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MENSILE DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE DEI MISSIONARI DI SAN CARLO BORROMEO

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Anno XIV, n. 5 maggio 2010 - € 1,50

fraternitàemissione Poste Italiane S.p.A. - Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Milano

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LA FRATERNITÀ SAN CARLO NEL MONDO: ALVERCA PORTOGALLO ASUNCIÓN PARAGUAY BOLOGNA ITALIA BOSTON USA BUDAPEST UNGHERIA CHIETI ITALIA CITTÀ DEL MESSICO MESSICO COLONIA GERMANIA CONCEPCIÓN CILE DENVER USA FROSINONE ITALIA FUENLABRADA SPAGNA GERUSALEMME ISRAELE GROSSETO ITALIA ISOLA DEL GIGLIO ITALIA MILANO ITALIA MONTREAL CANADA MOSCA RUSSIA NAIROBI KENYA NOVOSIBIRSK SIBERIA PESARO ITALIA PRAGA REPUBBLICA CECA ROMA ITALIA SAN PAOLO BRASILE SANTIAGO DEL CILE CILE SESTRI LEVANTE ITALIA TAIPEI TAIWAN TRIESTE ITALIA VIENNA AUSTRIA WASHINGTON USA

Ogni cosa, riflesso del bene di Massimo Camisasca

l movimento è nato in un liceo ed è rinato in università, per poi prendere le strade di tante vite, di tante vocazioni, di tanti paesi. L’università: don Giussani era convinto, e a ragione, che in essa si formano le personalità secondo le linee di pensiero che governano il mondo. Era lì innanzitutto che occorreva verificare se seguire Cristo è veramente il centuplo per l’intelligenza, la ricerca, il lavoro. Non creando comunità a lato della vita, ma “dentro” la vita di tutti: partecipando ai corsi, studiando gli esami, in una dialettica umile e assieme serrata con le lezioni dei professori. Quando, dopo il ‘68, tutto sembrò sfaldarsi e nacquero i corsi alternativi gestiti dagli studenti, il 18 politico (cioè gli esami passati senza studiare), quando nacque cioè quella terribile mentalità che ha allontanato generazioni di giovani dalla bellezza e dalla fecondità del lavoro, del sacrificio, della passione – Giussani ci invitò a un’altra rivoluzione: quella di chi non salta la realtà verso un’utopia rivoluzionaria, ma accetta le condizioni quotidiane del proprio laborioso cammino verso il futuro. Ha contribuito così a far crescere migliaia e migliaia di padri e madri di famiglia, migliaia di professionisti, centinaia di imprenditori.

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Seguire Cristo è veramente il centuplo per l’intelligenza, la ricerca, il lavoro

Don Giussani tiene una lezione al Politecnico di Milano su Leopardi, dal titolo: "L’uomo è tensione alla verità", nel 1983. (foto: Archivio CL/Federico Brunetti).

L’università rimane un punto privilegiato della missione della Chiesa. Non a caso gli ordini religiosi e le diocesi hanno creato molte università, con alterni risultati. Alcune sono rimaste fedeli allo scopo per cui erano nate, altre no. Non dimentichiamo che i grandi centri di studio superiore, nati nel medioevo a Bologna, a Parigi, a Salamanca ecc., erano proprio scaturiti dal desiderio dei cristiani di mettere alla prova l’intelligenza della fede. Nella storia, attorno a un maestro o a una scuola di pensiero sono sempre nate delle comunità di studiosi. Pensiamo a Socrate, ma anche a Confucio, o ai saggi dell’India. Ma è un frutto prettamente cristiano la convinzione che le conoscenze possano trovare una unità totale, espressa proprio dalla parola uni-versità. Solo un Dio fatto carne ha dato agli uomini il coraggio di affermare che ogni cosa è un riflesso del bene. L’università è proprio l’espressione del tentativo dell’uomo di scoprire ed esplicitare i nessi fra ogni cosa e il Creatore. Anche la Fraternità san Carlo, nata dal carisma di don Giussani, desidera che alcuni fra i suoi uomini insegnino all’università o si occupino dell’educazione dei giovani universitari. È nato così questo numero di Fraternità e Missione.

