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AGRICOLTURA • AGROALIMENTARE • TURISMO RURALE

N° 12 • 1 LUGLIO 2019

RICCHI, RICHISSIMI…

PRATICAMENTE IN MUTANDE UNIONE EUROPEA: LA PUGLIA PERDE 160 MLN DI € PER PROROGA EMBARGO RUSSO E RESTITUISCE 180 MLN DI € PER DISIMPEGNO AGRICOLTURA Cresce il mercato assicurativo agricolo Camera, verso regolamentazione vendite sottocosto

PESCA Consumi pesce, azzurro giù - molluschi al top


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ditoriale

1 LUGLIO 2019 - N.12 - ANNO 14

QUINDICINALE DI AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

LA CAMERA REGOLAMENTA LE VENDITE SOTTOCOSTO DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI

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Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

pproda nell’Aula di Montecitorio la proposta di legge in quota minoranza, a prima firma Susanna Cenni (PD), su etichettatura, tracciabilità e divieto di vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari. Con l’approvazione di alcuni emendamenti sul nuovo testo base, predisposto dalla relatrice Chiara Gagnarli (M5S), si è concluso nei giorni scorsi l’iter in Commissione Agricoltura della Camera. Dal divieto di aste elettroniche a doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari, con multe fino a 50mila euro per i trasgressori, alla regolamentazione della vendita sottocosto dei prodotti alimentari freschi e deperibili, sino alle misure di sostegno alle imprese virtuose che promuovono le filiere etiche di produzione. Con questa proposta di legge, dove maggioranza e opposizione hanno svolto un lavoro di concerto, vengono regolamentate le vendite sottocosto dei prodotti alimentari freschi e deperibili autorizzandole solo nel caso in cui si registri dell’invenduto a rischio deperibilità o in caso di accordi tra le parti, fermo restando il divieto di imporre unilateralmente la perdita

derivante dal minor prezzo di vendita al fornitore. Si introduce il divieto di aste elettroniche a doppio ribasso relativamente al prezzo di acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari prevedendo, in caso di violazioni, sanzioni amministrative da 2mila a 50mila euro in ragione del fatturato dell’azienda. In caso di reiterazione o di violazione di particolare gravità è disposta, invece, la sospensione dell’attività di vendita per un periodo di massimo 20 giorni. È introdotta modificando il codice dei contratti pubblici (d. lgs. 50/2016), il divieto di procedere ad aste elettroniche per gli appalti diretti all’acquisto di beni e servizi nei settori della ristorazione collettiva e della fornitura di derrate alimentari. Si obbliga all’indicazione dei nominativi dei soci affiliati alla Organizzazione di produttori figurante nel relativo elenco (Elenco nazionale delle OP) mentre, infine, viene delegato il Governo all’adozione, entro 12 mesi, di un decreto legislativo per la disciplina delle filiere etiche di produzione, importazione e distribuzione dei prodotti alimentari e agroalimentari avendo riguardo ai parametri di sostenibilità ambientale, sociale ed economia.


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ommario

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AGROALIMENTARE

EDITORIALE

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CAMERA

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RUSSIA

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FUNGHI

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CIBO ETNICO

Verso regolamentazione vendite sottocosto

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Proroga embargo danno per Italia

XYLELLA

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FONDI EUROPEI

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BIODIVERSITA’

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ISMEA

MONDO GAL

Italiani vogliono offerta più ampia e costante

Bene lavoro dei Nas

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AGRICOLTURA

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GAL TERRE DI MURGIA

Scalera nuovo Presidente

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Possibile rallentare il batterio? Puglia rischia disimpegno per 180mln € Progetto a tutela genetica vegetale

Cresce il mercato assicurativo agricolo

PESCA

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FISH EXPERIENCE

Un mare di storie da raccontare

CONSUMI PESCE

DaAzzurro giù, molluschi al top

AMBIENTE

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OPEN 2019 Gli architetti aprono ai cittadini

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gricoltura

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Pubblicato su Scientific Reports lo studio di Fierro, Liccardo e Porcelli

XYLELLA: POSSIBILE RALLENTARE IL BATTERIO?

ylella: è possibile rallentare o fermare il batterio attraverso una appropriata strategia di gestione del vettore. È quanto emergerebbe dallo studio “A lattice model to manage the vector and the infection of the Xylella fastidiosa on olive trees” pubblicato su Scientific Reports (https://doi.org/10.1038/s41598019-44997-4), la rivista on-Line edita da Nature, a firma delle ricercatrici Annalisa Fierro (Consiglio Nazionale delle Ricerche -SPIN, Napoli), Antonella Liccardo (Università degli Studi di Napoli Federico II & Istituto Nazionale Fisica Nucleare (INFN) - Sezione di Napoli) e del professore Francesco Porcelli (DiSSPA - Università degli Studi di Bari Aldo Moro).“Lo studio propone un modello per descrivere l’invasione degli uliveti da parte del batterio Xylella Fastidiosa, con l’obiettivo di identificare una strategia integrata di gestione dell’epidemia, finalizzata ad arrestare l’infezione. Nodo cruciale di tale strategia è la ge-

stione del vettore durante tutto il suo ciclo di vita: dagli stadi giovanili, fino all’adulto. In questo lavoro, - scrivono i ricercatori - costruiamo un modello per simulare l’interazione tra batteri, vettori ed alberi e analizziamo l’effetto di diverse azioni di controllo degli adulti sulla diffusione della epidemia. Al fine di quantificare la probabilità che una pianta venga infettata da Xylella fastidiosa, consideriamo quattro fattori cruciali: l’infettività del batterio, l’efficienza della trasmissione da parte del vettore, il numero di vettori e il tempo trascorso dal vettore sulla pianta ‘ospite’.Nel nostro modello l’uliveto è raffigurato da un semplice reticolo quadrato con alberi di ulivo e vegetazione erbacea distribuiti sui siti del reticolo in modo da imitare la tipica struttura di un uliveto con diversi possibili valori del sesto d’impianto; i vettori adulti sono rappresentati da particelle che si muovono sul reticolo secondo regole dettate dall’interazione tra il ciclo di vita

del vettore e quello della vegetazione. Su questo modello di base, si legge nel lavoro, creiamo una strategia di gestione integrata degli infestanti basata su una accurata definizione di modi, tempi e entità delle azioni di controllo disponibili. In particolare la tempistica e la sequenza degli interventi risulta cruciale. Così facendo gli autori dimostrano che è possibile invertire l’inarrestabile invasione da parte della Xylella fastidiosa pauca ST53, mediante una strategia razionale di controllo del vettore e della trasmissione’. “Lo studio lascia pensare - afferma il professore Francesco Porcelli - che si possa significativamente rallentare sino ad arrestare il batterio, prevenendo l’infezione di ulteriori olivi e lo scempio del nostro territorio. La corretta temporizzazione e la massima efficacia degli interventi chimici, cioè il loro minimo uso, si dimostrano chiavi capaci di aprire la porta ad un futuro dell’agricoltura sostenibile e meno incerto”

