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associazione giovani opinion leader


EDITORIALE

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brand non vanno più in vacanza di Dario De Lisi

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n anni recenti - apparentemente lontani quanto le glaciazioni - l’arrivo dell’estate sanciva per tutti un momento fondamentale dell’anno; un momento in cui tutto rallentava: le città si svuotavano, le routine cambiavano dando spazio a relax e divertimento, le scuole chiuse imponevano lunghi viaggi verso destinazioni vacanziere e per i brand prettamente estivi era tempo di sfoderare le armi, per tutti gli altri invece era spesso una pausa in attesa dell’autunno. Grandi eventi come il “Cornetto Algida Free Music Festival” hanno caratterizzato la fine degli anni ‘90 e i primi anni del 2000, creando man mano contesti esperienziali sempre più totalizzanti nei confronti del consumatore e rendendolo parte di un’esperienza forte e trasversale. Brand del beverage, abbigliamento e eyewear sono stati i primi a caratterizzare gli eventi sulle spiagge e a fruire dell’enorme potenziale di aggregazione dell’estate nei luoghi di villeggiatura. Per qualche anno poi questo trend si è affievolito; l’esplosione dei social network e la crisi dei consumi avevano forse indotto le aziende a limitare importanti sforzi economici a vantaggio di attività più semplici, finalizzate alla condivisione sul web per migliorarne il posizionamento e aumentarne i numeri di fanpage appena realizzate. Il tutto pensando che questi si tramutassero necessariamente in un alto tasso di conversione sulle vendite. Solo ultimamente la consapevolezza dell’utilizzo di una corretta integrazione tra offline e online sta riportando il focus su progetti più articolati e complessi che possano aumentare la awareness del prodotto, la sua social brand reputation e soprattutto la sua capacità di parlare al consumatore tramite una sapiente strategia di branded content.

I brand hanno definitivamente compreso la necessità di dover suscitare interesse negli utenti, interagendo e posizionandosi in contesti per loro appealing. Diventano parte attiva dell’experience offline, amplificata ulteriormente da un intero sistema di valori nel mondo social che li accompagni durante tutto l’anno, indipendentemente dalla stagionalità del prodotto stesso. L’estate è stata in passato, e lo diverrà ancor di più in futuro, opportunità e contesto privilegiato su cui lavorare, sui social come sul territorio, cogliendo e anticipando anno per anno l’evoluzione e le tendenze di consumo di un interlocutore sempre più esigente che è tornato a voler rivivere emozioni ed esperienze uniche.

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SOMMARIO

EDITORIALE I BRAND NON VANNO PIÙ IN VACANZA

CUSTOMER ENGAGEMENT IN ESTATE È IL MOMENTO DELL’EXPERIENCE

IL ROADSHOW UNO STRUMENTO DI MARKETING MIX CHE SA STARE AL PASSO CON I TEMPI

MILLENNIALS (E)VENTO D’ESTATE

FORMAZIONE I FESTIVAL

FOOD I BRAND DI MODA E IL FOOD&BEVERAGE

FOCUS ON ART LA STREET CULTURE SI FA “STRADA”

TECH QUANDO IL KOMANDANTE INVADE LA CITTÀ

VOCE ALLE P.A. DARE VALORE IN ESTATE E NON SOLO

VOCE ALLE AZIENDE “PUT A SMILE ON PEOPLE’S FEET”

LA TERRAZZA UN ELEMENTO DI CONTINUITÀ CHE AMPLIA L’OFFERTA

MICE NEWS NOVITÀ E CURIOSITÀ DAL MONDO

CONTROCORRENTE L’ESTATE DEI PESCI ROSSI

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ESTATE

CUSTOMER ENGAGEMENT IN ESTATE è il momento dell’Experience

di Francesca Passoni

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inalmente anche quest’anno possiamo dare il benvenuto all’estate, quel periodo in cui i ritmi frenetici della città sfumano in giornate di relax con famiglia e amici. A quei momenti di spensieratezza, al mare o in montagna, dove non si guarda mai l’orologio e ogni giorno è domenica. Tuttavia, nonostante l’intento dichiarato sia quello di “staccare la spina”, da qualche anno lo smartphone ci tiene compagnia anche in vacanza, influenzando il nostro modo di comunicare e divenendo protagonista delle strategie di marketing di piccole e grandi aziende. In estate la volontà di condividere non diminuisce, anzi. Aumentano i post e le foto pubblicate sui social network e si continua a controllare la posta elettronica. Addirittura, secondo Facebook, il 92,5% delle conversazioni vengono canalizzate su dispositivi mobili. Tutti questi segnali portano a un’importante conclusione: anche in questo periodo dell’anno si vuole rimanere connessi con il mondo. Ma torniamo alle vacanze… quel periodo a cui si guarda quasi con nostalgia, che fa riaffiorare i ricordi dell’adolescenza, delle prime cotte, dei giochi in spiaggia e dei gelati consumati sul lungo mare.

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ESTATE

Sì, perché in Italia il gelato è un prodotto che non conosce crisi. Ne mangiamo tantissimo, soprattutto durante i mesi più caldi dell’anno. È uno di quei cibi che il mondo ci invidia dopo pasta e pizza, ed è così presente nella nostra dieta che ha permesso a un brand di diventare un vero e proprio simbolo dell’estate di molti; sto parlando di Algida e del suo famosissimo Cornetto. Dai primi spot del “Cuore di Panna” fino a quelli creati ad hoc per la Rete, Algida - fondata nel 1945 a Roma e divenuta proprietà di Unilever nel 1974 - ha costruito la propria immagine sull’atmosfera estiva e sulla sfera emotiva legata alle relazioni, influenzando l’immaginario collettivo di intere generazioni di consumatori.

La nuova strada per l’engagement pone le basi sul dialogo tra azienda e target, andando oltre gli spot lanciati in prima serata (sebbene la comunicazione ATL sia ancora in testa, in termini di investimento, rispetto alla sorella Below The Line). Il cliente è al centro delle operazioni del brand, che cerca di contattarlo nei luoghi dove vive, lavora e passa il tempo libero.

C’è stato poi un tempo, quando Internet dava i primi segni di crescita inarrestabile, in cui si pensava che la comunicazione digitale avrebbe potuto sostituire quella territoriale, tangibile, off-line, e che questa si sarebbe limitata ad essere uno strumento collaterale a supporto di qualsiasi campagna di ingaggio. Da qualche anno, complice una maggior conoscenza del Nel tempo il brand si è trasformato in una realtà mondo digital e dei comportamenti dei consumatori, solida, credibile e affidabile. questo trend sta virando verso una A sottolineare il successo del nuova consapevolezza di ...cos’hanno in un prodotto, Unilever Italia nel 2015 come la realtà online dichiarava che il 43% del suo e offline possano - e ed uno fatturato era costituito proprio debbano - convivere, dalle vendite del Cornetto. dando vita a strategie di comunicazione integrata basate su analisi del territorio, degli Ma cos’hanno in comune un gelato ed uno obiettivi di vendita, del target e di come smartphone? Semplice: sono il passato quest’ultimo si relaziona con il brand e e il futuro dell’engagement estivo. Algida con i suoi peers. ha fatto degli spot televisivi e dei jingle orecchiabili il suo cavallo Le aziende stanno tornando ad di battaglia, sfruttando al organizzare attività di engagement meglio gli anni d’oro della sul territorio, presentandosi come televisione per sfornare realtà amichevoli, familiari, non pubblicità altamente impattanti invasive ed attente ai bisogni e coinvolgenti (strizzando del consumatore. I brand che l’occhio all’ADV made in USA). si attivano in questo periodo con Nonostante le sue campagne campagne di engagement, veicolano il messaggio (e abbiano segnato le estati di tutti i la loro volontà) di vivere i momenti sereni dell’estate baby boomers italiani, oggi l’azienda insieme alla loro audience; evitando accuratamente ha rivisto – come hanno fatto tante altre grandi qualsiasi tipo di approccio “prepotente” che preveda multinazionali – le sue leve di marketing ed attuato una comunicazione a senso unico (della serie: io nuove strategie per ingaggiare il suo target di sono l’azienda, compra il mio prodotto). riferimento. Nel corso del tempo, con l’evoluzione del mercato, Con l’avvento di Internet infatti, si sono aperte nuove della comunicazione e del modo di fare pubblicità, si possibilità: i canali di comunicazione sono aumentati è giunti ad una nuova fase del consumer behavior: le e i brand hanno assistito a un’importante evoluzione persone preferiscono le esperienze agli oggetti. dei consumatori che, nel corso di poco tempo, sono Di conseguenza le aziende cercano di cogliere diventati più consapevoli, critici e con tante cose da questo nuovo desiderio concentrandosi sull’elemento dire. di ingaggio (la famosa Experience, che va dalla

gelato

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comune smartphone?


ESTATE

sponsorizzazione di festival musicali a mostre d’arte, e attività sulla spiaggia) per far percepire in un secondo momento il valore aggiunto che il brand - e di conseguenza, il prodotto - porta nelle loro vite. Se quarant’anni fa la pubblicità del Cornetto segnava l’arrivo dell’estate, oggi il marketing esperienziale viene impiegato per coltivare la relazione tra brand e cliente anche quando quest’ultimo è in vacanza, tenendo conto dell’ambiente, del contesto e delle abitudini di consumo in luoghi totalmente differenti da quelli in cui solitamente si trova. Sono diverse le aziende che stanno sperimentando queste tecniche di engagement, alimentando il trend di ricerca di esperienzialità in tutto il mondo.

La strategia attuata è stata quella di creare degli eventi che raggiungessero il target attraverso una serie di attività di engagement dedicate specialmente ai pendolari, che ogni mattina raggiungono Londra in massa. Tra queste, l’installazione di uno scivolo d’acqua di 100mt fuori dalla stazione di King’s Cross, la possibilità di andare a lavoro a bordo di una nave da crociera sul Tamigi e tanta musica dal vivo. L’azienda è riuscita a creare eventi territoriali coerenti con l’ambiente, con il periodo dell’anno e con il target di riferimento (giovani dai 18 ai 34 anni che vivono la città quotidianamente). Il tè Lipton è stato il leitmotiv di tutta l’estate, con banchetti e stand per il sampling e la vendita perfettamente integrati con gli eventi organizzati per le strade di Londra. Le numerose attività esperienziali messe in campo dall’azienda le hanno permesso di raggiungere una fetta di audience più ampia, ma anche di riposizionarsi con un prodotto percepito in modo differente, più vicino alla quotidianità delle persone, che hanno iniziato ad associarlo a momenti di vita positivi. Un ottimo esempio di engagement dove il bene sponsorizzato ha assunto il ruolo di promotore di valori ed esperienze, riuscendo a coinvolgere

www.philsills.co.uk

Per esempio, due anni fa abbiamo visto come Lipton abbia animato la città di Londra per un’intera estate con il progetto “DayBreakers”, che vedeva il brand del Regno Unito incoraggiare i consumatori a cambiare la loro routine mattutina, svegliandosi presto e facendo cose nuove ogni giorno. Per fare ciò, l’azienda ha dato vita ad una serie di eventi gratuiti, organizzati nelle prime ore del mattino, in un progetto che ha raggiunto l’obiettivo di aumentare sia l’awareness che la credibilità del brand.

Alla base della campagna c’era la necessità da parte di Lipton di entrare nel quotidiano degli inglesi, un popolo che ha sempre preferito il tè caldo a quello freddo in bottiglia.

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ESTATE un’intera città e, al tempo stesso, accrescere la reputazione del brand. Anche in Italia le aziende si stanno adeguando alle nuove necessità del pubblico. Aperol ad esempio, con la nuova campagna “Happy Together”, porterà nell’estate 2017 tutto il mondo valoriale dello Spritz, anticipando la campagna di comunicazione integrata da due spot pubblicitari diretti da Gabriele Muccino. Il concept “Happy Together” sottolinea la volontà del brand di interpretare il momento dell’aperitivo come una celebrazione dello stare insieme, un’occasione per unire le persone in un vero e proprio rituale.

www.ilpaesenuovo.it

A supporto della campagna ATL, Aperol ha pensato ad altre innovative attività per raggiungere il proprio target; tra queste c’è la app Aperol Spritz Lovers (per condividere uno Spritz con gli amici, oltre ai selfie targati #AperolSpritz), pagine Social a tema Aperol e una serie di eventi in giro per l’Italia. Il tour di Aperol raggiungerà le spiagge più rinomate

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del Bel Paese, radunando centinaia di persone che vivranno insieme una serata estiva all’insegna della spensieratezza e della condivisione in compagnia del brand. Ogni tappa dell’Happy Together tour è la dimostrazione di come l’azienda sia riuscita ad avvicinarsi al proprio target in modo del tutto naturale, senza imporsi, offrendo nuove possibilità di vivere esperienze coinvolgenti a tutto tondo, declinate sia per chi si trova in città e chi in spiaggia. Durante gli eventi Happy Together, i consumatori verranno coinvolti in giochi e attività divertenti: potranno ascoltare i grandi della musica dal vivo, assaporeranno i piatti tipici della cucina locale e saranno protagonisti di numerose occasioni di attivazione. Attraverso questi eventi, organizzati con metodo e attraverso un’accorta applicazione di strategie di marketing ed engagement, il prodotto si farà fil-rouge dell’estate per tutti coloro che risponderanno al richiamo dell’Onda Arancione di Aperol.


