Page 1

Foglietto dell’Istituto dei Canossiani

PUBBL. TRIMESTRALE ANNO 88 - N. 2-3 - Aprile- Settembre 2019 Poste Italiane spa - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Verona

il

Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo Anno 88 Numero 2-3

Aprile Settembre 2019

La Chiesa è in missione nel mondo. È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da se stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2019


Foglietto

il

dell’Istituto dei Canossiani

Anno 88 / Numero 2-3 / Aprile - Settembre 2019

Sommario La speranza dei poveri non sarà mai delusa – Messaggio del Santo Padre per la III Giornata Mondiale dei Poveri pag.

1

Essere giovani, uno stato del cuore! – Dalla Lettera Circolare del Padre Generale N° 6 /2019

»

6

Internazionalità e interculturalità: una sfida alla nostra formazione – Convegno Formatori

» 9

Prima assemblea dei religiosi canossiani in Italia. Festa dei Giubilei di Professione e di Sacerdozio » “STAICONME”: in cammino con i giovani in cerca della propria vocazione

11

» 12

Favignana: Wunder e la saga nordica per animare il Grest 2019

» 13

Portatori di gioia – Pachino. Grest 2019

» 14

L’isola che c’è – per crescere e diventare grandi – Fasano. Grest 2019

» 15

Il Gruppo Famiglie in vacanza a Cima Loreto – Roma, Santa Maddalena

» 16

È Lui che crede in me! – Campo N.O.C. a Cima Loreto

» 17

La Congregazione lascia Acireale e Lavis Visita del p. Generale a Timor Leste e nelle Filippine – 30 maggio -28 giugno

» 18 » 20

Dili, attività con i giovani

» 22

qui c’è cristo! –P. Carmelo ricorda il suo anniversario di sacerdozio e la sua esperienza missionaria nelle Filippine

» 24

Scuola per educatori dell’oratorio canossiano– Brasile. Presidente Dutra

» 26

L’istituzione della nuova Parrocchia di St. Monika a Ongata Rongai – Nairobi

» 29

Chiuso il cantiere, prende il via il progetto “Wote ni sawa” – Igoma, Mwanza (Tanzania)

» 31

L’esperienza dei giovani di Lavis nella missione di Igoma

» 32

P. Shyam visita i benefattori e la comunità di Cavarzere Progetto “Casa di formazione” – Quezon City, New Manila

» 34 » 35

Ricordo di Sorelle Canossiane – Madre Griselda Vettore - Madre Giuditta Cavallari

» 37

Ricordo di P. José Carlos Gonçalves

» 39

Ricordo di P. Antonio Lissandrin

» 40

Ricordo di P. Lino Chinello

» 42

Il nuovo sito web dei Padri Canossiani

» 44

AVVISO AL LETTORE L’ente morale Congregazione dei Figli della Carità – Canossiani La informa che i Suoi dati (nome, cognome) fanno parte dell’archivio elettronico del nostro Istituto allo scopo di poterle spedire il nostro periodico. Nel rispetto di quanto stabilito dal regolamento UE 2016/679, Regolamento Generale sulla protezione dei dati (cd. GDPR) La informiamo che i Suoi dati saranno utilizzati solo per l’invio del periodico e non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi. Per essi Lei potrà richiedere, in qualsiasi momento, modifiche, aggiornamenti, integrazione o cancellazione, scrivendo all’attenzione del Direttore Responsabile de “Il Foglietto”: P. Antonio Papa - Via Santa Giuseppina Bakhita, 1 – 37142 - Poiano - VERONA

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Direttore resp.: Padre Antonio Papa Con approvazione ecclesiastica Registrato al Tribunale di Venezia n. 333 – 22-05-1962 In redazione: Francesca Mauli Stampa: Edizioni Stimmgraf – Verona Tel. 045 8778541


Chiesa

1

La speranza dei poveri non sarà mai delusa Messaggio del Santo Padre per la III Giornata Mondiale dei Poveri, XXXIII Domenica del Tempo Ordinario -17 novembre 2019

1.

«La speranza dei poveri non sarà mai delusa» (Sal 9,19). Le parole del Salmo manifestano una incredibile attualità. Esprimono una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nel cuore dei più poveri: restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita. Il Salmista descrive la condizione del povero e l’arroganza di chi lo opprime (cfr 10,1-10). Invoca il giudizio di Dio perché sia restituita giustizia e superata l’iniquità (cfr 10,14-15). Sembra che nelle sue parole ritorni la domanda che si rincorre nel corso dei secoli fino ai nostri giorni: come può Dio tollerare questa disparità? Come può permettere che il povero venga umiliato, senza intervenire in suo aiuto? Perché consente che chi opprime abbia vita felice mentre il suo comportamento andrebbe condannato proprio dinanzi alla sofferenza del povero? Nel momento della composizione di questo Salmo si era in presenza di un

grande sviluppo economico che, come spesso accade, giunse anche a produrre forti squilibri sociali. La sperequazione generò un numeroso gruppo di indigenti, la cui condizione appariva ancor più drammatica se confrontata con la ricchezza raggiunta da pochi privilegiati. L’autore sacro, osservando questa situazione, dipinge un quadro tanto realistico quanto veritiero. Era il tempo in cui gente arrogante e senza alcun senso di Dio dava la caccia ai poveri per impossessarsi perfino del poco che avevano e ridurli in schiavitù. Non è molto diverso oggi. La crisi economica non ha impedito a numerosi gruppi di persone un arricchimento che spesso appare tanto più anomalo quanto più nelle strade delle nostre città tocchiamo con mano l’ingente numero di poveri a cui manca il necessario e che a volte sono vessati e sfruttati. Tornano alla mente le parole dell’Apocalisse: «Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco


2

e nudo» (Ap 3,17). Passano i secoli ma la condizione di ricchi e poveri permane immutata, come se l’esperienza della storia non insegnasse nulla. Le parole del Salmo, dunque, non riguardano il passato, ma il nostro presente posto dinanzi al giudizio di Dio. 2. Anche oggi dobbiamo elencare molte forme di nuove schiavitù a cui sono sottoposti milioni di uomini, donne, giovani e bambini. Incontriamo ogni giorno famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città? Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Giudicati spesso parassiti della società, ai poveri non si perdona neppure la loro povertà. Il giudizio è sempre all’erta. Non possono permettersi di essere timidi o scoraggiati, sono percepiti come minacciosi o incapaci, solo perché poveri. Dramma nel dramma, non è consentito loro di vedere la fine del tunnel della miseria. Si è giunti perfino a teorizzare e realizzare un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza. Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto… Ogni eventuale possibilità

offerta, diventa uno spiraglio di luce; eppure, anche là dove dovrebbe registrarsi almeno la giustizia, spesso si infierisce su di loro con la violenza del sopruso. Sono costretti a ore infinite sotto il sole cocente per raccogliere i frutti della stagione, ma sono ricompensati con una paga irrisoria; non hanno sicurezza sul lavoro né condizioni umane che permettano di sentirsi uguali agli altri. Non esiste per loro cassa integrazione, indennità, nemmeno la possibilità di ammalarsi. Il Salmista descrive con crudo realismo l’atteggiamento dei ricchi che depredano i poveri: “Stanno in agguato per ghermire il povero…attirandolo nella rete” (cfr Sal 10,9). È come se per loro si trattasse di una battuta di caccia, dove i poveri sono braccati, presi e resi schiavi. In una condizione come questa il cuore di tanti si chiude, e il desiderio di diventare invisibili prende il sopravvento. Insomma, riconosciamo una moltitudine di poveri spesso trattati con retorica e sopportati con fastidio. Diventano come trasparenti e la loro voce non ha più forza né consistenza nella società. Uomini e donne sempre più estranei tra le nostre case e marginalizzati tra i nostri quartieri. 3. Il contesto che il Salmo descrive si colora di tristezza, per l’ingiustizia, la sofferenza e l’amarezza che colpisce i poveri. Nonostante questo, offre una bella definizione del povero. Egli è colui che “confida nel Signore” (cfr v. 11), perché ha la certezza di non essere mai abbandonato. Il povero, nella Scrittura, è l’uomo della fiducia! L’autore sacro offre anche il motivo di tale fiducia: egli “conosce il suo Signore” (cfr ibid.), e nel linguaggio biblico questo “conoscere” indica un rapporto personale di affetto e di amore. Siamo dinanzi a una descrizione davvero impressionante che non ci aspetteremmo mai. Ciò, tuttavia, non fa che esprimere la grandezza di Dio quando si trova dinanzi a un povero. La sua forza creatrice supera ogni aspettativa umana e si rende concreta nel “ricordo” che egli ha di quella persona concreta (cfr v. 13).


3

È proprio questa confidenza nel Signore, questa certezza di non essere abbandonato, che richiama alla speranza. Il povero sa che Dio non lo può abbandonare; perciò vive sempre alla presenza di quel Dio che si ricorda di lui. Il suo aiuto si estende oltre la condizione attuale di sofferenza per delineare un cammino di liberazione che trasforma il cuore, perché lo sostiene nel più profondo. 4. È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”… Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. Dio è colui che rende giustizia e non dimentica (cfr Sal 40,18; 70,6); anzi, è per lui un rifugio e non manca di venire in suo aiuto (cfr Sal 10,14). Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori. Non sarà così per sempre. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti (cfr Am 5,18; Is 2-5; Gl 1-3), distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera. Come scriveva Don Primo Mazzolari: «Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta». 5. Non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Sfuggire da questa iden-

tificazione equivale a mistificare il Vangelo e annacquare la rivelazione. Il Dio che Gesù ha voluto rivelare è questo: un Padre generoso, misericordioso, inesauribile nella sua bontà e grazia, che dona speranza soprattutto a quanti sono delusi e privi di futuro. Come non evidenziare che le Beatitudini, con le quali Gesù ha inaugurato la predicazione del regno di Dio, si aprono con questa espressione: «Beati voi, poveri» (Lc 6,20)? Il senso di questo annuncio paradossale è che proprio ai poveri appartiene il Regno di Dio, perché sono nella condizione di riceverlo. Quanti poveri incontriamo ogni giorno! Sembra a volte che il passare del tempo e le conquiste di civiltà aumentino il loro numero piuttosto che diminuirlo. Passano i secoli, e quella beatitudine evangelica appare sempre più paradossale; i poveri sono sempre più poveri, e oggi lo sono ancora di più. Eppure Gesù, che ha inaugurato il suo Regno ponendo i poveri al centro, vuole dirci proprio questo: Lui ha inaugurato, ma ha affidato a noi, suoi discepoli, il compito di portarlo avanti, con la responsabilità di dare speranza ai poveri. È necessario, soprattutto in un periodo come il nostro, rianimare la speranza e restituire fiducia. È un programma che la comunità cristiana non può sottovalutare. Ne va della credibilità del nostro annuncio e della testimonianza dei cristiani. 6. Nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso, perché tutti coinvolge in un comune cammino di salvezza. La condizione dei poveri obbliga a non prendere alcuna distanza dal Corpo del Signore che soffre in loro. Siamo chiamati, piuttosto, a toccare la sua carne per comprometterci in prima persona in un servizio che è autentica evangelizzazione. La promozione anche sociale dei poveri non è un impegno esterno all’annuncio del Vangelo, al contrario, manifesta il realismo della fede cristiana e la sua validità storica. L’amore che dà vita alla fede in Gesù non permette ai suoi discepoli di rin-