Dopo un anno di incontri e proteste

LA REGIONE PUGLIA BLOCCA ANCORA IL LAVORO DEI VIVAISTI

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opo un anno di incontri, proposte e proteste del settore e nonostante una legge nazionale con cui si è ribadito ciò che era già chiaro nelle disposizioni normative, la Regione Puglia non ha ancora provveduto ad approvare il protocollo per la produzione e movimentazione di piante specificate in area demarcata a Xylella fastidiosa, costringendo i vivai a mancati guadagni e perdite occupazionali. Il Comitato Fitosanitario Nazionale, infatti, riunitosi più volte nel corso dell’ultimo anno, ha ribadito all’Osservatorio Regionale della Puglia cosa andava fatto e con che modalità, lo dimostrano i verbali stila-

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ti ed approvati. La produzione e la commercializzazione di piante specificate in area infetta è liberamente consentita dalla decisione (UE) 2015/789. La decisione vieta il rilascio del Passaporto delle piante all’interno dell’area infetta e le piante che sono state prodotte in area infetta non possono essere movimentate nell’area tampone. Dall’area delimitata non può essere movimentato materiale vegetale di piante specificate e ospiti, verso le aree indenni, salvo che l’azienda vivaistica di produzione, non sia conforme ai requisiti di cui all’articolo 9, comma 2, della decisione (UE) 2015/789 e, in tal caso, esso sarà accompagnato da

regolare passaporto delle piante. Infatti, l’analisi sulle piante non è sufficiente a dichiararle indenni dal batterio.

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Secondo Ismea e Coldiretti

UE: PROROGA EMBARGO RUSSO COSTA 160 MLN DI € AD AGROALIMENTARE PUGLIESE

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e esportazioni dell’agroalimentare pugliese in Russia hanno perso oltre 160milioni di euro in 5 anni, a causa dell’embargo totale sancito dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia, dopo la decisione del Consiglio europeo di estendere di altri sei mesi le sanzioni economiche alla Russia per la guerra in Ucraina. Una decisione che porterà molto probabilmente al rinnovo dell’embargo deciso da Putin come ritorsione quasi 5 anni fa. “Si registra un crollo del 78% in valore dell’agroalimentare esportato, passato da 55 milioni di euro nel 2014 ad 11 milioni di euro nel 2019. La specializzazione strutturale dell’agricoltura pugliese, legata alla spiccata vocazione pedoclimatica, flessibilità e tradizione imprenditoriale, consente – aggiunge Coldiretti Puglia - di proporre una amplissima gamma di prodotti e si manifesta anche in termini di performance produttive. Un blocco dell’export, dunque, molto dannoso per la Puglia”, denuncia Coldiretti Puglia. Il dato è confermato anche da Ismea, aggiunge Coldiretti Puglia, che segnala la forte bat-

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tuta di arresto dell’export a causa dell’embargo russo per alcuni settori chiave come frutta fresca, carni, latte e derivati, penalizzando fortemente prodotti come uva, mele, kiwi, pesche, formaggi freschi e stagionati, carni bovine, prodotti spesso legati ad aree circoscritte come Puglia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Puglia e Lazio, per le quali il danno economico è ancora più rilevante. All’azzeramento della spedizione di questi prodotti agroalimentari Made in Italy in Russia e alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante che si riprenda la via del dialogo poiché ancora una volta il settore agroalimentare è stato merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Nei supermercati russi si possono ora trovare fantasiosi surrogati locali

che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola Unagrande, dalla mortadella Milano al parmesan, dalla scamorza al mascarpone. A potenziare la produzione del falso Made in Italy non è stata però solo l’industria russa, ma anche molti Paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la Svizzera, la Bielorussia, l’Argentina o il Brasile che hanno aumentato le esportazioni dei cibi italiani taroccati nel Paese di Putin. In Russia – precisa la Coldiretti – è possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e Gorgonzola di produzione Svizzera e Parmesan o Reggianito di origine brasiliana o argentina. Il rischio riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre, in altri, sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu.

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Primo esempio di blockchain applicata alla filiera del riso

LA DIVISIONE AGRICULTURAL SOLUTIONS DI BASF LANCIA IL PROGETTO “RISO CHIARO” BASF insieme all’azienda agricola piemontese Coppo e Garrione e la start-up Ez Lab sviluppa per prima il progetto di blockchain che traccia i dati del chicco, dalla semina alla raccolta. Una soluzione innovativa che valorizza la coltura del riso, quale patrimonio dell’agricoltura italiana • Con Riso Chiaro, BASF conferma l’impegno nel portare innovazione e ricerca in un settore chiave come l’agricoltura •

Digitalizzazione e Agricoltura 4.0 si confermano temi di crescente interesse nel settore agroalimentare, dove lo sviluppo di tecnologie e la condivisione di dati e informazioni lungo tutta la filiera garantiscono qualità dei prodotti e sicurezza dei processi. In questo contesto, BASF lancia, per prima in Europa, Riso Chiaro: il primo esempio di tecnologia blockchain applicata alla filiera del riso. L’ iniziativa nasce dalla volontà della Divisione Agricultural Solutions di BASF di contribuire a tutelare e promuovere la risicoltura italiana, una vera e propria eccellenza sia in termini di qualità che quantità, che vede il nostro Paese primo produttore europeo (con il 49% dell’intera produzione dell’Unione). Per sviluppare questo innovativo progetto, BASF collabora con l’azienda agricola Coppo e Garrione, eccellenza piemontese con 1.000 ettari coltivati a riso, e con Ez Lab, startup padovana specializzata in soluzioni digitali avanzate per il settore Smart Agrifood. Il progetto Riso Chiaro utilizza AgriOpenData di Ez Lab, una piattaforma software che applica la tecnologia blockchain per registrare, in ogni fase, tutti i dati

