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Agricoltura • Agroalimentare • Turismo RURALE

OLIO MOSSO

Fra xylella e accordi di fliera discussi

agricoltura

Bruciature stoppie al via senza rischi agroalimentare

Estate e sole, cosa mangiare e bere Russia e Brexit, l’analisi e l’ipotesi

N° 13 • 15 luglio 2018


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ditoriale

15 LUGLIO 2018 - n.13 - Anno 13

Quindicinale di Agricoltura Agroalimentare Turismo RURALE

BRUCIATURA STOPPIE: AL VIA TRADIZIONALE PRATICA A 0 RISCHIO INCENDI

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Iscritto all’Albo Cooperative a Mutualità Prevalente N.A182952 Editrice

G.Ed.A. Giovani Editori Associati Soc. Coop. Via Alcide De Gasperi 11/13 - 70015 - Noci (BA) Direttore responsabile Vito Castellaneta Grafica e impaginazione G.Ed.A. Giovani Editori Associati Hanno collaborato Donato Fanelli, Antonio Resta, Rocco Resta, Nicola Trisolini, Paola Dileo, Nica Ruospo, Rino Pavone, Donatello Fanelli Pubblicità G.Ed.A Rino PAVONE r.pavone@foglie.tv 380 6328672 Stampa Grafica 080 - Modugno (BA) Registrato al Registro Nazionale della Stampa Tribunale di Bari N. 61/06 del 15/11/2006 www.foglie.tv redazione@foglie.tv 347 9040264 Iscritta al Registro Operatori Comunicazione ROC n.26041 TESTATA GIORNALISTICA ACCREDITATA

‘approvazione da parte della giunta regionale pugliese delle Linee Guida sulla bruciatura delle stoppie (atto definitivo che rende finalmente applicabile la Legge regionale approvata nel novembre 2016), consente la tradizionale pratica in ogni periodo dell’anno, per chi applica la pratica del ringrano e per le colture di secondo raccolto, attraverso una comunicazione preventiva che si è ridotta ai due giorni che precedono le operazioni di bruciatura e un controllo adeguato. Pur comprendendo e condividendo le legittime preoccupazione rispetto agli incendi boschivi questa legge, soprattutto verso le aree a vocazione cerealicola, consentirà di ridurre drasticamente le lavorazioni aggiuntive nei due sistemi produttivi regionali in cui è eseguita una oculata gestione del “pirocontrollo”, il ringrano e le colture intercalari. Protezione Civile e Assessorato all’Agricoltura attraverso un sistema monitorato, valuteranno la rischiosità della bruciatura giornalmente con proiezione a 72 ore mentre Coldiretti ha predisposto un vademecum di cui disporranno gli agricoltori per bruciare le stoppie senza rischi. Le minori lavorazioni avranno, tra l’altro, un impatto positivo sull’ambiente, perché contribuiranno a ridurre l’emissione di 2 milioni di chilogrammi di CO2 nell’atmosfera. La tecnica della bruciatura delle stoppie non solo non toglie fertilità al terreno, come

dimostrato da numerose pubblicazioni scientifiche, ma risulta pressoché indispensabile alla preparazione dei terreni e a garantire la monosuccessione dei cereali in tali aree. Inoltre è molto valida sul piano della eliminazione di patogeni ed infestanti in genere, anche e soprattutto per l’agricoltura biologica. La pratica del ringrano è utilizzata nelle aree interne non irrigue, difficili e marginali e dove il frumento (o le graminacee in genere) rappresenta, al momento, l’unica coltivazione effettuabile ed in grado di fornire reddito all’impresa agricola. Sul piano agronomico, in zone che da un punto di vista agro-ecologico vengono definite caldo-aride, la tecnica ha la funzione, quasi indispensabile, di consentire una migliore tenuta “in tempera” dei terreni, onde facilitare le lavorazioni e la successiva utilizzazione agronomica del suolo per una nuova coltura agraria. Le colture intercalari (o ripetute) vengono, invece, praticate nelle aree irrigue dove, dopo la raccolta del grano (entro giugno) quale coltura principale, si procede all’eliminazione dei residui colturali (stoppie) e alla successiva introduzione di una coltura ortiva in pieno campo (es. broccolo, cavolo, ecc…), intercalare appunto, prima della semina di una nuova coltura principale con un positivo ritorno in termini di giornate lavorative e di reddito per il comparto e con evidenti miglioramenti delle caratteristiche chimico-fisiche-biologiche del terreno.


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ommario

5 editoriale

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BRUCIATURA STOPPIE Al via tradizionale pratica senza rischi

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COLDIRETTI ”Grande accordo per olio italiano” CONFAGRICOLTURA ”Accordo olio ambiguo”

19 CONSORZI BONIFICA

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PAC 2017 In liquidazione saldo

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COMMISSIONE AGRICOLTURA Partiti i lavori a Montecitorio

13 IPOTESI BREXIT “MORBIDA”

Con libera circolazione di frutta e verdura

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26 SINDACATO TRASPORTO UNITO Le proposte per il settore

18 BLOCKCHAIN CIBO

Dalla filiera del pollo a quella dell’ortofrutta

21 LECCE

Sfilata degli oli “campioni” di qualità

22 SANZIONI

La Russia ringrazia rassegna stampa

”Subito autogoverno mondo agricolo”

29 CENTRALI COOP

Si riapre la competizione

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AGRICOLTURA

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turismo rurale

agroalimentare

10 DANNI DEL SOLE

Attenzione a quello che si mangia

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27 TORRE CINTOLA

Si apre un nuovo “Capitolo”


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gricoltura

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27 MLN EURO PER 19MILA IMPRESE AGRICOLE

AIUTI UE: IN LIQUIDAZIONE SALDO PAC 2017

ono 5 i Decreti pubblicati da Agea dal 28 giugno ad oggi che destinano 27 milioni di euro a 19mila aziende agricole a saldo delle domande PAC 2017. “Gli aiuti PAC sono manna in questo momento per le imprese agricole che hanno vissuto i primi 6 mesi dell’anno particolarmente difficili, con le aree rurali dilaniate da eccezionali ed improvvise ondate di maltempo”, spiega il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele. “A quelli già pubblicati, seguiranno altri decreti di saldo, ma è evidente che a questo punto saranno di carattere residuale. Gli aiuti accoppiati - aggiunge Cantele - sono riferiti alle superfici coltivate a grano duro, leguminose, pomodoro da industria, oliveti, nonché ai premi a capo per la zootecnia per bovini

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e ovini”. Complessivamente sono stati liquidati aiuti PAC 2017 per euro 130.782.347,88, a beneficio di quasi 31mila imprese agricole di Coldiretti in Puglia, mentre sono state presentate entro il 15 giugno le domande di aiuti PAC 2018 al 100% in modalità grafica. Un risultato importante sia in termini quantitativi che qualitativi raggiunto grazie anche alla professionalità del Caa Coldiretti che ha rafforzato la sua leadership. Il positivo risultato di questa campagna è stato ottenuto grazie ai produttori agricoli che hanno compreso l’importanza del momento e l’utilità della ricognizione delle superfici in modalità grafica e hanno accolto l’invito del Caa ad anticipare e svolgere in maniera programmata le attività di aggiornamento

dei propri fascicoli, ma anche grazie ad Agea che quest’anno, con significativo anticipo, ha messo a disposizione dei Centri di assistenza agricola gli applicativi necessari per la lavorazione dei fascicoli in modalità grafica e ha risolto molti dei problemi tecnici riscontrati negli anni precedenti. Il  Caa Coldiretti ha confermato il suo ruolo fondamentale nel sistema di accesso ai contributi comunitari di trait d’union tra imprenditori agricoli, organismi pagatori e altre amministrazioni interessate. Anno dopo anno si dimostra così la capacità di dialogare in maniera paritaria e costruttiva – segnala Coldiretti Puglia - con le amministrazioni perseguendo la reale semplificazione dei sistemi e una maggiore sburocratizzazione delle procedure.