4

chiudersi in un individualismo asfissiante, nascosto in segmenti di intimità spirituale, senza alcun influsso sulla vita sociale (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 183). Recentemente abbiamo pianto la morte di un grande apostolo dei poveri, Jean Vanier, che con la sua dedizione ha aperto nuove vie alla condivisione promozionale con le persone emarginate. Jean Vanier ha ricevuto da Dio il dono di dedicare tutta la sua vita ai fratelli con gravi disabilità che spesso la società tende ad escludere. È stato un “santo della porta accanto” alla nostra; con il suo entusiasmo ha saputo raccogliere intorno a sé tanti giovani, uomini e donne, che con impegno quotidiano hanno dato amore e restituito il sorriso a tante persone deboli e fragili offrendo loro una vera “arca” di salvezza contro l’emarginazione e la solitudine. Questa sua testimonianza ha cambiato la vita di tante persone e ha aiutato il mondo a guardare con occhi diversi alle persone più fragili e deboli. Il grido dei poveri è stato ascoltato e ha prodotto una speranza incrollabile, creando segni visibili e tangibili di un amore concreto che fino ad oggi possiamo toccare con mano. 7. «L’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (ibid., 195) è una scelta prioritaria che i discepoli di Cristo sono chiamati a perseguire per non tradire la credibilità della Chiesa e donare speranza fattiva a tanti indifesi. La carità cristiana trova in essi la sua verifica, perché chi compatisce le loro sofferenze con l’amore di Cristo riceve forza e conferisce vigore all’annuncio del Vangelo. L’impegno dei cristiani, in occasione di questa Giornata Mondiale e soprattutto nella vita ordinaria di ogni giorno, non consiste solo in iniziative di assistenza che, pur lodevoli e necessarie, devono mirare ad accrescere in ognuno l’attenzione piena che è dovuta ad ogni persona che si trova nel disagio. «Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione» (ibid., 199) per i poveri nella ricerca del loro vero bene. Non è facile essere testimoni della speranza cristiana nel contesto

della cultura consumistica e dello scarto, sempre tesa ad accrescere un benessere superficiale ed effimero. È necessario un cambiamento di mentalità per riscoprire l’essenziale e dare corpo e incisività all’annuncio del regno di Dio. La speranza si comunica anche attraverso la consolazione, che si attua accompagnando i poveri non per qualche momento carico di entusiasmo, ma con un impegno che continua nel tempo. I poveri acquistano speranza vera non quando ci vedono gratificati per aver concesso loro un po’ del nostro tempo, ma quando riconoscono nel nostro sacrificio un atto di amore gratuito che non cerca ricompensa. 8. A tanti volontari, ai quali va spesso il merito di aver intuito per primi l’importanza di questa attenzione ai poveri, chiedo di crescere nella loro dedizione. Cari fratelli e sorelle, vi esorto a cercare in ogni povero che incontrate ciò di cui ha veramente bisogno; a non fermarvi alla prima necessità materiale, ma a scoprire la bontà che si nasconde nel loro cuore, facendovi attenti alla loro cultura e ai loro modi di esprimersi, per poter iniziare un vero dialogo fraterno. Mettiamo da parte le divisioni che provengono da visioni ideologiche o politiche, fissiamo lo sguardo sull’essenziale che non ha bisogno di tante parole, ma di uno sguardo di amore e di una mano tesa. Non dimenticate mai che «la peggiore discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale» (ibid., 200). I poveri prima di tutto hanno bisogno di Dio, del suo amore reso visibile da persone sante che vivono accanto a loro, le quali nella semplicità della loro vita esprimono e fanno emergere la forza dell’amore cristiano. Dio si serve di tante strade e di infiniti strumenti per raggiungere il cuore delle persone. Certo, i poveri si avvicinano a noi anche perché stiamo distribuendo loro il cibo, ma ciò di cui hanno veramente bisogno va oltre il piatto caldo o il panino che offriamo. I poveri hanno bisogno delle nostre mani per essere risollevati, dei nostri cuori per sentire di nuovo il calore


5

dell’affetto, della nostra presenza per superare la solitudine. Hanno bisogno di amore, semplicemente. 9. A volte basta poco per restituire speranza: basta fermarsi, sorridere, ascoltare. Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti. I poveri sono persone a cui andare incontro: sono giovani e anziani soli da invitare a casa per condividere il pasto; uomini, donne e bambini che attendono una parola amica. I poveri ci salvano perché ci permettono di incontrare il volto di Gesù Cristo. Agli occhi del mondo appare irragionevole pensare che la povertà e l’indigenza possano avere una forza salvifica; eppure, è quanto insegna l’Apostolo quando dice: «Non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio» (1 Cor 1,26-29). Con gli occhi umani non si riesce a vedere questa forza salvifica; con gli occhi della fede, invece, la si vede all’opera e la si sperimenta in prima persona. Nel cuore del Popolo di Dio in cammino pulsa questa forza salvifica che non esclude nessuno e tutti coinvolge in un reale pellegrinaggio di conversione per riconoscere i poveri e amarli. 10. Il Signore non abbandona chi lo cerca e quanti lo invocano; «non dimentica il grido dei poveri» (Sal 9,13), perché le sue orecchie sono attente alla loro voce. La speranza del povero sfida le varie condizioni di morte, perché egli sa di essere particolarmente amato da Dio e così vince sulla sofferenza e l’esclusione. La sua condizione di povertà non gli toglie la dignità che ha ricevuto dal Creatore; egli vive nella certezza che gli sarà restituita pienamente da Dio stesso, il quale non è indifferente

alla sorte dei suoi figli più deboli, al contrario, vede i loro affanni e dolori e li prende nelle sue mani, e dà loro forza e coraggio (cfr Sal 10,14). La speranza del povero si fa forte della certezza di essere accolto dal Signore, di trovare in lui giustizia vera, di essere rafforzato nel cuore per continuare ad amare (cfr Sal 10,17). La condizione che è posta ai discepoli del Signore Gesù, per essere coerenti evangelizzatori, è di seminare segni tangibili di speranza. A tutte le comunità cristiane e a quanti sentono l’esigenza di portare speranza e conforto ai poveri, chiedo di impegnarsi perché questa Giornata Mondiale possa rafforzare in tanti la volontà di collaborare fattivamente affinché nessuno si senta privo della vicinanza e della solidarietà. Ci accompagnino le parole del profeta che annuncia un futuro diverso: «Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Ml 3,20). Dal Vaticano, 13 giugno 2019 Memoria liturgica di S. Antonio di Padova Papa Francesco


Istituto

6

Dalla Lettera Circolare del Padre Generale N° 6 /2019

Essere giovani, uno stato del cuore!

N

ella lettera circolare del marzo scorso ricordavo che quest’anno 2019 celebriamo come Istituto il 70° del “DECRETUM LAUDIS” nel quale la Santa Sede riconosceva il nostro Istituto come Congregazione di diritto pontificio e così si riconosceva il nostro carisma e la nostra opera come dono dello Spirito per la Chiesa universale anche se in quel periodo eravamo presenti solo in alcune diocesi d’Italia. Certamente questa è occasione per guardare indietro con gratitudine, ma anche una sfida ad incar-

nare questo dono nell’oggi della Chiesa e dell’umanità. Questa sfida riguarda ciascuno di noi! Nell’esortazione post-sinodale ai giovani e a tutto il Popolo di Dio “Christus vivit”, che ha coronato il cammino del Sinodo della Chiesa sui e coi giovani, Papa Francesco ha scritto alcuni paragrafi molto interessanti sulla “giovinezza della Chiesa”. Vorrei invitare ciascuno di voi a leggere questi numeri che cito qui sotto sostituendo il temine “Chiesa” con la parola


7

“Istituto Canossiano”, e scopriremo un messaggio provocante per noi Canossiani chiamati oggi ad essere ‘giovani’ e a rinnovarci. 34. “Essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore. Quindi, un’istituzione antica come la Chiesa può rinnovarsi e tornare ad essere giovane in diverse fasi della sua lunghissima storia. In realtà, nei suoi momenti più tragici, sente la chiamata a tornare all’essenziale del primo amore… 35. Chiediamo al Signore che liberi la Chiesa da coloro che vogliono invecchiarla, fissarla sul passato, frenarla, renderla immobile. Chiediamo anche che la liberi da un’altra tentazione: credere che è giovane perché cede a tutto ciò che il mondo le offre, credere che si rinnova perché nasconde il suo messaggio e si mimetizza con gli altri. No. È giovane quando è se stessa, quando riceve la forza sempre nuova della Parola

di Dio, dell’Eucaristia, della presenza di Cristo e della forza del suo Spirito ogni giorno. È giovane quando è capace di ritornare continuamente alla sua fonte. 36. È vero che noi membri della Chiesa non dobbiamo essere tipi strani... Allo stesso tempo, però, dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale. 37. La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere


8

giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà”.

attività, l’iniziativa di Papa Francesco di dichiarare per quest’anno l’Ottobre Missionario Straordinario con il tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Missioni 2019, il Papa scrive:

Spero che ciascuno di noi, qualunque età abbia e dovunque operi, prenda sul serio queste provocazioni di Papa Francesco. Nello stesso tempo siamo tutti coscienti della grande percentuale di Religiosi anziani presenti in Congregazione, specie qui in Italia, che sono certo una ricchezza di memoria ed esempio, ma che possono essere condizionati nel servizio apostolico dalla loro debolezza fisica. Questa realtà ci ha portato a delle scelte difficili e sofferte, quale la di chiusura di case, ma credo realmente in quello che dice Papa Francesco: “Essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore”. E pure in Congregazione abbiamo avuto e abbiamo esempi meravigliosi di Religiosi di età avanzata ma pieni di spirito giovanile, capaci di stare tra i ragazzi e giovani e magari animare il grest estivo, come il nostro p. Antonio Lissandrin che abbiamo sepolto recentemente! Il Documento Christus Vivit non solo ci provoca come religiosi oggi, ma anche ci interpella sulla nostra pastorale coi ragazzi, adolescenti e giovani come Canossiani, e ci dà delle indicazioni belle e molto utili al riguardo. Leggiamo ad esempio quanto Papa Francesco suggerisce al Capitolo VII e confrontiamolo con la nostra pastorale, anche se ovviamente le realtà giovanili in cui lavoriamo sono veramente diverse con caratteristiche socio-economiche, culturali, religiose, così differenti … penso alla diversità di realtà tra Venezia e Tondo, Pachino e Igoma, Tala (Orani) e Agostinho Porto. È inoltre per noi un modo concreto per dare vita alla delibera n° 2 del Capitolo 2018. (…) Non possiamo poi trascurare nel nostro piano pastorale e programma di

“Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle ... La Chiesa è in missione nel mondo: la fede in Gesù Cristo ci dona la giusta dimensione di tutte le cose facendoci vedere il mondo con gli occhi e il cuore di Dio; … È un mandato che ci tocca da vicino: io sono sempre una missione; tu sei sempre una missione; ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio. Anche se mio padre e mia madre tradissero l’amore con la menzogna, l’odio e l’infedeltà, Dio non si sottrae mai al dono della vita, destinando ogni suo figlio, da sempre, alla sua vita divina ed eterna (cfr Ef 1,3-6)". Da non dimenticare anche la celebrazione del Sinodo sull’Amazzonia che non riguarda solo l’America Latina, ma riporta in primo piano per tutti noi la preoccupazione per le minoranze e la cura del Creato “casa comune”; questo viene cinque anni dopo l’uscita dell’Enciclica Laudato Si' e ci interroga sul nostro stile di vita, educazione alla cura del creato. P. Carlo Bittante Poiano, 15 agosto 2019 Assunzione della B. V. Maria


9

Poiano, Convegno Formatori dell'Istituto

Internazionalità e interculturalità: una sfida alla nostra formazione

D

al 5 al 15 luglio scorso, si è realizzato nella nostra casa di Poiano (VR) l’Incontro dei Formatori. Vi hanno partecipato tutti i formatori che hanno potuto assentarsi dalle loro case: da Timor Leste è venuto p. Adriano Carazzolo, p. Mark A. Maambong e P. Fermin Leoveras dalle Filippine, p. Shyam Prasad dall’India, p. Angelo Bettelli da Nairobi, p. Octavio D. L. Moscoso, p. Giorgio Valente e p. Fernando Pescarolo dal Brasile, p. Amedeo Cencini, p. Adolfo Antonelli, fra Daniel dalle case di formazione d’Italia; hanno partecipato anche p. Gianluigi Andolfo e p. Jeephy Simbajon studente a Roma, il vicario p. Antonio e nell’ultima parte dell’incontro anche i consiglieri p. Pietro Bettelli e p. Francesco Vercellone. C’è stato tempo per un’analisi della

situazione delle nostre case di formazione, l’ascolto di alcuni esperti come Don Andrea Bozzolo SDB, l’approfondimento della Ratio Formationis, lo scambio di esperienze, la verifica dei programmi nelle varie fasi. Lo scopo dell’incontro era di creare una maggiore mentalità internazionale che si traduce in atteggiamenti, disponibilità formativa, un coordinamento maggiore dei nostri programmi e fasi formative. Si desidera nello stesso tempo valorizzare al meglio le energie e il personale impegnato nella formazione. In particolare, a partire da quanto riflettuto insieme e proposto al Padre Generale, si cercherà di avviare assieme l’implementazione della delibera sui “Centri Internazionali” di formazione partendo dalla tappa del noviziato.


