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HOTELS • VENUES • TEAM BUILDING • CATERING

DIFFERENCE BETWEEN THE ORDINARY AND EXTRAORDINARY IS THE LITTLE 'EXTRA' THE

Colours of Malta Travel Incentives 148/12 Tower Road Sliema • SLM 1604 Malta

www.coloursofmalta.com


EDITORIALE

F

ocus ON numero 8 è andato a cercare il retro della foto, i meccanismi di comunicazione influenzanti, il backstage di manifestazioni. Ne è nato un numero che tratta il tema in modo differente in ogni articolo, anche se al primo impatto non sembra così. Naturalmente abbiamo parlato Controcorrente nella fine del magazine, scardinando la teoria con una buona dose di sarcasmo pratico.

Oltre l’apparenza.

Prima di tutto abbiamo voluto indagare il mondo delle sponsorizzazioni, spesso palesi, a volte sottobosco. Siamo andati a cercare come gestire al meglio le richieste e come interfacciarsi con i clienti. Abbiamo dato spazio a una sponsorizzazione benefica, la onlus Vado conFido, nata per supportare i bambini ciechi che necessitano di cani guida. Non poteva mancare Venezia con il nostro italianissimo e prestigioso Festival del Cinema, che ancora una volta ci ha concesso grandi importanti film da vedere e su cui discutere; oltre a numerosi eventi indimenticabili sul lido più glamour d’Italia. Una nota importante riguarda Focus ON Art, con un’intervista a quello che oggi è forse il massimo o tra i più grandi esponenti della Pop Art italiana. Parliamo di Andy, al secolo Andrea Fumagalli, eclettico musicista, pittore, designer, indagatore delle zone fluorescenti di una creatività alternativa, che però è seguitissima da aziende e sponsor con cui collabora. Mice News ci porta tra i cieli alla ricerca di novità, e ci fa atterrare su un’isola incantata: l’Atollo di Ari, dove LUX* ha creato un piccolo capolavoro di ospitalità dedicata a chi pretende il meglio.

Il contest per la copertina, ancora una volta, ed è la seconda di seguito - complimenti! - lo vince Greta Tremolada. Dobbiamo dire che però la sua idea è stata un po’ “telefonata” o “suggerita” da un collaboratore d’eccezione: Escher, di cui Milano celebra la genialità con una mostra che durerà ancora fino al 22 gennaio 2017. Per i prossimi contest si accettano dunque altre candidature di caratura di fianco ai nostri art! Non resta che augurarvi buona lettura, con le novità e gli spunti #madeinsinergie! Fabrizio Mezzo

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SOMMARIO

EDITORIALE

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Oltre l’apparenza.

SPONSORIZZAZIONE

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Abitudini e regole d’ingaggio.

73a MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

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Una conferma tutta italiana.

GESTIRE IL TEMPO

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Come smettere di correre nel mondo 3.0

TUTTI IN STATO BETA PERMANENTE

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WOBI presenta il World Business Forum Milano.

FOCUS ON ART

Sospeso tra arte e comunicazione.

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INSIEME FIN DA PICCOLI

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Vado conFido onlus.

MICE NEWS

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News & location.

IL 2016 DI SINERGIE?

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FARE CRM CON LA SKYBOX

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E’ BTL ed anche B2C!

Una grande opportunità per tutte le aziende.

IL TEAM BUILDING DIVENTA SPECIAL(e)! Creare valore attraverso la formazione.

CONTROCORRENTE

Sponsor. Morale o amorale?

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SPONSORSHIP

SPONSORSHIP

Abitudini e regole d’ingaggio.

A

bbiamo imparato tutti che ogni film o programma televisivo porta con sé un abbondante carico di informazioni commerciali. Al termine della pellicola, oppure durante la trasmissione, il product placement (che altro non è che una forma di sponsorizzazione subliminale) viene annunciato con la solita scritta: “Attenzione: sono presenti inserimenti di prodotto a scopo promozionale”. È un po’ come scrivere sui pacchetti di sigarette “il fumo danneggia la salute”, utilità pari a zero. Viene praticamente passato inosservato. L’unica dicitura realmente efficace è stata quella rivolta agli uomini che diceva “il fumo provoca impotenza”; per questo in molti, vedendo il pacchetto di sigarette, replicavano una scena da film, chiedendo gentilmente al tabaccaio di cambiarlo con quello “il fumo ti provoca il cancro”. Ma non smettevano di fumare. È lo stesso motivo che spinge ad informare chi sta giocando alle slot machines nei bar o compera un gratta e vinci che “il gioco provoca dipendenza”.

© garagestock/Shutterstock.com

Sono cose che si devono fare e che ovviamente nessuno considera, perché il bombardamento mediatico da sovraesposizione a prodotti di brand è ormai cosa accettata quotidianamente. Proprio perché, senza sponsor, la società di oggi così come la intendiamo non esisterebbe. Proviamo a pensare a una Times Square di New York senza insegne. Una Ginza a Tokyo priva di luci al neon. Alle ristrutturazioni di palazzi in città prive dei teli di copertura. Una Gotham City irreale, frutto di ruggine e legno, che custodisce un nuovo edificio che cresce e che nel frattempo non crea bellezza, ma ingombro.

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SPONSORSHIP

Proviamo a immaginare i taxi bianchi senza scritte, oppure le stazioni della metro senza cartelloni a Parigi. Metri e metri di mura bianche. Siamo una civiltà che vive di immagini nate per comunicare, suggerire, ingolosire, invogliare. Siamo figli di sogni indotti, di desideri inoculati sottopelle come un fluido di bellezza che genera bisogno, di ricerche fatte per confermare tesi più che per verificare realtà, di format replicanti che creano nuove richieste e nuove frustrazioni per l’impossibilità di essere come il modello proposto. Abbiamo un ideale simile a quello ellenico delle statue: la perfezione come risultato di una levigatura ostinata, una cesellatura, lo studio dei muscoli e dei tratti, la proporzione delle forme. Viviamo in un’epoca in cui l’arte è assomigliare a un cantante tatuato e palestrato, in cui il modello è in televisione e non importa cosa dica o cosa faccia. Ci crossfittiamo in palestra per acquisire il limite cui il nostro fisico può arrivare, abbiamo il detox come nuovo dio e la radice del ginseng come consigliere, mentre rincorriamo l’obiettivo di una dieta personalizzata che ci permetta di indossare pantaloni aderenti, gonne da cui non sporga un filo di cellulite, t-shirts che evidenzino la tartaruga e tacchi sempre più alti che esaltino le caviglie. Li abbiamo visti così tante volte negli sponsor che non possiamo neppure più concepire di farne a meno; non comprendiamo l’imperfezione come tratto caratteristico, ma come qualcosa da eliminare perché non corrispondente ai canoni. La nuova rupe Tarpea del nostro tempo è la mancata aderenza al modello proposto. Non esiste tregua dal bombardamento mediatico che ci porta ogni giorno, inconsapevolmente o incontrollabilmente verso una versione di noi differente da noi. Verso qualcosa che dovremmo o vorremmo essere e non siamo. Basta guardare le foto di qualche anno fa, i vestiti che indossavamo. Pardon, il nostro look di allora; per provare un brivido di rifiuto. “Ma che roba mettevamo?”, “Com’è possibile che andassimo in giro conciati così?”, “Chi frequentavo? Guarda che capello pazzesco che aveva, quasi da comica”; e via di commento in commento verso la ricerca dell’inadeguatezza stilistica. Salvo non accorgerci che, a parte pochissime eccezioni, quei tempi e quelle mode che oggi troviamo inaccettabili - perché ci hanno indotto ed introdotto in un nuovo modello - sono in realtà quelle che vorremmo ancora. Ad esempio la musica. Oggi viviamo di cover, di riproposizioni degli anni ’80 e ’90, nel migliore dei casi. I gruppi o le star di oggi durano il tempo di un CD e poi vanno ad arricchire i programmi di “dove sono finiti?” oppure diventano commentatori televisivi o giudici in qualche show. Mancano le idee, perché il modello deve essere facile, immediato, compreso da tutti e possibilmente replicato per diventare

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oggetto di vendita. Non deve essere irraggiungibile, ma deve costare un minimo di sforzo, altrimenti sarebbe banale e per questo immediatamente scartato. Quindi per moltissimi... ma non proprio per tutti. Segmentazioni di livello che alzano via via l’asticella, in modo da far ambire alla Lamborghini per vendere il modello un po’ tamarro e sportivo di utilitaria. Siamo condizionati ognuno da uno stile, da un personaggio, da qualcuno che vive in un Truman Show personale, ben sapendo però di essere l’attore principale. Lo sponsor è ovunque. Altro che “il Grande Fratello (quello televisivo per altro supersponsorizzato ai tempi per arredi di casa e stile da un noto ipermercato a livello mondiale) ci guarda”. Lo sponsor veglia e sorveglia per guidare le nostre azioni e le nostre scelte. Non c’è rivista che non scriva di qualche brand che fa positioning regalando prodotti alle redazioni. I fashion blogger vivono indossando panni e vestiti regalati dalle case di moda, avendo ben cura di sponsorizzarne l’utilizzo non appena possibile. Hanno sostituito per peso e importanza le temutissime direttrici di testate di moda blasonate, oltrechè posizionarsi in prima fila di fronte alle catwalks. E poi ancora i giornalisti, gli attori, gli opinion leader, gli chef, i calciatori; l’elenco potrebbe continuare per ogni categoria pubblica che a fine dibattito, trasmissione, format, film, partita o qualsivoglia attività ha tra i titoli di coda o in colophon la scritta “X veste Y, i trucchi sono di Z e il catering è stato fornito da J”. Per i politici dovremmo fare un discorso a parte, ma di questo non parliamo per non sollevare un polverone sul loro stile di vita e mantenimento. È l’epoca degli sponsor. È l’epoca di una nuova forma di advertising. Una volta c’erano: Carramba e Calimero, l’uomo in ammollo, la mano che si autodisegnava, il gigante “che ci pensava lui”, c’erano “l’uvamaro” e l’uomo serafico contro il logorio della vita moderna, che beveva il suo amaro in barba alle auto e ai clacson intorno; poi la banda di pirati napoletani ed emiliani che mangiavano gelati e il Tacabanda. Non erano modelli. Nessuno si sarebbe mai sognato di fare l’happy hour in mezzo a Viale Zara a Milano o Corso Vittorio a Roma. Così come nessuno si sarebbe immerso in una vasca da bagno con addosso la camicia, risolvendo in un solo momento il problema dell’igiene personale e della pulizia del vestito. Erano irreali, fantastici. Erano la trasposizione figurata di un significato, erano qualcosa che ci faceva staccare e ci dava un’informazione su cosa poteva essere utile in determinati momenti. Oggi lo sponsor non ha quasi più bisogno di pubblicità. La fa per aumentare il percepito di una realtà che


© Andrey Bayda/Shutterstock.com

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SPONSORSHIP

però ha già fatto vedere in azione con i suoi spot più potenti, perché non dichiarati: gli sponsorizzati, che vivono ogni momento all’insegna del “purché se ne parli”. È un sistema di comunicazione che funziona benissimo per i calciatori, che fanno notizia e pubblicità, anche quando vengono “beccati” per eccesso di velocità e finiscono sui giornali con tanto di foto della loro auto ipersportiva. Funziona con le case di moda che vestono le star sui red carpet internazionali (funziona un po’ meno bene solo per il settore dell’intimo da quando si è scoperto che fa più notizia farsi fotografare senza mutandine che con un perizoma o una culotte di pizzo). Funziona con marche di sigarette e superalcolici che continuano a riempire le scene di film, come insegnò per primo Bogart. Ora funziona benissimo anche in cucina, dove tutti cerchiamo di emulare i

piatti di MasterChef o Hell’s Kitchen, naturalmente non senza aver comperato prima gli elettrodomestici, che son diventati le nuove star insieme ai quattro giudici; seguiti ovviamente dalle materie prime, magari anche andando a provare (e questo può essere un bene in quanto diffonde conoscenza) ingredienti che non avremmo mai conosciuto o mangiato senza la presenza tv. È l’epoca degli sponsor. Non è necessariamente un male se elargisce somme di denaro utili a realizzare opere o sovvenzionare o far divertire, in cambio di visibilità, di attenzione e di brand awareness. Ma ci sono dei limiti etici e morali anche in questo settore. Così, abbiamo assistito al cambio di rotta del British Museum che dopo 5 anni non ha rinnovato il suo accordo con BP, la multinazionale petrolifera,

© garagestock/Shutterstock.com

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SPONSORSHIP

in quanto sarebbe stato vantaggioso solo per l’industria. Molti attivisti di Greenpeace avevano inscenato manifestazioni di protesta e sdegno per l’accettazione da parte del museo britannico delle sovvenzioni da parte di quella che loro ritengono la compagnia più inquinante al mondo. L’opinione pubblica si mobilita con slogan, cortei e striscioni. Il British Museum rinuncia ai soldi del petrolchimico e li va a cercare da altre parti, perché non vuole avallare il concetto di un’arte sporcata dal petrolio, come ha raccontato il Direttore del Museo Neil MacGregor che ha fatto suo lo slogan degli attivisti “Art not Oil”. I vincoli morali ed etici entrano in gioco in molti settori e lo sponsor diventa ago della bilancia di decisioni anche politiche. Lo scandalo della FIFA ne è un esempio palese. Blatt, Platini e il board sotto scacco, costretti alle dimissioni non tanto per le accuse, quanto perché i main sponsor sono intervenuti pesantemente per non collegare il loro nome e i loro interessi a commissioni o decisioni apparentemente fraudolente. Allo stesso modo Visa, Coca Cola e Mc Donald’s hanno fatto pressioni fortissime per un cambio totale di management, al fine di non essere coinvolte negli scandali, di non essere associate al malcostume, di non vedere una caduta in borsa del valore della brand in seguito a un percepito sbagliato. É una considerazione che all’ufficio sponsorship fanno costantemente. Il valore intangibile del marchio è infatti spesso molto più elevato rispetto a quello reale dei beni e della patrimonializzazione. Un errore di abbinamento è fatale. I danni d’immagine sono enormi, la scelta di chi e cosa sponsorizzare diventa un elemento chiave nella strategia anche economica di un’azienda. Lo sanno bene in una nota casa produttrice di caffè che usava come testimonial Pippo Baudo ai tempi delle sue accuse di collegamento alla mafia, poi dimostratesi infondate: contratto sospeso immediatamente per evitare compromissione. Lo stesso è successo in tempi più recenti a Tiger Woods con Nike: dopo essere stato scoperto fedifrago è stato costretto a scusarsi pubblicamente. La reazione di Nike è stata quella di girare uno spot muto, in bianco e nero, che mostra il fuoriclasse fissare la telecamera in silenzio, mentre in sottofondo si sente il bonario rimprovero del padre, deceduto anni prima. Conseguentemente, Woods rinunciava a una buona fetta di dollari facili della sponsorizzazione. Certamente Nike non lo ha obbligato a questo gesto, perché interessata alla vita personale del golfista più famoso e pagato al mondo, ma l’effetto è stato quello di una riflessione sui comportamenti coniugali, che ha fatto bene a molti.

e si mescolano, le reazioni si amplificano. Farsi vedere nel modo giusto è fondamentale. Riuscire a coagulare gli interessi è vitale. In questo terreno trovano le ragioni la diffusione sempre più massiccia e massiva delle attività di sponsorizzazione. Ma quando l’ingerenza è troppa, quando è condizionante, allora cominciano i problemi, le domande etiche e morali, le querelles sull’utilità e sull’uso lecito di quei soldi. É un peccato chiedere aiuto a un finanziatore? Non lo è quando lo sponsor consente la ristrutturazione di una chiesa antica, il restauro di un quadro, la seconda vita di un macchinario. O quando sovvenziona le idee che altrimenti dovrebbero vivere solo di crowdfunding o autosostentamento. Quando è vicino alla ricerca. Diventa pericoloso quando utilizza i Big Data per cambiare i nostri gusti alimentari; quando instilla il dubbio che la potenza della nostra macchina corrisponda al nostro quoziente intellettivo o di successo; quando ci fa sentire sbagliati per un chilo di troppo che non permette una mise alla moda o un abito tagliato per una 40 da donna o una 46 da uomo (e da qui al sovrappeso o all’obesità, la strada è davvero distante molte taglie!). Come sempre la ragione non sta solo da una parte, ma nell’uso razionale. Certo l’immunità (per usare uno schema tipicamente televisivo da format sponsorizzato) non è garantita a nessuno. Neppure lo scrivano è vergin di servo encomio e si è beato di scrivere l’articolo grazie al nuovo gioiello di una nota casa di design informatico che, mangiato a metà, toglie il medico di torno almeno per un po’. …ma non l’influenza della pubblicità. C. Mangime

Viviamo in un periodo storico sempre più interconnesso ad ogni livello. Le azioni di chi dà e di chi riceve si sovrappongono

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FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

73a MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA Una conferma tutta italiana.

