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MENSILE DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE DEI MISSIONARI DI SAN CARLO BORROMEO

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Anno XVI, n. 12 dicembre 2012 - € 1,50

fraternitàemissione Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art 1, comma 1, LO/MI

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LA FRATERNITÀ SAN CARLO NEL MONDO: ALVERCA PORTOGALLO ASUNCIÓN PARAGUAY BOLOGNA ITALIA BOSTON USA BUDAPEST UNGHERIA CHIETI ITALIA CITTÀ DEL MESSICO MESSICO COLONIA GERMANIA CONCEPCIÓN CILE DENVER USA FROSINONE ITALIA FUENLABRADA SPAGNA GROSSETO ITALIA GROTTAMMARE ITALIA LONDRA GRAN BRETAGNA MILANO ITALIA MOSCA RUSSIA NAIROBI KENYA NAPOLI ITALIA NOVOSIBIRSK SIBERIA PESARO ITALIA PRAGA REPUBBLICA CECA ROMA ITALIA SAN PAOLO BRASILE SAN QUIRICO ITALIA SANTIAGO DEL CILE CILE ‘S-HERTOGENBOSCH OLANDA TAIPEI TAIWAN TRIESTE ITALIA VIENNA AUSTRIA VIGEVANO ITALIA WASHINGTON USA

L’amico imprevedibile di Paolo Sottopietra

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e facce dei primi amici che ho conosciuto in università sono in me legate all’immagine di una mattina di settembre del 1986 all’ingresso principale dell’Università Cattolica di Milano, in Largo Gemelli 1. Paolo Bidinost, Rudy Zerbinati, Paola Frachessa e altri che mi accolsero allegri. Paolo passò con me tutta la giornata per aiutarmi. Mi ricordo la prima volta in cui ho visto Gianluca Attanasio, una persona che da quel momento sarebbe stata decisiva nella mia vita. Fu l’anno dopo, nei chiostri della stessa università. Di certi amici ricordiamo il momento e il luogo in cui qualcosa del loro modo di essere ci ha colpito e ha prodotto in noi un’apertura. Qualcosa di importante è iniziato dentro di noi e nella nostra memoria sono rimaste impresse le circostanze in cui abbiamo sentito l’altro parlare o gli abbiamo stretto la mano per la prima volta. Anche nell’altro qualcosa è iniziato, oppure si è fatto strada nel tempo. L’amicizia nasce perché due persone riconoscono questa loro affinità e scelgono di darle spazio. Affinità non significa sempre “somiglianza”. Si può essere affini anche per contrasto, o per complementarietà. In ogni caso ci si cerca, perché quello che vediamo nell’altro ci attrae e ne sentiamo il desiderio, o il bisogno. Quando sono entrato in seminario, dopo aver passato un anno negli Stati Uniti, ho trovato a Roma Vincent Nagle. Stava aspettando di partire per Nairobi, sua prima destinazione. Abbiamo passato assieme un mese. Parlavamo tutti i giorni a lungo. Avevo iniziato ponendogli le mie domande sull’America, ma non ci eravamo fermati a quelle. Quando è partito, sapevo di aver guadagnato un amico per sempre. L’amicizia è una conoscenza reciproca, una condivisione che desideriamo perché da essa ci sentiamo arricchiti. L’essere dell’altro ci insegna qualcosa che sentiamo prezioso, ce lo dona.

L’essere dell’altro ci insegna qualcosa che sentiamo prezioso, ce lo dona

Un fotogramma di «Don Camillo e l’Onorevole Peppone» (1955).

Durante il primo anno di seminario ci trovavamo la sera nella stanza di Antonio López. Dopo gli incontri della casa discutevo sempre con lui delle cose che ci insegnava don Massimo, che allora era il nostro rettore. Con l’aiuto di Antonio, ho potuto capirle. Sono state parole decisive per la mia vita, ma senza il mio affetto per quell’amico me ne sarei appropriato molto più lentamente. La nostra amicizia ha ospitato in tutti questi anni le cose più alte: il desiderio di convertirci a Cristo, la passione per don Giussani e il movimento, la decisione di spenderci per la Fraternità e la missione, l’aiuto reciproco nelle responsabilità. Nella storia di un’amicizia ci sono dei momenti importanti, in cui emerge quel tratto dell’altro che lo definisce come tale: la sua imprevedibilità. Un amico, di tanto in tanto, ci sorprende. Anche se lo conosciamo bene, anche se abbiamo lavorato fianco a fianco per anni, ha il dono di continuare a suscitare in noi ammirazione e stupore. Un suo gesto, un dialogo con lui, tornano a volte a mostrarci la sua grandezza e ci riempiono di gratitudine. Oppure, ad un certo punto la testimonianza quotidiana della sua fedeltà si impone di nuovo alla nostra attenzione. Un amico poi, come dice il libro dei Proverbi, sa imprimerci “ferite leali”, ha cioè l’onestà di dirci anche le cose che sono dure da dire, ma vere. Come all’inizio, quando ci siamo legati a lui, sentiamo che la sua presenza ci dona e ci insegna qualcosa di grande. L’amico ci è di richiamo, anche se non ci corregge esplicitamente, con il suo impegno e la sua serietà, con la sua letizia, con la sua disponibilità a perdonarci. In queste pagine abbiamo voluto parlare di queste esperienze. Esse sono un dono, ma non c’è nulla di più necessario di questo dono. «L’amicizia – ha scritto C. S. Lewis – è superflua, come la filosofia, l’arte, l’universo stesso».

