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da 10 anni alimentiamo le tue passioni


I dieci anni che festeggiamo con questa pubblicazione sono stati per noi entusiasmanti e ricchi di emozioni. Musica, fotografia, cinema, libri, nuove tecnologie, eventi: nei nostri negozi abbiamo voluto creare un concentrato di energia che sapesse offrire al pubblico spazi emozionali, dove ritrovare ogni giorno esperienze diverse, innovative, stimolanti. Attraverso prodotti da vivere, prima ancora che da acquistare. Commercio e cultura: un binomio sul quale si basa la lunga storia di Fnac nel mondo e che oggi più che mai, dopo questi dieci anni in Italia, ci sembra attuale, e pieno di possibilità. Dieci anni non si raccontano in poche pagine, ma, con uno sforzo di sintesi, abbiamo provato a tracciare un ritratto di Fnac attraverso la musica, la fotografia, la letteratura, le rivoluzioni tecnologiche di questi anni. Non una rassegna del decennio, ma una selezione di autori, artisti, eventi che in modi vari e diversi hanno lasciato un’impronta indelebile nei primi dieci anni di Fnac. Il risultato è un album di folgoranti istantanee, che raccontano una storia. Una storia parziale, che necessariamente esclude molto. Troppi i nomi, i titoli, gli eventi che avremmo voluto includere e che non hanno potuto trovare posto in queste pagine. Ma quella che si racconta qui non è la storia, è solo una delle storie possibili. Solo uno dei tanti percorsi che avremmo potuto scegliere. Per questo, il nostro ringraziamento va a tutti gli amici che nel tempo hanno incrociato la propria strada con quella di Fnac: quelli che citiamo, quelli che ci hanno fatto l’onore di firmare i contributi originali che impreziosiscono queste pagine, ma anche e soprattutto quelli di cui non siamo riusciti a parlare. E questa è anche l’occasione per ringraziare tutti voi, famelici lettori, musica-dipendenti, malati di cinema, appassionati di tecnologia. Tutti voi che, come noi, mettete al centro la passione. Grazie per averci aiutati a rendere Fnac quello che è oggi. Un crocevia tra le nuove tecnologie e i contenuti che fanno la nostra storia. Un luogo di addizioni, sottrazioni, condivisioni. Ma soprattutto un moltiplicatore di strade e di possibilità verso il futuro. Ai prossimi dieci anni di passioni. Christophe Deshayes Amministratore Delegato di Fnac Italia


Skunk Anansie Ennio Morricone J-AX Neri per Caso Bastard Sons of Dioniso Riccardo Cocciante Cristina DonĂ Simone Cristicchi Eagle Eye Cherry Alice Anna Oxa Fabio Volo Garri Kasparov Alex Britti Beppe Severgnini Irene Grandi The Killers Renato Zero Lacuna Coil Lang Lang Tiziano Ferro Fabri Fibra Samuele Bersani Patrizia Wachter e Lella Costa Federico Moccia e Raoul Bova Modena City Ramblers Patty Pravo Vladimir Luxuria


A Toys Orchestra Albero Camerini Gianni Morandi Arisa Avion Travel Noemi Ivan Cattaneo Lucio Dalla Mauro Corona Gianluca Grignani Loreena McKennitt Paola Turci Marco Mengoni Alessandro Baricco Max Gazzè Andrea Rivera Malika Ayane Andrea De Carlo Negramaro Nek Enrico Ruggeri Umberto Tozzi Mango Le Sorelle Marinetti Vittorio Storaro Roberto Vecchioni Jovanotti Enrico Rava Roy Paci Giulio Coniglio Terry Gilliam


A MILANO APRE IL PRIMO NEGOZIO FNAC IN ITALIA All’inaugurazione sono presenti il fotografo Elliott Erwitt, Elio e le Storie Tese e Beppe Severgnini Fnac arriva in Italia con il suo mix innovativo: prodotti a contenuto culturale, tecnologia, eventi. Nel primo negozio a Milano – e negli anni successivi a Genova, Roma, Napoli, Torino, Verona e Firenze – la tecnologia dialoga con libri, cd, dvd in un unico spazio. Un luogo di scoperta e di incontro, dove toccare con mano le nuove tecnologie, incontrare artisti, musicisti, scrittori, visitare una mostra fotografica. Un universo di prodotti tra i quali orientarsi grazie al consiglio di personale competente e attento. Un mondo in continuo cambiamento, al passo con l’evoluzione sempre più veloce e complessa della contemporaneità.

© Thomas Meyer

Ma soprattutto un luogo di passioni, da condividere.


2000 Tra l’Italia e me c’è sempre stato un legame emotivo fondamentale. Gli eventi costrinsero la mia famiglia a lasciare Milano alla volta di Parigi nel 1938, quando avevo 10 anni; in seguito abbandonammo la Francia diretti negli Stati Uniti per lo stesso motivo. Com’è piacevole ora, nell’autunno della mia vita, essere invitato spesso in questi luoghi e riallacciare i legami di tanto tempo fa.

© Alessandro Albert e Paolo Verzone

Per molti anni la fotografia è stata l’insieme di passione, vizio e grazia che mi ha offerto la possibilità di condurre una vita magica fatta di immagini, viaggi ed esperienze iniziata con Magnum Photos. È stato come un prolungamento molto generoso di un’adolescenza infranta. Per fortuna la rottura e i cambiamenti messi a buon frutto sono gli ingredienti fondamentali della vita di un fotografo.

Elliott Erwitt e Biba Giacchetti di Sudest 57 all’inaugurazione di Fnac Milano il 26 ottobre 2000

La Fnac è un vecchio amico. In passato, altre mie mostre fotografiche su temi diversi hanno trovato ospitalità in molte sue gallerie disseminate in tutta Europa. Un modo davvero perfetto per indurre molte persone di un pubblico interessato alle varie proposte del grande supermercato di elevatissima qualità ad ammirare le vostre fotografie disposte con arte strategica. Più democratico che l’essere esposte in Musei o in gallerie d’arte, a mio avviso, il ritrovamento inaspettato nel contesto Fnac costituisce una vera e propria scoperta piuttosto che una ricerca intenzionale. E ricordo con piacere l’inaugurazione della prima Fnac italiana dieci anni fa che aveva ospitato per l’occasione la mia mostra Museum Watching, da allora so che Fnac è molto cresciuta in Italia, e anche io ho pubblicato numerosi libri, inaugurato mostre e realizzato innumerevoli progetti con la mia agenzia Sudest57. Ma soprattutto ho dato vita ad Andrè S. Solidor, il fotografo che non avrei mai voluto essere. Fnac anche nel presente resta un alleato prezioso, come per esempio nell’occasione dell’uscita del mio ultimo libro dedicato a Parigi dopo la serie: New York e Roma; e a The art of Andrè Solidor il libro che non avrei mai voluto pubblicare. Rinnovo dunque come allora i miei auguri alla Fnac italiana, perché il successo continui.

Elliott Erwitt


☞ nel 2000, i Marlene Kuntz pubblicano il loro quarto album Che cosa vedi, il primo prodotto da Gianni Maroccolo.

Da qualche parte ho ancora una cassetta, un vecchio demo tape, con la copertina tutta nera su cui spicca la scritta bianca MARLENE KUNTZ. Così la band di Cuneo si presentava ai discografici all’inizio dei lontani anni ‘90. Su quel nastrino, una musica aspra, dissacrante, essenziale, sonica, ispirata a modelli ben precisi ma dotata di una grande personalità, non molto acerba. Era qualcosa che colpiva, che non lasciava indifferenti. Allora come ora. Da lì i Marlene Kuntz ne hanno fatta di strada, sono cresciuti, conquistando il cuore di molti amanti del rock, gente “dura e pura” che non ammetteva e non ammette nessuna deriva. Eppure di pseudo “derive” i MK ne hanno prese, ma più che altro si è trattato di una rete di strade da percorrere, un cammino di crescita preciso e coerente. MK sono la storia del rock in Italia.

Luca Trambusti

I Marlene Kuntz alla Fnac di Verona nel 2005

Non credo si possa non rilevare il fatto che una delle caratteristiche più a stretto contatto con gli aspetti culturali di questo decennio sia l’avvento di internet. Avvento portentoso in sé, ma che sta mettendo a dura prova musica e arti visive (si vocifera ormai che anche la letteratura...). Difficile dire di questioni così vaste e impegnative in poche righe, ma sento che alla musica (parlo da musicista ora, e dunque della cosa che più mi riguarda) stanno accadendo cose che potrebbero rivoluzionare i parametri culturali di approccio a essa; e, stando a ciò che accade, non in meglio, secondo il mio modo abituale di usufruirne. C’è troppa musica in giro, e non ce n’è bisogno. È tutta disponibile in rete, e quantunque per buone costumanze etiche la si prenda da i-tunes, la perdita di appeal è evidente: fine delle copertine e dei loro contenuti, fine dei titoli, fine dei crediti, fine delle foto, fine dei testi, fine del concept stesso di un disco (si va sempre più verso il singolo pezzo messo in compilation virtuale con altri pezzi di altri gruppi). Fine dunque dello speciale viaggio (di natura culturale) che noi “vecchi” si faceva sfogliando il libretto di un nuovo acquisto... E ovviamente, per l’appunto, fine del disco stesso e del suo acquisto... Se un disco lo si compra, prima di liquidarlo come brutto si cerca di dar valore a quanto speso, ascoltandolo minimo dieci volte... E così facendo si ASCOLTA musica (il prossimo decennio, se sarò ancora invitato, spiegherò che non è vero che i dischi sono cari... Il fatto è che qualsiasi cosa risulta “cara”, se ha un costo rispetto all’essere gratuita). Oggigiorno, gratis, non si ascolta in realtà più nulla e si liquida il tutto molto in fretta. Ecco perché parlo di “rivoluzione dei parametri culturali”. Ed ecco perché non mi piace sentir dire da molti miei colleghi che è la discografia a essere messa in crisi, non la musica... Io penso che anche la musica, di conseguenza, lo sia... Ma il mio spazio a disposizione è ampiamente finito. Grazie per l’ospitalità. E lunghissima vita a Fnac! E alla musica!

Cristiano Godano


Nel 2001 i Placebo sono protagonisti di un incontro eccezionale alla Fnac di Milano. Nel 2009 tornano alla Fnac, sempre a Milano, per presentare il nuovo album, Battle for the Sun “La Liguria è belissssima”. Un’imbarazzata Megan Gale cerca di andare oltre a quello che è appena successo sul palco del Festival di Sanremo, annunciando con il suo italiano anglofono uno spot turistico. Quel 2 marzo 2001 poi se lo ricorderanno in molti, non solo i fan dei Placebo. Black Market Music era uscito a fine 2000, attesissimo sull’onda del successo di Without You I’m Nothing. I Placebo vengono invitati come ospiti internazionali nella serata del venerdì. Chi vede le prove nel pomeriggio nota un Brian Molko già visibilmente nervoso. Poi, durante la serata, dà di matto: durante l’esibizione (in playback) di Special K il pubblico incravattato del Teatro Ariston lo fa infuriare. A fine canzone colpisce ripetutamente con la chitarra un amplificatore dell’orchestra, viene fischiato e replica con gestacci e aria di sfida. Esce dal palco, dopo un bell’inchino provocatorio. Poi arriva Megan Gale, e il festival ricomincia come se nulla fosse, o quasi. Chitarre, trasgressione e divismo: i Placebo del 2001 sono un gruppo rock, in tutto e per tutto.

Gianni Sibilla, rockol.it

2001

Il primo giugno 2001, alla Fnac di Milano, si incontrano Beppe Grillo e Naomi Klein. La giornalista canadese è in Italia per presentare No Logo. Economia globale e nuova contestazione (Baldini Castoldi Dalai), manifesto del movimento no-global, destinato a diventare rapidamente un bestseller internazionale tradotto in 28 lingue. Un Beppe Grillo ancora lontano dagli exploit delle piazze e dei V-Day, ma già avviato sulla strada dell’informazione alternativa, introduce al pubblico italiano il lavoro della Klein, icona della controcultura. Per chi c’era, una giornata memorabile.


s e jam roy ell


“Alla metà degli anni Novanta ho avuto l’idea di ricreare quattordici anni di storia americana, e riscrivere perciò la storia americana, così come la intendevo io. A partire dalla Guerra del Vietnam, nel mondo non c’è più nessuno che creda alla versione ufficiale della Storia. Siamo culturalmente allenati ad accettare un pensiero collusivo e ad accettare la collusione tra gli alti e i bassi ufficiali governativi, i gangster, la feccia di Hollywood e tutti questi criminali di bassa lega. Quindi

il tema della Trilogia del Sottosuolo è l’incubo privato dell’impatto pubblico della politica. “

“Volete che la letteratura sia una menata, una cazzata, una cosa sarcastica e pignola di cui, dopo un po’, non ne potete più o non preferite invece che sia una bella enchilada?!”

“Sono un ambasciatore del mio paese. Non ho assolutamente nulla contro gli italiani. So benissimo che qui stasera non ci sono mafiosi… magari solo il 5%...” James Ellroy Nel corso degli incontri organizzati da Fnac al Teatro Litta di Milano e al Teatro della Gioventù di Genova, nel 2010.

Nel 2010, James Ellroy presenta Il sangue è randagio (Mondadori) al Teatro Litta di Milano, al Teatro della Gioventù di Genova e alla Fnac di Torino

Uno scrittore è le frasi che scrive. James Ellroy ha scritto: «L’America non è mai stata innocente». Questa è la sua Frase Numero Uno che è come la Monetina Numero Uno di zio Paperone, da lì discende tutto il resto. Uno scrittore è i dialoghi che scrive. James Ellroy ha scritto dialoghi così: «Cosa vuoi da me?” chiese Pete. «Ho un lavoretto a Miami» disse Jimmy. «Quanto?». «10 000». «Prego» disse Pete. Uno scrittore è le fotografie che hanno scattato di lui. Ci sono due fotografie che dicono tutto su Ellroy. La prima è del giugno 1958 e ritrae lo scrittore da cucciolo, a 10 anni, occhi sgranati e camiciotto a quadri, mentre riceve la notizia che sua madre è stata strangolata. La seconda foto è degli anni Ottanta, Ellroy è uno scrittore ormai famoso e porta al guinzaglio un pitbull, il cane che può uccidere con la freddezza di un cobra. Lo scrittore e il cane hanno la stessa luce negli occhi. Se si volesse scrivere un saggio critico su James Ellroy basterebbero queste due foto affiancate. Inutile dire di più. L’America non è mai stata innocente.

Antonio D’Orrico


Giulio Brusati

Elisa alla Fnac di Verona nel 2005

Foto Veronique Vial - © Sugar Music Group. All Rights Reserved

Then Comes The Sun, uscito nel 2001, è il terzo album in studio di Elisa. e Il 2001 è il vero anno della scoperta e del successo di Elisa: vince il Festival di Sanremo con la canzone Luce (tramonti a nord est), e il premio come miglior artista italiana agli MTV Europe Music Awards di Francoforte e tre premi agli Italian Music

In un suo concerto vi può capitare di ascoltarla mentre s’arrampica su un brano di Janis Joplin per poi scendere negli abissi di Leonard Cohen e Jeff Buckley, fino a tributare omaggio a Michael Jackson. Cercando fra i suoi dischi, potreste anche costruire un intero album di canzoni in italiano. Eppure Elisa è quanto di meno “tricolore” ci sia nel panorama della musica pop del nostro Paese. Nata ai bordi dell’Italia e cresciuta ascoltando rock, è arrivata a scrivere in inglese e solo più tardi in italiano. Artefice di un proprio percorso artistico originale, ha collaborato con star internazionali come Tina Turner, Antony Hegarty e Terra Naomi. La miglior voce pop (italiana?) contemporanea.


