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Agricoltura • Agroalimentare • Turismo RURALE

TERRA STRANIERA

Manodopera in agricoltura: sempre meno itaiani nei campi, gli emigranti sono necessari agricoltura Agrumicoltori pugliesi come pastori sardi

Tar: “Misura 4.1 Psr Puglia, la graduatoria è corretta”

agroalimentare Il vino e gli italiani, un amore da 14,3 Mld di € nel 2018

N° 7 • 15 aprile 2019


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ditoriale

15 aprile 2019 - n.7- Anno 14

IL PROBLEMA DELLA MANODOPERA IN AGRICOLTURA

Quindicinale di Agricoltura Agroalimentare Turismo RURALE

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Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

ncora prima che inizi la stagione estiva è già allarme nelle campagne italiane  per carenza di manodopera straniera. “Fonti di Palazzo Chigi mi hanno confermato che il decreto flussi è attualmente al vaglio della Corte dei Conti per il suo benestare - rende noto il deputato Giuseppe L’Abbate, esponente M5S della Commissione Agricoltura della Camera - Auspichiamo che ciò avvenga in maniera rapida così da non rimandare troppo l’atteso click day che permetterà alle imprese agricole di presentare la propria richiesta di manodopera”. Il datore di lavoro che intende assumere un lavoratore residente all’estero deve inviare, infatti, tramite la procedura telematica una richiesta nominativa di assunzione, rispettando le tempistiche stabilite dallo stesso decreto. Tra i requisiti per presentare la domanda: la sussistenza di un reddito minimo da parte del datore di lavoro, l’indicazione di una idonea sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero, la proposta di contratto. Tutta la documentazione attestante i requisiti inseriti nella procedura informatica dovrà poi essere consegnata allo Sportello Unico al momento della stipula del contratto di soggiorno. “Chiediamo al governo di intervenire

quanto prima - fa sapere la Cia, confederazione italiana agricoltori - E’ necessario un atto di responsabilità da parte delle istituzioni per andare incontro alle esigenze delle imprese agricole la cui sostenibilità economica è già ampiamente destabilizzata da prezzi bassi di derrate alimentari e materie prime”. Per Cia-Agricoltori Italiani sarà, dunque, complicato affrontare l’imminente periodo di raccolta. Sono rarissimi i casi di cittadini italiani impiegati come braccianti nei campi e nelle aree rurali e il progressivo invecchiamento della popolazione e netta diminuzione di giovani, mette le imprese agricole nelle condizioni di ricercare sempre più manodopera straniera. Inoltre il fabbisogno delle aziende agricole è limitato a poche giornate e determinati periodi dell’anno. Vanno, quindi, messe in campo politiche per una maggiore flessibilità del lavoro e sottoscritti accordi con agenzie interinali fortemente radicate sul territorio, in grado di avviare percorsi virtuosi anche nelle aree rurali. Scontato rimarcare come per il settore primario, i lavoratori dall’estero risultano essenziali ed è per questo che prende grande importanza il “decreto flussi” che regola, con cadenza annuale, le quote per i visti per la manodopera in ingresso sul territorio italiano (si stimano circa 30mila ingressi).


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ommario

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5 editoriale

5 Agricoltura Il problema della manodopera

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agroalimentare

8 SOL&AGRIFOOD

Protagonista il food&beverage di qualità

28 PASTA GRAGNANO IGP Aurora Casillo nuovo Presidente

9 il vino e gli italiani AGRICOLTURA

15 agrumi amari

Agrumicoltori pugliesi come pastori sardi

20 CE.DI. SA

18 GDO

psr Tar, misura 4.1 graduatoria corretta

22 GLOBALBERRYCONGRESS2019

25 CIBUS CONNECT

28 Colture no food

27 mandorla di toritto

Il progetto Panacea finanziato dall’Ue

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Ok Corte dei Conti a piano di rilancio

La tre giorni dei piccoli frutti

Banchi corallini al largo di Monopoli

Gruppo Megamark, previste 10 nuove aperture

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turismo rurale

Un amore da 14,3 Mld di € nel 2018

MONDOGAL

500 nuovi prodotti in esposizione Alla conquista di Napoli

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GAL VALLE D’ITRIA I nuovi bandi


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groalimentare

IDENTIKIT DEL CONSUMATORE E NUOVI TREND

A SOL&AGRIFOOD PROTAGONISTA IL FOOD&BEVERAGE DI QUALITÀ

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l richiamo al territorio e all’italianità esercita una significativa attrattività nella scelta dei prodotti alimentari da acquistare. Oltre al made in Italy, che è il non plus ultra da mettere nel carrello, DOP E IGP rappresentano un attributo indispensabile per quasi un terzo degli italiani. Ma il food&beverage italiano piace anche all’estero, tanto che quasi 4 consumatori su 10 di Cina, Emirati Arabi e Regno Unito ritengono che sia l’elemento più rappresentativo del nostro Paese, prima ancora di moda, auto e arredamento. Il consumatore di prodotti agroalimentari di qualità è stato il protagonista di Sol&Agrifood, manifestazione veronese “parallela” al Vinitaly. «Qui a Sol&Agrifood c’è l’agroalimentare di eccellenza – ha dichiarato la sottosegretario  Pesce  –, nei confronti del quale abbiamo un duplice impegno: promuoverlo e tutelarlo dalle contraffazioni, da una parte, e portarlo nel mondo aprendo nuovi mercati». Ecco di seguito le dinamiche più interessanti emerse dalla ricerca su food & beverage commissionato a Nomisma. Olio extravergine di oliva. Secondo la ricerca, oltre 9 italiani su 10 consumano olio di oliva in Italia, 2 su 3 lo acquistano più volte al mese, selezionan-

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di Rino PAVONE

dolo principalmente in base all’origine ancor prima del brand e del prezzo. L’analisi del profilo di chi acquista olio di qualità (DOP-IGP) restituisce l’identikit di un uomo, over 45 anni, con posizione lavorativa stabile ed economicamente sicura, laureato o con un altro titolo di studio elevato. L’attenzione al marchio DOP-IGP è più forte tra i “salutisti” e chi ha figli piccoli in casa. DOP-IGP.  Per Nomisma, due italiani su dieci comprano alimenti DOP-IGP abitualmente. Questa propensione all’acquisto e la sensibilità nei confronti di questi marchi sono maggiori nelle grandi città e in generale nel centro Italia. Alcune tipologie familiari, inoltre, risultano più attente alla qualità dei prodotti alimentari: si tratta di nuclei con figli conviventi in cui il responsabile degli acquisti è donna, over 45 anni e con titolo di studio elevato.   Birra.  La ricerca ha preso in considerazione anche il consumatore di birra, differenziato tra chi beve birra e chi preferisce la birra artigianale: la prima è la preferita da Generation X e Baby Boomers (rispettivamente 39-54 e 55-73 anni), mentre la seconda attira maggiormente i Millennial più eruditi delle grandi città.   La percezione del made in Italy nel

mondo. Secondo le ultime indagini multi-country di Nomisma, sia negli Emirati Arabi, che in Regno Unito ma anche in Cina, circa 4 consumatori su 10 affermano che il nostro cibo e il nostro vino siano in assoluto i prodotti più rappresentativi del made in Italy, prima ancora di moda, auto e arredamento. All’estero, il food&beverage italiano richiama innanzitutto il concetto di “qualità” per circa un quarto dei consumatori stranieri, che, pensando al nostro cibo evocano anche immagini come “tradizione/cultura”, “salute” e “stile”. I prodotti della nostra cultura gastronomica che più attraggono i consumatori stranieri sono pasta e olio extravergine di oliva, ovviamente dopo la pizza: non plus ultra del made in Italy per diffusione e notorietà.