PASSIONE PER LA GLORIA DI CRISTO


1949-1950 Don Giussani inizia l’insegnamento di teologia dogmatica a Venegono

1954 Lascia il seminario per l’insegnamento al liceo Berchet a Milano

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1964 Inaugura il suo corso di «Introduzione alla teologia» alla Cattolica.

1965 Va negli Stati Uniti per studiare il protestantesimo

1991 Lascia la sua cattedra alla Cattolica. Gli subentra don Stefano Alberto

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Università L’insegnamento di don Giussani Abbiamo incontrato don Stefano Alberto (don Pino), docente all’Università Cattolica, presso la cattedra di «Introduzione alla teologia» che fu di don Giussani a cura di Fabrizio Cavaliere

Don Pino, com’era la vita quotidiana “di facoltà”, con don Giussani? Ho un ricordo bellissimo della sua intensa partecipazione alla vita degli studenti e della comunità. Quando, arrivato in facoltà, si recava al bar per una china calda, prima delle lezioni, sempre esordiva con la domanda «Che cosa c’è di nuovo? Che cosa è successo?». C’è ancora l’eco nei corridoi dell’università, nonostante abbia smesso di insegnare nel 1991 (quando io feci un anno di supplenza, prima di subentrare nella cattedra), del rapporto che instaurava con tutte le persone, dai

Don Pino con alcuni suoi studenti all’Università Cattolica di Milano.

docenti ai bidelli, a cui regalava per Natale o Pasqua il panettone o la colomba. Ce ne sono ancora un paio in pensione che vengono a salutare me, per la gratitudine nei confronti di Giussani. Come don Giussani ha vissuto il suo insegnamento in università? Ciò che mi ha colpito sempre è il fatto che, sino agli ultimi anni di insegnamento, don Giussani dedicava moltissimo tempo a preparare le lezioni. Lui, che aveva fatto scaturire il corso universitario dall’insegnamento

fraternitàemissione M E N S I L E D E L L A F R AT E R N I T À S A C E R D O TA L E D E I M I S S I O N A R I D I S A N C A R L O B O R R O M E O Aut. del Trib. di Cassino n. 51827 del 2-6-1997 - Mensile della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo DIRETTORE: Gianluca Attanasio REDAZIONE: Michele Benetti, Fabrizio Cavaliere, Lorenzo Locatelli, Jonah Lynch HANNO COLLABORATO: Massimo Camisasca, Michael Konrad, Santo Merlini, Stefano Pasquero, Paolo Pietroluongo, Marco Ruffini, Stefano Tenti PROGETTO GRAFICO: G&C IMPAGINAZIONE: Fabrizio Cavaliere FOTOLITO E STAMPA: Arti Grafiche Fiorin, via del Tecchione 36 - San Giuliano Milanese (Mi) REDAZIONE E UFFICIO ABBONAMENTI: Via Boccea 761 - 00166 Roma Tel. + 39 0661571443 - fm@sancarlo.org ABBONAMENTI base € 15 sostenitore € 50 - C/C 72854979 - OFFERTE codice IBAN: IT72 W0351203206000000018620 - c/c postale 43262005 WWW.SANCARLO.ORG


Sono uomo: nulla di ciò che è umano mi è estraneo. Publio Terenzio Afro

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al Berchet e poi dall’insegnamento cominciato nel ‘65 ai corsi serali di economia in Cattolica, non dava mai niente per scontato. In secondo luogo, sottolineo quell’impegno totale che generava in lui un’attenzione a che ogni frase fosse capita, a fornire le ragioni dei minimi particolari. La sua continua preparazione avveniva anche in un costante dialogo con gli studenti, costruito sulle loro domande, sempre ammesse, a volte addirittura esigite. Era famoso per il modo in cui egli, puntando tutto sulla libertà, non ammettesse che a lezione qualcuno si distraesse. Nell’aula magna gremita, con oltre seicento persone, era capace di interloquire con qualcuno che fosse distratto o stesse parlando col vicino. Ricordo poi la sua costante disponibilità nel dialogo al di fuori della lezione. A volte fisicamente non riusciva ad uscire dall’aula per le persone che gli si affollavano intorno. Rimandava coloro con i quali non riusciva a parlare al ricevimento studenti, i famosi “giovedì mattina”. Aveva una disponibilità totale e puntualissima. Ha sempre salvaguardato lo spazio dedicato all’insegnamento in senso stretto, pur dentro all’attività legata alla sua responsabilità nel movimento di Comunione e liberazione.

