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il FOGLIETTO dell’Istituto dei Canossiani

Anno 83 — n. 2/3 Aprile - Settembre 2014

PUBBL. TRIMESTRALE ANNO 82 - N. 2/3 - Aprile - Settembre 2014 Poste Italiane spa - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Verona

Cari giovani, è Cristo la luce del mondo, Lui la luce della nostra vita! Con la certezza della sua vittoria sulla morte possiamo affrontare la sfida di essere suoi discepoli oggi, nelle nostre situazioni di vita e nel nostro tempo! Papa Francesco


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FOGLIETTO dell’Istituto dei Canossiani

Anno 83 — n. 2/3 Aprile - Settembre 2014

Sommario

Con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi e lo Spirito d’amore nel cuore!

“Fa’ che la tua vita sia un riflesso della sua vita!” – Ordinazione presbiterale di P. Stefano Lacirignola

Shangue Shynyanga! Shangue Cibe! – Ordinazione sacerdotale di padre Emmanuel Lyanga

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Benvenuto, padre Tiago! – Fotonotizia

» 7

“Maria cammina con noi per il sentiero della Vita” – Patronato canossiano di Feltre (BL)

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...e benvenuto padre Vincenzo! - Nuova ordinazione nelle Filippine – Fotonotizia

80° anniversario della benedizione della Chiesetta dedicata alla B.V. Maria di Loreto – Faller (BL) L’Istituto “Maris Stella” nei ricordi di un Ex Allievo – Il racconto di Gioacchino Fiscaletti

Cicloverde 2014 – Patronato di Cavarzere (VE)

Festa solenne per i 50 anni di sacerdozio di p. Renato Marchioro – Nova Odessa (Brasile)

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70° di Ordinazione sacerdotale di p. Venanzio Menegol – Confratelli canossiani e fedeli in festa a Feltre (BL) »

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Fra Gabriele, il religioso dei record! – Festa al Patronato di Conselve per il canossiano più longevo

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“Ti farò padre di tutte le nazioni” – Patronato di Conselve (PD) - Grest 2014

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Tutti insieme nell’Arca di Noè – Castelli di Monfumo (TV) - Grest 2014

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Un dono per crescere insieme! – Favignana - Grest 2014: “Zawadi, il sentiero del fuoco”

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“C’è più gioia nel dare che nel ricevere!” – Pachino San Corrado - Grest 2014

» 25

Il centuplo al GREST – Feltre (BL) - Patronato

Chi ama gratuitamente, educa! – Oratorio di Acireale - Proposte formative estive

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Attività estive all’Oratorio di Lavis – Grest e campeggi a Dimaro / Sento il mare dentro una conchiglia… » 28

Oratório itinerante canossiano 2014 – Parrocchia São Sebastião (Piabetà - Brasile)

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“La gioia evita mille mali e prolunga la vita” – 17° E.C.O.A. a Santa Rita do Passa Quatro (Brasile) Festa patronale del Sacro Cuore – Timor Leste – Missione di Aituto-Rina

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Feeding Program “Hapag-Asa” per i bambini di Tondo –Tondo, Manila - San Pablo Apostol Parish

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Apostolato domenicale a Santa Monika - Ongata Rongai

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“Ricordiamoci che saremo sempre amici!” – Esperienza di giovani volontari nella missione di Tondo - Manila »

La storia di Giuseppe anima il Grest africano a Mathare – Nairobi – Casa di formazione

A scuola o… nella foresta? – Missione di Vasai - India “Dio ama sempre umilmente” – Moccone (CS) - Esercizi spirituali dei Laici Canossiani

25 anni di impegno nel progetto “Adozioni a distanza” – Cavarzere, il sostegno ai bambini di Tondo

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AVVISO AL LETTORE L’ente morale Congregazione dei Figli della Carità – Canossiani la informa che i suoi dati (indirizzo) fanno parte dell’archivio elettronico del nostro Istituto allo scopo di poterle spedire il nostro periodico. Nel rispetto di quanto stabilito dalla legge n. 675/1996 sulla tutela dei dati personali (privacy) la informiamo che i suoi dati (indirizzo) saranno utilizzati solo per l’invio del bollettino e non saranno oggetto di comunicazione o diffusione a terzi. Per essi lei potrà richiedere, in qualsiasi momento, modifiche, aggiornamenti, integrazione o cancellazione, scrivendo all’attenzione del Direttore Responsabile de “Il Foglietto”: P. Antonio Papa Via Santa Giuseppina Bakhita, 1 – 37142 - Poiano - VERONA Direttore resp.: Padre Antonio Papa Con approvazione ecclesiastica Registrato al Tribunale di Venezia n. 333 – 22-05-1962 In redazione: Francesca Mauli Stampa: Edizioni Stimmgraf – Verona Tel. 045 8731282

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Con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi e lo Spirito d’amore nel cuore!

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Omelia del Santo Padre Francesco Sala del Cenacolo (Gerusalemme), lunedì 26 maggio 2014

È

un grande dono che il Signore ci fa, di riunirci qui, nel Cenacolo, per ce-

lebrare l’Eucaristia. Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli;

PAPA FRANCESCO

iamo particolarmente grati al Signore in questo anno 2014 per l’ordinazione presbiterale di cinque nostri giovani fratelli canossiani. Provenienti da quasi tutte le realtà geografiche in cui vive ed opera la Congregazione, per lunghi anni di formazione, nella vita fraterna, nello studio e nell’esperienza del servizio apostolico dell’Istituto, accompagnati dai loro educatori, si sono formati allo spirito del più grande amore. Già si sono consacrati definitivamente al Signore e alla sua missione di carità con la professione perpetua nell’istituto. Nell’arco di questo 2014, attorniati dalla gioia delle loro famiglie e della comunità religiosa e cristiana, Stefano, Vincenzo, Emmanuel, Tiago e Zaldy ricevono la consacrazione sacerdotale, conformazione a Cristo sacerdote e pastore: titolo ulteriore e sacramentale che li abilita a continuare la missione di amore di Gesù. Per loro e per noi riportiamo le parole grandi e profonde del Papa Francesco nella Messa al Cenacolo e nella ordinazione presbiterale dei diaconi romani lo scorso maggio.


PAPA FRANCESCO

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il FOGLIETTO dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo scese con potenza su Maria e i discepoli, qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore. Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (cfr Sal 104,30). Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che qui è accaduto; lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso. Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio. Il Cenacolo ci ricorda, con l’Eucaristia, il sacrificio. In ogni celebrazione eucaristica Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori…, offrire tutto in sacrificio spirituale. E il Cenacolo ci ricorda anche l’amicizia. «Non vi chiamo più servi – disse Gesù ai Dodici – … ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15). Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Se stesso. È questa l’esperienza più bella del cristiano, e in modo particolare del sacerdote: diventare amico del Signore Gesù, e scoprire nel suo cuore che Lui è amico. Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici: «Quando sarò andato, … verrò di nuovo e vi prenderò con me,

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perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). Gesù non ci lascia, non ci abbandona mai, ci precede nella casa del Padre e là ci vuole portare con Sé. Ma il Cenacolo ricorda anche la meschinità, la curiosità – “chi è colui che tradisce?” - il tradimento. E può essere ciascuno di noi, non solo e sempre gli altri, a rivivere questi atteggiamenti, quando guardiamo con sufficienza il fratello, lo giudichiamo; quando con i nostri peccati tradiamo Gesù. Il Cenacolo ci ricorda la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi. Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande… Tutti i santi hanno attinto da qui; il grande fiume della santità della Chiesa sempre prende origine da qui, sempre di nuovo, dal Cuore di Cristo, dall’Eucaristia, dal suo Santo Spirito. Il Cenacolo infine ci ricorda la nascita della nuova famiglia, la Chiesa, la nostra santa madre Chiesa gerarchica, costituita da Gesù risorto. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati e chiamati tutti i figli di Dio di ogni popolo e lingua, tutti fratelli e figli dell’unico Padre che è nei cieli. Questo è l’orizzonte del Cenacolo: l’orizzonte del Risorto e della Chiesa. Da qui parte la Chiesa, in uscita, animata dal soffio vitale dello Spirito. Raccolta in preghiera con la Madre di Gesù, essa sempre rivive l’attesa di una rinnovata effusione dello Spirito Santo: Scenda il tuo Spirito, Signore, e rinnovi la faccia della terra (cfr Sal 104,30)!


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ratelli carissimi, questi nostri figli e fratelli sono stati chiamati all’ordine del presbiterato. Dispensate a tutti quella Parola, che voi stessi avete ricevuto con gioia, dalle vostre mamme, dalle vostre catechiste. Leggete e meditate assiduamente la parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato. Sia dunque nutrimento al popolo di Dio la vostra dottrina, che non è vostra: voi non siete padroni della dottrina! È la dottrina del Signore, e voi dovete essere fedeli alla dottrina del Signore! Sia dunque nutrimento al popolo di Dio la vostra dottrina, gioia e sostegno ai fedeli di Cristo il profumo della vostra vita, perché con la parola e l’esempio edifichiate la casa di Dio, che è la Chiesa. (…) Con il Battesimo aggregherete nuovi fedeli al popolo di Dio; con il sacramento della Penitenza rimetterete i peccati in nome di Cristo e della Chiesa. E qui voglio fermarmi e chiedervi, per l’amore di Gesù Cristo: non stancatevi mai di essere misericordiosi! Per favore! Abbiate quella capacità di perdono che ha avuto il Signore, che non è venuto a condannare, ma a perdonare! Abbiate misericordia, tanta! E se vi viene lo scrupolo di essere troppo “perdonatori”, pensate a quel santo prete del quale vi ho parlato, che andava davanti al tabernacolo e diceva: “Signore, perdonami se ho perdonato troppo. Ma sei tu che mi hai dato il cattivo esempio!”. E io vi dico, davvero: a me fa tanto dolore quanto trovo gente che non va più a confessarsi perché è stata bastonata, sgridata. Hanno sentito che le porte delle chiese gli si chiudevano in faccia! Per favore, non fate questo: misericordia, misericordia! Il buon pastore entra per la porta e la porta della misericordia sono le piaghe del Signore: se voi non entrate nel

vostro ministero per le piaghe del Signore, non sarete buoni pastori. (…) Consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercitate in letizia e in carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo, unicamente intenti a piacere a Dio e non a voi stessi. E pensate a quello che diceva Sant’Agostino dei pastori che cercavano di piacere a se stessi, che usavano le pecorelle del Signore come pasto e per vestirsi, per indossare la maestà di un ministero che non si sapeva se fosse di Dio. Infine, partecipando alla missione di Cristo, capo e pastore, in comunione filiale con il vostro Vescovo, impegnatevi a unire i fedeli in un’unica famiglia, per condurli a Dio Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire, e per cercare e salvare ciò che era perduto.

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO alle Ordinazioni Presbiterali di Roma Basilica Vaticana, IV Domenica di Pasqua, 11 maggio 2014

PAPA FRANCESCO

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“Fa’ che la tua vita sia un riflesso della sua vita!” Fasano (BR) - Ordinazione presbiterale di P. Stefano Lacirignola

ORDINAZIONI

Omelia di S.E. Mons. Domenico Padovano, vescovo di Conversano-Monopoli Fasano, 24/05/2014

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arissimo Stefano, eccoti al giorno tanto atteso, desiderato con amore e tremore. (...) Sei stato chiamato per nome, hai risposto “Eccomi”, ti viene consegnato un dono grande: il sacerdozio. Questo gesto ti sarà fatto attraverso il gesto antichissimo dell’imposizione delle mani. (...) Con quel gesto del vescovo, Dio prenderà possesso di te. Dicendoti “Tu mi appartieni”. Attraverso il gesto dell’imposizione

delle mani del vescovo, Dio ti dirà “Tu stai sotto la mia protezione, sotto la protezione delle mie mani. Stai nel mio amore, sei custodito nel palmo delle mie mani. Rimani all’ombra delle mie mani, e dammi le tue”. Le tue mani, caro Stefano, saranno unte con il Crisma, il segno dello Spirito Santo, il segno della forza che viene da Dio. Perché proprio le mani? Le mani sono il luogo dello scambio, gli strumenti dell’azione. Sono il simbolo della capacità di ricevere e di dare, di affrontare il mondo. Ecco, il Signore vuole ora le tue mani affinché nel mondo diventino le sue mani. Vuole che le tue mani non siano più strumenti per prendere, afferrare, accaparrarsi cose, soldi persone. Ma


strumenti per donare, al servizio del suo amore. (...) E per essere vero prete devi restare per sempre diacono, servo. Le mani al servizio della missione. La mani per ordinare il mondo secondo il cuore di Dio. (...) D’ora in poi sei chiamato a vivere per Lui, mettendo le tue mani a sua disposizione. Facendoti prendere per mano da Lui. Lasciandoti condurre da lui. “Non ti chiamerò più servo, ma amico”. In queste parole c’è il significato più profondo dell’essere prete. Il Signore ti rende suo amico. Ti affida tutto, se stesso. Da oggi in poi si consegnerà nelle tue mani. Da oggi in poi potrai parlare nel suo nome e identificandoti con lui. Papa Francesco, che in questi giorni è in Terra Santa, parlando a voi religiosi ha ricordato qual è il compito dei consacrati: “Svegliare il mondo”. Essere testimoni di un modo diverso di fare, di agire. Mostrare al mondo che è possibile vivere diversamente. È possibile lasciare tutto per seguire il Signore. Ecco, questa è la testimonianza che Papa Francesco si aspetta da voi religiosi: essere uomini, donne capaci di svegliare il mondo. È la priorità dettata dallo stesso Pontefice per voi dà profezia, i religiosi devono essere profeti. Attenti, dice il Papa, essere profeti e non giocare ad esserlo. E questa è una delle tentazioni più ricorrenti: giocare a fare i profeti, senza esserlo. (...) I profeti testimoniano come Gesù è vissuto su questa Terra. Voi religiosi siete profeti. Avete scelto di seguire Gesù e imitarlo nella povertà, nella castità, nell’obbedienza. E se i voti diventano caricature, dice papa Francesco, il vivere in comunità diventa un inferno. E la castità diventa non un vivere nella fecondità ma un vivere da zitelloni. La profezia di voi religiosi deve fare notizia, deve fare rumore. Deve imporsi fino a diventare lievito. Il popolo di Dio, dice ancora il Papa, vuole pastori e non funzionari, non chierici di Stato. Vuole ministri di misericordia che si fanno carico