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IL TRADIZIONALE APPUNTAMENTO DI VINITALY

IL VINO E GLI ITALIANI: UN AMORE DA 14,3 MILIARDI DI EURO NEL 2018

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assionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Il vino per gli italiani è molto più di un asset del made in Italy: è un collante tra generazioni che coinvolge quasi 9 cittadini su 10 in tutto lo Stivale. L’indagine Mercato Italia, gli Italiani e il vinorealizzata da Vinitaly con l’Osservatorio VinitalyNomisma Wine Monitor e presentata  alla Fiera di Verona in apertura della 53ª edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati, traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno del primo Paese produttore al mondo. Si beve meno - il 26% di volumi ridotti rispetto a vent’anni fa - ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già un tasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, è stimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018). N° 7 - 15 aprile 2019

MERCATO INTERNO: VALORE AL CONSUMO DA 14,3 MILIARDI (+2,8% A VALORE) Un mega-vigneto da 650mila ettari, con 406 vini a denominazione, 310mila aziende e soprattutto un valore al consumo del mercato interno che l’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor stima nel 2018 in 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Rispetto al 2017 si registra una crescita del 2,8% a valore a fronte di una sostanziale stabilità a volume (-0,4%). Nel confronto tra i top mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° posto dopo USA, Francia e Regno Unito. Per il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese: “Per la prima volta abbiamo stimato il valore al consumo del primo mercato al mondo per i nostri produttori. Il dato, che supera i 14 miliardi di euro, la dice lunga su quanto il settore impatti non solo sulla filiera ma anche sui servizi e sull’Horeca”. TRADIZIONE ELEGANZA E CULTURA, TRA VECCHIE E NUOVE PREFERENZE Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o

della birra, dove prevale il matching con amicizia  e  quotidianità. “Per gli italiani il vino va oltre lo status symbol – commenta il direttore generale di Veronafiere Spa,Giovanni Mantovani –, rappresentando un tassello fondamentale della cultura tricolore, al contrario di altri Paesi consumatori. E Vinitaly è un brand riconosciuto come bandiera: tre italiani su quattro conoscono infatti la nostra manifestazione, dato che sale al Nord, per l’81%, e tra gli italiani con un alto livello di scolarità e reddito. Una notorietà del brand non fine a se stessa – continua il dg – perché Vinitaly ha l’obiettivo di parlare attraverso tutti i canali possibili, per creare un rapporto sempre più coeso tra il mondo dei produttori e quello dei consumatori. In questi anni abbiamo investito quasi cinque milioni di euro nello sviluppo digital e la nostra sarà la prima manifestazione che userà queste potenzialità”. E se è vero che il vino rosso rimane il favorito in tavola, lungo la Penisola cambiano le preferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologie il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropo-

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litane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’età media dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo. Un rapporto edonistico – quello tra gli italiani e il vino – fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel NordOvest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince

la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto. FENOMENO SPRITZ E VINI MIXATI Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera. REGIONI: NORD IN TESTA PER CONSUMI E CONOSCENZA “L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini  –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città, un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato che non va trascurato, non solo per il valore che esprime ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini - da far poi valere sui mercati esteri - si costruisce innanzitutto in Italia”. Il quadro indagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor - che ha realizzato anche focus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli) - rende un’Italia del vino abbastanza uniforme nelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove anche si concentra una mag-

gior conoscenza del prodotto. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

VINO ROSSO

Maschio, tra i 55 e i 73 anni, si dichiara riservato e rilassato. Sopra la media, ma di poco, anche gli insicuri ed egocentrici. Sotto media le donne, gli energici e i millennials

SPRITZ

Giovane (under 38), femmina, laureata, energica e socievole. Anche istintiva e sicura di sé. Meno apprezzato dai single, dai baby boomers e dall’universo maschile

VINO BIANCO

Single, vivono soprattutto nel Centro Italia, appartengono ai baby boomers e sono energici. Non il favorito dai millennials, al Sud e tra gli istintivi

SPARKLING

Conquista tutti trasversalmente, ed è forse questa la chiave del successo degli sparkling

ENOTURISTA

Reddito alto, vive nelle grandi città, egocentrico ma anche socievole, sicuro di sé, e fiducioso. Unpo’ di tutte le generazioni, si concentra in particolare tra i millennials di Roma e Napoli e la generazione X milanese

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A Vinitaly le novità di Varvaglione 1921

Nasce Idea, il rosato da uve di Primitivo

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na nuova etichetta, quindi una nuova storia da raccontare. L’edizione 2019 del Vinitaly è stata la migliore vetrina per proporre ai clienti, agli importatori e ai tanti appassionati che come ogni anno giungono a Verona per il consueto rito dell’incontro al ritmo dei sentori di Puglia, la proposta 2019 dalla famiglia Varvaglione. “Ci piace l’idea di arricchire la nostra offerta con un nuovo vino che è frutto del lavoro in vigna e in cantina di una squadra che aspetta un anno intero per potersi raccontare nella vetrina del trade più importante in Italia”. Nel segno di Idea, dunque, la nuova etichetta che si aggiunge all’offerta Varvaglione: si tratta di un rosato ottenuto da uve di Primitivo di Manduria, una bella sfida che completa la gamma con un prodotto che il mercato richiede e che rientra nella filosofia aziendale e produttiva di Cosimo Varvaglione, enologo oltre che patron dell’azienda. “Continuiamo a credere e a puntare sul nostro vitigno identitario - commenta Marzia Varvaglione - ma questa volta lo proponiamo in una veste dinamica, vinificato in rosato per andare a colmare una richiesta che giunge dai mercati, ma che rientra perfettamente nel nostro desiderio di sperimentare la versatilità di un vitigno autoctono che è un elemento identificativo della nostra Puglia”. N° 7 - 15 aprile 2019

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Una viticoltura sempre più bio, quella proposta dalla sammarinese Bioagrotech

Un Vinitaly dal gusto esotico

B ioag rotec h srl, azienda della R epubblica di S an M arino specializzata nella produzione e commercializzazione di fertilizzanti e trattamenti org anici per l’ag ricoltura biolo g ica, la prima a presentare al mercato italiano i vantag g i della Z eolite C ubana, h a esposto a V initaly, a V erona dal 7 al 10 aprile, i risultati dei trattamenti.

Allo Stand C6- Padiglione F, ha offerto una campionatura di prodotto per testare direttamente a casa i risultati garantiti dalla Zeolite Cubana una roccia sedimentaria di origine vulcanica formatasi milioni di anni fa dall’incontro della lava incandescente con l’acqua di mare. Bioagrotech ne propone una varietà pura al 100% (clinoptilolite al 67,5% e mordenite al 32,5%). È un prodotto completamente ecologico che fortifica le difese delle piante e il cui utilizzo è consentito nell’agricoltura biologica. L’efficacia di questo corroborante di origine vulcanica sulla vite è certificata dalle numerose prove presso centri di saggio. Ha ottenuto ottimi riscontri nel trattamento della Botrytis Cinerea ed è molto efficace contro la tignoletta e le cocciniglie. In sinergia con altri trattamenti, ne esalta gli effetti come avviene per l’Oidio nella vite o per nella ticchiolatura del melo. In generale la Zeolite Cubana Bioagrotech mostra sempre un’attività utile contro i funghi della vite e contribuisce a rendere l’ambiente

meno ospitale per i microrganismi dannosi. Aiuta a potenziare l’effetto di altri trattamenti, è efficace contro le scottature e permette di asciugare e cicatrizzare le ferite sugli acini. Non lascia residui e permette di utilizzare gli altri trattamenti in dosi minori. Questo prodotto, che l’azienda Bioagrotech per prima ha lanciato sul mercato, risponde a tutte le esigenze di chi sceglie di portare avanti progetti di agricoltura biologica, all’insegna della sostenibilità e del rispetto delle risorse naturali. Grazie alla presenza del management aziendale e di un team di tecnici specializzati, Bioagrotech ha presentato l’ampia gamma di prodotti premium a base di Zeolite Cubana, oltre alla propria gamma di fertilizzanti dedicati all’agricoltura sostenibile e alle loro applicazioni nella viticoltura.

Bioagrotech ha anche offerto consulenze sulle caratteristiche e l’utilizzo dei formulati Agrofito ed Ergostart nella cura della vite e non solo, oltre agli straordinari risultati della Zeolite Cubana che continua a dimostrare grande efficacia in tutte le sperimentazioni e le prove in campo. Agrofito ed Ergostar t sono le due linee di concimi organici Bioagrotech che, insieme alle sostanze necessarie per rispondere alle esigenze specifiche delle piante, veicolano un microma che contiene la stessa flora microbiologica presente in una rizosfera ricca di humus e sostanze organiche, in grado di creare l’equilibrio ideale tra pianta e terreno, favorendo la crescita sana e florida della coltivazione.


