Page 1

Numero 1

Sabato 18/01/2013

Vivi Don Bosco Magazine Educare Sommario Pagina 1  Educare con Don Bosco Pagina 2  Figlie di Maria Ausiliatrice Pagina 3  Presepe Vivente Pagina 4  Suoni e voci senza confini  Oratorio: il sogno Continua

Nel bicentenario della nascita di don bosco non possiamo non proporvi la vita e la storia di san Giovanni Bosco, Padre e maestro dei giovani, unica figura della storia della Chiesa a cui viene riconosciuto questo titolo. Il suo carisma fuori discussione, Le sue intuizioni indiscutibili. Don Bosco si deve conoscere, nel complesso societario odierno è necessario. Dove la crisi educativa si fa sentire spezzando i legami solidi e gli archetipi familiari. Dove gli adulti sono sempre meno significativi, don Bosco e il suo carisma lancia ancora una sfida:

“ L’educazione”

Don Bosco ed i giovani

Pagina 5  Rassegna Teatrale “Piccoli Spazi” Pagina 6  MTB CSAIn

La pedagogia di San Giovanni Bosco guarda al giovane nella sua interezza. "Amate le cose che amano i giovani" ripeteva il Santo, sottolineando l'importanza di un sistema educativo capace di offrire loro la possibilità di studiare, di apprendere un mestiere, di giocare e di nutrire il proprio spirito coltivando la fede.

Pagina 7  Calcio A5: Il punto

"Non ho mai conosciuto un giovane che non avesse in sé un punto accessibile al bene, facendo leva sul quale ho ottenuto molto di più di quanto desideravo" diceva, sostenendo un ottimismo realista che tiene conto del positivo presente in ogni giovane, che fonda la "ragione" del suo sistema sul dare fiducia alle forze di bene presenti nella persona per farle crescere e maturare.

Pagina 8  Ecosostenibilità  Commercio Equo Solidale: Cos’è Pagina 9 - 10  Dossier: Camminiamo insieme con l’umanità intera Pagina 11 – 12 - 13  Speciale: metodo educativo Don Bosco Pagina 14  Contatti  Spazio Associazioni “la Fenice”

Don Bosco in tutto il suo lavoro tra i giovani fu sostenuto da un'idea sola: "L'educazione può cambiare la storia!". E per questo ha speso la sua vita. Per evitare al giovane quelle esperienze negative che avrebbero potuto compromettere seriamente la sua crescita, per offrirgli gli strumenti adatti ad affrontare la vita con tutte le sue difficoltà e contraddizioni, per creare un ambiente in cui i valori che si intendevano trasmettere fossero vissuti e comunicati con l'esempio... per educare. Ma affermava: "L'educazione è cosa di cuore". E ancora: "La pratica di questo sistema è tutta poggiata sulle parole di San Paolo che dice: La carità è benigna e paziente, soffre tutto, ma spera tutto e sostiene tutto". In una lettera famosa di Don Bosco, scritta ai Salesiani da Roma nel 1884, si legge: "Chi sa di essere amato, ama e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani. Non basta amare i giovani: occorre che loro si accorgano di essere amati". Ancora oggi, dopo 120 anni, la pedagogia di Don Bosco nel rapporto con la gioventù rappresenta una vera e propria filosofia di vita. Una vita fatta di valori, di libertà, di dignità e di pace.

1


Vivi Don Bosco Magazine

Le Figlie di Maria Ausiliatrice

Sopra Madre Mazzarello Sotto veduta santuario Mornese

Siamo una famiglia religiosa nata dal cuore di San Giovanni Bosco e dalla fedeltà creativa di Santa Maria Domenica Mazzarello. Don Bosco ha scelto questo nome perché ci ha volute come un monumento vivo di grazie alla Madonna. A Torino la scelta di fondare una istituzione in favore delle giovani è venuta a Don Bosco dalla sollecitazione di varie persone; dalla constatazione dello stato di abbandono e povertà in cui si trovavano molte ragazze; dal contatto con vari Istituti femminili;

dalla profondità della sua devozione mariana; dalla conferma del Papa Pio IX che lo incoraggiò verso questa via; da ripetuti "sogni" e fatti straordinari da lui stesso raccontati. Contemporaneamente a Mornese, sui colli del Monferrato, la giovane Maria Domenica Mazzarello animava un gruppo di giovani donne che si dedicavano alle ragazze del paese, con lo scopo di insegnare loro un mestiere, ma soprattutto con l’impegno di orientarle alla vita cristiana. A distanza, due segnali sulla stessa lunghezza d’onda mandavano un identico

messaggio: A distanza, due segnali sulla stessa lunghezza d’onda mandavano un identico messaggio: doveva nascere anche per le bambine e le giovani l’ambiente educativo che già c’era a Torino-Valdocco, per i ragazzi ad opera di Don Bosco. Maria Domenica Mazzarello fu co-fondatrice nel dare vita, forma e sviluppo alla nuova istituzione. Il 5 agosto 1872 il primo gruppo di giovani donne pronunciarono il loro "sì" come la Vergine Maria per essere "aiuto" soprattutto tra le giovani .

"Per un dono dello Spirito Santo e con l'intervento diretto di Maria, San Giovanni Bosco ha fondato il nostro Istituto come risposta di salvezza alle attese profonde delle giovani. Gli ha trasmesso un patrimonio spirituale ispirato alla carità di Cristo Buon Pastore, e gli ha impresso un forte impulso missionario." (Costituzioni FMA, n°1)

F.M.A. a Barcellona Pozzo di Gotto A Barcellona P.G le prime Figlie di Maria Ausiliatrice arrivano, il 03/11/1899, i notabili del paese in particolare il Conte Nicolaci Giorgio insieme con Mons. Munafò chiesero all’ispettrice di Sicilia del Tempo, la Beata Madre Maddalena Morano l’opera educativa ed evangelizzatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice a beneficio e delle ragazze del Paese di Barcellona. Nel 1900 la comunità si stabilì in un ampio e bel edificio denominandolo popolarmente le suore di cumà, la via dove ergeva la casa ed espletato il servizio. L’opera si rivelò da subito feconda, l’oratorio il teatro, la scuola dell’infanzia già mista, la scuola di ricamo e la scuola di musica. Le giovani delle suore di Cumà erano la speranza della città, da quel momento il numero dei giovani che sono passati dalla nostra casa sono stati innumerevoli. Il carisma di don Bosco e di Madre Mazzarello ha dato copiose vocazioni maschile e femminili. Il numero dei giovani che ogni giorno fruiscono dei nostri servizi sono tanti, caratterizzati dalla gioia. Madre Morano

2


Vivi Don Bosco Magazine

Presepe Vivente Buona affluenza al presepe Vivente organizzato dall’Associazione Vivi Don Bosco che, per il secondo anno consecutivo, ha visto la partecipazione di più di 50 raffiguranti per lo più adolescenti provenienti dall’Ortaorio F.M.A. che sotto la regia dei coordinatori e delle

Suore hanno potuto cimentarsi in questo appuntamento con notevole soddisfazione. Lo scenario, leggermente ampliato rispetto all’edizione 2011, è sempre il giardino dell’Istituto F.M.A. che grazia all’aiuto di volontari è stato reso agibile all’alta affluenza

Miano Ottavio

Sotto alcune foto

3

Dei tanti visitatori, i quali hanno potuto degustare: Biscotti, pane arrosto, pane fritto, le spincie, la faggiola con cotiche di maiale, pizza e la ricotta fatta da un vero pastore. In programma c’è la volontà di ampliare ancora il percorso per l’edizione 2013.


