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Agricoltura • Agroalimentare • Turismo RURALE

AVANTI UN ALTRO!

Settori in crisi causa xylella: dopo olivicoltorI e vivaisti tocca agli apicoltori agricoltura

Nasce il Consorzio Innesti Restrizione rame, beneficio o penalizzazione?

turismo rurale Costa dei Trulli, “ritrovo” per ogni stagione

N° 8 • 1 MAGGIO 2019


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ditoriale

1 maggio 2019 - n.8 - Anno 14

Quindicinale di Agricoltura Agroalimentare Turismo RURALE

Centinaio: “Commissione Ue renda riconoscibili prodotti agroalimentari”

L Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

a sostenibilità ambientale deve essere conseguita parallelamente alla sostenibilità economica. I maggiori vincoli ambientali dell’architettura verde sono inevitabilmente associati a maggiori costi per i produttori. Questì costi non potranno essere compensati con gli incentivi di una Pac il cui budget viene sistematicamente messo sotto attacco”. Cosi il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Sen. Gian Marco Centinaio nel suo intervento alla Commissione Agrifish di Lussemburgo. “La commissione non può più permettersi di ignorare la richiesta sempre più pressante da pare degli agricoltori e dei cittadini contribuenti di rendere riconoscibili i prodotti agroalimentari ottenuti nel rispetto di regole più rigorose attraverso un’armonizzazione a livello comunitario dei diversi sistemi di etichettatura”, ha sottolineato il Ministro Centinaio. “Questo consentirebbe, infatti, da un lato di valorizzare le produzioni agricole comunitarie e dall’altro di migliorare la trasparenza verso il consumatore con la possibilità di un riconoscimento della qualità intrinseca dei vari prodotti”.

Al via la campagna ‘Verde Latte Rosso’ - Valorizzare la filiera lattiero casearia italiana, la più sicura al mondo con i suoi prodotti di eccellenza. E’ il senso della campagna di comunicazione ‘Verde Latte Rosso’. Quella del latte italiano è una filiera che vale ben 15 miliardi di euro (2,7 il valore dell’export). Il 50% di tutto il fatturato nazionale è generato dalle cooperative che detengono e trasformano il 70% della materia prima nazionale. In Italia vengono consegnate circa 12 milioni di tonnellate di latte: circa il 18% è destinato alla produzione di latte alimentare fresco (11%) e UHT; il 50% circa è destinato alla produzione di formaggi DOP, il restante 39% è destinato ad altri usi industriali. Nelle principali DOP casearie la leadership va alle cooperative: 70% nel Parmigiano Reggiano e 63% nel Grana Padano. Altissima anche la presenza di cooperative tra i produttori di Asiago DOP (65%) e Pecorino Romano DOP (60%). La campagna, che durerà un anno, punta a sottolineare l’eccellenza del latte italiano che dà vita a oltre 400 tipologie di formaggi, di cui 53 DOP che fanno dell’Italia il leader mondiale della produzione casearia di qualità.


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ommario

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editoriale

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centinaio

SostenibilitĂ economica prodotti agroalimentari

20 AGRICOLTURA

22 xylella

Comuni facciano eseguire ordinanze

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17 14 bianca di puglia

20 irrigazione

17 macfruit

In Puglia nessun progetto

21 Consorzio innesti La nascita

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agroalimentare

16 l’ app inbioaiqua

Per riconoscere gli organismi alieni

Ritrovo per ogni stagione

Le precisazioni del Ministero

UE firma direttiva

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26 costa dei trulli

28 rame

8 pratiche sleali emergenze Frantoio chiuso uguale fallito

turismo rurale

apicoltura A rischio

Dedicata ai vini bianchi pugliesi Innovation award, i vincitori

18 dazi alimentari UE risponde a trump

zootecnia lattiero caseario 27 Fondi e nuove regole in decreto emergenze


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gricoltura

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DE CASTRO: “IMPEGNI MANTENUTI”

PRATICHE SLEALI, CONSIGLIO E PARLAMENTO UE FIRMANO DIRETTIVA

bbiamo mantenuto la promessa fatta: dopo 10 anni di attesa siamo riusciti, in un tempo record, a mettere al bando le pratiche commerciali sleali nella catena alimentare per garantire un trattamento equo ad agricoltori, produttori e consumatori europei”. Lo annuncia Paolo De Castro, primo vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo e relatore della direttiva Ue, presente alla firma ufficiale sul nuovo provvedimento da parte del presidente del Parlamento europeo e del ministro per gli Affari europei della presidenza rumena. Ora il testo sarà immediatamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue e gli Stati membri dovranno recepirlo nei loro ordinamenti nazionali entro 24 mesi.“Mi auguro che l’Italia precisa l’europarlamentare PD - possa continuare a dimostrarsi capofila nella battaglia che siamo riusciti a vincere a livello

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europeo, recependo rapidamente la Direttiva, estendendo la protezione a tutti i produttori, ed aggiungendo alla lista di pratiche proibite anche le vendite sotto costo e le aste a doppio ribasso”. “Grazie al Parlamento Ue - prosegue De Castro - in appena 12 mesi abbiamo raddoppiato da 8 a 16 le pratiche sleali con la possibilità di estenderle ulteriormente a livello nazionale, protetto la quasi totalità degli agricoltori, delle cooperative e delle industrie alimentari dell’Ue, compresi i settori del floro-vivaismo e della mangimistica. Ma anche difeso la confidenzialità di chi denuncia e introdotto l’obbligo per l’autorità di contrasto di agire e porre fine a queste prassi, sanzionando i responsabili”. “L’Europa ha dimostrato di saper battersi al fianco dei più deboli. Ora la palla - conclude De Castro - passa ai parlamenti nazionali per i recepimenti nei singoli Stati membri”.

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gricoltura

DECRETO EMERGENZE: COLDIRETTI IN AUDIZIONE AL SENATO

UN FRANTOIO CHE CHIUDE NON RIAPRE PIÙ’: SALVIAMO IMPIANTI SALENTINI

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n frantoio che chiude non riapre mai più. Per questo serve un impegno risoluto per salvare la filiera dell’olio extravergine di oliva, sostenendo i frantoi salentini in grave crisi di liquidità e accompagnandoli nel percorso di rottamazione parziale o totale degli impianti. Nel Piano anti Xylella del Ministro Centinaio, approvato il 13 febbraio scorso in Conferenza Stato-Regioni, è stato dato spazio al sostegno dell’ammodernamento degli impianti di molitura e a supporto della rottamazione parziale o totale degli impianti, per le aziende che vogliono dismettere o riconvertire l’attività, come richiesto da UNAPROL e Coldiretti al tavolo con il Ministro Centinaio”, ha esordito il vicepresidente nazionale di Coldiretti, David Granieri, in audizione in Commissione Agricoltura del Senatore sul Decreto Emergenze. “Vanno al contempo intensificate le maglie dei controlli e che olio con acidità ad 1 grado non venga spacciato per extravergine – ha aggiunto il presidente

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Granieri - perché sarebbe un ulteriore danno per il settore dell’olio extravergine di oliva pugliese, per la più grande industria green del Sud Italia”. “La metà dei frantoi pugliesi operano nell’area salentina tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto – ha aggiunto il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – e non hanno mai avuto bisogno di assistenzialismo. Vivono una condizione apocalittica, basta farsi un giro in Salento, hanno assoluta necessità di una moratoria sui mutui, per garantirne la sopravvivenza, sono necessarie misure ad hoc che prevedano integrazioni al reddito per 5 anni per le aziende di trasformazione che dimostrino di restare attive e produttive e interventi economici a supporto della rottamazione parziale e totale degli impianti, per i frantoi che vogliono dismettere o riconvertire l’attività. La rigenerazione del settore dell’olio extravergine salentino passa dai reimpianti che gli olivicoltori vogliono immediatamente attivare e dai frantoi che devono molire”.

Sono 491 i frantoi operanti nel Salento, di cui 251 in provincia di Lecce, 143 a Brindisi e 97 a Taranto e qualunque misura si andrà a definire per sostenere le realtà della provincia di Lecce, dove lo scenario è apocalittico e i frantoi non hanno più olive da molire, potrà essere replicato e messo a patrimonio comune anche delle realtà operanti nelle altre province pugliesi, dove la malattia sta mietendo vittime. “Xylella viene ancora definita calamità a sproposito. Per l’impatto catastrofico e perché non è un evento limitato nel tempo come ogni altra avversità atmosferica, ma è cronico, non può seguire il normale iter e va inserito in un provvedimento legislativo. Dall’Assessorato regionale all’Agricoltura non è arrivata la pronta segnalazione al Ministro la necessità di inserire la richiesta di calamità in deroga in un provvedimento legislativo, in caso contrario non sarebbe possibile accedere al Fondo di Solidarietà Nazionale”, ha concluso il presidente Muraglia.

