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RIDURRE DI 2/3 LA MORTALITA' INFANTILE

MORIRE dalla

voglia di crescere

MORIRE con la voglia di crescere

...scegli la giustizia


Strade di vita... interrotte Il punto di partenza: la dichiarazione del Millennio

Obiettivo 4: RIDURRE DI 2/3 LA MORTALITÀ INFANTILE

Nel 2000, adottando la Dichiarazione del Millennio, 189 leader mondiali si sono impegnati ad eliminare la povertà estrema. Lo hanno fatto impegnando i propri governi a raggiungere 8 Obiettivi concreti entro il 2015: dimezzare la povertà estrema e la fame; raggiungere l’istruzione primaria universale; promuovere l’uguaglianza di genere; diminuire la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’HIV/AIDS, la malaria e le altre malattie; assicurare la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo.

Il quarto Obiettivo di Sviluppo del Millennio è finalizzato alla riduzione di due terzi entro il 2015 - rispetto ai valori del 1990 - del tasso di mortalità infantile, definito come il numero di decessi di bambini tra 0 e 5 anni ogni mille nati vivi. Un impegno doveroso, imprescindibile, non solo per il suo valore morale ed etico, ma anche perché all’origine della mortalità infantile vi sono per lo più cause prevenibili e trattabili con interventi semplici, efficaci e poco costosi. Questo rende ancora più inaccettabile il dato odierno che, nonostante i miglioramenti registrati, è di 9,6 milioni di bambini che muoiono ogni anno (Unicef, OMS-2008). Dati che rimandano a un traguardo, quello della riduzione dei 2/3 della mortalità infantile, ancora lontano da raggiungere. Il mondo potrà essere fedele all’impegno preso nel 2000, solo se tra il 2008 e il 2015 sarà capace di ridurre i decessi infantili a un ritmo molto più rapido di quello che è riuscito a raggiungere dal 1990 ad oggi, che ha comportato una riduzione della mortalità del 23%.

Si tratta di obiettivi in cui, paesi del Nord e del Sud del mondo si sono impegnati a portare al raggiungimento. Per la prima volta infatti poveri e ricchi hanno deciso di lavorare insieme non solo identificando le azioni da compiere ma anche e soprattutto unendo in modo chiaro ruoli e responsabilità dei vari attori e paesi coinvolti. I paesi poveri si sono particolarmente impegnati a raggiungere i primi 7 Obiettivi, promuovendo riforme a livello nazionale che mettano al centro la lotta contro la povertà e il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio realizzando strategie politiche che incentivino l’attivazione di servizi di base accessibili ai più poveri, migliorando la governance ed eliminando la corruzione. I paesi ricchi, oltre ai primi 7 obiettivi, si sono impegnati in un partenariato globale per lo sviluppo ossia: • incrementare l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) - sino a portare allo 0,7 la percentuale del Prodotto Interno Lordo (PIL) destinata all’APS • migliorare la qualità degli aiuti, almeno allineandosi con le raccomandazioni e i principi stabiliti nella Dichiarazione di Parigi eliminando ad esempio distorsioni quali l’aiuto legato che favorisce le imprese del paese donatore anziché aiutare a far crescere le strutture locali

I dati della mortalità infantile nel mondo: 9,6 milioni di bambini muoiono ogni anno, più di 26 mila al giorno. 2 milioni sono quelli che muoiono il giorno stesso in cui sono nati. Quasi 11 milioni di bambini muoiono prima di compiere il quinto anno di età. Più di 200 milioni di bambini sotto i cinque anni non ricevono le cure sanitarie di base. Molti di coloro che sopravvivono oltre i 5 anni portano con sé le conseguenze delle privazioni sofferte: malnutrizione, ritardi nello sviluppo fisico e psichico, disabilità, vulnerabilità sociale Ogni minuto al mondo c’è una mamma che muore dando alla luce il proprio figlio. Un diritto umano ampiamente sancito e proclamato: il DIRITTO ALLA SALUTE

• promuovere la cancellazione del debito

E’ riconosciuto:

• giocare un ruolo di leadership per la realizzazione di nuove regole del commercio internazionale più eque, fondate su principi di giustizia e sostenga le economie dei paesi più poveri

nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1946 nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia del 1989

www.millenniumcampaign.it

ed anche nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea del 2000


PERCHÉ? Ci sono 4-5 cause principali di morte: malattie respiratorie e infettive del tratto inferiore, diarree, malaria, morbillo, Aids, cause perinatali e una serie di altre cause miste che variano da paese a paese. Ancora oggi la denutrizione riguarda circa il 50% di tutte le morti sotto i 5 anni di età. Pur essendo vero che oggi muore qualche bambino in meno rispetto agli anni passati, che certe malattie (come ad esempio la poliomielite) sono state eradicate, che ci sono molti più bambini che prendono la vitamina A, questi risultati sono tutt’altro che soddisfacenti anche perché, nel frattempo, sono emersi una serie di fenomeni nuovi, o prima in ombra, capaci di minare la salute dei bambini come le situazioni di violenza, il problema degli orfani e dei bambini in condizione di grande vulnerabilità perlopiù in conseguenza all’epidemia di Aids e dei conflitti e l’incremento dei problemi ambientali (Medici con l’Africa CUAMM, 2008).

Cause della mortalità infantile sotto i cinque anni

Nel nostro paese ci si scandalizza per tanti fatti di cronaca ma, invece diamo quasi per scontato, quasi per normale la morte di milioni di bambini.

E’ come sei i loro sguardi siano lontano dai nostri occhi e, pertanto, lontano dai nostri cuori. IL VERO SCANDALO È L’INDIFFERENZA. I responsabili fondamentalmente sono sempre gli stessi e la situazione non è mutata se non per la crescita della parte relativa all’Aids soprattutto nei paesi dell’Africa sub-sahariana. MA FORSE IL VERO RESPONSABILE È L’INDIFFERENZA DEI PAESI RICCHI.

Quante di queste morti potremmo evitare? Ci sono una quindicina di interventi preventivi che vanno dall’allattamento al seno, alle zanzariere medicate, ad alcuni vaccini, ad alcune supplementazioni (vitamina A e zinco), ad alcuni aspetti di cure neonatali, alla terapia contro la trasmissione verticale (da madre e figlio) dell’Aids, al parto pulito e al trattamento preventivo intermittente della malaria nelle donne gravide. Ci sono, poi, una serie di interventi terapeutici, come gli antibiotici per la polmonite, gli antimalarici. Si sostiene che se si riuscisse a distribuire questi interventi a tutti i bambini si potrebbero prevenire la gran parte delle morti.

UNICEF, La condizione dell’infanzia nel mondo 2008 – Nascere e crescere sani, Rapporto 2008. Edizione italiana a cura di Michele Mazzone e Maria Vittoria Ieranò, Primegraf, Roma, 2008.

In questo grafico possiamo vedere come le cause di morte dei bambini, in alcuni casi, comprendono malattie ormai superate e quasi del tutto debellate nel Nord del mondo… fermiamoci un attimo a pensare: e se qui da noi, in Italia, i nostri figli morissero ancora per malattie quali il morbillo o la diarrea?...sicuramente non sarebbero cose che ci lascerebbero indifferenti. Per questo dobbiamo lottare, con la stessa forza e determinazione sia che questo avvenga in paesi lontani dal nostro sia che questo avvenga nella nostra stessa città. Dobbiamo renderci conto che è veramente uno scandalo che l’Italia non mantenga gli impegni presi. Come possiamo considerarci un paese “civile” con il peso di queste dirette o indirette responsabilità?

Gli interventi chiave necessari per affrontare le principali cause di decessi infantili sono comunemente riconosciuti e accettati. La ricerca rivela che soltanto l’1% dei decessi tra i bambini sotto i 5 anni ha cause sconosciute mentre più del 70% delle morti dei bambini tra gli 0 e i 5 anni d’età sarebbe prevenibile e trattabile con interventi semplici, efficaci e poco costosi.

Allora, perché oggi, nel 2008...

Ô quando la quantità di beni e di servizi non è mai stata così alta e potenzialmente garantita in tutto il Mondo Ô in un contesto di impegni sottoscritti da parte dei paesi del mondo per combattere la mortalità infantile, Ô con interventi di tipo sanitario in grado di curare con efficacia le principali cause di mortalità dei bambini

...ancora si muore?


