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Agricoltura • Agroalimentare • Turismo RURALE

confusione

Mercati, regole del lavoro, meteo: cercasi un centro di gravità permanente agricoltura

Movimento per l’Agricoltura: continua la protesta fra Bari e Roma Rignano conclusione tragica di anni di assenza di politiche del lavoro AGROALIMENTARE

Bari e provincia decimo posto nazionale per agromafie

N° 5 • 15 MARZO 2017


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ditoriale

15 MARZo 2017 - n. 5 - Anno 12

Quindicinale di Agricoltura Agroalimentare Turismo RURALE

Movimento per l’Agricoltura: continua la protesta fra Bari e Roma

M Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

ercati, regole del lavoro, meteo: cercasi un centro di gravità permanente in questo mondo agricolo che vive ogni giorno che passa nell’ incertezza di un domani che non si sa se arriva e come arriva. In un settore da sempre alla prese con l’incognita del tempo ( “La solita strada, bianca come il sale, il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno se piove o c’e’ il sole,per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via” per dirla alla Luigi Tenco) e da ormai anni alle prese con il problema della volatilità dei prezzi (in questi giorni, ad esempio, per un kg di broccoli si è passati da 3 € al kg a 3 € alla cassa!) sempre più vincolati ai bisogni (o ai “capricci”?) della Grande Distribuzione Organizzata si aggiunge all’inizio della campagna 2017 il grande problema delle regole del lavoro messe in discussione, se non in crisi, da una nuova legge sul caporalato dalle buone intenzioni ma dalle preoccupanti risultanze. Non trovando adeguate sponde da parte delle organizzazioni di categoria e dei sindacati, gli agricoltori per una volta stanno cercando di fare da soli mettendo da parte storiche rivalità e l’atavica convinzione di seguire ognuno la propria strada (ed il proprio campo..): nei giorni scorsi c’è stata la prima riunione operativa del neo costituito Movimento Nazionale per l’Agricoltura

presso l’Agriturismo Parco dei Fichi d’India in contrada Caggiano a Rutigliano. Il Movimento nasce perchè gli agricoltori non si sentono più tutelati da nessuno e non vogliono più delegare il rispetto delle proprie condizioni lavorative. Prossimamente è attesa l’audizione di fronte al Prefetto di Bari cui verranno consegnate le chiavi delle aziende come dimostrazione che la situazione è drammatica e materialmente non gestibile: con l’emanazione della nuova legge, infatti, un imprenditore onesto andrà in galera se uno dei suoi dipendenti non avrà osservato i molteplici ed innumerevoli balzelli burocratici previsti dagli ormai ben noti “Indici di Sfruttamento”. Durante la giornata inoltre prevista una raccolta firme per far modificare la legge che verrà consegnata al Sindaco di Bari nonchè presidente dell’Anci ( Associazione Nazionale Comuni Italiani) Antonio Decaro, un flash mob a sorpresa e una donazione dei migliori prodotti della nostra terra che verranno consegnati a chiunque si mostri sensibile a queste problematiche. Dopo Bari, prossima tappa del Movimento Nazionale per l’Agricoltura sarà Roma dove, presumibilmente per i primi giorni di aprile, è prevista un’audizione o comunque un tavolo di lavoro in Senato per coinvolgere le forze politiche nazionali sulla risoluzione dell’annosa questione.


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ommario

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editoriale

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movimento per l’agricoltura Continua la protesta tra Bari e Roma

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“Contorni culturali”

23 Frutta nelle scuole

Coperti solo due mesi anno scolastico

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puglia - umbria Scuola di cucina rurale per agrichef

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Bari e provincia nella black list

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agroalimentare

AGRICOLTURA

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accademia dei tipici Uno show cooking a km 1000

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acqua Tariffe Arif a Bari e Lecce non si toccano

vinitaly I vini a maggior tassi di crescita

corsi macchine agricole Slittano al 31 dicembre 2018

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olio capitale 2017 Cambio di location per l’XI Edizione

mondo gal

19 GAL TRULLI E BARSENTO

Ufficiale l’ingresso di Monopoli


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gricoltura

INCONTRO CON ASSESSORE DI GIOIA

ACQUA: LE TARIFFE ARIF A BARI E LECCE PER ORA NON SI TOCCANO

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roficuo incontro alla presenza del commissario dell’ARIF Ragno, richiesto da Coldiretti Puglia con l’Assessore regionale all’Agricoltura Di Gioia, che ha garantito lo stop al paventato aumento delle tariffe ARIF per il 2017. Destava grande preoccupazione nelle aree rurali dove ARIF garantisce la funzionalità dei 250 pozzi dislocati tra Bari e il Salento, utili all’erogazione di 11,9 milioni di metri cubi d’acqua, la notizia che dal 1° aprile 2017 sarebbe stato applicato l’aumento delle tariffe dell’acqua fino a toccare euro 0,74 IVA compresa a metro cubo. Sarebbe stato l’ennesimo aumento che avrebbe inciso pesantemente sui costi di gestione delle imprese agricole in un’annata resa disastrosa anche e non solo dalla recenti gravi calamità, considerato che nell’area dopra descritta sono

di Rino PAVONE imposte tariffe già assoggettate e gravate dall’IVA. Inoltre ci sarebbe da posticipare l’intera discussione sul costo dell’acqua in Puglia alla reale e concreta fase applicativa delle legge sui consorzi di bonifica appena approvata, che è solo un primo tassello lungo il percorso che intende riavviare l’attività della bonifica e dell’irrigazione in Puglia, portando finalmente a regime i servizi e la manutenzione delle opere di bonifica, degli invasi, degli impianti irrigui, delle reti idriche e a questo punto anche dei pozzi. L’obiettivo è che le imprese agricole paghino il giusto e ciò può essere garantito attraverso una rete efficiente e performante e non colabrodo che può beneficiare dei fondi messi a disposizione dal PSN, utilizzabili per intervenire sulle inefficienze strutturali delle reti irrigue.


I ritardatari possono tirare un sospiro di sollievo

E’ ufficiale: i corsi per le macchine agricole slittano al 31 dicembre 2018

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ritardatari possono tirare un respiro di sollievo. Hanno 22 mesi di tempo per fare il corso di abilitazione all’uso delle attrezzature agricole. E’ stata infatti pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28-02-2017 la legge 27 febbraio 2017, n. 19 detto  Decreto Milleproroghe, che è in vigore dal 01/03/2017. Il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo dell’abilita-

zione all’uso delle macchine agricole, è stato prorogato al 31 dicembre 2017. Altresì è stato prorogato al 31 dicembre 2018 l’obbligo di effettuare i corsi di aggiornamento  per l’utilizzo delle attrezzature agricole (compreso trattori, carrelli elevatori, escavatori) per lavoratori del settore agricolo in possesso di esperienza documentata almeno pari a 2 anni.  La precedente scadenza per

chi aveva la formazione pregressa era stata fissata al 12 marzo 2017, cioè fra 9 giorni e ciò, con una consuetudine tutta italiana, aveva causato la “corsa al corso” mettendo in crisi gli enti di formazione che già da diversi mesi (anni, in qualche caso) avevano messo in guardia circa i nuovi adempimenti. Per la serie le solite storie all’italiana.