10

Nell’incontro è emerso come la for- stolato, a maggior ragione perché in quemazione iniziale non può essere avulsa sti anni il contesto sociale e la mentalità, e staccata dalla formazione permanente, in Italia, ma non solo, sembra rafforzare la e l’importanza che ciascuno di noi deve mentalità opposta. dare alla formazione permanente ordinaCi deve far riflettere quanto Papa ria, come dice la Delibera n 6-a; in questo Francesco ha detto alle Superiori Maggiocontesto si pone il cammino di assimila- ri riunite a Roma il 20 maggio 2019: zione da parte di ciascuno di noi del valore dell’internazionalità e dell’intercultu“In quanto alla vita fraterna in comuniralità. tà, mi preoccupa anche che ci siano Istituti Pur essendo la Congregazione una in cui la multiculturalità e l’internazionalizrealtà piccola e limitata abbiamo visto zazione non sono viste come una ricchezza, in questi anni l’aprirsi ma come una minaccia, e si dell’Istituto al mondo vivono come conflitto, invece Pur essendo intero: siamo presenti in di essere vissute come nuove una realtà piccola, sette Paesi oltre all’Italia, possibilità che mostrano il e dopo l’ultima profesvero volto della Chiesa e delabbiamo visto in questi sione a Manila abbiamo vita religiosa e consacrata. anni l’aprirsi dell’Istituto la anche un confratello Chiedo ai responsabili degli al mondo intero: siamo vietnamita, Peter. Per Istituti di aprirsi al nuovo questo in linea con le proprio dello Spirito, che sofpresenti in sette Paesi direttive del Capitolo, fia dove vuole e come vuole oltre all’Italia, come Istituto dovremo (cfr. Gv 3, 8) e di preparare le e dopo l’ultima affrontare e approfongenerazioni di altre culture professione a Manila dire ancora la tematica ad assumersi responsabilità. dell’internazionalità/ Vivete, sorelle, l’internazioabbiamo anche interculturalità, perché nalizzazione dei vostri Istituti questo valore diventi un confratello vietnamita, come buona novella. Vivete Peter gradualmente convinil cambiamento di volto delle zione di tutti e porti a vostre comunità con gioia, e cambiamenti nel modo non come un male necessadi parlare, di agire e di relazionarsi, sia rio per la conservazione. L’internazionalità all’interno della comunità, come nell’apo- e l’interculturalità non tornano indietro”.

,,

,,


11

Poiano, Casa Generalizia

Prima Assemblea dei Religiosi Canossiani in Italia. Festa dei Giubilei di Professione e di Sacerdozio

P

er iniziativa del Padre generale p. Carlo, il 29 Agosto si è tenuta nella nostra casa di Poiano (VR) la prima Assemblea di tutti i Religiosi canossiani delle comunità italiane. La risposta dei Confratelli è stata molto positiva e hanno partecipato 55 Religiosi. è stato un momento bello e importante di incontro impostato sulla condivisione, piuttosto che su interventi di relatori esterni; alcuni confratelli sono stati invitati a condividere la loro esperienza: quella missionaria ad gentes – p. Andrea, già missionario in Tanzania per 10 anni, e p. Carmelo, appena rientrato da una breve esperienza missionaria nelle Filippine; e l'esperienza di essere “straniero” in Italia – p. Tadeo, superiore della comunità di Conselve. La giornata si è conclusa con la solen-

ne concelebrazione in cui sono stati ricordati e festeggiati i Giubilei di Professione e di Sacerdozio ricorrenti quest'anno. Il venerdì e sabato seguenti, si è tenuta la riunione dei superiori locali delle comunità – alcuni dei quali di nuova recente nomina - , dedicata per il primo giorno alla riflessione proposta da suor Longhitano sul nuovo stile di leadership; e il secondo giorno a vari interventi e comunicazioni di Istituto. Ci siamo lasciati chi per rientrare nelle comunità, chi per partecipare agli esercizi spirituali a Cima Loreto. Senz'altro è da riproporre e mettere già in calendario anche per il prossimo anno l'Assemblea di tutti i religiosi in Italia, esperienza assai positiva.


Italia

12

“STAICONME”: in cammino con i giovani in cerca della propria vocazione

N

on siamo nuovi a esperienze coraggiose e provocanti, ma il campo STAICONME ha superato le aspettative. Senza puntare sui numeri, ma sulla qualità della proposta, dal 2 al 4 agosto venticinque giovani provenienti da varie città, accompagnati da animatori padri e madri canossiane, hanno vissuto in compagnia dello Spirito alla Dimora di Castelli di Monfumo! A fare da sfondo le domande che attraversano il Vangelo di Giovanni, quelle domande che ci aiutano a dire che la nostra fede è una sfida coraggiosa che rende la vita un tempo degno di essere vissuto: Chi cercate? Dove andremo? Mi ami tu? Durante i tre giorni le riflessioni e le attività sono state intervallate da lunghi tempi di silenzio, in cui i ragazzi sono stati alla presenza del proprio cuore e davanti a Dio nell'adorazione eucaristica. Siamo stanchi di sentir dire che questi adolescenti e giovani “non hanno valori”. A chi fa queste affermazioni proponiamo di incontrare i ragazzi dello staiconme! Ragazzi coraggiosi, desiderosi di incontrare il Dio di Gesù Cristo che abita nel loro cuore. La proposta del cammino “STAICONME” non è certo un’esperienza a buon prezzo. È un esercizio di introspezione, di domande importanti sulla propria fede e

sulla propria vocazione. Provocare la ricerca vocazionale significa accompagnare questi giovani nella ricerca di quella voce che dall’eternità li chiama ad un preciso modo di incarnare l’amore di Dio nella loro vita. Lo staiconme è fatto di incontri, campi, “esperienze”, ma soprattutto di accompagnamento, ascolto e condivisione personale dell’esperienza di fede. Anche le notti dello staiconme sono state animate dall'avvicendarsi continuo dei ragazzi nell'adorazione davanti all’Eucaristia, nutrimento vivo della relazione con Gesù. Ciascuno di loro era arrivato con delle aspettative, con dei desideri, con delle domande; e forse ha portato via desideri e domande nuove; così è accaduto a noi animatori, padri e madri canossiane. L’esperienza di condividere, oltre il nostro piccolo orto, una fede gioiosa e annunciata ci ha fatto sperimentare la grazia della comunione. Non ci sono distanze nell’amore, come nella vocazione. Solo cuori che si allargano a misura di quel gran Cuore che tanto ha amato il mondo! Seguici su Instagram, facebook e youtube! #staiconme_canossiani Fra Simone Fichera


13

Favignana: Wunder e la saga nordica per animare il Grest 2019

A

rduo per noi il compito assegnato dal parroco di Favignana, padre Damiano Cingolani, di riassumere in poche righe un’esperienza così ricca durata ben 28 giorni. Quattro ragazzi provenienti dal Nord, molto diversi tra loro, ma accomunati da una stessa missione: contribuire ad animare il Gr.Est per i ragazzi di Favignana. “Wunder: misteri nordici”, questo il titolo scelto per il Gr.Est e di un bellissimo cammino che abbiamo intrapreso, come dei vichinghi, dal Nord per approdare in questa isola. Da subito ci ha colpito la bellezza di questa terra, del suo mare e in particolare l’ospitalità di coloro che ci abitano. La prima settimana è stata all’insegna della sorpresa, tutto era nuovo e inaspettato. Stimolante per alcuni versi, impegnativa per altri, la creazione di unione, confronto e cooperazione tra noi animatori, provenienti da realtà molto diverse, per organizzare e insieme realizzare ogni giornata di Gr.Est. È stata proprio la nostra diversità a far nascere tanta bellezza e a rendere questa esperienza unica. Bellezza che abbiamo visto nascere e crescere giorno per giorno nei ragazzi

uniti nella preghiera. Attraverso i nostri laboratori creativi, oltre a regalare ai ragazzi un momento di divertimento e condivisione, abbiamo voluto esprimere e condividere le nostre passioni come il deejay o semplicemente la creatività e gli esperimenti pazzi. Siamo stati testimoni della nascita di un laboratorio di preghiera proposto proprio da alcuni ragazzi; e poi la condivisione fraterna della merenda, le strette di mano e gli abbracci alla fine di un gioco, i canti a squarciagola. Sono questi gesti, è questa bellezza autentica, che ci ha permesso di affrontare la stanchezza, le incomprensioni e le fatiche di ogni giorno. Ogni ragazzo, ogni animatore, ogni adulto che ha collaborato affinché tutto ciò fosse possibile ha lasciato dentro di noi un’impronta indelebile. Siamo tornati a casa con bagagli carichi di gioia, di sorrisi, di calore, di nuovi amici, di ricordi e con la speranza di poterci un giorno ritornare. Desideriamo concludere questo breve articolo con una sola parola: grazie! Lorenzo, Loredana, Gabriel e Manuel


Italia

14

Pachino. Grest 2019

Portatori di gioia

I

giovani hanno il benedetto potere di sorprenderci sempre! La scorsa primavera abbiamo lanciato l’idea che ci sembrava buona: promuovere lo scambio di animatori e animatrici di grest tra oratori canossiani durante il grest. In altre parole: alcuni animatori e animatrici (dai 17 anni in su) vanno a fare una settimana di animazione durante il grest in un altro oratorio; e nello stesso tempo, l’oratorio che manda, a sua volta accoglie qualcuno che viene da un altro oratorio ad animare. Insomma, la proposta di un gioioso circolo virtuoso che abbiamo chiamato

con un nome ben augurante: “Portatori di gioia”. Ma le belle idee hanno bisogno di un po’ di fatica per diventare bella realtà. C’è stato un tempo di spiegazione, la formazione, l’organizzazione pratica. E come un tenace seme, ha visto la luce e si è realizzato in un germoglio sorprendente: nella settimana tra il 19 e il 26 giugno, due oratori - Fasano e Pachino - hanno realizzato lo scambio. Simona e Chiara da Fasano hanno raggiunto l’oratorio di Pachino, mentre Christian e Corrado da Pachino sono andati a Fasano. Questi “portatori di gioia” sono stati ospitati negli oratori stessi dalle Comunità dei Padri, accolti dagli altri animatori del grest e in men che non si dica, messi all’opera come animatrici e animatori. Il risultato è stato sorprendente: l’accoglienza calorosa e immediata, l’inserimento gioioso e del tutto naturale. La settimana è letteralmente volata nello scambio di esperienze e competenze, nell’incontro amichevole tra coetanei, nell’impegno del servizio in oratorio e di crescita nel cammino di fede. Al momento dei saluti, oltre a qualche lacrimuccia, ci siamo resi conto che la gioia di vivere l’oratorio può essere contagiosa ed è la vera bellezza e ricchezza dei nostri ambienti. Poteva finire qui? Assolutamente no! Dal 2 al 7 settembre ci siamo ritrovati insieme, gli animatori di Pachino, di Fasano e di Roma-Acilia, tutti nell’oratorio di Fasano per partecipare all’Happening degli Oratori italiani (H3O) svoltosi in quei giorni a Molfetta. È stata l’occasione per crescere nella fraternità e approfondire i temi del servizio nell’oratorio canossiano. Ma anche per coltivare il germoglio della condivisione tra oratori che speriamo di poter allargare a tutti gli oratori canossiani d’Italia nel prossimo anno pastorale.


15

Fasano. Grest 2019

L’isola che c’è – per crescere e diventare grandi

S

ono state quattro settimane ricche di incontri e amicizia non solo tra ragazzi, ma anche tra diverse realtà: oltre alla collaborazione con l’altro Oratorio fasanese, infatti, grazie al progetto di gemellaggio tra Oratori canossiani, abbiamo ospitato per una settimana due animatori di Pachino, mentre due nostre animatrici sono state accolte in Sicilia. "L’isola che c’è – per crescere e diventare grandi" è il titolo che ha raccolto le nostre attività, in compagnia del personaggio inventato da James Barrie: Peter Pan, il celeberrimo bambino che, intrufolatosi di notte in una casa londinese, attira i fratelli Wendy, Michael e John Darling in una straordinaria avventura fuori dal tempo, sulle orme della fantasia e del sogno, ma che poi si rifiuta di tornare a vivere in città per non diventare grande e per non assumersi le sue responsabilità. Ci siamo ispirati a questa storia per riflettere sull’importanza di crescere insieme, pur senza rinunciare ai nostri sogni più alti e più belli. E se per crescere non potevamo se-

guire l’esempio di Peter Pan, l’eterno bambino dell’Isola che non c’è, il Signore ogni giorno ci ha donato una “Stella”, una sua Parola per indicare e illuminare il nostro cammino. Abbiamo scoperto, allora, che la nostra vita è piena di tante “isole” preziose, reali, luoghi e persone che ci possono accompagnare nel difficile impegno di diventare grandi in sapienza, età e grazia (cfr. Lc 2, 52). Una sfida importante questa, per la quale, come ci ha ricordato il nostro vescovo Giuseppe nella sua visita, è necessario fare memoria delle esperienze vissute per non perdere il senso della vita, per non vivere in balia dei nostri infantili egoismi, e dare gratuitamente agli altri quell’amore che abbiamo ricevuto. Siamo certi che questo Grest è stata un’occasione di crescita per tutti i circa 180 ragazzi che vi hanno partecipato, per i numerosi animatori, aiuto-animatori e collaboratori adulti, che ringraziamo per essersi messi a disposizione. Donato


