mano di due bambini ancora incerti nel loro cammino ma che esprimono, entrambi, la forza, l’impeto e l’urgenza dell’amore, cioè di ciò che non muore. E non muore mai il suo sentimento che accompagna ciascuno, anche quando chiudono gli occhi per riposare, per sempre. Si assiste così, con la delicatezza di un

tocco d’arte, in uno struggente e quasi surreale quadro paesaggistico, al gioco di immagini che innerva e innesta di senso profondo ed essenziale le parole che altrimenti pronunciate, sarebbero solo flatus voci. Documentari che si susseguono e parlano, tutti, di una geografia di volti umani, carica di identità culturale e di storie, personali e collettive. Due le sezioni concorsuali del Filmfestival. La prima, “Il paesaggio bene comune da preservare”, riservata a filmati che hanno per tema i luoghi e le comunità che esprimano l’universale concetto di diritto alla bellezza. La seconda sezione, invece, Il volto umano come paesaggio racconta gli incontri, dedicata al paesaggio dei volti, all’antropologia che vi è sottesa. Volti consueti del nostro paesaggio quotidiano, geografie di volti umani, cariche di identità culturale e di storie personali e collettive. Il Filmfestival sul paesaggio vuole essere questo: una riflessione culturale e sociale sull’importanza del paesaggio e della bellezza che non è solo un concetto astratto o un’edificante teoria estetica ma è una collina ben tenuta, un paesaggio contadino ben difeso, protetto come un’eredità da rispettare, una forma di città, almeno quella di una volta, compatta, armonica, unitaria. Un diritto che tutti i cittadini devono rivendicare al pari al diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, perché esso determina le condizioni di una migliore qualità della vita e più integre relazioni sociali.

Domenica 27 giugno 2010 Inaugurazione 1° edizione 2010 film festival sul paesaggio. Da sinistra: Vincenzo Cascio Vicesindaco-Assessore alla Cultura di Polizzi Generosa; Giuseppe Intrivici, componente, per l’Ente Parco delle Madonie,del CdA della Fondazione “G.A. Borgese”; Patrizio David, Sindaco di Polizzi Generosa; Ambra Meda, ricercatrice, Clara Aiosa e Gandolfo Librizzi Presidente e Direttore della Fondazione “G.A. Borgese”.

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Sabato 3 Luglio 2010, presentazione del libro di Chiara Sasso “Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri. Un racconto sulle esperienze di accoglienza verso di migrantidi Riace, Caulonia, Stigliano”. Da sinistra: Chiara Sasso, autrice del libro; Giovanni Maiolo, giornalista; Clara Aiosa, Presidente della Fondazione “G. A. Borgese”, Mario Affronti, Segretario regionale della Società Italiana Medicina dei Migranti; Gandolfo Librizzi, Direttore della Fondazione “G. A. Borgese”. Domenica 27 giugno 2010. Inaugurazione 1° edizione Filmfestival sul paesaggio.

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Domenica 4 luglio 2010, presentazione del libro di Dario Consoli “Il peccato della ragione. “Saggio di Borgese Sulle origini intellettuali del fascismo” . Da sinistra: Dario Consoli, autore del libro; Natale Tedesco, emerito di Letteratura italiana e presidente del Comitato scientifico della Fondazione “G. A. Borgese”; Clara Aiosa e Gandolfo Librizzi Presidente e Direttore della Fondazione “G. A. Borgese”.

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Tutto il giorno seguente rimasi…in incognito, e fui quieto e sereno. C’era sole per me, e silenzio, e solitudine fra estranei nella città sconosciuta…. Non la finivo più di ridere a me stesso che la bellezza di questa città era quanto meno originale e singolare… In compagnia di tali ed altri similmente tranquilli e insignificanti pensieri, con le mani sulla schiena e lo sguardo vagante, ero giunto di nuovo sull’arioso crocevia…, e, cavato l’orologio, vidi che mi rimanevano tre ore prima della partenza e che, come raramente mi accade, ero ricco di tempo e libertà161 . Giuseppe Antonio Borgese, La città sconosciuta

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Un percorso letterario en plein air alla scoperta di Borgese L’idea non era nuova. Altrove, a Nuoro, per esempio, con Grazia Deledda o a Firenze, con Dante Alighieri, è stata sperimentata con successo. Ci si chiese: perché non realizzare, anche a Polizzi Generosa, un percorso letterario urbano che, grazie alla collocazione di apposite targhe lungo le vie e nelle piazze del centro storico, introduca il cittadino, il turista o il semplice viaggiatore di passaggio, alla scoperta di Giuseppe Antonio Borgese e della sua vasta opera? 162

Vincitori prime due edizioni Filmfestival sul Paesaggio.

161  G.A. BORGESE, La città sconosciuta, op. cit., 11-13.

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Nei bar di Napoli, quando una persona era particolarmente felice perché aveva qualcosa da festeggiare oppure perché aveva iniziato bene la giornata, beveva un caffé e ne pagava due, per chi sarebbe venuto dopo e non poteva pagarselo. Era un caffé offerto ….. all’umanità. Di tanto in tanto qualcuno si affacciava alla porta e chiedeva se c’era “un caffé sospeso”…. e spesso riceveva in cambio anche un sorriso162.

Quando si osò pensare all’iniziativa, pur persuasi della sua validità, tuttavia, si temevano le reazioni delle persone. Ma, come spesso però accade, le reazioni delle persone, invece, furono molto più che favorevoli ,a tratti, entusiaste. Diverse di loro, incuriosite, si avvicinavano e trattenevano fra le mani le targhe e, leggendo piano piano come un bambino ai primi tentativi di lettura, esprimevano tutta la loro meraviglia che un loro concittadino di cui, certamente, avevano sempre sentito parlare ma mai letto qualcosa, potesse scrivere quelle parole di così profondo significato. E poi ancora, l’altra sorpresa, nell’assistere ad alcuni commercianti che esprimevano la loro preferenza su quale targa volessero collocata nei pressi del loro negozio, per via della frase riportata. La sorpresa finale di compiacimento, fu ultimato il lavoro. Si assistette all’incredulità di stupore e meraviglia delle tante persone, cittadini del luogo e non, che, passeggiando su e giù per il corso principale come autentici flaneur, soffermandosi ad ogni targa per leggervi il contenuto, lo commentavano per poi proseguire per la successiva targa, come ad un gioco dell’oca letterario, da casella a casella. Grazie a questo primo sperimentale nucleo di un progetto più ampio e organico di percorso letterario urbano, l’idea che si vuole realizzare più compiutamente è quella di offrire al viandante, stanziale o avventore che sia, la possibilità di scoprire la creazione artistica di Giuseppe Antonio Borgese, semplicemente camminando, in una escursione letteraria en plein air fra le vie e le piazze del centro storico.

15.

U

La rete del caffè sospeso

na rete di associazioni. Una rete chiamata “Caffé Sospeso reti di festival, rassegne, associazioni culturali in mutuo soccorso” per veicolare nuovamente questa buona pratica in uso a Napoli, per offrire spazi culturali liberi, lavorando in rete, mettendo a disposizione saperi, testimonianze, documentazione, con quello stesso spirito di solidarietà che ricorda, appunto, il “caffé sospeso”. L’appuntamento fu fissato a Napoli, domenica 14 novembre 2010. Sette Associazioni, fra cui la Fondazione “G.A. Borgese”, provenienti da angoli opposti di un’Italia che pure esiste ma non è adeguatamente rappresentata, da Trieste a Lampedusa, da Cagliari a Riace, da Polizzi Generosa, alla valle di Susa, a Napoli, per dare vita a un’Associazione sui generis dove la cultura, la solidarietà, i territori sono il centro focale di un comune impegno, di una comune sensibilità.

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162  Maggiori informazioni sulla Rete del Caffè Sospeso su: www.caffesospeso.wordpress.com

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Sette esperienze di associazioni culturali che lavorano sul territorio e credono in una cultura in grado di incidere, nutrimento per l’anima, patrimonio che aiuta a stare insieme, a capire gli inevitabili cambiamenti della società. Una cultura vissuta sul campo, lontana dai tappeti rossi, dai marketing, che fa della “sobrietà” un tratto distintivo dell’agire di queste realtà associative. Sette Associazioni che organizzano sette festival di cinema e cultura: il Festival del Cinema dei Diritti Umani a Napoli; il Lampedusainfestival, a Lampedusa; il Filmfestival sul Paesaggio a Polizzi Generosa; il Marina Café Noir - Festival di Letterature Applicate, a Cagliari; il Riaceinfestival, a Riace; gli S/paesati, a Trieste e il Valsusa Filmfest, in Valle di Susa. I temi: l’incontro con l’Altro, l’accoglienza, l’immigrazione, le buone pratiche, il paesaggio e il recupero della memoria storica. Una specie di mappa dell’identità perduta per offrire spazi di socialità diffusa e condivisa e di riflessione culturale fuori dai canali tradizionali, in cui al centro sono messi i territori e i cittadini che vi abitano, con le loro storie, le loro difficoltà, le loro aspettative. Sette associazioni che fanno del documentario, uno strumento di dialogo, di confronto, insostituibile per accrescere la coscienza civica che anzi ne incoraggiano la produzione, lo studio e la ricerca, e, soprattutto, la “circuitazione” nella rete del caffè sospeso. Ma, che, allo stesso tempo, oltre il valore e la forza espressiva del documentario, riconoscono soprattutto altre forme di produzione culturale quali opere teatrali, figurative, letterarie e poetiche, musicali in grado di veicolare sapere, consapevolezza, cultura a partire dai territori o dalle aree urbane marginali, ai confini della ‘vera’ produzione e offerta culturale, laddove, nei quartieri di grandi città come Napoli, Cagliari o Trieste o nei piccoli comuni dell’entroterra calabrese, siciliano o piemontese vi sono pochi spazi culturali adeguati ma l’eguale rivendicazione del diritto alla cultura, dell’uguale diritto a vivere spazi sociali conviviali, forme di arte e di bellezza al pari delle altre aree più ‘centrali” e ‘fortunate’ del paese.

ALLEGATI

Sette Associazioni per mutuare, anche nell’attività culturale, la pratica del ‘caffè sospeso’ in uso a Napoli: una solidarietà fra territori e uno scambio alla pari di esperienze, storie, progetti.

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Sette Associazione che, in un momento in cui sempre più ci si chiude nel proprio ‘particulare’ del proprio territorio o del proprio privato, propongono di aggregare questi ‘particulari’ in una rete diffusa e sistemica, senza distinzioni di collocazione geografica, dove centrale è la riflessione e l’impegno sui temi propri di una cittadinanza attiva e propositiva, animati dalla comune aspirazione e dal comune destino.

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STATUTO

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STATUTO FONDAZIONE “GIUSEPPE ANTONIO BORGESE” Art. 1 – Costituzione, soci fondatori e nuove adesioni Su iniziativa del Comune di Polizzi Generosa, assunta con delibere del Consiglio Comunale n° 192 del 29.12.1999 e n° 78 dell’8.6.2000 é costituita, ai sensi dell’art. 12 e seguenti del c.c., la “FONDAZIONE GIUSEPPE ANTONIO BORGESE”. Essa opera nell’ambito della Regione Siciliana, dalla quale, ottenuto il riconoscimento, è iscritta nell’apposito registro delle persone giuridiche ai sensi degli articoli 33 e seguenti del codice civile. La Fondazione è un ente dotato di personalità giuridica, non ha fini di lucro e persegue esclusivamente finalità di utilità sociale. Essa ha durata illimitata e si estingue nei soli casi previsti dall’art. 27 del codice civile. Sono soci fondatori: Il Comune di Polizzi Generosa, l’Ente Parco delle Madonie, l’Associazione Anthropos e la SO.SVI.MA. Essi sono membri di diritto del CdA. I soci fondatori s’impegnano a corrispondere alla Fondazione, ogni anno, una quota minima corrispondente alla quota iniziale d’adesione alla costituzione della Fondazione medesima. Tale quota, per il massimo del 10%, potrà essere destinata ad incrementare il patrimonio, per il restante 90% sarà destinata, quale quota d’esercizio, per lo svolgimento delle attività statutarie. Chiunque può diventare socio della Fondazione, sia essa persona fisica o giuridica, privata o pubblica. Tuttavia il nuovo socio si distingue in: a) Socio equiparato a socio fondatore se, trattandosi di Ente Pubblico e/o Associazione e/o Organismo Pubblico che opera a livello regionale e/o Nazionale, al momento dell’adesione, versi una quota pari a €. 18.000,00 di cui €. 12.911,42 quale quota patrimoniale ed €. 5.088,58 quale quota d’esercizio e una corrispondente quota annuale di €. 12.911,42. Se trattasi di Istituto Bancario che opera a livello territoriale, o Fondazione, se, al momento dell’adesione, versi una quota patrimoniale di €. 5.164,56 e, ogni anno, una pari quota d’esercizio. Se trattasi, invece, di Associazione culturale locale di diritto privato, versi una quota iniziale pari al totale delle quote versate dal corrispettivo socio fondatore fino alla data di adesione ed una quota annuale di €. 516,45.b) socio sostenitore, se persona fisica e corrisponde una quota annuale minima di €. 200,00; 186

c) socio benemerito colui che doni alla Fondazione una cospicua o consistente somma in denaro o in beni mobili e/o immobili e che è dichiarato tale dal Consiglio d’Amministrazione; Le adesioni dei soci equiparate a fondatore, dei soci sostenitori e benemeriti dovranno essere deliberate a maggioranza dei 2/3 delle quote patrimoniali dei soci fondatori. Eventuali non accettazioni di nuovi soci dovranno essere giustificate, documentate e messe a disposizione degli aspiranti soci non accettati. La quota annuale versata dal socio equiparato a socio fondatore pari a €. 12.911,42 è destinata, fino ad un massimo del 10% ai fini patrimoniali e per il restante minimo del 90% a quota d’esercizio. Art. 2 – Presidente e soci onorari Su volontà unanime espressa dal Comune di Polizzi Generosa con delibera del Consiglio Comunale n° 192 del 29.12.1999, la Presidenza onoraria della Fondazione “Giuseppe Antonio Borgese” viene conferita alla moglie di G.A. Borgese, Elisabeth Mann Borgese, e, successivamente, ai discendenti dello stesso G.A. Borgese indicati dalla famiglia. Il Presidente onorario, i figli e i nipoti in linea diretta di Giuseppe Antonio Borgese sono soci onorari della Fondazione. Essi possono intervenire alle sedute del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Scientifico. Art. 3 – Sede La Fondazione ha sede in Polizzi Generosa, provvisoriamente nei locali del Palazzo Municipale siti in Via Garibaldi. Il Comune di Polizzi Generosa, in attesa dell’acquisizione, ristrutturazione e destinazione della casa natale dello scrittore a sede definitiva della Fondazione e a sede dello stesso “museo Borgese”, mette nella disponibilità della Fondazione, provvisoriamente, propri locali siti nell’ex Collegio dei Gesuiti, oggi sede municipale e eventuale parte dello spazio del museo alla sezione dedicata a Giuseppe Antonio Borgese. Art. 4 – Scopi La Fondazione si propone di realizzare una più ampia conoscenza, promozione, valorizzazione e diffusione dell’opera artistica, letteraria,