di coltivazione del riso conservandoli in modo sicuro e inalterabile. Sarà l’azienda agricola Coppo e Garrione - in quanto parte del Farm Network di BASF, una partnership che promuove l’agricoltura sostenibile - a testare e utilizzare per prima Riso Chiaro raccogliendo e trasferendo le informazioni della coltivazione del riso, come ad esempio: i dati legati all’area geografica di produzione, le varietà piantate, le estensioni, i programmi di irrigazione, fertilizzazione e protezione della coltura, tracciando le diverse fasi di crescita del cereale. Ogni fase del processo sarà, dunque, tracciata, inserita nel sistema e conservata in un registro unico condiviso, ovvero quello della blockchain Riso Chiaro. Oltre a incrementare la trasparenza dei processi produttivi, Riso Chiaro certifica le fasi cruciali di coltivazione e lavorazione del cereale e permette di trasferire l’informazione lungo tutta la filiera, idealmente fino al consumatore finale. Infatti, l’azienda agricola grazie a questa innovativa soluzione può fornire alla riseria tutte le informazioni sul raccolto, evidenziandone tipicità ed eccellenza. Con Riso Chiaro, BASF conferma

ancora una volta l’impegno a portare innovazione e ricerca in un settore chiave come quello dell’agricoltura. “Sono orgoglioso di presentare oggi questo primo e innovativo progetto di blockchain che contribuisce a difendere e valorizzare il riso italiano e chi lo produce”, ha commentato Alberto Ancora - Head of Business Management Agricultural Solutions South Europe e Responsabile della divisione per l’Italia -“Come parte della filiera, con un’ampia offerta di soluzioni e prodotti per questa coltura, abbiamo la responsabilità di promuovere nuovi modelli in grado di certificare buone pratiche di coltivazione, provenienza e qualità del riso Made in Italy. Ci siamo riusciti mettendo a fattor comune le nostre competenze con quelle dei partner di progetto, per un’agricoltura sempre più sostenibile”. Presto, BASF renderà disponibile Riso Chiaro a tutti gli attori della filiera che vorranno utilizzare la tecnologia blockchain in questo comparto agroalimentare promuovendo, in questo modo l’introduzione di questa importante innovazione su tutto il territorio italiano.


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gricoltura

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A quattro anni dall’approvazione dei PSR italiani

PUGLIA RISCHIA DISIMPEGNO DI 180 MLN € DI FONDI EUROPEI

quattro anni dall’approvazione dei PSR italiani,avvenuta nell’oramai lontano 2015, la realizzazione della della politica di sviluppo rurale in Italia procede a rilento, con differenze notevolissime tra le varie Regioni. I PSR manifestano un rilevante appesantimento procedurale e gli agricoltori lamentano un aggravio burocratico insostenibile. L’effetto di questa situazione è un forte rallentamento della spesa: al 31 marzo 2019 i pagamenti hanno raggiunto appena il 30,8% dello stanziamento previsto per il settennato 2014-2020. Al primo posto tra le Regioni che rischiano il “disimpegno automatico” degli stanziamenti dei PSR ovviamente la Puglia di Michele Emiliano. Entro il 31 dicembre prossimo, la Regione dovrebbe spendere 175.759.511,08 euro: in pratica 880mila euro al giorno, ogni giorno, per 200 giorni tanti quanti ne mancano fino a fine anno. A tanto ammonta, infatti, la rimanente da liquidare in quota FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale). In questo scenario davvero preoccupante, la Puglia ce la farà? Si rischia di perdere ben il 18% delle spese riferite all’anno 2016.Il disimpegno automatico scatta al 31 dicembre di ogni anno: le somme stanziate per i PSR, infatti, devono essere spese entro il 31 dicembre del terzo anno successivo all’anno dell’impegno di bilancio, altrimenti le risorse tornano a Bruxelles. Il primo ostacolo è stato superato

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per il rotto della cuffia. Ora la nuova sfida di fine anno sembra, però, molto più ostica.La Puglia può contare su una dotazione finanziaria complessiva di 1,6 miliardi di euro di spesa pubblica e 978 milioni di FEASR. Dal 1° gennaio 2014 al 31 marzo 2019, ne sono stati spesi rispettivamente 317 milioni e 192 milioni, con un avanzamento della spesa pari al 19,6% sulla dotazione complessiva. Entro fine anno, dunque, la Giunta Emiliano deve essere in grado di spendere ben 176 milioni di euro: in percentuale, il dato più preoccupante di tutta Italia.“Il costante ritardo della Puglia nella spesa dei fondi per il primo settore e l’immobilismo su numerosi versanti inerenti il comparto agricolo sono una vera e propria zavorra per l’imprenditoria agroalimentare pugliese – commenta il deputato Giuseppe L’Abbate, componente M5S della Commissione Agricoltura della Camera – Purtroppo l’incapacità amministrativa della Giunta Emiliano, che è riuscita incredibilmente a fare peggio di quelle Vendola che l’hanno preceduta, rappresenta l’ostacolo maggiore per l’agricoltura pugliese e il territorio rurale della nostra regione. Dall’affaire Xylella all’ottusità nella gestione della pratica vivai sino ad arrivare ai ricorsi sia sullo strumento GAL (Gruppo di Azione Locale) sia agli altri bandi messi in atto da Emiliano & co: tutto concorre a danneggiare il tessuto produttivo agroalimentare pugliese più dell’embargo alla Russia, dell’italian sounding, della contraffazione

o della concorrenza sleale di Paesi dove il costo del lavoro è più basso o l’efficienza della macchina amministrativa è più elevata. Il vero rischio è rappresentato dalla spesa insensata e inefficiente, fine a se stessa e fatta solo con l’obiettivo di spendere soldi: pur di evitare la magra figuraccia del disimpegno economico delle somme comunitarie, verranno aperti bandi senza alcun piano di investimento, senza una strategia, solo per spargere denari. Piuttosto che dare vita alla più classica delle campagne elettorali in stile anni ’80, del ‘tanto paga pantalone’, sarebbe preferibile impegnare la struttura regionale a istruire le migliaia di domande inevase (solo per i giovani sono 5.000 ancora senza risposta), senza distrarla nella emanazione di altri bandi inutili e che creano ancora più aspettative nei cittadini. Si possono eventualmente – conclude L’Abbate (M5S) – impegnare i fondi aggiuntivi del Patto per il Sud, messi a disposizione dal ministro Barbara Lezzi, per consentire il maggior numero di imprese finanziate. In definitiva, questa Regione ha urgente necessità di un netto e sostanziale cambio di passo”.