Italia

16

Roma, Santa Maddalena

Il Gruppo Famiglie in vacanza a Cima Loreto

N

el nostro mondo malato di individualismo, anche la famiglia, che per sua natura è votata allo "stare insieme", rischia di essere schiacciata dall'individualismo e dalla solitudine. Ecco perché è importante fare comunità, aprirsi agli altri, camminare insieme. Il Gruppo Famiglie di S. Maddalena di Canossa a Roma è nato proprio per perseguire questo ideale: "stare insieme, con Gesù". Dopo alcuni anni di cammino (con incontri mensili di formazione e convivialità), p. Antonio Vettorato ci ha proposto un'esperienza più impegnativa: vivere una settimana di vacanza insieme. L'adesione è stata immediata ed entusiasta: 50 persone - 25 adulti e 25 bambini e ragazzi - si sono messe letteralmente in... cammino e hanno raggiunto la Casa dei Padri Canossiani di Cima Loreto per la settimana dal 10 al 17 agosto. Difficile descrivere in poche righe l'intensità e la bellezza di questa esperienza. Come qualcuno ha avuto modo di dire, si è realizzata davvero quella condizione di "famiglia di famiglie" a cui la

Chiesa aspira. Gli ingredienti di questa ricetta? Un posto incantevole, una casa organizzata a misura di famiglia, un organizzatore eccezionale (grazie, padre Antonio!), escursioni indimenticabili, momenti di preghiera (a misura di famiglia!), impegno comune per organizzare pranzi e cene e per pulire riassettare, gioco e riposo. Il rischio era alto: inclinazioni (individuali e familiari), abitudini, orari diversi… difficili da armonizzare. Eppure, sorprendentemente, si è creato un clima e un'atmosfera gradevolissimi, belli! I nostri figli, in particolare, hanno fatto una straordinaria esperienza di vita insieme; alcuni di loro per la prima volta hanno condiviso stanza e notti con persone diverse dai propri genitori e dai propri fratelli e sorelle. Tutti sono stati disponibili e attenti agli altri. Portiamo nel cuore e nella mente la settimana di Cima Loreto, con la consapevolezza che solo nelle relazioni e nello stare insieme possiamo trovare il vero senso dell'essere Chiesa.


17

È Lui che crede in me! Campo N.O.C. a Cima Loreto

Q

uesto versetto della canzone La mia fede dei Reale ha accompagnato i quattro giorni del campo N.O.C. a Cima Loreto, dal 22 al 25 agosto. N.O.C. sta per Nuovi Orizzonti Canossiani, un’esperienza in vita ormai da più di un decennio, per iniziativa dei Fratelli e Sorelle Laici Canossiani, che accoglie adolescenti e giovani di diverse provenienze, uniti dal desiderio di essere famiglia nel Carisma di Santa Maddalena. Il campo estivo è una tappa fondamentale del percorso annuale del N.O.C., che trova a Cima Loreto la sua conclusione e il rilancio per l’anno successivo. Tre gli ingredienti fondamentali: formazione, servizio e fraternità, come tre sono pure le fasce d’età dei partecipanti. Il tutto amalgamato con entusiasmo da giovani animatori e volontari, che curano chi la riflessione sul tema, chi l’organizzazione di giochi e attività, chi la logistica e la preparazione dei pasti. Il senso del N.O.C. è di vivere un tempo di particolare incontro con Dio, provocare e alimentare il desiderio di comunione, di servizio, di ascolto della Parola e di preghiera, attraverso lo stile familiare che si respira durante il campo. Elemento chiave di questo annuncio del Vangelo è l’equilibrio

tra momenti comuni (preghiera, gioco e fraternità) e proposte di attività formative e di servizio su misura per ogni fascia d’età. A Cima Loreto abbiamo posto al centro la promessa che Gesù fa ad ogni discepolo che accetta la sfida di stare con Lui: «Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto …» (Mc 10, 29-31). Non è uno sforzo di rinuncia, ma un esercizio di libertà e di liberazione continua: si tratta di lasciare che ad occupare il centro delle nostre giornate non siano le tante comodità o la fame di essere primi a scapito degli altri, ma la continua esperienza che in Dio la nostra piccola vita si moltiplica e si unifica, perché poggiamo sull’unica relazione che non può mai venir meno. Significa riconoscere ogni giorno che Dio dona la sua vita a me, nonostante la mia incredulità. È Lui che crede in me. Questa certezza ha il potere di trasformare la mia esistenza da ‘campo di battaglia’, costantemente assediato da nemici, a storia d’amore. A.G.


Italia

18

La Congregazione lascia Acireale e Lavis

G

ià prima dell'estate si era diffusa la notizia della dolorosa decisione, presa dal Superiore generale con il Consiglio e dopo aver sentito i rispettivi Vescovi diocesani, di terminare la nostra presenza e ritirare le comunità dall’Oratorio di Lavis (TN) e dalla Parrocchia della Madonna della Fiducia in Acireale (CT). Ragioni determinanti queste scelte difficili da accettare e comprendere – da parte delle comunità cristiane, ma anche da noi Religiosi, soprattutto quelli che di queste case hanno visto gli inizi o che vi hanno dedicato anni del loro ministero - sono senz'altro il fattore dell’età media dei religiosi che aumenta, il calo delle vocazioni nelle nostre case di formazione, e quindi il venir meno delle condizioni per poter continuare e garantire il servizio se-

reno e adeguato alle opere. Basta poi che pensiamo ai lutti che hanno colpito l'Istituto in questo anno, anche di persone ancora in piena attività come era p. Antonio Lissandrin; o che pensiamo ai quattro giovani Confratelli della Delegazione filippina che sono già in forze nelle comunità italiane; o che pensiamo ai Confratelli ammalati e bisognosi di cure che non possono più rimanere nell'opera... Ma non ci sono ragioni che possono far rassegnare le comunità dei fedeli alla perdita della presenza dei Religiosi che per tanti anni hanno garantito un fedele e apprezzato ministero soprattutto a bene della gioventù nell’Oratorio quotidiano. Per questo si comprendono, e in qualche modo sono un bel segnale, le proteste espresse da molti e in vario modo davanti


19

Capitolo. Infatti, a partire da settembre, in seguito al ritiro – altrettanto sofferto - delle Sorelle Canossiane da quell’opera, in accordo con il Vicariato di Roma, la Congregazione assumerà anche la direzione del Centro caritativo S. Gianna Beretta Molla ad Acilia. Così si è deciso di investire un po’ di energie in quel progetto rinforzando la comunità di S. Giorgio di Acilia. Ricordiamo inoltre da queste pagine, che anche le Sorelle Canossiane in Italia stanno vivendo tempi di doloroso ridimensionamento. Ancor più doloroso perché due delle comunità chiuse dalla Provincia italiana riguardano realtà dove eravamo presenti insieme, Canossiani e Canossiane: come detto sopra, si tratta della comunità che animava il Centro S. Gianna Beretta Molla ad Acilia, e la comunità di Favignana. Ovvio accogliere e comprendere ed esprimere il nostro dispiacere insieme alla gente che si rende conto di perdere una presenza preziosa. Ci chiediamo tutti dove ci sta portando la storia e la Provvidenza... ma anche dovremmo tutti rimboccarci le maniche e chiederci tutti: “Signore, e noi che cosa dobbiamo fare?”. M. Teresa e M. Gabriella : le ultime due Canossiane a lasciare definitivamente l'isola di Favignana

a queste decisioni sofferte. Se abbiamo seminato e costruito bene siamo certi che il bene maturerà e la testimonianza dello spirito canossiano continuerà a dare i suoi frutti, anche vocazionali. Da parte nostra, come Istituto dobbiamo certamente ringraziare le comunità cristiane di Acireale e Lavis per il bene, la collaborazione, l’affetto e anche l’aiuto concreto soprattutto per le nostre missioni. Da ricordare poi che la scelta fatta dai Superiori quest’anno in Italia non è stata solo una scelta di ridimensionamento, ma anche di ridisegno, e di nuovo investimento con attenzione maggiore all’area della carità in linea con le direttive del


Filippine-Timor

20

30 maggio -28 giugno

Visita del p. Generale a Timor Leste e nelle Filippine Così dal diario del P. Generale.

D

a fine maggio a fine giugno sono stato in visita alla Delegazione spendendo i primi dieci giorni a Timor Leste dove ho avuto modo di dialogare con i padri e i seminaristi, incontrare il vescovo Virgilio di Dili, visitare la nostra “mission-station” di Aituto-Rina e benedire il nuovo covered-court in Hera che servirà sia per il seminario che per i ragazzi dell’oratorio durante i fine settimana. Arrivato poi nelle Filippine ho incontrato e dialogato con tutti i Confratelli presenti sia nelle case di formazione come nelle comunità apostoliche; sono stato a Jipapad, al Talita-kumi di Alfonso dove si sono tenuti gli esercizi spirituali di Delegazione; ho visitato Tala (Orani) dove stanno terminando la nuova chiesa che il Vescovo vuole diventi Santuario dedicato

a S. Bakhita e poi Tondo. Momento culminante della visita è stata l’Assemblea di Delegazione alla quale hanno partecipato solo i Religiosi presenti nelle Filippine, durante la quale si è avuto un momento di verifica della situazione attuale in Delegazione, una riflessione sulle priorità pastorali, formative, e si è fatta la votazione consultiva per la nomina del nuovo Delegato. È seguito pure un confronto approfondito sul problema economico e la necessità di responsabilizzare tutti i Religiosi per il sostegno economico della Delegazione e delle case di formazione. Durante l’Assemblea il 26 Giugno ho avuto la gioia di accogliere la prima professione del primo religioso Canossiano Vietnamita: bro. Peter Nguyen Huy Thuc. Siamo grati alla Delegazione per la disponibilità a mettere alcuni Confratelli a disposizione della missione: p. Jerry


21

Bongawill che dallo scorso settembre è in Italia e ora è a Poiano per accompagnare la comunità fiippina; p. Clemente Moreira verrà a prestare il suo servizio nella comunità di Conselve, p. Rocky Libang in partenza per l’Africa, e p. Mark Anthony Maambong che andrà in aiuto alla missione indiana. Preso atto del risultato della consultazione avvenuta durante l'assemblea di Delegazione, nella riunione del Consiglio generale del 16 luglio, è stato nominato il nuovo Delegato del Superiore generale: p. Simplicio Gaganao. Lo ringraziamo per la sua disponibilità ad assumersi questo compito importante. Nella Assemblea del 13 agosto sono stati eletti i due Consiglieri di Delegazione: p. Josue Muldon e p. Yosef Moensaku. Nello stesso Consiglio è stata approvata la riorganizzazione delle comunità della Delegazione che sono così composte: – NEW MANILA, Delegazione: p. Simplicio Gaganao, Delegato; p. Brian, Economo e promotore vocazionale. – NEW MANILA, Seminario: p. Mateo Suarez, superiore e direttore del PDO; p. Ralph Santos, direttore dei chierici; bro. Bart Tinoy, bro. Dominico Poto Oqui, bro. Lester de Guzman e bro. Peter Nguyen Huy Thuc. – MARIKINA: p. Paulo Freitas, superiore; p. Fermin, maestro dei novizi; novizi Francis (vietnamita) e Manuel (filippino). – TONDO: p. Rey Daguitera, superiore e parroco; p. Roland Perfecto, vice-parroco; p. Allan Dizon, incaricato della pastorale giovanile e oratorio, direttore del CTCFI; p. Jonas Mariano, assistente per la carità e i giovani. – ALFONSO, Talita-kumi: p. Josue Muldon, superiore e parroco; p. Giovanni Gentilin, direttore del Talita-kumi; p. Joseph Gatdula, vice-parroco, incaricato dei giovani e dei ritiri in Talita-kumi. – TALA, Orani: p. Zaldy Camposo, superiore e parroco; p. Antonio Germano, vice-parroco e incaricato della pastorale giovanile.

– JPAPAD: p. Yosef Moensaku, superiore e parroco; p. Renato Maglunsod, vice-parroco e incaricato della pastorale giovanile. – CAGAYAN DE ORO: p. Joel Raymundo, superiore e formatore degli aspiranti; p. Julius Tumayao, promotore vocazionale e responsabile di Palacapao. – TIMOR, Hera - Dili: p. Adriano Carazzolo, superiore e responsabile della formazione; p. Nivio Correa, promotore vocazionale e cappellano dell’Università; p. Andreas Nabu, assistente per la formazione. – TIMOR, Aituto-Rina: p. Jordao Madeira, delegato superiore e responsabile della Out-station missionaria; p. Frido Verdial, incaricato della pastorale giovanile. Lo scorso 29 giugno, dal seminario di New Manila sono arrivati in Italia per l’anno di preparazione alla professione perpetua i tre chierici fra Fredianus Nana (indonesiano), fra Marcelo Ximenes (timorense), fra Prakashkumar Damor (indiano). Si fermeranno in Italia per questo anno di formazione e preparazione alla professione perpetua.