Si ricorda che l’Inps non invia i modelli a casa dei lavoratori

31 marzo scadenza domande di disoccupazione agricola

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oglie ricorda a tutti i braccianti agricoli che anche quest’anno è il 31 marzo termine ultimo per compilare e inviare telematicamente le domande di disoccupazione agricola. Si ricorda che l’Inps non invia, già da alcuni anni, i modelli a casa dei lavoratori. L’indennità di disoccupazione spetta ai lavoratori agricoli che abbiano: • almeno due anni di anzianità

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nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria • almeno 102 contributi giornalieri nel biennio costituito dall’anno cui si riferisce l’indennità e dall’anno precedente (tale requisito può essere perfezionato mediante il cumulo con la contribuzione relativa ad attività dipendente non agricola). Documenti necessari per la compilazione della domanda: 1) CODICE FISCALE

2) DOCUMENTO DI IDENTITA’ 3) EVENTUALE DOCUMENTO 86/88 BIS per chi ha lavorato in un settore extragricolo 4) OBBLIGATORIO: CODICE IBAN PER ACCREDITO SUL PROPRIO CONTO CORRENTE BANCARIO e/o POSTALE 5) DICHIARAZIONE DEI REDDITI, STATO DI FAMIGLIA, COPIA CODICE FISCALE E DOCUMENTO DI IDENTITA’ PER RICHIEDERE GLI ASSEGNI FAMILIARI

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Riceviamo e Pubblichiamo

USB Puglia: “Rignano conclusione tragica di anni di assenza di politiche del lavoro”

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a federazione regionale dell’USB Puglia, esprime la propria rabbia per quello che è successo questa notte a Rignano Garganico dove il “campo” dei braccianti è stato distrutto dalle fiamme durante le operazioni di sgombero causando la morte di due cittadini migranti. Queste sono le conclusioni tragiche di anni di assenza di politiche del lavoro in modo particolare sull’agricoltura e contro il caporalato.  Far passare il tema dei braccianti agricoli soltanto con l’accoglienza è riduttivo e fuorviante. Il vero problema è l’organizzazione del lavoro agricolo nelle campagne pugliesi che non può più essere gestito da caporali e faccendieri ma al contrario da strutture pubbliche che diano garanzie su salari, diritti e dignità!  Migliaia di braccianti agricoli sono

buoni solo per i lavori schiavistici nelle campagne foggiane e pugliesi ma non devono pretendere di vivere e lavorare in maniera dignitosa! E anche la morte dei migranti viene considerata una fatalità o peggio un rischio collaterale. Aver avviato lo sgombero del campo di Rignano senza coinvolgere i Lavoratori che lo abitano è stato un atto di prepotenza istituzionale che non è possibile accettare.  Gravissime sono le responsabilità del Prefetto di Foggia. Enormi i ritardi della politica, oscena la protesta organizzata dagli imprenditori agricoli pugliesi dinanzi alla pur timida legge regionale sul caporalato.  L’Unione Sindacale di Base sosterrà tutte le iniziative di solidarietà e assistenza legale possibile e allo stesso tempo invita tutti i veri antirazzisti alla massima mobilitazione. USB Puglia

Le foto sulle confezioni non siano ingannevoli

L’UE risponde sulla questione delle arance rosse

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o a foto di arance rosse sulle confezioni dei prodotti alimentari se questi non le contengono. Perché nel caso in cui “la confezione di un prodotto alimentare riporti immagini di frutta, queste non possono essere presentate in una maniera che induca in errore il consumatore circa il contenuto del prodotto alimentare”. Lo sottolinea il commissario UE alla salute e alla tutela dei consumatori  Vytenis Andriukaitis  in

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risposta all’interrogazione presentata dall’eurodeputato Giovanni La Via  (Ppe) circa l’uso di immagini di arance rosse sulle confezioni o nelle pubblicità di prodotti che possono essere fatti con succo di arancia bionda e additivi naturali come la cocciniglia, anche se indicati nella lista ingredienti. La risposta di Andriukaitis si basa su una sentenza della Corte di giustizia europea del 2015, che ha condannato un’azienda produttrice di tè perché sulla confezione

presentava una foto di lamponi e vaniglia che non corrispondevano al contenuto del prodotto. Ma i controlli, ha ricordato Andriukaitis, sono “responsabilità delle autorità competenti degli Stati membri”. “Con questa risposta - dice Giovanni La Via - si fa un passo avanti per ridurre e annullare le falsificazioni delle tipicità del nostro agroalimentare:  se l’immagine di una confezione di succo riporta delle arance rosse, deve effettivamente contenerne”. 

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groalimentare

Le anticipazioni della ricerca IRI per Vinitaly (9/12 aprile)

Vini a maggior tasso di crescita: Ribolla Gialla, Passerina, Valpolicella Ripasso, Chianti Docg

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rescita significativa delle vendite delle bottiglie di vino a denominazione d’origine e degli spumanti; il vino biologico prosegue il suo percorso di uscita dalla nicchia di mercato; flessione dei vini nel brik di cartone e in tutti quei formati che non siano la bottiglia da 75cl. Queste le anticipazioni della ricerca sull’andamento del mercato del vino nella Grande distribuzione nel 2016 svolta dall’istituto di ricerca IRI che sarà presentata a Vinitaly (a Verona 9/12 aprile). Quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga più grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. In un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati. I vini a denominazione d’origine (in bottiglia da 0,75lt) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend già promettente del 2015 (+1,9%). Per il secondo anno consecutivo le vendite in promozioni rimangono statiche ed i prezzi medi sono in risalita.  Va sottolineato il successo degli Spumanti che fanno segnare nel 2016 una crescita di oltre il 7% con 54 milioni di litri venduti, bissando l’ottimo risultato del 2015.   “La crescita degli spumanti riflette una destagionalizzazione delle vendite di bollicine conseguenza di un crescente uso nel consumo quotidiano – fa notare Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI – Tale aspetto ci permette di dedurre che lo spumante attira nuovi consumatori e potrebbe rappresentare una tendenza di rottura nelle tradizionali abitudini del bere italiano”. I vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre impressionante per un mercato ancora giovane, soprattutto nella Grande distribuzione: +25,7% in volume con 2

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di Rino PAVONE

milioni e mezzo di litri venduti. Sul podio dei vini più venduti d’Italia si piazzano i tre inattaccabili campioni, nell’ordine: Lambrusco, Chianti, Montepulciano d’Abruzzo. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (Sicilia), Vermentino (Sardegna), Muller Thurgau e Gutturnio (Lombardia) (che crescono in percentuale più del 4%). Tra i vini “emergenti”, cioè con una maggiore progressione di vendita a volume salgono sul podio, nell’ordine:

Ribolla Gialla (Friuli Venezia Giulia), Passerina (Marche), Valpolicella Ripasso (Veneto). Si conferma la crescita del Pignoletto (Emilia), del Pecorino (Marche/Abbruzzo) e della Passerina (Marche), mentre rientrano in classifica il Grillo (Sicilia) e il Cannonau (Sardegna). Va segnalata la crescita dell’8,2% in volume del Chianti Docg, quindi il top delle denominazioni, che vende quasi 10 milioni di litri per un valore di oltre 45 milioni di euro.

