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UN PARTENARIATO GLOBALE PER LO SVILUPPO

PER CARITÀ NON PRENDETECI IN GIRO

In collaborazione con


L’ottavo obiettivo di sviluppo del Millennio:

I POVERI NON POSSONO ASPETTARE Nel settembre 2000, con l’approvazione unanime della Dichiarazione del Millennio, i Capi di Stato e di Governo del mondo si sono impegnati a raggiungere, entro il 2015, gli 8 Obiettivi di Sviluppo. I Paesi del Sud del mondo si trovano di fronte alla grande sfida di raggiungere sette Obiettivi del Millennio, relativi all’eliminazione della fame e della povertà, all’educazione, alla parità tra uomini e donne, alla riduzione della mortalità infantile, al miglioramento della salute materna, alla lotta all’AIDS/HIV e ad altre malattie, nonché alla sostenibilità ambientale. I paesi del Nord del mondo hanno invece la sfida di raggiungere l’ottavo obiettivo, ossia la creazione di un “partenariato globale per lo sviluppo”, se si vuole garantire il raggiungimento degli altri sette.

I fondamenti del partenariato globale per lo sviluppo: il Consenso di Monterrey “il nostro obiettivo è di sradicare la povertà, raggiungere una crescita economica sostenuta e promuovere lo sviluppo sostenibile mentre facciamo progressi verso un sistema economico globale pienamente inclusivo ed equo.” Monterrey Consensus, par. 1

CHE COSA PREVEDE IL PARTENARIATO GLOBALE?

“Una delle strade maestre per costruire la pace è una globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana. Per governare la globalizzazione occorre però una forte solidarietà globale tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all’interno dei singoli Paesi, anche se ricchi”.

Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1°gennaio 2009, “Combattere la povertà, costruire la pace”.

CHE SI INTENDE PER SVILUPPO?

“Non bisogna tuttavia confondere i mezzi, costituiti dalle risorse finanziarie, e il fine, ossia lo sviluppo. Non basta predisporre un ammontare adeguato di finanziamenti per pensare di ottenere, in modo meccanico, lo sviluppo. Esso non è tanto il “risultato” che si troverà alla fine, ma la strada che giorno per giorno viene tracciata dalle scelte concrete di molteplici attori: Governi donatori e riceventi, organizzazioni non governative, comunità locali”.

La necessità di individuare le risorse per finanziare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio è stata la ragione principale della convocazione nel 2002 della Conferenza sul finanziamento per lo Sviluppo di Monterrey.

Un nuovo patto per rifondare il sistema finanziario internazionale – Nota della Santa Sede su finanza e Sviluppo alla vigilia della Conferenza di Doha

Il Consenso di Monterrey (o Monterrey Consensus) delle Nazioni Unite costituisce il risultato finale degli accordi e degli impegni della Conferenza Internazionale del 2002. Esso rappresenta il pilastro su cui costruire il partenariato globale per lo sviluppo fondato sulla coerenza delle politiche internazionali e si articola in sei capitoli.

luppo e la necessità di un aumento sostanziale e di una maggiore efficacia dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS)

la mobilitazione di risorse finanziarie nazionali per lo sviluppo, che implica l’aumento dell’efficacia, della coerenza e della solidità delle politiche macroeconomiche, una buona amministrazione (governance), il rispetto dei diritti umani e la lotta alla corruzione.

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la mobilitazione di risorse internazionali quali investimenti diretti esteri e altri flussi privati per lo sviluppo, per trasferire conoscenza e tecnologie e creare posti di lavoro, senza ignorare le implicazioni ambientali, sociali e di genere delle attività economiche.

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il commercio internazionale come motore dello sviluppo, con riferimento a provvedimenti quali l’eliminazione di dazi e quote sulle importazioni provenienti dai paesi meno sviluppati e il rafforzamento della partecipazione dei PVS nei negoziati commerciali multilaterali.

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l’aumento della cooperazione tecnica e finanziaria per lo sviluppo, riconoscendo il controllo dei paesi beneficiari sui propri piani di svi-

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la riduzione e cancellazione del debito estero senza che ciò sottragga risorse all’APS.

il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite nella promozione dello sviluppo, la coerenza delle politiche nazionali ed internazionali, la riforma del sistema finanziario internazionale per una maggiore partecipazione dei PVS e delle economie in transizione all’interno della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

“...si toglie loro con una mano quel che si porge con l’altra” Populorum progressio, par. 56

Le politiche di Aiuto Pubblico allo Sviluppo, di cancellazione del debito estero e le stesse politiche del commercio internazionale devono dunque essere parte di un quadro coerente che renda possibile da parte dei Paesi del Sud del mondo l’investimento di risorse in politiche dirette all’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.