M G ondo

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Partono gli incontri di presentazione

Nuovi bandi per il Gal Valle d’Itria

ltre 2 milioni di euro le risorse che verranno destinate al territorio. Start up di nuove aziende, servizi innovativi per la ricettività, integrazione di filiere agroalimentari e realizzazione di aree di sosta per camper ed agricampeggi: queste, in sintesi, le quattro tematiche su cui vertono i nuovi bandi del GAL Valle d’Itria a valere sui fondi del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo rurale. Destinatari degli interventi saranno le imprese del settore agricolo e non solo. “Dopo i circa 850 mila euro

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messi a bando per il settore della pesca nei mesi scorsi, diamo seguito alla strategia presentata nel Piano di Azione Locale con questi 4 bandi la cui core competence attraversa l’intero tessuto economico della Valle d’Itria” ha dichiarato il direttore del GAL Antonio Cardone. “Diamo concretezza ad un percorso avviato a novembre scorso con i bandi del Fondo Europeo per gli Affari marittimi e la pesca destinato al territorio di Fasano” ha aggiunto “Un percorso in cui la ruralità è protagonista assoluta e si declina nel sostegno a nuove attivi-

tà imprenditoriali extra agricole, alle attività di commercializzazione e/o trasformazione di prodotti legati alle filiere del territorio, ad investimenti per servizi innovativi in strutture ricettive che potranno operare per una fruizione ecocompatibile del territorio e per adeguare le proprie strutture in termini di risparmio energetico”. Gli incontri saranno l’occasione per presentare in maniera dettagliata i bandi e fornire informazioni specifiche sulla tipologia di spese ammesse a finanziamento, sugli importi e le aliquote di sostegno dei singoli interventi.

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gricoltura

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AGRICOLTORI PUGLIESI COME PASTORI SARDI

li agricoltori pugliesi come i pastori sardi. Crollo dei prezzi, importazioni selvagge, prodotti di qualità ma ormai senza mercato: nelle campagne la situazione è disperata. E i gesti sono estremi: alberi eradicati, frutti non raccolti e lasciati marcire. Il prezzo di vendita, circa 20 centesimi al chilo, è talmente basso da non coprire neppure le spese di raccolta. Per rientrare nei costi, dovrebbe essere almeno 50 centesimi, ma da queste parti sembra impossibile. A rischio un intero comparto, famiglie che da generazioni vivono dei prodotti della terra con tutto il tarantino in particolare a grave rischio economico quasi come la xylella per il Salento. Quest’ anno, perso oltre il 60% di agrumi: 1,5 milioni di quintali invenduti. I prezzi sono ridotti ai minimi storici: 35 centesimi per il prodotto già raccolto e 15, o addirittura 5, per l’ acquisto in blocco. Crescono invece gli approvvigionamenti da Africa e Sud America: in soli due mesi, il Marocco ha esportato 170mila tonnellate di clementine. «La produzione magrebi-

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AGRUMI AMARI na- denuncia Coldiretti- raggiunge prima la Spagna dove viene lavorata e, una settimana dopo, il nostro Paese. Applicano un’ etichetta spagnola e la spacciano come comunitaria». Oltre l’ aspetto economicooccupazionale, a rischio la salute dei consumatori: Egitto e Marocco utilizzano sostanze chimiche che, in Italia, sono vietate da decenni. Gli agrumicoltori pugliesi chiedono un piano agrumicolo straordinario, più controlli all’ Unione Europea e un sostegno al reddito. Fare qualità significa mantenere uno standard elevato, nonostante le difficoltà. Gli operai guadagnano dai 50 agli 80 euro al giorno. In queste condizioni impossibile competere con la concorrenza sleale aggiungendo anche i danni per i cambiamenti climatici. Eppure le clementine del Golfo di Taranto hanno marchio Igp, ma non hanno dato i risultati sperati. Meglio tagliare gli alberi e farne legna. Anche in questo caso, però, introiti pari a zero e si torna al baratto: i tronchi vengono ceduti gratuitamente alle stesse aziende che li eradicano.

Per il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, «un quadro disperato, gli agricoltori hanno finito anche le ultime risorse». Il segno meno, impietoso, si registra dal 2013. «Ora abbiamo toccato il fondo». Inutile tentare un altro investimento per portare avanti la coltivazione. Meno di vent’ anni fa, si vendeva a 60 centesimi. «Con una produzione di 300 quintali per ettaro, tiravi fuori oltre 15mila euro che compensavano i costi di produzione, di raccolta e lasciavano un profitto. Adesso non recuperi neanche le spese» - conclude Cavallo. In Regione presentato un dossier sulla crisi: dal governatore Michele Emiliano l’ impegno per un sostegno ai produttori. Solo nella provincia jonica si producono 1,9 milioni di quintali di agrumi, nel foggiano 103mila tra arance e limoni. La storia di queste imprese inizia negli anni ‘70, adesso sono al collasso. Da noi le clementine vengono acquistate a 15 centesimi al chilo, al nord a 3 euro. Cercasi un centro di gravità permanente.

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gricoltura

APPELLO AL PARLAMENTO PER RIEMPIRE DECRETO EMERGENZE

XYLELLA: OK CORTE DEI CONTI A PIANO PER RILANCIO TERRITORI COLPITI

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ia libera al parere di legittimità della Corte dei Conti al Piano anti Xylella, approvato in Conferenza Stato – Regioni il 13 febbraio scorso, che guadagnerà in operatività, commenta Coldiretti Puglia, solo quando il Decreto per le emergenze sarà riempito dei contenuti per il Salento. “Abbiamo affidato gli emendamenti ai parlamentari che dovranno consegnarli alla Commissione Agricoltura della Camera entro venerdì prossimo, prima che il testo approdi in aula per la conversione in Legge. Servono gli strumenti operativi per poter ridare la libertà di impresa ad olivicoltori, frantoiani e vivaisti - ha aggiunto il presidente Muraglia – perché, se non ci saranno le indispensabili deroghe per superare gli ostacoli all’espianto volontario in area infetta, al reimpianto e alla movimentazione delle piante, anche l’importante stanziamento di 300 milioni annunciato dal Ministro Lezzi, oltre ai 100 già destinati con delibera Cipe, non potranno essere utilizzati per far ripartire il Salento e ridare prospettive di ricostruzione del patrimonio olivicolo del territorio”. Dei primi 30

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milioni di euro stanziati dal CIPE solo 15 andranno alle aziende olivicole colpite dalla grave fitopatia – ricorda Coldiretti Puglia - perché i restanti 3 milioni di euro andranno alla ricerca alla e sperimentazione, 4 milioni alla prevenzione della diffusione della Xylella, 2 milioni per il potenziamento del servizio fitosanitario per il supporto alle attività ispettive e 1 milioni di euro per la comunicazione istituzionale e altri 5 milioni per il rilancio dell’economia nelle aree danneggiate. “Abbiamo chiesto formalmente alla Regione Puglia – insiste il Presidente Muraglia – che i primi 30 milioni di euro, data l’esiguità delle risorse del primo stanziamento, vadano esclusivamente ad olivicoltori, vivaisti e ai frantoi, per aiutare l’intera filiera produttiva del Salento, evitando che il primo aiuto dato al mondo olivicolo attraverso Fondi Cipe prenda altre direzioni”. Opportuna la strategia condivisa tra i Ministeri all’Agricoltura, al Sud, al Lavoro e MISE per rendere operativo il Piano Centinaio e destinare le risorse,  a favore di nuovi impianti produttivi resistenti e dei sostegni

agli agricoltori e alle loro famiglie che non possono produrre, prevedendo urgenti e necessarie misure – aggiunge Coldiretti Puglia - per l’integrazione al reddito per 5 anni per i frantoi cooperativi, aziendali e industriali, che dimostrino di restare attivi e produttivi e interventi economici a supporto della rottamazione totale e parziale degli impianti, per le aziende che vogliono dismettere o riconvertire l’attività, oltre al sostegno all’occupazione attraverso l’esonero dei contributi previdenziali e gli sgravi dei contributi per i lavoratori. Importante l’impegno diretto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Governo, dopo la manifestazione di Coldiretti e Unaprol a Lecce con 6mila agricoltori riuniti contro i ritardi e la gestione inconcludente della Regione Puglia dell’emergenza Xylella che ha devastato milioni di ulivi in Puglia e dal Salento sta avanzando inesorabile verso Nord. Una strage provocata da errori, omissioni, ritardi e strumentalizzazioni che rischia di sfregiare per sempre il territorio e distruggere un intero tessuto ambientale, economico ed occupazionale. www.foglie.tv