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A Mola di Bari

FISH EXPERIENCE, UN MARE DI STORIE DA RACCONTARE di Rino PAVONE

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ono soddisfatto di vedere il nostro progetto “Fish Experience, un mare di storie da raccontare” in un evento di più ampio respiro come GustiaMola. Un’inclusione che ci inorgoglisce”. Così Pasquale Redavid, Presidente del GAL Sud Est Barese in merito alla prima tappa di Fish Experience, un mare di storie da raccontare, manifestazione tenutasi a Mola di Bari nei giorni scorsi. Targata GAL Sud Est Barese, e realizzata in co-progettazione con l’Amministrazione Comunale di Mola di Bari ed il Teatro Pubblico Pugliese, si è svolta nei luoghi del cuore della città “che per l’occasione si è trasformata in un caleidoscopio di meraviglie di arte, enogastronomia e spet-

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tacolo - dichiara Giuseppe Colonna, sindaco di Mola - Un evento per tutto il territorio del GAL SEB, a cominciare proprio da uno dei sue due borghi marinari: Mola”. Fondamentale la collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, Lino Manosperta: “Bisogna riconoscere a quest’iniziativa la capacità di fare sinergie produttive. Il nostro focus su NY è nato dall’importanza che questa metropoli ha per la comunità dei molesi all’estero e per lo chef Pasquale Martinelli, molese che qui vive e lavora con successo. Un focus che è stato per noi anche punto di partenza per una proficua attività di proiezione”. Gli 8 giorni di eventi si sono aperti

con la spettacolare inaugurazione galleggiante con un’imbarcazione che è entrata nel porto mentre a bordo un gruppo di musicisti si esibivano interagendo con i colleghi posizionati in altri suggestivi spazi del molo mentre la chiusura degli eventi è stata dedicata a Enzo del Re, cantautore molese scomparso, con un concerto tributo, in collaborazione con Puglia Sounds. Concerti, cortometraggi, mostre, presentazioni, spettacoli e giochi per bambini, tour guidati, show cooking, escursioni in barca e tutto il gusto delle eccellenze dell’enogastronomia e dell’artigianato locale con momenti di confronto e dibattito sui temi dell’economia ittica: Fish Experience, buona la prima.

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DAL + 25,6% DELLE VONGOLE AL -15 PER LO SGOMBRO

CONSUMI PESCE: AZZURRO GIÙ MOLLUSCHI AL TOP

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rollano gli acquisti di pesce azzurro che fanno segnare un calo che varia dal -5% per le sarde al -10% per le alici fino al -15% per lo sgombro, di contro cresce il consumo di spigole del 6,1%. E’ quanto emerso dal rapporto “SOS pesce italiano” elaborato da Coldiretti Impresapesca sulla base di dati relativi al primo quadrimestre del 2019 dell’Ismea, presentato in occasione della Giornata Nazionale del Pesce Italiano per far cambiare la rotta dei consumi, conoscere caratteristiche, qualità ed aiutare a fare scelte di acquisto consapevoli. A subire un netto calo sono anche gli acquisti di pesce bianco con la riduzione dei consumi che coinvolge soprattutto le triglie in calo del 14,2%, merluzzi - 4,3%, le sogliole -3,6%, e le orate -2,1%. In forte crescita è invece la domanda dei molluschi, dai polpi (+18,6%) alle seppe (+10,6%) fino alle vongole (+25,6%). Un fenomeno che si spiega soprattutto con gli effetti del cambiamento degli stili di vita e la nuova tendenza da parte dei consumatori a preferire tipologie di pescato più facile da utilizzare in cucina, meglio se privo di spine o comunque semplice da

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di Rino PAVONE

pulire, oltre che dal sapore più delicato. Questo trend è sostenuto anche dalla produzione dell’acquacoltura, dalle spigole alle orate. “In Puglia paradossalmente i consumi di pesce sono tra i più bassi d’Italia, nonostante sia una regione con 800 chilometri di costa e una tradizione marinara molto forte. Solo il 56,6% dei pugliesi consuma pesce almeno una volta alla settimana, al 14esimo posto della classifica nazionale, ne mangiano meno di campani, marchigiani, lucani, umbri, abruzzesi, toscani, valdostani e liguri” spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio. Non a caso il pesce rappresenta solo la sesta voce di spesa nel carrello alimentare delle famiglia italiane per un valore che nel 2018 è stato di 488 euro, sostanzialmente sui livelli di dieci anni fa, secondo un’analisi Coldiretti su dati

Istat. Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento: il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi. Il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Per quanto riguarda il pesce congelato c’è l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.

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I SEGRETI PER SCEGLIERE IL PESCE FRESCO • Acquistarlo, laddove possibile, direttamente dal produttore che garantisce la freschezza del pescato; • Verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca; • Verificare che la carne abbia una consistenza soda ed elastica, che le branchie abbiano un colore rosso o rosato e siano umide e gli occhi non siano secchi o opachi, mentre l’odore non deve essere forte e sgradevole; • Per molluschi e mitili, è essenziale che il guscio sia chiuso; • Per i gamberi verificare che non abbiano la testa annerita; • Meglio non scegliere i pesci già mutilati della testa e delle pinne.

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A quattro anni dall’approvazione dei PSR italiani

“BIODIVERSITÀ IN RETE”: UN PROGETTO A TUTELA DELLA GENETICA VEGETALE ALIMENTARE di Paola DILEO

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iodiversità in rete a Palazzo Palmieri di Monopoli, per presentare i risultati dell’omonimo progetto, finanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) nell’ambito del bando DD1524 dell’8 luglio 2015. Un progetto ambizioso che si è avvalso di un partenariato interistituzionale per la diffusione in rete della biodiversità agraria. Tra gli enti coinvolti, il CRSFA (Centro di Ricerca Sperimentazione e Formazione in Agricoltura) “Basile Caramia” di Locorotondo (capofila), il CREA – OFA (Centro di Ricerca per l’Olivicoltura, Frutticoltura, Agrumicoltura), Fondazione ITS Agroalimentare Puglia, “I giardini di Pomona”, l’IISS “Basile- Caramia – F. Gigante”, Parco Naturale Regionale “Costa Otranto, S. Maria di Leuca e Bosco di, Riserva Naturale Regionale Orientata del Litorale Tarantino Orientale, Sina-

