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MENSILE DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE DEI MISSIONARI DI SAN CARLO BORROMEO

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Anno XVI, n. 8/9 agosto/settembre 2012 - € 1,50

fraternitàemissione Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art 1, comma 1, LO/MI

www.sancarlo.org

I bambini ci guardano N

on c’è compito più difficile e affascinante per un sacerdote di parlare di Dio ai bambini. Molti pensano che per i piccoli non sia ancora giunto il tempo di ascoltare temi così elevati. Si vede che non hanno mai veramente ascoltato un bambino, ricevuto le sue confidenze. Anch’io, che ho solo esperienze di zio e pro-zio, so benissimo che l’infanzia è l’epoca dello stupore e dei “perché?”, epoca metafisica e religiosa per eccellenza, momento favorevolissimo per iniziare una catechesi con i piccoli. Loro non hanno bisogno di essere obbligati a pensare, a capire, a ricordare. Per un bambino è naturale chiedersi, guardando un giocattolo: «Chi l’ha fatto?», e guardando il cielo: «Chi vi abita?». È naturale per lui, di fronte al misterioso esserci delle cose, sentirle come animate e familiari compagne di viaggio. Il bambino percepisce le voci che vengono dalle piante, dagli animali, dai volti, non perché è un visionario, ma perché non è distratto dalla vita. È tutto concentrato su ciò che sta accadendo nell’istante.

di Massimo Camisasca

foto giovanni Zennaro

LA FRATERNITÀ SAN CARLO NEL MONDO: ALVERCA PORTOGALLO ASUNCIÓN PARAGUAY BOLOGNA ITALIA BOSTON USA BUDAPEST UNGHERIA CHIETI ITALIA CITTÀ DEL MESSICO MESSICO COLONIA GERMANIA CONCEPCIÓN CILE DENVER USA FROSINONE ITALIA FUENLABRADA SPAGNA GROSSETO ITALIA GROTTAMMARE ITALIA LONDRA GRAN BRETAGNA MILANO ITALIA MOSCA RUSSIA NAIROBI KENYA NAPOLI ITALIA NOVOSIBIRSK SIBERIA PESARO ITALIA PRAGA REPUBBLICA CECA ROMA ITALIA SAN PAOLO BRASILE SAN QUIRICO ITALIA SANTIAGO DEL CILE CILE ‘S-HERTOGENBOSCH OLANDA TAIPEI TAIWAN TRIESTE ITALIA VIENNA AUSTRIA VIGEVANO ITALIA WASHINGTON USA

Nei piccoli è quasi spontanea la passione per le storie e per la storia. Perciò, come non bisogna aver paura di parlare loro di Dio, del Paradiso, della preghiera, degli angeli, nello stesso modo non bisogna pensare che non siano interessati alla storia. Adamo, Noè, Mosè, Davide… attraverso la nostra narrazione (che oggi può essere facilmente arricchita da brevi spezzoni di filmati) diventano, prima ancora dei personaggi dei cartoni animati, i loro eroi, che si imprimeranno per sempre nella loro memoria. Li porteranno dentro di sé anche quando penseranno di averli dimenticati. Allo stesso modo l’umanità luminosa di Gesù, le avventure di san Pietro e di san Paolo, li introdurranno ai tempi più maturi dell’esistenza che necessitano di memorie fondamentali e piene di realistica speranza. I bambini ci obbligano a riscoprire la nostra fede, a scuoterci di dosso tutto ciò che è abitudine o dovere e a rivivere, con la leggerezza e la letizia dell’infanzia, la consapevolezza talvolta ardua della maturità.

PASSIONE PER LA GLORIA DI CRISTO


«Se non sarete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli», cioè non entrerete nel regno della realtà, nella realtà vera delle cose. Luigi Giussani

2 Una vacanza al Parco nazionale d’Abruzzo. Un palcoscenico sudamericano. Un filmato di Youtube in classe. Tre missionari raccontano come insegnano la fede ai bambini. E cosa imparano da loro

Domenico Mongiello, 40 anni, di Potenza, quando non fa catechismo è l’economo generale della San Carlo.

Ettore Ferrario, milanese di 36 anni, ha al suo attivo diversi anni di missione in Paraguay e in Kenya.

