Page 1

15 Gennaio 2009 - Anno VII - Nr. 59

Editoriale Eccoci arrivati al nuovo anno che si apre, per noi, con una serie di feste salesiane, quasi un richiamo a rinvigorire il carisma, a rinnovare, nella nostra vita e nelle nostre comunità, l’impegno di un Da mihi animas sempre più audace. Ma insieme a queste feste, purtroppo, sentiamo ancora risuonare l’esplosione di ordigni che flagellano il Medio Oriente ponendo fine a vite umane, storie, affetti. Due eventi che “stridono” parecchio e che, apparentemente, sembrano inconciliabili. Sicuramente non possiamo intervenire, direttamente, su problemi internazionali che coinvolgono intere popolazioni e che hanno radici antiche, ma come dice la Preghiera Eucaristica V: “…in un mondo lacerato da discordie la tua Chiesa risplenda segno profetico di unità e di pace”. “Segno” visibile, leggibile da tutti coloro che ci avvicinano, segno di un’umanità nuova che ha vissuto l’esperienza del Natale e, quindi, della Presenza del “Dio-con noi”. Questo può essere l’impegno concreto per rendere questo nuovo Anno, un Felice Anno per tutti e, soprattutto, per i giovani.

Parola di…Ispettrice Carissimi, Con gioia mi ritrovo con voi in questo mese di gennaio dedicato alla santità salesiana. Il CG XXII, da poco concluso, ci invita ad accogliere, con Maria, i segni dell’amore preveniente di Dio e due di questi fulgidi segni sono proprio D. Bosco e S. Francesco di Sales. Nel nostro Padre fondatore risplende, in maniera mirabile, la scelta della carità educativa vissuta nella radicalità evangelica e nella gioia contagiosa. In Francesco di Sales si manifesta quell’umanesimo cristiano che ha nell’amore il suo fondamento. Da questi esempi di santità scaturiscono, per noi educatori, degli orientamenti per la vita e, in particolare, l’impegno radicale di manifestare la presenza di un Dio Amore tra i giovani attraverso l’ascolto del loro grido “silenzioso”, l’attenzione

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009

In questo numero: Editoriale “Parola di”…ispettrice Microfono a… 9 Un impegno per essere “cittadini attivi” 9 Tra il reale e il virtuale 9 A.A.A.relazione Cercasi Scrivono dalle comunità… 9 I bazar di Natale Agenda Notizie di famiglia Scrivici Famiglia e Sistema Preventivo Il carisma salesiano come risposta alle sfide educative

alla loro crescita integrale e l’accompagnamento costante. Ma questo non può essere frutto di un coinvolgimento personale, ma espressione di una comunità educante. Il Rettor Maggiore, nella sua strenna, ci richiama a questa dimensione educativa comunitaria. Il titolo stesso lo esprime chiaramente: “La Famiglia Salesiana ieri e oggi: il seme è diventato un albero e l’albero un bosco”. Ancora più forti sono le parole di D.Chavez nelle pagine introduttive dove egli ci chiede, a nome di Don Bosco: “Impegniamoci a fare della Famiglia Salesiana un vasto movimento di persone per la salvezza dei giovani” (Strenna 2009, pag.5). Non possiamo rimanere indifferenti, occorre metterci in gioco per rinnovare la nostra vita e quella delle nostre comunità lasciando operare lo Spirito, creatività e novità di Dio. Accogliamo, dunque, l’invito del Rettor Maggiore e attraverso l’accoglienza grata e gioiosa della diversità, l’apertura di cuore e la volontà di camminare insieme costruiamo comunità sempre più fedeli al carisma salesiano. Vi auguro Buone feste di “famiglia”. Con affetto


Microfono a… UN IMPEGNO PER ESSERE “CITTADINI ATTIVI”. Il nuovo anno è iniziato all’insegna dell’impegno concreto per il Movimento Giovanile Salesiano. Il confronto regionale svoltosi a Zafferana dal 9 all’11 gennaio ha richiamato l’attenzione su una tematica tanto complessa quanto affascinante: la cittadinanza attiva. L’apertura dei lavori con Don Enzo Volpe ha dato il via a una consistente elaborazione di informazioni . Don Enzo ha citato e spiegato il concetto della Dottrina Sociale della Chiesa (D.S.C.), che pone al centro dell’attenzione il primato della persona. Il relatore ha proseguito citando i principi della D.S.C. e le encicliche che hanno dato una svolta all’impegno sociale della Chiesa. L’arrivo di don Domenico Ricca (S.D.B.), presidente nazionale del SCS/CNOS e cappellano del carcere minorile di Torino, ha acceso il dibattito sui percorsi di partecipazione e impegno per i giovani. Egli ha sottolineato l’importanza dell’educazione e della formazione per tutti i cittadini. Citando la sua esperienza con i minori, ha ribadito la necessità di prevenire ed educare. I quattro laboratori attivati hanno posto l’attenzione su contesti complessi e difficili della nostra Sicilia. Dalla realtà di Camporeale, comunità FMA che accoglie giovanissimi immigrati ai ragazzi di “Addio Pizzo” di Catania, associazione che promuove la cultura della legalità nelle imprese e nelle attività commerciali. Nell’ultima mattinata i quattro gruppi di lavoro hanno lasciato ampio spazio a proposte e idee da portare nella vita quotidiana, per sensibilizzare persone vicine e i ragazzi dei vari ambienti. La Celebrazione Eucaristica ha segnato il momento di conclusione di un fine settimana ricco di momenti di crescita, formazione e non solo. Naturalmente com’è consueto nello spirito salesiano non siamo passati inosservati, animando con canti, bans e balli di gruppo la comunità di Emmaus che ci ha ospitato. Senza dimenticare i momenti di fraternità e le due serate ben organizzate con giochi e cabaret. L’augurio più bello, fattoci da Don Marcello e Suor Assunta, costantemente presenti in questa tre giorni nostop, è quello di portare in maniera concreta il nostro impegno di cittadini attivi nella gioia di don Bosco.

“TRA IL REALE E IL

VIRTUALE”

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 2

“Pregate pure, ma fate del bene più che potete, specialmente alla gioventù”: così Don Bosco sollecita i suoi figli a progettare percorsi sempre nuovi in risposta alle interpellanze giovanili di ogni tempo. Con tale passione educativa, la nostra Ispettoria ha organizzato un seminario di studio che si è svolto, dal 2 al 4 gennaio 2009, a San Pietro Clarenza (CT), presso la Scuola di Formazione del Corpo di Polizia Penitenziaria. Hanno guidato la riflessione il Prof. Renato Butera, docente dell’Università Pontificia di Roma, e la Prof.ssa Maria Antonia Chinello, docente presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma. Grazie al loro contributo ci siamo resi conto che nei confronti della novità è richiesta apertura. E’ inutile fare i nostalgici o fingere di non sapere che gli ambienti educativi dei giovani, non sono più solamente la scuola, l’oratorio e la parrocchia, ma anche quelli costruiti dalla comunicazione in rete, facilitata dalle nuove tecnologie. Se i New Media hanno creato ambienti alternativi di crescita, di apprendimento e di partecipazione, noi educatori salesiani, dobbiamo prendere parte al gioco, e stare dentro la nuova cultura per conoscerla e interpretarla, senza perdere la nostra identità e la nostra saggezza; per formarci, e per aiutare gli altri, perché non ci sia divario digitale; per fare rete, e cogliere meglio la complessità del mondo che ci circonda; per produrre, affinché i nostri interlocutori trovino in noi sintonia di linguaggio e prospettive di nuovo umanesimo. A nulla serve essere catastrofici o rinunciare ad educare: occorre accompagnare i giovani nell’assunzione di una chiara identità personale, nel prendere su di sé la responsabilità di una comunicazione sempre più frammentata e fluida tra “l’online e l’offline”, tra “il reale e il virtuale”, perché la loro vita sia libertà di dono e di risposta. Niente può sostituire l’incontro faccia-a-faccia, il coinvolgersi e l’ assumersi la responsabilità della comunicazione, l’ accettare il confronto, la ricerca e la fatica della conoscenza di sé e dell’interazione con l’altro. Nessun computer può sostituire la relazione interpersonale, o far sentire il calore di una voce amica, l’amore, la solidarietà; nessuna tastiera può educare all’ascolto, al silenzio e al dialogo; nessun mouse può fare uscire dalla trappola dell’anonimato e della fittizia presentazione di sé; nessun programma informatico può educare la coscienza all’obiettività, alla lealtà e alla correttezza delle informazioni. Perchè tutto questo sia possibile, nei gruppi di studio la Comunità Educante ha individuato alcune strategie di intervento: essere presenti nei


nuovi ambienti da educatori; lavorare in rete; progettare e sperimentare nuove linee educative, attraverso l’uso delle tecnologie; valorizzare le risorse e le potenzialità giovanili; promuovere nei giovani la dimensione dell’essere protagonisti della propria crescita; utilizzare la multimedialità come strumento di evangelizzazione. Non importa sapere quanto realizzeremo e dove arriveremo: ciò che conta è mantenere viva la volontà di restare “in rete” con i giovani. Sr.Maria Carletta