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CON L’ASCOLTO DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

AGRICOLTURA: PARTITI I LAVORI A MONTECITORIO

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opo l’audizione del ministro Gian Marco Centinaio si è aperto ufficialmente il calendario di preparazione dei lavori della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Si è partiti con l’audizione informale dei rappresentanti delle organizzazioni agricole CIA, Copagri, Alleanza delle Cooperative Italiane-Agroalimentare, Confeuro, Coldiretti, Uecoop e Unci sulla situazione e sui problemi del settore agroalimentare. Poi è stata la volta del direttore di AGEA, Gabriele Papa Pagliardini. Auditi anche l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA), il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), la Direzione generale Foreste del Mipaaf e del Comando unità per la tutela forestale, ambientale, e agroalimentare (CUTFAA), i rappresentanti degli organi e degli enti preposti alla lotta alla contraffazione ed alla tutela del Made in Italy, quali il Consiglio Nazionale Anticontraffazione (CNAC), i rappresentanti del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, l’Ispettorato centrale repressione frodi (ICQRF)

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del Mipaaf e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. “Dopo questi primi confronti con gli stakeholder del settore agroalimentare, l’intenzione è quella di mettersi subito al lavoro per incardinare l’esame di fase ascendente della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare, assegnata alle Commissioni Agricoltura e Attività Produttive – spiega il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) – Questa proposta ha l’obiettivo di ridurre le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare mediante l’introduzione di un livello minimo di tutela comune a tutta l’Unione europea comprendente un breve elenco specifico di pratiche commerciali sleali vietate. La tutela si applica ai fornitori di piccole e medie dimensioni della filiera alimentare, nella misura in cui questi vendano prodotti alimentari ad acquirenti che non sono di piccole o medie dimensioni. Considerato che il relatore sul provvedimento presso la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo è l’onorevo-

le Paolo De Castro – prosegue il deputato 5 Stelle – lo convocheremo quanto prima a Montecitorio per una audizione. Un ulteriore argomento che verrà affrontato a breve con una approfondita attività conoscitiva è il Regolamento di riforma della PAC (Politica Agricola Comune) post 2020. L’esame delle diverse proposte riguarderà anche il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca – conclude L’Abbate (M5S) – che sarà avviato dopo un confronto con il Governo”.

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groalimentare

Introduzione di nutrienti protettivi per combattere i danni delle radiazioni solari

DANNI DEL SOLE? ATTENZIONE A QUELLO CHE SI MANGIA Che i raggi solari siano essenziali per la sintesi della vitamina D è ormai risaputo, ma non lo è altrettanto per i danni alla salute da essi provocati, in particolare quelli dovuti agli UVB. In molti, infatti, credono che una buona crema solare e un paio di occhiali siano sufficienti a proteggere pelle e occhi dai danni causati dai raggi ultravioletti (tumori inclusi), ma nessuna crema solare, neanche quelle a protezione 50+, protegge al 100% e permane totalmente dopo il bagno. Inoltre, i raggi UVB passano attraverso le nuvole, il tessuto degli ombrelloni e arrivano sulla pelle anche per riflessione. Ecco perché dobbiamo correre ai ripari abolendo le cattive abitudini e seguendo una corretta alimentazione, ricca di vitamine, minerali e nutrienti protettivi delle nostre cellule come i grassi polinsaturi.

I 3 CONSIGLI PER UNA PELLE SANA E LUMINOSA

1° Vitamine per nutrire la pelle È fondamentale integrare la dieta con alimenti naturalmente ricchi di antiossidanti contenuti soprattutto in frutta, verdura e oli vegetali. - Si consiglia di mangiare ogni giorno tre porzioni di frutta e due di verdura, preferendo quella di stagione. Il beta-carotene, precursore della VITAMINA A, si trova soprattutto nei vegetali gialli-arancioni (carote, zucca, melone, albicocche, pesche a pasta gialla, peperoni gialli, ecc.) e a foglia verde scuro (broccoli, spinaci, rucola, ecc.); - La frutta e la verdura con maggior concentrazione di vitamina C sono:  kiwi,  fragole,  agrumi,  melone d’estate, peperoni gialli  e rossi, e vegetali a foglia verde comeasparagi,  broccoli,  spinaci,  basilico  ed  erbe  aromatiche. Per non di-

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sperdere la vitamina C, si consiglia di mangiare frutta e verdura cruda e fresca (conservata il meno possibile anche nel frigorifero di casa); - Per condire la verdura preferire l’olio extravergine di oliva ricco di VITAMINA E, così come la frutta secca con guscio. 2° Minerali per nutrire la sottocute In particolare potassio, selenio e zinco rivestono un importante ruolo nell’elasticità e compattezza della pelle. L’assunzione quotidiana di frutta e verdura, variando il colore dei vegetali più volte la settimana, garantisce la quota necessaria di vitamine e sali minerali. Ricchi di vitamine e sali minerali sono il latte e i suoi derivati, importanti per la pelle sono soprattutto cavoli, broccoli e cavolfiori, veri concentrati energetici per la salute di unghie e

capelli. Anche i legumi sono ricchi di proteine vegetali, vitamine, fibre e potassio. I legumi, inoltre, consumati cotti o crudi, sono utili nella prevenzione di macchie cutanee. 3° Bere più acqua Per ottenere una pelle sana ed evitare la disidratazione, occorre bere molta acqua n proporzione al tempo in cui ci si espone. Si raccomanda in genere di assumere quotidianamente almeno 2 litri di liquidi attraverso le bevande (acqua, ma anche tè, tisane, ecc. purché non zuccherate) che, insieme alla frutta e alle verdure fresche, permettono di prevenire stati di secchezza e desquamazione della pelle. Inoltre la disidratazione può provocare problemi alla vista e il distacco del vitreo. www.foglie.tv


Zeolite Cubana® Bioagrotech Dalla pre- chiusura del grappolo all’invaiatura Le condizioni meteorologiche di giugno, caratterizzate da intense piogge, hanno favorito l’attività di Peronospera, Oidio e Botrite, nemici della viticoltura che proliferano grazie all’umidità sulle piante.