PASSIONE PER LA GLORIA DI CRISTO


Lo scopo dell’amicizia è che Dio sia tutto in tutti. Agostino d’Ippona

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DICEMBRE

Il mistero dell’amicizia Il valore infinito di ogni vita umana rimane un concetto astratto finché non ci si sente dire: «Sei unico, non c’è nessuno come te». Come ha fatto Gesù con i discepoli di Michael Konrad

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o un amico giurista, in Svizzera, che si occupa della legislazione sull’eutanasia. Qualche tempo fa, mi ha raccontato di essere stato invitato a un incontro con duecento anziani. Il tema era la sofferenza e la possibilità di scegliere come e quando morire: in pratica, doveva spiegare loro per quali ragioni nella malattia il suicidio non sia l’unica soluzione. Egli pensava tra sé e sé: «Tra loro potrò certamente trovare qualcuno che ama la vita». L’incontro lo ha portato a conclusioni diverse. Gli anziani partecipanti lo contraddicevano con questa argomentazione: «Quando il nostro cane sta male e soffre lo portiamo dal dottore e lo facciamo uccidere. Perché a noi non è permesso? ». Volevano avere gli stessi diritti dei loro cani. Il suo racconto mi ha molto rattristato. Nella situazione attuale, molti uomini non hanno più coscienza della loro singolare dignità, non vedono più nessuna differenza tra loro e un animale. È venuto a mancare lo stupore che muoveva il salmista quando esclamò: Che cosa è l’uomo perché tu [cioè Dio] te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? (Sal 8,5).

I primi a convertirsi

Come recuperare il senso della nostra esistenza? Penso che una possibile via sia quella dell’amicizia, dell’amore. Perché? Poiché nella storia del mondo è accaduto proprio così. Gli uomini non hanno sempre avuto coscienza della loro grandissima dignità. Gli antichi greci, ad esempio, ci hanno offerto delle definizioni stupende della natura umana, ma non hanno mai riconosciuto che la vita di ciascun uomo ha un valore incommensurabile. Solo quando gli uomini sono stati amati senza riserve, hanno scoperto di avere la dignità di persone. Ciascun uomo è insostituibile, anzitutto perché Dio lo ama in modo unico e personale. È dunque stato Gesù a rivelare agli uomini la loro vera natura. Non è un caso che i primi a convertirsi a Cristo siano spesso stati gli schiavi, i poveri, gli emarginati. Essi, che non avevano nessuna speranza, sono stati i più colpiti dall’annuncio Ci troviamo di un Dio che si è fatto di fronte uomo, ha sofferto ed è morto per loro. Questo avveniad un paradosso: mento permetteva loro di abbiamo bisogno leggere la propria vita in dell’amore una nuova luce: qualcuno li amava, si preoccupava del per realizzare loro destino. Hanno cominla nostra natura, ciato a guardare i loro figli ma non possiamo e i loro amici con quel mepretenderlo desimo stupore negli occhi.

Aut. del Trib. di Cassino n. 51827 del 2-6-1997 - DIRETTORE RESPONSABILE: Paolo Sottopietra REDAZIONE: Fabrizio Cavaliere, Jonah Lynch, Francesco Montini, Marco Sampognaro HANNO COLLABORATO: Massimo Camisasca, Nicolò Ceccolini, Mariagiulia Cremonesi, Andrea D’Auria, Francesco Ferrari, Mario Follega, Michael Konrad, Vincent Nagle PROGETTO GRAFICO: G&C IMPAGINAZIONE: Fabrizio Cavaliere STAMPA: Arti Grafiche Fiorin San Giuliano Milanese (Mi) REDAZIONE E UFFICIO ABBONAMENTI: Via Boccea 761 - 00166 Roma Tel. + 39 0661571400 - fm@sancarlo.org ABBONAMENTI base € 15 - sostenitore € 50 - C/C 72854979 IBAN: IT44X0521603206000000098780 OFFERTE c/c postale 43262005 codice IBAN: IT08A0521603206000000018620 WWW.SANCARLO.ORG


L’amicizia è superflua, come la filosofia, l’arte, l’universo stesso. C.S. Lewis

Michael Konrad, 46 anni, è docente di Etica alla Pontificia Università Lateranense e direttore degli studi della Casa di formazione. Pagina a fianco, Emmanuele Silanos e Paolo Costa, amici in missione a Taiwan.