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groalimentare

Cambio di location per l’XI edizione

Olio Capitale 2017: sempre più internazionale e leader della qualità di Paola DILEO

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oom di presenze e buoni affari per gli espositori della kermesse oliandola più in quota a livello internazionale. Olio Capitale si conferma leader assoluta e piazza privilegiata per l’olio extravergine di qualità anche grazie alla partnership con l’Ass. Nazionale Città dell’Olio. L’XI salone poi, ha goduto di ambienti più confortevoli: la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Trieste hanno fornito la disponibilità di un contenitore ideale per gli eventi fieristici, all’interno di Porto Vecchio. Ormai la Stazione Marittima – ex sede – diventava “stretta” e inadeguata agli standard di qualità che la manifestazione riesce a vantare. Ancora una volta, la quattro giorni triestina – dal 4al 7 marzo - si attesta appuntamento

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imprescindibile per l’intera filiera dell’olio extravergine, punto d’incontro non solo tra pubblico e produttori, ma anche fra quest’ultimi e tutti gli operatori professionali, come ristoratori, agenti, buyer italiani e esteri, grossisti, distributori canali HORECA e al dettaglio, rivenditori food, appassionati assaggiatori e gourmet. Per una risposta complessiva in termini di presenze pari a 12.200. Secondo le ultime stime ISMEA su dati AGEA, la produzione 2016-2017 di olio evo sarà di 200.000 tonnellate, addirittura inferiore all’annata “nera” del 2014-2015, quando vennero prodotte solo 220.000 tonnellate. Quindi ,il pubblico di Olio Capitale, ha avuto un’opportunità unica per l’acquisto di olio nuovo, appena immesso sul mercato, che in base alle proiezioni

dei consumi si esaurirà in tempi rapidi. Parallelamente , come sempre, grande attenzione è stata riservata agli eventi collaterali, tra cui 15 ore di show coking, le degustazioni proposte da chef di grande profilo, i corsi di assaggio , la convegnistica ecc. Anche l’edizione 2017 si è chiusa con il rituale concorso “Olio Capitale”, al quale hanno aderito 229 oli provenienti oltre che dall’Italia, anche da Francia , Spagna e Portogallo. Oli giudicati da una giuria di professionisti e popolare. I migliori del 2017 sono risultati ancora una volta, quelli italiani e in particolare hanno fatto l’en plein quelli toscani; non male per la Puglia che trionfa nella categoria “fruttato leggero” con “Città Bianca – Lui” dell’Az. Agricola Castel di Puglia. Una rappresentanza quella pugliese

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che ha raggiunto il 50% delle aziende presenti, in particolare provenienti da Bari, BAT e Foggia. Presenti anche i comuni di Castellana Grotte e Fasano. Assente a sorpresa, il Comune di Monopoli, sebbene 4 imprese agricole Scisci, Mavilio, Arenazza e Pacello, avevano protocollato al comune la richiesta di poter partecipare come nelle precedenti edizioni.

Paolo Leoci spopola con la sua “Accademia dei tipici”

Uno show coking a km 1000 per Olio Capitale 2017

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di Paola DILEO

Paolo Leoci , coordinatore Regione Puglia Club Amci “Città dell’Olio” nonché autore della seguitissima pagina FB “Accademia dei Tipici: gastronomia e olio evo di qualità” abbiamo chiesto un analisi sulla edizione 2017 di Olio Capitale. Possiamo tracciare un bilancio per le “Città dell’Olio pugliesi? è sicuramente prematuro fare bilanci su Olio Capitale 2017. Anche quest’anno erano presenti buyer da tutto il mondo, convegni istituzionali e di carattere scientifico. In tal senso merita una citazione l’intervento del monopolitano Alfredo Marasciulo, capo panel a livello nazionale. Grande spazio è stata riservato alla scuola di cucina ideata dal pluripremiato chef Emilio Cuk, in cui si sono esibiti tanti grandi chef stellati , in nome dell’olio. Quale è stato lo slogan dei nostri comuni olivicoli? Castellana Grotte era significativamente presente sia per grandezza stand – da ospitare le 10 aziende olivicole – che x delegazione istituzionale al seguito; c’erano il sindaco Francesco Tricase e l’immancabile Ass. Att. Produttive Antonio Campanella, che negli anni ha attuato un modello virtuoso di promozione della città delle grotte. Anche quest’anno hanno riproposto come attrattore “l’impanata”, esaltata da olio evo di Olivastro delle colline castellanesi.Nonostante il cambio dei vertici al governo cittadino,Fasano ha rinnovato per il 4° anno consecutivo la presenza in fiera.Ad accompagnare le due aziende brindisine , è stata l’Ass. alle Attività Produttive Luana Amati, che si è dimostrata da subito partecipe e propositiva nei con-

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fronti dell’Ass. Nazionale Città dell’Olio. Da appassionato gourmet, in questa edizione hai conquistato uno show cooking .. Sei soddisfatto? Molto soddisfatto .Per la mia Accademia dei Tipici è stato uno spazio importante che ha destato interesse da parte del pubblico. Anche la diretta video su FB ha superato 3000 visualizzazioni. Ho proposto naturalmente,

un piatto tipico pugliese, a km 1000 data la distanza con Trieste. Si tratte delle orecchiette con le cime di rapa, nella sua versione originale con alici sotto sale monopolitane, pomodorini regina al filo di Egnazia, aglio , Olio evo monocultivar Coratina e Olio evo blend affiorato da Carolea , Picholine e Coratina. Ringrazio per la grande pazienza il vicepresidente dell’Ass. Cuochi di Trieste , Luca Gioiello e Lady chef Cinzia Merigioli ,per aver eseguito il piatto secondo le mie indicazioni.

