Issuu on Google+

24 Febbraio 2012 N°3

Figlie di Maria Ausiliatrice, Ispettoria Madre Morano - Catania - www.fmaisi.it - comunicazione@fmaisi.it

0957285018

“Osservate, vigilate, e poi di tanto in tanto, con l’occasione propizia dite una parola”” Maddalena Morano

Il tempo che viviamo è il momento favorevole Sr Anna Razionale, Ispettrice

Carissime/i, vi raggiungo, con la ricchezza di vita contenuta nel giornalino, all’inizio del cammino quaresimale, un cammino segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale. Sento da varie parti che il messaggio del Papa per la Quaresima e il riferimento all’esperienza di incontro di Madre Mazzarello con Gesù segnano questo nostro tempo personale e ispettoriale. Sono realmente due luci che possono illuminare il nostro quotidiano e dare unità alla nostra vita. Lo sguardo su Gesù ci permette di agire sotto il Suo sguardo e con il Suo sguardo. Ci fa scegliere ogni giorno chi servire! È la vita di chi decide di raggiungere la meta alta della vita cristiana: la Santità, così come hanno fatto Nino Baglieri di cui tra qualche giorno si avvierà la Causa di Beatificazione, e la nostra Sr. Maria Troncatti di cui si prepara la Beatificazione. Il tempo che viviamo è il momento favorevole! Potrebbe essere, come spesso capita, un’altra quaresima, e, invece, è il tempo opportuno per un autentico cambiamento di vita. Mi piace richiamare alla vostra attenzione alcune indicazioni che il Papa, Benedetto XVI, ha offerto ai parroci di Roma, all’inizio del cammino quaresimale, rifacendosi alla Lettera di San Paolo agli Efesini (4,116). Rievocando l’autopresentazione di Paolo “Io Paolo, prigioniero del Signore”, il Papa evidenzia 1

che “la vera catena che lega Paolo a Cristo è la catena dell’amore”. Così è stato anche per Madre Mazzarello, così dovrebbe essere per ciascuna/o di noi! E certamente saremmo capaci di leggere con occhi credenti tutte le “circostanze prospere o avverse”. Ancora Paolo rivolgendosi agli Efesini dice: “ Vi esorto a comportarvi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto” ( v. 1). La nostra vita dovrebbe essere un entrare sempre più profondamente nel cammino della chiamata, seguire questa voce e così trovare la vera strada e guidare gli altri su questa strada... Sempre più in ascolto di questa chiamata, in modo da poter aiutare anche altri a sentire la voce del Signore che chiama. La Parola del Papa sembra quasi accompagnare il nostro cammino CONTINUA A PAG. 2 In questo numero: · · · ·

EDITORIALE SILENZIO RACCONTIAMOCI LA VITA SUI PASSI DELLA STORIA

pag. 1 pag. 2 pag. 3 pag. 11


ispettoriale, per questo accogliamo anche gli atteggiamenti, le virtù che sono da lui richiamate. L’umiltà. Agire “con ogni umiltà” cioè non pensare in grande di se stessi, avere la misura giusta. Il contrario dell’umiltà è la superbia, che è arroganza, che vuole soprattutto potere, apparenza, apparire agli occhi degli altri, essere qualcuno o qualcosa, non ha l’intenzione di piacere a Dio, ma di piacere a se stessi, di essere accettati dagli altri e – diciamo – venerati dagli altri. “Essere cristiano - afferma il Papa- vuol dire superare questa tentazione originaria, che è anche il nucleo del peccato originale: essere come Dio, ma senza Dio. L’umiltà è soprattutto verità, vivere nella verità. Viviamo la verità! Impariamo questo realismo: non voler apparire, ma voler piacere a Dio e fare quanto Dio ha pensato di me e per me, e così accettare anche l’altro. L’accettare l’altro, che forse è più grande di me, suppone proprio questo realismo e l’amore della verità; suppone accettare me stesso come «pensiero di Dio», così come sono, nei miei limiti e, in questo modo, nella mia grandezza. Accettare me stesso e accettare l’altro vanno insieme: solo accettando me stesso nel grande tessuto divino posso accettare anche gli altri, che formano con me la grande sinfonia della comunità, della Chiesa e della creazione. Seguire Cristo vuol dire entrare nel suo cammino di umiliazione... fino alla croce. La mitezza, altra virtù cristologica. L’essere mite, l’essere mansueto, è sequela di Cristo che dice: Venite da me, io sono mite di cuore. Questo non vuol dire debolezza, perchè si può essere fermi, ma miti...Un cuore sempre buono, che rende visibile la bontà, la mansuetudine. “I mansueti” nella Sacra Scrittura è il nome attribuito ai credenti,

al piccolo gregge dei poveri che in tutte le prove, rimangono, umili e fermi nella comunione col Signore. Carissime/i, nelle parole del Papa, sento riecheggiare alcune espressioni di Madre Mazzarello con le quali esorta come S. Paolo ad “esercitarci nella vera umiltà e grande carità verso tutti”. L’intraprendere con coraggio questo cammino di umiltà, di mitezza a livello personale e comunitario potrà divenire il grazie e il dono concreto per la nostra Madre, la quale costantemente chiede preghiere per la santità dell’Istituto. Vi invito a tenere presente anche la lettera di Sr Emilia Musatti nella quale ci sollecita come preparazione per la festa del Grazie, a Rileggere le pagine della cronaca della propria comunità che raccontano l’inizio della propria casa, con le sue speranze, incertezze e difficoltà.

Quale è stata la forza che ha guidato e sostenuto le nostre sorelle? Quale parola, quale suggerimento esse offrono a noi, in questo nostro oggi così diverso dal loro tempo?

Tanta ricchezza ci è offerta: a noi il compito di farla diventare opportunità per relativizzare tutto e ridare spessore alla nostra esistenza fondando la nostra vita sulla roccia ferma che è Cristo! A tutte/i buon cammino quaresimale!

Silenzio... Sr Maria Grazia Tripi

In occasione della Giornata Mondiale delle

Comunicazioni Sociali è nata la pagina facebook delle FMA di Sicilia. Quale valenza dare a uno strumento di questo tipo? Il papa nel messaggio scritto per l’occasione afferma che: “i motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte.” 1 2

Sicuramente i social network non rispondono alle domande di senso dell’uomo, però, oggi diventano sempre più un luogo - speriamo che non stia diventando il luogo - dove esse vengono esplicitate. Come noi consacrate ed educatrici possiamo essere linfa in questo contesto? Forse dovremmo riappropriarci della dimensione del silenzio propria della nostra consacrazione. “Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte

che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande


ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’ importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo.” 1 Parlare di silenzio in un messaggio rivolto a coloro che si occupano di comunicazione sembra un paradosso; è invece un invito al discernimento, un accorato appello a mettersi in ascolto di Colui che ci ha creato per trovare la verità inscritta nel cuore di ciascuno. Come i canali comunicativi e sociali del web parlano del silenzio? Ne parlano? Mi sono dilettata a cercare nel mondo dei blog delle riflessioni sul silenzio. Sono numerosi i luoghi virtuali dove si parla di questo atteggiamento con varie finalità, ma dal numero di diari virtuali visitati colgo che molti lo cercano con quell’aria di mistero propria di qualcosa che non gli appartiene e che di fatto vorrebbero avere. Il silenzio è una Virtù, quindi, una predisposizione interiore che va curata e portata a maturazione. Come educare alla virtù del silenzio? Come predisposizione interiore “è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca.” 2 Il silenzio è anche solitudine, quella solitudine che molti adolescenti provano e che è ben espressa in un noto romanzo di Alessandro D’Avenia... “ Non so rimanere in silenzio o da solo, che è lo stesso. Mi viene un dolore poco sopra la pancia o