il FOGLIETTO delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva. Se le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate. Non è possibile contemplare il volto di Cristo, senza riconoscerlo poi nella sua carne più bisognosa e sofferente. Bisogna asciugare le lacrime di Dio ovunque Egli pianga. Un Dio che piange in tutti gli oppressi, in tutti i sofferenti del nostro tempo. La cosa di cui ha più bisogno la Chiesa oggi è la capacità di curare le ferite, di scaldare il cuore dei fedeli. Come ha fatto Santa Maddalena di Canossa, una donna divorata dalla carità. Quando si rese conto delle piaghe, della miseria materiale e morale della sua città, capì che non poteva amare il prossimo da signora, da marchesa, dall’alto dei privilegi del suo ceto sociale. Capì che non poteva a limitarsi soltanto a spartire le sue cose, senza dare sé stessa. Il Crocifisso glielo impediva. Il Crocifisso divenne la sua regola di vita, il suo modello. Gesù spogliò se stesso, assunse la condizione di servo. Ecco le “serve dei poveri”, ecco i “figli della carità”. Discendente di un illustre casato, Maddalena rinuncia al suo blasone, si immerge nell’anonimato della miseria morendo a se stessa. Però il risultato non è la morte, è la fioritura di vita: una schiera di consacrati impegnati ad accompagnare i ragazzi, educare i giovani, a promuovere la donna, ad animare gli oratori, a sostenere le famiglie, a diffondere la catechesi, a investire in educazione. Educare, educare, educare. Carissimo Stefano, accogli il dono di Dio. Fa’ che le tue parole siano sempre le sue. Fa’ che i tuoi gesti, siano sempre i suoi. Fa’ che la tua vita, sia un riflesso della sua vita. Sii un uomo che parla a Dio degli uomini, e agli uomini di Dio. Sii un uomo di Dio. Non avere paura di servire, ti farà vivere nella gioia. Recupera ogni giorno l’amore degli inizi. E voi, fratelli e sorelle, pregate per i vostri sacerdoti. (...) La comunità, pregando per

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ORDINAZIONI

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il FOGLIETTO il pastore, lo sostiene, lo collabora, lo ricarica, lo supporta. (...) La santità del popolo dipende dalla santità del prete. Ma la santità del prete, dipende dalla preghiera del popolo! I pastori buoni fanno le

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pecore buone, ma anche le pecore buone fanno i pastori buoni. Il pastore prega per il gregge, il gregge prega per il pastore. (...) + Domenico Padovano

Shangue Shynyanga! Shangue Cibe!

ORDINAZIONI

2 agosto 2014: ordinazione sacerdotale di padre Emmanuel Lyanga

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ssistere a un’ordinazione sacerdotale in Africa è sempre esperienza unica. Ed è stata una novità soprattutto per le volontarie Veronica, Silvia, Michela e Francesca da poco arrivate a Mwanza per una esperienza di servizio e volontariato nella missione canossiana di Igoma. L’ordinazione di P. Emmanuel Lyanga ha avuto luogo sabato 2 agosto nella sua città di origine. Dopo un viaggio a dir

poco impegnativo, siamo arrivati a Shinyanga, dove ci siamo fermati tre giorni partecipando all’ordinazione il sabato e domenica alla prima S. Messa a Cibe, il villaggio dove p. Emmanuel è nato. Questo popolo semplice, molto contenuto nel manifestare i suoi sentimenti, sa esplodere di una gioia travolgente quando vi è un evento di festa della comunità, esprimendosi soprattutto nei


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canti e nelle danze che rivelano tutta la forza espressiva della loro fede e della gioia di avere in mezzo a loro un nuovo Rappresentante di Cristo. Non è facile per noi comprendere l’enfasi data ai doni offerti da singoli fedeli o dai gruppi al novello Sacerdote, dopo la celebrazione. È un rito che dura ore, con lunghi discorsi. Pur nella povertà e semplicità di alcuni doni, c’è il bisogno di esprimere il legame con la persona, la gratitudine a Dio per il dono ricevuto, ma anche il bisogno di riconoscere il grande valore che ha per la loro comunità il “Sacerdote”. Ancora più sentita la festa a Cibe, il villaggio dove Padre Emmanuel ha celebrato la prima S. Messa domenica mattina. I canti, le danze, i colori dei vestiti e degli addobbi dicevano la gioia dei suoi parenti e della sua gente. Ha celebrato nei pressi della sua casa, sotto gli alberi di aranci coltivati con tanta cura dalla mamma, accanto al semplice sacello dove riposa-

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no papà e mamma ambedue deceduti recentemente. Davvero commovente, particolarmente per P. Emmanuel, è stata la benedizione della tomba dei suoi genitori, un momento che ha strappato le lacrime non solo a lui, nonostante lo sforzo di contenere la commozione. La festa è continuata con il pranzo offerto a tutti i presenti indistintamente secondo la bella tradizione africana, non importa se per accontentare tutti, i cuochi hanno cucinato fino a sera, e se ne hanno fatto le spese le piante di arance depredate dei loro frutti! È festa e tutto è offerto con generosità perché tutti devono restare contenti. Noi poi siamo ritornati a Igoma arrivando di notte dopo un viaggio impossibile, su un vecchio autobus strapieno che arrancava lentamente sulla strada in parte sterrata e tortuosa. Ma nel cuore avevamo la soddisfazione di aver partecipato a un evento unico di fede e di umanità.

P. Tiago Nascimento Nigro, ordinato sacerdote a Serrana (Ribeirão Preto, Brasile) il 30 agosto 2014.

ORDINAZIONI

FOTONOTIZIA

Benvenuto, padre Tiago!


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...e benvenuto padre Vincenzo!

ORDINAZIONI

FOTONOTIZIA

P. Vincenzo Torrente, ordinato sacerdote l'11 settembre a Favignana (TP).

Prossima ordinazione nelle Filippine P. Zaldy Camposo, mentre tiene una catechesi ai giovani di Tondo; sarĂ ordinato sacerdote il 25 ottobre a Malaybalay (Filippine).


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“Maria cammina con noi per il sentiero della Vita”

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aria cammina con noi per il sentiero della Vita”: questo striscione apriva la lunga fila di ragazzi, genitori e catechiste che camminavano lungo il sentiero che porta al Santuario di Travagola, località vicino a Pedavena. Quel pomeriggio di fine maggio era stato scelto quale ultima ‘lezione’ dell’anno catechistico. Arrivare a Gesù Vita facendo tappa alla casa di Maria. I ragazzi sono partiti a piedi per un pellegrinaggio, non per una camminata tra i boschi. Era ‘un’esperienza’ di vita. “Esistono sentieri senza viaggiatori. Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri” (Gustave Flaubert 1847). Noi non abbiamo camminato senza meta: l’anno di catechismo ci ha aiutato ad orientarci nei sentieri della vita, ed è stato bello percorrere insieme un sentiero comune verso la casa della Mamma di tutti. Il tempo che minacciava pioggia ci ha lasciati incerti fino all’ultimo; ma il coraggio dei piccoli e delle mamme ci ha spinto a partire. Lo striscione preparato da p. Pietro faceva strada, e le catechiste in cinque

soste hanno commentato il cammino di fede di Maria Madre di Gesù. Ad un certo punto abbiamo incontrato un ruscello; in fila indiana l’abbiamo attraversato sostenuti dalla mano sicura di un papà. “Stretta è la via che porta alla Vita” dice Gesù. Ogni sentiero presenta imprevisti e ostacoli. Ci ha fatto ricordare una frase del poeta Kahlil Gibran: “Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte”. E le nubi che si facevano sempre più oscure e minacciose ce l’hanno ricordato, facendoci accelerare il passo per arrivare in tempo al Santuario. Eravamo ormai al sicuro; con i canti e le preghiere abbiamo mostrato alla Madre del Cielo la gioia di esserle figli e affidato al suo cuore le nostre famiglie e tutti i bambini del mondo, anche quelli che non vanno per il sentiero del catechismo. Proprio al termine del nostro pellegrinaggio è esploso il temporale, ma ormai eravamo a casa. L.C.

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Patronato canossiano di Feltre (BL)


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80° anniversario della benedizione della Chiesetta dedicata alla B.V. Maria di Loreto Cima Loreto – Faller di Sovramonte (BL)

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D. O. M. ET IN HONOREM B. V. M. LAURETANAE ET S. JOSEPH EIUS SPONSI HOC SACELLUM JOSUÈ CATTAROSSI EP. BELL. ET FEL. SOLEMNI BENEDICTIONE DICAVIT DIE XVIII AUGUSTI MCMXXXIV

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più di uno degli affezionati di Cima Loreto, non è sfuggita la data del 18 agosto, giorno anniversario della inaugurazione e benedizione della Chiesetta. L’avvenimento è ricordato dalla modesta scritta posta all’interno, sopra la porta di ingresso, conservata anche dopo il rinnovamento della cappella eseguito dalla Ditta Moretton di Faller nel 2003. Come riporta la scritta latina, fu l’allora Vesco-

vo di Belluno - Feltre, Mons. Giosuè Cattarossi a benedire il sacello dedicandolo alla Madonna di Loreto; e ciò a motivo del voto fatto da Padre Angelo, che aveva fatto pregare la Vergine Lauretana dagli aspiranti, promettendo alla Madonna che se avesse aiutato a trovare un luogo ameno in montagna per il soggiorno estivo degli stessi, le avrebbe dedicato il luogo e la cappella. E così avvenne: il luogo fu trovato, ameno e salubre, casera e fienile attorniati da una vasta area di prati e bosco. E gratuitamente, grazie alla generosità del Cav. Pasquale Sebben. Subito si pose mano alla costruzione della cappella, sotto la direzione di Fra Benedetto; una semplice aula aggiunta al fabbricato dell’esistente casera, ornata solo di un dipinto di poco valore, che fu rimosso durante il restauro del 2003 e sostituito dalle belle vetrate che ritraggono la Vergine di Loreto e gli angeli che trasportano la santa Casa. Ad essere precisi, la chiesetta fu dedicata anche a S. Giuseppe, santo amato perché santo della Provvidenza della quale allora come oggi c’è sempre tanto bisogno. Sarà compito nostro onorare anche questa memoria e riconoscere come il Custode della Santa Famiglia ha sempre custodito dai pericoli i piccoli e i grandi che hanno soggiornato a Cima Loreto. Intanto la Provvidenza continua a darci una mano a conservare questo immenso bene anche attraverso amici ed estimatori, come il gruppo dei Volontari di Cavarzere (nella foto), che dedicano volentieri e gratuitamente un po’ del loro tempo alla cura e alla manutenzione di Cima Loreto, dei suoi prati e dei suoi boschi.


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L’Istituto “Maris Stella” nei ricordi di un Ex Allievo

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ono Gioacchino Fiscaletti e abito a S. Benedetto del Tronto (AP). Sono nato nel 1929; non sono sposato, e data la mia età avanzata e gli acciacchi, sono aiutato da una sorella. Ma la memoria è ancora buona e ricordo molto del passato. Nell'ottobre 1937 mio padre morì dopo un incidente avvenuto a bordo di un motopeschereccio mentre si trovava al lavoro a Termoli. Rimasto orfano con due sorelle minori, mia madre dovette andare a lavorare negli alberghi per sostenerci. Per interessamento di una signora del luogo, il 13 ottobre 1938 (ricordo bene la data perché era la festa del Patrono) partii accompagnato dal Sacerdote Don Giuseppe Ballarin per Sottomarina di Chioggia per raggiungere l’Istituto “Fanciulli del

popolo orfani di pescatori mediterranei” fondato dallo stesso sacerdote. Nel mese di settembre del 1939, data la grave situazione economica dell’Istituto, per interessamento delle Autorità civili e religiose, fummo trasferiti all’isola di Pellestrina ospitati in un fabbricato di proprietà del Dott. Marella, annesso al santuario della Madonna dell’Apparizione. All’Istituto fu dato il nome di “Maris Stella”. Inizialmente la gestione e l’assistenza dei ragazzi fu affidata ad alcuni laici e sacerdoti di Chioggia. Successivamente la Fondazione per la Piccola Pesca prese contatto con la Casa Generalizia dei Padri Canossiani di San Giobbe in Venezia, e fu affidata a loro la direzione dell’istituto.

