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ANNO 2 - NUMERO 9 - DICEMBRE 2016 www.sinergie-group.com

NUMERO NOVE


EDITORIALE

BO

associazione giovani opinion leader

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EDITORIALE

2016: cosa resta e cosa parte.

S

embra passato un attimo dal nr. 3 che chiudeva il 2015. In un anno abbiamo moltiplicato per 2 le uscite e per 3 le sequenze e siamo all’ultimo numero del 2016: il 9° della nostra storia in crescita. Una spirale di pagine che porta numeri e quindi totali, parziali, resoconti e progetti in partenza. L’ultima copertina del concorso che avevamo lanciato è stata vinta ancora una volta da Greta Tremolada, che ha rappresentato al meglio, con il suo tratto e la sua capacità di mescolare grafica e fotografia, il 9, la sezione aurea, l’intuizione sequenziale di Fibonacci e una serie di tematiche del magazine. Eccoci: dicembre 2016. Siamo qui con particolare orgoglio, perché quando questo progetto è cominciato era come un bambino, bisognoso di attenzioni, di cure e premure. Poi si è sviluppato, ha cominciato a vivere di vita propria, a produrre idee e interviste. La Redazione si è animata, ampliata; e questa edizione di fine anno porta l’ultimo numero a cifra singola, preludendo alcune novità da scoprire nelle prossime uscite.

Per tirare le somme, come da tradizione a fine anno, siamo andati a vedere cosa è successo nel mondo della comunicazione in 365 giorni che, per chi lavora nel settore, sono stati davvero impegnativi e istruttivi: cosa dire e cosa no, come dirlo o non dirlo. Siamo anche curiosi del futuro, ed ecco un interessantissimo primo piano sulla comunicazione televisiva prossima ventura, un excursus sui rischi dell’incertezza o sull’incertezza del rischio e un quesito: dilemma o strategia economica? É un tema affrontato verso la fine, dopo aver sognato con mete e luoghi che sembrano nati dalle fiabe; subito prima di un backstage dell’evento che ha celebrato i 25 anni di MediaWorld. Quindi, nel chiudere questo numero, tanti auguri per un 2017 #madeinsinergie, ricco di successi e novità, di sogni che si realizzano, di sfide e vittorie; e di tanto impegno. Perché ogni sogno richiede coraggio e abnegazione. Buone Feste a tutti. Fabrizio Mezzo

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SOMMARIO

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EDITORIALE

2016: cosa resta e cosa parte.

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COMUNICAZIONE

La comunicazione. Una sfida quotidiana

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NETFLIX

La nuova televisione è già qui e si chiama Netflix

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OPENDDB

La piattaforma etica on-demand tutta italiana

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WOBI

Chiude l’edizione 2016:

un successo di presenze e di partecipazione

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SOMMARIO

FOCUS ON ART

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L’arte del corpo. Nudo.

Quando la danza italiana fa colpo anche su Madonna

MICE NEWS

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News e location

PAROLE IN EVENTO

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Rischio o incertezza?

I dilemmi dell’event manager

MEDIAWORLD

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Buon compleanno MediaWorld. Una celebrazione speciale per i 25 anni

48 Ma cosa comunichiamo?

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HOTELS • VENUES • TEAM BUILDING • CATERING

DIFFERENCE BETWEEN THE ORDINARY AND EXTRAORDINARY IS THE LITTLE 'EXTRA' THE

Colours of Malta Travel Incentives 148/12 Tower Road Sliema • SLM 1604 Malta

www.coloursofmalta.com


COMUNICAZIONE

La comunicazione: una sfida quotidiana

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arlare di comunicazione istituzionale in un anno che ha visto gli svarioni degli interpreti del linguaggio popolare dopo la Brexit, dopo Trump vs Clinton e poi al referendum costituzionale italiano può apparire quanto- Il quadro che traspare dal panel degli intervistati è meno rischioso. Eppure la comunicazione istituzionale, a interessante, ma impone una riflessione su cosa oggi inlivello politico o aziendale, è un must sul quale confrontarsi. tendiamo per comunicazione. É indubbio infatti che questa Soprattutto in tempi di grandi mutamenti, è importante ha cambiato lo stile di vita delle persone; oggi più che mai vedere cosa succede nel mondo della comunicazione, è un atteggiamento, un modo di vivere, un’attitudine e una quali sono le nuove tendenze, come necessità. Al tempo stesso, è un invito cambia non solo il mercato ma anche il al confronto, un elemento di crescita Comunicare è un verbo di mercante e come ci si confronta con la personale o di autogratificazione. derivazione latina dall’etimologia contemporaneità. In questo senso, molti in questi anni molto chiara, eppure oggi si sono sentiti grandi comunicatori, contraddetta. Significa mettere É stato un anno in cui sono state grandi scrittori. in comune, trovare un evidenti le strategie di comunicazione punto di incontro. vincenti e gli errori di qualcuno che Sui social imperversano poeti, critici si è sentito troppo sicuro. Abbiamo vissuto un periodo e redattori. Bloggers e nuovi creatori di immagini, video, caratterizzato da una trasmissione di dati e controdati, foto e infografiche si sfidano su pagine online, dove non c’è tweet e like, video e foto, dichiarazioni e smentite. ancora un’etica o se c’è è facilmente aggirabile; dove non c’è ancora un controllo e una censura (non data dalla legge ma dalla professionalità e dal buon gusto). Le persone trovano così il loro percorso verso l’attimo di gloria oppure verso la denuncia che scatena e divide, che può arrivare ad essere un vero e proprio teatro di scontro non solo virtuale ma anche sociale.

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COMUNICAZIONE

Alberto Bottalico

Maurizio Abet

Director

Senior Vice President Communication

Cohn & Wolfe

Con più di 20 anni di esperienza nel settore delle Relazioni Pubbliche, entra in Cohn & Wolfe nel 2000 lavorando su progetti di comunicazione di brand e di issue management con Franco Guzzi per Ferrovie dello Stato in occasione del Giubileo 2000. Appassionato di branding e con lunga esperienza nell’issue e crisis management, ha seguito negli anni progetti internazionali che spaziano dalla sostenibilità al posizionamento del Top Management, dalla consulenza strategica alla profilazione di brand, dal supporto alla strategia digitale dei propri clienti. Tra i clienti seguiti nel tempo: illycaffè, Baglioni Hotels, Skyscanner, Room Mate Hotels, Alpitour, easyJet, Aviva, DNV GL Business Assurance, DNV Oil & Gas, Heineken, Consorzio per la Tutela dell’Asti, Domori, Mastrojanni Brunello, Damman Frères, Riso Gallo, Exxon Mobil, BTicino, Asia Pulp & Paper, Dyson, Auchan, Ferrovie dello Stato, Tenaris Dalmine, Sviluppo Italia, Groupe Adeo, Coin.

Comunicare è un verbo di derivazione latina dall’etimologia molto chiara, eppure oggi contraddetta. Significa mettere in comune, trovare un punto di incontro. Oggi pare essere smentito nei termini e nei modi visto che sempre più spesso incappiamo in trasmissioni televisive che sono quasi combattimenti verbali, in pubblicità che irridono la concorrenza, in dichiarazioni che paiono studiate per mettere in difficoltà e intimorire. Allora cosa rimane della esegesi? Cosa resta del significato autentico? Alla fine di questi 365 giorni che hanno visto analisi preventive smentite dai fatti e interpretazioni, ex post a giustificare gli errori, abbiamo chiesto a un’agenzia internazionale di PR e Comunicazione, Cohn & Wolfe, e a due aziende operanti in campi del mercato molto diversi tra loro - una diretta al consumatore finale, Pirelli, e una

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Pirelli

48 anni, laureato in scienze politiche alla Sapienza di Roma, è il Senior Vice President Communication di Pirelli. Da oltre 20 anni nel mondo della comunicazione, ha lavorato in Telecom Italia, Atlanet e Pirelli, ricoprendo nel tempo incarichi di responsabilità e maturando un'esperienza significativa nella comunicazione corporate, finanziaria e di prodotto. Nel Gruppo, guidato da Marco Tronchetti Provera, ha gestito la comunicazione durante le fasi più importanti e le trasformazioni industriali e societarie degli ultimi 10 anni. In Pirelli fanno oggi fanno capo a lui le funzioni responsabili dello sviluppo creativo delle campagne pubblicitarie, della digital communication, della produzione dei contenuti per le attività di storytelling, delle attività di media relations, delle sponsorizzazioni e degli eventi istituzionali, del calendario Pirelli e della comunicazione interna. Dal 2014 è membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Pirelli Hangar Bicocca.

estremamente istituzionale e assolutamente corporate, specializzata in certificazioni, DNV-GL - di darci una loro lettura, una visione di come vedono il mondo della comunicazione, cosa appare chiaro e cosa invece è ancora avvolto da ombre, con quali sfide si confrontano oggi i manager e le aziende. Ne abbiamo parlato con Maurizio Abet, Senior Vice President Communication di Pirelli, Alberto Bottalico, Director di Cohn & Wolfe, e Luisa Grottola, Marketing & Communication Manager in DNV-GL. Cominciamo il nostro giro di tavolo con una domanda che parte dal lato oscuro della comunicazione, da tutti i contrasti che abbiamo visto nascere in quest’ultimo anno, e chiediamo loro: perché, dopo aver speso anni a


COMUNICAZIONE

Luisa Grottola Marketing & Communication Manager DNV GL - Business Assurance Italia

Nata a Bari, dopo la laurea in Lingue e Letteratura Straniera, si sposta a Venezia dove consegue il master in Economia del Turismo nel 1997. Inizia la sua esperienza professionale nella comunicazione presso l’ente del turismo coreano, poi in Swissair, dove ricopre il ruolo di Marketing Communication Specialist per Swissair/Sabena. Nel 2001 entra a far parte di DNV-GL, prima come Communication Manager, poi come Marketing & Communication Manager. È mamma di due bambini, Luca ed Elena, con i quali condivide, insieme a suo marito, la passione per il mare e per la buona cucina.

parlare dell’importanza della comunicazione, imparato a comunicare, a collaborare, proprio adesso che diciamo di saperlo fare vediamo tutte queste divisioni, tutte queste lotte, tutti questi attacchi frontali, quasi un tutti contro tutti? Il primo a rispondere è Maurizio Abet, Pirelli, che afferma: “Non si smette mai di imparare; è la prima cosa. Oggi, soprattutto con le nuove tecnologie, bisogna mettersi sempre in discussione. Quello che ora funziona, domani potrebbe non andare più bene. Servono strutture e modelli di comunicazione molto flessibili per gestire quella che è diventata l’unica vera costante: il cambiamento continuo (ne parleremo anche nell’articolo sullo stato di Beta Permanent al WOBI pag. 22). Mutano rapidamente i gusti e le tendenze dei target di riferimento. Si moltiplicano i canali e la necessi-

tà di avere contenuti ad hoc. La cosa più saggia, quindi, è rimanere umili e fare tesoro degli errori che si commettono. Quello del tutti contro tutti è invece un argomento più grande, che va ben oltre la comunicazione. Il problema è culturale. La comunicazione, alla fine, è solo uno strumento. Puoi utilizzarlo bene o male. Il mondo sta cambiando a una velocità alla quale non eravamo abituati. Spesso ci arrivano addosso temi più grandi di noi che meriterebbero spazio, lentezza, silenzio per poter ragionare. Invece sembra che tutto vada affrontato e risolto nello spazio di un talk show. Questo aumenta la conflittualità. Vince la logica dello schieramento: o bianco o nero. Il grigio, che spesso è il colore della saggezza, non va di moda. Molti, per farsi ascoltare, urlano. Urlando si perde quasi sempre qualità, spessore e capacità d’approfondimento. La rete dà voce a tutti e in tanti

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COMUNICAZIONE

prendono posizioni nette e definitive su temi dei quali sanno chiave cari all’azienda cercando un punto di incontro con gli a mala pena quello che hanno letto sul giornale o su Internet interessi dell’audience. cinque minuti prima. Sulla volontà di capire prevale quella di appartenere É un approccio che mira più a mediare “Sono cadute le barriere e le a un gruppo. La tecnologia favorisce che a provocare. Nei grandi gruppi frontiere tra le varie discipline questa attitudine. Difficile contrastare della comunicazione c’è un’attenzione della comunicazione e questo il fenomeno. Bisognerebbe cominciare sempre maggiore all’integrazione in famiglia e nelle scuole, ma questo tra discipline, ma certo, talvolta si significa che c’è un allargamento discorso ci porterebbe lontano. Qui possono generare sovrapposizioni”. delle competenze oltre il recinto del mi limito a constatare che nel breve proprio territorio tradizionale”. periodo, nella comunicazione, vincono Luisa Grottola interviene ponendo gli slogan, i luoghi comuni, il politically l’accento sul tema dell’evoluzione correct a ogni costo; ma quasi sempre, sono costruiti sul della comunicazione che secondo lei nulla e si sgonfiano con la stessa rapidità con la quale sono è alla base di questo mutato diventati mainstream per un mese, una settimana, a volte clima. “Le tempistiche date per un giorno solo. E quando non si sgonfiano il rischio è che dalla necessità di nasca la “post verità”, neologismo che l’Oxford Dictionary reagire in tempi inserisce non a caso nell’edizione 2016. Questo è uno scenario che anche le aziende devono tenere presente”. Alberto Bottalico, Director di Cohn & Wolfe - agenzia Internazionale di Relazioni Pubbliche e Comunicazione che segue alcune tra le maggiori aziende a livello mondiale - interviene nel dibattito, ovviamente con un approccio sociologico e trasversale, affermando che le divisioni sono “una naturale conseguenza dei tempi di transizione che stiamo vivendo. Sono cadute le barriere e le frontiere tra le varie discipline della comunicazione e questo significa che c’è un allargamento delle competenze oltre il recinto del proprio territorio tradizionale affrontando, però, i temi della comunicazione con un approccio specifico caratteristico del proprio background”. Gli chiediamo di spiegarci il punto di vista in pratica. “La pubblicità - ci dice - é impattante per natura, diretta; il punto di partenza è il concept creativo. C’è la necessità di sintetizzare e colpire in brevissimo tempo. Come nei 30. Nel mondo delle Relazioni Pubbliche invece, si costruisce partendo dai messaggi. Il nostro modo di affrontare il digital - che poi è il campo principale del confronto - parte dalla comprensione dell’interlocutore nell’intento di trasmettere i concetti