3

dentro la pancia, non l’ho mai capito, da costringermi a inforcare il mio bat-cinquantino, ormai a pezzi e senza freni (quando mi deciderò a farlo riparare?), e girare a caso fissando negli occhi le ragazze che incontro per sapere che non sono solo. Se qualcuna mi guarda io esisto. Ma perché sono così? Perdo il controllo. Non so stare solo. Ho bisogno di… manco io so di cosa. Che rabbia!” 3 La soluzione? I CARE. Si, la tanto celebre espressione che significa prendersi cura, io ci sto, ci sono! Si parla di emergenza educativa, trasformata in “educatori cercasi” e che si esprime in “vuoto di cura” principalmente manifestato nello scambio tra generazioni, in cui tale vuoto rischia di essere riempito di oggetti, insegnamenti, norme che nascondono distanza, disinteresse.

Quanto attuale è la nostra spiritualità del sistema preventivo tutta fondata sulla Presenza e l’attenzione alle piccole cose che nasce da un cuore attento all’ascolto perché abituato a far parlare Dio e i Suoi segni. Abbiamo un patrimonio

che ci riempie il cuore di gioia e ancora può continuare a donare felicità e orizzonti di vita ai giovani che ci frequentano...a noi la sfida di prenderci cura della nostra interiorità per rinnovare l’interesse per la cura e dare agli adolescenti - porzione privilegiata della nostra missione educativa - la possibilità di non perdere l’appuntamento tra sé e il mondo. 1 Cf Messaggio della giornata mondiale delle comunicazioni sociali - 24 gennaio 2012 2 Charlie Chaplin 3 Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte rossa come il sangue


PGS … avanti marsh! Sr. Rosetta Calì - Referente regionale PGS

I

Quali i punti di arrivo?

La comunicazione efficace del “valore aggiunto” è elemento qualificante che necessita di un investimento e della ricerca di modalità vincenti. La necessità di individuare azioni concrete per assicurare la traduzione pratica di una “Proposta culturale e associativa” che contribuisca a diminuire il gap strutturale e organizzativo tra le diverse realtà associative italiane si fa urgente. La familiarità, la credibilità che scaturisce dalla testimonianza dei valori che si propongono, l’accoglienza sono lo stile tipico di Don Bosco sul quale continuare a investire la nostra azione. La presenza, l’accompagnamento dei giovani nell’assunzione dei quadri dirigenziali per dare futuro alle pgs è da tenere in massima considerazione. Rendere “visibile” la nostra presenza associativa nel territorio col nostro specifico educativo non va sottovalutato

Le esperienze di rete con gli altri soggetti (istituzionali, agenzie educative, …) favoriscono ed aiutano l’associazione a crescere e a far conoscere le nostre potenzialità e le nostre competenze. L’impegno e la forza di volontà dei QUADRI per assicurare gli obiettivi di crescita sul territorio rende sicuramente moltissimo. La credibilità dell’Associazione è legata alla qualità dei servizi offerti al territorio, agli Enti locali.

Definire la riedizione della “Proposta culturale pgs” con l’apporto di riflessione e di esperienza italiana è stato l’obiettivo di fondo sicuramente raggiunto. Lo scambio, il confronto tra gli 80 partecipanti al convegno (di cui 7 FMA), appartenenti alle diverse regioni e province, è stato il metodo scelto. Il clima di amicizia, di dialogo, di collaborazione, di simpatia ha contribuito a rendere efficiente, utile, interessante il ritrovarci insieme.

l punto sulla situazione economica italiana per tirare le fila nel ripensare il futuro pgs è la chiave di apertura dell’incontro organizzato e vissuto a Roma il 6-8 gennaio u.s. per i QUADRI DIRIGENTI provinciali e regionali e le referenti regionali FMA. La partita si è quindi giocata tra i relatori Prof. G. Bracco, la psicologa. F. Busnelli e i sei laboratori intorno a precisi temi: * Cercare modi di collaborazione con la Chiesa locale e il territorio.Quale valore aggiunto offrire? * Fare il punto sull’educativo.Come lo sport educa ad andare oltre il consumismo? * Aiutare le nostre reti associative ad essere centrate sulle “domande” della gente.Quali i reali bisogni dei ragazzi del territorio? * Formare nuovi dirigenti per un ricambio generazionale.Come procedere?

Concludo

“Nella luce del futuro”: per non dimenticare Chiara, Cristina e Olga – II Liceo Scientifico “Maria Ausiliatrice”- Catania

Il 27 gennaio è ricorso il giorno della

memoria. Giornata istituita al fine di ricordare le vittime dell’olocausto e tutte le persone che hanno rischiato la vita cercando di aiutarle. Questa data è stata scelta in ricordo del 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, uno dei maggiori 4

campi di concentramento, liberando i pochi superstiti. La terribile persecuzione da parte dei nazisti verso gli ebrei, verso minoranze politiche e religiose, verso disabili ed omosessuali e tutte le popolazioni considerate “inferiori” iniziò nel 1933 quando Hitler, massimo esponente del nazismo, stipulò le


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012

cosiddette “leggi razziali” in cui affermava la superiorità della razza “Ariana”. Nel 1938 queste leggi furono applicate anche in Italia, vietando alla gente di origine ebraica e a tutte le persone perseguitate di frequentare scuole, di avere un lavoro, di frequentare gli stessi locali degli italiani, di sposarsi con persone di razza diversa. Il 7 settembre 1938 Mussolini promulgò una legge in cui ordinava l’espulsione di tutti gli stranieri ebrei. Molte di queste povere persone vennero deportate nei campi di concentramento, costretti a subire orribili violenze.

soggetto un ebreo, il protagonista immaginario della canzone, emarginato addirittura da “amici e compagni”, i quali si scostano dalle sue ferite. Tuttavia, il protagonista, anche se isolato, non fa nulla per cambiare questa sua situazione, poiché non risponde alle richieste di chi ne vuole sapere di più sulle sue sofferenze, proprio come farebbe un muto. Queste poche frasi vogliono sottolineare come l’ebreo non solo si senta vittima, ma anche come provi timore a rivelare le torture che ha dovuto subire nel corso della guerra, cose talmente orribili da spingerlo a chiudersi in se stesso e non parlarne con nessuno. La sua unica consolazione in questo momento così difficile è la preghiera: l’ebreo mette la sua vita totalmente nelle mani del Signore, chiedendoGli di manifestarsi, di fare “risplendere il suo volto”. L’ebreo vede il suo Dio come unica ancora di salvezza in un mondo totalmente insensibile al grido di aiuto lanciato da migliaia di persone nel corso di uno sterminio durato cinque anni. Ed è proprio questo sterminio che induce il protagonista a supplicare Dio. In questi versi è ripreso un famoso passo del Vangelo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. L’ebreo riconosce la sua natura misera di essere umano e invoca il Signore affinché lo salvi.