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gri Spin Off, Vivai Capitanio. Per l’occasione nella serata del 21 giugno, l’androne di Palazzo Palmieri ha ospitato un’invitante mostra di frutti di stagione con laboratori sensoriali. Al rapporto di fine lavori sono intervenuti il prof. Vito Nicola Savino (resp. del progetto), il rag. Michele Lisi (presidente del CRSFA Basile- Caramia di Locorotondo), il dott. Giuseppe Maggi della Fondazione ITS, il prof. Ignazio Zara dell’IISS Basile- Caramia F.Gigante), il dott. Marcello Cutuli del CREA – OFA, il dott. Marco Greggio (sempre del CREA-OFA), il dott. Alessandro Petrontino SPIN OFF SINAGRI, la dott.ssa Marilù Napoletano (commissario ASP Romanelli –Palmieri) e il giornalista Francesco Pepe in qualità di moderatore. In premessa si è illustrato le finalità del progetto: promuovere la diffusione della cultura tecnica e scientifica, la messa in rete delle collezioni

di germoplasma, quindi trasmettere la cultura della biodiversità agraria partendo dalle nuove generazioni. Lo scopo primario quindi, non disperdere il grande patrimonio di conoscenza, di usi, tradizioni, legati all’utilizzo delle diverse specie agrarie e, in particolare di vite, ulivi e fruttiferi. Una necessità emersa su più fronti, anche in contesti internazionali (es. Convenzione sulla Biodiversità - Rio de Janeiro 1992, Trattato internazionale sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione - Roma 2002) e d’importanza strategica per lo sviluppo economico di ogni Paese. Svariate le azioni messe in campo nell’ambito del progetto: visite guidate, mostre pomologiche, laboratori aperti per lo studio della biodiversità del germoplasma, laboratori di botanica per il riconoscimento delle piante spontanee eduli ed officinali, laboratori www.foglie.tv


di analisi sensoriali di frutti di stagione, frutti minori, e dei prodotti vino e olio, incontri divulgativi della cultura tecnico-scientifica sulla tematica biodiversità. In questo processo informativo- formativo, fondamentale è stato il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado; certamente Locorotondo con il suo “museo diffuso della biodiversità” e la più grossa collezione di germoplasma fruttifero del Sud Italia, ha rappresentato la “tappa privilegiata” per diverse scolaresche regionali e non. Tra le proposte specifiche per le nuove generazioni: laboratori di analisi sensoriali dell’olio e di riconoscimento della biodiversità viticola, laboratori sulla biodiversità dei lieviti vinari auoctoni e di analisi funzionali del mosto. Meritevoli di menzione anche le iniziative extrascolastiche come “La notte verde” a Cisternino con degustazioni guidate dei frutti antichi; la “Sagra dell’uva” a Casalini di Cisternino con laboratori sensoriali sui vitigni autoctoni, e altre fuori regione con mostre pomologiche a Como e Ancona. A farla da padrone “l’analisi sensoriale” che, come quella di vino e olio, deve coinvolgere tutti i cinque sensi, ma soprattutto diventare una consuetudine per una scelta sempre più consapevole anche della frutta. L’invito corale degli addetti ai lavori? Mangiare biodiverso e riflettere sul ruolo che una riserva di germoplasma può svolgere come risorsa ecologica, economica e sociale in risposta al cambiamento bioclimatico.

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groalimentare

Prelibatezza della tavola italiana

FUNGHI, GLI ITALIANI CHIEDONO UN’OFFERTA PIÙ AMPIA E COSTANTE TUTTO L’ANNO

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uoni e saporitissimi. I funghi freschi sono una prelibatezza della tavola italiana e, oltre a essere un concentrato di principi attivi utili alla salute, hanno il vantaggio di essere versatili in cucina. Possono infatti essere preparati in svariati modi e impiegati in piatti diversi: nelle insalate, saltati in padella, al forno, alla griglia, trifolati, gratinati, fritti. Principalmente per questi motivi, i funghi sono una categoria con elevatissimo potenziale di vendita, dal momento che sono consumati tutto l’anno e da un’enorme fetta della popolazione italiana. Dall’indagine del Monitor Ortofrutta di Agroter emerge infatti che oltre il 90% degli intervistati, su un campione di 3.000 responsabili acquisto, li tiene nella propria dispensa durante tutto l’arco dell’anno. Non solo: più della metà dei consumatori dichiara di mangiare sia funghi spontanei, raccolti nei boschi a fine estate o in autunno, sia quelli coltivati dalle aziende del settore. A commissionare la ricerca è infatti Op Consorzio Funghi di Treviso, il primo polo produttivo di funghi in Italia,

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formato da 13 aziende agricole tutte situate nelle province di Treviso, Padova e Belluno. Un interesse nato dalla volontà di misurare i trend del proprio mercato, per migliorare ancora l’assortimento di prodotti all’interno dei punti vendita, a dimostrazione del fatto che circa un terzo degli intervistati si dichiara insoddisfatto di ciò che normalmente trova al supermercato. Secondo lo studio le tipologie di funghi più consumate in Italia sono i Porcini (92%) e gli Champignon (91%), seguiti dai Finferli (57%) e Pioppini (56%). Alla domanda “Lei mangia funghi?”, il 53% ha risposto “Sì, sia spontanei che coltivati”, il 29% “Sì, solo coltivati” e l’8% “Sì, solo spontanei”. A non mangiare il prodotto è quindi solo il rimanente 10% del campione. Nonostante questa elevatissima percentuale di persone amanti dei funghi, al quesito “L’assortimento di funghi confezionati che trova nel suo supermercato è per lei sufficiente?”, ben il 36% degli intervistati ha risposto in modo negativo. L’indagine ha così sottoposto all’attenzione del campione degli “insoddisfatti” una lista di nove proposte migliorative, con l’o-

biettivo di definire le modalità d’intervento più opportune sulla base delle loro aspettative. Quattro sono state le più quotate: “Vorrei più referenze con mix di funghi già pronti per la cottura in padella” (33%); “Vorrei più funghi durante l’autunno” (31%); “Vorrei più prodotti lavati e tagliati” (30%) e infine “Vorrei più funghi nel periodo invernale” (26%). Da questi risultati Op Consorzio Funghi di Treviso ha quindi riscontrato la necessità da parte dei consumatori di ampliare l’offerta con nuovi prodottiservizio, simili a “Spadella il gusto”: Champignon affettati, I Trifolati, Funghi & Verdure, Funghi Pleurotus, e di renderla più solida nei mesi di maggior consumo (autunno e inverno), anche in considerazione del crescente interesse dei clienti verso la sana alimentazione. Ci sono, ad esempio, ampie possibilità di crescita per lo Shiitake, tra i funghi più consumati al mondo, che vanta importanti proprietà terapeutiche, ma perlopiù ancora sconosciuto in Italia. Come emerge dal Monitor Ortofrutta 2019, sette consumatori su 10 (72%) non lo conoscono e solo il 10% lo mangia. www.foglie.tv