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Gioacchino Fiscaletti, di S. Benedetto del Tronto, racconta la sua permanenza presso l'Istituto di Pellestrina (VE)


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il FOGLIETTO Il primo direttore canossiano fu padre Agostino; dopo una sua breve permanenza, fu nominato direttore del Maris Stella padre Angelo Pasa con gli assistenti: p. Alessandro Bergo, p. Anselmo Zancanella, p. Clemente Serragiotto e fra Vincenzo, quest’ultimo tuttofare (muratore, falegname, elettricista, pittore…) di cui serbo un caro ricordo. Nel periodo di gestione di Padre Angelo Pasa le iniziative si susseguivano, sempre nell’ambito del tema marinaro, perché così lo voleva la Fondazione. Nel 1940 ricevetti la Cresima nella cattedrale di Chioggia dal Vescovo Mons. Ambrosi. Avevamo una barca a dieci remi che spesso si usava per esercitazioni marinare; alcune volte siamo stati anche a Venezia, dove avemmo l’occasione di venerare il corpo di Santa Lucia nella chiesa a Lei dedicata. Erano frequenti i contatti con i pescatori del luogo per adattarci al problema della pesca. Chi aveva terminato la scuola elementare continuava a Chioggia presso la Scuola E.N.E.M. (Ente Nazionale per l’Educazione Marinara). Lì frequentai il 1° e 2° corso. Nel salone del refettorio vi era pure un palcoscenico dove spesso si rappresentavano delle commedie ed io ero tra gli attori. Padre Angelo Pasa aveva molto a cuore noi ragazzi e ci seguiva sempre con grande affabilità e così anche gli altri che ci assistevano. Per due volte abbiamo soggiornato a Feltre presso l’Istituto dei Canossiani, e da lì si andava in passeggiata a piedi a Fonzaso, e poi su a Cima Loreto, e al ritorno si passava da Croce d’Aune e Pedavena. Nel pieno della guerra sorsero per l’Istituto grandi difficoltà economiche e ciò creò grossi problemi. Ricordo il giorno in cui ci fu un duello aereo sopra le nostre teste mentre stavamo giocando in cortile, e in quell’occasione fu bombardato il

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transatlantico “Conte di Savoia” che era alla rada davanti a Malamocco, e dalla nostra posizione si vedevano le fiamme e il fumo. La situazione stava peggiorando, il fronte di guerra fermo ad Ortona avanzava verso Nord creando la possibilità di non avere più contatti con mia madre. Chiesi e ottenni di lasciare l’Istituto, e così accompagnato da un padre Canossiano presi in treno a Venezia, fui consegnato alla milizia ferroviaria che mi accudì fino al mio arrivo a S. Benedetto del Tronto il giorno 5 ottobre 1943. Durante la guerra la mia città subì molti bombardamenti aerei navali, con distruzioni, morti e feriti. Passarono molti anni dalla fine della guerra e il mio pensiero di tanto in tanto andava al Maris Stella, riportando alla memoria tanti ricordi di Padre Angelo e degli altri religiosi suoi collaboratori. Ripresi i contatti con la casa generalizia di Venezia e seppi che Padre Angelo era deceduto ed era stato sepolto nella cappella dell’Istituto di Fonzaso. Venni a sapere allora che padre Agostino si trovava a Roma-Acilia; scrissi a Padre Clemente nel 1962, il quale con mia grande gioia mi rispose con una bellissima lettera che conservo con amore. Contattai anche Padre Alessandro quando era in Sicilia, e anche lui mi rispose con una lettera piena di ricordi; ebbi anche modo di rivederlo e incontrarlo a Fonzaso e a Cima Loreto. Così pure padre Anselmo, mantenendo contatti fino a poco tempo prima che ci lasciasse. Ritornai anche a Fonzaso, visitai l’Istituto Canossiano fermandomi a pregare sulla tomba di Padre Angelo, Servo di Dio. Quanti ricordi di quegli anni e di quei Religiosi, che sono ancora e sempre vivi nella mia memoria grata! S. Benedetto del Tronto, 1 agosto 2014 Gioacchino Fiscaletti


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Venezia, 1 giugno 1962 arissimo Fiscaletti, non puoi immaginare la soddisfazione per il tuo ricordo, confermatomi dalla tua gentile cartolina: davvero che tale constatazione ha la forza e la potenza di riportarmi indietro di un ventennio circa per ritrovarmi prete giovanissimo al Maris Stella di Pellestrina, accanto a te e a tanti altri cari figliuoli del mio primo apostolato! Ed allora quanti ricordi, quante date, quanti avvenimenti ritornano alla mente: date liete e tristi, cose di Collegio e del paese, feste di istituto e feste di personaggi illustri, scuola e studio (!), viaggi e gite in barca, guerra e bombardamenti…! Sarei spontaneamente, cioè seguendo la fantasia, spinto a pensarti ancora ragazzo vivace, alle soglie della adolescenza, ancora spensierato, senza ancora idee chiare per l'avvenire: invece, dato che anche per te il tempo cammina e gli anni si susseguono, debbo vederti uomo fatto, e con le tue responsabilità e con la tua famiglia e con le tue preoccupazioni, solite a venire con tutti con il seguito degli anni! Sei però ancora a S. Benedetto del Tronto, che io ho visto di passaggio due volte, ma di sfuggita con il treno però ogni volta che mi ricorre questa cittadina, subito il pensiero corre a te e al tuo compagno che era pure al Maris Stella! Caro Fiscaletti, sono proprio lietissimo di averti quasi ritrovato: facciamo ora in modo che l’amicizia di un tempo ritorni efficiente ed operante, per questo ti ringrazio caramente anche dell’indirizzo accluso alla cartolina e che mi offre la possibilità di darti la presente risposta. Se non erro, mi pare che tu di recente sia stato a rivedere il Maris Stella: quante novità vi hai trovato, vero? Chissà che alla prossima tua venuta altre ne trovi e tutte belle e confortanti. Ti faccio ogni più bell’augurio anche per tutta la tua famigliola, e per tutti e singoli invio una particolare benedizione nel nome del Signore.

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Aff.mo, P. Clemente

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Cicloverde 2014 Patronato di Cavarzere (VE)

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na Messa celebrata sul prato del Patronato San Pio X, un tavolo come altare e una porta da calcio a delimitare la scena. È questa l'immagine più significativa della prima Cicloverde, iniziativa nata a Cavarzere nel 1979. Ragazzi e adulti stretti attorno a padre Mariano Griggio per la celebrazione della messa domenicale, prima della partenza. Oggi, come 35 anni fa, la tradizione si è rinnovata la prima domenica di maggio. Molte cose sono cambiante. L'oratorio è cresciuto con i numerosi Padri canossiani, che nel corso degli anni hanno condiviso con la comunità la loro esperienza di fede e prestato il loro servizio, e tanti giovani di allora che sono diventati mamme e papà. In tutto questo tempo la Cicloverde ha continuato ad essere un punto di riferimento, un evento atteso, un momento di incontro e di festa. Sono cambiate le persone, le mode e la città si è trasformata, ma la passione e l'entusiasmo della prima edizione non sono mai venuti meno. Così, negli anni, la festa del Patronato San Pio X si è trasformata nella festa della città. Circa 700 i partecipanti all'edizione del

2014, molti anche dai paesi vicini, arrivati a Cavarzere per trascorrere una giornata di festa, immersi nella ridente natura della campagna veneta. C'erano davvero tutti: giovani, famiglie, bambini, e i partecipanti "storici" della Cicloverde, quelli che non hanno mai saltato un'edizione nonostante le tante primavere via via accumulate sulle spalle. Una pedalata che, senza dubbio, è anche una metafora della vita: c'è chi corre, chi se la prende con comodo e chi aiuta gli altri ad arrivare al traguardo. Tutti comunque pedalano verso una meta condivisa. Ci si incoraggia, ci si scambia qualche battuta, spesso c’è occasione di darsi una mano. Una pedalata – anche quella di quest’anno - che si spinge idealmente fino all'Africa, tendendo la mano e il cuore alla missione dei Padri Canossiani di Nairobi (Kenya): parte del ricavato infatti, è stato destinato agli amici africani dove prestano il loro servizio missionario padre Tadeo Timada e padre Angelo Bettelli. Arrivederci allora, pedalando, all’Edizione 2015! Filippo Greggio


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Festa solenne per i 50 anni di sacerdozio di p. Renato Marchioro Nova Odessa (Brasile) – Parrocchia di S. Bakhita

ll’inizio di luglio, la parrocchia di Santa Bakhita e tutta Nova Odessa hanno festeggiato i 50 anni di sacerdozio dell’attuale parroco canossiano, P. Renato Marchioro. La giornata della festa - il 5 luglio - è stata preparata da una Settimana Missionaria Vocazionale, una settimana piena di iniziative. Tutta la famiglia canossiana del Brasile era rappresentata: confratelli e seminaristi, Sorelle canossiane e tanti laici che si sono impegnati nelle varie attività proposte: momenti di riflessione per i giovani, visita missionaria alle famiglie, visita agli ammalati in casa e nell’ospedale della città. La Celebrazione eucaristica serale era arricchita da una riflessione sul tema vocazionale, sul sacerdozio e la sua missione. Molto partecipata la Veglia vocazionale per tutti e un momento di animazione per i giovani interessati alla vita consacrata canossiana. Il giorno della festa, insieme al Vescovo di Limeira dom Wilson, presenti tanti fedeli arrivati dalle comunità del Brasile, per manifestare a Dio e a p. Renato la gratitudine per un dono così grande e prezioso. È stata una celebrazione di festa, piena di emozioni, conclusa da questo omaggio al festeggiato (che riportiamo in lingua originale):

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oder celebrar a Eucaristia já é motivo suficiente para dar graças a Deus, aliás, toda missa já é ação de graças pelo dom de receber a presença de Cristo na Palavra proclamada e refletida e na mesa do altar quando o pão e o vinho se transformam no alimento salutar de nossa alma. Mas Deus é tão bom que sempre nos oferece tantos outros motivos para dar graças, hoje estamos extasiados pelos 50 anos de sacerdócio do pe. Renato, só de pensar que cada dia a graça de Deus se derramou em bênçãos, abraços, orientações e sobretudo sacramentos ficaríamos vários dias elencando o quão precioso é o dom do

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sacerdócio e no caso de hoje quantas coisas nestes longos 50 anos! Quantas histórias, quantas situações, quantas pessoas e lugares, quanto bem feito, quantas vezes pelas mãos ungidas deste filho da caridade o Cristo se fez presente entre nós. Então, hoje, pretensiosos queremos parafrasear com o próprio Jesus louvando e bendizendo o Pai porque não foi aos sábios e entendidos que revelou seu mistério de amor e sim aos pequenos, porque foi do agrado do Senhor que o pequeno Renato com apenas 12 anos de vida entrasse no seminário canossiano e de lá só saísse formado canossiano e sacerdote. E este pequeno, continua sendo um pequeno homem, pequeno em estatura porque se pensar na sua missão ele é grandioso tanto quanto o dom do chamado que ele recebeu. Queremos bendizer a Deus pelo testemunho singelo e constante, de fé, acolhida, serviço e, sobretudo fidelidade ao chamado. Queremos bendizer a Deus porque esta comemoração nos incentiva na vida sacerdotal e consagrada. Queremos agradecer a Deus porque sua graça está no meio de nós hoje e sempre. Parabéns pe. Renato, e obrigado... obrigado... muito obrigado”. P. Diego Humeniuk

A sua volta p. Renato ha così salutato e ringraziato tutti i partecipanti:

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endirei o Senhor Deus em todo tempo e seu louvor estará sempre em minha boca” (Sl 33, 2). É com profundo sentimento de gratidão que estou vivenciando este momento comemorativo dos meus 50 anos de Ordenação Sacerdotal. Recordo ainda com grande emoção as imposições das mãos do bispo que me tornava Sacerdote para sempre. Só posso dizer como o Salmista: - “Bendirei o Senhor Deus em todo o tempo e seu louvor estará sempre em minha boca”. Nesta semana foi realizada uma Semana Missionária Vocacional. Dentro das reflexões que foram feitas coloquei a minha caminhada destes 50 anos. Na vocação da vida, descobri um presente de Deus que devo valorizar a todos os instantes para que o mundo no qual eu estou vivendo, possa se tornar cada vez

melhor. O tema da vocação familiar me levou a refletir sobre meus pais e irmãos. Percebi como uma família bem estruturada se torna uma escola de formação humana e religiosa. Quantas coisas aprendi, na simplicidade dos meus pais e da união entre os meus irmãos. Foi um lar profundamente religioso que a minha vocação foi nascendo. Agradeço a Deus pela família que Deus me deu como presente. Desde criança vivi um ambiente canossiano. Na minha Cidade, havia um Oratório dirigido pelos Padres Canossianos. Com a idade de 06 anos, comecei a frequentá-lo, fazendo deste ambiente uma segunda casa. Entrava de manhã e saia a noite, porque muitas vezes, tomava as refeições junto com os Padres. Lá era o lugar da minha preparação aos Sacramentos, a vida Litúrgica, como coroinha e do meu lazer, desenvolvido com muitas atividades esportivas e culturais. Cheguei a ser até ator de teatro e participante do


coral da igreja. Foi a convite de um pio e santo religioso que entrei com a idade de 12 anos, como era de costume daquele tempo no Seminário Canossiano. Com já 05 anos de Padre, nasceu a vocação missionária, não de livre e espontânea vontade, mas por uma certa pressão do Superior Geral daquele tempo, Padre Clemente Serragiotto. Os meus pais e meus irmãos eram contra, sobretudo porque minha mãe estava sendo internada naqueles dias e só sairia do hospital para descansar em paz no céu, quando já estava no Brasil há 3 meses. Consegui convence-los dizendo “Se não dar certo, voltarei”. Mas desde o começo deu tudo certo e já se passaram mais de 45 anos de Brasil. Passei por várias comunidades, em todas me deixando um profundo sentimento de saudade. Araras, Santa Rita do Passa Quatro, Piabetá, Agostinho Porto e Nova Odessa. A vocação sacerdotal recebeu o seu alicerce durante o longo tempo de Seminário. Entrei quase adolescente e saí já pessoa adulta. Foram treze anos tomados pela oração constante, pelo estudo