Oggi noi alunni dell’istituto “Maria Ausiliatrice” abbiamo voluto onorare la memoria delle vittime dell’olocausto attraverso una canzone scritta e cantata da noi. La canzone, intitolata “Nella luce del futuro”, è composta da alcune parti di diversi salmi, tutti aventi come tema la solitudine e la richiesta di aiuto. Il testo può essere diviso in due parti: la prima, che va dalla prima strofa al secondo ritornello, tratta la solitudine e l’abbandono di cui gli ebrei si sentono vittima al termine della Seconda Guerra Mondiale; la seconda parte, che comprende solo la terza strofa, è un inno alla speranza, una preghiera al “Dio delle genti” che ci prende per mano sostenendoci nei momenti difficili. Il testo, interamente in prima persona, inizia con la constatazione dell’abbandono cui è

La canzone termina con una certezza, la certezza del mondo intero di essere accompagnato e sostenuto passo dopo passo da un Dio buono e misericordioso, che aiuterà tutti indistintamente a uscire dall’atroce sofferenza di una guerra ingiusta e immotivata, guidando i popoli “nella luce del futuro”.

festeggiamenti don bosco a gela Giusi Di Salvo- Gela

Si

è svolta, il 31/01/12, la festa in onore del nostro Santo fondatore San Giovanni Bosco. Quanto sopra si è realizzato così come la tradizione ci impone. Però, ricorrendo il 50° dalla fondazione dell’Istituto, è stato importante, sottolineare questa data fondamentale per noi salesiani, con l’inaugurazione della mostra fotografica, che ha ripercorso gli anni in questione. Don Bosco ha illuminato il percorso di vita, oltre che scolastico, di numerose generazioni e ci premeva, festeggiare l’evento, nel giorno della

Sua Festa. La cerimonia è stata emozionante, soprattutto per tutti coloro che si sono rivisti ed hanno rivissuto, ora come allora, le sensazioni e le trepidazioni che caratterizzano gli anni della fanciullezza. Nonostante il cattivo tempo, numerosi sono stati i presenti all’inaugurazione, comprese le Autorità Istituzionali della nostra città di Gela: il Sindaco ed il Vicesindaco, hanno tagliato il nastro che ha permesso a tutti di accedere alla visione della mostra, allestita con la collaborazione dei genitori della Scuola, nonchè ex-allievi, dalle insegnanti e dai responsabili delle associazioni che all’interno dell’Istituto curano lo sport, il tempo 5


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012

libero e le varie attività culturali che negli anni hanno rappresentato lo svago nello stesso quartiere di Macchitella. Infatti, sono stati dedicati loro dei pannelli che hanno cercato di significare alcuni degli eventi più importanti di questi 50 anni. Importante, ancora, la presenza del Vicario Foraneo della città di Gela, Mons. Grazio Alabiso, che ai tempi della nascita dell’Istituto è stato parroco del quartiere Macchitella e quindi, in prima persona ha vissuto gli eventi rappresentati. Infine, a sancire, con la Sua presenza, l’importanza di questi 50 anni dedicati all’educazione dei giovani, la visita dell’Ispettrice Sr. Anna

Razionale, che è stata accolta, attenzionando l’evento di cui sopra. Questo è stato il secondo evento che festeggia i 50 anni dell’Istituto, che ha formato, con la scuola, l’oratorio e le attività sportive, generazioni di bambini e ragazzi, che rappresentano, oggi, parte della classe dirigente del paese, famiglie sane e lavoratori onesti. Il prossimo appuntamento sarà nel mese di maggio con l’organizzazione dei tornei sportivi ed i festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice.

PRESENTATI ALL’UNIVERSITA’ DI CATANIA I VOLUMI SUL CONTRIBUTO SALESIANO ALL’UNITA’ D’ITALIA Sr Maria Concetta Ventura

Dopo le prestigiose sedi romane (Camera

dei Deputati e Campidoglio), anche l’Università di Cata-nia, nella sede della sua facoltà di lettere, ospitata dall’ex monastero dei Benedettini, che ha messo a disposizione uno degli ambienti più belli: il Coro di notte, ha visto la presentazione dei due volumi pubblicati da salesiani e FMA in occasione del 150° dell’Unità d’Italia (Grazia LOPARCO e Maria Teresa SPIGA [edd] Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Donne nell’educazione e Francesco MOTTO [ed] Salesiani di Don Bosco in Italia.150 anni di educazione). L’ispettoria sicula Madre Morano ha così voluto offrire ai membri della FS e alla città un’occasione culturale qualificata e qualificante. Erano presenti l’ispettrice, sr. Anna Razionale, tutte le consigliere ispettoriali e i tre curatori. Le relazioni sono state affidate a quattro professori della medesima università, in parte lontani dal mondo salesiano – le prof. Criscenti (pedagogia) e Scalisi (storia) e per l’altra parte ex allievi, i prof. Di Nuovo (psicologia) e Sapienza (diritto internazionale). I relatori, ciascuno dalla propria prospettiva, hanno riletto i due volumi, articolando gli interventi attorno ai seguenti temi: L’ordine salesiano tra Unità d’Italia, modernità e globalizzazione; Contri-buto della Chiesa Cattolica alla nazionalizzazione delle masse in Italia: il ruolo dei Salesiani e delle FMA; Aspetti educativi utili per supportare la crescita cognitiva, affettiva e relazionale dei bambini e degli adolescenti: realizzazioni nell’educazione salesiana; 6

La funzione sociale dell’impegno edu-cativo delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il pregio del lavoro compiuto da ciascuno dei professori va ricercato nella capacità di cogliere quanto le due congregazioni hanno contribuito a realizzare e nell’attenzione costante alle due esperienze. Solo la pedagogista ha preferito soffermarsi quasi esclusivamente sul contributo femminile che le offriva più aperture sui temi che le sono propri. Le due docenti, che meno ci conoscevano, hanno manifestato la loro meraviglia per la ricchezza educativa espressa dai due Istituti in Italia. Una ha comunicato di aver inserito i volumi nella bibliografia per due tesi assegnate di recente e l’altra si è detta desiderosa di avviare una collabora-zione con la nostra facoltà Auxilium. Ci auguriamo che iniziative come questa possano servire a far conoscere e stimare il lavoro salesiano per i giovani, tanto più in un tempo come il nostro di “emergenza educativa”, in cui si devono unire tutte le forze per aiutare le nuove generazioni ad assimilare gli autentici valori umani e cristiani.