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AGOSTO/SETTEMBRE

OGNI ABBRACCIO DELLA MAMMA È UN MIRACOLO di Domenico Mongiello

«Se Giuseppe non si trovava in Egitto al tempo della grande carestia, la discendenza di Giacobbe si sarebbe estinta. Allora non fu un male quando i fratelli, per invidia, lo vendettero». Mario (nome di fantasia), dieci anni, trae questa conclusione dopo aver ascoltato la storia di Giuseppe e i suoi fratelli che suor Maria Grazia ha raccontato. Siamo nel Parco nazionale d’Abruzzo, durante quattro giorni di vacanza organizzata per cinquantacinque bambini delle elementari alla fine dell’anno sociale delle “Stelle di san Lorenzo”, gruppo della parrocchia della Navicella di Roma che ho l’incarico di seguire. «Non è proprio così, Mario», lo correggo. «Bisogna distinguere fra il male che fanno gli uomini, che tutti facciamo, che è sempre da condannare, per cui bisogna chiedere perdono; e la storia di bene che Dio realizza, nonostante il male degli uomini, quasi attraverso il loro male». La distinzione lo convince. Anche gli altri cinquantaquattro, che partecipano a questo breve momento di dialogo di fine vacanza, sembrano intuire la differenza dei piani. «Anch’io, Nel prosieguo della concome i fratelli versazione, Laura (nome di di Giuseppe, fantasia), nove anni, conho provato fessa: «Anche io, come i frainvidia quando telli di Giuseppe, ho provato invidia quando è nato è nato il mio il mio fratellino, perché fratellino» mamma prestava a lui tutte le attenzioni. L’ho anche picchiato quando era nella culla. Poi mi sono rassegnata alla sua presenza». Il coraggio di Laura rompe gli indugi di molti. Tutti quelli che hanno fratelli più piccoli si erano immedesimati con Ruben, Giuda, Simeone e tutti i fratelli più grandi di Giuseppe. Che sollievo sapere che per tutti i “primi figli” c’è questo dramma da attraversare! E che liberazione poter confessare questa debolezza, poterne parlare insieme, scoprire che in fondo è più bello avere fratelli che rimanere soli, che l’amore della mamma e del papà sono unici per ciascuno. Gesù stesso ama tutti in modo particolare, unico, tanto che ha dato la sua vita per ognuno di noi. Il tema del peccato come ferita dell’amore era emerso già durante l’anno, tra i bambini che abbiamo preparato per le prime confessioni e le prime comunioni. Per loro i peccati più gravi sono pensieri, parole, opere e omissioni che “sporcano” i rapporti vitali, quelli con i genitori e con i fratelli. Lì il dolore si fa sentire più in profondità: si avverte di aver fatto qualcosa d’irreparabile che ha bisogno del perdono, quello vero. Qualcosa che mendica la benevolenza e la misericordia dell’altro. È sorprendente che per i bambini, quando cominciano ad avere coscienza del peccato, non è mai scontato neanche il perdono dei genitori. È sempre una meraviglia, una gratuità non dovuta, che dà vita. Tanto più che per loro è molto chiaro che, per riparare a un danno fatto, c’è bisogno di una qualche “espiazione”: ma questa, normalmente, come per miracolo, viene loro risparmiata da un nuovo abbraccio della madre. Attraverso queste esperienze tutto diventa potenzialmente un miracolo, un riflesso della bontà di Dio, che ai

Piccoli cuor

piccoli si manifesta in modo più immediato: anche nella creazione e nella comunità di cui, timidamente ma profondamente, hanno già coscienza di far parte. Durante la vacanza, un giorno, ci siamo arrischiati a portarli in quota tutti, anche i più piccolini di sei anni. Una passeggiata di quasi tre ore e di più di 500 metri di dislivello. Arrivati su, la fatica che aveva sfinito molti è passata in un attimo. Guardando le cime che circondavano gran parte dell’orizzonte, il silenzio e lo stupore invadevano l’anima di questi piccoli, che nel loro cuore, forse senza esserne coscienti, lodavano Dio. Lo stesso silenzio è calato all’improvviso quando abbiamo iniziato la celebrazione della messa in albergo. Durante l’anno abbiamo spiegato le parti fondamentali della messa, senza mai insistere troppo sul suo valore. Eppure essi sapevano che quel momento era proprio per loro. E noi adulti lasciavamo che ancora una volta Cristo stringesse i suoi piccoli a sé.

A CATECHISMO DAL PICCOLO PRINCIPE di Ettore Ferrario

Tutto ha avuto inizio con le immagini. Quando sono arrivato ad Asunción, nel settembre 2004, nell’atrio della parrocchia San Rafael era esposta la mostra sulla Cappella degli Scrovegni di Giotto. Con gli altri missionari abbiamo iniziato a usare i pannelli insieme al libro Il Cristianesimo è un avvenimento, per la catechesi ai ragazzi. Risultato? Facce incollate alle immagini, pioggia di domande

Aut. del Trib. di Cassino n. 51827 del 2-6-1997 - DIRETTORE: Gianluca Attanasio REDAZIONE: Fabrizio Cavaliere, Jonah Lynch, Francesco Montini, Marco Sampognaro HANNO COLLABORATO: Roberto Amoruso, Massimo Camisasca, Ettore Ferrario, Mario Follega, Domenico Mongiello, Patrick Valena PROGETTO GRAFICO: G&C IMPAGINAZIONE: Fabrizio Cavaliere STAMPA: Arti Grafiche Fiorin, San Giuliano Milanese (Mi) REDAZIONE E UFFICIO ABBONAMENTI: Via Boccea 761 - 00166 Roma Tel. + 39 0661571400 - fm@sancarlo.org ABBONAMENTI base € 15 - sostenitore € 50 - C/C 72854979 IBAN: IT04T0351203206000000098780 OFFERTE c/c postale 43262005 codice IBAN: IT72W0351203206000000018620 WWW.SANCARLO.ORG


Se qualcosa è capace di vincere l’uomo, il suo dispotismo, la sua violenza, la sua avidità, questa è l’inermità del bambino. Joseph Ratzinger