Le condizioni meteorologiche di giugno, caratterizzate da intense piogge, hanno favorito l’attività di Peronospera, Oidio e Botrite, nemici della viticoltura che proliferano grazie all’umidità sulle piante. Chi ha scelto di utilizzare la Zeolite Cubana nella fase di pre-chiusura del grappolo ha potuto verificare la grande efficacia di questo prodotto che riduce drasticamente, se non completamente, l’attività di questi patogeni. La Zeolite Cubana® di Bioagrotech è un corroborante brevettato e ammesso nell’agricoltura biologica, puro al 100%, costituito da due zeolititi (clinoptilolite-heulandite al 67,5% e mordenite al 32,5%), senza l’aggiunta di zeolititi inutili, sostanze inquinanti o altro. Questa polvere vulcanica è miscibile con tutti i principi attivi senza effetti negativi e registra sempre elevati gradi di efficacia contro funghi e insetti infestanti. Prove realizzate in collaborazione con i centri di saggio hanno dimostrato un’efficacia dell’85% della Zeolite Cubana da sola contro la Botrite, stessi valori anche contro l’Oidio in miscela con lo zolfo o con un antioidico, ottimi risultati in supporto agli antiperonosporici. Si tratta di un prodotto che apporta sempre un aiuto efficace alla tutela delle piante, sia utilizzata da sola che associata agli agrofarmaci tradizionali: in questo modo, oltre a potenziarne l’effetto, permette di ridurne le quantità e, di conseguenza, i residui. Zeolite Cubana può essere miscelata ai normali trattamenti, nelle misure di 3 kg/ha in condizioni normali o 6 kg/ha in caso di precipitazioni intense o attacchi di infestanti. Se sono già presenti muffe e marciumi, conviene intervallare anche trattamenti in polvere, dato che il prodotto in questo stato un’azione più immediata e viene assorbito in modo più intenso se associato allo Zolfo Ramato. Quando si sceglie di utilizzare Zeolite Cubana in miscela, occorre ricordarsi di inserirla per ultima nel contenitore, in modo da permettere l’assorbimento corretto di tutta la soluzione. Zeolite Cubana è un prodotto ideale per ogni tipo di coltura che porta numerosi vantaggi se utilizzata dall’inizio e per tutto il ciclo vegetativo della pianta fino alla raccolta del prodotto finale, che sarà pulito, sano e con minore quantità di residui di agrofarmaci. L’agricoltura biologica contemporanea può trarre grandi vantaggi da questa roccia vulcanica formatasi milioni di anni fa: la migliore soluzione sostenibile per il futuro viene dal passato.

Bioagrotech Srl www.bioagrotech.com Strada del Bargello, 111 - 47891 Dogana (RSM) - SM23402 +39 0549905289 N° 13 - 15 LUGLIO 2018

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gricoltura

La nuova proposta

Ipotesi di Brexit morbida, con libera circolazione di frutta e verdura

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l governo britannico ha avanzato una proposta alla UE per rendere meno aspra la sua uscita dall’Unione: si tratterebbe di una versione “morbida” della Brexit che includerebbe, tra l’altro, la libera circolazione di frutta e ortaggi. Una decisione molto importante, soprattutto per quei Paesi che esportano ingenti volumi di prodotti ortofrutticoli in Gran Bretagna, come la Spagna (per la quale il Regno Unito è il terzo cliente in ordine di rilevanza). Una Brexit “dura” significherebbe la perdita di un’importante quota di un mercato che oggi vale - solo per la Spagna 1,9 miliardi di euro. Il primo ministro britannico, Theresa May, ha ottenuto l’appoggio del suo Governo per avanzare una proposta alla UE con nuove condizioni che consentirebbero una Brexit “morbida”, con la creazione di un’area di libero commercio per beni industriali e agricoli, dopo l’uscita dall’Unione. Questo piano eviterebbe i controlli doganali e manterrebbe aperta la frontiera con l’Irlanda, cosa che costituisce la principale preoccupazione del governo britannico in tutto questo N° 13 - 15 luglio 2018

processo. L’accordo non include il commercio di servizi e prodotti finanziari, che avranno “maggiore flessibilità”, sottolineando che la libera circolazione delle persone cesserà di esistere, seppure in un “quadro di

mobilità” per i cittadini europei. Il progetto deve essere approvato da Bruxelles. Su tale proposta, il negoziatore dell’UE, Michel Barnier, ha a dichiarato che le vere trattative iniziano adesso, sempre che tali proposte siano realistiche.

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gricoltura

RECUPERATE QUOTE MERCATO E STOP FAKE NEWS

COLDIRETTI: “GRANDE ACCORDO PER OLIO EV100% ITALIANO”

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’intesa sottoscritta da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Fai (Filiera Agricola Italiana) è il più grande accordo mai siglato per dare stabilità reale al mercato dell’olio extravergine di oliva italiano e le notizie diffuse negli ultimi giorni sono solo fake news messe in giro ad arte per screditare un contratto di filiera pluriennale mai realizzato prima che taglia intermediazioni, speculazioni e faccendieri”. E’ stato perentorio il Presidente di Unaprol, David Granieri, a Bari per spiegare alle alle OP di Puglia i termini dell’accordo sottoscritto. “L’accordo coinvolge le principali aziende di confezionamento italiane – ha continuato Granieri – che acquisteranno dai nostri olivicoltori un quantitativo di 100mila quintali di olio extravergine di oliva 100% italiano per un valore di oltre 50 milioni di euro e la Puglia farà la parte da leone, perché in questa regione si produce oltre il 50% dell’olio italiano”. Previste da contratto specifiche maggiorazioni che “variano da 0,30 a 0,60 euro – ha precisato Granieri - sulla base di parametri legati alla sostenibilità e l’olio extravergine 100% italiano e biologico sarà pagato il 20% in più rispetto al convenzionale. Il prezzo minimo, calcolato sulla scorta di dati Ismea e Borsa Merci di Bari, sarà di euro 4,30 ivato, al di sotto del quale non si potrà scendere a prescindere dall’andamento del mercato, a cui si aggiungeranno le percentuali di maggiorazione”. Nel primo trimestre 2018 la Puglia ha importato 43,3 milioni di euro di olio extravergine da Grecia e Tunisia e i protagonisti del contratto di filiera hanno aderito al progetto promosso da Coldiretti di realizzare una

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filiera agricola italiana per riconquistare quote di mercato, difendere la produzione, garantire un utilizzo sostenibile del territorio, valorizzare la distintività, assicurare la giusta distribuzione del valore tra tutte le parti della filiera, ricostruire un’identità del sistema Paese. Il Presidente Granieri ha spiegato che l’accordo di filiera è nato “dall’esigenza di recuperare il deficit commerciale italiano, con una programmazione che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari anche con l’aumento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge in Italia oltre 400 mila aziende agricole specializzate con una produzione localizzata per metà in Puglia”. “L’accordo è una risposta concreta alla storica carenza di un vero sistema di filiera che Coldiretti è riuscita a colmare, dove la parte agricola è sempre stata forte nella produzione e debole sul mercato – ha precisato il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - e che ha visto nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva in Puglia crescere rapidamente, nonostante la Puglia sia la regione più olivicola d’Europa. Gli oli stranieri vengono importati  principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati per ‘costruire’ blend con oli regionali. Gli oli di oliva stranieri percorrono centinaia di chilometri in nave e/o in autobotti che non solo contribuiscono all’emissione di CO2 nell’atmosfera, ma proprio per le condizioni di trasporto si degradano”.

In Italia – spiega la Coldiretti sulla base di un’indagine Ismea – 9 famiglie su 10 consumano olio d’oliva tutti i giorni secondo uno stile alimentare fondato sulla dieta mediterranea che ha consentito al Belpaese di conquistare primati mondiali di longevità, tanto che la speranza di vita degli italiani è salita a 82,8 anni, 85 per le donne e 80,6 per gli uomini.

