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15 Novembre 2008 - Anno VI - Nr. 57

Editoriale Parlare di Santi, in genere, equivale parlare di miracoli o di fatti straordinari che ne manifestano la ricchezza spirituale, non è così per Madre Morano e per la “devozione” che circonda questa figura. Durante la sua vita e negli anni dopo la sua morte la Beata Madre Morano ha affascinato più per la sua forte e carismatica personalità che per eventi straordinari pur presenti nella sua vita e anche dopo la sua morte. Nella lettera mortuaria che Suor Caterina Daghero inviò a tutto l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice il 26 Marzo 1908 per comunicare la morte della Morano così la definì: “Di cuore retto, di carattere franco e leale, di modi semplici e gioviali, accompagnati dalla parola persuasiva ed energica […]” e ancora, sempre nella stessa, Sr.Daghero la definisce: “Vera figlia di Don Bosco, ne comprese lo spirito, e lo diffuse con l’esempio e la parola […]”. Sono queste le caratteristiche che tutt’ora caratterizzano la “devozione” a Madre Morano in Sicilia e altrove e, il Centenario della morte, ce ne ha dato prova attraverso una serie di eventi che hanno messo in rilievo la sua personalità e la sua opera in terra sicula. Sicuramente M.Morano fu una donna che, tra la fine del 1800 e i primi del 1900, diede prova di un “femminismo” protagonista di cambi culturali, sociali ed ecclesiali. Ella capì che la società si rigenera a partire dalla donna e, per questo, si impegnò, soprattutto, nell’educazione culturale delle ragazze con la fondazione di scuole miranti alla formazione integrale della persona. Un altro ambito che la vide protagonista fu quello della catechesi, dove, su espresso mandato del Cardinale Francica Nava, Vescovo di Catania, si occupò dell’organizzazione della catechesi attraverso l’Opera dei Catechismi in diverse parrocchie della città, potremmo dire, in termini attuali, che fu responsabile dell’ufficio catechistico diocesano. Questi elementi forse, oggi, ci sembrano scontati ma non lo erano per una “donna”, “piemontese”, “suora” nella Sicilia di fine ‘800. Questa audacia profetica di Madre Morano caratterizza anche ora la presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sicilia che, sulle sue orme, non hanno paura di rispondere alle attuali sfide della società: l’impegno nella comunicazione, nell’accoglienza degli immigrati, nella preparazione al lavoro dei giovani, nella presenza nei quartieri di periferia delle grandi città, nella promozione culturale delle giovani donne, nell’annuncio della fede in diverse comunità parrocchiali, nella collaborazione con le diocesi e con altre congregazioni, ecc…sono tutti “modi” di vivere la “devozione” a Madre Morano (e ancor prima a Don Bosco e a Madre Mazzarello) non con “sentimentalismo”, ma con l’impegno serio a far risuonare il “Da mihi animas, coetera tolle” in questa terra “baciata dal sole”, ricca di cultura e tradizioni e “patria del cuore” di Madre Morano.

Raccontiamoci la vita – 15 Novembre 2008


commovente bellezza per l'unità e armonia di vita di cui ha dato testimonianza: una donna interamente donata a Dio e, per questo, interamente donata agli altri, qui in terra di Sicilia. L'esistenza di Maddalena Morano è bella per l'arte di costruire ponti di speranza nella linea dell'esperienza evangelica e carismatica. Stralcio da alcune sue parole.