AGOSTO/SETTEMBRE

ri crescono

e reazioni a volte quasi stranite: i ragazzi, pur esperti di Antico e Nuovo Testamento, mancavano totalmente dell’esperienza visiva. A partire da quell’esperimento, e incoraggiati dagli amici Aldo e Paolo, abbiamo iniziato un lavoro con i chierichetti: da un lato raccontando loro la storia della prima evangelizzazione in Sud America attraverso le vetrate della chiesa di san Rafael, dall’altro spiegando la messa attraverso i concetti di “materia” e “forma”: la materia di acqua, vino, olio e dell’uomo trasfigurate dalla grazia santificante di Gesù attraverso parole semplici e millenarie. Ci vedevamo ogni sabato mattina per l’entrenamiento, mangiavamo insieme, e preparavamo la messa come Gesù con i discepoli. Con alcuni ragazzi è nato il desiderio di un’amicizia più piena. Così abbiamo deciso di avviare il gruppo delle medie «Los buscadores de la tierra sin mal», con un in-

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Un momento della festa delle ordinazioni sacerdotali del 23 giugno scorso (foto Giovanni Zennaro). Sotto, una scena de Las Crónicas de Narnia.

contro il mercoledì pomeriggio. Canto, studio, gioco e preghiera, finché il tempo passato assieme non ha fatto maturare l’opportunità di lanciarci in una esperienza di catechesi totalizzante: il teatro. Ha lanciato l’idea Olga Narvaez, poi “colonna adulta” della compagnia: «Perché non facciamo qualcosa di grande che li coinvolga totalmente, intelligenza, volontà, impegno, immedesimazione?». El principito (Il piccolo principe) era la rappresentazione giusta per cominciare. Quella frase - «L’essenziale è invisibile agli occhi» - illuminava il mistero dei sacramenti. E la sfacciataggine del piccolo principe di fronte all’aereo irreparabilmente danneggiato, il suo non accontentarsi delle risposte evasive degli adulti, la sua irriducibilità a schemi di potere e calcolo, mostravano ai ragazzi la potenza della curiosità e dell’affetto. Siamo partiti con l’audizione dei bambini, abbiamo scelto i personaggi più importanti e assegnato le parti e gli incarichi. Strada facendo abbiamo imparato anche noi molti aspetti: l’importanza della postura del corpo per esprimere la gioia o la rabbia, il valore del silenzio e della concentrazione, il ruolo decisivo dei particolari. Anche nel modo di rappresentare un fiore si può esprimere un’unità. Ci ha guidato la frase di santa Caterina che invita a «desiderare le cose grandi perché Dio è grande». L’esperienza del primo spettacolo ci ha lasciato gioia, unità, stanchezza, e soprattutto il desiderio di ripetere l’esperienza. Detto, fatto: sono seguiti Trampagote de la Mancha y su escudero Chiquipanza, brilAnche nel modo lante sia per i testi sia per la disinvoltura dei ragaz- di rappresentare zi, bravi a rendere non un fiore si può solo i due personaggi esprimere principali, ma anche la un’unità pena della famiglia e l’amore per Dulcinea. E poi lo spettacolo forse più legato alla catechesi dei ragazzi, Las Crónicas de Narnia. Ricordo che la sera in cui abbiamo deciso i personaggi principali, la madre di un ragazzo ci ha telefonato lamentandosi perché il figlio era stato scelto come Edmund, il traditore. «Signora – le ho risposto – suo figlio avrà una grande opportunità di capire sulla propria pelle il dolore, conseguenza del suo tradimento, ma anche la gioia e la pace per il grande perdono». Anche genitori e adulti si sono molto coinvolti in questa catechesi di vita. Le Cronache ci hanno insegnato anche l’importanza di lavorare assieme e le conseguenze dell’errore di uno solo sull’operato di tutti. Quante volte, per esempio, abbiamo riprovato la scena di Lucy che dall’armadio si ritrova in un mondo nuovo e incontra il fauno! Come anche l’incoronamento finale! Oggi io non sono più in Paraguay, ma il teatro va avanti: dopo Pinocchio, Alice nel paese delle Meraviglie, La storia dei primi missionari in Paraguay, a settembre ci sarà Il principe e il povero, un classico di Mark Twain. Come il maestro disse a Lucy, al finale dell’opera: «Una volta re, si è re per sempre».

UN PERCHÉ SEMPRE PIÙ GRANDE di Roberto Amoruso

Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur (Ciò che si recepisce dipende da chi recepisce). È una frase che tutti i miei studenti, dalle elementari alle superiori, conoscono. Li fa riflettere. >>


LIBRI PER GRANDI E PICCINI >>

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Benedetto XVI I miracoli di Gesù Con una prefazione di Massimo Camisasca Piccola Casa Editrice 2012 pp. 48 - euro 10

Andrea Marinzi, Anna Casaburi, Arcadio Lobato La storia di Abramo La scuola 2011 pp. 44 - euro 5,50

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Andrea Marinzi, Anna Casaburi, Arcadio Lobato Maria e Giuseppe La scuola 2011 pp. 40 - euro 5,90

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NUOVA RUBR

«Caro do esistono Roberto Amoruso, classe 1964, è a Washington da sette anni. Qui a fianco, uno scorcio sul Campidoglio, Washington D.C. (foto Luca Nebuloni).

