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DA COMO A KALONGO SULLE ORME DI PADRE GIUSEPPE AMBROSOLI


DA COMO A KALONGO SULLE ORME DI PADRE GIUSEPPE AMBROSOLI Como, Palazzo del Broletto 4 -31 marzo 2012 Progetto mostra e organizzazione Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital Kalongo Uganda Onlus www.fondazioneambrosoli.it Progetto grafico e fotografie e video Photoaid, Agenzia no profit per il reportage sociale www.photoaid.eu Ufficio Stampa Ellecistudio, Como Per la stampa e la cura del catalogo si ringrazia Tecnografica, Lomazzo (CO) Con il patrocinio di Provincia di Como Assessorato alla Cultura

Con il contributo di

Assessorato CULTURA


NESSUNO MAI SI E’ ALLONTANATO DA LUI A MANI VUOTE O A CUORE SPENTO


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PREFAZIONE Quella di padre Giuseppe Ambrosoli è una figura luminosa. Una testimonianza limpida di cosa significhi amare i fratelli non come se stessi, ma più di se stessi. È l’esempio di un’umanità che non sa fermarsi alla superficie, va oltre le apparenze difficili e crude di chi è povero, sofferente, malato, bisognoso di tutto e sa scorgere nello sguardo degli ultimi – soprattutto coloro che più ci mettono alla prova perché il dolore spaventa, disorienta e allontana – il volto di Cristo. Padre Giuseppe è stato definito “medico della carità” e, leggendo alcune note biografiche, sono stato colpito, in particolare, da un commento che lo riguarda: «Nessuno mai si è allontanato da lui a mani vuote o a cuore spento». Che bello! Il commento potrà forse apparire ingenuo, magari infantile, ma l’espressione mi si è affacciata spontanea… Ambrosoli è stato un uomo, un medico, un sacerdote, un missionario talmente infiammato dal calore dell’amore sincero provato per il suo prossimo, da riuscire a coinvolgere anche chi lo incontrava e gli stava vicino. Un sentimento così radicato e profondo che ancora oggi è capace di scaldare, “accendere il cuore e riempire le mani” delle centinaia di migliaia di persone che fanno riferimento alla Fondazione Ambrosoli – al suo Ospedale e alla sua Scuola – in Uganda come in Italia, nella veste di volontari, pazienti, operatori, medici e studenti in formazione. A guardare le molteplici attività proposte, e i fondamentali servizi offerti, si vede come l’ideale comboniano del “Salvare l’Africa con gli africani” sia pienamente messo in atto, a partire dal sostegno di un bene primario come la sanità perché, proprio come diceva padre Giuseppe, «investire sulla salute è investire sul benessere di ogni individuo e sul futuro di un Paese». Ambrosoli ebbe un’intuizione fondamentale, evidentemente ispirata da una Provvidenza ben più grande di noi: partire dai piccoli e dai fragili, ovvero le giovani madri e i loro figli neonati. Un’idea innovativa settant’anni fa, che rivela una sensibilità fortissima, una considerazione particolare per la figura femminile e per il ruolo sociale della maternità, un’attenzione vera al domani delle popolazioni locali, perché solo assicurando serenità e prosperità alle nuove generazioni è possibile articolare progetti di sviluppo radicali ed efficaci. Dal mio recente viaggio in Camerun, presso la nostra missione diocesana, ho avuto la conferma di quanto sia importante – al di là delle logorate dichiarazioni verbali di principio e di intenti – mettere al centro la persona e il rispetto della sua dignità per costruire veramente un futuro migliore per tutti. E, a mia volta, ho sperimentato nella gente una capacità di approccio alla vita basato sull’essenzialità e sui valori che davvero contano… Atteggiamenti che, nel nostro mondo addormentato dall’opulenza, abbiamo da tempo dimenticato. Temo che la crisi economica che stiamo affrontando, anziché aiutarci a recuperare questi stili di vita – diventando un’occasione di crescita e di maturazione della nostra umanità – stia invece amplificando povertà e differenze… Purtroppo sappiamo bene quali incertezze e ansie agitino il continente africano, tensioni bellicose che non hanno mancato, in passato, di raggiungere e mettere in pericolo l’Ospedale di padre Ambrosoli e i suoi occupanti. Ma la speranza, la tenacia, la caparbia volontà di essere vicini alla gente sono da sempre più forti di qualsiasi minaccia. Accolgo e saluto con animo sovrabbondante di riconoscenza questa iniziativa che ci aiuta a conoscere meglio e a recuperare la storia di padre Giuseppe Ambrosoli, per il quale è in corso la causa di beatificazione e la cui testimonianza va ad affiancarsi alle altre figure di beati e santi della carità (non solo quelli per i quali esiste un riconoscimento ufficiale della Chiesa, ma anche le tante persone che in silenzio e umiltà quotidianamente sono accanto ai propri fratelli) di cui la nostra diocesi è ricca. Chiudo ricordando la frase che padre Giuseppe volle come epitaffio sulla propria sepoltura: «Dio è amore, c’è un prossimo che soffre e io sono il suo servitore». Un programma di vita che auguro a tutti, a partire da me stesso, diventi anche un po’ nostro. † Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como