il FOGLIETTO sempre muito empenhado e com um pouco de lazer, onde a diversão principal era o futebol. As dificuldades sempre estiveram presentes na minha caminhada. Os poucos contatos com a família, a convivência com colegas de outras proveniências, a disciplina do seminário um pouco rígida, os estudos de Filosofia e Teologia que apresentavam muitas dúvidas, e o lado afetivo que devia ser condicionado a um ideal superior. Olhando aqueles anos passados, tenho que dizer que foram providenciais para uma formação voltada para uma Missão futura. Estou aqui hoje, para convidar todos vocês a louvar e agradecer a Deus com as palavras do Salmo “Bendirei o Senhor em todo o tempo”, porque o todo poderoso, apesar da minha insuficiência com o dom do sacerdócio, fez em mim grandes coisas. Que este louvor se perpetue sempre em minha boca. Por isso, muito obrigado a todos aqueles que nestes 50 anos, compartilharam as alegrias e os momentos de tristeza. Quantas recordações, e quanta saudade existe em mim, e quanta vontade para que o Reino de Deus pudesse acontecer, ligados no amor e na fraternidade. Conservo as melhores lembranças porque foram força e o sustento da minha caminhada sacerdotal. Agradeço a todos meus coirmãos canossianos, de maneira especial nosso Delegado pe. Octavio, agradeço sobretudo à comunidade religiosa atual na pessoa do pe. Diego superior da comunidade e dos meus queridos irmãos no sacerdócio pe. José Carlos e pe. Victor. Agradeço ao bispo diocesano Dom Vilson presente nesta festa, agradeço a todos os presentes. Muito, mas muito obrigado a todos! P. Renato Marchioro

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70° di Ordinazione sacerdotale di p. Venanzio Menegol Confratelli canossiani e fedeli in festa al Sacro Cuore di Feltre (BL)

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omenica 3 maggio la comunità parrocchiale del Sacro Cuore a Feltre è stata in festa per il 70° di ordinazione sacerdotale di p. Venanzio Menegol. Parenti venuti dal trevigiano, Confratelli Canossiani, Sacerdoti del Feltrino e numerosi fedeli hanno fatto corona attorno al Padre ordinato a Venezia il 21 maggio del 1944. A testimoniargli l’affetto della Famiglia canossiana c’erano le Madri Canossiane di Fonzaso, di Feltre e di Valdobbiadene; ha onorato la festa anche Padre Giorgio Valente, nostro superiore generale, che ha portato il saluto affettuoso e la riconoscenza di tanti confratelli sparsi nel mondo ai quali padre Venanzio ha fatto scuola; lui stesso è stato suo scolaro in teologia. Con la accurata organizzazione della

festa, la comunità, il gruppo di “Fede e Luce”, le catechiste e il coro parrocchiale hanno voluto esprimere a padre Venanzio la riconoscenza di tutti per la sua serena e cordiale presenza, per la sua disponibilità a varie richieste di ministero, ma soprattutto per la sua diuturna disponibilità nel ministero della Riconciliazione, sia al Sacro Cuore che nel confessionale della Cattedrale. Nell’omelia P. Venanzio, fedele al suo stile e con la sua solita modestia, ha ringraziato il Signore per la chiamata a seguirlo da canossiano nella vocazione sacerdotale e si è reso disponibile a seguirlo ancora per molti anni, raccomandando a tutti di non mancare alla festa dell’80°! È il 15 maggio e siamo a Riese Pio X, pro-


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prio durante i festeggiamenti nel centenario della morte del santo Pontefice trevigiano. In occasione della consueta giornata di fraternità delle comunità che si sono trovate durante l’anno per i ritiri a Castelli, festeggiamo padre Venanzio che presiede la concelebrazione al santuario della Madonna della Cendrole (TV) ricordando il 70° della sua Ordinazione sacerdotale. Davvero un “uomo per tutte le stagioni”, padre Venanzio! Un canossiano per tutte le situazioni e gli ambienti, un mediatore e negoziatore anche nelle questioni più spinose. I Superiori hanno sempre approfittato della sua prudenza e del suo equilibrio per affidargli compiti di particolare responsabilità, in situazioni delicate e difficili. Superiore lui stesso in varie comunità dell’istituto e nelle case di formazione, vicario generale ed eco-

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nomo per molti anni. Forse anche curatore del Foglietto per qualche tempo; senz’altro collaboratore, con il suo esprimersi piano ma sapido – vorremmo dire, alla papa Francesco - che sa dire le cose grandi con parole semplici e si fa capire da tutti, nello scritto come nella parola. Sarebbe lungo elencare i luoghi e gli incarichi da lui espletati. Scherzando, noi giovani studenti a Poiano gli facevamo notare che assommando le varie cariche, era stato superiore per un numero di anni ben superiore a quelli della sua vita! Davvero indovinata ci sembra la “profezia” del Servo di Dio padre Angelo Pasa che con una sua espressione dialettale colorita, definiva il giovane padre Venanzio il miglior uomo della squadra! Anche dalle pagine del Foglietto le congratulazioni, gli auguri più affettuosi, padre Venanzio, e: ad multos annos!

Fra Gabriele, il religioso dei record!

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ì, proprio così! Fra Gabriele, al secolo Giuseppe Boaro, ha superato il secolo di vita ed è il Religioso dei record. È IL PIÙ ANZIANO DI ETÀ dei Religiosi Canossiani. IL PIÙ ANZIANO DI PROFESSIONE RELIGIOSA tra i Canossiani. HA RICOPERTO 16 INCARICHI nella sua Vita Religiosa. HA FATTO SERVIZIO PIÙ DI 25 ANNI proprio qui a Conselve dove ora è presente dal 1988. HA VISTO 8 PAPI. HA FATTO SERVIZIO PER 5 VOLTE nella stessa comunità proprio qui a Conselve. Gli manca solo di essere il più anziano cittadino di Conselve…, ma per questo dovrà attendere ancora qualche anno. Lo diciamo con le sue stesse parole: “Finchè el Signor me lassa, mi ghe stago!”.

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Festa al Patronato di Conselve per il canossiano più longevo


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Fra Gabriele è nato a S. Zenone degli Ezzelini (TV) il 19 marzo 1914. Ha fatto la prima professione temporanea il 16 settembre 1936 e la professione perpetua il 28 settembre 1941. La prima vera comunità apostolica in cui lui è vissuto da religioso è stata proprio Conselve, dal 1937 al 1939, dopo un anno trascorso nella casa di formazione di Castelli, dal 1936 al 1937, come cuoco. I religiosi di una certa età che lo hanno conosciuto da giovane dicono di lui: “Sono stato con lui per un anno a Roma Acilia. Lo ricordo bene come assistente in oratorio, bravo catechista, capace di ‘incantare’ i ragazzi e anche di addormentarli!”. Anche noi negli ultimi anni qui a Conselve lo abbiamo visto all’opera, soprattutto quando in Duomo cercava di tenere la disciplina fra i chierichetti e i ragazzi che affollavano il presbiterio nelle grandi celebrazioni. Con il suo sguardo severo e buono riusciva proprio ad attirare la loro attenzione e a ricomporre il loro sbarazzino chiacchiericcio. Forse qualche volta faceva quasi più chiasso lui dei ragazzi, ma questo ce lo faceva sentire ancora più vicino, “fanciullo” tra i fanciulli.

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Compiuti i 100 anni ha pensato bene di cambiar vita. Non più in giro per le strade di Conselve, ma ben custodito in Patronato, con tanta gente che gli vuole bene. Si è fratturato il femore. È stato operato e gli è stata messa la protesi. E già di nuovo cammina, gode di una certa autonomia, anche se data l’età e per precauzione, gli è stata affiancata una persona che gli sta accanto e lo aiuta. Fra Gabriele non finisce mai di ringraziare tutti e in particolare coloro che gli stanno vicino per assisterlo. Al mattino si alza dicendo: “Ti lodo Signore per la tua creazione e nella sofferenza… abbi pietà di me peccatore!”. Ogni giorno riceve la Santa Eucaristia, ringraziando Gesù che gli vuole bene, gli sta vicino, lo perdona dai suoi peccati. Da simpatico Religioso Canossiano ripete: “Ora non ho più nessuna Regola; la mia Regola è il Cielo!”. La Comunità dei Padri Canossiani ringrazia tutti di cuore per la vicinanza dimostrata in vari modi a Fra Gabriele. In particolare sente di ringraziare tutti coloro che lo assistono nelle sue necessità fisiche e spirituali. Fra Gabriele allarga il più grande abbraccio e sul suo volto splende un sereno sorriso proprio per tutti… SANTO SUBITO!


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Tutti insieme nell’Arca di Noè Castelli di Monfumo (TV) - Grest 2014

ome da tradizione, anche quest’anno le parrocchie di S. Giorgio in Castelli e S. Nicola in Monfumo, unendo le loro forze hanno organizzato tre settimane di Gr.Est, dal 30 giugno al 19 luglio 2014. Un’esperienza unica che ha legato nell’amicizia ragazzi e animatori mediante la condivisione di preghiere e giochi, tutti concentrati nella riflessione sul tema proposto: “Tutti Insieme nell’Arca di Noè!”. Ogni pomeriggio (dalle 14.00 alle 18.00) ai ragazzi veniva raccontata a puntate, la storia biblica del Diluvio universale per mettere in evidenza che, noi battezzati, siamo dei salvati perché già dentro la vera Arca che è la Chiesa. Oltre ai momenti di riflessione e preghiera tenuti dal parroci di Castelli e Monfumo - P. Antonio e Don Marco -, i giovani animatori ed alcune mammenonne hanno saputo intrattenere quella scatenata novantina di ragazzi/e, facendo trascorrere il pomeriggio intensamente, motivandoli con attività e laboratori (cucito, midollino, fermaporte, cornici, collage…) e coinvolgendoli in movimen-

Roana (VI). Partecipare al Gr.Est, qui in mezzo ai Colli Asolani, è un’avventura unica ogni anno per i nostri ragazzi. Parteciparvi come Animatrice è sempre entusiasmante e coinvolgente: anche se a volte può sembrare pesante e molto impegnativo. Ma vedere l’entusiasmo e la gioia dei ragazzi fa sì che tutta la fatica ne sia ripagata! L’avventura, che si è svolta sempre presso la chiesa e gli ambienti della Parrocchia S. Giorgio M. di Castelli, si è conclusa con una serata di festa sabato 19 luglio: ragazzi, genitori, parenti e amici si sono ritrovati prima per la S. Messa di ringraziamento, seguita dalla proiezione di un video che ha ripreso i momenti salienti del Grest, e successivamente da una succulenta cena. Non ci resta che ringraziare il Signore che anche quest’anno ci ha dato la possibilità di vivere questa avventura e darci appuntamento alla prossima edizione, sempre al grido di “Tutti insieme nell’ Arca di Noè!”. Marta Z., animatrice

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tati e divertenti giochi. Non potevano certo mancare le attesissime escursioni: la prima settimana all’Opera “Beato G. Nascimbeni” al Cavallino - Treporti (VE), dove abbiamo potuto giocare e fare un bagno al mare. La seconda settimana, ci siamo cimentati in una avventura unica: dotati di moschettone e corda, siamo volati da un albero all’altro all’Acropark di


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“Ti farò padre di tutte le nazioni” Patronato di Conselve (PD) - Grest 2014

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io promette ad Abramo: “Ti farò padre di tutte le nazioni”. L'Oscuro Terrore, con le sue Sorelle Scure, Lite, Riso e Carestia, frenano lo slancio della risposta del Patriarca. Proprio come avviene per ciascuno di noi nel fidarci delle promesse di Dio che sono superiori alle nostre aspettative. La promessa di Dio ad Abramo è stato il tema del Grest 2014, sulla scia di un percorso di catechesi incentrato sulla figura del patriarca. Durante le tre settimane di Grest, ogni giovedì sono stati invitati due ospiti di differenti nazioni per far conoscere ai ragazzi la storia del loro Paese, usi, costumi e tradizioni. I nostri ospiti sono stati: Barbara dalla California, Dolores dall’Argentina, Silvia dall’Ungheria, Rocky dalle Filippine, Latifa di origine berbera dal Marocco ed Elias dalla Nigeria. Sono stati i volti delle nazioni di cui Abramo è Padre. Barbara ha deliziato i ragazzi con le immagini delle prelibatezze culinarie che si preparano il 4 luglio, giorno in cui si festeggia l’indipendenza e tutti i piatti hanno i colori della bandiera americana, raccontando le origini della più tradizionale festa americana. Dolores ha incantato i ragazzi con un video che mostrava i paesaggi più diversi che si possono trovare in Argentina,

dalla pampa con i gauchos alla Terra del Fuoco. Silvia ha affascinato i ragazzi con la storia dell’Ungheria dalle origini con le sette tribù, tra cui la principale quella dei Magiari con Almos, all’unione con l’Impero d’Austria che vide come regina la famosa Sissi, fino alla più triste spartizione del territorio durante la Prima Guerra Mondiale. Rocky ha meravigliato i ragazzi con le immagini delle spiagge delle Filippine e di pesci e frutta esotica di ogni tipo. Latifa ha raccontato come la storia del popolo musulmano inizi con il profeta Abramo e con i suoi discendenti tramite Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar, e ha donato a ogni ragazzo il proprio nome scritto con le lettere dell’alfabeto arabo. Elias, infine, ci descritto le due stagioni che caratterizzano il suo Paese, quella arida e secca e quella delle piogge, e ha mostrato ai ragazzi i prodotti tipici della sua terra. Grazie Patriarca Abramo perché ti sei fidato di Dio. Grazie perché la paura non ha vinto nella tua vita. Ci sentiamo parte del cammino verso l'unità di tutti i Popoli. Essi vincono la dispersione nel tenere vivo il loro rapporto con Dio Padre Buono. Alessia Sturaro


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Un dono per crescere insieme!