>> In questi anni ho insegnato religione alle elementaAlle superiori l’approccio cambia. In una prima fase, pongo sul tavolo questioni inerenti la vita dei ragazzi e ri, ai tre anni delle medie e all’ultimo anno delle supeil significato di ciò che vedono, sul loro modo di vivere riori. Le differenze sono evidenti. e pensare, sulle aspettative che nutrono. Questi interroAlle elementari la lettura viene accompagnata dalla gativi dominano quasi tutti gli aspetti della lezione. I drammatizzazione, dal disegno, dall’inventare qualche ragazzi sono più formati rispetto ai più piccoli, ma non verso che possa aiutare l’immaginazione del bambino. sono abituati a pensare alle ragioni. Tento perciò di Alcuni cominciano a leggere e a fare domande sulla reistillare in loro delle domande sulla felicità, sul desilazione fra i vari protagonisti delle storie e Dio. I motivi derio, sulla ragione e sulla fede, che li aiutino a espridi un’amicizia o di discordia, la ragione di un’azione di mere giudizi, a guardare a se stessi, e diventare Dio o di un uomo, il susseguirsi di decisioni che portaresponsabili. no alla pace o alla guerra sono al centro del dialogo. Molti di loro sperimentano la divisione della famiglia Con i ragazzi delle medie intraprendiamo una lettura in quanto i genitori sono divorziati. Per questo fare attendel testo più approfondita. Inizio a spiegare la Storia delzione in classe non è facile. Il desiderio la Salvezza, la Chiesa e i Sacramenti, anidi felicità fa così da fulcro in quasi tutti mando la lezione con quesiti che implicagli argomenti che studiamo: la felicità no un giudizio sulle situazioni in cui si troConduciamo della persona, la tua felicità, il tuo sogno vano i personaggi delle letture e dei film. lo sguardo dentro ad ogni sogno. Quello che viene Gli studenti hanno una coscienza più prodei ragazzi storpiato nei videogiochi, nei film, nei fonda della propria appartenenza. Essi oltre i loro dialoghi fra di loro viene affrontato in reagiscono ai contenuti che leggo, partenschemi, perché classe. Molto spesso mi avvalgo di qualdo dal loro punto di vista. Posso così affronche video, magari con l’aiuto di YouTube, tare le ragioni storiche di ciò che insegno. capiscano che possa aprire i loro occhi verso realtà Soprattutto quando si parla dei sacrache la mente che non conoscono ancora o a situazioni menti, provo ad essere più preciso sulle vae il cuore che nessuno vuole vedere: una madre rie “chiese” e la loro origine, pur senza dell’uomo hanno che ha adottato dodici bambini seriascendere troppo nel dettaglio. bisogno di aiuto mente handicappati, missionari o popoIn terza media, quest’ultimo anno, c’era lazioni in condizioni assurde, bambini o il figlio di un pastore protestante. Dal ragazzi della loro età costretti a lavori modo in cui interagiva durante le lezioni, forzati o a combattere, libertà non rispettate, vite perse. pieno di curiosità, emergeva come stesse entrando in conCerco di condurre lo sguardo degli adolescenti oltre se tatto con una realtà fino ad allora sconosciuta, o al più instessi e i loro schemi, perché essi comincino a capire travista solo da un lato negativo. Non si può negare, d’alche il cuore e la mente dell’uomo hanno bisogno di tra parte, che la mentalità comune sia costellata di attacaiuto. Un’introduzione all’umiltà. chi alla Chiesa Cattolica. Nella cultura puritana il male Per una coincidenza interessante, quest’ultimo anno non deve esistere e l’uomo deve essere perfetto di fronla lezione con i ragazzi delle superiori era subito dopo te a Dio e agli uomini: qualunque alterazione di tale perquella con i bambini di quarta elementare. Spesso gli fezione risulta in uno scandalo e in una incapacità di peratteggiamenti e le argomentazioni erano gli stessi, e tradono. Anche per questa ragione, noi insegnanti siamo sformavo questo fatto in una domanda per loro: che cosa molto contenti quando dobbiamo chiedere scusa agli stusignifica che voi di quarta superiore avete reagito come denti per qualche nostro errore, anche quando sempliquelli di quarta elementare? Quidquid recipitur ad cemente non sappiamo o non ricordiamo qualcosa delmodum recipientis recipitur. E lì cominciava la solita la nostra materia. Questo li sorprende ed è una grande bagarre... esperienza per tutti.

Le domande dei bambini e significative di quelle de Il superiore generale della risponde (e aiuta i genitor

LE DOMANDE DEI NOSTRI

Per inviare a don Massimo le dom su Dio, sulla Chiesa, sull’uomo, sc


La Fede è una sposa fedele. / La Carità è una Madre / la Speranza è una bambina da nulla / eppure è questa bambina che traverserà i mondi. Charles Péguy

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AGOSTO/SETTEMBRE

RICA Imparare da Paolo

on Massimo, perché uomini cattivi?»

sono spesso più vere egli adulti. a Fraternità san Carlo ri a rispondere)