Certo, il 2002 è stato l’anno dell’Eccezione, ma è stato anche l’anno dei miei primi concerti all’estero, brevi tournée ma invero – per noi - grandi avventure un po’ “sgarrupate”. Volevo fare questa esperienza, confrontarmi con un pubblico per il quale io non fossi nessuno, non “la Consoli” o “la Cantantessa”, solo un’italiana che se la canta e se la suona così, tanto per “vedere di nascosto l’effetto che fa”. Così partivamo con due mezzi: un monovolume che ci anticipava con tutti gli strumenti a bordo e io e la band in un pulmino 9 posti. Questo è uno degli aneddoti preferiti della mia band, io francamente non so neanche più se ne ho memoria diretta o se lo ricordo semplicemente perché continuo a ridere di cuore ogni volta che qualcuno di loro lo racconta: eravamo a Catania, stavamo registrando il disco, io ero concentrata su quello e non avevo fatto molto mente locale al viaggio che mi aspettava. Nei ritagli di tempo leggevo libri in inglese per esercitare e migliorare le mie competenze linguistiche proprio in vista delle date all’estero. Effettivamente forse le cose quotidiane in quel momento non mi erano molto familiari… La sera partiamo, Francesco (il mio manager), la mia band ed io sul 9 posti. Io mi siedo e subito spalanco il libro e mi ci immergo dentro. Trascorre un certo tempo, gli altri chiacchierano, ascoltano musica, fanno il loro solito, allegro baccano da classe in gita scolastica. A un certo punto abbasso il libro e chiedo un po’ stanca: “ma dov’è l’albergo?!”. Nel piccolo vano dell’auto scende un gelo muto e immobile. Poi qualcuno risponde: “a Barcellona”. “Ah!”, rialzo il libro e ricomincio a leggere.

Carmen Consoli

soli, n Con Carme parade i d m hit albu della co. uinto e, il q ta la vetta cita del dis n io z e s is u ’u l q L’ecc l n e co sso d no ste il gior

Una giovanissima Carmen Consoli alla Fnac di Milano nel 2001


Spike Lee ha sempre fatto la cosa giusta. Regista profondamente indipendente (forse addirittura dall’idea stessa di indipendenza), non ha esitato a mostrare al cinema per la prima volta Ground Zero in quello che è forse il suo capolavoro, La 25esima ora. Attraverso il protagonista del film, interpretato da un grande Edward Norton, vanno in scena i timori e le angosce dell’America ferita. Pochi anni dopo il regista afro-americano dedicherà alla tragedia di New Orleans e dell’uragano Katrina il toccante documentario When The Leeves Broke (2005), e in seguito girerà in Italia Miracolo a Sant’Anna, ispirato ai fatti accaduti a Sant’Anna di Stazzema nel 1944. Unica concessione, in questo decennio rigoroso, è Inside Man (2006), godibilissimo film di genere, nel quale comunque ritroviamo uno Spike in gran forma.

Spike Lee alla Fnac di Milano nel 2008 in occasione dell’uscita di Miracolo a Sant’Anna

☞ La 25ª ora esce in America il 22 dicembre del 2002. È uno dei primi film ambientati a New York dopo l’11 settembre 2001, e il primo a mostrare Ground Zero. Nel cast, oltre a Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox.


Dopo gli eccellenti esiti di FLEURs (1999) Franco Battiato torna sul luogo del delitto e realizza un secondo album di cover, un terzo uscirà nel 2008. Se del primo disco il protagonista era stato Sergio Endrigo, presente con due sue canzoni (Aria di neve e Te lo leggo negli occhi), in questo è Bruno Lauzi ad avere due sue composizioni rilette: sono la molto nota Ritornerai e la praticamente sconosciuta Se tu sapessi, incisa negli anni Sessanta dall’oggi dimenticatissimo Salvatore Vinciguerra, una riscoperta preziosa, che Battiato rende memorabile con un’interpretazione magnificamente dimessa. Fra gli altri brani spiccano Perduto amor, una canzone del repertorio dell’italo-belga Adamo (che dà anche il titolo al debutto registico di Battiato); Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi; e Insieme a te non ci sto più, il brano di Paolo Conte portato al successo da Caterina Caselli, nel cui finale Battiato rende un discreto e composto omaggio a Luigi Tenco.

Franco Zanetti, rockol.it Sapere che la velocità del suono si propaga più velocemente nell’acqua che non nell’aria o che un suono è la vibrazione di un corpo in oscillazione... conoscerne frequenza-intensitàtimbro, cambia qualcosa nell’ascolto o nella composizione di una musica? Può una conoscenza scientifica o tecnica, incrinare, indebolire o annullare le incredibili sensazioni che proviamo di fronte a capolavori musicali? Una nuova società dovrebbe investire in ricerca esistenziale. Aprire prestigiose scuole pubbliche per la formazione e lo sviluppo dei bambini. Istituti dove l’alto potenziale infantile possa trovare finalmente la sua giusta evoluzione. Dove si possa insegnare, con la stessa severità e disciplina dei grandi conservatori, la musica classica. E poi danza, lingue, meditazione, yoga. È una delle possibili vie perché un giorno si possa vedere in giro gente all’altezza della straordinaria Intelligenza della vita.

Franco Battiato

Nel 2002 esce Flerus3, il seocndo album di cover di franco barttiato

Nel 2009 Fnac ha organizzato al Teatro Litta di Milano la presentazione del nuovo disco di Franco Battiato Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle parti


Nel 2002 muore a soli cinquant’anni, come si addice ai veri rocker. Joe Strummer: cuore, anima e mente dei Clash. Nato nel 1952 in Turchia (il padre era un diplomatico inglese), il giovanissimo Strummer si innamora del rock durante gli anni del collegio. A metà degli anni Settanta si trasferisce a Londra, dove forma una band assieme a un certo Mick Jones. Il resto è negli annali della Storia del Rock.

Julien Temple alla Fnac di Milano il 3 giugno 2008

Nel 2007 esce il documentario Joe Strummer – Il futuro non è scritto con il quale Julien Temple, regista rock per eccellenza, firma uno straordinario ritratto del rocker scomparso. Julien Temple è stato ospite della Fnac in occasione dell’uscita del film in Italia.


o forse 15 anni, decennio e r a r u bero d a è cosi, Il mio i dovreb del decennio. erlo, la mia vit che n n e c e a d Forse i iziare a metà non so descriv una saponett tivo. ero in nel 1995 e vita è a b la b ig r , e r o b v v s o o r d gi in modo 10 parte ma ci p i selvag 2000-20 o a prenderla con cui mi lavo e essere veloc oglia dire c v non ries e dalle mani e , il che vuol dirualunque cosa lcuni a o g mi sfug sere sbrigativ re un artista (q netta. Ho fatto olevo s v o Volevo e . Volevo diventassere una sap scito nel 2002) e ti u i n o e e v s vole pre al cis unto. parola), al lofai questa opo il terzo (D saponetta app 002. 2 d dischi, via, come una 10 è finito nel e 0 r 2 la 0 o 0 iv 20 sc ecennio Il mio d

Bugo al Forum Fnac di Verona, 2006

Bugo Io mi Bugo. E tu? Se Lucio Battisti fosse nato negli anni ‘70 e avesse ascoltato Beck, il country minimale e l’indie-rock invece di Beatles e musica soul, si sarebbe “bugato” pure lui. E se Celentano avesse scoperto la techno invece del rock’n’roll di Elvis Presley, anche lui oggi si “bugherebbe”. Dalle campagna novaresi è arrivato il fenomeno della canzone italiana del 2000. Christian Bugatti (il suo vero nome) ha scandito l’ultimo decennio con dischi a bassa fedeltà (Pane, Pene, Pan, La prima gratta, Sentimento westernato) e opere naif (Dal lofai al cisei, Golia & Melchiorre), con uno sguardo contemporaneo. Bugo ha i contatti, Bugo è nel giro giusto, Bugo ha sempre ragione, anche quando sbaglia. Noi ci “bughiamo”. E voi?

Giulio Brusati

☞ Dopo una gloriosa gavetta nell’underground, Dal lofai al cisei è l’esordio major, per l’etichetta Universal, di Christian Bugatti, in arte Bugo.

Dicevano che non sarebbe stata una buona idea fare uscire un disco a gennaio. I dischi non si vendono, la gente è sazia di regali, come se la musica fosse esclusivamente un bene di consumo. Amorematico uscì l’undici gennaio duemiladue. Uscì in quella data perché, che ci crediate o no, abbiamo anche noi la nostra personale mappa astrologica da rispettare. Amorematico è stato il disco più venduto nella nostra storia discografica e ha fatto da colonna sonora a tante persone, a tante vite sparse per tutta l’Italia. È il disco dell’astronauta, quello che ha iniziato un viaggio e che è consapevole di quanto la fine sia ancora lontana.

☞ Nel 2002 esce Amorematico, il disco della definitiva affermazione dei Subsonica dopo il successo ottenuto con l’album rivelazione Microchip emozionale.

Boosta – Subsonica


gnati rasse vamo e t t e iato ttom archiv . Bush . Ci so embre evamo che, W t t e e g s eor ud l’11 che G . Ci ill c per o o alla o t in d h r s c o o r t p o e no p iaccia a sott l’aero a l r h v e c o e d c s d n e o Er cente mo a eck-in nti cr inale. stro re , a chi erava o . In ta im i al ch l 2 n r o l t 0 l C o a 0 e r r o t 2 d iglio Nel ondo era i con manz o al m toria n ssiant ebbe m 002 uscì Ro d s fi r n o s a tato r e a s t d i n l o ag resen ucce ond el 2 ta co e sta s iminale fu p . Fnac era m, il m persona. N olto in ques h a c d o d l l a S que o Cr om talia rava una b nfidav o: con tutto ita. Romanz ossero, in I varsi in fosse f ato co v n l ro e e fi n d n it u r ’è e ie ec a di un om i ch . Da ente iamo c o sapevo ch paura ltro m insegn nte prend p a l’ r l’ p o a l a s r a s e l d u , nie eh no to, a. F non on c’è passa are? B emme cellon volta, nde: n teress Confesso: n Parigi, Bar r una e e v in P i à . s r t e po evole re nac. ttutto u piac ircola alla F sopra gna. F dove si fa c anche ome tanti, e s n ’i o un e, c n luog ra. azie a per m che gr nte. Ma di u ra: la cultu n a a p a a r r o t iù Euro p is r re o di un erce semp sarto am n u le di ma ataldo

eC

arlo d Gianc

Romanzo Criminale è ispirato alla vera storia della banda della Magliana, che operò a Roma tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta. Dal romanzo, pubblicato da Einaudi, sono stati tratti il film di Michele Placido e la serie televisiva diretta da Stefano Sollima.

La Fotografia tra storia e poesia La Collezione fotografica della Fnac Così come le fotografie di rilievo assomigliano ai loro autori, le collezioni notevoli raccontano molto di coloro che le hanno costituite. La maggiore originalità della collezione di stampe originali conservate dalla Fnac, sta nel fatto che queste ultime rappresentano la memoria allo stesso tempo palpabile e visibile dell’atteggiamento di un singolare “commerciante” nei confronti della fotografia, dapprima contemporanea e in seguito della fotografia in generale. Proprio a partire dalla generosità di questo punto iniziale si è costituita una collezione unica. La collezione della Fnac è, di fatto, indispensabile. Riunisce i grandi nomi e gli anonimi, le stampe moderne di antichi maestri che è bene proporre a un largo pubblico e, bisogna dirlo, stampe uniche. Indispensabile e unica, la collezione di fotografie della Fnac è innanzitutto testimonianza di interventi in favore della fotografia. Interventi che comportano una parte di calcolo e una parte di entusiasmo e di rischio, e che portano la firma di vari responsabili: dopo Gil Mijangos e François Hebel, Laura Serani. In ultima analisi, mentre la collezione privata è un affare fra sé e sé, e quindi egoista, la collezione della Fnac, senza occuparsi affatto di essere esaustiva, ma sempre mossa dalla necessità, è generosa. Questo è raro. In ogni caso eccezionale.

Christian Caujolle Dall’introduzione al catalogo La fotografia tra storia e poesia (Mazzotta).

Gianni Berengo Gardin, Willy Ronis, Ferdinando Scianna, Guy le Querrec all’inaugurazione della Collezione Fnac a Milano


La prima volta che Morgan arrivò al Club Tenco, nel 1998, fu molto antipatico. Era coi Bluvertigo, non aveva ancora scoperto la canzone d’autore italiana classica, e mostrava pubblicamente disprezzo per tutto ciò che concerneva i cantautori e sapeva di italiano. Cinque anni più tardi la Fnac, a Verona, mi diede un’occasione preziosa per ribaltare il rapporto. Quell’anno avevamo deciso di dedicare la nostra Rassegna di Sanremo ai poeti e scrittori messi in musica. Morgan aveva appena musicato e cantato, nel suo Canone inverso, autori come Alda Merini, Aldo Nove, Balestrini, Pagliarani, Ragagnin, Sgalambro, Ghezzi… e stava riprendendo l’Edgar Lee Masters rivisto da De André. Gli chiesi se gli andava di venire a fare queste cose al “Tenco”. Venne, fece in anteprima Un ottico, e da allora Morgan è diventato uno dei più grandi amici del Club Tenco, per me personalmente quasi un fratello minore, e soprattutto uno dei più innamorati cultori dei grandi cantautori italiani storici.

Enrico de Angelis Responsabile Artistico del Premio Tenco

solista lbum da . primo a l’Opera Prima il è o t rtamen rga Tenco per r Interprete a p p a l’ l Ta de lio Canzoni remiato con la Tenco come Mig ore né al cielo l’am e al an, p l c g a r in n o v o M n n i a d 5 Morg Non al denaro Nel 200 per


Nel 2002 Bruce Springsteen torna prepotentemente all’attenzione della scena mondiale con The Rising. All’uscita del disco segue un lunghissimo tour con la ricostituita E Street Band, che riporterà il Boss a Milano, a 18 anni di distanza dallo storico concerto del 1985, per una data destinata a diventare altrettanto leggendaria: 28 giugno 2003. Seguirà una parentesi in “solitaria” con Devils & Dust nel 2005, e poi una gioiosa tournée alla riscoperta delle radici della musica folk americana con le Seeger Sessions (2006). E se l’amministrazione Bush viene ferocemente criticata in Magic (2007), l’arrivo di Obama è celebrato in Working on a Dream (2009). Questo decennio di straordinaria creatività di Springsteen include anche l’uscita di quattro diversi concerti in dvd, la riedizione di Born to Run e la realizzazione del documentario The Promise, sulle registrazioni di Darkness On the Edge of Town, presentato al Toronto Film Festival nel settembre 2010.


© Giovanni Canitano

SAN SIRO, 28 GIUGNO 2003

San Siro, 28 giugno. Non piove da aprile. Quei bagliori saranno lampi di caldo. E quando dopo diciotto anni sale sul palco la E Street Band, il boato copre i primi tuoni. A un tratto, dopo poche canzoni, l’aria rovente ci si rompe addosso in un muro d’acqua. Bianca, gelida, torrenziale, che percuote, acceca e spaventa, acqua che non vuole finire. Ma nessuno se ne va. Alle prime note di Waiting on a Sunny Day, Bruce si calca in testa un cappello da cowboy e fa un grande sorriso. Scende un gradino. Poi un altro. È giù sulla passerella scoperta del palco, col microfono sotto la tesa del cappello, e canta. Canta sotto il diluvio passeggiando avanti e indietro, fradicio dalla testa ai piedi nel muro di acqua bianca. La paura adesso è gioia. E a Milano non pioverà più fino a settembre.