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l villaggio di Karibu (benvenuto, in lingua swahili) sta festeggiando l’inizio dell’estate, quando un evento misterioso getta tutti nella paura: è stata rubata la Pietra Sacra che consente di rinnovare il fuoco, fonte di vita per la tribù; anche Kuro, il Custode del Fuoco, è scomparso. Gli indizi parlano chiaro: i responsabili dell’accaduto sono i guerrieri di Kuchoma, il lontano Villaggio di Lava. Una misteriosa visione di Thoro, lo sciamano, indica che l’unico in grado di recuperare la Pietra e liberare Kuro è il piccolo Babù: è lui il Prescelto, chiamato a percorrere Zawadi (dono), il Sentiero proibito del Fuoco, per giungere fino a Kuchoma. Ed è così che Babù, accompagnato dall’allegra zebra Wolly e dall’intrepida Nyma, dovrà affrontare i tanti pericoli che Zawadi nasconde. Attraverso la magnifica e insidiosa natura africana i tre amici incontreranno molti animali: ma chi di loro saprà donare i consigli giusti e chi invece si rivelerà un nemico spietato?

Allegria, paura, coraggio, sacrificio, avventura, ricerca: percorrere Zawadi, seguendo i tanti segni posti lungo il cammino, sarà per Babù, Nyma e Wolly anche un viaggio dentro il loro cuore, che li porterà a rafforzare l’amicizia che li lega e a scoprire lo Spirito che li anima. Questa, in sintesi, la storia che ci ha guidati a vivere insieme l’esperienza del Grest 2014! Un evento sempre atteso e vissuto con entusiasmo e passione. Un tempo così pieno di tante cose belle che non ci si accorge neppure che passa… L’organizzazione si ripete: preghiera, racconto, gioco, musica, balli, spiaggia e mare… Quello che cambia ogni anno è il modo di lasciarsi coinvolgere da parte di ragazzi e animatori: dei ragazzi perché nuovi o più grandi e animatori perché sono sempre di più. L’esperienza dell’essere “animati”, infatti, fa nascere il desiderio di diventare “animatori”! È il ciclo della vita, la realizzazione del tema di quest’anno: essere dono e diventare dono!

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Favignana - Grest 2014: “Zawadi, il sentiero del fuoco”


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In un mese insieme, piccoli e grandi abbiamo scoperto che Zawadi=dono comporta un altro modo di pensare la vita e il mondo. Chi dona gratuitamente libera se stesso e rende libere le persone. Il dono fa crescere sia chi lo fa sia chi lo riceve: il dono fa stare bene tutti! E quando si sta bene il tempo vola! Il grest offre sempre l’opportunità di un’esperienza educativa: coinvolge tutti, anche la comunità cristiana, soprattutto durante la celebrazione dell’Eucaristia domenicale che diventa momento dell’incontro con le famiglie, e stimolo a riflettere sull’importanza e la necessità

di condividere energie, risorse spirituali e materiali per la formazione dei nostri giovani. Anche quest’anno la Provvidenza si è resa visibile e concreta durante il Grest attraverso i suoi protagonisti - bambini, ragazzi e animatori - che mai si sono tirati indietro. Un augurio: siamo tutti dei piccoli Babù, ma ci faremo aiutare dai tanti Wolly e Nyma che il Signore ci mette a fianco, non ci tireremo mai indietro nel percorrere Zawadi il sentiero del fuoco e, nonostante prove e difficoltà impareremo anche noi a diventare Zawadi (dono) per tutti coloro che incontriamo.

Il centuplo al GREST Feltre (BL) – Patronato

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estate in Patronato a Feltre è passata in fretta; piena anche quest’anno del Grest e del dopo grest, ‘Grestate’. Un mese e mezzo di attività, giochi, canti, laboratori, compiti delle vacanze e preghiera. Non sono mancate le gite al mare al Villaggio S. Paolo di Cavallino e l’incontro con i Grest Canossiani a Cima Loreto. Una bella mano ce l’ha data quest’anno anche p. Pietro con il suo brio e i suoi pennelli. Al termine del Grest abbiamo salutato e ringraziato il cappellano don Luciano che per diversi anni ha tenuto la regia e formato gli animatori. Due belle serate con i Genitori hanno

creato un clima di conoscenza e di amicizia che speriamo continui a far crescere la loro partecipazione e collaborazione in patronato. Ma dobbiamo ringraziare soprattutto il folto gruppo di animatori giovani e adulti, che hanno mantenuto il loro impegno costante, e ai quali siamo disponibili fin d’ora a ‘rinnovare il contratto’ per il prossimo settembre, logicamente alle solite condizioni sindacali evangeliche… il centuplo quaggiù e qualcosa in più! Una mamma collaboratrice del Patronato


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“C’è più gioia nel dare che nel ricevere!”

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renetica è stata la preparazione al GREST: incontri a non finire, sia per gli animatori giovani che per gli adulti volontari collaboratori. All’invito del Parroco rivolto a tutti i fedeli, indistintamente, dall’altare, numerose sono state le adesioni degli adulti non solo per i laboratori, ma per tutti i servizi necessari per il buon andamento del GREST. L’inizio di ogni GREST, come sempre, è stato entusiasmante ed interessante per tutti. Abbiamo dovuto sospendere le iscrizione a quota 300; a questi si aggiungono gli animatori giovani che hanno raggiunto quota 120. Questo entusiasmo ha raggiunto l’apice con la visita del Primo cittadino di Pachino: nel pomeriggio del 10 giugno, appena due giorni dopo l’elezione, il nuovo Sindaco sig. Bruno Roberto, nostro parrocchiano, ha voluto visitare l’Oratorio per incontrare i ragazzi del GREST; una festa per tut-

ti, un incontro bello e gioioso. Il Sindaco ha espresso tutta la sua soddisfazione per questa iniziativa altamente meritoria, e assicurando che: “si è sentito di casa tra noi”, perché come parrocchiano anche lui ha frequentato l’oratorio ed vari grest estivi. Si è complimentato con i Padri, con gli adulti e animatori per quanto si è realizzato. Ci ha esortato a continuare e a vivere con entusiasmo questa avventura estiva. Si è intrattenuto con tutti: ragazzi, animatori ed educatori, con tutti ha scattato una foto ricordo. Il GREST ha camminato serenamente per tutta la sua durata, senza scossoni, grazie anche alla disponibilità trainante e generosa di Daniele che ha fatto da punto di riferimento per tutta l’attività. La presenza dei Padri Canossiani ha reso più serene e sicure le attività del GREST. Una meta era tanto attesa da tutti: l’uscita all’acqua park di Siracusa; sei pullman, pieni zeppi, puntuali come da programma, hanno accompagnato i ragazzi nel parco acquatico divertimenti, dove hanno “guazzato come papere” nell’acqua limpida tutto il giorno; sono poi ritornati tutti rossi come peperoni… bruciati per bene! Unico rammarico: è stata l’unica uscita del GREST 2014. Un altro avvenimento ha lasciato in tutti un ricordo unico: l’incontro con tutti i GREST di Pachino nel pomeriggio del 27 giugno in piazza Vittorio Emanuele.

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Pachino San Corrado - Grest 2014


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il FOGLIETTO Aperto da un momento di preghiera, cui sono seguiti canti, danze e bans, e poi tutti in corteo cantando e sventolando le bandiere fino all’Oratorio San Giuseppe dove sono seguiti un momento di riflessione, giochi e un rinfresco per tutti. Ma il nostro Grest è stato caratterizzato anche da un commovente gesto di solidarietà da parte dei ragazzi: tutti d’accordo hanno rinunciato alla “schiuma party” per donare un sorriso e una speranza ai ragazzi extracomunitari delle due Comunità di “Accoglienza” presenti a Pachino. Nella serata della festa finale, tutti insieme ragazzi, animatori, genitori ed amici, si sono uniti nella solenne Eucaristia di ringraziamento. La nostra Chiesa in que-

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ste circostanze si rivela insufficiente per accogliere tutti. Sul volto di tutti tanta soddisfazione e tanta gioia. Una santa Messa partecipata da tutti, animata con canti e gesti significativi. È doveroso ricordare con riconoscenza tutti coloro che hanno collaborato, dando una mano per rendere il GREST sereno e interessante. Nel cuore di tutti si è stampato il messaggio: ”C’è più gioia nel dare che nel ricevere!” e se l’esempio viene dagli adulti, allora convince, trascina e coinvolge i più giovani. L’oratorio diventa così il luogo dove – giovani e adulti - sperimentiamo la gioia di stare insieme, ma anche di donare con generosità.

Chi ama gratuitamente, educa!

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Oratorio di Acireale - Proposte formative estive

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ogliamo raccontavi un’esperienza che ci ha cambiato la vita. Siamo sempre più consapevoli che chi ama

l’altro è perché ha sentito l’invito del Signore a vivere l’amore sempre più disinteressato. C’è una frase del vangelo


che è rimasta scolpita nel nostro cuore e che è diventata un programma di vita in questa estate: “Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date” (Mt 10,8). Questa provocazione evangelica ha animato l’equipe educativa della Parrocchia “Madonna della Fiducia” in Acireale che a partire da questa Parola si è formata e preparata ad animare le diverse proposte educative con i ragazzi, gli adolescenti e i giovani. Questa esperienza è stata vissuta nella casa estiva delle Madri Canossiane sull’Etna (Catania). La presenza delle Madri, in particolare la disponibilità discreta ma significativa di Madre Paolina, ha manifestato in pienezza il nostro Carisma Canossiano. Obiettivo di ogni educatore è stato quello di “far conoscere Gesù” (S. Maddalena di Canossa) a tutti i destinatari incontrati nei vari campi educativi. È stato stupendo testimoniare Gesù agli altri, perché abbiamo donato quel Signore che, per primi, abbiamo conosciuto e del quale abbiamo fatto esperienza e dal quale ci siamo lasciati guidare. È stato Lui a sostenere e riempire la nostra vita. Vorremmo riuscire a raccontarvi le esperienze dei ragazzi, così diverse, sempre originali e irripetibili. Ognuno di loro ci ha manifestato una grande gioia di vivere; ci ha rivelato di avere in cuore una grande ricchezza, tanti sogni e speranze. Abbiamo conosciuto il valore delle relazioni vere e profonde indispensabili per camminare con l’altro; ci siamo arricchiti reciprocamente attraverso la condivisione del percorso e della storia personale. Non è mancata la fatica che ha richiesto impegno da parte di tutti; ma crediamo di essere riusciti a fare centro, cioè, rispondere ai bisogni dei ragazzi e alle loro domande. E loro sono rimasti colpiti dalle diversità delle testimonianze e dei servizi, e insieme dalla essenzia-

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Preghiera “Sulle orme di S. Maddalena e di S. Francesco” Voglio cantare, Signore, gridare al mondo la gioia di averti incontrato, ogni giorno, nei volti stanchi di tanti poveri e di tanti giovani. Nei volti degli ultimi del mio mondo io già t’amavo mio Signore Crocifisso. Mi hai mostrato una strada nuova fin sul monte degli amanti, e ho trovato Maddalena con Maria, ai piedi della Croce: uno “stare” in movimento, un “Amare” in modo nuovo, Maddalena mi ha insegnato ad Amare come Maria, con un cuore che accoglie, con un cuore che impara a “stare”, povero tra i poveri, ultimo con gli ultimi, come anche Francesco d’Assisi. Sul tuo monte ho trovato un tesoro prezioso, Signore, ho lasciato ogni cosa, come Maddalena e come Francesco, ho seguito le tue orme, ti ho incontrato, mio Dio e mi sono lasciato amare, Tu, Crocifisso amante io, povero e amato. lità dei contenuti formativi proposti; un aspetto che la società non offre più. Con i ragazzi siamo andati alla ricerca e scoperta dei valori fondamentali su cui vale la pena fondare la vita: la famiglia, l’incontro con l’altro, la fede come rapporto personale con il Signore; soprattutto ha colpito la scoperta dell’essenzialità di cui alcuni ragazzi hanno sete. Avendo a disposizione al campo poche cose ma-

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il FOGLIETTO teriali, si sono aggrappati al solo desiderio di essere sereni, liberi e ben voluti. Ad ogni gruppo è stata fatta una proposta diversificata: per prima e seconda media “Al di là dell’apparenza! Io ho scelto… e Tu?”; la terza media “Dove stai andando?”; la prima superiore “Tu sei prezioso ai miei occhi” (Is 43,4); la seconda e terza superiore “Sei pronto a lasciare il segno”; e infine i Giovanissimi “Chiamati a condividere le scelte di Cristo (Mt 16, 21 - 27). Sulle orme di S. Maddalena e di S. Francesco”. L’unione e la collaborazione fra Laici Canossiani, Madri, Padri e Fratelli Canossiani è stato un elemento determinante per la buona riuscita dei campi scuola; ci auguriamo che questa esperienza di