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gricoltura

Dopo il calo registrato negli ultimi anni

ISMEA: CRESCE IL MERCATO ASSICURATIVO AGRICOLO IN ITALIA

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opo il calo registrato negli ultimi anni, il mercato assicurativo agricolo agevolato in Italia cresce del 5% nel 2018, raggiungendo un valore di 7,8 miliardi di euro. E’ quanto emerge dalle stime Ismea contenute nel “Rapporto sulla gestione del Rischio in agricoltura 2019” appena pubblicato. A dare impulso al mercato, sottolinea l’Istituto, sono stati principalmente i recenti interventi normativi che hanno determinato una semplificazione delle procedure burocratiche. A ciò si è associata anche la

maggiore attenzione al tema della prevenzione dei rischi, dopo le eccezionali perdite ai raccolti del 2017. Le polizze sulle colture vegetali - che rappresentano il 70% del comparto agevolato - hanno infatti raggiunto il valore di 5,6 miliardi ( 9%), il secondo più alto da inizio decennio. Complessivamente il mercato assicurativo coinvolge 77mila aziende, di cui quasi 62mila assicurate per le colture vegetali ( 5% sul 2017). A livello geografico, sempre in riferimento alle polizze per il comparto vegetale, si segnala una crescita dei valori assicurati particolarmente

sostenuta nel Mezzogiorno ( 20%). Il Sud, Isole comprese, resta tuttavia l’area con la più bassa incidenza assicurativa in ambito agricolo, pari ad appena il 7,7% del totale, a fronte dell’83% del Nord e del 9,3% del centro. “Nell’ambito delle politiche per la gestione del rischio – dichiara il Direttore Generale dell’Ismea Raffaele Borriello – le polizze assicurative rappresentano un importante strumento per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni e per tutelare il reddito degli agricoltori”.

Supererà i 31,5 mld di € nel 2019

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E-COMMERCE, VOLA IL FOOD IN ITALIA

’Ecommerce B2c in Italia supererà i 31,5 miliardi di euro nel 2019. Quattro euro su 10 saranno spesi su smartphone. Questi alcuni dei dati aggiornati sul mercato eCommerce in Italia, secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C-Consorzio Netcomm/School of Management del Politecnico di Milano, presentati durante la giornata di apertura della quattordicesima edizione di Netcomm Forum. N° 12 - 1 LUGLIO 2019

Secondo l’indagine, nel 2019 gli acquisti online degli italiani continuano a crescere (+15% rispetto allo scorso anno) e superano i 31,5 miliardi di euro. I prodotti, grazie a una crescita del +21%, sono pari a 18,2 miliardi, mentre i servizi raggiungono online i 13,3 miliardi di euro (+7%). Fondamentale il ruolo dello smartphone: quasi il 40% del totale eCommerce viene generato su questo canale. In particolare, il comparto di Informatica ed

elettronica si conferma uno dei più performanti, grazie a una crescita del +18% e un valore complessivo di oltre 5 miliardi di €. Bene anche l’Abbigliamento (+16%, 3,3 miliardi €). Tra i settori emergenti fanno registrare una decisa crescita Arredamento & Home Living (+26%, 1,7 miliardi di €), Food & Grocery (+39%, quasi 1,6 miliardi di €). Nei servizi, il comparto principale rimane Turismo & Trasporti (+8%, 10,8 miliardi di €).

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mbiente

Alle lente due progetti sostenibili

OPEN 2019: GLI ARCHITETTI APRONO AI CITTADINI di Paola DILEO

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nche quest’anno dopo il successo delle scorse edizioni, l’iniziativa del CNAPPC (Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori) e degli Ordini Professionali Territoriali, si è riproposta nella consueta toriali due giorni, 24-25 maggio, sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo come negli esordi resta invariato: facilitare

OPEN STUDI APERTI 2019 il dialogo tra il cittadino e la figura dell’architetto, familiarizzare con il “progetto” e diffondere le culture architettoniche per una qualità della vita sempre più al passo coi tempi. A Castellana Grotte l’evento ha visto il coinvolgimento anche degli studenti di Scuola Media, in una sorta di laboratorio urbano dove cimentarsi in rivisitazioni di spazi pubblici, in par-

ticolare piazze e giardini. Per esigenze di sintesi porteremo all’attenzione dei nostri lettori due progetti dell’OPEN 2019 a cura degli architetti castellanesi Vincenzo Mancini e Maria Stefania Bianco. Due progetti significativamente differenti ma entrambi sotto la lente della “sostenibilità”, diktat inderogabile dell’architettura moderna.

PROGET TO DI RIQUALIFICAZIONE E MANUTENZIONE STRAORDINARIA DELLA VILLA COMUNALE “TACCONI”, ARCH. V. MANCINI ( BANDO 2016 PER IL RECUPERO DEGRADO DELLE PERIFERIE ). “Un intervento di recupero necessario dettato anche da motivi di sicurezza, giacché l’apparato radicale delle piante ad alto fusto, in particolare dei pini, ha sollevato le pavimentazioni, con sconnessioni diffuse sui tratti pedonali”. Trattasi di un giardino pubblico risalente al 1934, quando un sarto di Castellana Grotte, di ritorno dall’America dove aveva accumulato una discreta fortuna, decise di beneficiare la sua città natale di un’opera pubblica, di qui l’idea di un giardino, denominato in suo onore “Villa Tacconi”. Un giardino di stampo classico dalla forma triangolare e oggetto di varianti al piano originario. “Oggi grazie ad alcune fonti d’archivio, s’in-