Marina Petrillo Autrice di Nativo Americano. La voce folk di Bruce Springsteen (Feltrinelli, 2010)

Amo quello che faccio, lo amo da sempre e ogni giorno le dinamiche del mio lavoro mi stimolano ad andare avanti, guardare oltre, immaginare, sognare, realizzare avventure sempre nuove, spingermi in territori inesplorati, ignorando in maniera determinata e spesso incosciente quello che in Italia è consolidato, che piace alla massa, che è alimentato dalla tv. Scelgo di esplorare in maniera spesso pionieristica terreni nuovi per il nostro Paese, che invece in tanti Paesi nel mondo sono parte della quotidianità, come la musica - fortuna loro: elemento vitale, non solo modaiolo o generazionale o “tribale” come da noi. In questo mood perenne, allo stesso tempo fortunato e maledetto, di sospensione e indeterminatezza, avere la fortuna di lavorare con Bruce, fortuna che devo anche a Franco Mamone, promoter storico e papà di tutti noi, è allo stesso tempo causa ed effetto del mio operare. Bruce è una certezza: come dice Roberto Galanti, “live lui è il numero 1 e... poi c’è direttamente il numero TRE!”. Rappresenta la massima espressione della volontà di buttare se stessi sempre oltre, esporsi, trasformarsi, giocare e amare la vita, il lavoro, le persone e le cose, mantenendo sempre il proprio stile nel pubblico e nel privato. I 23 concerti organizzati in Italia con una forza della natura come Bruce non sono pochi e la memoria, colma di tante gioie e pochi dolori, corre ai primi concerti al Forum con il ritorno della E Street Band, a quelli spirituali e magici “solo”, a quelli, summa della roots music americana, con la Seeger Sessions Band e - certo - ai due a San Siro nel 2003 e nel 2008... Di fronte al lavoro, alla bellezza, al benessere, ai sorrisi e alla speranza che tutto questo ha generato sono pronto ad affrontare altri 22 processi, se così mi toccherà, e comunque ringrazierò la sorte...

Claudio Trotta Barley Arts

Nel 2002 esce The Rising, il diciannovesimo album di Bruce Springteen realizzato con la ricostituita e street band

The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story uscirà in Italia il 16 novembre 2010. Oltre al documentario sulla lavorazione di Darkness on the Edge of Town, il cofanetto contiene molto materiale inedito che offre uno sguardo senza precedenti sul processo creativo di Springsteen.


Il tema Palatino di Amélie Nothomb Uno scrittore non può desiderare nulla di meglio che passare le vacanze all’ombra di una macchina da scrivere. Dietro la comica bruttezza del monumento a Vittorio Emanuele II, dietro le sembianze inaspettatamente tibetane del Campidoglio, dall’alto si possono ammirare le rovine del Foro e il Colle Palatino: ed è proprio lì, all’angolo messo a separare questi due luoghi, che talvolta abito. Sulla cartolina è in fondo, a destra. A dire il vero, è uno scandalo: non dovrebbe essere permesso soggiornare in un posto simile, neanche per una sola notte. Il tetto di quel palazzo1 è una terrazza da cui la vista urla vendetta al cielo. Dal Campidoglio, dal Palatino, le persone osservano con il binocolo gli esecrabili individui spaparanzati sulla terrazza, e quei porci non sono neanche romani: sono belgi, è davvero il colmo. Non ci sono parole per esprimere l’obbrobrio di una simile genìa, ormai infiltrata dovunque. Tra quei belgi, ci sono io. Devo confessare una seria storia d’amore tra me e il Palatino. Quando passo ore e ore a guardarlo dalla terrazza, vengo colta da un tale ebetismo che mi metto a fumare le sigarette Belga: sono talmente cattive che il Palatino sembra ancora più bello. Ogni tanto riesco a staccarmi dalla sua contemplazione e vado allora a passeggiare in direzione del Tevere. Compro un gelato al pistacchio alla gelateria Aracoeli, mi fermo a gustarlo davanti alla fontana delle Tartarughe, in Piazza Mattei, prima di andare a prendere due caffè al Bartaruga. (traduzione di Giulia Masperi) 1) In italiano nel testo (NdT)

☞ Nel 2003 esce in Italia Cosmetica del nemico (Voland).

Amélie Nothomb nasce nel 1967 a Kobe, in Giappone, dove il padre lavora come diplomatico. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo i genitori nei loro spostamenti. A 25 esordisce con Igiene dell’assassino, conquistando da subito folle di lettori e diventando in poco tempo un vero e proprio personaggio di culto, una pop-star, Amélie Nothomb e Voland hanno fatto a Fnac un prezioso regalo di compleanno: Il tema Palatino, testo inedito in Italia.

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ha Workshop c a zi Fn I nego shop scita. Photographic a n i work a r arie l e l a p d e l c oscana a a nelle v e n Il T orum con F f ogo id u i o l t e l a i n r o ri. izio ubito collab incont dispos n da s tenuti esso a tati fi o s va m n e o a o n n s h o o i s nac prop one, s afici. F essuno rotazi prezzi n a a a , , r e a fotogr o t s e uti orna o anc ogni m succed una gi quand sedi, e i sono ata di 2003, s r l , u e 3 : d d e 0 l a mo ona no 20 à dell Parlia , ernazi l lonta qualit a e int ti. Da op di n u a h Harvey , i s n l e k a t r t i n lan o a wo i c A f a e d r t otog amen , Davi ael Botman della f estrem , , Mich Scianna rtanti o o d p n a m oulat zo i in Pistolesilexandra B nomi , Ferd en a r e o r d L , ,A ajoli , An Alex M ckerman ia Fiorio lo Pellegrin g r o i A el otman ,G , Pao hiel B Micha so , Mac aglietti s Bitesnich S ermes a e p o r v o I d ardin , G An ndi e hann a h r c odice g J , i e t o rtan ella ment ni Berengo Mimm cere n i impo rsonal , Gian ti ann o, cres ere pe i c l s o W! f o t P n r Castoreri. Sono sta di co re po a di T ti alt ipanti isiona lla vit c v e e d e t r r e e mol a a t f ip i, i par inaia d iare opinion nac, fa a cent mb razie F a G c s . a , i i af graf fotogr la foto e per n o i s s pa

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Fin dagli anni Settanta i suoi cartoni animati hanno divertito generazioni di piccoli e grandi spettatori, ma non osavamo sperare che un giorno sarebbe arrivata, per Hayao Miyazaki, anche la consacrazione della cultura “alta”. Un Orso d’Oro a Berlino nel 2002 per La città incantata (unico film d’animazione vincitore di festival), e anche un Oscar. La città incantata, dopo aver sbancato il botteghino in tutto il mondo, il 15 aprile 2003 esce anche in Italia. Poi arriveranno Il castello errante di Howl (2004) e Ponyo sulla scogliera (2008), entrambi presentati al Festival Venezia, dove Miyazaki riceve il Leone d’Oro alla carriera. Nelle parole di Marco Müller, direttore della Mostra, “La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi”.

nelle foto: mimmo jodice giorgia fiorio alex majoli ivo saglietti lorenzo castore


☞ Nel 2004 esce Il suicidio del samurai, accolto dall’ovazione della critica. il nuovo album dei verdena è atteso per l’inizio del 2011

© Enrico Fiorasi

Due fratelli un po’ litigiosi, come nella tradizione, soprattutto britannica (dai Kinks agli Oasis), una bassista che ha preso notevoli lezioni di punk nei Novanta, canzoni arroventate e senza paragoni, in quanto a energie, almeno nel nostro Paese. I Verdena, una pletora di EP, quattro album e un quinto in arrivo, hanno riempito il decennio con suoni corrosivi e poco decifrabili, almeno per chi vuole a tutti i costi appiccicare etichette e rilasciare patenti di guida. Non hanno voglia di spiegare le loro canzoni, né di parlare della loro musica. Del resto, cantano in italiano e suonano senza particolare paura di essere aggressivi e dissonanti: basta e avanza. Sono stati, e sono, la dimostrazione vivente che lo spirito del rock’n’roll si incarna in ogni tempo e in ogni luogo.

John Vignola Il 2004 è sicuramente l’anno del computer, dello scaricare. Cos’è una fanzine cartacea? Vincembus Eruptum. Torniamo alla Fnac. Per noi suonarci è molto bello. È la cosa più vicina alla nostra saletta prove, Henhouse, il suono è puro ed esagerato, niente casse di fusione, le bacchette si rompono colpendo quasi di sicuro qualcuno nel pubblico. Ricordo con piacere soprattutto la data a Genova. Furgone con finestrino rotto, Fidel medita, dov’è il carrello? Nel 2004 è uscito Il suicidio del samurai insieme a L’ultimo samurai con Tommy Cruise, che sfiga. 2003 addio Elliott Smith. È stato l’anno in cui le musicassette sono scomparse del tutto, peccato. Yoshimielevationenimendeaf. Oggi nel 2010 il computer ha modificato completamente il prezzo del cd, grazie a dio le etichette si sono accorte degli errori passati: 2004 18 euro - 2010 10 euro. Altra cosa da far notare è la fine di tutte le tv musicali storiche, Videomusic su tutte. Sembra quasi fantascienza vedere un live in tv oggigiorno. Siamo vivi? Finendo vorrei ringraziare di nuovo Fnac per averci chiamato, spero potremo suonare di nuovo prima che esca il nostro nuovo album WOW. O anche dopo.

Luca Ferrari - Verdena

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Negli anni ‘80 e ‘90 Michael Moore era solamente uno scomodo giornalista e documentarista americano. Il mondo si è accorto di lui dopo l’Oscar a Bowling a Columbine (2002) e soprattutto con la Palma d’Oro per Fahrenheit 9/11 (2004). Da quel momento esplode la Moore-mania. I suoi libri diventano bestseller tradotti nel mondo. Grazie ai suoi exploit, l’attenzione nei confronti del genere documentario inizia a crescere esponenzialmente anche nella vecchia Europa. Dopo Fahrenheit, Moore torna alla regia con Sicko (2007), sconvolgente documento sulla malasanità americana, e chiude il decennio con Capitalism: A Love Story (2009), presentato con clamore alla Mostra del Cinema di Venezia. Il cinema di protesta di Moore ha cambiato le regole del gioco degli anni Duemila.

Con Fahrenheit 9/11 Michael Moore vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2004.

☞ Sulla carta un progetto troppo ambizioso: raccontare l’Italia dal boom economico a oggi, con l’alluvione di Firenze e il Sessantotto, il periodo della lotta armata e le Brigate Rosse, Tangentopoli e Giovanni Falcone, mescolati alla lunga storia di un’unica famiglia, in un film di cinque ore con un titolo preso in prestito da Pasolini. Ma la scommessa di Marco Tullio Giordana, e dei suoi sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano Rulli, è stata vinta. All’inizio La meglio gioventù doveva essere solo una fiction tv di quattro puntate, ma dopo aver vinto il premio come miglior film nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes del 2003, uscì nei cinema italiani ed ebbe grande fortuna pure all’estero. La storia dei fratelli Carati ha lasciato un segno indelebile nel cinema italiano del decennio.


Nel 2004 il progetto Musica Nuda era nato da appena un anno. Come accade a tutti i nuovi gruppi anche noi avevamo problemi all’epoca nel trovare un palco dove poter presentare il nostro progetto. Ci voleva coraggio a dar credito a un gruppo strano come il nostro, un duo “contrabbasso e voce”. Avevamo registrato il nostro primo cd, come una sorta di biglietto da visita. Anche grazie alla Fnac, in Italia e in Francia (abbiamo suonato alla Fnac di Parigi Les Halles, Lione, Montpellier, Nizza…) più di 20.000 copie di Musica Nuda sono state vendute, di quel cd registrato in un pomeriggio. L’idea di trasformare un negozio in un piccolo teatro dove poter suonare, presentare libri o mostre fotografiche è semplicemente geniale. Noi abbiamo suonato in tutte le Fnac italiane, da Milano a Napoli, passando anche da Verona, Genova e Torino! Fnac è da sempre per noi sinonimo di cultura, intesa come musica, letteratura, cinema, poesia. Grazie Fnac.

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Petra Magoni e Ferruccio Spinetti

Petra Magoni e Ferruccio Spinetti alla Fnac di Torino nel 2008


Al Club Tenco, a Sanremo, avevamo portato Gianna Nannini quando non era nessuno, nel 1976. Era lontana dal rock e picchiava sul pianoforte canzoni melodrammatiche, comunque intense e coinvolgenti. Quanta acqua è passata sotto i ponti. Gianna è oggi una superstar, e non so come si sia riusciti a ospitarla nel piccolo spazio della Fnac di Verona il 1° marzo del 2004, quando venne a presentare le sue Perle, caso raro di bellissima antologia di pezzi già noti. Mi era stato chiesto di presentarla, e potete immaginare come la mia preparazione andò a catafascio quando lei si fece largo tra la folla e si sedette a cavalcioni sul tavolino. Ma c’era anche un pianoforte, e così Gianna si sedette lì, da sola, proprio come 28 anni prima, sciorinando il suo prodigioso mix di “brutto belcanto”, di rock e melodia, di sfacciataggine e tenerezza.

Enrico de Angelis Responsabile Artistico del Premio Tenco

Il caso vuole che nel 2010 cada anche il decimo anno dei negramaro che, più volte in questi anni, hanno incrociato le proprie vite con questi luoghi fatti di musica e libri. Prima di cominciare a esibirci in tour veri e propri, dopo l’uscita del primo album ufficiale, i nostri primi live in cui si consumavano gli approcci più intimi con il pubblico sono stati proprio nelle Fnac: un luogo, un mondo in cui è reale e concreto l’incontro tra la letteratura e la musica. Mi piace ricordare le nostre esibizioni in acustico alla Fnac, dove il mondo della musica e quello della letteratura si avvicinano così come è la tendenza dei negramaro: cercare di fondere la musica rock con quella cantautorale. Così come per ogni storyteller, le Fnac hanno rappresentato per i negramaro un luogo ideale per raccontare con intimità la propria musica attraverso parole e suoni. E in questi luoghi io ho avuto la fortuna di fare incontri molto belli e importanti per me.

Giuliano Sangiorgi

Nel 2004 esce Perle, raccolta di successi e un inedito. Con Grazie, album di inediti pubblicato nel 2006, Gianna Nannini conquista la vetta delle classifiche per la prima volta dall’inizio della sua carriera. L’album rimane al primo posto per 11 settimane e viene premiato con 5 dischi di platino.

Mentre tutto scorre è l’album che consacra il successo dei Negramaro. Il disco rimane per 83 settimane consecutive in classifica.


Nel 2005 una voce aliena scuote il pianeta della popular music. Rievoca i toni più gravi, mascolini di Nina Simone e il timbro effeminato di Jimmy Scott: è il transgender incarnato in musica, ma senza calcare sulle connotazioni camp. Antony Hegarty, allora trentaquattrenne, non è al suo primo disco, ma dopo un cd e un paio di Ep circolati solo nei circuiti underground è I am Bird Now a imporlo all’attenzione del mainstream (conquistandosi il prestigioso Mercury Prize inglese come “album dell’anno”). È uno shock, e un’epifania: Antony, anima delicata racchiusa in una corporatura imponente, sembra un ossimoro vivente. Un “Englishman in New York” infatuato d’opera e di soul afroamericano, che canta di incerte identità sessuali (For Today I Am a Boy) danzando soave sui delicati tappeti d’archi e fiati, chitarre e pianoforti intessuti insieme agli inseparabili Johnsons. Lo accompagnano nomi illustri: Boy George (un mito giovanile) e Rufus Wainwright, il cantante indie folk Devendra Banhart e il mentore Lou Reed, che lo ha esposto al grande pubblico con The Raven. Ma è lui a compiere un piccolo miracolo: così diverso, eppure capace di parlare al cuore di tutti.