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Viticoltura digitale:

BAYER CROPSCIENCE un sito per il monitoraggio della cocciniglia farinosa della vite da tavola

Il posizionamento dei prodotti fitosanitari nell’ambito della strategia di controllo di un parassita assume importanza strategica in quanto rende possibile controllarlo nel momento di maggiore vulnerabilità. Questo consente di ridurre il numero degli interventi interferendo in minor misura sugli effetti indesiderati nei confronti dell’ambiente e dell’uomo.

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l monitoraggio effettuato con specifici criteri scientifici e con rilievi puntuali costituisce, pertanto, l’elemento chiave per individuare gli stadi biologici del parassita e suggerire le applicazioni di controllo. Le attività di monitoraggio esprimono una maggiore utilità nel momento in cui la biologia del parassita è piuttosto complessa e le generazioni sono numerose come nel caso di Planococcus ficus, la cui diffusione è in aumento e il controllo è piuttosto complesso.

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La lunga durata dell’attività di P. ficus, i diversi cicli generazionali e la difficoltà nel controllo hanno stimolato già da due anni la necessità di avviare uno specifico monitoraggio nelle diverse aree di coltivazione dell’uva da tavola, al fine di offrire un’informazione tecnica scientifica sugli stadi biologici alle aziende, ai tecnici impegnati nell’assistenza alle aziende, ai rivenditori ecc. La Bayer ha realizzato per tale scopo un sito Web specifico

“https://w w w. monitoraggiococciniglia.it” nel quale vengono riversate le risultanze dei rilievi effettuati da Agrolab, Centro Sperimentale e di diagnosi fitosanitarie, nelle più rappresentative aree di coltivazione dell’uva da tavola situate in Puglia e Basilicata. A tale iniziativa collabora anche lo Studio di consulenza tecnica e centro di saggio CORAGRO per le aziende situate in Sicilia. www.foglie.tv


Perché la scelta di monitorare tale parassita ha richiesto uno specifico progetto di attività ? Il controllo della Cocciniglia farinosa della vite (Planococcus ficus), richiede differenti strategie applicative in tempi diversi in funzione degli stati biologici dell’insetto, che possono essere riassunte in: • fase di svernamento; • fase di migrazione sui ceppi; • fase di sviluppo sulla nuova vegetazione; • fase di migrazione nel terreno o sotto il ritidoma. Sono possibili controlli biotecnici e biologici tra cui la confusione sessuale; se applicata, la confusione sessuale esprime la sua funzionalità in presenza di adulti maschi, che nei nostri ambienti sfarfallano a fine giugno inizio luglio. Si riscontra, però, nel periodo antecedente (aprile-giugno) una migrazione di femmine fecondate e di neanidi che determinano comunque dei danni sulla vegetazione e sui grappoli in fase di crescita e non sono assolutamente influenzati dai feromoni. Da cui la necessità di intervenire chimicamente o con altri sistemi. Il monitoraggio in tale periodo primaverile consente di individuare i momenti d’inizio migrazione degli individui svernanti, l’ovideposizione da parte delle femmine fecondate, la schiusura delle uova e la formazione di nuove neanidi. Successivamente, le fasi di sviluppo dell’insetto sulla vegetazione sono caratterizzate dalla presenza contemporanea di tutti gli stadi biologici (uova, neanidi, femmine, maschi alati) che si protraggono fino all’autunno (ottobre). La valutazione sull’opportunità di eseguire o meno interventi in tale fase viene condizionata essenzialmente dai risultati ottenuti dal monitoraggio, che consentono di definire l’entità della diffusione e dell’intensità di attacco. Anche nel corso del 2019 i rilievi puntuali e capillari sul territorio, produrranno informazioni settimanali sui tempi e sulle percentuali di preN° 8 - 1 maggio 2019

senza degli stadi biologici che saranno espressi con tabelle e grafici nel sito Web “Monitoraggiococciniglia. it”, offrendo informazioni utili a tutti quelli che devono eseguire controlli su tale cocciniglia, posizionando gli interventi fitosanitari nei momenti più vulnerabili del P. ficus. Tale modalità di impostazione della strategia di controllo esprime notevoli vantaggi tra cui: • usufruire di informazioni scientifiche in tempo reale, facilmente usufruibili in qualsiasi luogo e momento; • agevolare il lavoro dei tecnici nelle attività di monitoraggio su tale cocciniglia che richiede tempo e strumenti

adeguati per identificare gli stadi biologici; • utilizzare le strategie di controllo nei tempi corretti; • adeguarsi alle norme relative al “Piano di azione sull’uso dei prodotti fitosanitari” che prevede la giustificazione degli interventi su base di rilievi e monitoraggi. L’integrazione nelle attività fitosanitarie tra Centri specializzati nei rilievi e nel monitoraggio e le esigenze delle aziende commerciali e produttive è sicuramente un abbinamento che tiene conto di tutte le potenziali competenze per ottenere prodotti di qualità nel rispetto dell’esigenza dei consumatori, dell’ambiente e dell’operatore.

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assegna

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Norme che possono cambiare la vita ad interi settori

Ortofrutta, in arrivo il “prezzo di cittadinanza” di Roberto Della Casa – italiafruit.net

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nelle pieghe dei provvedimenti legislativi che spesso spuntano, senza troppa pubblicità, norme che possono cambiare la vita ad interi settori. Nel Decreto emergenze agricole approvato alla Camera, ad esempio – e prossimo all’esame del testo da parte del Senato - è stato inserito un comma che potrebbe impattare in modo rilevante sul settore ortofrutticolo: si tratta di una sorta di “prezzo di cittadinanza” per i prodotti agroalimentari. Se sono scambiati sotto questo valore minimo, allora scattano le sanzioni per gli acquirenti. A fissare la soglia minima sarà Ismea, mentre i controlli saranno a carico dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. La Commissione agricoltura di Montecitorio, guidata da Filippo Gallinella (Movimento 5 Stelle) ha infatti introdotto l’articolo 10-quater al Decreto emergenze agricole, poi modificato in Assemblea alla Camera, per disciplinare i rapporti commerciali nell’ambito delle filiere agroalimentari. Il Dossier realizzato dal Servizio studi della Camera e del Senato spiega che il provvedimento servirà a normare “i contratti aventi ad oggetto la cessione di taluni prodotti agricoli stipula-

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ti obbligatoriamente in forma scritta, che devono avere una durata non inferiore a dodici mesi (con modalità stabilite con decreto del Mipaaft)”, e poi l’aspetto più nuovo, visto che si introducono i “costi medi di produzione dei prodotti agricoli”, in analogia a quanto già fatto per il latte, valori che “devono essere elaborati mensilmente dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), sulla base della metodologia approvata dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo”. Se nella fase di acquisto dei prodotti agroalimentari viene a mancare uno di questi due requisiti, secondo il legislatore ci si troverà davanti a una pratica commerciale sleale. Quindi “nel caso in cui sia fissato dall’acquirente un prezzo significativamente inferiore ai costi medi di produzione risultante dall’elaborazione dell’Ismea”, scatteranno sanzioni. Cosa si rischia? “La previsione di clausole contrattuali in violazione della determinazione del prezzo comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria a carico dell’impresa acquirente fino al 10 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio precedente all’accertamento”, questo il contenuto

del provvedimento approvato dalla Camera. “In caso di reiterata violazione può essere disposta la sospensione dell’attività di impresa fino a 30 giorni. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato provvede, d’ufficio o su segnalazione di chiunque ne abbia interesse, all’accertamento delle violazioni e conclude il procedimento inderogabilmente entro 90 giorni”. Il testo rinvia ai prodotti agricoli di cui al paragrafo 1 dell’art.168 del regolamento (Ue) n. 1308/2013. Sono quindi interessati i seguenti prodotti: cereali, riso, zucchero, foraggi essiccati; sementi, luppolo, olio di oliva e olive da tavola, lino e canapa, prodotti ortofrutticoli, prodotti ortofrutticoli trasformati, banane, settore vitivinicolo, piante vive e prodotti della floricoltura, bulbi, radici e affini, fiori recisi e fogliame ornamentale, tabacco, carni bovine, latte e prodotti lattiero-caseari, carni suine, carni ovine e caprine, uova, carni di pollame, alcole etilico di origine agricola, prodotti dell’apicoltura, bachi da seta. La prima grande incognita riguarda la metodologia con cui i costi medi di produzione verranno calcolati (il tutto è demandato a un successivo pronunciamento del ministero), ma la base temporale mensile per l’ortofrut-