A.A.A RELAZIONE CERCASI E’ questo il tema che ha accompagnato il Meeting degli Adolescenti tenuto ad Acireale, presso l’Hotel “Excelsior Palace Terme”, nei giorni dal 27 al 29 Dicembre 2008. Molti ragazzi dai 14 ai 18 anni , provenienti dalle case degli SDB e delle FMA della Sicilia, si sono riuniti a rinsaldare la spiritualità del Movimento Giovanile Salesiano. La voglia di relazionarsi ha suscitato un grande interesse nei giovani, che hanno intrapreso un percorso attraverso momenti in salone, nei gruppi, nei laboratori e attraverso le testimonianze, tenuti dagli animatori delle case e non solo. Grazie a questo lavoro si sono sviluppate le tre caratteristiche per creare ed intensificare i contatti con gli altri: l’Autostima, l’Amicizia e l’Affettività, che non sono altro che le tre A del tema. I ragazzi così hanno avuto la possibilità di conoscersi e avviare un cammino arricchito dai valori trasmessi con gran passione e giovialità. Di certo non sono mancati momenti di preghiera, per ringraziare l’Altissimo e di fraternità, che hanno sviluppato la gioia di stare e di divertirsi insieme, attraverso l’animazione dei ragazzi di “Cibali”. Per questi tre giorni davvero intensi e significativi dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l’esperienza, a partire da Don Marcello e Suor Assunta, a tutti gli S.D.B. e le F.M.A. presenti, i relatori, i 3 direttori, gli animatori delle varie case e infine a tutti i ragazzi, perché senza la loro allegria e disponibilità non si sarebbero vissuti questi tre giorni fantastici!

Scrivono dalle comunità… I BAZAR DI NATALE Nei giorni 13 e 14 dicembre a modica, presso il Palazzo Grimaldi, si è tenuto il BAZAR DI

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 3

NATALE. UN progetto creato dal comune per rilanciare le tradizioni. Il progetto consisteva nella creazione di oggetti da vendere nei bazar. Tutto questo è stato rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, ai centri ricreativi e alle parrocchie. Il progetto finalizzato alla raccolta di fondi per aiutare i bambini in Congo, è andato molto bene anche alla nostra scuola: Regina Margherita, perché la gran parte degli oggetti prodotti sono stati venduti. Gli oggetti prodotti dalla nostra scuola sono stati fatti con: pasta, legno, barattoli e altro materiale riciclato tra cui le “vascedde”: un recipiente usato per contenere la riccotta. C’è da dire che il progetto ha avuto una fase di preparazione che è stata svolta nei mesi di novembre-dicembre nel primo pomeriggio, alla preparazione hanno partecipato anche i genitori. Vi ricordiamo che potete vedere le foto e il video girato sul nostro sito: che abbiamo www.oratorlauravicunamodica.spaces.live.com e nostra web tv: sulla www.mogulus.com/modicalaura. Pierpaolo Galota

Agenda… …FMA Gennaio 16-17: Visita ispettoriale (Trecastagni) 18-20: Consiglio ispettoriale 21-22: Visita ispettoriale (Calatabiano) 23 CIOFS/FP: Incontro Sistema Prev. (CT-PA) 23-25: Incontro formativo FMA (1-15a.prof.) 24: Voti perpetui di Sr.Stefania Maccarrone 25-26: Visita ispettoriale (Altofonte) 27-28: Visita ispettoriale (Camporeale) 29-31: Visita ispettoriale (Palermo Arenella M.A.) Febbraio 1-8: Visita ispettoriale (Catania M.Ausiliatrice) 6-8 USMI: Incontro Direttrici 9-10: Visita ispettoriale (Acireale M.A.) 11-12: Visita ispettoriale (Pachino) 13-14: Visita ispettoriale (Pozzallo) 14 CIOFS/FP: Direttivo 15-17: Visita ispettoriale (Modica) …Famiglia Salesiana Gennaio 18-20 MGS: Forma…Ado 25 FS: Incontro equipe di PG 30 FS: Veglia di Don Bosco


31 FS: Festa di S.Giovanni Bosco Febbraio 7-8 TGS: Assemblea straordinaria 13-15 FS: Convegno 14-15 MGS: Forma…Gio

Notizie di famiglia h Vivono già nell’abbraccio del Padre: Sr.Maria Barrano, fma Sr.Maria Angela La Mendola, fma 9 9 9 9 9

Il fratello di Sr.Emma Cataldina La cognata di Sr.Giuseppina Borgh La mamma di Sr.Rosetta Palica Il papà di Sr.Carla Monaca La mamma di Sr.Vincenzina Virzì

Scrivici Vuoi che questo sia anche il tuo giornalino? Allora mandaci, entro il 10 di ogni mese, tutte le notizie, gli eventi, gli appuntamenti della tua comunità, associazione, gruppo e noi li pubblicheremo.

Calendario Salesiano 22: Beata Laura Vicuña 24: San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa, Titolare e Patrono della Società di San Francesco di Sales 31: San Giovanni Bosco, sacerdote e Fondatore della Società di San Francesco di Sales, dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori Salesiani

Figlie di Maria Ausiliatrice Ispettoria Sicula “M.M.Morano” via Caronda, 224 Catania Tel: 095. 72.85.011 Fax 095.50.25.27 Responsabile: Ambito comunicazione sociale E.mail: comunicazioneISI@pcn.net Sito web: www.fmasicilia.pcn.net Notiziario a diffusione interna

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 4


L’ ABC della FAMIGLIA

Famiglia e Sistema Preventivo IL RAPPORTO PREVENTIVO.

GENITORI–FIGLI

E

IL

SISTEMA

Ogni adulto porta in sé il bambino e l’adolescente che è stato,quale patrimonio inalienabile della sua esistenza.Tale patrimonio è il prodotto delle abilità maturate per quanto concerne il modo pensare,affrontare la proprio di realtà,relazionarsi,elaborare i vissuti,esprimere i sentimenti,ecc. La struttura familiare ha un’influenza fondamentale sull’educazione dei bambini;mentre i genitori ,seppure con ruoli diversi ma ugualmente responsabili,sono la chiave di volta di questo grande mistero in quanto guida sicura,competenza,disponibilità a crescere,mentre crescono i figli. Talvolta per essere bravi genitori si ritiene sufficiente assecondare i desideri dei propri figli e quindi stare al passo con i tempi,operare nel rispetto delle immagini e delle mode,correndo il pericolo di diventare caricature di genitori. Genitori=erogatori di soldi,quando sarebbe più che necessario erogare verità e certezze nel poter avere e fare solo ciò che è possibile. Educare alle rinunce e ai sacrifici? Non sarebbe facile senza aver preventivamente educato alla partecipazione aperta alle”cose”di famiglia,per dirsi sinceramente e accettare anche una brutta verità al posto di una bella bugia. Spesso è necessario andare controcorrente quando il progresso tecnologico e le logiche economiche erudiscono i giovani o nell’arte del chattare o nell’uso di incomprensibili sms, mentre emotivamente li rendono sempre più analfabeti Da parte loro i genitori,per lo più affetti dallo stress da vita moderna,faticano a trovare il giusto canale comunicativo,ammesso che riescano a quantizzare e a qualificare la presenza dei propri figli in famiglia. Quante volte si ricorre all’arte di arrangiarsi! E perché non preferire invece l’arte del vivere improntata alla Ragione,all’Amorevolezza e alla Religione(cardini del metodo preventivo di don Bosco),l’arte dell’ascolto e della comprensione attraverso cui ogni genitore saprà capire un disagio,curare le ferite,spronare all’autostima e inculcare che nessuno possiede il dogma dell’infallibilità;che si può sbagliare e chiedere scusa,senza per questo doversi sentire dei falliti E in tutto ciò noi genitori sappiamo che bisogna parlare con il linguaggio del cuore.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 5

Sotto questa luce la famiglia si eleva a chiesa domestica dove si può sperimentare la fraternità, vissuta operosamente nell’attesa cristiana e divenendo prima e insostituibile scuola di socialità. Ma un caro fraterno appello va a noi adulti che abbiamo sopportato il rigore dei nostri genitori e fronteggiamo l’attacco dei nostri tempi: viviamo i valori con spirito di fede per educare al rispetto delle regole, democraticamente e civilmente. Salvatore e Nella Palagonia.