In questo numero “straordinario” che esce in occasione della Festa della Beata Maddalena Morano vogliamo riportare i due discorsi che Madre Antonia Colombo ha voluto rivolgere alla Famiglia Salesiana di Sicilia in occasione della Commemorazione Centenaria della morte di M.Maddalena Morano. La lettura, la riflessione e l’impegno a cui ci stimolano questi testi saranno il modo migliore per dire il nostro Grazie a Sr.Antonia Colombo per i 12 anni del suo servizio all’Istituto. COMMEMORAZIONE CENTENARIA DI MADRE MADDALENA MORANO Catania, 30 marzo 2008 Sr. Antonia Colombo Ringrazio le autorità ecclesiastiche e civili qui presenti, gli organizzatori di questo spettacolo e coloro che ci ospitano nel Centro Culturale Le Ciminiere. Sono grata alle FMA della Sicilia di ieri e di oggi che, insieme ai nostri Fratelli salesiani e a tutta la Famiglia di don Bosco, hanno costruito la storia salesiana dell'isola. Quell'isola raggiunta con coraggio e amore da Madre Maddalena Morano, in cui Ella ha dato il meglio di sé e, 100 anni or sono, ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Ringrazio le comunità educanti: è con voi che siamo Insieme ... segno di speranza per i giovani e con i giovani. La loro attiva presenza qui testimonia la capacità di protagonismo nel farsi a loro volta portatori dei valori ricevuti, come in una parabola di comunione. Molte persone hanno tratteggiato la figura di Madre Morano in questo anno, particolarmente il 26 marzo scorso, data della sua morte. La sua grandezza è stata evidenziata con pennellate di luce da Giovanni Paolo II che l'ha proclamata beata. Di lei egli afferma che ha toccato vertici di

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Coraggio di scommettere su Gesù Osiamo scommettere su Gesù perché è anzitutto Lui che si fida di noi e ci viene incontro. Abbiamo celebrato da poco la sua Pasqua, il suo passaggio. È Lui il ponte su cui le nostre esistenze possono trovare significato. In Gesù facciamo l'esperienza di essere accolti da Dio, di saperci attesi dal suo amore, qualunque cosa accada (cf Spe Salvi n. 3). Dall'altra parte del ponte non c'è l'ignoto che può farci paura, ma un Padre con la braccia aperte, pronto ad accoglierci. Con Gesù possiamo attraversare il ponte dell'insicurezza, della solitudine, delle fragilità e meschinità quotidiane e ripartire ogni volta con la certezza che la nostra vita non cadrà nel vuoto, ma sarà raccolta da Qualcuno che custodisce con amore ogni suo istante. Come don Bosco, come Maria Domenica Mazzarello, Maddalena Morano aveva scommesso su Gesù, viveva come se vedesse l'invisibile. «In questa luce anche un presente faticoso - scrive Benedetto XVI - può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino» (Spe Salvi n. 1). In una terra lontana da quella di origine, Maddalena Morano non si sentiva sola. La sua vita era fortemente ancorata a Colui che le donava senso e speranza.

Nulla senza amore Quando si ha Qualcuno per cui esistere, tutto assume significato e valore. Il quotidiano diventa opportunità per vivere con intensità di amore il qui ed ora: l'unica possibilità che ci è offerta per guardare con fiducia all'avvenire. Facciamo parte di un grande sogno carico di futuro: possiamo consegnarlo ad altri semplicemente perché ci crediamo e perché gli diamo visibilità nel momento presente attraverso piccoli gesti che testimoniano un grande amore. Così faceva. così raccomandava Maddalena Morano. Vivere con amore significava per lei andare diritti


all'essenziale, non guardare né a destra né a sinistra. Avere un perché nell'esistenza rende comprensibili e accettabili quasi tutti i come. L'amore sostiene i sacrifici, alimenta la speranza, apre alla fiducia, al dialogo.

Carità con tutti, cordialità, spirito di unione Lo spirito di carità, cordialità e unione di cui parlava Maddalena Morano oggi si chiama spiritualità di comunione. Giovanni Paolo II 1"ha proposta a tutta la Chiesa come cammino per il nuovo millennio. Non possiamo essere ponti di speranza scavalcando gli altri, ma camminando con gli altri. Continuamente entra nella mia vita quella degli altri: in ciò che penso, faccio, dico ed opero. La nostra speranza è essenzialmente speranza anche per gli altri (cf Spe Salvi n.48). Facciamo parte della famiglia umana e, come Famiglia salesiana, condividiamo lo stesso carisma. Le nostre esistenze sono in profonda comunione tra loro. Costruire ponti di comunione e di dialogo impegna a donare fiducia, ad ospitare gli altri nella nostra vita, ad ascoltarli in profondità non solo in quello che dicono, ma anche in quello che non dicono, superando pregiudizi e barriere che impediscono di comprenderci e di accoglierci. Significa guardarli dal punto di vista di Dio, comunicare loro questo messaggio: «Tu sei importante perché sei amato/a da Dio». Madre Morano lo ha trasmesso con la sua opera di evangelizzazione e educazione, con tutta la vita. In una società spesso caratterizzata dalla concorrenza, lo spirito di comunione rende più umani ed evangelici, orienta ad unire le forze nella missione educativa, che don Bosco considerava 1'impresa più grande. Come Famiglia salesiana, come comunità educanti siamo una grande forza di comunione: un ponte su cui molti giovani e molte famiglie possono passare e trovare il coraggio e la gioia di vivere. di collaborare a una convivenza sociale rispettosa per tutti.