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

“Suoni e voci senza confini” Sabato 19 gennaio, alle ore 20.00, a Barcellona Pozzo di Gotto, nella Basilica “S. Sebastiano”, in occasione dei festeggiamenti in onore del patrono della città, si terrà un concerto eseguito dal Coro interetnico dell’Ufficio Migrantes. Il concerto s’inserisce all’interno di un cammino che come territorio si sta portando avanti grazie alla disponibilità del direttore dell’ufficio Pastorale Diocesana, il diacono Santino Tornesi, si è cercato di tradurre l’immigrazione come opportunità di un popolo, di una terra che sposando altre culture si confronta e cresce. Il 2012/2013 grazie alla collaborazione dell’amministrazione Comunale Barcellonese, ai rappresentanti di tutte le comunità presenti sul territorio: Romene, Polacche,Tunisine, Marocchine, Cinesi, Albanesi, Africa/centrale,Indiane del Kerela, vicariato diocesano di Barcellona P.G, del Sisifol (rifugiato politico), Arci Futura, SDB, le Figlie di Maria Ausiliatrice, l’associazione Vivi don Bosco, ass. Macramè, la Caritas Vicariale ecc. Si è già realizzata la commissione permanente di intercultura ed inter religiosa. Nessun uomo/donna è un’isola, ma appartenenti alla stessa comunità “umana”. Dopo le cresime inter-etniche, giorno 19 gennaio il coro, che sfugge dalla visione Multi etnica e tende a costruire l’intercultura. Il Coro, espressione dell’organismo pastorale dell’Arcidiocesi che si occupa di tutte le persone coinvolte dal fenomeno della mobilità umana, vuole testimoniare come siapossibile stare insieme e arricchirsi reciprocamente nella diversità. In questo tempo di grande mobilità dei popoli, si rende necessaria la convivenza di culture e religioni diverse. La musica, linguaggio universale, può essere un volano per far passare efficacemente il messaggio dell’integrazione e della convivenza possibili. Saranno eseguiti dei brani che appartengono alla tradizione dei diversi Paesi di provenienza, insieme a più noti Gospel e Spiritual che racconterà la storia dell’apartheid. L’evento è realizzato nell’ambito delle iniziative promosse dall’Ufficio Migrantes e dalla commissione inter-etciche che è attenta al fenomeno migratorio nel territorio Barcellonese, con l’intento di favorire la diffusione di una cultura della condivisione, nella convinzione che lo scambio e la conoscenza portino ricchezza per tutti. Come sottolinea Papa Benedetto XVI, «l’avvenire delle nostre società poggia sull’incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze». Mercurio Marilena

Oratorio “il sogno di Don Bosco Continua Siamo a Gennaio, un mese caro per ogni animatore salesiano, perché a seguire dopo il natale di Gesù, ci si appresta a festeggiare quel gran Santo che per i giovani ha dato la sua intera vita. E anche all’oratorio delle F.M.A. ci si prepara a festeggiarlo, non solo con la partecipazione a tutti i riti preparati per onorarlo degnamente, ma anche con un mini musical, messo in scena

domenica 27 gennaio alle ore 11.15 presso il teatro F.M.A. alla quale prenderanno parte tutti i ragazzi della nostra realtà.

Quest’anno abbiamo pensato, coordinatori e suore, di ricordare Don Bosco con questa rappresentazione per poter raggiungere con essa anche chi magari è solo un simpatizzante o magari non è molto inserito nei vari momenti liturgici… cosi, con questo pensiero e questo desiderio abbiamo coinvolto jolly, leaders e animatori per far capire loro, tra una battuta, un canto e un ballo, quanto essi siano cari al cuore di Don Bosco, quanto sia importante amare i giovani, far loro vedere e sentire il proprio amore, sognare in grande,

affidarsi a Dio e a Maria per comprendere la propria vocazione nella vita. Ciò che da la fede in Dio il mondo non può donarlo e il mondo non può toglierlo. Don Bosco apriva ai giovani la strada alla santità ricordandogli tra una preghiera ed una risata, che il necessario per farsi santo è essere sempre allegro ed essere discepolo. A darci una mano nella realizzazione di questo mini spettacolo hanno dato il loro contributo sia il gruppo scout che frequenta la nostra realtà e sia un gruppo di promettenti ragazzi di Barcellona e Milazzo

4

che ci accompagnano con la loro voce e le loro musiche. Tutto questo per allargare la nostra famiglia in cui tutti trovano posto e per portare il positivo messaggio di Don Bosco a sempre più giovani, per essere un'altra campana, quella che guarda alla realtà con occhio cristiano, vedendo il buono che in ognuno c’è e che ognuno può realizzare sentendosi valorizzato, perché sono i giovani il grande valore della società futura e sui quali e per i quali conviene davvero sognare alla maniera di Don Bosco! Longo Annalisa


Vivi Don Bosco Magazine

Rassegna Teatrale Il Teatro a prescindere dal teatro. Un detto che mi sono inventato per evidenziare l’importanza dell’arte della recitazione in qualsiasi contesto. Lo scopo principale è quello di dare emozione e, comunque, regalare al pubblico due ore di spensieratezza, una sorta di oasi in questo mondo così frenetico e complesso. Lo scopo della rassegna “Piccoli Spazi” organizzata dalla Vivi don Bosco in collaborazione con l’Associazione ArtisticoCulturale Ettore Petrolini interessa proprio questo: donare agli spettatori due ore di sano divertimento attraverso la rappresentazione scenica di commedie in un linguaggio semplice ma profondo, tale, da essere compreso da tutti ed accettato anche da chi cerca nel Teatro dei forti messaggi. Compagnie di spessore si sono già esibite riscuotendo da parte del numeroso e attento pubblico i dovuti consensi. Mi sento di citare per prima la compagnia di Pozzuoli (NA) “Vulimm’ vulà” che con “Ferdinando” di Annibale Ruccello ha offerto momenti di alto Teatro emozionando il pubblico presente. Dimostrazione di “grandezza e professionalità” di Roberta Principe e compagni. Non posso non citare inoltre il “Teatro Hercules” di Catanzaro dello stacanovista Piero Procopio che dopo la messa in scena della commedia ci ha regalato una ventina di minuti di gran cabaret. Tutte le compagnie fin’ora presenti sono riusciti a conquistare il pubblico sperando bene per un luminoso futuro della rassegna. Ha aperto i battenti il “Teatro Hercules di Catanzaro; poi è stata la volta della compagnia “Colapesce” del bravo e simpatico Nino Spada che ha presentato “Renzino e Lucetta” una ripresentazione a cura di Aldo Lo Castro dei Promessi Sposi; a seguire “Il volto e la maschera” di Messina di Claudio Diveto che ha portato in scena una commedia di Francesco Chianese “Se io… per esempio”; la quarta serata è stata impegnata dalla compagnia “Vulimmì Vulà” di Pozzuoli (NA); poi è stato il turno della compagnia “Ottomaggio” di Barcellona che all’ultimo momento ha sostituito la compagnia Deliese. A Giuseppe Pollicina e compagni ancora i miei più vivi ringraziamenti. L’ultimo appuntamento (e primo del 2013) è stato domenica 13 gennaio con “Le Nuove Immagini” di San Filippo del Mela con “A clinica di scattiati” adattamento di Luigi Mandanici della celebre commedia di Scarpetta “Il medico dei Pazzi”. La rassegna riprenderà domenica 27 gennaio con la compagnia di Milazzo “Dietro le quinte” che presenterà “Voglia di borotalco” di Pietro Barbaro; il 3 febbraio sarà la volta della compagnia di Saracena (CS) con Tra… vasi e vizietti”; il 17 febbraio la compagnia di Scilla (RC) “Lorenzo Pontillo” presenterà “Cincu fimmini e un tarì” di Pino Giambrone; il 3 marzo sarà la volta della “Vivi don Bosco” a scendere in pista con una commedia di Saverio Castanotto “Figghi si… figghi no” per la regia di Francesco Chianese; il 10 marzo l’attesissima Sara Giordano con la Koinè di Venetico presenterà “Il candidato” di Oreste De Santis; chiuderà la rassegna il 17 marzo la compagnia “Ettore Petrolini” con un lavoro dello scrivente “Guai a lu povuru fattu riccu”. E’ bene ricordare che domenica 24 febbraio la compagnia “Deliese” recupererà la serata offrendo per gli abbonati una divertente commedia. L’obiettivo dell’associazione Vivi don Bosco è quello di creare una propria compagnia teatrale e il successo della rassegna potrebbe essere un buon auspicio !!!

Il salone Teatro F.M.A.

Alcuni attori della Ettore Petrolini

5


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

Presentiamo la MTB targata CSAIn Il periodo invernale è, almeno per il ciclismo, il periodo nel quale ci si dovrebbe riposare; usiamo il condizionale perché non sempre l’inverno è un periodo di riposo. Intanto è, almeno per i Dirigenti, il periodo del rendiconto e della progettazione della nuova stagione; si esaminano i risultati della stagione appena trascorsa, con aspetti positivi e negati, e ci si proietta nella nuova che, di fatto è già cominciata, almeno per gli atleti agonisti, con la preparazione fisica in palestra, con gli allenamenti sui rulli, e con le prime timide uscite imbacuccati nelle mantelline per non rischiare un malanno. Nel 2012 l’attività provinciale dello CSAINciclismo ha laureato questi Campioni: Primavera Laquidara Simone Ciclo Tyndaris Patti Debuttanti Lo Presti Aharon Pio Ciclo Tyndaris Patti Cadetti Barone Emanuele Cicli Crisafulli Messina Junior Saccà Fabrizio Cicli Crisafulli Messina Senior Miano Ottavio Vivi Don Bosco Barcellona Veterani Crispo Cesare Ciclo Tyndaris Patti Gentlemen Barone Emanuele Cicli Crisafulli Messina Super Gentlemen Intelisano Alfio Cicli Crisafulli Messina La novità della stagione che andrà a cominciare è la collaborazione fra due EPS, da un lato lo CSAINciclismo e dall’altro la Lega Ciclismo della UISP; queste uniranno le loro forze per riempire una stagione di attività a più livelli e con varie specialità sia nel campo della mountain bike che su strada