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COMUNICAZIONE

brevissimi imposte soprattutto dal mondo social, hanno La democratizzazione della comunicazione generata dal portato a questo clima più diretto, al contraddittorio digital, provoca una maggior partecipazione, ma un concon un botta e risposta quasi immediato. Una volta, con seguente livellamento in basso di modi e tone of voice”. maggior tempo per reagire, media meno immediati e accessibili a tutti, c’era un tempo maggiore, una possibilità di Come si evolve il pensiero creativo? La comunicazione lavorare cesellando meglio messaggi e contenuti. Oggi segue canoni estetici/mode oppure è un driver di l’accelerazione richiesta dalla necessità di essere sempre sul innovazione? pezzo, porta a ridurre i tempi e, di conseguenza, aumenta la conflittualità legata alla risposta quasi istintiva o comunque “La creatività - dice Abet - in qualsiasi settore, fa sempre la meno meditata. Fortunatamente differenza. Quella di qualità riesce a questo meccanismo in DNV-GL ci imporsi sul rumore di fondo e sulle urla. “Se penso a cosa capita tocca meno rispetto a realtà più Lascia un segno che dura nel tempo a livello aziendale e istituzionale, B2C, in quanto essendo azienda quando riesce a offrire una prospettiva nella realtà la comunicazione esclusivamente B2B ci possiamo diversa, un angolo originale dal quale è profondamente influenzata ancora concedere tempi di riflessione”. osservare i fenomeni: commerciali, da mode e tendenze e ne segue i politici e sociali. In questi casi, più che canoni stilistici invece di innovarli.” Chiarissimo, ma a livello di comuniseguire, la comunicazione deve saper cazione generale? precedere, anticipare. Deve intuire un fenomeno che sta per arrivare e dargli un nome, una forma, “Beh - continua Grottola - su argomenti più mediaticamente prima che altri lo facciano. Chi ci riesce, vince e certamente esposti, con aziende che operano a livello globale, tutti innova”. esprimono la propria opinione e questo genera conflitti e reazioni (basti pensare alle pagine e pagine di Facebook Nello stesso solco la risposta di Bottalico: “Il pensiero pro e contro il referendum o alle elezioni americane creativo è un driver, se chiariamo e capiamo cos’è il che hanno realmente spaccato il mondo e pensiero creativo. Se è solo un qualcosa che mira a colpire le amicizie n.d.r.) anche perché spesso e non a creare valore nel tempo rischia di essere un booster il dibattito è alimentato dagli momentaneo. Il pensiero creativo vero, parte invece dalle interventi di influencer o dai informazioni che si hanno sul mercato, sulle tendenze, sui blogger. target selezionati, che il mondo dei big data ci consente di avere in grandissima quantità. Mi piace pensare che il ruolo delle agenzie di comunicazione sia quello di essere dei sintetizzatori di pensiero. Se siamo capaci di trasformare i pensieri in narrazione, allora possiamo veramente diventare attori del cambiamento”. Luisa

Grottola introduce un distinguo interessante. “Dal punto di vista personale, il pensiero creativo deve influenzare la comunicazione, perché è la linfa vitale per tutto il resto.

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COMUNICAZIONE

Mi piacerebbe fosse davvero così sempre. Ma mi rendo conto che è un’utopia; perché se invece penso a cosa capita a livello aziendale e istituzionale, nella realtà la comunicazione è profondamente influenzata da mode e tendenze e ne segue i criteri stilistici invece di innovarli. Ci troviamo così a seguire i canoni del momento che diventano la guida, mentre dovrebbe essere il pensiero creativo a dettarne le declinazioni”.

di vista del linguaggio. La retorica, gli aggettivi roboanti, le autocelebrazioni, hanno preso il sapore delle cose vecchie e stantie; gradualmente e fortunatamente, sono caduti sotto i colpi della richiesta di maggiore autenticità. Diciamo che oggi le aziende parlano quasi come mangiano. Del resto, quando comincia a farlo Papa Francesco si ridisegnano le regole del gioco per tutti. Certe liturgie lessicali, certi approcci rigidi non possono che venire meno.

Quali sono stati i grandi cambiamenti degli ultimi 10 anni nella comunicazione? Quali trend/media? E cosa cambierà ancora?

L’altro grande cambiamento, più recente, è quello dei big data e la possibilità di utilizzare gli analytics. Al netto della creatività diventano un driver sempre più rilevante per costruire azioni di comunicazione efficaci.

Il parere è ovviamente concorde, almeno sulla parte web. “Social Media, canali e mondo digital - comincia senza dubbi la Grottola -. Poi la parte video. I contenuti di comunicazione sono passati dallo statico al dinamico, si sono evolute le forme di comunicazione, al passo con i media di diffusione”. “Due elementi su tutti - dice Abet -. A partire dal 2000 l’arrivo di Internet per il grande pubblico e poi, dalla metà circa della prima decade di quegli anni, la nascita dei social media. Si moltiplicano i canali e tutti, grazie alla rete, cominciano a dire pubblicamente la loro. I brand vengono lodati e criticati. Gli stakeholder vogliono parlare con le marche che scelgono. Pongono domande che tutti leggono e le risposte vanno date in tempo reale. Questo ha imposto un enorme salto culturale nelle aziende, sia dal punto di vista degli strumenti (tutti sono diventati publisher e broadcaster di contenuti propri) sia dal punto

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COMUNICAZIONE

Questo fino ad oggi. Ma se pensiamo ad esempio alla realtà ti, la comunicazione ed il contatto avvenivano da desktop, virtuale e all’Internet delle Cose, alle e quindi erano limitati nel tempo, quali Facebook e Google già lavorano da nello spazio e nella fruizione. Adesso tempo, sappiamo che le regole del gioco invece è un continuum. “Gli stakeholder vogliono cambieranno ancora”. parlare con le marche che scelgono. La seconda grande area di Pongono domande che tutti Bottalico concorda. “L’invenzione dei cambiamento è stata provocata leggono e le risposte social network come territorio di dall’abbattimento di fatto della vanno date in tempo reale”. scambio delle opinioni a livello azienda/ barriera tra contenuti a pagamento e azienda, o azienda/persona o ancora, contenuti spontanei. persona/persona, ha cambiato le regole del gioco. Il passaggio è stato facilitato soprattutto La terza area è la possibilità di scambiare pacchetti di dall’avvento degli smartphone. Fino a quel momento, infat- dati sempre maggiori e sempre più grandi. La tecnologia ci ha consentito di sviluppare nuove forme di comunicazione in tempo breve, grazie alla possibilità di scaricare velocemente dati, immagini e video. Viviamo in un mondo influenzato da media visivi come gif, jpeg, video, animazioni varie e infografiche. Ma con un distinguo degli ultimi tempi: poiché il video agisce a livello emozionale, di recente è nato e si è sviluppato il bisogno di fissarne il contenuto attraverso le parole scritte. Per cui in internet o in tv si assiste sempre più spesso alla formalizzazione dei contenuti attraverso sottopancia o parole scritte e inserite direttamente nei video, oppure messe a corollario, come bullet points sotto la finestra del video stesso. Anche questa è una diretta conseguenza degli smartphone e della loro diffusione, che ha cambiato la fruizione della comunicazione.

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COMUNICAZIONE

Magari in metropolitana o in treno non si riesce a scaricare correttamente o velocemente. Ed ecco che allora la parola svolge la funzione di fissativo del concetto o di riassunto.

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In merito al futuro, credo che la tecnologia sarà ancora una volta la chiave. L’evoluzione tecnologica continua permetterà sempre più la condivisione di pacchetti multipli di informazioni e quindi penso che il domani vedrà una grande convergenza e integrazioni di differenti forme di linguaggio e modalità di comunicazione”. Riprendendo l’argomento dell’evoluzione, Luisa Grottola torna sul tema della velocità, affermando che “la multicanalità favorisce la velocità e la creazione di nuovi media e nuovi percorsi. Una volta tutti parlavano di comunicazione integrata. Oggi dobbiamo confrontarci con l’integrazione e la contaminazione tra forme diverse di comunicazione che prendono spunto dalla realtà quotidiana. Penso a una conferenza cui ho partecipato in Google circa un anno fa dove ci sono state presentate le nuove tendenze della wearable tech, della IoT, delle auto guidate a distanza; tutte cose che ci permetteranno di avere maggior

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tempo per comunicare, ma cambieranno le modalità di fruizione: saremo sempre più digital e virtuali e meno face-toface, reali”. Quanto è importante e strategica la comunicazione in un’azienda, e quanto invece è puramente di supporto alle vendite? Il parere dell’azienda è chiaro. Abet afferma senza dubbi che “la strategicità della comunicazione non è alternativa al supporto alle vendite, al contrario. Direi che un’azienda che non vende ciò che produce è un’azienda strategicamente fallita. Senza un buon prodotto da raccontare la comunicazione è inutile. La comunicazione di brand e di prodotto lavora principalmente su due variabili molto interconnesse: migliorare la reputazione dell’azienda e supportare il business con azioni più o meno dirette anche sulle vendite. C’è una parte di “storytelling” propria della comunicazione e un’altra di “storyselling” che è più una caratteristica del marketing. Ma oggi l’epoca delle divisioni e dei confini è finita. Difficile dire dove comincia una cosa e dove finisce l’altra. Le funzioni lavorano in modo efficace quando le rispettive competenze sono integrate. Bisogna avere obiettivi comuni che si raggiungono percorrendo strade a volte differenti, ma tutte importanti”.


COMUNICAZIONE

In DNV-GL l’asset della comunicazione è prevalentemente orientato alle vendite. “Sono in DNV da ormai 15 anni ci dice Grottola - e posso dire che il percorso è mutato soprattutto negli ultimi anni, orientandosi prevalentemente alle vendite. Oggi il nostro obiettivo come dipartimento di comunicazione aziendale è di Fueling Sales, dare un supporto alle vendite diretto, immediato. Siamo passati da un focus sul brand a un focus sulle vendite. Questo implica cambiare la metodologia di lavoro. Oggi privilegiamo tutta la parte di live communication: workshop, webinar, eventi volti a fare formazione sul cliente e quindi far percepire il valore dei nostri prodotti, campagne su LinkedIn. Cerchiamo di nutrire i nostri clienti per farli crescere, fidelizzandoli alle nostre proposte, facendone percepire i valori e le differenze dalla concorrenza. E ovviamente, andando verso il cliente, pur nel distinguo della proposta commericale B2B, adottiamo anche modalità B2C, offriamo scontistiche o condizioni migliorative del listino per operazioni durante particolari periodi, andiamo in supporto al cliente con campagne promozionali, e facciamo tanto storytelling di cui, in quest’ultimo periodo, siamo arrivati alla sintesi di due tendenze che abbiamo vissuto: la autoreferenzialità prima, e l’attenzione totale ai successi del cliente poi. Oggi stiamo finalmente lavorando in equilibrio. Un mix che sottolinea ©emojoez/Shutterstock.com il nostro apporto a valorizzare il prodotto o il cliente finale. E anche questo è comunque, indirettamente, un supporto alle vendite, perché il nostro punto di vista, raccontato e divulgato, può generare contatti”. Bottalico, ovviamente guardando a più realtà frutto del lavoro di agenzia, dice che “tutto dipende dalla tipologia di azienda, dalla sensibilità strategica e dall’intelligenza lungimirante sul lungo periodo. I grandi gruppi internazionali oppure le piccole realtà illuminate, hanno da tempo capito l’importanza strategica della comunicazione come generatore di valore e gestore della reputazione di brand che si riflette poi a cascata sulle vendite. Ma poi occorre fare i conti con l’oste, ovvero i nostri tempi; con la crisi, con la stagnazione. E un’azienda vive quando vende. Ecco perché in questo preciso periodo storico, pur comprendendo

l’importanza di un’azione a lungo termine, l’attenzione delle aziende è ai risultati di vendita, al breve periodo, alla risposta immediata del mercato. Nei momenti di crisi e di difficoltà è importante sopravvivere e, di conseguenza, costruire un percorso di lungo periodo appare un’esigenza meno sentita come obiettivo primario proprio perché l’instabilità dei tempi è motivo di preoccupazione e, a volte, arrivare a domani è già un grande traguardo. Se dovessi dare delle numeriche a livello di percezione, direi che oggi il 30% pensa alla strategia e il 70% alle vendite”. Tre opinioni, tre punti di vista, tre modalità che a volte convergono e a volte distinguono su come la comunicazione sia cambiata e come resti una sfida affascinante da qualsivoglia lato la si affronti. Certamente in questi anni siamo stati tutti testimoni di un cambiamento epocale e questa è forse la costante vera e la ragione delle incertezze che comunque assalgono il comunicatore. Hemingway scriveva del terrore della pagina bianca che afferrava lo scrittore all’inizio della sua opera. Oggi forse il terrore è invece legato alla pienezza di quella pagina, al sovraffollamento strutturale di informazioni dalle quali è difficile prendere le distanze e nelle quali è difficile far chiarezza, così che ci si trova a gestire un processo di cui si conosce la meta ma la strada è irta di interruzioni; ci vorrebbe un navigatore satellitare. Per fare chiarezza occorre lucidità, competenza, capacità di analisi e, al tempo stesso, forza e voglia di improvvisare, tentare nuovi canali, cercare nuovi media e nuove strategie. E soprattutto non fidarsi delle apparenze, non cadere nel gioco della provocazione, della voglia di avere l’ultima parola, perché spesso è quella che si ricorderà di più. E se non è più che azzeccata, rischia di tornare come un boomerang contro chi l’ha detta. In fondo, proprio per questo, chi sa comunicare davvero conosce anche l’importanza del silenzio strategico. G. Merini

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NETFLIX

La nuova televisione è già qui e si chiama Netflix

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ennaio 1954: iniziano le prime trasmissioni televisive in Italia.

le sedi principali per una visione collettiva che andava oltre ogni differenza, conflitto, religione e opinione politica.