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a stampa internazionale aveva puntato lo sguardo sul lido di Venezia ancor prima di conoscere i film in gara, annunciando con certezza che la 73a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica sarebbe stato il palcoscenico perfetto per ammirare pellicole meritevoli provenienti da tutto il mondo. E così è stato.

Inevitabili le procedure di sicurezza: la ferita di Nizza è ancora aperta e le forze dell’ordine hanno pattugliato l’intera area del festival senza sosta; ringraziati personalmente dal Presidente della Biennale Paolo Baratta “per aver vegliato su tutti noi con misure straordinarie senza che ce ne accorgessimo”. Inoltre, in seguito al recentissimo terremoto

L’attenzione mediatica per questa edizione del Festival può dirsi giustificata, in un certo senso. Dopotutto la manifestazione aveva già dato prova, negli anni scorsi, di riuscire a rappresentare la doppia realtà del cinema, portando in gara sia pellicole degne di Hollywood, con attori e registi pluripremiati, sia perle di talenti perlopiù sconosciuti che hanno trovato nel lido la vetrina perfetta per presentarsi ai Big. Negli ultimi anni il Festival ha sicuramente vissuto un’evoluzione senza pari. Dopo il triennio fortunato, durante il quale tre première annunciate a Venezia si sono aggiudicate un premio oscar (Gravity, Birdman e Spotlight) la manifestazione italiana è salita vertiginosamente ai primi posti degli eventi cinematografici più importanti, scalzando addirittura il TIFF (Festival del Cinema di Toronto). Secondo solamente alla cerimonia degli Academy Awards in termini di longevità - la cui prima edizione risale al 1929, solo tre anni prima di quella di Venezia - il Festival è riuscito egregiamente a portare l’attenzione della critica mondiale sulla laguna, dal 31 agosto al 10 settembre, sotto la guida del direttore Alberto Barbera e con il regista Sam Mendes (American Beauty, Era mio padre, Skyfall e Spectre) a presiedere la giuria.

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Emma Stone

moejackson.com


avvenuto in centro Italia, la Biennale ha annullato la tradizionale cena di gala ed il ricevimento inaugurale sulla spiaggia, dando il via ad una raccolta fondi durata l’intera settimana della mostra, in segno di solidarietà verso le popolazioni colpite dal sisma. A riportare l’attenzione sul Festival, con un invito ad immergersi nel mondo fantastico del cinema, ci ha pensato il manifesto ufficiale; che ha accolto premi oscar, celebrità rinomate e star emergenti. Il soggetto è nato dalla creatività dell’artista Simone Massi che con questo quinto lavoro consolida il suo legame con la Biennale. Nel manifesto è ritratto un uomo di spalle, colto nel momento di sollevarsi per scoprire ciò che si trova sotto un velo azzurro in un tentativo di andare oltre la realtà e mostrare ciò che i fan del cinema attendono da tempo. Ad aprire la manifestazione il 31 agosto, un film che da tempo attendeva il suo debutto, figlio

Manifesto Ufficiale

cinematografo.it

di un regista fino a due anni fa sconosciuto a produttori e case cinematografiche. La la land è il musical di Damien Chazelle, giovane talento poco più che trentenne battezzato nel 2014 con Whiplash: film presentato a Cannes e vincitore di ben tre premi Oscar. Protagonisti della storia d’amore ambientata a Los Angeles, gli attori Ryan Gosling ed Emma Stone (premiata quest’anno con la Coppa Volpi come migliore attrice), nel cast anche John Legend e J.K. Simmons, quest’ultimo già amato nella sua performance di Whiplash. Una novità quella di vedere un musical al Festival di Venezia, un azzardo forse, ma già dalla prima mondiale il film ha ricevuto le migliori votazioni da parte della critica, che già lo vede in corsa per una nomination (o forse più) agli Oscar del prossimo febbraio. Atmosfere sognanti, speranze di giovani protagonisti, una colonna sonora impeccabile. Questi sono solo alcuni degli aspetti forti di La la land che arriverà nelle sale americane a dicembre e in Italia a gennaio dell’anno prossimo. Sono state diverse le pellicole americane presentate al Festival quest’anno, tra i primi attori ad approdare al lido la nuova - e seguitissima - coppia Michael Fassbender e Alicia Vikander, insieme per il film The light between oceans e nella vita privata. Amy Adams invece è stata la protagonista di ben due film presentati a Venezia, entrambi americani: Arrival e Nocturnal Animals. Il primo - diretto da Denis Villeneuve - racconta la storia di una famosa linguista alle prese con l’arrivo degli alieni sulla Terra; il secondo invece è il nuovo lavoro di Tom Ford. Lo stilista è tornato a Venezia dopo sette anni dal suo A single man, presentato sempre in occasione della Biennale. Nel film la Adams veste i panni di una gallerista che riceve dall’ex marito un romanzo inquietante e violento di cui teme essere protagonista ed è affiancata dall’attore Jake Gyllenhaal.

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FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

E gli italiani? I film in gara non hanno ottenuto alcun premio, vuoi per una leggerezza priva di sostanza, come dichiarato dalla critica nostrana, vuoi per il mancato respiro internazionale che una competizione del genere vuole, e deve, chiedere. Tuttavia, non sono mancate le presenze dei “mostri sacri”, vecchi e nuovi, sul tappeto rosso. In primis il regista Dario Argento, che, accompagnato dal collega danese Nicolas Winding Refn (Drive, The Neon Demon, Solo Dio perdona), ha presentato il suo remake del film Dawn of the Dead dell’amico George Romero, per Venezia Classici.

Tom Ford, Amy Adams e Jake Gyllenhaal

thereelword.net

Per questo thriller, Ford ha ricevuto il Leone d’argento come Gran Premio della Giuria, un premio che lo stilista/regista ha accettato facendo un discorso di ringraziamento in italiano, in nome dell’amore che lo lega al nostro Paese.

Ma c’è un italiano che ha sorpreso più di chiunque altro, ed è stato (di nuovo?) Paolo Sorrentino, nella sua prima avventura da regista di serie tv. L’evento speciale, fuori concorso, del festival è stato dedicato alla presentazione delle prime due puntate di The young Pope, una miniserie con Papa Pio XIII (Jude Law) come protagonista. In dieci puntate da circa un’ora, Sorrentino porterà sullo schermo le sue consuete analisi del lato umano e divino dell’uomo, le sue forze e debolezze, la difficile relazione con il potere. The young Pope debutterà su Sky questo autunno, ma la produzione è tutt’altro che limitata all’Italia; sono infatti coinvolti Regno Unito, Germania, Francia e Stati Uniti.

L’ingresso delle serie tv nel panorama del Festival è stato molto discusso. Oltre a Sorrentino infatti, diversi attori divenuti famosi per la serie Il trono di Spade, hanno recitato Altro film americano, che però ha nei film in gara. Sophie Turner, La manifestazione italiana diviso la critica, è Jackie. La storia conosciuta ai fan come Sansa Stark, è salita vertiginosamente di Jacqueline Kennedy, moglie del ha raggiunto l’Italia per ritirare il ai primi posti degli eventi presidente John Fitzgerald Kennedy, Kinèo Award, il premio decretato dai cinematografici più importanti. all’indomani dell’attentato di Dallas telespettatori proprio per il suo ruolo nel 1963. La first lady è interpretata in Game of Thrones. Kit Harrington, da Natalie Portman che ha ricevuto tanti applausi per il suo l’amato Jon Snow e la collega Carice Van Houten (Melisandre, talento, quante critiche in merito alla sua associazione con la reale Jacqueline. Fuori concorso sempre dagli USA, il regista Falardeu con The Bleeder, Mel Gibson con Hacksaw ridge e Antoine Fuqua con The Magnificent Seven con Chris Pratt e Denzel Washington nel remake del famoso film western degli anni Sessanta. Non c’è stata solo l’America in questo Festival, che ha cercato come da tradizione di mantenere un equilibrio tra il cinema d’autore e quello più Pop, con attori e registi famosi che attirano il grande pubblico. Film come El Cristo Ciego (Cile) e El ciudadano ilustre (Argentina) hanno fatto riflettere, alimentando il dialogo sulla situazione della cinematografia sudamericana e dando spazio a talenti meritevoli di portare sulle spalle un’importantissima eredità storico-sociale.

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Winding Refn e Dario Argento

cinematografo.it2


FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

Un Festival moderno, che guarda a tutti i canali dell’intrattenimento e cerca di andare oltre l’industria cinematografica. Venezia ha infatti dato peso ai bio-pic, ai lungometraggi, alle serie tv che sembrano quasi voler convertire il pubblico ad un bingewatching che non perde di vista la qualità dei grandi prodotti. E parlando di modernità, l’organizzazione della manifestazione ha saputo sfruttare al meglio tecnologia e web per gestire il contatto con stampa, pubblico e media. Il Festival è stato trasmesso in streaming live, durante la quale si è potuto assistere da casa alle conferenze stampa e alle interviste a registi, attori e produttori.

Chris Pratt e Denzel Washington

people.com

nel Trono di Spade) sono entrambi presenti nel western in concorso Brimstone. Anche il fu Khal Drogo (Jason Momoa) della famosa serie tv ha preso parte ad un film che ha vinto a Venezia il premio speciale della giuria: The bad batch. Queste presenze sono state una forte testimonianza di come l’evoluzione generazionale impatti inevitabilmente anche sul mondo del cinema.

La BlueRoom di Twitter

Grande novità di quest’anno, la #BlueRoom di Twitter: uno spazio dove blogger e influencer hanno intervistato e intrattenuto i protagonisti del Festival, con dirette Periscope, Q&A e la Twitter Challenger. Una app attraverso la quale i fan hanno potuto interagire con gli ospiti attraverso giochi e sfide condivise via tweet e video in tempo reale. A coronare questa partnership con la piattaforma, sono stati creati hashtag ufficiali per seguire il Festival ed una emoji dedicata, a forma di leone.

cinematographe.it

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FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA

Il gran finale di questo Festival ha visto l’arrivo in laguna degli attori Denzel Washington e Chris Pratt, accompagnati dal regista Antoine Fuqua che ha presentato fuori Concorso la pellicola I magnifici 7. Con un remake del classico degli anni ’60, i tre hanno raggiunto il red carpet insieme a bellissimi cavalli che - nonostante la visibile tensione - hanno affascinato pubblico e fotografi. Che questa anteprima porti fortuna per i futuri Oscar? Hollywood attende e fa le sue scommesse, mentre il Festival si impreziosisce di questa apparizione che conclude l’evento.

(il suo lavoro Death in the land of Encantos ad esempio, dura 9 ore). Protagonista della pellicola un’insegnante filippina che dopo 30 anni di carcere per un omicidio che non ha commesso, va alla ricerca del vero assassino. Il film è girato in bianco e nero, con molte scene ad inquadratura dove i dialoghi lasciano spazio ai rumori dell’ambiente circostante. Un film che ha colpito la regia per i particolari giochi di luce e la fotografia, un lavoro meticoloso ed importante e che Diaz ha dedicato al suo paese natale, ai suoi concittadini e alla lotta che affrontano ogni giorno.

Anche le aspettative sulle feste e le cene di gala non sono La cerimonia conclusiva è stata trasmessa in live streaming. state deluse. Per l’intera durata della manifestazione infatti, Il momento di chiusura tanto atteso è stato presentato dalla i grandi nomi del cinema sono stati ospiti delle strutture più madrina della manifestazione Sonia Bergamasco, mentre eleganti della laguna, location blindate e il padrone di casa Paolo Baratta ha Il Leone d’oro è stato assegnato ovviamente inaccessibili. Tra gli hotel e rinnovato l’impegno della Biennale a al regista filippino Lav Diaz palazzi più frequentati dai Vip, oltre allo mantenere sempre alta la qualità delle con il film The woman who left. storico hotel Excelsior, anche Palazzo sue scelte, invitando il pubblico alla 74a Barbaro - dove si sono tenute le cene della maison Valentino Mostra, che si svolgerà dal 30 agosto 2017 all’immancabile e di Moët & Chandon - il Centurion Hotel e la Palazzina G, dove lido di Venezia. si sono svolte numerose cene ed after party con Mel Gibson, James Franco, Kim Rossi Stuart e Cristiana Capotondi. Un appuntamento da non perdere e che pone l’Italia al centro del panorama cinematografico di tutto il mondo, Sabato 10 settembre si è conclusa la manifestazione, con la guadagnando sempre più notorietà, sia per l’importanza dei serata di premiazione al Palazzo del Cinema. Il Leone d’oro è film presentati, sia per la loro internazionalità. Ancora una stato assegnato al regista filippino Lav Diaz con il film The volta il Festival del Cinema di Venezia ha dato prova di essere woman who left, un film di 3 ore e 45 minuti. Una scelta che una manifestazione di cui essere fieri, e perché no, anche non ha stupito né la regia nè la critica, entrambe avvezze - al orgogliosi di farne parte. contrario forse del pubblico - ai film lunghissimi del regista F. Passoni

Lav Diaz

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BO

associazione giovani opinion leader

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TEMPO, CLIENTI E QUALITA’