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critica, giornalistica e politica dello scrittore polizzano Giuseppe Antonio Borgese mediante la realizzazione del progetto del Parco letterario denominato: “Giuseppe Antonio Borgese e Polizzi Generosa” approvato dal Comune di Polizzi Generosa con propri atti del Consiglio Comunale n° 105 del 25.09.1998 e di Giunta Municipale n° 489 del 28.09.1998. La Fondazione intende attuare le proprie finalità preminentemente mediante: a) la pubblicazione e la diffusione di volumi, riviste e notizie sull’opera e sulla vita di G.A. Borgese e il suo tempo; b) la promozione di convegni di studio, di ricerche critico-letterario e giornalistiche su G.A. Borgese anche in collaborazione con istituti universitari e di ricerca italiani e stranieri e con i provveditorati agli studi siciliani; c) la riunificazione, conservazione e ordinamento dell’archivio di G.A. Borgese; d) la promozione di iniziative volte alla valorizzazione e gestione del patrimonio culturale di Polizzi Generosa, delle Madonie e della Sicilia e delle opere degli artisti siciliani. Nello specifico la Fondazione intende promuovere e attuare, anche a mezzo di convenzioni e/o affidamenti a soggetti terzi, i seguenti Interventi Culturali connessi alla figura e opera di G.A. Borgese: 1. Premio Letterario a lui intestato da assegnare a sezioni tematiche, narrativa, critica letteraria, giornalismo, politica; 2. Borsa di studio G.A. Borgese e le Madonie rivolto agli alunni delle Suole di ogni ordine e grado e agli studenti universitari avente per tema o Borgese o la salvaguardia e la promozione del patrimonio culturale polizzano/madonita/siciliano; 3. Emissione di un francobollo intestato al Parco letterario “G.A. Borgese e Polizzi Generosa”; 4. Fiera del libro mediterraneo, a cadenza annuale, in cui presentare e vendere i libri che trattino dei paesi del Mediterraneo o scritti da autori mediterranei; 5. La gestione di immobili e/o spazi e beni culturali destinati ad attività comunque connesse all’arte, alla cultura, alla ricreazione; 188

6. Allestimento e organizzazione di un centro di documentazione e ricerca su Giuseppe Antonio Borgese; 7. Allestimento e organizzazione di un museo intitolato a G. A. Borgese dove esporre libri, manoscritti, fotografie, oggetti appartenuti a G.A. Borgese; 8. Allestimento e organizzazione di un centro di formazione per il recupero di alcuni antiche mestieri. Inoltre la Fondazione, oltre a promuovere, organizzare e gestire eventi culturali di ogni genere attraverso i quali valorizzare e promuovere la realtà locale, può compiere anche interventi che mirano a recuperare, rendere fruibile e gestire patrimoni culturali ed ambientali, tanto materiali quanto immateriali, con riferimento particolare ai circuiti museali, circuiti archeologici e monumentali al fine anche di migliorare la qualità dell’offerta di servizi e di attività culturali e moltiplicare, qualificare e diversificare l’offerta di strutture e servizi per i consumi culturali e di soggiorno turistico. La Fondazione potrà compiere ogni atto ritenuto utile per il conseguimento dei fini statutari. Art. 5 – Patrimonio Il patrimonio della Fondazione, come dotazione iniziale alla data del 31.12.2004 è di €. 60.477,06 pari alle quote interamente versate dai sotto indicati soci fondatori: - del Comune di Polizzi Generosa nella misura di €. 27.113,98 (annualità 2002, 2003 e 10% quota 2004); - dell’Ente Parco delle Madonie nella misura di €. 27.113,98 (annualità 2002, 2003 e 10% quota 2004); - della SO.SVI.MA. spa nella misura di €. 5.164,56; - dell’Associazione Anthropos nella misura di €. 1.084,54 (annualità 2002, 2003 e 10% quota 2004); oltre a €. 1.549,37 corrispondente al valore del carteggio di Giovanni Borgese e di Giuseppe Antonio Borgese donato dal Comune di Polizzi Generosa. Successivamente il patrimonio della Fondazione potrà essere incrementato: - con il massimo del 10% della quota annuale che i soci fondatori si sono obbligati a versare ai sensi dell’art. 1, comma 4;

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- dalla prima quota di adesione alla Fondazione per i nuovi soci e dalle successive quote annuali pari ad un massimo del 10%;

- dalla quota versata dal socio sostenitore non destinata a fini patrimoniali;

- da una quota fissata dal CdA del versamento del socio sostenitore;

Art. 7 – Organi

- dalla quota versata dal socio benemerito se destinata a fini patrimoniali;

Sono Organi della Fondazione:

- da versamenti di altri Enti Pubblici, Associazioni pubbliche e/o privati, nonché da eventuali Privati cittadini che liberamente vorranno sostenere gli scopi della Fondazione.

- Il Presidente della Fondazione

Art. 5bis La Fondazione non distribuisce profitti derivanti dallo svolgimento delle attività dell’ente. Pertanto, i soci fondatori e/o equiparati, né gli amministratori in loro rappresentanza, nonché i soci benemeriti e sostenitori hanno diritto a richiedere la distribuzione di eventuali profitti. Ogni profitto derivante a qualsiasi titolo dalle attività poste in essere dalla Fondazione, incrementa le rendite e le riserve così come previsto dall’art. 6. Art. 6 – Rendite e Riserve Alle spese occorrenti al funzionamento, la Fondazione provvederà: - con le rendite del patrimonio; - con le quote d’esercizio versate dai soci fondatori e non destinate ad incrementare il patrimonio ai sensi dell’art.1, comma 4; - da eventuali risorse aggiuntive versate dai soci fondatori, ai sensi dell’art. 8, comma 11, in relazione alle attività che la Fondazione dovrà svolgere;

- Il Direttore, secondo le competenze proprie attribuite con apposito regolamento interno ai sensi dell’art. 15 del presente Statuto - Il Comitato Scientifico - Il Revisore dei Conti - Assemblea dei soci Art. 8 – Consiglio d’Amministrazione La Fondazione è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto dai soci fondatori e equiparati. Ogni Ente e/o Associazione nomina il proprio rappresentante in seno al Consiglio d’Amministrazione. Per il Comune di Polizzi Generosa, l’Ente Parco delle Madonie, la SOSVIMA spa e l’Associazione Anthropos sono membri di diritto del Consiglio di Amministrazione il Sindaco protempore e i rispettivi Presidenti o loro delegati. Al Consiglio di Amministrazione, oltre ad esercitare le funzioni previste dalle norme del presente Statuto, spettano i compiti di:

- con i proventi della gestione dell’attività;

a) eleggere il Presidente della Fondazione;

- con eventuali donazioni di privati ed Enti non destinati a fini patrimoniali;

b) approvare entro il mese di dicembre, o al massimo entro il mese di febbraio, il conto preventivo dell’anno seguente ed entro il mese di aprile il conto consuntivo dell’anno precedente;

- con gli eventuali contributi dello Stato, della Regione, degli Enti Locali e di altri Enti pubblici e privati; - con le altre quote d’esercizio versate da nuovi soci e non destinate a fini patrimoniali.

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- Il Consiglio di Amministrazione

- dalla quota versata dal socio benemerito se non destinata a fini patrimoniali;

c) fissare la percentuale annuale della quota destinata a fini patrimoniali nonché quella destinata a quota d’esercizio entro i limiti fissati dall’art. 1. d) Dichiarare il socio benemerito; e) esercitare tutti i poteri per l’amministrazione del patrimonio della

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Fondazione e per la gestione delle entrate ordinarie e straordinarie e di disporre in materia tanto mobiliare che immobiliare; f) assumere e licenziare eventuale personale della Fondazione; g) nominare il Direttore, secondo le modalità di cui al Regolamento interno di funzionamento ai sensi dell’art. 15 del presente Statuto h) deliberare i regolamenti per l’esecuzione del presente Statuto e per il funzionamento del comitato generale premi; i) nominare i componenti del Comitato Scientifico; j) deliberare l’adesione di nuovi soci ai sensi dell’art. 1; k) apportare modifiche statutarie. Il Consiglio d’Amministrazione deve essere convocato almeno due volte l’anno e ogni qual volta il Presidente lo giudichi necessario o ne sia fatta richiesta scritta dai 2/3 dei suoi membri con indicazione degli argomenti da trattare. La convocazione è fatta dal Presidente con invito scritto diramato almeno otto giorni prima, con l’indicazione dell’ordine del giorno, salvi i casi d’urgenza, nei quali potrà essere convocato con qualsiasi mezzo idoneo. Le adunanze del Consiglio di Amministrazione sono legalmente costituite, in prima convocazione, quando vi è presente la metà più uno dei soci fondatori. Mentre, in seconda convocazione, a fissarsi con stesso avviso, ma da tenersi un’ora dopo la prima, con la presenza dei soci regolarmente convenuti. Le deliberazioni sono prese con il voto favorevole della metà più uno dei presenti espresso in modo palese, tranne nelle materie riguardanti persone, nelle quali si delibererà a scrutinio segreto. In caso di parità di voti prevale il voto del Presidente o di chi ne fa le veci. Le funzioni di segretario verbalizzante sono svolte dal Direttore generale della Fondazione. In sua assenza, le funzioni vengono svolte dal componente del Consiglio più giovane di età presente alla seduta. I verbali delle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione devono essere raccolti in ordine cronologico e devono essere sottoscritti dal Presidente e dal Segretario.

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Al fine di attuare con più efficacia gli scopi statutari, il Consiglio d’Amministrazione adotta il bilancio preventivo con allegata apposita relazione indicante le attività da svolgere durante l’esercizio sociale e i

costi necessari per l’attuazione delle singole iniziative. Copia del bilancio preventivo e di quello consuntivo sono trasmesse a tutti i soci al fine di acquisirne conoscenza e avere garantita una adeguata partecipazione e poter determinare così eventuale, straordinaria, contribuzione finanziaria aggiuntiva a favore della Fondazione. L’accettazione di nuovi soci dovrà essere deliberata a maggioranza dei 2/3 delle quote patrimoniali rappresentate dai soci fondatori. Per le modifiche statutarie occorre che la relativa proposta sia sottoscritta dai ¾ delle quote patrimoniali, tranne eventuali adeguamenti ope legis, e che la stessa sia approvata all’unanimità dei componenti il CdA. In ogni caso, prima dell’approvazione definitiva, il CdA sottopone al Consiglio Comunale di Polizzi Generosa la relativa proposta di modifica, per opportuna conoscenza. Per l’elezione del Presidente, in caso di parità di voti, prevale quello del Sindaco di Polizzi Generosa. Art. 9 – Durata in carica Gli Organi della fondazione, tranne il Revisore dei conti e il Direttore generale la cui durata è invece fissata dalla delibera di conferimento del loro incarico, durano in carica 5 anni dalla loro nomina e, alla loro scadenza, per prorogatio, fino alla costituzione dei nuovi Organi. In caso di dimissioni del Presidente, il Consiglio d’Amministrazione procede a nuova nomina fra i componenti, di diritto o loro delegati, del Consiglio d’Amministrazione. Art. 10 – Rappresentanza della Fondazione La rappresentanza Legale della Fondazione di fronte ai terzi ed in giudizio spetta al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Art. 11 – Attribuzione del Presidente Il Presidente del Consiglio di Amministrazione, oltre a rappresentare la Fondazione: a) convoca il Consiglio di Amministrazione che presiede proponendo le materie da trattare nelle rispettive adunanze; 193


b) firma gli atti e quanto occorra per l’esplicazione di tutti gli affari che vengono deliberati; c) sorveglia il buon andamento amministrativo della Fondazione; d) cura l’osservanza dello Statuto e ne promuove la riforma qualora si renda necessario; e) provvede, assistito dal Direttore, salvo diversa deliberazione del Consiglio di Amministrazione, all’esecuzione delle deliberazioni del Consiglio d’Amministrazione e cura i rapporti con le autorità tutorie; f) adotta in caso di urgenza ogni provvedimento opportuno riferendo nel più breve tempo al Consiglio; g) Nomina, sentito il Consiglio d’Amministrazione, il Presidente del Comitato Scientifico. In caso di assenza o impedimento del Presidente, le sue attribuzioni spettano al Consigliere delegato dal Presidente o, in mancanza di delega, al componente del Consiglio di Amministrazione più anziano. Il Presidente, tuttavia, in via permanente o temporanea, o a seconda dei casi, di volta in volta, con proprio atto, previa informativa al Consiglio d’Amministrazione, può anche delegare le proprie attribuzioni al Direttore generale. In tal caso, il Direttore generale, assume anche i poteri di firma di cui alla lettera b). Art. 12 - Revisore

documenti ritrovati nella casa borgese nel 2008

Fintantoché la Fondazione non provveda a nominare un proprio Revisore dei Conti, esercita tale funzione il Revisore dei Conti del Comune di Polizzi Generosa il quale svolge il suo mandato, gratuitamente quale estensione dell’incarico ricoperto presso il Comune, a norma degli articoli 2403 e seguenti del Codice Civile in quanto applicabili. Il Revisore dei Conti vigila sulla gestione finanziaria della Fondazione, sulla regolare tenuta dei libri e delle scritture contabili, nonché sull’osservanza del presente statuto, relazionando e rispondendo ai soli Organi della Fondazione e/o alle Autorità cui eventualmente la Fondazione è tenuta a rispondere ai sensi di legge. In particolare dovrà redigere le relazioni sul bilancio preventivo e sul conto consuntivo.