Il carisma salesiano come risposta, oggi, alle sfide educative della cultura della comunicazione Maria Antonia Chinello, gennaio 2009

S.P.Clarenza

(CT), 2-4

Articolerò l’intervento attorno a tre nuclei che, a mio parere, compongono quasi ad incastro il titolo di quanto mi è stato richiesto: il carisma salesiano, la risposta, le sfide educative della cultura della comunicazione Il carisma salesiano: un dono per i giovani Il tema che mi è stato affidato ci interpella in prima persona, in quanto siamo noi i protagonisti, le protagoniste di questa “risposta” del carisma ai giovani di oggi. Il carisma salesiano è risposta, e risposta efficace, se c’è qualcuno che lo esprime, che lo visibilizza, che lo rende operativo. Perché per noi, la missione tra i giovani è segno ed espressione dell’amore preveniente di Dio. “Il carisma di don Bosco è un dono dello Spirito Santo che, attraverso una particolare sensibilità alla carità evangelica, lo rese partecipe della missione salvifica di Cristo redentore mediante l’educazione cristiana dei giovani e, tra questi, dei più poveri ed abbandonati”. 1 Il nucleo centrale del carisma si sintetizza nella carità evangelica. È l’esperienza forte di Dio che fa ardere il cuore di Don Bosco per educare i giovani, che lo spingono ad azioni a volte temerarie pur di salvarli e orientarli verso Dio: “Tutto darei per guadagnare il cuore dei giovani, così da poterli regalare al Signore”. 2 Le due Congregazioni salesiane si riconoscono e si caratterizzano in questo nucleo dinamico di carità apostolica, che affonda le sue radici nel terreno fertile di Valdocco e di Mornese. Don Bosco, fin dall’inizio, radunando nel 1854 i primi salesiani definì il loro riunirsi “un esercizio pratico della carità verso il prossimo” e attraverso don Pestarino fece giungere a Maria Domenica Mazzarello e a Petronilla questo messaggio: “Pregate pure, ma fate del bene più che potete, specialmente alla gioventù”. Consacrazione e missione sono un tutt’uno della nostra identità nella Chiesa. 3 Se il carisma possiede un carattere che va al di là della storia perché è “dono” di Dio a ciascuno di noi, la missione è legata a una storicità che segna la sua esperienza, in quanto è legata ai fenomeni socio-culturali del tempo in cui si realizza.

1

Atti del Capitolo Generale XVI (Roma, 17 aprile – 28 luglio 1975), Roma, Istituto FMA 1975, 43. 2 CERIA Eugenio, Memorie Biografiche del Beato Giovanni Bosco, VII. 3 Cf Atti del Capitolo Generale XVI, 45.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 6

Come un tempo don Bosco, attento e sensibili ai problemi dei giovani, così anche noi oggi siamo sollecitate a progettare cammini educativi in risposta alle interpellanza dei giovani di oggi. Ancora gli Atti del Capitolo generale XVI precisano che l’unità della missione non significa uniformità di attuazione pastorale, ma creatività in funzione dei destinatari, secondo un criterio pedagogico di adattamento fedele ai principi e flessibile nell’attuazione. 4 La fedeltà dunque al carisma diventa per noi comprensione e riattualizzazione del metodo preventivo consegnato da Maria a Giovannino nel sogno dei 9 anni. Un sistema che “mira all’autentica promozione integrale dei giovani. Essa matura in un clima di evangelizzazione e di catechesi-vita, resa efficace dalla corresponsabilità e dalla testimonianza di tutta la “comunità educante”. 5 Per noi fma, poi, il carisma è il Sistema preventivo vissuto al femminile. La Chiesa ha riconosciuto in Maria Domenica Mazzarello la confondatrice, perché la sua esperienza è in piena sintonia con quella di don Bosco. Maria Domenica approfondisce e imprime tratti propri al sistema preventivo: lo stile di vita comunitario, il clima di gioia, la pietà sacramentale, il carattere spiccatamente mariano della nascente congregazione. 6 Madre Antonia Colombo afferma che, proprio a partire dall’apporto di Maria Domenica e dall’approfondimento della dimensione mariana, senza indebite forzature, è possibile trovare nelle categorie dell’affidamento, del prendersi cura, della condivisione e della comunione quei colori e quelle sfumature della sensibilità femminile che danno al nostro contributo di educatrici una diversa impostazione per la convivenza sul pianeta: “Nell’ottica della concezione uni-duale della persona, la reciprocità uomo-donna può diventare il paradigma interpretativo di ogni relazione di comunione nella diversità e convertirsi in germe di cambio che si estende alle diverse forme della vita di relazione”. 7 Siamo chiamate allora “a rispondere al bisogno di umanizzazione emergente sia nei paesi ricchi sia in quelli in via di sviluppo. Educando secondo il Sistema preventivo, collaboriamo a formare i “buoni cristiani e gli onesti cittadini” che sapranno edificare

4

Cf Atti del Capitolo Generale XVI, 48 Cf Atti del Capitolo Generale XVI, 48. 6 Cf Atti del Capitolo Generale XVI, 55-56. 7 COLOMBO Antonia, Il sistema preventivo di don Bosco forza per rigenerare la società in RUFFINATTO Piera – SEÏDE Martha (a cura di), L’arte di educare nello stile del Sistema preventivo. Approfondimenti e prospettive. Roma, LAS 2008, 410. 5


una cultura dell’amore e della solidarietà nell’era della globalizzazione”. 8 Il sistema preventivo per noi non è solo metodo pedagogico, ma una sintesi vissuta di spiritualità e, come tale, un’esperienza concreta di santità. 9 Per sua natura profonda guida i criteri di azione e permea i nostri rapporti e lo stile di vita all’interno delle nostre comunità, religiose ed educanti. Al cuore di tale spiritualità vi è la carità educativa, che si traduce in un clima relazionale vissuto da una comunità educante che si impegna a mettere al centro della sua azione le giovani, proponendo e vivendo con loro i valori autentici fondati sul Vangelo e facendo appello alle risorse interiori della persona. Le parole di don Bosco: “Ho promesso a Dio che fin l’ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani” diventano per noi stare, essere “presenza che con la sola forza della persuasione e dell’amore cerca di collaborare con lo Spirito Santo per far crescere Cristo nel cuore delle giovani”. 10 L’educazione è, allora, cosa di cuore, cioè di relazione. La nostra vita, la nostra missione di educatrici ed educatori è continua ricerca e chiamata a mettersi in sintonia con il cuore dei giovani, per individuare i modi e il luoghi in cui esprimere il mandato ricevuto. L’amorevolezza è amore reso percepibile nelle relazioni vitali, valorizzanti, capaci di aprire alla fiducia, di coinvolgere i giovani nella stessa missione. L’amorevolezza diventa in don Bosco pedagogia dell’uno per uno e pedagogia di ambiente. Il da mihi animas coetera tolle esprime la decisione radicale di dedicarsi al bene dei giovani, consapevoli che questo richiede di vivere alla sequela di Cristo, accogliendo il mistero pasquale. 11 Il rapporto personale con i giovani, la paziente ricerca del punto accessibile al bene, l’attesa di risposte e di apertura, l’intuire la loro vita, l’aiutarli a tirar fuori i problemi, spesso più grandi di loro, lo stabilire un rapporto di fiducia sono tessere del mosaico che ancora oggi creano ambiente 8

CAVAGLIÀ Piera, Introduzione in RUFFINATTO Piera – SEÏDE Martha (a cura di), L’arte di educare nello stile del Sistema preventivo. Approfondimenti e prospettive. Roma, LAS 2008, 15. 9 Cf. GROPPO Giuseppe, Vita sacramentale, catechesi, formazione spirituale come elementi essenziali del sistema preventivo, in AA.VV., Il sistema educativo di don Bosco tra pedagogia antica e nuova. Atti del Convegno europeo salesiano sul sistema educativo di don Bosco, Leumann (Torino), Elledici 1974, 67. 10 Costituzioni FMA art. 7. 11 Cf COLOMBO Antonia, Il sistema preventivo di don Bosco forza per rigenerare la società in RUFFINATTO Piera – SEÏDE Martha (a cura di), L’arte di educare nello stile del Sistema preventivo. Approfondimenti e prospettive. Roma, LAS 2008, 404-405.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 7

educativo, il tessuto umano in cui si intrecciano molteplici relazioni, in cui si respira lo spirito di famiglia. Siamo impegnati a far vibrare i nostri ambienti e a far sì che in essi si sperimentino l’armonia tra la spontaneità e la disciplina, la familiarità e il rispetto delle regole, la gioia e l’impegno, la libertà e il dovere. In tale ambiente i giovani sono nelle migliori condizioni per sviluppare le loro capacità relazionali, espressive e creative, lo spirito solidale del prendersi cura gli uni degli altri. Il Capitolo generale 22esimo, da poco celebrato, ci ha riportato alle radici della nostra identità di educatrici e di educatori salesiane. Come don Bosco e Maria Domenica siamo in un tempo favorevole in cui il sistema preventivo è forza per rigenerare la società. Ma questo, oggi, come allora richiede “sinergie nell’arte di prendersi cura dei giovani, espressione più debole e fragile della società e, allo stesso tempo, speranza di un futuro diverso e migliore. Prendersi cura mediante l’educazione è essenzialmente prevenire, formare persone libere e responsabili del bene della famiglia umana”. 12 Essere risposta: non rinunciare ad educare Da più parti si solleva, anche a seguito di alcuni interventi magistrali del Papa, il grido di allarme sull’emergenza educativa. Al di là di quella che, purtroppo, oggi può essere ormai una frase fatta, permane la consapevolezza che è quanto mai urgente oggi, a fronte di una società che non sembra più capace di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico della persona, non rinunciare ad educare. Questa urgenza si coglie in particolare tra i giovani e in special modo fra gli adolescenti, che costituiscono la fascia più esposta al disorientamento. Al di là dal cedere alla tentazione della sfiducia, siamo convinti che anche oggi sia possibile educare. Il profilo caratterizzante dell’educazione cristiana, che nella storia ha saputo coniugare dottrina ed esperienza, orienta a non ridurre l’educazione a ideologia astratta o a pragmatismo irriflesso. Non è con i sogni declamati che si costruisce una società nuova e migliore, né con le requisitorie saccenti o le suggestioni vaghe quanto utopiche, ma con i percorsi educativi, con la serietà e l’assiduità delle proposte, con la testimonianza dei maestri, con la severità e lo sforzo diuturno che è propria di ogni conquista. Solo agendo così sarà possibile superare la divaricazione ricorrente tra razionalità e senso della vita, che mina la condizione giovanile, rendendo ardua l’assunzione di responsabilità adulte e fragile la capacità di amare. 12

COLOMBO Antonia, Il sistema preventivo di don Bosco forza per rigenerare la società in RUFFINATTO Piera – SEÏDE Martha (a cura di), L’arte di educare nello stile del Sistema preventivo, 405.