GESTIRE IL TEMPO

Come smettere di correre nel mondo 3.0

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Ma come per i protagonisti dei romanzi della Woolf, la nostra concezione del tempo spesso non combacia con il suo effettivo fluire. Nella mente questo si dilata e si contrae a seconda di uno stato d’animo, di un pensiero fisso, di un’attesa che pare interminabile. Provate a pensare a quanto dura l’ultimo minuto di una partita in cui si deciderà il destino della squadra del cuore, o il minuto dei saluti finali di un concerto di cui vorremmo sentire ancora 100 canzoni … sempre troppo o troppo poco. Il tempo è soggettivo, ma proprio per questo, trovandoci catapultati in un mondo che non ha alcuna intenzione di rallentare, sentiamo il bisogno di averne di più a disposizione. Le ore non sono mai abbastanza per qualsiasi cosa, non sono sufficienti per fare quel “tutto” che abbiamo programmato. E per stare dietro a questa giostra impazzita, dobbiamo correre anche noi. Apriamo gli occhi la mattina e siamo già in ritardo. I mezzi pubblici non sono mai in orario, il cliente non risponde mai puntualmente, la merce poteva essere consegnata sempre un minuto prima, quando non un’ora o un giorno.

vrei bisogno di una giornata di 48 ore!” Era il refrain di moda qualche tempo fa. Oggi, stando a un recente sondaggio, le ore necessarie sono diventate 72. La mancanza di tempo è come l’inflazione, cresce costantemente insieme alla sua richiesta; come ha imparato a ripetere ogni manager di ritorno dall’ennesima riunione. Per molti le mail si accatastano le une sulle altre mentre gli avvisi di nuovi e interminabili meeting lampeggiano Come per i protagonisti dei romanzi sullo schermo; e a quanti è capitato La pausa pranzo non è pausa, è solo della Woolf, la nostra concezione di guardare l’orologio di sfuggita, per un momento d’aria per sbirciare le del tempo spesso non combacia poi realizzare che la giornata è già notifiche di quelli che non conoscono con il suo effettivo fluire. finita? Il vero lusso - sempre secondo tregue neppure davanti a un piatto. indagini che si susseguono e con risultati sempre più uguali C’è l’organizzazione dell’aperitivo prima delle vacanze, ed omogenei - è la richiesta di tempo per sé. Tempo per le della cena tra amici di vecchia data posticipata dall’inverno vacanze, ma anche per una Spa, per un libro o un film, per una scorso…e che delusione quando si è pronti ad andare a gita fuori porta con i figli e gli amici. Tempo per presentare vedere il nuovissimo film campione d’incassi e scoprire che è un progetto avendo la possibilità di rileggerlo e verificarne gli già uscito dalle sale; tutto questo perché non siamo riusciti a errori. trovare “un buco” tra i nostri vari impegni.

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Il tempo scorre troppo velocemente. Non può essere solo una sensazione. Anzi, scorre veloce ma mai quanto durante i week end: un battito di ciglia ed è già lunedì. Non siamo in grado di stare dietro a tutte queste “cose”, noi dell’epoca degli smartwatch, del Google Calendar, delle notifiche in tempo reale che “nonfannoaltrocheaccumularsi”. Stop. Meglio fare una pausa. Viviamo nel regno del multitasking e abbiamo infiniti strumenti a nostra disposizione, eppure la nostra attenzione sembra sempre più frammentata. Whatsapp, Messenger e Twitter servono per essere aggiornati sulle ultime tendenze, così come le immancabili email; ma sappiamo anche telefonare e mandare messaggi mentre magari cerchiamo di battere il record dell’ultimo gioco di tendenza così, per svagarci. Riusciamo a fare molto, ma non necessariamente

bene. Forse proprio perché siamo costantemente influenzati dallo scorrere del tempo, un tempo che oggi più che mai ci risulta incontrollabile, eccessivamente modificabile alle esigenze altrui più che alle nostre. Eppure il tempo ha un valore fondamentale, come diceva Calvino in Lezioni americane. È una risorsa preziosa da usare e dosare attentamente non solo nella scrittura, ma anche nella vita. Un invito a rallentare. Al downgrading. A fare un passo indietro per fermarsi e guardare agli obiettivi con una riscoperta oggettività, calma e concentrazione. Solo per fare un esempio, c’è una nuova consapevolezza delle opportunità nascoste nella corretta - e furba! - gestione del tempo, che guida i viaggiatori smart. Una nuova categoria che abbandona le mete di massa e le canoniche due settimane di ferie estive per viaggiare durante i cosiddetti short stay: viaggi ben pensati, frequenti e soltanto di qualche giorno; per persone che vogliono diventare cittadini del mondo e operare un turismo sostenibile. I City Users sono tra i primi ad aver deciso di scalare la marcia per guardare il mondo da un vecchio, ma forse per questo nuovo perché riscoperto, punto di vista. Viviamo in un mondo che soffre la stessa frenesia dei suoi abitanti; che per potersi concedere le pause, sono costretti,

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TEMPO, CLIENTI E QUALITA’

inevitabilmente a turni di alta tensione. Ed ecco allora la universo si muove attorno al tempo, ogni evento prende vita nuova figura non professionale: il manager sotto stress, non al momento giusto e gli esseri umani sono gli unici ad avere affatto anomalo, anzi. In ogni azienda ci sono sicuramente la facoltà di organizzarsi preventivamente per poter incidere una o più persone che si sentono sotto pressione nel gestire sulle tempistiche di molte cose. Un potere non indifferente, l’apparente mancanza di tempo e la mole di lavoro in crescita. ma che a volte non viene esercitato per diversi fattori. Per questo motivo i corsi di Time Management sono tra Quasi un elenco dell’incompatibilità tempo/qualità/servizio quelli con il maggior numero di partecipanti: perché gestire il offerto. tempo è, tra le altre cose, una questione di priorità. Se queste vengono organizzate correttamente, ogni attività frutta Primo: la finta esigenza di apparire efficaci. Secondo questa risultati per l’azienda, per il manager e per il cliente, creando errata convinzione/regola non scritta, in ufficio pare che un circolo virtuoso produttivo ed solo se sei in ansia, tu stia facendo In una corsa il rischio efficace. Gli obiettivi apparentemente qualcosa. I giapponesi, maestri del è maggiore che in una camminata, impossibili si definiscono e diventano kaizen (il miglioramento costante) e è evidente per tutti. raggiungibili, il lavoro più sostenibile una volta sostenitori di ritmi assurdi, - specialmente se distribuito tra i vari sono stati i primi a sfatarla. Adesso, membri di un team - le riunioni finalmente pianificabili… colui che è sempre in “straordinario” è un elemento ritenuto tutto porta ad una maggiore consapevolezza di quello che si aziendalmente incapace. Perché non sa programmare fa, senza continuare a guardarsi alle spalle con il terrore di e gestire il proprio tempo. Per mancanza di delega, di “non essere in tempo”. E troppo spesso questo timore è frutto progettualità oppure perché incapace di definire il rapporto di un’errata concezione dell’urgenza. In un mondo in cui tutto con il cliente in modo da far accettare tempi ragionevoli. è urgente, bisogna considerare che il termine non è sinonimo di prioritario, anche se spesso vengono confusi o invertiti nei Secondo: l’ansia da prestazione. Anche in questo caso, tutto loro significati. deriva dal voler essere più performanti degli altri. Il primo comandamento è “arrivare primo”, magari però scordando Si dice che “ogni cosa ha il suo tempo”. E se ci fermassimo per qualche particolare che diventerà un errore a valanga sul un secondo a riflettere su questa massima, ci renderemmo progetto. Il termine di consegna è rispettato, la qualità … si conto che è effettivamente così. Tutto ciò che accade ha una spera, ma non è data per certa. Con conseguenze difficilmente sua tempistica, non si può modificare lo scorrere del tempo pianificabili o ancor meno definibili in un Gantt. senza generare delle conseguenze, a volte irreparabili. Dalla cottura di una pietanza, alla nascita di una farfalla dalla Terzo: la paura di perdere il cliente. Se non lo faccio subito, lo crisalide, da un cuore infranto ad una nuova storia d’amore, perdo. Vero, in parte. Ma se lo faccio male? Vero, totalmente. o ad un nuovo progetto in campo professionale. Un intero Chi avrà mai fiducia in qualcuno che non è in grado di fornire

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TEMPO, CLIENTI E QUALITA’

un servizio atteso nella qualità pagata? Lo stesso vale anche per il cliente interno/ collega o per il superiore che ha chiesto qualcosa. Saper argomentare e negoziare l’esigenza di una maggior pianificazione è sicuramente una dote oltre che una skill manageriale. Quarto: la volontà di apparire. Un falso mito secondo il quale se non si racconta al mondo cosa si sta facendo e quanta fatica questo costi in termini di dispendio energetico, non si fa nulla. Beh, in realtà è come vantarsi di qualcosa di cui il mondo non si è accorto. Se c’è bisogno di sottolinearlo, significa che non è sufficientemente importante o degno di nota. Quinto: giustificarsi con se stessi. Darsi una ragione del motivo per cui non si riesce a tener sotto controllo tutto per cause esterne, significa poter assegnare una colpa e una causa che non dipende dalla persona che si sta in qualche modo giustificando. Ed è un ottimo modo per trovare una soluzione a un problema: scaricarlo su altri. “Non ho potuto farlo perché avevo troppe altre cose. Se sapessi quanto ho da fare...“ In realtà, in questo modo non viene mai specificato cosa ci sia di più urgente, di più essenziale, di più improvviso. E ad ognuna delle mancanze, la frase riciclabile funziona sempre. Ma soprattutto, siamo sicuri che se c’è sempre qualcosa di improvviso, di maggiormente importante o urgente, non sia dovuto a una cronica incapacità di organizzarsi, come quando certe persone arrivano sempre costantemente in ritardo? Per risolvere questo problema, c’è chi ha pensato di usare le macchine. La tecnologia aiuta, rappresenta un sicuro vantaggio in termini di precisione, rispetto di tempi e procedure, ma sta anche provocando un problema nell’occupazione. Più macchine significa meno posti di lavoro. Tuttavia c’è un aspetto che nessuno ha ancora considerato ma che potrebbe aiutarci a superare questa impasse. La tecnologia che risolve e crea benessere nel momento in cui diventa un aiuto a vivere meglio. La tecnologia che ci libera di ore lavoro, ma che viene tassata! Per cui forse stiamo andando verso un futuro prossimo in cui le macchine lavoreranno al posto dell’uomo, che sarà a godersi il proprio tempo libero su una spiaggia o in montagna o dovunque desideri. Il risparmio sullo stipendio potrebbe essere tassato e ridistribuito, sotto forma di servizi, di minori balzelli per i cittadini, di qualità di vita. E mentre le macchine lavorano, si pagano e stipendiano

chi sta a casa, generano un futuro migliore. Per ora invece, guardiamo solo all’altro lato della medaglia rispetto a quanto detto prima sulle varie fasi di incapacità gestionale. L’altro aspetto è che si corre tutti perché qualcuno ci chiede di correre. Ma deve anche essere chiaro che la corsa, per essere efficace, necessita di uno scopo, di un traguardo. È opportuno che chi ci chiede di fare questo sforzo sappia che non può essere la regola ma l’eccezione, altrimenti probabilmente cadrà l’attenzione e la qualità. In una corsa il rischio è maggiore che in una camminata, è evidente per tutti; è il fascino della Formula Uno rispetto a una tranquilla gita fuori porta in utilitaria. Ma è un fascino pericoloso e straordinario. Perché richiede un circuito, auto particolari, piloti con doti ed esperienza. Fuor di metafora, quando qualcuno pretende una prestazione eccezionale deve essere conscio dei rischi e della necessità di un maggior fine tuning. Se la perfezione è già difficile con tempi ragionevoli, è quasi irraggiungibile con tempi stretti e il fiato sul collo. Eppure tutti continuiamo ad accettare che la corsa sia la regola e la pianificazione l’eccezione. Senza neppure capire che le risorse (economiche e di sforzo) per una corsa devono essere maggiori che in un percorso normale. Oppure lo si capisce, approfittando del fatto che spesso è più difficile dire no che sì, per le 5 (e spesso molte di più) ragioni anticipate. In un corretto esame delle necessità di project management, la realtà richiede invece una accurata valutazione di quando sia necessario accelerare e quando mantenere un ritmo costante che garantisce il controllo e la pianificazione, al fine di assicurare un livello di qualità superiore. Per non trovarsi a chiedersi come sia stato possibile non ottenere risultati dopo tutti gli sforzi profusi. C. Mangime

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WOBI

BE BETA: SIAMO TUTTI IN STATO BETA PERMANENTE

WOBI presenta l’edizione 2016 del World Business Forum Milano

WOBI - World of Business Ideas - è un centro di contenuti di business, messi a disposizione di quanti condividono la sfida quotidiana di trasformare le idee in progetto e i progetti in imprese. La mission di WOBI è quella di creare esperienze di trasformazione in grado di migliorare le persone, le aziende, il mondo, costruendo e alimentando un network di imprenditori, manager, decisori e influencer attivi in tutti i mercati strategici. WOBI da oltre 20 anni seleziona, produce e distribuisce idee e contenuti di business provenienti dai maggiori esperti della business community internazionale e li offre ai manager di tutto il mondo in modalità online e offline attraverso piattaforme presenti in diversi Paesi: grandi eventi, una rivista di management, un canale televisivo satellitare e un sito internet. Il World Business Forum è un appuntamento di due giorni con i principali leader ed esperti a livello mondiale che affrontano argomenti strategici per la business community.

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ancano ormai poche settimane a quello che è un appuntamento clou per il mondo della formazione avanzata, degli eventi culturali ad alto tasso di intreccio economico, degli incontri di forte valenza innovativa. Infatti, WOBI 2016 definisce il suo panel di relatori proprio sull’innovazione, sul tema della capacità di cambiare, su quell’equilibrio instabile che rende forte la posizione perché dona ad ognuno la percezione del mutamento necessario per essere sempre al passo con i tempi. Nella conferenza stampa di presentazione, WOBI - acronimo per World of Business Ideas - il tema della capacità di

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WOBI

rimettersi sempre in discussione, come driver vincente e tornare a rischiare. Perché l’eccellenza è un percorso a verso il mercato e come generatore di nuove idee di sviluppo ostacoli, è tenacia, è forza di non arrendersi. WOBI fa suo il è emerso con grande chiarezza. Non per nulla, la sintesi concetto noto che l’errore non è cadere, ma non rialzarsi. della conferenza è che “siamo tutti in Essere Beta è potersi rinnovare ogni uno stato beta permanente”. Il futuro Alla presentazione ha partecipato mattina, con un obiettivo che rimetta delle aziende di successo e dei leader lo speaker italiano del Forum di un mondo di valori al centro della illuminati non è più (se mai lo è stato) quest’anno, Oscar di Montigny, esperto nostra vita e della nostra professione. di innovazione, marketing relazionale mantenere le posizioni implementando le certezze e alimentando la continuità, e corporate education, nonché Chief bensì cambiare costantemente mantenendo alta la crescita. Marketing Communication and Innovation Officer di Banca Innovare ed essere disrupting, inseguendo non solo un sogno Mediolanum. Ma non sarà il solo nome di punta di un panel ma un progetto che si basa sull’adattamento costante al che per due giorni trasferirà sistema, su continue correzioni di rotta per anticipare i tempi esperienze e sensazioni, ed essere pronti al nuovo che inevitabilmente avanzerà. lezioni e discussioni ai 2000 fortunati iscritti. Accanto L’8 e il 9 novembre, al MiCo Milano Congressi, WOBI ancora ad Oscar di Montigny, si una volta porterà il suo spirito innovativo e provocatore che avvicenderanno sul palco ha caratterizzato le ultime edizioni del Forum. Quest’anno milanese relatori del calibro manager, accademici, imprenditori e personalità influenti di Sir Alex Ferguson, Arianna della scena nazionale e internazionale si confronteranno sulla Huffington, Joichi Ito, Adam sfida del cambiamento continuo e sulle capacità necessarie Grant, Herminia Ibarra, per portarla avanti con successo. Un incontro aperto alle Martin Lindstrom, Ken Segall, voci più prestigiose e originali del panorama mondiale, alle Mariana Mazzucato, Erik aziende e alle persone più innovative, quelle che andando alla Wahl, Nicola Mendelsohn e Sir Alex Ferguson ricerca dell’eccellenza hanno il coraggio di provare, sbagliare Joe Bastianich.