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Allarga il tuo cuore alla speranza Quale speranza poteva offrire una donna che giungeva dal continente senza conoscere la realtà in cui si inseriva? Madre Morano - avete cantato - ha messo nelle mani di molti giovani le armi della vita. E’ stata un segno di speranza in una realtà carica di problemi, ma anche ricca di bellezza, di cultura, di santità. I1 2008 è stato proclamato dall'ONU anno dell'intercultura. C'è bisogno che i popoli e le persone dialoghino, che si instauri una convivenza umana aperta all'accoglienza, al rispetto della dignità di ogni persona, alla solidarietà. Maddalena Morano non aveva studiato come inculturare il carisma salesiano e non conosceva la lingua siciliana, ma possedeva il linguaggio del cuore che tutti potevano intendere. Dinanzi a lei le diffidenze cadevano, i pregiudizi perdevano la loro forza, il positivo veniva potenziato. La speranza che offriva era quella che lei stessa viveva: un cuore abitato dalla presenza di Dio che sapeva farsi segno ed espressione del suo amore preveniente.. anche nelle situazioni più difficili dove altri si sarebbero arresi. In tal modo disponeva gli animi ad accogliere il presente come grazia e come opportunità di impegno per trasformarlo. Quest'anno ricorre il sessantesimo anniversario della proclamazione universale dei diritti della persona umana. Sulla scia di don Bosco, Maddalena Morano ha promosso con tutti i mezzi a sua disposizione i diritti dei poveri, delle/dei ragazzi, della donna in particolare. Attraverso la sua opera di evangelizzazione e le istituzioni educative a cui ha dato vita, li ha resi protagonisti di un futuro diverso. Un futuro abitato dalla speranza. E stato detto che il mondo apparterrà domani a chi avrà offerto una speranza più grande. Come Famiglia salesiana e come comunità educante condividiamo il sistema preventivo, il sistema dell'amore centrato in Gesù e nel valore inalienabile della persona umana: abbiamo quindi una grande speranza da offrire ai giovani in un tempo di emergenza educativa. Ma occorre che insieme, nella Chiesa, in rete con le istituzioni educative del territorio, abbiamo nel cuore la speranza che vogliamo comunicare. Il luogo in cui ci troviamo - Le Ciminiere - è suggestivo per ciò che evoca. Le ciminiere sono infatti sfiatatoi che indicano la presenza del fuoco. La nostra missione di educatrici ed educatori che condividono la spiritualità salesiana sarà efficace se, come Maddalena Morano, saremo segni e testimoni del fuoco


che arde nei nostri cuori, della passione del da mihi animas cetera tolle che alimentano una speranza e un amore più grandi. Continuiamo la festa della Famiglia salesiana in questa terra sicula con rinnovata consapevolezza della missione che Dio ci affida. Madre Maddalena Morano cammina con noi!

"Fate quello che egli vi dirà" è l'unica parola di Maria che i vangeli ci riferiscono come indirizzata a noi. È dunque un testamento spirituale. La forza di questa parola nasce in Maria dall'esperienza personale. In lei il credere e l'obbedire sono atteggiamenti di vita. È diventata madre perché ha creduto alla parola dell'angelo. Esperta nel fidarsi della Parola, può ora aiutare gli altri a fare altrettanto. L'episodio delle nozze celebrate a Cana mi offre l'opportunità di sottolineare alcune dimensioni presenti nella vita di Maddalena Morano e che sono fondamentali nell'esistenza di ogni cristiano.