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ta lascia già più di qualche dubbio, visto che la maggior parte delle colture ha un ciclo ben più lungo. Così come l’orizzonte annuale dei contratti, che ingesserebbero un settore frequentemente dominato da stagionalità molto marcate. Che dire, poi, della identificazione delle tecniche produttive medie ordinarie, indispensabili per calcolare un costo medio di produzione in presenza di soluzioni colturali estremamente diversificate tra territori e territori e, all’interno dello stesso territorio, fra impresa e impresa. Quali delle operazioni non indispensabili, ma utili per aumentare la qualità dell’offerta, saranno considerate? Per esempio sarà prevista l’acinellatura nell’uva da tavola? Quale sarà il valore di ammortamento da considerare per l’impianto dei fruttiferi, visto che ci sono differenti possibilità che

producono però costi molto diversi ma anche risultati differenti sia sul fronte organolettico che dei volumi prodotti. E non dimentichiamo poi l’impatto del differente costo della manodopera tra i vari areali produttivi, non sulla base di pratiche scorrette ma dei diversi contratti provinciali, di cui occorrerà certo tenere conto. Se al Senato verrà confermato l’impianto legislativo, di cui andrà verificata la piena rispondenza al complesso sistema nazionale e comunitario volto ad evitare le distorsioni sul mercato, all’Ismea servirà un esercito di ricercatori per assicurare un servizio accettabile, abbozzando almeno le situazioni più frequenti su cui calcolare i costi medi di produzione di riferimento. In caso contrario, generalizzando troppo in un sistema così complesso, la norma rischia di avere effetti negativi

sul sistema produttivo nazionale, cioè l’opposto di quanto si prefigge. Infatti, favorirà da una parte l’appiattimento verso il basso dell’offerta, sulle soluzioni che soddisfano il costo riconosciuto, anziché quelle che soddisfano il consumatore grazie alla qualificazione dell’offerta. Senza parlare della inapplicabilità sul prodotto d’importazione, che - dove il prezzo sarà più basso di quello riconosciuto alla produzione nazionale – come molto spesso accade, sarà preferito da chi vuole essere competitivo su questo aspetto. Sono due elementi da tenere in grande considerazione, viste le continue criticità manifestate dai consumatori sull’offerta, da una parte, e i forti segnali di difficoltà espressi del nostro sistema produttivo nello scenario internazionale, dall’altra.

Riceviamo e Pubblichiamo

“LA REGIONE ACCUMULA FIGURACCE E DI GIOIA SI CANDIDA A CONSIGLIERE COMUNALE A FOGGIA” “La Regione Puglia è il fanalino di coda per la spesa del Piano di Sviluppo Rurale. Per intenderci:

l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’Agricoltura pugliese circa un miliardo e mezzo di euro,

ma il meraviglioso due che gestisce il settore presidente Emiliano-assessore Di Gioia è riuscito a spendere poco più di 300milioni, parliamo del 18,6%.

“Ora un assessore regionale all’Agricoltura che si trova a gestire questo fallimento insieme al disastro Xylella, mancati rimborsi gelate e alluvioni degli ultimi anni, nessun progetto approvato dal Governo

nazionale per migliorare l’Irrigazione… come minimo dovrebbe allestire una foresteria in Assessorato

per lavorare 24 ore su 24 nell’ultimo anno di legislatura. E, invece, Leo Di Gioia ha ben pensato di candidarsi come consigliere comunale al Comune di Foggia. Chissà se in questo ruolo sarà più attento alla sua comunicazione politica, visto che per quella istituzionale ha fallito per ben tre volte: nel marzo

2017 alla Fiera Internazionale dei vini e dei liquori (Prowein) a Düsseldorf, nel mese di Aprile 2017 a Vinitaly di Verona e nuovamente nel mese di Aprile 2019 al Vinitaly di Verona.

“In entrambe le fiere del 2017 nel padiglione della Puglia, così come sulle brochure promozionali, giganteggiava una immagine stupenda, non di un paesaggio agricolo tipicamente pugliese, bensì di una

distesa vitivinicola del Cile e della California, mentre a Verona quest’anno nella a Vinitaly vi era una bellissima foto di un porto pugliese. Peccato che la relativa didascalia recitava ‘PORTO DI TARANTO’, ma in realtà si tratta del porto di GALLIPOLI.

“Insomma, dalla figuraccia PSR a quella ‘mondiale’ per la comunicazione noi di Direzione Italia

pensiamo che il vaso sia colmo. Per questo abbiamo presentato una mozione di sfiducia da discutersi al più presto in Consiglio regionale”.

Il gruppo regionale di Direzione Italia (Renato Perrini, Ignazio Zullo, Luigi Manca e Francesco Ventola)

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Cumeta Flow La stabilità dell’efficacia antiperonosporica

Cumeta Flow rappresenta da alcuni anni lo standard di riferimento tra le miscele antiperonosporiche che abbinano una sostanza attiva endoterapica (metalaxil-m*, caratterizzato da elevata sistemia) e rame da solfato tribasico (con efficace e persistente azione di copertura). La composizione equilibrata La composizione è opportunamente bilanciata tra i principi attivi (metalaxil-m* 24 g/l + rame metallo da Solfato Tribasico 200 g/l) e i co-formulanti che contribuiscono alla stabilità delle proprietà chimico fisiche del formulato esaltandone l’efficacia in campo. Il partner affidabile Il Solfato tribasico di rame (TBCS) rappresenta il migliore partner sul mercato per metalaxil-m*: l’adeguato apporto di rame metallo per ettaro (800 g alla dose di etichetta) si adatta perfettamente all’intervallo tra gli interventi consigliabili per il metalaxil-m*, opportunamente dosato. La qualità del formulato La qualità formulativa, che deriva dall’esperienza Diachem nel campo

dei prodotti flowable (a base acqua), conferisce al Solfato tribasico di rame (TBCS) ottimo grado di copertura della vegetazione trattata ed elevata resistenza al dilavamento. Ciò consente di raggiungere i più alti livelli d’efficacia, anche nel contenimento delle batteriosi e di favorire l’equilibrio tra prontezza e persistenza d’azione proprio del TBCS, con l’adeguato rilascio nel tempo dello ione rameico e la migliore selettività sulla vegetazione trattata. Caratteristiche chiave anche per la difesa delle colture orticole. L’etichetta più ampia L’etichetta autorizzata comprende tutte le principali colture colpite da Peronosporacee: con le più recenti estensioni d’impiego l’etichetta ora include Vite, Pomodoro, Patata, Fragola, Carciofo, Cocomero, Melone, Cetriolo,

Lattughe e insalate. Per Pomodoro, Fragola, Melone, Cetriolo e Lattughe e insalate l’impiego è consentito sia in pieno campo sia in serra. L’autorizzazione si distingue per l’ampia flessibilità d’impiego: il numero di trattamenti varia da 2 a 4 in base alla coltura, con intervallo tra i trattamenti di 10-14 gg, avendo cura di cadenzare gli interventi in funzione della pressione della malattia. Su vite l’impiego è possibile fin dalla pre-fioritura per il più flessibile inserimento nelle varie strategie di difesa di tutti i principali comprensori viticoli. *sostanza attiva originale Syngenta Le confezioni Le taglie disponibili per l’impiego in agricoltura professionale sono il flacone da 1 lt e la tanica da 10 lt.

Chimiberg - marchio di Diachem S.p.A. Agrofarmaci autorizzati dal Ministero della Salute. Utilizzare i prodotti fitosanitari con precauzione. Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto. Si richiama l’attenzione sulle frasi e simboli di pericolo riportati in etichetta.