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PREMESSA “Carità, sobrietà e umiltà” sono le parole che meglio descrivono mio zio padre Giuseppe, quelle con cui tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo, qui come in Africa, lo ricordiamo ancora oggi con grande commozione, a distanza di 25 anni dalla sua morte. I miei più cari ricordi di lui risalgono a quando prima bambina e poi adolescente incontravo padre Giuseppe di ritorno dall’Africa per le sue “vacanze”. Ogni quattro anni i missionari hanno diritto a ritornare a casa per riposarsi dalla fatica immane di vivere ogni giorno la loro missione in una terra così lontana e difficile. Erano rare le volte però che riuscivamo a vederlo, perché anche “in vacanza” si prodigava con infaticabile energia per aggiornarsi nelle sale operatorie degli ospedali o in giro per l’Italia alla ricerca di aiuti e fondi da nuovi benefattori. Faceva tutto questo silenziosamente, con grande umiltà e leggerezza, schernendosi ogni volta che qualcuno gli faceva notare le sue fatiche, perché rifiutava qualsiasi attenzione su di sé, e scusandosi perché non voleva “disturbare” nessuno, lasciando trasparire anche in questi tratti la straordinarietà della sua figura. In questi anni di lavoro per la Fondazione ho riscoperto padre Giuseppe nell’emozione e nei ricordi di tante persone, credenti e non credenti, che lo hanno conosciuto e aiutato, e che lui a sua volta ha aiutato attraverso l’esercizio della professione medica e il suo immenso amore per il prossimo. Padre Giuseppe non ci ha lasciato scritti teologici o raccolte di meditazioni spirituali. Era un uomo concreto e pragmatico, che viveva la sua fede e la sua vocazione al servizio fattivo degli altri. L’esempio quotidiano è la sua eredità e la sua opera è rappresentata da un ospedale che oggi porta il suo nome e che dopo 50 anni continua ad erogare servizi sanitari qualificati ad una popolazione martoriata da guerre e povertà. Padre Giuseppe è riuscito a portare avanti un’impresa straordinaria, a costo di grandi sacrifici, fatiche e sofferenze che noi non conosciamo, solo con la forza del carisma, della persuasione, della mitezza e dell’umiltà, mettendosi sempre in discussione davanti a Dio e agli altri. E questo è davvero straordinario agli occhi di chiunque si accosti alla sua figura. Raccogliere la sua eredità e portarla avanti attraverso la Fondazione significa dare continuità non solo all’opera di padre Giuseppe, ma anche ai suoi valori, con l’impegno di diffonderli, nella convinzione che il suo esempio sia fonte di ispirazione alla generazione mia e a quella dei miei figli. Giovanna Ambrosoli Vicepresidente Fondazione Dr. Memorial Hospital