ESTATE Ciò che rende vincente Gli argomenti più condivisi sulla piattaforma (e con questa operazione di più hashtag sulla sorella Instagram) sono stati: ingaggio è la capacità Persone care (29%), Attività ricreative (23%), Bellezza del brand di mettere e Salute (15%) e Viaggi (7%). In più, per tutta l’estate il proprio prodotto a gli status relativi a Cibo, Bevande e Viaggi sono servizio del cliente, stati postati principalmente di sabato; su Instagram impiegandolo nei invece, si è parlato di Salute, Bellezza, Moda e luoghi e nei modi più Accessori durante la settimana, mentre di venerdì coerenti con il target: e sabato la conversazione è virata principalmente così facendo, l’azienda sulle Bevande. Anche questi trend entra in relazione con servono a sottolineare quanto il target stesso, come un siano cambiate vero e proprio i sono diventati più , le abitudini di compagno di comunicare. avventure, Grazie agli e con tante da . un nuovo smartphone – ormai vere e componente di proprie estensioni del corpo un’estate ricca e dell’intelletto umano – le di esperienze, mostrando un’immagine attenta alle persone sono molto più connesse e in tempi molto nuove necessità dei suoi consumatori. più brevi. La quantità enorme di dati prodotti (i cosiddetti Big Sebbene si stia assistendo alla tendenza di riportare Data), permette l’analisi e la pianificazione di molte gli investimenti verso attività offline e “sul campo”, attività di engagement, dando modo alle aziende Internet offre ulteriori numerose opportunità ad di fare affidamento sia sulle tecnologie digital che aziende ed agenzie. Tra queste, oltre alla possibilità sulle strategie offline legate al territorio e al tessuto di creare contenuti e di rimanere costantemente sociale di città e comunità. in contatto con i propri consumatori, ce n’è una che spesso passa inosservata: quella di ottenere Sebbene in estate i ritmi siano più rallentati, i brand numerosissimi insight da parte degli utenti che, in possono sfruttare il tempo, le tendenze di consumo estate, non smettono di utilizzare i social media. ed una vasta gamma di strumenti per capire cosa Nonostante si distacchino dalla tecnologia per interessa di più ai consumatori in questo periodo qualche tempo (o almeno questa è la premessa), dell’anno, per poi testare nuovi approcci e idee i consumatori soddisfano il loro bisogno naturale rivolgendosi a loro in modo armonico e complice. di condividere inviando alla propria rete di contatti immagini, foto e video relativi alla loro vacanza. Che La capacità di orchestrare le diverse strategie e siano in spiaggia, in montagna o alla scoperta di una leve di marketing, congiunta all’attenzione per gli città esotica, producono una grande quantità di dati aspetti emotivi che spingono i consumatori ad che – se vengono colti ed impiegati sapientemente – acquistare un determinato bene o servizio, fanno permettono alle aziende di mantenere alti i loro livelli dell’engagement uno degli elementi chiave dei piani di engagement anche in estate. di vendita delle aziende. Lasciati alle spalle i tempi della produzione e della vendita massiva, si apre la Secondo le ultime analisi di Facebook relative al 2016, strada per un dialogo tra brand e cliente che, se ben alimentato e gestito, può svilupparsi in una relazione da giugno a settembre, la creazione di post sul social a lungo termine che supera i limiti di qualsiasi network cresce del 26% e la condivisione di video stagione. del 43% rispetto al resto dell’anno.

consumatori

critici

consapevoli cose dire

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ROADSHOW

IL ROADSHOW

uno strumento di marketing mix che sa stare al passo con i tempi

di Dario

De Lisi

I

n uno scenario in cui va tanto di moda parlare di progetti integrati, forse la domanda più semplice da porsi è se davvero questi possano essere la risposta alle esigenze dei brand da una parte - che sempre più vogliono poter calcolare l’efficacia delle proprie attività - e dei consumatori dall’altra, che sempre di più richiedono innovazione e di non sentirsi solo un numero emerso da qualche studio di segmentazione del target o similari. Per darci una risposta siamo partiti dall’analizzare quello che tra tutti sembra lo strumento più facile, ma nella realtà è ben più complesso di altri: i road show. Un insieme di attivazioni sviluppate direttamente sul territorio in contesti in cui il target a cui riferirsi è già presente, al fine di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello che permetterebbe un un evento relegato in una sola location. permette di I roadshow, o più semplicemente i tour, sono caratterizzati dall’interazione one to one con il consumatore, un contatto diretto, prolungato che permette di raggiungere molteplici obiettivi. Un’interazione senza mediazione utilizzabile in vari modi, dall’attività di trial a quella di sampling o a quella di market research per arrivare all’ITC (information to consumer) in cui approfondire caratteristiche e performance dei propri prodotti.

La televisione, il mezzo radiofonico, la carta stampata, l’out of home sono ancora alla rincorsa della soluzione per svecchiarsi ed evolversi in un mondo che sempre di più vive sul web e dal web trae la maggior parte delle risposte alle proprie domande. Nessun messaggio mediato da un mezzo sarà, però, mai tanto efficace quanto l’interazione diretta, quanto un “faccia a faccia” brand / consumatore. È forse questa la vera forza dello strumento “tour” e forse anche la sua grande fortuna, che gli ha permesso nel tempo di evolversi e farsi contaminare dalla nuova frontiera del e marketing esperienziale. molteplici La sua duttilità, la sua poliedricità lo hanno reso strumento efficace per far vivere al consumatore una vera e propria brand experience in cui il prodotto vive a 360 gradi, lavorando al contempo su brand awareness e brand loyalty instaurando un contatto empatico e valoriale unico.

contatto diretto prolungato raggiungere

Un’interazione diretta che ha costretto il road show, più di altri strumenti, ad evolversi influenzato dalla società e dai cambiamenti che hanno impattato sui meccanismi di fruizione dei consumi da parte del consumatore e dai contesti in cui quest’ultimo si muove e interagisce.

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obiettivi

La molteplicità degli input multicanale a cui il consumatore è soggetto costringono i brand a trovare strumenti sempre più efficaci e misurabili per fare storytelling , per essere sicuri che venga compreso in maniera profonda dal proprio interlocutore e che questo gli associ un valore emotivo forte e condiviso. I tour, la loro presenza fisica in uno specifico contesto, la loro capacità di essere visibili e attrattivi sicuramente danno risposta


Shutterstock ©Surne1shots

ROADSHOW

a questa esigenza dove la pubblicità classica talvolta non riesce essendo obbligata spesso a limitare tutto a un’immagine o a un payoff. Nell’evoluzione deI roadshow si è poi andati ben oltre, si è forse superato il concetto di strumento singolo per arrivare ad un contesto in cui attivarne altri. Contesto che diventa opportunità per comunicare attraverso materiali POP, tecnologie e branded content (visori e realtà aumentata) o per attivare engagement social che ne potenziano l’effetto WOM. Quest’ultimo aspetto in particolare ne ha dettato forse una nuova fortunata stagione. La forte possibilità di interazione dell’attività social, a partire da una experience off line come quella di un tour, porta il livello comunicativo, il suo potenziale di penetrazione e di amplificazione a livelli mai visti fino a qualche anno fa. Brand importanti del beverage, dell’automotive, della telefonia, dell’energia fino ad arrivare ovviamente al lifestyle hanno da sempre colto queste potenzialità, a volte per puro posizionamento territoriale, altre per integrare strategie di creazione di awareness ad altre di trade, con call to action ai punti vendita o alle varie piattaforme di e-commerce.

Avere una modalità di misurazione precondivisa chiara aiuta sia al momento di impostazione dell’attività, in modo da ottimizzare e focalizzare risorse su ciò che è realmente utile al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati, sia in fase di consuntivazione della stessa, quando è il momento di valutarne efficacia e valore. Le opportunità di analisi sono molteplici date dalla possibilità di incrociare parametri differenti come valori di affluenza, numero dei contatti effettuati, durata, quantità trial prodotto, tasso di conversione su vendita e soprattutto - dove offline e on line si integrano - valori di brand reputation e brand sentiment dati da attività di social engagement cosi da misurarne anche l’efficacia relativa alla brand experience implementata. Poter essere dove si ha la certezza di essere ascoltati e compresi, sapere in fase di progettazione su quali touch point agire e come misurarli, porta un valore di ottimizzazione e razionalizzazione economica unica che rende il tour un elemento davvero utile per costruire un rapporto con i propri consumatori.

A tutto questo va aggiunto il forte controllo sul target raggiunto, KPI precisi su cui calcolare un ROI ben definito e parametri di costo per contatto chiari e monitorabili.

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MILLENNIALS

(E)VENTO D’ESTATE:

i Millennials alla ricerca di esperienze di Andrea

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Palazzo e Cosimo Rubino

uando si parla dei Millennials si pensa spontaneamente a una generazione, i nati tra i primi anni ‘80 e i primi anni 2000, che preferisce le connessioni alle relazioni. Ossessivamente concentrati sui loro smartphone e totalmente immersi nella digital life, questa è la semplificazione che spesso cela l’incapacità di

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tratteggiarne un profilo chiaro e univoco: realizzare una targettizzazione che sappia rispondere alle esigenze di marketing dei brand. I Millennials rappresentano oggi il 24% della popolazione mondiale: circa 1,8 miliardi di persone in tutto il globo e, nello specifico, 12 milioni in Italia. Sono i clienti/consumatori di oggi e saranno, ancora e inevitabilmente, quelli di domani. La vera sfida delle aziende consiste allora nell’intercettare desideri e necessità di questo pubblico eterogeneo, sempre più informato ed esigente, difficile da fidelizzare.


MILLENNIALS Un nuovo paradigma. Una piena comprensione dei Millennials diviene possibile soltanto se si riesce a pensare loro come suggerisce l’agenzia di ricerche Nielsen: la generazione del “noi”, dell’ “adesso” e del “di più”. Con un forte senso di comunità, abituati a vivere il quotidiano e con una tendenza ad approfondire e amplificare tutto ciò che li circonda, i giovani di oggi sono molto diversi dai ragazzi che li hanno preceduti. Il cambio di paradigma può essere riassunto in una diversa concezione di felicità e appagamento dove l’acquisto di prodotti per i propri benefici fisici di un tempo è stato sostituito dalla partecipazione: è in questo contesto che prendere parte a festival musicali, celebrazioni,

manifestazioni sportive rende possibile soddisfare i propri bisogni emotivi. Eventi, che passione. Quali sono allora le leve che il marketing può utilizzare per cogliere, anche in modo meno convenzionale, il loro interesse e la loro adesione? Un ruolo fondamentale continua ad essere rappresentato dal canale eventi. La recente indagine “What do millennials really want from brand events?” condotta da Splash, produttore di software per la gestione di attività di marketing, mostra come più della metà dei Millennials intervistati dichiari di essersi iscritto alla mailing list di un brand per partecipare a un evento, e due su tre affermino di

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MILLENNIALS seguire un brand in correlazione alla partecipazione ad un evento. L’approccio live delle aziende, quindi, sembra funzionare anche al di là del contenuto offerto. Sì, perché la risposta dei Millennials a tale attenzione è positiva: sentirsi parte di una comunità prevale su tutto. Sempre secondo il sondaggio Splash, il 56% dei giovani è favorevole agli eventi come buona occasione per incontrare gente nuova, socializzare o fare networking; il 53% poi, è attratto da cibo e drink gratuiti e il 47% dai gadget. di una Il successo dell’event marketing è confermato da uno studio del servizio di rete sociale Eventbrite che rivela come il 79% dei Millennials iscritti alla piattaforma ritiene che la frequenza ad eventi dal vivo aiuti ad approfondire le loro relazioni con gli altri. C’è un brand dietro alla manifestazione? La risposta dei Millennials è chiara: nessun fastidio, ma un’occasione in più.

l’industria pubblicitaria che ha contribuito alla formazione del mito dell’estate. È una narrazione che piace ai giovani, quelli di un tempo ma anche quelli di oggi, e parla di amori fugaci, di notti passate in spiaggia ad aspettare l’alba e della malinconia che avanza con l’avvicinarsi di settembre. Lo fa sulle note dei tormentoni musicali, attraverso spot di gustosi gelati e bibite ghiacciate: non più semplici prodotti ma simboli dell’estate e dell’autentico stile di vita che rappresenta. Uno stile di vita che i Millennials vogliono vivere su a pieno.

sentirsi parte

comunità

prevale

La genesi del “brand” Estate. Se gli eventi promozionali superano a pieni voti l’esame dei Millennials, la stagione estiva si presenta come uno sfondo perfetto per la loro organizzazione e fruizione. Dagli anni del miracolo economico in poi, l’estate del Belpaese è diventata protagonista di un vero e proprio culto. Le spiagge di tutta la penisola hanno cominciato ad essere invase da lavoratori desiderosi di concedersi un momento di relax e dai loro figli, impazienti di fuggire dalla quotidianità dell’anno scolastico: target perfetti per

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tutto

Desiderio di esperienze live. È proprio per questo che la stagione estiva si sposa perfettamente con l’event marketing e con la voglia dei ragazzi di esperienze live. Se per un Millennial consumare un prodotto non è più prioritario per sentirsi cool, la soluzione è legare il marchio di tale prodotto a qualcosa che tocchi le corde della sua emotività: tramite l’organizzazione di un evento, le aziende arrivano a questo target associando il loro logo a ricordi positivi, momenti indimenticabili e soprattutto unici.