Solo quando gli uomini sono stati amati senza riserve, hanno scoperto di avere la dignità di persone

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DICEMBRE

Ed è così che, pian piano, la convinzione del valore infinito di ogni vita umana – quella per cui Gregorio Nazianzeno esclamava «Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita» – si è diffusa in tutto il mondo. Ho imparato da un grande pensatore russo, Pavel Florenskij, che in ogni vero amore e in ogni vera amicizia accade un miracolo analogo. Nell’amicizia faccio l’esperienza di non essere come tutti gli altri, di non essere semplicemente un numero sostituibile da un altro. In La colonna e il fondamento della verità Florenskij scrive: «Anche se si afferma che esistono molti Tu amati, nell’amore il rapporto con ciascuno è come se fosse l’unico». E in un altro passo osserva: «Attraverso un incomprensibile atto di elezione una persona diventa unica, è chiamata alla sublime e regale dignità di Tu». Abbiamo bisogno di essere amati e prendere coscienza della nostra reale dignità. Ciascuno nasce persona, ma per prendere coscienza di tale dignità qualcuno deve dirgli: tu sei unico, non c’è nessuno che sia come te, non ti lascerò mai. Si intuisce così anche il significato della famiglia per una sana crescita della personalità. Un bambino che non viene amato dai suoi genitori e che non vede tra di loro un amore gratuito, più difficilmente oserà assecondare il desiderio iscritto nelle profondità del suo cuore. «In seno alla famiglia – annotava Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus – l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona».

Necessaria e gratuita

Ci troviamo di fronte ad un paradosso: abbiamo bisogno dell’amore per realizzare la nostra natura, ma non possiamo pretenderlo. L’amore, di cui necessitiamo così tanto, è per definizione un dono gratuito. Dio ha scelto proprio questa dinamica paradossale per salvare gli uomini. Cristo si è fatto uomo, è diventato amico di alcuni, affinché questi chiamassero a loro volta degli uomini a diventare suoi amici. L’amico desidera infatti condividere con l’ami-

co le cose belle che ha incontrato nella vita. Ecco perché sant’Agostino scorge nella missione il sintomo della vera amicizia. «Tutto il vostro prodigarvi per l’amico ha l’intento di fargli condividere con voi la salute eterna. Se amate la giustizia, volete che l’amico sia giusto; se amate ubbidire a Dio, volete che anche lui sia ubbidiente, se amate la vita eterna, desiderate che l’amico regni là con voi in eterno». Mediante la chiamata a collaborare al progetto di Dio, ciascuno può scoprire il suo posto inconfondibile nella storia del mondo.

Una compagnia per la vita di Vincent Nagle

La prima volta che mi sono posto veramente la domanda sull’amicizia stavo viaggiando in treno attraverso l’Europa. Mi ero preso una vacanza dal lavoro: i legami con gli amici di un tempo si erano spezzati, avevo alle spalle una lunga storia d’amore finita dolorosamente, abitavo da solo in Medio Oriente e sentivo profondamente la solitudine. Stando per molto tempo in treno, incontravo persone di ogni genere, con cui intrecciavo conversazioni interessanti. Tuttavia era inevitabile che, dopo aver passato qualche ora o anche un paio di giorni insieme, ci salutassimo senza nessuna prospettiva reale di risentirci. Questo mi rese così depresso che, a un certo punto, smisi di entrare in dialogo con gli altri passeggeri, per evitare lo stacco. Per me era decisiva la speranza che il rapporto potesse durare, potesse restare saldo e giocare un ruolo vitale nella vita. Non volevo nemmeno cominciare senza questa speranza. In altre parole, una compagnia che non fosse per la vita, nelle sue dimensioni di destino e tempo, non faceva più per me. Con questa prospettiva, una volta tornato in California, iniziai a cercare amicizie che si basassero sulla fede. Ma c’era qualcosa che non andava, e lo capii quando consegnai alla mia diocesi la domanda di entrare in seminario. Ero arrivato a questo gesto dopo una lunga trattativa fra me e Dio, e alla

fine mi ero convinto che Dio mi volesse prete. Alla consegna della richiesta formale, però, mi resi conto che non provavo nessuna gioia: al massimo sollievo per aver finalmente messo in atto la volontà di Dio. Ma di entusiasmo, neanche l’ombra. Allora pensai alle vite dei santi e mi resi conto che, spesso, le loro vocazioni erano iniziate con un avvenimento, un incontro eccezionale. Mi misi a pregare Dio, chiedendogli un incontro con qualcuno che infuocasse di passione la mia vocazione. Due mesi dopo incontrai alcune persone di Comunione e liberazione, le prime ad arrivare nella costa occidentale degli Stati Uniti. Un giorno il responsabile della scuola di comunità, Marco Bersanelli, e sua moglie Antonella mi invitarono a casa loro e mi servirono una cena straordinaria. Mi meravigliai di tutta quell’attenzione nei miei confronti e mi chiesi cosa volessero da me. Guardando i loro volti arrivai alla conclusione che non volevano nulla, se non di poter condividere con me il tesoro della loro vita, un destino gratuitamente incontrato. Questa è l’amicizia che riempì di passione la mia vocazione. Ed è la stessa che cerco oggi, venticinque anni dopo: l’amicizia è il luogo privilegiato nel quale imparo a dire di si a ciò che il destino fa, nel mondo e nella mia vita, anche fino al sacrificio lieto di essa.