Timor

22

Dili, attività con i giovani Charity is a fire that spreads out to embrace all! (St. Magdalene of Canossa)

I

l giovane confratello p. Nivio Correa Lebre, della comunità del seminario di Hera, Dili, condivide e racconta la ricca esperienza di ministero canossiano tra gli studenti dell'Università di Dili. Un ministero tanto più importante se pensiamo al grande valore che ha la formazione delle nuove generazioni nella giovane società timorense, alla ricerca di una sua specifica identità e ruolo. Autentica missione canossiana quella di far conoscere Gesù ai giovani timorensi, e aiutarli a scoprire la loro vocazione a servizio della collettività.

I

am grateful to the Lord for another chance of serving Him as chaplain and guidance counselor in the midst of the young people at the state University of East Timor known as “Universidade Nacional Timor Lorosae" (UNTL). The university in this academic year of 2019/2020, approximately accommo-

dated thirty one thousands young students (31,000) composed of nine (9) faculties and thirty nine (39) departments. The reality of the pastoral services in this university is so huge; full of demand and challenging however the experiences are so fulfilling and meaningful it is because of the cooperation among the uni-


23

versity and the diocese (in the person of the chaplain). This year as the church marks the “year of youth” with the theme “YOUNG PEOPLE, MISSIONARY GO AND PROCLAIM” and so our pastoral services in UNTL open to walk with the young people in search for of the meaning in their life. Young people are the future of the nation and the church. They are a precious gift to God to the world. They are energetic, creative, productive, innovative and full of life. They simply are close to the heart of God. As young Canossian priest I am truly bless to journey with these young people in a more active interactive ways. I think this is the desire of St. Magdalene too, to bring Jesus to the young people specially the poor and the little ones. In this academic year 2019/2020, together with the young people the so called CAMPUS MINISTERS we are able to top various pastoral activities in and outside of the university. In the beginning of the new school year while attending the counseling program every Monday to Friday, weekly human formation, weekly reflection on radio and monthly talk show with the theme “leadership, peace and stability, monthly masses in the university. We too are able to do one major project of Charity. The construction of the new house for the poor family who was affected by the sickness leprosy. By looking at all potentialities and qualities the young people have, together with them we were able to identified one charity project the so called “UMA MAHON” for Miss. Agustinha Pereira, a widow with ten children whom the whole family have been suffered from the sickness LEPROSY. The UNTL students voluntarily offered themselves to do the construction of the house to them. The house was done within the period of 5 months, and through the financial support of the benefactors of UFFICIO MISSIONE CANOSSIANI together with some local

benefactors the house was completed and inaugurated last June 21, 2019. It was a very meaningful and enriching experienced for me as chaplain to work together with them. As young priest I have learned a lot from them, through the constant and continue interaction with them I have to realize the beauty of giving oneself for the good of others with sacrifice, patience yet full of joy, enthusiasm and will. Young people need a guide, a brother a companion to inspire and show them the way to have an encounter with Jesus. After finishing the charity project the university through the support of the diocese of Dili, the bishop himself open to us the possibility to hold the formation program in preparation for the sacrament of confirmation of three hundred thirty nine (339) young people. After four months of Christian formation finally last August 10, the sacrament confirmation was done with the solemn mass at the cathedral of Dili. Lastly I am grateful to the Lord and the institute for having another chance to serve our young people in a little ways possible I can as Canossian religious. We hope in the little things we do we bridge the real encounter between Jesus and young people.


Filippine

24

P. Carmelo ricorda il suo anniversario di sacerdozio e la sua esperienza missionaria nelle Filippine

Qui c'è Cristo!

S

ono sacerdote canossiano da 47 anni. Sono canossiano da 60 anni, da quando, il 18 agosto 1959, entrai nel seminario minore, il Collegino di Fonzaso. Ho vissuto negli anni della mia formazione il grande evento del Concilio Vaticano II, la ventata di aria nuova che Giovanni XXIII si augurava inaugurando il Concilio; le trasformazioni liturgiche, le messe dei giovani con chitarre e tamburi, il fervore che si sentiva nella vita ecclesiale, le grandi folle dei Papaboys alle Giornate mondiali della Gioventù. Ma anche le difficoltà del “nuovo”: cambiavano i libri di teologia, i catechismi, i libri sacramentali.

Ho vissuto le crisi dei molti sacerdoti che lasciarono il ministero: li chiamavano “gli indecisi”… ”meglio che siano usciti”, diceva qualcuno. Ho vissuto con amarezza lo spopolamento dei seminari, la diminuzione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche, l’affermarsi di nuove teorie, la crescente distanza del popolo di Dio dai sacerdoti, sopportati ma non ascoltati, l’emarginazione e il senso di inutilità dei religiosi, la sfrontatezza e la sfacciataggine del “male”, reclamizzato come “bene-libertàpiacere…”. E, ultimamente, una chiesa assediata e circondata da leggi, codici, regolamenti, strutture, condizionamenti, burocrazie, assicurazioni…


25

Difficile essere prete oggi in Italia… Provoca un senso di solitudine e di inutilità… sembra quasi una strada che nessuno vuol percorrere per andare verso Dio e verso l’uomo. A volte mi chiedo se non si stia avverando ciò che Cristo disse: "Il Figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra al suo ritorno?”. Nei pochi mesi trascorsi nelle Filippine ho trovato una risposta (certo non completa ed esaustiva) alle mie inquietudini amletiche, ai miei “to be or no to be”. Ho visto che Cristo è amato, seguito, voluto in questa terra lontana dagli inquinamenti europei. Anche oggi Cristo affascina questo popolo giovane, colmo di bambini, ragazzi, giovani. Certo, non sono un ingenuo, so bene che “non tutto è oro ciò che luccica” nemmeno nelle Filippine e nella Chiesa filippina. Ma qui c’è Cristo. Si tocca con mano la sua presenza. Cristo “non si è fermato a Eboli” (come scrisse Carlo Levi), ma ha solcato

gli oceani e qui è più forte che mai. Nelle grandi città (Manila, Orani), nella giungla di Jipapad, folle di popolo, di giovani seguono Cristo, lo servono e onorano e celebrano con dignità, amore, sacrificio, compostezza, fede. Alle 6.00 del Giovedì santo cattedrale e piazza antistante colme di fedeli e sacerdoti. Alle 4.00 del mattino la palestra di Jipapad con 400 giovani provenienti dai 13 villaggi della missione che dal pomeriggio del giorno precedente e per tutta la notte hanno cantato, pregato, danzato la loro fede. Per un fantasma? Per un'idea? Per un grande filosofo? Per un morto? Per un morto non si farebbero certe cose… Un morto non attira più nessuno. Torno in Italia non illuso, ma confortato da questa certezza: sto seguendo una persona viva. Sono discepolo e servitore del Dio Invincibile, Immortale. Del Dio che, come ha promesso “sarà sempre con noi, fino alla fine del mondo”. P. Carmelo Mandalà


Brasile

26

Brasile. Ribeirão Preto - 23-24 de março e 6-7 de abril

Scuola per educatori dell'oratorio canossiano

F

ratel Caio, responsabile dell'oratorio di Ribeirão Preto, condivide con noi l'esperienza riuscita, di due fine settimana di formazione per gli educatori canossiani. I moduli formativi hanno spaziato sui vari temi, dalla conoscenza di aspetti carismatici, di S. Maddalena come laica e formatrice, alla conoscenza dei luoghi connessi alla sua opera, alla storia dell'oratorio canossiano, fino alle problematiche dell'affettività. Senza trascurare l'animazione spirituale e la preghiera, o i momenti di fraternità, dei pasti e di gioiosa distensione.

I

niciando-se na tarde do sábado, dia 23 de março, no espaço da Matriz Sagrada Família, tendo por assessor do primeiro módulo da EFEC (Escola de Formação para Educadores Canossianos), Padre Giorgio Valente FdCC, que desenvolveu o tema “Canossianos, um dom de amor para o mundo: história e missão dos Filhos da Caridade, no mundo, no Brasil, e breve introdução da história do oratório”, foi-nos proposto como oração inicial a intenção de sermos guiados pela ação do Espírito Santo, a fim de sermos imersos pelos estudos que começaríamos a fazer.

Também contamos com a motivação do Ir Caio Henrique FdCC, diretor local do oratório, apresentando-nos a proposta deste módulo e acolhendo o assessor para tal trabalho. Dentro da proposta da EFEC, jovens foram chamados para compor o grupo de formandos, somando com os quatro aspirantes e com o postulante da comunidade formativa local, formando-se assim o grupo que caminhará até o término das formações. Pois bem, em primeiro momento o assessor nos propôs de pensarmos a respeito da vida leiga de Santa Madalena de


27

Canossa, antes de deixar o palácio de sua família e fundar suas comunidades religiosas. Para isso, ele fez uso do Google Maps e também de um texto que apontava as obras que Santa Madalena fez, ilustrando e exemplificando aquilo que estava a nos falar, desde o nascimento de Madalena, no Palácio Canossa em Verona, até suas idas missionárias até Veneza e Milão, com a pretensão de encontrar pessoas para lhe ajudarem em suas obras, além de realizar vários serviços em beneficio da sociedade da época, tornando-a uma mulher à frente de seu tempo. No meio da tarde, recebemos a visita do SAV (Serviço de Animação Vocacional), que discutiu com o grupo sobre a vocação frente à vida dos adolescentes e jovens que frequentam nossos grupos de jovens e oratórios, englobando também aqueles que não estão nessas atividades. Foi-nos proposto aqui de pensarmos sobre a cultura vocacional, diante de tempos de abandono dos valores religiosos, despertando também reflexões a cerca do modo de se abordar tal tema com esse “público alvo”. O SAV se dispôs a estar sempre presente em nossas atividades, ajudando-nos neste trabalho, como colaboradores, onde passa haver uma parceria, atendendo também umas das dimensões propostas pela Assembleia dos Oratórios Canossianos do Brasil. Após, retornamos com assessor para terminarmos de falar sobre a vida leiga de Madalena, encadeando-se num trabalho de grupo, onde partilhamos comunitariamente sobre as diversas influências que Santa Madalena causou em sua sociedade, indo desde a preocupação com a moda vulgar, até o anseio de educar e abrigar as crianças desprovidas de condições dignas de vida e sobrevivência. Na seuência, tivemos o lanche/jantar, onde pudemos partilhar novamente tudo àquilo que vimos e ouvimos ao longo da tarde, promovendo assim também um convívio saudável entre o grupo. Depois, terminado o tempo da refeição, fomos novamente para o trabalho

de grupo, onde fomos impulsionados a pensar sobre meios criativos de trabalhar em nossos oratórios e grupos de jovens, a exemplo de Santa Madalena de Canossa, culminando-se assim na partilha final comunitária, onde as propostas foram tomadas de nota pelo Ir Caio FdCC. Assim, encerramos as atividades do sábado com a oração, agradecendo a Deus pelas providências do dia passado neste primeiro módulo. No domingo, nos reunimos às 07h30m no salão paroquial, tomando o café da manhã juntos, onde aproveitamos para partilhar sobre as considerações do dia anterior. Após, voltamos à aula, aonde vimos sobre a história dos oratórios, pela ótica da criação da Congregação dos Filhos da Caridade Canossianos, fazendo uso novamente das mídias, como o Google Maps, para ilustrar as falas do assessor, além de imagens pessoais das comunidades onde os Canossianos estão que ele nos apresentou, fruto de suas visitas como superior geral. Com especificidade, mergulhamos na história do oratório Canossiano no Brasil, destacando a importância da disposição missionária dos quatro primeiros canossianos a chegarem ao Brasil, especialmente ao Padre Tarcísio, que estava conosco durante este momento. Vimos também um pouco à interferência de nossos oratórios, inseridos em cada cultura onde se tem as comunidades religiosas presentes, com enfoque maior em Ribeirão Preto, onde estamos inseridos. Após recebemos a visita da Telma, secretária do Centro Arquidiocesano de Pastoral, que partilhou conosco sobre a realidade juvenil atual de nosso país e de nossa arquidiocese, fazendo memória também dos trabalhos realizados no passado com a PJ, contando com a ajuda do Seminário Canossiano Santa Madalena de Canossa, como ponto de encontro e de sustento espiritual para as atividades juvenis. Com a tradicional macarronada com frango assado de domingo, encerramos