MILLENNIALS

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È un sistema in grado di costruire su misura l’esperienza-estate, poco importa se il rischio di minarne l’autenticità è alto: a prevalere, fra i ragazzi dai 18 ai 35 anni, è comunque la voglia di essere parte di una rete e di aumentarne la portata. Il tutto si alimenta all’interno di un meccanismo che non dimentica ma valorizza l’utilizzo di un’altra rete, quella di Internet. Già, perché se gli obiettivi principali per i ragazzi sono quelli di immortalare momenti di spensieratezza e al contempo condividerli con gli amici, i social rappresentano uno strumento irrinunciabile. Il circuito è presto creato: l’evento arriva ai Millennials tramite i social, si tramuta in atto in location suggestive - dalle classiche spiagge, luogo ideale per gli eventi legati a cibo e bevande, fino alle piazze cittadine, teatro di concerti e manifestazioni culturali - infine torna sui social sotto forma di post o foto, con il marchio dello sponsor (e spessissimo anche l’hashtag) rigorosamente in bella vista. nial

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Risultato? Grande effetto di risonanza per il brand ma soprattutto senso della community appagato per un pubblico, quello dei Millennials, a cui poco interesserà di sentirsi target di un marchio ma che, anzi, non vedrà l’ora di vivere e condividere la prossima esperienza dal vivo.

www.splashthat.com/resources/millennialz

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FORMAZIONE

I FESTIVAL un mercato

di Mario

potenziale bisognoso di nuove professionalità

Ventura

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l modello di fruizione da parte dei giovani nel settore del divertimento sta cambiando radicalmente. Influenze globali, diversa disponibilità economica del target 16-25 rispetto al passato, nascita di tendenze di nicchia e nuovi trend, stanno portando il concetto di festival verso un processo di cambiamento ed evoluzione anche in Italia, obbligando gli addetti ai lavori a seguire le orme di grandi player internazionali. Sul nostro territorio si stanno organizzando centinaia di festival ed eventi distribuiti in maniera capillare, capaci di cogliere tutte le nicchie di mercato e raggiungendo i gusti sempre più mutevoli del target di riferimento. Queste manifestazioni non sono più semplici momenti di aggregazione, diventano veri e propri microcosmi sociali in cui i giovani interagiscono, si ritrovano e si rispecchiano; sono contesti e realtà dove possono vivere esperienze da condividere con i propri coetanei e che aumentano il già forte senso di appartenenza, reso virale da un uso massiccio dei social network.

I festival, da semplice evento si concretizzano in veri e propri brand portatori di contenuti: musica, arte, design, lifestyle e creatività amalgamati in maniera sapiente da storytelling ben precisi. Se in Italia l’organizzazione è appannaggio di realtà territoriali di medie o piccole dimensioni - tranne rare eccezioni come il Kappa FuturFestival, l’Home Festival e gli IDAYS - all’estero questa fa capo a multinazionali della comunicazione (si veda ID&T) che forse si

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sono rese conto prima di noi che le professionalità necessarie alla gestione e alla realizzazione di questi progetti capaci di coinvolgere centinaia di migliaia di persone sono sempre di più e sempre più specifiche. Uno sviluppo e una serie di opportunità messe però a dura prova da ristrettezze legislative e spesso dall’ incapacità da parte degli stakeholder istituzionali di coglierne il valore per l’economia del territorio. Non esiste ancora un sistema strutturato, una visione di insieme a livello nazionale guidata da regolamentazioni dettagliate e modelli organizzativi codificati a cui far riferimento. Da qui nasce la possibilità, e forse la necessità, di iniziare un percorso di creazione di un ecosistema utile allo sviluppo di questo settore fatto di regole, professionalità, e comprensione della potenziale ricaduta sul territorio (in termini di occupazione e indotto). Un settore che ogni anno muove più di 400.000 addetti ai lavori e oltre 200 mln di fatturato. Ne abbiamo parlato con il Professor Carmine Pinto del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno, una delle poche realtà istituzionali già sensibile a questo universo. L’ateneo infatti ospita il progetto Unibeat Festival, una manifestazione nata nel 2012 dedicata alla musica e alle arti performative caratterizzata da una pluralità di discipline: concerti di musica elettronica, dj set, performance video, installazioni multimediali e interattive, workshop e incontri.


FORMAZIONE EDITORIALE

Università degli Studi di Salerno

Professore, qual è il suo ruolo all’interno dell’Università? Insegno Storia Contemporanea in diversi corsi di laurea, mi occupo di valutazione della ricerca e di ranking internazionali, oltre che seguire diversi aspetti organizzativi dell’ateneo. Lei, che ogni giorno è a contatto con i giovani, le loro passioni e aspirazioni, pensa sarebbe positivo inserire la progettazione di Festival all’interno di un percorso formativo Universitario? L’organizzazione degli eventi, musicali e in generale legati allo spettacolo, è un orizzonte lavorativo e professionale sempre più ampio, a livello globale ed europeo. Sarebbe utile e funzionale un progetto di questo tipo, se inserito in un disegno formativo post laurea. Un corso di perfezionamento o un master potrebbe accompagnare giovani (e non) interessati a questo lavoro, e allo stesso tempo offrire una serie di professionalità e di esperienze funzionali a capire le logiche dell’organizzazione aziendale, le tendenze culturali internazionali, le pratiche operative, le strutture comunicative e la padronanza degli strumenti linguistici. Si tratta, senza dubbio, di una possibilità di integrazione di giovani professionalità, in questo caso del Mezzogiorno, in un fenomeno in crescita a livello mondiale. Crede che un tale percorso possa essere integrato con una partecipazione attiva da parte delle aziende e in futuro essere anche strumento per generare occupazione?

La formazione continua e l’integrazione con le aziende è un passaggio obbligato per chi vuole offrire una seria prospettiva agli studi universitari. Oramai tutte le grandi università e gli istituti di ricerca più seri sono organizzati per offrire esperienze di questo tipo sia a livello nazionale che internazionale. È un dato acquisito e, allo stesso tempo, un obiettivo sempre rinnovato per le sfide della competizione globale e dell’aggiornamento professionale. Quanto contano i rapporti con privati, multinazionali, brand e media? Sono l’aspetto decisivo. Sia per la formazione integrata, che per qualsiasi specializzazione o Master. Il dialogo e la collaborazione con i privati rappresentano la prospettiva cruciale in qualsiasi esperienza del XXI secolo. Il mondo della comunicazione è la chiave del successo, ma anche il rischio maggiore, perché offre strumenti immensi, ma espone anche a rapidi fallimenti. Su questo terreno l’aspetto formativo è, probabilmente, la chiave di un concreto salto di qualità per un giovane operatore. Se davvero si avrà la lungimiranza di andare in questa direzione, formare le nuove professionalità e ancor di più definire un modello riconosciuto e condiviso istituzionalmente, probabilmente si darà la giusta credibilità e i giusti strumenti affinché un mercato potenziale così importante, come quello dei festival e dell’entertainment in genere, possa esprimersi e creare valore per i singoli, le istituzioni e i territori stessi.

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FOOD

I BRAND DI MODA E IL FOOD&BEVERAGE un viaggio fra

gusto e lusso rigorosamente Made in Italy

di Francesca Cagliani

Uno dei pionieri in questo settore è Giorgio Armani che, nel lontano 2000, ha inaugurato Armani/Nobu, ristorante giapponese sotto la guida dello Chef/ proprietario Nobu Matsuhisa. La sua cucina nasce da ispirazioni rubate ai sushi bar di Tokyo, influenzate dalle esperienze di viaggio in Perù e Argentina. Lo stile sofisticato degli interni è in tipico “stile Armani”, caratterizzato da una sobria eleganza, linee pulite e luci soffuse, con riferimenti all’essenzialità del Giappone. Ma Re Giorgio non ha dato spazio solo a Nobu, bensì ad altri due indirizzi di successo. L’Armani/Ristorante e il Bamboo Bar. Il primo si trova all’interno dell’Armani Hotel Milano e propone una cucina italiana rivisitata con piatti a base di prodotti freschi selezionati. Al suo interno una fornitissima enoteca, una sala da pranzo privata e un Tavolo dello Chef collocato all’interno della stessa cucina.

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Il Bamboo Bar, invece - situato sempre all’interno dell’Armani Hotel Milano - offre ai clienti cocktail classici e non, in un ambiente raffinato che si affaccia su via Manzoni e piazza Croce Rossa. Gli elementi di design in onice retroilluminato e i soffitti altissimi creano un’atmosfera davvero suggestiva.

armanihotelmilano.com

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ell’ultimo decennio i marchi di moda si sono affezionati al food&beverage, allargando i propri orizzonti per celebrare il fashion e l’italianità anche a tavola. E che tavola! Locali di lusso dove il buon cibo, il buon bere e il glamour fanno da padroni. Si aprono quindi le porte di bar, caffè, bistrot e ristoranti dove nulla è lasciato al caso. Locali in parte proibitivi, ma da concedersi almeno una volta nella vita.

Bamboo Bar, Armani


Spostandosi ai confini della città, in quella periferia che diventerà luogo cult di una Milano in continua evoluzione, nasce il Bar Luce firmato Prada, all’interno dell’omonima Fondazione. Il Bar è stato progettato dal regista Wes Anderson, in pieno stile anni ’50. Sembra aver rubato l’atmosfera ad un set cinematografico: strutture a vista in acciaio che ben si sposano con le pareti portanti e il soffitto a volta che riproduce, in miniatura, la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Ma non è tutto in casa Prada. Infatti il Gruppo ha recentemente rilevato un simbolo della pasticceria milanese dal 1824: la Pasticceria Marchesi (lasciandone però la gestione diretta alla storica famiglia).

delightfullyitaly.files.wordpress.com

Domenico Dolce e Stefano Gabbana non sono stati da meno nell’ampliare la propria offerta anche in ambito food&beverage. Al numero 15 di corso Venezia, nel cuore di Milano, si aprono infatti le porte del Bar Martini e del Martini Bistrot. Il progetto, come suggerisce il nome, nasce dalla collaborazione fra Martini e Dolce&Gabbana, due marchi rigorosamente italiani che coniugano sapientemente tradizione e modernità. Un cortile silenzioso e ombreggiato con tavolini in metallo, ombrelloni e piante rigogliose fa da ingresso al bar, dove un dragone rosso - unica nota di colore fra pareti e arredi neri - decora il pavimento. Oltre il bar si colloca il Bistrot che sceglie invece l’opulenza del carminio e del nero e le linee classiche di arredi scelti con cura, in pieno stile Dolce&Gabbana. L’atmosfera elegante che si respira al Martini Bistrot riporta subito ai ristoranti milanesi dei primi anni ’50, grazie a dettagli in stile Barocco, alle stampe dei manifesti storici Martini appese alle pareti e agli specchi disegnati da Gio Ponti.

Bulgari Bar

www.dolcegabbana.it

Poco lontano dall’head quarter firmato Giorgio Armani si aprono le porte di un altro tempio del lusso: il Bulgari Hotel. Al piano terra di questo edificio caratterizzato da linee pulite ed essenziali, si viene accolti dal Bulgari Bar che, affacciato su un rigoglioso giardino, fa dimenticare per un attimo di essere nel pieno centro di Milano. L’elemento centrale è un mastodontico bancone ovale in resina, dietro al quale lavorano bartender di nero vestiti, impegnati nella preparazione di cocktail prelibati. Il Bar offre anche una raffinata selezione di tè, tisane e infusi, per chi volesse concedersi una pausa pomeridiana.

Bar Martini

www.fondazioneprada.org

FOOD

Bar Luce

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FOOD In poco tempo si è già arrivati alla terza apertura: dopo via Santa Maria alla Porta e via Montenapoleone è il turno della Galleria Vittorio Emanuele. L’ambiente, classico ed elegante, rilassa la mente e il corpo durante colazione, pranzo e tè pomeridiano. Abbandoniamo le tazzine decorate in stile classico della Pasticceria Marchesi per parlare di altri due luoghi cult situati proprio accanto ad uno dei teatri più famosi del mondo: Café Trussardi e Ristorante Trussardi Alla Scala. Il Café Trussardi, adiacente all’omonimo flagship store, offre un servizio bar tradizionale, dalla colazione all’aperitivo, e una lista di liquori di livello che ben si sposa con una selezione dei migliori sigari del mondo. A fianco della sala principale si apre una splendida veranda vetrata, decorata da piante di ogni forma e colore che creano l’illusione di trovarsi in un silenzioso giardino tropicale che supera il rumore e la frenesia della città.

si affaccia sul Cimitero Monumentale, ha aperto i battenti Ceresio7 che in poco tempo si è guadagnato il favore dei personaggi più modaioli della città. Due piscine delimitano l’enorme area su cui sorgono un bar e un ristorante, caratterizzati da arredi anni ’70, ricercati e raffinatissimi, opera di Dimore Studio, atelier di interior design di Emiliano Salci e Britt Moran. Lo studio degli spazi, interni ed esterni, è invece firmato dallo studio di architettura milanese Storage. La vista è mozzafiato, e lo dimostra il fatto che in ogni momento troverete milanesi e non, che scattano fotografie dai loro smartphone di ultima generazione ai grattacieli della nuova area di Porta Vittoria e Porta Garibaldi. Il ristorante, opera dei proprietari e gestori

Al Ristorante Trussardi Alla Scala invece sono protagonisti i piatti della tradizione italiana reinterpretati in chiave moderna. Premiato con due stelle (ottenute in soli due anni consecutivi) dalla guida Michelin Italia 2009, tre forchette dalla guida del Gambero Rosso 2011/2012 e tre Cappelli dalla Guida dell’Espresso 2011/2012, è un luogo da visitare almeno una volta nella vita. A pochi passi da China Town sorge un locale completamente diverso, frutto dell’estro dei fratelli Dean e Dan Caten, ideatori del marchio Dsquared2. All’ultimo piano del loro nuovo head quarter, ex sede dello storico palazzo Enel che

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Ceresio 7 - ©LikeMi


FOOD

Nella vicinissima Montenapoleone ha aperto da poco il Ristorante di Doriani, Maison specializzata in cashmere. Il Doriani Montenapoleone Café Restaurant e Bistrot è il nuovo progetto dell’imprenditore Gisberto Carlo Sassi, proprietario del marchio. Lo chef propone diversi piatti con un filo conduttore unico: la cucina mediterranea.

img.archilovers.com

Replay si aggiunge alla lista. Recentissimamente ha inaugurato ben due locali in uno: il The Stage e l’Octavius Bar nella splendida cornice di piazza Gae Aulenti. Entrando al ristorante sembra di essere inghiottiti nel sottocoperta di una barca di lusso, con pareti in legno, sedie in pelle e luci soffuse. La cucina è internazionale, perfetta per il luogo in cui si trova, ossia uno dei nuovi poli moderni che hanno cambiato lo skyline di Milano. Una delle prerogative è quella di preservare la natura degli ingredienti, trasformando il cibo senza cambiarne l’anima. L’Octavius Bar, situato nella medesima location, immerge i clienti in un’atmosfera ovattata e discreta. I barman, con a capo Francesco Cione, celebrano l’arte e l’eccellenza della mixologia preparando cocktail della tradizione e novità ricercate.