Vincent Nagle, statunitense, alle spalle lunghi anni di missione in America e in Terra Santa, oggi è a Roma. In alto, un fotogramma de «Le cronache di Narnia».


CONSIGLI DI LETTURA >>

Massimo Camisasca Scuola di preghiera L’esperienza della liturgia Edizioni San Paolo 2012 pp. 128 - € 7,50

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Gli apostoli hanno detto a Gesù: «Insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Anche noi possiamo metterci alla sua scuola. In questo libro i lettori troveranno alcune delle esperienze che ho vissuto alla scuola di Gesù, autentico maestro della preghiera a Dio. Soprattutto nella liturgia. (dalla prefazione dell’autore)

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DICEMBRE

Si nutre di silenzio, cura le nostre ferite, ci conduce a Dio. L’amicizia nella vita dei nostri preti

Seminaristi della San Carlo insieme a mons. Camisasca, nel giardino della Casa di formazione (foto Ciol). In basso, Santiago del Cile: un momento della vacanza degli adulti della Parrocchia Beato Pedro Bonilli.

Per poterti ricorda L’UNICO CHE NON CAMBIA di Francesco Ferrari

Quando avevo quattordici anni andavo spesso a trovare mio cugino sulle colline di Reggio. Andavamo col trattore a raccogliere il fieno o a tagliare l’erba, e a volte ci fermavamo sul carro a guardare il tramonto. Era bello, e alla fine si vedevano le stelle. È stata la mia prima esperienza di amicizia vera, con lui mi sono innamorato delle colline, dei campi e del cielo. Ho studiato a Milano, e il primo anno ho vissuto con altri quattro: Seve, Fra, Nembo e Fabri. Non li conoscevo, ci siamo trovati a condividere la casa e l’esperienza cristiana del movimento. Con loro facevo tutto, università, serate, canzoni, cinema. Con loro ho scoperto che la vita è definitivamente bella e qualcuno bisogna pur ringraziare. Una sera, seduto con Seve sui gradini del nostro con-

dominio, in via Borsieri, gli ho raccontato che avevo deciso di fare il prete.Volevo dare tutto per ringraziare Chi mi ha donato una vita così bella. Lui mi ha ascoltato, e insieme siamo stati zitti, fumando, per dieci minuti. È stato il silenzio più bello e pieno della mia vita. Era pieno di Dio, e parlava solo Lui. Anche Seve aveva pensato di donarsi a Dio, e anche Fra, Nembo e Fabri. Nessuno si è sposato, tutti han dato la vita a Dio. Tutti per amicizia. L’amica più grande che ho avuto è morta due anni fa, a ventisette anni, per un tumore. Durante le mie ultime visite all’ospedale abbiamo parlato del Paradiso, e un giorno mi ha detto: «Vado a preparati un posto». Quando è morta ho pianto, ed era per gratitudine. Sono entrato nella Fraternità san Carlo perché volevo servire l’amicizia cristiana, e perché la Fraternità era un luogo di amici. O forse perché volevo diventare più amico di Dio. È tutta la vita che lascio i miei amici. Quelli di Reggio per andare a Milano, quelli di Milano per andare a Roma, quelli di Roma per andare in Cile, e altri perché li ha chiamati Dio. Quelli che ho adesso, nella Fraternità, non li lascio più. Almeno questo, mi sembra, è quello che vuole Dio. Mi fa lasciare i miei amici, sempre me li ridà, per insegnarmi che l’unico che non cambia è Lui, nei campi, nelle colline, nel cielo, nel silenzio, nella morte e nella vita.

GUARDANDO UN’ALTRA COSA di Andrea D’Auria

«Due amici non hanno vergogna di tacere insieme». Questa frase, sentita durante il corso di Filosofia del diritto quando ero matricola in Cattolica a Milano, mi ha sempre accompagnato nel vivere i rapporti di amicizia di cui il Signore mi fa dono. Innanzitutto l’amicizia nella mia vita si nutre di silenzio e quindi di memoria. Non di silenzi, perché in realtà sento spesso l’esigenza di river-


Un Amico sincero è venuto per noi Non potevo cercare di più. Claudio Chieffo, «Di più» DICEMBRE