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tende riproporre l’idea originaria sia nell’impianto architettonico che delle piante ornamentali” – spiega l’arch. Mancini -; si prevede l’abbassamento delle radici affioranti e la messa a dimora di nuove piante dove mancanti. Per evitare che di a qualche anno le radici possano nuovamente danneggiare il pavimento, si è optato per materiali removibili, in particolare grigliati di pvc con ghiaia, per facilitare gli interventi di manutenzione. Gli ingressi verranno, come da progetto storico, ripavimentati a pietra. Sarà riportata agli albori anche la casina, identificata un tempo come “chalet”, una sala da thè, adibita a bar nel secolo scorso”. Saranno recupe-

rati inoltre una fontana ornamentale con vasca, un gazebo in ferro con tavolo panche e panchine - l’inizio dei lavori è previsto entro il 2019 - . Le piante presenti sono in parte essenze autoctone e in parte di origine extraeuropea (Washintonia Pilifera, Quercus Ilex, Chamaerops Humilis, Tilia Fragrans, Quercus Suber, siepi in Viburno e Bosso) “una nota di civetteria in riferimento alla composizione del classico giardino all’Italiana”. Ma la vera sfida sarà riportare in equilibrio, verticalmente, grazie alla consulenza di agronomi, quegli alberi “datati” che interventi errati o carenti di potatura negli anni pregressi, hanno compromesso nel naturale portamento. www.foglie.tv


“LA CASA DI PAGLIA” IN CONTRADA VIRBO ( MONOPOLI ) ARCH. MARIA STEFANIA BIANCO “Ogni cosa che puoi immaginare la natura l’ha già creata”: come non assecondare il pensiero di Albert Einstein, che l’architetto Maria Stefania Bianco ha fatto suo, trovando riscontri tangibili nel suo percorso professionale. “La casa di paglia” in contrada Virbo (Monopoli), è un felice esempio di bioarchitettura, lontano dagli stereotipi dell’immaginario collettivo, pronto a svanire al primo soffio. “Al contrario, è una costruzione molto solida, confortevole ed efficiente – spiega l’arch. Bianco – dove il mattone naturale è una balla di paglia compressa della varietà Senatore Cappelli”. Una varietà che si presta ad essere usata in edilizia, di cui si sfruttano le lunghe e resistenti cannucce. Questa casa

N° 12 - 1 LUGLIO 2019

“alternativa” in linea con l’architettura del futuro e in corso di completamento, è sorta a nord di una preesistente, la classica costruzione in pietra. “La tecnica utilizzata - illustra l’architetto – sfrutta un telaio in legno modulato in funzione delle balle di paglia, utilizzate come tamponatura e isolante a pavimento, previa mineralizzazione. Le balle di paglia sono state compresse in opera e intonacate con 5 cm di terra cruda all’interno e 5cm di calce tradizionale all’esterno (la terra cruda è quella ricavata dallo scavo di fondazione). Calce e canapulo mineralizzato, dalla finitura molto duttile e gradevole al tatto, sono stati utilizzati per l’intonaco superficiale interno”. Ma la vera chicca di

questo nuovo modo di concepire l’abitare, sebbene mutuata dall’architettura primordiale, è la cosiddetta “finestrella della verità”, una sorta di oblò all’interno dell’abitazione, che racconta il materiale di costruzione, in questo caso paglia di Senatore Cappelli, un elemento che distingue una casa di paglia da un’altra, come una carta d’identità. Un capitolo a parte merita l ‘efficientamento energetico, che ricorre alla bioclimatica e ai materiali naturali, con ottime prestazioni. Un mix di tecniche costruttive avanzate e della tradizione mediterranea con risultati sorprendentemente lusinghieri. Il cantiere infatti è diventato scuola: si sono susseguiti workshop formativi, viste guidate e open day.

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groalimentare

Per raccontare la storia dell’olivicoltura pugliese

A TORRE SANTA SUSANNA (BR) APRE MUSEO DELL’OLIO

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na due giorni per raccontare la storia dell’olivicoltura pugliese e la centenaria leadership nel mercato oleario italiano, culminata nell’inaugurazione del museo dell’olio “Molo” e nella presentazione della Guida agli Extravergini 2019, attraverso 548 aziende e 750 oli di qualità, si terrà a Torre Santa Susanna (Brindisi) nei giorni scorsi. L’iniziativa si è svolta in collaborazione con Slow Food. “Il Comune di Torre Santa Susanna dichiara il sindaco Michele Saccomanno - è da secoli un luogo simbolo della lavorazione dell’oro verde. Nei suoi frantoi, infatti, veniva lavorato oltre il 60% delle olive di tutta la regione. L’inaugurazione del Museo dell’olio, fortemente significativa per questo territorio e per tutta la regione, in uno degli anni non facili per la produzio-

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ne e l’economia della filiera olivicola, rappresenta uno stimolo a guardare avanti. Vogliamo far conoscere la storia di Torre in tutto il mondo. La produzione di olio è uno degli asset economici principali della provincia di Brindisi e della Puglia perché è trasversale ad altri settori come il turismo, l’enogastronomia, la cultura”. Proprio l’economia dell’olio è stata al centro del convegno dal titolo “La Co(u)ltura dell’olivo nel Mediterraneo, rischi e certezze”, che ha avuto luogo al Castello Conti Filo della Torre, dove sono intervenuti tecnici ed esperti della Confederazione Italiana Agricoltori, di SlowFood, ospiti della Grecia e del Montenegro; esponenti di Agricoltori Solidarietà e Sviluppo, del Gal Terre del Primitivo e dei Carabinieri Forestali. Al crocevia di tre importanti province, Brindisi, Lecce e Taranto,

Torre Santa Susanna sorse probabilmente come avamposto e difesa della vicina Oria e ancora oggi rappresenta un luogo strategico di sviluppo di tutta l’area. Torre Santa Susana divenne famosa a partire dal secolo XVI per i suoi frantoi ipogei, costruiti nella roccia in granai preesistenti. Tre di questi sono conservati in perfette condizioni e tuttora visitabili. “Il museo dell’olio “Molo” offrirà attività didattiche, culturali e informative sulla storia, il paesaggio e l’ambiente circostante in un modello gestionale che mette in rete risorse e competenze pubbliche e private presenti, con l’obiettivo di sviluppare piani formativi integrati per affrontare le difficoltà e le sfide del mercato, creare un turismo educativo e sostenibile, avere positive ricadute occupazionali”, conclude il sindaco Saccomanno.

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MAGO (COADIUVANTE SPECIALE GOWAN ITALIA) L’ ALLEATO VINCENTE PER UN TRATTAMENTO EFFICIENTE

P E R G A RA N T I R E LA S A LVAG U A R D I A D E L L E P RO D U Z I O N I V I T I V I N I CO L E È F O N DA M E N TA L E A S S I C U RA R E LA M A S S I M A E F F I C I E N ZA D E I T RAT TA M E N T I F I TO S A N I TA R I E RAG G I U N G E R E I M A S S I M I L I V E L L I D I S O S T E N I B I L I TÀ E CO N O M I CA E D A M B I E N TA L E. In questa ottica, Gowan Italia ha messo a punto MAGO, il nuovo coadiuvante speciale tensioattivo-adesi-

vante, antischiuma e antideriva per trattamenti fungicidi e insetticidi, in cui la sostanza attiva derivata da

uno zucchero naturale è stata abbinata ad altri coformulanti funzionali ad azione specifica.