P

erché Gesù e Dio “vogliono” che succedano cose brutte: la morte, gli tsunami, i terremoti, gli incendi? Come è possibile che Dio permetta che ci siano uomini cattivi? È certamente questa la domanda più difficile e più importante, che ha occupato e occupa il cuore degli uomini, anche dei grandi geni e dei grandi santi. Sant’Agostino si chiedeva: «Se c’è Dio da dove spunta il male?». Riassumo qui in poche parole una risposta che esigerebbe molto spazio. Dio ha creato l’uomo libero di dire “sì” o “no” alla sua proposta di alleanza. L’uomo può, dunque, scegliere il bene o il male, aderire a Dio o al diavolo. Poiché di fatto l’uomo fin dall’origine del mondo, ha scelto il male, nel mondo è entrata la morte. Ma Dio ha mandato il suo Figlio per salvarci dal male. Non ha tolto la morte, che è necessaria per il passaggio ad una nuova vita, ma l’ha resa non una sconfitta ma una vittoria. Santa Teresa del Bambin Gesù ha scritto: «Io non muoio, entro nella vita». In analogia a quanto detto Dio non ha creato un mondo perfetto. Anche il mondo, la natura, dev’essere rinnovata dall’interno e, come dice san Paolo, salvata dalla corruzione. Per questo aspettiamo anche il rinnovamento del mondo, cieli e terre nuovi quando tutto l’universo sarà salvato e trasformato in una bellezza definitiva.

C

ome si fa a sapere che esiste il paradiso se nessuno ne è mai tornato? Lo sappiamo attraverso diverse strade. Gesù ci ha parlato del paradiso, ci ha parlato cioè della vita che ci attende oltre la morte, una vita segnata dalla gioia e dall’amicizia fra Dio e gli uomini. Inoltre se viviamo secondo i comandamenti di Dio e riceviamo i suoi sacramenti, già inizia per noi un poco la vita del paradiso. Già su questa terra possiamo cominciare a vivere nella pace e nella gioia. Sulla croce, prima di morire, Gesù ha detto al ladrone pentito: «Oggi sarai con me in paradiso». Queste sue parole ci assicurano dell’esistenza di una vita oltre la morte in cui possono entrare tutti coloro che si affidano al perdono misericordioso di Dio. Là troveremo tutte le persone che abbiamo amato e che amiamo e soprattutto potremo conoscere Dio ancora più profondamente di quanto lo abbiamo conosciuto sulla terra. Il paradiso non è un’eternità noiosa, ma è una vita sempre nuova. Le persone che amiamo sono infatti fonte di continua novità per noi.

Massimo Camisasca con alcuni bambini di Kahawa Sukari, durante una visita alla missione di Nairobi (Kenya).

I FIGLI

mande dei bambini di tutte le età, crivere a: pr@sancarlo.org

I

n paradiso si diventa vecchi o si rimane giovani? Trovo molto interessante la risposta che dà sant’Agostino nel libro La città di Dio. Egli sostiene che in paradiso avremo sempre trent’anni, l’età della maturità di Gesù. Là non ci saranno vecchiaia, né malattie né acciacchi. Saremo sempre in forma, anzi molto di più di quanto possiamo immaginare. Non possiamo dire di più, ma sappiamo che in paradiso troveremo tutto ciò che di bello abbiamo vissuto secondo un’intensità e una luce infinitamente più grande.

di Mario Follega

Qualche settimana fa, nella parrocchia di cui sono responsabile, c’è stato il ritiro delle prime comunioni. C’erano sessantadue bambini, con i rispettivi genitori, quasi tutti. Dopo aver pregato insieme (ed è già un evento che genitori e figli preghino assieme) Mario Follega, 46 anni, trombetti- abbiamo fatto una cacsta ed ex-aviere, è parroco di San- cia al tesoro, a cui hanno t’Antonio da Padova, a Frosinone. partecipato anche i papà e le mamme, piuttosto movimentata (un ragazzo si è anche rotto un braccio). Poi siamo andati in chiesa, per la messa di mezzogiorno. Io mi ero preparato una bella omelia… ma, dopo qualche parola, un bambino alza la mano. «Dimmi», lo esorto. Lui mi pone una domanda sulla malattia. C’era, infatti, un bambino tra noi il cui papà non era presente perché stava molto male. Mi hanno incalzato, uno dopo l’altro, per venti minuti: che cos’è il dolore, che cos’è il paradiso, che cosa si fa in paradiso, ci sono gli insegnanti in paradiso… Domande come solo i bambini sanno fare. Pranziamo insieme, poi ci dividiamo: io resto con i genitori e tengo loro un incontro sul tema “essere padre e madre”, approfittando di una delle rare occasioni in cui posso parlare a tanti papà. Dopo la grande partita finale a pallone, siamo tornati a casa. Distrutti ma contenti, sia noi sacerdoti sia i genitori. Il giorno dopo era lunedì. E tutti i lunedì noi sacerdoti (siamo in tre ad abitare insieme) abbiamo una giornata di lavoro e di riposo in comune, che costituisce per noi un momento centrale nella settimana. Invece quel giorno, al mattino presto, è accaduto un fatto assolutamente imprevisto: era morto, durante la notte, il papà di quel bambino da cui era nata la domanda durante la messa. Noi tre ci siamo guardati e, dopo un momento di incertezza sul da farsi, ci siamo detti: «Andiamo! Andiamo a casa di quelle persone (il padre era morto in casa), e stiamo con loro». Naturalmente abbiamo trovato un grande dolore. Abbiamo pregato un po’ insieme, poi mi sono accorto che i figli non c’erano: né quello che aveva partecipato al ritiro, Paolo, di quarta elementare, né quello più piccolo, di seconda. Ho invitato tutti ad uscire dalla stanza e sono rimasto un po’ insieme alla mamma di Paolo. Le ho chiesto dove fossero i bambini. «I bambini li abbiamo mandati da mia sorella, non sanno niente, sono indecisa se dire loro la verità o no». Le rispondo: «Hanno visto il papà che stava male. Secondo me, per il modo in cui avete vissuto fino a questo momento la malattia, sarebbe opportuno dirglielo». E lei: «Bene, allora glielo diciamo insieme». Dopo aver pregato il rosario insieme a lei, torno a casa. Ne parlo con gli altri due preti. Mi tranquillizzano, sarebbero venuti anche loro, anzi avrebbero chiamato anche le catechiste di Paolo. Siamo andati dai due bambini nel pomeriggio. E ci siamo trovati davanti una scena incredibile. Paolo stava spiegando al fratellino che cos’è il paradiso. Stava ripetendo al fratello ciò che io avevo detto il giorno prima, al ritiro: il papà stava in paradiso, stava con Gesù, stava bene, era in cielo e nel loro cuore. Tutta la mia preoccupazione su come affrontare con quei bambini l’argomento della morte del