Certo, la tv dell’epoca non era proprio simile a quella che conosciamo oggi: non aveva né lo schermo piatto né la qualità HD, anzi; fino all’inizio degli anni Settanta la si vedeva in bianco e nero. Eppure in quel periodo il tubo catodico mostrava il suo enorme potere al popolo italiano: un potere aggregativo che riusciva a riunire decine e decine di persone davanti allo schermo. Il successo fu così straordinario che dagli anni Cinquanta la televisione si diffuse in tutto il Paese a ritmi sbalorditivi, arrivando ad abitare le case dei più abbienti, i circoli e i bar che divennero

I primi programmi televisivi hanno contribuito ad abbattere l’altissimo tasso di analfabetismo in Italia, mentre gli sceneggiati in più puntate portavano il teatro in tv. Con l’avvento delle trasmissioni in diretta, nacque un intero mondo di programmi sempre più coinvolgenti creato da autori e presentatori come Corrado, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello: i padri fondatori della televisione italiana. Lascia o Raddoppia e Canzonissima incollavano tutti allo schermo e diventavano argomento di conversazione per giorni e giorni.

anneriittaciccone.com

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imore.com

In brevissimo tempo la televisione è diventata il nostro nuovo focolare, il simbolo di un’Italia in ripresa e finalmente unita, se non politicamente, almeno a livello personale ed emotivo. Oltre alle trasmissioni popolari, nel corso degli anni si è inserita anche la pubblicità che, con spazi sempre più ampi, ha finito inevitabilmente col modificare sia le modalità di fruizione della tv che il comportamento d’acquisto dei telespettatori. Ma se nei suoi primi trent’anni di vita la televisione veniva considerata il primo medium di comunicazione, lo strumento principale attraverso cui inviare forti messaggi al pubblico a casa, oggi la situazione è drasticamente cambiata, nonostante l’aggiunta dei servizi pay-per-view, degli abbonamenti e dei contenuti on demand. Guardiamo sempre meno tv. Lo dicono i giornali, lo dicono i sondaggi. La crescita esponenziale dei servizi di streaming e on demand deve far riflettere sul cambiamento che stiamo affrontando, lo stesso che vede il telespettatore non più come il destinatario passivo di un messaggio generalista, bensì come parte attiva del processo di creazione di

contenuti. Desideriamo un’offerta sempre maggiore e soprattutto vogliamo che questa si adatti alle nostre esigenze, ai nostri desideri, vogliamo che si avvicini alla nostra realtà. Ed è forse per questo motivo che Netflix è arrivato anche in Italia, qualche anno dopo il lancio negli USA. Oggi la piattaforma è presente in 190 Paesi, esclusi solo Corea del Nord, Siria e Cina e, nonostante il numero di utenti che potrebbero portare all’azienda, la sua crescita sembra pressoché inarrestabile. Oltre all’espansione territoriale, Netflix si propone come un’ottima alternativa alla tv tradizionale (e on demand) per i suoi prezzi decisamente young-friendly e per l’alta qualità dei suoi contenuti, frutto degli enormi investimenti in produzione e comunicazione. In pochissimo tempo la piattaforma è diventata top player di mercato, creando così tanto scalpore da attirare l’attenzione della multinazionale Disney, che sembra interessata ad acquistarla. Non si sa ancora se e quando questo avverrà, ma ogni giorno vengono diffuse numerose novità e impressionanti dati di vendita, pertanto… non ci resta che attendere. Possiamo quindi dire addio al concetto di televisione come lo intendevamo vent’anni fa? Ci saranno ancora momenti

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di riunione davanti ai programmi tv che hanno segnato generazioni e generazioni di spettatori? La risposta risiede nelle ricerche e nei dati raccolti dai centri di analisi come Eurodata TV Worldwide ed Ericsson, che studiano ogni giorno le tendenze di consumo dei prodotti televisivi. Già l’anno scorso avevano evidenziato come gli adolescenti guardino sempre meno trasmissioni in diretta, privilegiando la possibilità di fruire di contenuti on demand ad ogni ora della giornata. I giovani guardano la tv per minor tempo, ma soprattutto in modo estremamente diverso dai loro genitori e nonni. Amanti del cosiddetto time-shifting, preferiscono guardare i programmi tv dopo la loro messa in onda, bypassando la pubblicità e arrivando subito alla sigla di apertura della loro serie o film preferito. Oggi i programmi si guardano dallo schermo dello smartphone, dal tablet o dal pc e nel frattempo nascono nuovi trend che modificano ancora una volta il comportamento del consumatore. É di recente creazione infatti, il termine binge-watching: una maratona televisiva che inchioda sul divano a guardare serie tv e film per ore senza rendersi conto del tempo che passa.

Non mancano però quelli che vedono in questa rivoluzione una trappola, tesa specialmente ai telespettatori di oggi e di domani. Per molti sarebbero proprio i Millennials le vittime di un sistema ben più organizzato di quel che sembra. Non bisogna dimenticare, infatti, che Netflix non è solo una media house, ma è anche - e soprattutto un’azienda di intrattenimento che ha saputo trasformarsi in un fantastico e perfetto storyteller customizzato per i più giovani. I suoi contenuti originali si avvicinano al target e spaziano anche in argomenti ancora tabù per la televisione. Si pensi ai protagonisti di Sense8, la serie tv di Lana e Lilly Wachowski: provenienti da ogni angolo del globo, non conoscono barriere legate a razze o orientamenti sessuali. Che sia davvero un passo avanti verso prodotti sempre più esperienziali? O forse questo progetto finirà con essere uno specchio per le allodole, un escamotage, per tenere le nuove generazioni ancora più incollate ai loro dispositivi?

C’è da dire che il successo di Netflix non è dovuto esclusivamente alla sua capacità di rispondere alla costante Tra gli altri punti di forza dei prodotti Netflix c’è la loro domanda di contenuti, va oltre lo spirito imprenditoriale capacità di avvicinarsi così tanto - in termini di qualità che guida i suoi investimenti vincenti. Dietro al progetto, e di produzioni coinvolte - al mondo del cinema, da alla base di ciò che ha costruito l’ex marine Reed Hastings, attirare diversi attori hollywoodiani: Winona Ryder, Drew c’è la volontà di non perdere il contatto con il passato, di Barrymore e Kevin Spacey (l’attore che ha dato una svolta prendere atto delle sue lezioni e delle conseguenze che alla piattaforma con la sua performance in House of Cards) hanno scatenato i mutamenti sociali che conosciamo oggi. sono solo alcuni nomi di chi ha deciso di salire a bordo. Ad esempio, a proposito della pirateria - un argomento oggi Sicuramente la migrazione dei “big” non si limita solo molto discusso e al quale sembra non esserci ancora una alla piattaforma di Los Gatos: anche diversi concorrenti soluzione - Hastings ha affermato in un’intervista che “da - tra i primi Amazon Video - versano budget miliardari per quando siamo attivi in Canada, lo streaming e il download talenti come Robert De Niro e Meryl Streep, entrambi illegali sono calati del 50%, in Australia la pirateria è scesa pagati con assegni a sei cifre per ogni puntata delle serie già del 27%”. Il fondatore di Netflix ha inoltre confermato tv oggi in produzione. Un altro segnale chiaro, chiarissimo, ciò che si prevedeva da tempo, ovvero che l’approccio a di come dobbiamo abituarci ad un questo nuovo servizio di streaming nuovo concetto di filmografia che avviene principalmente dal web e vede fondersi il mondo glamour non dalla televisione. Certamente e hollywoodiano del cinema con i programmi offerti da Netflix quello più reale e coinvolgente delle puntano all’altissima definizione serie tv. (incluso il 4K, da poco disponibile anche in Italia) e ai colori brillanti Ricapitolando: investimenti da dell’HDR; tecnologie che sulle nostre capogiro, contenuti di qualità e tv sempre più smart renderanno ormai anche star famosissime. l’esperienza ancora più unica. Ma Reed Hastings Questo è ciò che si chiama un tutto parte dall’utente, unico grande cambio di rotta. Ci troviamo davanti protagonista e co-autore delle serie ad un modello di business finalmente nuovo, svecchiato, che tv e film prodotti e distribuiti. Un personaggio sempre più lascia alle spalle il telecomando ed i palinsesti tv in favore libero dalle prescrizioni dei palinsesti televisivi, qualcuno dello smartphone e di un vaso di pandora ricco di contenuti. che forse viene osservato, ma che osserva a sua volta, in

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NETFLIX

-2,5 ore a settimana

+4 ore a settimana Il tempo totale dedicato alla visione di TV e video è cresciuto grazie all’enorme aumento della visione via mobile. Dal 2012, i consumatori medi globali hanno aumentato la visualizzazione su dispositivi mobili di 4 ore a settimana, mentre la visualizzazione dello schermo fisso è diminuita di 2.5 ore a settimana. Questo significa che oggi passano 1.5 ore in più guardando TV e video di quanto facevano 4 anni fa. Da: ericsson.com

un dialogo franco e diretto con l’azienda. Ed è proprio in divano di casa, per una maratona della serie tv preferita, nome della relazione duratura con il cliente che Netflix si per l’ultimo film creato su misura per loro, che tratta di è sempre impegnata a non inserire contenuti pubblicitari argomenti familiari e ha come star quelle più gettonate del nei suoi programmi tv, vivendo esclusivamente grazie alla momento. vendita degli abbonamenti e alle grandi sponsorizzazioni e partnership con Le previsioni, i calcoli, le stime sul “L’intrattenimento è più simile case di produzione internazionali. futuro possono fermarsi qui perché ad un libro che alla televisione. il cambiamento è già in atto e tutti Hai il controllo totale su cosa In risposta ai tanti che gli hanno noi possiamo sentirci parte di questa leggere e come leggerlo.” chiesto perché sulla piattaforma rivoluzione. Siamo cresciuti con la tv, vengono caricate intere serie tv e non con questa “scatola magica” che si è un episodio alla settimana (“bruciando” così l’investimento introdotta nel nostro Paese nel dopoguerra e non ci ha più in poco tempo) il CEO di Netflix sembra trovare la sua lasciati. Con la televisione ci siamo acculturati, abbiamo ispirazione nel passato: “L’intrattenimento è più simile ad conosciuto mondi diversi, ci siamo emozionati, ci siamo un libro che alla televisione - ha detto in un’intervista al informati. Abbiamo imparato le sigle dei cartoni dell’infanzia, New Yorker - hai il controllo totale su cosa leggere e come canticchiato i jingle degli show prima di cena…è evidente leggerlo. Puoi iniziare con un capitolo solo, oppure finire che ciò che ci lascia il tubo catodico è un’eredità importante tutto il libro in una notte”. Un’idea efficace e innovativa, ed invadente. Ciò che accadrà domani - o meglio, oggi - non sostenuta dalla forte volontà di arrivare agli utenti e snaturerà il nostro processo di crescita, bensì sarà una cambiare le carte in tavola. Questo è ciò che Netflix ha lente di ingrandimento su ciò che eravamo e ciò che siamo portato alle nuove generazioni; le stesse che anziché diventati. radunarsi davanti a Lascia o raddoppia si troveranno sul F. Passoni

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OpenDDB. La piattaforma etica on-demand tutta italiana

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ono numerosi i cambiamenti sociali ed economici che ci porteranno - o meglio, che ci stanno portando verso il consolidamento di un recentissimo modello di business legato all’intrattenimento. É evidente poi come queste trasformazioni influiscano anche sul comportamento d’acquisto delle nuove generazioni, ampiamente diverso da quello delle precedenti. Anche la televisione non è più quella di una volta, così come non lo sono le nostre esigenze ed abitudini maggiormente legate al mondo della rete; un ambiente invisibile ad occhio nudo ma dal quale il nostro pianeta trae l’energia vitale per continuare ad evolversi. L’evoluzione poi alimenta idee, numerose, valide e importanti che, come ingranaggi ben assemblati, mettono in moto la grande macchina dell’innovazione; essa stessa un organismo fondamentale per proseguire verso il futuro nel modo più positivo e fruttuoso possibile. La moderna nascita di piattaforme come Netflix, Now TV e Amazon Video, è diventata ormai un caso di studio; personalità accademiche, esperti sociologi e antropologi rivolgono la loro attenzione a questo fenomeno globale, mentre i grandi della televisione cercano di tenere il passo, rinnovando i propri palinsesti con contenuti che tentano - chi con successo, chi fallendo - di avvicinarsi al nuovo pubblico dei media. Tuttavia, mentre il mercato si fa un po’ più stretto e i competitor aumentano a vista d’occhio, nascosti dietro agli “scontri” più o meno velati tra multinazionali e servizi online dai grandi nomi, uno sguardo attento potrebbe notare la presenza di movimenti giovani e più silenziosi legati alla distribuzione di contenuti. Secondo l’Osservatorio Startup Hi-Tech del Politecnico di Milano, nel 2016 in Italia gli investimenti in nuove imprese ammontano a 182 milioni di euro. Il 24% in più rispetto al

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valore complessivo registrato nel 2015. Siamo dunque un Paese che sta lentamente cambiando marcia, puntando sulle nuove piccole aziende, o almeno ci stiamo abituando a vederle lavorare anche sul nostro territorio. Le Startup sembrano abitare il mercato del lavoro giovane, eppure dietro ad OpenDDB - la prima piattaforma europea in Creative Commons di film, musica e libri - non c’è alcun profitto o investimento, bensì la voglia di sostenere, con formule di auto reddito, chi lavora nel mondo della cultura. La scelta di proporre opere in Creative Commons - ovvero che possono essere condivise e riprodotte liberamente dagli utenti che le acquistano - è una novità che tende una mano al sociale e all’evoluzione di una filosofia che si pone in alternativa alle grandi distribuzioni, per chi vuole conoscere in profondità i lavori indipendenti. OpenDDB è un business europeo che coinvolge Paesi come Francia, Inghilterra e Belgio, ma che ha cuore e sede in Italia, più precisamente a Bologna. I fondatori della piattaforma, intervistati da La Repubblica, hanno spiegato il motivo dietro a questo progetto, che definiscono una vera e propria rete solidale. “L’idea di creare un network tra freelance è nata nel 2013, quando insieme ad alcuni amici e colleghi abbiamo dato il via alla rete Distribuzioni dal Basso - ha detto Andrea Paco Mariani - e da subito ci siamo resi conto che dovevamo guardare oltre l’Italia”.