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L’università non è solo un luogo di formazione, è un luogo di comunicazione di sé

Come hai vissuto il periodo in cui Giussani, con la sua paternità, ti ha accompagnato nell’avvicendamento alla cattedra? Devo essere molto sincero: mai mi sarei immaginato che dopo l’ordinazione sacerdotale avrei avuto un così brusco cambiamento nella vita. Si prospettava una mia presenza all’università di Eichstätt, in Germania, dove ero assistente di Dogmatica. Quella domenica di maggio in cui don Giussani mi chiamò a Milano, insieme a don Massimo, mio superiore, mai mi sarei immaginato che mi invitasse a subentrare nel suo corso. Gli inizi sono stati entusiasmanti, ma anche scioccanti. Giussani mi è sempre stato molto vicino, con consigli preziosi, discutendo a volte l’andamento delle lezioni. Ciò che più mi è rimasto impresso, e che secondo me la dice lunga sulla sua grandezza umana e sulla sua fede, è che lui abbia accettato di rischiare, di lanciare uno che non era nessuno, un trentunenne totalmente inesperto, nella certezza che, alla fine, è il Signore che opera. Che cosa dice don Giussani agli studenti universitari, a venti anni dalla fine del suo insegnamento? Mi rivolgo a centinaia di ragazzi che arrivano in Cattolica ogni anno, la maggior parte dei quali fuori dal movimento di CL. Non sono pochi coloro che, al termine del corso o anche durante le lezioni, magari dialoIl mestiere gando all’esame o incondi docente trandomi durante il riceè comunicare vimento degli studenti o dopo le lezioni, dicono qualcosa che più o meno così: «Pensavo ha entusiasmato di aver chiuso con il crila propria vita stianesimo, ma l’impatto con il PerCorso di Giussani mi costringe a riaprire la questione. In primo luogo perché capisco meglio la mia umanità; in secondo luogo, perché comprendo che il cuore dell’uomo è fatto per la felicità, e la felicità è qualche cosa di più grande della propria misura o dei propri progetti». L’università non è solo un luogo di formazione scientifica, più o meno di alto livello, ma innanzitutto un luogo

L’atrio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano (foto: www.flickr.com/photos/elena_87).

di comunicazione di sé. Il grande fascino di Giussani come professore universitario è di non essere mai venuto meno a questa intuizione, a questa responsabilità percepita come un compito decisivo verso i più giovani.

Lo sguardo alla Madonna rinnova ogni giorno il semplice «sì» della nostra vita a Cristo

L’università come luogo di comunicazione di sé vede come coprotagonisti del cammino educativo i docenti. Quale strada può indicare loro “il Gius”? Innanzitutto l’intuizione che il mestiere di docente è la comunicazione di qualcosa di grande che si è scoperto e che ha entusiasmato la propria vita. Inquadrata dentro al rigore di un metodo di ricerca e di insegnamento, ciò che convince i ragazzi è la certezza che quanto viene comunicato è qualcosa che rende grande la vita. All’inizio delle lezioni, Giussani manifestava sempre il suo criterio di insegnamento: «Non vengo qui per persuadervi di qualcosa, ma per offrire i criteri che hanno illuminato e resa bella, gustosa, meritevole di essere vissuta la mia vita». Troppo spesso ci si ferma all’osservazione, anche realistica, delle magagne dell’università, dei problemi strutturali, economici. Ci si dimentica però che un rinnovamento della vita universitaria può accadere solo se coloro che ne sono protagonisti rivivono, nella loro esperienza, ciò che ha dato inizio all’università: la passione di comunicare la verità incontrata e la sete di impadronirsene seguendo un maestro. Non si tratta solo di una sfida aperta, ma di una possibilità reale. Negli ultimi anni di vita, don Giussani ha espresso sempre più intensamente la sua devozione a Maria. Che cosa offre a chi lavora e studia in università? Offre la possibilità di guardare alla semplicità del cuore della Madonna, per cui tutta la sua vita ha ospi>> tato la presenza di Cristo e quindi è diventata feconda per l’umanità. Lo sguardo alla Madonna rinnova ogni giorno, soprattutto attraverso la preghiera dell’Angelus, questo “sì” semplice, per cui la nostra vita non ha paura di essere il luogo in cui Cristo si manifesta e opera per la salvezza del mondo.