La Conferenza delle Nazioni Unite di Doha La Conferenza internazionale sul finanziamento per lo sviluppo incaricata della revisione del Monterrey Consensus (Doha, Qatar, 29 novembre - 2 dicembre 2008) è stata convocata per effettuare una valutazione dei progressi e delle difficoltà incontrati, nonché delle nuove sfide, nell’attuazione del Consenso. La grave crisi finanziaria che sta portando alla perdita di milioni di posti di lavoro, ha tuttavia costretto l’intera comunità internazionale a rendersi conto del problema dell’assenza di regolamentazione del sistema finanziario internazionale. L’esigenza di far fronte a questa crisi è stata affrontata, invece che alla Conferenza stessa, al vertice straordinario del G20 convocato a Washington il 15 novembre 2008. Questo ha compromesso il buon esito della Conferenza di Doha, a cui non hanno partecipato i Capi di Stato, e che è stata in parte esautorata della competenza a definire le linee strategiche per una nuova governance della finanza internazionale.

Da Monterrey a Doha: a che punto siamo? Gli impegni assunti nel 2002 sono ancora lontani dall’essere raggiunti. Molti paesi, compresa l’Italia, sono ancora lontani dal raggiungimento dell’obiettivo di destinare lo 0,7% del proprio PIL all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. In tema di debito, nonostante i progressi fatti finora, oggi il debito dei Paesi in via di sviluppo è aumentato a 3.35 trilioni di dollari. I PVS continuano a spendere miliardi di dollari ogni anno per ripagare i debiti senza avere ottenuto, in molti casi, nessun vantaggio dai crediti concessi, si pensi ai debiti contratti da dittatori o per costruzione di opere che non hanno arrecato nessun beneficio alla popolazione. Sul commercio internazionale molti Paesi a basso reddito risultano ancora gravemente marginalizzati rispetto ai flussi commerciali. Dazi e quote ancora impediscono l’accesso di molti prodotti del Sud nei mercati occidentali favorendo invece l’entrata di prodotti tropicali. Allo stesso tempo si continuano a sussidiare le esportazioni delle eccedenze agricole del Nord che attraverso il fenomeno del dumping costringe i produttori locali ad abbandonare il lavoro perché non riescono a competere con prezzi tenuti artificialmente bassi dalle sovvenzioni concesse. Si stima che una cifra tra 100 e 200 miliardi di dollari sono andati a finire nelle mani dei principali 20 dittatori nel mondo, con la complicità dei paesi creditori.

I risultati della Conferenza di Doha La dichiarazione finale della Conferenza di Doha ha deluso la società civile per non aver elaborato una risposta all’altezza delle aspettative e degli impegni assunti a Monterrey. Eppure la recente crisi finanziaria ha dimostrato che, quando coesistono la volontà politica e la preoccupazione per il bene comune, è possibile reperire, in tempi brevi, risorse ingenti come quelle stanziate per il salvataggio delle banche. La stessa volontà politica e preoccupazione dovrebbero essere dimostrati nei confronti dei più poveri e dei più vulnerabili del Sud del mondo. Gli Stati Uniti hanno impedito ogni progresso su questioni chiave come gli aiuti ai Paesi dei Sud ed i cambiamenti climatici. I Governi dell’Unione Europea, sebbene più progressisti, hanno rifiutato di affrontare problemi come la cancellazione del debito, la riforma del sistema fiscale internazionale e l’introduzione delle cosiddette tasse di scopo e la riforma del commercio internazionale. Alcuni PVS non hanno voluto che si affrontasse l’importante questione dei paradisi fiscali e dell’evasione fiscale attraverso i quali oltre 800 miliardi di dollari vengono drenati illecitamente, in particolare ad opera delle multinazionali operanti in quei Paesi, sottraendo enormi risorse ai già magri bilanci pubblici nazionali. Grazie anche alle pressioni esercitate dal Forum della Società Civile che ha preceduto la conferenza di Doha, all’interno della Dichiarazione finale è stata però inclusa la decisione di convocare nel 2009, nell’ambito delle Nazioni Unite, una Conferenza di Alto Livello sull’architettura economica e finanziaria e sulle strutture della governance globale, per poter effettuare una valutazione dell’impatto della crisi finanziaria sullo sviluppo. Si può considerare questo il più grande risultato della Conferenza, dal momento che la dichiarazione finale non introduce nuovi impegni. Lo scopo di questo evento sarà, tra gli altri, quello di evitare che i processi decisionali siano concentrati all’interno del G20, restituendo alle Nazioni Unite il ruolo di sede legittimata a discutere su tali temi senza escludere i Paesi più poveri. Sarà questa la prima occasione per poter verificare in modo concreto l’attuazione dei risultati della Conferenza di Doha. I Paesi industrializzati ed in particolare la nuova amministrazione USA saranno sotto stretta osservazione!