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WOBI

Giunto alla tredicesima edizione, come anticipato il World Business Forum Milano 2016 sarà focalizzato sul tema: Be Beta, siamo tutti in uno stato Beta permanente. “Be Beta è una condizione con cui tutti dobbiamo fare i conti, nella vita così come nel business”, ha commentato Arianna Huffington Francesco Manzullo, Direttore Marketing di WOBI Europe. “Abbiamo chiesto ad alcune delle voci più originali e fuori dal coro dell’intellighènzia internazionale di confrontarsi e fornire agli imprenditori italiani, stimoli, provocazioni e suggerimenti per trasformare la sfida del cambiamento continuo in un’opportunità”. “Essere Beta è potersi rinnovare ogni mattina, con un obiettivo che rimetta un mondo di valori al centro della nostra vita e della nostra professione”, ha chiosato Oscar di Montigny. “Essere Beta è concedersi la possibilità di essere nuovi in ogni istante, sia come individui che come

professionisti. E ciò vale anche per le aziende. È darsi la possibilità di iniziare nuovamente in una maniera più ampia ed inclusiva di quanto non si sia fatto fino ad oggi. Una sfida per il marketing, per il business: che riparta dalla centralità delle idee prima ancora che dal prodotto”. Una sfida che non riguarda solo il marketing, ma tutto il mondo della live communication in senso lato cui, ultimamente, tagli di budget e richieste last minute hanno un po’ tarpato le ali della creatività a favore di una tranquilla “normalità”. Il WOBI è da sempre anche questo: una palestra di pensiero laterale e di idee creative vincenti divenute case history; una biblioteca di sapere a cui attingere per keywords e tematiche; un terreno di incontro e confronto che funge da substrato alle strategie per affrontare l’anno di lavoro successivo. Un anno che sarà sempre diverso, nonostante la pianificazione, per la velocità con cui il mondo si muove oggi. Ecco perché il tema di quest’anno, la famosa Beta Version, deve diventare un modus operandi: non un pericolo, ma un trampolino elastico con il quale saltare più in alto. Ed ecco perché saremo lì a novembre ad ascoltare e raccontare cosa attenderci dal domani. F. Mezzo

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ART

SOSPESO TRA ARTE E COMUNICAZIONE

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a storia dell’arte recente vive di grandi ispirazioni che si spengono poi nell’incapacità o nell’impossibilità realizzativa. Non è che mancano i geni, mancano i denari. Brutto da dire, reale da vivere. Oggi trovare i soldi per una mostra, e non parliamo di una personale, ma per una di ampio respiro, su un tema o un generale che nell’immaginario collettivo significhi qualcosa, è sempre più dura. E gli artisti veri trovano a fatica uno spazio e un ruolo in quanto, la vita di tutti i giorni, con le sue richieste di quotidianità, impone scelte che esulano dalla possibilità di vivere d’arte o d’amore (per citare la Tosca) e chiedono invece, meno prosaicamente, di guadagnarsi da vivere. Ecco quindi che nell’ultimo secolo, l’arte ha strizzato l’occhio alla pubblicità. Gli artisti si sono convertiti a un uso strumentale delle loro capacità per dare vita a prodotti di più facile consumo. Ma non per questo la creatività ha perso in smalto e lucidità di analisi della realtà. Anzi. Si può dire che ha virato e si è amalgamata alla civiltà e al tempo per diventare un’esperienza di vita vicina a tutti. Trascorsi i tempi di statue e capitelli, bassorilievi e miniature, passato il ritratto a olio e tempera,

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gli acquerelli o i pastelli, oggi è il tempo dell’impatto forte, della contaminazione, della sperimentazione che esula dal bello come notoriamente conosciuto e definito, per vivere di una visione quasi allucinogena, frutto di intuizioni, di multimedialità.

vive di incontri, di silenzi che esplodono in grida, di improvvisazione che è (e in quest’ossimoro ci sta il tutto di oggi e la storia di ieri) frutto di studio attento e specializzazione, analisi del reale e trasposizione visiva, tattile, olfattiva, uditiva. Non c’è più nulla di scontato, non c’è più nulla di retorico.

La mostra di un tempo, silenziosa e quieta, sobria di mura e opere esposte, oggi si anima di musica, luci, neon e scritte;

L’arte oggi è l’adesione a un ideale fantastico che si mescola al quotidiano. È colore che anima il grigio di giornate uguali,

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serve a portar fuori dal quotidiano, per costringere l’anima Ma Andy non è solo musica. Monzese, classe 1971, da sempre ad elevarsi dalle incombenze sempre identiche e provare attratto dalle arti figurative, si forma presso l’Istituto d’Aruna tensione verso l’infinito. te di Monza e, successivamente, si L’arte ha strizzato l’occhio alla specializza in illustrazione e grafica pubblicità. Gli artisti si sono Per verificare la tesi, siamo andati a pubblicitaria presso l’Accademia Luisa convertiti a un uso strumentale incontrare un artista a tutto tondo, Bono delle Arti Applicate di Milano. delle loro capacità per dare vita a uno che ha attraversato un mondo prodotti di più facile consumo. musicale e visivo, tattile e di pensiero. Entrare nel suo atelier, un grande loft Parliamo di Andy, artista eclettico, sulle rive del Lambro, vero centro curioso, originale, musicista di talento, oggi uno dei maggiori di produzione artistica, è come fare un viaggio in “Alice nel esponenti italiani della Pop Art. Nei primi anni 90 fonda Paese delle Meraviglie”. É pomeriggio, quasi al tramonto, con Morgan i Bluvertigo, contribuendo con sax, tastiere, un’atmosfera dai confini magici e colorati, quando si apre la voce e sintetizzatori alla composizione di tre album, alla porta e il bianconiglio invita a entrare; e da quel momento pubblicazione di un live e di una raccolta di successi. tutto assume i contorni del sogno e della luce cangiante. Non per nulla il laboratorio creativo si chiama FluOn: FLU, L’intensa parentesi con i Bluvertigo lo vede impegnato per per i colori fluorescenti che usa nelle sue opere e inFLUendiversi anni, anche recentemente, tra palcoscenici, inter- za, intesa come flusso creativo; ON cioè acceso, accesso, viste e apparizioni in TV. sempre attivo.

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Ispirato ai grandi maestri dell’arte italiana e alla cultura “pop” inglese e americana, sedotto dall’idea che la corrente artistica underground, sapientemente nobilitata - possa trovare spazio nel mainstream, Andy consolida negli anni il suo personalissimo codice pittorico; basato sull’uso scenografico dei colori acrilici fluorescenti “trattenuti” in visibili bordature nere, a loro volta utilizzate per sintetizzare, in modo accattivante e mai scontato, forme e piani sia narrativi che prospettici. Lavora e reinventa la realtà, il quotidiano, le persone. Fa ritratti su commissione e li rielabora con il suo occhio personale, un punto di vista differente che scava e coglie la realtà, oppure mescola i suoi sogni e i suoi eroi: Bowie o i personaggi dell’infanzia. Applicata, passato alla “Esco come un bambino dal caos generale - ci dice subito; sono come suggestione ispirativa mi considero un surrealista. musica, al sax. Tutto con una fretta, una voglia Coltivo uno sguardo inconscio, in cui l’immagine, anche di fare, di imparare, di vivere, di fagocitare. A volte senza se tratta dalla televisione, è sempre la risultante di una tecnica perfetta, ma sempre mettendo cuore, anima, codici onirici”. Questo uso del colore è scelto apposta curiosità. Sono un drone (ne è affascinato, ne ha alcuni in per trasformare gli ambienti, per cangiare con la luce e le studio appoggiati su un mobile tra un basso elettrico e la lampade di Wood, le luci nere o luci che emettono radiazioni televisione di fronte al divano n.d.r.); svolazzo in tempi diversi in contesti diversi, in modi diversi. Mi elettromagnetiche prevalentemente nella gamma degli ultravioletti. È una Il laboratorio creativo si chiama FluOn: piace che la texture di un mio dipinto diventi, ad esempio, la grafica per chiave stilistica dovuta al fatto che FLU, per i colori fluorescenti che usa una piastra per capelli”. E difatti, i il cervello recepisce certe situazioni nelle sue opere e inFLUenza, intesa come flusso creativo; ON cioè soggetti ricorrenti dipinti su tela, di luce e comincia a sovraccaricarsi acceso, accesso, sempre attivo. tessuti, strumenti musicali o oggetti quando il colore colpisce il nostro di design, sono icone appartenenti occhio con 390 nm, il sovracolore all’immaginario collettivo dell’arte, della musica, del cinema, dell’eccitazione molecolare. ma anche dei cartoni animati e della pubblicità; vengono “È stata una scoperta e un’intuizione che mi guida dal 1983. decontestualizzati, per essere ricontestualizzati nel preFacevo breakdance - continua Andy - e ho cominciato a usare sente attraverso frammenti di ricordi personali. il pennarello Uniposca, un tratto che dura come il piombo che unisce i vetri di una cattedrale. Il mio personale outline Memorie umane di una profonda sensibilità e introspezione. che è diventato il tratto distintivo. Poi sono via via cresciuto, Andy non è mai superficiale. Conosce se stesso grazie al ho studiato con Luisa Bon a Milano all’Accademia di Arte tao, al bilanciamento degli opposti; pratica con rigore il

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kung fu, per addestrare l’anima a vincere il limite corporale, a darsi un afflato nobile e lirico. Vola alto sopra la miseria umana per costruire una propria visione del mondo che lo porta ad essere, come si definisce lui stesso, “una scheggia impazzita di creatività; la prima parte degli esercizi di kung fu serve proprio a risvegliare la consapevolezza, a prepararsi al dopo. Mi piace guardarmi dentro, lavorare su me stesso; nel corso del tempo ho imparato molto e ho capito che dovevo darmi un minimo di metodo, assumermi delle responsabilità”. Il tema della responsabilità e della crescita è ricorrente nelle parole di Andy che ha affrontato la vita e trovato la propria via attraverso il recupero delle proprie radici, di un rapporto difficile che è stato un cammino di consapevolezza e confronto, di analisi e istruzione, di distacco e ritrovamento. “Alla fine della sua vita - racconta Andy - finalmente ci siamo ritrovati con mio padre. Lui è morto con i cataloghi delle mie opere nell’armadio, finalmente mi aveva riconosciuto. E io avevo imparato da lui a dare un valore e un prezzo alle cose che facevo. Se non impari a dare un prezzo muori. Sei schiavo dei galleristi o dei mercanti che creano bolle speculative e ti usano, si arricchiscono cibandosi di te. Io ero un artigiano, uno che trasformava gli elementi. Mi piace ancora considerarmi così, ma con un minimo di attenzione in più agli aspetti burocratici che mi fanno vivere e sopravvivere. L’ho imparato a mie spese. Non

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ho compilato in modo completo una bolla di accompagnamento dettagliando contenuto, forma e disegni di 5 opere e …zac, sono sparite; non ho potuto reclamarle indietro”. E adesso? Cos’è Andy oggi? Dove va, cosa fa, come crea? Risponde con calma. “Faccio vivere esperienze, contamino. Sto preparando una mostra con un’altra artista, Ketra, che lavora il latex. Faremo installazioni tattili. Mi piace l’idea, mi piace sporcarmi le mani, far nascere e colorare. Mi affascina l’inaspettato, l’inatteso, il viaggio inteso come zaino in spalla in Cambogia senza conoscere la lingua, senza prenotazioni. Conoscere attraverso l’esperienza. Mi intrigano i posti con un grande potenziale energetico. Londra, Berlino, ma anche la Romania, per un fascino legato all’esoterismo, ai transiti di alchimia tra persone e luoghi. E soprattutto adesso cerco la serenità. Ho bisogno di libertà, di andare oltre ai limiti di cui sei conscio, di fare qualcosa di fisico e mentale contemporaneamente. Per questo amo la musica e la pittura: mani sporche, contatto fisico, ascolto. Alimenti e sei alimentato contemporaneamente”. Rimpianti? Rimorsi? “Nessuno dei due. Forse ricordi mancanti; come quello di una jam session musicale con i Bluvertigo, il palco, la creazione pura. O i ricordi d’infanzia dove il primo palco è stato l’altare della messa. Facevo il chierichetto, portavo il messale.


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C’era il rito, l’abito di scena, la regia che imponeva frasi e movimenti. Forse tutto è nato lì”. Lo struggimento fa parte dell’artista? “Non nel mio caso. Lavoro meglio quando sono felice. Ho un elevato bipolarismo. Quando sono in down non creo bene perché ho una fortissima severità e un rigore altissimo nei miei confronti prima di tutto. E in questo rigore consumo il passato, lo brucio per andare avanti e tornare alla creatività più ricco”. Il tempo corre tra una sigaretta e l’altra; e nelle nuvole di fumo Andy ci lascia l’ultima riflessione sull’arte oggi: “E’ difficile definire l’arte oggi. Arte è ciò che rende migliori, è ciò che migliora le condizioni di vita. È quanto ti stupisce e ti strappa un sorriso. Ero a Venezia e ho sentito un artista di strada che suonava i bicchieri in piazza. Una sinfonia. Ecco, non sarà la Scala, ma mi ha emozionato, mi ha dato qualcosa. Arte è trasmettere, arricchirsi di altro per riversarlo all’esterno incrementato, reinventato. Non giudico il clima di oggi, dove è normale spendere 3000/5000 euro per una pochette, un paio di scarpe e poi non si vuole dare magari neppure 100 euro per l’opera di un artista. Per questo motivo l’arte è povera. Perché se chi crea non sa valorizzarsi, ci sarà qualcuno che darà un prezzo alle opere e deciderà come devi vivere”. Lo lasciamo mentre accarezza la sua gattina, appena arrivata in casa, la nuova bambina. Una nuova responsabilità, come dice lui: il piacere di prendersi cura di qualcuno, di dare attenzione, di trasmettere amore. Lo salutiamo e lo lasciamo alle sue visioni di futuro, alle sue originali rappresentazioni di contemporaneità realizzate attraverso l’uso del colore fluorescente, centro vitale della sua diversificata produzione artistica, promossa negli anni attraverso numerose mostre personali, collettive e fiere d’arte. Oggi Andy è un artista di notevole successo in Italia e all’estero. Collabora e disegna

con e per marchi quali Coveri, Carlsberg, Iceberg, Redbull, Costa Crociere, Fiat, Nodis, Too Late, Uki, Valtur, Custo Barcellona, Ruffino, Gherardini e Galileo. Potrebbe essere arrivato. Potrebbe vivere su un suo piedistallo dorato. Invece è meravigliosamente semplice, lineare. È una persona vera che brilla nelle sue opere e ti centra come un colpo di Kung Fu mortale per l’esposizione chiara, la delicatezza d’animo, la sensibilità che è un tratto distintivo, immediato, profondo come il suo sguardo, sincero come la sua stretta di mano forte, da uomo che sceglie chi lasciar entrare nel suo mondo e chi tenerne fuori. F. Mezzo

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VADO CONFIDO ONLUS

INSIEME FIN DA PICCOLI Vado conFido onlus.