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INTRODUZIONE In occasione del venticinquesimo dalla morte di padre Giuseppe Ambrosoli - Lira, Uganda 27 marzo 1987 - la Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital presenta la mostra fotografica intitolata “Da Como a Kalongo sulle orme di padre Giuseppe Ambrosoli” con l’intento di portare a conoscenza di un pubblico più vasto la sua opera e la sua straordinaria testimonianza di vita, divulgandone il messaggio di carità cristiana fino all’estremo sacrificio della vita e l’eredità spirituale che ha lasciato a tutti noi. Padre Giuseppe - chirurgo e missionario comboniano conosciuto come il “Medico della Carità” – è giunto a Kalongo in nord Uganda nel 1957 dove ha fondato un ospedale e una scuola di ostetricia lavorando instancabilmente per 32 anni a favore degli ultimi. Viene ricordato per le alte doti spirituali e morali, che unite all’abilità chirurgica e allo spiccato spirito imprenditoriale, hanno dato vita ad un’opera oggi più che mai essenziale per la sopravvivenza di migliaia di persone. Durante la mostra immagini di ieri e oggi raccontano la vita “straordinaria” di padre Giuseppe Ambrosoli, che si intreccia con la storia dell’Ospedale ugandese a lui intitolato e della Scuola di Ostetricia, dei progetti intrapresi dalla Fondazione e delle persone dall’Italia e dal mondo che negli anni hanno operato a favore dell’Ospedale e collaborato a questa “Impresa umana e solidale”. Attraverso quest’iniziativa, la Fondazione vuole ringraziare donatori, volontari e amici che negli anni ne hanno incoraggiato l’impegno e contribuito al sostegno dell’Ospedale e della Scuola, dal drammatico periodo della guerra civile fino ad oggi nel delicato percorso di pacificazione. La Mostra è suddivisa in 5 aree tematiche a pannelli con immagini e testimonianze, ciascuna preceduta da pannelli descrittivi: -

Padre Giuseppe Ambrosoli “Medico della Carità” Il Doctor Ambrosoli Memorial Hospital La Scuola di Ostetricia St. Mary’s Midwifery School Il nord Uganda e il dramma della guerra civile Volontari e Sostenitori di ieri e di oggi

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KALONGO 1957-2011

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“... Dotato di molte doti, tra cui quella di apprendere facilmente le lingue e i dialetti, Ambrosoli era un pragmatico, un “lombardo”, un uomo d’azione e di organizzazione con in più le doti che spesso mancano a questo tipo di uomini: la soavità dei modi, la serenità, la dolcezza, che componevano una personalità ricca, composita attorno ad un asse centrale che teneva ben custodito. Egli è stato un costruttore della Chiesa. La parte materiale della sua opera è stata spazzata via dalla guerra, quella spirituale rimarrà imperitura nel cuore di quanti – malati, amici, confratelli – hanno avuto il dono di conoscerlo e di godere della sua amicizia.” Dott. Giancarlo Fincato, in “Padre Ambrosoli medico della carità”, L. Gaiga, Emi ed., 1988.

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PADRE GIUSEPPE AMBROSOLI “MEDICO DELLA CARITA’”