are MISSIONARIE DI SAN CARLO Una scuola sempre nuova di Mariagiulia Cremonesi

Pensiamo di scegliere noi gli amici, ma in realtà non è così. L’amicizia è un dono. Soprattutto quando accade tra persone che si trovano a vivere insieme, magari arrivate da diverse parti del mondo. Così avviene nella nostra casa di formazione: si entra senza conoscere prima le persone dello stesso anno. Si comincia a vivere insieme quasi ogni momento della giornata. Ed è una grazia quando con qualcuno nasce quella prossimità interiore che si dà solo nel rapporto tra due amici. Vivendo nelle Missionarie si guadagnano infatti immediatamente tanti fratelli e sorelle nella vita comune, ma non automaticamente degli amici. Può accadere che qualcuno assuma un posto particolare, che la sua vita inizi a toccare corde profonde del cuore. Un rapporto profondo vissuto innanzitutto nel lavoro comune, nelle responsabilità condivise, nella preghiera, nella caritativa, nello studio. C’è lo spazio poi per qualche passeggiata, per un film o per un concerto. Ci sono momenti di fatica e di incomprensioni, come anche di grandi gioie. Tutta la vita della casa è una bella scuola di amicizia, nutrita dall’entusiasmo per aver ricevuto un compito comune, dall’appartenenza alla stessa storia, dal desiderio di costruire, e insieme dalla correzione, dalla diversità, dal perdono reciproco. L’amicizia profonda è molto esigente e chiede di dare un nome a tutti i moti del cuore: simpatia, tenerezza, gelosia, superbia, fiducia, obbedienza, affetto, ammirazione... La libertà che è frutto dell’amicizia deve essere costruttiva e non istintiva. Dopo aver avuto tanti amici diversi nel tempo, pensavo di aver “capito” qualcosa dell’esperienza dell’amicizia, ma Dio, nella vita con le sorelle, mi mostra che quanto finora ho vissuto era solo l’inizio.

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sare il mio cuore nelle conversazioni che ho con gli amici; ma di silenzio, come possibilità di uno sguardo nuovo su tutte le cose. Ricordo, degli anni della mia infanzia, la colonna sonora di un programma della tv dei ragazzi che ad un certo punto diceva: Chi trova un amico trova un tesoro. Poi scoprii che si trattava di una frase del Libro dei Proverbi della Bibbia. Se fin da piccolo le amicizie hanno avuto una parte importante nella mia vita, nell’incontro con Gioventù Studentesca esse si sono rivestite di un significato nuovo. Ci veniva detto che laddove due o tre si incontravano nel Suo nome, Gesù stesso era presente in mezzo a noi: eravamo dunque animati dal desiderio di verificare, di prendere sul serio questa scommessa. E di comunicare agli altri quello che noi avevamo incontrato e che aveva reso felici le nostre esistenze. Anche oggi è così. Penso che l’amicizia sia ciò che innanzitutto un sacerdote debba offrire a quelli che incontra, mostrando che nella nostra vita è possibile l’esperienza di una compagnia che dura per sempre. Che nell’esistenza cristiana è abolita ogni solitudine, vera piaga dei tempi moderni. Che la nostra amicizia può essere la forma di un evento nuovo e rinnovatore dentro il mondo. Lo stesso Signore Gesù, incontrandoci, ci ha invitato ad un’amicizia e ad una condivisione con Lui. Amicus Plato, sed magis amica Veritas. Certo, siamo amici, ma ancor più amica è la verità! C’è un qualcosa o Qualcuno che incombe sopra ogni nostro rapporto. La nostra amicizia non corre il rischio di chiudersi se insieme guardiamo ad un’altra cosa, se ci aiutiamo a seguire e ad obbedire a ciò che ci è accaduto. «Ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare», dice una canzone dei nostri tempi. Non condivido quest’affermazione. L’amicizia è fatta per ricordare, per fare memoria, per guardare e ringraziare insieme.

COME UN FARMACO di Nicolò Ceccolini

Non posso pensare alla mia vocazione al sacerdozio, al rapporto intimo con Cristo, senza correre immediatamente all’amicizia che mi lega ai miei fratelli della Fraternità san Carlo. Le loro vite dominano le mie giornate. Le loro persone sono la mia persona e i loro volti ritraggono il mio. Le amicizie più decisive di questi anni sono nate nel portare assieme ad altri la responsabilità e i compiti che Dio mi affidava di volta in volta. Condividere le entusiasmanti scoperte del cammino e anche la fatica delle cadute. Penso innanzitutto agli amici che Dio mi ha regalato nel gruppo canti della nostra Casa di Formazione. La pazienza con cui sono stato accompagnato e incoraggiato nell’imparare a cantare, la fermezza con cui sono stato continuamente corretto dopo ogni “stonatura”, sono state la possibilità di scoprire che era Dio, in realtà, a farsi vicino e a ricordarmi che non ero solo, che la mia vita era voluta e amata. Questi rapporti sono quelli che mi sostengono tutt’oggi, pur sulle nuove strade che Dio ha tracciato per ciascuno. Le giornate nella nostra casa di Roma iniziano con un’ora di adorazione eucaristica. È Cristo il vero medico della mia anima, con cui è dolce trascorrere i primi bagliori del giorno. Non sono venuto per i sani, ma per i malati. Davanti a Gesù eucaristia vengo sanato e le mie ferite sono fasciate da lui. Con i miei fratelli ed amici avviene allo stesso modo: stare alla loro presenza mi guarisce, mi purifica. Gli amici sono i miei medici. Sono il farmaco più potente e il dono più grande davanti al quale non si può fare altro che rimanere in silenzio e adorare. Come con Gesù. Il cuore della vera amicizia è l’adorazione.

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Andrea D’Auria, Decano della Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Urbaniana.

Francesco Ferrari, trentenne di Reggio Emilia, diacono, è in missione a Santiago del Cile.

Nicolò Ceccolini, diacono di 25 anni, orginario di Gabicce Mare (Pu), è vicerettore della Casa di formazione.