Che cosa abbiamo chiesto? La FOCSIV, insieme alle altre 15 organizzazioni cattoliche di sviluppo di Europa e Nordamerica della Cidse, ha elaborato una serie di raccomandazioni perché possano essere raggiunti gli obiettivi di sradicamento della povertà e dello sviluppo sostenibile nell’ambito di un sistema economico globale pienamente inclusivo ed equo. In particolare, chiediamo che vengano rispettati cinque impegni che da sempre rappresentano le nostre cinque direttive di azione:

Aumentare l’Aiuto pubblico allo sviluppo L’innalzamento dell’APS allo 0,7% del PIL (Prodotto Interno Lordo) e la garanzia di un aiuto reale, senza includervi operazioni che non rappresentano un reale trasferimento di risorse

Global Governance La riforma delle strutture politiche e finanziarie internazionali e l’aumento della partecipazione dei PVS nei processi decisionali dell’economia internazionale

Una maggiore cooperazione sui temi fiscali La tassazione delle speculazioni finanziarie, la lotta ai paradisi fiscali e all’evasione fiscale per generare risorse addizionali per lo sviluppo e ridistribuire in modo più equo i costi e i benefici della globalizzazione

La cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo La revisione dei bisogni di cancellazione del debito sulla base delle esigenze di finanziamento per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio; il riconoscimento del debito illegittimo e l’impegno per la sua cancellazione

Garantire la sovranità alimentare La garanzia della sicurezza alimentare per tutti. I sussidi al commercio, la speculazione finanziaria, l’aumento dei prezzi dell’energia e la diminuzione degli investimenti nell’agricoltura hanno posto in discussione l’accesso ad un elemento essenziale per la vita: il cibo.

5 frecce verso un unico bersaglio! 5 obiettivi per raggiungere il target 2015!

I temi emergenti: evasione fiscale, paradisi fiscali... LA COOPERAZIONE FISCALE INTERNAZIONALE Non solo come paesi più industrializzati non diamo gli aiuti dovuti, ma paradossalmente nel sistema globale sono i Paesi “poveri” a finanziare i Paesi “ricchi”: i profitti delle imprese multinazionali che operano al sud non vengono reinvestiti in quei paesi ma depositati nei conti di paesi occidentali più sicuri o nei paradisi fiscali. Sempre nei paradisi fiscali vengono depositati ingenti capitali provenienti da attività criminali, da corruzione ed altre pratiche di evasione ed elusione fiscale. Questo mentre le rimesse degli emigrati che lavorano da noi comportano un afflusso di risorse verso il sud che superano largamente i flussi di aiuto pubblico allo sviluppo. È come dire che i poveri del “Sud” finanziano i ricchi del “Nord” e gli stessi poveri del “Sud” devono emigrare e lavorare al “Nord” per sostenere le loro famiglie al “Sud”. Un nuovo patto per rifondare il sistema finanziario internazionale – Nota della Santa Sede su finanza e Sviluppo alla vigilia della Conferenza di Doha

L’aumentata e incontrollata mobilità dei capitali li rende sempre meno tracciabili e controllabili con la conseguente difficoltà per i Paesi sviluppati e in via di sviluppo di tassarli e di regolamentarne la fuga in momenti di crisi. Una stima delle perdite dovute a beni detenuti da persone facoltose nei paradisi fiscali e quindi non tassabili è di circa 50 miliardi all’anno solamente per i Paesi in via di sviluppo. Eppure tutti i cittadini di uno stato sono chiamati a pagare le tasse che permettono di finanziare i servizi di base e garantire i diritti umani fondamentali indicati negli Obiettivi del Millennio. Per questo nell’ambito delle Nazioni Unite è stato posto un forte accento sulla necessità di una maggiore cooperazione fiscale internazionale e sull’adozione di un codice di condotta per la lotta all’evasione ed all’elusione fiscale. La raccolta fiscale e la spesa pubblica assumono un’importanza economica cruciale per ogni comunità civile e politica: l’obiettivo verso cui tendere è una finanza pubblica capace di proporsi come strumento di sviluppo e di solidarietà. Una finanza pubblica equa, efficiente, efficace, produce effetti virtuosi sull’economia, perché riesce a favorire la crescita dell’occupazione, a sostenere le attività imprenditoriali e le iniziative senza scopo di lucro, e contribuisce ad accrescere la credibilità dello Stato quale garante dei sistemi di previdenza e di protezione sociale, destinati in particolare a proteggere i più deboli. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, par. 355