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Giuseppe Ambrosoli nasce il 25 luglio 1923 a Ronago, un piccolo paese della provincia di Como al confine con la Svizzera, settimo di otto figli di una nota famiglia comasca. Studia presso il ginnasio “A.Volta” di Como conseguendo la maturità classica nel 1942, durante i suoi anni giovanili partecipa attivamente all’Azione Cattolica, svolgendo attività di animatore e stringendo forti legami con tutti i parroci della zona comasca, tra questi don Silvio Riva, assistente dell’Azione Cattolica di Como. Le solide basi cristiane, ereditate dalla madre, accrescono nel giovane liceale carisma e impegno civico. Nel 1942, terminato il liceo si iscrive alla facoltà di Medicina presso l’Università degli Studi di Milano. Ma è già cominciata la seconda guerra mondiale e Giuseppe è costretto ad interrompere gli studi. Durante la guerra si adopera instancabilmente per salvare partigiani, renitenti alla leva, ex militari, ebrei perseguitati. Li accoglie in casa, col consenso dei genitori, e durante la notte, sfidando i tedeschi di guardia, li aiuta a scappare nella vicina Svizzera. Con la fine della guerra riprende gli studi interrotti conseguendo la laurea in medicina e chirurgia. La vocazione missionaria di Giuseppe Ambrosoli si consolida in quegli anni fino alla scelta convinta di mettersi totalmente al servizio dei più bisognosi. “Dio è amore, c’è un prossimo che soffre e io sono il suo servitore”. Con queste semplici, ma profonde parole, annuncia alla mamma e ai familiari la sua vocazione missionaria. Si reca prima a Londra per specializzarsi in malattie tropicali e successivamente intraprende il profondo percorso di fede che lo porta alla consacrazione come sacerdote a Milano il 17 dicembre 1955. Pochi mesi dopo arriva inaspettata la notizia che in nord Uganda c’è urgente bisogno di un medico per mandare avanti l’ospedale di Gulu fondato da Mons. Giambattista Cesana. Per padre Giuseppe si avvera il sogno di partire per l’Africa e dedicare la propria esistenza ai più poveri. Nel febbraio 1956 si imbarca per l’Africa dove però viene destinato a Kalongo, un’area dispersa nella savana del nord Uganda. La professionalità, la dedizione, le competenze mediche e lo spirito imprenditoriale del giovane sacerdote chirurgo, unitamente al supporto di tanti medici volontari e amici finanziatori, trasformano in 32 anni un piccolo ambulatorio in una delle più importanti strutture sanitarie ugandesi, con 345 posti letto e standard di cura elevati. “Salvare l’Africa con gli Africani”: nel 1959 Padre Giuseppe fonda una scuola specialistica di ostetricia nella convinzione che la formazione qualificata sia la strada maestra per l’autonomia delle future generazioni. Nel 1987 la guerra civile che flagella il nord Uganda porta all’evacuazione forzata dell’ospedale per ordine militare. Padre Giuseppe, dopo aver messo in salvo medici, infermieri, malati e studentesse della scuola, muore a Lira il 27 marzo nel 1987, provato dalla fatica e dalla sofferenza. Oggi, a 25 anni dalla sua morte, è in corso la causa di beatificazione.

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Padre Giuseppe: dall’altare alla corsia con la stessa dedizione

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Padre Giuseppe con i malati

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...e in sala operatoria

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“Mai in vita mia ho trovato una persona così buona e così disponibile nei confronti dell’altro. Per lui non c’era ricco o povero, sano o malato. In ogni essere umano che incontrava lui scorgeva il volto di Cristo e ne era rapito” Intervista a Serafino Cavalieri, nel Corriere di Como, 31 ottobre 1999

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Lezione di anatomia

Anche quando lo fermavano per strada non aveva mai fretta di andarsene

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Santa Messa in Acholi

Padre Giuseppe in Italia animatore missionario

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“Dio è amore. C’è un prossimo che soffre, io sono il suo servitore” Padre Giuseppe Ambrosoli

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“Vicino all’ospedale composto di bassi edifici in muratura con i tetti in lamiera ondulata, centinaia di africani erano in attesa del loro turno per essere visitati. Era gente arrivata dalle regioni circostanti, aveva percorso a piedi distanze incredibili, altri erano partiti dal Congo, dalla Tanzania, dal Sudan e da Paesi africani ancora più lontani. Ci domandammo perché questi indigeni sofferenti arrivassero da tanto lontano e la risposta la trovammo sui loro volti luminosi; fiduciosi e pazienti in attesa che Padre Giuseppe Ambrosoli, lo “Stregone bianco”, si occupasse di loro.” Renato Ottria, fotoreporter, da “Lo “Stregone” che fa i miracoli”