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gricoltura

Obiettivo: informare per contrastare le invasioni biologiche

ARRIVA L’APP InBioAIQua PER RICONOSCERE GLI ORGANISMI ALIENI

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na App per monitorare la presenza e l’arrivo di organismi alieni. È questo lo strumento al centro del progetto InBioAIQua. I citizen scientists potranno scattare foto che saranno esaminate da esperti entomologi guidati dal professore Francesco Porcelli, ideatore del progetto, e ricevere informazioni utili per contrastare le invasioni biologiche. L’App sarà un utile strumento per promuovere la conoscenza, informare e accrescere la consapevolezza dei cittadini, degli agricoltori in particolare, per la difesa del verde e la salvaguardia della biodiversità. Il progetto InBioAIQua è stato presentato nel corso di una conferenza stampa nella sede dell’assessorato all’agricoltura della Regione Puglia, alla quale hanno partecipato il professor Francesco Porcelli, del DiSSPA, la dottoressa Maria Antonietta Porcelli di Agriplan, la dottoressa Filomena Picca responsabile misura 1 PSR Puglia, il dottor Luca Limongelli Autorità di Gestione del PSR Puglia. L’obiettivo del progetto InBioAIQua, ideato dall’Università degli studi di Bari Aldo Moro - DiSSPA, Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti, è di informare tempestivamente e qualitati-

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vamente gli operatori agricoli, sentinelle del territorio, sulle invasioni biologiche da organismi alieni, invasivi e da quarantena trasferendo informazioni tecniche e favorendo l’integrazione con esperti di fama internazionale. Le barriere naturali che limitavano lo sviluppo della flora e della fauna entro determinate regioni sono ormai venute meno. Così varie specie si spostano a migliaia di chilometri dal loro habitat naturale. Queste sono definite specie alloctone (o aliene). Alcune di esse non sopravvivono nel nuovo habitat, altre si diffondono e insediano sino a causare un danno all’ecosistema esistente, alle attività agricole e zootecniche. Le specie alloctone che hanno tale impatto negativo si chiamano specie invasive. Il progetto InBioAIQua si occupa di alcune di queste specie aliene come ad esempio: Philaenus spumarius (vettore di Xylella fastidiosa) la Drosophila suzukii (moscerino della frutta), Aleurocanthus spiniferus (da cui deriva la fumaggine) Agaonidae (vespe dei fichi). Attiva anche una landing page e tutti i canali social contraddistinti dal nome InBioAIQua. Dal 25 aprile partiti i workshop tematici itineranti “Cosa sono, come riconoscerli, cosa fare. Uso di stru-

menti SW, HW, IT, e lot al primo contatto con un Organismo Alieno, Invasivo o da Quarantena” in 45 comuni pugliesi. Grazie ad una informazione capillare, precisa e documentata, sarà quindi possibile contrastare tempestivamente e concretamente le invasioni biologiche evitando i danni diretti all’agricoltura, alla silvicoltura, alla floricoltura, all’apicoltura, registrando un aumento sostenibile della produttività, della redditività ed efficienza delle risorse negli agro-sistemi. Il progetto InBioAIQua è realizzato nell’ambito della Misura 1 “Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione” grazie a quanto previsto dalla Sottomisura 1.2 “Sostegno ad attività dimostrative ed azioni di informazione” - Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014 - 2020 Puglia, Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambiente. La dottoressa Filomena Picca responsabile della misura ha sottolineato l’importanza “della formazione e informazione in agricoltura rivolta ai giovani agricoltori. Con questa misura abbiamo già finanziato 23 progetti e grazie ad un ulteriore incremento della dotazione finanziaria riusciremo a far partire altre interessanti azioni formative già in graduatoria”.

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groalimentare

Premiazioni l’8 maggio

Macfrut Innovation Award, la lista dei vincitori

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sempre più trasversale l’innovazione del settore ortofrutta, un mix tra intelligenza artificiale, software, connessioni, sensori, ricerca e sviluppo che proiettano gli agricoltori verso un futuro sempre più green e attento all’evoluzione dei gusti del consumatore. Questa l’istantanea di Macfrut Innovation Award (Mia) 2019, il premio organizzato da Cesena Fiera che per la sua quinta edizione premia le 19 soluzioni con il più alto tasso di progresso in tema di funzionalità, utilizzazione, concezione tecnica, impatto ambientale, qualità e sicurezza dei prodotti. “L’ortofrutta è uno dei settori più innovativi nel panorama agroalimentare - spiega Renzo Piraccini, presidente di Macfrut - La riprova è nelle aziende premiate in questa quinta edizione, con proposte di assoluto livello mondiale, novità che potranno essere toccate con mano nei tre giorni di Macfrut”. Nello specifico, per le otto categorie in gara la commissione tecnica del Premio ha assegnato otto medaglie d’oro, che saranno consegnate mercoledì 8 maggio (ore 14.30, Conference Room pad. B2) nel corso di Macfrut (Cesena Fiera, 8-10 maggio). A saliN° 8 - 1 maggio 2019

re sul podio nella sezione “Sementi e cultivar” è il Melone Corallo (Op Agricola Campidanese in provincia di Oristano) che incrocia il colore della varietà Piel de Sapo con il gusto dolcissimo del melone Charentais. Oro anche per Biozon (Multiossigen Spa, Gorle - Bg; categoria agrofarmaci e fertilizzanti), l’olio vegetale trattato con ozono, una sostanza corroborante (ovvero in grado di esaltare la capacità di resistenza della pianta alle avversità, malattie comprese) a impatto ambientale zero, utilizzabile anche in agricoltura biologica. È ready-to-eat lo snack con medaglia d’oro che abbina 100 grammi di frutta e verdura già lavate a varie tipologie di formaggio: Buoninsieme Solarelli è un’idea nata dalla collaborazione di due aziende romagnole, Apofruit Italia e Antica Cascina (Fc). Spazio alle innovazioni per la IV gamma anche nella categoria “Strutture e attrezzature per le colture protette” con Hoover Crab (Hortech Srl, Agna - Pd), il potente aspiratore che si guadagna il riconoscimento più alto per il sistema di pulizia di colturali e di foglie. Sul fronte “Logistica e servizi”, Opi (Evja Srl, Acerra - Na) vince la selezione per il supporto intelligente che ottimizza il ciclo colturale

prevenendo anche le malattie delle piante con l’utilizzo combinato di Internet of things (sensori in campo che trasferiscono dati in tempo reale ad un software), intelligenza artificiale e modelli agronomici. Anche il packaging sfila al Macfrut Innovation Award e assegna il primo premio al vassoio “con airbag” per la frutta delicata o ready-to-eat: è il Soft Fruit Protector (Ilip, Valsamoggia - Bo) che ammortizza urti e sollecitazioni preservando l’integrità del frutto. Si basa su due brevetti internazionali il funzionamento diVortex 150, la centrifuga per l’industria alimentare che asciuga anche prodotti delicati come ad esempio le baby leaf senza comprometterne la qualità (Turatti, Venezia). È austriaco l’oro della categoria “Macchine e attrezzature per l’ortofrutta”: Mobilab analizza substrati e rileva nitrati e ammonio in diverse matrici come suolo, foglie e acqua offrendo un’analisi a costi contenuti e un alto livello di precisione, paragonabile ai metodi di laboratori standard (Werksweg, Weiz - Austria). La regione più premiata è l’Emilia Romagna, che conta sette medaglie, seguita da Lombardia e Veneto a pari merito con tre medaglie ciascuna.

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groalimentare

Guerre commerciali

L’Ue risponde a Trump, l’ortofrutta Usa nella black-list di Rino PAVONE

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a Commissione Ue ha pubblicato come previsto la sua lista indicativa di contromisure commerciali per il valore di 20 miliardi di dollari di prodotti americani - dal vino all’ortofrutta fino alla frutta secca - in risposta alla disputa Airbus-Boeing con gli Usa. Ora si apre un periodo di consultazione pubblica sino al 31 maggio sulla lista dei dazi Ue, prima che questa diventi definitiva. Sarà comunque

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il Wto a stabilire l’ammontare definitivo dei dazi di rappresaglia a cui hanno diritto l’Ue e gli Usa. Gli Usa hanno annunciato 11 miliardi di dollari di tariffe doganali aggiuntive, l’Ue nel 2012 aveva chiesto 12 miliardi di dollari ma ora ha rivisto al rialzo a 20 miliardi. “Il nostro obiettivo non è applicare sanzioni reciproche” con gli Usa, tassando realmente miliardi di prodotti, “ma avere piuttosto una solu-

zione negoziata che copra sia il caso Boeing che quello Airbus” in quanto “siamo allo stesso punto della procedura legale” al Wto. Lo hanno affermato fonti Ue dopo la pubblicazione della lista preliminare da 20 miliardi di dollari di prodotti americani colpiti da dazi europei che “potrebbe” essere applicata “in futuro”. L’orizzonte temporale, in attesa dell’arbitrato del Wto sull’ammontare dei dazi, è tra luglio per gli Usa e inizio 2020 per l’Ue.