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012 CONCLUSIONE DEL PROGETTO POR “ITINERARI DI LEGALITA” Gaetano A. Cavallaro - Catania Maria Ausiliatrice

Sono giunte al termine

le attività del Progetto POR “Itinerari di Legalità”, al quale hanno partecipato gli alunni della Scuola Secondaria di I grado dell’Istituto Paritario Maria Ausiliatrice di Catania. Le attività di questo progetto, che sono state effettuate in rete con l’Istituto di Caltagirone, sono state articolate in tre diverse azioni, che riguardavano diversi ambiti disciplinari. L’Azione A del Progetto, per l’ambito letterario, è stata espletata con un laboratorio di giornalismo, finalizzato alla conoscenza della legalità, dei diritti e dei doveri dei cittadini, delle problematiche connesse alla pena di morte ed al diritto alla vita, dell’ambiente urbano e naturale in cui viviamo e del modo di applicare le regole del vivere civile in ciascuno dei due contesti; l’Azione B, riguardante il campo scientifico, si è articolata in una serie di interessanti attività, finalizzate alla diffusione della

cultura del riciclo dei rifiuti, come la creazione di oggetti e la realizzazione di prodotti video; l’Azione C, che riguardava il campo aritistico e musicale, ha consentito agli alunni di esprimere la loro creatività ed abilità nella realizzazione di un musical, “Il Miracolo di Natale” di C. Dickens. Gli alunni, che con grande entusiasmo si sono cimentati nelle vesti di giornalisti, di cantanti, attori, ballerini, hanno presentato ai genitori le attività dei diversi laboratori nel corso di uno spettacolo nel salone teatro della scuol ai; un’occasione di incontro e di festa, particolarmente gradita dai genitori e dagli altri partecipanti. “Abbiamo cercato di fare scuola con originalità, in modo da valorizzare gli splendidi tesori nascosti nel cuore di ogni ragazzo” ha detto la Preside Sr. Margherita Di Rosa “Attenti alle problematiche attuali, ci siamo preoccupati di sensibilizzare i nostri alunni, proponendo i contenuti del vivere civile nella società in un modo nuovo, coinvolgente e creativo”.

meeting adolescenti

Dal 3 al 5 Gennaio 2012 si è svolto

a San Pietro Clarenza, un paesino della Provincia di Catania, il Meeting Adolescenti organizzato dal Movimento Giovanile Salesiano di Sicilia , destinato a tutti i giovani della Sicilia frequentanti le scuole superiori e l’obbligo formativo impegnati all’interno delle nostre case nell’oratorio come animatori o aspiranti tali. Il tema è stato incentrato sui Sogni, lo slogan recitava: “Ti piace vincere facile?Sogna!”. Si è deciso di toccare questo tema per far risvegliare nei ragazzi la voglia di lottare per ciò in cui si crede e realizzare i propri sogni. Concretizzare nella propria vita ciò per cui si è portati serve a realizzare la propria felicità. Le giornate erano strutturate in maniera semplice e riempite in modo tale da occuparsi in maniera equa della formazione, della preghiera e della fraternità. L’equipe di animazione era formata da giovani vicini ai ragazzi nelle realtà degli oratori, in modo tale da creare un’aria di

familiarità. Nei tre giorni è stato scandito il tema con diverse dinamiche, di gruppo e non. Il pomeriggio del 3 Gennaio, dopo l’arrivo e la sistemazione all’interno della Scuola di Polizia che ci ospitava, si è subito partiti con un videoprovocazione verso i ragazzi in cui veniva introdotto il tema. Subito dopo, riuniti in gruppi, veniva chiesto loro di scrivere un sogno da realizzare nella vita. Il secondo giorno, affrontando le tematiche sul poco tempo per riflettere, il conformismo ed i sogni banali, trattati da Suor Assunta, Don Marcello e Manuela, i ragazzi dovevano poi riportare le proprie riflessioni in laboratori incentrati sulla felicità e nella realizzazione dei propri sogni. La sera dopo cena abbiamo vissuto un momento molto intenso di adorazione e con la possibilità anche di poterci confessare. La mattina seguente è stata contornata da 3 testimonianze le cui protagoniste fanno condiviso con noi la realizzazione dei loro sogni subito dopo, la S. Messa celebrata dall’Ispettore ed infine, il pranzo seguito dal ritorno a casa. Tre giorni pieni, tra riflessione durante il giorno e divertimento durante le serate, sono serviti a creare amicizie e 7


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012

solidificare la fede degli adolescenti delle nostre realtà. Di seguito le impressioni riportate da una giovane partecipante del meeting: “Molti ragazzi che magari non hanno mai frequentato un oratorio, appena sentono la parola “meeting” chiedono spiegazioni. Quando poi rispondi dicendo che si tratta di un incontro tra ragazzi, organizzato dai salesiani, per poco non ti ridono in faccia. Queste esperienze, invece, sono meravigliose! La cosa più bella, secondo me, è conoscere moltissime persone, con le quali poi rimani in contatto e molto probabilmente rivedrai. E’ bello perché si sta tutti insieme, perché si condividono momenti che poi è quasi impossibile dimenticare. Inoltre gli spazi riservati al divertimento, sono affiancati dalla preghiera e dall’incontro con Dio, che danno

uno stile ben definito a questi giorni trascorsi in maniera originale e diversa. Quest’anno infatti il tema è stato incentrato proprio sui sogni, sul desiderio di realizzare qualcosa che si fa spazio all’interno di noi, a volte anche senza mostrarsi apertamente. Queste riflessioni aiutano molto affinché si possa riuscire a scoprire una piccola parte di noi stessi, che nascondiamo agli altri e alla nostra coscienza.” Dunque lo scopo di questi incontri resta quello di imprimere qualcosa nella mente, nel cuore e nella vita dei ragazzi e cercare di migliorare la loro vita per renderla come diceva Don Bosco “buoni cristiani e onesti cittadini”, nella speranze che traggano insegnamento e spunto per la loro animazione in oratorio!

Famiglia salesiana

Suor Girolama Pecoraro - Altofonte

Un’esperienza bella ed originale è stata da noi vissuta con spirito ecclesiale e come espressione di Famiglia Salesiana presso l‘Istituto “Gesù Adolescente” a Palermo. Iniziata alle ore 9.30, l’abbiamo conclusa nella Parrocchia “San Tommaso”, alle ore 17.00 con la Celebrazione Eucaristica. Duplice il motivo per cui siamo stati convocati, ma unico nella vitalità dello spirito: l’80° anniversario della morte del terzo successore di DB, Don Filippo Rinaldi e i 130 anni dalla venuta della nostra Beata, Madre Maddalena Morano in Sicilia. Ovviamente, non sono mancati i momenti di disagio, come avviene sempre, quando ci si deve muovere in una grande massa, in un luogo che, per quanto grande, risulta sempre insufficiente. La gioia comunque di ritrovarci insieme in tanti, dai vari luoghi della Sicilia, di rivederci, anche con qualche ruga in più, ma con tanta freschezza e gioia salesiana nel cuore e nel volto, supera tutto. Non ci è mancata tanto in quel giorno la presenza dei più giovani della FS… rappresentati dagli Animatori, e soprattutto dalla compagnia musicale di Biancavilla, sempre famosa e in gamba. Vogliamo sottolineare qualcosa di fondamentale verso cui abbiamo aperto la

mente e il cuore. Anzitutto, Madre Ispettrice, Sr. Anna Razionale ha fatto vibrare i nostri cuori, con la luce della sua parola, calda e chiara, per rilanciarci entusiasticamente nel carisma salesiano del 2000. Le sue espressioni sono vive nella nostra memoria, ma è sempre bene approfondirle personalmente. Le stralciamo dagli appunti: “…il Carisma salesiano si è incarnato…potremmo dire da Valdocco e da Mornese in Sicilia… a noi è stato consegnato un pezzo delle origini…Le icone della fontanella di Valdocco e del pozzo di Mornese potrebbero essere le immagini più eloquenti della gratuità dell’amore che si riversa sulla nostra FS per dissetarci e spingerci ad essere oggi, testimoni dell’amore di Dio. Noi, oggi, non vogliamo perdere nulla di quanto abbiamo ricevuto e riceviamo”! Il Beato Filippo Rinaldi diceva: :”Vivere l’ordinario in maniera straordinaria”. La Beata Maddalena ripeteva: “La santità basta domandarla continuamente a Dio, basta cominciare subito, ma liete e allegre, senza tenere mai conto del passato”. “Lo slogan :”Stelle nella notte” sono loro che hanno incarnato il Carisma, facendolo dialogare con i loro tempi”. “Le nostre vite devono continuare a parlare, a dire l’amore di Dio ai giovani di oggi”! Sì, “nulla vogliamo perdere di quanto abbiamo ricevuto e riceviamo”. Ce l’ha annunziato il Vangelo della preghiera 8