Le prospettive di sopravvivenza dell’infanzia sono anche modellate dal contesto istituzionale e ambientale in cui vivono i bambini e le loro famiglie. - Degli 11 paesi (Afghanistan, Angola, Burkina Faso, Ciad, Repubblica democratica del Congo, Guinea equatoriale, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Niger e Sierra Leone) in cui più del 20% dei bambini muoiono prima di raggiungere i 5 anni di vita, più della metà ha vissuto dal 1989 ad oggi almeno un grosso conflitto armato - Gli stati caratterizzati da istituzioni deboli, altamente corrotte, da instabilità politica e legalità precaria, risultano essere quelli maggiormente incapaci di fornire e garantire i servizi fondamentali ai loro bambini - Dove l’AIDS ha raggiunto livelli epidemici la percentuale di mortalità infantile raggiunge tassi elevatissimi - I paesi che soffrono di insicurezza alimentare e quelli soggetti a siccità, riportano esiti più insoddisfacenti in materia di sopravvivenza dell’infanzia Per combattere la mortalità infantile occorre oltre a garantire il pieno godimento del diritto alla salute: • Migliorare le condizioni alimentari anche sostenendo i piccoli agricoltori • Salvaguardare l’ambiente garantendo l’uso di acqua potabile sicura • Migliorare la salute materna attraverso anche l’educazione e la promozione della donna • Combattere le malattie e garantire servizi igienico sanitari di base • Garantire contesti di sicurezza e di pace La situazione è ancora così perché a mancare è la cosa più importante: l’impegno, la volontà che le cause della mortalità infantile vengano eliminate. Interesse per l’accumulo di ricchezza e non per la giustizia e l’equità, fanno si che la situazione ad oggi sia ancora emergenziale tanto da vedere a rischio il raggiungimento dell’Obiettivo.

Solo 5 Paesi su 22 donatori hanno raggiunto o superato la soglia fissata in ambito ONU dello 0.7% del Prodotto Interno Lordo devoluta alla cooperazione allo sviluppo.

I TAGLI ALLA COOPERAZIONE PERMETTONO QUESTO SCANDALO... NOI NO Preoccupanti i dati dell’Italia in tal senso. Oggi il nostro paese si attesta allo 0,19% del PIL in Aiuto Pubblico allo Sviluppo, dato che fa dell’Italia il paese fanalino di coda dell’Unione Europea dove non sono pochi i paesi che hanno già raggiunto o superato lo 0,33% del PIL, obiettivo fissato dall’UE per il 2006 .

Se dovessero intervenire ulteriori tagli alla cooperazione sarebbe pesantemente e quasi irrimediabilmente compromesso il contributo dell’Italia al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. La grande parte dei Paesi industrializzati non ha onorato e non sta onorando i propri impegni per finanziare un “partneriato globale per lo sviluppo” (Obiettivo 8) per politiche coerenti di lotta alla povertà (commerciali, finanziarie…) e, come affermava l’Enciclica di Paolo VI Populorum Progressio “si toglie loro con una mano quel che si porge con l’altra”. (PP n° 56) Non possiamo rimanere passivi. In quanto cittadini italiani attivi e solidali, cittadini del mondo, dobbiamo essere protagonisti del cambiamento. Abbiamo il dovere di far conoscere questa realtà di profonda ingiustizia; prima di esercitare il nostro diritto di voto capire quale partito o coalizioni si proponga di mettere veramente in agenda serie e coerenti politiche di cooperazione allo sviluppo e vigilare che non restino solo promesse; unirsi alle campagne e mobilitazioni della società civile; avere un approccio critico ai media tradizionali e volgere lo sguardo verso un’informazione alternativa; condividere in prima persona le fatiche di chi sta portando il peso delle ingiustizie, sia vicino a noi (vedi di seguito la proposta della nostra Guida) che nei Pesi lontani (servizio civile, volontariato internazionale); avendo uno stili di vita coerente con i cambiamento che vorremo vedere nel mondo...