L’E L E VATO VA LO R E I N N OVAT I VO D I M AG O È CO N F E R M ATO DA L R I CO N O S C I M E N TO OT T E N U TO N E L L’A M B I TO D E L E N OV I T I S I N N OVAT I O N C H A L L E N G E 2019. Innanzitutto, MAGO riduce la tensione superficiale della soluzione in cui viene inserito: le gocce risultano quindi più appiattite sulla superficie fogliare e assicurano una maggior bagnatura della superficie vegetale; inoltre garantisce una maggiore miscibilità e dispersione degli agrofarmaci in soluzione e una maggiore compatibilità tra loro nel caso di

miscele. MAGO migliora anche l’aderenza dell’agrofarmaco sul target, riducendone il dilavamento e aumentandone la velocità di asciugatura. Rende più uniforme la distribuzione e favorisce la formazione di gocce di dimensioni ideali per raggiungere il target, riducendo così la deriva del trattamento e il gocciolamento dalle piante. MAGO ESPLICA QUINDI

UN EFFETTO “BOOSTER” (AMPLIFICATORE) PER GLI AGROFARMACI CON I QUALI VIENE MISCELATO, AUMENTANDONE L’EFFICACIA FITOIATRICA. Diversi enti sperimentali l’hanno provato, ad esempio in aggiunta ai fungicidi rameici utilizzati a basse dosi per rispettare i nuovi limiti normativi, e hanno evidenziato ottimi risultati.


M G MASSIMILIANO SCALERA NUOVO PRESIDENTE DEL GAL TERRE DI MURGIA SCARL ondo

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Per il triennio 2019-2021

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assimiliano Scalera nuovo presidente del GAL Terre di Murgia Scarl per il triennio 2019-2021: è questo il risultato della votazione avvenuta nel corso del Consiglio di Amministrazione del GAL Terre di Murgia ad Altamura. Esperto di marketing, comunicazione e gestione di impresa, oltre che di tecnologie digitali, l’altamurano Massimiliano Scalera, 48 anni, si prepara dunque a raccogliere il testimone lasciatogli dal dott. Onofrio Vicenti, suo predecessore, giunto alla naturale scadenza del proprio mandato, dopo 3 anni trascorsi alla guida dell’Agenzia di Sviluppo, dal 2016 al 2018. Le prime dichiarazioni di Scalera dopo la nomina: “Esprimo a tutti la mia riconoscenza per l’incarico affidandomi, senza dimenticare il Presidente e il Consiglio uscente per il lavoro svolto finora, e per aver accompagnato il GAL Terre di Murgia in questa fase di transizione. Mi accingo a raccogliere la sfida e le opportunità dello sviluppo e della promozione territoriale del partenaN° 12 - 1 LUGLIO 2019

riato GAL, con l’obiettivo primario di far emergere idee e sviluppare iniziative, raccogliendo le istanze e dialogando con il nostro territorio, ma soprattutto aprendoci anche a realtà extraterritoriali, come spinta all’innovazione e ad un cambiamento significativo. Il mio intento è quello di rendere il GAL un particolare modello di Incubatore, con al centro le

risorse, non solo quelle economiche, ma principalmente quelle umane, sociali e culturali. Tengo a precisare che il mio mandato e, ovviamente quello del Consiglio, avrà come filo conduttore la collaborazione e lo spirito di squadra, requisiti necessari per perseguire con successo gli obiettivi del Piano di Azione Locale 2014-2020”.

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groalimentare

IN PUGLIA IN 5 ANNI + 33% RISTORANTI STRANIERI

COLDIRETTI PUGLIA: “BENE NAS SU CIBO ETNICO”

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ene l’operazione dei Carabinieri dei Nas per garantire la salute dei cittadini, con il numero di ristoranti in Puglia che somministrano o preparano da asporto cibo straniero cresciuto in 5 anni dal 2012 al 2017 del 33%, secondo i dati della Camera di Commercio di Milano, Brianza, Lodi. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia nell’esprimere apprezzamento per l’operazione dei militari del Nucleo antisofisticazione condotta in tutta Italia su ristoranti etnici e depositi di alimenti provenienti dall’estero che ha accertato irregolarità in 242 strutture, quasi la metà dei locali ispezionati, con il sequestro di 128 tonnellate di prodotti ittici, di carne e vegetali giudicati non idonei al consumo perché prevalentemente privi di tracciabilità ed in cattivo stato di conservazione. La crescita maggiore si registra a Bari con il +48,8%, seguita da Brindisi con il +39,5%, Foggia con il +28,2 e Taran-

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to con il +27,6%, la più fredda risulta Lecce con il + 20,6% in 5 anni, rileva Coldiretti Puglia. Nella maggior parte dei casi – sottolinea la Coldiretti – nei ristoranti etnici cucinano e servono ai consumatori prodotti importati dall’estero con livelli di sicurezza più bassi rispetto a quelli nazionali. Non a caso – ricorda Coldiretti - i cibi stranieri importati in Italia hanno provocato quasi un allarme alimentare al giorno nel 2018, secondo le elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf). Sul totale delle 398 allerte che si sono verificate nel nostro Paese – conclude la Coldiretti – solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%). “All’insegna del Made in Italy e del Km0, in controtendenza rispetto al cibo etnico, si sta imponendo lo street food contadino, riconosciuto formalmente

dalla manovra finanziaria 2018 che ha dato il via libera al cibo di strada fatto dagli agricoltori che possono vendere direttamente i propri prodotti, pronti per il consumo”, commenta Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. La Puglia con 271 aziende è seconda solo alla Lombardia nella classifica nazionale – rivela Coldiretti Puglia – delle regioni dove la ristorazione ambulante è maggiormente presente. “Il nostro agroalimentare è il più apprezzato, ma anche il più copiato nel mondo e lo street food proposto dalle imprese agricole – dice Muraglia – è una storica opportunità per far conoscere le nostre produzioni autentiche che nascono da un territorio unico ed inimitabile. Quasi due consumatori su tre (65%) prediligono lo street food. Il cibo della tradizione locale è, peraltro, il preferito (81%) dai pugliesi e il 62% fa food shopping”, conclude il presidente Muraglia.

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FOGLIE n.12/2019  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

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