Occorre perciò accompagnare i giovani con lucidità di principi e prossimità di relazioni, aiutandoli gradualmente a diventare protagonisti nella Chiesa e nella società: quest’attenzione deve essere ancora più presente nei percorsi di iniziazione cristiana nelle parrocchie e nelle aggregazioni, ben sapendo che il crescere nella fede passa in via ordinaria attraverso una concreta esperienza di appartenenza. Si tratta, da una parte, di valorizzare il ruolo peculiare e irrinunciabile della famiglia nell’educazione dei figli, e dall’altra di prestare un’attenzione specifica alla scuola, che costituisce il luogo dove è possibile incontrare tutti i ragazzi e i giovani, non solo quelli che frequentano la comunità ecclesiale”. Dalla lettura trasversale di alcuni interventi di Benedetto XVI negli ultimi due anni, emergono alcune coordinate che possono farci pensare: - Il ruolo fondamentale dell’educazione nel contesto socio-culturale contemporaneo; - le variabili socio-culturali che rendono difficoltosi i processi educativi; - la “domanda” di educazione che, a livello sociale, emerge da più ambiti; - i valori proposti per un’educazione autentica; - la ri-affermazione del valore della famiglia come istituzione fondata sul matrimonio; - l’invito alla collettività e alle autorità perché la famiglia sia considerata un bene primario da promuovere attraverso politiche sociali adeguate. Molteplici contributi sono stati offerti per delineare una rinnovata azione pastorale tra i giovani e con i giovani. Si tratta, in primo luogo, di risvegliare negli adulti la passione educativa, perché “la vita si accende con la vita, la luce si accende con la luce”: senza riferimenti credibili e modelli avvicinabili è impossibile strutturare personalità mature sul piano umano e spirituale. È questa “un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo”. 13 Tale richiamo è da iscrivere nell’orizzonte più ampio di una questione antropologica che sfida la contemporaneità. Siamo consapevoli, infatti che a rischio di educazione oggi sono i piccoli, gli adolescenti e i giovani. Da parte degli educatori e delle educatrici, è forte «la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana,

13

BENEDETTO XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione (21 gennaio 2008).

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 8

del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita». 14 Questa crisi dell’adultità, di paternità e maternità (e quindi di ogni autorità) può essere letta come un effetto della crisi generale di una civiltà, il nostro tempo. Che autorità può avere infatti un padre e una madre, un insegnante, un educatore e un’educatrice che non sappia più consegnare ai propri figli e figlie, alle nuove generazioni un itinerario forte e vivo di maturazione? Che o riproduce modelli superati, violenti e patetici, o si presenta come un clone di una società senza direzione, senza dignità e senza senso? “In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l’annuncio della conversione e del perdono, ma date voi per prima testimonianza di una vita convertita e perdonata”. 15 Entrare dentro le sfide comunicative dell’oggi La “complessità” di oggi va riferita soprattutto ai rapporti che si instaurano tra le componenti della vita sociale, alla gestione dei problemi e ai tentativi di risoluzione. Alcuni sociologi ritrovano nel classico Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, la metafora della complessità, là dove Alice si cimenta nella partita a croquet con la Regina di Cuori. “La complessità di una partita come quella descritta risiede nel fatto che gli elementi non solo sono mutevoli nel tempo, tanto da renderci difficile calcolarne la posizione, ma interagiscono anche con il giocatore. Il tentativo di Alice di considerare porcospini e fenicotteri come semplici “cose” non cambia il fatto che essi interagiscano con lei e tra di loro: Alice diventa irrimediabilmente parte del gioco che vorrebbe giocare. La nostra società è complessa perché i suoi elementi sono legati tra loro su piani molteplici, con interessi a volte convergenti e altre volte in conflitto, e soprattutto perché noi siamo elementi costituitivi e consapevoli al tempo stesso”. 16 Non è difendendosi dalle trasformazioni in atto, che si risolvono le situazioni. Siamo nostro malgrado protagonisti e non solo spettatori del mutamento. È richiesta apertura nei confronti della novità per riconoscere i cambiamenti qualitativi che derivano dalle nuove tecnologie, dal costituirsi di nuovi ambienti di crescita, di apprendimento, di partecipazione. Dobbiamo entrare nel gioco. Per noi, educatrici cristiane e salesiane, vi è la 14

BENEDETTO XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione 15 BENEDETTO XVI, Omelia allo Stadio Bentegodi durante il Convegno Ecclesiale di Verona (19 ottobre 2006) 16 Cf. Luciano PACCAGNELLA, La comunicazione al computer. Sociologia delle reti telematiche, Bologna, Il Mulino 2000, 42.


necessità di stare dentro la nuova cultura, di interpretarla, sviluppando prospettive di nuovo umanesimo. Sono tre le traiettorie che riassumono l’innovazione e che traducono le direttrici di cambio della cultura della comunicazione: networked society (luoghi e tempi di connessione fluidi, nomadi, convergenti), always on (mobilità e portabilità), my media (protagonismo personale e facilità di produzione dei messaggi). Queste caratteristiche possono riassumersi in una comunicazione ovunque, comunicazione con tutti, comunicazione per tutti. All’interno di questo orizzonte rapido, frammentato, coinvolgente, fluido, la comunicazione è luogo, processo in cui si sperimenta vita e socialità. La rete di simboli nella quale si è immersi è sempre più fitta e intricata, sottoposta a trasformazioni velocissime che ne modificano continuamente l’assetto e rendono le nuove modalità non semplici mezzi in cui passa il messaggio, ma luoghi di elaborazione e negoziazione, di lettura e interpretazione della realtà. 17 A fronte di tanta possibilità e opportunità di connessione, apertura, confronto, dialogo, si corre il rischio di saturare e di perdere il senso della comunicazione. Di non comunicare. Nell’ottica della comunicazione, l’educazione nel tempo della Rete non può che essere aperta, condivisa, permanente. Le nuove tecnologie aprono prospettive e ricadute educative cariche di significato. La scuola, la famiglia, la Chiesa, i media, le associazioni per il tempo libero hanno una direzione segnata: lo spirito partecipativo, in qualche modo democratico, che ha caratterizzato Internet fin dalle origini ha qualcosa da dire per la formazione di un futuro, ormai presente. Con il Sistema preventivo, spiritualità e prassi, possiamo ancora oggi rispondere alle sfide che educative della cultura della comunicazione perché possiamo contare sui giovani: i ragazzi sono portatori di esuberanti energie e stanno al centro del processo educativo, ma soprattutto sono “irriducibilmente coprotagonisti” di questo cammino e possiedono una potenzialità di cooperazione. sull’ambiente in cui si genera la relazione educativa. I luoghi, gli spazi in cui vivere l’avventura educativa, ma è anche l’aria, lo spirito di famiglia, il clima che favorisce lo scambio, il dialogo, il continuo vivere e apprendere le esigenze dell’amore. sulla comunità: la forte carica di amore vissuta dagli educatori, dalle educatrici è dilatata da una comunità vissuta come convivenza di giovani, amici e fratelli.

sull’adulto educatore, educatrice: con tutta la sua partecipazione empatica, la sua attiva presenza all’atto educativo. L’amorevolezza è la dimostrazione del suo amore: amore affettivo ed effettivo, percepibile e percepito, attestato dai fatti, dimostrato con parole e gesti. I giovani: Net-generation Pensare oggi ai giovani richiede un notevole sforzo di conoscenza e di comprensione dei linguaggi, delle forme di comunicazione ed espressione loro propri. Sono molteplici le definizioni: Net generation, Bit generation, Generation @, Generation Y, giovani dell’era della rete, del digitale, del virtuale, del pollice… Il giovane di oggi si connette a tempi multipli e si muove attraverso spazi decentrati e ambivalenti. A tutti i meridiani e i paralleli, gli ambienti che frequenta sono sempre più spazi dove il tempo e il consumo di beni, reali e virtuali, si fondono e confondono: Cyber Café, Internet Point, le aggregazioni musicali, i centri commerciali… La cosmovisione giovanile si configura a partire da presupposti vitali, frutto di interscambi comunicativi planetari. I giovani sperimentano una sensazione di ubiquità, movendosi attraverso le diverse culture e geografie virtuali, entrando in relazione con altre lingue, altre culture, diventando protagonisti di un apprendimento ibrido. Fausto Colombo, docente dell’Università Cattolica di Milano e Direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione della stessa Università, afferma che i giovani oggi non sono solo aghi della bilancia di un mercato commerciale, consumatori di tecnologia, ma prima di tutto modellatori. 18 Possiedono cioè la capacità di “adattare” lo strumento tecnologico che viene messo loro nelle mani – computer, internet, cellulare – al proprio modo di vivere e gestire lo spazio, il tempo, i luoghi della loro comunicazione. Sono il centro della vita, il respiro della missione, il senso e il significato della nostra risposta vocazionale, segni dell’amore preveniente di Dio: guardando a loro siamo interpellate a una fedeltà sempre nuova, radicale, autentica perché abbiano vita, e vita in abbondanza, siano felici nel tempo e nell’eternità. Sappiamo che i giovani sono portatori di grandi energie: se scoperto, e fatto vibrare, il punto accessibile al bene può fiorire in miracoli, germinare in semi di bene e di solidarietà, giungere per vie sconosciute anche alla santità. Il nostro album di famiglia, raccoglie tali istantanee: Laura, Domenico, Ceferino, Michele Magone, e tutti gli altri conosciuti e sconosciuti al nostro cuore e alla nostra vita.