Non si può educare senza amare. San Giovanni Bosco

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Il tè che scioglie la tristezza di Francesco Montini

Un momento del “centro estivo” della parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, alla Magliana.

C’è un filippino, un’argentina e un romano… ma non è una barzelletta. Siamo a Roma, nella parrocchia della Magliana. Apolonio, seminarista della San Carlo, filippino di nascita ma americano di adozione, si trova a fare i conti con Marco (nome di fantasia), un ragazzino inquieto, con problemi sia psicologici sia familiari. Un ragazzino “difficile”. Marco non vuole saperne di ascoltare l’incontro sulla creazione. Lascia la sala sbattendo la porta. È già nel cortile della parrocchia, con le gambe ricoperte dalla neve caduta copiosamente quella notte (erano venticinque anni che non si vedeva una nevicata così a Roma). Apolonio lo raggiunge. «Perché vai via?» gli chiede. «Non mi piace, non mi piace…» ripete più volte in maniera nervosa. Poi ad un tratto sul suo viso compaiono delle lacrime, fino a un pianto a dirotto. «L’ho guardato negli occhi - racconta Apolonio - e gli ho detto: “Io non posso cancellare la tua ferita, ma ti chiedo di offrire il tuo dolore, la tua solitudine per me, per la mia vocazione. Prega per me ogni giorno dicendo tre Ave Maria”». Marco rimane scosso da quelle parole che trova vere, anche se non ne capisce fino in fondo il senso. Accetta di rientrare nella sala dell’oratorio e chiede qualcosa per riscaldarsi. Un tè, ad esempio, andrebbe benissimo. «Gli rispondo che non ci sono problemi, anche se non ho la più pallida idea di come recuperare una bustina e un po’ di acqua calda…» dice ridendo Apolonio. «Per fortuna è intervenuta suor Daniela». Suor Daniela è argentina e da alcuni anni fa parte delle Missionarie di san Carlo Borromeo. «Gli ha preparato il tè e, mentre l’acqua bolliva, gli ha tolto le scarpe e le calze,

UNGHERIA fradice per la neve, e gliele ha asciugate con un phon. Ad un tratto si è messa a fargli solletico… E Marco rideva, rideva…». Ora, Marco attende l’arrivo del sabato per vedere Apolonio, e prima ancora di chiedergli come stia gli conferma che ha pregato per lui. «Facendo catechismo imparo che la mia vocazione si compie entrando in rapporto con le persone che Dio mi mette di fronte e di fianco. Educare i ragazzi non vuol dire offrire contenuti, o insegnare le regole da rispettare. Vuol dire dimostrare loro che per te sono importanti, che desideri passare del tempo con loro. Solo così puoi far vedere che la loro vita ha un senso buono e positivo, anche quando le circostanze sono difficili e tristi e sembra che non ci sia nulla che ti possa rendere felice». Apolonio ama usare delle immagini per spiegare i temi teologici. «Per spiegare l’entrata nella nostra vita del peccato originale ho fatto a pezzi una bella rosa. Poi ne ho preso un’altra e appena ho tentato di romperla tutti i miei bambini hanno urlato, bloccandomi nell’impresa. Ho spiegato loro che questo era l’amore e l’azione di Dio che cerca un rapporto diretto con noi e vuole che la nostra vita non venga guidata dal peccato ma dal legame con Lui». “Apo” non usa solo immagini simboliche, ma ai più meritevoli regala sempre un cioccolatino. «Adoro il cioccolato. Lo ritengo un regalo importante. Mi ricorda la mia maestra che mi dava un cioccolatino quando mi comportavo bene o facevo una bella interrogazione. Riutilizzo lo stesso metodo…». Tra un cioccolatino, una tazza di tè e un po’ di solletico ai piedi, il finale è con il sorriso. Anche se questa storia non era una barzelletta.

I missionari de L

a parrocchia di Krisztus Király a Budapest è un ripasso di letteratura e storia. Collocata nel centro di Pest, include la famosa via Pal, quella del romanzo per ragazzi (che tutti conoscono ma che nessuno ha finito, come ha scritto Alessandro D’Avenia). E comprende le strade da cui partirono i moti del 1848 e la rivolta del 1956 contro i russi, evento ancora vivo e bruciante nella memoria del Paese. Ora più che battaglie è tempo di incontri. «Stiamo incontrando molte persone. È un periodo di grazia», spiega don Carlo Fumagalli, parroco, che abita con don Alessandro Caprioli, cappellano universitario. La loro è una parrocchia sui generis, che gode della sinergia con l’università. Carlo va spesso in facoltà da Alessandro, Alessandro aiuta Carlo in parrocchia. In due non fanno settantacinque anni. Di giorno si muovono a piedi o in bici, di sera la loro casa è di grandi cene. «Incontriamo gente di tutti i tipi, ma l’attenzione si concentra sui giovani: soprattutto su quella delicata fase in cui i ragazzi passano dalla condizione di universitari spensierati a quella di adulti».