Nella nostra vita è possibile l’esperienza di una compagnia che dura per sempre. L’amicizia è fatta per fare memoria, per guardare e ringraziare insieme


Andiamo a vedere questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. (Lc 2,15)

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DICEMBRE

Notizie Flash

a cura di Marco Sampognaro

MISSIONE IN ITALIA

NUOVE DESTINAzIONI A Reggio Emilia Seguiranno il vescovo Massimo Camisasca i segretari Daniele Scorrano (diacono) e Davide Matteini (seminarista del quinto anno), don Simone Gulmini che lascerà così la casa di Fuenlabrada (Spagna) e suor Ester Murino.

Trent’anni di compagn a cura di Marco Sampognaro

MISSIONARIE DI S. CARLO Apertura casa di Nairobi Il 10 dicembre Elena Rondelli, Monica Noce, Sara Rampa e Teresa zampogna inaugurano a Nairobi, in Kenya, la prima casa all’estero delle Missionarie di San Carlo. Collaboreranno con i nostri sacerdoti. Voti temporanei Il 1° gennaio 2013, Solennità di Maria Madre di Dio, Eleonora Ceresoli, Patrizia Ameli e Francesca Salvi pronunceranno i voti temporanei. La cerimonia si svolgerà a Roma in forma privata.

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sani, nella parrocchia dove a suo tempo avevo ricevuto arlare di un uomo vuol dire parlare degli incontri che Prima Comunione e Cresima. Fui invitato a un incontro ha fatto. Raccontare la sua vita vuol dire mostrare una chiamato “raggio” e rimasi entusiasta nello scoprire trama di volti, a cominciare da quelli dei suoi genitori, un’esperienza cristiana che coinvolgeva la vita quotifino all’ultima vecchietta che ha accompagnato al cimidiana». tero l’altro ieri. Nel 1972 Fiorenzo parte militare, ma anche il servizio Così nelle rughe del viso di Fiorenzo Onofrio, tra i peli di leva a Bolzano, è un’occasione per approfondire la aguzzi della sua barba, nelle grinze sotto gli occhi si vita del movimento, la sua decisività. Così, quando scorgono i preti che l’hanno educato, gli amici dell’oratorna, inizia a lavorare, ma anche a pensare alla verginità torio, della comunità di Cl di Milano a san Carlo alla Ca’ come modo per dedicare tutta la vita a Cristo. E’ un diaGranda, i commilitoni di Cl del periodo di leva, i collelogo con don Angelo Cassani a “sbloccarlo”, e a fargli ghi di lavoro all’Ercole Masrelli e all’Enel. E poi i comintuire che il sacerdozio può essere una strada per lui. pagni di seminario del Paradiso a Bergamo, e le fami«Intrapresi una verifica che durò tre glie incontrate in tuttti i luoghi di viaggio e anni,e nel settembre 1977 su consiglio di di missione: a Bolzano durante la leva, in don Giussani e don Massimo Camisasca Calabria i primi anni di sacerdozio, in Gesù Cristo decisi di entrare nella comunità missionaMaremma, in Spagna, a Roma. Fino ad arrivuole tutto ria del Paradiso, a Bergamo, insieme a vare alle massaie e ai ragazzetti di Torrice, da me e questo Gianni Malberti, Sandro Spinelli, Eugenio provincia di Frosinone. Con don Fiorenzo concludiamo la serie mi appassiona Nembrini, Dario Maggi». Per un elettrotecnico non è stato facile mettersi sui libri di dei “pionieri” della Fraternità San Carlo, il Filosofia e Teologia, soprattutto quelli scritti gruppo degli iniziatori che parteciparono, da autori in voga negli anni ’70 («preferivo lo studio delil 14 settembre 1985, al primo seme della nuova realtà l’Antico e Nuovo Testamento e dei padri della Chiesa, missionaria. Incontrandolo, scopriamo che quest’anno mi sembrava che la pensassero come me»). Ma tra compie sessant’anni di vita e trenta di sacerdozio. seminaristi ci si aiuta, come è stata di aiuto la nomina di «Sono nato il 29 dicembre 1952 a Milano, zona tra Giovanni Paolo II nell’accompagnarmi negli anni di Niguarda e Bicocca. Ho tre sorelle e un fratello, i genitori seminario. Così, il 19 giugno 1982, Fiorenzo è ordinato nel frattempo sono tornati nella casa del Padre. Sono sacerdote. cresciuto in questa periferia milanese frequentando Tre anni dopo, nasce la Fraternità. «Quando la comul’oratorio e gli amici della via, in mezzo a gente per lo nità del Paradiso venne riformata, Camisasca ci propose più operaia o impiegata e qualche bandito compare di di continuare ciò che vivevamo attraverso una nostra Vallanzasca. Ho studiato Elettrotecnica e, mentre frecomunità missionaria dedicata a San Carlo Borromeo. quentavo l’ultimo anno, ho incontrato il movimento di Cl Io non avevo idee chiare rispetto a questa nuova realtà, tramite il mio vecchio catechista Arnaldo che non ma volevo continuare l’esperienza di prete missionario, vedevo da tempo e che mi portò da don Angelo Cas-