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i sono molte cose che una persona vedente dà spesso per scontato. Guardarsi allo specchio e scoprire una nuova ruga, scegliere quali abiti indossare, fare attenzione alle luci dei semafori quando guida o quando fa una passeggiata in città. L’elenco potrebbe andare avanti all’infinito, dopotutto la vista è uno dei sensi - se non IL senso - su cui facciamo maggior affidamento. Eppure spesso lo riduciamo ad una abilità innata e libera da qualsiasi sforzo cognitivo, dimenticandoci però di come ci sentiremmo persi senza di essa. I non vedenti dalla nascita, in seguito ad un trauma o ad una malattia, hanno imparato ad affidarsi agli altri sensi, diventando dei veri e propri artisti; maestri nel muoversi in giro per il mondo senza l’ausilio della vista. Purtroppo però, la loro capacità si scontra ancora con le diverse difficoltà e gli ostacoli di una società che ancora fatica a stare al passo con le loro esigenze e che, a volte, rende questo handicap un vero e proprio ostacolo insormontabile. Sia in termini di hardware che di software, nonostante le tecnologie e gli strumenti all’avanguardia creati negli ultimi anni, sono ancora tantissime le persone ipovedenti e non vedenti che necessitano di un aiuto esterno per poter vivere con un minimo di indipendenza.

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© Annette Shaff/Shutterstock.com


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Sicuramente oggi molti scogli sono stati superati: è possibile utilizzare programmi di screen reader per navigare su internet (inclusi i social network), multinazionali importanti come Ford e Google stanno lavorando da tempo su concept di automobili adatte ai non vedenti, le città si stanno riorganizzando con segnaletiche acustiche e abbattendo le barriere architettoniche negli edifici pubblici e in strada. Nonostante questi grandi passi in avanti però, famiglia e amici rimangono le figure fondamentali nella vita di un cieco, insieme ad un altro personaggio che ha acquisito nel corso degli anni un’importanza inestimabile: il cane guida.

l’addestramento dell’animale, tra Cosimo e Donatella nasce un sentimento di forte stima e grande amicizia. Da qui all’idea comune di condividere la loro esperienza, impegnandosi in prima persona per dare un’alternativa ad altri non vedenti, bambini, teenager e adulti, il passo è stato brevissimo. Ma non semplice, come non semplice è la vita di chi non può contare sugli occhi, nella quotidianità. Poiché gli ostacoli si superano, ecco che Vado conFido onlus arriva alla sua concretizzazione.

Abbiamo voluto verificare le Le prime apparizioni del termine basi e le metodologie della onlus cane guida risalgono a metà e abbiamo scoperto che grazie del XVI secolo e la prima scuola alla sua esperienza trentennale di di addestramento fu fondata in addestratori di cani guida, Cosimo Germania durante la prima guerra vede nella relazione profonda con il i Dona mondiale. Da quegli anni, il ruolo del proprio cane, la base essenziale per poter tella Marzocch cane guida è diventato sempre più rilevante, insegnare a quest’ultimo gli ordini necessari specialmente in rapporto ai processi di crescita degli per spostarsi in sicurezza. Cosimo quindi privilegia la ipovedenti e ciechi più piccoli. sinergia tra cane e cieco piuttosto che i puri tecnicismi: la base dell’addestramento è tutta qui. Un bambino che nasce cieco o che perde la vista nei primi anni di età, si ritrova intrappolato in una vita a metà: limitata Un solido rapporto tra il cane guida ed il giovane cieco che nei contatti e nelle scoperte, lontano dagli altri bambini – serve a far sì che il primo segua i comandi del secondo, che spesso non capiscono quale sia la situazione vissuta permettendogli di vivere quante più esperienze di vita come dal proprio compagno di giochi – e con tante difficoltà da i suoi coetanei. affrontare sin da piccolo. Vado conFido si pone l’obiettivo di aiutare i non vedenti Proprio per questo motivo, per venire incontro ad acquisire spazi di autonomia sempre maggiori, e aiutare i non vedenti più giovani, nasce per dare loro modo di rispondere alle proprie l’associazione Vado conFido: una onlus con esigenze contando sull’affetto e sulla sede a Pecorara, Piacenza, sviluppata sulla preparazione di un amico a quattro zampe. base del progetto di Donatella Marzocchi e Cosimo Lentini. Come opera Vado conFido? Donatella soffre di retinite pigmentosa L’associazione si impegna, in primo luogo, da quando era bambina. La patologia a selezionare e preparare insieme al cieco degenerativa che porta alla cecità è il cane che lo accompagnerà nelle attività diventata invalidante durante i primi anni di quotidiane. Ciò che differenzia la onlus da Cosim Università, portandola ad imparare a leggere in altre sul territorio italiano, è la volontà di offrire o Lentini braille e ad utilizzare i programmi di sintesi vocale questa opportunità anche ai più giovani che spesso su computer e smartphone. Donatella ha incontrato Cosimo non vengono presi in considerazione da altre scuole di cani quindici anni fa, quando è venuta a conoscenza della sua guida. La priorità di assegnazione dunque, sarà data ai minori scuola per cani guida e insieme a lui ha preparato il primo e, per qualsiasi esigenza del non vedente, ci sarà a disposizione cane che l’ha accompagnata per oltre dieci anni. Durante una tipologia di cane differente.

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VADO CONFIDO ONLUS

Tra i cani che vengono preparati dal centro di Vado conFido, oltre ai cani guida, ci sono anche i cani “di supporto” e “di assistenza”. Il primo è particolarmente adatto ai bambini, perché li segue nei luoghi più familiari, rendendo la loro esplorazione più sicura. Il secondo, invece, può aiutare i teenager in spostamenti limitati, aiutandoli così a mantenere una vita sociale più ricca insieme ad amici e conoscenti. Tutti i cani del centro Vado conFido svolgono l’importante ruolo di elemento di socializzazione; l’animale aiuterà i bambini e ragazzi a sviluppare la loro curiosità e ad avere fiducia in se stessi. Per gli adulti, invece, sarà il riferimento costante per tutti gli spostamenti, come da casa a scuola o da casa all’ufficio. Tutti i cani possono diventare cani guida, o meglio, sono solo alcuni gli accorgimenti che bisogna considerare prima di procedere con una richiesta di addestramento. I cani più adatti sono quelli con un carattere pacifico e attento, quelli troppo vivaci o aggressivi o paurosi non sono adatti per fare da guida ad un non vedente; mentre i cani di piccola taglia sono da escludere, così come quelli

troppo grandi. Solitamente vengono utilizzati Golden Retriever, Labrador Retriever, Labradoodle o anche Pastori Belga o Pastori Tedeschi, ma la razza del cane non è rilevante. La cosa più importante è il temperamento, infatti anche i cani meticci sono perfettamente idonei a svolgere questo nobile compito e Vado conFido ha a cuore il benessere di tutti i cani. Pertanto, ogni esemplare sarà esaminato sotto l’aspetto attitudinale e caratteriale, anche se proveniente da canili. L’associazione desidera collaborare con le strutture che accolgono cani di ogni razza, sia per dare una seconda opportunità ai cuccioli meno fortunati, che per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’abbandono e del randagismo. Dopo un primo incontro a casa del cieco per analizzare il contesto familiare e l’ambiente in cui l’animale andrà a vivere, gli addestratori di Vado conFido organizzano il programma di addestramento, a partire dalla selezione del cane e dalla verifica di idoneità caratteriale. A seguire gli esami veterinari di routine: il cane viene sterilizzato e dopo una breve degenza post operatoria inizia

© blurAZ/Shutterstock.com

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VADO CONFIDO ONLUS

il training presso la struttura dell’associazione. L’istruttore accompagnerà poi il cane a casa del non vedente e da lì comincerà l’addestramento che porterà il cieco a mettere in pratica le indicazioni ricevute per convivere in serenità con il suo cucciolo. Lo staff di Vado conFido rimarrà sempre a disposizione sia telefonicamente sia attraverso visite a domicilio, in modo da rimanere sempre aggiornati sulle visite annuali, possibili problematiche ed eventuali cambiamenti nella vita di questa nuova coppia.

Il sito web dell’associazione, le sue grafiche e quelle delle pagine social, il naming ed i contenuti informativi, sono stati creati dalla divisione MarCom, un team affiatato che ha contribuito allo sviluppo di Vado conFido sin dal primo giorno. Un lavoro inoltre che ha visto coinvolto il CEO di Sinergie Group Graziano Mascheri, anche Segretario nel consiglio direttivo dell’associazione, a ulteriore testimonianza di quanta importanza l’agenzia dia all’impegno verso il sociale.

Vado conFido è una onlus creata per fare la differenza, per Perché parliamo di Vado conFido su Focus ON? portare un cambiamento – piccolo o grande che sia – nella vita di molte persone in difficoltà. Sinergie Group è un’entità Perché Sinergie Group ha deciso di supportare l’associazione, che vuole prendersi la responsabilità di sostenere un mettendo a disposizione le proprie progetto trasformando il suo impegno Ciò che differenzia la onlus da risorse creative per la creazione del in atti concreti. Un piccolo passo altre sul territorio italiano, è la piano di comunicazione della onlus forse, ma sicuramente un segnale di volontà di offrire questa opportunità e non solo. Il Gruppo infatti, oltre ad come anche le grandi aziende possono anche ai più giovani che spesso non essere un top player nel business dare spazio alle realtà locali e sociali. vengono presi in considerazione degli eventi e della live communication Sul sito www.vadoconfido.com da altre scuole di cani guida. porta la sua attenzione e quella delle tutte le informazioni per supportare consociate verso il mondo che cambia, verso le persone che l’associazione; un’ottima opportunità per le attività CSR - anche dietro il nome di una affermata agenzia - possono aziendali. trovare le risorse e lo spirito giusto per farsi conoscere. F. Passoni

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MICE NEWS

MICE NEWS

Airbus A380

airbus.com

VOLO DI FAMIGLIA Quattro giganti dei cieli in volo sincronizzato. È stato un vero e proprio ‘volo di famiglia’ quello organizzato dalla casa di costruzione Airbus, che ha voluto riprendere i suoi 4 aeromobili più grandi sul mercato. Come si vede in un video rilanciato da lastampa.it, un A320neo, un A330, un A350 XWB e un A380 a due piani si sono destreggiati in un decollo sincronizzato, con movimenti precisi ed eleganti in una performance perfetta.

L’Asia guida la domanda di ticket in agenzia.

DESTINAZIONI A BASSO COSTO

Lo scorso anno la tariffa media si aggirava sui 778€, nel 2016 si attesta a 709€. D’altro canto la richiesta per volare verso la regione è aumentata del 6,9%.

Volare costa sempre meno. E piace sempre di più agli italiani. Sono soprattutto le destinazioni a lungo raggio a beneficiare del calo della tariffe medie, che nel primo semestre 2016 sono scese del 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Stando a quanto afferma il rapporto Italian Board Airline Representatives, a questo calo di prezzo è corrisposto un deciso incremento degli acquisti di biglietteria aerea nelle agenzie di viaggio.

L’IBAR ha analizzato l’andamento del mercato generato dalle 2.300 AdV affiliate IATA presenti in Italia: il quadro che ne è derivato evidenzia una forte flessione delle tariffe per quel che riguarda l’area asiatica, che riporta una contrazione del 10,9% sul 2015.

Lungo raggio in ascesa anche per l’Oceania che ha fatto registrare un significativo calo dei prezzi. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno un biglietto per la regione arriva a costare il 4% in meno. Nel 2015 l’esborso medio era di 1.490€, mentre nel 2016 ne sono bastati 1.431. Più contenuta, ma pur sempre in linea, la flessione delle tariffe per l’Africa e le Americhe: nel primo caso si è passati dai 451€ in media del 2015 a 438€ nel 2016, con un calo del 2,9%; per le Americhe si è passati da 919€ a 896€ per una contrazione pari al 2,5%. Al contrario, si è assistito ad una domanda in decisa crescita per le seguenti destinazioni: per le Americhe l’exploit è arrivato da Canada (+7,9%) e Cuba (+8,9%), mentre per l’Africa molto più alta del 2015 è stata la richiesta per il Sudafrica (+20,3%), e per il Marocco (+16,8%).

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MICE NEWS

thedesignair.net

dailymail.co.uk

PASTI IN VOLO: ECCO DOVE SI MANGIA AL TOP

Il dato clamoroso emerge dall’annuale studio di IdeaWorks, che sfata il mito che questo segmento sia un affare legato solamente alle compagnie low cost, almeno in termini di valore assoluto.

Pranzare in volo è una necessità, soprattutto durante i collegamenti a lungo raggio. Spesso questo momento non è così piacevole. Ecco che Nik Loukas, blogger che ha girato il mondo 17 volte, si è preso la briga di stilare sul suo sito www. inflightfeed.com, la classifica dei vettori che, a suo dire, forniscono i pasti migliori. Il vincitore assoluto, come segnala repubblica.it, è la Turkish Airlines, che delizia i suoi passeggeri anche nei voli a corto raggio.

La top ten del 2015 vede infatti 4 major ai primi posti: United, American Airlines, Delta e Air France-Klm. La prima in particolare vede il valore totale del proprio fatturato lievitare a 6,2 miliardi di dollari, mentre American si ferma a 4,7 e Delta a 3,7. Prima fra le low cost la pioniera del settore, l’americana Southwest, seguita dalla big del vecchio continente Ryanair, con ‘soli’ 1,7 miliardi.