18

17

Cf. Bruno M. MAZZARA, Prefazione, in M. BONAIUTO (Ed.), Conversazioni virtuali. Come le nuove tecnologie cambiano il nostro modo di comunicare con gli altri, Milano, Guerini e Associati 2002, 7-13.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 9

Cf. COLOMBO Fausto, La domanda di relazione nella cultura attuale, in FMA-ITALIA, Rigenerare la società a partire dai giovani. L’arte della relazione educativa. Atti della 1a Convention Nazionale sul Sistema Preventivo, Roma 11-12 ottobre 2003, 3950.


Il dinamismo proprio dell’età giovanile, che si esplicita in un andare verso gli altri e un ritirarsi in sé stessi, nell’allontanarsi dalla sicurezza e dal controllo dei genitori e nel procedere verso l’insicurezza e la libertà degli amici; nello scoprire i mutamenti del proprio corpo e nel rifiutare le trasformazioni che non soddisfano; nell’avventurarsi verso territori inesplorati di conoscenza e nel ritornare a sognare ad occhi aperti, può essere compreso a partire dalla concezione “agentica” dello sviluppo, proposta da Albert Bandura. Secondo questo autore, le persone non sono organismi reattivi, plasmati dagli eventi ambientali o mossi da disposizioni innate. Sono piuttosto soggetti attivi in grado di autoorganizzarsi, autoregolarsi e riflettere su se stessi. La capacità di esercitare ampie forme di controllo sui processi di pensiero, sulle motivazioni, sull’affettività, sull’azione, consente loro di essere artefici attivi del proprio ambiente, e non semplici prodotti; e perciò di influenzare la natura e il corso della propria esistenza. 19 La forza del Sistema preventivo sono i giovani al centro, il considerarli protagonisti della propria esistenza, co-responsabili nell’educazione, nel cammino di crescita e di maturazione. Il nostro servizio come educatrici ed educatori è dunque quello di accompagnarli anche oggi nell’assunzione di una chiara identità personale, nel prendere su di sé la responsabilità di una comunicazione sempre più frammentata e fluida tra il dentro e il fuori della rete, tra l’online e l’offline, tra il reale e il virtuale, perché la vita non sia fuga dalla fatica, dalla concretezza, ma sia libertà di dono e di risposta. Oggi basta un clic per avere una seconda vita: l’opportunità, unica e allettante degli universi paralleli di Internet, dove ciascuno può scegliere di “rinascere” con una identità nuova e vivere esperienze puramente virtuali è la possibilità aperta ad ogni terminale. Solo pochi secondi e un po’ di fantasia per dar forma al proprio avatar (l’alter ego informatico) e si è catapultati in Second Life. Il fenomeno culturale interpella, in quanto non si può parlare solo di esistenze parallele: da una parte la vita reale e dall’altra la vita online che scorrono in maniera distinta. Nella maggior parte dei casi i due mondi si intersecano, si incontrano e questo succede, prima di tutto, perché le relazioni, le amicizie che una persona ha non stanno o da una parte o dall’altra. Facebook, il social network del momento è anzitutto comunicazione personale, in quanto non si tratta di caricare una foto, commentare un libro o ascoltare una canzone: si tratta di comunicare. Caricare una foto e taggarla non vuol dire fare concorrenza a 19

Cf. Albert BANDURA, Sviluppo sociale e cognitivo secondo una prospettiva “agentica” in Gian Vittorio CAPRARA - Ada FONZI, L’età sospesa. Itinerari nel viaggio adolescenziale, Firenze, Giunti, 2000, 27-58.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 10

Flickr, vuol dire comunicare agli amici e agli amici degli amici chi era con noi il giorno X alla cena Y nel ristorante Z. Qui sta la forza della comunicazione: attraverso News Feed la notizia si propaga fino a raggiungere utenti a noi sconosciuti connessi alle persone taggate nella foto. L’altro fattore importante è a chi si trasmette questo contenuto, il destinatario di quella manciata di bit di informazioni. Lo scopo di Facebook è gestire il social graph, la rete di conoscenze della vita reale: amici, colleghi, parenti. Questo passaggio a molti sfugge: Facebook non è nato a fini di scoperta e di certo non è nato per fare amicizia con nuove persone. L’obiettivo è mantenere e gestire il collegamento con chi già si conosce e con cui si è in contatto spesso via telefono/cellulare/mail/skype, offrendo un’opportunità in più di contatto. L’utilità di Facebook dunque è direttamente proporzionale al numero di soggetti facenti parte del nostro social graph connessi a noi tramite il servizio. Mesi fa, sulla Rete impazzava Miss Bimbo, un nuovo videogioco per ragazzine che devono far diventare bello il loro avatar. In pochissime settimane dall’apertura, sono già centinaia di migliaia le “giovanissime” dai 9 ai 16 anni che sono iscritte e che si trovano dentro a un gioco alle prese con dieta, guardaroba, palestra e shopping. La competizione consiste nel creare e curare il personaggio più cool, ricco e famoso; tra gli strumenti concessi: pillole e chirurgia plastica, biancheria sexy e nightclub e il rapporto con un ragazzo che paga quotidianamente per la relazione che stabilisce. Non stupisce che Miss Bimbo abbia risvegliato molte critiche, non tanto perché a un certo punto chiama in causa i soldi veri (con il rischio che i ragazzini perdano di vista il portafoglio ed esigenze di controllo da parte dei grandi), quanto per i messaggi diseducativi che suggerisce. Secondo l’ideatore, il ventitreenne Nicolas Jacquart, Miss Bimbo non fa altro che ricalcare le tendenze della società attuale: la chirurgia estetica è solo una quota del gioco, la cui essenza sta soprattutto nel prendersi cura di un giovane personaggio, provvedendo a vari tipi di necessità e insegnando ai giovani a occuparsi di qualcuno. Educare alla responsabilità è comprendere che la comunicazione è intenzionale e che in questa decisione di mettersi in gioco ciò che si dice e si fa, ciò che si pubblica e si dichiara è detto, scritto, visto. Soprattutto oggi, con la potenza e la rapidità di diffusione, con l’estrema facilità di uso e di manipolazione, i giovanissimi in particolare, grazie ai tools multimediali del cellulare, divengono da ricettori produttori di media. “Girare” un video e “pubblicarlo” in rete è facilissimo, ma cosa comporta questo in relazione all’etica di quanto viene rappresentato? Ci sono opportunità e rischi, come sempre, come la cronaca ha di recente evidenziato attraverso ripetuti episodi di intersezione tra bullismo e uso del videofonino.


Educare alla capacità critica di selezione per non divenire naufraghi dell’oceano di dati riversati sui nostri monitor dai motori di ricerca. Educare la volontà per scegliere la modalità di comunicazione. Le nostre giornate si dibattono e si spiegano su un sistema di comunicazione sempre più integrato ormai. Si parla di multicanalità e my media come vie aperte per prendere contatto: dalla mail alla telefonata, dall’SMS agli instant messaging, dalla chiacchiera attorno a una tazzina di caffè ai messaggi lasciati in bacheca. È importante creare continuità tra i vari tempi e spazi di comunicazione, distinguere i momenti in cui la comunicazione online prolunga il tempo della presenza dell’altro quando questa viene meno. Niente può sostituire l’incontro faccia-a-faccia. Coinvolgersi e assumersi la responsabilità della comunicazione è anche accettare il confronto, la ricerca e la fatica della conoscenza di sé e dell’interazione con l’altro. Oggi è essenziale educarsi all’utilizzo del tempo. È statisticamente in aumento il tempo trascorso dai giovani davanti o con i media. Ma anche gli adulti non ne sono immuni. La sfida è formativa, non solo nel senso di educazione ai media, ma piuttosto di una formazione alla responsabilità nella gestione della propria vita per non sottrarre tempo alle relazioni e a spazi di pensiero e di riflessione, di approfondimento e studio. Educare a una autentica espressione di sé nelle reti di parole interconnesse di Internet, per non vivere una dimensione totalmente virtuale, sola, sradicata dalla memoria e dalla storia del presente, del passato e dalla progettualità del futuro. La multi-identità della Rete interpella a riconoscere se stessi e a raccontarsi. Il versante educativo della persona-in-Rete invita a formarsi per non subire la trappola dell’anonimato e della fittizia presentazione di sé: si tratta di garantire il diritto della persona alla realtà che, insieme al diritto alle radici, al corpo, alla narrazione, all’identità, entra a far parte di una carta insopprimibile dei principi dell’infanzia e della sua educazione. 20 Occorre far sì che i nuovi spazi della comunicazione non diventino desolati scenari per nuove e più profonde solitudini, ma portino alla luce e consolidino il potenziale di integrazione, sinergia, “intelligenza collettiva”, secondo la concezione di Levy: «uno spazio qualitativo, dinamico, invisibile delle conoscenze, dei saperi, delle potenzialità di pensiero in seno alle quali si dischiudono e mutano le qualità d’essere, le maniere di fare società, perché è proprio l’umanità che sta inventando il proprio mondo». 21