OPENDDB

Nascosti dietro agli “scontri” più o meno velati tra multinazionali e servizi online dai grandi nomi, uno sguardo attento potrebbe notare la presenza di movimenti giovani e più silenziosi legati alla distribuzione di contenuti.

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OPENDDB

Per questo motivo gli oltre 120 titoli tra film, documentari, musica, libri e inchieste giornalistiche indipendenti sono disponibili in italiano, inglese e francese; anche se le “mire espansionistiche” si estendono verso il mercato tedesco e spagnolo, che i giovani sperano di raggiungere presto, per ampliare l’offerta di lavori indipendenti. La Repubblica ha definito OpenDDB “il Netflix etico delle produzioni indipendenti” sottolineando come il sistema si basi su un’economia sostenibile. É infatti il primo punto del Credo della piattaforma, il voler “promuovere un numero sempre maggiore di produzioni giovani, emergenti e indipendenti che utilizzino in forma maggioritaria il metodo del crowdfunding e che producano materiale sotto licenze Creative Commons”. Ma come funziona OpenDDB e qual è l’impegno dei giovani italiani che l’hanno creata? Nel mondo dell’offerta on demand, la piattaforma si propone come una scelta etica e responsabile, a partire dai suoi contenuti altamente legati al sociale che forse troverebbero con difficoltà il loro posto nell’ampio mercato tradizionale. Prima di essere diffusa, ogni opera viene attentamente valutata dalla Redazione, il tutto senza che venga data alla piattaforma l’esclusiva di distribuzione. OpenDDB non si presenta come un intermediario a scopo di lucro, bensì come entità socialmente impegnata a costruire un ponte tra la rete di utenti e quella degli autori con il fine di stimolare un vero e proprio dibattito collettivo. Quest’ultimo può sfociare anche nella organizzazione di incontri tra le due parti e la proiezione delle opere in catalogo a festival ed eventi. Il sostegno della creatività autoriale avviene tramite una donazione obbligatoria che precede la fruizione dell’opera, ma non è legata ad un minimo prestabilito. Ciò significa che qualsiasi utente è libero di offrire quanto più ritiene giusto per ciò che scarica; non c’è alcun vincolo alla somma donata, ma la sola certezza che verrà utilizzata per autosostenere la piattaforma e ripagare l’autore del suo contributo culturale al mondo del web. Molti vedono questo approccio molto vicino ad un modello di economia sostenibile, ad un cambio di paradigma che non porta esclusivamente la possibilità di visualizzare contenuti di spessore sottolineando i talenti indipendenti, ma che permette anche di sostenere le più piccole produzioni, dando voce a chi ha qualcosa da dire.

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Lontani dai riflettori hollywoodiani, i ragazzi di OpenDDB puntano a creare un network di condivisione solido dove l’utente finale - quello ormai abituato a visualizzare contenuti in streaming e on demand assume l’importante ruolo responsabile di sostenitore del progetto; consapevole delle proprie decisioni e della scelta di qualità che compie ogni qualvolta decida di sovvenzionare le opere in catalogo. Secondo i dati presentati dalla piattaforma, quattro persone su dieci donano quanto viene suggerito, tante altre donano di più e solamente due utenti su dieci donano di meno. Questo meccanismo, seppur ricondotto ad una piccola realtà locale, ma in forte espansione, è un chiaro segno ulteriore di ciò che sta cambiando nel mondo e specialmente nella mentalità del consumatore 3.0. Se con Netflix i contenuti di intrattenimento sono diventati accessibili alla maggior parte della popolazione, con OpenDDB si va oltre, costruendo un progetto insieme agli stessi naviganti del web che usufruiscono del servizio. La possibilità di scaricare e condividere lavori senza fini di lucro diventa parte fondamentale di un percorso che porta alla messa in comune di conoscenza, arte, cultura e informazione. Informazione. Una risorsa che ultimamente sembra vittima di sé stessa; sotto il mirino di esperti, studiosi e matematici che studiano formule e tendenze che la


rendono così importante, redditizia e spesso oggetto di strategie fumose che la trasformano in un pretesto per guadagnare visualizzazioni e click. Con il web si sarebbe dovuto superare il limite della comunicazione standardizzata delle televisioni, delle prese di posizione, delle influenze; eppure oggi la cattiva informazione e le “bufale” si accalcano sulla home page di qualsiasi sito di notizie, facendo cadere in trappola a volte anche stimate testate e giornalisti. Sembra quindi che la storia si ripeta, fortunatamente però l’evoluzione troverà ancora una volta il modo per sfuggire dal circolo vizioso, fornendo gli strumenti ed i materiali che stimolano le idee e la creatività delle giovani generazioni che, come attraverso OpenDDB, cercano di trarre dei benefici e dei contenuti di qualità in mezzo a questo nostro mondo disordinato e caotico. F. Passoni

© Amble Design/Shutterstock.com

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WOBI

WOBI Milano chiude l’edizione 2016: un successo di presenze e di partecipazione.

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iamo andati al WOBI Milano per prendere qualche pillola di saggezza da applicare nella quotidianità aziendale. Partecipare a questo importantissimo evento mondiale - che attraversa i continenti con un format che in pochissime tappe l’anno porta l’attenzione su temi di grande impatto per lo sviluppo personale e aziendale - è un’occasione di crescita per i pochi (2000 circa) fortunati che riescono ad essere presenti. Per gli altri restano gli abbonamenti al sito dal quale scaricare “pillole” di contenuto. Quest’anno, l’edizione di Milano si è basata sul concetto Be Beta, sii capace di trasformare il futuro; ovvero: essere capaci di migliorarsi continuamente, di vivere in uno stato di costante attenzione al mutamento. É stata una riflessione sul potere di sfruttare le possibilità offerte dalle situazioni che cambiano, senza subirne le conseguenze. Ma questa edizione, già interessante di per sé, ha avuto un plus proprio legato a un grande mutamento storico: si è svolta durante l’elezione del Presidente degli Stati Uniti. Così, l’8 novembre, quasi tutti sul palco si sono confrontati con la situazione in divenire che nella notte ha portato all’elezione di Donald Trump. Nessuna previsione, solo qualche augurio, in funzione delle rispettive idee (per la verità quasi tutti per un’unica parte). Poi il 9 novembre, per la maggioranza dei presenti, la disillusione di non aver visto vincere la parte preferita e qualche battuta sui cambiamenti che ci deludono o ci preoccupano. Il tema del cambiamento era stato anticipato già in conferenza stampa da Oscar di Montigny alcuni mesi prima dell’On Air allestito al MiCo di Milano. Non parliamo del lavoro dietro le quinte, dell’imponente e impeccabile organizzazione che ha accolto più di 2000 persone ogni giorno organizzando incontri e workshop coi relatori, pranzi privati o buffet per tutti i partecipanti, aree espositive e Vip Lounge. Come sempre la macchina organizzativa ha funzionato al suo meglio, a partire dagli accrediti fino agli accessi in sala.

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World Business Forum 2016 a Milano


WOBI

Quello che ha colpito ancora una volta, se mai ci fosse bisogno di sottolinearlo, è stata la capacità di allineare, produrre e dare vita a un concept coerente e integrato, chiamando keynote speakers di assoluto prestigio venuti a Milano a testimoniare attraverso speech concreti e frutto di esperienza; non teorie formative o sessioni riproducibili indipendentemente dai contesti, ma spunti di riflessione quotidiana, atteggiamenti proattivi e metodologie di lavoro, situazioni esperienziali e dinamiche mentali atte a produrre risultati e cambiamento realizzabili nell’immediato. Ogni giornata è stata introdotta dalla musica live dei Music Has No Limits che sferzavano di energia i presenti in sala prima del filmato introduttivo. E poi via. Ecco i momenti più attesi: le relazioni.

Si comincia il giorno 8 con un tributo a Steve Jobs. Ken Segall, autore di best sellers e Direttore Creativo di grandi agenzie pubblicitarie (l’uomo che ha messo la “i” davanti ai prodotti Apple e creato la campagna “Think Different”) nonché a lungo in Apple proprio a fianco di Jobs, ha aperto WOBI 2016 con un viaggio entusiasmante nelle massime e nella mente del creatore di Apple, ripercorrendone i concetti secondo i quali solo attraverso la semplificazione è possibile raggiungere la perfezione. Ken Segall ha spiegato come le linee guida della semplicità possano essere adottate in ogni ambito, e come possano essere piegate all’innovazione, all’organizzazione, dalle vendite alla comunicazione. Benchè conscio che “essere semplici non è semplice” come ha ricordato nel suo intervento - Segall ha raccontato

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WOBI

come la semplicità possa creare amore per il brand, possa sviluppare un fervore e un’indissolubile affezione per il prodotto. Soprattutto ha ricordato come occorra, se veramente si intende avere un successo completo e continuo, non accontentarsi mai, continuare a cercare il meglio, non cedere alla tentazione o alla sirena del “quasi perfetto” o di qualcosa che non convince del tutto, perché poi questo genera un problema successivamente. Le sue parole sono state una lezione di produttività, uno spunto a generare nuove linee e nuove strade, a mettersi in discussione sempre, nel più puro spirito del beta permanent che ha guidato ogni intervento. Oscar di Montigny, Chief Marketing Innovation Officer di Banca Mediolanum, ha dato immediatamente seguito a queste idee, umanizzando il WOBI con un toccante intervento sull’importanza dell’eroismo ai giorni nostri, inteso come capacità di porsi al servizio, di lavorare con entusiasmo e fervore, mescolando e coniugando business management, filosofia, arte e scienza. Il suo concetto di Economia 0.0 rimette l’uomo al centro del sistema economico e sociale, lo caratterizza perché in relazione con il tutto, come parte di un insieme, e non come singola entità a se stante. Il suo intervento comincia ricordando che “beta” nell’antichità significava “casa” e il simbolo privilegiava il racconto, la storia, l’amalgama.

è proprio la chiave di lettura. Il punto tra i due zeri è il luogo di incontro reso possibile grazie a un atto volontario e consapevole capace di trasformare un uomo da individuo in eroe. La sua conclusione è spiazzante: “Il cielo ha bisogno di te. Non dimenticarti di splendere. Reinventati ogni minuto.” Perché per ogni uomo c’è un destino più grande di quanto possa immaginare. Un altro intervento assolutamente speciale ha chiuso la mattinata: Sir Alex Ferguson, 26 anni alla guida del Manchester United con il quale si può dire abbia vinto praticamente tutto grazie al suo approccio e al suo programma di sviluppo di giovani talenti. La sua filosofia di leadership è diventata materia di studio alla Harvard Business School e a Milano ha portato un contributo davvero speciale, spiegando come guidare team vincenti nel lungo periodo. Una filosofia di vita e di lavoro applicabile in azienda con pochissimo sforzo. Nella sua idea, un coach non ha solo il compito di far vincere la squadra, ma di far crescere il gruppo, perché è uno sviluppatore del talento interno delle persone. La sua è una maieutica per produrre risultati. Quando il team cresce nel suo insieme, si aiuta a raggiungere i risultati. Un buon allenatore di talenti deve avere l’imperativo morale di trasmettere valori, non solo obiettivi; perchè per lui il cambiamento è evoluzione costante.

Tra gli altri interventi che hanno lasciato il segno, sicuramente quello di Joichi Ito, venture capitalist, angel partner and investor di tante Startup, ma soprattutto Direttore del Di Montigny ha parlato dei grandi impatti sociali, delle MIT Media Lab. “Joi”, giapponese di nascita e cittadino del tre grandi epoche storiche attraverso le quali l’uomo è mondo - nel vero senso della parola per adozione e spirito cambiato e ha prodotto un salto evolutivo: la scoperta del - è un vulcanico imprenditore, manager, docente, filosofo, fuoco, l’invenzione della ruota, e adesso il web. Partendo da musicista. Mescolando queste sue caratteristiche ha dato questi cambiamenti ha però ricordato che per cambiare la vita a un processo mentale che lo ha visto, a partire dagli vita occorre che ognuno sia disposto anni ’90, protagonista della scena Keynote speakers hanno a cambiare se stesso. La sua linea internazionale. testimoniato attraverso speech guida è stata “Think with your heart”, concreti e frutto di esperienza: l’intelligenza emotiva e gli stimoli del “Joi”, oltre alla attività accademica, spunti di riflessione, metodologie, cuore servono per innovare. Bisogna sviluppa nel tempo la sua visione di dinamiche mentali atte a saper guardare avanti, ma senza Internet, del mondo legato ai computer produrre risultati e cambiamento perdere il passato. Il messaggio del suo e alle reti, della comunicazione che si attuabili nell’immediato. intervento è stato chiuso nella sfida evolve e cambia con gli anni. A Milano culturale lanciata alle aziende. Nella sua visione, vinceranno ha portato queste sue intuizioni ed esperienze, parlando sul mercato coloro che sapranno anticipare i nuovi trend delle culture creative e delle reti di innovazione, puntando tecnologici, essere parte di quel cambio epocale che stiamo il dito sull’antidisciplinary: secondo Joichi Ito, due discipline vivendo; e il successo arriderà a chi saprà ripensarsi come che operano in campi differenti devono trovare un modo di un ecosistema fondato sulla condivisione di valori. Lo 0.0 collaborare senza fermarsi alle loro disuguaglianze.