Nonni separati

La situazione delle famiglie è drammatica: «Siamo almeno una generazione in avanti, rispetto all’Italia», prosegue Carlo. L’aborto è stato legalizzato nel 1956, e da allora i dati parlano di sei milioni di aborti legali (su una popolazione di dieci milioni). Ci sono ragazzi che hanno i nonni che erano già separati. Molti hanno un rapporto quasi assente, o forti problemi, con la figura paterna. Domina una grande insicurezza, un atteggiamento sentimentale e relativista, con risvolti esistenziali molto concreti: se un ragazzo cresce vedendo il padre e la madre cambiare partner tre o quattro volte nel corso della vita, farà fatica a immaginare che c’è una verità oggettiva, che c’è qualcosa al di là del sentimento». Così i nostri due preti partono senza dare nulla per scontato: nelle catechesi ripercorrono i fondamenti della fede, e poi li approfondiscono in un rapporto personale.


Tutto è nell’infanzia. Cesare Pavese

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mente… è una cosa che vale più di cento discorsi». E lo stile italiano si impone: «L’estate scorsa abbiamo ristrutturato la chiesa, con l’aiuto di benefattori brianzoli e della diocesi. Abbiamo imbiancato, aperto un nuovo ingresso, rifatto l’illuminazione. Una signora, quando ha visto iniziare i lavori, ci ha detto: “Ci voleva qualcuno dall’Italia, per portarci un po’ di gusto del bello”».

Transeuropa Express

ella via Pal Rapporti e amicizie sbocciano nella parrocchia universitaria di Carlo e Alessandro: «Il centro di tutto è l’unità tra di noi» di Marco Sampognaro

«Vedo che sono necessari i due movimenti: da una parte far percepire alle persone l’abbraccio e la misericordia, che Dio ha verso di noi. Dall’altra non aver paura di dire le cose come stanno». E davanti a una proposta chiara molti si stanno affezionando a Carlo e Alessandro, così come sta accadendo, del resto, a Mario Toma, anch’egli di stanza a Budapest, in un’altra zona della città. «Li colpisce - continua Carlo vedere dei preti che sono innanzitutto uomini, persone normali. Che vivono assieme. E che ci credono, per i quali la fede ha una incidenza reale nella vita. Ci sono ragazze cresciute in ambiente cattolico che stanno riscoprendo la bellezza di quello che hanno imparato fin da piccole. E persone che non hanno mai sentito parlare della Chiesa e chiedono di poter ricevere i sacramenti». Come Anna e Marta, le due “ragazze della via Pal” di cui parliamo nell’articolo a fianco.

Gusto italiano

In alto, Carlo Fumagalli durante le celebrazioni per il Corpus Domini. Nel box, Alessandro Caprioli e Carlo durante un recente viaggio in Italia con alcuni universitari di Budapest.

Qual è il fattore decisivo nella vostra missione oggi? «L’unità tra di noi. Anche come punto affettivo a cui pian piano possiamo portare la gente. Quando uno di noi due manca, ci chiedono: l’altro dov’è? Questo ci fa piacere. È decisivo innanzitutto per noi, che impariamo anzitutto da quello che lo Spirito ci sta donando in questi anni nell’unità tra noi due. C’è un’edificazione reciproca continua. La sfida più grande per i ragazzi che incontriamo, invece, è l’apertura. È sempre una sfida per tutti, in realtà: imparare a cogliere ciò che è nuovo come un dono che Dio continuamente ti fa. Ma qui è particolarmente difficile, anche per cause storiche, per gli anni di regime in cui non ci si poteva fidare di nessuno». Un punto a favore è il fatto di essere italiani. «Con gli stranieri gli ungheresi hanno un rapporto ambiguo. Una lingua difficilissima, che è il loro punto di identità, che contemporaneamente li definisce e li divide dal resto del mondo. Così, il vedere due stranieri che lasciano un paese che loro considerano il paradiso terrestre, e che condividono la loro vita, imparano la lingua, umil-