Foto premiazione 2012

La stagione in mountain bike, specialità cross, si aprirà il prossimo 10 Marzo con una gara a Falcone a cura della Cicli Benedetto, che torna a fare attività in seno allo CSAIn, assieme ad altre Società, dopo un anno nel quale sono avvenuti stravolgimenti epocali; questo il quadro provvisorio completo: 10 Marzo 24 Marzo 7 Aprile 28 Aprile 11 Maggio 26 Maggio 2 Giuno 20 Luglio 28 Luglio 4 Agosto 11 Agosto 14 Settembre

Falcone Castroreale Messina Barcellona Oliveti Messina Barcellona Oliveri Fondachelli Montalbano Falcone Terme Vigliatore

Cicli Benedetto ASAC Mountain Bike ME Vivi Don Bosco Cicli Benedetto Mountain Bke ME Vivi Don Bosco Cicli Benedetto Giambi Clan Cicli Benedetto Cicli Bendetto Ciclistica Terme

Tr.Foresta Vecchia Tr. Donna Rosa Tr. 4 Strade Tr. Acquaficara Tr. Marinello Tr. Santa Barbara Tr. Belvedere

A questo primo circuito si aggiunge un circuito di gare estive in notturna, il calendario è ancora provvisorio in quanto sicuramente si aggiungeranno altre manifestazioni: 5 Luglio Barcellona Vivi Don Bosco 2 Agosto Messina Giambi Clan La notturna di Villa Dante 7 Agosto Novara di Sicilia Cicli Benedetto 23 Agosto Montalbano Cicli Bendetto La notturna del Castello L’attività tuttavia non è dedicata solo agli agonisti infatti la prima manifestazione in assoluto in provincia sarà una escursione non competitiva aperta a tutti, a cura della Ciclo Tyndaris, esattamente il 24 Febbraio, con partenza da Terme Vigliatore/ Furnari e sarà il giro di Monte Bammina; un’escursione facile lungo il greto del torrente Mazzarrà per poi salire a Monte Bammina con qualche passaggio impegnativo ma non proibitivo. Le escursioni proseguiranno nel corso della stagione in queste date: 19 Maggio, 4 Agosto, 22 Settembre e 13 Ottobre; ma siamo in attesa di altre possibili iniziative. Intercalata a questa attività vi saranno altri Campionati che interessano i nostri atleti e le Società della Provincia 30 Giugno a Pozzallo (RG) il Campionato Italiano assoluto cross 27 Ottobre a Rosolini (SR) il Campionato Regionale cross Infine dal 14 Aprile e fino al 20 Ottobre si svolgerà il Campionato Interregionale di Granfondo in Mountain Bike, un Campionato in 10 tappe con sviluppo in tutta la Sicilia e nella vicina Calabria; la tappa conclusiva sarà il 20 Ottobre a Montagnareale a cura della Ciclo Tyndaris. La stagione si concluderà con il Raid del fango, nel tardo autunno inizio inverno con manifestazioni in fase di progettazione; ma prima di questo Campionato Invernale vi sarà la mitica 24 ore di Porticella che nel 2013 giunge alla sua 11^ edizione; il via della gara sarà dato alle ore 12,00 di sabato 28 Settembre; la gara si concluderà alle ore 12 di Domenica 29 Settembre e sarà, come sempre, una gara ed un momento di convivio fra atleti e famiglie che per una volta tanto si troveranno nello stesso ambiente con compiti diversi ma con lo stesso fine: fare sport stando assieme;

Salvatore Giordano

6


Vivi Don Bosco Magazine

Calcio A5 serie D Barcellona P.G. Il punto Siamo quasi al giro di boa nel campionato di calcio a 5 di serie D del comitato di Barcellona Pozzo di Gotto, e dopo 10 giornate si cominciano a delineare le gerarchie di classifica. Come ampiamente previsto al vertice della classifica la Triskele, che su 10 ne ha vinto 9 ed è stata fermata sul pari soltanto dalla Zaccagnini. Il gruppo già consolidato delle scorse stagioni si è quest’anno perfezionato con gli arrivi di Romagnolo e Scialabba, con l’impiego a tempo pieno del bomber Pellegrino e soprattutto con l’arrivo in cabina di regia di mister Domenico Imbesi, alla prima esperienza da allenatore, ma la cui esperienza decennale sui campi di gioco si fa sentire. Distaccata di 4 lunghezze ed ancora imbattuta la Libertas Zaccagnini di mister Massimo Molino: rispettate le aspettative di inizio stagione che la vedevano come possibile antagonista alla Triskele; la compagine bianco-rossa è l’unica a rimanere ad un passo dalla vetta grazie ad un gruppo composto da ottimi elementi, con Barbaro e Bellinvia cecchini infallibili in attacco e con l’asse difensivo guidato dal ritrovato Mario Isgrò tra i pali e dal baluardo Sebastiano Bucca in difesa. A seguire troviamo il Città di Barcellona, squadra neonata dalle ceneri del Barcellona Pozzo di Gotto che rinforzata dagli arrivi di Maurizio Ficarra e Formica ha iniziato il campionato alla grande, prima di subire due sconfitte pesanti contro Zaccagnini e Triskele e appostarsi al terzo posto in classifica. Da sottolineare l’ottimo inizio di stagione di Formica; inutile aggiungere aggettivi sulle capacità di Maurizio Ficarra, bomber indiscusso di squadra. La quarta piazza è condivisa da due squadre: l’Orsa di mister Presti e il Montalbano. Se per la prima si tratta di una conferma, considerato che da sempre l’Orsa ha lottato per le posizioni di vertice e che mai come quest’anno ha fatto del gruppo la sua arma in più, per il Montalbano si tratta di un gradito ritorno nel calcio a 5: dopo 10 anni di assenza, la compagine trascinata dal bomber Puglisi si sta togliendo parecchie soddisfazioni, diventando la vera rivelazione di questo inizio di stagione Sesta posto in classifica per il “giovane” Mortellito che dopo un ottimo inizio ha subito qualche battuta d’arresto che però non ha pregiudicato il buon cammino fino ad ora ottenuto. Da sottolineare oltre ai progressi tecnici dei ragazzi di mister Iannelli, anche l’ottimo seguito di pubblico che contraddistingue ogni gara del Mortellito, ricordandoci che prima di ogni cosa, il calcio a 5 è divertimento. Al settimo posto quella che forse si può definire la mezza delusione di questo girone d’andata: la Sirio di Carmelo Sottile, partita come una delle favorite per la promozione, è incappata in un inizio di stagione da dimenticare. Squadra che comunque, considerati gli ottimi elementi su cui può contare, è già in fase di ripresa con due vittorie nelle ultime due giornate. Dietro la Sirio troviamo la Barcellonese, compagine di Condrò, che alterna risultati positivi a sconfitte, senza però mai partire come vittima sacrificale di turno. Una squadra insomma capace di perdere e vincere contro chiunque. Nelle ultime tre posizioni troviamo l’Isola Tobia, con 6 punti, capace di sorprendere con un 1-6 sulla Sirio, ma di disputare poi partite da dimenticare: anche in questo caso vale il discorso fatto per la Barcellonese. A 4 punti sorprendentemente troviamo la Borgatese, squadra che ci ha sempre abituato a lottare per la zona play-off, quest’anno irriconoscibile. Sicuramente nel girone di ritorno l’orgoglio e l’esperienza degli uomini di mister Genovese ritroveranno la giusta quadratura per disputare almeno un campionato dignitoso. Fanalino di coda la Vivi Don Bosco che dopo il girone d’andata ha soltanto 3 punti, ma che dalle ultime prestazioni, vittoria contro l’Isola e sconfitta a Montalbano, ha messo in chiaro che il girone di ritorno sarà tutt’altro che da dimenticare. Molino Maurizio