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LA POSIZIONE DI CONFAGRICOLTURA BARI

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OLIO: `ITALICO` NON VUOL DIRE ITALIANO

n un momento in cui la Xylella e le calamità atmosferiche, verificatesi negli scorsi mesi, minano profondamente la produzione di olive da olio extravergine, non si sentiva la necessità di ingenerare nuova confusione nel consumatore traghettando improbabili miscele di olio comunitario e denominandolo `Italico`”. È questo il commento del presidente di Confagricoltura Bari, Michele Lacenere, sulla questione della denominazione di `italico` lanciata dall’accordo firmato da Federolio – Coldiretti- Unaprol.“Dopo tante battaglie contro l’italian sounding e in difesa del made in Italy, sorprende la volontà da parte delle Organizzazioni firmatarie di evocare un’origine che non c’è” – ha dichiarato infatti Agrinsieme, il Coordinamento di Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. Confagricoltura Bari rafforza, pertanto, le perplessità già espresse da Agrinsieme, contestando questo modo di esprimersi ambiguo, tipico di Organizzazioni che fanno dell’ambiguità il proprio cavallo di battaglia politico. Per anni

abbiamo invitato i consumatori a leggere l’etichetta e scegliere in modo trasparente e consapevole olio 100% italiano a tutela del consumatore, del nostro territorio e dei nostri produttori ed è quello che vogliamo continuare a fare con chiarezza e trasparenza: ‘Italico’ non è italiano! Senza entrare nel merito dell’accordo, il nome ‘Italico’ potrebbe designare, infatti, un blend di oli di qualsivoglia origine, purché almeno la metà sia Made in Italy. Calcolando che il consumatore medio legittimamente

identifica l’attributo Italico con l’italianità, verrebbe indotto in errore sulla effettiva origine delle materie prime. E c’è il rischio che questo aggettivo possa in futuro essere utilizzato anche per altre filiere agroalimentari. Dunque, ben vengano nuove proposte di rilancio per il settore ma che siano chiare e trasparenti per i consumatori e che tutelino realmente il prodotto italiano e i nostri produttori che ancora fanno fatica a comunicare e a vendere l’altissima qualità dell’olio prodotto con varietà autoctone”.

Preoccupazione per l’accordo Federolio-Coldiretti-Unaprol

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APROLI BARI: OLIO ITALICO? NO GRAZIE!

‘Associazione dei produttori olivicoli Aproli Bari esprime grande preoccupazione sull’accordo firmato sull’olio da Federolio-Coldiretti-Unaprol che evoca con “Italico” in etichetta un’origine Italiana che di fatto non c’è, se non in parte. “Ben vengano nuove proposte di rilancio per il settore ma che siano chiare e trasparenti per i consumatori, se vogliamo tutelarli e tutelare il prodotto realmente italiano e i nostri produttori. Ribadiamo con forza che un blend di oli comunitari non deve essere confuso con olio italiano Per anni abbiamo invitato i consumatori a leggere l’etichetta e scegliere in modo trasparente e consapevole olio 100% italiano a tutela del consumatore, del nostro territorio e dei nostri produttori ed è quelN° 13 - 15 luglio 2018

lo che vogliamo continuare a fare con chiarezza e trasparenza: “Italico” non è italiano. Abbiamo anche grandissime perplessità dal punto di vista strettamente normativo, do-

vrebbe essere adeguata in qualche modo la normativa sull’etichettatura, giustamente rigida e a tutela del consumatore su indicazioni che potrebbero indurlo in errore”.

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groalimentare

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Dalla filiera del pollo a quella dell’ortofrutta

Carrefour punta sulla blockchain mese in Francia è stato avviato un pro- implementazioni private) ed in cui ogni

i parte con la filiera del pollo  e si prosegue con quella degli  agrumi:  Carrefour  ha avviato un piano per garantire la qualità delle catene agroalimentari che servono i propri punti vendita affidandosi alle caratteristiche della  blockchain. Nello specifico il primo step di questo progetto vede Carrefour Italia impegnata nella raccolta e certificazione dei dati di 29 allevamenti, due mangimifici e da un macelloper mettere a disposizione dei clienti informazioni sempre più precise e affidabili sulla qualità del prodotto che trovano sul loro scaffale. I clienti potranno utilizzare un  QR Code presente sulle confezioni dei prodotti e saranno nella condizione di accedere ai dati di ciascun prodotto con il supporto di una interfaccia realizzata da  Carrefour  Italia che accede ai dati basati sulla blockchain. Gia da qualche

getto sulla filiera del pollo d’Auvergne che si è poi esteso all’ambito dell’ortofrutta con la filiera del pomodoro Marmande. La blockchain, in italiano “catena di blocchi”, può essere semplificata come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico (ma esistono anche esempi di

partecipante ha una copia dei dati. L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain, che la rende comparabile ai “registri” gestiti in maniera accentrata da autorità riconosciute e regolamentate (banche, assicurazioni ecc.).

CANNELLA, SESAMO, SEMI DI CHIA, OLIO DI RISO E CANAPA

I SUPERFOOD DEL FUTURO

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superfood, ovvero gli alimentiingredienti salutistici, aumentano nei supermercati italiani. Secondo i dati dell’Osservatorio Immagino, il giro d’affari dei superfood è aumentato 14,6% rispetto ai 12 mesi precedenti. Conferme positive anche per gli altri ingredienti più diffusi, come mirtillo, avena, farro, cocco, zucchero di canna, ecc. Saldo al vertice della graduatoria, in base alle performance di vendita, resta lo zenzero che, benché sia sulla cresta dell’onda da un paio di stagioni, resta il superfood del momento. Ma quali sono, invece, i superfood del futuro? Cannella, sesamo, semi di chia, olio di riso e canapa. A questi

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di Rino PAVONE si aggiunge un ingrediente ormai affermato: la curcuma che nel 2017 ha visto crescere di oltre il 60% il giro di affari, superando i 10 milioni di euro. L’analisi condotta su 54.300 prodotti alimentari di largo consumo, venduti in supermercati e ipermercati di tutta

Italia, e realizzata incrociando le indicazioni presenti sulle etichette con i dati di vendita, ha consentito così di mettere a fuoco quali sono i superfood più diffusi nel nostro Paese e qual è il loro ruolo nel budget di spesa degli italiani.

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gricoltura

STRUMENTI INDISPENSABILI PER TERRITORIO

CONSORZI BONIFICA: “SUBITO AUTOGOVERNO MONDO AGRICOLO”

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‘opera dei consorzi di bonifica sul territorio è indispensabile e non accettiamo che venga messa in discussione, irrinunciabile utilità che ha chiaramente ribadito anche il Ministro Centinaio intervenendo all’Assemblea dell’Anbi”, lo dichiara il  Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, rimarcando che “pulizia di fossi e canali, gestione di dighe e impianti irrigui è un’attività che va svolta sui territori e se non ci fossero i consorzi, comunque, qualcuno lo dovrebbe fare e a qual qualcuno dovrebbe essere riconosciuto il servizio reso”. Circa le polemiche sulla ripartizione delle risorse Cantele ricorda che “non va innescata una inutile, pericolosa e dannosa guerra tra poveri. I consorzi di bonifica del foggiano si sono visti attribuire importi assolutamente irrisori, se si pensa che erano stati stanziati 100 milioni di euro per la Diga di Piano dei Limiti, definanziati in favore delle aree terremotate dell’Abruzzo e il solo consorzio di bonifica della Capitanata gestisce 6mila chilometri di condotte”. Per Coldiretti Puglia l’unica strada è far uscire i consorzi di bonifica dalle