Lacenere: “Ora accelerare per dare ossigeno alle aziende”

Misura 4.1A del Psr, il Tar: “La graduatoria è stata corretta, ricorsi inammissibili”

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l Tar della Puglia, seconda sezione, si è pronunciato sui ricorsi presentati da alcune aziende agricole inizialmente escluse dalla graduatoria della misura 4.1A del Programma di sviluppo rurale 20142020 (Psr): il giudice ha ritenuto “inammissibile” i ricorsi in quanto l’Autorità di gestione ha provveduto a correggere la graduatoria stessa, eliminando gli errori e includendo le aziende ricorrenti sulla base dei ricalcoli effettuati. “La sentenza del Tar - commenta il presidente di Confagricoltura Bari-Bat, Michele Lacenere - serve a ridare serenità allo svolgimento della misura oggetto del contenzioso, oltre che alle altre misure strutturali e spero che, finalmente, la struttura dell’assessorato sia nelle condizioni di portare a termine questa operazione che potrà dare una boccata di ossigeno agli investimenti delle aziende agricole pugliesi”.“Per quanto già osservato - si legge nel provvedimento emesso dal Tar - essendo stato l’atto originariamente impugnato profondamente modificato e, in particolare, essendo esso venuto meno per la parte riguardante

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i soggetti coinvolti nel processo, la cui posizione è stata specificamente rivalutata nella determina sopravvenuta del 15 marzo 2019, i ricorsi non possono che essere dichiarati improcedibili”. Prima dell’udienza dello scorso 19 marzo 2019, la Regione, infatti, ha depositato la deliberazione dell’Autorità di gestione n. 47 del 15 marzo 2019, con cui è stata modificata la graduatoria impugnata. “La circostanza – sostengono i giudici del Tar – che sia stato effettuato prontamente il deposito di tale atto, emesso solo quel giorno, giustifica già in sé l’acquisizione al fascicolo ai sensi dell’articolo 64 del codice del processo amministrativo; ciò anche senza contare, come più avanti riferito, che esso era stato già in parte preannunciato nelle relazioni precedentemente depositate. In particolare, la Regione - Autorità di gestione, prendendo le mosse dalle ordinanze cautelari, come già anticipato nelle relazioni, ha condotto la verifica della correttezza dei dati e delle informazioni aziendali necessari per il calcolo del punteggio relativo al citato principio 2 dell’avviso con riguardo alle

ditte ammesse all’istruttoria (n. 652) e ai ricorrenti (n. 112) e ha avviato l’accertamento in contradditorio nei confronti di n. 533 ditte i cui E.I.P. presentavano dati aziendali “non conformi”; per n. 359 ditte, di cui n. 36 ricorrenti, il suddetto accertamento si è concluso con esito negativo (con l’attribuzione, quanto al principio 2, di zero punti). È stata infine ricalcolata la performance economica media, non includendo i valori relativi alle 359 richieste per le quali il contraddittorio aveva sortito esito negativo, risultante pari a 0,358238711. A questo punto l’Autorità di gestione ha altresì ampliato l’ambito delle verifiche per riesaminare la posizione di altri soggetti estranei ai giudizi: ha valutato i 163 ricorsi amministrativi/ richieste di riesame relativi ai punteggi assegnati anche sulla base di altri criteri di selezione (modificando così la posizione di 60 richiedenti); ha N. 00070/2018 REG.RIC. preso atto di 10 rinunce al finanziamento e ha escluso altre 128 domande per le quali accertava la mancanza della sostenibilità finanziaria del progetto proposto”.

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Venti negozi ammodernati e 160 assunzioni

Gruppo Megamark: 85 mln l’investimento nel triennio 2019-2021 con 10 nuove aperture di Rino PAVONE

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ieci nuovi aperture e 20 ammodernamenti per un investimento totale di 85 milioni di euro tra il 2019 e il 2021 per il Gruppo Megamark di Trani, realtà leader del Mezzogiorno nella distribuzione moderna con oltre 5.500 addetti e più di 500 punti vendita serviti a insegna Dok, Famila, Iperfamila, Sole365 e A&O. Gli investimenti sono ripartiti tra immobiliari e allestimenti per i nuovi supermercati e per quelli da ammodernare, con un incremento della superficie di vendita pari a 16.500 metri quadri. In totale il piano di sviluppo prevede l’assunzione di 160 persone. Presente in Puglia, Campania, Molise, Basilicata e Calabria il gruppo nel 2018, a parità di rete di punti vendita, ha realizzato una crescita delle vendite al pubblico del 6,4% rispetto al 2017, a fronte di un calo del mercato dello 0,7% (dati Like for Like, fonte Nielsen). Il totale delle vendite alle casse nel 2018 (a rete corrente) ha raggiunto 1,6 miliardi di euro, contro 1,43 miliardi del 2017, consentendo al gruppo pugliese di raggiungere una quota di mercato nelle regioni in cui è presente del 13,4%, tra le

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quali spicca la Puglia con una quota superiore al 20%. La tendenza a cui si è assistito nel 2018 nei supermercati del gruppo è l’ascesa dei prodotti di alta qualità, delle diverse linee premium e specialistiche a marchio Selex come ‘Saper di Sapori’, ‘Le vie dell’uva’, ‘Natura chiama Selex’, ‘Vivi Bene Senza Glutine’, ‘Armonia & Benessere’ e ‘Primi Anni’. Nel complesso le vendite dei prodotti a marchio privato sono aumentate del 21,8% con le migliori performance registrate dalle categorie ‘gelati e surgelati’ (+30%), ‘biologico’ e frutta fresca (+17%), primi piatti ‘premium’ (+11,5%) e, soprattutto, dagli alimenti ‘funzionali’ (+ 38,8%), quelli ricchi di molecole con proprietà benefiche e protettive per l’organismo. Altra tendenza registrata nel 2018 nei supermercati del gruppo è il boom delle bevande biologiche (+59%) a fronte di una crescita molto modesta delle bevande gassate (+1,8%). In forte ascesa anche le spezie (+56,8%) e le specialità etniche (+23%), indice di un’attenzione crescente verso una cucina sempre più multietnica e innovativa. Buone anche le performance dei pro-

dotti per animali e di ‘Joe Zampetti’, la start up del Gruppo Megamark dedicata a essi; presente sia online che con negozi a Bari, Monopoli, Andria, Bisceglie e Foggia, nel 2019-2021 la catena ha in programma altre aperture, anche fuori dai confini regionali.

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Con l’applicazione di zeolite cubana Bioagrotech sull’orzo immagazzinato arriva una risposta definitiva alle problematiche di stoccaggio

Uno stop naturale agli infestanti dei cereali Le infestazioni in magazzino sono uno dei problemi che più colpisce la filiera agroalimentare italiana. Dal campo alla tavola, il danno provocato durante lo stoccaggio rischia di compromettere intere produzioni. Per risolvere questa problematica si è attivata Bioagrotech srl, azienda della Repubblica di San Marino specializzata nella produzione e commercializzazione di fertilizzanti e trattamenti organici per l’agricoltura biologica, la prima a presentare al mercato italiano i vantaggi della Zeolite Cubana e continua a studiarne i benefici. Dal 2015 Bioagrotech ha condotto numerosi studi, su campioni in laboratorio e su più ampia scala, per individuare nuove soluzioni sostenibili e rispettose dell’ambiente per il controllo dei coleotteri infestanti che spesso si trovano nei mag azzini e nei silos.