In Europa il gradino più alto del podio spetta alla greca Aegean, grazie al programma Alla scoperta della cucina greca, che dedica i menù alle diverse regioni del Paese. Per quanto riguarda l’innovazione il primo premio va a Air Baltic, la compagnia lettone basata a Riga. Il vettore dà ai passeggeri la possibilità di assemblarsi il pasto da soli, selezionando le diverse portate per il viaggio successivo tra oltre 70 varianti. Altri vettori si distinguono per l’attenzione dedicata ai bambini. È il caso di Lufthansa o della taiwanese Eva Air, che offrono ai piccoli ospiti l’opportunità di consumare pasti adatti alle loro necessità o di giocare con le scatole di Hello Kitty.

comf_traveltofethiye.co.uk

ANCILLARY DELLE COMPAGNIE AEREE Inarrestabile il business delle Ancillary: chi ci guadagna di più vendendo gli extra? In soli 7 anni è quasi triplicato il valore del business generato dalla ancillary revenue delle compagnie aeree (da 8,3 a 26 miliardi di dollari) e il processo non accenna a rallentare.

content.delta.com

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Se la maggior parte del turnover è generata dalla mole di passeggeri trasportati dai big, lo scenario cambia se si prende in considerazione lo share delle ancillary sul totale del giro d’affari. In questo caso a svettare è un’altra americana, Spirit Airlines, che con i servizi a pagamento genera il 43,4% del totale del fatturato, seguita da Allegiant (37,6%), Wizz Air (prima europea al 36,4%) e Jet2.com (29,4%). Solo quinta Ryanair, ferma al 24%.

In un’estate in cui si moltiplicano le strutture turistiche disposte ad accettare animali da compagnia e in cui le spiagge per i quattro zampe sono l’ultimo trend, eDreams ha provato a fare un po’ di ordine. Non tutte le compagnie aeree accettano la presenza di animali a bordo e non tutte caricano tutti i tipi di animali. Ad esempio, uccelli di vario genere sono ammessi da Vueling, Iberia, Delta, United e Turkish, ma non da AirBerlin, che apre invece le porte ai roditori. Una giungla nel vero senso della parola, anche per quanto riguarda il peso ammesso a bordo: secondo quanto riporta la tabella messa disposizione da eDreams, si possono trasportare solo animali di piccola taglia: la maggiore disponibilità in termini di peso è quella di Delta, con un massimo di 23 chilogrammi, contro gli 8 della maggior parte delle compagnie. I costi variano da vettore a vettore e i sistemi di prenotazione sono diversi. Sul sito eDreams un utile documento per orientarsi.

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lovecloudvegas.com

ANIMALI A BORDO

HOT IN VOLO

Dal pappagallo al furetto: una guida rapida alle regole delle compagnie aeree.

Un aereo privato per incontri hot: questa l’idea di Love Cloud.

Se i vostri clienti vogliono portare in aereo un coniglio, meglio farli viaggiare con Meridiana; se hanno un pesce rosso, lo possono portare con loro su Vueling e Delta, mentre se vivono in compagnia di un furetto possono volare Alitalia o Blue Panorama. Se però decidono di viaggiare con Ryanair o easyJet, non possono trasportare nessun animale, né a bordo né in stiva.

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Uno studio condotto dal motore di ricerca jetcost.it rivela che la fantasia comune tra i passeggeri è quella di poter ‘amoreggiare’ con il proprio partner durante il volo, ma la paura di esser scoperti è molta. In Spagna, uno su sei ha dichiarato di esserci riuscito; non si tratta solo di passeggeri ma anche del personale: il 23% è stato spiacevolmente colto in fragrante. Ora c’è chi ha scelto di rendere il ‘sogno proibito’ di tanti realtà.


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La compagnia aerea Love Cloud ha lanciato un servizio privato per incontri hot in aereo, che comprende sorvolo di Las Vegas a bordo di un Cessna 421 Golden Eagle, appositamente fornito di letto, luci soffuse, filodiffusione con colonna sonora e tutto l’occorrente per - garantisce il vettore - “divertirsi in modo sicuro”. A seconda delle preferenze, i clienti possono scegliere tra volo diurno o notturno e tra tre livelli di offerta: Silver per 40 minuti di volo; Gold, per un’ora; e Platinum, per un’ora e mezza. Una tessera vip permetterà inoltre di entrare a far parte del fidelity club Mille High Club che, in aggiunta, offre un pacchetto Romantico, con transfer in limousine, un mazzo di rose, cioccolatini e una bottiglia di champagne.

cbs931jackfm.files.wordpress.com

QUANDO IL VOLO È ESASPERANTE: I 5 VICINI DI POSTO DA EVITARE IN AEREO

per diventare i secondi vicini di posto più esasperanti. Confusi e incapaci di porre rimedio alle marachelle dei piccoli potranno rendervi la vita difficile anche loro.

Chiacchieroni, indaffarati o rumorosi. In aereo i vicini di sedile possono rendere il volo alquanto spiacevole, se la tratta attraversata è di poche ore, oppure un vero e proprio incubo quando si tratta di un viaggio lungo un giorno intero o più. Tra i più fastidiosi, emergono cinque tipologie di passeggeri che nessuno vorrebbe mai trovarsi accanto, davanti o dietro al proprio sedile.

I passeggeri “abbondanti”. Forse i più presenti nella maggior parte dei voli sono quelli che, senza che ve ne accorgiate, conquistano lentamente l’intero bracciolo centrale, allungano le gambe, magari si tolgono le scarpe e appoggiano felpe, giacche e borse dappertutto, invadendo lo spazio vitale altrui.

Per evitare quindi di aggiungere esasperazione al già faticoso jet lag, ecco quali individui tenere sotto controllo quando ci si appresta a trovare posto in aereo.

I chiacchieroni. Sono quelle persone a cui è sufficiente chiedere una piccola cosa per ritrovarsi parte di una discussione, o più spesso di un monologo senza interruzioni. Preparatevi a dire addio al silenzio per l’intera durata della tratta!

I bambini ed i loro genitori. Per la maggior parte delle persone, i bambini piccoli sono adorabili. Ma chiunque cambierebbe idea se si trovasse davanti ad un piccolo particolarmente irrequieto o annoiato dal viaggio. I giovanissimi sono capaci di passare tutto il tempo a lamentarsi, urlando e scalciando in preda ai capricci. I genitori, esausti, finiscono inevitabilmente

Il business man. Fedele ai suoi impegni, il businessman sfrutterà ogni momento del volo per portarsi avanti con il lavoro, sfogliando giornali ingombranti e scrivendo incessantemente al computer. M. Saccenti

Santo Domingo Voli giornalieri da Milano Malpensa e Roma Fiumicino, via Madrid con il nuovo Boeing 787 Dreamliner a partire dal 30 ottobre 2016.

www.aireuropa.com


LUX*

LUX* SOUTH ARI ATOLL

La spiaggia più chic delle Maldive.

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UX* Resorts & Hotels è un nome-garanzia che non ha bisogno di presentazione. Ovvio che la riapertura della proprietà di punta alle Maldive, LUX* South Ari Atoll, interamente ripensato come fosse una splendida casa sulla spiaggia, sia stato un successo osannato da chi ha avuto la fortuna di essere presente dal 20 al 23 settembre all’inaugurazione.

Ne è nato un resort spettacolare dove il design degli interni gioca con i colori naturali per aumentare il senso di “tipico e locale”. Ecco allora i colori del mare, la laguna scintillante e la sabbia bianca, le sfumature di verde e fiori tropicali, o i toni tenui dei coralli che circondano l'isola. Inoltre, tutte le ville hanno la camera da letto di fronte al mare, permettendo agli ospiti un risveglio mozzafiato indimenticabile. Maldive è riconosciuta come una destinazione di lusso in tutto il mondo, tuttavia i viaggiatori più esigenti sono ora alla ricerca di qualcosa di più. Ecco perché LUX* ascolta loro preferenze e abbraccia le nuove tendenze in tutto ciò che propone. E quindi ecco anche il motivo della ristrutturazione di LUX* Ari Sud: il desiderio di offrire un'esperienza, non solo in linea con quanto ci si aspetta da un resort 5 stelle, ma anche di sorprendere e deliziare gli ospiti con nuove interessanti particolarità.

I 193 padiglioni e le ville sono stati completamente riprogettati dal famoso studio di design P49 Deesign, mentre il paesaggio del resort è stato affidato alle cure dell’architetto paesaggista Stephen Woodhams che per realizzare i progetti, ci dice Dolores Semeraro, Cluster Direttore PR & Communications Maldive, si è ispirato alla forma naturale dell'isola.

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L'isola è conosciuta per essere una delle più grandi a cinque stelle delle Maldive e ovviamente quindi essere adatta anche alle famiglie. Tuttavia, con la ristrutturazione delle ville sull'acqua sul lato est dell'isola, LUX* Ari Sud ha dedicato attenzione alle esigenze di quei clienti che desiderano


trascorrere una vacanza à deux, reinventando lo spazio e i decori delle vecchie Water Villas, per trasformarli in quelle che oggi sono le Romantic Pool Water Villas dal fascino esclusivo. Molta attenzione, come da storia della catena alberghiera, è stata posta all’ambiente, per cui tutti i lavori sono stati portati a termine con pratiche sostenibili e di conservazione, agendo nel pieno rispetto dell'ambiente che circonda l’atollo, partendo dalla vegetazione dell'isola, i suoi colori e la conformazione. Le nuove ville hanno mantenuto il tetto di paglia e i giardini sono stati nutriti e migliorati con l’aggiunta di più varietà di piante e fiori tropicali. Ma oltre alla ristrutturazione della parte abitativa, caratterizzata da un rinnovo completo di tutte le ville, sia sulla spiaggia sia sulla laguna, LUX* Ari Sud è orgogliosa ed entusiasta di introdurre alle Maldive il Beach Rouge, il primo ristorante/club sulla spiaggia, già presente al LUX* Belle Mare di Mauritius. Ma non è ovviamente tutto. Vista la portata dell’isola, ecco allora il Senses Restaurant, dai sapori arabi e dell’Oceano Indiano; Umami, oasi gourmet giapponese: un banco del sushi in mezzo all’Oceano con la più grande selezione di amari e liquori giapponesi; MIXE, il ristorante buffet internazionale e il Lagoon Bar, un “bar à reggae” proprio “piedi nella sabbia” nel punto più orientale del resort. I motivi per scegliere LUX* Ari Sud erano già molti. Oggi è impensabile non provarlo. G. Merini

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B2C

IL 2016 DI SINERGIE? E’ BTL ed anche B2C!

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i sono anni che cambiano la storia di un’azienda per eventi sconvolgenti che in un solo istante modificano percepiti, brand, fatturati, spazi fisici di lavoro e le persone stesse. E ci sono anni in cui questo risultato è il frutto invisibile e silenzioso di un lavoro costante, goccia a goccia, pianificazione ed azione momento per momento. Quella famosa goccia che gli antichi romani avevano imparato ad osservare e trasformato in un loro motto per confermare le doti di costanza e perseveranza che oggi sono assimilabili ad un piano industriale condotto con attenzione.

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Il 2016 di Sinergie Live Communication è un anno che testimonia la capacità dell’agenzia di essere sempre costantemente up-todate, sempre sul pezzo, sempre pronta a nuove sfide. Ma in un silenzio fatto di successi mai urlati, di conferme mai gridate, di investimenti che fruttano e si trasformano in contratti quadro e risultati concreti e durevoli che creano valore strutturale e tangibile, non medaglie o soprammobili. Abbiamo incontrato un Davide Verdesca, CEO e COO di Sinergie Group, assolutamente soddisfatto dei primi 3 trimestri e pronto a chiudere il quarto con ottime prospettive. “Sinergie Live Communication - ci dice con orgoglio - quest’anno ha saputo crescere secondo quanto si era prefissata. Raggiungeremo i nostri obiettivi in termini di fatturato e abbiamo ulteriormente migliorato la performance di EBITDA, ma soprattutto ci siamo consolidati in due campi nei quali


B2C

dobbiamo affermare il nostro brand che è certamente più le- Il bilancio consolidato è uno strumento estremamente gato a eventi B2B. Sto parlando della Divisione BTL (Below the efficace per stabilire lo stato di salute di un gruppo azienda, Line), con uffici a Roma (prossimamente anche a Milano n.d.r.) in quanto si caratterizza per la depurazione delle “operazioni e commesse in costante crescita a partire dall’accordo quadro intercompany”, ossia di quelle operazioni intercorse fra le con Enel e della Business Unit B2C società dello stesso gruppo, al fine che è cresciuta quest’anno negli uffici Il bilancio consolidato è uno strumento di rappresentare solo i rapporti tra il estremamente efficace per stabilire lo gruppo e le economie terze. Ovvero, di Milano. Il team B2C è composto da stato di salute di un gruppo azienda. professionisti “rubati” alla concorrenza offre uno spaccato reale delle capacità e questa “campagna acquisti” ha proprio economiche e del valore di fatturato lo scopo di colmare il gap con le migliori agenzie specializzate concreto dell’azienda. nel solo B2C, in quanto Sinergie Live Communication vuole competere da protagonista anche in questo mercato per lei, se “Sinergie - dice Davide Verdesca - va sempre più in una non del tutto nuovo, certamente meno esplorato fino ad oggi”. direzione di confronto paritetico con le aziende clienti con le quali si relaziona. Di conseguenza abbiamo voluto creare Una novità così importante e nessuna comunicazione fino un rapporto nel quale fosse tutto, non solo dichiarato da noi ad oggi. Viene spontaneo chiedersi: “Come mai?”. Verdesca e quindi non controllabile (come troppo spesso succede nel chiarisce la posizione. “Perché in Sinergie - ci dice - il B2C, pur caso di grandi annunci di fatturati o di numeriche addirittura non essendo stato il nostro core business, è sempre stato improponibili a livello matematico, ma che servono a fare però gestito; forse per fatturato e dedizione non al livello delle titolo), bensì da un ente esterno, terzo, che certifica un agenzie focalizzate, ma da oggi vogliamo esserci e lo saremo bilancio, il numero di eventi realizzati, le modalità, la solidità sempre di più, avendo come obiettivo quello di arrivare ad patrimoniale. Perché oggi, quando un viaggio o un evento costa avere a breve la medesima reputazione che abbiamo da anni centinaia di migliaia (se non milioni!) di euro, vorremmo che nei nel B2B”. paletti di una gara, venisse posta una pariteticità in termini di sicurezze e garanzie per il cliente, di solidità e cash flow, di La stagione positiva di Sinergie Live Communication vive organizzazione, struttura e dimensioni, di tipologia di agenzia di quei famosi costanti piccoli passi che negli oltre 16 anni e di peculiarità. Per essere parametrati su basi concrete e non di storia dell’agenzia sono un dato di fatto. E così il 2016 ha solo per “il prezzo o la fee”! Voi affidereste i vostri soldi a una visto riconfermata la certificazione di qualità ISO 9001 da banca senza struttura, senza solidità, sottodimensionata, non parte di DNV GL, ente terzo internazionale certificatore, che certificata? ! Noi no”. ha ampliato la certificazione con l’estensione a 9001:2015 alle intere attività del Gruppo, riconoscendo l’agenzia come La realtà del Gruppo di cui Sinergie Live Communication è “capace di guardare oltre i confini della propria azienda e parte, si amplia giorno per giorno. BTL, Digital, eventi B2B e di avere una leadership impegnata nel garantire un futuro B2C, Incentive, etc... E ovviamente anche un occhio attento sostenibile della propria organizzazione”, secondo le parole ai progetti di Social Responsibility, di aiuto concreto per di Nicola Privato, Regional Manager Sud Europa e Africa per trasformare il lavoro quotidiano in qualcosa che serva agli DNV GL Business Assurance. altri, che porti non solo profitto ma benessere e miglioramento nella società in cui l’azienda è inserita. Ne è esempio il Sempre nell’ambito delle certificazioni e della ricerca di progetto di quest’anno “Vado conFido” (cfr. pag. 28 e seguenti, chiarezza e di trasparenza nei confronti dei clienti, quest’anno ndr), ma non solo. Perché il resto, in Sinergie Group, è sempre Sinergie Group produrrà il primo bilancio consolidato, …to be continued! certificato e controllato da una società terza. S. Beretta

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SKYBOX

FARE CRM CON LA SKYBOX

Una grande opportunità per tutte le aziende.