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Commemorazioni varie: - sul card. Rampolla avvenuta nella Chiesa Madre di Polizzi nel dicembre 1914; - sul cav. Antonino Gagliardo, 1883 letta dall’avv. Antonio Borgese; - su Vittorio Emanuele letta dall’avv. Antonio Borgese il giorno 29 gennaio 1878 nel Duomo di Polizzi Generosa; - alla memoria del D. F. P. Rampolla; - elogio funebre del card. Mariano Rampolla del Tindaro letto nei solenni funerali celebrati nella Madrice Chiesa di Polizzi Generosa il 16 gennaio 1914; - elogio funebre di SS Papa Pio X, 1914; - elogio funebre del B.ne Giulio Letterio Sgadari, 1895; - del Cav. Antonino Gagliardo letta dell’Avv. Antonio Borgese, 1883; - di S. M.Vittorio Emanuele II, letta dal professore Canonino Giuseppe Scialabba Gullo, nella maggiore Chiesa di Termini Imprese,il 24 gennaio 1878; - uno scritto di D. Federico Renzullo pel Rag. Luigi Martini caduto per la Patria, 1916; - scritto “In morte di Alessandro Manzoni canto di Giovanni Prati, 1873”, con appunti calligrafici; Memorie difensive diverse dell’Avv.Antonio Borgese, fra le quali: - le ragioni del Municipio di Polizzi Generosa contro le signore di Casal-Pietra, 1880; - per gli eredi legittimi del barone di Casalpietra contro il Municipio di Polizzi Generosa; - Petit contro il B.ne Nicolosi e Consorti alla Corte di Appello di Catania; Cartoline: su Messina, in particolare: - n° 5 ante terremoto (1906); - n° 15 sul terremoto (1908); - n° 25 ex post terremoto

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altre: - n° 12 cartoline di su altri luoghi; - n° 1 cartoline riportante la foto di Giovanni Borgese, caduto durante la prima guerra mondiale;

Foto: - n° 1 foto di Maria Freschi, prima moglie di G.A. Borgese con dedica; - n° 2 foto, poco leggibili, ritraenti un gruppo di persone all’aperto; - n° 1 foto ritraente, fra le altre, Maria Pia Borgese, sorella di G.A. Borgese; Scritti e pubblicazioni varie: - uno scritto su S. Gandolfo Sacchi da Binasco Protettore di Polizzi Generosa del Rev. P. Nicolò Nicchia del 1880; - uno scritto riportante la Risposta alla lettera del Sindaco di Polizzi Generosa inserita nel Giornale officiale di Sicilia il 1° aprile 1873; - due scritti dei cittadini di Polizzi Generosa al Sindaco Cav. Antonio Trapani, del 1880; - uno scritto del Prof. G. B. Carini su “I tempi, la vitale opere di G. B. Caruso”, estratto dalla rivista «La Siciliana», 1925; - uno scritto, non completo (pagine sparse) dal titolo “Ferrovia delle DUE IMERE”; - uno scritto di G.A. Silvestri e F. P. Mortillaro su La Sicilia del 1888; - scritto del Card. Alfonso Capecelatro “Perché le grandi calamità nel mondo e un discorso per i morti di terremoto”, 1909; - scritto di Salvatore Romano “Impressioni e ricordi di Storia Siciliana in un viaggio da Tunisi a Tripoli”, 1916; - scritto di Giuseppe Mazzini Doveri dell’Uomo, 1872; - estratto dagli Atti della R.Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di Paleremo del prof. Ettore Gabrici su Il Palazzo di Re Ruggiero; - Discorso per la solenne premiazione dell’anno scolastico 18721873; - Almanacco letterario del 1926, che pubblica la novella di G.A. Borgese “Il Miraggio” e note biografiche sparse, Diploma di laurea e altro: - Filosofica-Letteraria conferita nel 1864 a Borgese Antonio; - Scienze Giuridiche e Politico-amministrative conferito nel 1865 a Borgese Antonio; - Carta d’ammissione alla classe 4° ginnasiale, nell’anno 1861-1862 di Giuseppe Borgese; 197


Carta geografica: -- della Tripolitania e Pirenaica; Per quanto riguarda più propriamente Giuseppe Antonio Borgese, sono stati rivenuti i seguenti documenti: -------

n° 2 riviste, intonse, del Regno, rivista con la quale collaborava, e, precisamente, una del 31 marzo 1906, anno III, n° 5 e l’altra del 23 giugno 1906, anno III, n° 8; n° 1 estratto della rivista Hermes, rivista fondata e diretta dallo stesso, dal titolo “Giove e Prometeo”, del 1905, scritto dallo stesso Borgese; un estratto pubblicato sulla rivista “Cultura” del 1° marzo 1911, dal titolo Goethe e Romagnoli; un estratto da “L’Eloquenza”, pubblicato il 6 aprile 1914, dal titolo Il “De Monarchia” di Guglielmo II; estratto, con dedica al padre datato 27 XII 1909, dal titolo “Critica del concetto di originalità nell’arte”. Infine, una commovente lettera datata 11 maggio 1924 scritta al padre.

BIOGRAFIA

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Giuseppe Antonio Borgese 10 settembre 1932 «Biografia in poche parole, per il pubblico…: G.A.B., italiano, nato nel 1882, dedicò gran parte della gioventù a studi di letterature classiche e romantiche, di filosofie e religioni, e a viaggi e soggiorni in Germania, in Francia, in altri paesi, nel corso dei quali si formò la sua coscienza umana e moderna e il suo programma di vita e di lavoro. La sua opera prima della guerra consiste in un gran numero di saggi storici e critici e in un piccolo libro di poesie liriche. Durante la guerra e subito dopo egli agì politicamente nel senso delle idee di Mazzini e di Wilson. Il disordine e la tragica inconcludenza della mente contemporanea trovarono espressione in tre suoi personaggi di romanzo e di teatro: Rubé, nel romanzo di questo nome (tradotto in varie lingue, e pubblicato in inglese da Harcourt Brace, New York, 1923), Gaddi, nel romanzo I Vivi e i Morti (traduzione francese, edizione Plon 1931), l’arciduca ereditario Rodolfo d’Asburgo (nel dramma l’Arciduca e nel racconto storico La Tragedia di Mayerling). Una nuova visione della vita, fondata su una fede razionale [al di sopra delle sette] e su una ricostruzione solidale delle facoltà umane, si annunzia nel dramma Lazzaro (1924) e in un’ampia raccolta di novelle liriche, apparse negli anni successivi e concluse da un racconto, Tempesta nel nulla (1931), in cui dai miti del terrore e dalla sconfitta emerge una divina speranza. In analoghe direzioni si sono sviluppate le sue idee di critica e di filosofia estetica: secondo le quali il dono poetico, interpretato, nel suo proprio modo, come un dono profetico, è posto in collaborazione costruttiva con le altre attività dello spirito. Benché sia da molti considerato come il maggiore scrittore italiano della sua generazione, le idee da lui sostenute fin dal tempo della guerra non gli furono mai perdonate dal fascismo, e lo hanno infine costretto ad uscire di patria. La sua conoscenza dei popoli e delle lingue moderne e il suo sentimento, appassionatamente italiano ma mirante con non minore passione a una società universale di nazioni libere, gli hanno agevolato la via dell’esilio. Fu professore di letteratura tedesca e, più tardi, di estetica nelle Università di Roma e di Milano; foreign editor del Corriere della Sera, e literary editor di questo e d’altri periodici; fu in contatto con personalità direttive in Germania, in Francia, in Inghilterra. In America dall’estate ‘31, ha insegnato letteratura italiana e storia della critica letteraria 200

all’Università di California, a Smith College, al New School di New York. La sua opera sorpassa i trenta volumi. Il suo programma per il prossimo tempo comprende un’Introduzione alla Poesia, e un vasto organismo narrativo intitolato La Terra Promessa, di cui la prima parte é intitolata l’Atlantide1. Non ha prestato il giuramento fascista imposto ai professori»2

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G

iuseppe Antonio Borgese nacque a Polizzi Generosa (Palermo) il 12 novembre 1882. Autore eclettico, composito, versatile, poliedrico Borgese inizia la carriera come critico letterario e giornalista al contempo, svolgendo la sua missione di critico militante nelle pagini dei maggiori quotidiani nazionali. Si impone alla notorietà fin da giovanissimo con alcuni saggi critici nelle riviste fiorentine di inizio secolo con le quali collabora. Coerentemente con la sua visione estetica, è un critico attento a scrutare nell’opera letteraria la sintesi espressiva dell’ethos e dello spirito di un popolo e dell’ethos del nuovo tempo che ai suoi occhi prepotentemente avanzava, aveva necessità di avanzare e affermarsi, ricercati nel senso espressivo dell’Unità, dell’unità dell’arte e del mondo di cui si fece cantore lungo tutta la sua vita, convinto com’è, fin dal suo esordio, che «Tout se tient»: la morale, l’arte, la politica, la religione3. Giornalista, docente universitario, esteta, romanziere e saggista politico, la missione che si prefigge Borgese con i suoi scritti, che siano di critica letteraria o saggistici o politici o letterari, è sociale ed etica insieme, e, perciò, pedagogica perché fondata sull’idea di arte intesa nel suo senso estetico. Di tale missione non perderà mai di vista proprio i suoi capisaldi: né allorquando affronta la necessità di un nuovo modo di fare critica, né quando si batte per una nuova letteratura e per la rinascita del romanzo, né quando affronta il primo conflitto mondiale, né quando si misura con la perversione del fascismo considerato come elemento distruttivo dell’idea universale di civiltà. Né infine, quando, con coraggio e generosità, alla fine della sua vita, affronta, in un nuovo slancio vitale, la più devastante delle follie umane: la distruzione nucleare e, per questo, riassumendo tutte le sue forze e tutti i suoi pensieri vi oppone un’impari lotta per resistere agli spettri manifestatisi a Hiroshima e Nagasaki gettando le basi di una convivenza futura, possibile e necessaria nella dolce utopia di una Costituzione e una Repubblica universale.

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Borgese, per i suoi tempi, per la sua multiforme e poliedrica attività, si manifesta fin da subito, come scrive di lui Pettini, come: «…un vero uomo moderno, crucciato dal bisogno di conoscere, di fare, di vivere intera e intensa la vita intellettuale. Tutti i problemi dello spirito interessano la sua curiosità: politica e letteratura, soprattutto, nelle loro manifestazioni più elevate, lo chiamano con mille seduzioni e, dovunque, egli porta un’immaginazione viva e fervida, un giudizio netto e, qualche volta, definitivo, una passione che conquide e, se non persuade, illude. È un prodigo»4. Morì improvvisamente a Fiesole, dove si era stabilito al suo ritorno in Italia, la notte del 4 dicembre 1952. Il Senato della Repubblica, nella seduta del 5 dicembre, né ricorderà la persona e l’opera.

L’esordio

D

urante l’anno accademico 1899-1900, volendolo il padre avvocato, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma ne esce già nel 1900 per trasferirsi all’Istituto di Studi Superiori di Firenze, in quella città che, in quel momento, nel campo della letteratura, vive una centralità e un fermento indiscussi raccogliendo fra i migliori professori nel campo umanistico e delle lettere (Girolamo Vitelli, Pio Rajna, Pasquale Villari) e fra le più fervide intelligenze giovanili del momento che segneranno tutta un’epoca successiva. A partire dall’anno successivo iniziò la collaborazione all’«Archivio per lo studio delle tradizioni popolari» di Pitrè e, di lì a poco, al Leonardo5 di Papini e al Regno6 di Corradini, rivelando negli scritti critici un’impronta estetica di base sostanzialmente crociana, che risentiva anche di quell’antipositivismo proprio all’ambiente culturale fiorentino dell’epoca. Durante questi anni, 1903-1906, Borgese si interessa principalmente a Giovanni Pascoli, sul quale scrive un saggio critico, Il Pascoli minore, e, soprattutto, all’opera di Gabriele D’Annunzio, la cui influenza domina tutta l’esperienza degli anni giovanili di Borgese e della rivista Hermes. Questi suoi primi scritti critici sono notati e apprezzati da Benedetto Croce, il quale li recensisce su La Critica definendo il giovane Borgese come « …un giovane che mi è caro (e non solo a me) come una delle migliori speranze degli studi letterari in Italia»7. Nel 1905, lo stesso Croce ne ospita, nella rivista da lui fondata e diretta, La Critica, la tesi di laurea Storia della critica romantica in Italia8, opera prima completa e già di alto spessore che, ancora a distanza di oltre un secolo, conserva intatta la sua potenza e la sua dimensione, segnando tutto un modo di fare critica letteraria e annoverando questo giovane precoce, Borgese ha 23 anni, fra i migliori critici di tutta un’epoca. La Storia della critica romantica piacque subito, oltre che per la lucidità, anche per lo stile denso, rapido, penetrante, proprio del genio Borgese, espressivo della forza della sua parola. Le sue pagine sono pervase da un pensiero critico che riusciva a dare unità al lavoro. Un pensiero critico sostenuto da un brillante animus polemico, da felice arguzia, da non comune capacità di dare freschezza e brio ad un discorso rigoroso, logico e dialettico. Fu il libro che, grazie a Croce, presentò al grande pubblico il genio precoce di un ventenne. 203


Il caso Borgese

D

’Annunzio e Croce. Personalità entrambe fondamentali per il giovane Borgese, avido di affermarsi ed emergere e farsi conoscere dal grande pubblico. E se in entrambi trova una sicura prima accoglienza e un prezioso stimolo iniziale tanto da essere annoverato loro discepolo, tuttavia di entrambi Borgese supererà la stessa condizione psicologica di riverenza, incamminandosi per la sua strada e cessando di esserne considerato satellite, tanto da poter scrivere di lui: «Negli anni intorno al 1905 si credette di poterlo classificare crociano: ed eccolo pugnace avversario del Maestro di Napoli. Lo si classificò dannunziano e irrazionalista: ed eccolo invece “rinunciatario” ed antirazionalista al termine del primo conflitto mondiale»9. Ripensando a quegli albori della sua vita e della sua carriera, ripensando a D’Annunzio e a Croce in un tempo in un cui è impegnato in un’opera titanica di analisi della sua vita fino a cinquant’anni per ricostruirne una nuova nella nuova terra che lo ospita, così scrive nel suo diario: «Se penso ad alcuni errori pratici della mia gioventù, e specialmente al più grave, mi giustifico pensando: come non potevo fare cosi, se tutti facevano cosi (Croce, D’Annunzio ecc.)? Se ricordo gli errori di pensiero d’allora: come potevo non pensare cosi se tutti i cosiddetti intelligenti d’allora pensavano cosi? L’originalità si acquista, come consapevolezza, ben tardi. L’originalità é un primo dato e un’ultima conquista, come ogni cosa divina»10. Giudizio che riprende ancora nella Prefazione all’edizione della Storia della Critica Romantica del 1949, ammettendo che: «…La gioventù, quando non è ingenerosa, ama spesso il proselitismo più dell’eresia, la sudditanza meglio che la tracotanza. Preferivo cercare me stesso nei miei maggiori maestri piuttosto che in me stesso, e la bellezza e la verità le chiedevo devotamente come doni altrui né le credevo miei personali tesori da largire con insolenza a folle mendiche. Culminavano allora in Italia tre potenze dello spirito: D’Annunzio, Pascoli, Croce»11.

