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Agricoltura • Agroalimentare • Turismo RURALE

per qualche dollAro in più Gruppo di multinazionali controlla filiera alimentare mondiale agricoltura

Pac, le novità previste con la revisione Cai – Coldiretti, alleanza per l‘innovazione zootecnia

Filiere latte e carne fra leggi, progetti e innovazioni

N° 19 • 1 novembre 2017


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ditoriale

1 novembre 2017 - n.19 - Anno 12

per qualche dollaro in più

Quindicinale di Agricoltura Agroalimentare Turismo RURALE

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Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

n pugno di multinazionali controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale. E’ l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con WalMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta. Il miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato. A monte della produzione agricola al termine delle tre mega fusioni in atto tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (alle quali si aggiunge la pianificata fusione con Sinochem nel 2018), tre sole società, sottolinea la Coldiretti, potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale. Una situazione senza precedenti che ha fatto scattare le preoccupazioni della stessa Commissione Europea che ha deciso di aprire un’indagine approfondita sull’ope-

razione per verificare se la fusione tra Bayer e Monsanto limiti la concorrenza nei settori delle sementi e degli agrofarmaci. A valle della produzione agricola all’incirca il 90 % del mercato globale dei cereali è controllato da soli quattro gruppi mondiali, vale a dire Adm-Archer Daniels Midland (Usa), Bunge (Usa), Cargill (Usa), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100. Nella distribuzione organizzata i 10 più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali, che ammontavano in totale a 7,5 mila miliardi di euro, con il primo gruppo WalMart che fattura da solo 262,5 miliardi di dollari. Di recente Amazon è sbarcata in questo mondo con l’acquisizione di Whole Foods e ci si attende che possa entrare nella Top 10 della distribuzione nell’arco di un decennio. Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto aumenta quasi sette volte dal campo alla tavola per colpa delle distorsioni e delle speculazioni.


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ommario

5 editoriale

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PER QUALCHE DOLLARO IN PIù Poche multinazionali controllano alimentazione

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FUSIONI Nascerà il più grande oligopolio agricolo della storia?

PAC Le novità previste con la revisione

10 laVori forestali Occhio alla sicurezza

19 FUNGHI

Mostra micologica a Monopoli

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20 AGRICOLTURA URBANA

eventi

Intesa fra Città Metropolitana ed Università baresi

28 ASSOPROLI BARI

“Strategie e creazione del giusto valore per l’olio”

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12 ZOOTECNIA 4.0

Per incrementare il valore alla filiera

Progetto promozione “made in” 100%

18 FIERAGRICOLA VERONA

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14 OPERE A VERDE

Passi avanti per detrazioni fiscali

rassegna stampa

Sarà la capitale del latte e della zootecnia

Prezzi più remunerativi e maggiori controlli

Collaborazione tra Fiere di Parma e Verona

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13 FILIERA CARNE

27 LATTE OBBLIGO ETICHETTA

16 NASCE WI-BEV

florovivaismo

zootecnia

AGRICOLTURA

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30 RUSSIA SUPERPOTENZA AGRICOLA A “causa” del riscaldamento globale


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gricoltura

DALLA RASSEGNA STAMPA ESTERA DI AGRIPRESS

SEI SOCIETÀ PROSSIME ALLA FUSIONE: POTREBBE NASCERE IL PIÙ GRANDE OLIGOPOLIO AGRICOLO DELLA STORIA

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ei colossi dell’agricoltura sono prossimi alla fusione, che darebbe vita a tre diverse società: le ripercussioni a livello mondiale e l’impatto che questo evento potrebbe avere sul sistema alimentare rendono inquieti sia i consumatori che gli agricoltori. Gli alti dirigenti di Bayer, Monsanto, Dupont, Dow Chemical e Syngenta sono stati ascoltati dalla commissione giustizia del Senato degli Stati Uniti a Washington e hanno sostenuto le proprie argomentazioni sul perché le autorità di regolamentazione federali dovrebbero approvare queste megafusioni, che andrebbero a riorganizzare in maniera radicale l’agricoltura mondiale. I dirigenti presenti hanno sostenuto che le fusioni proposte permetterebbero di combinare le competenze aziendali e permetterebbero una maggiore efficienza nel servire agricoltori e consumatori. Tuttavia, rimane da capire se i benefici di una maggiore efficienza siano superiori agli effetti negativi di una simile concen-

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trazione, come i possibili aumenti di prezzo e una minore concorrenza sul mercato. In sostanza, si può credere che queste tre aziende accompagneranno consumatori e agricoltori in un mondo che possa nutrire la crescente popolazione mondiale in maniera responsabile. Roger Johnson, presidente della National Farmers Union, ha messo in guardia i senatori, sostenendo che l’approvazione delle fusioni non solo porterebbe ad un aumento dei prezzi, ma anche ad un minor numero di innovazioni e di prodotti tra cui gli agricoltori potranno scegliere. “Nel nostro settore, il cambiamento è in atto. Gli agricoltori traggono vantaggio da aziende che investono di più in nuove tecnologie”, afferma Robb Fraley della Monsanto. Fraley fa notare come 15 anni fa, la Monsanto investiva 300 milioni di dollari in ricerca e sviluppo; quest’anno ha investito 1,5 miliardi di dollari. A titolo di paragone, spiega, importanti imprese del settore tecnologico, come Apple, spendono fino a 10 miliardi di dollari

l’anno in ricerca e sviluppo. Le aziende hanno omesso di dire, però, che ad eccezione della Bayer, i giganti europei e statunitensi hanno registrato una contrazione delle vendite. Da questo punto di vista, le fusioni sono funzionali tanto al mantenimento del profitto (e all’essere finanziariamente sane) quanto allo sviluppo di nuove tecnologie. Non si tratta solo di agricoltori statunitensi che necessitano di strumenti tecnologicamente più avanzati, ma anche della lotta che le grandi imprese agricole stanno combattendo, nonostante la loro efficienza e le loro invenzioni, contro un mercato statunitense che esige strumenti che permettano agli agricoltori di coltivare cibi biologici e naturali in modo più semplice e più redditizio. Se questa tendenza si confermerà non è ancora dato sapere. Per ora, le fusioni sono un chiaro segno che le compagnie che investono in sementi e prodotti chimici high-tech stanno attraversando una fase difficile e ritengono che questa sia la sola strada per uscirne.