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collaborazione possa diventare lo stile abituale della nostra azione pastorale canossiana, soprattutto giovanile e vocazionale. Riportiamo a voi (alla pagina precedente, ndr) la preghiera che è sgorgata dai ragazzi. Grazie ai ragazzi e giovani che hanno aderito e si sono lasciati coinvolgere; grazie agli educatori per la loro collaborazione. Ma soprattutto grazie al Signore che si è fidato di noi e ci ha sostenuti; certamente ci aiuterà a continuare il cammino all’interno della Comunità Parrocchiale “Madonna della Fiducia”. Il Signore benedica la vostra vita! E gioia sia! Fratel Fabio e Madre Angela

Attività estive all’Oratorio di Lavis

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Grest e campeggi a Dimaro

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nche l’estate 2014 in Oratorio è stata ricca di proposte formative e ricreative. Il via è stato dato dal Grest, che dall’inizio di giugno ha visto bambini e ragazzi, animatori giovani e adulti, coinvolti in un programma intenso di momenti di pre-

ghiera e di riflessione, di gioco e di lavoro di squadra. Numerosa la partecipazione e grande l’entusiasmo di tutti. Il tema conduttore ha visto come protagonista una giovane donna di nome Miriam che ci ha insegnato a credere nei nostri sogni e a


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non arrenderci davanti agli ostacoli. Il Grest non ha interessato solo i più piccoli: attraverso la proposta del “Grestone” si è rivolto anche agli adolescenti e ai giovani coinvolgendoli in attività serali come i tornei, a cui hanno partecipato anche squadre di altre parrocchie. L’opportunità formativa è continuata nei campeggi svoltisi presso la casa parrocchiale di Dimaro. Il filo conduttore della settimana è stata la storia biblica di Giuseppe: ispirandosi a questa storia gli animatori hanno proposto ai ragazzi laboratori e attività legati a temi quali la famiglia, i sogni, la verità, il perdono. Così il racconto della vita di Giuseppe ha per-

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messo a tutti di riflettere sulla propria vita e su valori importanti come amicizia, fede e fraternità. Non poteva mancare lo spazio per il gioco e per le escursioni, il tutto nell’incantevole scenario della Val di Sole, che aiuta a comprendere la bellezza e l’importanza della natura. Fondamentale la partecipazione dell’intera comunità: primi fra tutti il Parroco, poi i Padri Canossiani, le catechiste e gli adulti, i giovani e gli adolescenti che si sono messi in gioco con entusiasmo, permettendo un’ottima riuscita di tutte le iniziative oratoriane. Martina, Erica e Sara

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opo un mese di servizio nei campi estivi a Dimaro, è tempo di mare, è tempo di sole, è tempo di Puglia! Grazie a p. Stefano abbiamo avuto l’opportunità di visitare e godere le bellezze del Sud. Lungo il viaggio verso Fasano, nostra destinazione, una prima sosta a visitare Maria alla Santa Casa di Loreto. La settimana è stata davvero intensa. Anzitutto per i momenti di preghiera, tra i quali la partecipazione come CoroGiovani alla S. Messa dell’Assunta nella parrocchia dove P. Stefano lo scorso 24 maggio è stato ordinato prete. Altro momento forte, quello vissuto presso la tomba di Don Tonino Bello: riascoltando la sua testimonianza abbiamo pregato e riflettuto sulla nostra vita, sui nostri impegni e progetti, e sullo spirito che deve animarci sempre nel servire gli altri. Un’esperienza che ci ha arricchito, ha spinto un po’ più in alto i nostri sogni e progetti di giovani animatori, e ha rafforzato il collante che tiene unito il nostro gruppo.

Non sono mancati i tempi di relax: in spiaggia abbiamo potuto goderci il sole e il meraviglioso mare di Puglia. Le serate sono state dedicate alla scoperta delle tradizioni e dei sapori della Puglia, portandoci a visitare alcune delle più belle località pugliesi, quali Ostuni, Alberobello, Monopoli e Locorotondo, e a partecipare alle loro rinomate sagre paesane. Il nostro viaggio si è spinto fino al “tacco” d’Italia, fino a visitare il santuario di S. Maria di Leuca, e offrendoci una giornata alternativa passeggiando lungo la costa. Una settimana davvero ricca di amicizia, di condivisione, di riflessione e preghiera, di momenti di grande gioia che resteranno per sempre nelle nostre vite. Un grande grazie a P. Stefano, che ha voluto condividere con noi la sua bellissima terra e le sue tradizioni. Grazie anche alla sua famiglia, che ci ha accolti a braccia aperte, facendoci sentire a casa, ai padri dell’Oratorio e tutte quelle persone che hanno contribuito alla buona riuscita di questa esperienza.

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Sento il mare dentro una conchiglia…


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Oratório itinerante canossiano 2014 Anche quest’anno l’oratorio canossiano di Piabetà si fa “itinerante” tra le comunità della Parrocchia São Sebastião

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ando continuidade aos oratórios itinerantes que acontecem nas capelas da Paróquia São Sebastião, atendendo a comunidade que vive ao redor de cada uma delas, no mês de agosto de 2014 tivemos a alegria de realizar mais uma edição do nosso já conhecido Oratório Itinerante, só que desta vez, para toda a cidade de Magé. Nesse ano, em parceria com a OAB (Ordem dos Advogados do Brasil) Magé/ Guapimirim, através da brilhante iniciativa do presidente da OAB, Dr. Edison de Freitas, a diretoria e o Tribunal de Justiça, realizamos o casamento civil comunitário, que agraciou 103 casais de nosso município. O mesmo foi celebrado pelo Juiz Titular da Vara Cível de Magé, Dr. Vitor Moreira de Lima, que estava acompanhado do Promotor de Justiça do Ministério Público, Dr. Ramon Leite de Carvalho. Além de tão belo ato de caridade tivemos ainda diversos atendimentos gratuitos, tais como serviços de beleza, atendimen-

tos jurídicos, consultoria do INSS, oficinas e até exposições e vendas de artes, com obras de artes plásticas, artesanatos e livros dos artistas e artesãos de Magé. E dando credibilidade a quem diz que “saco vazio não para em pé”, fornecemos café da manhã, almoço e frutas, para que todos os presentes pudessem aproveitar o dia inteiro, sem a necessidade de se ausentar do evento para se alimentar. Além disso tudo, ainda restou tempo e espaço para muita brincadeira, músicas e jogos. Foi realmente um dia inesquecível na história de nosso Oratório. E não podemos deixar de lembrar o quão expressiva foi a dedicação dos nossos educadores e animadores, que compartilharam a alegria de estarem sempre juntos na vivência cotidiana de nosso oratório. Vivência essa que se firma cada vez mais, já que nosso recreatório vem acontecendo quase todos os dias da semana, e também com a escola de futebol, que está com um número impressionante de


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participantes. É visível como é importante o nosso oratório na nossa comunidade, é um trabalho simples, de formiguinha, que cativa todas as idades e o mais importante educa para o mundo. Temos que agradecer sempre aqueles que nos precederam nesta obra, pois eles deram o primeiro passo que é acreditar na potencialidade que cada um traz dentro de si e que é compartilhado com todos. Obrigado a toda nossa juventude canossiana (JUCA), que com todo amor vive

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o carisma canossiano e tem a alegria de compartilhar com todos. Obrigado a todo o conselho do Oratório que com grande dedicação articulou todo esse trabalho que envolveu toda nossa Paróquia. Que Santa Madalena de Canossa interceda por todos e Deus continue derramando suas bênçãos sobre todos e nos ajude a nunca esquecermos que nossa maior recompensa é a alegria de poder servir ainda mais e mais numa caridade incansável. Pe. Jenalro

“La gioia evita mille mali e prolunga la vita" (W. Shakespeare) 17° E.C.O.A. a Santa Rita do Passa Quatro (Brasile) on questo motto preso dal noto drammaturgo inglese, si è svolto il 7-8 giugno scorso, a Santa Rita do Passa Quatro il 17º ECOA (Encontro Canossiano Oratorio Adolescenti). Momenti indimenticabili – dalla marcia iniziale attraverso la città fino alla celebrazione eucaristica - per i giovani adolescenti provenienti dalle varie comunità oratoriane canossiane del Brasile, che sono ripartiti con l’impegno di contagiare il mondo con la loro gioia. Ancora una volta l’ECOA ha visto tutti – religiosi, adolescenti, animatori – uniti dal solo obiettivo: vivere e diffondere il carisma canosssiano, perché come dice Papa Francesco, ‘Tutto quello che è condiviso si moltiplica!’.

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om tal alegria o Senhor encheu os corações dos jovens canossianos para a realização do 17º ECOA no dias 7 e 8 de Junho, um final de semana onde não importava a idade, a cor, o nome, e a cidade, onde a tristeza não teve chance, pois o Espírito Santo nos encheu com os seus dons, e nos mostrou que amar vale a pena. Em suma, todos os momentos foram inesquecíveis, e não poderia deixar de citar a acolhida das cidades participantes na cidade sede, Santa Rita do Passa Quatro – SP, a emocionante abertura, o momento vocacional que tivemos preparado pela cidade de Araras, também contamos que uma confraternização em seguida, o domingo foi cheios de emoções, iniciando com uma gloriosa missa que tocou os corações dos participantes, a apresentação de cada cidade nos mostrou de modo único que conseguimos sim contagiar o mundo com alegria, só precisamos tentar (as cidades que se apresentaram no domingo foram: Agostinho Porto – RJ, Piabetá – RJ, Ribeirão Preto – SP, Nova Odessa – SP) para finalizar os jovens contagiaram as ruas por onde passavam com uma expressão contagiante mostrando o

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amor por Jesus em uma maravilhosa caminhada até a Paróquia São José Operário. Memorável. Podemos falar que isso foi fruto da dedicação das pessoas da comunidade local que doaram partes de seus tempos, dos jovens que enfrentaram suas fronteiras para juntos alcançarem a realização do evento, de cada cidade que se mobilizou para poder participar e se fazer presente de corpo, alma e coração, de todos os religiosos que uniram seus corações em um só com o objetivo de fazermos vivenciar o carisma canossiano e também foi fruto da benção Deus que permitiu a cada um sonhar, planejar, realizar e viver esse momento. Que a alegria que vivenciamos no 17º ECOA preencha os corações de todas as pessoas e que com isso possamos espalhar amor, paz e ALEGRIA pelo mundo, vivendo assim o carisma canossiano. Alegria! Adolescentes Canossianos Contagiando a Vida! Vamos compartilhar alegria, afinal: ‘Tudo aquilo que se compartilha, se multiplica!’ (Papa Francisco). Ana Beatriz Rizzo Zanardo Jovem de Santa Rita do Passa Quatro


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Festa patronale del Sacro Cuore

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l 27 giugno scorso abbiamo partecipato per la prima volta alla festa patronale della nostra missione in Aituto-Rina. Anche per la gente è stata la prima volta in cui i loro sacerdoti sono stati con loro per tutto il tempo della preparazione e della festa stessa. È stata una prima volta un po’ per tutti, anche se sotto diversi aspetti. Le celebrazioni sono iniziate con il pellegrinaggio della statua del Sacro Cuore di Gesù patrono della missione. Secondo la tradizione locale, la sacra immagina deve andare a visitare tutte le cappelle che fanno parte della stazione missionaria che ci è stata affidata. Le cappelle, compresa quella centrale dove noi padri risiediamo, sono ben 12, ma alla visita si sono aggiunte altre due cappelle che per ora sono sotto la giurisdizione di un altro centro missionario, il cui sacerdote incaricato ci ha autorizzato, per quest’anno, a passare e fermarci, visto che si è sempre fatto così e la gente lo chiedeva con insistenza. La preparazione alle celebrazioni è ini-

ziata con l'incontro tra i rappresentanti dei rispettivi centri, sia religiosi che civili. I festeggiamenti esterni e l’organizzazione della festa finale sono stati assegnati al “Suco Mulo”, dove ci troviamo noi. Il “Suco” è come un raggruppamento di paesi che hanno un loro capo, eletto direttamente dal popolo. La liturgia nelle varie cappelle e le rispettive processioni, invece, sono state affidate ai rispettivi centri pastorali con i loro leader. Il 24 giugno si è tenuta la celebrazione di apertura, con una S. Messa solenne seguita dalla processione in costumi tradizionali. In ogni cappella il comitato di accoglienza accoglieva l’immagine del Sacro Cuore con danze e canti tradizionali, accompagnandola nella cappella dove si celebrava l’Eucaristia. L’indomani, la Statua del Patrono veniva portata al centro successivo con un’altra processione, danze, canti, ricevimento e Messa. E così via, per 13 giorni, fino a riaccompagnare la Sacra Immagine a casa sua, al nostro centro. Il 27 giugno, giorno principale della fe-

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Timor Leste – Missione di Aituto-Rina