MARIA MADRE E AIUTO NEL SERVIZIO ALLA COMUNIONE E ALLA GIOIA Catania, 29 marzo Parrocchia Maria SS.ma dell'Aiuto Suor Antonia Colombo Ci troviamo nella parrocchia che ha conosciuto i dialoghi di amore della beata Maddalena Morano con Maria Ausiliatrice. Da questo dialogo scaturiscono i suoi richiami gioiosi a guardare a Maria, ad imitarla, ad affidarsi alla sua intercessione.

- Il discernimento. Con l'intelligenza del cuore Maria scorge il bisogno degli sposi prima che essi lo esprimano come disagio. La visione di Maria è quella del colpo d'occhio che sa focalizzare immediatamente quello che c'è e quello che manca sulla mensa degli sposi: "Non hanno più vino", dice a Gesù. Lo spirito contemplativo, che caratterizza la vita di Maria, le permette di discernere, ossia di creare sintesi facendo memoria, ponendo a confronto elementi, avvenimenti, intuizioni, esperienze. Il discernimento evidenzia la dimensione mistica della vita di ognuno di noi. Esso richiede la disponibilità a lasciarci convertire dallo Spirito per essere da lui abilitati alla lettura credente della realtà, a scelte evangeliche coerenti.

Sono richiami umili, che non hanno alcuna pretesa se non quella di creare coinvolgimento. partecipazione. Essi indicano l'assimilazione vitale del sistema preventivo di don Bosco e l'atmosfera mariana che si viveva a Mornese e a Nizza. Maddalena parlava di Maria specialmente alla buona notte, mostrandola come ausiliatrice, presenza insostituibile nella missione educativa, madre attenta e preveniente che ha cura di tutti i suoi figli e figlie e provvede loro ciò che manca.

Venendo in terra di Sicilia, ricca di Dio e del carisma salesiano, Maddalena Morano si interroga, coglie la situazione, si muove all'azione in docile ascolto della parola di Gesù.

Davanti all'urna che conserva una reliquia di Madre Maddalena Morano, al termine di questa veglia di preghiera vogliamo ricordare, nella forma familiare della buona notte, l'amore preveniente di Maria, la sua sollecitudine nel servizio, nel creare comunione, nel valorizzare ogni persona, nell'orientare a Gesù.

Dinanzi alla complessità odierna, quale testimonianza credente possiamo offrire e quali spazi si aprono per la missione di evangelizzare educando? Abbiamo bisogno, come Maria, di rivolgerci a Gesù con volto implorante e fiducioso per indicare la mancanza di vino.

Lo facciamo contemplando l'icona di Cana (cf Gv 2,1-12).

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- II coordinamento per la comunione. Maria non provvede direttamente alla mancanza di


vino; semplicemente la pone in rilievo con una intercessione discreta ed essenziale. Non domanda nulla: si consegna totalmente a Gesù con fiducia. Dinanzi alla risposta enigmatica del Figlio, non cerca di comprendere a tutti i costi, ma ha la certezza che Egli in qualche modo interverrà. Alla scuola di Gesù, Maria ha imparato ad affidarsi alla volontà di Dio. Gesù è la via; Maria la indica. Conosce la strada per esperienza personale, per questo può aiutare gli altri a percorrerla, suscitando il loro coinvolgimento. Lei coordina. Alla festa della vita tutti devono contribuire, integrando i servizi: riempire le giare, portarle al maestro. Alla trasformazione dell'acqua in vino penserà Gesù.

I momenti di difficoltà non scoraggiano Maddalena Morano. Si fa siciliana tra i siciliani, si inserisce con intelligenza nel cammino della Chiesa locale, attiva il coordinamento di tutte le forze di bene e si abbandona fiduciosa alla Provvidenza. Tutti nella comunità ecclesiale abbiamo qualcosa da offrire e da integrare con l'apporto diversificato delle diverse vocazioni. Dove c'è Maria, là c'è la comunione, la valorizzazione delle risorse e l'aiuto a coordinarle per generare speranza. - Il servizio alla vita e alla gioia. Le anfore vuote poste in disparte vengono richiamate alla loro funzione di essere portatrici di acqua, ad una vocazione di servizio. Ogni vocazione è sempre, misteriosamente, vocazione a prendere parte in modo personale, spesso anche costoso e sofferto, al ministero della salvezza. È una chiamata a servire che culmina nella scoperta della nostra vera identità. Ma occorre superare le tentazioni dell'individualismo, considerare il servizio come manifestazione di libertà e orizzonte per relazioni interpersonali reciprocamente arricchenti, alimentare la speranza di un mondo nuovo nel quale abbia posto un'autentica cultura della vita. Per Maddalena Morano non c'erano persone inutili, non ragazze perdute. Tutte avevano qualcosa da offrire. Per tutte c'era la gioia del vino nuovo. Anche il gesto più ordinario