Prendete la storia di Anna, 23 anni, studentessa di Diritto. Doveva fare la madrina di un battesimo, ma non era cresimata. Va dal cappellano universitario, che la invita a un corso di preparazione ai sacramenti. «Avrebbe potuto andarsene seccata, invece è venuta fedelmente, una volta alla settimana», racconta don Alessandro Caprioli, detto Lollo. «Le parlavo di Dio, dell’Incarnazione, della Chiesa, e lei ascoltava con semplicità e apertura. Era affascinata. Dopo la prima comunione, vissuta con coscienza, è partita per un Erasmus in Olanda; e io ero un po’ preoccupato per la sua fede appena fiorita. Invece, un anno dopo, una sera di dicembre, suona il campanello: era Anna che, appena arrivata a Budapest, veniva a trovarci. Felicissima, voleva raccontarci di come aveva difeso la Chiesa e i sacramenti tra i suoi compagni di Erasmus. La sua fede si era rafforzata. Ora viene a Scuola di comunità, alla caritativa, parla a tutti di ciò che ha incontrato, anche in famiglia, anche in autobus…». Oppure prendete Marta, studentessa di Relazioni internazionali. Magrolina, di buona famiglia. «Ha iniziato a frequentarci perché era amica di uno del gruppo di Cl», racconta sempre don Alessandro. «Poi l’amico si è allontanato, ma lei è rimasta, incuriosita dai nostri giudizi. Molti qui partono dall’affettività, dal sentimento. Lei no. Ha seguito la catechesi per la cresima, e si è coinvolta nelle nostre iniziative. Ed è stata così colpita dall’esperienza della nostra caritativa, che consiste nell’accompagnare a messa alcuni malati cronici di un ospedale, da decidere di fare un periodo di volontariato in Africa. È lì da sei mesi, in una comunità di un movimento carismatico di origine francese, come educatrice dei ragazzi di strada. Ci scrive ogni mese, raccontandoci come la sua fede stia maturando, attraverso ciò che vive». Esempi di ciò che il lavoro dei missionari a Budapest sta generando. Ma l’esempio più significativo, forse, è il viaggio a Roma, dopo Pasqua, con 7 universitari di Budapest: «per visitare la Città eterna, mostrare ai ragazzi la nostra casa, far vedere loro chi siamo e la cattolicità della Chiesa», spiega don Carlo. E com’è andata? «Benissimo. Sono stati sorpresi dall’accoglienza e dal calore che hanno trovato. Particolarmente significativo per i ragazzi è stato l'incontro con le Missionarie: non avevano mai visto suore così giovani e contente, ci hanno detto. Incuriositi dalle foto di Elio Ciol nel corridoio, ci hanno fatto molte domande sul movimento e ci hanno chiesto con insistenza di portarli al Meeting. Cosa che stiamo ora organizzando». Ci vediamo là.


FESTA CON GLI AMICI DELLA SAN CARLO

Roma, 15 settembre 2012, parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi: siete tutti invitati alla Festa della Fraternità san Carlo. Testimonianza di Massimo Camisasca, santa messa, rinfresco e serata di canti... L’appuntamento è per le ore 18.00. Non mancate!

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fraternitàemissione

AGOSTO/SETTEMBRE

LA MOSTRA

Nessuno genera se non è generato il tour 2012

Frascati Sondrio Poggiridenti Tropea Cavenago di Brianza Grosseto Bibbiano Fidenza Forlì Imola Cesenatico Venezia Cernusco sul Naviglio Vigevano Trivolzio Solbiate Arno Modena Brescia Cassano D'Adda Salsomaggiore Saint Moritz Savona Piacenza Verona

La testimonianza Alla ricerca del padre di Patrick Valena

«È proprio incredibile: gli alunni che in genere sono i più distratti e ogni giorno disturbano le lezioni, durante questa mostra sono stati i più attenti». Colpiscono e commuovono anche me gli sguardi timidi di molti ragazzi delle medie di Frascati che, talvolta addirittura con le lacrime agli occhi, discretamente si lasciano coinvolgere e guidare nella grande cavalcata letteraria che ci porta insieme alla riscoperta del volto e del ruolo del padre. Alcuni di loro non hanno più il papà; per altri il padre è una persona lontana, assente, uno che li ha abbandonati o che non li considera, una figura scomoda. E sono proprio questi i ragazzi che, in genere distratti e svogliati, in quei giorni stanno particolarmente attac-

cati a me, a Davide e a Francesco. Sono i più bisognosi. Stupiscono le loro insegnanti. Non sanno «che cos’è un seminarista», ma sono curiosi. «Anche un insegnante può esserti padre, così come un tuo amico. Tu hai bisogno di un padre, di uno che volendoti bene ti introduca alla vita, t’insegni come l’uom s’etterna (Dante, Inferno, XV, 85). Se non ce l’hai devi gridare, devi cercarlo!». Il tempo che passiamo con questi ragazzi spiegando loro la mostra è tutto pieno di questo invito, di questa provocazione. Qualche volta racconto anche un po’ di me, del mio papà, della paternità dei miei superiori e di alcuni tra i miei fratelli. È tutto molto semplice, molto personale. E molti tra i ragazzi ci stanno per

davvero. L’incontro con questi ragazzi e i loro insegnanti, e poi con i loro genitori, con i giessini e persino con il vescovo che ci ha concesso una sala del suo palazzo per l’allestimento della mostra, è una grande grazia. A noi viene concesso di poter parlare di qualcosa che ci sta particolarmente a cuore, ma soprattutto di poter ascoltare e di poter guardare insieme ad altri a ciò che conta nella vita, di poter dire insieme una parola definitiva e di incoraggiamento. In dialetto romanesco un ragazzino bruscamente mi dice: «Quindi il figlio non è di chi lo fa, ma di chi lo educa?». Gli rispondo che mi sembra una buona sintesi e lui serenamente aggiunge: «Allora è tutto più facile».

La mostra “Nessuno genera se non è generato” è disponibile gratuitamente per informazioni e prenotazioni: mostra.padre@gmail.com +39 3347269521


Fraternità e Missione agosto 2012