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BASF Agricultural Solutions grande successo di pubblico per il Roadshow dedicato alla peronospora

• Più di 1.000 partecipanti per il tour lungo tutta l’Italia • • Presentate le novità per la protezione della vite e delle colture orticole • • Un portafoglio prodotti antiperonosporici ancora più ampio •

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opo 6 settimane e 26 tappe in 13 regioni d’Italia, si è concluso il Roadshow BASF dedicato alla peronospora. Un lungo viaggio, da sud a nord, presso le sedi dei distributori BASF, i consorzi agrari, le piazze pubbliche, le cantine vinicole e i mercati rionali per incontrare più di 1.000 agricoltori della filiera viticola e orticola italiana. Incontri aperti al dialogo e al confronto tra i partecipanti, dove gli esperti della divisione Agricultural Solutions di BASF hanno avuto modo di dare la propria consulenza e di presentare alcune delle nuove soluzioni per la difesa della vite e delle colture orticole contro la peronospora. In particolare, protagonisti sono stati i formulati della linea Saviran® N° 8 - 1 maggio 2019

che, con la loro flessibilità, il differente meccanismo d’azione e la bassa dose di principio attivo per ettaro, integrano e completano perfettamente il portafoglio di prodotti antiperonosporici BASF. Rispondendo alle molte domande e curiosità dei partecipanti, i tecnici hanno, inoltre, fornito suggerimenti per impostare correttamente le linee per la nuova stagione: grazie alle novità

in gamma, l’agricoltore può ora scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze, realizzando programmi di difesa più efficaci, personalizzati e sostenibili. Non sono mancati i momenti ludici e conviviali con prodotti tipici a tema regionale. Per il coloratissimo camper simbolo dell’iniziativa, dopo aver percorso oltre 2.500 km percorsi, è ora tempo di sosta in attesa del prossimo viaggio!

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gricoltura

Al duo Emiliano-Di Gioia: fuori il nome del responsabile

“CONTINUANO A PIOVERE RISORSE PER L’IRRIGAZIONE ZERO PUGLIA SU 34 PROGETTI”

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ontinuano a ‘piovere’ soldi per irrigare le assetate campagne del Sud, ma non in Puglia, che non era presente nei primi 19 progetti approvati e finanziati dal Piano Irriguo Nazionale e non lo è neppure negli ulteriori 15 progetti approvati nelle ultime ore. Un totale di 34 progetti per circa 500 milioni di euro e neppure un centesimo cade in Puglia. Possiamo dire che tutto questo ci sembra VERGOGNOSO? E che ci piacerebbe capire di chi è la colpa se nei nuovi 15 progetti ripescati – oltre i 19 già approvati – non vi è neppure uno di un Consorzio pugliese? Soprattutto quello che mette insieme gli enti in difficoltà economica e con bilanci sempre da rimpinguare da parte della Regione Puglia. “Ci chiediamo: ma è mai possibile che su oltre 104 milioni di euro che arrivano al Sud nessun progetto pugliese è stato capace di intercettarlo, mentre tutte le altre Regioni sono stato in grado di farlo? Qualche cifra, giusto per rendere l’idea del danno che viene fatto alla Puglia e agricoltori: la vicina Ba-

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di Rino PAVONE

silicata ha avuto in questa seconda tranche oltre 38 milioni di lire per dare acqua alle proprie campagne, la Campania 23 milioni e la Calabria poco meno di 20. “E siamo di nuovo

qui a chiedere sperando di ottenere una risposta: Siamo di fronte all’ennesima sciatteria/incapacità del duo Emiliano-Di Gioia o alla strafottenza del Governo centrale?”

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SUBITO PROTOCOLLO REGIONALE PER SALVARE PAESAGGIO

XYLELLA: NASCE CONSORZIO INNESTI

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on esistono cure per salvare gli ulivi infetti da Xylella, unica strada è la convivenza con il batterio attraverso la pratica dell’innesto per salvaguardare almeno gli ulivi monumentali. Per questo abbiamo costituito il Consorzio Innesti tra Coldiretti, UNAPROL E Consorzio DOP Terre d’Otranto, di cui fa parte un Consiglio scientifico, per mettere a regime una pratica a cui si sono dedicati tecnici ed esperti finora in maniera volontaria e a proprie spese, coadiuvati dal CNR, che hanno in questi anni sperimentato la pratica degli innesti e sovrainnesti sugli ulivi: è l’annuncio del presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. Sul piano agronomico l’innesto consiste nell’unire due organismi vegetali viventi per mezzo di una saldatura biologica - dice Coldiretti Puglia - di cui la nuova parte aerea fruttifera ne modifica così la varietà. “E’ necessario che la Regione Puglia definisca quanto prima un “un protocollo” tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chiari. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggistica del Salento - aggiunge il presidente Muraglia - contemporaneamente, gli impianti oli-

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vicoli mediante queste prime varietà resistenti consentiranno la ripartenza del settore olivicolo-oleario, in attesa che ulteriori sperimentazioni possano ampliare il panorama idoneo a convivere con il batterio killer”. “Ci siamo ispirati ai Consorzi Anti-fillosserici nati con legge nel 1901 - spiega David Granieri, presidente di UNAPROL - con lo scopo di diffondere la tecnica dell’innesto per contrastare la fillossera della vite. Un percorso virtuoso di speranza che intendiamo replicare e che le istituzioni hanno il compito di supportare con massima efficienza con Unaprol in prima fila, anche attraverso l’innovativo sistema Olivo.net progettato in collaborazione con Horta S.r.l., uno strumento informatico di ultima generazione che consente il monitoraggio in tempo reale dell’oliveto, controlla i dati inseriti e dà informazioni utili all’imprenditore per le scelte strategiche da prendere sulle attività di irrigazione, concimazione e coltivazione”. “In mancanza di cure per salvare il patrimonio monumentale della Puglia - incalza Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio DOP Terra d’Otranto - l’unica speranza è innestare gli ulivi con varietà resistenti. È bene precisare che al momento è solo una speranza confortata da alcune evidenze empiriche emerse da tre

anni di sperimentazione sugli innesti ed emerse da alcune piante innestare da molti anni sul territorio salentino ormai devastato dal batterio. L’innesto è una pratica agronomica reversibile che ci consente di avere una chance per tutelare i nostri alberi monumentali”. Sul fronte della ricerca Donato Boscia del CNR ribadisce le 4 linee di attività di contrasto alla Xylella con le ‘osservazioni continue in area infetta per la ricerca di olivi asintomatici, i campi sperimentali per la valutazione della suscettibilità di cultivar diverse all’infezione di Xylella fastidiosa, il sovrinnesto di alberi infetti per una più rapida identificazione di fonti di resistenza e la Selezione e caratterizzazione di olivi spontanei asintomatici”.

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Linea di biostimolazione drupacee

DA ARYSTA: CALIBRA Biostimolante a base di filtrato di crema di alghe da Ascophillum nodosum

Formulato con Manganese e Zinco, applicato nella fase di allegagione promuovere uno sviluppo superiore dei frutti stimolando la citochinesi cellulare senza alterare il normale equilibrio vegetativo.

Pianificando all’allegagione 2 interventi a distanza di 7-10 giorni alla dose di 2-3 l/ ha promuove una fruttificazione di qualità ed un aumento delle classi di calibro superiore, senza influenzare negativamente la qualità e la consistenza dei frutti.

Bio s ti mo la n t e A mme sso i n ag r i co lt u ra b i o lo gica


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gricoltura

Apicoltori sul piede di guerra oltre a vivaisti e olivicoltori

Xylella e trattamenti fitosanitari: apicoltura a rischio di Paola DILEO

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e ultime disposizioni della Regione Puglia per la campagna di prevenzione contro la xylella fastidiosa prevedono anche per “le aree cuscine tto” misure fitosanitarie obbligatorie per combattere il presunto vettore, philaenus spumaris, responsabile della diffusione e del disseccamento rapido dell’olivo. Già a partire del mese di giugno occorre effettuare un trattamento con insetticida autorizzato sulle piante d’olivo e su quelle ospiti, anche se condotte con il metodo biologico. Con inevitabili ripercussioni sulla conservazione della biodiversità e quindi sulle api, attori principali della impollinazione di alberi da frutto e di piante spontanee. A Silvestro Pinto (Consigliere Nazionale della Federazione Apicoltori Italiani - resp. Puglia, anche Presidente dell’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi) chiediamo: Preoccupati per l’apicoltura? Si temiamo molto i due trattamenti di fine Aprile, Maggio e Giugno, perché coincidono con il periodo di maggior bottinamento delle api e con la produzione dei principali mieli tipici pugliesi. E in che misura? L’uso intensivo di insetticidi a base di neonicotinoidi, giudicati letali per le api, può rappresentare una minaccia per questi insetti?