Gli Obiettivi parlano di infanzia. Non solo il quarto Obiettivo ma ben 6 degli 8 Obiettivi fanno esplicitamente riferimento all’infanzia. La varietà, complessità e interdipendenza delle cause della mortalità infantile non fanno altro che confermare la necessità del raggiungimento di tutti gli 8 Obiettivi per garantire un destino di giustizia, e ancor prima di vita, ai bambini del mondo. Piste concrete tra Nord e Sud. E’ il tempo di rivedere ed evidenziare“il solco dell’azione possibile, ponendosi essenziali riferimenti morali ed etici ed utilizzando quel criterio della sussidiarietà che vede le risposte ai problemi dell’uomo date attraverso livelli concentrici: dalla persona, alla comunità, allo Stato, alle Istituzioni internazionali. Un solco capace di distinguere la mera crescita economica dallo sviluppo integrale, la tecnica dalla conoscenza, l’aiuto isolato dall’azione continuativa di una solidarietà strutturata.” (Nuntium, anno XI numero 31/32, 2007)


GUIDA

Agire locale e pensare globale, partire dalle nostre città dalle e legare le diverse situazioni di povertà ed ingiustizia nel Nord e nei Sud del Mondo per un approccio critico al modello di sviluppo, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. In tutto il mondo l’infanzia è spesso vittima delle disattenzioni e delle ingiustizie dei grandi. Se nei Sud del mondo, come ampiamente descritto, la situazione è inaccettabile e chiede interventi concreti e urgenti, anche nel Nord, nonostante i bisogni basilari dei bambini siano in genere soddisfatti, vi sono dei segnali di crescente difficoltà dell’infanzia così come aree di estremo disagio e rischio di salute (fisica e psichica) per i bambini. Bambini che nascono in contesti di difficoltà relazionale oppure in condizioni di disagio psico-sociale; bambini molto piccoli, da pochi mesi fino a tre anni, che vivono con le madri l’esperienza della detenzione. Ma anche sovrappeso, obesità, eccesso di farmaci. Condizioni di “possibilità” di cibo e di cure che sembrano però non giovare all’infanzia. E ancora due fenomeni emergenti, il rapporto salute infantile e ambiente e la preoccupante crescita della povertà che coinvolge sempre più anche i paesi del Nord dove si stima che un sesto dei bambini viva al di sotto della soglia di povertà nazionale. Evidenziandosi inoltre in tema di benessere dell’infanzia profonde disuguaglianze etniche (bambini stranieri e di minoranze) e geografiche. La GUIDA sul Quarto Obiettivo del Millennio è un viaggio attraverso la condizione dell’infanzia nei paesi dei Sud del Mondo e in Italia, in particolare un “muoversi” tra i problemi e le difficoltà che colpiscono i bambini 0-5 anni, tanto da mettere a rischio la loro crescita fisica e psichica. La guida vuole essere una via di conoscenza e un facile strumento per accompagnare in percorsi di riflessione ed azione soprattutto i giovani. Percorsi concreti, essendo illustrate nella guida alcune “piste”, positive, di chi nel Nord e nei Sud del mondo, ha scelto la giustizia decidendo nei fatti, con il proprio impegno, di attivarsi per il contrasto alla povertà, per il riconoscimento, il rispetto e la tutela dei diritti umani e nello specifico dei diritti dell’infanzia.

Per informazioni sulla Guida e su come richiederla: educazione@focsiv.it


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Realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, nell'ambito del progetto"Campagna Nazionale Target 2015: un serio impegno contro la mortalità infantile". I punti di vista esposti in questo sussidio non rappresentano quelli ufficiali dell’ente finanziatore.

Via San Francesco di Sales, 18 - 00165 ROMA - tel. 06 6877796 - 867 - fax 06 6872373 - campagne@focsiv.it

A cura di Volontari nel mondo - FOCSIV (Barbara Ghiringhelli) - Foto: Gianluca Colagrossi e Federico Buttinelli - Progetto Creatività: FOCSIV (Pietro Dall’Oglio) - Progetto grafico Studio Sign snc (Stefano Verzilli) - Stampa Comas Grafica srl

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IV Obiettivo di sviluppo del millennio