ASD Triskele Barcellona

ASD Vivi Don Bosco

7


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

Progettare con un occhio alla sostenibilità L’ecologia, ormai, è nel nostro orizzonte. Oggi sempre più spesso si sente parlare del concetto di GreenBuilding quando un edificio è progettato e costruito in maniera sostenibile ed efficiente con un particolare riguardo alla salute dei suoi occupanti. I temi del risparmio energetico, dell’inquinamento ambientale, del vivere in maniera ecologica sono diventati argomenti centrali nella vita di tutti i giorni da spingere l’individuo ad analizzare la realtà che lo circonda in maniera più attenta e critica. L'attività edilizia è uno dei settori a più alto impatto ambientale. Attualmente in Europa il consumo di energia nel campo edilizio è circa il 40% del consumo totale, dovuto principalmente all'occupazione e all'impermeabilizzazione del territorio, al fabbisogno energetico necessario in fase di realizzazione, durante la vita dell'opera e all'emissioni in atmosfera. Per secoli l'uomo ha edificato dimore con i criteri su cui si fonda la bioedilizia. Alcuni semplici esempi? Sicuramente i Nuraghi sardi, i Sassi di Matera, i Trulli di Alberobello ma parlare di edilizia sostenibile significa progettare e costruire garantendo l'armonia con l'ambiente naturale e il benessere psicofisico dell'uomo, permettendo il raggiungimento di nuovi livelli di sviluppo ecologico. Il costruire ecosostenibile, è la sfida più grande che si confronta con l’innovazione, non si tratta più di una pratica saggia o una forma di moda permanente, ma è divenuto l’unico strumento di salvaguardia dell’ambiente. I problemi che si pongono i progettisti, sempre più attenti a ogni aspetto formale, tecnico e metodologico della bioarchitettura, sono quelli di progettare edifici in cui non siano più distinguibili i sistemi solari attivi da quelli passivi; impiegare alcune risorse naturali come l'acqua, la luce, il suono, la vegetazione; e infine realizzare architetture “reattive”, capaci cioè di adeguarsi nel tempo alle condizioni esterne. Le attuali tecnologie costruttive ovvero gli impianti fotovoltaici, pannelli solari, centrali termiche, materiali isolanti di origine naturali, fanno sì di dar vita a edifici ad impatto zero i quali possono produrre da soli il proprio fabbisogno energetico, senza impatti nocivi sull’ambiante. Per il progettista sarà prioritaria l’esigenza fondamentale di conoscere i materiali, le loro caratteristiche e le tecniche costruttive, la geometria delle pareti esterne e delle coperture, porre attenzione alle scelte relative agli impianti, curare le scelte connesse all’uso dei materiali, alla manutenzione, alle emissioni nocive, alla flessibilità nel tempo, ma anche la conoscenza del territorio, della geologia e dei fenomeni naturali come il soleggiamento, i venti, le falde acquifere. Quindi la bioarchitettura tiene in considerazione tutti gli aspetti che riguardano la qualità della vita all’interno e all’esterno di un edificio e lo fa mediante l’utilizzo di tecniche e soluzioni costruttive particolari in linea con il principio della salvaguardia. L’obiettivo principale da raggiungere sarà quello di costruire edifici sani e a bassi consumi energetici, realizzati con materiali innovativi e naturali secondo nuove impostazioni progettuali. Gli edifici così realizzati oltre ad offrire maggiori garanzie per la sicurezza e la salute di chi lo abita, abbatteranno grandemente i costi per la sua manutenzione e per il funzionamento. L’istituto nazionale di Biorchitettura negli ultimi anni ha iniziato un procedimento di certificazione della qualità degli edifici (INBAR) al fine di sensibilizzare sui temi dell'abitare sano, della riqualificazione del territorio e della riconversione ecologica del settore delle costruzioni. Per sviluppare la cultura dell'abitare sostenibile e per vincere le diffidenze che ancora esistono riguardo la necessità di migliorare la qualità delle costruzioni è auspicabile che la pratica di costruire in maniera sostenibile si diffondi maggiormente tra i progettisti e gli operatori del processo edilizio e far nascere incontri di formazione, erogare incentivi per il conseguimento della certificazione energetica degli edifici, al fine di aumentare la qualità architettonica ed ambientale delle città in cui viviamo. Arch. Junior Sara Spinella

Commercio Equo Solidale: Cos’è? Arch. Junior Sara Spinella Probabilmente non ti sei mai chiesto quanta strada fanno certi prodotti prima di entrare nella tua casa, nella tua vita quotidiana. Probabilmente non sai che mentre tu sei fermo davanti a uno scaffale di un supermercato o ad una vetrina di un negozio, ci sono società che stanno investendo cifre colossali per orientare in modo Mercurio Marilena apparentemente inconsapevole la tua scelta e a indurti ad acquistare un prodotto piuttosto che un altro. In un mercato come quello attuale dove non si creano più nuovi prodotti ma solo nuovi marchi e dove le grandi multinazionali destinano sempre meno risorse alle attività di ricerca e sviluppo e sempre più risorse al marketing, diventa essenziale imparare ad acquisire consapevolezza nelle scelte che facciamo anche quelle che potrebbero sembrare banali. Se è vero che in paradiso bevono una certa marca di caffè, bisognerebbe chiedersi anche come e dove vivono coloro che producono quel caffè, purtroppo tutta la produzione di beni provenienti da Paesi del Sud del mondo è caratterizzata dallo sfruttamento indiscriminato di risorse sia naturali che umane. Il commercio equo e solidale vuole essere un aiuto a dare un senso al gesto della spesa quotidiana, solo apparentemente poco importante, vuole aiutare a ricordare che dietro ad un prodotto c'è la storia (e la vita) di persone che lavorano per la realizzazione di quel prodotto, il commercio equo e solidale mira a creare un mercato per le merci del Sud del mondo prodotte e commercializzate in modo più equo. Per poter aiutare ad orientare le scelte verso un vero consumo critico, il commercio equo e solidale fornisce alcuni strumenti quali:  il prezzo trasparente, che consente al consumatore di sapere quanto di ciò che paga va effettivamente al produttore;  campagne di informazione e sensibilizzazione, che consentono di venire a contatto con le realtà, le culture, i modi di vivere, i sogni di coloro che abitano l'altra faccia del pianeta;  il prefinanziamento, che consente l'affrancamento dallo sfruttamento finanziario da parte di speculatori e garantisce l'accesso al credito laddove è impossibile attraverso canali tradizionali;  il rispetto dell'uomo e dell'ambiente, attraverso coltivazioni biologiche e l'impiego, nei processi produttivi, di materiali ecologici e riciclabili. E' importante ricordarsi che scegliere prodotti del commercio equo e solidale non è fare carità ma bensì scegliere prodotti che qualitativamente non hanno nulla, ma proprio nulla da invidiare a quelli pubblicizzati e commercializzati nelle grandi catene di distribuzione. Chi sceglie un prodotto del commercio equo e solidale non rinuncia al buon gusto o al sapore ma anzi ne arrichisce il sapore con un ingrediente originale che i prodotti tradizionali molto spesso non hanno: la dignità. Dobbiamo ricordarci che non basta essere contro lo sfruttamento (in qualsiasi forma esso si presenta) per non esserne complici, è necessario che tale scelta si tramuti in gesti concreti, magari piccoli, magari apparentemente poco significativi, ma concreti.