I risultati di queste ricerche dimostrano che Zeokill Bio, il prodotto ad azione fisica realizzato con Zeolite Cubana, è molto efficace nel controllo degli infestanti, inducendo un elevato livello di mortalità negli insetti adulti e riducendone la capacità di proliferazione, vincendo la loro protezione naturale cerosa e la sua impermeabilizzazione. L’ azienda ha infatti trovato un’ottima alternativa nel Corroborante Zeolite Cubana, polvere di roccia dalle caratteristiche uniche ricavata da una cava in un vulcano a Cuba, del cui utilizzo e commercializzazione ha l’esclusiva la stessa Bioagrotech. L’ultimo prodotto che trae vantaggio dalle proprietà di questa roccia sedimentaria di origine vulcanica è Zeokill Bio, il primo prodotto completamente naturale e biologico per il controllo sostenibile degli insetti infestanti delle granaglie.

Si tratta di un prodotto a oggi unico nel mercato, ideale per tutti i produttori di farine e preparati a base di cereali che desiderano mettere in atto tutte le pratiche dell’agricoltura biologica senza però subire l’azione dannosa di alcuni insetti che solitamente infestano i cereali nei magazzini di stoccaggio. Anche le prove effettuate con Zeokill Bio su orzo infestato da parassiti hanno dato esiti straordinari. Dopo circa 15 giorni dal trattamento è stato fatto un controllo per valutare l’eventuale efficacia: il risultato è stato che circa il 70% dei parassiti erano morti. A 32 giorni dal trattamento, in data 08/11/18, è stato fatto un secondo controllo dal quale è emerso che la totalità dei parassiti era morta. Gli studi presentati nel corso del convegno organizzato da Bioagrotech a Rimini lo scorso gennaio hanno pertanto

dimostrato come la Zeolite Cubana sia un prodotto completamente ecologico e naturale il cui utilizzo è consentito nell’agricoltura biologica in Italia. Zeokill Bio è quindi la soluzione sostenibile per combattere le infestazioni delle granaglie rispettando i dettami dell’agricoltura biologica contemporanea.


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“Molta enfasi mediatica”: così il presidente CE. DI. SA (Bari)

Banchi corallini al largo di Monopoli: “Non siamo in Mar Rosso” di Paola DILEO

a felice scoperta di “colonie coralline” nel mare di Monopoli appena un mese fa, ad opera di ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari, ha scatenato un entusiasmo contagioso, investito da un’onda mediatica anomala che ha generato non poche fantasie sulla illustre popolazione, che a quanto pare conta etnie diverse… La semplificazione ha voluto che ci trovassimo di fronte a una barriera corallina di esotica memoria che ha trovato le meno chiassose smentite. A Cosma Cafueri, presidente del CE.DI. SA (Centro per la Divulgazione Scientifica e Ambientale) di Bari, nonché esperto subacqueo, chiediamo: “La Puglia come le Maldive”, la recente scoperta di una barriera corallina al largo della costa monopolitana, ha avuto una grande eco mediatica. Un ritrovamento unico, eccezionale per i nostri mari, è così? I titoli dei giornali come spesso accade, sono stati “pompati” oltre il lecito. Le barriere coralline vere e proprie (che differiscono molto tra di loro anche in base alla latitudine) sono molto diverse da quanto individuato al largo di Monopoli, e soprattutto arrivano fin sotto la superficie, costituendo appunto delle “ barriere, separando ecosistemi differenti. Banchi madreporici a 30, 40,50 metri, come in questo caso, non sono barriera in questo senso. Al più ne potrebbero essere un inizio e diventarlo in condizioni straordinarie, forse…. Tra cinquantamila anni. Stando ai ricercatori dell’Università di Bari, trattasi di banchi corallini molto simili per fattura e colore a quelli equatoriali, che però crescono in acque più superficiali e quindi più illuminate. Quali sono le affinità e quali le differenze? Da quanto ne so, in realtà le cose sono un bel po’ diverse, e le foto apparse sui media di barriere coralline maldiviane e del Mar Rosso sono del tutto fuorvianti. Il team dell’Università di Bari che se

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ne sta occupando, dopo l’annuncio della scoperta, è piuttosto reticente su molti dettagli, e a mio giudizio legittimamente, perché prima di dare risposte definitive e precise, occorre lavorarci ancora con altri rilievi e analisi, impensabili a pelo d’acqua o con un veicolo subacqueo filoguidato, ma solo andando personalmente fino a quelle profondità, con tutti i problemi e rischi del caso. Si, perché scendere a quelle quote con metodi sicuri e una permanenza maggiore, non è esattamente una passeggiata. Trattasi di banchi corallini, non intendendo per

questo alcun tipo di “corallo” comunemente inteso, ma di madrepore (che nel Mediterraneo abbondano), cioè colonie di piccoli celenterati, parenti per così dire, di quelli che costruiscono le barriere coralline. Quest’ultimi sono in simbiosi con le alghe zooxantelle, che permettono loro di nutrirsi senza intercettare molto cibo in sospensione nell’acqua. Acqua marina che ai tropici è cristallina, proprio perché povera di nutrienti in sospensione. Ma poiché le zooxantelle sono alghe, devono fare fotosintesi, hanno bisogno di stare vicino alla luce, in quella che in mare viene chiamata ‘eufotica’, dove la luce arriva in tutto il suo spettro, praticamente tra la superficie e i primi 20 m a seconda della limpidezza dell’acqua. Per questo le

barriere coralline vere e proprie s’innalzano fino alla superficie e chiunque le può ammirare senza grandi sforzi. I banchi madreporici/ corallini di Monopoli invece vivono in una zona povera di luce, detta mesofotica; i celenterati che li caratterizzano non sono in simbiosi con le alghe zooxantelle, che a quella profondità non potrebbero fare fotosintesi. Ciò ne farebbe una novità sul piano biologico, in quanto queste madrepore pescano attivamente i nutrienti direttamente dall’acqua, che in Adriatico sono abbondanti per via dei fiumi – il Po’ su tutti – che vi si riversano (ragion per cui l’Adriatico ha una limpidezza minore, per es. rispetto allo Ionio). L’habitat corallino è circoscritto al solo tratto di Monopoli o si estende anche oltre? Una delle ipotesi che viene fatta, per me con una base plausibile, è che queste formazioni esistano anche a sud di Monopoli fino al Salento. Del resto, qualcosa di affine comunque è già stato segnalato, informalmente in passato da vari sub, senza tanto chiasso, dalle parti di Brindisi e altrove. Le concrezioni coralline in questione sono in un tratto di costa spiccatamente biodiverso, già meta del turismo subacqueo, è possibile delimitarlo con precisione? Non mi risulta siano state divulgate le coordinate di dove si trovino queste formazioni, ne credo che chi le abbia scoperte tenga a rivelarle, neanche io lo direi. La comunità dei subacquei, sportivi e professionali (di cui mi onoro di far parte), è fatta in gran maggioranza di gente che ama il mare, lo rispetta e lo fa rispettare, ma come tutti i gruppi annovera una piccola minoranza che scenderebbe sul posto per prendersi un souvenir a martellate per poi esibirlo in casa come un soprammobile, ignorando il danno provocato. Quindi meglio limitarci a dire che sono a largo di Monopoli, almeno fino a quando la zona non verrà adeguatamente protetta. www.foglie.tv