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012

iniziale con la quale abbiamo voluto sigillare tutto nel cuore di Cristo e dell’Immacolata Ausiliatrice: “ E’ questa la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato”(GV.6,38). E l‘Ispettore Don Gianni Mazzali ha commentato pure tutto nell’omelia della Messa che presiedeva, sviluppando due parole: ”Cuore” e Strada”. Meraviglioso! Alle VDB don Rinaldi ripeteva, e vale anche per noi: “Siete poche non importa, le opere del Signore nascono nella povertà e nell’umiltà e si formano nel silenzio. E’ meglio essere poche, ma di spirito buono, è

meglio un solo arboscello, ma dalla radice sana e forte che molti sparsi e dalla radice debole”. Madre Morano così esortava le FMA: “ Gesù sia sempre nel tuo cuore. Cercalo. Amalo. Donalo a tutti… specialmente alle giovinette…Non fare nulla senza amore. Fai tutto per Gesù e con Gesù. In ogni azione ricerca il gusto di Dio. Continuiamo a pregare perché il Signore ci faccia capaci di trasmettere “il servizio del Carisma e la gioia della relazione”. Accogliamo pure l’invito del Papa Benedetto XVI: “…proponiamo ai giovani, come punto fondamentale della propria esistenza la scelta di Dio, sollecitiamoli a vivere nell’amicizia con Gesù”.

Comunita’ don bosco Comunità “Casa don Bosco - Barriera

Il 23 dicembre u. s. la nostra comunità “

Casa don Bosco” di Catania – Via Leucatia, 46, ha accolto con grande gioia l’arrivo dell’Ispettrice, Sr. Anna Razionale, con le consigliere ispettoriali residenti. Essendo l’antivigilia del Santo Natale, l’incontro ha assunto un tono di festa più solenne del solito , che ha avuto la sua esplosione all’ora di pranzo. Allo scambio dei doni, hanno fatto corona gli auguri più sinceri, i canti natalizi e gli scherzetti originali. Infatti, alcune sorelle hanno rallegrato il momento di fraternità esibendosi in qualità di “Majorette”, acconciate per l’occasione e fornite di appositi bastoncini. Altre sorelle hanno ornato i loro carrelli deambulatori, camuffandoli in macchine modernissime, “fuori serie”, acquistate per l’occasione, al fine di poter realizzare la proposta del Rettor Maggiore, in preparazione alla celebrazione del bicentenario della nascita di don Bosco. Così sono state presentate: • la modernissima Mc Laren MP 4-12 e, c h e vince sempre il campionato della Formula !; • l’ultimo modello SKYCAR M 400 x auto volante inventata da Paul Moller; • la macchina speciale AC COBRA MK VI del mercato USA; • la PORSCHE 911 GT 3 MODEL YEAR 2012 La PORSCHE è stata scelta per la comunità, perché caratterizzata da una nuova gestione elettronica dell’acceleratore, che impedisce 9

di sbagliare marcia e di andare fuori giri. e ciò, per consentire, ad ogni sorella, di tenere lo sguardo sempre fisso in Gesù Eucaristia, e quindi di essere capace di ingranare con sicurezza la marcia, al fine di procedere nel proprio cammino di santità, senza andare fuori giri e così far trionfare sempre la carità. L’augurio e il grazie all’ispettrice, e alle consigliere ispettoriali, si è concluso col canto: “Grazie, notte di Natale!” E’ stato un incontro molto bello: vero preludio del Santo Natale!


Rubrica “Raccontiamoci La Vita” - Febbraio 2012 “maria ausiliatrice” in festa! Salvatore Pedi e Angelica La Cognata- Caltagirone

Ancora una volta la gioia è esplosa per il Padre e Maestro dei giovani! L’istituto “Maria Ausiliatrice” di Caltagirone ha voluto ricordare Don Bosco nel giorno della sua festa e con un triduo di preparazione. Giorno 28 gennaio i ragazzi della scuola hanno incontrato Suor Maria Grazia Tripi la quale, dopo avere raccontato brevemente la sua vocazione, ha presentato il progetto e la vita di un uomo, Steve Jobs, fondatore di Apple Macintosh. Egli, come Don Bosco, ha avuto un sogno, ha costruito e realizzato un progetto di vita, non arrendendosi mai, nonostante le avversità, gli ostacoli, la malattia. Ciascun giovane è chiamato a guardarsi dentro, a vivere ogni giorno «come fosse l’ultimo», diceva Jobs. Questo non significa inseguire vacuamente l’attimo, ma vivere intensamente ogni istante della propria vita, senza sciuparlo, per farne un capolavoro. Giorno 30 gennaio la scuola ha vissuto un momento intenso di riflessione e di confronto con due suore salesiane e una volontaria dell’oratorio “Giovanni Paolo II” di Librino (Catania), impegnate sul fronte educativo di uno dei più difficili quartieri della città, dove dispersione scolastica, violenza, droga, sono quotidiane sfide educative e pastorali. La visione di un video, che ha raccolto le testimonianze di alcuni ragazzi, ha messo in luce i buoni propositi di chi, nonostante il degrado sociale, cerca un riscatto e afferma

10

con orgoglio: «Librino è bello». L’intento educativo, sostengono le suore, parte dal desiderio che i ragazzi abbiano una cultura, una propria coscienza. Con i laboratori presenti, essi possono dare sfogo a tutta la loro creatività e capire che in ognuno di loro ci sono grandi potenzialità, valori importanti. Ovviamente le difficoltà non mancano, ma i continui attestati di stima e di affetto da parte dei bambini e delle famiglie del centro, sono una grande forza per continuare e abbattere la tentazione dello scoraggiamento. Il giorno della festa, dopo la celebrazione eucaristica presieduta da don Francesco Di Stefano, le due terze del liceo della comunicazione hanno preparato un recital, “Don Bosco vive ancora oggi”, su alcuni momenti salienti della vita del santo. Don Bosco è vissuto in un’epoca molto diversa da quella in cui viviamo, ma nello stesso tempo anche molto simile, perché egli sapeva parlare al cuore di ogni ragazzo in maniera personale, ricercando il bene di ognuno, svelando il senso profondo della vita. C’è una frase che don Bosco ripeteva sempre ai suoi giovani: «Desidero vedervi felici nel tempo e nella eternità». Ecco, allora, quello che Don Bosco ripete ancora oggi ai giovani: voglio che voi siate persone felici, realizzate, perché ognuno è unico e irripetibile in quanto amato e voluto prima di tutto da Dio.