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gricoltura

In Puglia si identificano soprattutto con il cardoncello

Funghi come “contorni culturali”

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ungo deriva dal greco σπόγγος o σφόγγος (spóngos o sphóngos), “spugna”, e dal latino fungus. In Puglia e Basilicata in modo particolare, i funghi si identificano soprattutto con il cardoncello, conosciuto con i nomi di “cardungìdde”, “cardunceddu” e “carduncieddù”. Botanicamente è chiamato Pleurotus eryngi, dal greco, πλευρον (pleurón) = di fianco e οὖς (oûs) = orecchio, per la forma del carpoforo, ed ἔρινγιον (erynghion) che significa “ruttare”, in sintonia con quanto affermava Dioscoride, secondo il quale chi ne mangiava “aumentava tutte le ventosità”. Due le sottospecie: il Pleurotus eryngii var. eringi, che vive sulle spoglie di diversi tipi di cardo selvatico, come l’Eryngium campestre, ed il Pleurotus eryngii var. ferula saprofita del “finocchiaccio”, cioè della Ferula communis, un’ombrellifera poliennale infestante di pascoli e incolti in diverse aree mediterranee; quest’ultimo fungo lo si ritrova anche in Sardegna, dove è chiamato “cardolinu de petza” (fungo di carne), “antunna” o “antunnu eru”, ed in Sicilia, dove viene denominato “funciu di ferla”. La parte edule dei carboncelli è un basidioma, composto dallo stipite, il gambo, e dal pileo, il cappello, piatto, convesso e irregolarmente depresso al centro, liscio, con grossi lobi, di colore variabilissimo: bianco, bruno-ocraceo, bruno-grigiastro, bruno-camoscio, grigio, nocciola chiaro. La coltivazione in ambiente protetto è concentrata in Emilia Romagna, Basilicata, Sardegna, Sicilia e Puglia. Ovviamente, insieme al prelibato cardoncello, vi sono tante e tante altre specie di funghi, come il porcino, l’ovolo buono, il gallinaccio, i chiodini, ecc., anch’essi altrettanto molto squisiti. I fun-

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di Pasquale MONTEMURRO

ghi, però, non sono solo gustosi a tavola, in quanto posseggono anche dei “sapori culturali”. Per il mistero che circondava la loro nascita, Plinio il Vecchio scriveva che “I boleti sono di tipo malefico se nascono vicino a bottoni di metallo, chiodi da scarpa, ferri arrugginiti, panni fradici, assorbendo i succhi impregnati di tali sostanze e trasformandoli in veleno”, ed ancora “... se un serpente passando vi soffia sopra, il fungo diventa velenoso, perché la sua natura é di assorbire qualsiasi sostanza venefica”. Durante il Medio Evo il Sant’Uffizio li aveva banditi, in quanto ritenuti espressione di forze soprannaturali ed afrodisiaci, e quindi in grado di distogliere i Cristiani dall’idea della penitenza. Nel XIV secolo, di fronte al timore di ipotetiche virtù stregonesche, Giovanni Morelli consigliava “Desina all’ora compitente, mangia buone cose e non troppo; levati con buono appitito, guardati dalle frutte e dai funghi, non ne mangiare, o poco e di rado”. Nel XVI secolo, però, Giovanvettorio Soderini ha ridimensionato i supposti lati negativi, dichiarando “I

funghi piacciono allo stomaco, muovono il ventre, nutriscono il corpo, ma con fatica si smaltiscono; son ventosi”; quest’ultimo aspetto, già evidenziato da Dioscoride, fu ribadito anche da Cecco Angiolieri con “Però non dica l’uomo: I’ho parenti; ché s’e’ non ha denari, e’ può ben dire: Io nacqui come fungo a’ tuoni e venti”. Ancora, per la casualità dei luoghi in cui nascono, Annibal Caro per indicare una fatica inutile scrisse “E’ come cercar dei funghi”, mentre per la velocità del loro sviluppo Lorenzo de Medici verseggiò “Ogni ora a chi aspetta pare un anno, ed ogni brieve tempo è troppo lungo... e, quando ben nascesse come il fungo, mi par che troppo al mio bisogno stia”; sempre Lorenzo de’ Medici, nei Canti carnascialeschi intona “Campeggeran ne’ verdi prati i funghi”. “Avere la vita dei funghi” è la frase con cui Ludovico Antonio Muratori intendeva associare l’esistenza umana all’estrema gracilità ed il corto periodo di vita dei funghi. Le immagini dei funghi come metafore dell’inquietante e del fugace sono utilizzate pure dall’Ariosto, con “In

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luogo d’occhi, di color di fungo sotto la fronte ha due coccole d’osso”, da Federico Tozzi, “Il cielo si era coperto di nuvole, rossiccie come funghi velenosi, che correvano sopra la luna” e da Carlo Emilio Gadda, “Le bande tenevano il paese per qualche anno, poi si dissolvevano, sparivano, altre sorgevano come funghi dopo l’acquata di settembre”. Tratteggiati in paesaggi pastorali, oppure usati come immagine della vita che passa, i funghi spesso simboleggiano pure delle situazione esistenziali: “Io sto qui e ogni giorno mi sento di più come un fungo fuori stagione”, si legge nell’Epistolario di Giosué Carducci; nei Canti di Giacomo Leopardi si ritrova “… Ne troverem più che non brami. Oh guata: un fungo, e quivi un altro: oh quanti funghi”. C’è pure chi dei funghi ne ha fatto il simbolo di un impossibile ritorno ad una vita in armonia con la natura, come Italo Calvino in quell’epi-

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sodio di “Marcovaldo”, in Funghi in città, in cui si può leggere “Un giorno sulla striscia d’aiuola di un corso cittadino, capitò chissà dove, una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram”. I funghi sono presenti pure in una filastrocca cantata da Gretel nella fiaba musicale Hansen e Gretel di Humperdinck: “Nel bosco dite o bimbi chi sarà quell’ometto che in capo ha un caschetto color caffè. Dite o bimbi chi sarà quell’ometto solo là col farsetto rosso nel bosco là. E i bambini: Il fungo della felicità!” Ma c’è altresì chi come Guido Piovene più tangibilmente li descrive sulla tavola: “A Penne potremo mangiare... i maccheroni alla chitarra, le minestre condite con erbe aromatiche inconsuete, ed i piccoli funghi spinaroli”. Abbastanza lunga è, poi, la serie dei modi di dire che hanno a che fare con

i funghi. “Andar per funghi: indossare un abito a rovescio”, per la credenza popolare che questa pratica portasse fortuna ai cercatori di funghi, pratica probabilmente dovuta all’abitudine di rivoltare i vestiti per non danneggiarli. “Avere la vita dei funghi”, cioè avere una vita breve. “Cercare funghi”, andare in giro senza meta, bighellonare. “Far nascere un fungo”, cioè cercare un pretesto. “Venir su come un fungo”, vale a dire crescere senza cultura e educazione. “Nascere, sorgere, spuntare come un fungo”, in altre parole, sorgere all’improvviso, alla svelta e in gran numero. “ In una notte nasce il fungo”, a significare che quello che meno ci si aspetta, può accadere all’improvviso” e “Tanto piovve che nacque il fungo”, per dire che finalmente è accaduto ciò che si è perseguito con tenacia. Anche nell’arte i funghi sono stati dei protagonisti, fin dai tempi antichi. Risalgo-