Cafè Trussardi

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Poteva essere di meno un altro nome storico della moda italiana come Roberto Cavalli? No di certo. In prossimità di Parco Sempione si spalancano i cancelli bianchi del Just Cavalli. La storica sede del divertimento milanese si articola su due piani: uno rialzato caratterizzato da tendoni bianchi fulcro della “disco fever” del sabato sera e un altro situato più in basso, dove una vetrata sinuosa e moderna copre tavoli e divani in pieno stile Cavalli, le cui stampe animalier fanno da padrone. La cucina propone piatti della tradizione italiana, con prelibatezze di terra e di mare. Dopo cena ci si trova subito immersi in un turbine di musica, luci, risate e ottimi cocktail. Anche Roberto Cavalli ha deciso di fare “la doppietta”, approdando da quest’anno in Sardegna con il progetto Just Cavalli for Pepero, a Porto Cervo. Buon cibo, musica e divertimento dedicati ad una clientela esigente, italiana e internazionale, in una location totalmente rinnovata.

The Stage

www.doriani.it

Edoardo Grassi, Luca Pardini e Marco Civitelli, propone piatti ricercati dello Chef Elio Sironi, una garanzia nel panorama enogastronomico internazionale.

Doriani Montenapoleone Cafè Restaurant e Bistrot

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FOOD

Bjork

Il ristorante è aperto a pranzo e a cena con menù alla carta mentre, il sabato, propone una variante bistrot per chi ha poco tempo, fra un giro di shopping e l’altro. E se d’inverno vorrete sostare nello splendido cortile non abbiate timore del freddo: saranno a vostra disposizione avvolgenti coperte, rigorosamente di cashmere. Sotto la splendida Galleria Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla Pasticceria Marchesi, ha trovato casa un elegante bar firmato Gucci. Caffè, tè, bibite e cocktail ben si sposano con i dolci del Re del Cioccolato Ernst Knam. Un’accoppiata vincente di due brand di lusso. Gucci ha aperto anche un ristorante all’interno dell’Outlet The Mall, nel cuore della Toscana. All’ultimo piano del negozio, offre un’ampia varietà di proposte gastronomiche, da gustare all’interno o sulla terrazza dalla quale si può godere del meraviglioso panorama della campagna Toscana. Ogni giorno il menù cambia, proponendo piatti della tradizione italiana e alcune varianti dal sapore internazionale. Ultimo arrivato in casa Diesel è il Bistrot Glorious Café, aperto in piazza San Babila, nel pieno centro di Milano. Qui si servono prodotti da forno, pane e piatti di vario genere, anche da asporto. Per questo nuovo progetto, Renzo Rosso si è avvalso della collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo). Su una delle pareti interne compare una scritta significativa: “È un luogo dove il gusto nasce dalla collaborazione con produttori attenti, che scelgono le migliori materie prime e le trasformano con la loro passione”. Cibo sì, ma di buona qualità. Pavimenti bianchi e neri, sgabelli in ferro, tavoli in legno e sedie di design: uno stile urban-chic con

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Per respirare un’aria scandinava bisogna spostarsi da Bjork, ristorante di proprietà di Giuliana Rosset, ideatrice del brand Napapjri. Il ristorante ha due sedi, una a Milano e l’altra ad Aosta. In entrambe si propone alta cucina, nata da tradizione e sperimentazione all’interno dell’Accademia universitaria di Orebro, immersa nella foresta di betulle di Grythyttan. Nella sede di Milano, fra una portata e l’altra, si possono anche acquistare rari pezzi vintage di design nordico selezionati dall’architetto Nicola Quadri, gallerista a Milano e socio di Giuliana Rosset. È di quest’anno la notizia dell’unione di due colossi del lusso, due nomi altisonanti che hanno deciso di unire le forze (e il potere economico che li contraddistingue) per creare un nuovo grande progetto: il rilancio del brand Billionaire. “Loro” sono niente di meno che Flavio Briatore e Philipp Plein. Lo stilista tedesco è diventato infatti socio di maggioranza di Billionaire Couture, la linea di moda nata dall’originario Club Billionaire, aperto da Briatore nel lontano 1998. Billionaire Couture, che ha visto la sua nascita nel 2005, diventerà un brand di lusso italiano, capace di portare nel mondo i valori della moda del nostro Bel Paese che tutti ci invidiano. Dulcis in fundo ci spostiamo nella capitale per celebrare il lusso di Fendi. Nel 2016, lo storico marchio ha aperto Zuma, un ristorante giapponese agli ultimi due piani del flagship store di largo Goldoni. Il locale, fondato a Londra nel 2002 per opera di Rainer Becker, è già presente a New York, Dubai e Hong Kong.

www.adermalocatelli.it

www.scattidigusto.it

dettagli tradizionali che danno subito una sensazione di contemporaneità.

Zuma


FOOD

“Zuma è il partner ideale - dice Pietro Beccari, Presidente e CEO di Fendi - poichè esprime a pieno i valori e la raffinatezza che contraddistinguono Fendi, un perfetto modello di autenticità, sperimentazione e cultura senza tempo. Siamo estremamente onorati di presentare Zuma alla nostra città”. Il progetto è opera del designer Noriyoshi Muramatsu di Studio Glitt, che ha lavorato insieme a Rainer Becker fin dall’inizio del progetto, affinché ogni nuovo ristorante celebri il luogo in cui ha vita, mantenendo però il fil rouge del brand. Una riflessione conclusiva parte da una domanda fondamentale: perché i brand del lusso hanno scelto il settore food&beverage come strumento di comunicazione? La risposta potrebbe sembrare abbastanza banale, ossia che il settore è costantemente in crescita e sicuramente il cibo subisce meno le mode rispetto agli abiti, quindi si crea un doppio business. In realtà il legame che si è creato tra moda e food è più articolato. In Italia sono due ambiti che, da sempre, sono simbolo del “bel paese” e della qualità che lo contraddistingue a livello globale. Un bell’abito, una scarpa di lusso, un piatto di spaghetti preparati a regola d’arte o un ottimo vino. Poco importa quale sia il protagonista, l’unica cosa che non può mancare è la qualità. Un altro aspetto fondamentale da analizzare è la trasformazione dei luxury brand in “lifestyle brand”, per ampliare l’offerta anche in ambiti non strettamente legati alla moda. Gli spender non si accontentano più solo di un bell’abito, vogliono vivere un’esperienza a 360°. E qui entrano in scena hotel di lusso, ristoranti, viaggi, bar e locali. L’attenzione si sposta dal bene personale all’esperienza di lusso. La moda, da sempre in costante trasformazione, dimostra che se ci si limita ai confini predefiniti non ci si evolve.

I brand lo sanno, l’oggetto si affianca al servizio premium e a un’attenzione al dettaglio che fa la differenza. Nella maggior parte dei casi poi c’è un altro fattore fondamentale da considerare: la clientela. I grandi brand di moda si rivolgono a consumer di due tipi: persone che apprezzano la fattura di un abito e la qualità delle materie prime con cui viene preparato un piatto, e quelli che io definirei i “nuovi ricchi”, ovvero coloro che hanno acquistato potere economico nell’ultimo decennio, forse non ancora in grado di apprezzare davvero la qualità ma semplicemente la forma. Quindi un abito griffato vale il suo costo perché “è bello” e un piatto vale un prezzo alto (a volte folle) perché “è buono”. Ed è italiano.

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FOCUS ON ART

LA STREET CULTURE SI FA “STRADA” Mr. Wany si racconta tra eventi e innovazione di Sara Esposito

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chi non è mai capitato di imbattersi in un muro dipinto con colori vivacissimi, spazi a volte nascosti in alcune parti della città dove mai si pensava di dover passare, e rimanere senza parole. Ecco, noi abbiamo intervistato Mr.Wany, uno dei maggiori esponenti di Street Art al mondo. Oggi le aziende vedono nell’arte di strada un forte collegamento verso le nuove generazioni, sanno che per loro è un vero e proprio punto di riferimento.

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FOCUS ON ART

Come ci ha spiegato Mr.Wany: “Noi creiamo in strada, quindi siamo più forti degli artisti chiusi nei musei e nelle gallerie, perché siamo popolari nel vero senso della parola. Il popolo ci conosce anche se non si interessa di arte perché ritrova il nostro lavoro sotto casa, sui palazzi. È un dato di fatto che non possono ignorare. Siamo dappertutto, è anche questa la forza di questo movimento”. Grazie a questo impatto, la Street Art è sempre più “sdoganata” anche nel mondo degli eventi e proprio in virtù di questo abbiamo voluto indagare lo “street world” con un suo rappresentante di tutto rispetto. Avendo iniziato il tuo percorso nella Street Art a soli 12 anni e considerando che fino a poco tempo fa questa era associata al vandalismo, come credi si sia evoluta la percezione del pubblico nei confronti di questa forma d’arte? Sicuramente è cambiata notevolmente, soprattutto la percezione tra vandalismo e arte. Mi viene in mente un famoso brand di automobili che a fine anni ‘80, inizi anni ‘90 utilizzava il writing in

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FOCUS ON ART maniera dispregiativa per fare pubblicità alla propria macchina. 20 anni dopo lo ha invece impiegato per sponsorizzare in positivo lo stesso brand. Ma non è cambiato soltanto questo. Quando ho iniziato io, pensare di lavorare a tempo pieno in questo ambito non era possibile; solo col tempo, step by step, è diventato una vera e propria professione. Il livello di comprensione è pian piano cresciuto, anche se c’è ancora molto da fare; ma le persone

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hanno iniziato ad abituarsi a qualcosa che prima non conoscevano e il livello artistico si è elevato, sia nella parte tecnica che nella realizzazione. La Street Art è sempre più in uso. Sono almeno 20 anni che faccio lavori per molti brand che utilizzano il writing e la Street Art come riferimento cool per le subculture e culture giovanili: loro per primi hanno capito che era cool e nel tempo lo è diventata per tutti.


FOCUS ON ART La Street Art può essere uno strumento per riqualificare una città? Se sì, come? Può esserlo nel modo in cui arriva nelle zone abbandonate. Te lo dico per esperienza, noi finiamo nei posti più squallidi del mondo! Mi ricordo che in Malesia son finito in un canale dimenticato da tutti, in un’area dove c’erano vecchie fabbriche in disuso...questi luoghi diventano “cimiteri” di oggetti e la Street Art va a riqualificarli, rendendoli meno tetri. Ad esempio, a Locate Triulzi ho lavorato ad un brutto sottopasso che era vissuto molto male: era deturpato, grigio, e la gente dopo un certo orario aveva paura di passarci. Lo abbiamo migliorato con un’esplosione di colore sul tema cartoni animati ed è diventato gradevole sia per i più piccoli che per i più grandi. Ciò che è importante è che nessuno è più andato a vandalizzarlo, il lavoro è stato rispettato.

Sono venuti ad iscriversi alle battle di break dance anche dal Sud Corea. Tutto è diventato sempre più strutturato e internazionale, siamo stati i primi a metterci in contatto con quegli artisti che sono oggi nomi importanti con quotazioni da capogiro (vedi Pantone, Wes21 e Poesia, quest’ultimo ideatore del movimento Graffuturismo). Essendo io in primis un artista che gira il mondo, ed essendo amico di questi artisti, mi risulta facile capire - prima del gallerista, del comune o di chiunque altro - chi è un artista che può avere successo. Di solito tendo a chiamare all’Amazing Day quelli più forti del momento. Curiosità dettata dal momento: sei in qualche modo meteoropatico? Le stagioni - in questo caso l’estate - influiscono sulla creatività e sul tuo modo di fare arte?

A proposito di questo, come è andata l’organizzazione di Amazing Day? E come sei riuscito a conciliare tutto ciò che implica questo evento?

Sono sicuramente meteoropatico ed entro anche in empatia con i luoghi. Il mio studio, che ho rinominato “The Amazing Art”, è un capannone industriale “scassato” di 200 mq senza riscaldamento. Lì creo, dipingo, faccio installazioni, penso a nuovi progetti. Questo è il mio ambiente e mi ispira cose diverse. D’inverno le finestre sono tutte chiuse, magari fuori piove e in quel periodo percepisco un tipo di energia. D’estate invece ne percepisco una completamente diversa; entra il sole, c’è un altro tipo di mood. Devo dire però che in estate dipingo un po’ meno in studio e di più in luoghi aperti, quasi tutti i fine settimana sono in giro per il mondo a dipingere da qualche parte. Un’altra cosa che influisce tantissimo nell’ispirazione - oltre a qualche lettura - è la musica che mi dà la carica per dipingere.

L’Amazing Day nasce nel 2006 come festa del mio compleanno. Eravamo 15 amici che dipingevano muri insieme, poi pian piano c’è stato il dj che ha pensato “metto 2 dischi”, l’altro invece “faccio 2 passi” e così in 10 anni è diventato un vero e proprio evento conosciuto in tutta Europa e non solo…

Ti cito alcuni brand: Red Bull, Nike, Adidas, Coca Cola, Timberland, Volkswagen, MTV, Mediaset, Fiat, Nikon. Come convive il Wany artista con il Wany testimonial e opinion leader? Questa dicotomia ha in sé una conflittualità? Hai mai sentito di tradire in qualche modo la tua indole, il tuo istinto di artista?

Credi che le istituzioni abbiano compreso il valore di questa forma d’arte? Si riesce a creare un rapporto con loro oppure restano “ibernate” nella loro aura conservatrice? Ci sono dei comuni di ampie vedute che lasciano carta bianca. Altri hanno capito che la Street Art è una grande arma comunicativa per il paese. A Locate Triulzi, dove vivo e dove ho creato l’evento Amazing Day, hanno dipinto centinaia di artisti internazionali e nella zona è incrementato il turismo fotografico, vengono fotografi da tutto il mondo.