28

este primeiro módulo, cheios de satisfação e alegria por termos sido chamados por Deus para estar perto de si, servindo as crianças, os adolescentes e os jovens que se aproxima de nós nas atividades que desempenhamos na igreja e na sociedade. No segundo módulo, ocorrido nos dias 06 e 07 de abril nas dependências do Seminário Canossiano, tivemos por assessor o Padre Antônio Augusto FdCC, residente na comunidade de Santa Rita do Passa Quatro-SP, foi-nos apresentado o tema “Afetividade e sexualidade humana”, entrando em temas profundos, que tocam a existência de cada ser, interferindo nas relações existentes entre o eu e o outro. Contamos neste módulo, além da presença dos novos educadores de Ribeirão Preto-SP, também com a presença de três jovens de Santa Rita do Passa Quatro-SP, que se somaram ao grupo de formandos. Pois bem, este módulo iniciou-se com a apresentação do assessor e de suas propostas, que foram dividas em partes, passando pelo relacionamento pessoal, que inclui personalidade e identidade, chegando até ao tema da sexualidade, a partir da visão eclesial sobre o tema. Para o desenvolvimento destas propostas, foram nos dado alguns textos com a intenção de questionar nossas posturas diante das vivências que experimentamos constantemente, onde muitas vezes acabamos nos

deixando levar pela massa, deixando de ver e perceber o novo de Deus em nossa vida e em nossa história. O tema do amor próprio também entrou em cena, sendo destacada sua necessidade para manter-se uma boa relação com outro e com Deus. Toda essa proposta foi dinamizada por meio de conversas de grupo, partilhadas em plenário sempre após tais propostas, a fim também de perceber o quanto isso afeta nossas realidades de oratório e de grupos de jovens. No momento de espiritualidade rezamos em cima da nossa relação pessoal com Deus, impulsionados pelo Salmo 138, onde escutamos que Deus sempre está conosco, e conhece todos os nossos passos e intenções. Também partilhamos a mesa em vários momentos, confraternizando-se como grupo, estreitando assim também os laços de amizades já existentes, além de proporcionar maior interação e diálogo entre os formandos desta escola. No domingo, discutimos sobre a sexualidade, a partir do parágrafo 2332 do CIC (Catecismo da Igreja Católica), aonde vimos que a sexualidade é algo que perpassa toda a dimensão do se humano, desde seu modo de agir, até sua forma de pensar e conceber a realidade, ou seja, em sua forma integral de pessoa, feita a imagem e semelhança do Deus Criador. Encerramos nosso momento com o assessor a partir da celebração da Santa Missa presidida por ele, onde se frisou sobre o Evangelho do dia, onde narrava-se sobre a acolhida e defesa de Jesus à mulher adultera, onde a misericórdia se faz justiça, levantando o caído ao chão, devolvendo-lhe a dignidade de filho de Deus, como ser criado no amor, dotado de potencialidades que quando exploradas, florescem e dão muitos frutos. Por fim, almoçamos junto da comunidade religiosa e formativa, e encerramos nosso momento com a avaliação geral, conduzida pelo diretor local do oratório, Ir Caio FdCC.


Kenya

29

Nairobi

L'istituzione della nuova Parrocchia di St. Monika a Ongata Rongai

D

al 5 al 20 Maggio scorso, il Padre Vicario ha fatto visita alle comunità di Igoma (Tanzania) e di Nairobi (Kenya). A Igoma ha potuto vedere il progresso della missione, dei vari progetti e attività, e quasi completato il Progetto “Wote ni sawa” a favore dei ragazzi diversamente abili. Nella settimana di permanenza a Nairobi ha incontrato personalmente i padri Angelo e Pierantonio, e anche i giovani formandi della comunità formativa, condividendo con loro i momenti della vita comunitaria. Domenica 19 maggio, a Ongata Rongai, il Padre Vicario ha presenziato alla

solenne celebrazione in cui il Vescovo di Ngong, mons. John O’Balla ha eretto la cappella di St. Monika a nuova parrocchia e l’ha ufficialmente affidata alle cure pastorali dei nostri Religiosi. La festa ha coinvolto tutta la comunità locale, e soprattutto i giovani e i ragazzi, ma anche i leader e i collaboratori pastorali che hanno pensato a tutto: alla preparazione della chiesa – si è dovuto costruire in tempi rapidissimi il tabernacolo che il Vescovo ha poi benedetto – la liturgia, il pranzo offerto a tutti – tantissimi! - i presenti, la rappresentazione che si è prolungata fino a tardo pomeriggio. Alla festa erano presenti altri sacerdoti tra cui p. Francis par-


30

roco della parrocchia madre di St. Mary, p. Giuseppe Caramazza fondatore della parrocchia, e soprattutto i nostri padri Stefano, Kessy e Ramil, arrivati da Igoma (Tanzania) dopo uno stressante viaggio. L'istituzione di St. Monika a parrocchia, nonostante che le strutture esistenti sono costituite dal terreno e dalla chiesa ancora in lamiera, è davvero un bel riconoscimento per l’opera già svolta dai nostri padri in questi ultimi cinque anni, soprattutto per l'animazione dei ragazzi e dei giovani con la catechesi e i grest puntualmente organizzati ad ogni periodo di vacanza dalla scuola. Ma è anche un bell’impegno per la comunità di Nairobi: era chiaro anche dalle parole del Vescovo, che oltre al lavoro pastorale da incentivare, una più costante presenza dei padri sul posto, vi è da realizzare al più presto la chiesa parrocchiale e tutte le strutture

annesse. Tutto questo dovrà conciliarsi con l'impegno per i nostri padri, nella formazione dei giovani candidati accolti nella casa di Dagoreti Corner e che rappresentano la speranza di continuità della missione africana. Così, una altrettanto bella notizia è che nella festa del Sacro Cuore vi è stata la prima Professione dei 4 novizi: Praveen, Vimal (indiani), Deogracious e Habil (keniani); e insieme anche l’ingresso in noviziato del giovane keniano Steven. A questi giovani fratelli il nostro augurio e il nostro abbraccio di accoglienza nella famiglia canossiana. Gli altri tre professi - Eric, Bernard, e Bienvenu (congolesi), hanno rinnovato i loro voti temporanei; tutti poi ai primi di agosto hanno iniziato o ripreso lo studio della teologia al Tangaza College; sono 8 i giovani in formazione a Nairobi.


Tanzania

31

Igoma, Mwanza (Tanzania)

Chiuso il cantiere, prende il via il progetto “Wote ni sawa”

C

arissimi amici del Progetto “WOTE NI SAWA”, al termine dell’estate italiana, possiamo darvi la buona e bella notizia che si è finalmente realizzato il nostro progetto, non solo perché sono stati conclusi i lavori sull’immobile, e si è provveduto all’arredamento essenziale, ma perché già dallo scorso mese di luglio abbiamo trasferito nel Centro le attività con i nostri ragazzi portatori di disabilità e ormai possiamo dire che l’attività del Centro è avviata. Lasciamo parlare le foto che dicono già la cosa più importante: il sogno di avere un ambiente, meglio attrezzato e adeguato, per l’accoglienza diurna, la cura e la formazione dei nostri ragazzi con disabilità, si è finalmente realizzato. E questo grazie alla collaborazione e partecipazione convinta di tanti amici della nostra missione di Igoma, che hanno creduto alla proposta di progetto formu-

lata da noi leggendo la realtà del posto e ascoltando le reali necessità della comunità locale. Andando avanti cercheremo di organizzare al meglio insegnanti e operatori, e anche di attrezzarlo meglio per offrire un sempre migliore servizio a questi bambini e ragazzi e alle loro famiglie. Nei mesi di luglio e agosto abbiamo anche avuto la visita di alcuni volontari e amici, e in particolare di un gruppo di giovani di Lavis (TN), che hanno potuto visitare il Centro e stare insieme ai ragazzi nelle loro attività. Ashante Sana! Grazie, di cuore, a nome loro e di noi padri e operatori, per il vostro contributo, perché avete reso possibile la realizzazione di questo sogno. Un saluto da tutti noi di Igoma! p. Stefano, con P. Kessy e p. Ramil, e tutti i ragazzi del centro “Wote ni sawa”


Tanzania

32

L'esperienza dei giovani di Lavis nella missione di Igoma

D

icono che l’estate della maturità sia l’ultima estate di vera e propria vacanza, prima di approdare nel mondo universitario o lavorativo. Un’estate lunga e spensierata, dove c’è spazio e tempo da dedicare al prossimo, e non solo a noi stessi. Accompagnati da Padre Stefano dell’oratorio di Lavis, in otto ci siamo cimentati in un’esperienza missionaria nella zona di Igoma, a Mwanza, in Tanzania. Dopo un lungo percorso di formazione e condivisione fatto insieme, la decisione di intraprendere un viaggio così speciale è venuta quasi spontanea. In previsione del fatto che molti di noi lasceranno Trento con l’inizio della vita universitaria da fuori sede, questa sembrava la conclusione perfetta di un cammino di crescita. Indubbiamente è difficile, se non impossibile, spiegare a parole l’incredibile

ricchezza che portiamo dentro dopo questo viaggio. Difficile riportare su carta l’accoglienza, la condivisione, l’affetto, l’allegria, l’amore, ma anche le grosse difficoltà che abbiamo incontrato in questi venti giorni. Sicuramente le due parole chiave sono state fraternità e ospitalità. La comunità dei Padri canossiani e le famiglie che ci hanno accolto durante la nostra permanenza in Tanzania hanno da subito dimostrato un grande senso di ospitalità, pur non disponendo di molto. Abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi le abitazioni in cui vivono: case spoglie dove i pezzi di arredamento si possono contare sulle dita di una mano. Eppure, nonostante questo, non c’è vergogna, non c’è diffidenza, soltanto voglia di condividere con il prossimo, voglia di stare insieme. Questi valori sembrano affievoliti nella nostra società, mentre nelle


33

comunità tanzaniane proliferano. Un’ulteriore qualità che ci ha colpito molto è stata la gratuità: nei nostri contesti è un valore che si sta perdendo, se non ormai estinto; i tanzaniani ci hanno dimostrato la capacità di dare a degli sconosciuti un qualcosa di concreto, un sorriso, una preghiera, senza aspettarsi nulla in cambio. E questo non è altro che una meravigliosa dimostrazione del Vangelo. Durante la preparazione del viaggio avevamo compreso quale sarebbe stato il nostro ruolo, ovvero quello del “missionario”: colui che porta la parola di Dio. E con parola si intende anche la propria persona, cresciuta ed educata agli insegnamenti nel Vangelo. Arrivati in Tanzania però, sorprendentemente, abbiamo riscontrato che non eravamo noi i veri missionari, ma che i portatori della parola di Dio erano i ragazzi e la gente della stessa comunità. La persone incontrate nel nostro cammino ci hanno mostrato come in Tanzania ci sia una fede forte, viva e giovane. Le tre settimane trascorse sono state dedicate soprattutto ai rapporti umani:

le nostre giornate erano scandite dall’incontro e dalla conoscenza delle persone. Per una volta siamo riusciti a immergerci completamente nel contesto e nelle situazioni in cui vivevamo. Può sembrare una cosa banale, ma quando si è abituati, come insegna la nostra generazione, ad avere sempre in mano il cellulare e ad avere l’ansia di condividerlo sui social, è raro non perdersi l’attimo. Solo quando riusciamo a focalizzarci e porre l’attenzione a ciò che ci circonda, lontano dell’interferenza dei cellulari e internet, riusciamo realmente a vivere le giornate comunicando con gli altri. è difficile immaginare questa esperienza come viaggio a sé, senza ulteriori riscontri nel nostro futuro. Le domande che ci siamo posti sono: “Come possiamo rimanere collegati a quest’opera? Quali sono le strade da percorrere nel futuro che ci portino a restare connessi a queste realtà?”. Di sicuro il primo passo è raccontare la nostra esperienza attraverso la lente del Vangelo. Viviana Pasolli


India

34

P. Shyam visita i benefattori e la comunità di Cavarzere

C

ontinua il nostro apostolato all'ashram “Asha Ankur” di Vasai dove anche quest'anno sono accolti una cinquantina di ragazzi poveri ed orfani; opera condotta avanti con tanta dedizione soprattutto da p. Vitthal Lotada e fra Robert Makasare. Nello stesso tempo si è creduto opportuno di tentare uno sviluppo nell’ambito della formazione iniziale spostandoci più a Sud, nello stato del Kerala, e precisamente nella diocesi di Kannur, bene accolti dal Vescovo locale, Mons. Alex. I nostri attuali formandi, nella fase iniziale del College e della Filosofia - al momento una decina – sono accompagnati da p. Shyam Vagolu, e si sono sistemati provvisoriamente in una casa parrocchiale messa a disposizione dal Vescovo nella parrocchia di Malayampadi, frequentando alcuni la Filosofia presso una scuola dei padri Francescani e altri il

college al De Paul College. È certamente un passo coraggioso, che richiede fiducia nella Provvidenza; un passo giustificato dalla necessità di trovare la scuola buona e adatta alle nostre esigenze; un passo fatto anche grazie alla disponibilità di p. Mark Anthony Maambong che dalle Filippine dovrebbe andare ad aiutare p. Shyam per la formazione. Ma è anche un notevole sforzo economico della Congregazione per il sostegno di questo nuovo fronte. Siamo certi che la Provvidenza e I benefattori che la collaborano, non ci faranno mancare il necessario sostegno. Per questo, p. Shyam Prasad che lo scorso luglio è stato in Italia per il Convegno dei Formatori dell'Istituto, ha voluto essere presente a Cavarzere per esprimere a quella comunità tutta la nostra gratitudine per il loro grande impegno nel sostenere la missione indiana.