Il Natale è il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio a me. Luigi Giussani

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DICEMBRE

FROSINONE

Una raccolta entusiasmante

nia

di Mario Follega

Don Fiorenzo Onofrio, 60 anni. Qui a fianco, con i suoi parrocchiani di Torrice (Fr). Nel box, in primo piano, Mario Follega, 46 anni, parroco di Sant’Antonio da Padova a Frosinone.

al servizio delle comunità cristiane nel mondo. Così, ho semplicemente aderito all’opera di un altro, di cui riconoscevo la paternità in questa storia. E tuttora desidero vivere la San Carlo e aiutare i suoi superiori: il modo per farlo al meglio è oggetto della mia preghiera quotidiana». Cosa sostiene la tua vita sacerdotale? «Innanzitutto lo sperimentare che Gesù è serio con me. Non vuole frivolezze, vuole tutto da me, e questo mi appassiona. Poi l’amicizia con alcuni sacerdoti, e esperienze come a Cosenza con don Sandro Dopo tanti anni Bonicalzi e don Dario Rubes, di sacerdozio dove toccai con mano cosa è si può ancora la vita di una casa della San Carlo». imparare dalla Oggi Fiorenzo rivive questo fede semplice a Torrice, paese di 4.500 delle persone anime attaccato al capoluogo di Frosinone, in piena Ciociache ci sono ria. Insieme ad alcune famiaffidate glie e ad alcuni malati e anziani. «Come è successo con Vincenzina, la nonna di un chierichetto. Sapeva di morire di lì a poco, e mi disse: “Io non ho voglia di morire, ma se la volontà del Signore è questa, sono pronta”. Lo disse con una serenità totale. Dopo trent’anni di sacerdozio, si può ancora imparare dalla fede semplice di persone che magari non sono mai uscite dal paese, ma hanno in mano il mondo perché amano Colui che lo salva». «Con gente così - conclude - ho imparato a voler bene a me stesso, a sopportare i difetti che faccio fatica a perdonarmi, ad essere in pace con Dio stesso».

Il 13 ottobre, su invito del nostro vescovo, si è svolta una raccolta alimentare straordinaria per sostenere le famiglie in difficoltà della diocesi, sempre più numerose. La parrocchia di cui sono responsabile ha aderito all’invito. La partecipazione dei parrocchiani mi ha commosso: erano proprio in tanti, di tutte le età di estrazione molto diversa: dalle dame di S. Vincenzo all’Azione Cattolica, dai catechisti ai ragazzi di Gs, fino ai ragazzi che si preparano alla cresima e alla prima comunione e a quelli del cosiddetto “post-comunione”. Già nella fase preparatoria della giornata dedicata alla raccolta, tutti si sono coinvolti mettendo a disposizione le proprie capacità: così, ad esempio, i parrocchiani del Movimento che conoscono da tanti anni il Banco Alimentare e partecipano alla Colletta nazionale hanno messo a disposizione la loro esperienza. Il coinvolgimento dei ragazzi è stato totale, senza mezze misure: non era una costrizione, un “sì” strappato a forza… tutt’altro! Erano consapevoli e interessati a ciò che stavano facendo; sembrava che nei loro cuori lo scopo fosse molto chiaro. Non c’è stato bisogno che dessi spiegazioni o “dirigessi i lavori”: il loro desiderio era talmente grande che immediatamente e con orgoglio hanno indossato ognuno la propria pettorina e si sono divisi in gruppi dandosi compiti ben precisi: «Voi date la busta – si dicevano fra loro - noi il volantino», «ricordiamoci che è bene spiegare il perché della raccolta!» e poi, in fretta a sistemare gli alimenti nelle scatole, «divisi: pomodori con

pomodori, pasta con pasta, così dopo è più facile!» I ragazzi più grandi coordinavano i più piccoli, sembravano tante formichine al lavoro. Anche i catechisti erano colpiti. Mi ha raccontato Raffaella, una di loro: «La familiarità e l’entusiasmo che i ragazzi mettevano in quello che stavano facendo mi ha costretto a fermarmi e a guardarli. Erano uno spettacolo. I loro volti felici illuminavano il mio cuore che era sempre più grato per quel grande dono che il Signore mi stava facendo». I volontari sono rimasti oltre l’orario stabilito, desiderosi di dare il loro tempo, disponibili ad aiutare i meno fortunati, catturati dalla bellezza di quel momento e forse intuendo che quella bellezza era il dono dell’Amore ricevuto. Uno di loro mi si è avvicinato e mi ha chiesto: «C’è tra noi un’attenzione reciproca inusuale. Perché non stiamo sempre insieme così?». Più trascorreva il tempo e più la gioia dello stare insieme cancellava la stanchezza. Neanche la pioggia è stata capace di frenare tanto entusiasmo! Tutti eravamo solidali nel non permettere a niente e a nessuno di cancellare quella presenza tangibile che c’era e ci amava ad uno ad uno, in un modo infinito. Prima di iniziare la raccolta, davanti al supermercato, avevamo affidato la giornata a Colui che ce la stava donando: il silenzio e la serietà dei ragazzi nel pregare mi ha confermato che era proprio un Altro, Cristo, che stava permettendo alla mia vita di vivere quel gesto come un momento di crescita personale.