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FOCUS ON ART Certo che no. È molto semplice: i brand sono interessati da tempo immemore a quello che facciamo. Quando ero ragazzino seguivo un po’ la richiesta, adesso, dopo vent’anni, mi chiamano perché vogliono che Mr.Wany faccia qualcosa per loro e se la proposta non mi piace, non la accetto. Per esempio, un grande brand di fast food mi ha proposto di fare un lavoro che ho però rifiutato perché non avrei potuto metterci il mio stile, non avrei potuto dire la mia, quindi ho detto di no, anche se il budget era molto cospicuo. Il lavoro dell’artista è anche saper decidere cosa fare e cosa no, ultimamente ho fatto lavori per grossi brand che mi hanno lasciato carta bianca su un brief generico da interpretare. Questo è fondamentale, altrimenti la differenza tra disegnatore e artista diventa nulla. A prescindere dal mezzo che si utilizza: non tutti quelli che usano lo spray sono artisti e molti non sono neanche interessati ad esserlo. La cultura del graffiti writing non ha quasi mai presunzione artistica, ma solo stilistica nella maggior parte dei casi. Brand come Red Bull mi chiamano come opinion leader se fanno un evento di Street Art e

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questo è importante perché siamo noi gli esperti, non esiste curatore, gallerista, professore universitario o manager che ne possa sapere più di noi che siamo dentro questa cultura al 100%. I brand si stanno un po’ svegliando da questo punto di vista. Anche i comuni che hanno voluto improvvisare contest o eventi senza chiamare una persona di riferimento ad aiutarli, hanno fatto figure magre. Per esempio a Brindisi è saltato un evento: volevano dipingere 5km di muro, hanno fatto un bando ma nessuno si è iscritto. Un artista come me a volte accetta dei compromessi perché sa che se ce ne occupiamo noi viene fuori una cosa dignitosa, mentre se va nelle mani di quello che fa la “merendina rap” finisce nella solita schifezza. Tra le due cose, meglio prendere l’appalto del lavoro e tentare di far capire quali sono i punti da seguire e che rispettano la cultura che seguiamo da 30 anni. Parliamo di “Sweet Art Street Art”, la mostra voluta da Vittorio Sgarbi e Alessandro Riva presso il PAC di Milano, come è stato l’approccio di un personaggio come Sgarbi verso di te e la tua arte? Sono successe due cose particolari con Sgarbi. Lui è un critico d’arte eccellente, ne sa di arte, si sa e


FOCUS ON ART si vede. Nel ‘98 ho avuto la fortuna di poterlo invitare alla presentazione del mio magazine di cultura Hip Hop “ILL FAME” a Brindisi. Sono stato forse il primo a “tirare in mezzo” Sgarbi nel contesto urban e in quella jam in particolare aveva paragonato le scritte del writing alle sculture di Pomodoro. Neanche lui era riuscito a capire e a decodificare quel codice che solo i la writer riescono a decifrare. Anche se adesso si sta iniziando a studiarlo una più approfonditamente. Poi è successa un’altra cosa che mi riguarda direttamente. Mentre parlava del Leoncavallo, per lui un museo a cielo aperto e “Cappella Sistina del writing”, ha scelto inconsapevolmente un mio lavoro in collaborazione con Cheone [artista di Nerviano n.d.r.] come suo preferito. Quando Riva ha organizzato “Sweet Art Street Art”, con il benestare di Vittorio sono stato subito chiamato come uno dei più importanti rappresentanti di questo movimento. In effetti sono uno dei pochi che lo fa senza nessuna pausa dal 1990 ad oggi, 27 anni a tempo pieno.

Mario Leuci, altri 2 artisti che arrivano da background differenti, realizzando un muro a 3 mani. Hanno e abbiamo parlato della tua arte e del tuo stile in tanti modi, come si definirebbe Mr.Wany se fosse un esperto d’arte e critico di se stesso?

Street Art è grande arma comunicativa per il paese

Come si integra la tua arte con il mondo degli eventi e in che modo questo può diventare un legame solido e duraturo? Parte del mio lavoro è dipingere in live performance la pittura su muro. La Street Art è molto impattante quindi nel mio lavoro sicuramente vado in giro per il mondo a dipingere dal vivo durante gli eventi. Tra i festival più grossi che faccio ce n’è uno in Svizzera, il Royal Arena Festival, poi c’è il Miami Art Basel, il Love HipHop Festival in Olanda oppure lo Splash Festival in Germania, eventi giganteschi dove decine di migliaia di persone vengono a vedere dei concerti grossi e in tutti c’è la parte artistica performativa. Poi mi capitano anche situazioni totalmente differenti come nel caso dell’Avantgarden Gallery dove ho dipinto la facciata della galleria durante il vernissage insieme a Giorgio Bartocci e

Sono uno che si annoia tantissimo e facilmente. Ho fatto il grafico pubblicitario, il direttore creativo, l’illustratore e fumettista, il writer, lo Street Artist, faccio installazioni, workshop, il tatuatore... Devo avere la possibilità di sperimentare, sicuramente non ho la stessa attitudine di alcuni miei colleghi, molti sono duri e puri sul writing, alcuni sono solo illustratori, io al contrario sono un po’ entrambi, amo le contaminazioni e sono sempre un po’ in “bilico”, perché conosco bene i due mondi in questione, semplicemente non mi pongo dei limiti particolari. Definirlo artista di strada è decisamente riduttivo, potremmo erroneamente associare a questa tipologia di arte una sorta di disordine, mancanza di sistematicità o simili. Tutt’altro. Questo ragazzo ormai famoso in tutto il mondo è semplice, alla mano e allo stesso tempo è un vulcano di idee e di creatività. A maggior ragione d’estate, periodo di enorme movimento giovanile e culturale, la Street Art diventa contenuto e driver di comunicazione all’interno di eventi, basti pensare agli innumerevoli festival a cui Mr.Wany stesso partecipa, in cui si fondono musica e arte performativa. Le aziende sempre di più stanno mettendo gli occhi su questa cultura, da che era considerata alla stregua di vandalismoestremismo si è trasformata in un mezzo di comunicazione impattante come pochi e potenzialmente un business di tutto rispetto. Le rivoluzioni più grandi si sa, si fanno in strada e (rimanendo nel summer mood)…alla luce del sole.

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QUANDO IL KOMANDANTE INVADE LA CITTÀ un equilibrio

(tecnico) sopra la follia di Francesca Passoni

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allo scorso primo luglio Modena è entrata nell’Olimpo delle Città della Musica. Ha raggiunto luoghi sacri come Rio de Janeiro, dove nel 1990 Paul Mc Cartney radunava ben 185mila spettatori paganti; Londra, che nel 1986 ospitava 200mila persone al Wembley Stadium per il concerto più famoso dei Queen e New York, che nel 1981 a Central Park accoglieva più di 400mila fan accorsi per la reunion di Simon e Garfunkel. In un solo giorno la cittadina emiliana ha ospitato oltre 220mila persone, riorganizzandosi completamente sotto ogni aspetto, in modo da farsi trovare pronta al più grande evento della carriera di Vasco Rossi.

Il rocker di Zocca ha voluto festeggiare i suoi primi 40 anni di carriera proprio a Modena, dove tutto è cominciato. Dove è nata la famosa frase “abito fuori Modena, al Modena Park…” di Colpa d’Alfredo, la canzone del 1980 che il primo luglio ha aperto il concerto proprio al Parco Ferrari (e come poteva essere altrimenti?).

1 luglio 2017, Modena

Una data importante sotto diversi punti di vista. Non solo perché sarà ricordata come record mondiale per numero di biglietti venduti, non solo perché ha coinvolto un’intera città e mosso persone da tutta Italia, ma anche perché si è svolta in un periodo particolarmente delicato anche per il settore dell’intrattenimento. Il concerto di Vasco Rossi infatti ha attirato l’attenzione dei media internazionali perché pianificato qualche settimana dopo quello di

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talkymusic.it

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Ariana Grande del 22 maggio a Manchester, luogo del tragico attentato terroristico che ha scosso il mondo intero. Per questo motivo le misure di sicurezza sono state oggetto di numerose analisi e revisioni da parte dell’Unità Antiterrorismo, prima di essere messe in pratica sia al Modena Park che in ogni parte della città. Nonostante la tensione, i controlli con metal detector e un elevatissimo numero di addetti alla sicurezza, il primo luglio per le strade di Modena si respirava una genuina atmosfera di festa. Lo stesso Vasco, durante le prove generali del concerto, ha detto “Non cambieremo le nostre abitudini, la paura è un nemico e noi non abbiamo paura”. Una dichiarazione che i suoi fan hanno preso alla lettera presentandosi il giorno dopo carichi di entusiasmo e di gioia. Per fronteggiare al meglio una popolazione raddoppiata (la città emiliana conta meno di 200mila abitanti), l’amministrazione ha iniziato a prepararsi sin dal giorno successivo la conferma della location e della data, intervenendo sulla viabilità e sulle regolamentazioni per parcheggi e attività commerciali. In occasione del concerto, la logistica della città è stata modificata, l’area attorno al Parco è stata resa accessibile solo a piedi e addirittura alcuni istituti scolastici hanno deciso di posticipare gli esami di

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La folla del Parco Ferrari, Modena

maturità che si sarebbero dovuti svolgere proprio quel giorno. Bar e ristoranti si sono organizzati con aperture straordinarie e menù a tema, gli alberghi hanno registrato il tutto esaurito, Trenitalia ha aumentato le corse dei treni verso Modena, così come i collegamenti in autobus; e grazie all’installazione di maxischermi nelle sue piazze principali, la città ha saputo ricevere anche chi non ha potuto raggiungere il Parco Ferrari. Ad oggi, l’operazione per accogliere Vasco ha premiato il Comune con mezzo milione di euro di incassi, un risultato ottenuto grazie alla perizia nella gestione di un memorabile concerto-evento. L’unicità del “Modena Park 2017” è evidente anche dal palco di dimensioni monumentali, un vero gioiello d’avanguardia tecnica che ha accolto il Komandante e lo ha reso ben visibile a tutto il pubblico. A progettarlo anche questa volta lo studio milanese Giò Forma, capeggiato da Claudio Santucci, che da oltre vent’anni segue le tournée di Vasco. Ad ispirare l’architetto e la sua squadra nell’ideazione della struttura, l’equilibrio sopra la follia di Sally, la celebre canzone che anche il primo luglio ha unito la folla in un unico, gigantesco abbraccio collettivo. I lavori di installazione sono iniziati il 29 maggio con l’arrivo di oltre 200 addetti ai lavori al Parco Ferrari; le dimensioni del palco sono ormai note ai più:


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Concerto di Vasco Rossi, Modena

lunghezza di 150 metri e altezza di 26. Un mix di realtà e sogno trasformato in un assetto costituito da 5 enormi schermi montati a più di 5mt di altezza per una copertura di oltre 1500mq: uno centrale più grande e altri quattro laterali, ciascuno fissato su dei binari che permettevano il movimento singolo o in coppia, a creare diverse video scenografie. Altri schermi giganti sparsi per il parco hanno mostrato il Komandante Un anche nelle retrovie. di Qualche numero in più sul grande evento: 320 tonnellate di tubi di ferro per costruire il palco, 29 torri “di ritardo” dal peso di 2 tonnellate ciascuna (stabilizzate con 6 tonnellate di zavorra di cemento), per permettere a chiunque di sentire Vasco come se fosse a pochi passi di distanza. 2 gru da 400 tonnellate per sollevare l’impianto audio e, per consentire la distribuzione elettrica, si è scavato per 650 metri sotto terra. Ben 2100 i punti luce e 100 chilometri di cavi impiegati per l’intero allestimento.

alternativa: l’evento è stato trasmesso in diretta su Rai 1 e proiettato live in numerosissimi cinema in tutta Italia. Insomma, il Paese intero si è mosso per Vasco. Il suo pubblico, che include diverse generazioni di fan, ha potuto godersi questo anniversario unico da qualunque luogo, attraverso qualsiasi di dispositivo, sentendosi e sempre vicino al Komandante. La tecnologia si è piegata alla volontà dei professionisti ancora una volta, e gli stessi professionisti hanno saputo gestire l’evento senza intoppi, dalle task force di sicurezza alla viabilità, dalla gestione dei flussi di persone al loro sostentamento prima, durante e dopo lo show.

mega palco degno 40anni storie, canzoni ricordi

Un mega palco degno di quarant’anni di storie, canzoni e ricordi. Una struttura unica nel suo genere che ha saputo adattarsi perfettamente alla scaletta che ha dettato il ritmo di tre ore di show, tutte vissute a pieno da ogni singolo partecipante. Chi non è riuscito a venire a Modena però, ha trovato una valida

In particolare, Modena è diventata esempio di come, anche in Italia, sia possibile accettare la sfida di accogliere e gestire un evento da record. La città è un modello virtuoso di funzionalità e organizzazione che porta l’Italia sul palco di quei Paesi che riescono ad impiegare le capacità degli addetti ai lavori, congiuntamente con una tecnologia all’avanguardia per creare eventi spettacolari e indimenticabili, da vivere in totale sicurezza.

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VOCE ALLE P.A.

DARE VALORE IN ESTATE E NON SOLO Per Salerno la parola

d’ordine è Programmazione

la Redazione

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osì come nel Nord Italia Milano si propone il “faro” del Paese per l’Europa, anche al Sud troviamo delle realtà che, seppur più piccole, stanno costruendo passo dopo passo un percorso evolutivo virtuoso e propositivo verso un nuovo concetto di città. Salerno è proprio tra queste, in prima fila verso una riqualificazione urbana ed una pianificazione di eventi volta ad accogliere turisti e businessmen, mondo leisure e congressuale, senza ovviamente perdere di vista i propri cittadini, con i quali si impegna a costruire un futuro fatto di obiettivi tangibili e condivisi. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Vincenzo Napoli, Sindaco di Salerno nonché tra i primi promotori del Comune campano sempre più capace di mettere a frutto le proprie tradizioni, la propria cultura, ed il proprio talento a favore di una relazione con il mondo degli eventi tale da influenzare positivamente la vita della città e di coloro che la vivono in tutte le stagioni dell’anno.