CONSIGLI DI LETTURA >>

Gertrude von le Fort La corona degli angeli Massimo 1967 pp. 304 - euro 15

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PRETI IN UNIVERSITÀ ALVERCA (PORTOGALLO) Luis Mig uel Hernánd ez Docente presso l’Università Cattolica. ASUNCIÓN (PARAGUAY) Ferd inand o Dell’A m ore Docente presso l’Università Cattolica. BUDAPEST (UNGHERIA) A lessand ro Cap rioli Docente presso l’Università Cattolica. CHIETI Um b erto Fantoni Direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria per la cura dei docenti. GROSSETO S and ro S p inelli Responsabile diocesano della pastorale universitaria. MILANO Stefano A lb erto Docente presso l’Università Cattolica. NOVOSIBIRSK (SIBERIA) A lfred o Fec ond o Docente presso l’Università Statale. ROMA A nd rea D’A uria Docente presso la Pontificia Università Urbaniana. Mic hael Konrad Docente presso la Pontificia Università Lateranense. Wojc iec h J an u siew ic z Vicecappellano dell’Università La Sapienza, Zona Esquilino. SANTIAGO DEL CILE Mario Grig nani Docente presso l’Università Cattolica. Fed eric o Ponzoni Docente presso l’Università Santo Tomás. TAIPEI (TAIWAN) Paolo Costa Paolo Cum in Em m anuele S ilanos Docenti presso l’Università Cattolica. VIENNA J osé Claveria Responsabile diocesano della pastorale universitaria. WASHINTON (U.S.A.) A ntonio Lóp ez Docente presso l’Istituto Giovanni Paolo II.

Un romanzo bellissimo, scritto con fine sensibilità e fede profonda. Racconta una storia d’amore attraversata dalle tempeste del nazionalsocialismo degli anni Trenta in Germania. La protagonista, Veronica, impara a vivere l’amore anche in mezzo a grandi contrasti e infine compie un gesto alle soglie della santità. Scritto senza esagerazioni, con fedeltà agli eventi e alle sfumature dell’esperienza.

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Università e missione Roma e Praga: università pontificie e polo laico di agraria: due fronti di insegnamento e di studio, cioè di missione tra i giovani.

PRAGA COME UN RAMO IN PRIMAVERA

ROMA INSEGNARE È UNA MISSIONE

di Stefano Pasquero

di Michael Konrad

Sono sacerdote da sette anni e da quasi otto sono in missione a Praga, capitale della Repubblica Ceca. Gli inizi del mio incarico come cappellano del polo universitario agricolo di Praga non sono stati facili. Mi sono scontrato subito con una grande estraneità, sicuramente causata dalla lingua che non possedevo ancora, ma anche da un tipo di vita universitaria molto diversa da quella che conoscevo. Non c’erano spazi in cui gli studenti potessero incontrarsi liberamente, non c’erano aule studio né tantomeno avevo a disposizione un ufficio. Anzi, della mia nomina a cappellano il rettore non era informato e non doveva esserlo per evitare incomprensioni o problemi. La Chiesa, qui, nella coscienza di molti è ancora relegata nel nascondimento delle sacrestie come nell’epoca comunista. A volte si considera fuori luogo qualunque manifestazione pubblica dell’esistenza cristiana. Chi è credente tende a vivere la propria fede in modo intimo, senza che essa sfoci in una vita di comunità. Io e don Andrea Barbero abbiamo iniziato così, in sordina, a incontrare gli studenti universitari in mensa o nei luoghi comuni dei loro collegi, dove, fin da subito, abbiamo iniziato a celebrare la messa, pubblicizzandola con dei volantini sulle bacheche studentesche, e a proporre la Via Crucis del venerdì santo nei viali del campus universitario. Tutto ciò ha spesso destato una certa sorpresa e, in qualche caso, riluttanza. Abbiamo compreso presto che era importante costruire rapporti personali, uno per uno. In fondo, questo è il metodo cristiano: l’incontro con qualcuno che s’interessa a te personalmente. Abbiamo cercato di coinvolgere gli studenti nella vita di comunione che vivevamo in casa. Una studentessa un giorno ci ha detto: «Quando vi ho conosciuto, ciò che più mi ha colpito da subito è l’unità che vivete voi due». I ragazzi hanno desiderato vivere tra di loro quella familiarità che vivevano con noi e questo, a poco a poco, diventava attraente anche per i loro amici, che invitano agli incontri e alla scuola di comunità. Una volta, di fronte alla nostra sorpresa per questo “spirito missionario”, un’altra ragazza ci ha detto: «Per me è normale: non faccio altro che invitare i miei amici a casa mia». Ho visto avverarsi in tanti ragazzi quello che don Giussani ci ha insegnato, che la libertà consiste nell’aderire a una Presenza. In tanti ho visto questa conversione: è la vita che rinasce, come un germoglio sul ramo di un albero in primavera.