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Senza dubbio l’uso intensivo di insetticidi già classificati tra i mediamente e altamente tossici per le api, porterebbero ad una drastica diminuzione degli alveari, ma altrettanto vero è che il neonicotinoide acetamiprid (EPIK) “sponsorizzato” dal piano d’emergenza Xylella, pur essendo classificato come leggermente tossico, ha effetti sub letali dagli esiti molto più complessi e pericolosi. In questo caso specifico, secondo studi recenti, la molecola neonicotinoide influenzerebbe il comportamento degli adulti e lo sviluppo della covata, provocando alterazioni fisiologiche e comportamentali dei singoli individui o funzionali delle famiglie come per esempio malformazioni e riduzione della vita media degli adulti, alterazioni della capacità di apprendimento e della memoria, diminuzione dell’attività di bottinamento ed effetti sull’orientamento, portando inevitabilmente allo spopolamento delle famiglie e di conseguenza alla lenta morte dell’intero alveare. Tutto ciò si ripercuote sulla produzione di miele che potrebbe scendere fino al 100%. Le api possono essere esposte a condizioni ambientali e nutrizionali tali da determinare l’assunzione di pesticidi nel nettare, nell’acqua o nella rugiada in varie concentrazio-

ni e con diversi effetti. Il trattamento di solito non investe in pieno tutte le bottinatrici che si trovano in quel momento in campo, alcune colpite di striscio sono destinate a morire in un secondo momento nell’alveare, ma la via principale di contatto dei pesticidi con le api avviene per ingestione di nettare, polline, oppure penetrati nel corpo con l’aria, attraverso gli stigmi durante la respirazione. Gli esperti fitosanitari probabilmente non conoscono la fisiologia, la biologia e l’etologia dell’ape, sicuramente non hanno nemmeno calcolato la raccolta di propoli dalle resine degli alberi, la melata rilasciata dagli afidi, la sostanza zuccherina prodotta dai frutti lesionati cocciniglie, in assenza di altre fonti di approvvigionamento zuccherino Con questo decreto vengono dapprima eliminate le fonti di nettare e polline di inizio stagione attraverso sfalcio ed aratura (per noi il male minore) poi si obbliga ad effettuare due trattamenti insetticidi, in un territorio in cui l’olivicoltura non è condotta secondo monocoltura intensiva, ma in piccoli appezzamenti misti ad altre coltivazioni arboree, orticole e seminativi, obbligando le api a non avere alternative al veleno. Dobbiamo solo sperare nei boschi, nei giardini privati, nelle siepi, nelle aiuole e www.foglie.tv


che i comuni non potino i tigli. I trattamenti a base di insetticida vanno replicati anche su alberi da frutto (piante ospiti), macchia mediterranea, piante ornamentali sempre ospiti, e su tutte quelle superfici verdi prossime ai muretti a secco. Queste disposizioni potrebbero inficiare le certificazioni e quindi il mercato biologico? Forse molti cercano di nasconderlo all’informazione pubblica, ma tra gli addetti ai lavori e tra chi ha ben studiato il decreto, è noto che le misure di contrasto alla xylella fastidiosa, prevedono trattamenti pesticidi anche per terreni condotti a biologico portando le aziende a riconversione. Solo dopo la fine dell’emergenza e dopo prove di analisi di laboratorio che certifichino l’abbassamento dei livelli di residui del prodotto sotto i limiti consentiti, potranno ritornare gradualmente al biologico. Ne conseguirebbe un grave danno d’immagine per tutti i produttori, viste le recenti tendenze di mercato. Invece per la produzione di miele esiste un rischio reale? E con quali conseguenze? Per la produzione di miele esiste un rischio assai reale, anche solo se si considera la vasta gamma di fiori e le sostanze zuccherine raccolte dalle api, l’area di volo delle bottinatrici (api che cercano cibo, acqua e resine). Le api giornalmente effettuano non meno di 10 milioni di micro prelievi in un’area valutata di circa 7kmq, cioè 700 ettari, trasportando principi attivi dannosi che possono contaminare polline, propoli, miele e cera. Più l’azione del principio attivo è sub letale, più le api non riusciranno ad effettuare l’azione di riconoscimento dei contaminanti e quindi verrebbe vanificata la famosa azione di filtraggio dell’alveare. In base ai tempi di persistenza di una molecola dannosa e alla composizione chimica della stessa vi sarebbe anche la possibilità di accumulo in alveare. A quanto ammonta il fatturato del comparto apistico pugliese? È un settore in ascesa? Il comparto apistico pugliese è un settore in ascesa e conta 550 apicoltori “regolari”, di cui il 65-70% è apicoltore per autoconsumo e la reN° 8 - 1 maggio 2019

stante parte rientra negli scaglioni “imprenditori apistici per commercializzazione di piccoli quantitativi” (11-30 alveari) e apicoltori professionisti a titolo principale (più di 30 alveari). L’apicoltura pugliese vanta imprenditori di spicco, tra cui uno dei più grandi esportatori di pacchi d’ape e regine d’Europa, un centinaio di produttori professionisti biologici e convenzionali, di miele, pappa reale, propoli, polline , nuclei, regine , cera cosmetici, servizio impollinazione ecc. , imprenditori apistici a regime ordinario o d’esonero, hobbisti, aziende trasformatrici, commercianti al dettaglio di prodotti d’alveare e di attrezzature apistiche, artigiani, falegnami, costruttori arnie, agriturismi, masserie didattiche, penitenziari (C. C. Altamura), associazioni sociali, ambientaliste e di settore. Inoltre, l’apicoltura pugliese interessa molto anche altre regioni che effettuano la pratica del nomadismo nella nostra regione, introducendo oltre 35.000 alveari provenienti da Abruzzo, Lazio, Campania, Molise, Basilicata, Emilia, Trentino, ricavando oltre il 40% del proprio reddito dai monoflora, prodotti nel nostro territorio. Se consideriamo che le province di Bari e Taranto forniscono il 70-80% di delle produzioni di miele monoflora regionale, tra cui ricordiamo Ciliegio, Agrumi, Timo, il danno si ripercuoterà sul settore di gran parte della nazione, visti i blocchi imposti sulla movimentazione in ingresso e in uscita verso la Calabria e Sicilia per l’emergenza coleottero Aethina Tumida. A quanto pare l’introduzione di alcuni fitofarmaci, in particolare quello contro la mosca dell’olivo, avrebbe causato un calo delle produzioni di miele già a partire dal 2009. È così? L’introduzione di alcuni fitofarmaci

ha solo complicato una situazione già critica, ancora prima de 2009, anno in cui iniziano numerosi studi per comprendere lo spopolamento degli alveari. Il fitofarmaco ha ottenuto un posto privilegiato tra le concause che provocano il collasso degli alveari. A chi mi dice che negli anni scorsi si sono sempre effettuati trattamenti insetticidi, ancor più dannosi di quelli richiesti dal decreto, rispondo, sono anni che noi apicoltori siamo in difficoltà e lo saremo ancor di più se tutti faranno trattamenti. Una legge regionale, la n. 45 del 2014 vieta l’uso di trattamenti chimici sulle piante in fioritura. Si è fatto ricorso alla deroga per le misure di contrasto alla xylella fastidiosa? La citazione sul piano d’emergenza dell’articolo 9 della Legge n. 45 del 14 novembre 2014 è stato solo un inconcludente contentino dato agli apicoltori di fronte al passato ricorso al TAR, che noi produttori pugliesi abbiamo effettuato verso il primo Decreto Martina (richiedeva 4 trattamenti con insetticidi altamente tossici per le api come l’imidacloprid, bandito dall’Europa). Il ricorso degli apicoltori non si esprimeva su nessun campo agronomico in materia di xylella, limitandosi a chiedere solo l’eliminazione dell’uso di pesticidi ed erbicidi dannosi per le api. Ora i trattamenti sono scesi a due e l’imidacloprid eliminato dai programmi. Prevedete altri ricorsi al TAR? Il primo ricorso al TAR al Decreto Martina è stato perso , non abbiamo ritenuto quindi continuare sulle modifiche dello stesso senza cambiare le nostre strategie processuali. Ci muoveremo in tal senso solo se le nostre istanze rimarranno inascoltate e prima che i giochi siano fatti.