Educare a una responsabilità sociale online che si fa cittadinanza attiva. I nostri computer sono spesso terminali attraverso e-mail e newsletter di flussi di messaggi di protesta, sconforto, allarme, annunci di iniziative, espressioni di solidarietà. Per alcuni studiosi è la dimensione estremamente democratica della Rete, la visibilità di movimenti sociali e politici che, altrimenti, rischierebbero di restare ai margini dei discorsi e dei luoghi di decisione. Penso che sia importante interrogarci quanto queste “campagne” stimolano a rimboccarsi le maniche per agire nel proprio territorio in difesa e per la promozione dei più poveri e degli ultimi. Non può succedere che, sedendosi tutti i giorni davanti al proprio computer a mandare messaggi o a rispondere, ci si senta parte del mondo più ampio con cui ci si relaziona; si enfatizzino e ribadiscano le idee che “sono nell’aria” e poi tutto finisca lì? 22 Basta un click per sistemare la coscienza?

20

anthropologie du cyberspace, Editions La Découverte, Paris 1994]. 22 BALBO Laura, Pensare la rete sociologicamente in MORCELLINI Mario-PIZZALEO Antonella Giulia, Net sociology. Interazioni tra scienze sociali e Internet, Milano, Guerini e Associati 2002, p. 15.

Cf. SCURATI Cesare, Tecniche e significati. Linee per una nuova didattica formativa, Milano, Vita e Pensiero, 2000. 21 Cf. Pierre LÉVY, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Milano, Feltrinelli, 1996 [tit. or. L’intelligence collective. Pour une

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 11

L’ambiente: oltre il senso del luogo Meyrowitz, già alcuni anni fa individuava il fondamento della trasformazione del comportamento sociale nel fatto che la diffusione massiccia delle nuove tecnologie implica il ripensare l’assetto di molte occasioni sociali: oggi ci si trova a contatto con le persone in modi nuovi. Mentre una volta per fare esperienza di un avvenimento era necessaria la presenza fisica allo stesso evento, oggi non è più così. Le comunicazioni dal vivo e quelle mediate non sono molto diverse tra toro. È possibile comunicare “direttamente” con altre persone senza essere nello stesso luogo. Si è modificato il significato degli spazi sociali in cui avviene la comunicazione. È dunque necessario, ripensare anche a livello educativo i luoghi in cui avvengono le relazioni, gli scambi, perché il dove avviene l’interazione è sempre meno legato alla conoscenza e all’esperienza. Lo spazio del privato e quello della collettività sono separati da un solco che non si misura più in centimetri, metri o chilometri, ma solo in riti convenzionali. “Stare per conto proprio”, “stare con gli altri”: due comportamenti che possono avere la medesima forma esteriore, e sembrare indistinguibili. Sono per la strada, sui mezzi pubblici, circondato dalla gente, ma ascolto musica o gioco con i video-game: sono solo, in mezzo agli altri. Cammino sulla spiaggia, ma parlo al telefono: sono insieme a qualcuno, anche se non c’è nessuno. La proposta di ambienti educativi si allarga e si amplia con la cultura della comunicazione. Non sono più solo la scuola, il cortile, l’oratorio centro


giovanile, ma anche gli ambienti costruiti dalla comunicazione in rete. Il social network è la dimensione più aperta e coinvolgente della Rete, quella che incuriosisce e affascina, coinvolge e crea connessioni, vicine e lontane. È un insieme di spazi, linguaggi in continua evoluzione, sconfinati, interattivi, mutanti, fluttuanti, nomadi… Questa dimensione comunicativa si associa con quella ludica, dell’evasione e dell’intrattenimento. La “stanza dei figli” è metafora della “tastiera multimediale” che il consumo di media, vecchi e nuovi, degli adolescenti contemporanei instaura. Le inchieste sociologiche recenti sottolineano come il menù mediatico dei ragazzi comprenda consumi massicci di mass e personal media; nelle loro diete comunicative vecchie e nuove tecnologie si incrociano secondo percorsi individuali e di gruppo. I giovani, infatti, sono consapevoli che lo specifico consiste nella possibilità che essi garantiscono di costruire e mantenere delle reti sociali. Più che una migrazione dai vecchi ai nuovi media si compie un processo di integrazione degli uni e degli altri a configurare una situazione che pare opportuno definire di intermedialità. L’ambiente salesiano è il clima di fiducia e di corresponsabilità, di amicizia e di accoglienza che “comprende” dentro la vita le persone così come sono, che vive di sguardi e di attenzione. La proposta di un ambiente di relazione, è antidoto per fronteggiare il rischio, connesso all’integrazione del sistema di comunicazione, di vivere in un brodo di comunicazione, ma in una fitta rete di relazioni e di amicizie, che sanno di volti, di storie, di dolore e di speranza. Fondamentale, per costruire il clima caldo dello è la relazione di spirito di famiglia accompagnamento, una modalità educativa ed una sfumatura della relazione, compresa alla luce delle odierne prospettive antropologiche e pedagogiche. Si tratta di una relazione interpersonale nella quale una persona cammina al fianco dell’altra, indicando ostacoli e insegnando come evitarli per portare a compimento la maturità personale e vocazionale. Tale modalità educativa abbraccia non solo il rapporto tra educatore-giovane, ma anche tra educatore-educatore, sostenuta dalla convinzione che ciascuno è corresponsabile della crescita dell’altro e anche chi è chiamato a guidare e accompagnare è sollecitato a un costante cammino di dare e ricevere. La reciprocità, quando è autentica, impedisce che la relazione sia intesa come dipendenza di una persona dall’altra e sia scelta come compensazione di frustrazioni precedenti. Quando la relazione è reciprocità l’altro è riconosciuto e ascoltato come un “tu”, che prelude a rapporti significativi, colmi di senso, improntati alla vicinanza e alla prossimità, liberati dalla funzionalità e dalla diffidenza.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 12

La comunità: dalla connessione all’incontro Come educatrici ed educatori, come famiglia, scuola, società se vogliamo mantenere il contatto, intessere dialogo con l’orizzonte giovanile dobbiamo ricollocarci in uno stato di permanente attenzione ai cambi culturali, osservatorio aperto 24 ore su 24 sui giovani. Coglieremmo una appartenenza molteplice, una capacità multitasking di convivere tra esperienze e appartenenze “reali”e “virtuali” che si creano nella rete, a una telecittadinanza molte volte opposta alla cittadinanza richiesta nell’ambiente sociale nel quale trascorrono gran parte del loro tempo. È importante considerare gli spazi nei quali si muovono i giovani, offrire opportunità per costruire un proprio progetto di vita dentro questi orizzonti, credere che vanno cercando spazi in cui possono costruirsi una propria identità, dove possono esercitare un protagonismo sociale e una cittadinanza che li orienti a vivere valori come la libertà, la tolleranza, la convivenza, la solidarietà, la democrazia, l’impegno nella trasformazione sociale ed etica delle relazioni. Il cyberspazio è sinonimo di comunità, di spazi in cui ci si rende partecipi delle proprie idee ed emozioni. La realtà stessa della Rete porta a comunicare e, storicamente, le comunità virtuali sono nate con lei. Non poteva essere diversamente. La comunicazione avviene là dove le persone con il loro comunicare, con l’intreccio di pensieri e di sentimenti, creano al di sopra del reticolo fisico della Rete un’altra rete doppiamente virtuale. C’è chi contesta l’esistenza di queste esperienze e di tali relazioni e controbatte affermando che le amicizie online sono poco più di conoscenze occasionali: gli amici di penna si sono aggiornati nell’uso dello strumento comunicativo, senza la presenza fisica e l’interazione faccia a faccia la relazione non ha significato. La ricerca in questo ambito dimostra che gli scambi in rete, online, possono e sono più profondi di quelli nella vita reale. Un dato interessante evidenziato è la variabile tempo che influisce sulla qualità delle relazioni online. Secondo Joseph Walther, 23 un ricercatore 23