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no ad un periodo variabile tra i 9000 ed i 7000 anni fa una serie di pitture raffiguranti degli individui mascherati da funghi, individuate in un riparo di Tin-Tazarift, nel Tassili (tra Algeria e Libia). Incisioni rupestri riproducesti “Uomini-fungo” sono stati scoperti nei pressi del fiume Pegtymel (Siberia), mentre delle piccole pietre-fungo, risalenti al 300-600 d.C., sono state ritrovate nel sito di Kaminalijuyu, in Guatemala. Una scena di Cacciaggione e funghi è raffigurata nella Casa dei Cervi ad Ercolano. Nell’abbazia di Plaincourault, Indre (Francia), in un affresco del periodo romanico (1291) è raffigurato l’episodio biblico del peccato originale in cui l’albero della conoscenza del bene e del male è rappresentato in forma di fungo su cui è attorcigliato un serpente nell’atto di offrire il frutto proibito ad Eva. Come, poi, non ricordare l’Inverno di Arcimboldo, in cui la bocca del suo personaggio è formata da due funghi. In Funghi (1600), il pittore belga Fyt Jan ha posto dei porcini in primo piano con altri ortaggi e due fagiani sullo sfondo. Angelo Maria Rossi ha dipinto nel 1650 Natura morta con frutta, zucca, funghi, pannocchia

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e conchiglia. Natura morta con funghi (1656) è il titolo assegnato ad un suo quadro da Paolo Porpora, un artista napoletano vissuto nel periodo del tardo barocco. Funghi (porcini) da soli sono stati posti da Gigi Comolli in una sua opera datata 1949; di quest’ultimo anno è anche il quadro Funghi con paiolo del genovese Amedeo Merello. Molto suggestivo è il Raccoglitori di funghi (1950) di Giuseppe Migneco, un pittore italiano tra i maggiori espressionisti del novecento. Funghi e castagne è il binomio rappresentato da Francesco Gonzaga, artista milanese del Novecento. Pure del Novecento sono due nature morte

con funghi, l’una con delle zucche, l’altra con cachi ed un grappolo d’uva l’altro, dipinte del pittore lombardo Edmondo Albertella in arte “Pinsart”. Un’opera si può dire minore, ma senz’altro originale, è la statua denominata il “Fungo Innamorato”, posta al centro di un piccolo rondò a Pievescola, una frazione di Casole d’Elsa del Senese. Infine, sembra esistano anche il “fungo dell’amore”, il Pleurotus salmonarius, chiamato così per il suo colore, caratterizzato da una sfumatura tra il salmone e il rosato che gli dona un tocco assolutamente femminile, e secondo i cinesi il “fungo dell’immortalità”, il Ganoderma lucidum.

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M G ondo

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Prossimo traguardo il Gal

Successo per i pescatori: entro fine marzo la riforma ittica

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a protesta di piazza della scorsa settimana, dinanzi Montecitorio, ha portato in porto le richieste dei pescatori delle marinerie d’Italia, tra cui quelle di Mola e Monopoli. Accompagnate dai parlamentari Giuseppe L’Abbate (M5S), Nicodemo Oliverio (PD) e Adriano Zaccagnini (MDP) all’Ufficio di Presidenza della Camera, erano riuscite infatti a strappare la promessa di discutere quanto prima e, comunque, entro il mese di maggio il progetto di legge sulla filiera ittica. L’obiettivo è quello di rivedere l’attuale sistema di sanzioni che “sta massacrando il settore con multe smisurate rispetto alle infrazioni commesse

senza aver mai fornito alcuno strumento per una pesca più sostenibile e rispettosa delle regole per la salvaguardia degli stock ittici”. Le modifiche alla legge 154 approderanno nell’Aula di Montecitorio infatti lunedì 27 marzo, molto prima rispetto ai tempi inizialmente preventivabili. “Ora i pescatori devono portare a casa un altro risultato – commenta il deputato Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera – Le marinerie di Mola e Polignano, Monopoli e Fasano per i rispettivi GAL (Gruppi di Azione Locale), rispettivamente Seb, Barsento e Valle D’Itria, richiedano la nomina di una persona esperta e

competente affinché i finanziamenti relativi al fondo Feamp vengano sapientemente gestiti a loro vantaggio. L’obiettivo deve essere quello di inserire all’interno del PAL (Programma di Azione Locale) misure in favore della pesca, penso ad esempio – spiega L’Abbate – al rifacimento del mercato del pesce per Mola, tanto richiesto dai pescatori, o ad attività di pescaturismo per il Comune di Polignano. La data di scadenza del bando è davvero imminente pertanto – conclude il deputato 5 Stelle – mi auguro che le singole marinerie riescano a far sentire il loro peso in tempo per poter usufruire in modo concreto dei fondi a disposizione”.

Ora in atto la strategia “plurifondo”

Il GAL Trulli e Barsento annuncia l’ingresso di Monopoli

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l GAL Terra dei Trulli e di Barsento si prepara a presentare la propria candidatura alla selezione dei Gruppi di Azione Locale prevista dal nuovo Bando relativo alla misura 19.2 e 19.4 del PSR Puglia 2014/2020, emesso nel mese di gennaio ed in scadenza il prossimo 20 marzo. A breve, quindi, sarà presentata alla Regione Puglia la Strategia di Sviluppo Locale ed il Piano di Azione Locale, su cui in questi giorni, in occasione della fase di incontri denominata #FacciamoFocus, sono in corso gli ultimi lavori di aggiornamento: una serie di focus group previsti nel mese di marzo, vedranno gli operatori e tutti gli attori locali dei Comuni del partenariato “fare il punto” sulle azioni e gli interventi da attuare nella nuova Strategia. Dall’ultima riunione del Consiglio d’Amministrazione del GAL Terra dei Trulli e di Barsento arriva l’atteso annuncio, ovvero, l’ingresso ufficiale di Monopoli nella rosa dei Comuni che costituiscono il Gruppo di Azione Locale, aggiungendosi quindi alla rete consolidata da Alberobello, Castellana Grotte, Gioia del Colle, Noci, Putignano, Sammichele di Bari e Turi.

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Un ingresso che porta ulteriore linfa alla Strategia di Sviluppo Locale che procede verso nuovi obiettivi di sviluppo del territorio e su cui, il GAL è in questi giorni all’opera, con presentazione e condivisione delle linee di sviluppo strategiche individuate nella prima fase di “ascolto” del territorio #FacciamoFocus – propedeutica alla definizione degli interventi che ne garantiranno l’attuazione. C’è fermento, quindi, per l’apertura alla ”strategia plurifondo” che, l’adesione del Comune di Monopoli porterà nel Piano di Azione Locale in fase di ridefinizione atteso che, fino ad oggi, l’attenzione era stata concentrata, con notevole successo e coesione territoriale, allo sviluppo ed alla promozione delle aree a vocazione rurale con l’utilizzo dei Fondi FEASR. Previsti nei prossimi giorni una serie di incontri con gli operatori del settore della pesca al fine di definire gli ultimi dettagli degli interventi da proporre nell’ambito della strategia FEAMP. Il coinvolgimento del Comune di Monopoli nella Strategia del GAL Terra dei Trulli e di Barsento apre, quindi, a nuovi scenari economici, naturalistici, e culturali: un quadro più completo

e che rispecchierà l’essenza della Puglia in tutti i suoi aspetti, creando una convivenza progettuale di due anime, rurale e costiera, motori di uno sviluppo economico che vive di enogastronomia, agricoltura, allevamento, pesca e turismo. Piena soddisfazione espressa dal Presidente del GAL Stefano Genco: “È un traguardo importante che abbiamo raggiunto. Ripartiamo certi di aver soddisfatto le attese del Nostro territorio con l’ingresso del Comune di Monopoli nel Gruppo di Azione Locale. Ci affacciamo a nuovi propositi e nuovi obiettivi per un’unione che da oggi richiederà ulteriore impegno, ma offrirà più opportunità, a completamento di una politica di sistema integrata: perché ad aggiungersi ad un progetto così ampio, sin d’ora portato avanti dal GAL Trulli e Barsento saranno profumi, sapori, tradizioni, ricchezze paesaggistiche, culturali ed artistiche della preziosa Zona Costiera cui si affaccia il nostro territorio. Concentreremo ed integreremo le risorse di cui dispone la zona rurale insieme a quelle della zona costiera al fine di garantire lo sviluppo integrato della nuova area GAL”.

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Presso l’Azienda Agricola Moranda a Verona

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Prima Bayer ForwardFarm italiana

ayer CropScience ha incontrato la stampa per il lancio della prima Bayer ForwardFarm italiana:  l’Azienda Agricola Moranda a Verona. Un evento unico, durante il quale  Bernd Naaf, membro del consiglio direttivo di Bayer Crop Science in Germania, ha presentato il valore di questa iniziativa che dimostra come  sia possibile fare agricoltura in modo sostenibile.   Si è avuta l’opportunità di visitare l’azienda Moranda in un percorso guidato nel vigneto dove si sono potuti apprezzare gli strumenti adottati dall’agricoltore per produrre in modo attento e consapevole, utilizzando le risorse naturali in modo efficiente e mantenendo la prosperità economica e sociale per sé e il suo territorio. Il Progetto Bayer ForwardFarming (www.forwardfarming.com) - Bayer ForwardFarming è una  piattaforma di conoscenze che consente agli agricoltori di dimostrare come è possibile fare agricoltura in modo sostenibile. Attraverso la collaborazione con esperti di Bayer e altri partner specializzati, l’agricoltore utilizza al meglio i più avanzati strumenti per la difesa integrata e adotta proattivamente

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le più aggiornate pratiche, raggiungendo così una sostenibilità a tutto tondo: economica, sociale ed ambientale. Gli agricoltori che aderiscono a Bayer ForwardFarming sono aperti a condividere le esperienze e i continui

miglioramenti con altri operatori del settore e visitatori interessati, nello spirito di aumentare lo scambio di conoscenze tra addetti ai lavori e il dialogo con la filiera ed il pubblico.

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groalimentare

“Coperti” solo due mesi dell’anno scolastico

Frutta nelle Scuole: il progetto così com’è non va

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l progetto “Frutta nelle scuole” avrebbe un vero senso educativo verso gli alunni, se durasse per tutto l’anno scolastico. Invece, benché siamo già a marzo, deve ancora partire. Nello scorso ottobre, diversi gruppi e Op che in passato avevano partecipato al programma, si sono ritirati dalla gara per via delle tempistiche sempre troppo strette. I lotti sono stati assegnati in data 28 febbraio 2017 e nel sito del Ministero delle Politiche agricole ci sono i nomi degli assegnatari. Considerando i tempi tecnici e l’organizzazione,  sarà difficile che prima della fine del mese di marzo gli alunni delle scuole aderenti possano ricevere frutta e verdura.  A quel punto mancheranno due mesi alla fine delle lezioni, un tempo veramente ristretto per far passare il messaggio educativo. Forse non si è capito bene lo scopo del progetto “Frutta nelle scuole”.  L’obiettivo è educare i ragazzi a un maggior consumo di frutta e verdura.  Dovremmo immaginare un percorso che dura un intero anno scolastico durante il quale a bambini e ragazzini siano spiegati i benefici di una sana alimentazione. E poi siano forniti

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prodotti non di alta, ma di altissima qualità, così da provare loro che esiste frutta e verdura davvero buona da mangiare. Purtroppo in passato ci sono state anche proteste per via della distribuzione di prodotti non all’altezza della situazione. La mamma di un bambino, che di lavoro fa l’imprenditrice agricola, alcuni anni fa protestò animatamente perché suo figlio tornò a casa con delle fragole piccole, verdi e anche con un principio di monilia. “Fra l’altro - conferma l’imprenditrice - erano fragole che di solito la mia cooperativa mi categorizza come scarto. Non parliamo poi delle carote, che erano state date ai ragazzi così come arrivate in stabilimento, ancora con i peli radicali nel fittone. Protestammo in diversi e ne parlò anche la stampa locale. La nostra scuola, poi, si è ritirata dal progetto”. Ora le aziende che hanno vinto le gare sono chiamate a fare i salti mortali  per organizzarsi e distribuire nel poco tempo rimasto la frutta e la verdura, come da bando. “Dal primo marzo - si legge in una nota del Ministero datata 6 marzo 2017 - il CREA ha iniziato la predisposizione delle Misure di accompagnamento al programma

Frutta e Verdura nelle Scuole, per l’anno scolastico 2016/17. Come per gli anni precedenti, le Misure CREA prevedono varie attività: presso le proprie strutture della Rete territoriale, dove sono invitate le classi delle scuole primarie iscritte al programma per svolgere uno specifico percorso didattico con insegnanti ed alunni; presso le sedi scolastiche, con la visita dei dietisti e gli incontri con gli insegnanti, ma anche con l’organizzazione di due giornate divulgative; sul territorio con l’organizzazione di numerose visite alle fattorie didattiche”. “Quest’anno - prosegue la nota -  si intensificano le attività in collaborazione con gli assessorati regionali di competenza e vengono coinvolte numerose Fattorie didattiche regionali. Parallelamente, le classi sono invitate a iscriversi alla Olimpiadi della Frutta, un campionato scolastico interattivo per il coinvolgimento diretto di insegnanti ed alunni, con classi vincitrici finali e premiazioni. Infine, saranno potenziati gli incontri di educazione alimentare presso le sedi scolastiche con il coinvolgimento diretto anche delle famiglie”.

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gricoltura

SOFISTICATI SOPRATTUTTO OLIO E ORTOFRUTTA

A BARI PALMA NERA PER AGROMAFIE (DECIMO POSTO DELLA TOP TEN NAZIONALE)

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alma nera alla provincia di Bari, rientrata nella top ten della graduatoria che fotografa l’intensità del fenomeno delle agromafie nelle province italiane. Si piazza al decimo posto, seguita a ruota da Taranto al 15esimo, la provincia di Barletta-Andria-Trani al 18esimo posto, Lecce al 28esimo, Brindisi e Foggia rispettivamente al 46esimo e 47esimo posto. I ruoli si invertono se ad essere fotografato è l’indice di permeabilità delle agromafie che raggiunge 100 a Foggia, 66,80 a Brindisi, 44,75 nella BAT, 34,56 a Taranto, 30,75 a Bari e, infine, 25,94 a Lecce. Sono i dati emersi nel corso della presentazione del quintoRapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. A Bari in Puglia le fattispecie criminose più significative sono costituite dalla sofisticazione soprattutto dell’ortofrutta e dell’olio -  ma si assiste anche ad una escalation di furti nelle campagne di mezzi agricoli, prodotti, fili di rame e tutto quanto inibisce il sano svolgimento dell’attività agricola nelle aree rurali.  E’ emerso, tra l’altro come il fenomeno, nel corso dei cinque anni considerati, abbia accresciuto la propria intensità in particolar modo in Puglia (Bari: 1,39%; Taranto: 1,30%; Barletta-Andria- Trani: 1,27%), Il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. Il rapporto evidenzia che tale stima rimane, con tutta probabilità, ancora largamente approssimativa per difetto, perché restano inevitabilmente fuori i proventi derivanti da operazioni condotte “estero su estero” dalle organizzazioni criminali, gli investimenti effettuati in diverse parti del mondo, le attività speculative poste in essere attraverso la creazione di fondi di investimento operanti nelle diverse piazze finanziarie, il trasferimento formalmente legale di fondi attraverso i money transfer in collaborazione con fiduciarie anonime e la cosiddetta banca di “tramitazione”, che veicola il denaro verso la

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sua destinazione finale. La filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita, ha tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, come si diceva un tempo, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza 3.0. Sul fronte della filiera agroalimentare le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e la creazione ex novo di reti di smercio al minuto. Nel 2016 si è registrata un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo nostrano dove quasi

quotidianamente ci sono furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali con un ritorno prepotente dell’abigeato. Non si tratta più soltanto di “ladri di polli” quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole, con furti di interi carichi di olio o frutta, depositi di vino o altri prodotti come file di alveari, intere mandrie o trattori caricati su rimorchi di grandi dimensioni. A questi reati contro l’agricoltura, secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i nostri fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti i primi da egiziani e i secondi da indiani e pakistani che, pur sapendo proferire a stento poche frasi compiute in italiano, controllano ormai gran parte delle rivendite attive sul territorio.

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A

groalimentare

GEMELLAGGIO BANDIERE DEL GUSTO PUGLIA E UMBRIA

SCUOLA DI CUCINA RURALE PER AGRICHEF

s

ono stati ‘diplomati’ dall’Istituto Alberghiero ‘Armando Perotti’ di Bari i primi Agrichef italiani ‘certificati’ da un istituto di Stato, che uniscono l’esperienza di agricoltori, che conoscono profondamente il territorio ed i suoi prodotti, con l’abilità in cucina nella realizzazione delle ricette esclusive della tradizione contadina, conservate da generazioni nelle campagne. Il percorso formativo, promosso dagli Agriturismi di Campagna Amica e organizzato e curato dall’Istituto Alberghiero Perotti di Bari, è stato orientato ad agricoltori/ chef che accolgono e fanno conoscere a consumatori e turisti nazionali e internazionali le eccellenze dell’enogastronomia

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pugliese, d’ora in avanti con un tocco di tecnica e classe in più, grazie alle lezioni dello chef Antonio De Rosa, coadiuvato dalla sua brigata. Gli Agrichef, gli agricoltori che aprono quotidianamente le porte degli agriturismi a consumatori e turisti, hanno dato prova delle competenze acquisite e della rinnovata maestria con uno show cooking che ha dilettato i palati e una cucina fusion creata per l’occasione, nata dal connubio tra i prodotti della terra di Puglia e quelli delle terre terremotate. L’olio extravergine di oliva, il pane di Altamura, il canestrato, i funghi cardoncelli, le mozzarebbe di bufala, gli ortaggi della biodiversità, sono solo alcune

delle 251 bandiere del gusto pugliese, miscelate da una cucina fusion con i prodotti umbri caciotte, testanera, roveja, zafferano, guanciali, ciauscoli e Salsicce secche. “Il corso seguito dai nostri Agrichef ha inteso accrescere le competenze dei cuochi/agricoltori – ha ribadito il Presidente Nazionale degli Agriturismi di Campagna Amica, Diego Scaramuzza – che operano all’interno delle cucine delle strutture agrituristiche, conducendoli lungo un percorso formativo a 360°. Il cibo è certamente divenuto infallibile leva di comunicazione verso i turisti nazionali ed internazionali. In Italia sono 4.965 le “Bandiere del gusto” a tavola assegnate sulla base del-

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le specialità alimentari tradizionali presenti sul territorio nazionale. Sono 79 i prodotti che si sono aggiunti rispetto allo scorso anno e che sono andati ad incrementare sul territorio nazionale il patrimonio di specialità che sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo”. Risultati che confermano la grande opportunità offerta ai turisti di acquistare i prodotti della dieta mediterranea, conside-

rati indiscutibilmente essenziali per garantire buona salute e un importante elemento di crescita delle giovani generazioni. Per conoscere con un touch le bellezze che i visitatori italiani e stranieri possono trovare nelle campagne, Coldiretti ha attivato “Farmersforyou”, la prima App per indicare ai visitatori italiani e stranieri dove dormire, mangiare o acquistare prodotti direttamente dagli agricoltori con oltre 10mila riferimenti. “Far-

mersforyou” dice dove trovare il vero cibo italiano garantito da Campagna Amica, la più grande Rete europea di vendita diretta degli agricoltori italiani che offre i prodotti e le eccellenze in fattorie e mercati lungo tutta la Penisola, ma anche gli agriturismi dove soggiornare e mangiare. Questi gli Agrichef premiati dalla Preside dell’Istituto Alberghiero Perotti, Rosangela Colucci:

1) Floriana Fanizza – Masseria Mozzone (Montalbano di Fasano – Brindisi) 2) Chiara De Miccolis – Masseria Salamina (Pezze di Greco – Brindisi) 3) Maria Colonna – Masseria La Calcara (Altamura – Bari) 4) Giuseppe Lillo – Masseria Tocchi di Puglia (Castellaneta – Taranto) 5)Serena Minunni – Masseria Serena (Conversano – Bari) 6) Marialuisa Mattiazzi – Masseria Giustiniani (Torricella – Taranto) 7)Barbera Riccardo – Masseria Barbera (Minervino Murge – Bari) 8)Alessandro Giuliani – Masseria Il Pino Grande (Castel del Monte – Bari) 9)Antonella Tarricone – Masseria Sei Carri (Andria – Bari) 10) Giovanna Sollecito – Masseria Revinaldi (Andria – Bari) 11) Mariangela Netti – Masseria La Lunghiera (Turi – Bari) 12) Pasquale Laera – Masseria Foggia Grande (Putignano – Bari) 13) Bettino De Bellis – Masseria del Crocifisso (Polignano – Bari) 14) Giuseppe Fanizzi – Masseria Fanizzi (Conversano – Bari) 15) Giovanni Barnaba – Agriturismo Laire (Alberobello - Bari) 16) Carlo Barnaba – Tenuta Chianchizza (Monopoli – Bari) 17) Giovanni Convertino – Agriturismo Torrenuova (Alberobello – Bari)

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Rassegna Stampa dal “Corriere della Sera”

Noi e «Il ragazzo di campagna»: pellegrinaggio sul set del film cult di Eleonora LANZETTI

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n nuovo cartello turistico sull’argine del Ticino attira i fanatici dei film anni 80: siamo sul set de «Il ragazzo di campagna». La freccia indica Cascina Casoni, località di Carbonara al Ticino, Pavia, un luogo ameno, avvolto da verde rigoglioso e silenzio. Questo era Borgo Tre Case, frazione di Borgo Dieci Case, il paese immaginario che faceva da sfondo alle vicende di Artemio, il contadino dalle battute diventate un cult, interpretato dal giovane Renato Pozzetto. Da qualche giorno il via vai di curiosi alle prese con gite, selfie e foto ricordo, è aumentato. Chi ha preso casa qui, dopo diversi anni, di certo non immaginava che l’interesse fosse ancora così vivo dopo 33 anni:«Volevo vivere in mezzo al verde, nella tranquillità assoluta a pochi minuti dalla città, e così mi sono innamorato subito di questo posto — racconta Gavino Starone, uno dei proprietari ai Casoni — I miei vicini con orgoglio mi hanno subito messo al corrente. Solo dopo ho capito di aver fatto il rogito per un set cinematogra-fico». Un paesello che molti cercano da tempo con scarsi risultati. In Inter-

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net spuntavano come funghi le testimonianze di chi diceva di abitare nell’artefatto Borgo Tre Case. Alcune di queste portavano in Brianza, altre nel cremonese, altre ancora a Lodi. Nel 1984, invece, Castellano e Pipolo (i registi del film, ndr) avevano percorso la Strada del Canarazzo, poco fuori Pavia, e si erano lasciati conquistare dalle quattro case che il comune ora ha voluto segnalare come meta di culto nazional popolare. Colori diversi e nessuna traccia di osterie o campanili, oggi. «Chissà dove si trovava la ferrovia su cui passavano i treni che gli anziani del paese si sedevano a guardare?», si domanda uno dei ragazzi venuto qui a scattare foto. I residenti fanno da Cicerone.  Grazia, ai Casoni è nata, e durante le riprese ha ospitato Pozzetto: «Avevo 17 anni quando ho visto tutta la carovana della produzione scendere dall’argine — ricorda — Sono rimasti qui tre giorni, erano entusiasti. Renato, soprattutto, continuava a ripetere che da noi si mangiava benissimo e che amava questo posto». Una trama semplice costruita attorno a un tormentone dopo l’altro, tanto da riportare in

questi luoghi centinaia di persone. Il giro continua, Grazia è una fonte di aneddoti: «Ci chiedono spesso dove sia il campanile che si vede nel film, o dove passava il treno. Il campanile venne costruito apposta dalla produzione, era di compensato. Una volta finite le riprese ce lo lasciarono per qualche settimana, poi vennero a riprenderselo. La leggendaria scena del treno, invece, fu girata qui con i vecchietti del posto che venivano a giocare a scopa all’osteria. Accettarono tutti di interpretare un cammeo nel film. Ovviamente qui non c’è nessuna ferrovia, il treno passa più in là, verso la tangenziale». Si riconoscono i campi di Artemio e Mariarosa, e la lingua di terra battuta che la madre del contadino scendeva in tutta fretta per andare a rispondere alla telefonata del figlio, andato a Milano in cerca di fortuna. Mettendo a confronto le foto di scena e il piccolo borgo di oggi, ci si accorge immediatamente di un particolare: l’osteria non c’è più. In questa parte di «scenografia» ora vivono Monica, Matteo e il simpatico cucciolo Luisa. Il loro campanello suona spesso e volentieri, e qualche racconto non www.foglie.tv


si nega di certo:«incredibile come a distanza di 33 anni ci sia così tanta gente desiderosa di venire a vedere il paese del ragazzo di campagna — racconta Matteo —. Solitamente si presentano alla nostra porta perché vogliono addirittura mangiare, poi quando si accorgono che al posto del bancone e dei tavoli c’è il nostro salotto, capiscono che qualcosa non quadra». Chi cerca la casa di Artemio è costretto ad allungare l’itinerario in Lomellina. Ai Casoni la casa in cui viveva Renato Pozzetto non c’è mai stata: si trova a Molino d’Isella, una frazione di Gambolò. Occupata abusivamente per 26 anni, la casa rischiava di crollare, fino a che nel 2011 il comune la mise all’asta e venne acquistata da un privato che ne aveva subito il fascino per la posizione di assoluta tranquillità, incurante e inconsapevole della fama che aveva. Trovarla non è affatto semplice, eppure non passa giorno che per i sentieri del Parco del Ticino non si avventuri qualche fan. Durante i fine settimana, poi, le presenze davanti al cancello del casolare si moltiplicano. Anche oggi un ragazzo sta scattando foto. Si chiama Oscar Benvenuti e viene definito un «Pozzettologo». Dell’attore conosce praticamente tutto:«Sono venuto qui per avere qualche immagine da mettere nel sito che aprirò a breve, interamente dedicato a Renato Pozzetto. Sono un grande estimatore». Un vero itinerario tra set ci-

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nematografici, questo fazzoletto di terra pavese. Infatti nella medesima località, poco distante dalla casa di Artemio, c’è un’altra location scelta da Castellano e Pipolo. È la cascina de «Il bisbetico domato». A cinque-

cento metri dal borgo del ragazzo di campagna, nell’ansa del Ticino, c’era invece il ristorante della Wilma, dove Pozzetto e Celentano girarono la scena del pranzo con l’ufo in «Ecco noi, per esempio». La lista delle ambientazioni sull’argine del fiume, nei borghi e nelle risaie, è lunghissima. «Sono parecchi i film girati tra queste zone — spiega Starone dei Casoni — .E in giro è facile incontrare veri e propri cinefili degli anni 80. Un giorno qui sono arrivati alcuni ragazzi espertissimi: hanno un sito www.davinotti.com  in cui vengono recensiti migliaia di film, compresi quelli ambientati dalle nostre parti. Sarebbe interessante se nascesse un percorso turistico a livello provinciale». Mentre ai Casoni proseguono racconti e ricordi, un ciclista nota il cartello e la scena si ripete. Scende dalla bici, prende il cellulare, e gira un video canticchiando «Beato te, contadino...».

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FOGLIE n.5/2017  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

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