Alfredo Marziano, rockol.it

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I segreti di Brokeback Mountain Un film di Ang Lee. Con Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway 134 min. - USA 2005 leone d’oro a venezia nel 2005.

i sotto i ciuto e odio d s e r ù. C cose ch e era v di pi 0 cosa d con 1 Ball, do arsi la l a u q o ’s t r o t a boy e e r w t il. E a Holly n Mons iso di g ido cow e ’N c i m an O 25 ann e già co veva de ova), ti cinico , a Ry r a o all alatosi a interio raliano e (Casan ogtown) iato che e m i s g r t t o s n i e t s n D l r g l n u e f e f t e e a s s emp r o b ndo stralia e to e torm bellone tore dive (Lords dal viso cettava s ger. o i b ovo v in Au o talen Il nuovo . Sedut trafatto errabile one. Ac th Led m ha t s n nu a s i f a . ia ava u lle serie pericolo suicide siasi cos e-board nale inaf con pass e, era He rry Gill che il r b Sem tori de el suo ndenze e qual lo skat , crimi lm . Invec s di Te il film più i f i r d l t rifle avvertì io con te eva esse tore de in fundo ceglieva ustralia Parnassu osto suo Questo, di n t S i l . p te, c agile fig ccia: po ain), me e, dulcis scuro). nte dall’A presto. inire al o gratis in grado a o f t t o un fr hera in f k Moun Grimm) avaliere esubera ta tropp aggio e o lavora sia stato c o t masc Brokeba (Fratelli mo (Il c o biond interro ergli om lui hann e Heath u n v d r è gay ( frottole car post lo il nuo pata si Law ren ine. Pe il giova a p s m cont galò l’O brava so cui galo ll e Jude are a ter ta strada e gli r hio. Sem scuro la lin Farre to a port ire quan c p o i i r l i s valiere epp, Co è riusc to, fa ca a D n Un c Johnny liano no ebbe vin r visto e austra i che av inema. d c gran ille prem anni di dei m n soli 10 i fare

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Attore, sceneggiatore, produttore e regista, Terry Gilliam è uno degli autori più eclettici e originali del cinema contemporaneo. Unico membro americano dei Monty Python, era autore di gran parte dei surreali cortometraggi animati inframmezzati ai loro show, oltre che regista dei loro film insieme a Terry Jones. Quel gusto per l’assurdo, il visionario e l’iperbole lo ritroveremo in tutto il suo cinema successivo: da Brazil (1985) a Le avventure del Barone di Munchausen (1989), da L’esercito delle 12 scimmie (1995) a I Fratelli Grimm e L’incantevole strega (2005). Nel 2009 Terry Gilliam torna sul grande schermo con Parnassus, l’ultimo film interpretato da Heath Ledger, scomparso improvvisamente durante le riprese. Così Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell hanno affiancato la propria immagine a quella dell’attore e amico, dando vita e spessore al personaggio in continua evoluzione di Tony, il coraggioso giovane al quale il Dottor Parnassus chiede aiuto per liberarsi di un drammatico patto stretto col diavolo molti anni prima.

Nell’ottobre 2009Terry Gilliam ha presentato Parnassus nelle Fnac di Roma e di Milano


Quello che ricordo del 2005 è che ho baciato mia madre per la prima volta in vita mia, e l’ho fatto sei giorni prima che morisse. Una cosa altrettanto importante non credo di averla fatta negli ultimi decenni. Così impegnativa, così risolutiva. E se quell’anno è stato anche l’anno in cui ho vinto il Premio Strega, questo fatto è del tutto accidentale e opzionale. Se quell’anno 2005 avevo ancora un’ambizione a disposizione del mio ego, era di vincere un altro genere di premio: le famose, rare sei tazze del servizio per la prima colazione Mulino Bianco.

Maurizio Maggiani Il viaggiatore notturno vince il Premio Strega nel 2005

Hanno rifatto il montaggio undici volte i fratelli Dardenne. «Forse dovremmo montare ancora qualche altra versione, ma il ritmo sembra esserci» ha scritto Luc. Soprattutto c’è l’idea che dà vita al film, quella di Bruno che aspetta qualche cosa: i soldi, la commessa da borseggiare, sua madre, Sonia, il bambino, i trafficanti,… L’enfant è un film sulla vita che sembra sempre sul punto di prendere una strada sbagliata, proprio come quella che si presenta davanti al protagonista. Salvo all’improvviso ribellarsi nel modo più radicale e sconvolgente. E tutto quello che sembrava impossibile da cambiare, perché dettato dagli istinti più profondi e radicati (di sopravvivere, di consumare, di inseguire le più elementari delle soddisfazioni), all’improvviso si disintegra e sparisce. È la vita che vince alla fine del film. Non il pentimento o la redenzione. Proprio la vita.

Paolo Mereghetti

Nel 2009 Luc Dardenne è alla Fnac di Milano per presentare il libro Dietro i nostri occhi (ISBN), un diario di viaggio attraverso quattordici anni (1991-2005) di lavoro e di vita di due grandi cineasti contemporanei.

L’enfant vince la palma d’oro a cannes nel 2005


Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’ come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli. Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio.

Ascanio Celestini

Nel suo caso ci si può permettere di usare senza timori un’espressione altisonante e un po’ fuori moda: impegno civile. Ma ciò che rende unico il mondo di quest’uomo di teatro, di libri e di cinema, è la sua capacità di calare la passione civile nell’arte del racconto. Giullare irriverente, fustigatore di costumi, guizzante guastatore di programmi televisivi, serissimo studioso di fatti e mondi da mettere in scena (dal manicomio alla fabbrica, dalle periferie ai ricordi di guerra del padre), grande inventore e raccontatore di storie che mettono il dito nelle piaghe di una società particolarmente portata per la rimozione, Ascanio Celestini è un autore-attore potente, disturbante, esplosivo. La pecora nera nasce come “spettacolo sull’istituzione manicomiale” nel 2005, nel 2006 diventa un libro pubblicato da Einaudi, nel 2010 un film presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. In scena il manicomio secondo Ascanio Celestini: non oggetto di denuncia, ma miniera di storie.


☞ Nel 2006 esce Ovunque proteggi che vince la Targa Tenco come migliore album. il nuovo disco di vinicio capossela è atteso per l’inizio del 2011

NUTLESS Ma Nutless ti chiami tu o mi chiamo io? Lo domandai molti anni fa a Marleo, il compagno della “gran gioventù fatta di rughe”, e lui disse: “E chiamiamoci così tutti e due, che cazzo”. Non sapevamo ancora che ci saremmo chiamati così per tutto il resto del tempo. “Pronto Nutless? Sì, dimmi Nudols”. Però il telefono di Nutless, come in Once upon a time in America, il film che l’ha originato, squillò per lungo tempo a vuoto. Quel telefono in bachelite nero, da ufficio di polizia, glielo avevo regalato, a Nutless, il giorno del suo matrimonio. Nello spazio bianco riservato al numero ci avevo scritto: “Telefona!” Ma non chiamò mai, se non molto più tardi, quando l’edificio in cui si era ritirato si sfasciò e ci fu da richiamare in campo i veterani della guardia. Solo una volta chiamò, nel cuore della notte per dirmi “Ti rendi conto Nutless? Ce ne andremo tutti… io, te, Miriam, l’Americana… tutti… Ce ne andremo tutti”. Sono cose troppo grosse, non si possono dire in faccia, vanno dette al telefono, da lontano. Come mettere in una canzone tutta l’epopea della storia di Nutless? Forse si può fare solo per telefono. I soldatini, Napoleone, l’impresa e la gloria, la gioventù, il matrimonio, gli ultimi fuochi, il tinello, i bagliori intravisti da lontano fuori… What a Wonderful World, i garofani bianchi, nel niente della domenica pomeriggio sulla via Emilia? D’accordo è tutto stato scritto negli episodi di Non si muore tutte le mattine: “Io e Nutless”, “Riparazioni tv”, “Waterloo”. La storia dell’amicizia valorosa, e tutta la vicenda, dalle sbornie del Corallo, fino alla Waterloo degli ideali, che parevano essere costruiti per sempre, ma invece “avevamo costruito tutto sulla sabbia” e nella sabbia, forse per avere ancora a tiro l’onda.


genova, 20 aprile 2008

Ho lasciato un idiota e ho trovato un piccolo principe un evento organizzat0 da Fnac per festeggiare la Giornata Mondiale del libro. Una giornata dedicata ai libri, al piacere di leggerli e di condividerli.

Vinicio Capossela legge brani da La ballata del vecchio marinaio di S. T. Coleridge, da Moby Dick di H. Melville, da Il Libro di Giona nella traduzione di Guido Ceronetti… E poi marinai in bottiglia, apparizioni miracolose, storie di mare e di marineria, in omaggio alla città

Bene, c’era la musica, e aveva anche l’epicità della storia, ma raccontarla in strofe era come provare a mettere un elefante in una cinquecento, già piena di spumante, garofani e fontane di Berlucchi. Mi ci incaponivo, ma era troppo. Però in qualche modo, senza sapere come, la canzone venne fuori a furia di limare parole, a incastro. Ci misi pure la vasca del Campari e ci buttammo dentro con la macchina e tutto, tirando dietro anche i Gamelan balinesi, da fumatori di oppio, i corni di bassetto di Stefano Nanni, l’orchestra, la Ticino Jazz Band, che ogni domenica sera suona il dixieland come negli anni ‘20. E poi una voce registrata dentro una cornetta del telefono. Si accesero dubbi e controversie. Forse la voce al microfono normale era meglio. Nell’indecisione fu l’ultimo brano a essere registrato e l’ultimo missato, e comunque commettemmo l’errore di non mettere nel disco la versione con la voce telefonica. Alla fine invitai Nutless, passammo a rifornirci alle Ombre rosse, affittammo lo studio per due ore e ci piazzammo dentro. Io, Nutless e la magnum di Perrier Jouet. Ci ubriacammo così, con epopea. Io stavo davanti alle casse, sbracciando come un Von Karajan tutta quella musica che in quei mesi era stata la mia ossessione. Dirigevo i fantasmi dell’opera conclusa, e così la congedammo. Fu l’ultima volta che ascoltai il disco. Non era Amapola, e lo studio non era il gran ristorante sul mare apparecchiato solo con tavoli da due. Ma Nudols non era Deborah, era Nutless, e mentre tornava a casa, si fermò a fare acqua così, da marinaio, sul ciglio della strada, e gli ripassò un bel po’ di vita davanti agli occhi, mentre il telefono continuava a suonare a vuoto.

Vinicio Capossela


© Jesper Storgaard Jensen

Nel 2006 con Caos Calmo Sandro Veronesi vince il Premio Strega. XY è il suo nuovo romanzo.

Fino al 2006 Sandro Veronesi è solo un ottimo giornalista, saggista e romanziere. Quell’anno diventa anche un autore da centinaia di migliaia di copie. Caos calmo, uscito l’anno prima per Bompiani, vince il Premio Strega e si trasforma in un caso editoriale, resta in cima alle classifiche per settimane, diventa bandiera della letteratura italiana all’estero. Due anni dopo esce il film di Antonello Grimaldi tratto dal libro, con Nanni Moretti nei panni del protagonista. Mentre arriva nelle librerie il nuovo romanzo di Sandro Veronesi, XY, ricordiamo con piacere l’anno in cui i lettori italiani hanno scoperto il caos calmo di Pietro Paladini.

Un giornalista napoletano di venticinque anni scrive un best seller da dieci milioni di copie sulla criminalità organizzata. Uscito nel 2006 per Mondadori, questo romanzo no-fiction (secondo la definizione dell’autore) racconta il sottobosco della camorra in Campania, dai rapporti con l’industria e con l’economia mondiale ai piccoli rituali dei clan mafiosi, studiati da Saviano con sguardo antropologico. Scoppia il caso: più di due milioni di copie in Italia, l’uscita in cinquantadue paesi nel mondo, premi accademici e minacce di morte all’autore.

Il film tratto da Gomorra, diretto da Matteo Garrone, vince il premio della critica al Festival di Cannes nel 2008.


Prima prova a firma Stefano Bollani per la Ecm. Piano Solo è un disco che non tradisce le aspettative e mette sul cd tutto il talento geniale del pianista jazz nato a Milano nel 1972, e residente in Toscana fin da piccolo, dove ha brillantemente completato gli studi nel capoluogo fiorentino. Da Prokofiev agli standard, dal ragtime al tango, Bollani dà prova di sé in studio con la stessa intensità e spinta di un concerto dal vivo. L’improvvisazione delle melodie, le linee di basso, il senso del tempo – discipline nelle quali eccelle come pochi altri musicisti al mondo – toccano vette che stanno tra il classicismo – ci mettiamo la mano sul fuoco, voluto dal patron della Ecm, Manfred Eicher – e il jazz, come in una mattinata invernale piena di sole tra le montagne alpine. La malinconica Antonia, il timing di Promenade, le geniali improvvisazioni di Buzzillare, il crescendo di emozioni in On the Street Where You Live, crescendo che culmina in Maple Leaf Rag, sono solo alcune delle tracce di un album che ha il peso assoluto di una pietra miliare.

Jacopo Cosi

© Daniele Canavacciuolo

☞ Stefano Bollani alla Fnac di Torino


Non ho mai imparato a camminare, zoppicavo, cadevo, mi rialzavo, cadevo di nuovo, e continuavo a ripetermi, tuttalpiù muoio, che mi deve succedere di peggio. Poi un giorno è passata vicino a me un’orchestrina, e ho cominciato a sbucciarmi le ginocchia a tempo di musica... Sono diventato ballerino! Adesso, dopo dieci anni di solitarie polke e mazurche infernali, è arrivato il momento d’inciampare in un sorriso, accendere la notte, spegnere la luce e fare l’amore.

Nel 2006 arriva in libreria Tuttalpiù muoio: storia di Filo, nato negli anni Settanta in Umbria, bimbo goffo, balbuziente e sovrappeso, in guerra con la vita. Filo è Filippo Timi, e il 2006 è il suo anno, l’anno in cui l’Italia lo scopre. Il magnetismo di questo ragazzo di Perugia, partito come tanti altri alla volta di Roma alla ricerca del suo posto nel mondo dello spettacolo, è qualcosa di simile a un fenomeno fisico incontrollabile, una vera e propria forza della natura. La prepotenza con cui Timi si è imposto sulla scena del teatro e poi del cinema italiano è commisurata alla carica e all’urgenza del suo sguardo, della sua fisicità, della sua voracità artistica. Da In memoria di me a Come Dio Comanda, da La doppia ora a Vincere, la galleria di ritratti di Filo si arricchisce ogni anno di nuove, potenti suggestioni.

© Fabrizio Maltese

Filippo Timi


How many times can a man turn his head Pretending that he just doesn’t see. Le parole di Blowin’ in the Wind – forse la più famosa canzone di rivolta di tutti i tempi – echeggiano da quasi cinquant’anni su un pianeta in cui le differenze fra i privilegiati e i disperati sono sempre più vaste, sempre più insopportabili. La risposta, dice Dylan, soffia nel vento. Ed è una risposta che richiama alla responsabilità individuale non meno che a quella collettiva, al gusto etico, allegro e temerario delle scelte. Allegria, sorpresa, intelligenza, futuro, gioco, conoscenza, entusiasmo, coraggio, umorismo, scoperta, anche rischio, nella sua accezione di scommessa dell’intelligenza – oltre che, naturalmente, giustizia, ribellione e bellezza – sono le parole che sentiamo gravitare nell’alone di senso di scelta. Scelta come atto di coraggio e di allegria; di responsabilità e di intelligenza; di rivolta e di scoperta. Scelta, in definitiva, come atto audace di continua reinvenzione del mondo e di costruzione dell’umanità.

Gianrico Carofiglio

Da La manomissione delle parole

Gianrico Carofiglio torna in libreria nell’ottobre 2010 con La manomissione delle parole (Rizzoli).

☞ Gianrico Carofiglio alla Fnac di Milano

Un esordio letterario in età matura, dopo una carriera del tutto diversa da quella dello scrittore. Un thriller di genere, Testimone inconsapevole (Sellerio, 2002), che intercetta pubblico e critica. Un personaggio, l’avvocato Guido Guerrieri, al quale ci si affeziona subito. Poi il grande successo con Ad occhi chiusi (Sellerio, 2003), definito dalla stampa tedesca “il miglior noir internazionale dell’anno”. L’anno seguente Il passato è una terra straniera (Rizzoli, 2004) vince il Premio Bancarella. Guerrieri torna nel 2006 con Ragionevoli dubbi. E la storia continua. In totale: otto libri e otto successi in dieci anni, per il magistrato da due milioni di copie. Ragionevoli dubbi (Sellerio) è il terzo romanzo con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri.