BUON NATALE >>

La Fraternità san Carlo vi augura un felice Santo Natale e vi ricorda che quest’anno non si celebrerà la tradizionale messa natalizia a Milano, per permettere a tutti di partecipare, domenica 16 dicembre, al solenne ingresso di mons. Massimo Camisasca nella diocesi di Reggio Emilia – Guastalla.

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fraternitàemissione

DICEMBRE

I BAMBINI CI SCRIVONO

«Perché è nato Gesù?» P

erché è nato Gesù? (Caterina, 7 anni) Perché, cara Caterina, sei nata? Perché qualcuno lo ha voluto. Lo hanno voluto i tuoi genitori. Ma non basta questo. Tanti genitori vorrebbero un figlio, ma non arriva. Arriva quando, assieme a loro, lo vuole Dio. I genitori collaborano alla volontà di Dio di far venire al mondo una nuova creatura. Tutto ciò ci aiuta a capire perché è nato Gesù, un uomo che era uguale a tutti gli altri uomini, persona umana come me e te, eppure Dio. È certamente difficile capire questo soltanto con la nostra testa, ma, nel tempo, incontrando Gesù, si può capire qualcosa. Torniamo alla nascita. Anche per Gesù c’è una iniziativa di Dio Padre. Manda nel mondo suo Figlio, che era da sempre con lui. Lo manda nel mondo a prendere un corpo umano, a nascere da una donna come è accaduto a tutti noi. Così Gesù è nato. Ecco adesso il perché: Dio ha mandato sulla terra il Figlio, ha voluto che avesse un corpo come il nostro, per esserci vicino, familiare, per farci conoscere, attraverso le sue parole e le sue azioni, chi è Dio. Gli dei di ogni tempo e religione sono lontani. Gesù è Dio che si è fatto vicino.

Le risposte di don Massimo alle domande dei più piccoli

Noi non sappiamo come è avvenuto il lunghissimo passaggio dal mistero dell’origine al mondo come ora lo vediamo. La Bibbia parla della creazione attraverso due racconti all’inizio del libro della Genesi. Ma non vogliono assolutamente essere spiegazioni scientifiche.Vogliono dirci che c’è un unico Dio, che tutto viene da lui, che dalla creazione ha origine un universo ordinato al cui vertice c’è l’uomo. Le altre creature sono al suo servizio, ma egli deve rispettarle nella loro natura e nel loro scopo.

di Massimo Camisasca

P

L

a maestra ha detto che Dio ha creato il mondo dal nulla. Se penso al nulla, me lo immagino bianco, ma il bianco è già qualche cosa. Allora lo immagino nero, ma anche il nero è già qualche cosa... Come posso pensare al nulla che c'era prima del mondo? E poi come, in che maniera Dio ha creato il mondo? (Andrea, 8 anni) Ma sai, Andrea, che sei veramente un filosofo? Hai ragione: il nulla non si può pensare. Se lo penso, è qualcosa e non è più il nulla. Che Dio crea dal nulla vuol dire che non ha bisogno di niente per creare. Egli trae tutto dall’infinito sacco della sua ricchezza. Prima del mondo non c’era il nulla. C’era Dio, tre persone che si amavano e si amano. C’era ciò che conta: l’amore che si dona. Perciò ha voluto il mondo e gli uomini.

erché le persone non riescono a vivere tanto quanto Abramo? (Tecla, 10 anni) Se leggerai la Bibbia, vedrai che vi si parla non solo dei centosettantacinque anni di Abramo (cfr. Gen 25,7), ma anche, per esempio, dei seicento anni di Noè quando venne il diluvio (cfr. Gen 7,6) e dei novecentosessantanove anni di Matusalemme quando morì (cfr. Gen 5,27). Che dire di queste età? Sappiamo pochissimo, anzi quasi nulla, degli uomini che vissero in quelle epoche. La lunghezza della loro vita rappresenta la ricchezza di benedizioni di cui Dio li ha colmati. Noi sappiamo però che, come dice il salmo 89, Mille anni ai tuoi occhi sono come un turno di veglia nella notte (Ps 89,4), cioè circa sei ore. Anche san Pietro ci dice qualcosa di simile: una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo (2Pt 3,8).

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Prima del mondo c’era Dio, c’era l’essenziale: l’amore che si dona

erché non posso invitare tutto il mondo a casa mia e fare una bella festa? (Carolina, 5 anni) Puoi certamente. Non puoi mandare miliardi di biglietti di invito, non puoi pensare di avere una casa dove entrino miliardi di persone, ma puoi dire alle tue amiche e ai tuoi amici più cari, a papà e mamma, ai nonni, ai fratelli e alle sorelle: «Voi siete tutto il mondo per me. Venite e organizziamo una bella festa, con tanti colori, con strumenti musicali, torte e pasticcini. Festeggiamo la vita, l’amicizia e Dio che l’ha voluta». Nei loro volti vedrai i volti di tutti gli abitanti del mondo.


2012-XII