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Presentato a Monopoli il progetto “Costa dei Trulli: ritrovarsi in ogni stagione”

I comuni della Costa dei Trulli fanno rete per la destagionalizzazione turistica

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osta dei trulli: ritrovarsi in ogni stagione”. Presentato a Monopoli, lo scorso 18 aprile, presso la Biblioteca Comunale “Prospero Rendella” il progetto culturale di promozione territoriale che mira a destagionalizzare i flussi turistici nel corso dell’intero anno. Un programma condiviso di eventi in un territorio, la Costa dei Trulli, che diventa un brand riconoscibile e dall’appeal sempre più attraente. Una porzione di quella Puglia che si attesta fra le mete turistiche emergenti, riscoperta per il mare, le spiagge, la mitezza del clima ma non solo. “Costa dei trulli: ritrovarsi in ogni stagione” nasce in quella fascia di terra a sud- est della Provincia di Bari, animata dai comuni di Monopoli, Fasano, Castellana Grotte, Conversano e Alberobello, con l’idea di fare rete e avviare un programma comune di promozione del proprio territorio e dell’intera Regione. Costa dei Trulli si presenta quindi come strategia di brand marketing, che oltre ad essere proposta artistica di alto livello, mira a valorizzare la bellezza dei luoghi ospitanti. L’inizio di un percorso condiviso che si traduce in un cartellone unico di eventi, con i più importanti appuntamenti organizzati dai

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di Paola DILEO

singoli comuni, come rassegne culturali, sagre, concerti. L’obiettivo è offrire ai visitatori in modo coordinato esperienze e servizi di qualità nell’arco di un intero anno. “Siamo fermamente convinti – sostengono Angelo Annese, Francesco Zaccaria, Francesco De Ruvo, Pasquale Loiacono e Michele Longo, sindaci dei cinque comuni coinvolti – che la capacità di destagionalizzare i flussi turistici sia una strada vincente per il nostro territorio, del resto l’indirizzo politico della Regione Puglia da diverso tempo, è quello di creare eventi in grado di attrarre visitatori in diversi periodi dell’anno. A conferma di ciò, i dati ufficiali relativi all’anno 2017, secondo cui in Puglia si sono registrati 15.189.837 presenze; in particolare 30 sono i comuni che attraggono la maggioranza delle presenze: 12 milioni e mezzo circa di persone, pari all’82% del totale. Tra questi comuni più visitati, l’86% delle presenze (10.859.608), viene registrata nei comuni costieri. Nel 2018 gli arrivi in Puglia sono aumentati del 3,7% rispetto al 2017 e nell’area Costa dei Trulli l’incremento è stato del 13,2% con circa 500.000 arrivi e un totale di presenze pari a 1.500.000. Una Puglia che oltre al mare e alle spiagge vanta

un entroterra unico al mondo: in testa i “trulli di Alberobello” sito UNESCO dal 1996 e quindi Patrimonio dell’Umanità, corredato nel 2018 un altro riconoscimento UNESCO, quello de i “muretti a secco” nella lista “elementi immateriali”. Tracce di una civiltà, quella contadina, che ha fatto dell’operosità e della sostenibilità il suo tratto distintivo. Un patrimonio di straordinario valore che esercita un richiamo sempre crescente di turisti, anche grazie all’offerta culturale e d’intrattenimento. In questo solco s’inserisce Costa dei Trulli Festival, che ha ospitato a fine estate artisti di fama nazionale e internazionale, in luoghi suggestivi con oltre 10.000 spettatori e più di 6.000 followers sui social media. Il successo della prima edizione di Costa dei Trulli Festival, promosso dai soli comuni di Fasano e Monopoli (nell’ambito del piano triennale regionale – Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, a fronte di un contributo regionale di 150.000 euro e di altrettanti 150.000 euro a carico dei comuni) ha destato l’interesse dei comuni limitrofi e già inseriti nella programmazione 2019, con un più ampio cartellone di eventi che funge da comune attrattore unitamente al territorio.


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DECRETO EMERGENZE PREVEDE FONDI E NUOVE REGOLE PER SETTORE LATTIERO CASEARIO

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l decreto-legge sulle Emergenze agricole approvato alla Camera prevede misure specifiche a sostegno di diversi settori in crisi tra cui quello lattiero caseario. Il provvedimento interverrà sia attraverso l’erogazione di fondi – con lo stanziamento di 10 milioni di euro per l’anno 2019 per il comparto ovino caprino e 5 milioni di euro destinati alla copertura dei costi sostenuti per gli interessi sui mutui bancari delle imprese che operano nel settore - sia con l’introduzione di nuove regole”. Così i deputati pugliesi del Movimento 5 Stelle Gianpaolo Cassese e Giuseppe L’Abbate, componenti della Commissione Agricoltura. “Il provvedimento contiene misure di rilevante importanza soprattutto per la Puglia, sesta regione italiana per produzione di latte di pecora con una produzione di 46.506 quintali e quasi 5.000 quintali di latte di capra. Per numero di unità produttive operanti nel settore lattiero-caseario siamo la terza regione con 218 caseifici e centrali del latte, 2 stabilimenti di aziende agricole e 5 di enti cooperativi agricoli e ben 11 centri di raccolta. Dunque con questo decreto abbiamo compiuto un altro fondamentale passo concreto per dare nuove prospettive al nostro territorio a sostegno delle proprie produzioni e per N° 8 - 1 maggio 2019

incrementare le potenzialità del settore agroalimentare - proseguono i deputati pugliesi 5 Stelle - Ci battiamo da sempre per introdurre norme che garantiscano trasparenza nei passaggi di filiera e tracciabilità dei prodotti, non solo per la qualità e la sicurezza alimentare ma anche per contrastare ogni forma di concorrenza sleale e di contraffazione. Ebbene il provvedimento va proprio in questa direzione, attraverso il monitoraggio della produzione di latte vaccino, ovino e caprino nonché dell’acquisto di prodotti lattiero caseari semilavorati importati dall’estero. Si introduce infatti l’obbligo per le aziende che producono prodotti lattiero casea-

ri contenenti tutte le tipologie di latte di registrare mensilmente nella banca dati SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) i quantitativi di ciascun prodotto fabbricato, di ciascun prodotto ceduto e le relative giacenze di magazzino. Chi non rispetterà questi obblighi sarà soggetto a sanzione. Con tale sistema – concludono Giuseppe L’Abbate e Gianpaolo Cassese (M5S) - finalmente i produttori potranno pianificare la propria offerta, scongiurando così storture nella dinamica di determinazione del prezzo e speculazioni che penalizzano chi produce il latte riducendo il prezzo in maniera da non remunerare neanche i costi di produzione”.

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Utilizzo del rame nell’agricoltura biologica

le precisazioni del ministero Il Ministero dell’agricoltura ha risposto ad un quesito sull’utilizzazione del rame in agricoltura biologica, a seguito dell’entrata in vigore del regolamento europeo 1981/2018, che ha fissato la soglia di rame utilizzabile a 28 chili ad ettaro in 7 anni.

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l ministero ha confermato che allo stato attuale sono vigenti contemporaneamente 2 limiti: massimo 28 kg/ha in 7 anni; e massimo 6 kg/ha all’anno ai sensi del Reg. (CE) n. 889/2008. Ciò significa che a partire dal 1° gennaio 2019 è possibile utilizzare in un singolo anno massimo 6 kg/ha di rame purché nell’arco di 7 anni non si superi il limite di 28 kg/ha. Qualora le Regioni abbiano adottato la deroga per il superamento del limite di 6 kg/ha/ anno, prevista dal Reg. (CE) n. 889/2008, l’operatore risulta autorizzato ad utilizzare nel singolo anno un quantitativo di rame superiore ai 6 kg/ha. Tuttavia lo stesso operatore dovrà comunque rispettare il limite complessivo di 28 kg/ha nell’arco temporale di 7 anni. Si ritiene tuttora legalmente ammissibile l’utilizzo di 6 kg/ha di rame nel singolo anno. In caso di deroga risulta possibile anche il superamento dei 6 kg/ha, seppur tale circostanza sia da disincentivare, in quanto rischia di mettere in difficoltà il produttore negli anni successivi dovendo rispettare il vincolo ineludibile di 28 kg/ha complessivi nel settennio.

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ELEZIONI EUROPEE E AMMINISTRATIVE 2019 – 26 MAGGIO

Ai sensi e per gli effetti della L.22/2/2000 n.28 così come modificata dalla L.6/11/2003 N.313,del D.M. 8/4/04 e delle successive delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,G.ED.A. SOC.COOP. Editrice di “Foglie” e “FoglieTV” (iscrizione al Tribunale di Bari n. 61/06 del 15.11.2006)sede legale Via De Gasperi 11-13 – 70015 Noci (Ba), p.iva 06494530725 nonché concessionaria pubblicitaria per entrambi i media Dichiara La propria disponibilità a pubblicare sul periodico quindicinale “Foglie” e sulla web tv “Foglie.Tv”, ai sensi dell’art. 7 (messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici) della Legge 22 febbraio 2000, n. 28 (c.d. “par condicio”), messaggi politici alle condizioni di cui al presente documento analitico, e precisa quanto segue: La prenotazione degli spazi da parte dei soggetti interessati dovrà pervenire almeno 72 ore prima della data di pubblicazione e dovrà pervenire via e-mail all’indirizzo redazione@foglie.tv. G.ED.A. terrà conto delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale.