Crisi finanziaria globale o crisi del modello di sviluppo? I temi del finanziamento allo sviluppo e del raggiungimento degli Obiettivi del Millennio rischiano di essere messi in secondo piano dagli effetti delle crisi esplose di recente e che hanno riguardato settori chiave quali le risorse energetiche, la sicurezza alimentare, il mutamento climatico e la finanza internazionale. Anche se i Governi del Nord del mondo e il sistema finanziario globale possono esserne ritenuti i responsabili, l’impatto negativo da esse generato è stato avvertito a livello globale ed i Paesi più poveri ne hanno subito le conseguenze più gravi. “La funzione oggettivamente più importante della finanza, quella cioè di sostenere nel lungo termine la possibilità di investimenti e quindi di sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa subisce i contraccolpi negativi di un sistema di scambi finanziari, a livello nazionale e globale, basati su una logica di brevissimo termine, che persegue l’incremento del valore delle attività finanziarie e si concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di rischio. Anche la recente crisi dimostra come l’attività finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. L’appiattimento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine riduce la capacità della finanza di svolgere la sua funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunità di produzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria” Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1°gennaio 2009, “Combattere la povertà, costruire la pace”.par. 10

Una cattiva finanza, inoltre, mette a repentaglio diritti fondamentali come quello al cibo. “L’attuale crisi alimentare è caratterizzata non tanto da insufficienza di cibo, quanto da difficoltà di accesso ad esso e da fenomeni speculativi e quindi da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessità e le emergenze“ Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1°gennaio 2009, “Combattere la povertà, costruire la pace”, par. 7

La crisi climatica ed il surriscaldamento del pianeta sono la causa di disastri naturali frequenti, della deforestazione, della siccità e della perdita di colture in molti paesi del sud del mondo. Crisi finanziaria, crisi alimentare e mutamento climatico sono dunque diversi aspetti di un unico fenomeno: la crisi del modello di sviluppo attuale, che si è adeguato a logiche di profitto ed ha privilegiato il raggiungimento di benefici immediati a favore di pochi, senza porre al proprio centro le persone, i loro bisogni e le loro potenzialità.

G20 o Nazioni Unite? Il G20 è un forum informale che riunisce i Paesi industrializzati e le economie emergenti con lo scopo di promuovere la discussione su tematiche chiave connesse alla stabilità economica globale. E’ stato creato nel 1999, in risposta alle crisi finanziarie della fine degli Anni 90. I suoi membri sono i Ministri delle Finanze ed i Governatori delle Banche Centrali di 19 Stati, tra cui i membri del G8 più Brasile, Cina, India e Sud Africa. Vi prende parte anche l’Unione Europea, rappresentata dal Presidente di turno e dalla Banca Centrale Europea. Il Summit straordinario del G20 sui mercati finanziari e l’economia mondiale convocato il 15 novembre 2008 a Washington ha portato all’elaborazione di un documento contenente disposizioni che dovranno essere rese operative entro marzo 2009 e che prevedono una maggiore cooperazione per rilanciare l’economia mondiale e riformare il sistema finanziario globale e le istituzioni di Bretton Woods (la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale). Come denunciato da più parti, i Paesi più poveri sono stati esclusi dal piano approvato ed il Summit ha avuto l’effetto di depotenziare l’impatto della Conferenza internazionale di Doha sul finanziamento allo sviluppo. Il documento finale, inoltre, non fa riferimento né attribuisce alcun compito al sistema delle Nazioni Unite, come richiesto dai Paesi in via si sviluppo e dalla società civile.

Lo sviluppo è il nuovo nome della pace

“Le ingenti risorse materiali e umane impiegate per le spese militari e per gli armamenti vengono di fatto distolte dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto” Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, 1°gennaio 2009, “Combattere la povertà, costruire la pace”. Finanziare lo sviluppo vuol dire difendere la vita e creare le condizioni per la pace, la stabilità, la sicurezza umana per tutti.


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VIII Obiettivo del Millennio  

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