Ufficio missioni

35

Quezon City, New Manila

Progetto "Casa di formazione"

C

arissimi Benefattori e Amici, del “Progetto Casa di formazione (Quezon)”, un caro saluto. È per me una gioia grande avere l’occasione di ringraziarvi per le vostre preghiere e il sostegno donato alla formazione sacerdotale e religiosa dei giovani confratelli. Apprezziamo profondamente il vostro desiderio di essere nostri compagni di viaggio. La vostra generosità è per noi indispensabile. A oggi nella Comunità, abbiamo sette religiosi professi temporanei. I primi tre sono Fr. Prakash Damor, Fr. Eddie Nana e Fr. Marcelo Ximenes, e attualmente si trovano a Verona per l’anno carismatico e si stanno preparando per i voti perpetui come religiosi Canossiani. Gli altri quattro sono qui nella casa di formazione di Santa Maddalena di Canossa a New Manila, Quezon City, nelle Filippine. Di loro, fr. Le-

ster de Guzman è al suo terzo anno di formazione teologica alla Maryhill School of Theology (MST) insieme con fr. Dominico Oqui; fr. Bart Tinoy è al suo secondo anno di Teologia alla St. Vincent School of Theology (SVST)mentre fr. Peter Nguyen Huy Thuc ha iniziato i suoi studi di filosofia in SVST. I confratelli seminaristi partecipano anche alle attività pastorali della Parrocchia e dell’Oratorio di San Pablo Apostol a Tondo, Manila, offrendo formazione e catechesi agli adolescenti e ai giovani. Durante la pausa delle vacanze aiutano le altre comunità pastorali e promuovono la formazione vocazionale. Lo scorso giugno, fr. Lester e fr. Dominico sono stati invitati nella Parrocchia a Jipapad, nell’isola di Samar, per la loro attività pastorale, mentre fr. Bart e p. Brian sono stati inviati per la promozione vocazionale a Visayas


36

(Filippine centrali). Durante il cammino formativo i seminaristi ricevono una formazione che li aiuta a crescere sia nella dimensione spirituale, che accademica e umana. La preghiera è al centro della vita quotidiana del programma formativo del seminario, in particolare la celebrazione eucaristica: è il centro e il fondamento della nostra vita cristiana e del nostro impegno di consacrazione. Nella Casa di Formazione cerchiamo di vivere uno spirito di famiglia, nel qua-

le condividiamo gioie e sofferenze, aiutandoci a vicenda a vivere ogni giorno al meglio, secondo la volontà di Dio. Anche il momento della ricreazione comunitaria diventa il tempo in cui condividiamo i talenti e l’unicità di ciascuno. Continuate ad accompagnarci con il vostro sostegno di preghiera e di carità. Vi assicuriamo di presentarvi quotidianamente al Signore nelle nostre preghiere, e Dio vi benedica sempre! P. Ralph Jayson F. Santos


In ricordo

37

Ricordo di Sorelle Canossiane Madre Griselda Vettore

S

r. Griselda era nata a Padova il 1° ottobre 1921. Nel 1943 entrò nel Noviziato missionario canossiano a Vimercate (MI). Dopo i primi voti, trascorse un periodo di studio dell’inglese a Southampton (Inghilterra) per prepararsi alla missione, e da lì salpò in nave con destinazione Mumbai (India) dove arrivò il 17 agosto 1947. Fu inviata a Cochin in Kerala per completare la sua formazione fino al diploma. Dopo gli studi ha insegnato per molti anni fino a ricoprire l’incarico di Capo Dipartimento alla St. Joseph's Canossian College di Alleppey. Ha sempre mostrato un vivo interesse per i suoi studenti, spronando i suoi allievi a dare il meglio di sé, avendo sempre un riguardo speciale per i poveri, visitandoli nelle loro case. Dopo il suo ritiro dall’insegnamento nel 1978, fu richiamata a Mumbai per aiutare nella gestione dell'Archivio Provinciale. Non perdeva mai un minuto e tutti

i documenti, i registri e le pratiche sono stati sempre tenuti meticolosamente in ordine. È stato durante questo periodo che ha avviato un Progetto per i bambini poveri, intensificando ed estendendo i propri contatti con vari benefattori sia in India che all'estero. Grazie a questa sua instancabile opera, generazioni di bambini sono stati istruiti e hanno potuto poi trovare una realizzazione professionale. Contemporaneamente ha avviato un vasto programma alimentare per nutrire i bambini poveri della nostra scuola assicurando loro il pasto di mezzogiorno e tutto il necessario per la scuola. Madre Griselda, con la sua intelligenza e il suo spirito, ha conquistato il cuore dei suoi molti amici. Amava le sue sorelle in comunità e non mancava mai alla vita comunitaria: questo fino alla sua caduta di domenica 30 giugno che l’ha costretta a letto. Con il suo atteggiamento "non bi-


38

sogna mai arrendersi", dopo l’intervento chirurgico ha voluto a tutti i costi ritornare in comunità. A più di 97 anni, nonostante un’immutata forza di spirito, non tornò più a camminare, e il Signore la chiamò a sé la mattina del 18 luglio, quando si è spenta nella serenità e nella pace circondata dalle sue amate sorelle. Grazie, cara madre Griselda: non ci lascerà mai la tua preziosa presenza, l'amore e la cura per le tue

sorelle e per gli altri, specialmente per i poveri. Sr. Josemary Keelath Madre Provinciale Nirmalashram, Andheri (Mumbai – INDIA) Anche dai fratelli canossiani, la preghiera e il grazie sentito a M. Griselda, per la sua disponibilità, la sua accoglienza, il suo interessamento e sostegno alla nostra missione indiana!

Madre Giuditta Cavallari

L

a notizia della morte di M. Giuditta ci è arrivata stamattina al termine della Messa festiva delle 8,30. La mia mente e il mio cuore hanno fatto un salto indietro a quegli anni passati con la sua presenta discreta e incisiva in Parrocchia. Schietta, sincera, attiva e presente come una Madre appunto. Presente nel raccontare, nel far conoscere S. Maddalena un po' più a fondo, ma piano piano. Anche quando era approdata a Bergamo, finché la salute gliel'ha permesso, ci mandava sempre gli auguri a Natale e Pasqua con qualche delicata riflessione che poi io mettevo in bella vista in qualche angolo di casa. Tornata a casa mi sono andata a riprendere la sua dedica sul libretto della Liturgia delle Ore dell'Istituto Canossiano che lei mi aveva regalato: è una dedica all'amicizia. Mi ha regalato anche "Lo straniero nella Bibbia" un po' difficile, lo leggo piano piano. Che bello era incontrarla sempre con il suo sorriso, a volte affaticata e anche con qualche arrabbiatura che certo non si premurava di nascondere. Si divertiva a vedere crescere i nostri figli. Per i tre anni del corso all'Ausilium il sabato veniva con noi in macchina, a condividere i nostri perché, i nostri problemi

di famiglie lasciate e di cene da preparare, o la riunione della stazione da organizzare. A Lei mamma aveva confidato nel viaggio a Lourdes di essersi portata il necessario anche per un'eventuale morte (come faceva sempre del resto) e al ritorno, M. Giuditta mi aveva detto di essere rimasta molto colpita da questa preparazione alla morte... E il cammino dei Laici; come non ricordare la sua presenza e la sua animazione, e come si arrabbiava quando il Parroco saltava l'incontro mensile! Per tutto questo, e per l'aiuto sempre dedicato e nascosto alla nostra Parrocchia, la ricordiamo con gratitudine. Una parrocchiana di S. Maddalena


In ricordo

39

Ricordo di P. José Carlos Gonçalves sarie trasfusioni di sangue; da ultimo le complicazioni dell’insufficienza renale e infine un’insufficienza respiratoria, che nonostante tutti i tentativi dei medici, non gli hanno lasciato scampo. Un grazie di cuore ai Confratelli e amici che lo hanno visitato e assistito, in particolare a Ir. Cicero che ci ha costantemente informato delle sue condizioni. La stessa sera della sua morte è stata celebrata la prima Eucaristia esequiale nella parrocchia di N. S. Das Graças ad Agostinho Porto, e il giorno successivo ad Araras, sua città natale, dove poi è stato sepolto accanto agli altri nostri Padri. Così lo ha ricordato il Vescovo di Duque de Caxias:

I

l Signore ha chiamato a sé il nostro confratello padre JOSé CARLOS GONçALVES. Padre José Carlos era nato ad Araras SP il 22 luglio del 1947. Aveva fatto la prima Professione tra i Canossiani il 2 gennaio del 1980, e il 2 dicembre del 1984 era stato ordinato sacerdote. Ha esercitato il suo ministero nelle varie case della Delegazione brasiliana, e lo scorso 10 febbraio 2019 era stato trasferito alla comunità di Agostinho Porto RJ, e nominato parroco della parrocchia di N.S. Das Graças. Il giorno di Pasqua si era procurato una ferita al braccio con conseguente infezione dovuta a un batterio; è stato ricoverato all’Unimed di Petropolis, e qui si è aggiunta un’infezione presa in ospedale, ed essendo diabetico, la necessaria forte terapia antibiotica ha causato un’ulcera allo stomaco; da qui l’anemia e le neces-

A Diocese de Duque de Caxias, com profundo pesar, comunica o falecimento do Rev.mo Padre José Carlos Gonçalves, pároco da Paróquia Nossa Senhora das Graças, em Agostinho Porto, São João de Meriti e membro da Congregação dos Filhos da Caridade Canossianos. Natural de Araras, São Paulo, Padre José Carlos nasceu em 22 de julho de 1947. Entrou para a Congregação de Santa Madalena de Canossa onde realizou sua primeira profissão religiosa em 22 de janeiro de 1980 e a profissão perpétua em 18 de maio de 1983. Foi ordenado presbítero em 02 de dezembro de 1984 em sua cidade natal. Padre José exerceu diversas atividades durante o seu fecundo ministério presbiteral, entre os quais foi reitor do Seminário Menor Canossiano e pároco nas paróquias de Santa Rita do Passa Quatro, em São Paulo (1993 – 1996), Sagrada Família, em Ribeirão Preto (1996 – 2003) e em São Sebastião, em Piabetá, Magé (2004 – 2010). Estava na Diocese de Duque de Caxias desde o dia 17 de março de 2019, quando tornou-se pároco da Paróquia Nossa Sen-


In ricordo

40

hora das Graças, em Agostinho Porto. Padre José Carlos deixa para nós um legado de simplicidade, humildade e confiança no Evangelho de Jesus Cristo. Firmes na esperança, rogamos a Deus para que acolha em seu Reino esse seu servo bom e fiel. Dom Tarcisio Nascentes dos Santos Bispo de Duque de Caxias (RJ)

Grati al Signore per la vita e il ministero canossiano di padre José Carlos, lo affidiamo nella fede e speranza al Padre delle Misericordie, e lo suffraghiamo con la celebrazione delle Sante Messe, come previsto dalla Regola di Vita. “Dona a lui, o Signore, e a quanti si sono addormentati in Cristo, la beatitudine, la luce e la pace!” (Canone Romano).