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Pronta per la votazione del 9 novembre al Parlamento europeo

AGRICOLTURA: ECCO LE NOVITÀ PREVISTE CON LA REVISIONE DELLA PAC

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a revisione di medio termine della Politica Agricola Comune (PAC) è in dirittura di approvazione. La votazione al Parlamento europeo è prevista per il 9 novembre prossimo. Sette gli aspetti su cui si è concentrato l’accordo tra il Consiglio e il Parlamento. Nell’accordo viene mantenuta la definizione di agricoltore attivo, disciplinata nel 2013 per evitare che le risorse PAC finissero nelle mani di chi agricoltore non è, ma con la possibilità di deroghe specifiche strumentali a contenere il carico amministrativo degli Stati Membri previa approvazione della Commissione. Sul versante dei pagamenti diretti, per tutti gli agricoltori che investono oltre il 75% della propria superficie agricola in leguminose e foraggere e per tutti coloro che lasciano a riposo oltre il 75% della loro superficie l’obbligo del greening viene cancellato, indipendentemente dall’ampiezza dell’azienda, risolvendo il problema dei medicai. Sempre sul greening, l’obbligo del focus ecologico viene eliminato per tutti coloro che lasciano a riposo oltre il 75% della loro superficie e viene valorizzato il ruolo ambientale delle azoto fissatrici. Inserita la possibilità per gli Stati Membri del raddoppio delle risorse per i pagamenti diretti ai giovani agricoltori mentre sarà possibile rivedere annualmente i settori beneficiari degli aiuti accoppiati, in chiave anticiclica.

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Sulla gestione del rischio in agricoltura è stato finalmente proposto di abbassare la soglia di indennizzo contemplata per il nuovo meccanismo di stabilizzazione dei redditi settoriale che è stato anche esteso alle assicurazioni, portando al 20% la perdita di prodotto necessaria per l’attivazione del pagamento del premio. È stata anche innalzata dal 65 al 70% l’intensità del contributo pubblico e introdotta la possibilità di utilizzare indici economici per la misurazione delle perdite. Nell’ambito dello sviluppo rurale vi è l’indirizzo di rafforzare gli effetti delle provvidenze per il primo insediamento dei giovani, la partecipazione ai regimi di qualità e gli investimenti

effettuati dagli agricoltori nell’ambito dei piani di sviluppo rurale. Relativamente alle misure di mercato, invece, la direzione è di dare maggiore forza contrattuale alle formule organizzative degli agricoltori. Le Organizzazioni di Produttori (OP) e AOP (Associazioni di Organizzazioni) operanti nel settore lattiero caseario potranno avvalersi della contrattualizzazione scritta obbligatoria e le misure del pacchetto latte vengono estese oltre il 2020. Inoltre, c’è la proposta di revisione dell’intervento per affrontare le crisi di mercato, dando immediatezza alle misure di riduzione della produzione, utilizzate con successo durante la crisi del latte.

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gricoltura

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I rischi legati all’uso delle motoseghe

Lavori forestali: occhio alla sicurezza

lavori in bosco sono riconosciuti essere fra i più onerosi e pericolosi, poiché sono continuamente esposti a differenti rischi e a notevoli probabilità di infortuni. In tale contesto si inserisce la necessità di un sistema di gestione delle sicurezza che, richiedendo differenti livelli di intervento nei confronti dei diversi soggetti coinvolti, ne stabilisca anche i livelli di responsabilità legale. Questi sono stati i temi discussi dal workshop “Cantieri forestali e sicurezza in bosco: realtà e prospettive”, un contributo proposto, in occasione di Agrilevante, salone biennale dedicato all’innovazione tecnologica delle macchine e attrezzature agricole, agroalimentari e forestali, dal Dipartimento di Scienze Agro-ambientali e Territoriali (DISAAT) dell’Università di Bari. Un confronto tecnico-scientifico tra gli addetti ai lavori forestali, nonché una specifica occasione di aggiornamento professionale per coloro che operano in ambiti lavorativi non regolamentati, come appunto gli operatori forestali, anche alla luce delle recenti normative (UNI 11660). “L’introduzione sempre più spinta della tecnologia da parte delle imprese forestali non può prescindere dalla sicurezza degli operatori – ha sostenuto Raffaele

Cavalli, direttore del Dipartimento TESAF dell’Università di Padova – e l’una e l’altra sono strettamente legate alla formazione degli operatori, i quali non devono accedere a un cantiere se non adeguatamente formati”. Particolarmente importante è il training formativo sul corretto utilizzo della motosega e dei dispositivi di protezione individuale alla luce dell’attuale normativa. “L’utilizzo della motosega può diventare molto pericoloso senza un’adeguata preparazione - ha sottolineato Danilo Monarca del Dipartimento DAFNE dell’Università della Tuscia-Viterbo - ed è un fatto che anche chi ha lavorato con tale macchina per anni commette errori fonte di pericolo”. “L’operatore addetto alla motosega deve prima conseguire l’idoneità psico-fisica e anche mentale a questo lavoro – ha aggiunto Monarca – e per

questo il percorso formativo dell’operatore forestale deve comprendere una parte teorica e una parte pratica, ben più corposa e indispensabile. In aula un docente dovrà avere non più di 20 futuri operatori, e nel bosco un istruttore dovrà seguirne non più di cinque”. “Dannoso per gli operatori è anche il rumore, perciò è decisiva la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione a esso durante il lavoro - ha evidenziato Paolo Balsari, direttore del Dipartimento DISAFA dell’Università di Torino – e ad un livello di decibel superiore a 80 l’utilizzo di otoprotettori adeguati è consigliabile, ma fra 85 e 87 è indispensabile (oltre 87 si è fuori legge). Gli otoprotettori utilizzabili sono le cuffie auricolari, gli inserti sfusi con cordino, gli inserti con archetto”.

La filiera agricola per crescere ha bisogno di tecnologia

Progetti innovativi: i contoterzisti (Cai) si alleano a Coldiretti

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a Confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori italiani (Cai) e Coldiretti hanno siglato a Cernobbio, al 16° Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione (organizzato da Coldiretti in collaborazione con Studio Ambrosetti) un accordo triennale per il “Piano di azione per l’innovazione e la competitività nella meccanizzazione in agricoltura”. “L’accordo – dice il presidente di Cai Gianni Della Bernardina- persegue obiettivi educativi, scientifici, sociali e culturali, di difesa dell’ambiente e di valorizzazione del patrimonio rurale e paesaggistico. Cai e Coldi-

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retti sono convinte che la crescita della filiera agricola italiana passi attraverso la promozione della tracciabilità, della distintività del prodotto agricolo e dell’innovazione tecnologica”. Coldiretti e Cai si impegneranno per l’obiettivo indicato dal Mipaaf di almeno il 10% di aziende agricole che utilizzeranno le tecnologie innovative entro il 2021. Entro 30 giorni a tal proposito istituiranno una apposita Commissione composta da 4 membri (2 per organizzazione). Secondo i dati annuali Crea, il volume d’affari del contoterzismo è circa 3,7 mld di €, la superficie lavorata in conto terzi è di quasi 6,4

mln di ettari, pari al 50% della superficie agricola utile (sau) nazionale, infine le imprese agromeccaniche professionali sono 9.800.