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WOBI

8 NOVEMBRE 9:00

KEN SEGALL

9 NOVEMBRE 9:00

Sfruttare il potere della semplicità

HERMINIA IBARRA Agisci da leader, poi pensa da leader

10:15

JOICHI ITO Le culture creative e le reti di innovazione

10:00

OSCAR DI MONTIGNY 0.0: Il tempo dei nuovi eroi

11:15

NICOLA MENDELSOHN

11:45

Il mondo è diventato “mobile“ 12:00

SIR ALEX FERGUSON

L’arte della visione 14:15

Guidare team vincenti nel lungo periodo 14:30

MARIANA MAZZUCATO FRANCESCO MORACE Radical change: i paradigmi del futuro

16:45

ADAM GRANT Come gli anticonformisti muovono il mondo

15:15

Generare una crescita guidata dall’innovazione 15:30

ERIC WAHL

MICHAEL B. JOHNSON Il processo creativo in Pixar

16:30

ARIANNA HUFFINGTON Ridefinire il successo in un mondo in rapida evoluzione

MARTIN LINDSTROM Svelare i desideri nascosti dei tuoi consumatori

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WOBI

Eric Wahl

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WOBI

Un punto di vista interessante è stata la dissertazione su internet come “innovazione senza permesso”, per la quale le regole devono essere modificate in quanto dopo l’avvento di Internet, le cose continuano ad accadere. Eric Wahl, poliedrico artista e imprenditore, ha dato vita invece a un momento assolutamente disruptive. Salito sul palco a tempo di musica, ha dipinto con una velocità impressionante una Monna Lisa rivisitata, Bono, Einstein e Steve Jobs; ma soprattutto ha tenuto fede al suo mood di assoluto fermento creativo che afferma essere presente in ogni persona. L’inizio è illuminante: abbiate la capacità di rischiare e cambiare. Chiama sul palco, tra qualche titubanza, uno dei presenti che ha certamente paura di cosa sarà costretto a fare; invece, per il solo fatto di essere salito sul palco e di aver rischiato, Eric regala il suo quadro al fortunato ospite come metafora, a dimostrazione che non sempre il cambiamento di stato (dalla poltrona del pubblico al palco, in questo caso) è negativo. I suoi sono tra i 55 minuti più belli del WOBI 2016 secondo molti presenti. Tante frasi restano delle piccole perle per chi vuole andare oltre il lavoro attuale, oltre la routine.

“Se non fossi andato oltre ciò che dicevano i maestri non sarei qui e sarei rimasto a gestire Big Data” - ha detto e ancora: “Esprimere le emozioni, guardare da un altro punto di vista ha liberato soft data. E sono nate curiosità, sperimentazione, un risveglio dello spirito”. Seguito dall’invito finale: “Osserva il mondo con occhi diversi. Creerai opportunità”. Ultimo intervento a chiudere la due giorni, quello di Arianna Huffington, co-fondatrice ed ex direttore dell’Huffington Post Media Group nonché autrice di 15 libri e ora creatrice di Thrive Global, piattaforma per aziende e privati che offre corsi di formazione basati sulle recenti scoperte in neuroscienze, psicologia e produttività. Certamente il suo è stato un intervento molto bello, sentito e di invito a cercare uno sviluppo personale che porti benefici al mondo per l’equilibrio che ogni persona può trovare. Unico punto a suo sfavore, forse per la delusione dell’elezione di Trump a Presidente, intervallare il suo intervento con frecciate pungenti al presidente eletto; non erano necessarie. Dopo il commento iniziale, come per altro di molti altri speaker, sarebbe stato più bello lavorare sui contenuti e non su battute che, pur apprezzate da una parte dei presenti, hanno invece indispettito e distolto l’attenzione dell’altra. Lo show del WOBI è anche questo: un momento che non si può perdere e che merita l’investimento (2400 euro + IVA a persona) che le migliori aziende presenti fanno per partecipare come sponsor o come auditors con i loro migliori riporti aziendali. Interi settori dell’immensa platea sono infatti privatizzati dalle aziende che scelgono di mandare le loro risorse ad apprendere e confrontarsi con tematiche importanti che diventano poi gli asset di sviluppo futuri, oppure per dare vita a business lunch di approfondimento con i relatori, a seminari privati di studio sulle tematiche, a team building creativi o a momenti di confronto con i keynote speakers nelle sale riservate al networking relazionale con i clienti invitati o con i propri dipendenti. Quando le luci si sono spente in sala, nel tardo pomeriggio del 9 novembre, tra i partecipanti serpeggiava la consapevolezza di aver vissuto due giorni fondamentali per affrontare il futuro con maggior consapevolezza e un bagaglio di esperienza che sarà un “tesoretto” personale da spendere nel corso dei mesi futuri. F. Mezzo

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ART

L’arte del corpo. Nudo. VIOLA SCAGLIONE Quando la danza italiana fa colpo anche su Madonna.

Nasce a Torino e studia alla scuola di Perfezionamento del Balletto T Nieminem, Jaqueline De Min, March de Bouais, Deborah Weaver e molt studi accademici.

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uando parliamo di arte, magari legata agli eventi, uno dei primi aspetti che ci vengono in mente è certamente quello legato alla rappresentazione artistica in scena di un concetto, oppure alla trasposizione in chiave spettacolare del tema della convention. La danza si lega quindi, ineluttabilmente, all’arte come espressione e come significante di qualcosa che va al di là del gesto tecnico.

Si perfeziona in seguito alla scuola “High On Dance” di Washington D.C Basta, alla “London Contemporary School” e al Conservatorio di Boulog di Rouxandra Racovitza. Entra a far parte del Balletto Teatro di To Viroubova, Loris Gai, James Urbain che la scelgono per ruoli solistici.

Interpreta ruoli principali in “Romeo e Giulietta” di Loris Petrillo, “Th Limon, “Mirra” di Fabrizio Monteverde, “Casanova” di Karole Armitage, nel “Mandarino Meraviglioso” creato da Gigi Caciuleanu.

Si trasferisce a Madrid dove lavora con la Compagnia La Piel di Josè Rech Dal 2002 è danzatrice del Balletto Teatro di Torino e collabora com spettacoli per le scuole del Teatro Regio di Torino.

Viola Scaglione, Co-Direttrice insieme a Loredana Furno del Balletto Teatro di Torino - che opera come compagnia stabile alla Lavanderia a Vapore, teatro di iconica bellezza frutto di un restauro post industriale della capitale sabauda - racconta questo connubio di concetti che permeano il mondo artistico della rappresentazione. É un mondo che ha visto spesso eccessi, esperimenti, che inventa e travolge. Pensiamo alla vita di un’artista come Marina Abramović, che ha mescolato vita e performance esplorando in modo definitivo - ed a volte esasperato - le relazioni tra l’artista e il pubblico, il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità della mente. “Noi - ci dice Viola - partiamo da un nuovo concetto di compagnia di danza per attraversare le frontiere dell’arte figurativa. Siamo giunti addirittura a creare un nuovo alfabeto che parla di noi, che ci caratterizza come linea grafica; ideato e disegnato dallo Studio Quattrolinee di Torino che collabora con noi nella ricerca grafica e semantica delle nostre linee di comunicazione. Per questo, come si vede sul nostro sito, abbiamo danzato le key words della compagnia, trasformandole in lettere modellate con il nostro corpo. Un gioco di posizioni e improvvisazioni artistiche a formare Connection, Volume, Release, Focus: i concetti cardine di ispirazione non solo della compagnia ma

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proprio del lavoro, che trae spunto da questo nuovo modo di intendere la danza di oggi, ovvero un cambiamento e una contaminazione frutto di tantissimo studio”. Le chiediamo di spiegarci meglio. “Prendiamo il concetto di volume - chiarisce Viola; è qualcosa di corporeo, di matematico, ma può avere un significato anche in musica. Si presta ad essere interpretato in funzione del contesto, delle cose correlate ad esso. É proprio la connessione, oggi, a stimolarci; questa contaminazione continua di stili e di generi, di luoghi e atmosfere. Lavoriamo a questo innovare per provare ad andare oltre”.


ART

VIOLA SCAGLIONE

Nasce a Torino e studia alla scuola di Perfezionamento del Balletto Teatro di Torino con: Pasi Nieminem, Jaqueline De Min, March de Bouais, Deborah Weaver e molti altri, dove termina i suoi studi accademici. Si perfeziona in seguito alla scuola High On Dance di Washington D.C (USA) diretta da Morren Basta, alla London Contemporary School e al Conservatorio di Boulogne di Parigi sotto la guida di Rouxandra Racovitza. Entra a far parte del Balletto Teatro di Torino, lavorando con Nina Viroubova, Loris Gai, James Urbain che la scelgono per ruoli solistici. Interpreta ruoli principali in “Romeo e Giulietta” di Loris Petrillo, “There is the time” di Josè Limon, “Mirra” di Fabrizio Monteverde, “Casanova” di Karole Armitage, ed il ruolo della “ragazza” nel “Mandarino Meraviglioso” creato da Gigi Căciuleanu. Si trasferisce a Madrid dove lavora con la Compagnia La Piel di Josè Reches per un anno. Dal 2002 è danzatrice del Balletto Teatro di Torino e collabora come danzatrice a Opere e spettacoli per le scuole del Teatro Regio di Torino.

Ph. Massimo Pinca

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ricorda o rappresenta quel concetto. Poi tutte le risposte vengono rimesse nella boule che viene portata in scena dove i danzatori prendono i messaggi del pubblico e li danzano improvvisando. Ma le performance di BTT non si limitano a questo. L’innovazione si spinge al confine della contaminazione pura mescolando musica e pittura, sorprese continue sul palcoscenico: l’arpa suonata da una concertista o un pittore che esegue sulla tela i movimenti della scena, in diretta, oppure irrompe on stage per dipingere al volo i corpi dei danzatori in movimento.

Ph. Silvana Giordano

E proprio con questo spirito infatti, che il 4 febbraio 2017 vedrà la luce “Matita” uno spettacolo che unirà danza, sperimentazione, arti figurative. La musica in scena verrà fatta solo con delle matite. I costumi e le scene con la carta; e i danzatori interpreteranno le coreografie di Renata Sheppard che trasporta l’arte oltre i confini del convenzionale attraverso un concetto sintetizzato nella sua visione secondo la quale “L’arte è un veicolo per preservare, onorare e sfidare l’umanità in un mondo guidato dalla tecnologia. Mi sposto tra i paradigmi: il costume è scultura, la scena diventa parte della performance e il pubblico attore; piego e cambio le aspettative e i ruoli per costruire una forma d’arte che rifletta l’impulso di spontaneità della vita reale e i comportamenti”.

Viene spontaneo chiedere allora in che direzione va la danza oggi e cos’è un danzatore. Viola su questo ha le idee chiarissime: “Il danzatore è una persona, un essere umano. Ai danzatori della compagnia che ballano con me chiedo e ancor di più Loredana Furno direttrice della compagnia e grandissima etoile della danza italiana - di tirar fuori l’unicità che è in loro; che significa sapersi estrapolare ed estraniare dai codici, dalle convenzioni. Spesso il ballerino in scena sa cosa fare per strappare l’applauso; è un prodotto con codici e canali, sa cosa funziona e dice guardatemi; mi sono allenato e faccio questo per voi. Invece io voglio che chi danza si arricchisca della diversità dell’altro, dell’esperienza, che si spogli delle sovrastrutture e sia nudo in scena”.