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In un’epoca segnata fortemente dall’appartenenza ai clan, per intenderci, al clan letterario dannunziano e al clan filosofico di Croce, a torto o a ragione, lui che era stato fra i più geniali e promettenti discepoli di entrambi, in un’epoca nei quali entrambi segnarono il rinnovamento culturale del paese (letterario il D’Annunzio e filosofico il Croce), Borgese non si iscrive a nessuno dei due clan e, non costituendo, a sua volta, un suo proprio clan, diventa, il suo, un caso del tutto particolare, il caso Borgese. Il caso che lo accompagnò per tutta la sua vita in un corpo a corpo senza esclusioni di colpi nella sua battaglia solitaria culturale, letteraria e politica.

In questo senso, la necessità di fare letteratura, di pensare il proprio ruolo di letterato a partire dall’agire è alla base di un altro acceso dibattito (forse il più intenso intrattenuto da Borgese), quello con Renato Serra. Serra concepiva la letteratura come un evento privato, come il luogo della solitudine e considerava l’attività critica come una pratica che necessita di grande circospezione e di giudizi sempre sottili. Le analisi generali e i proclami forti di Borgese gli apparivano come puri eccessi. Eppure Serra mantenne nei confronti di Borgese una grande ammirazione, che, pur non impedendogli di muovergli aspre critiche, lo spinse a intrattenere con il letterato siciliano un dialogo fatto di mutua ammirazione e di duri rimproveri reciproci. Esemplare è il giudizio di Serra riguardo alla pubblicazione della prima serie di La vita e il libro: «Non ci sarà in tutta la serie una pagina buona, o un saggio che si possa dire felice, ma il cattivo gusto e le volgarità particolari finiscono per comportare qualche cosa di forte, in cui la nostra cultura si trova caratterizzata e descritta chiaramente». La stessa accusa, di scarso rigore e di eccessiva imposizione della propria personalità nel lavoro critico, giunse a Borgese anche da parte di alcuni studiosi successivi, tra i quali Luigi Russo, il quale scrisse chiaramente che il letterato siciliano aveva talvolta la tendenza a inventare le idee degli autori sui quali lavorava. Critici successivi hanno poi sottolineato la grande capacità di indipendenza, intellettuale e politica di Giuseppe Antonio Borgese, e, soprattutto, la capacità, nel perseguimento di un progetto estetico assolutamente personale, di aprire, assieme da autori come Tozzi, Pirandello e Svevo, la letteratura italiana a una nuova ricerca. Conclusasi la stagione del neoidealismo, Borgese non solo, come ha sottolineato Leonardo Sciascia in più occasioni, lega indissolubilmente la figura dell’intellettuale alle idee di impegno e coerenza civile, ma allo stesso tempo, e nel quadro stesso di quest’impegno, avverte e mette in opera la frattura tra io e mondo, esponendola in una letteratura che sa interrogarsi, e riscriversi, a partire dalle proprie inquietudini.

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Le prime esperienze

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ntanto, nel 1904, dopo aver partecipato alla fallita rivista Medusa, fondava la rivista Hermes12, che avrebbe proseguito le pubblicazioni fino al 1906 e sulle cui pagine comparvero le sue prime prose; mentre una raccolta di liriche fu da lui pubblicata nel 1909, presso Ricciardi, ma mai messa in commercio per il volere dell’autore.Tra il 1907 e il 1908, Borgese, in qualità di corrispondente de Il Mattino di Napoli, di cui era caporedattore ed in seguito de La Stampa di Torino, compì un soggiorno di due anni in Germania, che gli permise di scrivere articoli e saggi per una cultura italiana allora poco aperta all’esterno. Da questa esperienza nacque il volume La nuova Germania (1909), che inaugura, ad inizio del 1900, in qualche maniera, una nuova scrittura odeporica come è detto nella presentazione degli stessi fratelli Bocca e che raccoglieva le corrispondenze pubblicate sui due quotidiani. Borgese, di questa fondamentale esperienza tedesca, ne trarrà poi, ampio profitto in diverse direzioni negli anni a cavallo della prima guerra mondiale e per l’insegnamento universitario. Sempre nel 1909, dette alle stampe, a Napoli, il saggio Gabriele D’Annunzio, uno dei primi e fondamentali saggi critici di Borgese, nel quale tenta di liberarsi dell’estetica dell’arte per l’arte, muovendosi verso un’idea di “arte per la vita”, dove la vita viene colta, come scrive Ferroni, «nel suo integrale spessore umano e morale», «un’organicità e una drammaticità in contrasto non solo con l’estetismo dannunziano, ma anche con il frammentismo vociano e con la stessa nozione di “liricità”». Da questo momento, fino quasi agli anni Venti, il lavoro di Borgese, essenzialmente costituito da articoli di critica letteraria e interventi sui quotidiani d’informazione, ruota attorno a questa nozione di “vita” colta a partire dall’unità tra biografia personale e scrittura, tra la vita e il libro. Nel 1908, capitò per caso a Messina - era diretto a Palermo, ma sbagliò piroscafo -, proprio il giorno successivo al terremoto della mattina del 28 dicembre 1908: il terremoto che sconvolse il paesaggio di due città, Messina e Reggio Calabria, di Scilla e Cariddi e causò la morte di oltre 100 mila persone. Fu il primo, in un memorabile articolo di grande successo su Il Mattino, a darne annuncio al mondo intero13. Già famoso, la sua fama si consolidò ancora di più.

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Il critico militante

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opo questo periodo di intensa attività critica, segnato da un vivo desiderio di indipendenza e da una forte affermazione della propria personalità (anche con Benedetto Croce ha, in questi anni, una rottura insanabile), Borgese comincia ad avvertire la spinta a un’attività letteraria più completa, e si afferma come il punto di riferimento forse più significativo, in Italia, per la critica militante. Fu lui a definire e attribuire il termine crepuscolarismo a quella che poi fu indicata da tutti come la corrente letteraria del primo ‘900 e non solo: «Non gli dobbiamo soltanto la celebre designazione dei “poeti crepuscolari”», avvenuto con l’articolo Poesia crepuscolare uscito dapprima su La Stampa il 10 settembre 1910, poi ne La vita e il Libro; articolo con il quale indaga la poesia di Moretti, Martini, Chiaves. Gli dobbiamo anche altre definizioni, per esempio, la formulazione dell’aggettivo “calligrafico”, con cui, per la prima volta nel 1922, indica polemicamente l’eccessiva cura della forma a scapito del contenuto nell’opera d’arte, che De Benedetti descrive con queste parole: «un temperamento di critico dall’impaziente e focosa genialità, dalla parola facile, brillante, spesso abbagliante» che talvolta riusciva a sintetizzare i concetti più complessi con epiteti di sicura ed immediata efficacia, con una prontezza che «gli permise molte volte di trovare la parola, la frase azzeccata che battezzava su due piedi il fenomeno letterario»14. Una parola, la sua e prende forma una definizione che sintetizza tutta un’epoca e fa scuola: «Borgese, critico precoce, era già un quarto di secolo addietro quello che è adesso: un giudice dalla sensibilità rapida e vigorosa; un giudice, complessivamente sicuro, non solo per una nativa dirittura di gusto ma anche per quel senso dei tempi che egli attingeva dalle sue multiformi letture e dal suo mobile interesse per tutti gli aspetti della vita. Aveva già la frase che definisce ed è così impregnata del sapore del libro da non aver bisogno di analisi e di citazioni; un senso storico e una capacità di semplificare che gli permettevano agevolmente di vedere le affinità più impensate e di spargere ne’ suoi articoli isolati le linee di una storia della letteratura contemporanea. … Egli lascerà insieme con il Croce il maggior numero di giudizi inappellabili sulla letteratura della nuova Italia: Croce piuttosto su quella che si chiuse col secolo XIX, Borgese piuttosto su quella che si aperse con il XX. Molte fame le ha decretate lui e, nonostante le opposizioni, rimangono, e rimangono con il suggello che vi ha impresso lui; più d’una formula è passata dalle sue pagine al dizionario critico corrente. Non gli dobbiamo soltanto la celebre designazione dei “poeti

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crepuscolari”. Pirandello, Panzini, Ada Negri, Tozzi, Moretti, Palazzeschi, Gozzano, Moravia, Gromo…: quanti scrittori eccellenti o promettenti egli ha chiarito agli altri e a se stessi, a quanti ha detto sapientemente che cosa sono e cosa possono essere!» scriveva efficacemente il grande critico Momigliano15. Borgese, infatti, in questa sua veste di critico militante, dalle pagine de La Stampa prima e poi del Corriere della Sera, fu lo scopritore e il recensore di tanti giovani scrittori. Di Moravia, per esempio, ne recensì per primo, sulle colonne del Corriere della Sera, Gli indifferenti, il primo romanzo di questo ventenne sconosciuto. Scrive Robertazzi che «…fu un lancio clamoroso. Non c’è dubbio che il Moravia si sarebbe fatto strada anche da sé. Ma il lancio borgesiano così pronto e autorevole lo portò immediatamente alla ribalta, proiettando su di lui una luce violenta»16; e scrive anche Onofri che «Un fatto è certo: con la pubblicazione di quel suo primo capolavoro, Gli Indifferenti, Moravia si trovò di colpo accolto nella migliore società letteraria italiana senza dover attendere, neanche per un istante, in una qualche sala d’aspetto: e vi si trovò già formato, agguerrito e ben attrezzato, perfettamente riconoscibile nelle sue più autentiche qualità, senza aver dovuto patire alcuna faticosa stagione di apprendistato. A riceverlo, con tutti gli onori, era stato colui che passava, non senza ragione, per il più autorevole e prestigioso critico letterario del momento: Giuseppe Antonio Borgese. In un articolo del 21 luglio 1929, apparso sul Corriere della Sera, Borgese, con mano sicura, profilava il ritratto di uno scrittore che sembrava portare impressi nel suo primo libro, come in un oroscopo, i segni del proprio futuro»17. Carlo Bo ne testimonia l’eco che avevano gli interventi di Borgese sul Corriere della Sera. Un suo articolo, scrive: «faceva vendere nella sola Milano duecento copie di un libro in pochissimi giorni: vale a dire il venti per cento della tiratura»18.

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Colpisce di Borgese critico sulle colonne del giornale, l’efficacia di un discorso che si rivolge ad un pubblico più largo: cade quel tono da iniziati, quell’idolatria dello schema e del metodo che era il residuo dell’accademismo tradizionale. In sostanza, il Borgese trascina nella discussione anche il lettore distratto; polemizza con argomenti forse un po’ estrinseci ma vigorosamente adoperati. Per ciò stesso si può e si deve ammettere che egli abbia contribuito, con quei saggi, ad una particolare diffusione della cultura. Così, del resto, Borgese intende fin dall’inizio l’opera del giornalista, laddove possiamo leggere in una lettera giovanile, proprio come un programma di professione e di vita insieme che «Il giornale

più che un’arma politica, è … un ufficio di notizie e un diffusore di cultura»19. Insomma, Borgese fa del giornalismo un potente mezzo espressivo per veicolare la critica militante di cui è battipista ed esempio per tanti ed anche quando prevalgono le stroncature, tuttavia è vera l’osservazione del Pancrazi che, anche quando Borgese dice male di un libro, anche allora invoglia alla lettura e muove il lettore a una qualche simpatia per l’opera oggetto di stroncatura. A tal proposito lo stesso Borgese in Ottocento Europeo, scrive: «Qualcuno, discorrendo della mia opera giovanile di critico, ne ha fatto una lode che posso riferire: che anche quando dicevo male di un libro o, secondo il gergo, lo stroncavo, anche allora invogliavo alla lettura, e movevo il lettore a una qualche simpatia per l’opera a cui io ero nemico. Ciò vuol dire che questa inimicizia era senza meschinità, e senza tedio; ch’era anch’essa a suo modo simpatia»20. A chi, con lui colloquiando, gli diceva di essere lui, Borgese, «ottimista e di amare i giovani!», si era nel ’20 alla vigilia del suo Rubé, Borgese gli risponde: «Che direste se uscendo ora per la campagna aperta vedeste qualcuno strappare e calpestare i rami fioriti dei peschi? Si deve alla gioventù molto rispetto e molta riverenza. Avremmo ragione di essere malcontenti se i nostri maestri fossero stati inesorabili con noi». All’indomani della sua scomparsa, Cecchi, il critico Cecchi che ne aveva stroncato l’opera principale, Rubè, definendola “autobiografismo e sofistica propensione al dramma spirituale”, offrì queste parole di Borgese: «Se si dovesse ordinatamente cercare quante idee critiche su autori nostrani e stranieri sono in circolazione che Borgese enunciò per la prima volta, ce ne sarebbe di lavoro da fare, e proficuo… Contribuì anche a smantellare la vecchia separazione tra università e giornalismo….»21. Docente universitario

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li anni della prima decade del ‘900 sono quelli in cui, parallelamente, Borgese inizia anche la sua brillante carriera accademica con la nomina alla cattedra di Letteratura tedesca all’Università di Roma, vinta nel 1910 e diventando, a soli 27 anni, il più giovane docente del Regno. Vi rimarrà fino al 1917 prima di trasferirsi a Milano. A Milano vi insegnerà fino al 1931 prima, Letteratura tedesca, poi, dal 1924, Estetica e Storia della critica essendo istituita per lui, presso l’allora Accademia Scientifica Letteraria, la cattedra di tale disciplina, la prima nelle Università italiane. Le sue lezioni di estetica costituirono uno dei punti cardinali della cultura italiana e suscitarono, specie tra i giovani, un’ardente battaglia di idee.

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Un suo allievo ed amico, Guido Piovene, così lo ricorda: «La lezione di Estetica, una cattedra istituita per lui, si teneva alle undici. La celebrità di Borgese e l’ora comoda richiamavano «tuot Milan»; la lezione prendeva un aspetto mondano. Ma ogni lezione era ricca, tentante, stimolante. Borgese era un forte oratore, e aveva l’arte della formula aguzza, che colpisce la fantasia. Parlava come eccitato dai suoi pensieri (…) La forte faccia siciliana, di tipo saraceno, alcuni suoi tic abituali, scuotere e roteare il capo, risolini da ventriloquo con cui interrompeva il discorso protendendo ancor più il labbro inferiore sporgente, di facile imitazione, sostenuti però da una tensione intellettuale continua, ne accrescevano la seduzione oratoria e formavano tra lui e il pubblico una complicità affettuosa»22, poi, ancora un’altra volta, in una recensione al Rubé: «Le sue lezioni alle 11 del mattino riunivano, oltre agli studenti, tutta una parte della borghesia milanese che teneva a mostrarsi colta. Oltre che ottime lezioni, anche senza volerlo, Borgese dava un vivace spettacolo d’arte oratoria e mimica»23.