bronte: l’esordio apostolico Sr Carmelina Coniglione - Acireale Sp.Santo

In

questa puntata seguiamo ancora lo scorrere del tempo intriso di missionarietà, che caratterizzava la Comunità di Bronte nel suo primo decennio di vita salesiana (1881-1901). Fin dalle origini, (come si è detto precedentemente), le Suore svolgevano un’intensa attività apostolica: oratorio festivo, orfanotrofio, scuola elementare, laboratorio per esterne, associazione delle Figlie di Maria… L’unione dei cuori, la vita di preghiera e il forte legame al Centro, rendevano meno arduo il loro distacco dal Piemonte e la loro vocazione, vissuta nella gioiosa disponibilità, rendeva fecondo il loro operare. Le frequenti visite delle Superiore e dei Superiori (come si evince dalla cronaca della casa) accompagnavano e sostenevano, in modo più diretto la missione e davano un nuovo imput e slancio alla vita pastorale della nascente Comunità. Già dal 1880, anno in cui si era aperta la casa, don G. Cagliero, che aveva accompagnato le Suore ,vi ritornerà per cinque anni di seguito (1881-1885) per dettare gli Esercizi Spirituali e vi ritornerà ancora nell’aprile 1888 anche da Vescovo Titolare di Magiada e Vicario Apostolico della Patagonia meridionale. Anche Don Rua , primo successore di Don Bosco, volle recarsi personalmente nell’aprile del 1885 a visitare le Suore; mentre dall’ottobre del 1885 la madre Sr Caterina Daghero si farà presente ogni due anni. A queste importanti visite sono da annoverare una molteplicità di incontri con i confratelli Salesiani:don Dalmazzo, don Bonetti, don Marenco ecc., che venendo in Sicilia esprimevano loro la fraternità dell’incontro. Un filo d’oro ,quindi, legava la Comunità di Bronte alle Superiore e ai Superiori; una guida sicura che dava loro la forza di superare i problemi ,che la vita

indubbiamente presenta. E le difficoltà non mancavano alle nostre prime Sorelle che cercavano di risolverle con grande zelo in vista dell’evangelizzazione. Alcuni problemi di tipo logistico potevano creare un serio attrito con la parrocchia del Rosario, adiacente al Collegio, causando una flessione nelle relazioni e soprattutto nell’attività educativo-pastorale; ma loro sapevano escogitare uno stile di adattamento semplice e generoso pur di non venire meno alla missione. Un esempio ci è dato dal fatto che si verificò con il rigido comportamento del procuratore Sac. Biuso che, durante la messa festiva nella chiesa del Rosario, negava alle oratoriane, l’uso delle sedie, nonostante queste fossero state regalate alle giovani dal sac. Prestianni loro predicatore. Per evitare discordie, le Suore avevano deciso, di inoltrare domanda all’Arcivescovo di Catania, per fare celebrare la messa nella cappella interna per le alunne e di far benedire un camerone del collegio da adibire a chiesa per le oratoriane. Mentre la cosa si portava avanti il Sac. Biuso, in seguito all’ intimazione del vescovo di Catania, depose l’opinione. Brevi periodi di tranquillità si alternavano ad altri colmi di difficoltà e fastidio, generati da gente esterna e invidiosa appoggiata da alcuni membri del Comune che ostacolavano l’insegnamento delle Suore nella scuola. “Nel 1886, ammalatasi Sr Felicina Mazzarello assunse l’incarico di Direttrice Sr Zoe Bianchi; nello stesso anno veniva nominata maestra comunale della 3^ elementare Sr Rosa Daghero.Ciò causò una forte lotta : dal partito contrario si voleva che la classe fosse assegnata alla maestra del paese Rosa Salaniti; la cosa si spinse al punto che il collegio dovette sottostare ad una inquisizione. Di questa ebbero un mandato speciale, il commendatore Pietro Garofano e l’ispettore Marcellino Filomeno. Il tutto finì ottimamente perché nonostante quest’ultimo fosse contrariissimo al collegio, finita l’inqusizione si dichiarò soddisfattissimo dell’insegnamento che si impartiva a scuola e di tutto il resto, tanto da esclamare che se avesse avuto una figlia l’avrebbe subito messa in quel nostro collegio per farla 11


Rubrica “Sui passi della storia” - Febbraio 2012

educare”(CfrCronaca della casa 1°quaderno) La cosa, tuttavia, finì benissimo, ma presto tornò il turbine allorchè la direttrice Sr Zoe, essendosi ammalata, dovette lasciare la casa e recarsi a Nizza Monferrato.La maestrina Salaniti non avendo potuto ottenere la classe di Sr Daghero fece di tutto per ottenere quella di Sr Zoe. Alla riapertura delle scuole venne negato a Sr Daghero e a Sr Stuardi , l’insegnamento nelle elementari, che spettava loro di diritto dietro ordine del Prefetto. E inutili risultarono i tentativi delle Superiore che avevano mandato in paese anche una visitatrice per rimettere le cose a posto. L’attività scolastica delle Suore aveva trovato numerosi ostacoli, perchè i Brontesi vedevano in loro dei nemici usurpatori in questo campo. L’11 settembre dello stesso anno il partito contrario ai consiglieri dabbene sfogava la sua rabbia esclamando con una rumorosa fischiata contro i preti, il Sindaco , i salesiani e le Suore: “Abbasso i preti, le suore” e disprezzando la religione e i religiosi annunziava la chiusa della seduta municipale allo scopo di eleggere le maestre e inneggiando in favore delle laiche. Aizzati alcuni paesani, i ribelli ottennero l’appoggio di 5 consiglieri. Ma in una seduta comunale del 1° ottobre le due suore ebbero la maggioranza dei voti, perché a loro favore votarono 17 consiglieri su 23 e il Sindaco. Il 29 febbraio l’Ispettore scolastico visitando le scuole “si dimostrò soddisfatto e pur venendo stuzzicato da un membro del municipio per toglierci con falsi mezzi, già prima usati, un’altra classe, egli non ardì operare”(ibidem) Il 1^ giorno di scuola del 4 novembre del 1898 gli alunni delle prime tre classi elementari arrivarono a 240 tanto che il Sindaco pensò di formare due prime assegnando un tenue compenso, anziché uno stipendio legale, a Sr Macchi che si trovava sul luogo per fare tirocinio. “La risoluzione del Sindaco nel formare questa nuova prima fu combattuta da pareri contrari, ma il Sindaco esclamò. “Sosterrò la mia parola quand’anche dovessi mantenerla con spese proprie” (ibidem). Il 24 giugno il Regio Ispettore Scolastico, visitando la scolaresca approvava il procedimento della tirocinante con un favorevole verbale. La Provvidenza sosteneva così l’operato delle nostre sorelle e dava loro la garanzia della missione. 12