Insegno etica filosofica all’Università Laternanense, l’Università del Papa. Ci sono alcune tesi delle mie lezioni che suscitano ogni anno una reazione veemente e perfino una aperta opposizione tra gli studenti. Succede, ad esempio, quando illustro la natura della libertà. Spiego infatti che ciò che noi scegliamo in verità non è tanto il fine della nostra vita, quanto la via per ragMichael Konrad. In basso, Stegiungerlo. Questa tesi, di fano Pasquero durante una per sé classica, sta in radivacanza con alcuni univeristari di Praga. cale opposizione con il cuore della mentalità contemporanea. L’uomo di oggi è convinto di essere libero solo se può decidere autonomamente del senso della sua vita. Anche la maggior parte dei seminaristi e delle religiose che assistono ai miei corsi sono della stessa convinzione. Solo pochi si accorgono che questa è incompatibile con l’idea di vocazione. Che la vita sia vocazione significa infatti che un Altro ci chiama a un compito che decide Lui. Siamo tanto più liberi, siamo tanto più noi stessi, quanto più accettiamo la sua volontà su di noi. Nell’Annuncio a Maria, Paul Claudel fa dire al costruttore di cattedrali Pietro di Craon: «Non tocca alla pietra scegliere il suo posto, ma al maestro che dirige l’opera». La resistenza che incontro nei miei studenti nei confronti di tali verità del cristianesimo mi fa ogni anno percepire che anche l’insegnamento è una missione. Prima di tutto perché il mio compito non consiste nel difendere delle convinzioni personali, nell’insegnare tesi o temi che piacciano a me. Sono piuttosto chiamato ad esporre, certo attraverso le mie parole e la mia esperienza personale, la dottrina di un Altro. In secondo luogo perché sono chiamato a scalfire un po’ nei miei studenti la mentalità del mondo e a permettere, attraverso una conversione del loro pensiero, che Cristo cambi la loro vita sempre più in profondità.


La ragione: capacità di rendersi conto del reale secondo la totalità dei suoi fattori. Luigi Giussani