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diventava segno ed espressione dell'amore con cui Dio ama ogni sua creatura e si china su di lei. L'educazione, a partire dalla donna solitamente più emarginata, rappresentava una concreta speranza di vita e di amore. Alla scuola di Maria ricomprendiamo il vero umanesimo e l'importanza di genuine relazioni per lo sviluppo armonico delle persone, anche in situazioni a rischio. Come comunità ecclesiale siamo chiamate a prolungare la missione materna di Maria, ad essere ausiliatrici tra le giovani generazioni in un tempo di forte emergenza educativa, come ha dichiarato più volte Benedetto XVI. Potremo farlo se rinnoviamo la passione per Dio e per l'umanità; se osiamo proporre ai giovani l'ideale della comunione che aiuta a superare pregiudizi, diffidenze, estraneità, che libera e potenzia le risorse rendendole disponibili per un servizio alla vita e alla gioia. A Cana c'era la madre di Gesù. E avvenne il miracolo. Chiediamo che anche oggi lei sieda con noi a mensa, sia presente nelle nostre comunità, nei luoghi della missione. Si rinnoverà allora il miracolo dell'acqua cambiata in vino: il miracolo della comunione e della solidarietà, vie che costruiscono nuovi rapporti per un mondo di speranza e di pace. Con la beata Maddalena Morano che nel 1899 aprì presso questa parrocchia l'oratorio e iniziò l'opera dei catechismi che si sarebbe estesa a tutta la città, invochiamo S. Maria dell'Aiuto: Stella maris, madre della speranza e dell'amore, prega per noi!


L’ ABC della FAMIGLIA

F come Festa

E’ tempo di festa: questo è il tema sul quale vogliamo offrire il nostro contributo e le nostre riflessioni. Nella vita familiare il tempo della festa è una risorsa decisiva, è un’opportunità forte per rinvigorire le relazioni e i legami. La nostra riflessione, tuttavia, deve tenere conto del nesso che intercorre tra la famiglia, il lavoro e la festa, poiché il “tempo della festa e della famiglia”, nella società odierna, è pesantemente condizionato e schiacciato dal “tempo del lavoro”. E sufficiente, infatti, soffermarsi per un istante e pensare alle incombenze quotidiane che attanagliano la vita di ciascuno di noi, sia in campo lavorativo sia sociale, per rendersi immediatamente conto di quanto si siano ridotte le occasioni in cui poter far festa. Intendiamoci, le giornate segnate in “rosso” nel calendario sono sempre uguali, le festività sono sempre quelle, ma la freneticità della vita ci impedisce spesso di far festa. Assorti nei pensieri e nelle preoccupazioni che ci portiamo dentro, e che spesso trasferiamo su chi ci sta accanto, costantemente alle prese con la casa, il lavoro, i figli approfittiamo delle feste per riposarci oppure per fare quei lavori domestici che non siamo riusciti a realizzare durante l’intera settimana. Chi di noi non ha pensato almeno per una volta: “che bello domani è festa dormirò di più” oppure “domani è festa approfitterò per fare quella tale cosa che rimando da troppo tempo”? Difficilmente ponderiamo “domani è festa … organizzerò qualcosa con la mia famiglia … giocherò di più con i miei figli … farò una passeggiata con … donerò attenzione a chi non può far festa…”. Tutto questo non perché non vogliamo farlo, ma semplicemente perché il quotidiano ci impegna talmente tanto da farci perdere l’entusiasmo … proprio quello che da bambini ci faceva avere tanta energia e voglia di fare! La difficoltà, purtroppo, consiste nel conciliare la propria vita familiare con quella lavorativa. Un esempio su tutti: nella nostra città si lavora anche la domenica! Ed ecco che, ancora una volta, il “sistema” nel quale viviamo e il lavoro finiscono per ledere la qualità della vita, sia quella dei lavoratori sia