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ootecnia

Per incrementare il valore alla filiera

Zootecnia 4.0 e contoterzisti di Rino PAVONE

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resentato nei giorni scorsi “PoliSPEC”, un piccolo strumento prodotto dalla giovante start up italiana ITPhotonics in grado di misurare il contenuto di nutrienti nei foraggi direttamente in campo. Affrontato anche il tema del contoterzismo, sempre più centrale per incrementare il valore lungo tutta la filiera agricola, anche quella zootecnica. Per i contoterzisti sarà sempre più importante poter dichiarare l’esatto contenuto di sostanza secca,  proteine, ceneri, fibra grezza, NDF, ADF, ADL ed altri elementi se necessari di una balla di foraggio. Una buona zootecnia parte dal campo. L’incontro ha visto la partecipazione di oltre cento tra i principali specialisti e professionisti del settore zootecnico, lattiero caseario, mangimistico e del settore della ricerca. Sono intervenuti Giuliano Oldani di Apima Lodi, Sante Faresin (presidente di ITPhotonics), Jacopo Ferlito (cofondatore di ITPhotonics), Francesco Masoero (Univ. Cattolica), Nico Brogna (Univ. di Bologna) e Igino Andrighetto (Univ. di Padova), Matteo Boggian (Maccarese), Luciano Bertocchi (Gruppo Veronesi), Helmut Mittermair (Consulente per il Biogas) e Claudio Destro (vice presidente Associazione Italiana Allevatori). Il poliSPEC emette un raggio di luce infrarossa (NIR è un acronimo della lingua inglese  Near Infrared Ray) innocuo, che

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puntato sulla massa da analizzare genera una reazione che viene letta e, grazie al software, trasformata in precise misurazioni del contenuto di nutrienti. La maneggevolezza dello strumento e l’immediatezza dei risultati permettono di ripetere l’operazione in qualsiasi momento, in campo, in trincea, in stalla e sulle feci. La precisione è comparabile a quella della strumentazione di laboratorio, e ciò che si legge sul display può influenzare le decisioni sia a monte sia a valle della filiera. “Le macchine dove è stato montato il NIR della ItPhotonics hanno permesso di raccogliere dati nell’interesse dell’azienda agricola e nell’ottica dell’Agricoltura 4.0 – dichiara Giuliano Oldani –. Per esempio è stato possibile ridurre molti sprechi. La mentalità diffusa è di seminare il mais che può superare i 1.000 ql/ha. In molti casi ci si scorda che è la qualità del prodotto che determina il suo valore. Infatti una varietà di mais, con una resa in peso del 20% - 30% in meno, può presentare amidi e zuccheri molto più alti. Anche nella raccolta del trinciato e del fieno si sono apprezzati dei vantaggi con tagli mirati a raccogliere meno ceneri”. L’impatto dell’attività agromeccanica sulla filiera zootecnica può diventare molto rilevante. “Il 98% della raccolta con trince semoventi e mietitrebbie è fatta dai contoterzisti. La possibilità di raccogliere in campo i dati di produzione del foraggio

permette agli agromeccanici di fornire alle aziende zootecniche informazioni determinati per pianificare l’utilizzo del foraggio con meno sprechi,  prendere decisioni mirate e creare maggiori efficienze”. Si crea il presupposto per un’alimentazione intelligente degli animali in grado di aumentare il benessere delle mandrie, ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e di migliorare le produzioni riducendo i costi di produzione perché più la qualità del foraggio è elevata e minore è il suo consumo da parte dell’animale. La possibilità di disporre di misure precise, in tempo reale e in continuo, comporta benefici a tutte le figure economiche che operano nel settore dell’alimentazione animale e delle produzioni di foraggio. Il poliSPEC può, infatti, essere utilizzato per (1) misurare le capacità nutritive dei  foraggi durante la raccolta, raccogliendo i dati che nel tempo permettono di ottimizzare i tempi e le modalità di raccolta, e non solo, al fine di avere un prodotto sano e più performante ai fini dell’insilamento; (2) misurare la funzionalità delle macchine che preparano la miscela alimentare (carri miscelatori); (3) misurare la capacità degli animale di “selezionare” in mangiatoia gli ingredienti miscelati e addirittura (4) misurare il contenuto della razione che è passata per l’intestino dell’animale ma che non è stato digerito. www.foglie.tv


CONSUMI: ADDIO A 1 FETTINA SU 4 (-23%)

DALLA PUGLIA PROGETTO PROMOZIONE FILIERA CARNE 100% ‘MADE IN’

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ontro il calo dei consumi che ha portato alla chiusura di ben 3800 stalle in Puglia in 10 anni, parte un percorso di promozione della filiera carne 100% made in Puglia che punta ad un’adeguata remunerazione dell’impresa con un prezzo minimo garantito e maggiori tutele sui mercati, a beneficio degli allevatori e dei consumatori. “Viene dall’estero il 45% della carne bovina consumata – ha denunciato Giorgio Apostoli, Capo Servizio Zootecnia di Coldiretti Nazionale, a Bari per incontrare gli allevatori pugliesi coinvolti nel progetto di filiera - senza il valore aggiunto di sicurezza e sostenibilità garantita dall’italianità e occorre investire per far tornare gli animali nelle aree interne del Paese dopo anni di abbandono che hanno provocato perdita di opportunità economiche e di lavoro. Per invertire la tendenza e tornare a far crescere il patrimonio la soluzione è puntare su qualità e ecostenibilità, portando sulle tavole dei consumatori un prodotto sempre più d’eccellenza”. Sono oltre 3mila le aziende zootecniche in Puglia che salvaguardano un patrimonio di oltre 60mila bovini da carne. Il percorso di filiera punta alla specializzazione delle razze, ad aggregare in maniera più efficace gli operatori della filiera, in modo da garantire il percorso del prodotto dalla stalla alla distribuzione. E’ un’opera-

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zione utile a promuovere un comparto vitale per l’economia agricola pugliese. Assocarni e Coldiretti hanno dato vita insieme ad una esclusiva piattaforma di dialogo con valenza nazionale e territoriale per far crescere gli allevamenti italiani e valorizzare l’intera filiera nell’interprofessione. Il patto getta le basi per tutelare insieme sia dal punto di vista istituzionale che economico i produttori italiani di carne valorizzandone il lavoro con un corretto e trasparente dialogo

interprofessionale e contrattuale. La sostenibilità della carne va incontro a una richiesta specifica da parte dei consumatori, sempre più attenti alla qualità e al valore ambientale di quanto portano in tavola. Non a caso il 45% degli italiani che privilegia quella proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine secondo l’indagine Coldiretti/Ixe.