Fanucci è stato per me un fantastico editore. Innovativo, serio e molto ben organizzato. Ha promosso il mio nome e il mio lavoro in Italia con grande successo e gli sono molto grato per questo. In realtà spenderei ancora più tempo per dimostrare la mia gratitudine se non fosse per il fatto che sono occupato a fare le valigie per prendere un aereo per l’Italia per… indovinate un po’, un tour di presentazioni di libri! La mia prima volta in Italia è stata nel 2000, ormai dieci anni fa, e sono poi tornato diverse volte. Amo molto questo paese, in particolare per il cibo e per la sua gente ospitale e calda, tanto che ho scelto di ambientare in Italia alcune parti del libro che sto scrivendo attualmente. Tutti mi consigliavano Venezia, Torino… ma io cercavo una città meno conosciuta e ho scelto Bologna, la trovo così misteriosa…

Joe R. Lansdale

Joe R. Lansdale è autore di oltre venti romanzi e più di duecento racconti. Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti, tra cui l’Edgar Award per In fondo alla palude (Fanucci, 2002) e il Bram Stoker Horror Award (sei volte). Dal 2007 in Italia è pubblicato in esclusiva da Fanucci Editore. Devil Red è il suo nuovo romanzo, uscito a ottobre 2010.

Oggi Fnac mi chiede, per i suoi 10 anni, un libero pensiero. In primis ringrazio e faccio loro gli auguri per altri 100 anni, così anche mia figlia appena nata andrà a gioire nelle loro librerie. Poi vago con la mente e mi perdo in quello che un libro mi dà tutti i giorni: pura energia. E allora penso: perché leggo tutti i giorni? E sogno il libro perfetto, come dovrebbe essere, cosa dovrebbe raccontare, cosa dovrebbe lasciare. E poi alle migliaia di libri che ho letto, e cerca e ricerca, il libro perfetto non c’è. Allora mi chiedo se esista veramente, e forse la risposta la conosco già: i libri sono l’anima dell’uomo che può anche essere nera e quindi imperfetta. E chi è l’autore perfetto per un libro così imperfetto? Joe R. Landsdale, che conosce bene quell’anima nera e sa illuminarla con ironia e una scrittura magica. E allora perché continuo a leggere? Perché il senso di estasi che mi dà un libro e il sapere che non potrò mai smettere riempiono le giornate di questa vita imperfetta. Auguri a voi tutti, gente di libri.

Sergio Fanucci Joe R. Lansdale alla Fnac di Milano nel 2010


Berengo Gardin ha fotografato mestieri e professioni, mondanità e povertà, città e paesi, isole e pianure, uomini e donne al lavoro, la malattia e la segregazione. Ha fissato interni delle case, industrie e fabbriche, banche e risaie, campi e piazze, chiese e mostre, luoghi di ritrovo, bar, osterie, porti e villaggi, negozi, studi d’artista. Ha raccontato come vivono zingari e gagé, bambini e adulti. Ha realizzato ben tre libri sulle donne, due sugli italiani, uno sugli inglesi e poi Parigi e India dei villaggi; e le architetture di Renzo Piano e di Carlo Scarpa, la Milano degli anni settanta, le Biennali di Venezia e i treni. Il motore del lavoro di Berengo Gardin sta nello stupore sempre rinnovato nell’individuare le apparizioni effimere della nostra umanità, ben consapevole di poterne cogliere solo dei brandelli. “Mi hanno sempre fatto ridere quelli che guardando il lavoro dicono: Hai fotografato l’anima. Che cosa vuol dire? Se sono riuscito a fotografare la loro faccia è già tanto…” Berengo Gardin, in questo suo sottile essere “classico”, racconta qualcosa che accumuna tutti noi, ognuno nel nostro tempo, nel nostro luogo, nel nostro mondo. In questo senso ogni passo del suo lungo cammino fotografico è quanto di più aderente ci possa essere al flusso della vita stessa.

Silvana Turzio Autrice del libro Gianni Berengo Gardin (Bruno Mondadori)

Gianni Berengo Gardin ha inaugurato con la mostra Italiane il nuovo negozio Fnac di Roma, il 25 luglio 2007

Sono legato alla Fnac perché nel 1990 ha organizzato la mia prima importante mostra a Parigi, in occasione del Mois de la Photo, durante il quale ho ricevuto l’ambìto riconoscimento del Premio Brassaï. La Fnac ha avuto in Francia un ruolo essenziale per la fotografia e per i fotografi. Mi auguro che l’apertura dei suoi spazi culturali in Italia possa contribuire alla diffusione della fotografia tra il grande pubblico anche nel nostro paese. Questa mostra è dunque per me una nuova bellissima occasione per rinsaldare i legami con la Fnac.

Gianni Berengo Gardin


Abbandonare tutto e andarsene. Chi non ha sognato almeno una volta di farlo. Christopher McCandless l’ha fatto davvero, lasciando la famiglia e gli studi per intraprendere un viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino all’Alaska, dove ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita nei boschi, vivendo in un vecchio autobus abbandonato. è morto il 18 agosto 1992. La sua storia è stata raccontata da Jon Krakauer nel libro Into the Wild, uscito in America nel 1996 e pubblicato in Italia da Corbaccio con il titolo Nelle terre estreme. Ma è con il film che Sean Penn ha tratto dal libro di Krakauer, che la storia di Christopher McCandless/Alexander Supertramp diventa un mito. Presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2007, Into the Wild, grazie anche all’interpretazione di Emile Hirsch e alla potentissima colonna sonora composta dal leader dei Pearl Jam Eddie Vedder, diventa uno degli episodi più importanti del recente cinema americano.

il libro

il cd

il dvd


☞ Nel 2007 Ramin Bahrami pubblica la sua incisione de L’arte della fuga (Die Kunst der Fuge) di Johann Sebastian Bach

Con l’arte della fuga i giovani si elevano Quando al termine di un lungo e sofferto lavoro di approfondimento dell’Arte della Fuga di Bach è finalmente uscito il mio cd, ho conosciuto l’immensa gioia di scoprire che anche la musica più ardita e più complessa che sia mai stata creata da mente umana può scavalcare tutte le barriere commerciali. Sette settimane di permanenza nella classifica Fimi-Nielsen dei dischi più venduti in Italia è un risultato che ha dell’incredibile. La ragione che mi sono dato sta nella necessità dei più giovani di immergersi in qualcosa di elevato, nella sete di messaggi e di contenuti più profondi rispetto a ciò che abitualmente consumano. Sono grato alla Decca per aver creduto in questo album, il cui successo è andato di pari passo con le esecuzioni nei maggiori teatri (Accademia di Santa Cecilia, Teatro La Fenice, Teatro Comunale di Bologna, Auditorium di Milano, etc.). Una delle più grandi soddisfazioni è stata scoprire che molti giovani ascoltano nei loro iPod i contrappunti di Bach con la stesso piacere con cui ascoltano Laura Pausini o Vasco Rossi. Io stesso sono stato testimone di una cosa bellissima: durante la mia esecuzione dell’Arte della Fuga al Parco della Musica a Roma ho intravisto fra il pubblico due coppie abbracciarsi teneramente durante il commiato finale nell’ultima fuga incompiuta, quella in cui Bach si firma musicalmente con le note tedesche B.A.C.H., cioè col tema si-la-do-si bemolle. In quel momento capii che ero riuscito nel mio intento, quello di “sdoganare” l’Arte della Fuga di Bach, come era riuscito a fare Glenn Gould cinquant’anni prima con le Variazioni Goldberg.

Ramin Bahrami Ramin Bahrami al Conservatorio di Verona nel 2010


Per molti è il più grande narratore di lingua inglese vivente, ma fino a qualche tempo fa pochi conoscevano il suo nome, e praticamente nessuno la sua faccia. Solo negli ultimi anni Cormac McCarthy ha deciso di venire allo scoperto, mostrandosi, lui, schivo al limite dell’isolamento, perfino nel talk show più seguito d’America, quello di Oprah Winfrey. Il successo planetario di Non è un paese per vecchi e La strada (e relativi film) ha fatto il resto, e oggi Cormac McCarthy è un autore mainstream nel senso più alto del termine: sono milioni i lettori che in questi anni hanno scoperto la lezione umana e letteraria di questo maestro della scrittura, a settantasette anni forse il più attuale dei narratori americani.

Ritrova tutti i titoli di cormac mccarty su Fnac.it

Non è un paese per vecchi esce nel 2005. Nel 2007 Cormac McCarthy vince il Premio Pulitzer con La strada.


Come ha scritto Bertrand Tavernier, tutti i film di Clint hanno qualcosa di lincolniano e ci restituiscono il meglio dell’America. Clint Eastwood ha costruito la sua opera lentamente, prima come leggendario interprete di Sergio Leone, poi come autore di film di genere, infine affermandosi come uno dei maggiori autori del cinema contemporaneo, con opere molto personali, rifuggendo il facile successo, la replica, l’imitazione del film precedente, riuscendo anzi a conservare, film dopo film, l’ingenuità, la freschezza, l’urgenza che caratterizzano le opere prime. Un’opera la sua che parla del passato e del presente, che ha delle radici profonde nella cultura americana, visuale, che ignora l’immagine televisiva che ci circonda.

Gran Torino è un film sulla trasmissione. In questo passaggio di millennio, lungo il quale tutto sembra cambiare, Eastwood ci mostra quanto sia importante quello che ognuno di noi può fare per trasmettere il suo sapere, ciò che ha appreso dalla vita e quanto questa azione, sia decisiva per la sopravvivenza della nostra comunità umana. È anche un film sull’apprendimento, su quanto, anche una persona anziana, può imparare dagli altri, superare le paure e quindi cambiare, uscendo dalla sordità che permea le nostre relazioni. Ma Gran Torino è soprattutto un film profondamente e irrazionalmente emozionante, che ci fa ridere e piangere del nostro destino, dei profumi e delle sventure della vita. È il lato irrazionale che redimerà Kowalski e, forse, salverà anche noi.

Gian Luca Farinelli Direttore della Cineteca di Bologna

Ritrova tutti i titoli di clint eastwood su Fnac.it

☞ Gran Torino Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith. 116 min. - USA 2008


Come sono stupide a volte le parole, quanto inadeguate. Dieci righe su David Grossman: David Grossman in dieci righe. Volentieri. Però è impossibile. Sono troppe. Bastano tre parole: noi lo amiamo. Noi, i suoi lettori, non lo ammiriamo, non lo apprezziamo soltanto, non ci inchiniamo dinnanzi all’intelligenza, al talento. Proprio ne amiamo la sensibilità, la precisione, l’inaudita capacità di empatia. Di essere un altro, parlare con la sua voce. Col corpo capisco (è uno dei suoi titoli: bellissimi) vale anche per l’esperienza di leggere Grossman, che è l’esperienza fisica di vivere le vite degli altri. Esercizio cruciale, di questi tempi più che mai. “Commozione: scossa violenta al cervello, ai visceri”, recita un vecchio dizionario. Ecco, appunto. Capire col corpo. Le parole sono perfette, a volte.

© Basso Cannarsa

Giovanna Zucconi

David Grossman alla Fnac di Milano nel 2008 firma le copie di A un cerbiatto somiglia il mio amore (Mondadori)


L’anno dell’uscita del disco, di duecento concerti, del premio Tenco, dei miei tre o quattro traslochi e dei quattromila chilometri e degli esaurimenti nervosi. Mi ricordo che mi hanno chiamato una mattina che stavo dormendo, mi sono svegliato ma non sono riuscito a rispondere. Sentivo il telefono ma non sapevo dov’era. Lei era andata a lavorare come sempre, ero da solo a casa. Poi tre ore dopo mi sveglio del tutto, mi richiamano. Mi dice Sono de Angelis del premio Tenco, non mi ricordo le parole esatte. Ho da darti una bella notizia, mi ha detto. Allora lì avevo già capito che Canzoni da spiaggia deturpata aveva vinto. Anche se noi eravamo così disorganizzati e fuori dal mondo che nessuno di noi si era neanche accorto che il disco era tra i cinque finalisti. Non sapevamo neanche quello.

Vasco Brondi

Ricordo benissimo quella sera del 2008 quando, in casa, da solo, in fase di programmazione del Premio Tenco, infilai nel lettore, fra i tanti dischi che dovevo vagliare, il cd con quell’intestazione così strana, Le Luci della Centrale Elettrica, che non era il titolo come poteva sembrare ma il nome del titolare dell’album. Appena la voce partì, fu una botta che non dimentico. Mi si parò davanti immediatamente l’effetto che quel tipo avrebbe prodotto sul palco dell’Ariston e pensai che non potevo lasciarmelo scappare. Lo invitammo a una di quelle serate che organizziamo per verificare dal vivo le proposte musicali che ci vengono fatte, per la precisione a Provvidenti, paesino terremotato del Molise che volonterosi ragazzi stavano trasformando in cittadella della musica. Qualche mese dopo le Luci erano sulla bocca di tutti e vinsero alla grande la Targa Tenco per il miglior disco esordiente. Ma noi eravamo arrivati prima. Ci avevamo visto giusto.

Enrico de Angelis Responsabile Artistico del Premio Tenco

Vasco Brondi presenta alla Fnac di Verona il suo libro Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero (Baldini Castoldi Dalai)

urpata, ggia det Canali. ia p s a d iorgio anzoni 8 esce C prodotto da G a Tenco 2008 Nel 200 g r a T le. a l vince tautora Il disco era Prima can p lior O come Mig

ità, mo felic hiamere co brondi c a l i o s n per ora ovo disco di Va mbre 2010 il nu 9 nove il à ir c us

© Ilaria Magliocchetti Lombi


New acoustic movement è un’etichetta ingiallita dal tempo, ormai svuotata di significato. Ma Erik Glambek Bøe ed Erlend Øye, i due Kings Of Convenience, non sono mai venuti meno all’etica e all’estetica del loro far musica discreto ed elegante: Declaration of Dependence, terzo album in duo se si escludono i remix di Versus, è una raccolta di canzoni ancora più spoglie e delicate delle precedenti, scritte ed eseguite in punta di penna. Un po’ di contrabbasso, un po’ di viola, e il resto è in mano loro. Un dialogo fitto e intimo tra due voci e due chitarre acustiche, imprescindibili le une dalle altre. Erik ed Erlend ribadiscono così la loro reciproca “dichiarazione di dipendenza”, e il loro Dna. Registrano in Italia (allo studio Esagono di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia), strizzano l’occhio alla bossa nova brasiliana, si fanno ritrarre in copertina all’ombra di una palma ma non cambiano latitudine alla loro musica, tersa e crepuscolare, spruzzata di pioggia e di dolce malinconia norvegese.

Alfredo Marziano, rockol.it

I Kings of Convenience nel 2009 presentano alla Fnac di Milano il nuovo album Declaration of Dependence


☞ Il Paese è reale Dopo oltre vent’anni di percorso, nel 2009 gli Afterhours per la prima volta accettano di esibirsi sul palco di Sanremo. Partecipano a quella che – a detta di tutti – è la più istituzionale manifestazione musicale italiana e lo fanno per dire qualcosa a una platea più vasta:

Io voglio far qualcosa che serva Fammi far solo una cosa che serva Dir la verità è un atto d’amore Fatto per la nostra rabbia che muore Lo fanno perché Sanremo può rivelarsi il luogo ideale per far conoscere al grande pubblico l’esistenza di un notevole numero di artisti, giovani ma non solo, assolutamente di talento, ma che solitamente non si muovono attraverso i circuiti mediatici nazionali più popolari o non vi hanno accesso. Il disco Il paese è reale, venduto in esclusiva nelle Fnac, presenta il “paese reale” come lo vedono, ognuno a modo loro, 19 talenti italiani, diversi tra loro per esperienza e ispirazione musicale ma rappresentativi di quella che di fatto è la vera nuova musica italiana: Afterhours | Roberto Angelini | Beatrice Antolini | A Toys Orchestra | Cesare Basile | Paolo Benvegnù | Calibro 35 | Dente | Disco Drive | Marco Iacampo | Mariposa | Marta sui Tubi | Marco Parente | Reverendo | Settlefish | Teatro degli Orrori | Amerigo Verardi e Marco Ancona | Zen Circus | Zu


Dieci anni che avremmo voluto definire importanti. Purtroppo sono stati una lenta discesa verso l’abulia e la rabbia. Una strana tensione sociale alla quale non riusciamo più a dare un nome. Abbiamo perso tutti i mezzi e la capacità di analisi che le generazioni passate avevano così faticosamente conquistato. Così, nei periodi di crisi, l’uomo si rifugia spesso nell’integralismo rifiutando la mediocrità che gli viene imposta dal sistema ma di fatto annullando ogni forma di capacità propositiva e quindi di cambiamento. E la musica riflette la società. Ma sarebbe bello se tornasse ad anticiparla. Che le cose non cambino da un po’ in realtà può essere una grossa opportunità perché gli steccati che ci hanno messo intorno sono marci. Non dipendiamo più da nessuno e da nessuno standard. Adesso c’è da costruire e da ricostruire la cultura di questo paese. Prima di tutto quella più importante. Quella popolare. È un’occasione unica. Buon Divertimento.