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quella dei familiari che si trovano per necessità ad affrontare la festa senza la persona cara. Ecco dunque come quello che doveva essere il giorno da dedicare alla famiglia, alla festa, viene spesso tramutato in un giorno qualunque. Il tempo della festa viene assimilato al “tempo libero”, al “tempo vuoto” da riempire, magari per fare shopping. La domenica è il giorno della gratuità e del dono e deve essere svincolato alla logica dominante del guadagno, del consumismo e al tempo della festa come “tempo del centro commerciale”. “Bisogna invece ritrovare il valore della domenica in tutta la sua ricchezza, come tempo dell’incontro fecondo con Dio e con gli uomini: un tempo festivo che irradia e pervade tutto il tempo settimanale”. Nella vita familiare il lavoro e la festa sono ambedue importanti, ma sono momenti che vanno inseriti all’interno di una scansione temporale ben precisa. Il rischio, come afferma il prof. Adriano Fabris, è chiaramente quello “di perdere il significato, sia del lavoro, sia della festa, di essere analfabeti in questi due ambiti, e di dover di nuovo imparare che cosa significa davvero lavorare, che cosa significa davvero fare festa. Sarebbe dunque necessario recuperare il vero e proprio ritmo che scandisce questi due modi del nostro vivere”. Non dimentichiamo, però, che è tempo di festa anche per il Noi della coppia! Nella sua realtà esistenziale, la coppia deve ritagliare e salvaguardare con fermezza, anche in contingenze negative, momenti per far festa, per gioire di quello che ha, per condividere le fatiche e per risvegliare i sogni. Il tempo autentico della festa, per certi versi, è il “carburante” della vita di una coppia, non trascuriamolo! A volte basta davvero poco: il tempo della festa può essere anche una lieve carezza. Rinnoviamo quotidianamente la gioia e l’allegria che hanno contrassegnato il giorno del nostro matrimonio. Rendiamo la nostra vita di coppia un dolce sottofondo musicale al caos giornaliero delle incombenze di un mondo che non sa più rallentare ma solo correre verso una meta indefinita. Ci piace concludere questa nostra riflessione riportando le parole del prof. Fabris: “i cristiani


sono coloro, infatti, che sanno vivere la festa, che la sanno vivere davvero, e che sono capaci di rapportarsi al creato, di contemplarlo e di goderlo come se esso tutto fosse una festa e un’occasione di festa. I cristiani, in altre parole, sono coloro che vivono festosamente la festa. Questo è ciò che possiamo sperimentare, questo è ciò che possiamo comunicare”. Daniele e Tindara D’Orazio Ist. “Don Bosco”- Messina

Dicembre 6-7 MGS: Consulta regionale 13-14 MGS: FORMA…GIO 14 Ex/CT-PA: Celebrazione Centenario Ass.

Notizie di famiglia h Vivono già nell’abbraccio del Padre:

SITI UTILI

Sr. Veneranda D’Urso

PER APPROFONDIRE

9 9 9 9 9

• www.progettoculturale.it • www.dbconvegnoverona.it

Agenda…

Il fratello di Sr.Michelina Anzalone La sorella di Sr.Giuseppina Pittalà Il fratello di Sr.Carmelina Oliva La sorella di Sr.Teresa Di Fini Il fratello di Sr.Giuseppina Consolo

Scrivici …FMA

Novembre 15: Conclusione del Capitolo Generale FMA 18-19: Consiglio Ispettoriale 24: Incontro Cons.resid e resp.Comunicazione 24-27: Visita ispettoriale (Alì Terme) 28-29: Visita ispettoriale (ME Bisconte) 29-30: Formazione FMA (16-40 anni prof.) Dicembre 1-3: Incontro Direttrici ed econome 4-6: Visita ispettoriale (ME Valle) 6-8: Formazione FMA (1-15 anni prof.) 8: Voti perpetui di Sr.Ausilia Mendola 9-10: Visita ispettoriale (Gela) 11-12: Visita ispettoriale (Palagonia) 12-14: Formazione FMA (41 anni in su…) 15: Incontro Cons.resid e resp.Comunicazione

…Famiglia Salesiana

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Raccontiamoci la vita  

Giornalino Ispettoriale nr.57 - 13 Novembre 2008