E quanto a nudità, inevitabile riallacciarsi a Sexxx, l’opera più discussa ed attuale del BTT, che ha addirittura ottenuto le attenzioni di Madonna la quale ha chiesto una visione privata dopo la presentazione del film realizzato dal Balletto al Festival del Cinema di Un concetto che il Balletto Torino. Sexxx, coreografato Teatro Torino ha fatto suo da Matteo Levaggi (fresco nella concezione più intima, reduce dalla premiazione attraverso performance come miglior regista eleteseguite anche fuori dagli tronico italiano) e diretto spazi “rituali” della danza. come opera cinematografica BTT ha infatti usato come dal regista Davide Ferrario, palchi il Museo di Arti è forse l’apoteosi e la sintesi Contemporanee di Rivoli, al tempo stesso dei concetti oppure l’Espace, una lounge che la Scaglione racconta. Matteo Levaggi, Ph. Selene De Rui, Valerio Ferrario discoteca torinese dove L’opera infatti, al di là della ogni giovedì la compagnia performa chiedendo al pubblico provocatorietà del titolo e dell’intensità scenica, mette di lasciarsi coinvolgere e diventare primo protagonista in scena la temperatura delle persone e dei danzatori. creando il balletto. All’ingresso viene chiesto a chi entra I cambi di scena e l’interazione, i passaggi da un pas à se vuole pescare una delle keywords della compagnia a deux a un corale, sono energia pura che prende vita. Ecco caso da una boule, e di scrivere in pochissime righe cosa gli perché Sexxx non è un’opera sessuale ma un’esercitazione

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fisica e mentale su dinamiche riconducibili al sesso. “Sexxx è stata una grande esperienza - racconta Viola -. Quando Matteo Levaggi, il coreografo che l’ha concepita, scritta e coreografata, ci ha presentato l’idea siamo rimasti affascinati dai concetti intrinsechi, dalla fisicità. Uno sforzo che è evidente nel film diretto da Davide Ferrario”. Come nasce il film? Cosa racconta? Backstage o narrazione sequenziale? “Innanzi tutto bisogna dire che il film nasce dalla testardaggine del regista che ci ha visto ballare e ha pensato di fare un film dallo spettacolo. E poiché in Italia la cultura ha sempre difficoltà a trovare finanziamenti, in primis Davide, ma poi tutti insieme con entusiasmo, abbiamo fatto fund raising per finanziare lo shooting. Sono stati 4 giorni quasi in continuo per stare nel budget; ed è stata una nuova esperienza per tutti. Perché in scena è buona la prima, mentre quando abbiamo girato, abbiamo dovuto lavorare sulle ripetizioni. Le scelte del regista ci hanno visto ballare come se avessimo lo spettatore quasi addosso, la macchina da presa a pochissimo dai corpi; e i vari angoli di ripresa hanno richiesto magari 5, 6, 8, 10 ripetizioni della stessa scena, dello stesso movimento. Il montaggio del girato, fatto di comune accordo tra Davide e Matteo, ha privilegiato probabilmente l’umanità, la stanchezza, la purezza del danzatore rispetto alla perfezione tecnica del gesto. Il film è lo spettacolo, visto con gli occhi di uno spettatore vicinissimo a noi, che azzera la distanza palco/ platea per condividere la fatica e l’esperienza. Per questo alcuni inframezzi di backstage rendono ancora più vivida l’esperienza”. E quando avete saputo dell’interesse di Madonna? “Beh - ci dice Viola - ovviamente siamo stati al settimo cielo; come professionisti e come fan. Sapere che si è interessata a noi è un onore e un grande piacere. Significa che abbiamo fatto qualcosa di davvero innovativo perché lei è un mito, una trasformista, un camaleonte una che ha saputo cavalcare mode e tendenze”. Dopo averle lasciato molto spazio, Matteo Levaggi interviene in modo giustamente orgoglioso su questo punto: “Posso aggiungere che a parte l’emozione, vista la mia ammirazione per Madonna e la portata del personaggio, mi

sono sentito onorato per il fatto che si fosse interessata ad un’opera che in questo caso trattava uno degli argomenti forse a lei più cari come la libertà di espressione. Da come ci ha risposto ne è rimasta entusiasta e ha espresso gratitudine per il coraggio di parlare, non solo del sesso, ma di una mente aperta ad accogliere la vita. E questo è uno dei ricordi più belli e dei grandi motivi di orgoglio per un lavoro che spesso è frutto di una scintilla creativa da elaborare poi con cura”. Ecco, come nasce allora l’idea nella testa di un coreografo? “Il processo è un misto di esperienza personale e trasposizione di un’idea. A volte ti affascina o ti spinge a creare un dettaglio, come un’immagine,

Ph. Massimo Pinca

una frase letta, l’andatura o la postura di una persona. Ecco: sono alcuni degli esempi che fanno scattare la famosa scintilla che poi si trasforma in un concetto anche grazie al proprio vissuto, che ci sostiene con strumenti sempre più ampi”. Strumenti, percepito, mode; …e il futuro? “Ah, saperlo sospira la Scaglione - la tendenza vera è non avere tendenze, anche se vedo una maggior predisposizione verso il circo piuttosto che la multimedialità com’era qualche anno fa. Oggi comunque, mi sembra che stiamo attraversando un periodo di grande transizione, di commistione e misticanza.

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Io non sono per mescolare a caso. Credo bisognerà ridefinire presto. Contaminare non significa generare un caleidoscopio, agitarlo, e vedere che forma ne esce. Contaminare significa scegliere il meglio e utilizzarlo per potenziare le specificità tipiche di ogni arte”. In questo senso quindi non credi nel rapporto danza-tv, nelle trasmissioni che uniscono i generi? “Io credo che oggi la televisione stia tentando di avvicinare il pubblico generalista alla danza. Ma è un rapporto difficile; quello che vedo non corrisponde al mondo della danza; è come se si avesse paura di far vedere quanto impegno ci vuole, quanta dedizione, sacrificio e fatica serva per essere un danzatore. Ma se penso all’epoca dei varietà di Heather Parisi, riconosco che c’era una linea guida, una grande professionalità, una vicinanza al nostro mondo che oggi sento meno, forse per paura di non guadagnare abbastanza o forse per scarsa conoscenza del settore di cui non si vede il lato commerciale”. Ma c’è un lato commerciale? Si diventa ricchi danzando? Viola scuote la testa

Ph. Silvana Giordano

Connection, Volume, Release, Focus. I concetti cardine di ispirazione non solo della compagnia ma proprio del lavoro, che trae spunto da questo nuovo modo di intendere la danza di oggi, ovvero un cambiamento e una contaminazione frutto di tantissimo studio.

sorridendo, ma è un sorriso triste. “Oggi, e ancor più in Italia - confessa - è un privilegio riuscire a vivere di questa professione. É un mondo difficile, dove la passione e la professionalità fanno la differenza per chi vuole emergere e magari arrivare ad essere il protagonista di un musical”. E dal lato eventi? La danza non può essere un driver di comunicazione? “Certo - conclude - la danza è fisicità, è visione, è musica. É un tutto e le aziende non possono che beneficiarne. Quando si fa un brief, si estrapolano gli elementi adattabili da ogni produzione per far emergere i valori dell’azienda o della presentazione. Ogni adattamento - senza snaturare - crea un grande valore per l’azienda; e meglio ancora quando si crea qualcosa ad hoc. Basta spostare il focus e diventa facile lavorare anche in chiave di diffusione di un determinato messaggio.” Idee chiare, capacità di contaminare danza e comunicazione, focus sul cliente. Guarda caso le keywords della vision del Balletto Teatro di Torino.

Ph. Roberto Poli

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F. Mezzo


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Ph. Luigi Cerati

talentuoso artista oggi sulla scena coreografica italiana) ed alle musiche originali, comprendendo un numero significativo di esecuzioni dal vivo in collaborazione con Rivoli Musica. Fondato da Loredana Furno nel 1979, che ancora oggi lo dirige, il Balletto Teatro di Torino vanta oltre 35 anni di attività continuativa; i danzatori che ne fanno parte provengono da importanti esperienze internazionali e sono tra gli artefici del crescente successo di un originale percorso di creazione riconosciuto ormai dalla critica più attenta. Il profilo sempre più internazionale che il Balletto Teatro di Torino è andato assumendo negli anni, non ne limita l’attività in Italia ed in particolare a Torino dove, è ormai un organismo stabile di produzione, istituzionalizzato a livello regionale e cittadino. Il programma è rivolto alla coreografia di ricerca, ai giovani coreografi (per tutti citiamo Marco de Alteriis,

A partire dal 2014 il BTT allarga il suo percorso artistico aprendo ad importanti autori internazionali, in particolare all’israeliano Itzik Galili tornato oggi a produrre per la compagnia, dopo “Quasi una Fantasia” andata in scena nel 2014. Parte integrante dell’attività la sezione dedicata ai ragazzi, con la presentazione di spettacoli rivolti alle scuole dell’obbligo (in orario scolastico), introdotti e seguiti da un dibattito curato da Loredana Furno. Nel 2009 BTT assume la direzione artistica della Lavanderia a Vapore (raro caso di Centro coreografico in Italia) curata per sei anni e rimanendovi oggi “in residenza” nell’ambito delle iniziative della Fondazione Piemonte dal Vivo.

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Ristorante The Rock, Tanzania - 500px.com

I ristoranti più spettacolari del mondo Abbiamo fatto un giro per il mondo alla ricerca dei ristoranti più bizzarri e spettacolari per i prossimi viaggi. Tra i numerosi che ci hanno lasciato a bocca aperta, qui sotto vi lasciamo una piccola classifica adatta a tutti i gusti!

Decisamente più esotico invece, il The Rock in Tanzania. Un ristorante costruito su un isolotto in mezzo al mare circondato da incantevoli colori, profumi e ovviamente…un panorama imperdibile! Per quelli che mangerebbero latte e cereali a colazione, pranzo e cena, c’è l’immancabile Cereal Killer Cafè di Londra dove, oltre al gioco di parole, vi attendono porzioni gigantesche di cereali, smoothies e tante altre dolci leccornie!

Ristorante Sci-fi Dine-in Theater, Florida - idesignarch.com

Volete fare una cena in tema Sci-Fi? Non può mancare alla vostra lista dei desideri il Sci-fi Dine-in Theater al Disney World in Florida! Per mangiare a bordo di macchine anni Cinquanta guardando delle pellicole futuristiche! Al Dans le Noir di Parigi invece, è possibile sperimentare una cena completamente al buio, per un’esperienza sensoriale indimenticabile!

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In Messico si trova una caverna, dove è possibile organizzare cene ed eventi speciali in un’atmosfera elegante ed antichissima, con oltre diecimila anni di storia. Il ristorante Alux è situato a Playa del Carmen e accoglie fino a 250 ospiti con cocktail esotici, cucina locale ed intrattenimento di altissimo livello. Un vero e proprio spettacolo naturale quello che si apre agli occhi degli ospiti del Ithaa Undersea Restaurant. Il primo ristorante sottomarino con un’ampia selezione di vini e menù, il tutto tra le acque cristalline delle Maldive. Torniamo in Italia, precisamente a Polignano a Mare, in Puglia. Lo spettacolo unico del Grotta Palazzese accoglie i suoi ospiti con una struttura inserita elegantemente tra le pareti rocciose di una grotta che si affaccia direttamente sul mare.


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Ristorante Grotta Palazzese, Puglia - grottapalazzese.it

E con una vista mozzafiato, non possono mancare queste perle della ristorazione!

Ce la Vi, Singapore - marinabaysands.com

Kapari Wine Restaurant, Santorini, Grecia - coloredideas.com

Dinner in the sky, SanJuan Teoti huacan, Mexico - dinnerinthesky.com

La Peschiera, Monopoli, Bari - la-peschiera-hotel-monopoli.hotelmix.it

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Hotel: in e out nella sfida del futuro Per offrire un’ospitalità al passo coi tempi bisogna seguire anche le mode del settore e svecchiare aspetti legati ad una concezione passata di hotel e vacanza. Per questo motivo, Mauro Santinato, presidente di Teamwork, ha fornito agli operatori del settore una lista di In & Out da seguire o a cui prepararsi per i prossimi anni. Semplificare le procedure: via i banconi della reception, troppo ingombranti e inutili; meglio avere delle pod station, dei banchi più piccoli e funzionali che non facciano da barriera. Sarebbe opportuno, poi, rivedere la figura dei receptionist e più in generale dei portieri d’albergo “una categoria ormai protetta dal WWF”, scherza Santinato, ma che dovrebbe lasciare il posto agli ‘ambassador’ dell’hotel, figure pronte a fornire ogni tipo di assistenza. Da eliminare anche maître e sommelier. “Con tutta la tecnologia che abbiamo, chiediamo al cliente ancora più tempo rispetto a 30 anni fa per fare il check-in e il check-out - avverte il numero uno di Teamwork

MORPHotel, progetto di Gianluca Santosuosso - aquaticurbanism.com

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- e questo è inammissibile. Bisogna digitalizzare tutto e consentire queste procedure anche da mobile”. Inoltre, ci sono ancora alberghi che hanno una sala tv comune e che offrono la pensione completa. Concetti assolutamente “retrò - come li definisce Santinato -. I clienti cercano hotel con personalità e prediligono il dining around”. Un’altra cosa da svecchiare sono i prezzi: le tariffe rigide non funzionano più, servono soluzioni elastiche, che cambino di giorno in giorno, a seconda dei periodi e degli eventi che offre una località. Da TTG Italia

Nuovi spazi da sfruttare: arriva il galleggiante “Good Hotel“ Sempre di più gli alberghi vanno ad occupare degli spazi finora immaginabili; tra le novità più originali troviamo il Good Hotel, Good non solo per la qualità, ma anche perché crea nuovi posti di lavoro e con lo scopo di far del bene. Questo albergo galleggiante è attraccato a Londra, dopo un anno in un canale di Amsterdam, e rimarrà per 5 anni nella capitale


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inglese: un grande rimorchiatore lo ha trasportato via mare e via fiume sino al Royal Victoria Dock, il quartiere lungo il Tamigi dove si trova il centro congressi ExCel. Il Good Hotel è originale perché è itinerante e, soprattutto, perché è un vero progetto sociale. L’albergo è infatti di proprietà di Good Hospitality Group, la società senza scopo di lucro fondata 4 anni fa dall’imprenditore olandese Marten Dresen con l’obiettivo di fare del business dell’ospitalità un elemento di crescita e sviluppo per le comunità locali. Nelle destinazioni dove attracca, l’hotel avvia un percorso di formazione alle professioni del settore alberghiero rivolto a persone senza occupazione. I neo formati sono assunti per 3 mesi dal Good Hotel e successivamente aiutati a trovare un impiego stabile. Il progetto di qualificazione professionale sembra funzionare: ad Amsterdam il 70% del personale formato nel Good Hotel è stato poi assunto dagli alberghi della città. Il Good Hotel cambia approdo ma rimane lo stesso. Connotato da uno stile di design minimalista e industriale, è dotato di 148 camere di differenti tipologie, terrazza panoramica con giardino pensile, living room dove socializzare e organizzare cocktail

party sino 120 partecipanti, ristorante e bar nei quali sono proposti cibo e bevande soprattutto di produttori locali. Per eventi di piccole dimensioni ci sono 4 sale meeting, la maggiore da 50 posti. L’albergo è commercializzato da Hotel REZ Hotels & Resorts ed è aperto al pubblico, con tariffe a partire da circa 120 euro a notte. Tutto questo, in attesa di un progetto che non esiste ancora, ma potrebbe nascere: un hotel che viaggia sul mare, come una nave da crociera, ma molto più lentamente, con tutti i confort del lusso, per rilassarsi cullati dalle onde. Si chiama “MorpHotel” la proposta avveniristica di Gianluca Santosuosso, che lancia l’idea di un hotel galleggiante che cambia forma a seconda delle correnti marine e che attraversa i mari come una nave da crociera. Visto dall’alto sembra lo scheletro di un ittiosauro preistorico ed è alimentato con pannelli solari e convertitori del moto ondoso. Da Event Report e TTG Italia M. Saccenti

Good Hotel, Londra - tripadvisor.ca

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DESTINAZIONI SU CUI PUNTARE Azerbaijan

L’Azerbaijan è una terra ancora lontana da noi, sia a livello geografico, sia in termini di conoscenza effettiva. Non rientra facilmente nelle proposte di viaggio incentive, ma ha da sempre un certo fascino che ci ha portati a scoprirla un po’ più da vicino. Abbiamo quindi creato una sorta di carta di identità, una piccola guida per avvicinarci a questo Paese in crescita da diversi anni, in un mix di tradizione e modernità.