Antonello Venditti dalla SkyBox di Sinergie Group

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ei numeri precedenti di Focus ON abbiamo parlato dell’importanza delle attività di CRM (Customer Relationship Management) per un’azienda, constatando con quale frequenza e modalità i clienti si rapportino con i vari brand. Gli strumenti e le piattaforme utilizzate sono diverse e generano inevitabilmente sia un grande flusso di dati, che di interesse e buzz nei confronti di un marchio. Uno degli errori più comuni che si incontra quando si parla di Customer Relationship Management è quello di identificare questa attività con la creazione di un semplice programma (software). In realtà dietro la sigla CRM c’è un mondo di relazioni e di legami importanti che riguardano l’azienda, la sua vision e tutte le strategie di comunicazione attuate sia al suo interno che all’esterno. Il cliente è al centro dell’attenzione e insieme a lui la cultura che vive, la società in cui si colloca e le sue abitudini che possono essere trasformate in eventi innovativi e originali che lasciano il segno.

Nelle aziende nascono ruoli costruiti ad hoc, con l’obiettivo di raggiungere sempre più efficacemente i clienti, mentre i reparti di comunicazione organizzano e progettano interi piani di attività CRM. Un segnale evidente di come anche il mercato si stia adeguando alla recente novità. Questo processo non cambia quando si tratta del mondo degli eventi, anzi potremmo dire che nel settore della Live Communication acquisisce un ruolo ancora più rilevante. Il futuro è quindi di chi vuole accettare la sfida di monitorare le preferenze dei suoi clienti, i loro desideri e difficoltà per poi interpretarli e fornire loro le soluzioni più appropriate per ogni specifica necessità. L’ impegno va oltre i sistemi informatici e le piattaforme di raccolta dati; aziende e agenzie si devono mettere in prima linea per cercare un modo non convenzionale di avvicinarsi ai clienti, superando i vincoli dei rapporti formali e diplomatici in occasione di meeting e business trip.

Ognuno di noi è abituato a ricevere numerosissimi input dalle aziende e con “input“ si intendono: newsletter, notifiche, inviti, email… e chi più ne ha più ne metta! La maggior parte di questi documenti, spesso finiscono nella cartella spam - vuoi anche per nostra disperazione - per colpa di un’impresa che, convinta di ingaggiare il suo target, si limita a bombardarlo di informazioni che mancano di sostanza e contenuto coinvolgente.

Una delle opportunità per vincere questa sfida è quella della SkyBox di ForumNet. Il ricco calendario del Forum rende unico ogni evento, permettendo alle aziende partner di fare PR, aumentare la propria visibilità ed il contatto con il pubblico; inoltre ogni salottino privato da dieci posti è customizzato internamente ed esternamente con il nome dell’azienda, garantendo così un’ottima visibilità.

Nonostante questo, è indubbio che l’uso strategico di social network, siti web e programmi di raccolta dati assumono ogni anno un’importanza sempre più elevata.

Gli incontri organizzati al Mediolanum Forum sono utili sia alle aziende che ai clienti. Gli eventi sono occasioni davvero imperdibili per parlare, ridere e scherzare, condividendo idee

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SKYBOX

© Bloomicon/Shutterstock.com

creative e progetti dai quali possono nascere importanti eventi. Con la SkyBox si riesce ad andare oltre i business meeting, oltre le telefonate a tarda sera, oltre ai calendari condivisi, raggiungendo l’importante obiettivo di presentarsi in modo informale e mettendo sempre i clienti al primo posto.

Conoscersi, confrontarsi, costruire insieme. Questo è ciò che accade nella SkyBox di Sinergie.

Tra i big della musica e dello spettacolo che prossimamente si esibiranno al Mediolanum Forum ci saranno: il Cirque du Soleil con lo show circense Varekai, i Green Day, gli Skunkanansie e Renato Zero; spettacoli che si aggiungono alle entusiasmanti partite di basket della squadra del cuore di Milano, l’EA7 Olimpia, che sfiderà le più grandi società italiane e internazionali sul campo del Forum. Sinergie Group aderisce alla SkyBox sin dal 2014 e l’iniziativa è strategica per il suo posizionamento come player di primo riferimento per il mondo della comunicazione di ampio respiro. La SkyBox centrale, in mezzo al Forum, è un punto di visibilità eccezionale, tra le grandi aziende che hanno saputo essere le migliori nel loro campo. La SkyBox di Sinergie è pronta ad ospitare chi vuole parlare del futuro, chi vuole vivere grandi emozioni e soprattutto chi vuole condividerle. L’attività di CRM per il Gruppo è un’importante opportunità per rendere ancora più vero e solido il rapporto con i clienti. S. Beretta

© bbernard/Shutterstock.com

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SKYBOX Calendario aggiornato al 4 ottobre 2016

CONCERTI E SPETTACOLI FRANCESCO RENGA 15 OTTOBRE 2016

MARCO MENGONI 16 - 17 NOVEMBRE 2016

BASTILLE 7 FEBBRAIO 2017

VAREKAI - CIRQUE DU SOLEIL dal 19 al 23 OTTOBRE 2016

ELISA 25-26 NOVEMBRE 2016

THE 1975 8 FEBBRAIO 2017

MAX GAZZÈ 29 OTTOBRE 2016

MARVEL UNIVERSE LIVE! dal 2 al 4 DICEMBRE 2016

AVENGED SEVENFOLD AND DISTURBED 21 FEBBRAIO 2017

THE CURE 1-2 NOVEMBRE 2016

EROS RAMAZZOTTI 20 DICEMBRE 2016

LITFIBA 31 MARZO 2017

TWENTY ONE PILOTS 7 NOVEMBRE 2016

RENATO ZERO 6,7 e 9 GENNAIO 2017

JAX E FEDEZ 10-11 APRILE 2017

POOH 11-12 NOVEMBRE 2016

GREEN DAY 14 GENNAIO 2017

SHAWN MENDES 6 MAGGIO 2017

PLACEBO 15 NOVEMBRE 2016

SKUNK ANANSIE 28 GENNAIO 2017

IL VOLO 9 MAGGIO 2017

SPORT

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CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Openjobmetis Varese 16 OTTOBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Panathinaikos Athens 21 DICEMBRE 2016

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Auxilium Torino 5 MARZO 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Real Madrid 27 OTTOBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Zalgiris Kaunas 29 DICEMBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Crvena Zvezda Telekom Belgrade

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Juvecaserta 30 OTTOBRE 2016

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Consultinvest Pesaro 2 GENNAIO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Vanoli Cremona 19 MARZO 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Anadolu Efes Istanbul 10 NOVEMBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Galatasaray Odeabank Istanbul 20 GENNAIO 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Brose Bamberg 23 MARZO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Banco di Sardegna Sassari 13 NOVEMBRE 2016

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Betaland Capo d’Orlando 22 GENNAIO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Dolomiti Energia Trentino 2 APRILE 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Fenerbahce Istanbul 24 NOVEMBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Olympiacos Piraeus 25 GENNAIO 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Unics Kazan 7 APRILE 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs The Flexx Pistoia 27 NOVEMBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Darussafaka Dogus Istanbul 2 FEBBRAIO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Umana Reyer Venezia 9 APRILE 2017

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Cska Moscow 8 DICEMBRE 2016

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Germani Basket Brescia 12 FEBBRAIO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Grissin Bon Reggio Emilia 23 APRILE 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Enel Basket Brindisi 18 DICEMBRE 2016

EUROLEGA BASKET EA7 Armani Milano vs Barcellona Lassa 23 FEBBRAIO 2017

CAMPIONATO BASKET SERIE A EA7 Armani Milano vs Pallacanestro Cantù 7 MAGGIO 2017

16 MARZO 2017


SPECIAL

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SPECIAL

IL TEAM BUILDING DIVENTA SPECIAL(E)! Creare valore attraverso la formazione.

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e può sembrare facile decidere di far partecipare le proprie risorse ad un evento di formazione, non si può dire lo stesso del processo di organizzazione e della scelta del programma. Molto spesso alla parola training o team building l’istinto primario dei partecipanti è quello di ruotare gli occhi al cielo mentre si inizia a cercare una lista di impegni e sfortunate coincidenze che potrebbero impedire la partecipazione. Questa reazione, che abbiamo avuto tutti almeno una volta nella vita, è figlia di una triste tradizione di attività formative che hanno visto dipendenti chiusi per ore e ore in sale meeting ad ascoltare formatori dal tono monocorde che proiettavano centinaia di slide ricche di termini difficili anche solo da leggere. Fortunatamente negli ultimi anni le attività di formazione sembrano essere migliorate, con programmi più interessanti e accattivanti che hanno portato ad importanti risultati, sia in termini di apprendimento che di raggiungimento degli obiettivi. La nuova frontiera di chi organizza eventi formativi è infatti quella di creare un meccanismo di lavoro che poi sia foriero di risultati tangibili al ritorno, quando in azienda occorre mettere in pratica quanto appreso magari con tecniche e dinamiche innovative e di condizionamento attraverso esperienze all’aperto. Sinergie Group è un’entità confermata anche nel campo della formazione, con eventi di team building e outdoor training creati ad hoc che rispondono prontamente alle esigenze del cliente. Le attività formative proposte sono coinvolgenti

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e creative, volte a superare gli ostacoli e le difficoltà che affliggono un’azienda. In questo ambito, sono di recente realizzazione anche i viaggi formativi organizzati da Special, la boutique incentive del Gruppo, che ha portato il concetto di training ad un altro livello, basandolo sulla experience vissuta attraverso un learning by doing e un learning by innovating or changing behaviors. Proviamo a vedere allora come si è mossa Special nei due progetti che, a ragione, possono essere identificati come master di un nuovo modo di creare valore attraverso la formazione. I primi ad affrontare il percorso pianificato a Maiorca, sono stati i consulenti di Cattolica Assicurazioni. Il gruppo di 60 giovani consulenti ha raggiunto l’isola spagnola a fine luglio, per vivere tre giorni di attività formativa e di team building, ma anche di svago e relax. Senza alcun accompagnatore, come in tutti i viaggi formativi, gli invitati hanno potuto godere delle bellezze naturali di una destinazione esclusiva, sede di alcune delle aziende più fiorenti della Spagna e d’Europa - basti pensare alle catene alberghiere Meliá e Barceló - nonché patria dei talenti sportivi Rafael Nadal e Jorge Lorenzo. Base dell’avventura maiorchina l’hotel ME Meliá, location che, attigua al beach club Nikki Beach, è diventata parte di un’atmosfera glamour e trendy adatta al target giovane del viaggio. Prima di partire alla scoperta dell’isola, Special ha ideato un road book personalizzato che ha consegnato agli ospiti per prepararli al viaggio in jeep decapottabile lungo i percorsi più emozionanti di Maiorca.


SPECIAL

La prima tappa è stata, ovviamente, Palma de Maiorca. La città vive tutt’ora di un fascino intramontabile, frutto dell’unione tra l’importante tradizione medievale, gotica e catalana - evidente soprattutto nel quartiere della Cattedrale - e la modernità, avanzata rapidamente grazie al grande afflusso turistico. Dopo una giornata ricca di attività con prove di gruppo ad alto livello di engagement e di interazione (anche con i locali), la cena si è svolta al rinomato ristorante El Nautico. Una serata di benvenuto nell’incantevole cornice del Réal Club Náutico di Palma, con tanto di presenze del jet set internazionale sedute a pochi tavoli di distanza. La pittoresca località di Valldemossa è stata la seconda destinazione prevista nell’itinerario. A pochi chilometri da Palma de Maiorca, sulle morbide colline dell’isola, il piccolo comune spagnolo ospita poco meno di duemila abitanti ed ha una lunga storia alle sue spalle. All’interno del paese, tra le stradine strette e le case di mattoni, sorge il monastero e la chiesa della Certosa - chiamata così perché abitata per oltre quattrocento anni da monaci certosini - che ha visto, tra i suoi illustri ospiti, anche il famoso compositore Fryderyk Chopin. Anche a Valldemossa Special ha organizzato team building personalizzati per Cattolica Assicurazioni: ai momenti di formazione - presenti

in ogni momento del viaggio - si sono alternate attività di gruppo e prove volte ad accrescere lo spirito di squadra e le capacità di problem solving dei partecipanti. Ad aggiungere ancora più divertimento all’esperienza maiorchina, la “Paella Challenge!” una sfida per tutti i partecipanti che, con a disposizione le cooking station installate al ristorante Son Termens di Maiorca, si sono cimentati nella preparazione di un ottimo piatto di paella; giudicato poi da chef locali. Il terzo giorno è stato dedicato al mare, alla sua potenza e alla sua imprevedibilità; il tutto a bordo di un catamarano sul quale si sono svolte delle vere e proprie prove di vita divenute metafore efficaci della convivenza d’impresa. La barca non è altro che l’azienda, lo skipper il team leader, mentre l’equipaggio e la tattica per raggiungere la meta sono sfide che ricordano l’importanza dell’organizzazione interna ed il confronto con il mercato ed i competitor. A seguito dell’esperienza a bordo, i consulenti di Cattolica Assicurazioni sono tornati in albergo, dove hanno analizzato e assimilato in un incontro finale ciò che hanno imparato nei momenti di team building e di lavoro. La cena di gala che ha concluso il viaggio formativo è stata organizzata alla Bodega Santa Catarina, nella Serra de Tramuntana, Patrimonio dell’Umanità dal 2011. L’azienda vinicola è famosa per i suoi vini vincitori di numerosi premi e per la cantina in pietra che ospita la più grande varietà di bottiglie, barili e barrique dell’isola. Durante la serata, tra le proposte degli chef stellati chiamati a dirigere il menù, sono stati premiati i vincitori delle prove; si è dato spazio agli speech istituzionali, alle revisioni degli obiettivi raggiunti insieme e al debriefing tenuto dai trainers, fino alla conclusione dell’evento.