sabbie mobili in cui permangono da anni, perché rappresentano strumenti di utilità pubblica straordinaria, dato che nel settore irriguo gestiscono una superficie servita da opere di irrigazione di oltre 210mila ettari, 102 invasi e vasche di compenso, 24 impianti di sollevamento delle acque a uso irriguo, 560 chilometri di canali irrigui e circa 10.000 chilometri di condotte tubate. “Va migliorata e portata a compimento la riforma delle bonifica in Puglia – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti  - riportando la gestione della bonifica all’autogoverno del mondo agricolo entro la

fine dell’anno, così come annunciato dall’Assessore regionale all’Agricoltura Di Gioia, attraverso una ipotesi di legge ad hoc o in fase di assestamento di bilancio, stanziando risorse per fronteggiare la debitoria pregressa per 5 anni, coprire le spese di personale e riavviare le manutenzioni. Sarà presentato, tra l’altro, un emendamento per la rivisitazione della legge regionale, prevedendo i Distretti Consortili e l’esclusione della presenza della cabina di regia sull’acqua di AQP, per evitare un aggravio dei costi a causa dell’IVA e per riaffermare la necessità dell’autogoverno delle attività consortili, dalla bonifica alla gestione dell’acqua”.

Sul balcone, in terrazzo, in giardino

MIRTILLI

di Giancarlo BOUNOUS 9 capitoli che contemplano storia, coltivazione e difesa di questo frutto. 44 cultivar con le relative indicazioni di coltivazione e utilizzo. 33  ricette per realizzare in proprio dolci, liquori e sciroppi. Bello oltre ad essere buono, il mirtillo dà colore al giardino o al terrazzo in autunno con le sue foglie rosso fuoco e candore in primavera, quando si ricopre di fiori bianchi. Resistente alle malattie e molto rustico si adatta a qualsiasi angolo e si presta benissimo a formare siepi gradevoli e ordinate o angoli decorativi, ormai in qualsiasi clima. È adattissimo anche al vaso grazie alle radici poco profonde e scegliendo la giusta combinazione di varietà è possibile far crescere queste bacche N° 13 - 15 luglio 2018

praticamente in ogni zona d’Italia, curando l’esposizione e le condizioni del terreno. Perché non imparare a coltivarli nell’orto, sul terrazzo o anche su un semplice balcone? Avremo a disposizione deliziose e profumate bacche con cui preparare confetture e gelatine ma anche prelibate torte, gelati e tante altre specialità dalle spiccate qualità salutistiche. In questo libro tutte le indicazioni per il principiante accompagnate da un capitolo di invitanti ricette. Indice: Un po’ di storia - Piccoli spazi, grandi soddisfazioni - Quali specie scegliere -  Mirtilli arbustivi -  Coltivazione dei mirtilli arbustivi - Produzione, raccolta e destinazione - Mirtilli nani - La difesa del mirtilleto - Utilizzare al meglio.

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groalimentare

I vincitori de “L’Oro della Puglia”e de “L’Oro del Salento” 2018

Sfilata degli oli “campioni” di qualità

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uccesso per il gran galà dedicato all’olivicoltura che si è svolto a Lecce in occasione della consegna dei premi «L’Oro della Puglia» e «L’Oro del Salento». La competizione olearia è stata tra 60 oli di eccellenza di 50 aziende da ogni parte d’Italia della regione, nell’ambito di una giornata interamente dedicata al prodotto ambasciatore del Mediterraneo che si è svolta a partire dalle 10 nelle sale del Dajs, il Distretto agroalimentare di qualità jonicosalentino a Lecce. Tante le iniziative in programma, dai mini corsi per assaggiatori ai momenti di riflessione sull’olivicoltura con gli esperti del settore, ai focus, alle degustazioni. Ad organizzare l’evento: Coldiretti Lecce, Olea (Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori), Coopolio Salento ed Olivicoltori di Puglia. Alla manifestazione, oltre ai tanti ospiti, docenti ed esperti è intervenuto il presidente di Olea, Renzo Ceccacci. Ed ecco i vincitori de “L’oro della Puglia” 2018 suddivisi nella varie categorie. Per le aziende agricole: Primo posto per il fruttato medio (blend): azienda Donato Conserva, di Modugno, con l’olio “Mimì”; per il fruttato intenso (monocultivar): azienda Giuseppe Cicolella di Molfetta, olio “Coppadoro”; per il fruttato medio (monocultivar): azienda Depalo Luigi di Giovinazzo, olio “Danae”; per il fruttato leggero (monocultivar) Tenuta Serradei di Torchiarolo con “Lo Muccio”. Per i frantoi: per la categoria fruttato intenso (blend): primo posto azienda Uliveto di Monopoli con “I grandi oli Scisci Tenuta San Vincenzo”; per il fruttato medio (blend): Sololio di Ostuni con “Delia Audace”; per il fruttato intenso (monocultivar): azienda D’Erchie di Montemesola con “Coratina”; per il fruttato medio (m.c.): Terra Nostra di Ugento con “Etichetta Verde”; per il fruttato leggero (m.c.): azienda Nonno Vittorio di Torre Maggiore con l’olio “Nonno Vittorio”. Ecco invece i vincitori de L’Oro del Salento 2018. Aziende agricole: per il fruttato medio (blend), vince l’azienda Petracca di Calimera con l’olio “Petti-

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di Rino PAVONE

russo”, per il fruttato medio (monovarietale) l’azienda Conte Giorgio Pantaleo di Sternatia con l’olio “Conte”; per il fruttato leggero (mono v.) Tenuta agricola Serradei di Torchiarolo con “Lo Muccio”; per i frantoi: fruttato medio (blend), sul podio Sololio di Ostuni con “Delia Audace”; fruttato medio (mono v.) vince Terra Nostra di Ugento con “Etichetta verde”, fruttato intenso (mono v.), vince D’Erchie Srl di Montemosola con Monocultivar Croatina. “Il Salento - dice il presidente di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno  - si conferma protagonista dell’olio d’eccellenza. Il prodotto olio è sempre più alimento salutistico, elisir di lunga vita, narratore di storie e di cultura. Una strada, quella della qualità, che abbiamo intrapreso da anni, che diventa  condivisa da tutti e che deve

diventare elemento fondante delle strategie di promozione e di valorizzazione del made in Puglia e dell’intero made in Italy”.  “E’ una giornata in cui come Coldiretti Lecce abbiamo voluto accendere i riflettori sulle produzioni d’eccellenza della Puglia e del Salento - dice il direttore di Coldiretti Lecce, Giuseppe Brillante - per ricordare che l’olio del territorio è di altissima qualità. Servono sempre più politiche di sostegno per permettere agli olivicoltori del Salento di guardare al futuro dello sviluppo del territorio e nel contempo mantenere la bio-diversità. Tutta la giornata, dai focus al mini-corso per assaggiatori, ha dimostrato l’interesse ormai enorme dei consumatori per la qualità e salubrità dell’olio e più in genere dei prodotti alimentari”.

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Una riflessione a quattro anni dall’avvio delle sanzioni

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Sanzioni? La Russia ringrazia...