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lorovivaismo

Soddisfazione Anve

Passi avanti per le detrazioni fiscali delle opere a verde

è

stato approvato dal Consiglio dei Ministri l’emendamento che concede, nella legge di bilancio, i fondi necessari per la detrazione fiscale del 36%  delle opere relative al verde privato, il cosiddetto Bonus Verde.  Si tratta dunque di una misura importante per la filiera florovivaistica che apporterà benefici per i produttori, i commercianti, i paesaggisti e, ovviamente, per i cittadini che adotteranno tale incentivo. Il Disegno di Legge, che ha visto come primo firmatario il Senatore Susta, prevede specifici incentivi per la realizzazione di interventi di riqualificazione e recupero di aree da destinare a zone verdi con l’obiettivo di implementare il verde privato e renderlo un fattore essenziale di sviluppo delle città. La detrazione fiscale del 36% sarà applicata alle spese sostenute e documentate per le sistemazioni, il recupero e la realizzazione del verde finalizzati all’assorbimento delle polveri sottili, alla mitigazione dell’inquinamento acustico e alla riduzione delle escursioni termiche. L’agevolazione fiscale è rivolta ai proprietari di unità immobiliari comprese altresì le unità condominiali. Tale risultato è frutto dell’impegno dei rappresentanti di  tutta la filiera florovivaistica  i quali hanno saputo interpretare bene le esigenze degli operatori professionali e dei cittadini portandole all’attenzione delle amministrazioni nazionali e del Parlamento Italiano con l’aspettativa che si possa dare nuova linfa al mercato nazionale di piante e fiori. “Ora ulteriori e nuove sfide riguarderanno il nostro settore,  dichiara  Marco Cappellini – presidente ANVE, sfide che richiedono la massima attenzione da parte della filiera: riconoscibilità internazionale della qualità dei prodotti e dei processi, supervisione e adeguamento ai nuovi requisiti fitosanitari europei, riconoscibilità e rappresentanza del nostro settore nel nuovo quadro della ristrutturazione del Ministero delle Politiche Agricole, comunicazione e promozione, attività istituzionali contro il continuo boicottaggio dei nostri

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prodotti per cause fitosanitarie (es. Xylella fastidiosa) nonché la predisposizione di accordi bilaterali con i Paesi terzi per allargare i mercati.” Riceviamo e Pubblichiamo Oggi è una giornata importante per tutta la filiera del Florovivaismo composta da associazioni di Vivaisti, Floricoltori, progettisti del verde, tecnici, impiantisti, giardinieri e chiunque operi nel settore piante e giardini. E’ stata introdotta nella finanziaria l’incentivazione per il verde privato, con questo il “Pacchetto casa” è completo. Speriamo che ultimati i passaggi di legge anche chi deve ristrutturare il giardino o costruirlo possa fruire di sgravi e incentivi così come per le altri parti legate alle abitazioni private. Un passaggio importante in Italia per far ripartire il lavoro in questo settore che riveste pari importanza del verde pubblico, infatti i benefici che derivano da un giardino ben curato vanno oltre la proprietà privata e possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria nelle città. Aspetto da

non sottovalutare quello dell’emersione del lavoro nero, spesso offerto da improvvisati a basso costo perché privi di requisiti indispensabili per chi opera nei giardini: professionalità, sicurezza, attenzione per l’ambiente ecc. Oltre a valorizzare la professionalità di offrire servizi di progettazione, costruzione e manutenzione del verde c’è l’importante aspetto del gettito fiscale che potrà avere un sensibile aumento come ricaduta sul medio termine. Questo piccolo segnale da parte della politica di Governo offre ottimismo a tutti gli operatori che vi identificano un segno di orientamento verso maggiori attenzioni, ci auguriamo che sia il primo di tanti passi da compiere per raggiungere altre mete e obiettivi che ci permettano di raggiungere il livello di qualità nel verde pubblico e privato  presente negli agli altri Stati europei.

Francesco Mati Presidente del Distretto Vivaistico Ornamentale di Pistoia

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ootecnia

SCENARIO LATTIERO CASEARIO: CRESCONO LE CONSEGNE IN UE-28, PREZZI STABILI

FIERAGRICOLA DI VERONA SARÀ LA CAPITALE DEL LATTE E DELLA ZOOTECNIA

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arà Fieragricola la capitale del latte e della zootecnia, quando a Verona si ritroveranno, dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, tutti gli espositori della cosiddetta zootecnia di precisione: robot e impianti di mungitura, impianti per la preparazione e la distribuzione automatizzata dei mangimi, software e microchip per il controllo a distanza della mandria, degli impianti di ventilazione, dei sistemi per la pulizia delle stalle. Tre padiglioni su 10 saranno dedicati alle tecnologie e prodotti per la zootecnia, per la produzione zootecnica, le energie rinnovabili (padiglione 9); mostre e concorsi animali, animali da allevamento e genetica (padiglione 10); Eurocarne, salone delle soluzioni per la filiera corta delle carni, che avrà una forte interazione con tutto il segmento dell’allevamento e dell’ospitalità rurale (padiglione 12). Le nuove tecnologie digitali, insieme alle pratiche per migliorare il benessere animale, la multifunzionalità aziendale, l’applicazione di economie di scala (attuabili magari ricorrendo ai servizi per conto terzi), saranno la strada per produzioni più sicure sul piano della salubrità e della qualità e più sostenibili sul versante economico, ambientale e sociale. I concorsi nel ring. Tre, in particolare, saranno i concorsi degli animali, realizzati in collaborazione con l’Associazione italiana allevatori, da sempre partner di Fieragricola. Accanto agli eventi consolidati, come il Dairy Open Holstein Show (appuntamento internazionale dedicato alla razza Frisona) e alla mostra nazionale della razza Bruna (nel 2020 impegnata proprio a Verona nella gara europea), la grande novità del 2018 sarà il concorso europeo della Limousine, forse la più prestigiosa delle razze da carne allevate in Italia. Spazio a suini, bovini da carne, avicoli.  Particolari eventi, inoltre, saranno dedicati alla suinicoltura (eventi di Crefis, il Centro ricerche delle filiere suinicole, e 3tre3), all’avicoltura, alla carne bovina e alla nutrizione, grazie alla partecipazio-

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di Rino PAVONE ne, fra gli espositori, di Assalzoo, associazione di riferimento nazionale per i produttori di mangimi. Il Milk Day. Grazie alla collaborazione di Fieragricola con NewBusiness Media, il 2 febbraio sarà celebrato il Milk Day, con approfondimenti e studi dedicati a tutta la filiera lattiero casearia. Il futuro del latte. Nei giorni scorsi, Verona ha ospitato un incontro tra importanti gruppi internazionali, organizzato da Clal.it, portale di riferimento mondiale per il settore lattiero caseario, i cui dati evidenziano per il periodo gennaio-agosto 2017 un incremento delle consegne di latte nell’Unione europea dello 0,08% su base tendenziale. Così, se Germania e Francia hanno rallentato le produzioni, con una flessione rispettivamente del 2,3% e del 2,4% in confronto allo stesso periodo del 2016, segnano invece una tendenza positiva nelle consegne Italia (+2,9%), Irlanda (+8,1%), Polonia (+4,5%), Repubblica Ceca (+5%), Romania (+6,2%), Spagna (+0,8%), Bulgaria (+11,8%), Austria (+0,6%), Belgio (+1,4%), Lussemburgo (+0,4%) e Cipro (+9,8 per cento). Il livello complessivo della produzione nella Ue-28 nei primi otto mesi del 2017 ha raggiunto quota 105.652.000 tonnellate, 83.000 tonnellate in più su base tendenziale. Lo scenario, secondo gli analisti del team di Clal.it, non dovrebbe influire negativamente sui prezzi, che si mantengono elevati in tutta Europa (Friesland Campina, realtà cooperativa olandese fra le più importanti al mondo, con oltre 18mila allevatori associati, ha garantito un prezzo per il latte crudo a ottobre 2017 di 41,75 euro per 100 chilogrammi, con un aumento di 1,25 euro rispetto al prezzo garantito per settembre; prezzo che sale a 49,50 euro/100 kg in caso di produzione biologica). La proiezione del bilancio (domanda e offerta) in equivalente latte al 31 dicembre dovrebbe segnare per tutto il 2017 un saldo negativo. Tuttavia, Clal.it rileva un riequilibrio nelle produzioni di materia grassa (aspetto che potrebbe influire sui listini del burro) e una tenden-