L’anno successivo 1899 una folla di bambine, 220, popolava il collegio; esse erano suddivise nelle tre classi 1^,2^,3^, di cui la classe 1^ arrivò al centinaio; dopo averle trattenute un mese nella speranza che il Comune stipendiasse una suora come maestra, formando una seconda sezione, come l’anno precedente, non accettò licenziando con rammarico molte alunne. La classe si formò successivamente , ma fu data ad una laica. Le nostre sorelle non si perdevano mai d’animo e andavano avanti, sprigionando in pienezza le loro potenzialità educative, affidandosi alla Vergine Santissima. Il 3 maggio la Regia Ispettrice Sofia Flores visitava l’orfanotrofio e lodava l’opera delle Suore, mentre disapprovava il procedere dell’amministrazione comunale. Alcuni giorni dopo, il 14 maggio, il Signor prefetto di Catania, accompagnato dalle autorità municipali, facendo visita alle scuole si dimostrandosi soddisfatto dell’azione didattica delle Suore e dell’andamento del collegio, espresse il desiderio che si avviasse anche l’Asilo infantile, esortando il Sindaco a voler promuovere tale opera. In una relazione dell’Ispettore scolastico rilasciata nella successiva visita del 7 dicembre si dichiarava “ogni classe superiore a quelle dirette dalle secolari.” Impegnate a far crescere l’amore e la virtù nel cuore delle giovani, le nostre sorelle vivevano il dinamismo dell’amore con audacia e perciò si prodigavano in numerose attività apostoliche con fede e serenità. Frequentatissimo era il catechismo in preparazione ai sacramenti della Confessione e Comunione e attivissimi i momenti formativi in preparazione della feste mariane e salesiane. Con l’appoggio dei simpatizzanti e delle Figlie di Maria si preparavano accademie, canti, e festicciole che incrementavano il fervore, richiamando all’oratorio e ai momenti di preghiera numerosi ragazzi. La certezza di essere protette dall’Ausiliatrice dava loro coraggio per andare avanti fiduciose, volgendo lo sguardo al futuro e lasciando così, con la forza del loro dinamismo missionario, una feconda eredità : quella che il da mihi animas dei nostri Fondatori ci ha inculcato!


Italia sì, Italia no. Erminia Viola - Pietraperzia

“Italia sì, Italia no…” è il motivo di una famosa canzone, che mai come in questi mesi, risuona familiare nelle menti di molti italiani e non solo, a causa del dilagante senso di incertezza verso le sorti del nostro Paese. Abbiamo da pochi giorni salutato il vecchio, e non tanto buono, 2011, lasciandoci alle spalle un anno i cui protagonisti indiscussi, almeno degli ultimi mesi, sono stati “Spread” e “Crisi”, termini che rimbalzando continuamente da un organo d’informazione ad un altro, sono finiti per entrare nelle menti e nelle bocche di chi, fino ad allora, di economia non sapeva quasi nulla. Abbiamo appreso, nostro malgrado, cosa sia lo spread e capito che la tanto nota crisi, è stata provocata da un enorme debito pubblico accumulato nei decenni, che ha finito per pesare come un macigno sulle finanze del nostro Paese. Date queste, più che premesse, direi amare conclusioni, l’anno appena trascorso si è particolarmente distinto come uno dei più bui della storia recente, lasciando l’amaro in bocca un po’ a tutti gli italiani. Ma nonostante queste più che negative considerazioni sul “buon vecchio” 2011, non volendo affatto abbandonarsi a facili e buoniste previsioni, ma restando ben coscienti della difficile realtà e dei possibili sviluppi futuri, vogliamo e dobbiamo comunque guardare al “neonato” 2012 con immancabile ottimismo. E’ indubbio che sarà un anno pesante, ipotecato dalla minaccia del crack finanziario, un anno che richiederà a tutti gli italiani difficili, ma necessari sacrifici. Ma come ha sottolineato il nostro tanto caro Presidente della Repubblica Napolitano, nel messaggio di fine anno, bisogna, nonostante tutto, continuare a trasmettere “nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia, che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi per quel che sappiamo sprigionare e fra valere dinanzi le avversità”. E di avversità l’Italia ne ha affrontate tante; basti guardare al passato, per ritrovare non poche situazione in cui il nostro Paese è uscito a testa alta da difficili realtà, magari un po’ segnato, ma indubbiamente saldo. E poi pur non condividendo l’affermazione di A. Einstein per cui “La Crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone ed interi Paesi”, ( perché credo sinceramente 13

che possano accadere cose migliori!), si possono ricordare le considerazioni che lo scienziato ha espresso in merito, per cui “è proprio la crisi a portare il progresso […] chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni […] senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. E’ nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora”. E’ solo prendendo atto della realtà di fatto e considerando la tanto temuta e minacciosa “crisi” come sprone, quand’anche doloroso, per il necessario cambiamento e miglioramento, che possiamo guardare con fiducia a questo nuovo anno. Bisogna considerare le attuali difficoltà come momenti ciclici della storia umana, dove per ogni caduta vi è una necessaria ripresa, e dove tutto una volta accaduto è destinato inevitabilmente a passare. Non possiamo che credere nel nostro futuro, certi, come ha affermato Napolitano, che “L’Italia può e deve farcela”, che “la nostra società deve uscire più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva”. Solo con questa necessaria fiducia possiamo aprirci al nuovo anno, facendone “una grande occasione per il cambiamento, il nuovo balzo in avanti di cui l’Italia ha bisogno”. Certi che, come diceva Einstein, l’unica “crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla”.


Rubrica “Pensare” - Febbraio 2012 Quaresima non è... Sr Liana Bosco - Palermo M. Mazz.

Siamo appena entrate in quel periodo forte dell’anno liturgico, chiamato Quaresima. Sfatiamo l’impressione lugubre che di solito avvolge questa parola… Infatti non è un periodo in cui dobbiamo essere tristi, con visi scuri e seri. E’ certamente un periodo di maggiore riflessione in cui dobbiamo scuoterci dal nostro tram tram per vivere con maggiore impegno il nostro cristianesimo e per raggiungere la meta alta della santità, possibile a tutti, purchè si voglia. Le vie potrebbero essere varie, Don Bosco ci consiglia l’allegria, che è la serenità di un cuore in pace con Dio e con gli altri …l’adempimento costante del nostro dovere, vissuto come penitenza; preghiera e ascolto della Parola di Dio. Solo chi prega e sa ascoltare la parola di

Dio è capace di sorridere e di offrire attenzione e disponibilità agli altri. Ditemi se questo ci deve fare diventare musoni? Niente affatto!!! Solari, invece, dobbiamo diventare perché facciamo risplendere il Sole che abbiamo dentro, Cristo Signore, unico Sole che dà senso al nostro esistere. Chi è con Lui è nella Luce, Chi è con Lui non muore di freddo…. Chi è con Lui di chi dovrà temere? “Sarò con voi fino alla fine del mondo” C’è una certezza più certa di questa? E allora perché non intraprendere l’itinerario quaresimale con gioia e con slancio per trascinare anche gli altri in questo gioioso cammino che si concluderà a Pasqua e continua a Pentecoste e sempre fino alla fine della nostra vita? Amen!