Manuel Agnelli

Live, è reale Il paese ropea della o rt e c n u o Festa E co del c ale di Il pubbli da Fnac per la stazione centr 09 to a 20 a ll z o e organiz nella piazza d no il 19 giugn Mila Musica


Wrooooong!: il ritorno dei Depeche Mode nel 2009 è legato a tante cose. A quel ritornello un po’ ossessivo, quasi molesto della canzone scelta come singolo. È legato a un disco, Sounds of the Universe, che mostra un gruppo impeccabile per lo stile con cui riesce a fondere elettronica vintage, melodia e attitudine rock. Ed è legato un concerto a San Siro, fatto sfidando i dubbi di chi era convinto che uno stadio se lo potessero permettere solo i gruppi rock. Sfida vinta, nonostante i volumi bassissimi, per non innervosire i bellicosi comitati di quartiere, ormai da anni in guerra contro i pochi concerti estivi allo stadio.

Sounds of the Universe, diciamolo, è un titolo un po’ tronfio persino per una band che ha fatto la storia della musica. Ma il disco ci ha restituito un suono magari non universale ma unico e inimitabile, che non speravamo di sentire più, dando per dispersi Dave Gahan, Martin Gore e Fletch in attività parallele e progetti solisti. Gianni Sibilla, Rockol Sounds of the Universe, diciamolo, è un titolo un po’ tronfio persino per una band che ha fatto la storia della musica. Ma il disco ci ha restituito un suono magari non universale ma unico e inimitabile, che non speravamo di sentire più, dando per dispersi Dave Gahan, Martin Gore e Fletch in attività parallele e progetti solisti.

Gianni Sibilla, rockol.it

“Ciao a tutti da Martin Gore dei Depeche Mode, un saluto a tutti quelli del pianeta Fnac!” “Nel suono di questo nuovo album penso si siano combinate molte cose. Ci siamo messi a collezionare vecchi sintetizzatori vintage, ne arrivava uno nuovo ogni giorno, e anche vecchie drum machine.” “Credeteci o no, noi cerchiamo sempre di metterci alla prova con ogni disco, cercando di realizzare qualcosa che sia veramente diverso nel risultato, ma nella nostra musica ci sono alcuni elementi costanti che fanno sì che suoniamo sempre come i Depeche Mode, a prescindere da quello che facciamo. C’è anche qualcosa nel nostro modo di scrivere le canzoni che ci fa sempre suonare come... noi stessi! Grazie a tutti!” Intervista realizzata in occasione dell’uscita di Sounds of The Universe


© Bea De Giacomo

Il tizio che studia il cielo dice che il 2009 avrà per me una grande importanza, che finiranno i sacrifici e che sarà l’inizio di una vita piena di soddisfazioni. Io non lo conosco il tizio che studia il cielo e lui non conosce me. Le stelle, come i fondi del caffè o le linee della mano avranno anche una chiave di lettura, ma chissà se poi dicono la verità. Magari il tizio che studia il cielo ha mangiato pesante, insomma, troppe variabili. L’abitudine di consultare l’oroscopo all’inizio dell’anno è finita, ho deciso di cambiare rituale. Da quest’anno consulto il meteo, meno affascinante ma più affidabile.

Dente Tre dischi con titoli che spiegano, meglio di molte parole, la poetica di questo cantore della depressione salutare e salvifica: Anice in bocca, Non c’è due senza te, L’amore non è bello. Dalla metà di questo decennio in circolazione come solitario, dopo l’apprendistato con La Spina, Giuseppe Peveri non è così naif come vorrebbe far credere: le sue canzoni, porte con voce sottile e malinconica, sono ritratti a tutto tondo, spesso malinconici, di naufràgi esistenziali. Dente non ha un copione scritto e attraversa pop e rock con chitarra e poco altro: un suo concerto ricorda le comiche compassate di Buster Keaton, con il dono della parola, ovviamente. Non un rocker, non un cantautore, ma un curioso ed educato demolitore di sogni, con garbo e poesia.

John Vignola

Dente alla Fnac di Verona

☞ Il 14 febbraio 2009 Dente pubblica l’album L’amore non è bello. Il disco viene segnalato come Attenzione Talento Fnac del mese. Il successo di pubblico e critica è immediato.


È una frequentazione, quella con Erri De Luca, che precede il mio ingresso in Feltrinelli. Nel 1989 presentai come giornalista il suo primo romanzo Non ora, non qui. Suonava quella sua lingua evocativa e scabra come quella di Glenn Gould nelle Variazioni Goldberg. Sentivi il respiro dell’esecuzione – la fatica e la gioia della salita. Venti anni dopo succede che una sua piccola storia arriva sulla mia scrivania – quella della casa editrice. Sappiamo che è breve. Editorialmente “troppo” breve? La risposta viene naturale. No. Quella è la misura. C’è una sorta di eccezionalità in quella misura. Chi ha mai raccontato così la solitudine di un uomo e di una bestia? Predatore, l’uno, a cui manca l’ultima grande preda. Re dei camosci, l’altro, gravato d’anni e di altero stupore. Stanno sotto la volta del cielo. Quando ho il volume fra le mani capisco che ha veramente “il peso della farfalla”, come recita il titolo. Comincia allora il suo volo, che non è ancora finito. Erri De Luca è arrivato con il suo camoscio molto in alto, e molto lontano. Come certi montanari dal passo aderente alla terra, non conta i passi. Va. Lo incroci, se è il caso, dove riposa – e allora ti fa vedere tutto un mondo.

Alberto Rollo Direttore letterario Giangiacomo Feltrinelli Editore

Dopo otto lunghi anni di presidenza Bush, gli Americani avevano un nuovo presidente. Un presidente simbolo di ottimismo e di una nuova visione. Questo cambiamento mi ha spinto a cercare di rappresentare il nuovo stato emotivo del mio paese. Un viaggio iniziato dalla capitale, e proseguito attraverso le città del sud, Selma e Memphis, simbolo delle lotte per i diritti civili e poi di nuovo verso il nord del paese, Chicago e la zona industriale del nord colpita drammaticamente dalla crisi. Un viaggio per cercare di scoprire se anche visivamente l’America fosse davvero un paese diverso dal mondo repubblicano in cui avevo vissuto per otto anni.

Christopher Morris america è il titolo della mostra presentata alla Fnac nel giugno 2009. A pochi mesi dall’elezione di Barack Obama, le immagini del fotografo dell’Agenzia VII raccontano il momento cruciale degli Stati Uniti, nel passaggio dall’era di Bush alla nuova America di Obama. Una parte importante della mostra è tratta dal lavoro commissionato a Christopher Morris da AMICA. Proprio questa selezione di immagini completa il ritratto di un paese alle prese con decisioni cruciali e sempre in cerca della propria identità.

Workshop con Christopher Morris alla Fnac di Milano


Poetessa Milano, 21 marzo 1931 – 1º novembre 2009

Francesco, canto di una creatura (Frassinelli) è la raccolta di poesie di Alda Merini dedicato alla figura di San Francesco d’Assisi: vagabondo, “folle d’amore”, “elemosiniere di Dio”.

Alda Merini non sorvolò mai sulle durezze della vita che le corsero incontro con zanne digrignanti. La sua scuola fu il manicomio e sorella cattiva l’elettroshock. Dolente fu la sua testa squarciata da lampi di eccitazione e avvolta dal fumo di voluttuose sigarette. Amò, pianse, si depresse. Rubò alcuni istanti, che l’esistenza imprigiona, per donarli alla poesia. E la poesia le restituì la guarigione. Fu la voce migliore dei vinti. Cantò, soprattutto, per coloro che non conoscevano l’arte dell’esilio. Fu il tempo ritrovato. E ritmo che sparse con mani lievi e grassocce. Qualunque cosa, le sue parole toccassero, diventava una possibile storia. Fu la voce più bella, nel corpo di un’odalisca invecchiata, del quale andò sempre supremamente fiera.

Il 3 dicembre 2007, due anni prima di lasciarci, Alda Merini presenta il suo libro Francesco, canto di una creatura (Frassinelli) alla Fnac di Milano in compagnia di Angelo Branduardi

Tutte le foto © Marisa Usigrai. In collaborazione con Fotografaredonna – Associazione culturale di donne fotografe

Antonio Gnoli


baustelle

☞ Nel 2010 esce I mistici dell’occidente, il quinto album dei Baustelle


A Fnac di Francesco Bianconi Esistere all’epoca del domopack è meglio di niente ma resta uno choc Si sbanda alla meglio, si naufraga ad hoc E’ rotto il cappello ed è logoro il frac Proviamo le pose dei divi del rock Cogliamo una rosa su schermi di Mac L’ordigno è reale, si sente il tic tac A volte fa male anche l’uovo alla coque Ci restano i corvi e lo spettro del crac E mondi da sogno sognati alla Fnac.

Il 16 novembre 2010 uscirà la riedizione dell’introvabile primo album dei Baustelle, Sussidiario illustrato della giovinezza. L’uscita di Sussidiario sarà seguita, alla fine di novembre, dalla pubblicazione di un cofanetto deluxe a tiratura limitata, ricco di contenuti inediti.

Il 3 luglio 2010 i Baustelle sono stati protagonisti di un memorabile concerto gratuito organizzato da Fnac a Villa Solaria, Sesto Fiorentino, per la Festa Europea della Musica


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i? C simi diec nei pros

ori i due fatt

osì i no tutti c ccederm te, ma so dere e su e re nta e c c ta in u s in re e otrebb ubblica ientare arte r p p l’ o a o i r s n orare s e o o r p C s i te s c o ver elab cile p esteti oi si po ci anni? senza do nche diffi uesti die ale. i etici ed re foto. P te a q it it a s r s o È ig in o o p . d b p o is te te il c o r la r n r li e e P isce eo, a me nell’a pubb rnet o senza sivo a un usica, vid à, ci elarg uccesso come siano Inte durre m o succes Cosa è s . In realt ni restan s o ecennio ro io s magini. E d tt p z a l m a p o tu e c ’i n d il li d o re b è s ti e b re s n c u o o a s re p it p a n o re i u e n e io rd tt o L fr z a rg c . tu rivolu ro ma o per r eme uarda e da gu on cui molo. Pe mporane uno più g rmazion un pensie ftware c ti s i te o s fo s d s n n e o o o ’i n n c re L n u e n . o o to a h z a s le Ci slog porta a rea gisce il mez urre, c on è più lismo e lo sperienz itico, rea to come ti a prod videns. N e non l’e net è vis n atto cr nsaziona impegna r a u acconto e à r s te e a lt c o z a il In u n is . a re s e d s l ta M a offer dalla zione. e vede ini dell uida ne ns regre a h g g c c ie a o p lo o v m a ll e s ro confusa e im p li è dato a u re rifiuta q uomo, d servato fornisce nsapevo hock, la s l’ i s o o c o c e a i l’ lo i, , ro , tt e e in tt e à e n li e p c m it g c cco s ac ni, s con rbos di uo levisio i dieci an utile se a mo viden te: la mo oscienza ta sulla te i prossim itale, l’ho immedia nostra c enefica e r b ig a mpiuto ie struttura e d ll o è v P l c e a . e d te d r ro rc ro to e ’a ie binaria pera d damen n pens n pensie d’arte c li u ’o u o L re s . re re o n no), e io a o tt s d p c u s la logica ti p l d e pro svilu bile a n’è bisog rni a che fas uersi, il ibuto sta d’arte to ne aiuti a roprio ce no altro tr a io p a r n z r e e o o e p c n (s m e disting o e Il l’ . ’e g te . r e n ch dall acolo ell’a abilità meri, no ssiva che ercato d tili. Spero are spett sata con sono effi siche inu za progre . Che il m n serve d u a n o tecnica u e n ic m a u i g n s e q o u s e g s o a te lm s na noi s n dem ente fi attraver tiva, da u igliorare ca ma no gnificam ne narra he per m ltare ma c emocrati o d a c d s ti a n s spiegazio e re re re comp la rete ver vede ro che si ica. Che di non do co. E spe ilità tecn li b b a b u n p o c e il espresso gli artisti ualificare sappia q

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Max Gazzé alla Fnac di Milano nel 2010

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Ho incontrato Paolo Sorrentino mezza dozzina di anni fa, prima che girasse Il divo. Eravamo in un ristorante romano insieme all’amico suo e mio, Umberto Contarello. Si parla di cinema italiano, di una rivista che sarebbe utile fare. A un certo punto dico (e non lo dico tanto per saggiare il terreno): Magari prima o poi scrivi qualcosa che non ha a che fare con il cinema. Dice: Sì lo farò, ma ho già un editore. Sicuro, adamantino. Andiamo oltre. Passa qualche anno e Rosaria Carpinelli, che ora lo rappresenta, mi dice che Paolo si ricorda quella conversazione e vuol farmi leggere il romanzo che ha scritto. Perfetto. È venerdì. Lunedì, in via Andegari, siamo pronti. Si fa. E con una bella, rotonda soddisfazione. Sorrentino ha accompagnato sulla pagina il suo Tony Pagoda, ha lasciato che parlasse, ne è uscita una storia. Un torrente in piena. Una notte piena di fuochi. Un riso e un sorriso, capaci di tagliare e di mordere – tanto sono affilati e appuntiti. Quando arriviamo, e non è passato molto tempo, al titolo e alla copertina, ho la netta percezione dello scrittore. C’è. Eccome. Uno scrittore che sa stare nel tempo, senza lasciarsi soverchiare, che prende le misure del mondo e delle emozioni, ma non è estraneo alla magia della leggerezza. Si è inventato una lingua, sa quello che vuole, e come lo vuole. La stampa plaude. Il pubblico non di meno. Hanno tutti ragione. E a Paolo piace il futuro.

Alberto Rollo Direttore letterario Giangiacomo Feltrinelli Editore

Ritrova tutti i titoli di paolo sorrentino su Fnac.it

In hanno Tutti ragione Paolo Sorrentino racconta la storia di Tony Pagoda, un cantante melodico con tanto passato alle spalle. il personaggio è ispirato a quello di antonio pisapia, protagonista del primo film di paolo sorrentino L’uomo in più (2001).


Il tempo contato è il mio male peggiore. Trascorro il tempo con l’ansia della sua misurazione e con orologi sempre più precisi scandisco i minuti, i secondi e gli anni all’inseguimento dell’evento, del record, dell’impegno o dell’anniversario che darà a quell’attimo un senso trascendente. È un esorcismo, siamo tutti sciamani con l’orologio al polso, perché saper dire con esattezza l’istante in cui è accaduta una cosa la fermerà in eterno; per questo bisogna ricordare, convinti come siamo che la memoria sia ancora l’unico posto in cui possiamo vedercela con la morte senza perdere in partenza. Forse non è così, forse l’unico modo per vincere il tempo è smettere di considerare ogni istante che trascorre come se fosse una goccia che cade da un rubinetto rotto. Il 2009, come l’anno prima o l’anno dopo, non sono per me che numeri. Ricordo i sorrisi degli incontri, la coda in aeroporto, il mare sotto e il cielo sopra decine di volte, l’ansia di non bastarsi, la certezza meravigliosa che la vita non sia altro che correre per esserci. Io ho corso più che potevo, e il più delle volte dove c’era la mia vita c’ero anch’io. Il resto è calendario, roba buona per i muri.