Il cosiddetto “coralligeno pugliese” di colore bianco, più diffusamente presente nei nostri mari in cosa si differenzia? Rispondere a questa domanda permetterà di fare ulteriormente chiarezza sull’argomento. Il coralligeno pugliese è un coralligeno mediterraneo, naturalmente. Il termine coralligeno definisce la gran parte della roccia organogena del nostro mare, cioè roccia prodotta dal calcio, fissato e accumulato in epoche remote da organismi viventi, che nel Mediterraneo sono soprattutto alghe rosse o brune (le coralline appunto), cioè vegetali con uno scheletro calcareo. Il processo di formazione del banco roccioso è analogo a quelle delle barriere tropicali: il nuovo organismo nasce, cresce e muore sulla impalcatura calcarea lasciata dalla generazione precedente, accumulandosi. Solo che da noi sono protagonisti dei vegetali, ai tropici degli animali. L’altra novità del banco corallino scoperto, quindi, starebbe proprio nel fatto che quei banchi di roccia sono fatti di cumuli madreporici di origine animale cosi come avviene nelle barriere coralline tropicali. E questo si potrebbe sicuramente definire un fenomeno nuovo nel Mediterraneo. Questa felice scoperta di marzo può accelerare il vecchio progetto di un’oN° 7 - 15 aprile 2019

asi blu, nel suddetto tratto di mare? La presenza nelle immediate vicinanze di un depuratore obsoleto, potrebbe rallentare la sua concreta realizzazione? Mi rattrista un po’ che ci sia voluta questa scoperta per tornare a parlare di aree marine protette lungo il litorale della provincia. Molte associazioni ambientaliste, nonché di subacquei, da molti anni chiedono che si discuta l’opportunità di istituire almeno un parco marino, che protegga e valorizzi tratti di costa e di fondale notevoli. Tra Polignano a Mare e Monopoli le aree marine di pregio sono molte, con flora e fauna anche uniche, e se interessi di bottega non lo avessero impedito fino ad oggi, avremmo da tempo una delle aree marine protette più belle d’Italia. La provincia di Bari non ha ancora un parco marino, quindi ben venga tutta questa voglia di istituirlo grazie alla suggestione e all’entusiasmo suscitati dalla cosiddetta “barriera corallina”. Circa il depuratore obsoleto, non credo al momento, possa avere un impatto negativo sui coralli scoperti. Però nel mare non ci sono solo queste madrepore, ma tante altre biocenosi, aggregazioni interdipendenti di esseri viventi ugualmente importanti, anche ai fini della pesca. Quindi tutto ciò che altera il delicato equilibrio marino non può che danneggiarlo. Se non la finiamo

di inquinare, quello che scarichiamo lì, ce lo ritroveremo presto nel piatto. Possiamo stimare per grandi linee l’impatto socio-economico di un’area marina protetta sul territorio? Tutti i territori che si affacciano su un’area marina protetta, come anche quelli che si trovano all’interno o vicino ad una riserva naturale, incrementano la propria ricchezza di un minimo del10%. In alcuni casi si va anche oltre il 50%. Un’area protetta vuol dire un’area sana e, per semplice associazione tutto quello che è intorno beneficia di un valore aggiunto in termini di qualità percepita. Senza andare molto lontano, bisognerebbe leggersi i numeri della riserva di Torre Guaceto che ha determinato una più che positiva ricaduta economica sul territorio circostante. Il primo parco marino italiano è stato quello di Miramare a Trieste. Sono circa due km, appena, di costa che coincidono in parte con il lungomare della città (già proprio così). Quando fu istituito il fondale era povero e devastato, adesso, in estate vi si può passeggiare e se si vuole fare un tuffo con maschera e pinne, si possono vedere cernie a un metro e mezzo di profondità… Trieste di suo è una città bellissima, ma l’esistenza del parco marino è stato un ulteriore volano per il turismo e tanti altri servizi, oltre che per la qualità della vita.

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Le innovative proposte sviluppate per lamponi, mirtilli & co.

“GLOBAL BERRY CONGRESS 2019” LA TRE GIORNI DEI PICCOLI FRUTTI

’edizione 2019 del Global Berry Congress, svoltosi dal 25 al 27 marzo a Rotterdam, è stata un occasione unica per valutare le innovative proposte sviluppate per i piccoli frutti, un mercato in costante aumento che ha nella tre giorni olandesi il suo momento d’incontro clou fra gli addetti al settore. Secondo Milena Poledica, agronoma e ricercatrice del Gruppo Arrigoni, “la produzione di frutti rossi non conosce crisi, grazie al sempre maggiore interesse che questi super food suscitano tra i consumatori di tutto il mondo. Un dato, su tutti, può aiutare a comprendere il trend in corso: mentre nel 2017 sono stati raccolti nel mondo 13,4 milioni di tonnellate di berries (piccoli frutti e fragole), nel 2020 ne sono previste 15,4 milioni di tonnellate (fonte: Ncx Drahorad). Nello specifico, oltre il 70% della produzione mondiale di piccoli frutti è costituita da fragole, ma cresce anche la produzione di mirtilli, lamponi e more. Nel 2020 verranno raccolti 2 milioni di tonnellate di mirtilli, rispetto ai 1,7 milioni di tonnellate del 2017. Il volume di lamponi e more aumenterà dagli 1,3 milioni di

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tonnellate del 2017 agli 1,4 milioni di tonnellate del 2020. Tuttavia – prosegue Poledica - come accade per altre colture ad alto valore, coltivare frutti di bosco comporta un elevato livello di rischio perché si tratta di produzioni molto sensibili alle condizioni ambientali. I produttori di mirtilli, fragole, lamponi cercano costantemente modi per ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle crescenti esigenze del mercato e a quelle selettive dei consumatori. In tale contesto si inserisce l’impegno di Arrigoni per aiutare i coltivatori di frutti di bosco di tutto il mondo a migliorare la qualità, la sostenibilità e assicurare la produzione di mirtilli, fragole, lamponi e altri frutti di bosco”. L’agronoma ha quindi presentato alcune soluzioni Arrigoni per questo tipo di colture: “in primo luogo – spiega - per riprodurre le condizioni ideali del sottobosco al fine di coltivare fragole, mirtilli e lamponi, c’è Robuxta® Mdf White. I vantaggi che questa soluzione assicura sono diversi e si possono sintetizzare in una serie di concetti chiave: elevata resistenza meccanica; miglio-

re distribuzione della luce intorno alle piante; migliori risultati nello sviluppo omogeneo e nel vigore delle piante grazie al colore bianco (meno perdite e maggiore irradiazione utile per la fotosintesi); giusto livello di luce anche per piante con ridotta necessità di irradiazione; ambiente più fresco e piante più vigorose, sempre grazie alla scelta del colore bianco; minori danni dovuti a radiazione diretta grazie alla diffusione e alla riflessione dei raggi infrarossi. In Italia, - conclude la ricercatrice - le prove in campo hanno evidenziato, per i piccoli frutti protetti con Robuxta® Mdf White, un aumento della produttività fino al 41,34%. Anche la qualità stessa è migliorata: il 63,4% dei frutti si è rivelato ideale in termini di calibro e colore, con una seconda scelta che è scesa al 36,6%, rispetto al 45 o 55% dei sistemi di protezione tradizionali. Grazie a un livello di ombreggiamento ottimale (46%), si riproducono di fatto le condizioni del sottobosco, con minori temperature di 4 – 5 gradi anche nei mesi più caldi, il che agevola lo sviluppo delle piante e facilita il lavoro degli operatori”.


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Il progetto Panacea finanziato dall’Unione europea

LE COLTURE NO FOOD

e colture no food (Nfc), sono le colture non alimentari utilizzate per produrre una vasta gamma di prodotti quali polimeri (è il caso delle bioplastiche ottenute da scarti agricoli), lubrificanti, materiali da costruzione, prodotti farmaceutici, nonché bioenergia e biocarburanti. Le colture no food si classificano in: oleaginose (ad esempio, camelina, ricino), lignocellulosiche (canapa, canna comune), carboidrati (sorgo, barbabietola da zucchero) e specializzate” (ad esempio lavanda e altre piante per l’estrazione di olii essenziali o principi farmaceutici). Sono colture quindi che possono sostituire materie fossili con vantaggi per l’ambiente. Il progetto Panacea del programma Horizon 2020, finanziato dall’Unione europea con 2.000.00 di euro, ha come obiettivo la disseminazione di oltre duecento colture non alimentari prossime all’implementazione e la cooperazione tra ricer-

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ca, industria e comunità agricola, al fine di accrescere il contributo delle Nfc alla Strategia europea per la bioeconomia. Tuttavia, le Nfc non sono molto diffuse tra gli agricoltori europei, a causa della mancanza di filiere di approvvigionamento, di un’adeguata politica economica e di incentivi. Un primo evento si è occupato dell’automazione nelle filiere di canapa. Una delle principali criticità della filiera canapa è il reperimento delle sementi di varietà

oleaginose adatte alle condizioni pedoclimatiche italiane. Il successo della coltivazione dipende appunto dalla selezione delle varietà: da olio, da fibra o a doppia attitudine. Dalle esperienze condotte finora, si evince che il problema principale della canapa da olio è la variabilità dell’altezza delle piante, che ne rende difficile il raccolto automatizzato. Un secondo seminario ha avuto come oggetto le oleaginose e le colture d’impiego in vari settori.