Voltaggio: La corrente elettrica è a 220V AC, come in Italia. Le prese sono di tipo europeo con 2 spinotti rotondi.

Capitale: Baku

Voli: Azerbaijan Airlines (AZAL) vola da Milano Malpensa il martedì e venerdì con volo diretto di 4 ore e mezza. Turkish via Istanbul ogni giorno; Lufthansa via Francoforte 4 volte la settimana; Aeroflot via Mosca giornalmente, Qatar via Doha 2 volte la settimana.

Lingua parlata: Azero Moneta: Manat (AZN) – 1 EUR= 1.79AZN circa Documenti e visto: Passaporto con validità minima 6 mesi. Il visto va richiesto prima della partenza presso Ambasciata o Consolato. Documenti richiesti: 1 foto, 1 copia del modulo compilata al computer. Religione: Gli azeri sono in maggioranza musulmani sciiti (62%), ma vi sono anche musulmani sunniti (26%), e cristiano-ortodossi (12%). Fuso orario: 3 ore avanti rispetto all’Italia durante tutto l’anno, essendo in vigore l’ora legale come in Europa Occidentale. Clima: Temperato, con le quattro stagioni come in Italia. Nell’area circostante la capitale la temperatura varia dai 28 ai 35 gradi in estate, mentre durante l’inverno difficilmente scende al di sotto dello zero. Il periodo migliore va da aprile a giugno e da metà settembre a fine ottobre.

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Cibi e bevande: La gastronomia in Azerbaijan risente della secolare presenza delle tradizioni culinarie dei paesi e dei popoli che vi si sono fermati. Su tutte la cucina turca - kebab e dolma, verdure con carne e riso - che con le sue ricette ed i suoi piatti è presente in ogni menù offerto nei locali del paese. Il plov è considerato un piatto tipico della secolare tradizione dell’Azerbaijan, i cui ingredienti principali sono carne, riso e strutto, il tutto impreziosito da una miscela di spezie. Il vino prodotto nelle regioni dell’Azerbaijan, come ad esempio quella di Tovuz, è conosciuto da secoli per il suo sapore caratteristico e per la sua qualità; da non perdere quello di melograno, particolarmente apprezzato in tutto il mondo. M. Saccenti


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©ETIBARNAME/Shutterstock.com

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PAROLE IN EVENTO

Rischio o incertezza? I dilemmi dell’event manager.

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el mondo della comunicazione i sondaggisti hanno un ruolo importante quasi quanto gli influencer (i nuovi opinion leader come direbbe qualcuno parafrasando “Il Diavolo veste Prada” e la famosa sostituzione delle taglie trentotto diventate la nuova quaranta e le trentasei la trentotto). Questi ultimi hanno il delicato compito di suggerire su social e giornali, in trasmissioni TV, via radio Ne parliamo prendendo spunto da una riflessione che o in incontri cosa va o andrà di moda, cosa succederà nel Davide Verdesca, COO e CEO di Sinergie Group, ha fatto mondo, quali saranno gli esiti delle votazioni, quale colore a un seminario interno di agenzia per aggiornare i primi sarà vincente alle prossime sfilate. Insomma, un complesso riporti sulla comunicazione e sui prossimi cambiamenti in mondo di interpretazioni che spesso diventa virale e seno al Gruppo, partendo dalla teoria di Knight in campo che è soggetto - proprio perché economico. La qualità è un processo continuo. interpretazione o quasi vaticinio - a un La conoscenza è un booster per rischio davvero elevato. Frank Hyneman Knight, nel suo superare situazioni di empasse, di libro Risk, Uncertainty and Profit, E proprio sul filo del rasoio, sul rischio, difficoltà. Dobbiamo essere in grado di definisce il rischio come frutto di spiegare ai nostri clienti che il rischio sull’incertezza, si svolgono molti un’unica situazione: quando l’evento si può ridurre, ma non azzerare. eventi. Per questo il ruolo dell’event non è prevedibile, ossia quando non manager è di quelli che fanno tremare è calcolabile in modo oggettivo la sua i polsi e provocano scossoni al cuore. Dovrebbe diventare probabilità, è impossibile parlare di rischio poiché nessuno quasi equiparato a un “lavoro usurante”, perché la tensione può avere sufficienti informazioni sulla possibilità che si affinché tutto sia perfetto è sempre molto alta. verifichi in futuro.

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PAROLE IN EVENTO

Nella pratica, questo significa che se so di avere due palline, una bianca e una nera, e le metto in un sacchetto per poi estrarle a occhi chiusi, so che il rischio di prendere il colore che non voglio è pari al 50%. Ma se non conosco né il colore delle palline nel sacchetto, né quante ve ne siano, non ho un rischio, perché non posso calcolarlo. Sono semplicemente incerto sul da farsi perché non ho conoscenze a sufficienza per decidere e definire anche solo quale colore scegliere. Partendo da questa teoria, Verdesca ha voluto dare un segnale a tutti i PM, ricordando che nel settore degli eventi è impossibile abolire il rischio che qualcosa vada storto e che l’incertezza legata alle variabili non controllabili, nella pianificazione di un evento, è qualcosa che esisterà sempre.

“attraverso le nuove tecnologie e gli algoritmi, prevedere con una buona approssimazione che tempo farà domani. Ma pensare di dire che tempo farà anche solo tra due mesi - non parliamo poi di anni e mutamenti climatici - è pura incertezza e follia. Mancano le condizioni di conoscenza che sono alla base della valutazione del rischio”. L’argomento conoscenza, fondamentale come la quantità di palline e il colore delle stesse, è stato l’altro tema su cui il COO e CEO di Sinergie Group ha posto l’attenzione. “Mi aspetto - ha detto - che i miei responsabili siano manager che hanno a cuore la propria istruzione e la capacità di identificare i fattori di rischio, proprio perché si ricordano delle variabili degli eventi precedenti.

“Un conto - ha detto - è valutare razionalmente, guidare il cliente verso la scelta più sensata. Ovvero: se devo fare un barbeque e una Quello che pone i nostri eventi su un livello di eccellenza festa danzante in spiaggia, non sceglierò è la capacità di applicare processi di lavoro che come periodo settembre o ottobre, portano alla riduzione dei rischi. Ci siamo certificati per ma luglio, per avere maggiori aiutarci a mantenere uno standard, sarebbe sbagliato probabilità di non incorrere pensare che, adesso che abbiamo il bollino, possiamo in temporali o rovesci. vivere di rendita. La qualità è un processo continuo. Purtroppo l’incertezza La conoscenza è un booster per superare situazioni rimarrà fino all’inizio di impasse, di difficoltà. Dobbiamo essere in grado di della serata. E se spiegare ai nostri clienti che il rischio si può ridurre, ma arriva un temporale non azzerare”. estivo? Se il vento si alza dal mare? Sono Infatti, anche se prendessimo un sacchetto e mettessimo cose imprevedibili, al suo interno 99 palline bianche e una sola nera, mettendo il cui rischio non si la mano a caso senza guardare avremmo certamente può calcolare. Il compito un’altissima probabilità di prenderne una bianca. Ma di un buon PM o di un buon event nessuno potrà mai garantire che, pur contro ogni manager, ha detto, è quello di guidare il cliente verso previsione, non ci capiti in mano la famosa pallina nera. scelte oggettive che aiutino (e qui torna la teoria di Knight) a limitare i rischi, a limare Anche perché non dobbiamo le possibilità che qualcosa vada dimenticarci di un’altra regola, La differenza dei nostri eventi storto”. questa volta non normata da Knight è proprio nella capacità di applicare ma da Murphy: la fortuna è cieca, processi di lavoro che portano L’esempio portato da Verdesca ma la sfiga ci vede benissimo, e se alla riduzione dei rischi. è legato ad un altro campo di qualcosa può andare storto, quasi assoluta interpretazione ad alto sicuramente ci andrà. rischio, o meglio …incertezza: le previsioni del tempo. Nel suo intervento ha ricordato come sia possibile oggi C. Mangime

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Buon compleanno MediaWorld.

Una celebrazione speciale per i 25 anni

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ono passati 25 anni da quando MediaWorld è arrivata in Italia. Un traguardo importante che non poteva che esser festeggiato in grande stile, celebrando la forza, la capacità ed il talento che hanno portato questo brand a consolidarsi sul mercato e a diventare uno dei top player del settore. Sono stati oltre 4000 i partecipanti all’evento “Noi Convenshow”, l’evento organizzato da SINERGIE Live Communication per celebrare il quarto di secolo da poco compiuto dall’azienda. Per questo evento tutti, dipendenti e Top Management, si sono trovati a Bologna, all’Unipol Arena (rinominata per l’occasione “MediaWorld Arena”) lo scorso 13 novembre. Ma prima di soffermarci sulle immagini spettacolari e sulle forze spiegate per organizzare questo fondamentale anniversario, facciamo un passo indietro lungo la storia che MediaWorld e SINERGIE Live Communication hanno in comune. L’incontro tra i due infatti avviene in occasione del ventennale dell’azienda per poi proseguire, gara dopo gara, con la gestione di tutti gli eventi formativi e celebrativi che hanno segnato il 2016. Tra i primi appuntamenti dell’anno ricordiamo quello d’apertura dello scorso gennaio dove oltre 600 fornitori sono stati stupiti da un evento caratterizzato dall’utilizzo delle migliori tecnologie quali ologrammi, proiezioni interattive e luci laser. Qualche mese dopo, nella pittoresca cornice di Villa Castelbarco a Vaprio D’Adda, SINERGIE Live Communication ha inaugurato “Casa MediaWorld” un evento formativo che ha coinvolto circa 1500 addetti vendita da aprile a settembre. Due momenti di grande interesse ed importanza che hanno unito dipendenti, azienda e fornitori; tasselli molto rilevanti per la crescita professionale sia dell’azienda che dell’agenzia.

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Così, come in un percorso a tappe, l’anno è volto al termine con un grandioso evento-show che ha racchiuso in sé tutta la voglia di vincere, collaborare e continuare a costruire insieme il futuro di MediaWorld. Con due conduttori d’eccezione come Frank Matano e Valentina Correani, il convenshow ha visto salire più volte sul palco il Consiglio di Media-Saturn Holding, i cui discorsi istituzionali sono stati intervallati dall’intrattenimento dei conduttori stessi e dalla band Le Charleston. In aggiunta ai momenti di riunione con il Top Management dell’azienda, “Noi Convenshow” ha segnato anche la conclusione di un road show partito ad inizio anno a bordo di un pulmino Volkswagen del 1972. MediaWorld ha girato tutta Italia per raggiungere 110 store in soli quattro mesi, avvicinandosi così ai propri dipendenti che hanno potuto porre domande al board e soprattutto diventare i veri protagonisti di questo progetto. La serata dedicata a MediaWorld non si è interrotta qui, lo spettacolo è proseguito con l’arrivo in scena di Aldo, Giovanni e Giacomo

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che con i loro sketch hanno divertito tutto il pubblico; in seguito, il corpo di ballo Tron Dance si è esibito indossando le caratteristiche tute LED mentre alle loro spalle i maxischermi si animavano con scenografie mozzafiato. I festeggiamenti sono terminati dopo l’esibizione in esclusiva di Alessandra Amoroso e il dj set del giovane duo MERK & KREMONT. L’evento è stato un successo condiviso e a cui entrambe le parti hanno lavorato per oltre un anno, costruendo insieme passo dopo passo un percorso importantissimo per l’azienda che ha voluto mettere l’accento su ciò che la rende realmente speciale: le sue risorse. SINERGIE Live Communication ha preso in carico la gestione di questo evento a partire dal 2015 dedicando il suo personale ad una realizzazione tanto impegnativa quanto fondamentale per il cliente. Dietro agli highlight di “Noi Convenshow” un team affiatato di creativi, operativi e logistica che si è messo in gioco per contribuire al meglio a questo importante anniversario.

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• Piano di comunicazione (teaser sulle pagine social), declinazioni grafiche del logo, sciarpe per i partecipanti e customizzazione interna ed esterna del palazzetto Unipol (paline segnaletiche, tribune, ingresso, cuscini delle sedute). • Regia di Andrea Beretta di Freakout Production che ha reso l’evento dinamico, giovane e molto televisivo con telecamere aperte a cogliere ogni dettaglio, ogni espressione, ogni sorriso. • Oltre 100 persone impegnate nell’immensa produzione. • Palco di due livelli con 120mq di superficie e oltre 500mt di americane. • Piano luci imponente e spettacolare, il cui funzionamento ha richiesto oltre 600kW di potenza (250 punti luce e oltre 200 teste mobili). • Tre maxi schermi e oltre 200mq di led colorati.