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In questo arco di tempo, quando diresse anche la rivista La Nuova Cultura poi chiamata Il Conciliatore, si collocano pure due fra i più rappresentativi contributi saggistici di Borgese: le tre serie di La Vita e il Libro (1910, 1911, 1913), titolo significativo perché i libri non sono altra cosa dalla vita ma sono essi stessi vita, raccolta degli articoli apparsi sulle diverse riviste letterarie, una trilogia costituente una delle migliore pagine della critica letteraria in Italia, indispensabili, come riconobbe Momigliano, a chi voglia rendersi conto della nostra letteratura nei primi quindici anni del secolo, e Studi di letterature moderne (1915). Borgese, con passione e competenza per la letteratura straniera (fin da giovanissimo aveva studiato per proprio conto francese, inglese e tedesco e aveva svolto le sue prime esperienze di critico nelle riviste fiorentine d’inizio secolo proprio traducendo le opere straniere) sarà in Italia uno dei primi ad aprire i confini nazionali alla letteratura d’oltre Alpi, realizzando, come scrive Parisi: «il bisogno giornalistico d’attualità, e per questo, a fare di lui uno dei letterati più aggiornati dell’Italia del suo tempo, leggendo Claudel, France, Gide, Loti, Mallarmé, Mistral, Peguy, Proust, Rolland, Andreiev, Cechov, Dostoievski, Gorki, Tolstoi, Ibsen, Lagerlof, Kipling, Shaw, Wells, Wild, Twain, Wilder, Hauptman, Hofmannstahal, Nordau, Wedekind, Tagore, Unamuno e scrivendo pagine acute su molti di loro»24, fino a concepire e dirigere, negli anni trenta, un’intera collana editoriale, la Biblioteca Romantica di Mondadori, con la quale, sotto la sua influenza, furono tradotti e stampati in Italia i migliori autori stranieri, cioè, come ebbe a dire a Arnoldo Mondadori nel preannunciargli il progetto: «…un corpus di grandi autori stranieri, dal medio Evo ad oggi, ma con risoluta prevalenza dei più moderni: in

traduzioni dirette, complete esattamente controllate, con introduzioni e notizie e, dove occorrono, note»25. La rottura con Croce

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ono questi però (1910-1911) anche gli anni in cui si consuma l’irrimediabile rottura con Benedetto Croce, che si evidenzia in tutta la sua portata all’indomani della pubblicazione, da parte di Croce, del saggio di La filosofia di Gian Battista Vico e con i severi rimproveri che Borgese gli muove, nei panni di recensore, dapprima sulle pagine su La Stampa di Torino, 10 aprile 1911, quindi sul Mattino di Napoli, il 13-14 aprile 191126 confluiti poi in La Vita e il Libro, con il titolo «G.B. Vico in un libro di B. Croce»27, e successivamente in un saggio critico, Croce e Vico. Croce e i giovani, apparso sulle pagine della rivista letteraria La Cultura, (poi pur esso pubblicato in La Vita e il Libro28. Al di là delle singole obiezioni, il divario tra Borgese e Croce, divario che Borgese manterrà con l’intera cultura accademica del suo tempo, è forse riconducibile a una concezione radicalmente diversa del rapporto tra l’attività artistica e la riflessione, collegando alla riflessione la dimensione critica. Se Croce mantiene netto il distacco tra le due attività, Borgese comincia a meditare una teoria della letteratura nella quale il destino della narrativa sia inscindibilmente legato a quello della saggistica, in una concezione del letterato come di uno studioso rivolto all’azione, più vicina alle posizioni di Francesco De Sanctis. Il percorso intellettuale del giovane studioso prende così una direzione diversa dall’idealismo crociano, già forse delineata negli stessi primi saggi che avevano suscitato tanto entusiasmo nel Croce, lasciando presagire, pur in una sostanziale adesione al maestro, sviluppi per lui inaccettabili. Gli anni della prima guerra mondiale, il passaggio da La Stampa al Corriere della Sera

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el 1912, provenendo da La Stampa di Torino, dove era rimasto fino al 1911, inizia la collaborazione al Corriere della Sera che, con incarichi e forme diverse, avrebbe mantenuto fino alla morte. Ruppe con la direzione de La Stampa in seguito a disaccordi sulla linea politica perché «ispirata al più intransigente neutralismo, del quale era capofila Giovanni Giolitti»29 frutto del ‘sodalizio spirituale’ fra lo statista piemontese e il direttore Frassati che «tanta parte avrà nella successiva battaglia giolittiana di fronte allo sviluppo delle ideologie nazionaliste e del movimento interventista»30. 211


Borgese, invece, fervente sostenitore della necessità dell’intervento militare italiano a fianco dell’Intesa, abbandona dunque il quotidiano torinese e, nel 1912, in occasione del secondo congresso dei nazionalisti, consumato anche il distacco dalle loro tesi, perché riteneva invece indispensabile il metodo democratico ai fini del perseguimento degli interessi dello Stato, passa a collaborare con il Corriere della Sera di Luigi Albertini, che seguiva, al contrario, posizioni diametralmente opposte a quelle del quotidiano torinese, fino ad occuparsi esclusivamente di politica divenendone redattore di estera per tutto il periodo della guerra, esprimendo di fatto la linea politica interventista del giornale concordata con e sostenuta dal direttore Albertini. Borgese, alla vigilia della guerra, oltre ad essere docente di Letteratura tedesca, è uno dei più importanti giornalisti d’Italia, una delle firme più prestigiose del più importante quotidiano nazionale qual è, appunto, il Corriere della Sera. É, per le sue qualità e per i suoi diversi ruoli, tra le personalità culturali più in vista del momento. Con i suoi scritti anima il dibattito e orienta le coscienze. Il suo ruolo culturale, giornalistico e politico è davvero importante, fondamentale. Allo scoppio della Guerra, Borgese, che occupa questa postazione privilegiata di osservazione e d’orientamento essendo redattore delle pagini di politica estera del Corriere della Sera, è già fervente interventista, auspicando l’ingresso in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa e contro gli Imperi centrali. Tale sua intensa attività giornalistica e politica si manifesta, oltre agli innumerevoli scritti giornalistici, anche in diversi suoi saggi: Italia e Germania (1915); Guerra di redenzione (1915); La guerra delle idee (1916); L’Italia e la nuova alleanza (1917), con i quali espresse la posizione del nazionalismo liberale e delineò la strategia dell’interventismo democratico del Corriere.

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Durante la guerra, Borgese è sul fronte da volontario, arruolato con il grado di Sottotenente, in servizio presso il Comando Generale e vi svolge l’incarico di interprete assegnato all’Ufficio propaganda date le sue conoscenze non solo della lingua tedesca ma anche di quella inglese e della francese. Dopo la disfatta di Caporetto e la nomina di Vittorio Emanuele Orlando a Presidente del Consiglio dei Ministri, fu chiamato dal Capo del governo a dirigere l’Ufficio Informazione e Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di nuova istituzione, con sede a Berna. In tale sua veste, nel corso del 1918, svolse anche riservate, delicate e complesse missioni diplomatiche in Europa, Francia, Albania e Svizzera e, nell’agosto dello stesso anno, guidò la delegazione italiana alla Conferenza Interalleata per la propaganda sul nemico che si tenne a Londra. Da esse trasse spunto per l’elaborazione di un preciso programma politico, soprattutto volte a vagliare una possibile alleanza con le nazionalità slave in funzione antiasburgica. Nel

1918, riunì a Roma – l’8 aprile 1918 – tutti i rappresentanti dei popoli dell’ex Impero centrale per affrontare la situazione dei Balcani e le necessarie trattative di pace conseguenti alla dissoluzione dell’Impero Austro-ungarico. Con l’autorizzazione del Presidente del Consiglio e con l’aiuto di diversi uomini politici italiani e stranieri, Borgese convinse i capi degli emigrati austro-ungarici di Parigi e di Londra di scendere tutti insieme a Roma, al Campidoglio, per affrontare la situazione dei Balcani e le conseguenti trattative di pace a seguito della dissoluzione dell’Impero Austroungarico, per quello che sarà ricordato come il «Congresso delle nazionalità oppresse dall’Austria-Ungaria». Gli accordi presi al Congresso furono chiamati il Patto di Roma, in antitesi al Patto o Trattato di Londra anche se non fu incluso fra gli impegni dello Stato perché non era un accordo diplomatico formale ma un tentativo di creare le premesse per la collaborazione tra gli slavi redenti e l’Italia vittoriosa al fianco delle potenze dell’Intesa: «Non importa per ora che i Jugoslavi non riconoscano i nostri diritti. Importa che noi riconosciamo il loro diritto all’unità e all’indipendenza. In nome dei nostri diritti e degli altrui, e perciò anche dei nostri avversari jugoslavi, ripetiamo l’Austria delenda. La nostra forza è nella forza della nostra idea … L’aspirazione alla Dalmazia e l’aspirazione all’amicizia jugoslava sono due scopi che si escludono a vicenda»31. Le sue idee al riguardo scritte nel libro omonimo il Patto di Roma (1919), su quella che divenne poi l’ex Yugoslavia, furono, per quei tempi, anticipatrici e profetiche e per questo non furono capite abbastanza. Esse rappresentavano il trionfo di quell’idea di collaborazione fra i popoli che Borgese sentiva profondamente e che non abbandonerà mai e che, anzi, nella parte finale della sua vita, in quell’idea utopica di governo e costituzione mondiale, elabora e propone ad un’umanità rinnovata. La “vittoria mutilata”, l’accusa di “rinunciatarismo”

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e vicende inerenti questa esplicita fase politica sarebbero poi risultate determinanti per la successiva scelta antifascista con tutte le conseguenze che ne derivarono. All’inizio degli anni Venti, a causa della strenua difesa degli ideali etico-politici che Borgese aveva sempre propugnato, vennero deteriorandosi anche i rapporti con il Corriere della Sera, essendo egli diventato, fra l’altro, il bersaglio prediletto di quanti attaccavano gli esiti delle trattative di pace, in nome della dannunziana “vittoria mutilata”. In pratica, Borgese venne estromesso dall’ambito della progettualità editoriale del quotidiano milanese, relativamente all’impostazione di questo in politica estera.

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Sconfitte le sue idee politiche con la conclusione diplomatica della «questione adriatica» e con l’esonero dall’incarico di commentatore fisso di politica estera del Corriere della Sera anche per le sue idee contrastanti con l’ascesa del fascismo, Borgese inizia il suo graduale ritiro dalla politica, abbandonando le posizioni di primo piano che aveva occupato durante gli anni della guerra e si dedica all’insegnamento e all’aspirazione di una vita: quella dello scrittore. Nell’Avvertenza aTempo di edificare (1923), saggio che segna l’abbandono della critica militante, tale vocazione è espressa chiaramente: «…è venuto per me, già da tempo, il tempo di edificare, di essere pienamente quale è mio dovere d’essere, scrivendo libri d’arte e di storia che ho promessi a me stesso, e lasciando ai critici nuovi il compito di giudicare alla loro volta»32. Il Tempo di edificare che Borgese vuol concedersi è anche quello di cimentarsi nella narrazione in prosa, di reinterpretare la tradizione del romanzo dell’Ottocento, secondo i parametri storici e sociali della realtà contemporanea e superare il frammentismo lirico della «cultura delle riviste». Ma soprattutto «edificare» significa rispondere al bisogno nato nel primo dopoguerra come reazione al conflitto e comunemente sentito da letterati e pubblico di lettori. Nel riconoscere una relazione speculare tra costruzione formale e costruzione spirituale, Borgese attribuisce al romanzo la duplice funzione d’opera d’arte in sé e di veicolo privilegiato per la trasmissione di un messaggio morale. Amareggiato e deluso dalla situazione complessiva che si era venuta a creare, si defilò progressivamente dalla vita politica, dedicandosi sempre più a un’intima riflessione morale e artistica sulle vicende storico-politiche. Sempre più rinchiuso nella sua interiorità e sempre più chiuso a “far parte per se stesso” alla ricerca continua, in una specie di vagabondaggio, tra esperienze culturali diverse, non si riconobbe in nessuno dei movimenti organizzati: non poteva essere fascista, dietro Gentile e Gioacchino della Volpe; non era e non poteva essere liberale dietro Benedetto Croce, Borgese, abbandonati definitivamente nazionalismo e dannunzianesimo, si ritira dalle posizioni di primo piano che aveva occupato durante gli anni della guerra e si configurerà sempre più come «figura solitaria di intellettuale liberaldemocratico»33. Il decennio creativo

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libri del Borgese scrittore furono tutti pubblicati nel suo decennio creativo: dal 1921, che si apre con Rubè – al 1931, che si chiude con Tempesta nel nulla.