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VOCE ALLE P.A.

Luci d’Artista, Salerno

Dottor Napoli, l’estate è alle porte, come vi siete preparati per quella di quest’anno? Che aspettative avete in termini di flusso turistico e su come questo impatterà sull’economia locale di Salerno? La nostra programmazione estiva è estremamente ricca e variegata. Un fitto programma di eventi è in cartellone per i mesi più caldi ma anche per la prima parte dell’autunno. L’estate di Salerno, anche in ragione delle condizioni climatiche miti e favorevoli, dura fino alla prima settimana di novembre quando accendiamo le Luci d’Artista. La programmazione asseconda tutti i gusti ed i desideri molteplici tanto dei turisti e visitatori quanto dei residenti. Uno dei fulcri è certamente l’Arena del Mare, un anfiteatro sotto le stelle collocato tra il lungomare e il mare: cabaret, cinema, danza, jazz, musica lirica e pop.

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Ogni sera un appuntamento di spettacolo e divertimento. E poi in varie location cittadine una lunga sequenza di manifestazioni dedicate allo sport, al wellness, al cibo mediterraneo ed etnico. Nelle piazze e nei siti di maggiore valenza storica ed artistica proponiamo concerti, rappresentazioni teatrali, performances artistiche. Consiglio di seguire giorno per giorno i singoli appuntamenti sul sito del Comune di Salerno. Salerno è diventata pertanto accogliente per tutto l’anno con importanti ricadute economiche ed occupazionali. Il fenomeno più interessante da questo punto di vista è stata la crescita dell’ospitalità diffusa. Abbiamo migliaia di posti letto disponibili in accoglienti B&B dislocati su tutto il territorio cittadino e gestiti per lo più da giovani salernitani che hanno viaggiato e parlano le lingue. Sono un perfetto biglietto da visita per la città e coloro che sono stati accolti ne diventano i migliori ambasciatori in tutto il mondo.


www.pazzoperilmare.it

VOCE ALLE P.A.

Stazione Marittima, Salerno

È stata da poco inaugurata la Stazione Marittima, 4500 metri quadri firmati dall’archistar Zaha Hadid. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, la vede come “uno dei simboli dell’Italia nel mondo”, lei cosa pensa del progetto? Può essere davvero uno strumento propulsivo per la vita della città e del Paese? Può diventare elemento d’attrazione anche per il mercato degli eventi? La meravigliosa Stazione Marittima di Zaha Hadid è uno dei tasselli più pregiati del programma di riqualificazione urbanistica realizzato dal 1993 dal Sindaco Vincenzo De Luca, oggi Presidente della Regione Campania. È il crocevia spettacolare delle vie del mare che permettono collegamenti quotidiani ed efficaci tra Salerno e le coste d’Amalfi, Sorrento e Cilento oltre che con le isole di Capri e Procida e le aree archeologiche vesuviane e flegree.

La Stazione Marittima permette dunque di esaltare la centralità di Salerno nell’ambito di un distretto unico al mondo, un concentrato straordinario – in pochi chilometri – di bellezze artistiche, storiche ed enogastronomiche; come i templi di Paestum, la dieta mediterranea, la mozzarella di bufala, le aree archeologiche di Pompei ed Ercolano. Numerose compagnie di navigazione programmano lo scalo a Salerno durante le loro crociere apprezzando le qualità operative dell’approdo. La stessa Stazione Marittima ospita congressi, eventi e manifestazioni in una location che lascia a bocca aperta tutti i partecipanti. Salerno è una città che cambia, che si vuole presentare in modo nuovo e innovativo ai suoi cittadini e al mondo. Quali interventi, sia urbani che sociali, avete programmato per rinnovare il volto della città e per renderla più funzionale ai flussi legati al turismo B2C e B2B?

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VOCE ALLE P.A.

Shutterstock ©canadastock

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Paestum

Siamo impegnati a completare il programma di trasformazione urbana del Presidente Vincenzo De Luca. Siamo concentrati in particolare su: conclusione dei lavori di Piazza della Libertà e del Crescent di Ricardo Bofill, ripascimento del litorale per aumentare le spiagge, il prolungamento della metropolitana Arechi-Aeroporto Costa d’Amalfi, l’accordo operativo con lo scalo di Capodichino, il potenziamento dell’alta velocità ferroviaria di cui Salerno e terminale meridionale ma che grazie al sostegno della Regione Campania riusciamo ad estendere anche alle località cilentane, ampliamento della dotazione di parcheggi.

Siamo estremamente aperti ad ogni proposta ma a patto che sia di alta qualità e che l’evento produca delle tangibili ricadute sul territorio valorizzandone le potenzialità specifiche. Salerno è Salerno. È pronta ad accogliere e gestire migliaia di persone che vogliamo mettere in condizione di godersi un soggiorno ed un evento in serenità e comfort. Concerti, festival del food, notti bianche, fiere campionarie e della sposa… sosteniamo eventi variegati cercando di stabilire sempre positive sinergie con gli investitori privati che riteniamo preziosi collaboratori della nostra azione amministrativa. L’aspetto principale da migliorare è la programmazione. Non possiamo accettare proposte di eventi che asseconda i giungano a pochi mesi visitatori e residenti e/o settimane dal suo svolgimento. Nella competizione globale, se vuoi esser vincente, devi avere un calendario pronto con almeno sei-otto mesi di anticipo onde poter partecipare con successo anche alle fiere promozionali di settore.

programmazione gusti

La Puntiamo dunque su infrastrutture per di turisti, la mobilità, risanamento ambientale, sicurezza e qualità della vita per potenziare la nostra attrazione turistica ma anche per incentivare l’organizzazione di congressi ed eventi di rilievo nazionale ed internazionale. Salerno è sempre più facile da raggiungere ed è ricca di attrazioni di ogni genere che abbiamo prima “Luci d’Artista” è stato esempio positivo di come descritto: cosa potrebbe desiderare di meglio un contenuti forti inseriti in un determinato contesto congressista? urbano possano diventare un volano virtuoso per la città sia a livello economico sia di immagine; pensate Qual è il vostro rapporto con il mondo di continuare in questa direzione? Se sì, come? dell’eventistica? Trova che ci sia un dialogo tra la realtà Pubblica ed il settore della Live Communication? Grazie alla tenacia ed all’intuizione del Presidente Se sì, cosa si potrebbe migliorare? In caso contrario Vincenzo De Luca, Luci d’Artista è diventato un invece, come si potrebbero avvicinare queste due evento di rilievo internazionale con milioni di realtà? visitatori ad ogni edizione. 36


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VOCE ALLE P.A.

Pompei

Stiamo cercando di migliorarne ogni anno le potenzialità attraverso la proposta di pacchetti che alla visita delle Luci abbinino anche la scoperta delle altre attrazioni turistiche, culturali ed enogastronomiche del territorio come il Giardino della Minerva (sede dell’Antica Scuola Medica Salernitana), il Duomo ed il Centro Storico, le mostre nei Palazzi Storici, gli spettacoli del Teatro Verdi diretto da Daniel Oren. Questa nuova proposta, accompagnata anche da una Luci d’Artista Card che permette una vasta scontistica per gli amanti dello shopping negli esercizi commerciali aperti ad ogni a Salerno, è risultata molto gradita facendo di registrare una decisa impennata nei pernottamenti sia in città che negli alberghi del resto della provincia e della Regione. Molte associazioni, società mediche, aziende organizzano congressi, convention e convegni in occasione di Luci d’artista per abbinare il dovere professionale al piacere della visita.

Siamo aperti ad ogni forma di dialogo e collaborazione. Mettiamo a disposizione degli operatori anche numerosi spazi di grande rilievo come lo storico Salone dei Marmi (sede di Salerno Capitale) o il Teatro Verdi per congressi nazionali ed internazionali, realizziamo teatri all’aperto come l’Arena del Mare in Estate, mettiamo a disposizione delle fiere i padiglioni del Centro Agroalimentare. Insomma siamo dotati delle strutture idonee per ospitare le manifestazioni più variegate. Quello che chiediamo, ripeto, è la programmazione. Non servono e non c’interessano iniziative spot che bruciano tempo , a patto che sia ed energie e non producono alcun e che risultato concreto. In sul territorio questa prospettiva però vediamo che da tempo gli operatori sono entrati in questo ordine d’idee realizzando positive sinergie con il Comune di Salerno.

proposta

alta qualità

produca

tangibili ricadute

Ritiene che aziende, agenzie e multinazionali della comunicazione e della congressistica siano interlocutori importanti con i quali rapportarsi? Ad oggi, che relazione c’è tra il Comune di Salerno ed i privati che vogliono realizzare attività e progetti sul territorio? Crede che si possa migliorare questo rapporto e cosa si aspetta da parte loro, ovvero i privati del mondo della Live Communication sopra citati?

Sinergia, impegno e dialogo. Sono queste le parole chiave che, da Nord a Sud, sono in grado di trasformare le grandi città italiane in case study di riferimento per efficacia e trasparenza. Esempi di efficienza e regolamentazione che possono raggiungere capillarmente tutto il Paese in un’onda di ottimismo e voglia di cambiare in meglio, proiettandosi verso il futuro.

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VOCE ALLE AZIENDE

“PUT A SMILE ON PEOPLE’S FEET” come lo

spirito brasiliano diventa lifestyle brand

di Dario De Lisi

I

l mercato, il target e i contesti in cui i brand sono costretti ad operare cambiano. Cambiano le esigenze del consumatore e le necessarie risposte che il brand deve dare loro. Deve essere capace di parlare lo stesso linguaggio, senza però snaturarsi; deve mantenere fede ad una promessa di esperienza totalizzante, senza però perdere l’identità e il proprio valore differenziale; deve diventare credibile per stakeholder e trend setter, senza dimenticarsi che il mercato è fatto da mondi frammentati, mode e tendenze che mutano ancor prima di essere comprese a pieno. Insomma: marketing, brand e trade marketing manager affrontano sfide continue e sono chiamati a trovare nuovi strumenti, nuovi approcci o semplicemente a modificare punto di vista per rielaborarne altri in un continuo processo di sviluppo e aggiornamento. Abbiamo cercato di comprendere come Se nella affrontare queste sfide con chi le affronta giorno per giorno è stato il per un brand nato per essere prettamente estivo e divenuto capace di abbattere le barriere stagionali, ponendosi come vero e proprio lifestyle brand.

prima fase di vita del brand

consumatore ad aspirare all’innovazione, oggi la prospettiva è cambiata

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VOCE ALLE AZIENDE Abbiamo parlato con Chiara Cresci, Marketing Manager Europe South del gruppo Alpargatas Italy. La prima Havaianas è nata nel 1962 e da quel giorno il brand è cresciuto incredibilmente, diventando una vera e propria icona del Brasile amata in tutto il mondo. Come si è evoluto il vostro rapporto con i consumatori? In un primo momento è stato proprio il consumatore a suggerire gli input per l’innovazione del prodotto, sin dalla prima Havaianas “Traditional”. Questa è stata lanciata nel mercato brasiliano nel 1962 ed è entrata da subito a far parte della vita dei brasiliani come qualcosa di assolutamente indispensabile - tanto da essere inserita dal governo nel paniere per il monitoraggio dell’inflazione, insieme al riso e ai fagioli. Sono trascorsi circa trent’anni dal lancio del modello “Top”: l’infradito monocolore nata dalla moda di girare la suola delle Havaianas, coprendo la parte bianca e lasciando a vista quella colorata. Da quel momento l’esplosione del colore è ufficiale. Se nella prima fase di vita del brand è stato il consumatore ad aspirare all’innovazione ed ai colori, oggi la prospettiva è cambiata: dopo 55 anni dal lancio della Traditional, l’apertura di 106 nuovi mercati e una notorietà di marchio che annovera Havaianas tra i 100 brand più cool del mondo. Il consumatore è diventato il focus di ogni strategia ed attività, soprattutto di natura marketing (“Be where the consumer is” è uno dei mantra interni all’azienda). Per questo, Havaianas, consapevole di quelli che sono i suoi punti di

forza e soprattutto del suo DNA, cerca di anticipare e rispondere alle necessità di un consumatore sempre più volubile e imprevedibile. In Italia ad esempio, dal mio inizio in Alpargatas circa otto anni fa, gli obiettivi e le azioni sono cambiate radicalmente. Se in un primo momento l’intento era quello di aumentare l’awareness mantenendo un posizionamento premium, oggi la necessità è proprio quella di stringere un rapporto più affettuoso e diretto con il consumatore, dando al brand una veste più concreta, in modo che i nostri aficionados possano vedere in un coloratissimo pezzo di gomma il ricordo di un’indimenticabile vacanza. A questo si aggiunge un’esplosione di ottimismo, gioia, libertà e relax: modo di vivere tipicamente brasiliano e di cui Havaianas è manifesto. Havaianas è quindi sinonimo di spensieratezza e allegria, ma anche di estate. Come vi preparate e come affrontate questo periodo dell’anno così strategico per voi? Ci prepariamo tutto l’anno. Ogni analisi, riflessione, idea, pianificazione è volta all’attuazione di un marketing plan che vede il suo picco nei tre mesi estivi. Di fatto però, questa curva si sta ampliando sempre di più e le prime azioni di Trade e Retail Marketing avvengono a partire da febbraio. Il consumatore è sempre più attento ed il mondo offre continuamente stimoli, cosicchè riusciamo a trovare una buona occasione per parlare di Havaianas per 12 mesi l’anno. Vacanze di natale ai tropici o una pausa di relax all’interno di una Spa, sono entrambe ottime opportunità d’uso e di comunicazione per il brand. Oggi l’offerta di Havaianas va oltre le infradito, passando dai sandali alle borse, fino agli occhiali da sole...