L’organizzazione, l’impegno e la responsabilità da entrambe le parti ha reso “Noi Convenshow” molto più di un evento per ricordare ciò che è stato, diventando una vera e propria pietra miliare della storia dell’azienda che, oggi più che in passato, si prepara ad affrontare nuove sfide e raggiungere importanti obiettivi.

Un team affiatato di creativi, operativi e logistica si è messo in gioco per contribuire al meglio a questo importante anniversario.

Anche Graziano Mascheri, CEO di Sinergie Group, ha partecipato in prima linea all’organizzazione dell’evento: “Siamo molto contenti e soddisfatti del grande progetto di Live Communication che abbiamo sviluppato nel corso di tutto il 2016 per i 25 anni MediaWorld - ha dichiarato - siamo riusciti a creare l’esperienza e la connessione emozionale tra il brand, l’azienda, le sue risorse umane e i principali partner commerciali. Abbiamo messo in campo tutte la nostre competenze per creare coerentemente il concetto di comunicazione in ogni singolo progetto fino al grande evento celebrativo di Bologna.” Sul rapporto tra l’agenzia e il cliente ha infine affermato: “Siamo anche molto orgogliosi della collaborazione che lega professionalmente Sinergie Group e MediaWorld e ci auguriamo di poter festeggiare insieme il successo di questa campagna e di raccogliere lo stesso numero di premi di cinque anni fa.” S. Beretta

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Ma cosa comunichiamo?

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un periodo buio. No, non come il Medioevo dove era lampante la diseguaglianza. In quegli anni il signorotto feudale era padrone assoluto: vita e morte, ricchezze e terreni (che spesso erano la fonte una dell’altra in un circolo vizioso), decime e tasse (anche qui vedo una certa somiglianza con un modello attuale dove però i signorotti siedono nei consigli di amministrazione delle banche e nei posti di governo), addirittura lo jus primae noctis, oggi inattuale solo per conclamato abbassamento dell’età dei primi amori. Abbiamo attraversato anni turbolenti, ogni anno sembra peggiore del precedente; e ne siamo usciti. Abbiamo vissuto crisi, scossoni, mutamenti politici, elezioni che hanno dimostrato l’importanza della comunicazione e la vittoria dell’azione. Siamo passati attraverso una centrifuga mediatica che ha trasformato qualsiasi evento in una giustificante atmosfera di tranquilla normalità, anche quando normalità non è. O meglio: dobbiamo accettare il fatto che le regole del gioco sono mutate. Dobbiamo prenderne atto. La comunicazione non è più quella di una volta. E se dobbiamo gestire i processi di comunicazione, dobbiamo necessariamente lavorare perché esistano regole che tengano conto dei tempi in cui viviamo. Parliamo tutti di social, di real time, di dirette e streaming sul web, e continuiamo a lavorare con leggi fatte al tempo in cui i giornali stampati parevano un mezzo avveniristico. Oggi è anacronistico, solo per fare un esempio di recente memoria, il silenzio stampa elettorale. É vero; non si può più parlare e fare propaganda in radio e televisione o sulla carta stampata dal venerdì notte precedente la domenica del voto. Ma qualcuno ha pensato di normare i social? In quest’ultimo periodo abbiamo avuto personaggi influenti e direttori di aziende che hanno twittato e postato su ogni social in diretta fino a domenica pomeriggio; abbiamo visto su profili personali di responsabili economici o risorse umane di aziende una esposizione a favore dell’uno o dell’altro schieramento e pletore di “Fantozzi” amici (o fantocci) pronti a mettere un like subito sotto la loro presa di posizione. Qualcuno si è posto il problema che oggi la comunicazione istituzionale non passa più per un comunicato stampa formale siglato in calce da 5 firme, ma attraverso un tweet del Presidente del Consiglio che firma con una emoticon le sue dimissioni?

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La comunicazione sta cambiando e con essa i suoi processi di influenzamento reciproci di bandleriana memoria. La comunicazione passa attraverso sfumature, suggestioni. Oggi tutti parlano di emozioni, di experience, invece che di prodotti e servizi; ma poi si continua a razionalizzare, a cercare di trasmettere una monotona continuità che forse è utile solo per chi non ha, o non ha più, la capacità di usare un dispositivo mobile. La comunicazione di oggi deve necessariamente tener conto dei nuovi media.


Il nostro è un mondo sull’orlo del baratro. Non solo simbolicamente, ma realmente.

Siamo talmente collegati in bluetooth e wi-fi, che in Germania hanno inventato dei semafori orizzontali posti sulla pavimentazione perché le persone non guardano più in alto ma solo in basso, concentrati sul cellulare che hanno in mano. La comunicazione è cambiata perché sono cambiate le persone; oggi interpretare la realtà attraverso dichiarazioni è sempre più rischioso. Ogni telegiornale ha fatto a gara in questi anni, nel cercare di spostare l’attenzione su argomenti che potessero in qualche modo, con la “normalizzazione quotidiana delle notizie”, far apparire standard notizie che standard non sono. É stato uno sforzo creativo immane per il mondo dell’informazione che si è dibattuto tra l’incoerenza del parlare e l’incoscienza del sapere, salvo scontrarsi con realtà diverse da quelle descritte nei sondaggi e previste dagli analisti. Intanto la terra ha continuato a girare; non ha stallato in cielo. E le persone hanno continuato il loro ciclo circadiano, trovando ad ogni alba nuova, un nuovo motivo per alzarsi, scoprendo che si poteva ancora comperare il nuovo televisore, che le

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code per l’iPhone 7 erano poca cosa pur di avere il nuovo modello di Cupertino (magari aumentando un po’ la rata di indebitamento mensile con il credito al consumo), che il viaggio si poteva fare, magari utilizzando un modello nuovo di spostamento e condividendo le spese di auto e autostrada o di alloggio (BlaBlaCar e Airbnb insegnano). Domani è un altro giorno, diceva Rossella O’Hara. Eppure tutto questo non deve eccessivamente confortare. É un periodo buio ugualmente. Anche se le stelle natalizie accese dappertutto cercano di farci dimenticare come cicale la realtà che viviamo quotidianamente. Anche se sirene spiaggiate nei talk show ci incantano col suono di una crisi lontana o passata o inesistente. É il gioco della comunicazione positiva, del pensiero verso un fulgido avvenire, della negazione convincente.

Guardiamo i milioni di senzatetto che vagano per le nostre strade: mucchi di stracci e ossa in cerca di cibo che mendicano non uno sguardo di pietà ma un pezzo di pane. Attori sconci di una realtà deformata dall’immagine che proiettiamo sul nostro futuro, non vediamo che il film che recitiamo è una commedia drammatica e allegorica di ciò che chiamiamo vita. Sono in aumento; città dopo città, nazione dopo nazione. Siamo pieni di parole e non di fatti perché gonfi d’aria inquinata dallo smog delle nostre idee corrotte. Siamo ciechi di un velo di mediocrità che ci fa pensare al successo come a una pelliccia in visone sintetico o un SUV di colore diverso. Siamo ingozzati di cibo iperproteico da serie televisiva che ci ha ingrassato di pigrizia.

©durantelallera/Shutterstock.com

Lo dicono i dati; viviamo di parole perché troppo spesso i fatti sono resi difficili. O forse è la difficoltà ad interpretarli che ci confonde. Forse sono i modelli che avevamo che oggi non funzionano più; e ne cerchiamo di nuovi, disorientati al pensiero non di non trovarli, ma di non saperli più cercare. É un momento storico sospeso tra l’irrealtà del presente concreto e la certezza di un futuro in arrivo, ma sempre un po’ più in là. Come ci suggeriscono le pubblicità e i messaggi di motivazione; tendere al meglio per non pensare al peggio. Il nostro è un mondo sull’orlo del baratro. Non solo simbolicamente, ma realmente.

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Non sappiamo più fare. Non sappiamo più costruire. Cadono le case. Franano le montagne. Straripano i fiumi. Non è la natura che si ribella. É la nostra umana incapacità di fare fronte al nostro primo dovere che è vivere. In un mondo sostenibile. E come la natura cadiamo anche noi. Sotto i colpi di cacciatori di frodo delle nostre buone intenzioni veniamo scuoiati della pelle che ci rendeva umani. Sotto la mannaia che non ha pietà di macellai del pensiero ci costruiamo una realtà fatta di immagini televisive. Sotto il gioco di una tirannia dei sogni imposti guardiamo al domani come a un nuovo incubo e non più a un risveglio sereno.


Le fiabe della buona notte hanno una formula particolarmente inquietante a giustificare da sempre l’inattualità del presente. Cominciano tutte con il c’era una volta in un paese lontano…che è un modo per staccare la spina dal qui e ora. Le persone se lo portano dietro nella vita; e così diventano lentamente incapaci di accorgersi del reale perché abituati al racconto. Viviamo in un periodo di talk show, di trasmissioni radiofoniche in cui la musica è sempre più intervallata da DJ che oltre a mettere musica parlano e raccontano, danno una loro analisi della realtà; sono diventati tutti bravissimi a parlare di qualcosa che non conoscono. Per usare una metafora di Velasco, uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi, “gli schiacciatori parlano benissimo dell’alzata. Sanno tutto di come si alza un pallone. Solo che loro lo devono schiacciare; e si devono preoccupare di quello, solo di quello”.

Oppure come tanti struzzi continuano nel nascondimento della testa sotto la sabbia convinti che passata la tempesta si tornerà a lavorare “come ai vecchi tempi”?

Io credo che i comunicatori dei prossimi anni dovranno prima di tutto dare risposte in termini di futuro sostenibile. In ogni dichiarazione, in ogni pubblicità, in ogni filmato. Il tema della responsabilità sociale è sempre più avvertito come un brivido sottopelle; non sai cos’è ma lo senti, come una brezza marina al tramonto, la barca in rada e il sole che cade nel mare in attesa di rinascere il giorno dopo. E come il sole, infatti, il comunicatore futuro dovrà ricordare che c’è fame di domani, sete di ideali. C’è ancora bisogno di utopia, di voglia di rinascere; e al tempo stesso di quelle emozioni banali che sono frutto di condivisione. Guardiamo al successo del Pokemon Go; non è certamente il gioco più intelligente, Invece oggi abbiamo tuttologi che spiegano e indicano, innovativo o straordinario che si sia visto. Ma ha spopolato abbiamo degli influencer che, pagati o asserviti, utilizzano proprio perché era condiviso, interattivo; potevi cacciare il i social per suggerire ciò che dovremmo fare, quali modelli tuo Pokemon e al tempo stesso fotografarlo, mettertelo in seguire, dove dovremmo andare, per sfamare la nostra voglia bacheca sui social, condividere l’esperienza, combattere nelle di conoscere proponendoci un quadro rassicurante per non palestre, accumulare km a piedi o in bici facendo così anche farci accorgere che dietro la tela c’è un altro paesaggio che il sport; e comunicandosi tra amici le nuove “prede” catturate, continuando a non interrompere il flusso di comunicazione e pittore ha omesso. gioco. Passerà presto probabilmente, Qual è oggi il destino della anzi, sta già passando. Ma ha fatto Mai come in questi tempi tornano di comunicazione? In quale direzione si colpo. Su media di tutto il mondo. moda i panem et circenses. Sport e lex evolve? Ma soprattutto, le persone É diventato in breve una notizia da frumentaria opportunamente adattata preposte a fare comunicazione hanno telegiornale per la diffusione di massa. ai tempi. Panacee demagogiche che davvero voglia di confrontarsi con i staccano dal quotidiano per indurci in nuovi media e i nuovi modelli? Comunicare è un’arte. A volte è un una nebbia tranquilla. Pare di vivere gioco. Perché deve mescolare anima all’epoca di Re Sole, della Regina Maria Antonietta. Il popolo ha fame? Il popolo non ha pane? Beh, e spirito con il materiale dell’hic et nunc. Nel mondo degli dategli le brioches! Eppure i rischi sono davanti a tutti. Strano spazi internettiani, dei bip e delle tastiere cellulari, delle non vederli. E soprattutto è strano pensare che nessuno abbia emoticons e dei punti di sospensione, la grammatica della paura del futuro. Che nessuno si accorga che la disuguaglianza comunicazione, d’impresa, interpersonale, istituzionale, è trascina verso una deriva che non è solo di pensieri e parole, destinata a nuove sommosse, nuove regole, nuove strategie. ma di fatti, perché “le parole - come diceva Gandhi e così I nuovi comunicatori sono come i rappers di oggi, i graffittari tanti altri che la citazione ha forse perso il padre reale per d’avanguardia, gli artisti di una nouvelle vague non da grande diventare figlia dei tempi - diventano i tuoi comportamenti. schermo ma da 5,5 pollici. Alla elucubrazione risponderà Pertanto mantieni i tuoi comportamenti positivi, perché i l’immediatezza, alla lungaggine la battuta iconica e la sintesi tuoi comportamenti diventano le tue abitudini. Mantieni le costruttiva. tue abitudini positive, perché le tue abitudini diventano i tuoi valori. Mantieni i tuoi valori positivi, perché i tuoi valori La comunicazione è illuminare il buio in cui siamo oggi, risvegliare le coscienze con una parola o una virgola, essere diventano il tuo destino”. capaci di far sognare con una metafora che suggerisce Ecco; qual è oggi il destino della comunicazione? Dove va? e proietta, apre la mente al pensiero. Per troppo tempo, In quale direzione si evolve? Ma soprattutto, le persone ultimamente, è stata affidata a burocrati della tastiera che preposte a fare comunicazione hanno davvero voglia di invece di affabulare annoiavano. F. Mezzo confrontarsi con i nuovi media e i nuovi modelli?

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