’Eurispes ha sempre manifestato perplessità nei confronti delle sanzioni contro la Russia, prevedendo che potessero essere dannose più per i paesi sanzionatori che non per il sanzionato”, dichiara il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara. “A distanza di quattro anni, questi timori si sono rivelati del tutto fondati. Per quanto riguarda il nostro paese, le sanzioni alla Russia, sono state uno stimolo alla delocalizzazione ed hanno provocato il trasferimento di know how che ha impoverito il nostro Paese e arricchito la Russia stessa”, aggiunge Fara. La riflessione curata da Paolo Greco, ricercatore Eurispes, approfondisce i diversi aspetti, per alcuni versi poco noti, delle conseguenze delle scelte con le quali si pensava di poter “punire” un grande paese, tra i primi produttori di materie prime al mondo.Le sanzioni

imposte dall’Unione europea alla Russia, come sappiamo, erano di due tipi, diplomatiche ed economiche; mentre le contro sanzioni imposte dalla Federazione erano di tipo economico, e riguardavano l’embargo di prodotti quali carni, bovina, pollame e suina, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura. Ma che cosa è cambiato in questi 4 anni? E che cosa è successo? Qualcuno ha raggiunto il proprio obiettivo? E i settori sotto embargo? L’obiettivo dell’Unione europea era la fine dell’occupazione della Crimea, da raggiungersi attraverso un riallineamento della politica estera della Federazione al rispetto del diritto internazionale in conseguenza delle sanzioni imposte. Mentre l’obiettivo della Federazione Russa era, attraverso l’embargo, scoraggiare le sanzioni e rilanciare il mercato interno. Le sanzioni imposte alla Russia

hanno portato in recessione l’economia russa, la popolazione perse potere d’acquisto, e si è vista aumentare fino al 35% i prezzi di molti beni di consumo, in particolare i beni sottoposti all’embargo con un conseguente squilibrio tra domanda e offerta. Ma il risultato auspicato, ovvero il ritiro russo dalla Crimea, non è stato raggiunto. Di contro, ben più evidente è apparso il crollo delle importazioni da parte della Federazione in tutti i settori e non solamente in quelli direttamente sanzionati, proprio a causa della perdita di potere d’acquisto della popolazione. Nel 2013 l’export italiano in Russia valeva 10.8 miliardi di Euro; a distanza di tre anni nel 2016 all’Italia mancavano 4 miliardi di esportazioni e 80mila posti di lavoro, per chiusure o riassetti organizzativi delle imprese che contavano sul mercato russo.

Fonte: Elaborazione Eurispes su dati OEC

Ad oggi, la situazione dell’export italiano verso la Russia sta recuperando quel valore precedente le sanzioni, crescendo nel 2017 del 19% rispetto all’anno precedente, trainato da macchinari, abbigliamento, prodotti farmaceutici e calzature, nel particolare quello agroalimentare è aumentato del 29,6%, sostenuto da quei prodotti non rientranti nell’embargo; un export che complessivamente segna un valore di circa 8 miliardi di euro. Questo, grazie all’abilità dei nostri imprenditori nel riorganizzare i canali di distribuzione e dal recupero di potere d’acquisto delle famiglie russe, ma che complessivamente nel food&beverage  dalla ottava posizione di partner commerciale ci ha visto scendere nel 2017 alla tredicesi-

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ma. Quindi, dopo l’iniziale crollo si sta assistendo ad un recupero, anche se il volume totale dell’import da parte della Federazione Russa rimane complessivamente inferiore. Mentre l’embargo imposto dalla Russia ai nostri prodotti agroalimentari - oltre a voler recare disagio ai paesi esportatori di questi beni - puntava a sostenere una politica orientata a creare una produzione interna, import substitution, sostenuta dalle politiche di agevolazione agli investimenti diretti esteri, con l’intento di attrarre investitori al fine di diversificare maggiormente l’economia e sviluppare quei settori dove la componente importatrice era maggioritaria rispetto alla produzione locale, necessaria al soddisfacimento della domanda interna. I settori sottoposti

ad embargo non possono esportare nel paese sanzionatore, di conseguenza un modo per aggirare il problema è stato quello di spostare la produzione nel paese che impone la sanzione. Ed in questa particolare situazione, questa forma di aggiramento delle sanzioni stesse è stata agevolata dalle politiche volte a richiamare i capitali e facilitare gli investimenti diretti esteri. Di ciò si sono avvalse, fra l’altro, molte imprese non direttamente colpite dalle sanzioni, ma facenti sempre parte della filiera dell’agroalimentare. A titolo di esempio, si è registrato un aumento delle internazionalizzazioni localizzate di aziende metalmeccaniche e zootecniche, pronte ad accompagnare la crescita di una produzione in loco dei beni sanzionati. www.foglie.tv


Nel settore agroalimentare sotto embargo, i produttori di frutta e verdure, specialmente quelli più piccoli, hanno potuto fare ben poco per arginare tali sanzioni dal momento che spostare una produzione di arance, kiwi e altri prodotti simili in Russia, risulta complicato ed oneroso. In

questo settore, tra le produzioni che andavano piuttosto bene, ma che si son viste chiudere completamente il mercato, si contano mele e pere, uva, altri frutti e frutta snocciolata, che nella loro totalità pesavano per il 58% delle esportazioni del settore nel 2012. Rispetto al totale dell’export ita-

liano verso la Federazione russa, questi prodotti rappresentavano l’1,80% per un valore di 177 milioni di euro su un totale di 10 miliardi. In seguito all’embargo sull’agroalimentare, tali percentuali si sono drasticamente ridotte al 33% del settore nel 2014 per azzerarsi del tutto dal 2015.

L’altro settore colpito è quello legato ai prodotti lattiero-caseari. La Russia, grande consumatrice di formaggi, con una bassa produzione interna non sufficiente a rispondere alla domanda, ne importava notevoli quantità, di cui l’Italia anno dopo anno andava ad allargare la sua quota. Le importazioni del settore caseario in Russia erano in una fase espansiva, che le sanzioni hanno bruscamente bloccato passando dai 1,47 miliardi di euro nel 2010 a 1.80 miliardi nel 2013 per poi crollare a 708 milioni di euro nel 2016.

Fonte: Elaborazione Eurispes su dati OEC

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Fonte: Elaborazione Eurispes su dati OEC

L’effetto finale non è stato solamente un riallocamento delle quote di import perse a favore dei paesi esclusi dall’embargo, ma soprattutto un aumento della produzione interna, centrando appieno l’obiettivo a cui il governo puntava. Difatti, si è registrato dal 2014 al 2016 un aumento della produzione interna di prodotti caseari intorno al 60%, raggiungendo le 424mila tonnellate nel 2017, aumentata sia a causa dell’incremento della produzione da parte delle aziende già esistenti in Russia prima dell’embargo, sia per la nascita di nuove imprese di agenti locali, ed infine stimolata da alcune nostre produzioni o l’emigrazione di singoli casari, che si sono spinti fino in Russia a produrre for-

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maggio “italiano”, mossi dalla grande occasione di vuoto di offerta lasciato dal blocco delle importazioni europee. Un vuoto che si registra dal 2013 al 2016 con un calo del 42,5% dell’offerta da importazioni; un’ottima occasione di crescita per chi già operava e di opportunità di ingresso per chi fosse stato interessato, agevolato da un mercato chiuso e un improvviso squilibrio tra domanda e offerta. Questo settore, che ancora oggi è sotto embargo, una volta che questo sarà terminato, dovrà cercare di recuperare le quote di mercato perdute a cominciare dalla fiducia del consumatore, che nel frattempo si sarà visto riempire gli scaffali di prodotti made with Italy e made as in Italy, senza contare i prodotti che

sfruttano l’italian sounding, prodotti con un nome riconducibile all’Italia che spesso può generare una, peraltro ricercata, confusione per il consumatore -  fenomeno che dal 2014 ha richiesto più di 1.500 interventi    per un controvalore superiore ai 13 miliardi di euro. Per quanto possano essere buoni i prodotti realizzati anche dai nostri connazionali all’estero, si spera di riuscire a mantenere la consapevolezza che certamente non siano un  made in Italy, un appellativo sinonimo di qualità, che trasmette fiducia al consumatore, motivo per molti produttori a non delocalizzare per non perdere quel vantaggio competitivo che quelle tre parole riescono a trasmettere.