8


Vivi Don Bosco Magazine

Dossier: “Camminiamo insieme con l’umanità intera” Sabato 26 gennaio, alle ore 9, presso il teatro “Vittorio Currò” dell’Oratorio Salesiano (via S. Giovanni Bosco, 6) di Barcellona P.G. (ME), sarà presentata la 22ª edizione del Dossier Statistico Immigrazione, realizzato a cura di Caritas di Roma, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, con i contributi di numerose Caritas diocesane, Associazioni e Organizzazioni internazionali e nazionali. L’evento è realizzato dall’Ufficio Migrantes e dalla Caritas diocesana, in collaborazione con le Acli Provinciali di Messina le associazioni presenti nel territorio Barcellonese, il dialogo tra associazioni di origine laica e religiosa, con il coordinamento dell’ufficio diocesano Migrantes e della collaborazione delle F.M.A. Lo slogan del Dossier di quest’anno è: “non sono numeri” e gli oltre 50 capitoli, attraverso l’utilizzo dei dati d’archivio disponibili, aggiornano la situazione dell’immigrazione in Italia nei suoi vari aspetti, da quelli socio-economici a quelli culturali, giuridici e religiosi; e, partendo dal contesto internazionale per arrivare alle singole regioni, offrono al lettore un utile e completo sussidio di consultazione. L’evento, che vedrà la presenza dell’Arcivescovo, del Signor Prefetto, del Presidente della Provincia e del Sindaco di Barcellona P. G., si articolerà tra autorevoli voci nel campo delle migrazioni e la testimonianza di migranti di prima e seconda generazione. Il momento si installa in un percorso che stiamo facendo come comunità educante che vive in un tessuto sociale ed è cosciente di esserci. In giugno 2012 ci siamo detti se era possibile non guardare più in faccia la realtà. Inaugurando l’Anno della Fede due settimane fa, la Chiesa ha fatto memoria del 50° anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo. È stato un importante passo nel Suo cammino, dove si è confermato che "la Chiesa cammina insieme con l’umanità intera" (Gaudium et Spes, n. 40) in tutto ciò che l’uomo sperimenta ogni giorno. In realtà, come ha notato il Santo Padre, questa verità ha trovato continuamente eco nel Magistero della Chiesa e anche oggi spinge l’intera comunità ecclesiale a promuovere "lo sviluppo integrale dell’uomo" (Caritas in veritate, 11), che si riferisce "anche ai milioni di uomini e donne che, per diverse ragioni, vivono l’esperienza della migrazione" (Messaggio 2013).Penso che la maggior parte di noi si sta abituando a vedere l’immagine dei barconi della speranza che approdano nelle nostre coste sbarcando uomini, donne e bambini in condizioni pietosi, che fuggono da mille cose per approdare in una terra non sempre ospitale. Se poi il mediterraneo riuscisse a trascrivere i migranti che sono stati fagocitate leggeremo la vicenda dell’immigrazione con un'altra lente. Ma l’immigrazione nel mondo è altro non è l’approdo dei barconi a Lampedusa che riassume solo il 10% del’immigrazione nazionale. Infatti, oggi, il fenomeno migratorio impressiona per il vasto numero di persone che coinvolge. Basta dare uno sguardo, per esempio, al Rapporto Mondiale del 2011 sulle Migrazioni dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) nel quale troviamo una stima di circa 214 milioni di migranti internazionali, cioè il 3% della popolazione mondiale – in aumento rispetto al 2005 (nonostante gli effetti della crisi mondiale), quando il calcolo raggiungeva i 191 milioni. Oltre ai migranti internazionali, lo stesso rapporto stima che il numero di quelli interni nel 2010 sia stato di circa 740 milioni di persone. Se sommiamo le due cifre, rileviamo che circa un miliardo di esseri umani, cioè un settimo della popolazione globale, sperimenta oggi la sorte migratoria. È questa vasta moltitudine di gente che, trovandosi in una situazione di "disperazione di un futuro impossibile da costruire" e di "desiderio di una vita migliore", si sente spinta a cominciare il suo viaggio, anzi, il suo pellegrinaggio di fede e di speranza, così spesso alimentato dalla "profonda fiducia che Dio non abbandona le sue creature" (Messaggio 2013). Il miglioramento della qualità della loro vita è legato intrinsecamente a coloro che incontrano nelle nuove realtà in cui vengono accolti. "Fede e speranza, dunque, riempiono spesso il bagaglio di coloro che emigrano" (Messaggio 2103). Il Santo Padre ricorre a una metafora che, oltre ad offrirci una bella immagine su cui riflettere, esprime anche un aspetto fondamentale del cammino dell’homo viator. I migranti, nel loro pellegrinaggio esistenziale verso un futuro migliore, portano con sé sentimenti di fede e di speranza, anche se non si rendono ancora conto di ciò che stanno cercando esattamente. Dire che tentano di trovare solo un miglioramento alla loro situazione economica o sociale significherebbe semplificare troppo la realtà. In verità, nell’intimo del cuore, essi "nutrono la fiducia di trovare accoglienza, di ottenere un aiuto solidale e di trovarsi a contatto con persone che, comprendendo il disagio e la tragedia dei propri simili, e anche riconoscendo i valori e le risorse di cui sono portatori, siano disposte a condividere umanità e risorse materiali con chi è bisognoso e svantaggiato" (Messaggio 2013). Il miglioramento della qualità della loro vita è legato intrinsecamente a coloro che incontrano nelle nuove realtà in cui vengono accolti. Di fatto, sono ancora molti coloro che, anche oggi, sono costretti a lasciare i loro luoghi familiari, dove affondano le loro radici e dove sono sepolti i loro cari. Essi devono abbandonare le loro terre a causa delle innumerevoli violazioni dei diritti umani, e della crudeltà di sanguinosi conflitti. Penso, ad esempio, alla situazione in Siria, nel Mali e nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’80% delle vittime sono i civili. La fuga da queste tragedie prende diverse vie. Alcuni, ad esempio, devono camminare per settimane intere prima di varcare la frontiera di un Paese africano orientale. Purtroppo, durante questi esodi, non è raro che una madre perda uno o più figli, a causa di privazioni o stremati dalle fatiche, come è successo in Sudan.

9


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

Altre persone arrivano a bordo di canotti e ricevono generosamente asilo nello Yemen. Altri ancora si nascondono nei camion e in altri mezzi di trasporto per raggiungere l'Europa dall'Afghanistan. Così, uomini, donne e bambini, molte volte minori non accompagnati, cercano di salvare la propria vita. A questo riguardo, il Santo Padre definisce in modo esplicito questa forma di migrazione «"un calvario" per la sopravvivenza». Dove andranno a finire queste persone in fuga, non lo sanno neanche loro. Il loro destino è ancora incerto. Alcuni sono accolti in campi profughi, come quello di Kakuma, in Kenya, che ha raggiunto una popolazione di 100 000 rifugiati grazie alla benevolenza della comunità internazionale e alle scorte di cibo. Tra questi, molti sono rimasti nel campo anche 20 anni e i loro figli, nati e cresciuti in quell’ambiente, non conoscono altra realtà. Vi sono, poi, coloro che sono costretti a vivere in contesti urbani nuovi e precari, dove solo con difficoltà vengono individuati e aiutati da organizzazioni umanitarie internazionali, come avviene in Sud Africa, in Giordania e in Libano. Vivono in ambienti angusti, lottano per sopravvivere, in continua competizione con i nativi alla ricerca di un posto di lavoro o di un piccolo guadagno. A questo si aggiunge l’estrema difficoltà di ricevere le cure mediche di base e l’educazione scolastica. A volte, invece, i rifugiati fanno ricorso ai contrabbandieri di persone per raggiungere la loro meta. Il loro destino può tuttavia peggiorare quando a destinazione i suddetti contrabbandieri diventano trafficanti di persone e sfruttano le loro vittime in diversi modi, come ad esempio nel lavoro forzato e nello sfruttamento sessuale. Nell’Unione Europea, queste situazioni sono il segno che diventa sempre più difficile poter chiedere asilo, specialmente da quando in alcuni Paesi sono state introdotte misure restrittive per ostacolare l’accesso al territorio (mi riferisco ai requisiti per i visti, alle sanzioni applicabili ai vettori, alla lista di "safe Countries of origin"). Queste limitazioni hanno incentivato le attività dei contrabbandieri, dei trafficanti, e pericolose traversate in mare che hanno visto sparire fra le onde già troppe vite umane. Tutto ciò avviene nonostante gli obblighi della comunità internazionale circa la protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, nel rispetto della dichiarazione e dello spirito dei diritti umani, dei diritti del rifugiato e del diritto internazionale umanitario. Innanzitutto vi è l’accesso alla richiesta di asilo. Esso comprende anche elementi primari come il cibo, l’alloggio, il vestiario e le cure mediche, ma anche il diritto al lavoro e alla libera circolazione. Non si sottolinea mai abbastanza che i richiedenti asilo si trovano nella situazione di dover affrontare viaggi fuori dalle loro frontiere ed è loro diritto non possedere validi documenti di viaggio o d’identità. Tutto questo è il fondamento di un processo di integrazione che avrà successo solo se rifugiati e richiedenti asilo avranno lo spazio e la possibilità di far parte, a pieno titolo, dei processi sociali della società di accoglienza. Naturalmente, ciò significa riconoscere le risorse che i rifugiati possono offrire per contribuire alla vita sociale, economica, culturale e civile della società, con le loro abilità e competenze. Inoltre, ciò richiede che essi siano in grado di manifestare i loro punti di vista e di essere coinvolti nei processi decisionali. Questo conduce alla capacità del singolo di prendersi cura di se stesso e della propria famiglia con dignità, di soddisfare tutte le esigenze essenziali e di condurre una vita piena nella società. Ciò promuove un futuro comune per tutti iresidenti in un Paese e come il Santo Padre afferma nel suo Messaggio: "L’autentica integrazione una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri". Tuttavia, sappiamo bene che ciò richiede grandi sforzi e adattamento da parte dello Stato, del pubblico in generale e del singolo individuo, guidati da un atteggiamento aperto di ospitalità. Tale atteggiamento è fondamentale e dovrebbe iniziare fin dal loro arrivo. I primi incontri sono determinanti per stabilire se i nuovi arrivati possono entrare o meno a far parte della società. Per questo, sono necessarie politiche adeguate per il loro benessere e la garanzia dei loro diritti. C’è bisogno anche di un atteggiamento socievole e disponibile da parte del grande pubblico con piccoli gesti di attenzione nei loro riguardi (un sorriso, un saluto, una chiacchierata, un invito a partecipare alle attività di tutti i giorni) che aiuteranno i rifugiati e i richiedenti asilo a sentirsi più accolti e faciliteranno il processo di inclusione nella società. In breve, una testimonianza di vicinanza delle persone nei loro confronti. I rifugiati devono anche adattarsi al loro nuovo ambiente, a volte totalmente diverso da quello a cui erano abituati. Ciò avrà i suoi effetti su di loro e li cambierà. Tuttavia questo incontro di diverse culture avrà anche conseguenze sul Paese di accoglienza e sui suoi abitanti e trasformerà la loro cultura, come risultato di un processo bilaterale di reciproco incontro. La Chiesa non manca di essere presente fra i richiedenti asilo e i rifugiati. L’accoglienza e l’ospitalità sono un'importante espressione del Vangelo. Esse sono caratteristiche fondamentali del ministero pastorale, che non è tanto un compito, quanto un modo di vivere e di condividere. Il prossimo è considerato come una persona e non un numero, un caso, o un carico di lavoro. Anche il Messaggio del Santo Padre allude alle "varie realtà" ecclesiali che promuovono programmi di sostegno e l’accesso completo alla parità dei diritti nella vita civile. Vi sono programmi per gli alloggi, l’istruzione e l’accesso al mercato del lavoro, oltre ai servizi di consulenza, programmi di assistenza legale e sostegno per le associazioni di immigrati. Naturalmente, vengono sviluppate strutture pastorali adatte. La speranza, il coraggio, l’amore e la creatività sono necessari per ripristinare le vite di coloro che sono stati forzati allo sradicamento. La presenza dei richiedenti asilo e dei rifugiati ha anche conseguenze sulla Chiesa e i suoi fedeli. Nel rispondere ai bisogni e alla dignità di coloro che sono costretti ad abbandonare la propria casa, è importante testimoniare insieme un profondo impegno per rendere presente il Regno di Dio. Ciò potrebbe essere realizzato attraverso un’azione comune e la cooperazione con tutti. Gli uni e gli altri si avvicineranno e si rinnoverà il servizio in risposta alle sfide della sofferenza. Passi tradizionali e innovativi sono necessari per consentire alla Chiesa di far fronte a questa sfida d’amore cristiano. Infine, è importante ricordare che i rifugiati e i richiedenti asilo hanno un grande potenziale per testimoniare ed evangelizzare. Essi possono essere fonte di ispirazione per esprimere nuovamente la fede. Con le loro pratiche culturali e religiose e per il modo in cui vivono ed esprimono la religione, essi sono in grado di arricchire le società che li accolgono. A volte con più calore, con stili più espressivi, o anche più convincenti. La migrazione è un pellegrinaggio, una ricerca dell'individuo, della società e della Chiesa. Vorrei concludere citando l’appello che il Santo Padre fa nel Messaggio: "Nella visione cristiana, l'impegno sociale e umanitario trae forza dalla fedeltà al Vangelo, con la consapevolezza che «chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (Gaudium et spes, 41)". Nell’esperienza del confronto vi è l’opportunità di crescita.