za ad aumentare le produzioni lattiere dallo scorso mese di giugno. Qualora le esportazioni dovessero segnare una battuta d’arresto e le produzioni di latte dovessero aumentare notevolmente, non si può escludere una frenata dei prezzi. Per ora, il bilancio è soddisfacente. Nei primi otto mesi del 2017 sono infatti cresciute le esportazioni europee di formaggi (+6,8%), di SMP (+43,3%), di WMP (+1,9%), di latte per l’infanzia (+13,4%), di yogurt (+11 per cento). Sono diminuite, nei primi otto mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2016 le esportazioni di latte e panna (-8,1%) e di burro (-18,8 per cento). Una situazione che impone molta prudenza agli allevatori, i quali dovrebbero ad oggi puntare più sulla sostenibilità delle produzioni che sulla mera quantità.

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venti

Nuova rassegna espositiva congiunta dedicata alle tecnologie per vini e bevande

COLLABORAZIONE TRA FIERE DI PARMA E VERONA: NASCE WI∙BEV

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i chiama WI-BEV la nuova iniziativa fieristica a doppia targa, Parma e Verona, dedicata al settore delle tecnologie per il wine&beverage (www.wibev.com), un settore che per il solo comparto dei macchinari, attrezzature e tecnologie per la viticoltura e l’enologia pesa 3,6 miliardi di euro dei quali il 70% derivanti dall’export (fonte dati Istat 2016). La preview (su invito)  dell’International Wine&Beverage Technologies Event, co-organizzato da Fiere di Parma e Veronafiere, guidate rispettivamente da Gian Domenico Auricchio e Maurizio Danese, è in programma dal 4 al 5 dicembre nell’abito di wine2wine, la piattaforma di aggiornamento, formazione e networking di Vinitaly-Veronafiere a supporto dell’attività imprenditoriale del settore vitivinicolo. La nuova rassegna è già in calendario dal 4 al 5 dicembre 2018.    Tra Veronafiere e Fiere di Parma la collaborazione è storica. Da Vinitaly Cibus in Russia e Cina nel primo decennio del Duemila, alle recenti iniziative congiunte negli USA sotto l’ombrello del piano di promozione del made in Italy del MISE attuato da ICE-Agenzia, fino all’ultima edizione di Sol&Agrifood (rassegna dell’alimentare di qualità che si svolge ogni anno in concomitanza di Vinitaly) con Cibus Connect.  «La partnership con Parma è funzionale a due realtà fieristiche che rappresentano con le rispettive rassegne

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settori portanti del Made in Italy, sia in termini di valore dell’export, sia di immagine del sistema paese. Al contempo, questo accordo rafforza la competitività del sistema fieristico italiano come leva per il business dei propri clienti, che sono in primis piccole e medie aziende e grandi gruppi industriali. Veronafiere è il primo organizzatore diretto in Italia e con Vinitaly ha creato un sistema a rete che si espande sia a livello internazionale con Vinitaly International, la sua Academy, wine2wine per la formazione e il networking, sia abbraccia il mondo delle tecnologie per la cantina e il frantoio con Enolitech. Con questa operazione miriamo ad offrire al nostro mondo imprenditoriale di riferimento una opportunità in più promossa da due player specializzati nei rispettivi comparti», evidenzia Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa. Strategica è inoltre la collocazione a calendario di WI BEV dopo il momento della vendemmia, ovvero in un periodo dell’anno che consente alle aziende del vino dell’emisfero nord di partecipare all’evento senza penalizzare l’agenda produttiva. L’offerta italiana di macchine e impianti per il settore vitivinicolo, sia in campo sia in cantina, è all’avanguardia e continua ad innovare per rispondere alla crescente domanda di qualità ed efficienza proveniente dal tutto mondo.   WI-BEV - International Wine & Beverage Technologies Event (www.

wibev.com) - è una iniziativa che amplia il concetto di fiera espositiva, proponendosi come luogo di incontro e confronto tra le migliori aziende di prodotti e servizi nel settore vitivinicolo, della distillazione e del beverage e i fruitori della filiera. L’obiettivo è quello di accelerare la comprensione delle innovazioni e la loro introduzione nel ciclo produttivo, per far crescere in qualità e competitività le imprese. La concomitanza con wine2wine permette la sinergia con un momento di incontro e formazione qualificato e già consolidato che vede la partecipazione di 1.500 cantine ad oltre 70 workshop con più di 100 relatori internazionali. Per garantire la qualità dei contenuti, per l’ambito enologico WI-BEV si avvale della consulenza scientifica di Assoenologi.

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gricoltura

Associazione micologica “UPaprazz”: non abbassiamo la guardia!

Funghi: stagione nera per l’estate record

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e l’annata 2017 si preannuncia strepitosa per la salute e la qualità delle olive da olio, complice una estate siccitosa e prolungata che ha di fatto neutralizzata i temutissimi attacchi della mosca, altrettanto non si può dire della raccolta fungina pressoché scarsa, in particolare nel sud Italia a causa della carenza di piogge nei mesi clou di settembre, ottobre, ad eccezione di alcune zone del Gargano e della Sila. Gli unici versanti battuti del meridione che hanno regalato soddisfazioni, seppur magre, ai cercatori professionisti ed hobbisti . “Una penuria che può far registrare un’impennata dei prezzi di quelle specie più pregiate come i porcini, con il rischio che vengano spacciati come italiani funghi d’importazione” – annuncia Coldiretti allertando ad un’opportuna verifica del luogo di raccolta o di coltivazione in etichetta che da quest’anno, si precisa, sono obbligatori per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi -. Sebbene la stagione fungina si è palesata sfavorevole, l’Ass. Micologica “U Paprazz” di Monopoli, continua a mantenere alta l’attenzione sul complesso e quanto mai bizzarro mondo fungino, replicando per il terzo anno consecutivo una manifestazione dal nome “I funghi, questi sconosciuti”, a ricordare che la prudenza non è mai troppa e, in caso di dubbi, è consigliabile consultare un esperto micologo, al fine di evitare spiacevoli episodi di intossicazione o peggio di avvelenamento. L’ Associazione “U Paprazz”, forte delle adesioni ricevute anche nei comuni limitrofi, in particolare a Polignano a Mare e Fasano - rispettivamente espresse nelle elezioni del presidente Gianni Labbate e del vicepresidente Gianni Ostuni – prosegue la sua opera di sensibilizzazione e formazione organizzando un ciclo di corsi per il rilascio o il rinnovo del patentino previsto per l’identificazione delle specie fungine. Di rilevante interesse anche la mostra micologica tenutasi nel weekend del 21-22ottobre, nella centralissima p.zza Vittorio Emanue-