Ricordo di P. Antonio Lissandrin

L

issandrin Antonio, nato ad Abano Terme il 17 aprile del 1937, era cresciuto a Galzignano; proveniva da una famiglia di dieci fratelli. Alla fine di

ottobre del 1950 veniva presentato dal parroco don Giovanni Meneghini, già alunno di p. Angelo nel seminario di Padova, al Direttore del Collegino di Fonza-


41

so, con l'assicurazione che "è un ragazzo che promette bene per bontà e buona volontà". Accolto fra gli Aspiranti Canossiani, proseguiva regolarmente negli studi a Fonzaso, passando poi al noviziato di Castelli nel 1955-1956. Compiva quindi la sua formazione alla vita religiosa e sacerdotale nello Studentato a Monselice e ad Asolo, dove era ordinato sacerdote nella Cattedrale il 7 luglio 1963. P. Umberto ha svolto il suo ministero Canossiano con vari ruoli di responsabilità sia negli istituti di assistenza a Voghera, Acireale, Caltagirone che negli oratori. Ha lasciato un particolare ricordo a Lavis, dove giunse come responsabile con i primi religiosi nell'ottobre 1971, rimanendovi fino al 1979. Dal 1986 fino alla sua morte è stato parroco: a S. Corrado di Pachino (19861992), a S. Giuseppe di Riposto (19922001), alla Matrice di Favignana 20012009), a S. Giorgio di Castelli (2009-2019). Con grande disponibilità accostava le persone, con tratti di giovialità nel valorizzarle, sia pure con modi diretti e spicci. Non risparmiava energie e tempo nel suo impegno nel campo pastorale e caritativo. Animava con tanto fervore e col canto la liturgia domenicale. Aveva attenzione anche per gli edifici sacri affidatigli, non solo per la loro cura e l'ordinaria amministrazione, ma anche provvedendo opportunamente con migliorie che rendevano più belli e confortevoli gli ambienti sacri. Alla fine del suo servizio a S. Giuseppe di

Riposto, nel saluto officiale, con gratitudine era stato detto: "Grazie, Signore per averci concesso come segno delle tue premure la novennale missione di p. Umberto, tuo servo nella verità, tuo servo fedele, forse servo inutile al tuo cospetto, ma provvidenziale pastore per noi". L'ultimo servizio a Castelli, nonostante l'età che avanzava, gli aveva dato nuove energie. Amava farsi chiamare "Abate di Castelli", tanto che, durante il pranzo per l'anniversario dell'ordinazione, la domenica prima della sua morte, scherzosamente aveva chiesto al Vescovo presente il riconoscimento di quel titolo... Richiesto recentemente dal Padre Generale sulla sua disponibilità nel continuare il suo impegno pastorale a Castelli, aveva risposto che era felice di rimanere lì, dove era rinato e si sentiva a suo agio. Voleva morire lì, ma certo non pensava che il Signore l'avrebbe chiamato tanto in fretta. Nel suo zelo era sempre pronto e disponibile, non solo per la piccola parrocchia, ma pure per l'unità pastorale della zona. Una presenza apprezzata, perché nonostante l'età non più giovane, era sempre pronto per le varie richieste di servizio pastorale. Ha avuto costantemente una particolare attenzione ai ragazzi e ai giovani. Come negli anni precedenti, anche durante questa estate stava seguendo il Grest per i ragazzi di Castelli, Monfumo e altri paesi vicini, nonostante il caldo e le difficoltà della sua età. Il tema del Grest di quest'anno era "Yes", sì al Signore. è un messaggio che egli lascia ai ragazzi e a tutti. ll Signore lo ha chiamato improvvisamente sulla strada che lo portava a trovare i parenti. Un incidente lo ha tolto all'affetto dei suoi cari e ha privato tante persone e la Congregazione della sua preziosa presenza. Nella fede della vita che va oltre il mistero della morte, lo ricordiamo al Signore con gratitudine. Per desiderio della sua Famiglia, egli è stato sepolto nel cimitero di Galzignano (PD), accanto ai suoi Cari.


In ricordo

42

Ricordo di P. Lino Chinello

P. Lino in montagna insieme al suo grande amico p. Bernardino De Giacometti

P

adre Lino Chinello, nato a Terriciola (Pisa) l'11 settembre del 1931, ma cresciuto a Codevigo (Padova) era il primo dei quattro figli di papà Anselmo e Maria Piccolo sorella di p. Leone Piccolo, canossiano da Vallonga. Questi lo aveva presentato a P. Angelo nel luglio 1942, assicurando che avrebbe fatto bene: il parroco era molto contento di quel ragazzo. Entrava fra gli aspiranti di Feltre ed era uno degli ultimi accolti da P. Angelo, trasferito nel novembre 1942 a Pellestrina. Per la sua formazione passava poi a Fonzaso nel 1944 e, dopo il noviziato, a Venezia e infine a Monselice, dov'era consacrato sacerdote. Subito dopo l'ordinazione gli era stato chiesto di insegnare prima agli aspiranti di Fonzaso poi agli studenti di filosofia e teologia a Monselice, Asolo e a Quinto.

Dai religiosi di una certa età è ricordato come il "professore di biblica". Tra il 1973 e il 1979, mentre era nella comunità di Conselve aveva potuto perfezionare la sua formazione teologica, prima frequentando lo Studio di Pastorale Liturgica a S. Giustina di Padova, e poi impegnandosi con la Teologia Biblica all'Interregionale a Milano con una tesi sul Cristo sposo, rimasta incompiuta. Forse è rimasto sempre in lui il desiderio non di scrivere, ma di incontrare il Cristo sposo. Dopo gli anni di insegnamento nelle case di formazione sono seguiti gli anni di ritiri, predicazione, di conferenze, proclamazione della Parola a Castelli e specialmente di insegnamento a Feltre presso le Canossiane. Dal 1979 al 2019, cioè per 40 anni, la sua vita si è consumata tra Castelli e Feltre dove ha svolto anche incarichi di


43

superiore, responsabile della comunità, ma il suo cuore, la sua passione era l'insegnamento e la proclamazione della Parola. P. Lino non era il classico professore ma ha espresso e vissuto lì la sua vocazione canossiana di educatore. Mostrava uno spirito libero, non convenzionale nel suo insegnamento e gli piaceva provocare gli studenti a pensare, riflettere, uscire dagli schemi usuali, interrogarsi sulla vita e sui valori. Ma soprattutto p. Lino è stato un uomo della Parola, amante e servitore della Parola di Dio, della Scrittura. Certo aveva un suo modo un po' originale, sbarazzino di presentare i Libri Sacri con forme a volte provocatorie ma certamente era preparato e documentato. Testimone ne è la quantità di volumi che aveva accumulato negli anni sia a Feltre che a Castelli e molti sono oggi nella biblioteca di Poiano. Per anni ha guidato il corso biblico per la gente a Feltre. Godeva di questo servizio pastorale che lo occupava molto. Era diventato l'impegno principale per lui negli ultimi anni. Era stato il motivo per cui aveva chiesto di essere trasferito da Castelli a Feltre quando non ha più potuto guidare l'auto. Sino alla fine aveva desiderato di non mancare a quell'appuntamento. Nello stesso tempo tante comunità di suore sono grate a lui che per anni ha guidato i loro ritiri o si era reso disponibile per le confessioni. Siamo sicuri che quello che ha predicato e insegnato per anni, la centralità del mistero Pasquale, lo sperimenta oggi nel cielo. P. Lino lascia a noi Canossiani due valori importanti: l'educazione e l'insegnamento: la nostra chiamata ad essere educatori e guide preparate per le nuove generazioni e l'attenzione, valorizzazione della Parola di Dio, l'importanza dell'annuncio, dell'evangelizzazione. Altra caratteristica di p. Lino era l'amore per la montagna, la natura... Erano famosi i suoi mesi a Ponte di Legno, Asiago, Cima Loreto, punti fissi delle sue estati dove si ricaricava, si ricreava. Quanti al-

bum di foto ha lasciato, dove emerge non solo il suo spirito poetico e l'amore vero per il creato ma anche la sua fede. La natura, le montagne sono, oltre la Parola, il suo modo migliore per incontrare Dio per pregare e contemplare. Purtroppo dopo la caduta del Venerdì santo, il ricovero all'ospedale, la breve permanenza a Fonzaso e il ricovero in Casa Clero a Negrar, le cose sono precipitate verso un declino veloce, fino alla morte avvenuta il 3 settembre 2019, anche lui amorevolmente assistito dalla cara Lisetta. Le esequie sono state celebrate nella cappella della casa generalizia di Poiano sabato 7 settembre. Ora, nell'attesa della risurrezione, riposa nel cimitero di Poiano, accanto ad altri confratelli Canossiani.

Mano nella mano Mano nella mano Con la speranza Camminare nella vita Sospinto da fede viva A vivere vita d’amore. E camminare lungo i giorni Con animo aperto Con cuore amante Con passo veloce Verso l’Incontro… E l’Incontro rassereni i giorni -così piatti e senza anima spesso E volti e parole e persone Siano stimolo per andare Con passo sereno Verso Colui che da sempre mi abita: e fare di Lui mia Luce mia pace mia vita… mano nella mano!

p. Lino Chinello


44

Il nuovo sito web dei Padri Canossiani

È

online il nuovo sito dei Canossiani - www.canossiani.org -, con un design completamente rinnovato, una navigazione più intuitiva, con una presentazione chiara in cui potrete conoscere tutto sulla missione evangelizzatrice di Santa Maddalena di Canossa e avere informazioni complete sull'attività dell'Istituto Canossiano nel mondo. Il nuovo sito web è progettato per funzionare su iPhone, iPad, Android, smartphone e tablet, oltre che su tutti gli schermi più grandi. Ogni pagina racconta un pezzo di noi e della nostra storia, quello che facciamo e come. Con tutto l’impegno di portare avanti la missione avviata dalla Fondatrice: “servire Cristo nei poveri e piccoli”. È possibile anche seguirci sui

canali social di Instagram e Facebook per restare aggiornati sulle nostre news. Seguici su @FiglidellaCaritàCanossiani #staicon-me_canossiani


Cari amici e lettori del Foglietto... “IL FOGLIETTO” è un periodico di notizie e di collegamento, iniziato dal Servo di Dio padre Angelo Pasa per far conoscere l’Istituto Canossiano e per chiedere aiuto per le case di formazione e per le opere della Congregazione. Grazie all’opera dei Superiori che si sono succeduti e dell’indimenticabile padre Modesto Giacon che per molti anni ne è stato il Direttore, IL FOGLIETTO ha continuato ad essere pubblicato e a svolgere la sua missione di informazione collegamento nella Famiglia Canossiana e con tanti amici e sostenitori delle nostre opere, delle Missioni Canossiane e dei progetti missionari. Per ricevere IL FOGLIETTO non c’è bisogno di abbonamento, ma è gradito un contributo per le spese di edizione e spedizione. Se desiderate riceverlo o farlo arrivare a qualcuno, o per segnalare un cambio di indirizzo, compilate il modulo e rispeditelo a

IL FOGLIETTO dell’Istituto dei Canossiani Via S. Giuseppina Bakhita, 1 – 37142 - Poiano (VERONA) Nome ………………………………… Cognome ………………………………………… Via ……………………………………………………………………… N° ………………. CAP ……………… Città ………………………………………… Provincia …………… Nazione ……………………………… Se si desidera l’invio tramite posta elettronica, barrare la casella sottostante: Desidero ricevere IL FOGLIETTO tramite posta elettronica al seguente indirizzo e-mail: ………………………………………………………………………………………………… Grazie! La redazione


“Il Risorto appare a due di loro lungo la via che porta da Gerusalemme a Emmaus... Il loro cammino è segnato dalla tristezza e dalla delusione per la tragica fine di Gesù. Avevano sperato in Lui come Messia liberatore, e si trovano di fronte allo scandalo del Crocifisso. Con discrezione, il Risorto stesso si avvicina e cammina con i discepoli, ma quelli non lo riconoscono. Lungo la strada, il Signore li interroga, rendendosi conto che non hanno compreso il senso della sua passione e morte; li chiama «stolti e lenti di cuore» e, «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui». Cristo è il primo esegeta! “ LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO “APERUIT ILLIS” CON LA QUALE VIENE ISTITUITA LA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

Foglietto

il

dell’Istituto dei Canossiani

Pubblicazione trimestrale n. 2-3 Anno 88 — Aprile - Settembre 2019

Poste Italiane S.P.A. - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 2, DCB - Verona

La corrispondenza all’Istituto dei Canossiani: Via S. Giuseppina Bakhita, 1 - 37142 Poiano - VERONA — Tel 045 528857 — Fax 045 534047 Sito internet: www.canossiani.org — E-mail: segreteria@canossiani.org C.C.P. 18530378 — IBAN IT 16 W 05034 11750 000000153743 intestato a Congregazione Figli della Carità Canossiani Presso Banco Popolare di Verona - sede di Verona - 0001 La corrispondenza per i progetti missionari: Ufficio Missioni “Mano Amica - Canossiani” ONLUS Via S. Giuseppina Bakhita, 1 - 37142 Poiano - VERONA - Tel e Fax 045 8408891 Sito internet: www.manoamica.canossiani.org — E-mail: uff.missioni@canossiani.org C.C.P. 36600518 — CCB IBAN IT91 F 05034 11750 000000163682 Seguici su

www.facebook.com/manoamica.onlus

twitter.com/ManoAmica_Onlus

Profile for FogliettoCanossiani

Il Foglietto dell'Istituto dei Canossiani - n. 2/3 – 2019  

Trimestrale della Congregazione dei Padri Canossiani, nato oltre 80 anni fa come strumento di comunicazione per i tanti amici dell’Istituto...

Il Foglietto dell'Istituto dei Canossiani - n. 2/3 – 2019  

Trimestrale della Congregazione dei Padri Canossiani, nato oltre 80 anni fa come strumento di comunicazione per i tanti amici dell’Istituto...

Advertisement