Rubè è di gran lunga quello che ebbe più successo, destinato poi a diventare uno dei contributi più significativi, in tal senso, nella storia della narrativa italiana contemporanea, rappresentando la rinascita del romanzo in Italia. L’opera prima di un critico di fama, per la quale Borgese era atteso al varco per la sua prima prova narrativa e che, nonostante le critiche di autorevoli critici letterari quali Cecchi, Gargiulo, Pancrazi, Cardelli, Bacchelli, dovuto alle immancabili diatribe e polemiche critiche e letterarie contrapposte verso Borgese (al riguardo, Massimo Onofri, riportando la sintesi dei loro giudizi critici espressi contro Borgese così scrive: «Possiamo e dobbiamo ricapitolare le ragioni dei detrattori: Borgese aveva mirato al grande romanzo, magari nel nome di Stendhal, Balzac, Dostoevskij, ma, nel suo tentativo titanico, aveva miseramente fallito. E aveva fallito, in quanto aveva peccato d’autobiografismo, proiettando tutto sé stesso in Rubé. Straordinaria nemesi storica: proprio lui che avrebbe voluto inaugurare un nuovo tempo di edificare, consumando ogni soggettivismo dentro le ragioni di una nuova oggettività, supremo punto d’arrivo d’un necessario processo di spersonalizzazione, finiva per precipitare nella morta gora d’un solipsismo narcisista. Aveva fallito anche perché il critico, con tutte le sue qualità ed i suoi difetti, aveva preso la mano al narratore: costruendo, dunque, un romanzo astratto, schematico, causidico, capzioso, narrativamente irrisolto, proprio perché spurio e riflessivo. Astutissima mossa, questa, dei nemici di Borgese: che, demolendo il narratore, perché condizionato dal critico, e demolendo il critico alla sua prima priva narrativa, potevano con facilità demolire anche le sue idee critiche, in special modo quelle sulla necessità del ritorno al romanzo»34) ottenne, invece, una larga notorietà. Secondo i dati indicati da Pierre Laroche, il romanzo fu un “honorable succès de librairie” e vendette 15.000 copie tra il 1921 e il 1930. A titolo di paragone, Il piacere di d’Annunzio ne vendette 35.000 tra il 1889 e il 1919 e Il Fu Mattia Pascal di Pirandello 12.000 tra il 1904 e il 1924. Ne fa fede la testimonianza compiaciuta di un nome illustre, Guido Piovene, allievo e amico dello stesso Borgese: “Col romanzo il suo nome circolò nel gran pubblico. Io studiavo al ginnasio e … ne fui toccato a fondo ... Leggevo infatti per la prima volta un “romanzo che rappresentava la crisi dell’intellettuale moderno”35. E ancora: “È il primo romanzo di alta qualità scritto in Italia dopo la grande guerra” 36. Un romanzo più significativo e rappresentativo della inquieta temperie storica, politica ed umana del primo dopoguerra, agli albori del fascismo, incarnata dal suo protagonista: Filippo Rubè, un giovane avvocato del Sud che, sentendosi “sprecato” nel suo paesino di provincia, Calinni, cerca avventurosamente successo nell’ambiente della Capitale, entrando, in posizione subalterna, nello studio di un noto avvocato romano. Siamo alla vigilia della grande guerra e Rubè, insofferente della sua modesta sistemazione, convinto interventista, cerca la sua rigenerazione nella guerra

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e si arruola come volontario. Deluso anche dalla guerra, Rubè si invischia in una catena di lancinanti esperienze tutte fallimentari: il matrimonio, una sistemazione lavorativa subito interrotta, una relazione difficile con un’amante francese, Celestina, la quale muore annegata durante una gita in barca sul Lago Maggiore; infine, la sua stessa fine casuale a Bologna, coinvolto accidentalmente in una carica di cavalleria contro una manifestazione operaia e socialista. Rubè è un personaggio senza stella polare. L’insoddisfazione e l’inquietudine sono le uniche sue certezze. Qualche buon proposito subito viene vanificato da una maniacale introspezione corrosiva ed umbratile. Egli insegue “con passione profonda e rovinosa” le cose “inutili e belle”, per dirla col D’Annunzio, alla ricerca, in continuo conflitto con se stesso, di realizzare ambizioni stravaganti ed impossibili. Rubè ha la coscienza di tutto ciò, soffre di allucinazioni, è allergico al vivere normale. È un intellettuale macerato da una permanente ossessiva autointrospezione e lacerato da “un disordine orrendo dell’immaginazione”, al pari di tanti altri personaggi letterari coevi (si pensi a D’Annunzio, a Tozzi, a Svevo, a Pirandello, a Moravia). Si distingue, forse, dagli altri per la lucida coscienza di appartenere ad una intellettualità paranoica, estranea alla Società. Il suo significato non si esaurisce nell’epifania del tipico “eroe decadente”, afflitto dal male incurabile dell’inettitudine al vivere, ma il romanzo presenta radici genetiche più complesse e composite. Rubè riflette anche la coscienza storica di quegli anni così convulsi e spesso destabilizzanti: la grande guerra, la tensione interventistica, le convulsioni del dopoguerra, l’ambiguo diffondersi del fascismo, le lotte operaie e socialiste. È, in termini più precisi, un romanzo storico a tutti gli effetti.

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Con Tempesta nel nulla (1931), invece, chiude tutta un’epoca di sofferenza. Pubblicato alla vigilia della partenza per l’America, come ebbe a definirlo lo stesso Borgese, più che romanzo vero e proprio, è un racconto lungo. Egli, facendo i conti con se stesso, espone in prima persona l’esperienza fisica e allo stesso tempo contemplativa compiuta camminando per i monti dell’Engadina. Anche se alcuni hanno scritto che Tempesta nel nulla testimoni il «grado zero dell’impegno pubblico raggiunto da Borgese in quel periodo»37 o un livello «supremamente antinarrativo»38, è senz’altro un libro che parla oltre il contingente e oltre il dato biografico dell’autore, perché riesce a vedere lontano, a prefigurare un cammino oltre la coltre asfissiante del momento. Un libro che è espressione dell’accostarsi, in «qualche modo», da parte dell’autore, «all’invenzione utopica, intesa come l’ideale disegno del “non luogo”, del paese che “non è”… che tuttavia consente a Borgese … di partecipare più distintamente alla ricerca del “buon luogo, del luogo ideale, secondo un’idea dell’utopia che ci

fornisce lo schema e il criterio per un giudizio che ci porti a indirizzare diversamente gli eventi della vita sociale»39, idea utopica che poi svilupperà più approfonditamente e più compiutamente in America con i suoi scritti politici. Tempesta nel nulla è un’opera di capitale importanza nella vita e nella produzione di Borgese, in quanto prelude e anticipa la sua seconda vita, allorquando con ferma lucidità opporrà il suo rifiuto di pronunciare il giuramento imposto ai professori dal regime fascista. In questo decennio creativo in cui si concentra tutta la produzione di romanziere di Borgese, oltre Rubè e Tempesta nel nulla, Borgese pubblica, infatti, numerosi altri titoli, fra romanzi, novelle, drammi teatrali, prose di viaggio. Innanzitutto, un altro romanzo I vivi e i morti (1923), dove è affrontato lo stesso tema dell’inettitudine e dell’incapacità a compiere la propria vita ma che assume qui i toni mistici ed esoterici propri del protagonista, Eliseo Gaddi, professore e letterato, il quale decide, giunto alla soglia dei quarant’anni, di trasferirsi in un podere di famiglia, in compagnia della madre, per dedicarsi a lavorare la terra. Nulla va però come sperato: Eliseo non è portato per il lavoro agricolo e inoltre la sua decisione lo fa entrare in conflitto con il fratello Michele, che ha sempre fatto l’agricoltore e prova risentimento nei confronti delle velleità di Eliseo. Una sera, i due fratelli hanno un violento litigio. Subito dopo Michele muore accidentalmente. Eliseo entra in una profonda crisi, tormentato dal rimorso e spinto sempre più a interrogarsi sul rapporto tra vivi e morti. Viene così in contatto con Arianna Nassin, una profuga russa conoscitrice di pratiche occulte, della quale si innamora. Durante una seduta spiritica, Eliseo ha però una visione sconvolgente, nella quale si trova di fronte al proprio fantasma. È il culmine dell’angosciosa ricerca: per l’impatto emotivo, Eliseo cade in un profondo stato di malattia, che lo lascia sospeso tra la vita e la morte per più di un mese. La guarigione non sarà mai definitiva ed Eliseo, minato nel fisico, può però accettare con maggior serenità la propria vita, e affrontare con meno angosce l’idea della morte. Una ricerca, questa, quasi una prosecuzione ideale del più famoso Rubé nel quale il dialogo di Filippo Rubé con padre Mariani è di un’intensità incalzante, proprio di chi cerca risposte e non ne ottiene, e che, invece, in queste pagine del suo secondo romanzo, con il protagonista Eliseo Gaddi, Borgese sviluppa ulteriormente sul significato del vivere e del morire e sull’insopprimibile anelito della parte spirituale dell’uomo a liberarsi dalle pastoie del corpo con un’esperienza d’interiorità di fronte al mistero. Poi, continua con tre raccolte di novelle La città sconosciuta (1925), Le belle (1927), Il sole non è tramontato (1929), tutte successivamente confluite nella raccolta Il Pellegrino appassionato (1933). Nella fervida attività creativa

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del Borgese, le novelle rappresentano come delle pause di riposo. Finissime e piene di umanità, queste pagine ritraggono e trasfigurano episodi di vita e d’anima: ogni novella è un piccolo, concentrato romanzo. Seguono, quindi, due drammi L’arciduca (1924) e Lazzaro (1925), un volume di Poesie (1922), un racconto storico La tragedia di Mayerling (1925), sull’omicidiosuicido dell’Arciduca Rodolfo d’Austria, principe ereditario della casa degli Asburgo e della sua amante Maria Vetzera, tre libri di viaggi Giro lungo per la primavera (1930), Autunno di Costantinopoli (1930), Escursioni in terre nuove (1931) a cui si aggiungerà Atlante americano (1936) scritto dall’America, tutti espressione, come pure è stata definita, di una narrazione, per così dire, odeporetica, cioè una narrazione propria di chi è sempre in viaggio, un cammino narrativo in perenne perenigrazione ma un viaggio del tutto particolare perché inteso, innanzitutto, come scoperta culturale e umana. Al contempo, proseguì l’attività critica e storiografica: Tempo di edificare (1923);Ottocento europeo (1927);Il senso della letteratura italiana (1931);Poetica dell’unità (1934), «l’unica opera contemporanea italiana sull’estetica» come scrive Davis Daiches «a confrontarsi con quella di Croce e l’unica che sia riuscita a turbare seriamente l’atteggiamento filosofico di quest’ultimo»40, con la quale, riprendendo alcuni scritti giovanili di estetica, a partire proprio dalla relazione al terzo Congresso Internazionale di Filosofia che si tenne a Heidelberg nel settembre del 1908 dal titolo di Critica del concetto d’originalità nell’arte, espone la sua concezione estetica alternativa a quella dominante di Croce e che provocherà una prima divaricazione dal maestro, fino ad elaborare la sua personale visione estetica: «Già nel 1908 pubblicai alcune pagine (Critica del concetto d’originalità nell’arte) apertamente aliene dal crocianesimo considerato come epitome delle estetiche romantiche. Vi rimettevo in valore i concetti di tradizione, di organicità e soprattutto di stile aderendo all’indirizzo umanistico contro l’individualismo. “Teoricamente l’arte si rivolge allo spirito, fuori dello spazio e del tempo, ed esprime le idee… La bellezza non è data dal valore della personalità e delle altre contingenze; ma dallo sforzo che l’artista compie per superarle. Lo stile è l’ascesi dell’artista. Comparato ai fatti morali, esso è l’abnegazione dell’individuo in favore dell’umanità, ricondotto nel regno dello spirito teoretico, esso è ancora un momento nel quale il fatto rende omaggio all’idea”. Erano approssimazioni titubanti, ma già conscie abbastanza, ad un punto di vista che non prescinde dalla dottrina manzoniana»41. L’arte non è per Borgese un esercizio pleonastico, accessorio, ma intimamente connaturato alle vicende dell’uomo che contribuisce, di conserva con le scoperte della scienza e le teorizzazioni della filosofia, a creare una nuova visione del mondo, che concorra a spiegare l’uomo a se stesso. 218

Giudizi critici su Borgese scrittore

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e in ogni caso, la fortuna del Borgese critico fu immediata e tutto sommato duratura, diverso fu il destino del Borgese scrittore.

Il suo percorso intellettuale, atipico per l’epoca, gli procurò, a seguito dell’uscita di Rubè, una lunga serie di critiche di eccessivo intellettualismo. In questo senso si espressero, tra gli altri, Momigliano, Cecchi, Gargiulo. Esemplare il commento di Alloggio: «Dietro Rubè c’è Borgese con tutto il suo bagaglio estetico, con la sua provata cerebralità, col suo intellettualismo. Invano cerchi un sorriso, un palpito, un fremito...». I successivi sviluppi della letteratura diedero torto a questo tipo di critiche e, col passare degli anni, molti commentatori smisero di leggere Rubè a partire dai difetti stilistici e d’impianto, per inquadrarne la posizione intellettuale nella storia della cultura italiana ed europea. Lo stesso Cecchi riconobbe nei romanzi di Borgese l’anticipazione del neorealismo italiano, per la necessità di Rubè e di I vivi e i morti di esporre attraverso le vicende individuali una crisi che investe l’intera società e la sua coscienza (molti commentatori sottolineano il debito nei suoi confronti da parte di Alberto Moravia). Un’opera che Sciascia, acutamente considerava “… non – come sbrigativamente è stato visto – come un’autobiografia, una storia confessione, una storia personale ambiguamente e aporisticamente in atto; ma come l’analitica contemplazione di una spoglia già deposta della propria storia, della propria disperazione, che però continuava a essere la storia di altri, la disperazione di altri. E non di pochi altri, ma di tanti: al punto da diventare la disperata storia di un popolo intero”42. L’esilio in America e il No a Mussolini

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l 1931 costituisce il punto di svolta della vita di Borgese. Nel luglio di quell’anno, a 48 anni, si imbarca alla volta degli Stati Uniti, accettando l’invito di trasferirsi a Los Angeles per tenervi una serie di lezioni come visiting professor alla California University. Tale decisione è presa anche in seguito a reiterati disordini e intimidazioni fomentati in aula da alcuni studenti fascisti e culminati nel mese di maggio con il pestaggio subito da due suoi allievi. Per il fatto che per la prima volta in un’aula universitaria si attentava alla libertà d’insegnamento, e per la personalità della vittima, gli episodi suscitarono negli ambienti culturali un’eco dolorosa dato che Milano adorava Borgese per il suo fascino intellettuale. 219


Borgese non nutriva sentimenti di simpatia per il fascismo, ma dopo aver sottoscritto l’appello in favore di Gaetano Salvemini, arrestato nel ‘25 per attività sovversiva, (in precedenza, però, non aveva firmato, il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce in risposta al manifesto fascista di Gentile), aveva evitato di manifestare il suo dissenso pubblicamente, il che non gli aveva comunque impedito di subire quelle provocazioni alla base del suo viaggio in America. Quello che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto essere solo un soggiorno accademico si trasformò invece in un volontario esilio, durato fino a guerra conclusa, per il rifiuto opposto, nel frattempo, all’ingiunzione di prestare il giuramento fascista in qualità di docente universitario. L’8 ottobre 1931, infatti, il regime impose il giuramento di fedeltà ai professori universitari del Regno: già osservato dai maestri delle scuole elementari, dai professori delle scuole inferiori e superiori, è ora esteso anche ai professori universitari. Borgese, in quel frangente, lo abbiamo visto, si trova in America, regolarmente autorizzato a insegnare per l’anno accademico 1931-1932 presso l’Università della California. Nessuno gli notifica il decreto. Nessuno gli chiede di prestare giuramento. Continua così ad insegnare quale professore di ruolo, nonostante non abbia prestato il prescritto giuramento, così come continua la collaborazione con il Corriere della Sera, al quale invia regolarmente gli articoli che via via verranno pubblicati. Il suo é l’unico caso di tal genere che si registra nell’intero corpo docenti. Tutti gli altri, infatti, o giurano e continuano ad insegnare o rifiutano di giurare - ben pochi, in realtà - e perdono la loro cattedra ma non la pensione. Su 1256 accademici, infatti, solo 13 - mai sufficientemente ricordati - opposero un rifiuto e rinunciarono alla cattedra: Francesco ed Edoardo Ruffini, Fabio Luzzatto, Giorgio Levi Della Vida, Gaetano De Sanctis, Ernesto Buonaiuti, Vito Volterra, Bartolo Nigrisoli, Mario Carrara, Lionello Venturi, Giorgio Errera, Piero Martinetti, Giuseppe Antonio Borgese. «Una trascurabile minoranza: «sublimata all’un per mille», scrisse la stampa del regime. Borgese, è fra questi pochi che non si piegarono all’infamia del giuramento di fedeltà al regime fascista e perse, di conseguenza, la cattedra. La sua, come quella di ognuno degli altri professori che dissero No, è una lezione immortale avendo al riguardo un’idea ben precisa di cosa comporta il giurare contro la propria volontà, anche se per una sola volta.

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Emblematiche e dense di valore morale sono le due Lettere memoriali scritte a Mussolini dall’America con le quali argomenta le ragioni di questa decisione: la prima del 18 agosto 1933, la seconda del 18 ottobre 1934. Ideate, redatte e spedite in forma eminentemente privata, le Lettere a

Mussolini furono rese pubbliche nel 1935 a Parigi, dai fratelli Rosselli, nei «Quaderni di Giustizia e Libertà» e in Italia solo nel 1950 dalla rivista «Il Ponte». Alla vigilia della prima Lettera a Mussolini, l’8 luglio 1933 scrive a Vitaliano Brancati: «… Qualunque cosa valga la mia vita, essa è stata una testimonianza di dignità e di ragione. Non mi fingerò fascista a cinquant’anni sonati… Non credo degno della destinazione umana esprimere un pensiero falso o mutilato. Potrebbe darsi ch’io dovessi trovarmi davanti all’alternativa di rovinare la mia vita o di corrompere l’anima. In questo caso lei che mi vuole bene dovrebbe consigliare di scegliere l’anima. Forse questa lettera Le spiacerà. Ma la riponga tra le Sue carte, ed aspetti a giudicarla dieci anni». Nella prima Lettera, dopo aver esposto i motivi che lo hanno indotto a non prestare giuramento scrive: «Al mio diritto naturale d’essere, con dignità e onore, senza immeritata offesa e ingiusto timore, cittadino nella mia terra, si aggiungono l’opera e il lavoro, ai quali non mancò mai desiderio di verità e di bene. Se però la mia patria nativa mi sarà inaccessibile, saprò, sotto qualunque cielo, fare quanto sia in me per conquistare “una vita alta e piena, vissuta soprattutto per gli altri vicini e lontani, presenti e futuri”, meritandomi, meglio che non abbia saputo finora, diritto di cittadinanza in quella patria che già Dante e Mazzini e altri nostri maggiori posero di là da ogni Confine». Nella seconda, in conclusione, nel riaffermare con fermezza la volontà di non giurare, scrive: «Io avevo espresso a V.E. la mia volontà di non prestare giuramento fascista, e di tale volontà Le avevo dichiarato ampiamente le ragioni. Ne m’ero aspettato, quanto a me professore, trattamento diverso da quello fatto, secondo legge, agli altri undici professori che non avevano giurato. […] Vedo che non vi sono situazioni personali le quali possano essere risolte all’infuori delle situazioni collettive; e che mio luogo di vita non può essere se non laddove sia permesso allo scrittore d’essere veramente scrittore, cioè di scrivere il suo pensiero; […]». Sciascia, suo grande estimatore, individua in Borgese «il più vero ed effettuale scrittore liberale del secolo di fronte al fascismo… e perciò sta come in disparte, solitario e quasi dimenticato»43 e, nel centenario della nascita così scrive: «perché bisogna dire che … i fascisti volgarmente lo odiavano (ma al vertice con una certa timidezza o pudore: ci vuole l’emigrazione e il rifiuto di prestare il giuramento fascista perché Mussolini si decidesse – ma nel 1936, otto anni dopo la becera denuncia del rettore Fantoli - a chiudere il caso Borgese con questa annotazione: «Gli si poteva perdonare il passato. Non l’oggi. Continua ad essere un nemico»; parole

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che a noi oggi suonano come il più sintetico e giusto elogio che a Borgese si potesse tributare»44. Sancita la sua definitiva rottura con l’Italia fascista, verrà dichiarato “dimissionario” per non avere ripreso servizio all’Università di Milano, perdendo così, unico fra i professori che non avevano giurato, anche il diritto alla pensione di anzianità. Una nuova vita

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n America comincia una nuova vita. Dal 1931 al 1932 insegna Storia della critica ed Estetica all’Università di California, dal ‘32 al ‘36 Letteratura italiana e Letteratura comparata allo Smith College di Northampton (Mass.), approdando in ultimo all’Università di Chicago, dove rimane fino al 1948. Dal ‘31 al ‘34 continua a collaborare con il Corriere della Sera attraverso articoli sull’America, che andranno a costituire le raccolte dell’ Atlante americano (1946, l’edizione del ‘36 venne bloccata dalle autorità fasciste) e la postuma Città assoluta e altri scritti (1962). Nel 1938 ottenne la cittadinanza americana e, nel novembre 1939, dopo il divorzio da Maria Freschi, si unì in seconde nozze con la figlia di Thomas Mann, Elisabeth, che aveva conosciuto l’anno prima nella casa del padre. Il periodo americano è caratterizzato anche da un appassionato e continuativo attivismo politico. In una serrata militanza intellettuale antifascista Borgese diventa una figura di spicco fra gli esuli antifascisti in terra americana: nel 1939 insieme a Gaetano Salvemini, Arturo Toscanini, Lionello Venturi, George La Piana, Max Ascoli, Randolfo Pacciardi, Michele Cantarella, Aldo Garosci, Carlo Sforza, Alberto Tarchiani, con i quali era in stretta relazione d’amicizia e in comune azione politica, fonda la “Mazzini Society”, un’associazione nata per difendere gli ideali democratici, far conoscere in America le condizioni dell’Italia e fornire un aiuto agli esuli. E’ in questo contesto che vede la luce uno dei testi più significativi dell’ultimo Borgese: Goliath, The march of Fascism (1937), un’indagine sulle ragioni e caratteristiche del fascismo, che consacra la sua fama di grande oppositore al regime e che Leonardo Sciascia, definirà un «libro di radicale importanza per comprendere Borgese politico e scrittore»45 e di cui Consolo formulò più volte l’auspicio che venisse adottato dai docenti come testo di storia o, in subordine, abbondantemente inserito nelle antologie46. 222

Pubblicato in lingua inglese è un’opera storico-letteraria di prim’ordine, un libro politico di impressionante acutezza, un testo che prenderà posto tra i grandi documenti della Storia. Come pure è stato accolto dalla critica straniera più attenta e importante (pubblicato in diverse lingue, in Italia uscì solo nel 1946 quando il fascismo non c’era più e ci si avviava di già verso l’età repubblicana), il Goliath è l’analisi più profonda e completa delle premesse, dei postulati, dei caratteri e degli sviluppi del fascismo in Italia e nel mondo, scritto, come lui stesso ebbe a dire «perché non avrei potuto scrivere altro in quegli anni. Fu un’espressione necessaria. Mi premeva di far sì, quant’era in me, che non tutta la letteratura italiana fosse complice o imbavagliata o muta…»47. Tale e tanto fu l’eco del Goliath che quando uscì, questo capolavoro sul fascismo, vero affresco letterario della cultura e dell’identità nazionale, contribuì segnatamente «al declino della popolarità di Mussolini all’estero». L’utopia della Costituzione mondiale e della Repubblica universale

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n America, investe poi le sue inesauribili energie intellettuali in un progetto utopico, perseguito con tenacia fino alla fine, anche a livello organizzativo, volto alla realizzazione di un “Governo mondiale”, un modello di governo radicalmente unitario, oltre ogni particolarismo di ordine sociale, religioso, culturale, economico, politico, centrato sull’individuazione di una serie di valori universali condivisibili. Insieme a Richard McKeon fu infatti promotore dell’attività del “Committee to Frame a World Constitution” (Comitato per la Costituzione mondiale), di cui ricoprì anche la carica di segretario, accogliendo l’idea lanciata da una radio discussione del 12 agosto 1945 dal Rettore dell’Università di Chicago Robert M. Hutchins della necessità di un governo mondiale, dopo le ferite inferte nelle coscienze dal secondo conflitto mondiale e le preoccupazioni costanti per la situazione internazionale in seguito all’esplosione della bomba atomica su Hiroshima. Il Committee, che vide fra i suoi membri i più autorevoli scienziati e pensatori del momento (Mortimer J. Adler, Stringfellow Barr, Albert Guérard, Harold A Innis, Erich Kahler,Wilberg G. Katz, Charles H. Mc Ilwain, Rexford G. Tugwell ecc.), e che si valse anche la collaborazione di Elisabeth Mann Borgese, istituì le basi del progetto per una Costituzione mondiale. Oltre a numerose collaborazioni a quotidiani e riviste, trasmissioni radiofoniche e conferenze, lavora ad opere che hanno come prospettiva l’edificazione di un nuovo ordine mondiale: The City of Man, scritto in collaborazione, fra gli altri, con Thomas Mann (1940); Common Cause (1943), che darà il nome alla successiva rivista, da lui fondata nel 1947 e

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pubblicata dal Committee; Preliminary Draft of a World Constitution (1948); e la postuma Foundations of a World Repubblic (1953), dove si descrive il piano e la struttura della federazione e del Governo mondiale.

el ‘48 rientrò per un breve periodo in Italia e il 13 settembre 1949, dopo 18 anni di assenza, risalì sulla sua vecchia cattedra di estetica all’Università di Milano, in mezzo a una folla assiepata nell’aula magna e nelle sale attigue, come descrivono i giornali dell’epoca.

profondamente legato al suo tempo, se non quello di lasciare il ricordo, il suono di una voce di uomo? Borgese, come pochi altri, aveva assolto a questo compito. .... Il tempo, … confermerà senza dubbio l’impressione che Borgese lascia, a chi ripercorra mentalmente il suo curriculum spirituale, quella di un uomo che tenne fede al motivo centrale della nostra cultura, al motivo che celebra nell’uomo l’incarnazione delle più alte forze spirituali della vita e attinge all’umanesimo il conforto a credere veramente degna di essere vissuta la nostra vicenda terrena. Questa l’eredità che Giuseppe Antonio Borgese lascia…»48.

Nello stesso anno apparve la traduzione italiana Disegno preliminare di Costituzione mondiale.

In una lapide apposta nel centenario della nascita nel Comune di Polizzi Generosa, è scolpito:

Rientro in Italia, proposto per il premio Nobel per la pace del 1952

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Fra le opere di saggistica critica, storico-letteraria ed estetica maturate nell’ultimo periodo e alcune pubblicate postume, si segnalano: Problemi di estetica e storia della critica (1952); Da Dante a Thomas Mann (1958). Fra le opere letterarie ricordiamo la nuova edizione delle Poesie (1952) e la raccolta di novelle La Siracusana (1950). Continuò a svolgere attività di critico dalle colonne del Corriere della Sera e a perseguire il progetto costituzionale del Committee to Frame a World Constitution, che gli valse la proposta di nomina al Premio Nobel per la pace del 1952, avanzata all’Istituto per il Nobel del Parlamento norvegese dall’Università di Chicago, dove operava il Comitato e dove Borgese stesso insegnava.

A GIUSEPPE ANTONIO BORGESE POETA, NARRATORE, CRITICO E POLITICO CHE VOLLE L’UNITA’ DELL’ARTE E DEL MONDO.

Sempre nel 1952 vinse l’alto riconoscimento del “Premio Marzotto” per la critica. Lascito testamentario

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onfidava Borgese ad un amico: «Aspiro, per quando sia morto, a una lode: che in nessuna mia pagina è fatta propaganda per un sentimento abietto o malvagio». Le sue parole sono davvero un’inestimabile testimonianza di verità e di libertà, di pensiero e di azione, di arte in sommo grado e di unità, proprio quell’unità cercata nell’arte, nella critica, nella politica quale espressione del farsi concreto della storia degli uomini, delle idee che essi lasciano lungo il loro peregrinare. Eugenio Montale, cogliendo il Borgese scrittore e politico che fa della sua vita, del suo pensiero, della sua parola un esempio di umanesimo espresso per tutta la vita un compito irrinunciabile, nel dare la notizia della sua scomparsa, ben evidenzia: «Qual è il primo dovere di uno scrittore 224

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NOTE 1  L’Atlantide, Poema inedito, «Fondo Borgese» della Biblioteca Umanistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, a cura di Sandro Gentili, in ATTI E MEMORIE dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”,Volume LV, Nuova Serie - XLI, Leo S. Olschki Editore, Firenze 1990, 168-255. 2  G.A. BORGESE, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933), a cura di M. G. Macconi, inedito, in corso di pubblicazione da parte della Fondazione “G.A. Borgese”I Diari fanno parte del «Fondo Borgese» della Biblioteca Umanistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze. 3 Cfr M. ROBERTAZZI, Silenzio innaturale nell’aula universitaria, Corriere della Sera, Martedì 13 settembre 1949 4  G. D. PETTINI, ‘800 Colloqui e profili, Giuseppe Antonio BORGESE, Arte Politica internazionali Editore, Milano, 1945157-158. 5  Il Leonardo è stata una rivista letteraria italiana degli inizi del Novecento pubblicata dal 4 gennaio 1903 all’agosto 1907. Fu fondata a Firenze da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, insieme a Giovanni Costetti, Adolfo De Carolis, Alfredo Bona, Ernesto Macinai e Giuseppe Antonio Borgese e, nelle prime pubblicazioni - dal 4 gennaio al 10 maggio 1903 -, fu influenzata dal pensiero di Nietzsche, dall’estetismo dannunziano e dal rinascente idealismo. La rivista, con la sua volontà di rinnovamento, cercò di aprire le porte della cultura italiana alle correnti più vive della filosofia dell’epoca, come il pragmatismo, la filosofia di Henri Bergson, e di Friedrich Nietzsche e le esigenze religiose appena nate. 6  Il Regno fu un settimanale fondato da Enrico Corradini e pubblicato a Firenze dal novembre 1903 al dicembre 1906. Esso si vanta di annoverare tra le sue componenti l’ideologia dell’irrazionalismo nazionalistico, antiparlamentare e antisociale in un quadro aggressivo definito di “riscossa” borghese. Ne furono collaboratori, oltre a Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, Mario Calderoni, Borgese, Mario Morasso, Vilfredo Pareto che, con la sua teoria delle élites, fece da supporto ideologico alla strategia di Corradini. 7  B. CROCE, La Critica, gennaio e marzo 1904, Napoli 1904, 88-89. 8  G.A. BORGESE, Storia della Critica romantica, La Critica, Napoli 1905 (Mondadori, Milano 1920 e 1949). 9 Cfr S. D’ALBERTI, Giuseppe Antonio Borgese, Flaccovio Editore, Palermo 1971, 19 10 G.A. BORGESE, 7 settembre 1932, Diario II (4 luglio 1932 - 30 aprile 1933). 11  G.A. BORGESE, Storia della Critica Romantica, Mondadori, Milano 1949, XXI.

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12  Hermes nasce a Firenze l’1 gennaio 1904 da Enrico Corradini e dal giovane Giuseppe Antonio Borgese come rivista di critica e letteratura di ispirazione colta e dannunziana. La rivista prende il nome di Hermes dal greco conduttore di “molte anime al di là dei confini del mondo, nel fantastico Ade”. Essa si presenta subito di chiara impronta

paganeggiante e dannunziana, come viene esplicitamente dichiarato nella PrefazioneManifesto. 13  G.A. BORGESE, Dalla sponda del gurgite di Scilla. Con la testa riversa e con le palme protese, in Giuseppe Antonio Borgese. Una Sicilia senza aranci, a cura di I. Pupo, Avagliana Editore, Cava dei Tirreni-Roma 2005, 246-250. 14  G. DEBENEDETTI, Il romanzo come libro di viaggi, in Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano 1971, 323-331 citato da Ambra Meda in Giuseppe Antonio BORGESE. Pellegrino appassionato, MUP, Parma, 2004 42. 15  A. MOMIGLIANO, Il “D’Annunzio” di Borgese, Corriere della Sera, 1932. 16 M. ROBERTAZZI, Introduzione a La città assoluta e altri scritti, Mondadori, Milano, 1962, 9. 17 M. ONOFRI, Il sospetto della realtà. Saggi e paesaggi italiani novecenteschi, Avagliano Editori, Cava dei Tirreni-Roma, 2005, 161. 18  La citazione di Bo è in Nello Ajello, Lo scrittore e il potere, Laterza, Bari 1974, 126, in L. Parisi, Borgese, Tirrenia Stampatori, Torino2000, 26. 19 G.A. BORGESE, Lettera, inedita, del 16 aprile 1902. Archivio Fondazione “G. A. Borgese”. 20 G.A. BORGESE, Ottocento Europeo, Fratelli Treves Editori, Milano 1927,VII. 21  Citato da Mario Robertazzi in Introduzione a La Città assoluta e altri scritti, op. cit., 7 22  Citato in F. MEZZETTI, Borgese e il fascismo, Sellerio editore, Palermo 1978, 19. 23  G. PIOVENE, La Stampa l’8 marzo 1963, poi anche in “Il Giornale”, 9 novembre 1974 e nell’Appendice del romanzo Rubé, Mondadori, Milano 1999, 397. 24  L. PARISI, Borgese, Gaspare Casella Editore, Napoli, 1928, 14. Gli scritti sugli autori citati sono contenuti in Ottocento Europeo. 25  La lettera di Borgese ad Arnoldo Mondadori si può leggere in Catalogo storico Arnoldo Mondadori Editore 1912-1983, le Collane A-M, a cura di Moggi Rebulla e M. Zerbini, prefazione di G. Spadolini, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 1985, 238-239, tratta da Giuseppe Antonio Borgese. Una Sicilia senza aranci, op. cit., 340. 26  G. A. BORGESE, G.B. Vico in un libro di B. Croce, Apologia, La Vita e il Libro, Terza Serie, Bocca, Torino 1913, 336. 27  Ib., 325-402. 28  G. A. BORGESE, G.B. Vico in un libro di B. Croce. Croce e i giovani, La Vita e il Libro, op. cit., 386-402. 227


29 Cfr V. CASTRONOVO, La stampa italiana dall’unità al Fascismo, Laterza, Bari 1973, 186, in Giuseppe Antonio Borgese. Lettere a Giovanni Papini e Clotilde Marghieri (1903-1952), a cura di Mariarosaria Oliveri, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli-Roma 1988, 52-53. 30  Cfr Ib., 186. 31 G.A. BORGESE, La questione Jugoslavia in Il Patto di Roma, Quaderni della “VOCE”, Roma, 15 settembre 1919, 113-114. 32  G.A. BORGESE,Tempo di edificare, Fratelli Treves, Editori, Milano 1923,VI. 33  Cfr R. DE FELICE, Giuseppe Antonio BORGESE irregolare della cultura, «Il Giornale Nuovo», 24 agosto 1977. 34  M. ONOFRI, Il sospetto della realtà. Saggi e paesaggi italiani novecenteschi, op.cit., 1729. 35  G. PIOVENE, Ritorno di Rubè. Mondadori, Milano,1994, 397. 36 Ib. 37 V. LICATA, L’invenzione critica. G.A. BORGESE, Flaccovio editore, Palermo 1982, 114. 38  M. ONOFRI, Il sospetto della realtà, op. cit., 46.

BIBLIOGRAFIA

39  N. TEDESCO, La coscienza letteraria del Novecento. Gozzano, Svevo e altri esemplari Flaccovio Editore, Palermo, 1999, 158-159. 40  D. DAICHES, Borgese - Poeta di una nuova dimora, rivista Saturday Review of litaruature, july 21, 1951 in Per una cultura europea. Le lettere di Giuseppe Antonio Borgese a Otto von Taube (1907-1952), a cura di Mariarosaria Oliveri, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli-Roma 2002, 151. 41  G.A. BORGESE, Storia della critica romantica in Italia, op. cit., XXIV. 42  L. SCIASCIA, G.A. Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, in Corriere della Sera dell’11 settembre 1982 anche in appendice a Rubé, Mondadori, Milano 2004, 401. 43  L. SCIASCIA, Per il ritratto dello scrittore da giovane, Sellerio, Palermo1985, 30. 44  L. SCIASCIA, G. A. Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, op. cit. 45  L. SCIASCIA, G. A. Borgese: ciò che insegna la sua fede letteraria e politica, op. cit. 46  citato da D. CONSOLI, Il peccato della ragione, Prova d’Autore, Catania 2010, 15. 47  G. A. BORGESE, Golia, marcia del fascismo, Mondadori, Milano 1946, 18. 48  E. MONTALE, Un lutto della letteratura e del giornalismo. G.A. Borgese è morto improvvisamente stanotte, Corriere della Sera,Venerdì 5 dicembre 1952. 228

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Opere di Giuseppe Antonio Borgese Poesia La canzone paziente, Ricciardi, Milano 1910 Le Poesie, Mondadori, Milano 1922 Poesie 1922-1952, Mondadori 1952 Poesie inglesi, Laicata Editore, Manduria-Bari-Roma 1994 Romanzi Rubè, Treves, Milano 1921 I vivi e i morti, Treves, Milano 1923 Tempesta nel nulla, Treves, Milano 1931 La tragedia di Mayerling, Treves, Milano 1925 Novelle La città sconosciuta, Treves, Milano 1925 Le belle, Treves, Milano 1927 Il sole non è tramontato, Treves, Milano 1929 Il pellegrino appassionato, Treves, Milano 1933 La Siracusana, Treves, Milano 1950 Le novelle, 2 voll., Mondadori, Milano 1950 Teatro L’Arciduca, Treves, Milano 1924 Lazzaro, Treves, Milano 1925 «L’Atlantide». Poema inedito di G. A. Borgese, a cura di S. Gentili, «Atti e memorie dell’Accademia toscana di scienze e lettere “La Colombaria”», Olschki, Firenze 1990, pp. 167-255 Montezuma: opera in three acts / libretto di G. A. Borgese, music by Roger Sessions, New York, Marks Music Corporation, 1965, (Montezuma, traduzione italiana, introduzione, commento a cura di Sabina Colella, Stilo, Bari 2007)

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Saggi di critica letteraria ed estetica Giganti e serpenti, «Archivio per lo studio delle tradizioni popolari», Palermo, vol. 20, 1901 Gabriele D’Annunzio, Ricciardi, Napoli 1909

Mefistofele. Con un discorso sulla personalità di Goethe, Quattrini, Firenze, 1911 La vita e il libro, 3 voll., Bocca, Torino 1910-1913 Studi di letterature moderne, Treves, Milano 1915 Resurrezione, Perella, Firenze 1922 Tempo di edificare, Treves, Milano 1923 Ottocento europeo, Treves, Milano 1927 Il senso della letteratura italiana, Treves, Milano 1931 Saggio sul “Faust”, Treves, Milano, 1933 Poetica dell’unità. Cinque saggi, Treves, Milano 1934 Problemi di estetica e storia della critica, Mondadori, Milano 1952 Giornalismo e politica La nuova Germania, Bocca, Torino, 1909 Italia e Germania, Treves, Milano 1915 Guerra di redenzione, Ravà e C., Milano 1915 La guerra delle idee, Treves, Milano, 1916 ATTI AMMINISTRATIVI L’Italia e la nuova alleanza, Treves, Milano 1937 L’Alto Adige contro l’Italia, Treves, Milano 1921 Goliath, the March of Fascism, The Viking Press, New York 1937 The City of Man, a declaration of world democracy, con T. Mann e L. Mumford et. al., The Viking Press, New York 1940 Common Cause, Duell, Sloan and Pearce, New York 1943, (poi Causa Comune, Milano 1949) Preliminary Draf of a World Constitution,University of Chicago Press, Chicago 1948, (poi Disegno preliminare di Costituzione mondiale, Mondadori, Milano 1949) Idea della Russia, traduzione dall’inglese di Giulio Vallese, Mondadori, Milano-Verona 1951 Foundations of the World Republic, The University of Chicago Press, Chicago 1953 Da Dante a Thomas Mann, a cura e con una introduzione di Giulio Vallese, Mondadori, Milano 1958 La città assoluta e altri scritti, a cura e con una introduzione di Mario Robertazzi, Mondadori, Milano 1962 231


Libri di viaggio Autunno a Costantinopoli, Treves, Milano 1929 Giro lungo per la primavera, Bompiani, Milano 1930 Escursioni in terre nuove, Ceschina, Milano 1931 Atlante americano, Guanda, Parma 1936

RASSEGNA STAMPA

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di Palermo

GiovedĂŹ 28 Maggio 2009 - p. 38

Domenica 15 Giugno 2003 - p. XIV

VenerdĂŹ 14 agosto 2009 - pp. 32 e 33

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SOCIETA’ Venerdì 5 Febbraio 2010 - pp. XII e XIII

Giovedì 14 Gennaio 2010 - p. 38

Il Caffè - Cultura & Società Lunedì 8 Febbraio 2010 - p. 24

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di Cremona Sabato 13 Marzo 2010 - p. 31 Cultura Sabato 13 Marzo 2010 - p. 50

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Mercoledì 23 giugno 2010 - p. 53

Cefalù e Madonie Domenica 27 Giugno 2010 - p. 36

Venerdì 25 giugno 2010 - p. 133

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Domenica 27 Giugno 2010 - p. 40

241


SOCIETA’ Mecoledì 30 Giugno 2010 - pp. I e XV

14 Venerdì 2 luglio 2010 - p. 13

Martedì 6 luglio 2010 - p. 12

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SOCIETA’ Domenica 5 Settembre 2010 - pp. XIV e XV

ORGANI Componenti del Consiglio di Amministrazione Patrizio David – Sindaco del Comune di Polizzi Generosa Angelo Pizzuto – Commissario dell’Ente Parco delle Madonie Alessandro Ficile – Presidente della So.Svi.Ma. spa Gabriella Clara Aiosa – Presidente dell’Associazione “Anthropos” _____________________________________________________ Gabriella Clara Aiosa

Presidente:

Direttore: Gandolfo Librizzi Gloria Dalleo

Revisore dei Conti:

COMITATO SCIENTIFICO Ufficio di Presidenza Prof. Natale Tedesco - Presidente Prof. Massimo Onofri - VicePresidente Prof. Mario Rubino Prof.ssa Domenica Perrone Giovedì 26 Maggio 2011 - p. 58

Dott. Salvo Ferlita Componenti Prof. Natale Tedesco Emerito di Letteratura Italiana

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Facoltà di Lettere e Filosofia – Università di Palermo

Prof. Salvatore Silvano Nigro

Ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università IULM

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Prof. Salvatore Ferlita

Prof.ssa Laura Auteri

Dott.ssa Ambra Meda

Prof.ssa Annamaria Cavalli

Dott.ssa Ambra Carta

Prof. Mario Giacomarra

Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo Direttore del Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche dell’Università di Palermo Ordinario di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Parma (Dipartimento di Italianistica)

Prof. Liborio Mario Rubino

Docente associato di Letteratura tedesca presso Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Palermo

Prof.ssa Domenica Perrone

Ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (dell’Università degli Studi di Palermo (Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche)

Prof.ssa Maria Carla Papini

Ordinario di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso dell’Università degli Studi di di Firenze (Dipartimento di Italianistica)

Prof. Mario Dominichelli

Ordinario di Letteratura Inglese e Letterature comparate all’Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Filologia Moderna)

Prof. Calogero Licata

Prof. Giovanni Di Stefano

Delegato agli Affari Generali del Rettore dell’Università di Palermo dell’Università degli Studi di Palermo

Prof.ssa Ida Rampolla del Tindaro Dirigente Tecnico M.I.U.R.

Prof. Giovanni Silvestri

Prof.ssa Ina Agostaro

Dott. Gian Paolo Giudicetti

Dott. Vincenzo Abbate

Docente di discipline etno-antropologiche e Sociologiche c/o la LUMSA di Palermo

Docente ssociato di Geografia presso l’Università degli Studi di Palermo Facoltà Lettere e Filosofia Collaboratore scientifico UCL – Université Catholique Louvain-laNeuve già Direttore della Galleria Regionale Interdisciplinare di Palazzo Abatellis di Palermo

Dott.ssa Raffaella Zuccari

(Università di Muenster – Dipartimento d’Italiano)

Prof. Massimo Rizzante

Docente associato di Letteratura Italiana Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento (Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Filologici

Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Parma Facoltà di Lettere e Filosofia (Dipartimento di Italianistica) Ricercatrice presso l’Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia (Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche)

Prof. Massimo Onofri

Docente associato di Critica Letteraria Università degli Studi di Sassari

Ricercatore di letteratura Italiana Contemporanea presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” Facoltà di Arte e Comunicazione

Dott. Dario Consoli Dott. Giovanni De Leva

Prof. Gentili Sandro

Docente di Letteratura Italiana Contemporanee presso l’Università degli Studi di Perugia (Dipartimento di lingue e letterature antiche, moderne e comparate)

Prof.ssa Mariarosaria Olivieri

Ricercatore di Sociologia della Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (Dipartimento Italianistica e Spettacolo)

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finito di stampare luglio 2012 presso Tipografia Sprint - Palermo

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