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PER LA DUE GIORNI

CIBUS CONNECT: 500 NUOVI PRODOTTI IN ESPOSIZIONE Due giorni di “esposizione” (oltrechè di numerosi ed interessanti convegni) per Cibus Connect, gli scorsi 10 e 11 aprile. 900 marchi, 700 espositori, 500 nuovi prodotti in esposizione. La rilevante quantità di nuovi prodotti in esposizione a Cibus Connect conferma l’impegno dell’industria alimentare italiana a reinterpretare la tradizione gastronomica del Paese, adattandola alle richieste dei consumatori, di prodotti attenti alla salute ma anche di gran gusto.

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el comparto pasta è possibile citare, come esempio: la pasta senza glutine con farina di lenticchie e riso (Dialcos); i fusilli con farina di piselli verdi (Newlat); la pasta di riso e cavolo verde riccio (Farmo); i tortelli con foie gras e fichi caramellati (Canuti); i paccherini al bergamotto (Rustichella d’Abruzzo); la pasta integrale bio (Del Verde); i ravioli con pancetta e Grana Padano (Fini). Tante le novità nel settore dei condimenti: il sugo al gambero rosso di Mazzara (Campo d’Oro); il pesto bio al chili (Polli); il pesto di zucchine (Costa Ligure); il nero di seppia (Menù); la polvere di funghi porcini secchi da versare sui piatti (Oliveri); le verdure fruttate, come peperoni all’arancia o cetriolini alla mela (Coelsanus); l’aceto di melograno (De Nigris); le olive Nocellara del Belice con zenzero (Coppini). Nel dolciario: i wafer senza zuccheri, con maltivolo (Lago); i biscotti bio

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con melagrana (Di Leo); il panettone con cioccolato fondente e crema al caramello salato (Loison); il cioccolato fondente con lampone e mandorla (Elah Dufour); il cornetto con farina di legumi (Forno d’Asolo); il gelato bio con miele di acacia (Conapi). Numerose le novità anche nei settori del lattiero caseario e dei salumi: lo yogurt vegetale bio da riso integrale (Frescolat); i formaggi con curcuma (Botalla); la burrata affumicata (Delizia); l’erborinato con caffè in crosta (Guffanti); la crema di pecorino spal-

mabile con zafferano e pepe (Si.For.); il latte di mandorla bio (Poli.Com); il salame con finocchietto e cumino (Levoni); il prosciutto antibiotic free (Coati); il prosciutto di Parma da allevamenti senza antibiotici (Devodier). E ancora: la farina di goji e la farina di moringa (Sud Energy); la piadina funzionale con Beta-glucani dell’avena che riducono il colesterolo (Ruggeri); la pizza al cavolfiore biologico (Galati); il puree di frutta (Alce Nero); la birra ambrata al tartufo (Birrificio C&C); i filetti di tonno con curcuma e pepe nero (L’isola d’oro).

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La presentazione del Libro “La Leggenda della Mandorla Filippo Cea”, di Elettra Ceglie

La Mandorla di Toritto conquista il cuore di Napoli

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el salotto culturale sito nel centro di Napoli si è tenuta la presentazione del libro sulle favolose virtù della Mandorla di Toritto e sulla storia del suo scopritore Filippo Cea. L’ Associazione Famiglia Filippo Cea e la casa editrice Homo Scrivens sono state coordinate dalla giornalista scrittrice Anna Copertino che ha intervistato luminari del territorio Pugliese e Campano fra i quali On. Nicola Acunzo membro Commissione Vigilanza RAI , e membro della VII Commissione Cultura Scienze e Istruzione, Il Gen. Dott. Giuseppe Silletti già commissario di Governo delegato per l’emergenza Xylella, il Prof. Pietro Perrino Emerito della Facoltà di Agraria di Bari e del CNL e il Dott. Francesco Cuzzocrea Biologo Nutrizionista. Alla presenza di un nutrito gruppo di Torittesi, guidati da rappresentanti consiglieri Comunali, e da altrettanti Napoletani incantati dalla eccellenza gastronomica presentata l’incontro è stato incentrato sulla rappresentazione di quella che è una delle Eccellenze Italiane a livelli planetari. L’Associazione ha voluto ricambiare la compagine pugliese offrendo una

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visita guidata al centro della città con visita della Napoli Sotterranea e degustazione della Pizza partenopea, patrimonio dell’Unseco. La coordinatrice Anna Copertino, coadiuvata dall’ esperto Giuseppe Paccione ed alla presenza di alcune TV locali e pugliesi, si è detta soddisfatta “per l’iniziativa che ha riscosso non solo l’attenzione ma anche il plauso dei cittadini presenti”. Sulla scorta del successo della iniziativa napoletana l’Associazione prevede ulteriori manifestazioni per la presentazione del Libro, la prima delle quali si svolgerà a Roma.

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Per la prima volta alla guida una donna

Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP, Aurora Casillo nuovo Presidente

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al primo marzo 2019 il Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP ha un nuovo Presidente: Aurora Casillo, General Manager del Pastificio Liguori, è stata eletta all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione che guida il Consorzio, composto da Massimo Menna (Pastificio Garofalo), Giuseppe Di Martino (Pastificio Di Martino e Pastificio dei Campi), Francesca Scarfato (in rappresentanza del Mulino di Gragnano e di altri 9 produttori) oltre che dalla stessa Aurora Casillo. Aurora Casillo succede a Massimo Menna e a Giuseppe Di Martino: sarà quindi per la prima volta una donna a guidare il Consorzio costituito nel 2003 e attualmente composto da 14 pastifici che, così riuniti, rappresentano la quasi totalità della produzione globale della Pasta di Gragnano IGP certificata. “Sono onorata di questo prestigioso incarico che affronterò con grande

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impegno e dedizione, convinta dell’altissima qualità del nostro prodotto e più ancora delle sue incredibili potenzialità di sviluppo” afferma Aurora Casillo. “In questo percorso di crescita le funzioni di vigilanza e tutela costituiranno uno strumento indispensabile per valorizzare sempre di più la Pasta di Gragnano IGP, a vantaggio di tutti, produttori e consumatori”. Aurora Casillo, infatti, assume la carica di Presidente in un momento particolarmente rilevante per il Consorzio campano che, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’IGP nel 2013, da gennaio 2019 è ufficialmente soggetto esercitante anche funzioni di vigilanza e tutela. “Siamo in presenza di un importantissimo riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole alle capacità del Consorzio di presidiare il rispetto del disciplinare IGP” continua Casillo. “Con le funzioni di vigilanza e tutela comincia a tutti gli effetti un nuovo capitolo della

storia del Consorzio che continuerà a realizzare e potenziare le tradizionali attività di comunicazione, promozione e valorizzazione della Pasta di Gragnano IGP e del suo territorio, in Italia e soprattutto all’estero”.