La prenotazione si baserà esclusivamente sulla data e ora della ricevuta di pagamento avvenuta. Quindi il pagamento si intende anticipato all’atto della prenotazione. Il materiale grafico dovrà arrivare in redazione 72 ore prima della data di pubblicazione cartacea e-o online concordata. L’accesso agli spazi su “Foglie” e “FoglieTV” è consentito a tutti i soggetti politici che ne facciano richiesta, nel pieno rispetto del principio della parità di trattamento. Per informazioni sul listino e spazi disponibili: redazione@foglie.tv – cell. 3479040264. Tutti i soggetti politici aventi diritto, avranno garantita la parità di accesso agli spazi per messaggi politici;

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BENEFICI PER SALUTE E AMBIENTE O PENALIZZAZIONE PER AGRICOLTURA BIOLOGICA?

LA RESTRIZIONE DELL’USO DI RAME di Liviana Leita, Fabrizio Golinelli

ra le ricadute maggiormente evidenti e repentine che il cambiamento climatico ha favorito, favorisce e favorirà, appare incontrovertibile l’insorgenza e lo sviluppo di fitopatologie funginee per il cui controllo è indispensabile l’impiego ripetuto e corposo di agrofarmaci. La difesa è naturalmente più difficoltosa in regime di coltivazione biologica, i cui disciplinari prevedono l’impiego di una ristretta lista di composti/sostanze “di copertura” ed i prodotti a base rameica sono i più utilizzati ed antichi, efficaci su un ampio spettro di fitopatologie e, non da ultimo, risultano maggiormente economici.Accolto il parere della Commissione Plants, Animals, Food and Feeds e dell’EFSA (“Review of the existing maximum residue levels for copper compounds according to Article 12 of the Regulation EC n. 396/2005”, March 1st 2018, doi:10 2903/efsa 2018.5212, e “Conclusion of the peer rewiev of the pesticides risk assessment of the active substance copper compunds” EFSA J. 2018,16(1),5152), la Commissione Europea ha emanato il Regolamento di Esecuzione 1981/2018 (in vigore dal 1 febbraio 2019) nel quale si “raccomanda” la riduzione dell’ apporto di rame da 6 a 4kg/ettaro/anno con lissage di 28 kg/ha complessivi, nel lasso temporale di sette anni, fatte salve deroghe a livello nazionale. La recente “raccomandazione” rappresenta un ulteriore passo verso la sostituzione del rame nel novero dei composti fitosanitari, in osservanza dell’art. 24 del regolamento CE 1107/2009. Se tuttavia tale strategia è adesa ai fondamenti propri dell’agricoltura sostenibile ed alle linee politiche inerenti, essa presenta nel contempo altrettante criticità che potranno investire particolarmente nel settore biologico le coltivazioni ad alto reddito, la viticoltura in primis, che richiedono prioritariamente trattamenti con prodotti rameici. Per contro la disposizione europea potrebbe paradossalmente permettere condizioni tutt’altro che restrittive per quelle colture erbacee che tradizionalmente sono soggette a rotazione almeno

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triennale (generalmente in alternanza a cereali e oleaginose) come ad esempio il pomodoro da industria e la patata, i cui trattamenti rameici potrebbero perfino eccedere la dose annua di 9 kg/ ha di rame! Il criterio discriminatorio seguito dalla Commissione per addivenire alle “raccomandazioni” pare decisamente precauzionale, distante dalla oggettiva valutazione di rischio, forse più teso ad accondiscendere strategie comunitarie di armonizzazione (l’uso di rame per il controllo delle fitopatologie è già stato vietato nei Paesi Bassi ed in Scandinavia e bandito da disciplinari di produzione di organizzazioni ed enti di certificazione di Paesi del centro-nord Europa). Appare ragionevole chiedersi se l’uso del rame in agricoltura rappresenti davvero causa di detrimento per la salute e la qualità dell’ambiente o se la raccomandazione della Commissione UE non sia volta piuttosto a penalizzare la coltivazione biologica. Il rame non solo è naturalmente presente nel suolo, ma è addirittura costituente essenziale nei cicli metabolici di ogni organismo vivente. A differenza della maggior parte dei principi attivi ad azione fitoiatrica (pesticidi), i sali di rame non esplicano azione sistemica, agiscono esclusivamente per contatto e vengono dilavati dall’ acqua. Vi può essere in ciò motivo di preoccupazio-

ne? E’quindi necessario ora “correre ai ripari” e sondare strategie alternative “extra rame” per combattere le infezioni funginee. E’ recente l’introduzione di nuovi principi attivi autorizzati nell’ambito della lotta biologica con il D.M. n.6793 del18/07/18. Si tratta di sostanze di origine naturale quali oli vegetali, composti chimici di base e polisaccaridi quali chitosano e laminarina, che esplicano un’azione elicitoria, potenziando cioè i sistemi di difesa endogena della pianta (es. produzione di fitoalessine). Si è aperta quindi una nuova via di ricerca e sperimentazione il cui focus è il potenziamento delle capacità intrinseche di difesa delle piante piuttosto che la ricerca e la valutazione dell’efficacia di nuovi agrofarmaci. Tuttavia, in attesa di riscontri concreti di questa strategia, non è possibile rischiare l’abbandono dell’impostazione classica di difesache prevede l’impiego di composti rameici nelle coltivazioni bio. Riflettiamo sulle estensioni dei vigneti biologici (ad oggi in forte espansione), sulla bellezza del paesaggio, sulla elevata qualità delle uve, sul pregio dei nostri vini, ecc., pensiamo che il rame non fa poi così male e che, a fronte della raccomandazione della Commissione UE di ridurne la dose a 4 kg/ha in fondo è lecito utilizzarlo come fertilizzante in quantità ben superiori a quelle “raccomandate”!

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PER LE OPERAZIONI DI CONTRASTO ALLA XYLELLA

COPAGRI PUGLIA: I COMUNI FACCIANO ESEGUIRE LE ORDINANZE

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a Commissione europea in visita in Puglia ha rilanciato il suo allarme per l’avanzare della Xylella, ribadendo la necessità di agire rapidamente nelle pratiche di eradicazione delle piante infette presenti nelle aree delimitate e di un’efficace lotta di contrasto al vettore. Il presidente Tommaso Battista ed il direttore Alfonso Guerra di Copagri Puglia riaffermano che le ordinanze che i sindaci di alcuni comuni della provincia di Bari hanno adottato devono essere disposte su tutto il territorio regionale, compresa la zona indenne e, soprattutto, devono essere applicate. E’ stato confermato che è fondamentale assicurare un’efficace lotta al vettore. Per questo la COPAGRI ha chiesto che si proceda a rendere obbligatorio il monitoraggio e il contrasto al vettore anche nelle zone indenni che devono essere protette dalla possibile diffusione dell’infezione e adottare le buone pratiche agricole: potatura, aratura e utilizzo di prodotti fitofarmaci ammessi dal ministero. Oggi leggiamo che il monitoraggio ha già individuato il vettore in fase adulta ma le

N° 8 - 1 maggio 2019

normative attuali stabiliscono che i trattamenti insetticidi si concentrino tra maggio e giugno consentendo alla “sputacchina” oltre 2 settimane di libertà. Il sistema olivicolo è ben organizzato in Organizzazioni Produttori e Cooperative che dispongono di una rete capillare di tecnici sul territorio in grado di essere operativi sia nel monitoraggio che nella lotta al vettore. I comuni possono beneficiare dei fondi FESR misura 6.2 che consentirebbe loro di avere le risorse necessarie per procedere con i controlli nei confronti dei proprietari che disattendono le ordinanze. Nell’area infetta del Salento è invece necessario creare le condizioni perché si riducano in modo significativo le fonti di infezione derivanti da piante spontanee o improduttive. Questo vuol dire bonificare e riqualificare i territori rurali sostituendo l’attuale vegetazione con varietà indenni, seminando erbacee in grado di consentire una facile gestione della lotta al vettore. Questo oggi è sempre più necessario per proteggere i nuovi uliveti, perché siamo consapevoli che si tratta di varietà resistenti ma non indenni

e pertanto abbiamo il dovere di contenere al massimo le possibili fonti di infezione. Si tratta di costi che sia il PSR che il Decreto Centinaio consente di sostenere. A questi investimenti ambientali hanno possibilità di accedere anche i piccoli produttori che nel Salento rappresentano oltre l’80% dell’olivicoltura.

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FOGLIE n.8/2019  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

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