Michela Murgia Nel 2009 esce Accabadora (Einaudi) con cui michela murgia vince il Premio Campiello nel 2010

☞ roma, 20 aprile 2008

un evento organizzat0 da Fnac per festeggiare la Giornata Mondiale del libro. Una giornata dedicata ai libri, al piacere di leggerli e di condividerli. Michela Murgia dialoga con Gianrico Carofiglio sul piacere di leggere.

©Meloni Deidda

Ho lasciato un idiota e ho trovato un piccolo principe


Ritrova tutti i titoli di quentin tarantino su Fnac.it Quentin Tarantino, Presidente della Giuria del Festival del Cinema di Venezia 2010 Se la sua stella ha iniziato a brillare negli anni Novanta con Le Iene e Pulp Fiction, è nell’ultimo decennio che Quentin Tarantino ha dimostrato di non essere una moda, ma un vero autore, capace di giocare in modo straordinario con la macchina cinema. La saga-culto Kill Bill, il divertissement Grindhouse, ma soprattutto il capolavoro che è Bastardi senza gloria hanno consolidato il geniale regista americano tra le grandi voci di Hollywood. Negli ultimi anni Tarantino ha ulteriormente definito il profilo del proprio “personaggio” prestandosi al ruolo di padrino della retrospettiva dedicata ai B-movies all’italiana alla Mostra del Cinema di Venezia del 2004, e tornando nel 2010 al Lido come Presidente della Giuria, accolto da vera star.

Bastardi senza gloria Regia: Quentin Tarantino Cast: Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger

Nel 2010 Le iene viene pubblicato nella Filmoteca Fnac.


10 anni di fotografia In dieci anni le Gallerie Fotografiche Fnac hanno presentato il lavoro di moltissimi fotografi: dai grandi nomi italiani e internazionali agli autori emergenti, fino ai giovani talenti, spaziando liberamente tra gli innumerevoli codici e linguaggi della fotografia. Linguaggi sempre piĂš complessi e articolati, che fanno eco alla complessitĂ del mondo, seguendo la prima vocazione della fotografia, quella di registrare il reale. Un mondo di immagini con il potere enorme, immobile e silenzioso, di informare, porre quesiti, sorprendere, coinvolgere, sconvolgere ed emozionare.


Michael Ackerman, Alessandro Albert e Paolo Verzone, Pedro Almodóvar, Yann ArthusBertrand, Ragnar Axelsson, Martina Bacigalupo, Bruno Barbey, Patrick Bard, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Guia Besana, Tommaso Bonaventura, Alessandro Brasile, Yul Brynner, Alberto Canale, Eduardo Castaldo, Lorenzo Castore, Carlo Cattadori, Marina Cavazza, Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Cito, Adam Cohen, Francesco Cocco, Roberto Coggiola, Maurizio Cogliandro, Mario Cresci, Inês d’Orey, Daniele Dainelli, Patrizia Di Fiore, Paola De Grenet, Raymond Depardon, Elliott Erwitt, Aldredo Falvo, Mauro Fiorese, Gisèle Freund, Leo Fuchs, Francesco Gattoni, Enrico Genovesi, Simona Ghizzoni, Carlo Gianferro, Alberto Giuliani, Elena Givone, Alessandro Grassani, Nicolas Guerin, Guido Harari, Françoise Huguier, Mattia Insolera, Ewa-Mari Johansson, Adeline Keil, Etsuko Kimura, Douglas Kirkland, William Klein, Arnaud Lesage, Dominique Laugé, Massimo Mastrorillo, Emiliano Mancuso, Martino Marangoni, Dolorès Marat, Mary Ellen Mark, Leo Matiz, Inge Morath, Christopher Morris, Ugo Mulas, Alberto Negrin, Andrea Nisticò, Federico Patellani, Luciano Perbellini, Andrea Pistolesi, Roberto Polillo, Francesco Radino, Man Ray, Alexandra Ribeiro, Marc Riboud, Filippo Romano, Claudia Romiti, Paolo Rosselli, Teresa Sá, Ivo Saglietti, Ferdinando Scianna, Massimo Siragusa, Klavdij Sluban, Chris Steele-Perkins, Ali Taptik, Jean-Luc Thaly, Amadou Traoré, Rui Tremoceiro, Ellen Von Unwerth, Dos Winkel, Paolo Woods, Antonio Zambardino


Dal 2003 il Premio Attenzione Talento Fotografico Fnac seleziona giovani talenti della fotografia italiana e offre loro una concreta possibilità di visibilità e promozione. Ogni anno una giuria di esperti e professionisti del settore seleziona il vincitore e le menzioni speciali, prestando particolare attenzione all’originalità del progetto, alla qualità espressiva e al rigore nella ricerca artistica. In Italia, in 8 anni, il Premio Fnac ha raccolto oltre 3.000 dossier, selezionato 10 vincitori e 23 menzioni speciali. La maggior parte dei fotografi premiati ha avuto contatti con agenzie e giornali, ricevuto opportunità di lavoro o altri premi. Con il progetto Attenzione Talento Fotografico Fnac si propone di scoprire e favorire la nascita di nuovi talenti della fotografia e di diventare, grazie alle sue Gallerie presenti in tutta Europa, un vero e proprio osservatorio della creazione fotografica contemporanea.

Riccardo Scibetta | 2003 Franco Carlisi | 2003 Jacopo Benassi | 2003 Guia Besana | 2004 Simone Martinetto | 2004 Matteo Danesin | 2004 Tommaso Bonaventura | 2004 Vince Paolo Gerace | 2004 Eduardo Martino | 2005 Giorgio Sandrone | 2005 Raul Iacometti | 2005 Sirio Magnabosco | 2005

Mario Rossi | 2006 Fabrizio Bonfanti | 2006 Alessandro Grassani | 2007 Marta Sarlo | 2007 Irene Rubiano | 2008 Giovan Maria Lancellotti | 2008 Calogero Russo | 2009 Matteo Gozzi | 2009 Bart Herreman | 2009 Roberto Boccaccino | 2010 Paola Serino | 2010

Negli anni, il Premio Fnac ha beneficiato della collaborazione di numerosi partner Canon | D- La Repubblica delle Donne | Internazionale | Io Donna | Fuji Toscana Photographic Workshop | Vanity Fair


I VINCITORI

TTENZIONE TALENTO FOTOGRAFICO FNAC

Giorgio Barrera 2003

Emiliano Mancuso 2005 Marco Calò 2004

Mattia insolera 2005

Simona ghizzoni 2006

Elena givone 2006

Massimo Mastrorillo 2007

Stephanie Gengotti 2010 Antonio zambardino 2008

Maurizio cogliandro 2009


Giorgio Barrera Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2003 con Natura cerimoniale dell’identità In queste immagini non c’è niente che non accada tutti i giorni. Nel quotidiano non esiste tempo per riflettere: la fuga è la contemplazione di vite vissute da altri su uno schermo, la cura è la ricerca dei mezzi per poter soddisfare bisogni indotti. Più si accetta di riconoscersi in queste “situazioni” o “falsificazioni”, meno si comprendono la propria esistenza e i propri desideri. Giorgio Barrera (1969) si è diplomato in fotografia presso la Fondazione Marangoni di Firenze dove adesso insegna. Terminati gli studi, dopo un periodo di collaborazione con Joel Meyerowitz, si interessa di sociologia e focalizza la sua ricerca sui rituali quotidiani della vita domestica e la fotografia di paesaggio. Ha ottenuto importanti riconoscimenti tra i quali il premio Baume & Mercier, il Premio Canon e una borsa di studio dal Centro di Arte Contemporanea di Tampere (Finlandia). Tra le sue esposizioni più significative i Rencontres Internationales de la Photographie di Arles nel 2003 e nel 2006 e una mostra site specific a Fotografia Europea a Reggio Emilia nel 2007. Nel 2009 ha realizzato mostre personali presso la Jarach Gallery di Venezia, la Galleria 42 di Modena e al Palazzo delle Esposizioni di Roma.


Marco Calò Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2004 con Single Giovani ritratti in momenti spensierati della loro vita. Il bisogno di lasciarsi andare deriva dalla situazione di stitichezza della società contemporanea. Racchiuso in ogni singola persona questo bisogno fisiologico viene captato dal fotografo Marco Calò che spensieratamente ogni tanto si lascia andare pure lui!

Marco Calò, nato a Lecce nel 1971, vive tra Firenze, Milano e il Salento. Esperto in linguaggi e ambienti multimediali interattivi (Master Multimedia Content Design), insegna fotografia presso il C.E.A.R.T. È il fondatore della rivista on-line Coverzine; collabora con varie riviste e le sue fotografie sono apparse in diversi cataloghi. Nel 2000 pubblica il libro Audience (Cal. co Editore). Oltre al Premio Fnac, vince il Premio Napoli foto-città, il Premio Federchimica, e una borsa di studio presso la Fondazione Studio Marangoni. Tra le principali mostre: Galerie Municipale Du Chateau d’Eau di Tolosa, Palazzo delle Esposizioni a Roma; Triennale di Milano; Photographic Centre Nykyaika di Tampere in Finlandia.


Emiliano Mancuso Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2005 con Terre di sud Ottobre 2002, scoppia la crisi della Fiat. L’azienda torinese comunica i numeri della cassa integrazione e l’elenco degli stabilimenti destinati alla chiusura, tra cui quello di Termini Imerese, in provincia di Palermo. E inizia la rivolta. Da quella vicenda è nata l’idea di un progetto fotografico sul Mezzogiorno che nell’epoca della “globalizzazione” si trova ancora a fare i conti con i vecchi termini della “questione meridionale”: crocevia di sviluppo e sottosviluppo, insieme centro e periferia della storia italiana.

Emiliano Mancuso, nato a Roma nel 1971, ha iniziato tardi a pensare alla fotografia come mezzo espressivo per documentare la storia e rappresentare la realtà. Inizialmente interessato all’immagine come problema filosofico, si laurea in Filosofia nel 1997 per poi specializzarsi in Estetica. Lasciati gli studi postuniversitari, all’età di 28 anni ha iniziato a lavorare nel fotogiornalismo. Nel 2004 ha vinto il premio Canon come Miglior Progetto, nel 2005 il premio FNAC. Nel 2006 ha pubblicato Made in Italy (Trolley editore), libro collettivo sulla crisi in Italia, e nel 2008 Terre di Sud (Postcart editore), sul Mezzogiorno. È membro dell’Agenzia Contrasto.


Mattia Insolera Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2005 con Indocina: tramonto degli ideali Vietnam e Cambogia: due paesi in pieno boom economico che ricordano scene dell’Italia anni ’40. Ma quello che dell’occidente questi paesi recepiscono è forse solo la punta dell’iceberg della nostra cultura: Britney Spears e Francesco Totti. Idoli venerati al pari dei saggi della tradizione buddista in un sincretismo che può stordire il visitatore. Ma tutto può convivere in città come Saigon e Phnom Penh: le bandiere di propaganda comunista e i megaschermi pubblicitari, i casinò e i templi buddisti, giovani intenti allo struscio e cyclo trainati da disperati. Mattia Insolera Mattia Insolera è nato a Bologna nel 1977; lavora e vive a Barcellona. Dopo essere stato il fotografo di Vasco Rossi nel 2003 e 2004, si dedica al reportage e a progetti personali. Nel 2005 pubblica il libro Sfrido (Damiani), un progetto realizzato per il Comune di Bologna. Le sue immagini sono pubblicate sui più importanti magazine italiani e internazionali. Vince numerosi premi, tra cui il Premio Canon, Alberobello Portfolio. Collabora regolarmente con El Periodico. Nel 2009 vince il secondo premio al World Press Photo, nella categoria Daily Life. È rappresentato da Luz Agency.


Simona Ghizzoni Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2006 con Scars. Sarajevo 1996-2006 Sono andata a Sarajevo senza sapere cosa stessi cercando precisamente. La prima cosa che ho scoperto è che è assai più complicato raggiungerla di quello che si creda. La linea ferroviaria non è stata ancora ripristinata e i voli sono scarsi e costosi. Così ho fatto come fanno tutti gli emigrati, ho preso la nave per Spalato e ho attraversato tutta la Bosnia Herzegovina lungo la valle della Miljacka su un vecchio autobus, costeggiando villaggi fantasma imprigionati in una campagna non ancora sminata. Questo lavoro non vuole essere una descrizione della complessa e delicata situazione in cui si trova Sarajevo oggi, a dieci anni dalla fine della guerra. È piuttosto il racconto di un viaggio durante un inverno molto rigido, attraverso una terra tormentata, sospesa nell’impossibilità di dimenticare il suo passato, almeno finché sulla sua terra non si saranno rimarginate tutte le cicatrici della guerra. Simona Ghizzoni è nata a Reggio Emilia nel 1977. Dal 2005 si dedica al reportage e a progetti di ricerca personale, in particolare sulla condizione delle donne. Nel 2006 viene selezionata per Reflexions Masterclass, seminario per giovani autori tenuto da Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret. Lo stesso anno vince il premio Fnac. Nel 2008 con un’immagine del lavoro Odd Days, sui disturbi alimentari, vince il terzo premio al World Press Photo. L’anno successivo lo stesso lavoro vince il Premio Photoespaña Ojodepez Award for Human Values. Nel 2009 con Ghosts, reportage sulle vittime delle mine in Cambogia, vince il 2° premio Magazine Feature Pictures Story at POYI (Los Angeles). Tra le mostre principali ricordiamo In Between a Paris Photo nel 2008, A Minor Place a Paris Photo nel 2009 e Odd Days, Photoespaña 2010. È rappresentata dall’Agenzia Contrasto e dalla Galleria Forma.


Elena Givone Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2006 con Pazi Mine. Attenzione Mine Crescere in una società sconvolta, distrutta, in ricostruzione. Nascere durante o subito dopo la fine di una guerra che nessuno sa tutt’oggi giustificare; essere vittime costanti di un unico grande pericolo: le mine antiuomo. Luoghi incantati, boschi verdi, prati fioriti. Tutto può essere pericoloso. Questi bambini nascono in un momento nel quale in Bosnia ed Herzegovina non c’era ancora nessun tipo di educazione riguardo alle mine, quando ancora il governo chiedeva ai cittadini di portare mine non esplose in cambio di premi in denaro. Troppi terribili incidenti sono successi inutilmente. Una ferita ancora aperta che solo questa nuova generazione potrà definitivamente saldare; un paese sconvolto, ma che vive. Un paese rinato, che ha una nuova generazione intelligente e speranzosa di costruire una nuova nazione europea. Elena Givone è nata a Torino nel 1979. Durante gli studi in scienze internazionali e diplomatiche ha la possibilità di approfondire il suo interesse per la fotografia grazie all’incontro con la sociologia visuale e con il Professor Luigi Gariglio, fotografo al quale farà da assistente per diversi anni. Nel 2006 si diploma allo IED di Torino e vince il premio Fnac. Nel 2007 si specializza alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam, Università d’Arte, dipartimento di Fotografia. Nel 2008 il Museo di Arte Contemporanea di Florianopolis, in Brasile, ospita una sua Mostra personale. Qui svolge per alcuni mesi progetti di ricerca personale, tra i quali porta avanti il progetto Flying Away cominciato tra le strade di Madrid nel 2007. Questa nuovo connubio tra arte e solidarietà diventa fonte d’ispirazione per la giovane artista che, successivamente, seguirà nuovi progetti di solidarietà anche in Africa ed India. Dal 2008 è rappresentata dall’Agenzia Contrasto.