«Il buon pastore offre la vita per le pecore»... Salvatore Pedi - Caltagirone

Le parole di Gesù sono un’esemplare risposta a quelle del profeta Ezechiele: «Le pecore del Signore si erano disperse su tutta la faccia della terra e nessuno andava in cerca di loro e se ne curava». Gesù è la buona novella, colui che fa nuove tutte le cose. Eravamo abbandonati, smarriti, senza direzione e Lui non solo ci ha raccolti, ma ha donato se stesso per la nostra salvezza: «[…] Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Dire che «il buon pastore offre la vita» significa affermare che egli agisce solo per amore, rinunciando a se stesso, mentre il mercenario è guidato dal solo interesse personale; egli infatti «vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde». Come non pensare ai nostri ragazzi, alla loro incessante ricerca della felicità, al loro grande desiderio di bene, ma allo stesso tempo al loro smarrimento perché spesso incapaci di trovare da soli la giusta strada? Ancora una volta il buon pastore invita noi educatori a rispondere alle profonde esigenze dei giovani. Offrire la vita 14

per loro significa interessarci della loro vita, avere a cuore la loro vita, prenderci cura della loro vita, cercarli fin quando non li abbiamo ritrovati. L’amore è la misura di tutte le cose: il buon pastore non è il “salvatore della patria”, è colui che ama e l’amore «move il sole e l’altre stelle». Gesù sappia colmare con la sua grazia e la sua misericordia l’insufficienza delle nostre capacità, il limite delle nostre azioni, la pochezza del nostro amore.


Rubrica “Pensare” - Febbraio 2012 Terapia antirughe...Continua Sr Giuseppina Brucculeri - Palermo M. Mazz.

Una

dottoressa dichiaratamente atea con cui Don Cagna non era riuscito a entrare in empatia, un giorno va a cercarlo e gli chiede di recarsi al capezzale di un malato: “Mi sono accorta che le sue parole fanno bene come le mie medicine”- gli dice. Il sac. rimane basito. Non si aspettava una presa di coscienza da parte della dottoressa atea, anche se c’è una ricerca condotta in Inghilterra che avvalora anche dal punto di vista scientifico questa tesi». Don Cagna, quarantasette anni, cappellano nella diocesi di Chiavari in provincia di Genova, per contratto dovrebbe fare 36 ore settimanali più le reperibilità notturne. In cambio del suo servizio riceve uno stipendio di 1.100 euro al mese. «Ma poiché non devo timbrare il cartellino – dice – a volte le 36 ore le faccio in tre giorni. Il resto del tempo lo offro come volontariato”. Lo si può trovare nella piccola ma graziosa cappella dell’ospedale con lo sguardo rivolto al Tabernacolo per riempirsi dello Spirito del Signore che crea in tutto il suo essere aria fresca, nuova, rigeneratrice e poi in giro tra i reparti, dove passa di letto in letto per portare la comunione o più semplicemente per parlare cordialmente e amichevolmente con i malati e i loro familiari e, quasi senza accorgersene, veicola il fascino del suo incontro con Gesù che diventa nostalgia di Lui in ogni persona che lo avvicina e così lui diviene segno della presenza di Dio vicino alle persone. Questo è il suo metodo per guarire i malati con la forza del vangelo, che si fa vicinanza, attenzione, ascolto. Il Sac. Cagna, pare, che sperimenti ogni giorno quanto leggiamo in un testo di Madre Yvonne: non c’è differenza tra cielo e terra. Il cielo è dove costruiamo amore che sprigiona tracce di luce attorno a noi. L’amore dà sapore e senso alla nostra vita. E il cappellano dell’ospedale sprigiona amicizia che sana tanti suoi interlocutori. Se lo spirito di Gesù abita nei nostri cuori, anche noi possiamo fare quello che ha fatto Lui: guarire i malati di solitudine, i depressi,

i senza speranza. La gioia che il Signore dà a noi suoi figli • è la nostra forza per impostare con Lui una nuova esistenza all’insegna dell’AMORE; • produce in noi la capacità collettiva di sperare, di guardare con bontà la terra, il domani, gli altri. Nessuno può sperare da solo. Si può sperare solo assieme agli altri, sperare con gli altri. La fraternità se è vissuta davvero ha come esito una grande speranza. Per noi cristiani Dio è Amore e noi dobbiamo imparare ad amarci gli uni gli altri quotidianamente vivendo l’AMORE! Se ci prendiamo per mano (anche se le nostre mani sono “deformate, sfigurate, deturpate” ecc, e “speriamo insieme” formeremo “LA CATENA dell’AMORE” che aggregherà i vicini con cui viviamo e ingloberà i “lontani”, grazie alla preghiera e perché parti del Corpo mistico di Cristo Gesù. Solo allora sul nostro volto splenderà la gioia del Padre che ci vuole “uno”, cioè ed allora scatterà, automaticamente e con successo la IV seduta di terapia antirughe…… che ci rende belle/i e giovani perché partecipi dell’eterna “giovinezza del Padre”.

LA DOLCEZZA

Poesia di Sr Agatina Grasso - Catania Barriera

Penso che la dolcezza sia una virtù sorella della carità, della mitezza e della tenerezza. Che rende serene e liete chi riceve dal prossimo più vicino questo grande dono. Che vale più dell’argento e dell’oro. La dolcezza è in modo particolare alleata della mitezza. Infatti, Gesù benedetto nel S. Vangelo ci esorta con il suo detto a praticare questa virtù quando dice. Imparate da me che sono, mite e umile di cuore” La persona che possiede e matura queste virtù è serena, è lieta e dà a chi avvicina serenità e attorno a sé semina: pace e bontà. La dolcezza se praticata ci avvicina sempre più al prossimo e al Signore, mentre lo sguardo e la rudezza allontana chi a noi 15


Rubrica “Pensare” - Febbraio 2012

si avvicina perchè riceve amarezza e tristezza. Ogni creatura ha bisogno di questo bene che rende lieta la vita e allontana le pene. una parola dolce detta con devozione cambia in bene ogni situazione. Il bene che si riceve con piccole attenzioni nobilita chi le fa e le riceve e dà giuste convinzioni perché quando il bene si fa per amore santifica il prossimo e da lode al Signore. Egli, l’esempio ci ha lasciato quando sulla Croce i suoi carnefici ha perdonato. Più bello e grande di questo gesto solo lui lo poteva fare e anche noi meglio poter esortare a praticare così la bontà e la dolcezza UN PO’ D’AMORE

che ci porta ad amare il Signore che vuole che ciascuno di noi dia al fratello soprattutto bisognoso: pace, amore e tanta tenerezza. OH! Vergine Santa, Madre del Divino Amore, concedici la grazia di amare il nostro prossimo, te nostro materno aiuto e il tuo divin Figlio nostro Salvatore.

Saverio Malgioglio- Simpatizzante dell’opera Salesiana

A che serve la ricchezza Se si è poveri di cuore, se si nega una carezza a chi vive nel dolore? A che serve l’istruzione Se si è privi di buon senso, se si fa una buona azione solo a scopo di compenso? A che serve predicare Pace, amore e fratellanza, se si vuole poi sfruttare chi è già povero abbastanza? Tutto ciò non serve a niente Se non regna un po’ d’amore, se nel cuore della gente non alberga più il Signore. Ed aggiungo, con certezza, che chi vuole primeggiare, deve agire con dolcezza e sapere perdonare. Chi vuol essere servito deve pur saper servire, sol così sarà gradito, sol così potrà gioire.

16


Costi quel che costi