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ELEZIONI EUROPEE E AMMINISTRATIVE 2019 – 26 MAGGIO Ai sensi e per gli effetti della L. 22/2/2000 n. 28 così come modificata dalla L.6/11/2003 N. 313, del D.M. 8/4/04 e delle successive delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, G.ED.A. SOC.COOP. Editrice di “Foglie” e “FoglieTV” (iscrizione al Tribunale di Bari n. 61/06 del 15.11.2006) sede legale Via De Gasperi 11-13 70015 Noci (Ba), p.iva 06494530725 nonché concessionaria pubblicitaria per entrambi i media Dichiara La propria disponibilità a pubblicare sul periodico quindicinale “Foglie” e sulla web tv “Foglie.Tv”, ai sensi dell’art. 7 (messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici) della Legge 22 febbraio 2000, n. 28 (c.d. “par condicio”), messaggi politici alle condizioni di cui al presente documento analitico, e precisa quanto segue: La prenotazione degli spazi da parte dei soggetti interessati dovrà pervenire almeno 72 ore prima della data di pubblicazione e dovrà pervenire via e-mail all’indirizzo redazione@foglie.tv. G.ED.A. terrà conto delle prenotazioni in base alla loro progressione temporale. La prenotazione si baserà esclusivamente sulla data e ora della ricevuta di pagamento avvenuta. Quindi il pagamento si intende anticipato all’atto della prenotazione. Il materiale grafico dovrà arrivare in redazione 72 ore prima della data di pubblicazione cartacea e-o online concordata. L’accesso agli spazi su “Foglie” e “FoglieTV” è consentito a tutti i soggetti politici che ne facciano richiesta, nel pieno rispetto del principio della parità di trattamento. Per informazioni sul listino e spazi disponibili: redazione@foglie.tv – cell. 3479040264. Tutti i soggetti politici aventi diritto, avranno garantita la parità di accesso agli spazi per messaggi politici; CONDIZIONI GENERALI Sono ammesse soltanto le forme di messaggio politico elettorale previste al comma 2 dell’art. 7 Legge 22.02.2000 n. 28. Tipologia: ADV, promoredazionale, banner, video Contenuto: testi, immagini e video sono gestiti dal committente dello spazio pubblicitario elettorale: la prenotazione degli spazi deve essere fatta dagli aventi diritto, indicando le generalità del soggetto politico committente, codice fiscale o partita iva, spazi prescelti (Adv, promoredazionale, banner, video) e durata del servizio. Il criterio di accettazione delle prenotazioni si basa sul principio della progressione temporanea. Saranno pubblicati tutti gli annunci pervenuti nei termini indicati e nel rispetto delle condizioni stabilite nel documento analitico; i messaggi politici devono recare l’indicazione del committente e la dicitura “messaggio politico elettorale”. Il costo della propaganda elettorale è indicato nel listino pubblicitario che candidati e mandatari possono liberamente richiedere inviando una email a redazione@foglie.tv o telefonando al n. 3479040264; il pagamento dovrà essere effettuato in unica soluzione, tramite bonifico, contestualmente all’accettazione dell’ordine di pubblicazione. Il mancato adempimento del pagamento comporterà automaticamente la mancata accettazione della pubblicazione. Tutti i prezzi si intendono con esclusione dell’Iva. Ai sensi dell’art. 18 comma 1 della Legge n. 515 del 10/12/1993 per l’acquisto di messaggi politici elettorali l’aliquota Iva è del 4%. Il committente si assume la responsabilità esclusiva (civile e penale) di quanto affermato e dichiarato nello spazio pubblicitario sollevando “Foglie” e “FoglieTv” da ogni responsabilità. Resta comunque la facoltà discrezionale della direzione editoriale di non pubblicare un messaggio propagandistico chiaramente e palesemente ritenuto diffamatorio e, quindi, contro legge.


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PER CONTINUARE A GESTIRE MEGLIO NON L’AGRICOLTURA MA LE ELEZIONI

ARIF, DIR. ITALIA: “CAMBIO DIRETTORE LEGATO A DINAMICHE DI POLTRONE”

anno ucciso l’ uomo Ragno e questa volta si sa anche chi è stato. è stato l’assessore regionale all’ Agricoltura, Leo Di Gioia, che come una moderna Salomè aveva chiesto al presidente Michele Emiliano la testa del direttore generale dell’ARIF, appunto Domenico Ragno, non solo per tornare in Giunta, ma per non lasciare la maggioranza di centrosinistra e approdare in altri lidi. Ed Emiliano non poteva permetterlo, così ecumenicamente Ragno viene riciclato in un altro ruolo, e Di Gioia è accontentato. L’assessore metterà alla guida dell’Agenzia non uno ma ben tre persone (un commissario e due sub commissari) per avere la gestione diretta anche dell’Arif. Appare così sempre più chiaro che questa Giunta Emiliano vuole solo GESTIRE e non PROGRAMMARE, perché attraverso la Gestione, specie delle Agenzie, gestisce il CONSENSO ELETTORALE. La verità, una parola che è spesso riecheggiata in Consiglio regionale, è che a essere commissariato per il fallimento delle Politiche Agricole doveva essere il duo Di Gioia-Emiliano che oggi si sono inventati, addirittura una legge ad hoc per legittimare il defenestramento del direttore Ragno e nominare i soliti “fedelissimi” che con poteri “straordinari” possono essere più utili nelle campagne elettorali. Una vergogna! Noi non potevamo assecondare un disegno di legge che non va nel verso della buona amministrazione, che punta a risolvere i problemi della gente e in modo particolare lavoratori, ma va, invece, nell’unico senso che questa Giunta conosce: distribuire e occupare poltrone! CASSANO - “L’ARPAL, Agenzia regionale per le Politiche Attive del Lavoro, deve essere a tutti gli effetti un’agenzia regionale al pari delle altre, anzi più importante delle altre visto del delicato compito che svolge, e non il comitato elettorale del partito, Puglia Popolare, del commissario straordinario, Massimo Cassano. Per questo chiediamo al presidente Emiliano di procedere immediatamente alla revoca della nomina “politica/elettorale” e procedere alla selezione e nomina di un direttore generale “tecnico” (così come

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previsto dall’articolo n. 9 della legge regionale n. 29 del 29/06/2018 e dagli articoli n. 3, 4 e 5 dello Statuto approvato con Dgr n. 91 del 22/01/2019). “Lo chiediamo con una mozione urgente che sarà discussa il prossimo 24 aprile in Consiglio regionale perché riteniamo che, anche nell’interesse della maggioranza di centrosinistra, non vi siano ombre sulle centinaia di assunzioni che l’Arpal dovrà effettuare nei prossimi mesi e, quindi, onde evitare che il commissario Cassano operi più da leader del movimento politico ‘Puglia Popolare’, da poco alleato con il presidente Emiliano. Perché ci sono politici che come ‘uccelli migratori’ preferiscono migrare al ‘caldo’ del potere piuttosto che rimanere al ‘freddo’ dell’opposizione. E’bene ricordare che solo un anno fa è stato candidato alle Politiche in un collegio in quota Forza Italia e ora con tutto il suo movimento ‘Puglia Popolare’ è passato armi e bagagli al servizio del presidente Emiliano in vista delle prossime elezioni amministrative a Bari, come a Lecce e Foggia, ma soprattutto in vista delle Regionali del prossimo anno. Per questo reputiamo inopportuno che in questo periodo, di legittima campagna elettorale, Cassano rivesta il doppio ruolo di leader politico e commissario dell’Arpal. “In politica non basta essere onesti ma occorre fare in modo che la collettività percepisca che si è onesti e quello che sta succedendo nell’Arpal non dà questa percezione”. DE SIMONE – Avremmo potuto demagogicamente cavalcare fin dall’inizio la polemica dei tanti, davvero troppi, consi-

glieri del suo staff , presidente Emiliano. Una sorta di “giunta ombra” che ai pugliesi costa circa 500mila euro: un compenso, per ognuno, di loro di oltre 5.000 euro al mese (precisamente 65mila euro l’anno, al netto degli oneri previdenziali e assistenziali), in un momento in cui il 30% una famiglia su 5 in Puglia vive con meno di 1.000 euro al mese. Non siamo neppure entrati nel “merito” delle scelte fatte più in maniera “amicale” che professionale, ci permettiamo solo di farle notare che nel primo mandato il suo predecessore Nichi Vendola ne prese quattro: quattro professori universitari. Ma ora dopo gli ultimi avvenimenti Le chiediamo pubblicamente di rimuovere dall’incarico Titti De Simone nominata quattro anni fa, al momento del suo insediamento, ufficialmente consigliere per l’attuazione del Programma regionale, di fatto in questi anni è stata solo la portavoce della Rete LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), fino a assumere il ruolo di capopopolo e agitatore di alcuni ospiti durante il Consiglio regionale di martedì scorso, 9 aprile, per chiedere la calendarizzazione di un Disegno di Legge regionale contro l’omofobia. E’ chiaro che è solo questo l’unico punto che sta a cuore al consigliere De Simone e vuole che venga attuato, visto che in questi anni la sua attività non è pervenuta, mentre viene pagata da tutti i pugliesi. Pagata con soldi pubblici per non fare NULLA. Il Gruppo regionale di Direzione Italia

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FOGLIE n.7/2019  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

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