10


Vivi Don Bosco Magazine

La risposta del metodo educativo di Don Bosco tra Ieri ed Oggi Ripensare la società a partire dai giovani, è la sfida che il mondo degli adulti, quasi sentendosi delegittimati non voglio cogliere. Eppure in ogni parte cerchiamo la via d’uscita sia dal punto di vista etico, sia per l’economia, per il nuovo sviluppo. Non riusciamo a generare la società a partire dai giovani – eppure don Bosco l’ha fatto. Lui ha imparato ad osservare i giovani, ad ascoltare riprende il programma educativo di don Bosco. Egli scommise sulla forza di trasformazione che i giovani, se preventivamente accompagnati, potevano rappresentare per la società e li rese protagonisti del loro futuro. Si dedicò alla loro educazione scorgendo in essi semi di speranza per un mondo diverso, più umano e accogliente, dove ci fosse posto per tutti. Il segreto è nel suo sistema di educazione, il sistema preventivo, che egli assunse dalla tradizione educativo-cristiana, uno stile in continuo dinamismo. Nella sua azione educativa, don Bosco l’ha però riplasmato e arricchito; soprattutto lo ha rilanciato, senza tuttavia giungere ad una sistematizzazione. «L’educazione è cosa di cuore, da lì parte » «L’educazione è cosa di cuore e Dio solo ne è il padrone». Il cuore per don Bosco abbraccia la totalità della persona, è il cuore biblico: luogo in cui l’essere umano decide l’orientamento della sua vita, plasma la propria volontà e opera scelte concrete. Sede delle motivazioni che muovono interiormente ad agire, il cuore può rivelare la profondità delle aspirazioni che solo Dio conosce pienamente. Questo cuore oggi è maltrattato, trascurato, oscurato, ricolmo di ciancia glia, svuotato della sa sostanza. Se da una parte l’umanità post-mediatica ha raggiunto livelli di comunicazione straordinari, dall’altra parte siamo arrivati al limite dell’impossibilità della comunicazione profonda. Siamo mendicanti di amore e attenzione, il sopra accumulo delle cose da fare ci toglie l’opportunità d’innamoranci della vita e con essa di tutti gli attore che ne prendono parte. Don Bosco non ha elaborato una sua concezione teo-antropologica, né un sistema pedagogico. Egli è un educatore: propone progetti di vita, commisurandoli alla realtà di ogni giovane e all’ambiente in cui può crescere e maturare. Don Bosco è profondamente uomo, riesce a cogliere sensibilmente l’uomo, ma del resto ha solo guardato attentamente il Cristo visto nei Vangeli, capace di “accorgersi”, di guardare proprio tutti, quel mettere al primo posto proprio i ragazzi, i piccoli, addirittura i bambini. Egli è debitore alla teologia e antropologia dell’epoca. Ma la prassi educativa adottata supera il suo tempo. Si radica, da una parte, nella tradizione spirituale umanistica di Francesco di Sales. Dall’altra, coglie i nuovi fermenti, i bisogni emergenti della realtà in cui vive e cerca di rispondervi con la passione per lo sviluppo integrale dei giovani, che mette in moto l’inventiva e moltiplica le energie. Contro il pessimismo calvinista, Francesco di Sales - il dottore dell’amore aveva affermato l’armonia tra la natura e la grazia, l’equilibrio dei rapporti tra Dio e l’essere umano. Ne era scaturita una prospettiva spirituale ricca di sapienza pedagogica nutrita del senso della misura, lontana da sterili dualismi, fondata sulla relazione fiduciosa con Dio che vuole la salvezza di tutti e tutti considera suoi figli e figlie. Come Francesco di Sales, don Bosco è convinto che la persona umana si realizza nell’amore e deve essere educata all’amore. Così si configura il cammino di crescita a cui tutti siamo chiamati mediante un impegno quotidiano che non allontana dal mondo, ma rende responsabili degli altri nella trama delle relazioni quotidiane, nell’esercizio della propria professione, nella più ampia sfera sociale. Affermando che l’educazione è cosa di cuore, don Bosco riconosce che il processo educativo tocca le sfere più profonde della persona; comprende apprendimenti che possono essere identificati nella progressione: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere5.Educata è la persona coerente con le sue convinzioni interiori, così da fare scelte libere e responsabili, non determinate dalla costrizione o da passivo adeguamento all’ambiente. Cosa di cuore, cioè questione di relazione. Don Bosco è gradualmente avviato a questa comprensione a partire dal sogno fatto a nove anni, quando dinanzi a lui si delinea il campo della sua missione: essere segno dell’amore di Dio per i piccoli e i poveri, per i giovani abbandonati che non sanno o non sentono di essere amati. Per tutta la vita don Bosco cercherà di mettersi in sintonia con questa chiamata, di tendere le antenne per individuare i modi e i luoghi in cui esprimere il mandato ricevuto. Si adopererà per manifestare l’amorevolezza, ossia l’amore reso percepibile nelle relazioni vitali, valorizzanti, capaci di aprire alla fiducia, di coinvolgere i giovani nella stessa missione. In mezzo ad essi don Bosco è presenza amica, l’adulto affidabile, e desiderata che non solo proclama, ma esprime in modo tangibile l’amore educativo. Nella sua prassi, l’amorevolezza, lungi dall’essere debolezza o sentimentalismo, è coinvolgimento emotivo costantemente illuminato, purificato dalla ragione e dalla fede. Diventa pedagogia dell’uno per uno e, al tempo stesso pedagogia di ambiente, saldamente radicata su un fondamentale equilibrio umano, potenziata dalla «carità benigna e paziente, che soffre tutto e sostiene qualunque disturbo».6 Il motto: da mihi animas coetera tolle esprime la decisione radicale di don Bosco di dedicarsi al bene delle persone, e in particolare dei giovani, consapevole che questo richiede di vivere alla sequela di Cristo, accogliendo il suo mistero pasquale. L’amore è la passione che lo spinge ad aprirsi alla realtà emergente dei giovani, usciti dal carcere o immigrati in cerca di lavoro nella città di Torino che, prima in Italia, stava avviando il processo di pre-industrializzazione. Don Bosco entra in relazione con i giovani, anche i più lontani o sbandati, soli o abbandonati, difficili o deboli. La sua vita è interamente popolata dei loro volti. Tutti accoglie con amorevolezza. È convinto che in ogni giovane vi è un punto accessibile al bene e che primo impegno dell’educatore è quello di cercare la corda sensibile del cuore e farla vibrare.7 Questo gli permette di intuire la loro vita, di aiutarli a tirar fuori i problemi, spesso più grandi di loro. Incontrandoli, stabilisce con ciascuno un rapporto di fiducia. Chiede subito il nome, introducendosi con l’espressione affettuosa: Mio caro amico. Prosegue con la richiesta di notizie sulla famiglia, sull’età, sui progetti per l’avvenire, sempre attento al mondo dell’interlocutore e al suo linguaggio per poterlo incontrare nella stessa lunghezza d’onda. Istituisce così una relazione modulata su un processo che va dalla persona al suo ambiente, alle vie di inserimento costruttivo nel sociale, ai mezzi per realizzare i sogni di futuro. Sappiamo quanto grandi fossero il fascino che emanava dalla persona di don Bosco e le qualità educative di cui era dotato, l’uomo nuovo, in un contesto il cui il prete o era il curato di campagna o era colui che poco somigliasse al pastore. Tutti diciamo don Bosco L’uomo nuovo, no, era solo un pastore, che faceva ciò che ogni cristiano e vocato avrebbe dovuto fare. L’eccellenza è nell’interpretazione di un nuovo sistema educativo, di un nuovo modo di incarnare la paternità, oltre ad essere sacerdote poiché è pienamente uomo dal punto di vista affettivo è padre, ma sa anche essere amico di quella fascia di società di cui molti come oggi diffidano.