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TIMOR LESTE

Padre Josef in costume tradizionale

sta, insieme ai leader locali e ai “katuas” (leader della cultura locale, molto ascoltati e seguiti dalla gente), di buon mattino, ci accingiamo a dare il benvenuto al Sacro Cuore che stava arrivando dalla cappella di Dare, a 7 km di distanza. Prima dell’arrivo della immagine sacra, era stata preparata una cerimonia di benvenuto per i nostri ospiti illustri: i miei due fratelli e don Luciano (già parroco di Castelgugliemo) venuti a trovarmi a Timor proprio per l’occasione. I nostri ospiti sono rimasti sorpresi ed entusiasti del ricevimento e dei riti tradizionali, ma soprattutto della calorosa accoglienza della gente. È stato quindi dato il benvenuto al Sacro Cuore e subito dopo abbiamo celebrato l’Eucaristia. Come sempre capita in queste grandi occasioni, una folla gremiva la chiesa. Padre Yosef aveva preparato magistralmente il coro dei giovani che hanno animato la messa. Successivamente, ci si è radunati tutti nel salone (uno stanzone enorme, fatto di bambù, un po’ mal ridotto, ma che almeno ripara dalle intemperie!). Non possono mai mancare i discorsi tradizionali, molti e solitamente lunghi, come in tutte le feste timoresi che si rispettano, seguiti, finalmente, dal taglio della torta e lo stappo dello spu-

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mante, che stranamente si fa prima di consumare il pasto. Nel pomeriggio, nei pressi della scuola, è avvenuto il passaggio delle consegne al “Suco” (i capi) che il prossimo anno si incaricherà di organizzare e preparare la festa esterna. Anche questo passaggio di consegne è fatto secondo antichi rituali tradizionale: al Gruppo incaricato per l’anno prossimo viene consegnata una testa di un maiale infilata in canne di bambù e portata solennemente a spalle. Potrà sembrare macabro a noi, ma la testa di maiale è segno di prosperità e augurio di buona fortuna per chi la riceve. Non possono ormai mancare anche i riti moderni… le numerose foto di gruppo, e ora anche i "selfie" davanti al sanguinolento dono, prima che sia consumato in allegra compagnia dal gruppo che lo ha ricevuto. Allora sì che la festa è finita, e tutti contenti tornano a casa, dandosi l’arrivederci al prossimo anno. Non vi dico la gioia e l’entusiasmo dei miei fratelli Renzo e Maurizio (che certamente neanche nel basso Polesine avevano mai partecipato a una festa patronale così!) e di don Luciano per aver potuto partecipare in prima persona a realtà che credevano non esistessero più! Ma le foto sono là a provare che non si è trattato di un sogno, bensì di un passaggio reale in una realtà culturale e religiosa che ancora sopravvive a Timor e anima la fede e la coesione di questo popolo gioioso e accogliente. Una realtà nella quale con amore e pazienza stiamo cercando anche noi Canossiani di inserirci per far crescere anche qui la gioia del Vangelo e per crescere nella fede insieme a questo popolo. P. Adriano Carazzolo


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"Ricordiamoci che saremo sempre amici!"

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ra fine aprile e inizio maggio ho avuto la possibilità, insieme a Padre Gianluigi e Anna, di andare nelle Filippine per una ventina di giorni, e visitare la missione canossiana di Tondo, noto quartiere di Manila, dove abbiamo dato una mano ai padri e ai ragazzi del posto alla realizzazione di una sorta di grest parrocchiale. Intraprendere un viaggio del genere non è mai una cosa semplice. È un'esperienza che chiede di lasciare da parte pregiudizi e diffidenze, liberarsi da quella mentalità un po' “colonizzatrice”, intrinseca nella cultura occidentale; l'idea, cioè, di andare là per insegnare e per portare perché, certo, siamo tutti uguali e tutti fratelli, ma, in fondo – pensiamo- noi siamo migliori di loro. Ma solo andando là, una volta a contatto con la gente, si ha la possibilità di cogliere la straordinaria ricchezza che un'esperienza del genere e

un popolo, come quello Filippino, hanno da offrire. Per me è stata al tempo stesso un’esperienza meravigliosa e durissima; ci ha messo davanti alla miseria, quella vera e che le immagini dei media non sono in grado di rendere. Arriva come un pugno nello stomaco, frantumando ogni convinzione e pregiudizio, ponendoti di fronte le contraddizioni di un sistema che quasi sempre vanno a ripercuotersi impietosamente sui più deboli e indifesi. E sono sempre i bambini a pagare il prezzo più caro: non hanno rappresentanti in parlamento o la forza di scendere in piazza a protestare nei confronti di un governo che dovrebbe impegnarsi a garantire loro un futuro, che per molti di loro troppo spesso si riduce a un setacciare immondizie per guadagnarsi da vivere. I bambini sono i primi ad essere messi da parte, ma incredibilmente rie-

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Esperienza di giovani volontari nella missione di Tondo - Manila


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scono sempre a regalare un sorriso, uno scherzo, un abbraccio, con quella volontà di renderci, in qualche modo, partecipi del loro mondo. Ed è proprio il sorriso la manifestazione di questo popolo, la serenità con la quale sanno affrontare le difficoltà e i problemi di ogni giorno, di fronte ai quali le nostre lamentele fanno sorridere. E qui sta un’altra sorpresa del nostro viaggio: essere entrati in contatto con un popolo straordinario e una cultura ricchissima, e questo ci ha fatto riflettere molto sul nostro modo di vedere la realtà così spesso presuntuoso, ma sbiadito e povero. Certamente avrà influito il colore chiaro della nostra pelle, ma fin da subito abbiamo colto il grande senso di ospitalità del popolo filippino: un popolo che sa dare al tempo e alle relazioni umane il valore che meritano, e ciò in contrasto con la nostra superficialità; gente che non è affannata dal bisogno continuo di produrre, ma che considera una nuova amicizia l'investimento più redditizio. Ci ha colpito molto poi il concetto di rispetto che i filippini hanno: non tanto nei confronti di un ospite occidentale (che sarebbe quasi scontato), quanto il

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senso di riverenza nei confronti delle autorità religiose e familiari: degli anziani, dei sacerdoti, e soprattutto, della figura materna. La mamma è la persona di riferimento nella famiglia filippina, in sostituzione di un padre purtroppo spesso assente o poco presente. A lei i figli sono davvero legati e affezionati. Abbiamo potuto renderci conto di persona dello straordinario lavoro che i missionari portano avanti per la gente, e dell’importanza che Associazioni come quella canossiana – “Una mano aiuta l’altra” - hanno per la comunità: danno infatti la possibilità di studiare ai ragazzi, permettendo loro di entrare nel mondo del lavoro sempre più competitivo, trasmettendo valori di vita e voglia di riscatto morale e sociale, con benefici per le loro famiglie e l’intera comunità. Mettersi “in viaggio” non è una cosa semplice: chiede di lasciare da parte tante certezze e pregiudizi per affacciarci su una realtà nuova, su un mondo e una società che appare insieme meraviglioso e crudele; un mondo e una cultura che ha molto da insegnare. L’importante è avvicinarsi con rispetto, senza pretendere di capire e di giudicare. È proprio questo il valore del nostro viaggio e la preziosa scoperta: la gioia di meravigliarsi di fronte a un popolo che dopo sole due settimane è in grado di dirti: "ricordiamoci che saremo sempre amici!". Una giovane Volontaria


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Feeding Program “Hapag-Asa” per i bambini di Tondo

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l 12 luglio scorso abbiamo terminato l’ottavo programma di nutrizione denominato "Feeding program" o in tagalog, “Hapag-Asa”, per i bambini dell’area di Happy Land. Il programma è durato sei mesi e ha coinvolto abbastanza regolarmente circa 50 bambini, e altri in modo saltuario. Alla cerimonia di ‘Graduation’ o attività conclusiva, ne erano presenti più di 70. Questo momento conclusivo, che si è svolto presso lo ‘Youth formation e social Center’ dove abbiamo gli spazi idonei, ha compreso la Messa di ringraziamento, un breve programma con giochi e premi, e un abbondante pranzo con regalo finale per tutti i bambini. In questa occasione abbiamo potuto distribuire i vestitini preparati con tanta fantasia e amore dal gruppo della signora Anna Dal Dosso

della parrocchia di S. Maria Addolorata di Verona. Con padre Zaldy e il gruppo dei Volontari che operano nel programma abbiamo fatto la verifica, e pensiamo di programmare il prossimo gruppo nell’area di Katuparan, dove vivono numerose famiglie indigenti, molti sono baraccati e alcune famiglie vivono addirittura sotto il ponte. Anche se “Caritas Manila” non può più sostenerci come in passato, useremo i fondi che abbiamo e quelli che vengono generosamente dal gruppo di Venezia. Davvero GRAZIE di cuore a tutti, a nome dei padri, degli amici e bambini di Tondo! Ieri è passato da queste parti il tifone ‘Glenda’, e per quasi ventiquattro ore tutta Metro-Manila è rimasta senza elettricità; ha fatto molti danni soprattutto rimuo-

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Tondo, Manila – San Pablo Apostol Parish


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il FOGLIETTO vendo le lamiere dei tetti di alcune case, ha in parte demolito la cinta del nostro Centro giovanile e pure la parte centrale del tetto della chiesa a Nepo e della cappella di Katuparan, ma per fortuna non abbiamo avuto vittime. Le famiglie che erano in maggior pericolo vicino a mare, nelle aree di Happy Land e Katuparan, sono state fatte evacuare la sera prima e

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trasferite nella palestra coperta del quartiere e nella nostra cappella in Katuparan. Come sempre la chiesa di Magville si è allagata… Abbiamo monitorato la situazione con gli operatori della Caritas parrocchiale. Salutiamo tutti e assicuriamo la preghiera. padre Carlo

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ear Maria Luisa, greetings! Scusa per il ritardo nel rispondere alla tua richiesta di foto per le signore che hanno confezionato i vestitini con tanta dedizione per i nostri bambini poveri. Solo oggi pomeriggio ho avuto modo di iniziare il lavoro. Per la verità verso le 5 del pomeriggio sono arrivati due bambini poveri dell'area R10 vicino alla Smokey mountain: una bambina di 7 anni, Marrian, e il fratellino Rio, di 2-3 anni, mezzi nudi, solo coi pantaloncini. Mi hanno chiesto qualcosa da mangiare e così assieme a p. Zaldy, che è l’incaricato della Caritas parrocchiale, abbiamo dato loro da mangiare ma anche due vestitini... ed ecco la foto allegata che immortala il momento e la felicità di questi due bambini! Gli altri vestitini li daremo ad altri bambini che avranno bisogno o alla Graduation del Feeding Program in luglio-agosto. Grazie ancora di tutto. padre Carlo


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Nairobi – Casa di formazione

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ei mesi di maggio e di giugno - incredibile ma vero! - anche noi della comunità di Nairobi abbiamo fatto il nostro Grest. Insieme a Julius e d Eric, abbiamo prima animato la formazione dei ragazzi del gruppo giovani di Mathare3, poi abbiamo seguito il loro impegno e i loro sforzi nello sbocconcellare, durante le domeniche di giugno, la storia di Giuseppe figlio di Giacobbe, per i ragazzini della Sunday School (il catechismo di qui) della comunità cristiana che, sempre a Mathare3, si riunisce intorno alla cura delle suore della Fraternità Contemplativa Missionaria di Charles de Foucault. Mathare è lo slum ‘storico’ di Nairobi: una foresta di casupole e baracche di fango, di lamiere arrugginite, quasi nel cuore di Nairobi. I ragazzi del gruppo giovani sono stati bravissimi a interpretare la storia di Giuseppe, a raccontarla drammatizzandola, a spezzettarla per la meraviglia e la comprensione dei bambini. In un posto dove di storie tristi e feroci come quella capitata a Giuseppe ce ne sono moltissime, il racconto biblico è

suonato come avvenuto l’altro oggi, tra le baracche dalle parti del ponte, verso le distillerie di pombe (il liquore locale e letale). Il messaggio della storia di Giuseppe, ovvero, la scelta di un esito diverso dalla vendetta, il suo talento di leggere il futuro (attraverso i sogni) con gli occhi di Dio, la sorpresa di vedere come la vita riservi sempre un secondo tempo (ed eventuali tempi supplementari e rigori…) anche a chi sembra perdere 6 a 0, la prosperità che è venuta a tutta quella famiglia (una tribù di tribù, addirittura) grazie alla scelta del perdono, il collegamento diretto e gorgheggiante tra Giuseppe e Gesù, sono rimbombati a Mathare amplificati nei cerchi d’onda dello stupore che si spargeva negli occhi dei bambini che ascoltavano e guardavano incantati la storia bellissima di quel bellimbusto viziato, stra-umiliato, e poi graziato da una carriera fulminante, giganteggiante nella storia del suo popolo grazie al guizzo geniale di un gesto di perdono. p. A. B.