Massimo Mastrorillo Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2007 con City Models Quanto è sovrapponibile il concetto di “città” con quello di “casa”? Cosa rende un centro urbano migliore di un altro? È possibile creare un modello di città, replicabile e ugualmente applicabile in ogni angolo del mondo? Da questo desiderio di indagine nasce il progetto City Models, che attraverso lo sguardo su quattro città – Dubai, Berlino, Tokyo, Shangai – affronta in maniera più intimista e umana il rapporto e il contrasto e la compenetrazione fra l’anima umana e il contenitore cittadino, fra l’invivibilità e il senso di appartenenza. Massimo Mastrorillo è nato a Torino, vive e lavora a Roma. Dopo aver studiato fotografia allo IED di Roma, inizia a lavorare su reportage a lungo termine in Mozambico, Turchia, Iraq e Indonesia. Dal 2005 al 2007 lavora a un progetto personale su nove città nel mondo The Width of the Line. Attualmente sta lavorando a tre progetti: White Murder, sul problema delle morti sul lavoro; The Lands of Shattered Dreams sulle conseguenze della recente crisi economica in occidente e Temporary? Landscapes sulla situazione in Abruzzo, in seguito al recente terremoto. Tra i numerosi premi ricordiamo World Press Photo, Pictures of the Year International, Best of Photojournalism, PDN’s Photo Annual, International Photographer of the Year at the 5th Annual Lucie Awards, e il Sony World Photography Awards. È rappresentato da Luz Agency.


Antonio Zambardino Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2008 con Campania’s Changing Face Con questa documentazione fotografica ho voluto ritrarre il cambiamento del paesaggio in Campania. Nei mesi in cui l’emergenza rifiuti ha avvolto la regione, ho seguito il percorso delle tonnellate di spazzatura raccolta per poter fotografare i luoghi in cui si concludeva il loro viaggio e le conseguenze dei loro spostamenti e interramenti. Le decine di discariche create in Campania hanno rivoluzionato il paesaggio. Terre come quelle intorno a Giugliano, a Santa Maria la Fossa, a Pianura sono state completamente stravolte. La terra napoletana – nell’immaginario collettivo una terra ricca di risorse e bellezze naturali – è oggi diventata una mappa dei nostri scarti, una visione del futuro e il prezzo del nostro sviluppo. Antonio Zambardino nasce a Roma nel 1981. Nel 2004 si diploma allo IED di Roma. Nel 2006 realizza un reportage sulla condizione dei profughi del Nagorno Karabakh in Azerbaijan, esposto nella Biennale di Arte a Teheran (2008). Tra il 2006 e il 2008 si specializza nella post-produzione fotografica di reportage. Dal 2008 si dedica totalmente all’attività fotografica e si trasferisce a Napoli, dove inizia un lungo progetto sulla crisi dei rifiuti in Campania, grazie al quale vince il premio Fnac 2008. È rappresentato dall’Agenzia Contrasto.


Maurizio Cogliandro Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2009 con Un passo dietro te Quello che in principio era nato per evasione, si è rivelato nel tempo una necessità: raccontare l’Italia attraverso la mia storia personale. Un’Italia estraniata e onirica, aldilà di indicazioni geografiche o temporali precise, oltre la storia e la tradizione dove non è più la cronaca o la questione sociale e politica a definire un mondo bensì l’oggi fatto di volti, racconti e suggestioni. Un diario intimo in cui ogni istante vissuto e ogni persona incontrata è tesa a svelare qualcosa di più. Ciò che spesso è poco visibile è ciò che poi rivela la vera natura. Ciò che ho visto e che vedo. Ciò che ho vissuto e che vivo. Semplicemente a un passo da quello che forse è più evidente. Provo a spostare il mio punto di vista, a voltare lo sguardo giusto un passo dietro. Per non perdere mai il contatto. Esattamente a un passo. Maurizio Coliandro è nato a Bracciano (Roma) nel 1979. Studia fotografia a Leeds (UK) e poi a Roma. Riceve il Premio Canon Giovani Fotografi (2005), il Premio Pesaresi (2006) e il Premio Attenzione Talento Fotografico Fnac (2009). Espone in diversi musei e gallerie nazionali e internazionali. I suoi lavori sono stati recensiti da alcune riviste d’arte internazionali, tra cui: Photonouvelles (Francia) e Hotshoe (Uk). Nel 2010 pubblica il libro monografico Lidia, il cielo cade (Edizioni Postcart), un diario intimo e privato sugli ultimi anni di vita della madre. Vive e lavora a Roma. È rappresentato dall’Agenzia Contrasto.


Stephanie Gengotti Vincitore di Attenzione Talento Fotografico Fnac 2010 con Along The River Il 2 novembre del 1975 il corpo di Pier Paolo Pasolini venne ritrovato all’Idroscalo di Ostia. Oggi, questo terreno appartenente al demanio è occupato abusivamente da circa 500 famiglie. Le baracche in legno costruite dai pescatori negli anni ’60, sono diventate con il tempo case per le vacanze e infine dimore fisse, che hanno accolto sempre più famiglie in fuga dalla città troppo cara e caotica. Ora questa gente che ha lottato per quel pezzo di terra, che ha creato una comunità, rischia di perdere tutto. Stephanie Gengotti, nata a Roma nel 1972, dove tutt’ora risiede è di nazionalità Italo/Francese. Laureata come interprete, si diploma in fotogiornalismo alla Scuola Romana di Fotografia. Nel 2003 inizia come fotografa di scena su vari set cinematografici, contemporaneamente si dedica a progetti fotografici a lungo termine di forte impegno sociale. Viaggia spesso in Africa. I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre in Italia e all’estero. Nel 2010 con il progetto Along the river vince il Brand new talent del Magazine Rear View Mirror, ed è finalista del Premio Tabò. Fotografa freelance si occupa principalmente di reportage e ritratto in studio.


La ricordate l’ultima volta che avete usato una cabina telefonica? O l’ultimo fax che avete inviato? O quando avete registrato un programma tv su una videocassetta?


ie g o l o n fa c i e n t o n e t a i t s c s o Que olo die a piutt te oggi s che o ancor diventa ologia. e eranuni sono ia arch r com e prop vera In soli dieci anni le tecnologie sono evolute così profondamente che il passaggio da un formato all’altro, pensate per esempio dalla cassetta, al cd, al file mp3, è perfino più veloce del tempo che serve per liberare gli scaffali di casa da supporti per i quali magari non si possiede nemmeno più il lettore adatto. Non solo cambiamento di piattaforme ma anche integrazione e, soprattutto, non solo evoluzione tecnologica, ma anche disponibilità di nuove funzioni con conseguente, e alcune volte radicale, impatto sulla socialità, sulla vita di tutti i giorni, sull’economia, sul modo in cui ognuno di noi

conduce la sua giornata personale e professionale e le sue relazioni. È quasi ridondante ricordare come l’industria della musica e quella dell’editoria sono sconquassate da internet e dai lettori mp3, dai computer in formato tablet, dai lettori per i libri elettronici, i cosiddetti e-book, un processo ancora in corso ma che si è inevitabilmente innescato. L’informazione (un testo, un brano musicale, un software) non ha bisogno di fisicità per essere trasferita, condivisa, diffusa. Non servono, almeno in teoria, supporti di plastica o carta, sempre


e e ee, r a ic id l b e b r pu divide ti, n u con ieri, sponi, s , i pen rmaz ilmati i info agini, f , luogh i t m n m i me ero u c do sto z a co

meno se ne farà uso, anche se la gran parte di noi mai abbandonerà il piacere di tenere in mano un libro o una rivista ed è giusto che così sia. Ma magari si può fare a meno di un’enciclopedia che occupa molto spazio sulla libreria e che diventa poco efficace consultare quando sul computer o sul telefonino un qualsiasi motore di ricerca ci può dare l’informazione che serve subito, in modo completo e tanto approfondito quanto si desidera. Lo stesso per i programmi software: gli utenti degli smartphone di ultima generazione lo sanno bene, si comprano applicazioni con un clic e si scaricano direttamente nel dispositivo, è sempre più raro acquistare scatole con cd-rom e manuali di carta. Insomma l’informazione si sta rapidamente liberando dalla sua forma atomica per diventare esclusivamente bit, un bel cambiamento con tutte le sue conseguenze anche sul sistema economico. Ma non l’unico. Anche le relazioni tra le persone, tra amici, familiari, colleghi si sono trasformate grazie alla facilità di connessione, di comunicazione e alla drastica riduzione di cui sono stati protagonisti i costi per comunicare. Un tempo quando si alzava il telefono si chiamava un’abitazione o un ufficio, oggi si chiamano le persone, c’è chi il telefono fisso a casa non lo installa più ma magari ha due o tre cellulari. Gli strumenti di comunicazione tramite internet: i social


network, la messaggistica istantanea e, naturalmente, la posta elettronica (che dai più tecnologicamente appassionati è considerata ormai strumento superato) hanno annullato distanze, fatto a pezzi i fusi orari, dato a tutti noi la possibilità di inviare un messaggio a chiunque, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo alla velocità della luce e a costo prossimo allo zero. Il bello è che questo potenziale destinatario può certamente essere un amico, un parente o un collega, ma può anche essere tutta la rete, qualcuno ricorda il fenomeno dei blog, anche questo ormai consolidato: i primi erano definiti come diari personali, poi l’evoluzione ha portato

a fare sì che questi strumenti diventassero contenitori di informazioni, riflessioni, persino aggregatori di persone unite dai medesimi desideri o dalla volontà di aggiungere la loro voce per fare viaggiare più velocemente un messaggio che condividono. Il social network ha fatto il resto dando nuova ‘potenza di fuoco’ ai blog e creando anche per chi alla rete fino a quel momento non si era avvicinato, un’efficace porta di ingresso dove pubblicare e condividere idee, pensieri, spunti, informazioni, immagini, filmati, documenti, luoghi a costo zero, con migliaia, milioni di altri utenti.

Blog, contenuti e persone I blog si sono trasformati. Da diari personali e individuali, sono oggi diventati dei contenitori piuttosto complessi a cui collaborano persone con interessi simili. Per gestirli, sono disponibili degli strumenti come Wordpress: una piattaforma totalmente gratuita che permette a tutti di inserire articoli e post di blog senza per forza conoscere l’HTML o altri linguaggi. Inoltre, con un clic è possibile vestire graficamente il proprio blog con tanti layout personalizzabili e scaricabili gratuitamente. È fruibile con molti dispositivi diversi: computer, netbook, tablet, smartphone, ecc… L’interfaccia di Wordpress permette di gestire ogni aspetto di un blog, compresi permessi degli utenti che possono aggiungere e modificare i contenuti.

Utilizzarlo è estremamente facile. Grazie al text editor, non è necessario conoscere l’HTML o altri linguaggi.

È possibile aggiornare un blog anche con uno smartphone.

Tante vesti grafiche fra cui scegliere quella più adatta al proprio blog.


Geolocalizzazione lato social Foursquare è uno dei social network che consentono, utilizzando uno smartphone, di condividere sul profilo online la propria posizione in tempo reale. Ecco un esempio.

Leggo i consigli e le recensioni degli altri utenti.

Sono in Via Torino a Milano. Scorro la lista dei luoghi vicini e seleziono la Fnac.

Entro nel negozio, faccio il check-in e condivido la posizione con i miei amici.

far sapere ad amici, colleghi e conoscenti dove ci si trova in un determinato momento e con chi

E poi? Che succederà nei prossimi dieci anni? Quali nuove evoluzioni tecnologiche e quali impatti sul nostro modo di vivere? Qualche primo segnale già arriva, avete mai sentito parlare di crowdsourcing? E di geolocalizzazione? E di nuove tecniche per la fabbricazione? Il crowdsourcing è un concetto che descrive la possibilità di accedere a risorse distribuite per eseguire un lavoro, un progetto in tempi rapidissimi, con costi competitivi e alta qualità. Un esempio? Pensate di dover tradurre il manuale d’uso di una nuova macchina fotografica in cinque lingue e di doverlo fare in una settimana, con il crowdsourcing, usando gli appositi servizi disponibili su internet, potete inviare il documento a decine di traduttori in tutto il mondo, ognuno si occuperà di un capitolo in una lingua e nel giro di una settimana avete i vostri cinque manuali perfettamente tradotti. La geolocalizzazione sta diventando rapidamente popolare, esistono social network che

consentono, usando uno smartphone, di condividere sul profilo online la propria posizione in tempo reale, e sono sempre di più coloro che desiderano far sapere ad amici, colleghi e conoscenti dove si trovano in un determinato momento e con chi. Si tratta di applicazioni che potenzialmente possono cambiare molte cose: dalla reperibilità, alla possibilità di tenere traccia di tutti i propri spostamenti, dal rendere disponibili informazioni specifiche legate ai singoli luoghi, per arrivare perfino a iniziative promozionali e di marketing. Ma è la fabbricazione di oggetti con processi del tutto innovativi resi possibili dalle nanotecnologie, quindi dalla possibilità di manipolare la materia a livello atomico, che rappresenta uno dei filoni di sviluppo maggiormente affascinanti. Queste tecniche avranno impatti sociali molto forti perché, oltre a permettere di realizzare materiali del tutto nuovi (per esempio pelle per sedili di auto che non si scalda nemmeno se resta tutto il giorno


sotto il sole) consentiranno di ridurre di moltissimo gli scarti da produzione industriale e di sviluppare prodotti più facilmente riciclabili. Una rivoluzione non solo per l’economia delle imprese manifatturiere ma anche sul piano dei consumi e del processo di riciclaggio, quindi sull’impatto che i rifiuti hanno sull’ecosistema. Queste tecniche sono ancora lontane dal poter essere impiegate in modo diffuso ma non così remote: già oggi è possibile acquistare a un costo poco superiore a mille euro, stampanti tridimensionali che consentono a chiunque di produrre oggetti al momento, proprio come con le stampanti tradizionali si stampano documenti quando servono. Altri segnali di futuro giungono dal mondo delle energie alternative con sistemi microeolici capaci di produrre energia dal vento che possono essere posizionati sui tetti delle case; con celle fotovoltaiche spesse quanto una pellicola che possono essere posizionate praticamente ovunque; con sistemi capaci di recuperare l’energia meccanica che altrimenti andrebbe persa, è per esempio allo studio un dispositivo telepass (quello che consente di pagare l’autostrada senza fermarsi al casello) che non avrà più bisogno di batteria perché sarà in grado di ricaricarsi automaticamente sfruttando le vibrazioni del vetro dell’auto al quale è fissato. Segnali dal futuro, anticipazioni di tecnologie che continueranno a cambiare non solo il modo di vivere di ognuno di noi, così come è avvenuto negli ultimi dieci anni, ma anche l’economia, l’industria, la struttura economica e sociale perché porteranno, e in parte lo stanno già facendo, nuove opportunità che per essere colte richiedono un nuovo modo di vedere le cose, un nuovo approccio, una nuova cultura, un nuovo concetto di concorrenza, di capitale, di relazione tra produzione di valore e sostegno sociale, di relazione con l’ambiente, con la cultura e con l’arte. Emil Abirascid

Emil Abirascid giornalista, si occupa di innovazione che si fa impresa. Scrive di innovazione e imprese innovative su Wired e Il Sole 24 Ore e partecipa regolarmente a incontri e convegni dedicate all’ecosistema dell’innovazione. È fondatore di Startupbusiness, il business network dei protagonisti dell’innovazione (www.startupbusiness.it).

www.abirascid.com Twitter e Skype: emilabirascid

un nuovo concetto di concorrenza, di capitale, di relazione tra produzione di valore e sostegno sociale, di relazione con l’ambiente, con la cultura e con l’arte.


Pubblicazione a cura di Fnac Italia S.p.A. Stampato da Arti Grafiche Boccia Grafica e impaginazione di Barbara Calanca Redazione a cura di Alessandra Cozzolino, Leonardo De Santi, Valeria Moreschi, Désirée Zucchi

© degli autori dei testi e delle immagini Per i passi antologici, per le citazioni, per le riproduzioni grafiche e fotografiche appartenenti a proprietà di terzi, inseriti in questa pubblicazione, Fnac è a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire nonché per eventuali non volute omissioni e/o errori di attribuzione nei riferimenti.

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Magazine speciale 10 anni di Fnac | 2000-2010  

Una pubblicazione speciale, a tiratura limitata, in occasione del 10° compleanno di Fnac. Un ritratto di Fnac attraverso la musica, la fotog...

Magazine speciale 10 anni di Fnac | 2000-2010  

Una pubblicazione speciale, a tiratura limitata, in occasione del 10° compleanno di Fnac. Un ritratto di Fnac attraverso la musica, la fotog...

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