11


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

Egli però riteneva fondamentale per la crescita dei giovani la creazione di un ambiente educativo, tessuto umano in cui si intrecciano molteplici relazioni, dove potessero sperimentare di essere personalmente amati, ossia di essere presi sul serio, stimati nel loro intrinseco valore, nella capacità di aprirsi agli altri e all’Altro. Don Bosco è consapevole dell’importanza della famiglia per la crescita sana dei ragazzi e decide di riprodurne lo stile negli ambienti di accoglienza dei giovani. La famiglia a cui oggi dobbiamo dare scenari multipli, a cui non possiamo esimerci di non accertare. Di certo abbiamo bisogno di un nido dove respiriamo amore che chiamiamo Famiglia. Chiamerà spirito di famiglia il clima che si respira nelle sue case. Esso è caratterizzato dall’attenzione al giovane, alle sue attitudini, ai valori di cui è portatore, facendo vibrare le corde del cuore con la delicatezza, “la mansuetudine e la carità”, evitando ogni forma di repressione e di violenza. È un ambiente dove si sperimenta l’armonia tra spontaneità e disciplina, familiarità e rispetto delle regole, gioia e impegno, libertà e dovere. In tale ambiente i giovani sono nelle migliori condizioni per sviluppare le loro capacità relazionali, espressive e creative, lo spirito solidale del prendersi cura gli uni degli altri. L’educazione è infatti opera di espansione e di orientamento verso la forma conviviale del vivere insieme nel riconoscimento e valorizzazione delle diversità. Don Bosco comprese che questa missione esigeva l’apporto differenziato e coordinato di molte persone e cercò consenso anche tra i non credenti che potevano ritrovarsi nel volto sociale della sua opera di evangelizzazione. Rigenerare il tessuto della società richiedeva sinergie nell’arte di prendersi cura dei giovani, espressione più debole e fragile della società e, allo stesso tempo, speranza di un futuro diverso e migliore. Prendersi cura mediante l’educazione è essenzialmente prevenire, formare persone libere e responsabili del bene della famiglia umana. Prevenire è puntare sul positivo, far leva sulle risorse interiori del ragazzo e sull’espansione delle sue potenzialità; è accompagnare nell’esperienza quotidiana, nel coinvolgimento a servizio del bene dei compagni e del bene comune. «l'opera che continua attraverso noi...» Il suo sistema di educazione ha valicato gli oceani e rimane fecondo nel tempo. Ne è prova l’efficace applicazione nei contesti culturali più diversi, la simpatia che suscita anche in chi non si riconosce nella fede cristiana. Osservare comunità di educatrici ed educatori che si dedicano totalmente ai giovani con l’unico fine di provvedere alla loro formazione integrale è anche oggi motivo di stupore, di ammirazione e di stima in molti Paesi, a prescindere dalle religioni o dai sistemi politici in essi vigenti. Lo stile salesiano quando è incarnato da cuori che sanno amare, risponde alle esigenze educative di oggi nei diversi continenti: bisogno di relazioni, di valorizzazione, di punti di riferimento che aiutino la persona a trovare senso alla vita e ad inserirsi nella società in modo propositivo. Nel sistema educativo di don Bosco vi è una felice sintesi di valori tradizionali e innovativi, comunicati mediante un caratteristico stile relazionale. Il metodo di don Bosco - come nota un pedagogista contemporaneo - si presenta in primo luogo «come un importante documento dell’intreccio tra istanze religiose e bisogni educativi e sociali», un’armonia emblematica tra carità educatrice e cristianesimo sociale. Le circostanze in cui don Bosco visse lo condussero ben presto ad uscire dai ristretti orizzonti spaziali e culturali in cui era stato educato e ad inserirsi nei flussi del cambiamento sociale, economico e religioso. Per questo egli può dirsi una figura-ponte nei processi di modernizzazione: da una parte è esponente della società in evoluzione; dall’altra della cultura cristiana tradizionale da cuiproviene. La sua progettualità educativa è attuale per quell’arte delle sintesi vitali che, soprattutto in tempi di forte cambiamento, si presenta come indispensabile. Senza scendere ad alcun compromesso, egli riuscì ad inserire efficacemente le sue iniziative nei circuiti sociali, approfittando proprio di quella libertà d’iniziativa che i liberali, per essere coerenti con i loro principi, dovevano concedere anche a quanti operavano con altre forme di ispirazione ideale. Saremmo tuttavia in errore se pensassimo di ripetere in modo invariato le realizzazioni educative. Occorre rileggere la sua esperienza per ricavarne suggerimenti e ispirazioni che permettono di interpretare meglio l’oggi in vista della sua trasformazione. In questo senso credo che accogliere la proposta di don Bosco significhi anche cambiare per essere fedeli. L’importante è che non manchi l’audacia per tradurre nell’oggi le intuizioni di don Bosco, il suo amore per i giovani, ai quali trasmettere i motivi che ci fanno vivere, lo sguardo positivo sul mondo, la speranza che ci abita. Propongo ora alcune indicazioni che, a mio parere, costituiscono i colori della sensibilità attuale per lo sviluppo dell’abbozzo di cui parlava don Bosco. Educare alla cultura della vita Appare come missione particolarmente significativa nello scenario mondiale attuale, caratterizzato per molti versi da una cultura di morte, una sfida che ci interpella come eredi della spiritualità salesiana. La legge del consumo e del piacere, l’etica dell’individualismo sono alcune delle categorie che impoveriscono il senso della vita. Certe applicazioni dei progressi della medicina e della biotecnologia orientano la coppia, e la donna in particolare, ad accettare una concezione riduttiva dell’amore e della famiglia, che si ripercuote con evidenti conseguenze sui figli e sulla società. Abbiamo costruito come adulti, delle civiltà basate sul nulla, pretendendo dia vere primati. Il concetto dell’edonismo, ha ceduto il passo al confronto. Nessuna ricerca del bello, del dono. Nessuna etica, lo scenario della politica lo conferma a 360° nello scenario nazionale e nello scenario internazionale. Basti pensare a cosa si sta consumando in giro per il mondo per guerre generate da avidità, petrolio, minerali, sfruttamento delle risorse umane. In barba alla popolazione. Abbiamo il dovere compito come educatori, di dare gli strumenti ai giovani di leggere il mondo, di dare un contatto etico-morale nuovo. Muoversi nella prospettiva di una cultura della vita sollecita ad offrire condizioni degne della persona umana, specialmente nelle situazioni in cui più evidenti sono i fattori di impoverimento: lo smarrimento del significato della vita presente in tante giovani violentate, la povertà di amore che, spesso, è alla radice del consumismo sessuale, le varie forme di egoismo che turbano il processo di sviluppo di bambine e adolescenti, deviandolo verso l’evasione dall’impegno, la violenza, il relativismo. L’azione educativa è un terreno di impegno particolarmente fecondo per orientare le giovani generazioni all’accoglienza dell’esperienza umana nella sua globalità; per offrire significati che riscattino dalla banalizzazione del corpo, inteso come oggetto di cui disporre per i propri programmi in modo egocentrico, incuranti della strumentalizzazione del corpo altrui; per presentare il valore. L’impegno per una cultura della vita diventa anche sollecitudine a sviluppare la dimensione di attenzione vocazionale. L’amore alla vita è una caratteristica tipica della pedagogia salesiana e costituisce il clima dove possono maturare esistenze aperte e disponibili, capaci di guardare con sereno ottimismo al futuro.