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IL DOCTOR AMBROSOLI MEMORIAL HOSPITAL

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Fondato nel 1957 da padre Giuseppe Ambrosoli, l’Ospedale di Kalongo garantisce assistenza sanitaria qualificata alla popolazione locale e in particolare alle fasce più deboli e vulnerabili.  Circa 40.000 persone ogni anno beneficiano dei servizi di cura e assistenza dell’Ospedale, il 70% sono donne e bambini minori di 5 anni. Dopo l’evacuazione forzata del 1987 per ordine delle truppe governative ugandesi e la drammatica morte di padre Giuseppe avvenuta poche settimane dopo, l’Ospedale viene riaperto nel 1989 da padre Egidio Tocalli, ed intitolato al suo fondatore: nasce ufficialmente il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital. Padre Egidio, missionario comboniano e medico, lo dirige negli anni dolorosi e difficili della guerra civile sino al 2009, garantendone la sopravvivenza e portando avanti il processo di “africanizzazione” iniziato dal fondatore, segno concreto della possibilità per gli africani di avere un futuro autonomo anche in campo sanitario. Di proprietà della locale Diocesi di Gulu, l’Ospedale è riconosciuto dal Governo ugandese quale punto di riferimento sanitario del distretto di Agago per il valore imprescindibile dell’attività di cura che svolge da 50 anni a favore della popolazione. L’Ospedale, che dà lavoro a 300 persone ugandesi, è dotato di : • 345 posti letto • 7 reparti: maternità, pediatria, malnutrizione, medicina generale, chirurgia, TBC, AIDS • 1 poliambulatorio per pazienti esterni • 1 laboratorio di analisi e radiologia e 2 sale operatorie Grazie all’attività medica svolta dall’Ospedale nel 2011: • 11.000 persone sono state vaccinate • 7.000 madri sono state assistite durante la gravidanza • 23.000 persone hanno ricevuto cure mediche e assistenza • 2.000 persone sono state sottoposte a interventi chirurgici

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Il nucleo originario dell’Ospedale

1955: tetti di paglia e muri di mattoni cotti al sole

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Un ardito progetto e una sfida per le semplici forze umane

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Primo reparto maternità - 1950

Un’infermiera del reparto maternità

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Il contributo fondamentale delle Suore Comboniane

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Da sinistra: p. Ambrosoli, Sr. Donata Pacini, p. Manuel Grau, Don Palmiro Donini, p. Aldo Marchesini

La cura e l’attenzione per le mamme al primo posto

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Padre Egidio Tocalli alla guida dell’Ospedale dal 1989 al 2009

Padre Egidio si prepara per la sala operatoria

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L’Ospedale oggi

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“...Padre Ambrosoli non solo fu maestro di chirurgia, ma fu maestro di vita in quanto tutta l’attività di Kalongo era improntata ad amore, collaborazione, serenità proprio grazie a lui.” Prof.ssa Luisa Carletti, in “Padre Ambrosoli medico della carità”, L. Gaiga, Emi ed., 1988.