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VOCE ALLE AZIENDE Quest’anno Havaianas fa anche il suo ingresso nel mondo dell’abbigliamento, già avvenuto in Brasile e in fase di definizione in Europa. Come credete reagirà il mercato del vecchio continente a questa novità? Noi crediamo che reagirà positivamente e già i primi dati di sell out lo dimostrano. Gestire un brand con questo straordinario valore, fa sì che qualsiasi extension di prodotto sia ben accolta dal consumatore che aspetta impaziente la novità. Havaianas ormai si sta accreditando sempre di più come lifestyle brand, traducendo questo modo di vivere “lento” in un total look che gli abitanti del vecchio continente stanno indossando di buon grado. Credo, del resto, che sia difficile resistere ad un brand che ha come mission quello di “diffondere lo spirito brasiliano nel mondo, mettendo un sorriso ai piedi del consumatore”. L’anno scorso, tra le varie attività che avete organizzato per l’estate, avete portato il vostro prodotto sulle spiagge italiane ingaggiando i consumatori con un karaoke coinvolgente e un allestimento “fuori scala”. Quanto questo approccio particolarmente creativo ha fatto la differenza? Per il 2017 avete idea di continuare sulla medesima strada? Il 2016 è stato il primo passo per un approccio più interattivo e creativo con il consumatore. La maxi doccia a forma di infradito è stata il nostro cavallo di Troia per essere legittimati ad entrare nelle spiagge italiane per tutta l’estate. Ma non potevamo fermarci lì, così abbiamo coinvolto il pubblico degli stabilimenti balneari limitrofi invitandolo a cantare sotto la doccia. Cosa di più semplice e naturale? Visto il successo e la risposta positiva del pubblico on e off line abbiamo deciso di alzare il tiro e sperimentare nuove attività nel 2017:

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il “Fuoribarcone” sui Navigli in occasione del Salone del Mobile ad aprile, la personalizzazione del Flamingo Beach a Riccione - ancora in essere - il concerto di Roshelle (talent di Xfactor) in uno dei nostri negozi diretti, la collaborazione con Casa Surace, le maxi docce a forma di infradito in sette spiagge italiane e dulcis in fundo il flash mob a Roma Termini per festeggiare l’arrivo dell’estate. Il 2018 continuerà certamente a cavalcare quest’onda: un concentrato di creatività, interazione e assolutamente sole, mare e spiaggia per i nostri futuri eventi. Quanto impattano sulla vostra strategia di posizionamento e di attivazione territoriale le peculiarità di una penisola come l’Italia e del suo target? Decisamente molto. Il fatto di vivere in uno stivale lungo e stretto offre sicuramente tanti spunti perché ogni regione ha la sua peculiarità, i suoi hotspot e i suoi “insight”. Noi cerchiamo di cavalcarli, amplificandoli. In questo scenario, si inserisce il progetto di Casa Surace: è stato un inno all’italianità (spesso difficile da tradurre ad una casa madre internazionale), l’esempio calzante di come sia davvero fondamentale essere GLOcal: pensare globale ma agire locale. L’esperienza del consumatore e il modo di vivere il brand cambiano da Nord a Sud, ma soprattutto cambiano per target age: per questo motivo dobbiamo essere bravi a interpretare sempre di più le peculiarità e le caratteristiche dei cluster, per elaborare strategie di marketing vincenti che abbiano tutte lo stesso risultato e lo stesso obiettivo, ovvero “Put a smile on people’s feet”, da Nord a Sud, da Est ad Ovest.


VOCE ALLE AZIENDE

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VOCE ALLE P.A.: IL COMUNE DI SALERNO

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TERRAZZA

LA TERRAZZA

un elemento di continuità che amplia l’offerta di Francesca Cagliani

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er i loro locali moltissimi brand hanno scelto un elemento di continuità fra periodo invernale e primaverile/estivo: la terrazza. Ciò che ci interessa approfondire è la loro risposta all’esigenza della clientela di fruire lo stesso luogo nelle varie stagioni, godendo di panorami mozzafiato e della fresca aria serale. Abbiamo selezionato alcuni esempi che ben rappresentano il tema a Milano.

www.flawlessmilano.com

Al decimo piano di Brian & Barry Building, nella centralissima Piazza San Babila, la Terrazza 12 regala una splendida vista a 360° sulla città.

Terrazza 12, Brian & Barry Building, Milano

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TERRAZZA

Al numero 10 di Corso Como si aprono le porte di uno spazio polifunzionale appena acquistato da Tiziano Sgarbi e dalla stilista Simona Barbieri. I due hanno rilevato dalla famiglia Rusconi l’intero stabile, ma hanno deciso di mantenere la natura del concept store e i suoi attuali dipendenti. Sgarbi e Barbieri vorrebbero anche instaurare una partnership con colei che ha trasformato 10 Corso Como in una vera istituzione: Carla Sozzani.

Proprio di fronte al Duomo si affaccia la splendida Terrazza Aperol. Una posizione privilegiata e suggestiva per sorseggiare un delizioso Aperol Spritz. Situata all’ultimo piano del centro multiconcept Autogrill Duomo Store, ha aperto i battenti nell’estate del 2012 e, dopo essersi “rifatta l’abito” nel maggio 2015, è diventata un luogo che ben risponde all’esigenza di una clientela esclusiva, sempre alla ricerca di location premium nel cuore della città. Nata dalla collaborazione tra Autogrill e Campari, è frutto dell’estro del designer Antonio Piciulo. Il bancone arancione dalle forme sinuose è l’elemento centrale che caratterizza la sala principale. L’aperitivo è l’elemento essenziale dell’offerta, completata dal ristorante, dal brunch domenicale e dai numerosi eventi serali a tema.

10 Corso Como, Milano

www.luukmagazine.com

Dal 1991, la gallerista ha fatto di questo store un vero e proprio punto di riferimento per la città, un luogo dove si respira un’atmosfera cosmopolita, rilassante e lontana dal caos della città. Sul tetto, uno splendido giardino si rivela un’oasi di pace dove, alle rigogliose piante, si alternano sculture e ceramiche dell’artista contemporaneo Kris Ruhs. Il panorama? Uno splendido connubio di tipiche case di ringhiera meneghine e nuovi grattacieli della zona di Porta Garibaldi.

Qui si possono incontrare business men e signore della “Milano bene” che si prendono una pausa rilassante; modelle, influencer e turisti che si godono un po’ di tranquillità fra un acquisto e l’altro. Vedremo nei prossimi mesi come si trasformerà questa location che speriamo mantenga la sua natura unconventional.

dev.10corsocomo.com

La struttura è stata inaugurata nel marzo 2014. 6000 metri quadri, di cui 1500 di servizi, aperto sette giorni su sette, dalle 10 alle 22. Il menù, oltre ai grandi classici della mixology, prevede 12 signature cocktail, creati appositamente per questa location. Ideata e progettata da Fabio Acampora e Sebastian Bernardez, la Terrazza 12 si propone come un angolo très chic dove gustare un aperitivo lontano dal rumore e dalla frenesia di Milano. Leggere pareti in vetro e una copertura orientabile permettono di utilizzarla 365 giorni l’anno. Dopo l’aperitivo non può mancare una cena da Asola, il ristorante gestito da Matteo Torretta.

Terrazza Martini, Milano

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blog.italotreno.it

TERRAZZA

Terrazza Aperol, Milano

Un’altra splendida location che guarda il Duomo di Milano è la Terrazza della Rinascente. Lo storico negozio è stato inaugurato nel lontano 1865 per poi subire, negli anni, numerose trasformazioni, cambi di proprietà, restauri e riqualificazioni. Nel 2016 La Rinascente è stata premiata a Zurigo come “miglior grande magazzino al mondo”, durante la cerimonia di premiazione del Global Department Store Summit. Ad oggi, conta undici store in Italia, situati nei centri delle città principali. All’ultimo piano si trova un food market aperto fino a mezzanotte, dove si possono acquistare un’infinità di prodotti alimentari selezionatissimi e scoprire il corner firmato Moet&Chandon. Ma ciò che lascia senza fiato a questo piano è senza dubbio la splendida terrazza divisa in due parti, una dedicata alla zona bar e l’altra alla zona dehor del ristorante Maio. Un luogo rilassato e dal forte carattere urban, dedicato a chi ama un servizio top. Dopo una lunga sessione di shopping ai piani inferiori, la Terrazza è senza dubbio il luogo perfetto per riposarsi all’ombra delle guglie del Duomo. Il 9 aprile 1958 è stata inaugurata la Terrazza Martini, nella centralissima Piazza Diaz. Inizialmente decorata dalle sapienti mani di uno degli architetti più in voga del Novecento, Tomaso Buzzi, ha poi subito dei lavori di rinnovamento fra il 1990 e il 1993 ad opera di un team di architetti. La struttura e gli interni furono affidati a Marco Soncini e a Federico Forquet,

mentre la terrazza fu rinnovata dall’architetto e paesaggista Paolo Pejrone. L’ultimo restyling, nel 2007, è stato commissionato allo studio Puresang di Anversa. Dal 15° piano si accede alla serra-gazebo e al roof garden, dove gli ospiti possono godere della straordinaria vista completa su Milano. Moltissime celebrità sono state ospiti di questa Terrazza, location di prestigiosi eventi, quali la Dolce Vita di Federico Fellini nel 1960. Oggi design moderno e dettagli di prestigio fanno di questo luogo l’ambiente perfetto per un aperitivo dopo una lunga giornata di lavoro. Gli arredi, firmati Poltrona Frau, comprendono poltrone, divani e tavolini, prodotti in esclusiva. È ormai risaputo che i brand cerchino sempre di più di soddisfare le esigenze di una clientela attenta al dettaglio. Il consumatore vuole vivere un’esperienza a 360°, soprattutto nell’ambito del lusso. Bere un bicchiere di vino ad un tavolo di un bar non è la stessa cosa che berlo su una terrazza con davanti il Duomo di Milano. Quando le fredde serate invernali lasciano campo alla brezza primaverile, avere la possibilità di godere di spazi aperti dove rilassarsi è un vero lusso. Posizioni privilegiate che regalano panorami mozzafiato sono un elemento distintivo che può fare davvero la differenza. La parola d’ordine è stupore!

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MICE NEWS

Novità e curiosità dal mondo di Mario Saccenti

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uesta frase di Carlo Goldoni - drammaturgo, scrittore e librettista veneziano del 18° secolo - rispecchia pienamente ciò che gran parte dei viaggiatori sono oggi. Non sanno scoprire le meraviglie e le bellezze che si nascondono in molti posti, paesi, città, borghi, paesaggi, montagne, laghi, mari del mondo. Vedono, toccano, sentono, gustano di tutto e quanto più di facile c’è a portata di mano, superficialmente, senza leggere tra le righe, senza approfondire la storia, la tradizione, il perchè di questo o quello, perché è così, come e perché è successo. Senza leggere e studiare prima, guardare negli occhi la gente di quel luogo, parlare con loro, cercare di capire le consuetudini del posto, le tradizioni e quindi rispettarle; trarre insegnamento da qualcuno o qualcosa, insomma: imparare a viaggiare per aprire la mente e raccogliere il massimo da questa esperienza di vita. Ecco, la missione di chi organizza viaggi incentive è accompagnare questi viaggiatori a conoscere meglio vari luoghi per gustarli di più, nel poco tempo a disposizione, e leggere ogni pagina e ogni riga del libro meraviglioso che è il mondo, approfittando dell’occasione di esser lì per godersi e capire quel posto nell’intimo.

Le spiagge sono un must negli Incentive o nei momenti di relax nei Meeting e nelle Convention. Di spiagge belle ce ne sono tante al mondo, ma non altrettante sono quelle eccezionali che valgono un viaggio (e magari vicine ad un hotel capace di ospitare un numero di partecipanti congruo).

In questa rubrica approfondiremo questo concetto. Vorremmo prendervi per mano e accompagnarvi a “leggere” meglio il nostro mondo, suddividendolo per temi che sono alla base degli highlights del MICE.

Ne cito solo alcune e per ognuna vi indico una o più strutture adatte al nostro obiettivo.

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MICE NEWS Situata vicino South Point nel quartiere Ka’u di Big Island, isola principale dell’arcipelago delle Hawaii, PAPAKOLEA BEACH - nota come Mahana o “spiaggia di sabbia verde” - ha un fascino irresistibile.

wheredoitakethekids.com

Silenzio, vento, paesaggio selvaggio e una meravigliosa spiaggia di cristalli verdi: è l’atmosfera da sogno di questo paradiso hawaiano che deve il suo caratteristico colore alla presenza di olivina, un minerale che rende i granelli di sabbia di colore verde scuro in diverse tonalità. L’olivina, contenente ferro e magnesio, quando è in forma cristallina costituisce la gemma nota come peridoto.

Il minerale in questione proviene dal vulcano Pu’u Mahana che si trova proprio di fronte alla spiaggia, non più attivo da 49 mila anni. Grazie all’azione erosiva del mare che, infrangendosi contro la base del vulcano, ne estrae l’olivina dalla cenere depositandola sulla spiaggia, si è creato questo suggestivo spettacolo naturale verde. L’accesso alla spiaggia è limitato e soggetto al permesso del Department of Hawaiian Home Lands, previo obolo di 25 dollari.