Cf. Joseph WALTHER, Interpersonal effects in Computer-Mediated interaction. A relational perspective, in «Communication Research», 19 (1992) 1, 52-90; Jospeh WALTHER - Judee BURGOON, Relational communication in Computer-Mediated interaction, in «Human Communication Research», 19 (1992) 1, 50-88; Joseph WALTHER - Jeffrey ANDERSON - David PARK, Interpersonal effects in Computer-Mediated interaction. A meta-analysis of social and antisocial communication, in «Communication Research», 21 (1994) 4, 460-487; Joseph WALTHER, ComputerMediated Communication. Impersonal, interpersonal and hyperpersonal interaction, in «Communication Research», 23 (1996) 1, 1-43;


statunitense, ogni comunicazione ha bisogno di tempo per maturare nella comprensione e nel dialogo reciproci, così anche nelle relazioni online è necessario un arco temporale lungo per infondere profondità agli scambi. Nonostante i limiti che la scrittura al computer impone, si sono trovate strategie che imprimono al testo scritto l’atmosfera emotiva di una relazione più calda di amicizia. Iperpersonale. La comunicazione secondo Mounier «è meno frequente della felicità, più fragile della bellezza: basta un nulla a fermarla o a spezzarla tra due soggetti». 24 Per Ebner, filosofo viennese precursore con la sua pneumatologia della parola delle filosofie del dialogo di Buber, Marcel, Lévinas e Guardini, le relazioni giuste significano uno stile di rapporto che conduce a un incontro effettivo con l’altro. Esse stesse sono l’incontro. Il sistema preventivo ci dà la possibilità di educare insieme come comunità e di educare alla comunità, perché ogni comunicazione è il compiersi di una relazione empatica che si costruisce in un lento passaggio dall’Io al Tu al Noi: Il cristiano non dialoga per strategia, ma perché è il suo statuto di umanità profonda. 25 Nel nostro tempo, dove le distanze si assottigliano sempre più, dove i confini degli spazi sfumano e si fanno sempre più nomadi e aperti, la persona corre il rischio di essere un navigatore solitario che attraversando le molteplici reti vive di “zapping” percettivo e culturale, di “mordi e fuggi” interattivo, ma non percepisce la dimensione di mistero che contraddistingue il suo venire al mondo e il suo vivere il mondo in un certo tempo e in un certo spazio. Bisogna allora ripartire, ricostruire, educare alla relazione interpersonale, da ciò che nessun computer potrà mai darci: l’impatto della presenza, della voce dell’altro. Non è sufficiente la qualità del tempo offerto alla relazione, è altrettanto importante la quantità. L’educare spiritualmente consapevole offre una amicizia, una compagnia, uno spazio relazionale in cui è possibile incontrare e sperimentare, già almeno in parte, ciò che si vuole trasmettere. Joseph WALTHER, Group and interpersonal effects in international computer-mediated collaboration, in «Human Communication Research», 23 (1997) 3, 342-369; WALTHER - PARKS, Cues Filtered out, Cues Filtered in, 529-563; Joseph WALTHER, Nonverbal dynamics in Computer-Mediated Communication, or : ( and the Net : ( ‘s with you, : ) and you : ) alone, in V. MANUSOV - M. L. PATTERSON (Eds.), Handbook of nonverbal communication, Thousand Oaks, CA, Sage, 2006, 461-480. 24 MOUNIER Emmanuel, Il personalismo, Roma, Ave, 1974, p. 54. 25 Intervista a Enzo Bianchi di Jean-Marie Guénois per La Croix, in Rocca n. 2/2008, pp. 48-49.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 13

Oggi è urgente educare a una relazione di pace, di giustizia, di solidarietà, conviviale, libera dal dominio, dal sopruso. Il rapporto di cura sta all’origine dell’essere umano, esso è il contesto indispensabile di ogni sviluppo umano. L’empatia, fondamentale per ogni relazione personale e per lo sviluppo di ogni coscienza morale, si struttura nel contatto diretto personale e in tale contesto si orienta correttamente. Educare a una relazione comunicativa si traduce nel risvegliare la coscienza, nel ricercare e impegnarsi per un’informazione che dia voce a tutti, che non escluda, che rompa il silenzio su persone e popoli ridotti al silenzio, che sia attenta alle periferie della storia, che conosca la polvere della strada, che parta dal basso, che non si accontenti, ma vada al di là della notizia. Educare all’obiettività e alla correttezza delle informazioni, a non cedere alla stereotipo, a non deformare e a non alimentare pregiudizi, per non cadere nel tritacarne di un’informazione che, a forza di notizie intinte di scandali, ci conduca nel più totale caos delle idee e delle emozioni. È urgente cambiare frequenza di trasmissione. L’adulto: capolinea o profezia? La domanda, solo apparentemente, può sembrare retorica. I risultati di una ricerca italiana, condotta su un campione di insegnanti in ordine alla loro percezione di cosa significhi introdurre le tecnologie didattiche in scuola, davano come dato interessante che la percezione degli insegnanti oscilla tra la rappresentazione della tecnologia come problema e come risorsa, con una nettissima prevalenza per il primo tipo di rappresentazione. Non sempre siamo convinti che all’educazione spetta ancora tanto lavoro, che non rischiamo la disoccupazione. Spesso ci sentiamo inadeguati e davvero avremmo voglia di essere arrivati al capolinea e di scendere. Altre volte proviamo anche noi il fascino per il mondo complesso della comunicazione, ma anche la paura a lasciarci andare, ad educare comunicando e a comunicare educando. Un atteggiamento oggi è fondamentale per educare nel tempo della comunicazione, per accompagnare i giovani e accompagnarci a vivere e stabilire una fitta rete di relazioni, che portano a coinvolgersi in prima persona, con responsabilità e libertà nell’interazione sia online che offline: l’ascolto, l’ascolto dell’altro perché vi sia comunicazione. Non per dovere, né per cortesia, ma perché è una questione vitale: ascoltare è un’attività che costa tanto quanto il parlare. Vuol dire non scegliersi l’interlocutore compiacente, lasciarsi ferire dalle domande che vengono poste. Soprattutto oggi, dove suoni, parole e immagini si moltiplicano e si rincorrono, dove la rapidità dell’innovazione incalza, dove giovani e meno giovani appaiono irraggiungibili dietro gli auricolari degli iPod, dove


affetti, lavoro, amicizie, tempo libero si inseriscono in una rete di squilli interconnessi anche quando non si è “raggiungibili”… Educare a uno stile di ascolto attivo, mite che sia preludio alla comunicazione, alla comunione è formare coscienze aperte e attente all’altro; maturare nella capacità di so-stare in spazi di silenzio per accogliere la novità, la sofferenza, l’imprevisto e l’imprevedibile della vita; rallentare i ritmi frenetici per accorgersi delle piccole cose che danno sapore alla vita. L’ascolto si nutre di silenzio contemplativo e pensoso, chiede di lasciarsi stupire dagli avvenimenti per entrare nella storia e non rimanere alla finestra a guardare. La congestione e la segmentazione del tempo sono due risultati della complessità e della rapida mutazione del tessuto sociale di organizzazione della vita e dei rapporti. Un dato di fatto che interessa non gli adulti, ma anche i giovani. Riscoprire il silenzio e la parola nel loro reciproco fecondo rapporto, è un’urgenza assoluta del nostro tempo. Abbiamo bisogno di imparare nuovamente a parlare nel senso di dire parole che vengano dal silenzio e che dimorino nel silenzio dell’ascolto dell’altro; imparare a tacere non nel senso di chiudersi nella prigionia delle nostre solitudini, ma di lasciarsi raggiungere dalla parola che evoca, che abita, che attira, che trasforma. L’ascolto educa al dialogo. Mai come oggi, nella società della comunicazione, nel surplus di comunicazione, il rischio di non comunicare è forte e la sfida è fornire qualità alla comunicazione. Alla sovrabbondanza di opportunità di vie di comunicazione che si intrecciano nella società in rete non sempre corrisponde un arricchimento dei significati e dei messaggi. I giovani hanno perso per strada un mucchio di parole: per cui, se nel 1976 un ragazzo di 16 anni disponeva di 1.400 vocaboli, oggi sembra che non ne abbia in bocca più di 600. E siccome nessuno può pensare al di là delle parole che conosce, aumenta incredibilmente la quantità del dolore, perché si soffre di più quando non si è in grado di nominare e quindi di comunicare il proprio dolore. Un ulteriore aspetto è centrale: educare al linguaggio, a imparare a comunicare in questo mondo, riuscire a parlare a questo uomo contemporaneo, senza però rassegnarsi all’esito che l’uomo contemporaneo ha raggiunto. Secondo mons. Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura: […] Il punto è che, quando si muta il linguaggio, si muta la struttura del pensiero. In questo caso, dunque, la soluzione non sta nel rincorrere il medium, con un semplice aggiornamento tecnico; l’homo telematicus non è solo colui che è capace di usare il computer, è proprio un fenotipo antropologico differente. E la comunicazione telematica non è soltanto un fenomeno tecnico, è un fenomeno esistenziale.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 14