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LA SCUOLA DI OSTETRICIA ST. MARY’S MIDWIFERY SCHOOL

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Fedele al principio comboniano “Salvare l’Africa con gli Africani”, nel 1959 padre Giuseppe Ambrosoli fonda la Scuola di Ostetricia con l’obiettivo di dare soluzione concreta al problema della maternità e del parto, causa di elevata mortalità in Africa, nella convinzione che la formazione qualificata sia un fattore primario per dare alle giovani generazioni africane la possibilità di un futuro autonomo anche in campo sanitario. La Scuola rappresenta un fondamentale sostegno al reparto maternità dell’Ospedale, dove le allieve svolgono quotidianamente attività in reparto, sotto la supervisione di medici e “tutors” qualificati, creando un meccanismo virtuoso di supporto alla formazione e all’attività clinica. Ufficialmente riconosciuta a livello nazionale nel 1959, oggi la St. Mary’s Midwifery School è considerata una struttura di eccellenza nella formazione specialistica: le sue ostetriche diplomate vengono richieste non solo nelle strutture ugandesi, ma anche in quelle di Tanzania, Kenia, Sudan, Congo e altri paesi dell’Africa sub-sahariana. Nel 2011 è stata insignita dal Ministero della Sanità Ugandese come migliore Scuola specialistica di Ostetricia d’Uganda. Dalla sua nascita ad oggi la Scuola ha qualificato 1200 ostetriche che hanno potuto così contribuire con professionalità alla prevenzione sanitaria, alla cura e alla formazione delle donne ugandesi in tutto il Paese.

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La Scuola di Ostetricia negli anni ‘60

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Kalongo 1958: p. Giuseppe con le allieve della Scuola

Lezione di Suor Caterina Marchetti, missionaria comboniana a fianco di p. Giuseppe

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Padre Egidio con le studentesse della Scuola

Lezione di Sr. Carmel, attuale Direttrice della Scuola

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Una classe di future ostetriche

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“... Quello che soprattutto ci dispiace è la grande sofferenza della nostra gente, lontana dai suoi villaggi, in grandi ristrettezze, che, al ritorno, troverà la continuazione della fame che già sta soffrendo. In questi frangenti quanti bambini e vecchi si ammalano e muoiono per mancanza di assistenza medica! A noi resta di stare qui ad aiutare tutti quelli che possiamo, pregando il Signore che illumini gli animi e abbonisca i cuori a trovare una soluzione pacifica ai problemi politico-militari. Per questa nostra situazione, che si estende a tutto il territorio Acholi, vi chiedo fortemente di pregare.” Padre Giuseppe, Kalongo 25 novembre 1983

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IL NORD UGANDA E IL DRAMMA DELLA GUERRA CIVILE

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Kalongo è un piccolo centro del nord Uganda, nel territorio della tribù degli Acholi, un’area rurale, con poche vie di comunicazione e priva di centri sviluppati, caratterizzata da un livello di povertà e sottosviluppo nettamente superiori a quelli medi nazionali, a causa del suo passato difficile e drammatico. I lunghi conflitti degli anni ‘80 e ‘90, hanno influito pesantemente sulle condizioni sanitarie di quest’area a causa dello sfollamento in campi protetti di circa il 90% della popolazione, costretta a vivere nei campi in condizioni di vita ben al di sotto degli standard umani tollerabili. A partire dagli anni ’80, il nord Uganda è stato teatro di una sanguinosa guerra civile tra il movimento ribelle dell’LRA (Lord’s Resistance Army) e l’esercito nazionale, che ha provocato sanguinosi attacchi contro la popolazione, uccidendo oltre 100.000 persone. La guerra del nord Uganda è inoltre divenuta tristemente famosa per l’utilizzo dei bambini soldato: almeno 30.000 i bambini rapiti e costretti a entrare nei ranghi dei ribelli, a saccheggiare i propri villaggi e spesso a torturare e uccidere i propri familiari. Oggi, dopo la fine dei conflitti etnici, è ritornata la calma ed è cresciuta la fiducia della popolazione; tutto ciò ha permesso di porre nuove basi per lo sviluppo dell’intera nazione, un tempo conosciuta come “la perla dell’Africa” per le ricchezze paesaggistiche che il territorio offre. L’Uganda rimane tuttavia una delle nazioni più povere del mondo, dove l’emergenza sanitaria, la salute delle madri e dei bambini in particolare, sono una questione di importanza prioritaria. Secondo il Report 2009 sullo Sviluppo Umano redatto dall’Unicef, il Paese risulta al 157°posto su 182 paesi analizzati e il 38% della popolazione vive sotto la soglia minima della povertà, con meno di 1 dollaro al giorno. L’Uganda ha anche la popolazione più giovane del mondo: oltre la metà dei suoi 31 milioni di abitanti è costituita da bambini e giovani sotto i 15 anni e il tasso di crescita della popolazione, pari al 3,3%, è uno dei più alti del mondo.  In Uganda il rapporto medici abitanti è di 1:13.000, la mancanza di servizi e strutture sanitarie adeguate ed accessibili spiega l’alto tasso di mortalità materna e infantile e i 48 anni di aspettativa media di vita, contro i 52 anni dell’l’Africa e i 68 della media mondiale*.