MAUNA KEA BEACH HOTEL, KOHALA COAST www.princeresortshawaii.com FAIRMONT ORCHID RESORT www.fairmont.com/orchid-hawaii HILTON WAIKOLOA VILLAGE www.hiltonwaikoleavillage.com

Papakolea Beach, Hawaii

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MICE NEWS

EDEN VILLAGE PREMIUM ROYAL BEACH www.edenviaggi.it AMARINA RESORT, NOSY BE www.voihotels.com HILTON WAIKOLOA VILLAGE www.constancehotels.com

Nosy Iranja Keli ospita un esclusivo resort, il Nosy Iranja Lodge, una meta riservata ai viaggiatori più esigenti che desiderano un pezzetto di paradiso baciato dal sole, accarezzato dalle lieve brezza marina e lambito dalle limpide acque dell’Oceano Indiano. La spiaggia è di un bianco abbagliante e gli accoglienti bungalow e suite sono immersi nel verde intenso della vegetazione, in una dimensione riservata ed elegante. Su Nosy Iranja Be, invece, si trova un piccolo villaggio di pescatori, con capanne di legno e paglia, pieno di bambini sorridenti che giocano sulla spiaggia. Un luogo dominato da tre colori fondamentali: il verde brillante delle piante, il bianco della sabbia e l’azzurro infinito del mare. Shutterstock ©lenisecalleja.photography

A nord ovest del Madagascar si trova l’arcipelago Mitsio con NOSY IRANJA, l’isola delle tartarughe. Il nome è legato al fatto che l’isola è scelta dalle tartarughe marine per deporre le loro uova. Se si è fortunati si può assistere al momento della deposizione o a quello ancor più emozionante della schiusa, quando decine di piccole tartarughe emergono dalla sabbia e cominciano la loro corsa forsennata verso il mare, mosse dall’atavico istinto che le porta a raggiugere il loro habitat congeniale. Nosy Iranja è in realtà costituita da due isole: Nosy Iranja Keli, la piccola, e Nosy Iranja Be, la grande. Collegate tra loro da una lingua di sabbia bianca come un morbido nastro di seta, è possibile percorrerla a piedi soltanto con la bassa marea.

Nosy Iranja, Madagascar

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MICE NEWS Secondo il libro dei Guinness dei primati, la spiaggia di HYAMS BEACH in New South Wales, Australia, è la più bianca del mondo. Il villaggio è quello di Jervis Bay, a meno di 100 km da Canberra, circondato a nord dal Jervis Bay National Park, e a Sud dal Booderee National Park e dai giardini botanici. Immersa nel Jervis Bay Marine Park, Hyams Beach si trova in un contesto naturale ricco di piante, animali e uccelli autoctoni. Chi visita questa spiaggia lo fa principalmente per il colore della sabbia soffice e incredibilmente bianca, quasi fluorescente. Tuttavia tra le attività che si possono fare, ci sono numerose passeggiate e arrampicate all’interno della vicina foresta. Uno dei modi migliori per ammirare questa spiaggia è percorrere il sentiero White Sands Walk, camminando tra piccoli anfratti e calette. Si possono vedere branchi di delfini o incontrare qualche canguro. Un punto rinomato anche per le immersioni e per il whale watching: questa baia è il passaggio obbligato per le balene che vengono a riposarsi e qui è stata avvistata anche la rarissima balena blu.

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Hyams Beach, Australia

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MICE NEWS

INTERCONTINENTAL GRAND HOTEL DI BORDEAUX bordeaux.intercontinental.com HOTEL POINT FRANCE DI ARCACHON www.hotelpointfrance.com LES SOURCES DE CAUDALIE www.sources-caudalie.com

Duna di Pilat, Francia

La DUNA DI PILAT è situata nel sudovest della Francia, nel dipartimento della Gironda. Domina l’ingresso del Bacino di Arcachon nel comune di La Teste de Buch, a circa 70 km a sudovest di Bordeaux. Non mancano i superlativi per descriverla: anche se non è la duna più alta del mondo, è di gran lunga la montagna di sabbia più alta d’Europa. Ma l’altezza non è tutto: la sua immensità incredibile e il suo panorama mozzafiato la rendono unica.

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Le forme e i colori cambiano con il tempo e con la luce, nonché la sensazione di grandezza e di libertà che offre questa meraviglia, un paesaggio unico! Nel corso dei millenni, la natura ha creato questa duna straordinaria che è uno dei siti naturali più belli e più visitati della Francia. Grazie al suo carattere del tutto eccezionale, è nota anche al di fuori del paese e affascina molte persone in tutto il mondo.


MICE NEWS CAYO SANTA MARIA è una piccola isola nella Baia di Buenavista, nell’arcipelago cubano di Jardines del Rey. Conosciuta per le sue splendide e lunghissime spiagge di sabbia bianca, le sue acque dal colore cristallino e dalla varietà di flora e fauna, quest’area è stata dichiarata dall’UNESCO “Riserva della Biosfera”.

www.zastavki.com

L’atmosfera paradisiaca del paesaggio circostante si rispecchia perfettamente nel resort Playa Cayo Santa Maria, pensato per chi desidera trascorrere un soggiorno all’insegna del benessere e del relax, con un ampio centro SPA, 6 piscine e trattamento All Inclusive. L’Hotel Iberostar Ensenachos invece è un resort di lusso a Cayo Ensenachos con le migliori spiagge della costa. La sua posizione, direttamente sulla spiaggia, è un’autentica tentazione. Qui è possibile riposare su amache, praticare sport acquatici o sorseggiare un mojito o un daiquiri... da sballo! E poi, una vera incomparabile chicca, il Melia Buenavista: 105 camere molto spaziose e suddivise in 3 blocchi, ognuna con la propria caletta a una decina di bracciate dalla barriera corallina. Eco-Resort solo per adulti per una totale privacy ed esclusività.

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Cayo Santa Maria, Caraibi

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MICE NEWS Cosa sono le LENZUOLA DEL MARANHAO, in Brasile? Il Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses non è altro che una sterminata distesa di dune bianche, laghi mobili, fiumi e oasi di mangrovie.

steemit.com

Lençóis, cioè lenzuola, perché vedendole dall’alto le dune sembrano delle lenzuola al vento che, insieme ad altri agenti atmosferici, sposta le dune modificando continuamente il territorio. Trovandosi tra l’oceano e la foresta, la regione era sconosciuta e, nonostante la sua vastità, è stata scoperta solamente una trentina di anni fa. La sabbia viene portata sulla costa dai fiumi per poi essere spinta ai lati dal forte vento e dall’oceano,

Lenzuola del Maranhao, Brasile

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creando così le dune tra le quali si formano specchi d’acqua e numerosi fiumiciattoli, alimentati dalle continue piogge - un’anomalia per un “deserto”. I laghi più grandi e frequentati sono il Lagoa Azul e Lagoa Bonita, balneabili e con splendide acque cristalline; mentre le spiagge più note (Ponta do Mangue, Moitas, Vassouras, Morro do Boi e Barra do Tatu) sono raggiungibili dalla cittadina coloniale di Barreirinhas, vero punto d’accesso ai Lençóis, e in 3 ore via terra o con piccoli aerei da turismo da Sao Luis.

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MICE NEWS

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Tahiti è In Italia! CALA COTICCIO, nella parte nord-orientale dell’isola di Caprera, è senza dubbio una delle più belle calette del parco nazionale maddalenino. La sua sabbia sottile e candida e le tonalità del mare cristallino, con tanti pesci e stelle marine, sono incorniciate da scogli di roccia rosata e arbusti di macchia mediterranea. La spiaggia, conosciuta anche con il nome di ‘Tahiti’, è sottoposta a tutela ambientale ed è raggiungibile sia via terra che via mare dalla Costa Nordorientale della Sardegna e dalla Costa Smeralda con imbarcazioni che organizzano escursioni nell’arcipelago. Cala Coticcio può essere vista dall’alto con il nuovo servizio di Helitaly che propone voli interni e ‘panoramici’ e pick up dei passeggeri direttamente dal resort o dallo yatch, con il sorvolo della spiaggia rosa di Budelli - che non si può più nemmeno toccare- oppure Monte D’Arena, sulla costa settentrionale de La Maddalena o Cala Corsara (detta Cala della Strega), una delle più ricercate e fotografate.

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Cala Coticcio, isola di Caprera, Sardegna

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L’ESTATE DEI PESCI ROSSI di Davide Verdesca

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n pesce rosso ha una soglia di attenzione di circa 9 secondi. Nel 2000, una persona qualunque ne aveva una di 12 secondi. Oggi, l’attenzione che un essere umano riesce a mantenere senza distrarsi è di 8 secondi. In poco più di 15 anni siamo stati superati dai pesci rossi. Lo ha detto Microsoft in uno studio che ha fatto il giro del mondo. Tenetelo a mente, perché tornerò a breve sull’argomento. L’estate è ormai arrivata da un pezzo, portando con sé i suggerimenti dei telegiornali per sopravvivere all’afa e i consigli sulle spiagge più in voga del Belpaese. È tempo di esodo, di aeroporti affollati e di autostrade intasate, ma una volta superato lo stress del viaggio fortunatamente si può staccare la spina. Se non fosse che, sia in spiaggia che tra le strade di località balneari(e non), le aziende continuano a volerci tenere compagnia: cartellonistica, guerrilla marketing non convenzionale, eventi con musica dal vivo e testimonial d’eccezione; tutti vogliono raggiungere proprio noi, quelli che volevano rilassarsi senza essere coinvolti nel caos che un brand, grande o piccolo che sia, può generare. Sono numerose le campagne di engagement che molte multinazionali hanno messo in campo anche in Italia, un Paese che negli ultimi tempi continua a registrare un crescente afflusso di turisti e che quindi diventa meta ancor più ambita dai brand. Abbiamo visto le mega docce di Sprite a forma di dispenser, le feste fino a notte fonda di case di alta moda e le tasting experiences on the beach di rinomate aziende del settore food&beverage.

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CONTROCORRENTE


CONTROCORRENTE Oggi la relazione tra marchio e consumatore sembra dover rimanere sempre attiva, come un interruttore bloccato su “ON”, sempre acceso, 24 ore su 24, andando oltre il concetto di privacy. Non c’è più quel silenzio, quella libertà e tranquillità di lasciare la città, dove veniamo costantemente bombardati di messaggi, a favore di “un’isola felice” in cui dimenticare le preoccupazioni e gli impegni che affrontiamo ogni giorno. Se da una parte sembra che questa tendenza piaccia ai consumatori (specialmente ai più giovani che vogliono vivere delle esperienze e non limitarsi all’acquisto di un prodotto), mi chiedo quanto sia positiva per quell’azienda che decide di fare campagne di engagement in estate, mossa dalla volontà di raggiungere il target anche nei luoghi fino a poco tempo fa considerati “esclusi” dal suo raggio d’azione. Mi chiedo anche quali brand abbiano realmente la possibilità di essere così pervasivi in un periodo dell’anno durante il quale è più difficile raggiungere i consumatori, quali hanno effettivamente il budget, il tempo e le risorse per rincorrere la propria fetta di mercato e quanto questa azione possa influire, positivamente o negativamente, sulle attività di chi invece non può permettersi una strategia di customer engagement di alto livello. In più, per quanto sia fondamentale mettere il consumatore al centro del proprio business, mi domando se questa attenzione quasi morbosa sia davvero la scelta giusta. In tutto il mondo si celebrano le attività di ingaggio che aziende blasonate mettono in moto nel periodo estivo, ma quanto impatta sul territorio l’intervento invasivo di un brand? Quale relazione instaura con l’amministrazione locale? Si preoccupano delle necessità dei piccoli comuni e delle località balneari che invadono per qualche giorno, sparendo subito dopo senza nemmeno salutare? Ho i miei dubbi, ma forse mettendo a confronto diverse strategie attuate in passato ed il loro ROI, si potrebbe davvero fare un’analisi più completa, senza cadere in sensazionalismi guidati dalla moda del momento.

sia concretamente utile alle aziende. È sufficiente sponsorizzare un festival musicale sul litorale per avere una risposta positiva in termini di conversione? Vale davvero la pena creare non uno, ma una serie di eventi durante i quali offrire il proprio prodotto gratuitamente, nella speranza di veder un aumento considerevole delle vendite? Probabilmente sì. Oggi i consumatori sentono il bisogno di sentirsi parte di una comunità, di condividere un’esperienza sia nella vita reale che con la propria rete di contatti online. È una necessità (o vizio?) che i brand hanno saputo cogliere e che cercano in ogni modo di sfruttare per ottenere migliori risultati… o, come direbbero loro, per creare un rapporto quanto più duraturo con i propri clienti e riuscire a rispondere a tutte le loro esigenze. Quindi le campagne di engagement mischiano la territorialità alla digitalizzazione, l’esperienza tangibile agli hashtag che catturano più like e a forme di comunicazione condivisibili tramite lo smartphone, strumento che non abbandoniamo più nemmeno in vacanza. Ma se la nostra soglia di attenzione continua a diminuire, se persino i pesci rossi a breve sapranno rimanere concentrati più a lungo di noi, come è possibile avere la certezza che la strategia estiva sia quella più corretta? Se oggi cerchiamo l’esperienza ma non riusciamo a staccarci dai social network, come si può essere certi che domani non cambieremo di nuovo idea? Nemmeno il consumatore sa esattamente quello che vuole, forse però un minor affollamento di pubblicità, di eventi e di comunicazione ininterrotta da parte dei brand potrebbe aiutarlo a chiarirsi le idee e fare acquisti in modo più oculato… e forse anche di rilassarsi realmente quando è finalmente in ferie!

Forse ci dovremmo anche chiedere se questa recente volontà di “accompagnare” il target di riferimento anche nei momenti più spensierati della sua estate

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ANNO 3 - NUMERO DODICI - LUGLIO 2017 Registrazione presso il Tribunale di Milano n.140

DIRETTORE EDITORIALE Dario De Lisi DIRETTORE RESPONSABILE Francesca Cagliani IN REDAZIONE Francesca Passoni Mario Saccenti HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Sara Esposito, Andrea Palazzo, Cosimo Rubino, Mario Ventura, Davide Verdesca Chiuso in Redazione il 21 luglio 2017

ART DIRECTION Greta Tremolada

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Finalmente è arrivata l’estate. Mentre i consumatori vanno in vacanza, per i brand si apre la stagione forse più impegnativa per mantenere a...

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