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di Paola DILEO le di Monopoli. “Un appuntamento fisso ormai da tre anni – ha confermato il micologo dell’associazione

Vito Giliberti – malgrado trattasi di un’edizione sottotono per le oggettive difficoltà nel reperire la materia prima. Ma la passione ha avuto il sopravvento sulla siccità e le attente ricerche dei nostri soci, hanno prodotto un centinaio di specie di esemplari freschi da classificare per l’esposizione – ha aggiunto Giliberti visibilmente soddisfatto per aver assicurato una varietà, tra funghi mangerecci, tossici, velenosi e sospetti. Quest’ultima categoria per esempio, annovera un fungo dalla storia controversa, il clitocybe nebularis, noto col nome comune di fungo delle nebbie o nebbiolo; in passato uno dei funghi più consumati in Italia, mentre studi più recenti hanno assodato la sua tossicità, seppure incostante e variabile da esemplare a esemplare e da individuo ad individuo. Uno di quei casi oggetto di approfonditi studi scientifici che non escludono una riabilitazione. In attesa, meglio evitare!

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gricoltura

Siglato protocollo d’intesa fra Città Metropolitana, Università e Politecnico di Bari

Agricoltura urbana ed innovazione sociale nelle aree rurali

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l sindaco metropolitano, Antonio Decaro, insieme ai rettori dell’Università degli Studi e del Politecnico di Bari, Antonio Uricchio ed Eugenio Disciascio, al Presidente dell’Area di ricerca del Cnr di Bari, Michele Saviano, e al Direttore del Ciheam, Maurizio Raeli, ha siglato un protocollo d’intesa finalizzato allo sviluppo agro-ambientale del sistema territoriale. Si tratta di un intenso programma di intenti ed azioni che coinvolge tutti gli attori istituzionali interessati e consentirà di avviare interventi concreti, in materia agro-ambientale, nell’ambito del processo di pianificazione strategica della Città metropolitana. “Questo protocollo – ha dichiarato il sindaco Decaro - rappresenta da un lato uno strumento valido a sostegno della tutela e dello sviluppo della nostra filiera agroalimentare, del nostro territorio e dei modelli di impresa che possano supportare i processi di innovazione di settori per noi strategici, dall’altro un passo in avanti lungo il percorso che due anni fa 117 città europee, tra cui Bari, hanno deciso di intraprendere con il Patto di Milano. In occasione di Expo 2015, infatti, noi sindaci ci siamo impegnati a portare avanti nuove politiche finalizzate a promuovere stili di vita più sani, a ridurre gli sprechi di cibo e, in generale, a diffondere una cultura fondata sull’inclusione attiva anche attraverso i temi dell’alimentazione e della salute”. Il Protocollo prevede varie misure di intervento, in particolare: lo sviluppo dell’innovazione sociale nelle aree rurali con la valorizzazione dei beni e terreni pubblici e confiscati a finalità agroalimentare, l’attivazione di nuovi modelli

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di impresa agricola sostenibile; azioni di urban food strategy e di urban food policy contro le povertà alimentari, la lotta allo spreco attraverso azioni di recupero, riuso e riciclo (raccolta dell’umido), valorizzazione dell’agricoltura perirubana, diffusione di buoni stili di vita e nutrizionali, attivazione di start-up in campo agroalimentare ma

anche la tutela e valorizzazione degli ecosistemi rurali, costieri - marini, in particolare nei Parchi individuati nell’area della Città Metropolitana (Parco dell’Alta Murgia, Parco di Lama Balice, Parco di Lama San Giorgio-Giotta, Parco delle Lame) e nei Comuni del waterfront metropolitano.

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Miglioramento qualità suoli e sostenibilità energetica sistema serra

Gli incontri di Vueffe Consulting in Agrilevante 2017

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ueffe Consulting srl, società di consulenza e di progettazione con sede a Terlizzi (Ba), ha organizzato durante Agrilevante 2017 tre convegni su sostenibilità energetica del sistema serra e miglioramento delle qualità dei suoli agrari ed una tavola rotonda sul progetto RedK l’Hub che punta a mettere in relazione operativa agricoltori, mondo della ricerca, della formazione, della consulenza e della comunicazione per sviluppare e amplificare il trasferimento della conoscenza in agricoltura, e fornire supporto concreto alle imprese agricole esistenti ed alle imprese di nuova costituzione condotte da giovani. RedK Hub, progetto, messo a punto dalla divisione Innovazione di Vueffe Consulting con un

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importante partenariato ricco di competenze complementari, si propone di offrire a startupper ed imprenditori agricoli una serie di servizi integrati, mirati all’ottimizzazione del business, ed all’eccellenza qualitativa. Nell’ottica assolutamente inclusiva del PSR e del Partenariato Europeo per l’innovazione, la Vueffe Consulting è pronta ad arricchire ciascun Gruppo Operativo con l’adesione di altre aziende agricole e/o realtà industriali, professionali e della ricerca che vogliano contribuire alla buona riuscita del progetto pilota. Per quanto riguarda invece i due convegni, quello su sostenibilità energetica del sistema serra è stato incentrato sul progetto S.EN.SE., candidato a beneficiare degli aiuti del PSR Puglia 2014-2020 per l’innovazione in agricoltura, che intende dare l’opportunità ai serricoltori pugliesi di essere più competitivi in un mercato che vede protagonisti produttori del nord Europa che fanno dell’efficien-

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za energetica il loro punto di forza. MI.QUA.S.A.G. invece è il progetto che interessa il miglioramento della qualità dei suoli: le scelte politiche insieme alla crescente richiesta di prodotti green da parte dei mercati possono ridare all’agricoltura un ruolo strategico legato all’ottenimento di prodotti di qualità e all’erogazione di servizi agro-ecosistemici nei confronti delle comunità e territori. MI.QUA.S.AG. ha l’obbiettivo di diffondere un pacchetto di buone pratiche agricole finalizzate ad un aumento della qualità dei suoli, ad una diminuzione dei costi di produzione e ad un aumento della qualità/ quantità dei prodotti.

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La soluzione per le piante in presenza di nematodi

“L’agricoltura integrata rappresenta oggi un approccio di fondamentale importanza per la riduzione delle pratiche che impattano negativamente sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare - sottolinea Stefano Fontana, crop manager

Italia per Valagro - Per l’ottenimento di soluzioni che aiutino le colture ad esprimere il loro massimo potenziale produttivo in un’ottica di agricoltura sostenibile, sono necessarie conoscenze agronomiche e scientifiche”.