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Kalongo ai piedi del monte “Oret�: Montagna del Vento

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La chiesa di Kalongo negli anni ’40

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1980: bambini durante la guerra civile

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La vita nel campo profughi ai piedi del monte di Kalongo

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PovertĂ  e miseria nel campo profughi

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Malattia e malnutrizione ai tempi della guerra

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“L’opera missionaria non è prerogativa di navigatori solitari” in “Padre Ambrosoli medico della carità”, L. Gaiga, Emi ed., 1988.

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VOLONTARI E SOSTENITORI DI IERI E DI OGGI

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L’opera di padre Giuseppe Ambrosoli ha potuto contare negli anni sul fondamentale sostegno di centinaia di volontari provenienti dal territorio di Como, ma anche da altre parti dell’Italia e del mondo. Grazie all’aiuto di tanti imprenditori, medici, tecnici e istituzioni, che nel corso degli anni hanno sostenuto l’opera di padre Ambrosoli con importanti fondi e impegno personale sul campo accompagnandone la crescita, l’Ospedale è oggi un punto di riferimento sanitario qualificato ed essenziale per un’area popolata da mezzo milione di persone che vivono ben al di sotto della soglia minima di povertà. Oggi la Fondazione Dr. Ambrosoli continua a riconoscere e promuovere il valore del Volontariato come fonte di sviluppo e autentico strumento di trasferimento di competenze, beneficiando della professionalità di quanti, mettendosi in gioco in prima persona, si recano in un contesto sociale così distante dagli standard occidentali, apportando contributi determinanti in termini di trasferimento di competenze tecniche (falegnami, elettricisti) e manageriali (studenti universitari e manager). Attraverso le immagini raccolte in questo spazio dedicato, la Fondazione vuole ringraziare tutti i volontari che hanno rappresentato e rappresentano un tassello fondamentale dello sviluppo dell’Ospedale, poiché soltanto attraverso la promozione di una cultura orientata all’autonomia e non all’assistenzialismo, sarà possibile portare a compimento il sogno di padre Giuseppe e il processo di “africanizzazione” dell’Ospedale, ovvero la salvezza dell’Africa attraverso gli africani stessi, da lui voluta fortemente. Un ringraziamento particolare a nome di tutti gli operatori e i pazienti del Dr. Ambrosoli Memorial Hospital va ai donatori della Fondazione, che con il loro sostegno rispondono alle esigenze primarie dell’Ospedale, permettendo così a quest’istituzione di garantire l’erogazione continuativa di servizi sanitari essenziali per la sopravvivenza e la cura della popolazione del nord Uganda. Un omaggio speciale va ai tanti volontari di Como che da sempre offrono un contributo importante e concreto nella realizzazione di iniziative speciali sul territorio e nella sensibilizzazione della comunità di riferimento, dando continuità alla missione di padre Giuseppe proprio dove tutto è cominciato.

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Il dott. Gianfranco Carletti tra i malati – 1986

Una volontaria nel tempo libero

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Padre Giuseppe con un gruppo di collaboratori. Da sinistra: Don P. Donini, dott.ssa A. Buoncristiano, p. Giuseppe, dott. C. Forni, infermiera L. Lorenzini, un medico di passaggio, dott.ssa G. Calzia e l’infermiera B. Melchiorri

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Don Palmiro Donini, medico comboniano per ben 23 anni al fianco di p. Giuseppe nella cura dei lebbrosi

Medici volontari al lavoro – 1980

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P. Giuseppe con una giornalista RAI e il dott. L. Tacconi, suo braccio destro

Serafino Cavalleri “Il falegname di Kalongo�

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Mariasole Pippo in aiuto in sala parto

Francesco Castoro, Chief Accountant presso l’Ospedale

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Alessia Ferrari

... e Federico Pippo a Kalongo per lo stage post universitario

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KALONGO GENNAIO 2012

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Le immagini che seguono testimoniano l’attività dell’Ospedale e della Scuola di Kalongo oggi e il ruolo essenziale che queste istituzioni continuano a ricoprire nella cura e nella formazione della popolazione locale. Sono immagini che da sole raccontano dell’impegno quotidiano sul campo di medici, infermieri, tecnici e volontari grazie ai quali l’Ospedale fornisce ogni anno cure qualificate a decine di migliaia di persone, indispensabili per garantirne non solo la sopravvivenza e una migliore qualità di vita, ma anche un futuro di vero sviluppo per un’area che dopo 20 anni di guerra si avvia oggi verso un difficile percorso di pace. Tutto quello che vediamo è il risultato della passione, del coraggio, del sacrificio e della dedizione del fondatore padre Giuseppe Ambrosoli, del suo successore padre Egidio Tocalli e di chi oggi porta avanti con lo stesso spirito imprenditoriale i valori della solidarietà e dell’impegno verso i più deboli.

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“... E’ convinzione comune che l’opera di padre Ambrosoli risorgerà e fruttificherà secondo la logica del seme evangelico che deve morire e per portare frutto. Si, perché padre Ambrosoli è stato seme e buon seminatore.” Prof. De Bastiani, ortopedico dell’Università di Verona, in “Padre Ambrosoli medico della carità”, L. Gaiga, Emi ed., 1988.

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LA FONDAZIONE DR. AMBROSOLI MEMORIAL HOSPITAL Garantire al maggior numero di persone l’accesso a servizi sanitari di qualità - in particolare alle fasce più povere e vulnerabili - e contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni di vita e di salute della popolazione del nord Uganda. Con questa missione nel 1998 viene costituita la Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital per volontà dei Missionari Comboniani e della famiglia di Padre Giuseppe Ambrosoli, al fine di dare continuità e futuro all’ospedale di Kalongo e alla scuola specialistica di ostetricia da lui fondati. La Fondazione sostiene: l’attività dell’Ospedale contribuendo al finanziamento del fabbisogno corrente e alla continuità di erogazione dei servizi sanitari l’attività della scuola di ostetricia per contribuire alla formazione qualificata femminile e al miglioramento della condizione della donna africana la formazione e lo sviluppo professionale del personale.

Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital Kalongo Uganda ONLUS Sede legale: Via Roncate 4/B - 22100 COMO Uffici: Via Ippolito Nievo, 10 - 20145 MILANO www.fondazioneambrosoli.it - info@fondazioneambrosoli.it Codice Fiscale: 95055660138 IBAN : IT 25 M 05216 10900 000000000750 - Credito Valtellinese, via S. Elia,4 Como c/c postale n° 8758230

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Si ringrazia: Comune di Como, Assessorato alla Cultura CSV Como Luciano Perbellini per aver concesso le foto del progetto “13 Coins” - 2010 Foto a pag. 22-23 Foto in basso a pag. 33 Foto a pag. 53

J. Colin Foto in alto a pag. 50 Foto a pag. 51 Foto a pag. 52

Un grazie di cuore a tutti coloro che per la realizzazione di questo progetto hanno messo a disposizione tempo, competenze e materiali.

*Fonti dati: Rapporto sullo Sviluppo Umano   (UNDP, United Nations Development Program); Fonti: World Bank 2006, 2008, Avsi report 2008, World Health Organization 2007, Unicef 2007, World Development Indicators database 2010, Uganda Demographic and Health Survey 2007.

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Catalogo Mostra fotografica su padre Giuseppe