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“Più credibilità per i vettori o sarà mobilitazione”

TrasportoUnito a Monopoli: il settore in fermento per il caro gasolio

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’autotrasporto e la strada dell’emergenza, fra caro gasolio e criticità”: il tema di un incontro interlocutorio a Monopoli con la categoria degli autotrasportatori. A promuoverlo, lo scorso 23 giugno, TrasportoUnito, per illustrare la posizione dell’Associazione Nazionale Autotrasporti Professionali, sull’ardente questione del rincaro gasolio e porre l’accento sulle proposte da portare ai tavoli politicoistituzionali. Già, perché il rincaro nel 2017 di oltre il 10% nel prezzo del carburante, rischia di pregiudicare in modo grave le aziende italiane di autotrasporto che potrebbero essere costrette a cessare attività. Uno stato di agitazione che preme comprensibilmente, per soluzioni urgenti e, non si esclude che TrasportoUnito , torni a far sentire la sua voce, mobilitazione inclusa, come in passato, per vedere riconosciuta l’applicazione delle norme per l’adeguamento delle tariffe, sulla base della cosiddetta “clausola di salvaguardia” (art. 5 L. 133 del 6 agosto 2008)per l’aumento del costo medio del gasolio e delle

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di Paola DILEO autostrade. “Un adeguamento che in Paesi come Francia e Germania i vettori hanno già ottenuto”, fa notare il segretario nazionale di TrasportoUnito Maurizio Longo, intervenuto a Monopoli con Giovanni Rendina (coordinatore regionale) e Giuseppe Sabatelli (segretario provinciale). “Non è possibile – ha aggiunto Rendina - che Governo e Ministero si ricordino degli autotrasportatori solo quando c’è sciopero. Questo è un settore trainante per l’economia del nostro Paese, rivendichiamo credibilità, poche norme applicabili e soprattutto sanzionabili”. TrasportoUnito torna a farsi sentire dopo 4 anni di pausa, non per propria volontà: “Quando abbiamo fatto gli interessi della categoria, siamo rimasti fuori dal dialogo con le istituzioni – ha spiegato il segretario nazionale Longo con riferimento alla cancellazione dall’albo perché non agganciati ad una confederazione- . Con il decreto di riaffermazione, la nostra associazione torna a rappresentare la categoria rimasta in questi anni in totale abbandono”. A quanto pare il caro

gasolio è solo la punta dell’iceberg: un settore in balia del suo destino, con regole senza controlli e sanzioni che facilitano la concorrenza straniera, di qui la proposta di bloccare il cabotaggio stradale almeno per tre anni, fino a quando non si raggiunga a livello europeo una uniformità fiscale. Urge un contratto scritto per il trasporto merci , un contratto come strumento imprenditoriale fra le parti, che reintroduca i costi minimi, che assicurino maggiore sicurezza per il lavoratore (in questi anni si sono registrati più incidenti dell’uomo solo a bordo). Non trascurabile il problema dei tempi di pagamento che incide non poco sullo stato di salute di un settore già in crisi.

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Torre Cintola Resort riapre dopo sei anni

Al Capitolo di Monopoli un nuovo eden per i turisti

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sattamente al centro, equidistante dagli aeroporti di Bari e Brindisi, tra gli scogli e le dune di Monopoli, riapre ai vacanzieri lo storico villaggio Torre Cintola in contrada Capitolo. Dopo una pausa di 6 anni, ancora fresco di restyling che ne ha elevato gli standard qualitativi (da 3 a 4 stelle e 5 per posizionamento sul mare), il Resort Torre Cintola/ Natural Sea Emotions, venerdì 29 giugno animato da un vasto pubblico, ha festeggiato il suo ritorno nel panorama dell’offerta turistica di qualità pugliese. Forte di un appeal paesaggistico- naturalistico , sempre più seducente, frutto di una sapiente opera di restauro che ne ha preservato l’identità, il neonato resort si candida a punto nevralgico nella ricettività turitico-balneare monopolitana e non si esclude che possa, di qui a breve, favorire quel rilancio della località Capitolo, in declino rispetto al fervido exploit degli anni passati , quando divenne per il suo litorale una delle mete più gettona-

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di Paola DILEO

te della movida pugliese, quindi l’etichetta Rimini del Sud. Questa la prerogativa di Torre Cintola Resort: una sfida che la proprietà (gruppo Matarrese) e la gestione (gruppo Green Blu Hotel e Resort), vogliono assolutamente vincere. Le premesse sembrano incitare il riscatto: la posizione strategica sulla costa rocciosa del mare di Monopoli, quel mare verdeblu che pullula di biodiversità , dove fare immersioni e snorkeling, corsi subacquei alla scoperta delle meravigliose grotte e paesaggi sottomarini - nei porti vicini di Monopoli e Savelletri, imbarcazioni turistiche (anche d’epoca) consentono l’ esplorazione della costa, delle insenature o semplici e rilassanti nuotate al largo con servizio pranzo e cena -. Per gli amanti della tintarella distensiva in riva al mare, è disponibile sulla scogliera, un lido attrezzato riservato al resort, con comodo terrazzamento e sabbia, pontili e scaletta di discesa in acqua. Ma i confort non finiscono qui, fiore all’occhiello del villaggio sono le due piscine , ideali per coppie, famiglie con bambini e anziani: una con acqua

dolce e l’altra a laghetto con acqua di mare, per una superficie complessiva di 1500 mq. A rendere ancora più confortevole il soggiorno a Torre Cintola, due ristoranti e due bar, di cui uno sul mare; un’area benessere x varie attività tra cui massaggi, estetica e parrucchiere; un anfiteatro da 700 posti; una piazzetta in cui sovrasta una magnolia monumentale , destinata all’intrattenimento e allo shopping; una palestra attrezzata e campi sportivi per tennis, paddle e calcio a 5; aree di intrattenimento ludico, ampie aree green ideali per pause distensive; attività junior club 13-17 anni; una nursery attrezzata per enfant fino ai 3 anni e miniclub; una sala meeting multifunzionale con vista mare e 400 posti; internet wireless gratuito e parcheggio interno gratuito. Torre Cintola Natural Sea Emotions dispone di 283 camere – inclusive di suite, metà delle quali dalla caratteristica forma a cupola, tutte con patio esterno ombreggiato e vista mare -. La stagione turistica 2018 a Monopoli e limitrofi può contare su una leva attrattiva in più.