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La storia di Giuseppe anima il Grest africano a Mathare


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Apostolato domenicale a Santa Monika – Ongata Rongai

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rosegue il nostro inserimento apostolico a Soweto-Kibera, presso la cappella di Santa Bakhita. Kibera è lo slum della periferia sud di Nairobi, abbastanza vicino a noi. Nessuno sa quante persone ci vivano dentro, si dice tra le 600 mila e un milione di persone, forse lo slum più grande dell’Africa. Soweto è una porzione di Kibera, che è composta di 15, 20 altre ‘Soweto’… Da un po’ di tempo abbiamo cominciato a frequentare le varie comunità di base, a visitare gli ammalati e portare loro i sacramenti, accompagnati da un catechista o da uno dei leader. Posso così inoltrami nei tanti, sovrapposti labirinti di cui è fatta Kibera. Spingendo la mia bicicletta - le strade dentro Soweto sono viottoli scoscesi e pietrosi, fangosi, fogna a cielo aperto - mi sono inoltrato nel dedalo di capanne e casette, muri di fango, di sassi, tetti di lamiera arrugginita, panni stesi, occhi accesi da dentro il buio

di porte semiaperte di case miserissime, stradine che incrociano altre stradine, e non si arriva mai… Kibera sembra una caverna a cielo aperto, un girare su se stessi che sali-scende sempre più in profondità, con squarci di povertà sanguinante. Ma intanto abbiamo continuato a celebrare le messe domenicali presso la cappella di santa Monika, ad Ongata Rongai. Ongata Rongai (‘pianoro della rugiada’) è la prima ‘cittadina’ (di circa 300mila anime…) che si incontra a sud di Nairobi, verso la Rift Valley e le pianure dei Masai. A Santa Monica la gente ci vuole già bene, e ce lo dimostra. Tutte le domeniche ci ‘costringono’ a portare a casa i doni portati all’Offertorio. Perciò, da quando andiamo ad Ongata, abbiamo più che abbondanza di banane, arance, ananas e –soprattutto! - di cavoli. A Ongata c’è la possibilità di comprendere un po’ di più la vita ed il cuore di questa gente. Spesso, a Messa, dopo la comunione, coro ed assemblea si lasciano andare in una canzone struggente nella quale tutti si perdono, dai bambini agli anziani più rugosi. È un canto di ringraziamento, molto toccante. Le parole, la musica, la partecipazione di tutti sono davvero profonde, commosse. Eppure c’è nei loro occhi un velo di tristezza e una riserva di malinconia. Cantano e danzano il loro grazie a Dio, ma è come se si tenessero stretto nel cuore un senso di disillusione, di attesa, di non abbandono eccessivo al significato delle parole e alle emozioni. È una caratteristica di questa


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gente: sono prodighi e dilapidatori con le cose, e tirchi con le parole e i sentimenti. Non si tengono riserve né cassette di sicurezza, né di risparmi, danno e consumano tutte le cose che hanno tra le mani, ma sono avari di parole, tengono stretto nel cuore i sentimenti e i significati segreti, specie quelli più intimi e più vulnerabili (a volte vulnerati), che non danno e

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dicono a nessuno, anche per tutta la vita. Tutto il contrario di quello che siamo e che facciamo noi: dilapidatori a vanvera di parole e di sentimenti, tirchi ed avari di cose. È proprio vero che l’‘altro’ ci insegna a conoscere l’ ‘altro‘ che siamo noi rispetto a noi stessi! p. A. B.

A scuola o… nella foresta?

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na delle principali attività di un ragazzo è certamente la scuola. Studiare, però, non è sempre la cosa più desiderabile e piacevole che un ragazzo possa sognare. Soprattutto se guardando fuori della finestra dell’aula di studio si vedono gli alberi di mango con i loro dolcissimi frutti maturi o il campetto di gioco che aspetta per la ricreazione. Allora star lì sui libri e sui quaderni, almeno per qualcuno, diventa una vera penitenza. Così è, verosimilmente, in ogni parte del mondo e così è per i ragazzi ospiti nella nostra casa d’accoglienza a Vasai (India). Alcuni di loro sono molto diligenti e si impegnano a fondo, con buoni risultati. Per altri le cose non stanno proprio così: fati-

ca, disinteresse, lacune accumulate negli anni o scarse capacità pesano sul rendimento scolastico. L’aiuto che noi Padri cerchiamo di dare attraverso ripetizioni e mirate attenzioni non sempre riesce a cambiare in meglio le situazioni. Ma una bella soddisfazione l’abbiamo avuta dal gruppo dei ragazzi più grandi. Dieci di questi, il marzo scorso, hanno sostenuto gli esami di Stato alla fine del decimo anno di scuola (la nostra seconda superiore), una tappa importante nel cammino scolastico indiano. Ebbene: i nostri dieci “prodi” sono stati tutti promossi con buoni voti. Sei di questi sono ancora con noi e ora frequentano il Junior College, un corso di scuola superiore

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Missione di Vasai - India


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che dura due anni. Gli altri quattro invece sono tornati in famiglia e continuano da casa i loro studi. Purtroppo invece altri quattro ragazzi che hanno frequentato la Classe IX sono stati bocciati e si ritrovano a ripetere l’anno. Uno di loro ha deciso di ritornare al suo villaggio e andare a lavorare. Con queste novità dopo le vacanze estive (che vanno da aprile a giugno), il 16 giugno è ripresa la scuola e oltre ai cinque ragazzi menzionati sopra ne mancano altri. Tra questi, due fratelli di 10 e 12 anni che non sono voluti rientrare. Abitano nei dintorni di Talasari, un villaggio a più di 90km dalla nostra casa. Lì sono presenti le nostre Sorelle Canossiane, e due di loro si sono interessate della cosa e più volte sono andate a cercarli, ma loro o non si facevano trovare o all’apparire della suora scappavano nella foresta. Anche Padre Vitthal è andato quattro volte a cercarli, e in un’occasione, vedendolo, i due bambini si sono arrampicati su un alto albero di tamarindo, minacciando di buttarsi giù se qualcuno fosse salito per prenderli. Ci è

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mancata solo la fotografia a immortalare la scena con P. Vitthal che da giù li chiamava cercando di convicerli a scendere, e loro due sull’albero che non volevano sentire ragioni. Non c’è stato niente da fare! Sarà stato il richiamo della foresta che li ha attratti a vivere come piccoli “tarzan”! Speriamo che cambino idea e che tornino a scuola… Altra novità della casa: durante le scorse vacanze estive abbiamo provveduto a rivestire i muri dei corridoi e degli ambienti frequentati dai ragazzi con delle piastrelle, necessarie per una maggior igiene della casa. Per questo regalo dobbiamo ringraziare la Provvidenza che si è resa manifesta nella grande generosità di amici benefattori di Verona. Finiti i monsoni, pensiamo di ritinteggiare gli interni e i muri esterni, sempre con l’aiuto dei nostri benefattori. Grazie a quanti ci sono vicini con il loro aiuto e le loro preghiere e ci assicurano la continuità di quest’opera a favore dei ragazzi di questa terra! I Padri Vitthal, Pierantonio e Robert

“Dio ama sempre umilmente” Moccone (CS) - Esercizi spirituali dei Laici Canossiani


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l verde della foresta Silana, che si incontra non appena percorsi pochi chilometri da Cosenza si raggiunge Moccone, il primo centro di villeggiatura che si incontra sul pianoro, ci ha accolti in un abbraccio rigenerante, insieme alla calorosa familiare accoglienza delle quattro madri Canossiane – Giovanna, Giulia, Mariuccia e Caterina - che ci attendevano per farci sentire subito a casa. il gruppo dei partecipanti era costituito da Laici provenienti da Catania, da S. Giovanni Galermo, da Roma – Ottavia. La fortuna di trovare bellissime giornate di sole, la tranquillità del posto poco frequentato da rari villeggianti, l’ottimo trattamento della casa e la buona cucina della signora Anna, hanno certamente contribuito alla riuscita dello scopo per cui abbiamo fatto tanta strada. Motivo dell’incontro a Moccone: gli esercizi spirituali annuali per i laici Canossiani. Tre giorni densi di ascolto, di preghiera e di condivisione; le meditazioni suggerite da Padre Antonio hanno approfondito quest’anno un tema caro a S. Maddalena e centrale nello spirito canossiano: l’umiltà; punti di riferimento la parola di Dio e gli scritti della Fondatrice, in particolare la Regola Diffusa e i Riflessi. Sono stati giorni anche di fraternità, conoscendo altre realtà laicali, nello scambio di esperienze di servizio, facendo il semplice ma importantissimo “esercizio spirituale” del vivere concretamente insieme, dalla preghiera del mattino alla buonanotte della sera. Momento centrale delle giornate è stata certamente la celebrazione eucaristica quotidiana. Ma sono stati apprezzati molto il breve pellegrinaggio a piedi per raggiungere la chiesa di Camigliatello dedicata a Maria Assunta; la condivisione in tre piccoli gruppi dove ognuno ha potuto esprimere la sua esperienza, ma anche il momento dell’adorazione di

domenica pomeriggio durante la quale chi ha voluto ha presentato al Signore la sintesi del suo ritiro attraverso un segno e una preghiera spontanea. Apprezzata da tutti anche la simpatica presenza di tre piccoli laici: Alessio, Luigi e Gianmaria che hanno prestato il loro servizio all’altare e con il loro gioco libero e gioioso in cortile ci hanno ricordato che i piccoli devono essere sempre presenti alla nostra attenzione. Gli esercizi si sono conclusi con una meditazione sulla Vergine Maria che, nel suo peregrinare dietro a Gesù dall’annunciazione fino ai piedi della croce, ha imparato a non sentire nulla umanamente, ma a vivere tutto nella più pura adesione di fede al suo Figlio. Non mancano certamente gli aspetti che si possono migliorare. Ma non possiamo fare a meno di dire Grazie al Signore per averci chiamati “in disparte” – come faceva con i suoi discepoli – per parlare più intimamente al nostro cuore. Grazie anche a chi ci ha fatto questa proposta (magari dovendo rinunciarvi per un imprevisto di famiglia!) e grazie di cuore a chi ha reso possibile questa proposta formativa così importante per il nostro cammino di Laici canossiani. Una partecipante agli esercizi

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25 anni di impegno nel progetto “Adozioni a distanza” Cavarzere - Il sostegno della comunità ai bambini di Tondo

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li anni in cui padre Giovanni Gentilin ha vissuto e lavorato a Cavarzere, come Canossiano e insegnante di Religione nella Scuola Media, hanno significato - nel buon ricordo che la nostra comunità conserva della sua persona e della sua opera - la solida base di fiducia nel rispondere al suo appello, quando è iniziata l’esperienza delle “adozioni a distanza”. L’enorme distanza fra mondi tanto lontani è stata così annullata nel momento in cui un gruppo di persone del nostro paese ha accettato di sostenere con un contributo finanziario le esistenze di alcuni ragazzi di TondoManila. Nel tempo, questo gruppo è cresciuto - oggi conta 38 adottanti -, e continua a essere presente anche con l’“operazione container” che ogni anno invia alimenti e altri beni ai ragazzi della missione di Tondo.

L’aiuto dato a questi ragazzi e giovani, che hanno il diritto a un’esistenza più dignitosa, in una realtà di indigenza dove la fame e le malattie insidiano la loro crescita, non è sicuramente un gesto a senso unico; al contrario, chi ha scelto di donare viene ricambiato con la speranza e l’affetto dei ragazzi che mantengono il contatto epistolare e informano regolarmente del loro percorso di studio, affiancati dal personale della Missione. Essere generosi fa bene, arricchisce sempre la vita, perché ci ricambia con un centuplo, un “ritorno” di relazioni e di crescita umana autentica. Festeggiamo dunque con entusiasmo questo anniversario d’argento dell’associazione “Adozioni a distanza-Una mano aiuta l’altra” e certamente lodiamo il Signore per chi, come padre Giovanni, ne è stato l’iniziatore e l’animatore!


Carissimi amici lettori del Foglietto... “IL FOGLIETTO” è un periodico di notizie e di collegamento, iniziato dal Servo di Dio padre Angelo Pasa per far conoscere l’Istituto Canossiano e per chiedere aiuto per il sostegno del nascente seminario che avrebbe garantito lo sviluppo della Congregazione. Nel tempo è stato continuato grazie all’opera dei Superiori che si sono succeduti, in particolare negli ultimi anni dall’indimenticabile padre Modesto Giacon. Attualmente, grazie alla collaborazione di quanti ci inviano gli articoli e della redazione, possiamo continuare a far uscire questo semplice strumento di comunicazione per tanti amici dell’Istituto e sostenitori delle nostre opere e delle Missioni canossiane e dei loro progetti. Per ricevere IL FOGLIETTO non c’è bisogno di abbonamento; se non siete ancora iscritti e desiderate riceverlo o per segnalare un cambio di indirizzo, compilate il modulo e rispeditelo a

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Cari fratelli e sorelle in Cristo, «Dio è roccia del mio cuore, mia parte per sempre» (Sal 73,26). La ferma certezza di essere amati da Dio è al centro della vostra vocazione: essere per gli altri un segno tangibile della presenza del Regno di Dio, un anticipo delle gioie eterne del cielo. Solo se la nostra testimonianza è gioiosa potremo attrarre uomini e donne a Cristo! Papa Francesco,

Corea, 16 agosto 2014

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DELL’ISTITUTO DEI CANOSSIANI Pubblicazione trimestrale n. 2/3— Anno 83 — Aprile - Settembre 2014 Spedizione in abbonamento postale Art. 2 — Comma 20/c — L. 662/96 — Filiale di Verona La corrispondenza all’Istituto dei Canossiani: Via S. Giuseppina Bakhita, 1 - 37142 Poiano - VERONA — Tel 045 528857 — Fax 045 534047 Internet: www.canossiani.org — E-mail: segreteria@canossiani.org C.C.P. 18530378 — IBAN IT 16 W 05034 11750 000000153743 intestato a Congregazione Figli della Carità Canossiani Presso Banco Popolare di Verona - sede di Verona - 0001 La corrispondenza per i progetti missionari: Ufficio Missioni “Mano Amica - Canossiani” ONLUS Via S. Giuseppina Bakhita, 1 - 37142 Poiano - VERONA - Tel e Fax 045 8408891 Internet: www.manoamica.canossiani.org — E-mail: uff.missioni@canossiani.org C.C.P. 36600518 — CCB IBAN IT91 F 05034 11750 000000163682 Seguici su

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Il Foglietto dell'Istituto dei Canossiani - n. 3 - 2014  

Trimestrale della Congregazione dei Padri Canossiani, nato 82 anni fa come strumento di comunicazione per i tanti amici dell’Istituto e i so...

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