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La Spagna è un paese che rimane nel cuore, si presta facilmen- Il giorno seguente c’è stato il tour della città, con tappe allo te all’organizzazione di eventi formativi all’interno dei quali stadio de la Romareda, al Parque Grande, alla Plaza Paraiso e l’emozione gioca un ruolo di fondamentale importanza Puerta del Carmen fino alla Plaza del Pilar. nella trasmissione di concetti cardine. Ecco quindi proprio tra le regioni dell’Aragona e di Madrid, il viaggio formativo Indimenticabili i momenti passati al circuito Motorland de di Lombarda Vita. L’esperienza ha Aragón, dove gli ospiti hanno potuto Indimenticabili i momenti passati visto coinvolti 150 venditori ed il Top vivere l’emozione di assistere al Moto al circuito Motorland de Aragón, Management del gruppo assicurativo GP dalla propria area riservata nel dove gli ospiti hanno potuto che hanno raggiunto a fine settembre Vip Village, con servizio di catering e vivere l’emozione di assistere la città di Saragozza. vista direttamente sulla linea d’arrivo al Moto GP dalla propria area e panoramica sul resto della pista. riservata nel Vip Village. Considerata una delle città monuIl gruppo ha avuto anche modo di mentali della Spagna, il capoluogo aragonese deve ai suoi prendere parte ad una Pit Lane Walk con accesso esclusivo monumenti in stile Mudéjar e all’equilibrio perfetto tra ai box, dove hanno visto Valentino Rossi, Marc Marquez e la tradizione moresca e cristiana, la maggior parte dei Andrea Dovizioso prepararsi alla gara; il tempo è volato per riconoscimenti da parte dell’Unesco (come quello dato al tutti, anche per i fan meno sfegatati che in un batter d’occhio Palacio de la Aljafería e alla chiesa di San Pablo). sono ripartiti verso la stazione di Saragozza, pronti per la seconda parte del viaggio. Saragozza si trova a metà strada tra Madrid e Toledo e nonostante non rientri tra le mete più visitate della Spagna, ha saputo organizzarsi per ospitare l’Expo 2008, in occasione del quale è stato costruito il Palacio de Congresos. Gli ospiti lo hanno raggiunto il primo giorno per assistere a meeting formativi, premiazioni aziendali e per partecipare alla prima cena di benvenuto.

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SPECIAL

Dopo un breve tragitto in treno, Lombarda Vita ha raggiunto Madrid giusto in tempo per un aperitivo al tramonto sulla terrazza del ristorante Samarkanda. La giornata seguente, dedicata alla scoperta della capitale spagnola si è aperta con una colazione d’eccezione al Lagrimas Negras, locale riservato in esclusiva, dopodiché Madrid si è mostrata in tutta la sua bellezza durante il tour che ha toccato tutti i luoghi più importanti, dalla Puerta del Sol a Plaza Mayor, dal Paseo del Prado alla grandissima e sempre affascinante Plaza de Toros.

che hanno raccontato tutti i ricordi legati a questa grande esperienza. Special ha saputo unire il mondo della formazione a quello dei viaggi di alta gamma, portando i clienti a vivere serenamente le attività di team building e di gruppo in un’esperienza completa ed emozionale che rimarrà nei ricordi di chi vi ha partecipato. F. Passoni

Special ha organizzato il pranzo al Réal Café del Bernabeu, con vista all’interno dell’omonimo stadio, mentre per la cena di gala a conclusione del viaggio, ha pensato di stupire i suoi ospiti con una location di prestigio: il Casino de Madrid. Fondato nel 1837 nel cuore della capitale, la struttura ha un immenso valore architettonico e soprattutto storico; il casinò infatti è nato dalla volontà di alcuni giovani progressisti dell’Ottocento di avere un luogo dove potersi ritrovare in tranquillità per passare il tempo lontani dalla politica e dai ritmi frenetici della società dell’epoca. La cena si è svolta nel pittoresco Salone Real, dove si sono susseguiti gli speech del Top Management e gli slide show

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SPONSOR

Morale o amorale?

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bbiamo avuto un commissario tecnico della nazionale che ha lavorato sotto scacco, con l’accusa di essere corrotto, di aver venduto le partite, quando giocava nella Juve, salvo poi finalmente essere assolto da ogni addebito. Ogni settimana siamo testimoni di indagini su partite vendute e comprate, giocatori in saldo o in offerta speciale. Abbiamo avuto atleti e intere squadre nazionali squalificate dalle Olimpiadi, medaglie tolte per trucchi, doping, brogli. Ormai è inutile andare in un qualsivoglia

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ippodromo e tifare per un cavallo o un altro. Si dice che le corse siano già decise, con fantini che frenano, cavalli allevati a ormoni proibiti, colpi fuori dal lecito. E cosa fa l’Italia dello sport nazionale? Sceglie come sponsor una nota azienda che vive di scommesse, una multinazionale che vive di puntate e gioco online, anche d’azzardo.


Bell’esempio! Complimenti ai geni del marketing che hanno anche solo potuto pensare che una simile sponsorizzazione fosse possibile. Come finirà è difficile prevederlo. Dopo il solito polverone, forse ci abitueremo a vedere sulle maglie della Nazionale azzurra il logo e l’invito, neppure troppo velato, ad impiegare (o più probabilmente sperperare) i soldi guadagnati con fatica, nel tentativo di ottere una facile ricchezza, senza sudore fisico o intellettuale; dimenticandosi in fretta che al tavolo da gioco l’unico che si arricchisce è il banco.

quanto i salari sono bassissimi. L’accusa è di fare grandi profitti vestendo fuoriclasse, senza pagare quelli che lavorano, fuggendo la responsabilità e l’impegno sociale. Sempre il calcio - forse perché è uno degli sport più seguiti al mondo - ha creato un altro piccolo scandalo. Lo sponsor di una casa di moda per intimo è stato visto più volte di quelle in cui il pallone gli si è avvicinato. Neymar, nella partita tra Barcellona e Atlètico dell’anno scorso, era infatti più preoccupato di far vedere l’elastico delle sue mutande e il suo sederino d’oro (è il caso di dirlo visto che è la parte che gli procurava il contratto) che di giocare palloni utili alla sua squadra (che infatti perse il turno).

Sono passate solo poche settimane da un’altra grande polemica. Quella legata al 7 bianco gigante che campeggiava sulle maglie e sulle divise degli atleti olimpici italiani, all’andata e al ritorno da Rio. Era il numero che segnava la Carl’s Jr - che produce hamburger a suo dire privi di ormoni celebrazione della sponsorizzazione da parte del re degli e di arricchimenti innaturali, di steroidi o di gusti chimici, ma stilisti italiani ai nostri atleti. La linea di abbigliamento di soprattutto grandi quanto una generosa terza coppa D - si Emporio Armani ha oltre 12 anni di storia. Nata nel 2004 da prende le prime pagine dei giornali, innescando una polemica enorme. Grande quanto le tette di una collaborazione tra lo stilista e È lo sponsor. Charlotte McKinney, la modella che Shevchenko, ex numero 7 del Milan, È il Dio del male, ancheggiando tra i banchi del mercato appunto. Ma questo avvenimento, assetato di sangue fa impazzire tutti, fino ad addentare certo meno invasivo a livello morale e di minuti di celebrità. un hamburger di dimensioni pari al di quello della linea di scommesse, suo decolleté. Era uno degli sponsor non ha tenuto lontane le critiche, i sollevamenti di scudi contro l’onnipresente invasività dello principi del Super Bowl americano, uno degli show più seguiti negli Usa e nel mondo intero. Migliaia di critiche, ma sponsor. tantissimi click sui social per rivedere il filmato e titoli sui Euro 2016, altro problema di immagine e morale. In campo giornali: obiettivo raggiunto. ci sono calciatori che rincorrono palloni sponsorizzati, vestono maglie sponsorizzatissime, tirano pedate calzando Sono solo pochi esempi, ma rappresentano bene quanto lo scarpe dal costo stellare. Chi ha pagato gli europei di calcio, sponsor oggi sia dentro la vita di tutti; quanto la condizioni, rappresenta il gotha degli investimenti pubblicitari: Adidas quanto sia invasivo, quanto sia al di sopra del bene e del male, e Nike. Ma il problema vero è che entrambe le aziende quanto renda bene il concetto del “conta solo che se ne parli, producono in Asia, dove i costi sono ridotti quasi a zero in bene o male non importa”.

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È lo sponsor. È il Dio del male, assetato di sangue e di minuti di celebrità. Ed infatti, a sentir parlare i manager che gestiscono le sponsorizzazioni - e solo rigorosamente off the record, perché davanti ai microfoni si sono sempre negati - non c’è nulla che le aziende non farebbero pur di guadagnare uno spazio in più, un centimetro quadrato di pelle, un secondo di notorietà. C’è chi vorrebbe sponsorizzare il Papa. Anzi, non è neppure un sogno tanto segreto per molti. Sarebbe facile. Vestito di bianco, qualsiasi brand risalterebbe, il logo spiccherebbe bene. Naturalmente, ha le telecamere di tutto il mondo addosso e poi sta spesso a braccia aperte, quindi lo spazio sarebbe ancora più sfruttabile. Già tutti si immaginano i tweet e le foto sui giornali; ma il Papa non è in vendita, benchè molte chiese siano state restaurate, ricostruite o interamente rifatte grazie ai soldi donati da sponsor, in modo più o meno palese. Peccato; mortale per il mondo dell’ADV che comunque non rinuncerà ai suoi sogni tanto facilmente.

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Al di là del politically correct, lo sponsor è un cancro con cui pian Lo stesso vale per la prima pagina piano il mondo moderno ha imparato di Google. Costa mantenerla. Senza a convivere. Basta digitare ormai sponsor non ci si arriva. E così i siti qualsiasi www.qualcosa e si aprono si riempiono di loghi o, peggio, di popinfinite finestre di promozione di questo o up, di quadratini colorati e marchiati quel prodotto, sempre più spesso tentativi che coprono la notizia e la fanno leggere di phishing o di lead generation. Il mito di solo poche righe alla volta, di link che al internet gratuito è morto con solo sfioramento della punta il primo pay per click. Internet del mouse tracciano IP e come frontiera della libertà? prendono email, dati sensibili Internet come nuovo mondo e tutto quanto è possibile nel dove tutto è possibile? Ma più breve tempo possibile. per favore! Internet è la Senza sponsor quei siti nuova frontiera come lo era non verrebbero aperti nè stato davvero il Far West; e mantenuti. Ma oggi, per come quel mondo, è fatto di questo motivo, leggere una pistoleri, di agguati, di banditi notizia su un giornale on line senza scrupoli. Far funzionare è diventato più difficile che un sito per guadagnare soldi fare uno slalom speciale su ha costi altissimi; servono una pista nera. sviluppatori, servono persone che vadano a seminare nei Gli sponsor sono consci del erinblaskie.com posti giusti e mettano le loro potere. E sono vittime parole chiave per farsi scegliere, per arrivare sempre tra le della pianificazione pubblicitaria, l’altro lato della medaglia. mitiche “prime tre” di Google o quantomeno in prima pagina, I centimetri quadrati di un muro da interviste, la pagina di altrimenti sei fuori. Il terzo scaffale del supermercato è quello destra di un magazine o la quarta di copertina, il banner della ad altezza occhi, ad altezza mano; e per questo è quello che homepage delle news più lette, costano una fortuna allo costa di più in termini di sconto per i fornitori. sponsor. Ma hanno una visibilità, quindi una resa altissima

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Solforico della scrittrice belga Amélie Nothomb: un romanzo in cui si ipotizza un reality show girato in un campo di concentramento, in cui ogni settimana il televoto decide chi uccidere, e lo sponsor alimenta la concentrazione di rabbia, Un esempio: le persone in giro per le strade. Sono totem togliendo il cibo o regalandone solo ad alcuni personaggi; pubblicitari ambulanti che il sistema perverso della moda tutto per alimentare l’interesse verso la trasmissione. Ci ha condizionato così tanto che pagano per indossare e arriveremo? Non dipende solo dagli sponsor, ma da quanto portare in giro il marchio di una qualche casa di moda. È la nostra civiltà sarà capace di tirarsi fuori e di non farsi incredibile. Ogni collezione di t-shirt ha una linea in cui il logo condizionare fino al punto da non saper scegliere ed essere dello stilista spicca in modo perverso contenta di farlo su suggerimento. E così i siti si riempiono di loghi e la persona che la compera diventa o, peggio, di pop-up, di quadratini automaticamente un portatore sano Lo sponsor in fondo è solo la faccia colorati e marchiati che coprono la di pubblicità. Con la beffa di pagare palese delle lobby. Là dove la lobby notizia e la fanno leggere solo poche per sponsorizzare quello che indossa, agisce nel buio e crea interessi che righe alla volta, di link che al solo alimentando il meccanismo per cui generano un business destinato a sfioramento della punta del mouse se in tanti indossano qualcosa, quel modificare le sorti di molti a vantaggio tracciano IP e prendono email, dati “qualcosa” è bello, diventa moda e di pochi, lo sponsor genera bisogni sensibili e tutto quanto è possibile occorre averlo per non essere out. E che non avevamo. Introduce modelli nel più breve tempo possibile. pensare che una volta si faceva a gara che non conoscevamo, rende moda per avere il vestito più originale, quello e crea bellezza sulla base dei canoni fatto su misura, quello che nessuno aveva. Era un guaio di quanto produce. È un metodo più democratico, più alla arrivare in un ristorante o a una festa e vedere qualcuno portata di tutti. Ma continuo ad illudermi di poter pensare e con lo stesso vestito; ci si girava, se si poteva, e si cambiava scelgo di non scegliere. Continuo ad essere convinto che la posto. Oggi è l’esatto contrario. Avere quello che hanno tutti è vera libertà non sia la possibilità di decidere se comperare segno di appartenenza, simbolo di inserimento sociale. il prodotto A o B, ma quella di poter rifiutare la scelta, di rifiutare l’acquisto. Vivendo comunque felice e contento, La stranezza è isolamento, l’originalità una malattia. La senza sentirmi escluso. produzione di massa (sponsorizzata) genera il bisogno e F. Mezzo l’assenza del prodotto scelto è un male quasi incurabile perché fa sentire a disagio. che si ripaga immediatamente. Lo sponsor non fa pena. È vittima del sistema che ha generato. Un gatto che si morde la coda e si insegue senza capire se è preda o cacciatore.

Viviamo in un mondo a colori grazie agli sponsor che tutelano con cura la riproduzione esatta del loro Pantone, il posizionamento del logo secondo regole di visibilità. È un mondo in cui non c’è più morale. È stato recentemente stoppato un nuovo format televisivo che prevedeva di seguire il calvario di 10 malati terminali di cancro; non hanno più nulla da perdere, i costi di mantenimento e cura sono altissimi; se li sponsorizziamo e vendiamo il loro dolore, in cambio loro si prendono gli ultimi mesi di vita con una maggiore dignità e magari senza problemi perché la produzione si fa carico di tutto. Ognuno può pensarla come vuole, ma per fortuna almeno per il momento, sono stati posti limiti alla decenza. Ma non per molto. I libri anticipano il futuro e, così come 1984 di Orwell mancò le profezie perché le pensò troppo in piccolo rispetto al presente in cui viviamo, non dobbiamo dimenticare Acido

1984 di George Orwell, copertina.

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Magazine di comunicazione, eventi, incentive, marketing.

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Fabrizio Mezzo Direttore Responsabile Silvia Arosio In Redazione Francesca Passoni Mario Saccenti Hanno collaborato a questo numero Carlo Mangime Giosuè Merini Sabrina Beretta Art Direction Greta Tremolada

MarCom Division Sinergie Group

Direttore Commerciale, Promozione e Pubblicità Davide Verdesca Chiuso in Redazione il 14 ottobre 2016

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Focus ON 8 (ita)  

Focus ON porta la sua indagine sul mondo della sponsorship. Un argomento che vive di azioni a volte palesi, spesso nascoste. In questo numer...