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Per farla diventare più produttiva e sostenibile

L’approccio innovativo di Valagro PER AIUTARE L’AGRICOLTURA BRASILIANA Valagro, azienda leader nella produzione e commercializzazione di biostimolanti e specialità nutrizionali, continua a promuovere il suo progetto Valagro for Future Farming con una nuova, coinvolgente tappa che si è tenuta in Brasile: l’evento “Ciência Por Trás Dos Bioestimulantes Em Grandes Culturas: Soluções Inovadoras Da Valagro Para O Brasil” è stato organizzato in collaborazione con la filiale Valagro do Brasil e si è svolta a Campinas (SP), presso l’Hotel Premium.  Valagro for Future Farming è il progetto con il quale l’azienda intende promuovere e rafforzare, nei principali mercati di riferimento, il suo impegno per costruire l’agricoltura di domani attraverso lo sviluppo e l’offerta di soluzioni e tecnologie sempre più innovative sostenibili e efficaci. L’evento si rivolge alle esigenze degli agricoltori brasiliani di ottenere raccolti più abbondanti e di migliore qualità ottimizzando l’uso degli input agricoli. Questa è una vera sfida che l’agricoltura brasiliana deve affrontare, in particolare nel settore delle colture industriali, basato su sistemi intensivi di coltivazione volti ad ottenere raccolti sempre più elevati per soddisfare la crescente domanda di cibo. L’evento è stata quindi un’occasione preziosa per condividere con i principali clienti, opinion leader, ricercatori, tecnici e grandi agricoltori brasiliani l’approccio unico di Valagro che alimentato dall’impegno costante nella ricerca e sviluppo. L’esclusiva piattaforma tecnologica GeaPower è alla base di tutte le soluzioni Valagro per una nutrizione sostenibile delle colture e rappresenta attualmente uno standard globale per lo sviluppo di biostimolanti* e altre specialità nutrizionali. Tra i relatori principali dell’evento ci son stati il Prof. Dr. Paulo Sentelhas della Escola Superior de Agricultura “Luiz de Queiroz” - Universidade de São Paulo, che ha discusso le strategie per minimizzare l’effetto degli stress abiotici nella soia, una delle principali cause che incidono sulla produttività delle colture, e il Prof. Dr. Alessandro Guerra, Universidade de Rio Verde (Goias), che si è concentrato sulla gestione tecnica dei biostimolanti per le colture industriali.   L’evento ha visto anche la partecipazione di alcuni rappresentanti Valagro come relatori chiave, come ad esempio  Gianluca di Tommaso, Responsabile della Gestione Colture, che ha coperto gli aspetti importanti di GeaPower, la tecnologia proprietaria Valagro e piattaforma di innovazione per lo sviluppo del prodotto, e Murilo Moraes - Responsabile Colture delle grandi colture, Valagro do Brasil, - che è entrato nello specifico delle migliori soluzioni per il mercato brasiliano. Per concludere, Victor Sonzogno, Valagro Head of Brazil & South Cone Region, è salito sul palco per mostrare al pubblico le prospettive di crescita di Valagro do Brasil.  La società è presente in Brasile dal 1998. La sua presenza storica è maggiormente legata alla diffusione della tecnologia nel campo della nutrizione speciale delle culture ortofrutticole. Negli ultimi anni, Valagro do Brasil ha sviluppato una soluzione completa per le colture industriali che è stata presentata al mercato durante i principali eventi di riferimento del settore in Brasile, come Agrobrasilia e Tecnoshow. L’azienda sta puntando ad una grande evoluzione, come indicato nel suo piano strategico 2018-2022. Importanti strategie sono state messe a punto per aprire nuove aree geografiche come Paraná, Rio Grande do Sul e Mato Grosso, oltre a rafforzare la posizione nelle aree di Goias e Triangulo Mineiro.  Questi obiettivi saranno perseguiti grazie a una piattaforma produttiva e distributiva consentita dalla nuova struttura situata a Pirassununga nello Stato di San Paolo e inaugurata nel 2017. L’impianto permetterà alla

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controllata brasiliana di migliorare la distribuzione di soluzioni specifiche e innovative per il mercato locale e l’America Latina ed è la prova del forte impegno a favore del mercato brasiliano, avvicinandosi ai suoi distributori, alle sue cooperative e ai suoi partner.

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E SUI DAZI SIAMO SEMPRE AL “VORREI MA NON POSSO”

CENTRALI COOP: UE.COOP (COLDIRETTI) RIAPRE LA COMPETIZIONE

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iparte la concorrenzacompetizione fra centrali cooperative. Coldiretti ha rimesso in moto Ue.Coop, la sua associazione nata “per segnare una forte discontinuità rispetto al vecchio mondo della cooperazione”. Al vertice un nome illustre: l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo (leggi news), dopo che si era tentata la carta – davvero un ritorno clamoroso – di Luigi Marino, storico presidente ventennale di Confcooperative. Che tiri aria di forti polemiche lo segnalano le prime parole del neopresidente Colombo. “Dedicheremo particolare attenzione anche alle relazioni tra le associazioni e il servizio revisione. Riteniamo infatti essenziale che il rapporto tra il Controllore (Associazione di rappresentanza) e il Controllato (Cooperativa) si svolga nel più corretto e funzionale dei modi, per evitare che conflitti o collateralità di interessi tollerino o addirittura favoriscano l’insinuarsi di pratiche illegali”. Chiederemo “alle autorità competenti di verificare anche se i Fondi mutualistici alimentati dal

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versamento del 3% degli utili delle cooperative sono utilizzati solo ed unicamente per le finalità di Legge”. Quasi in contemporanea Confcooperative celebrava la sua assemblea sul tema “Il cibo del futuro”. È già partita la campagna acquisti di Ue.Coop  mettendo in imbarazzo molti presidenti e direttori generali di imprese cooperative, iscritti a Confcooperative e con in tasca la tessera Coldiretti. Ne vedremo delle belle. Intanto il governo dà segnali (il vicepremier Di Maio e il ministro Centinaio) di voglia di  protezionismo, in linea con la campagna mediatica alimentata da Coldiretti.  Voglia di dazi, di barriere tariffarie e non, con la scusa della tutela del made in Italy. È ripartita anche la campagna contro la ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio Ue-Canada, reo di non dare adeguata tutela alle nostre ‘eccellenze’ dop e igp. Su questa storia dei dazi siamo sempre al ‘vorrei ma non posso’. Sarebbero vietate iniziative unilaterali finché siamo in Europa però nulla vieta di alzare il livello dei controlli alle frontiere sui prodotti che entrano. Facciamo-

lo, se non altro per capire “l’effetto che fa”. Bloccheremo le pesche spagnole, i meloni del Senegal e i peperoni olandesi? Benissimo. Questo ci farà vendere più prodotto italiano e a prezzi più alti? È lecito dubitarne, però si può provare. Vogliamo bocciare il Ceta e tutti gli accordi di libero scambio che (finalmente) l’Europa aveva iniziato a costruire? Facciamolo, poi però bisogna spiegare agli italiani che devono consumare di più: più vino, più ortofrutta, più pasta, più formaggi, etc e pagarli a prezzi più alti. Normalmente l’eccesso di offerta fa calare i prezzi, però magari il governo giallo-verde è in grado di rivisitare anche le leggi dell’economia. Vogliamo far vivere gli italiani a km zero? Pare che tutti gli italiani – o la maggioranza stando a certi sondaggi – ne siano entusiasti. Con qualche eccezione. Come quell’ascoltatore di Radio24 che si è ribellato in diretta contro il km zero: “Siete matti…volete farmi mangiare pizzoccheri per tutta la vita”.

Lorenzo Frassoldati Corriere Ortofrutticolo

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FOGLIE n.13/2018  

AGRICOLTURA AGROALIMENTARE TURISMO RURALE

FOGLIE n.13/2018  

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