Questa realtà non si può soltanto deprecarla, rimando aggrappati al passato. Siamo sollecitati come Chiesa, come cristiani a farci comprendere, ascoltando la gente, le sue sofferenze, le sue necessità, i problemi… lasciando che le parole rimbalzino nel cuore, risuonino nelle nostre parole. In questo modo le nostre parole non sembreranno cadute dall’altro, o da una teoria, ma saranno prese per quello che la gente vive. Il problema è essere realmente presenti alle situazioni in cui si vive, essere in ascolto, lasciare risuonare le parole degli altri dentro di sé e valutarle alla luce del Vangelo. 26 Se le nostre competenze comunicative non evolvono, presto o tardi, ci ritroveremo fuori gioco, seduti in panchina e ... non avremo più niente da dire, perché ci mancheranno le categorie del “come” dirlo. Occorre riprendere con forza l’idea del patto educativo, del patto tra generazioni, che non è un accordo già dato, piuttosto la precondizione per camminare insieme e costruire qualcosa di nuovo. Lo stile della preventività ci porta a vegliare sulla vita dei giovani, a custodirla con amore. È importante lavorare già con i piccoli e abilitarci a comunicare, e comunicare bene, con autenticità per liberare l’espressione, la creatività, per apprendere ad ascoltare l’altro e ad ascoltarsi. Come educatrici ed educatori dobbiamo essere consapevoli dei rischi e dei pericoli che nasconde la Rete per adottare approcci critici e responsabili, soprattutto riguardo agli “incontri al buio”, estrema conseguenza di conversazioni in chat, e all’assunzione di identità fittizie, che incide sulla credibilità dell’interazione in Rete. 27 Altri pericoli sono legati alla sovrabbondanza di informazione (overload information): la quantità ed estrema versatilità delle notizie presenti sul web genera, da una parte un senso di potenza in quanto, chiunque si connette alla Rete è potenzialmente in grado di raggiungere ogni tipo di informazione, di essere aggiornato 24 ore su 24, 7 giorni su 7; dall’altra, il surplus di notizie e di materiali pone il problema della selezione, della veridicità delle fonti e, soprattutto, richiede una capacità non comune di districarsi nei labirinti del web, per superare il rumore di fondo e trovare ciò che effettivamente si cerca. Ci sono, ancora, rischi connessi a usi disfunzionali di Internet che in alcuni soggetti compromettono l’equilibro psicologico e la dimensione relazionale: sono i fenomeni

26

Dichiarazioni del Card. Carlo Maria Martini nell’omelia tenuta a Betlemme il 15 marzo 2007. 27 Cf. Franco DI MARIA, Gruppi telematici e dinamiche virtuali, in F. DI MARIA - S. CANNIZZARO (Eds.), Reti telematiche e trame psicologiche. Nodi, attraversamenti e frontiere di Internet, Milano, Franco Angeli, 2001, 15-41.


psicopatologici Internet-correlati, 28 il tech-abuse, la trance dissociativa da videoterminale 29 . Infine, vi sono i rischi psico-sociali correlati a una diseguale distribuzione di Internet. I rischi provengono anche dai gap sociali e generazionali nell’alfabetizzazione informatica; il divario tra nord e sud del mondo, ovvero il diritto-dovere di accedere a tutte le forme di comunicazione, per eliminare le disuguaglianze e le emarginazioni che l’avvento di Internet tende ad acutizzare. 30 IAD (Internet Addiction Disorder) è il nome che identifica la sindrome da dipendenza da Internet. La Canadian Medical Association sostiene che la IAD è reale quanto l’alcolismo: provoca, come le altre patologie da dipendenza, problemi sociali, desiderio incontrollabile, sintomi astinenziali, isolamento sociale, problemi coniugali e prestazionali, difficoltà economiche e lavorative. 31 Ne sono predisposte persone tra i 15 e i 40 anni e i sintomi del disagio si riconducono a difficoltà di relazione, a un forte senso di attaccamento al computer, al mentire sul totale delle ore trascorse online, a casi di obesità, a depressione e ansia, all’accusa di dolori alla schiena e al progressivo allontanamento da ogni hobby che non sia quello di essere in Rete. La gravità del disagio è acuita dal fatto che tali 28

Cf. Tonino CANTELMI - Alessia D’ANDREA, Fenomeni psicopatologici Internet-correlati: osservazioni cliniche, in T. CANTELMI et al., La mente in Internet. Psicopatologie delle condotte online, Padova, Piccin, 2000, 55-93. Secondo Cantelmi, le nuove dipendenze maggiormente diffuse in Italia sono il gioco d’azzardo on-line compulsivo (compulsive on-line gambling), la dipendenza da cyber-sesso (cybersexual addiction), la dipendenza da cyber-relazioni (cyber relationship addiction), la dipendenza da MUD (Muds addiction), la dipendenza da informazioni (information overload addiction). Cf. Tonino CANTELMI - Lisa GIARDINA GRIFO, La mente virtuale. L’affascinante ragnatela di Internet, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2002, 54-58. 29 Vincenzo CARETTI, Psicodinamica della trance disocciativa da videoterminale, in CANTELMI et al., La mente in Internet, 125-131. Caratteristica fondamentale di questi disturbi è la sconnessione delle funzioni della coscienza, della memoria, dell’identità e della percezione dell’ambiente e si articola in tre livelli evolutivi: dipendenza, regressione, dissociazione. Cf. anche CANTELMI GIARDINA GRIFO, La mente virtuale, 61-64. 30 Cf. Carlo GUBITOSA, Villaggio globale o globalizzato? La lotta all’esclusione nell’era delle reti digitali. Intervento al Forum per lo sviluppo umano e la lotta contro l’esclusione sociale, Napoli, 19 dicembre 1998 (18.09.2006), in http://italy.peacelink.org/diritto/articles/art_2308.html ,1-5. 31 Cf. CANTELMI - D’ANDREA, Fenomeni psicopatologici Internet-correlati, 55-93.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 15

patologie influiscono e possono avere forti ripercussioni sulla vita familiare. La IAD riveste, in questi casi, i tratti della fuga, dell’isolamento, dell’allontanamento dalla realtà: le persone si rintanano in Internet per non affrontare i problemi dell’esistenza quotidiana. La Rete è dunque luogo di rifugio e di conforto, dove si incontrano persone a qualsiasi ora del giorno e della notte, dove si diventa subito amici, e dove non è necessario uscire per incrociarsi. Qui si condividono i pensieri profondi, si scambiano opinioni precise, si è in contatto velocemente con un numero infinito di interlocutori e, soprattutto, si può celare la propria identità. La contrapposizione con il mondo reale, che si riaffaccia con le sue difficoltà, una volta spento il computer, induce a rituffarsi nel mondo di Internet per starci il più a lungo possibile, per non dover affrontare il dolore e la sofferenza per i tempi in cui non si è connessi. 32 Per fare questo è necessario e urgente rimetterci a scuola, impegnarci in una formazione, assumere un atteggiamento di lifelong learning, di formazione permanente, di apprendimento continuo. Lo afferma il Rettor Maggiore, nella lettera 390 del 24 giugno 2005 ai Salesiani dal titolo: Con il coraggio di don Bosco nelle nuove frontiere della comunicazione sociale: “I mezzi di comunicazione sociale e la cultura che veicolano richiedono un notevole impegno formativo. Un primo compito è senza dubbio la formazione ad un uso critico dei mezzi di comunicazione sociale e quindi la formazione della coscienza […]Si richiede dunque la formazione ad un buono spirito di discernimento e, più ampiamente, una comprensione informata circa la natura dei mass-media, le tecniche da loro usate e l’impatto che esse hanno sui recettori. Diventa necessario inculcare il principio etico fondamentale, e cioè che la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone. Non basta essere buoni “consumatori” dei mezzi di comunicazione sociale. Bisogna saperli usare come strumenti di educazione e pastorale. Ciò 32

Cf. Kymberly S. YOUNG, Presi nella Rete. Intossicazione e dipendenza, Bologna, Calderini, 2000 [tit. or. Caught in the Net, New York, NY, John Wiley & Sons, 1998]. Secondo questa autrice, i principali fattori che facilitano e/o predispongono l’insorgere di disturbi correlati a Internet sono l’accessibilità e la gratificazione immediata che deriva dal fatto di poter soddisfare ogni bisogno nel minor tempo possibile; il controllo personale che la persona esercita sulle proprie attività in Rete; l’eccitazione e l’emozione che circondano ogni esperienza di navigazione. Tali fattori sono stati sintetizzati dalla stessa Young nel modello ACE (Accessibility, Control, Excitement).


richiede competenza e impiego dei vari strumenti; occorre anche capacità di integrare il messaggio educativo ed evangelico nella stessa cultura dei media. Ciò suppone non solo di conoscere bene le tecniche, ma di saper leggere in profondità l’attualità sociale e culturale.” 33 F

Parole come parabole Infine, un augurio di speranza. Che in questo contesto di passaggio in cui ci è dato vivere, possiamo non perdere l’entusiasmo, ma raccogliere in piena consapevolezza le sfide in atto, e trasmettere ai giovani e alle persone che si affidano a noi il coraggio e la gioia insiti nell’avventura in corso. C’è bisogno di educatori e di comunicatori che testimonino l’ebbrezza e la determinazione interiore per affrontare il mare aperto della trasformazione; che siano essi per primi uomini e donne di avventura; esploratori umili e perseveranti che sappiano fissare lo sguardo su una terraferma che resta però sempre futura, in avanti; che non posseggano sempre tutte le risposte, ma conoscano qualche segreto pratico e concreto per vivere senza troppa paura, e per continuare a fidarsi della rotta che di notte ci offre soltanto la stella polare. 8B

33

CHÁVEZ V.Pascual, Con il coraggio di don Bosco nelle nuove frontiere della comunicazione sociale, ACG 390, 24 giugno 2005.

Raccontiamoci la vita – 15 Gennaio 2009 – pag. 16


Raccontiamoci la vita  

Giornalino Ispettoriale nr.59 - 15 Gennaio 2009

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you