12


Vivi Don Bosco Magazine

Educare alla solidarietà e al servizio Il fenomeno della globalizzazione, mentre veicola potenti risorse, crea drammatici disagi. Non sono soltanto i processi economici e tecnologici a caratterizzarlo, ma i modelli di vita e di cultura che influiscono sui rapporti sociali, politici ed etici, sulla dimensione ecologica e sulla stessa esperienza religiosa ed ecclesiale. La globalizzazione sta omologando il mondo nelle esigenze, aspirazioni, comportamenti della gente. Al tempo stesso crea divisioni e ingiustizie per interi popoli ed è all’origine di nuove povertà anche nei contesti di maggiore sviluppo. Certo, nel nostro Paese siamo lontani dai tipi e livelli di povertà esistenti al tempo di don Bosco, ma come lui possiamo riaffermare la scelta di campo - i giovani poveri di oggi -, e impegnarci perché questi stessi giovani, recuperati alla loro dignità, siano agenti di cambiamento culturale e sociale in grado di proporre una visione alternativa a quella dominante. Educare alla solidarietà sollecita a rendere coscienti della responsabilità per la vita di tutti, considerati fratelli e sorelle di un’unica grande famiglia, la famiglia dei figli di Dio, e perciò a guardare l’altro come colui che mi appartiene e di cui devo prendermi cura. Le/i giovani, se bene orientati, entrano facilmente in questa visione, evitando di cadere nella rete di rinascenti nazionalismi e fondamentalismi, intenti a catturare il loro interesse e la loro dedizione. Un’educazione in linea con il metodo educativo di don Bosco sa scoprire nei giovani le enormi potenzialità di bene e orientarle verso mete di comunione e di condivisione, partendo dalla conoscenza reale dei problemi su scala mondiale, come il progressivo impoverimento del pianeta e il dominio di alcune reti comunicative. L’attrazione per il volontariato è forse segno che un altro volto di giovani sta emergendo: quello solidale. Ho potuto costatare il cambiamento prodotto nei giovani dopo esperienze di volontariato nei Paesi in via di sviluppo. Sentono di non essere più come prima; hanno minori esigenze e soprattutto prospettive più ampie. Si considerano cittadini del mondo, responsabili della vita di tutti, consapevoli del valore politico delle loro scelte quotidiane. Avendo trovato un perché esistenziale riescono più agevolmente a sopportare tutti i come, a collegare più facilmente il locale e il globale, a vivere la vita come servizio. Conclusione «Io per voi studio, per voi lavoro, per voi sarei disposto a dare la vita».14 In questa dichiarazione di don Bosco ai giovani è forse racchiusa la risposta di attualità del sistema preventivo: una grande passione per l’educazione dei giovani. Li voleva felici nel tempo e nell’eternità. La salvezza, ultimamente religiosa, si saldava con le istanze di vita dei giovani, con il loro inserimento di cittadini attivi nella società. Una passione che don Bosco contagiava ai suoi collaboratori, spesso giovani, investendoli di fiducia e di responsabilità. Consapevole che la vita si genera con la vita e mai da soli, don Bosco seppe creare un ambiente saturo di amore educativo dove si respirava aria di Dio e aria di famiglia15. Per questo l’affermazione che l’educazione è cosa di cuore, trovava completamento nella precisazione: e Dio solo ne è il padrone. Il cuore del giovane infatti non appartiene all’educatore, né ad alcun altro, ma a Dio dal quale proviene e al quale ritorna. Il cammino verso questo ritorno è segnato dalla scoperta e realizzazione della vocazione specifica di ciascuno: una vita al servizio della felicità degli altri. È questa la legge delle beatitudini evangeliche. La forza di espansione generata dall’amore rende gioiosi, allegri, rinnova le energie interiori e abilita a ricambiare il bene ricevuto. Lo sforzo richiesto a noi oggi, educatrici ed educatori del XXI secolo, è quello di abitare il mondo dei giovani, non per un giovanilismo di moda, ma per riesprimere la passione che ci motiva interiormente, per tornare ad occuparci e non solo a preoccuparci dei giovani, a stare con loro servendo il loro bisogno di vita, offrendo motivi di speranza, promuovendo opportunità di formazione alla cittadinanza e orientando verso vie di effettivo coinvolgimento. Si tratta di un impegno non semplice, spesso poco gratificante. Ma in questa impresa non siamo soli. Abbiamo una progettualità educativa che condividiamo non solo nelle comunità educanti, ma anche in rete con quanti sul territorio hanno a cuore l’educazione, disposti a donare tempo, energie, fantasia per essere presenti in modo propositivo là dove si decidono le politiche giovanili. Del resto siamo convinti della ricchezza di interscambio a livello generazionale, proprio a partire dai giovani. Pietro Braido osserva che il sistema preventivo, trasformando i rapporti con i giovani, riplasma anche le relazioni con le famiglie, le autorità civili e religiose, il mondo delle relazioni interpersonali all’interno e all’esterno degli spazi educativi. Esso finisce col caratterizzare anche un nuovo stile di convivere e di interagire sociale nelle sue varie forme. Maria Ausiliatrice, ispiratrice del metodo educativo di don Bosco, sempre presente nella sua vita come sostegno e guida, aiuti anche noi oggi a recuperare l’anima del sistema preventivo. Risvegli la passione educativa e l’audacia di don Bosco e di Maria Domenica Mazzarello così che possiamo contribuire a generare vita e speranza nel cuore di molti giovani e della società.

13


Numero 1 del 18 Gennaio 2013

Ass. Vivi Don Bosco Via Regina Margherita 22 98051 Barcellona Pozzo di Gotto

Testata informativa sulle attività inerenti l’Associazione Vivi Don Bosco. La testata ha uscita quindicennale ed è pubblicata in formato online sul sito www.youpublisher.com.

Messina Tel.: 338 1469135 Fax: 090 9410080 E-mail: info@vividonbosco.it

Mi basta che siate giovani perché io vi ami Don Bosco Siamo su internet al sito

www.vividonbosco.it Vi presentiamo l’Associazione “La Fenice” Come idea l'Ass. Giovanile “LA FENICE” nasce nell'estate 2010 dall'idea del fondatore che ha coinvolto successivamente i propri amici ritrovandosi settimanalmente in casa dei soci discutendo sulle regole e sulla sostanza stessa di questo nuovo soggetto che si preparava ad entrare nel tessuto sociale cittadino...la linea scelta all'unanimità fu quella della dedizione ad un progetto prettamente incentrato sui giovani,sia per dare un luogo d'incontro con relativi momenti di svago, di gioco e quindi di socializzazione,sia per evitare che i ragazzi incappassero nei pericoli che purtroppo affliggono il nostro territorio La nostra associazione altresì si occupa di portare avanti obbiettivi puramente culturali che stimolino sia i ragazzi che

le persone di tutte le età (concorsi fotografici,dibatti di qualsiasi genere,ecc).Per poter sostenere le spese dell'associazione stessa i soci da sempre si sono autotassati,dopo varie vicissitudini (cambi di sede,furti ecc)finalmente abbiamo trovato un'abitazione in via Garibaldi 13, che è già da oggi, e sarà per i prossimi quattro anni almeno, la sede e il punto d'incontro dei nostri ragazzi sia per attività ludiche,sia per la preparazione e per la conseguente realizzazione di vari progetti .Ci auguriamo che l'associazione sita nel quartiere di San Giovanni possa diventare per i cittadini che abitano quest'ultimo un punto d'incontro per intavolare discussioni e proporre iniziative atte a migliorare le condizioni del quartiere stesso.

14

Presidente: Marcini Vittorio Soci: Rotuletti Basilio, Cotugno Salvatore, Caizzone Antonio, Currò Antonino, Genovese Sebastiano, Giaimis Loris, Bucolo Santino, Caruso Salvatore, Bonina Giuseppe, Molino Salvatore. Sede Via garibaldi n. 13 Barcellona P.G. Info ass.giovanile.lafenice@gmail.com Cell. 3472436795


Associazione vivi Don Bosco  

Giornalino della Comunità FMA di Barcellona

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you