Il terreno agrario è popolato da numerosi organismi viventi ( batteri, funghi e pedofauna ) responsabili dei vari processi che influenzano la fertilità del suolo. Non tutti svolgono però una funzione utile per le colture agricole ed alcuni di essi sono una vera e propria minaccia. I parassiti presenti nel terreno possono causare diverse problematiche alla pianta, da un ritardo nello sviluppo vegetativo a una scarsa produzione, fino al deperimento della coltura stessa. Valagro ha sviluppato una soluzione per aiutare le piante a produrre anche in presenza di condizioni ostili per la crescita e la funzionalità delle radici: Kendal Nem, che agisce direttamente sulla fisiologia della coltura assicurando una rapida attivazione dei processi metabolici e massimizzando la produzione.

E sono proprio quelle conoscenze che Valagro ha messo in campo per sviluppare Kendal Nem. “I parassiti del terreno hanno un enorme impatto economico, causando ogni anno danni nell’ordine di centinaia di miliardi di dollari alle coltivazioni mondiali - fa presente Fontana - Esiste, quindi, una crescente necessità di un controllo più efficace dei parassiti. La lotta si basa sull’utilizzo di sostanze chimiche, integrata con mezzi fisici e agronomici come ad esempio la solarizzazione e la rotazione colturale e mezzi genetici quali l’utilizzo di varietà resistenti. Tali metodi non sempre garantiscono standard produttivi qualitativi e quantitativi in grado di soddisfare l’imprenditore agricolo, soprattutto perché le piante non sono in grado di reagire e recuperare la loro attività vegetativa. Lo sviluppo di attività agricole di tipo sostenibile, integrato o biologico, richiede la ricerca di tecnologie da affiancare ai fitofarmaci che possano avere anche ricadute applicabili nell’agricoltura convenzionale”. Sugli effetti di Kendal Nem, Valagro porta le evidenze scientifiche ottenute utilizzando l’analisi genomica attraverso la tecnica Gene - chip RT – PCR.

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Queste indagini mostrano ad esempio una maggiore attivazione di quei geni coinvolti nei processi di lignificazione della radice, geni che conferiscono quindi una maggiore robustezza e vitalità agli apparati radicali. “A seguito dell’applicazione di Kendal Nem, la pianta è stimolata a produrre nuove radici laterali, le quali rimpiazzano le radici precedentemente danneggiate - osserva il crop manager di Valagro - garantendo una costante e cospicua proliferazione dell’apparato radicale in grado di sostenere al meglio la nutrizione della pianta anche in presenza di condizioni ostili nel suolo”.

In aggiunta, vengono at tivati segnali molecolari responsabili della produzione di specifiche proteine in grado di incrementare la forza fisica delle radici. Il risultato è l’ot tenimento, in presenza di parassiti del terreno, di una condizione fisiologica ot timale della pianta in grado di supportare al meglio le performance agronomiche e produt tive, sia in termini qualitativi che quantitativi. L’analisi genomica delle piante trattate - prosegue Fontana - mostra l’attivazione dei geni coinvolti nei processi che regolano la formazione delle radici, ma anche le applicazioni in campo hanno confermato i risultati ottenuti quando le normali pratiche colturali e di difesa dai parassiti, vengono integrate con l’applicazione di Kendal Nem. In tutte le colture trattate si evidenziano incrementi quantitativi e qualitativi della produzione”.

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In conclusione, in un’ottica di approccio all’agricoltura integrata, l’utilizzo di Kendal Nem rappresenta una soluzione agronomicamente valida in grado di esaltare al meglio le

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performance produttive delle colture. “Kendal Nem è una soluzione naturale che può essere utilizzata durante tutto il ciclo colturale della pianta - conclude

Stefano Fontana - su tutte le colture ad un dosaggio di 5 – 20 litri per ettaro in funzione dell’intensità del danno radicale e della frequenza di applicazione”.

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ootecnia

MAGGIORI CONTROLLI

LATTE: CON OBBLIGO ETICHETTA MADE IN ITALY PREZZI PIU’ REMUNERATIVI

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rmai devono ritenersi definitivamente superate le dinamiche secondo le quali un allevatore deve vendere 2 litri di latte per bersi un caffè al bar, quattro litri per comprare un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar e quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette. La vera e unica indicizzazione di cui il comparto zootecnico in provincia di Taranto ha bisogno è il vincolo indissolubile tra il prezzo del latte alla stalla e il costo di latte e formaggi che i consumatori acquistano nei negozi e nei supermercati. Chiediamo, al contempo, che vengano intensificati i controlli, in modo da garantire la reale applicazione del Decreto sull’indicazione obbligatoria dell’origine del latte in etichetta, una infallibile cintura di sicurezza per i nostri allevatori che devono poter competere alla pari e per la salute dei consumatori che devono poter scegliere in maniera consapevole quello che acquistano e mangiano. Tra l’altro, secondo l’art. 2 comma 2 della Legge nazionale n.51/2015 stabilisce che le condizioni contrattuali da rispettare per la cessione del latte crudo nella contrattazione debbano tenere conto dei costi medi di produzione del latte crudo elaborati dall’ISMEA”. E’ quanto dichiara Alfonso Cavallo, Presidente di Coldiretti Taranto, ricordando che è scaduto il termine di 180 giorni per smaltire le scorte di confezioni con il sistema di etichettatura precedente all’entrata in vigore dal decreto sull’Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari che era stato firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. E’ divenuto, dunque, perfettamente operativo l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte e dei prodotN° 19 - 1 NOVEMbre 2017

ti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt per impedire di spacciare come Made in Italy i prodotti ottenuti degli allevamenti stranieri. In occasione dell’entrata in vigore del decreto, secondo un’indagine Coldiretti, due confezioni di latte a lunga conservazione su tre sono già in regola con la nuova etichetta di origine che consente di smascherare il latte straniero spacciato per italiano. L’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: a)“paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; b)“paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato” c)“paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”; Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte: nome del

paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione. Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione. Più variegata la situazione di yogurt e formaggi, perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.

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gricoltura

Il Convegno dell’Assoproli Bari

Strategie e creazione del giusto valore per l’olio extra vergine di Oliva pugliese

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trategie e creazione del giusto valore per l’olio extra vergine di oliva pugliese di qualità: questo il tema del convegno organizzato da Assoproli (Associazione produttori olivicoli) Bari all’Hotel Parco dei Principi a Bari Palese. Hanno partecipato Francesco Guglielmi (presidente Assoproli), Giacomo Carreras (presidente ordine agronomi Bari), Ettore Zuccaro (presidente collegio periti agrari), Apollonia Amorisco (presidente ordine chimici Bari) mentre le relazioni sono state tenute da Tiziana Sarnari di Ismea (direzione servizi per lo sviluppo rurale unità operativa studi e analisi) su “analisi e prospettive attraverso i numeri di settore”, Francesco Paolo Fanizzi del Dipartimento di scienze e tecnologie

biologiche ed ambientali dell’Università del Salento su “olio extravergine di qualità tracciato pugliese: quali scenari per creare valore”, Valentina Cardone responsabile laboratorio Chemiservice di Monopoli su “la qualità globale: profilo qualitativo degli oli extravergini di oliva prodotti nel bacino Meditteraneo secondo una valutazione statistica condotta dal laboratorio”, Luca Valdetara di Csqua – divisione Dop- Igp su “le certificazioni di qualità quale strumento per segmentare il mercato e per creare valore al territorio” , Pietro Quaranta direttore Icqfr Italia Sud Est sul “sistema dei controlli quale opportunità per gli operatori della filiera olivicola”. Sono seguiti ulteriori approfondimenti e considerazioni finali; ha

moderato il tutto Michele Peragine presidente Agap, associazione giornalisti agroalimentare puglia. Il convegno prevedeva il riconoscimento dei Cfp per i dottori agronomi, forestali e periti agrari regolarmente iscritti ai rispettivi Albi. In sintesi l’obiettivo dell’incontro è stato quello di individuare un percorso di sviluppo per riposizionare gli extra vergini di qualità della Regione analizzando l’intero comparto e indotto più consumatori e istituzioni per riuscire a raggiungere tale auspicato e legittimo risultato.