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Bologna In mezzo a loro ivo a Bologna da due anni. Sono viceparroco in una chiesa del centro storico e seguo la comunità locale degli universitari di Cl. Al mio arrivo sono stato colpito dalla straordinaria concentrazione di giovani: l’università, una delle più antiche del mondo, fondata nel 1088, conta 90.000 studenti, poco meno di un quarto della popolazione dell’intera città. Girando sotto i famosi portici ci si accorge che quei ragazzi arrivano da ogni parte del mondo. Con sorpresa ho constatato che le lingue straniere imparate negli anni della mia formazione mi sarebbero servite anche se ero in missione in Italia! Ho incontrato amici provenienti da paesi lontani, che mi hanno contattato attraverso le strade più diverse: una ragazza russa venuta da Mosca per studiare italiano, una americana di origine brasiliana, un tedesco matricola a lettere ma direttore d’orchestra in erba, una portoghese che mi hanno presentata i nostri missionari di Lisbona… Dio mi ha voluto qui per annunciarlo a tutti. Il lunedì percorro a piedi il quartiere universitario all’ora di pranzo: attraverso un mare di ragazzi che si stanno aprendo alla vita, sulle loro facce si leggono le storie e le ferite più diverse. Io sono a Bologna anche per quei 90.000. So però che, se voglio arrivare a tutti, devo innanzitutto prendermi cura di quei cinquecento della comunità di Cl che Dio mi ha già messo a fianco. Il loro impegno negli organi accademici, i volantinaggi di giudizi sull’attualità e le tante iniziative di aiuto allo studio, ci spalancano all’orizzonte del mondo. Credo che i rapporti di amicizia che stringo con loro, il tempo dedicato ad accompagnarli nella scoperta della vita, hanno un valore eterno. Sarò in loro compagnia per qualche anno. Poi la vita subirà una svolta: il lavoro e la famiglia che formeranno li porterà lontani, nei luoghi d’origine o dall’altra parte del mondo. Ma la comunione che Cristo

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«Con i ragazzi dell’università ripercorro il cammino di scoperta della fede iniziato quando avevo la loro età, e il cammino si fa sempre nuovo» di Marco Ruffini

Marco Ruffini con alcuni ragazzi del Clu di Bologna in gita alla diga di Ridracoli (FC).

crea tra chi lo ama supera le distanze temporali e spaziali. Anche quella causata dalla morte, come ho capito accompagnando al cimitero, con tutti gli altri, Giulia, morta l’estate scorsa in un incidente d’auto. La mia vita partecipa dell’entusiasmo e delle preoccupazioni dei ragazzi. Ripercorro con loro il cammino di scoperta della fede iniziato quando avevo la loro età, nei corridoi del Politecnico a Milano. E il cammino si fa sempre nuovo anche per me. Alcuni mi hanno chiesto di prepararli al battesimo, altri al matrimonio. Fin da subito ho condiviso le mie passioni e molti mi hanno fatto appassionare a temi prima sconosciuti. Attraverso le opere dei grandi dell’arte stiamo approfondendo i contenuti della scuola di comunità: è stato molto utile, ad esempio, guardare assieme La Traviata di Verdi per entrare nell’itinerario dell’amore vero. Le occasioni più informali non mancano: cene in appartamenti di fuori-sede, serate di canti, di gioco, gite (alle città d’arte o con gli ingegneri alla diga che dà acqua a tutta la Romagna!), vacanze e convivenze in preparazione degli esami. Il martedì sera celebro la messa in una delle chiese più belle di Bologna. Lo splendore di quello spazio è un’occasione per ricordarmi con gratitudine della storia della Chiesa e del movimento che mi precede e in cui sono mandato a servire. Un anno fa il cardinal Caffarra, arcivescovo di Bologna, ha voluto incontrarci tutti. Dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni ragazzi, ha ricordato, in un assolato pomeriggio di maggio, la fredda notte di Betlemme, dicendo che i nostri racconti «continuano la narrazione di una grande storia che ha avuto inizio in una notte di più di duemila anni fa quando a dei poveri pastori, venne data una notizia straordinaria, che Dio era lì in mezzo a loro e che li attendeva». È l’annuncio che risuona tra noi nei corridoi dell’Alma Mater.


ABBONATI O RINNOVA IL TUO ABBONAMENTO. È SEMPLICE. ON LINE: www.sancarlo.org fraternitàemissione c/c postale: 72854979 - Intestato: Fraternità Sacerdotale Missionari S. Carlo B. Fraternità e Missione ABBONAMENTI: base €15 - Sostenitore €50

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Seminaristi in università

Lo studio in università è un aspetto fondamentale dell’iter formativo in seminario. Da due università pontificie, la testimonianza di due seminaristi

DENTRO UNA CONDIVISIONE di Stefano Tenti, seminarista del primo anno

La nostra presenza all’università si inserisce in una tradizione viva, generata dai fratelli che sono stati in università prima di noi. Ma giorno per giorno abbiamo il compito di coltivare questa presenza. Ad esempio, molti compagni di corso sono stranieri, e fanno fatica a seguire le lezioni. Abbiamo pensato di condividere con loro degli schemi che avevamo sintetizzato per prepararci agli esami.Vista l’utilità, abbiamo realizzato un sito dove pubblichiamo gli appunti presi a lezione, rendendoli disponibili a ognuno. Sta diventando uno strumento importante per i nostri compagni e alcuni professori si sono offerti di collaborare alla correzioni dei testi, affinché diventi ancora più utile.

Nell’immagine, seminaristi durante un incontro in università.

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L’INIZIO DELLA MISSIONE di Paolo Pietroluongo, seminarista del secondo anno

La presenza di noi seminaristi in università, nei diversi modi in cui si esprime, ha sempre lo stesso scopo: testimoniare ciò che ci ha condotto fin lì, ovvero l’esperienza di don Giussani, sottolineando i diversi accenti che contraddistinguono il nostro carisma. All’Università del Laterano proponiamo due scuole di comunità, una per gli anni della teologia e una per il biennio di filosofia.Vi partecipano, ed anche molto attivamente, studenti di altre congregazioni e comunità religiose. Nessuno si tira indietro, ognuno vuole dire la sua, alcuni invitano anche altri amici. Lo stesso vale per la vendita di Tracce. Ci sono i nostri “clienti affezionati”, qualcuno si è anche avvicinato al movimento. Con i compagni di corsi c’è stima reciproca: siamo coscienti che tutti possiamo apprendere qualcosa dall’esperienza da cui gli altri provengono. Con alcuni di loro e con i professori il dialogo sulle materie di studio è serrato, a volte aspro. Giussani ci ha insegnato che il cuore dell’uomo è sempre lo stesso. Capisco quindi come non occorra aspettare di andare all’estero per fare missione. La mia missione inizia già ora, nel posto in cui sono, e consiste nel portare agli altri quello che di più bello mi è stato già regalato, riconoscendo con umiltà ciò che Dio vorrà ancora regalarmi attraverso la sua Chiesa.

PER OFFERTE ALLA FRATERNITÀ (MISSIONI, SANTE MESSE ECC.): Codice IBAN: IT 72 W0351203206000000018620 - c/c postale 43262005


Fiore di pianto / in ogni modo / vorresti rimediare, ma ad ogni giglio / di campo quello che tocca soltanto / è lasciarsi vestire. Antonio Anastasio MAGGIO

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Diario missionario L’amore in tempo di crisi Fuenlabrada (Spagna): alla porta della Caritas in parrocchia molte persone cercano un aiuto contro la crisi economica. In una lettera il racconto del loro bisogno di risposte di Santo Merlini

Carissimo don Massimo, la situazione economica per molte famiglie di Fuenlabrada si sta facendo sempre più drammatica, a livelli che nemmeno io mi aspettavo. Nelle ultime settimane sono aumentate le persone spagnole che vengono a chiedere aiuti economici alla Caritas, persone che all’improvviso si sono ritrovate sul lastrico. Qualche esempio. Dolores, madre di due figli. Il marito che lavorava nelle costruzioni all’improvviso si ritrova senza lavoro e anche senza il sussidio per i disoccupati, perché era lavoratore autonomo e quindi non ne ha diritto. Quando le arriva a casa la bolletta che non può pagare, non lo dice al marito, per non renderlo triste. Ultimamente si era impegnata un po’ nella vita della parrocchia. Le ultime settimane, però, era silenziosa, non parlava, quando le chiedevamo come stava rispondeva a voce bassa: «Aquì vamos». Ieri non ce l’ha fatta più ed è scoppiata in un pianto a dirotto, vergognandosi per la sua situazione. Maria, madre di tre figli. Uno frequenta il catechismo per la prima comunione. Ha due occhi azzurri, penetranti. Anche suo marito lavorava nelle costruzioni e non ha diritto ai sussidi per i disoccupati.Vivono in cinque in un appartamento da 370 euro al mese. La settimana scorsa è venuta per la prima volta alla Caritas, anche lei scoppiando a piangere, con il figlioletto di tre anni che la guardava silenzioso. Roberta, madre di due figli che partecipano ai nostri gruppi parrocchiali. Una donna silenziosa, con lo sguardo triste, che dimostra molti più anni di quelli che ha. Il marito ex-muratore con il vizio del bar. Viene già da tempo alla Caritas, riceve gli alimenti e se ne va. La settimana scorsa non ce l’ha fatta più: sono tre mesi che non pagano l’affitto, è un miracolo che i padroni di casa ancora non l’abbiano cacciata. Quando le ho dato un po’ di denaro è scoppiata a piangere. Anna, di confessione evangelista, madre di una bambina di tre anni, anche suo marito muratore, viene perché il pastore protestante le ha consigliato di rivolgersi alla Caritas. In casa le hanno tagliato la corrente elettrica. Quando dobbiamo dirle che deve rivolgersi all’ufficio parrocchiale che le corrisponde, risponde che lo ha già fatto e non l’hanno aiutata. Anche i nostri mezzi – le rispondo io – sono limitati, non possiamo fare di più che darle alimenti e aiutarla a prendere le decisioni giuste per uscire da questa situazione. Anche lei non ce la fa più: «Mi sono rivolta già a un sacco di posti, non so più cosa fare, in casa congeliamo senza il riscaldamento, la sera faccio una zuppa per mia figlia, ditemi di fare qualunque cosa e la faccio» e si sfoga per un quarto d’ora con un pianto a dirotto. Tutto questo, caro don Massimo, in due settimane. Ci sono molti altri casi, e la situazione sembra peggiorare.

Bambini della parrocchia impegnati nella preparazione degli aiuti per la Caritas diocesana. In basso, gita a Toledo con i parrocchiani: al centro, Santo Merlini.

Che posso fare io? Istintivamente aprirei il portafoglio per pagare loro tutto quello che c’è da pagare, però non si può. Aiutarli a trovare una via d’uscita, ma soprattutto pregare per loro e farli sentire amati. Un abbraccio, tuo Santo


Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore. Giovanni Paolo II

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Col suo potente manto di Gianluca Attanasio

Fino a vent’anni ho abitato a Cinisello Balsamo, al sesto piano di un grande palazzo che si affacciava su una serie d’incroci stradali e su una chiesa appena costruita. È una chiesa piuttosto famosa, costruita a forma di tenda, che si può scorgere anche dalla tangenziale che attraversa la periferia nord di Milano. Uno dei ricordi più belli di quegli anni è legato al mese di maggio. Tutte le sere, alle nove, si scendeva per dire il rosario. Eravamo parecchi giovani. Prima le Ave Marie scandite da suor Adelaide, poi la recita in ginocchio delle litanie, in conclusione un canto dedicato alla Madonna. Alla fine, fuori dalla chiesa, noi ragazzi giocavamo a nascondino, col buio che rendeva la sfida ancora più intrigante. Andavamo al rosario anche per questo, per giocare, ma pregare insieme la Madre di Gesù ci riempiva di gioia. Lì, giovani e vecchi, eravamo una cosa sola. A tutti la preghiera dava consolazione, pace, speranza. Senza Maria, la donna vestita di sole, la mia vita e la mia vocazione non sarebbero nemmeno pensabili. Lei ha esaudito le mie domande, ha protetto i miei parenti e i miei amici, mi ha preservato nei momenti più burrascosi della mia esistenza. Mi ha difeso col suo potente manto dalle insidie del maligno. A Lei posso rivolgermi senza timore. Come scrive Santa Teresa di Gesù Bambino: «La vergine lo sa bene cosa deve fare dei miei piccoli desideri, se li deve dire oppure no: insomma, sta a lei vedere di non forzare il buon Dio ad esaudirmi, per lasciare fare a lui in tutto e per tutto la sua volontà». Non ho mai smesso di dire il rosario, e ancora adesso, ogni volta che lo finisco, mi ritrovo più certo della positività della vita. Spesso comincio a pregare assorbito dalle mie preoccupazioni, ma poi, decina dopo decina, il mio sguardo si alza e comincio a vedere anche i problemi in una prospettiva nuova, con occhi pacificati, più consapevole che tutto è nelle mani del Padre.

Simone Martini, «Madonna della Misericordia» (part.).


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