Campagna di Sensibilizzazione per la Promozione Sociale della Salute 2017

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La settimana del Benessere gastro-intestinale

l termine “salute dell’intestino” è un’espressione sempre più usata nel mondo occidentale e contempla molteplici caratteristiche del sistema gastrointestinale. In termini generali, i cinque principali parametri per definire un intestino in buona salute sono: efficace digestione ed assorbimento dei cibi, assenza di specifiche patologie, presenza di una flora batterica normale e stabile, un’efficace sistema immunitario ed uno stato generale di benessere. L’importanza della salute dell’intestino è sottolineata dalla lunga lista di disturbi che possono interessarlo, quali colon irritabile, flatulenza, gonfiore, bruciore di stomaco, nausea, vomito, costipazione, diarrea, intolleranza alimentare, dolori addominali e crampi. I comportamenti suggeriti al fine di mantenere un corretto stato di salute intestinale comprendono uno stile di vita salutare, una dieta bilanciata e una moderata attività fisica giornaliera. Tuttavia, il rispetto di tali comportamenti può essere piuttosto impegnativo. I no-

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stri ritmi sono sempre più veloci, anche per colpa dei tanti impegni, dell’assillo dei telefoni cellulari, e-mail ed internet che, se da un lato ci offrono possibilità nuove, dall’altro rendono a volte difficile consumare un pasto salutare o farsi una passeggiata tranquilla. Cosa fare allora? … Questo si propone di svelare lo screening a indirizzo naturopatico messo a punto dall’associazione Armonya di Brindisi, in grado di monitorare i campi di disturbo bioenergetici che possono compromettere l’equilibrio e la salute del Sistema Gastro-Intestinale (stomaco, inte-

stino, flora batterica). Sono stati messi a disposizione gratuitamente per una settimana (23 – 30 ottobre) 20 Test , frutto della sinergia di Naturopatia, Biorisonanza, Nutrigenetica e Prevenzione Sanitaria, che si sono svolti presso la sede ARCI di Via Schiena, 2 (traversa di Corso Roma) a Brindisi. Su richiesta, è stato possibile ricevere la valutazione interpretativa dei risultati dell’analisi, incluse valide strategie alimentari (ca. 20 pagg.), versando un contributo spese di € 30, per la sua elaborazione, stampa e invio.

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assegna

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Da “La Stampa”

IL RISCALDAMENTO GLOBALE TRASFORMA LA RUSSIA IN SUPERPOTENZA AGRICOLA

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’economia russa si basa principalmente sulla vendita di gas e petrolio: ciò la rende pericolosamente fragile e legata a doppio filo all’andamento del prezzo del greggio, che negli ultimi anni è calato notevolmente trascinando a fondo con sé anche il rublo. Del resto, a parte le armi, la Russia esporta nel mondo davvero pochi prodotti finiti. L’agricoltura rappresenta invece appena il 4% del Pil. Ma ha un fiore all’occhiello: i cereali. E una serie di fattori - tra cui non ultimo l’aumento delle temperature - stanno portando le esportazioni di frumento russo a livelli da record. Mosca è infatti adesso il primo esportatore di frumento del pianeta: dopo essersi lasciata alle spalle gli Usa, ha sorpassato anche l’Unione europea e si prevede che nel prossimo futuro continui imperterrita su questa strada. Nell’ultimo anno commerciale (luglio 2016-giugno 2017), la Russia ha esportato qualcosa come 27,8 milioni di tonnellate di frumento, e quest’anno - secondo il ministero dell’Agricoltura statunitense - dovrebbe raggiungere i 31,5 milioni puntando ormai al primato in fuga. La produzione nel 2017 dovreb-

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be toccare invece quota 80 milioni di tonnellate, un altro passo in avanti rispetto agli oltre 73 milioni dello scorso anno. Ma cosa ha provocato questo boom delle esportazioni di frumento russo? Innanzitutto il riscaldamento globale, che sta estendendo sempre più verso Nord le terre coltivabili. Si calcola che, rispetto alla fine degli Anni 80 del secolo scorso, le temperature nelle aree dell’Europa e dell’Asia coltivate a cereali cresceranno di 1,8 gradi entro il 2020 e di 3,9 gradi entro il 2050. Questo fatto, sommato allo sviluppo tecnologico, dovrebbe portare in breve - scrive Bloomberg - a sfruttare nuovamente 140 milioni di acri di terra che, dopo il crollo dell’Urss, sono rimasti incolti in Russia, e in minor misura in Ucraina e Kazakistan. A tutto ciò bisogna aggiungere la crescita della popolazione mondiale, che sta accelerando sempre di più il consumo di cereali, aumentato mediamente del 2,8% l’anno tra il 2011 e il 2016. I cambiamenti climatici stanno però favorendo i russi anche sui rivali americani e australiani, che soffrono sempre di più la mancanza di acqua, mentre Mosca

con i suoi produttori è da tempo all’arrembaggio nella conquista dei mercati asiatici, e non solo: il frumento russo sta inondando Nigeria, Bangladesh e Indonesia. E soprattutto sembra aver ormai spodestato gli esportatori americani nel Paese in testa alla classifica degli acquirenti: l’Egitto. La ragione principale è il prezzo del prodotto russo, più basso rispetto a quello dei concorrenti europei e statunitensi: molti dei quali sono stati costretti a investire in frumenti di migliore qualità per diversificare la propria offerta e giustificare il prezzo più elevato. Se i russi possono vendere a meno è perché hanno costi inferiori: addirittura pari alla metà di quelli che devono sostenere i produttori di Usa e Ue, stando a uno studio della Kansas State University. E questo è dovuto in buona parte anche alla svalutazione del rublo, il cui cambio - tra crollo del petrolio e sanzioni occidentali per la crisi ucraina - è passato in pochi anni da 40 a circa 70 sull’euro. Il prezzo del frumento russo sembra aver seguito la stessa tendenza, passando dai 350 dollari a tonnellata del 2012 agli attuali 180 dollari. 

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FOGLIE n.19/2017  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE