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Confluenze esperienze di pesca a mosca

Anno 1 - n.2 marzo 2013

www.confluenze.com


Coordinatore Rivista online

Natalino Costa Coordinatore Pubblicità per l’Italia

Marco Feliciani Coordinatore Pubblicità per l’estero e web master

Massimiliano Lo Faro Coordinatore Relazioni Italia/estero

Pino Messina Coordinatore Immagine

Corrado Corradini

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CONFLUENZE Esperienze di pesca a mosca

Foto di copertina: Rivalità, di Corrado corradini

Cogli l’attimo

Non so per voi, ma il mio letargo di pesca è terminato. Sono riuscito a rimanere a digiuno per mesi evitando anche le scorrerie nei laghetti, dove non vado per evitare incomprensibili discussioni con pescatori ecclettici e multi tecnici, che con mille espedienti e risorse, riescono a compiere cospicue catture. Soffro, ho la febbre dello spazio, non accetto condivisioni strette con altri pescatori, non accetto sfide irrispettose e quindi, preferisco rimanere nel mio buco, a casa mia. Per me le trote pronto pesca dei laghetti, sono esattamente uguali a quelle dei no kill di tutte le altre acque, da rispettare! Bene, ribadito un mio concetto basilare, è tempo di tornare a pescare, di tornare in acqua. Mi preparo, raccolgo i miei cocci sparsi, recupero le mosche invernali, prendo la dieci all’ultimo grido e m’involo verso il fiume. Che fortuna, la giornata è perfetta e il poco sole che filtra tra le nuvole, mi convince che sarà anche propizia. Pesco un po’, ma mi sembra di essere in quarantena, non c’è in giro nessuno e non c’è nemmeno l’ombra di un pesce. Ecco l’acquerugiola e dopo tutto questo silenzio assenso, quest’altro supporto insperato mi rincuora perché dicono che favorisca le bollate. Sarà, ma dopo un’altra mezz’ora, l’ulteriore supplizio non porta segni di cambiamento. Lancio, in effetti mi diverto anche solo a lanciare, provo …, acque basse, chiare, perfette, pioggia fine, temperatura piacevole, … mancano solo pesci e catture. Eppure quando ho iniziato, ero convinto che fosse una buona giornata! Cambia la pioggia, da meno fitta e fine a più rada ma con gocce pesanti. L’acqua si ravviva e m’illudo di essere di fronte a migliaia di bollate. Continuo, ho perso attenzione e concentrazione, ora lancio più svogliatamente, in scioltezza, guardando anche il paesaggio, fischiettando, canticchiando per corrompere e confondere il rododentro, per consolarmi. Belle piane, sassi che affiorano, una bella emergente volta quasi a spent che imita molto ciò che scorgo passare a fior d’acqua e per non annoiarmi nella solitudine, sfodero anche una telefonata mentre improvvisamente e con estrema sorpresa, una bestia rompe l’incantesimo afferrando la mia im3 Confluenze

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palpabile esca. La mia mosca scompare, … telefono, … coda, una breve ma intensa tensione, un salto e poi tutto si rilassa … Rimango allibito, paralizzato, l’ho vista, l’ho vista emergere dall’acqua in tutto il suo splendore, è stato un attimo, un attimo … fuggente. Guardo il luogo del misfatto, osservo la mia mano, mi specchio nell’acqua e m’insulto. Un’unica occasione e che occasione, … grossa, viva, da copertina! Mi siedo su una sporgenza a scontare la mia pena, guardo l’orologio e anche se il tempo non è scaduto decido di finire. Risalgo, ritorno, levo gli scarponi ed i wader, mi siedo in macchina e mi rilasso, … mentre … la mia mosca scorre leggera davanti a me sulla superficie di questo fiume. E’ una giornata negativa, ma queste piane magnifiche rotte da qualche sasso possono riservare estreme sorprese. Ho persino spento il cellulare, presto la massima attenzione, non voglio perdere nessun minimo dettaglio per una possibile cattura! Guardo il mio artificiale che passa in una correntina provocata da un ramo semisommerso e proprio dove ho un sospetto, si rompe violentemente la superficie con la mia mosca che viene ancora risucchiata da una “bestia”. Ferro d’istinto e la tensione si propaga sulla coda e poi sulla canna. Non posso perdere questo pesce, lo seguo con lo sguardo, lo studio, lo controllo, lo accompagno camminando in acqua e lo convinco, spiaggiandolo, mentre ancora si batte violentemente per la sua libertà. Dieci minuti per questa mia soddisfazione, trenta secondi per le foto e una bellissima fario di oltre sessanta centimetri, perfetta, riprende la sua normale vita. <Nat,Nat, … oooh!> … <Ma guarda chi c’è!> non lo vedo da anni e proprio ora che ho rilasciato il pesce appare lui, … non poteva arrivare cinque minuti fa che mi avrebbe visto? <Com’è andata?> Non mi faccio fare altre domande, estraggo la digitale, l’accendo, pigio il play per rivedere le foto, … ma non c’è nessuna immagine. Il mio amico mi guarda commentando con:< … cose che capitano anche ai migliori.> Ci rimango male, la digitale la so usare, la memoria c’è, eppure non c’è nessun ricordo, eppure quel pesce l’ho preso, l’ho toccato, fotografato … da … dall’interno di una macchina, vestito da viaggio, senza nessuna attrezzatura? Qualche cosa non torna, non mi convince. Ricordo di aver avuto due mangiate, una imperfetta e distratta, l’altra voluta e vinta. Vuoi dire che il desiderio di rimediare alla prima disfatta mi abbia fatto rivivere lo stesso episodio per correggere le mie mancanze? Può essere, tante volte mi è capitato veramente di ripensare ai miei comportamenti dopo una scoppola e quante volte ho rivalutato il senno di poi, ma i replay virtuali capitano solo nei film. Un sogno, un bel sogno è quello che mi rimane, il bel sogno di chi si pente, di chi cerca di rimediare quando è troppo tardi, di tanti pescatori come me, che spesso in pesca si distraggono. Purtroppo le occasioni possono essere uniche, irripetibili, irrimediabili e quindi mai perdere anche l’occasione di ricordarci una frase essenziale: carpe diem, cogli l’attimo, quello vero, reale! Natalino Costa

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Confluenze esperienze di pesca a mosca

ANNO 01 N.째02 marzo - aprile

PRESENTA:

Le Primizie

Testo di Andrea Modesti Fotografie di Roberto Facchinetti

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PESCA AL SALMONE IN NORVEGIA:

IL FIUME GAULA (Parte II)

Di Francesco Fedeli

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NOTHING FLIES: le mosche del nulla o fatte con il nulla!

Testo di Marco Feliciani Foto di Corrado Corradini

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SENZA SPECCHIO... Di Corrado Corradini

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Mera Di Angelo Codecasa

BUCKTAIL FOREVER 2 Di Antonio Rinaldin

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Odio e amore: Permit fishing in Ascension Bay

Di Tiziano Rizzotto

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Voglia di ... sedge Di Pierangelo Grillo

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Confluenze esperienze di pesca a mosca

Hanno collaborato per la realizzazione di questo numero: Andrea Modesti Nasce a Milano nel luglio del 1980 e all'età di sei anni, ha il suo primo incontro con la pesca. Fino al periodo universitario calca i Navigli lombardi, il Ticino e l'Adda, poi inizia a frequentare anche il Bacino del Brembo e del Serio. Nel 2005 si laurea in Biologia con una tesi sulla gestione delle popolazioni di Trota Marmorata del Fiume Adda. Oggi lavora con Biologo per l’Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste, ma la sua passione lo porta sempre a tornare ra fare visita ai "suoi Fiumi".

Pierangelo Grillo Nato 56 anni fa a Biella, . Fa parte del club pescatori a mosca “Thymallus Aurora” di Biella e del Club Pescatori Sportivi di Novara. Socio e revisore dei conti dell’I.F.T.A. Inizia a costruire mosche artificiali quando capisce che catturare i pesci con le proprie imitazioni, procura un appagamento totale. Frequenta principalmente i fiumi della sua Provincia, il Cervo e l’Elvo ed i torrenti della Valle d’Aosta.

Antonio Rinaldin Eredita dal padre la passione per la pesca. All’inizio degli anni ottanta si avvicina alla pesca a mosca grazie all’amico Marco Feliciani. Da subito si innamora di questo mondo, della pesca, ma in particolare della costruzione, realizzando mosche di ogni tipo e misura, per la pesca in acqua dolce e in mare. E’ socio del Fly Angling Club di Milano.

Marco Feliciani E’ nato nel 1959 a Milano, padre di tre figli, Giulia, Giovanni e Luciano, convive da anni con Antonella. Fin da bambino conobbe la pesca a mosca alla quale si dedicò completamente nel 1977: fu amore a prima vista e da allora praticò solo questa meravigliosa tecnica. Attualmente è presidente del FLY ANGLING CLUB di Milano, è sicuramente uno dei più quotati fly tyers Italiani. Da anni collabora con le migliori riviste di pesca a mosca.

Altri collaboratori: Pino Savino - Roberto Facchinetti - Osvaldo Gilli - Canepari Albino

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Francesco Fedeli Invitato dal redattore Natalino Costa non mi sono fatto troppo pregare per decidere di collaborare con la nuova rivista on line ‘confluenze’, con l’intento di divulgare anche presso i pescatori italiani la pesca a mosca del salmone atlantico. Il mio apporto a questa nuova avventura editoriale si comporrà di articoli tecnici ed altri con proposte di itinerari di pesca, nel tentativo di fornire ai lettori tutti gli elementi utili ed i miei suggerimenti (frutto delle mie esperienze personali) per organizzare i propri viaggi di pesca.

Tiziano Rizzotto Pescatore a mosca da sempre, è stato l’anima del periodo d’oro dei moschisti milanesi di via Teodosio a Milano negli anni 80/90, periodo in cui era titolare anche di un negozio. Dalle sue mani nacquero parecchie mosche. La più famosa e conosciuta è la Moncler, tutt’oggi ancora micidiale in certe situazioni. Ha pescato un po’ in tutto il mondo e da vent’anni, si dedica all’organizzazione di viaggi di pesca nel suo lodge di Punta Allen, in Mexico, paradiso dei Permit.

Angelo Codecasa Si appassiona alla pesca sin dalla prima infanzia. Passando per le tecniche tradizionali si avvicina alla pesca a mosca nel 2003. Lo stimolo intenso lo porta a sperimentare varie tecniche al punto che ogni pesce in ogni ambiente diventa insidiabile con le imitazioni che lui stesso realizza passando ore ed ore al morsetto. Negli ultimi anni é autore di alcuni articoli pubblicati su riviste del settore e, come referente tecnico di costruzione, conduce i corsi di dressing.

Corrado Corradini Ha fatto il fotografo per passione e come professione per otto anni poi, per caso, è entrato in contatto con il meraviglioso universo della pesca a Mosca. È' stato un " colpo di fulmine ". Si sta parlando di una trentina di anni fa, oggi, in maniera certamente più matura ed equilibrata, vive parallelamente l'amore per la pesca e per la fotografia in funzione alla sua duplice esperienza.

Natalino Costa Nato a Lodi, nella pianura lombarda delle rogge, delle risorgive, dei canali e dell’Adda, risiede ed è sposato con Grazia dalla quale ha avuto due figli. Passata, spinning e poi mosca, l’escalation, della sua pesca. Dal 1983 la scoperta della pesca a mosca che ha poi cambiato non poco le sue abitudini e le sue passioni. Nel 2004 ha formato il gruppo di redazione che per otto anni ha curato la pubblicazione di Fly Fishing.

Max Lo Faro

La pesca a mosca è per lui, più che uno svago o un lavoro, un vero e proprio stile di vita. Nato nel Friuli nel “73”, per motivi professionali, vive in Austria da più di 15 anni. Le sue esperienze di pesca, hanno varcato spesso i confini europei, partendo dai grandi fiumi dell’Argentina, fino ai fiumi del Nord come il Mörrum in Svezia, passando attraverso le flat delle Bahamas, ma il suo cuore rimane per i fiumi nostrani ricchi di trote e temoli. 9 Confluenze

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Effimere, foto di Natalino Costa

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Le Primizie Testo di Andrea Modesti Fotografie di Roberto Facchinetti E così ci risiamo, l’apertura della Trota idealmente segna anche la riapertura delle danze. E’ vero, molti non hanno smesso di frequentare le rive dei grandi fiumi del piano neanche per un momento alla ricerca di qualche Temolo che purtroppo sempre più spesso si fa lungamente attendere invano, ma la riapertura della pesca alla trota rappresenta ufficialmente l’inizio della stagione alieutica di ogni pescatore a mosca che si rispetti. Se l’emozione che scalda il nostro cuore ci dona sensazioni estive, esplosione di vita e voglia di tornare a percorrere chilometri lungo torrenti, fiumi e perché no qualche lago alpino, è però vero che la natura è ancora avvolta da una leggera nebbia di torpore.

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fiume Adda a sud di Lodi

Le acque di torrenti e fiumi sono ancora fredde e ancor più lo saranno con la fusione delle prime nevi, l’aria del mattino e della sera è ancora in grado di regalare spettacolari dipinti di candido ghiaccio, concedendo alla terra fredda timidi soffi tiepidi solamente nelle ore più centrali della giornata. I ciprinidi indugiano nell’abbandonare le acque più profonde e calde e con essi insetti e macroinvertebrati ancora si cullano nascosti tra i ciottoli del fondale. Cosa fare? Come potremo tradire ed ingannare le placide trote che ancora si attardano, riposando dalle fatiche riproduttive ed in attesa dell’imminente risveglio di potenziali 15 Confluenze

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prede, tra grossi massi e fondali profondi? I Plecotteri, tipici abitanti delle rapide e gelide acque montane, sono ancora lontani dallâ&#x20AC;&#x2122;involarsi in attesa che le piogge di Aprile ed il sole di Maggio innalzino definitivamente le temperature giornaliere al di sopra dei 10 gradi centigradi. I tricotteri sono troppo indaffarati nel rinchiudersi nei propri bozzoli, pronti a regalare al mondo lo spettacolare fenomeno della metamorfosi. Gli imenotteri (Api, Vespe, Bombi) attendono i primi boccioli ove tuffarsi avidi alla ricerca di nettare e cosĂŹ la moltitudine di Coleotteri (Coccinelle, Maggiolini), Ortotteri (Grilli, Cavalette) ed Eterotteri (Cimici, Cicadellidi) ancora riposano nelle loro

due larve di Baetis: a sinistra una femmina con le pteroteche scure e dunque pronta per la metamorfosi a subimmagine, a destra un maschio riconoscibile per gli occhi molto piĂš grandi.

larva di Serratella riconoscibile per la posizione dors delle lamelle bran o-addominale chiali e per la stria tura bianca e nera dente sulle sei za ben evimpe.

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forme larvali oppure svernano negli anfratti delle nostre case. Non rimane dunque che un unico ordine su cui contare: gli Efemerotteri. Indiscusse regine delle fredde giornate di fine inverno, alcune specie di questo ordine affrontano impavide le gelide giornate di Febbraio ed inizio Marzo, sempre pronte ad involarsi pattinando leggere sulle lente acque dei grandi fiumi. In particolare Baetis e Serratella (ex Ephemerella) rappresentano le due specie di più facile rinvenimento, sia per la loro ubiquitarietà (sono presenti nella maggior parte delle acque, anche quelle sensibilmente inquinate) sia per il caratteristico ciclo biologico polivoltino (più generazioni all’anno – in particolare Baetis).

ache.

ri tenui e le ali op

mmina dai colo agine di Baetis fe

subimm

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fiume Drava a Greifenburg


subimmagine di Baetis maschio dai colori tenui e le ali opache

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Essendo animali eterotermi, nel periodo febbraio-marzo presenteranno sub-immagini ed immagini di dimensioni ridotte (5-10 mm). Le colorazioni delle femmine sono tenui con i classici colori di base marrone che vanno dalle tonalità chiare (nocciola) sino alle più scure oppure di base “oliva” con colorazioni dal verde sino al blu metallico. I maschi sono dimensionalmente più piccoli (un paio di millimetri), con colori simili ma piú vivaci e con occhi vistosamente piú grossi di colore generalmente rosso. Non di rado alcune specie presentano occhi color giallo. Sempre a causa della loro eterotermia, le schiuse tenderanno ad avvenire nelle ore centrali della giornata e comunque nei momenti più caldi così da favorire il metabolismo e le funzioni vitali. Agli Efemerotteri si affiancano i Ditteri (Zanzare, Chironomidi, Tafani, Mosche) ed in particolare la famiglia dei Chironomidae riveste un ruolo a volte strategico nell’addescamento di inizio stagione. I Chironomidi sono piccoli insetti lunghi pochi millimetri (meno di 5 mm) ed estremamente esili, con corpo generalmente nero e delicate ali bianche (in numero di due – da qui il nome dell’ordine “Ditteri”). Non mi dilungherei oltre nella descrizione di tale insetto, lasciando ai colleghi dei dressing l’eventuale illustrazione di qualche imitazione. Di certo però i Chironomidi sono in grado di regalare schiuse di portata eccezionale, in grado a volte di coprire le sponde di un leggero velo di esuvie scure. L’abbondanza dunque di queste prede può a volte rappresentare una facile opportunità alimentare per il pesce (per la creazione di immagini di ricerca), soprattutto nel letargico periodo invernale.

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fiume Soca tra Bovec e Zaga


subimmagine mas chio di Baetis ne ll'atto dell'ultima immagine, si notin muta per il definiti o i colori molto pi vo passaggio ad 첫 accesi e le ali tr asparenti.

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fiume Idrica

Sarebbero tanti gli argomenti da affrontare, le curiosità da sviscerare, i concetti fondamentali su cui poggia l’entomologia ed i segreti del comportamento animale (etologia) a volte estremamente utili quanto affascinanti … ma sono pescatore anch’io e adesso il pensiero va al fiume, ai riflessi accecanti dei pallidi raggi di un sole primaverile, allo schiocco delle prime bollate, alle polvere d’acqua che rapida esplode dal nerbo centrale della coda che s’invola dall’acqua, ci sorpassa, indietreggia, si ferma per attimi che sembrano minuti e poi rapida scatta in avanti stendendosi lenta di nuovo in quel punto, … e chi mi darebbe retta? Larva … ninfa … neanide … sub-immagine … immagine … immagine di ricerca … … abbiamo tempo … adesso stivali, canna, gilet, due mosche e cappello … c’è tutto … Io vado, alla prossima!!


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Fiume Thurso, foto di Francesco Fedeli

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PESCA AL SALMONE IN NORVEGIA:

IL FIUME GAULA (Parte II*)

In questa seconda parte dell’articolo svolgerò una breve panoramica sulle sezioni in cui, per comodità descrittiva, ho ritenuto di suddividere il fiume, per soffermarmi poi sulla pesca in senso stretto e sull’organizzazione del viaggio. Le sezioni del fiume: 1) A valle del Gaulfossen Il fiume Gaula incontra a circa due terzi del suo corso verso il mare, all’altezza del paese di Hovin, un imponente ostacolo naturale che influenza notevolmente la migrazione dei salmoni e contestualmente anche la pesca: il Gaulfossen. Tale ostacolo consiste in un solco scavato dalle linfe nella roccia viva (un vero canyon) della lunghezza di diverse centinaia di metri, dove l’acqua acquista grande velocità a causa dell’esigua dimensione di questo canale e del notevole dislivello che compie in breve distanza. Con una portata d’acqua superiore ai 170 – 180 metri cubi al secondo tale ostacolo costituisce una barriera insormontabile per i salmoni, specialmente quando la temperatura dell’acqua è inferiore ai 7 – 8 gradi. Ciò comporta che ad inizio stagione, quando l’acqua del Gaula risente dello scioglimento delle nevi, che determina basse temperature delle sue linfe, ovvero in occasione di piene anche non particolarmente significative, i pesci non sono in grado di raggiungere la parte di fiume posta a monte del Gaulfossen. In tali circostanze, quindi, risulteranno particolarmente produttive solo le sezioni del fiume ubicate a valle di tale ostacolo, dove i salmoni, che hanno già intrapreso la risalita dal mare, tenderanno letteralmente ad ammassarsi uno sull’altro. Difatti la beat in assoluto più produttiva (e la più costosa) di tutta la Norvegia è quella posta immediatamente a valle del canyon, dove il fiume genera una grande buca profonda e tranquilla e dove i salmoni sono obbligati a sostare, in attesa dell’arrivo delle condizioni favorevoli per oltrepassare l’ostacolo. 25 Confluenze

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* L’articolo “L’oro della Norvegia: Il fiume Guala, Prima parte”, può essere letto nel sito di Confluenze


Tale attesa può durare minuti, ore, giorni o settimane, a seconda delle condizioni dell’acqua, e sono intuibili le possibilità di cattura di chi ha l’opportunità di pescare su tale ‘ben di Dio’, quando i pesci non trovano le condizioni favorevoli per proseguire la risalita. Non è possibile prevedere quando la temperatura dell’acqua e la portata del fiume siano tali da consentire il passaggio dei salmoni attraverso questo canale, ma con buona regolarità durante le prime settimane di giugno la maggior parte delle catture avviene nelle beat poste a valle del Gaulfossen sino alla foce in mare. Statisticamente verso la metà di maggio vengono scorti i primi salmoni transitare attraverso tale barriera naturale, ma sovente si tratta solo delle prime avanguardie, che colgono delle fugaci finestre di condizioni d’acqua favorevoli, che magari fanno seguito a giornate più fresche che interrompono solo temporaneamente lo scioglimento delle nevi. Nelle ultime quattro stagioni hanno iniziato ad essere catturati con regolarità dei salmoni a monte del Gaulfossen verso la metà di giugno nel 2009, intorno a fine mese nel 2010, ad inizio giugno nel 2011 e nel 2012 solo durante la seconda settimana di luglio. E’ evidente, quindi, che nella primissima parte della stagione (inizio – metà giugno) accedere a tratti di fiume ubicati a valle di questo ostacolo significa avere maggiori garanzie della presenza di qualche pesce a cui mostrare le nostre insidie. La aree di pesca che si trovano in questa porzione bassa di fiume sono (da valle verso monte): Melhus, Kval, Lundamo e Hovin. In questa sezione, a fianco di beat private o inserite in rotazioni (molto produttive quelle offerte dalla Laxa), v’è la possibilità di accedere anche a tratti ‘non esclusivi’ disponibili anche con permessi giornalieri. Su tutti mi permetto di consigliare la riserva di ‘Borden Lose’, che si trova tra Lundamo e Kval, dove ad inizio stagione vengono registrate molte delle catture dell’intero fiume, segnalando però che, a causa della conformazione del fiume, le tecniche più produttive sono lo spinning e la pesca con il grappolo di vermi, praticate con successo prevalentemente solo dai locali. Altro tratto molto interessante e produttivo è quello di Lundamo, in particolare la beat del Voldoyan Camping, dove ai soli ospiti del campeggio viene concessa (con un costo aggiuntivo) la possibilità di pescare. Per poter affrontare efficacemente questi tratti di fiume pescando a mosca è indispensabile

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saper lanciare almeno un trentina di metri di lenza (anche con pronunciato grado di affondamento) e saper coprire porzioni molto estese d’acqua. In generale, a valle del Gaulfossen il fiume scorre in modo abbastanza omogeneo ed uniforme tra ampi ghiareti e senza incontrare particolari ostacoli. Non sempre si incontreranno posti idonei per la pesca a mosca, poiché il fiume può risultare particolarmente veloce e ampio in questa prima sezione, con fronte d’acqua anche superiore ai 100 metri, situazioni queste che, come già osservato, penalizzano non poco la tecnica della mosca rispetto a quelle dello spinning o del verme. In questi tratti i salmoni potranno essere intercettati prevalentemente quando vi transitano, in quanto i nostri amici anadromi non sono soliti effettuare soste prolungate, durante questa prima parte di risalita, sino al Gaulfossen. Sarà quindi molto importante monitorare gli orari dei picchi di marea, in corrispondenza dei quali i pesci entreranno nel fiume e potranno essere intercettati a distanza di poche ore nei tratti di pesca. Fondamentale è quindi sapere a che ora sono stati avvistati o catturati i pesci nella giornata precedente e recarsi a pesca due volte al giorno a distanza di circa 10 ore l’una dall’altra, pescando con insistenza per 3 o 4 ore, quando appunto si ritiene che dovrebbero trovarsi nel fiume i ‘nuovi arrivati’, spinti dai picchi di marea. Se tale calcoli non dovessero risultare così immediati, per azzeccare il momento clou, basterà osservare gli orari in cui i locali (spesso pescatori a spinning o con il verme) si recano sul fiume a pescare: questi difficilmente non azzeccano il momento del passaggio dei pesci. In generale con la detta conformazione morfologica del fiume (fondale uniforme, assenza di ostacoli sommersi, profondità costante) la pesca si svolgerà in modo oltremodo meccanico e ripetitivo, in quanto, una volta individuato il canale di passaggio dei salmoni, si dovrà effettuare ripetutamente il lancio nello stesso spot, sperando di avere la fortuna di mostrare la mosca, prima o dopo, ad un salmone in transito. Indispensabile però, come già detto, è sapere lanciare lungo, poiché per entrare in pesca saranno spesso necessari lanci di 30 e più metri.

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2) A monte del Gaulfossen Superato questo impervio ostacolo naturale, i salmoni sono liberi di proseguire la risalita fino alle aree di riproduzione, ubicate a monte dell’abitato di Singsas, che dista circa 40 km dal Gaulfossen. In questa sezione centrale del fiume si succedono una gran varietà di acque, dove sono distribuite la maggior parte delle pools più idonee per la pesca a mosca del salmone. In particolare tra il paese di Storen e quello di Singsas si trovano la maggior parte dei tratti d’acqua inseriti nelle rotazioni esclusive offerte dal N.F.C. (Norwegian Flyfishers Club) e dalla G.F.F. (Gaula Flyfisherman Friends). Alcune di queste pools costituiscono la vera crema delle della pesca a mosca di tutto il fiume. Solo per citarne alcune (da valle verso monte): Renna, Langora, Rognes Stadion, Bridge pool, Seater, Bogen Sondre, Kjelfloa, Kroken, ecc… La peculiarità di questa sezione del fiume consiste nel fatto che, a differenza della porzione ubicata a valle del Gaulfossen che, come già detto, è contraddistinta da un corso molto uniforme, da assenza di buche e corrente sostenuta, ora vi sono tratti molto più vari ed omogenei, disseminati di lay perfette per i salmoni. Difatti, nella parte mediana del corso del Gaula sono presenti parecchie buche con differenti profondità, alternate ad un’infinità di run e lame d’acqua piatta. Situazioni ideali, quindi, per la pesca a mosca, da saper comunque ben interpretare a seconda della stagione, della portata del fiume e della temperatura dell’acqua. In particolare ad inizio stagione, sovente contraddistinta da consistente portata e tempera-

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ture rigide, quei pochi (ma grossi!) pesci che saranno riusciti ad oltrepassare il Gaulfossen, potranno essere insidiati quasi esclusivamente nella holding pool (buche sempre abbastanza profonde, con corrente moderata, dove i salmoni si fermano a riposare), mentre risulteranno poco o per nulla produttivi gli spot con acqua veloce, posti questi ultimi che acquisteranno sempre maggiore produttività man mano che la stagione avanza. Un altro aspetto di particolare pregio per la pesca consiste nel fatto che, a differenza della parte bassa del fiume dove i salmoni transitano praticamente senza fermarsi sino al Gaulfossen, in questa sezione del fiume i pesci saranno più propensi ad effettuare delle soste durante la risalita, soste che si possono protrarre anche per giorni o settimane in determinate buche. Difatti i pesci tenderanno ad adibire alcune di queste buche - le holding pool come detto - a dimora temporanea, che abbandoneranno solamente con l’approssimarsi della stagione riproduttiva, quando, sospinti dall’istinto procreativo, si sposteranno ancora qualche chilometro verso monte per raggiungere gli areali di frega. In queste pool non è affatto infrequente vedere numerosi pesci ‘residenti’ cimentarsi in evoluzioni di superficie, già a partire dalla fine di giugno o dall’inizio di luglio. Chi avrà l’onore (da pagare profumatamente!) di lanciare la propria mosca nella ‘top season’ in queste pool avrà, quindi, delle possibilità di cattura molto, molto concrete. Quanto detto sinora riguarda i tratti di fiume più pregiati e blasonati, accessibili esclusivamente ai clienti delle suddette rotazioni. Gli altri pescatori possono optare per prenotare una beat privata cercando di contattare direttamente i proprietari terrieri, che siano ancora titolari dei diritti di pesca. Nella zona di Rognes, in quella di Kotsoy, in quella di Talness e in quella di Singsas le possibi29 Confluenze

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lità di trovare una soluzione di questo tipo non mancano, a patto di essere disposti a metter mano disinvoltamente al portafogli. Le acque pubbliche, intendendo con tale accezione quelle accessibili a tutti con permessi anche giornalieri, nel corso di questi anni, come già detto, sono diminuite sia in numero, sia in estensione. Tuttavia a Storen vi sono ancora tre diversi tratti di Gaula e del suo affluente Sokna, per complessivi 3,5 km, gestiti dalla SJFF (Storen Jeger og Fiskeforenig = associazione di cacciatori e di pescatori di Storen) ancora disponibili a tutti, con permessi giornalieri (24 ore), settimanali o stagionali. Analogamente anche a Rognes è ancora disponibile come acqua pubblica il tratto di Gaula di Aune Vald (permesso di pesca zona Aune), mentre nell’area di Singsas sono ancora pubblici un paio di tratti di fiume. Quindi, seppur ridotta drasticamente rispetto a una decina di anni or sono, anche adesso (situazione luglio 2012) vi è ancora la possibilità di accedere a questi tratti di acque pubbliche, tenendo tuttavia presente che vi sarà sempre parecchia altra gente con cui dovrete dividere le pool di pesca.

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Stagioni, orari e abbigliamento. Come già accennato in precedenza, la stagione della pesca al salmone sul fiume Gaula inizia alla mezzanotte del 31 maggio e termina alla mezzanotte del 31 agosto di ogni anno. Pertanto la situazione climatica che si può incontrare varia a seconda del periodo prescelto per la vacanza di pesca. Tendenzialmente a latitudine elevata, come nella Norvegia Centrale, il mese di giugno, almeno nelle prime settimane, può riservare ancora temperature abbastanza rigide specialmente durante le ore notturne. Ricordo, ad esempio, la notte dell’apertura di qualche anno fa, quando a Singsas il termometro dell’auto segnava 0 gradi e cadeva un misto di pioggia e neve. Indispensabile è ovviamente avere appresso un rain jacket che sia veramente resistente all’acqua, perché in questa regione della Norvegia quando Giove Pluvio ci si mette, non scherza per niente. E trovare della pioggia, anche forte, può capitare tanto in giugno quanto in luglio o in agosto. Tuttavia con giornate assolate, anche nel primo scorcio della stagione, si può avere una significativa escursione termica che può portare fino a 20 e più gradi di temperatura atmosferica nelle ore centrali della giornata. Di conseguenza è opportuno avere a disposizione un abbigliamento tecnico che ci consenta di affrontare in modo confortevole questa variazione di temperatura, specialmente nel caso in cui si intenda affrontare sessioni di pesca sia diurne, sia notturne. Indispensabile, quindi, portare con sé dei capi caldi e

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termici da indossare durante la notte, che solitamente sarà più umida e fredda, insieme ad altri capi leggeri e traspiranti da indossare in occasione di giornate calde ed assolate. Si tenga tuttavia presente che le possibilità di allamare un salmone diminuiscono drasticamente quando la temperatura atmosferica diventa inferiore a quella dell’acqua, fenomeno questo che si verifica di frequente sul far della sera quando cala il sole (che a questa latitudine significa verso le 22.00) sino a fine giugno – inizio luglio.

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Ciò sta a significare che durante le prime settimane della stagione le migliori possibilità di incocciare uno spring salmon si possono avere durante il giorno e la sera, ma raramente durante la notte. Personalmente, in questo primo scorcio di stagione spesso caratterizzata da acqua ancora piuttosto fredda, reputo le ore di metà mattina e quelle dal tardo pomeriggio sino alla mezzanotte, i momenti della giornata più propizi per uno strike. Solitamente dalla fine di giugno la detta escursione termica tra le ore diurne e quelle notturne, ancorché sempre presente, tenderà a diminuire di intensità, così come la temperatura dell’acqua avrà ormai acquistato stabilmente qualche grado. In tale contesto climatico - ambientale inizieranno ad essere particolarmente propizie proprio le ore notturne, specialmente nelle giornate caratterizzate da sole e cielo terso. Difatti sarà proprio la differenza di luce rispetto alle ore diurne, fenomeno questo che contraddistingue proprio le notti estive scandinave, a rendere più attivi, curiosi e aggressivi (in una parola ‘collaborativi’) i salmoni. Potendo scegliere, dalla fine di giugno alla fine di luglio, vorrei sempre trovarmi a pesca in un posto ‘giusto’ durante i c.d.‘cambi di luce’, che si verificano tra le 22 e le 24, nonché tra la 1 e le 3 di ogni notte scandinava. In tali orari infatti, nel corso degli anni, ho catturato diversi salmoni, ad esito di combattimenti a dir poco emozionanti, condotti nella luce crepuscolare caratteristica delle notti a queste latitudini. E ripensare a quei combattimenti mi emoziona ancora a distanza di anni! Personalmente reputo questa situazione di pesca durante i cambi di luce la vera essenza della pesca al salmone in Norvegia. Dalla fine di luglio in poi, anche in questa regione della Scandinavia, la notte tornerà a farsi sempre più lunga e buia. Pertanto potrebbe rivelarsi produttivo recarsi a pesca alla sera sino alle 22.30 – 23.00, prima che faccia troppo buio, e alle prime luci dell’alba, dalle 3.30 – 4.00 in poi, per avere le medesime condizioni di luce crepuscolare e di penombra sopra descritte. Attrezzatura Per condurre una corretta azione di pesca in molte delle pools del Gaula è necessario pescare in wading, spesso anche in deep wading. Sono pertanto indispensabili gli wader ascellari e gli scarponcini preferibilmente con la suola di feltro, che offre il miglior grip sui ciottoli levigati e rotondeggianti caratteristici del greto di questo fiume. Per quanto attiene alla canna da utilizzare, reputo che 33 Confluenze

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una 15 piedi per coda 10/11 costituisca il miglior compromesso possibile. Un attrezzo ancora più lungo e potente potrebbe rivelarsi utile per pescare nelle sezioni del fiume più prossime al mare, dove spesso occorre lanciare veramente lungo. Con condizioni di poca portata, in particolare nella parte alta del fiume, anche una canna sui 13 piedi per lenza 8/9 potrebbe trovare il suo giusto utilizzo. Si tenga tuttavia presente che occorre avere tra le mani un attrezzo dotato di un buona riserva di potenza, che dia la possibilità di gestire correttamente il combattimento anche con pesci di taglia. Si tenga a mente che, ad inizio stagione, salmoni di 10 / 12 chili sono all’ordine del giorno, con la concreta possibilità di imbattersi anche nel pesce della vita. Difatti sul Gaula tutti gli anni vengono allamati e (a volte) catturati anche salmoni di 20 chili e oltre, specialmente nel mese di giugno o ad inizio luglio. In tali situazioni, con un attrezzo sfornito di un nerbo adeguato, sarete completamente in balia del ‘treno’ attaccato all’altro capo della lenza e subirete passivamente tutte le iniziative di quest’ultimo. Ricordate poi che il Gaula è un fiume con corrente molto sostenuta, specialmente con livelli alti e medio alti, e almeno una poderosa partenza del salmone allamato anche se di taglia media, con contestuale sbobinamento di una cinquantina di metri e anche oltre tra lenza e backing, va sempre messo in preventivo. In tali frangenti solo una canna tosta potrà consentirvi di ‘pompare’ il pesce e di riguadagnare la lenza estratta dal mulinello. Come è intuibile anche il mulinello dovrà essere estremamente affidabile, dotato di un’ottima frizione da poter azionare e regolare in modo semplice e tempestivo. Tale compagno di pesca dovrà contenere una riserva di backing di almeno 100 metri da 30 libbre (il mio ne contiene 200). Quanto al discorso lenze, l’ideale sarebbe averne una gamma adeguata per tutte le situazioni. Nel dettaglio, ad inizio stagione, o comunque con condizioni di acqua alta e fredda, la pesca va condotta quasi esclusivamente ‘raschiando’ il fondo, perché è proprio lì che si trovano i salmoni. Quindi le lenze da adoprarsi saranno quelle completamente affondanti, anche con pronunciato

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grado di affondamento. Personalmente in giugno sono solito utilizzare la sink 2-3 e la sink 3-4, oppure la floating sink 5 o la floating sink 7. Raramente ad inizio stagione mi è capitato di utilizzare lenze più leggere, ad eccezione di annate siccitose in cui ho fatto uso anche della lenza intermedia o della sink 1-2. Con l’avanzare della stagione ovvero con l’aumento della temperatura dell’acqua o con livelli d’acqua medio – bassi troveranno migliore utilizzo delle lenze più ‘veloci’, come la floating sink 1 e la floating sink 3. Nel cuore dell’estate, spesso contraddistinta da livelli da bassi a molto bassi e da elevata temperatura dell’acqua, sarà quasi indispensabile affidarsi ad una lenza completamente galleggiante o, al più, ad un lenza galleggiante con punta intermedia. Tuttavia occorre una buona dose di esperienza (leggi senso dell’acqua) e di conoscenza delle singole pool per capire quale lenza e quale polyleader abbinare. Si sappia, ad ogni modo, che non è possibile pescare in tutti i tratti con la stessa lenza: occorre adeguarsi di volta in volta, a pena di non toccare un pesce, oppure di ‘pasturare’ copiosamente il fondo del fiume con le vostre mosche e a volte anche con le vostre costose lenze. I monofili da utilizzare per il terminale possono variare da uno 0.45 come massimo per condizioni di acqua molto alta e velata, sino ad uno 0.33 – 0.35 per condizioni di acqua bassa e particolarmente chiara. Un buon 0.40 costituisce un valido compromesso specialmente ad inizio stagione, quando la taglia dei pesci è notevole. Scendere al di sotto di uno 0.33 invece comporta un costante rischio di rottura, anche con pesci di dimensioni più contenute. Difatti, i medium size del Gaula (pesci tra i 5 e i 6 chili) una volta allamati hanno una vitalità, una forza ed una propensione a compiere delle ripetute e protratte evoluzioni superficiali, che raramente ho riscontrato con salmoni di pari dimensione in altri corsi d’acqua. A differenza di tanti altri fiumi da salmoni con acqua di colore ‘intenso’, tendenzialmente le linfe del Gaula sono molto chiare e trasparenti anche quando il fiume scorre con notevole portata, ad eccezione delle ore immediatamente successive a forti piogge, che ne determinano un’evidente colorazione. Conseguentemente su questo fiume l’utilizzo di terminali in fluorocarbon si rivela particolarmente indicato e sono convinto che questo accorgimento costituisca una marcia in più per ingannare qualche salmone.

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Le mie mosche per il Gaula Affrontare il discorso mosche da salmone, come ormai i lettori sapranno, comporta abbandonare l’alveo della razionalità per abbracciare idee, convinzioni e teorie personali, spesso prive di ogni riscontro. Tuttavia avere fiducia in un determinato modello significa continuare ad utilizzarlo e a presentarlo ai salmoni, qualcuno dei quali, prima o poi, finirà per decidersi ad afferrarlo. In tal modo si avrà come l’impressione di ‘aver trovato la quadra’ e di aver finalmente scoperto la mosca ‘giusta’ da salmoni. Francamente sono convinto che la mosca abbia un’importanza abbastanza relativa, non superiore al 10 - 20% di ogni cattura realizzata, essendo molto, ma molto, più importante la corretta presentazione dell’insidia, alla giusta profondità e velocità oltre che l’esatta conoscenza di ‘dove’ si può trovare il pesce. Svolta questa debita premessa devo confessare che come tutti pure io ho le mie convinzioni, che mi portano ad innescare con regolarità alcune insidie provate e riprovate nel corso degli anni, in cui nutro estrema fiducia poiché mi hanno regalato tante soddisfazioni. I modelli che vi suggerisco di utilizzare sono in parte delle mie creazioni personali ed in parte delle mie rivisitazioni di altri rinomati modelli che fanno parte della storia della pesca al salmone. Nello specifico con condizioni di acqua alta e/o comunque velata ritengo sia indispensabile presentare ai salmoni delle mosche di dimensioni generose assemblate a ‘tube fly’ con colori intensi e sgargianti, di modo da consentire ai salmoni almeno di vederle. E questo sia per le sessioni di pesca diurne, sia per quelle notturne. Su tutte vi suggerisco queste due: la classicissima G.P. (General Practitioner) e la ‘mia’ Firefox, realizzate su tubetti dai 5 ai 10 centimetri. Sui fiumi come il Gaula, caratterizzati da acqua moto limpida di color azzurro/turchese – verde/smeraldo (definiti anche ‘Gin Rivers’) si rivelano estremamente produttive insidie nel cui dressing vi sia un po’ di verde e di giallo. Posto che, come già detto, raramente questo fiume risulterà tal-

General Practitioner

Firefox

Green Highlander

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Green Shining mente colorato da imporre l’utilizzo di colori ‘forti’, innescare insidie sul giallo/verde sarà quasi la norma, durante molte delle sessioni di pesca diurne. Le due mosche (sempre in versione tube fly) che seguono mi hanno regalato molte delle catture che ho effettuato su questo fiume. Queste sono la Green Highlander (in versione da me rivisitata) e la ‘mia’ Green Shining, sempre di dimensioni comprese tra i 5 ed i 10 centimetri. Per la pesca notturna l’utilizzo di mosche nere è un vero e proprio must sul Gaula. Sovente durante la notte si utilizzano delle mosche di dimensioni maggiori rispetto a quelle che si innescano durante il giorno. Questo espediente è finalizzato a mostrare al pesce una mosca che possa vedere bene, anche con situazioni di poca luce. Le mie due mosche preferite ‘da notte’ sono la Black Night e la Red Tag, sempre assemblate su tubetto tra i 5 ed i 10 centimetri. L’ultima insidia che sono a proporvi è una vera e propria mosca ‘all aruond’, da presentare appena sotto la superficie dell’acqua con delle lenze veloci. Tale insidia è la Sunray Shadow che può regalarvi un pesce in qualsiasi momento della giornata, specialmente quando l’acqua raggiunge e supera la temperatura di 10 – 12 gradi. Il mio primo salmone del Gaula è addirittura salito quasi a bollare su una Sunray Shadow, dopo appena un paio di secondi di passata. Questa insidia viene solitamente assemblata su tubetti leggeri (plastica) utilizzando dei colori di forte contrasto, come il bianco e il

Black Night

Red Tag

Sunray Shadow

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nero, oppure l’azzurro e il nero. Prenotazione del viaggio, sistemazione in loco e altre informazioni utili Per recarsi a pescare sul Gaula occorre raggiungere con un volo la città di Trondheim (la seconda per importanza e popolazione della Norvegia, dopo la capitale Oslo). Le linee aeree che sono solito utilizzare e che hanno dei voli di linea dall’Italia a Trondheim sono la Scandinavian Airlines, con scalo a Copenhagen e/o Oslo, oppure la KLM con scalo ad Amsterdam. All’aeroporto di Trondheim (Vaernees) è indispensabile munirsi di auto a noleggio (in tale scalo come compagnie di autonoleggio sono presenti la Hertz, l’Avis ed Europecar) per proseguire verso sud, sulla E 6, in direzione Trondheim e poi seguendo le indicazioni per Oslo, sempre sulla E 6. In meno di un’ora di viaggio, facendo attenzione ai limiti di velocità perché tale percorso è disseminato di autovelox, si raggiunge la valle del Gaula e la si risale fino alla destinazione prescelta per soggiornare. L’offerta ricettiva è molto varia, andando dal confort offerto dallo Storen Hotel, ubicato proprio nell’omonima cittadina, per passare attraverso ai numerosi campeggi (Lundamo Camping, Storen Camping, Varvolden Camping, Kloukerhaugen Camping, ecc …) dove oltre alla sistemazione in tenda o in roulotte è possibile soggiornare in caratteristiche casette in legno (le Hytte) alcune delle quali dotate anche di acqua corrente, doccia e servizi privati. Altra possibilità è quella di prenotare uno degli appartamenti, casette o cottage, disseminati qua e la nella valle del Gaula, con costi che variano anche sensibilmente in base allo standard della sistemazione e dei servizi offerti. Insomma l’offerta per soggiornare è molto ampia e variegata, appositamente per venire incontro a tutti i gusti e a tutte le tasche. Per selezionare la sistemazione che fa maggiormente al caso vostro potete consultare il sito del Gaula Natursenter (che oltre ad essere un museo dell’attrezzatura della pesca al salmone e della caccia, negozio di pesca e di artigianato locale, è anche una sorta di ufficio del turismo locale) www.gaula.no dove sotto la voce “overnatting” viene offerta una vasta gamma di soluzioni di accomodation alternative, con i relativi riferimenti e contatti. Sempre attraverso la consultazione del medesimo sito è possibile, attraverso la voce Laksefiske

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(= pesca al salmone) avere contezza delle innumerevoli beat di pesca e della loro ubicazione, con l’indicazione, in alcuni casi, della disponibilità di permessi (la dicitura ‘Eksklusivt fiske’ sta ad indicare un tratto d’acqua privato e non accessibile, mentre la dicitura ‘Apen fiske’ sta ad indicare una beat disponibile). Inoltre, sulla home page del medesimo sito potrete trovare praticamente tutti i link degli organizzatori delle rotazioni di pesca nelle beat private di cui ho parlato nella prima parte dell’articolo e delle loro altre offerte commerciali (accomodation, stage e corsi di pesca, test attrezzatura, ecc ...). Resto a disposizione dei lettori per eventuali ulteriori informazioni e chiarimenti all’indirizzo


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Torrente Aurino in localitĂ  Casere, foto di Natalino Costa

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Testo di Marco Feliciani Foto di Corrado Corradini In occasione della recente fiera della pesca tenutasi a Vicenza, parte dello staff di CONFLUENZE è stato ospite nello stand di Max Lo Faro, stand che tra i numerosissimi e vari articoli esponeva la completa collezione di mosche di J: SON & CO.: ho avuto la possibilità di osservarle per due giorni in ogni loro dettaglio. Bellissime, perfette, praticamente identiche agli insetti che intendono imitare, una vera e propria esaltazione delle capacità costruttive dell’autore, una ricerca esasperata del dettaglio, della perfezione, ricerca che indubbiamente ha avuto successo perché si tratta comunque di artificiali utilizzabili in pesca e non, quindi, dei modellini statici. Eppure, nonostante tutte queste caratteristiche positive, hanno un loro limite, che è dovuto paradossalmente proprio nell’imitare alla perfezione il naturale: sono artificiali belli, bellissimi ma … senza anima. Superato lo stupore iniziale per la loro perfezione, non ho potuto non notare che sono artificiali dotati di poca mobilità, mosche statiche, avendo gran parte della loro struttura realizzata con materiali sintetici privi di movimento; questo è il limite di tutte le categorie di artificiali che intendono imitare in

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modo esasperato gli insetti naturali: guadagnano nella forma, ma perdono nel movimento e, in senso lato, nella visione d’insieme dell’artificiale. Ritengo che questa tipologia di artificiali che intendono imitare in ogni dettaglio l’insetto naturale, abbia maggior successo in pesca nelle imitazioni di insetti terrestri, avendo questi ultimi, solitamente corpi più massicci; inoltre l’insetto naturale possiede strutture maggiormente rigide rispetto ad altre categorie di insetti. Pensiamo ad una vespa, un bruco, una mosca dello sterco o alle numerose cavallette e grilli. In questi casi risulta maggiormente efficace in pesca il presentare un artificiale molto simile al naturale, privilegiando la struttura alla mobilità. Ma nella maggior parte degli altri insetti ritengo sia maggiormente utile ricercare la mobilità, caratteristica che permette di dare una maggiore parvenza di vita alla mosca. Privilegiando la mobilità, si offre una sensazione d’insieme che permette di imitare con successo l’insetto, cosa che non avviene creando un artificiale quasi perfetto, ma con poca mobilità; pensiamo alle effimere in tutti i loro stadi di trasformazione, ai tricotteri, ai chironomidi. E’ ormai da molto anni che sono giunto ad una conclusione: gli artificiali realizzati in modo semplice e con pochissimi materiali, solitamente risultano di gran lunga più efficaci in pesca ed inoltre, non imitando alla perfezione uno specifico insetto, ma un insieme di essi, risultano anche maggiormente duttili nel loro impiego: volendo imitare più insetti, risultano efficaci in presenza di diverse schiuse, in svariate situazioni di acque, pesci, condizioni climatiche e stagionali. Non a caso tra i vecchi pescatori è diffusa l’opinione che le mosche più brutte catturano maggiormente, mentre le mosche molto belle catturano spesso (ma non necessariamente) i pescatori. A suffragare queste mie convinzioni, esistono da molti decenni artificiali semplicissimi nella loro realizzazione, ma nonostante ciò, continuano incredibilmente ad essere estremamente catturanti; spesso si tratta di ami rivestiti di seta o altri filati con l’aggiunta di una sola piuma girata ad hackles. Alcuni esempi di artificiali così realizzati che hanno fatto storia: Peute, la serie di Patridge (Orange, Yellow, Red, Green), Snipe & Purple, Water Hen Bloa, Yellow and Bloa, March Brown Spider, Red Tag. E le famose moschette Valsesiane non sono forse così realizzate? Seppur in forte ritardo (una volta tanto!) anche i moschisti americani si sono resi conto dell’efficacia di tali artificiali, ed è da qualche anno che anche nei loro negozi sono comparse le Soft Hackles, null’altro che l’americanizzazione delle inglesi Spider o delle italiche Valsesiane. Questo mio articolo non è una crociata contro le mosche imitanti alla perfezione l’insetto naturale, specie quando sono utilizzabili in pesca (non amo affatto invece i modellini statici, fini a se stessi, ma ovviamente sono opinioni personalissime), ma vorrei evidenziare che la magia dei nostri artificiali spesso sta proprio nella sensibilità di chi li realizza, nell’abbinare determinati colori e sfumature, spesso nati dall’osservare il naturale in acqua, con il variare delle condizioni di luce. Non perdo mai l’occasione per affermare che un costruttore dispone di una buona manualità nel realizzare gli artificiali, ma un ottimo costruttore possiede, oltre alla manualità, anche sensibilità, fantasia, oltre ovviamente anche ad una ottima conoscenza dei materiali. Con queste doti si possono appunto realizzare le NOTHING FLIES, mosche costruite con quasi nulla oltre all’amo, che spesso sono l’arma decisiva per risolvere giornate difficili. Sempre recentemente ho potuto vedere all’opera, ospite del Fly Angling Club di Milano, Andrea Scalvini, giovane pescatore valsesiano che ormai da molti anni sta “recuperando” la nostra italica pesca a 43 Confluenze

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mosca, appunto, la pesca alla valsesiana. Frequentando le ormai pochissime persone che praticano questa antica tecnica, ha appreso in modo completo tale tecnica di pesca; grazie alla sua passione, ci ha mostrato in modo entusiastico quanto semplici siano gli artificiali che vengono impiegati, nonostante i pesci del Sesia e dei vari affluenti non siano notoriamente dei più facile da ingannare. Anche le famose mosche valsesiane rientrano nella mia categoria delle Nothing flies: la loro realizzazione è talmente semplice che i pescatori valsesiani le realizzano senza l’impiego di morsetto, nascono direttamente dalle loro mani, eppure catturano da centinaia di anni! Ma come sono queste mosche del nulla? Personalmente con questo termine raccolgo diversi artificiali, uniti dalla semplicità costruttiva e dalla loro efficacia in pesca, efficacia ottenuta soprattutto dalla sensibilità di chi le realizza, abbinando colori e silouette che donano vitalità a questi artificiali. Qui di seguito vi presento per prime quelle mosche conosciute da tutti i pescatori, ma che meritano di essere ben evidenziate.

SERIE PATRIDGE

Queste mosche appartengono alla serie degli Spider, tutte di origine anglosassone, ne esistono ovviamente in numerose varianti e colori; le più comuni ed utilizzate sono con il corpo di colore arancio, giallo, rosso e verde brillante. Altri colori utilizzati possono essere nocciola, oliva e nero. Facoltativo può essere il rib, realizzato anch’esso con filo di rame, o tinsel argento od oro, sia di tipo piatto che ovale. Solitamente vengono realizzati su ami compresi tra il nr 16 al nr 10, raramente si impiegano su misure differenti.

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PEUTE

Mosca nata dall’inventiva e sensibilità del francese Henry Bresson, intendeva in origine imitare in particolare le sedge in schiusa; ma la geniale sintesi imitativa, risulta efficacissima sia in presenza, oltre che di tricotteri, anche di effimere, chironomidi e persino, nelle misure maggiori, di insetti terrestri. A testimonianza della duttilità di questo artificiale, vi è l’amplia variabilità delle taglie in cui viene realizzata: dal nr 20 al nr 8. La PEUTE originale viene costruita con corpo il seta floss giallo pallido e con una piuma del petto di un germano reale femmina. Ne costruisco da ormai molti anni una variante che prevede il corpo realizzato in dubbing di pelo di lepre: negli anni si è dimostrata altrettanto efficace.


SNIPE & PURPLE

Altro spider di origine anglosassone che risulta efficace in molteplici situazioni: dal lago e al torrente per trote, per arrivare ai fiumi del piano con cavedani e temoli. Anch’essa realizzata coprendo l’amo con della seta floss color purple (viola scuro) ed impiegando una piuma di ala di beccaccia nella versione originale, ma si possono impiegare anche piume di gallinella d’acqua o di merlo. Ne esiste una versione con corpo giallo (SNIPE & YELLOW) meno conosciuta. Solitamente vengono costruite nelle misure dal 16 sino al nr 10

WATER HEN BLOA

Altro spider anglosassone, intende imitare effimere di medio piccole dimensioni, in particolare le Pale Watery (oliva chiare). La semplicità costruttiva è disarmante: sotto corpo realizzato con la stessa seta di montaggio color giallo pallido, sovra corpo con pochissimo pelo naturale color grigio medio e piuma di gallinella d’acqua: personalmente sono solito utilizzare anche piume di stornello, molto più morbide e vaporose, ma per contro dotate di pessima galleggiabilità. Le misure più utilizzate sono comprese tra il nr 18 per non superare il nr. 14.

BLACK SPIDER

Ennesimo artificiale anglosassone, non imita nulla di preciso ma risulta efficace in acque veloci, spesso poco trasparenti od addirittura sporche. Risulta valida anche nella pesca in laghi, sia con trote che cavedani. Le misure più comuni sono comprese tra il nr 16 ed il nr 12. Il corpo può essere realizzato con la stessa seta di montaggio nera o, in alternativa, con seta floss dello stesso colore. Per le hackles si utilizza una morbida piuma di gallo o gallina sempre di color nero

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RED TAG

Questo artificiale realizzato sia in versione secca che sommersa, è particolarmente indicato per i temoli, anche se, nelle misure maggiori, non è disdegnato ne da trote e cavedani. Anch’esso datato e di origine inglese, è facilmente e velocemente realizzabile: coda in sostituto di ibis (va bene qualsiasi filato di colore rosso), corpo realizzato con 2/3 fibre di pavone naturale non rasato ed infine 1 piuma di gallo o gallina di colore marrone rossiccio.

COCHY BONDHU

Anche questo artificiale si può realizzare sia in versione galleggiante che sommersa; anch’esso appartenente alla numerosissima, quasi infinita serie di artificiali di origine anglosassone, è ottimo per pescare nei laghi, sia del piano per cavedani, che alpini di alta quota per trote e salmerini. La versione originale prevede l’impiego il butt in tinsel piatto di colore oro, un corpo piuttosto tozzo realizzato con fibre naturali non rasate di pavone ed una piuma di gallo o gallina di color furnace, ovvero marrone con l’interno della piuma nero. Se non si dispone di questa colorazione, si può ovviare impiegando 1 piuma marrone ed 1 piuma più piccola nera.

WITCH

Artificiale simile alla precedente Red Tag, particolarmente indicato pe ri temoli, varia solo nella colorazione della piuma: infatti la Witch prevede l’impiego di una piuma di gallo o gallina di colore grizzly o grigio medio chiaro. Si realizza in taglie piccole e piccolissime: dal nr 22 per non superare il nr 16.

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MARCH BROWN SPIDER

Anche questo artificiale è conosciuto alla maggior parte dei pescatori, sia per il largo impiego in tutto il mondo , sia per la sua proverbiale efficacia in pesca. Questo spider può avere facoltativamente le code, realizzate o in fibra di piuma di pernice o in fibre di coda di fagiano; il corpo è realizzato con pelo di lepre montato a dubbing con la presenza o meno di un rib di color oro. La piuma è di pernice grigia o grouse. Si può fare sia nella versione totalmente sommersa che galleggiante, aumentando i giri della piuma di pernice. Le misure maggiormente utilizzate sono su ami del nr 14 e 12, ma si può scendere al 16 o arrivare nelle taglie maggiori al nr 10.

Dopo questa numerosa presentazione di artificiali ultra classici, come mia abitudine vi evidenzierò qualche mio artificiale realizzata con la filosofia del NOTHING FLIES: pochi passaggi costruttivi, pochi materiali utilizzati e velocità di realizzazione.

PERNICETTA

La semplicità di questo artificiale è simile a quelli sopra descritti, ma anche la sua efficacia non lo è da meno, sia con trote che temoli. Per realizzarlo occorre, oltre all’amo ed al filo di montaggio, di pochissimo pelo di lepre e di una piuma di pernice. La Pernicetta (scusatemi per la scarsa fantasia nel darle un nome) la realizzo anche in misure molto piccole, espressamente per i temoli con livelli di acque molto basse: infatti utilizzo ami dal nr 22 per non superare il nr 16. Il dressing è semplicissimo:

Amo: Tiemco Tmc 100 o similare dal nr 22 al nr 16. Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine nel colore Tan o marrone scuro. Coda: in fibre di pernice Corpo: pelo di lepre montato a dubbing Hackles: fibre di piuma di pernice grigia montate ad hackles, ma solo a 180°, ovvero a raggera ma solo nella parte superiore ed ai lati dell’artificiale. 51 Confluenze

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SPENT IN PERNICE

Con questo artificiale ho volutamente esasperato il concetto costruttivo delle Nothing Flies: amo (inevitabile il suo impiego), filo di montaggio ed una piuma di pernice. In alternativa a questa piuma si possono utilizzare una piuma di cul de canard, di gallina o gallo. Qui il semplicissimo dressing: Amo: Tiemco Tmc 100 o similare nelle misure 20, 18 e 16 Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine nei colori giallo pallido, oliva, marrone, nocciola e burgundy. Ali: in fibre di piuma di pernice montate a spent a circa metà gambo dell’amo; in alternativa in fibre di cul de canard, gallo o gallina nei colori grigio medio, scuro o caki Code: anch’esse in fibre di pernice o in gallo o gallina

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CERBIATTINA

Piccolo artificiale in pelo di cervo che costruisco ed impiego già da inizi anni ’80, incredibilmente efficace sia nei confronti di trote e temoli; la sua realizzazione è talmente semplice che trova un posto di rilievo nelle Nothing flies: corpo in pelo montato a dubbing ed ali realizzate con poche fibre di cervo o daino. Qui il dressing: Amo: Tiemco Tmc 921 o similare nei nr. 16 e 14 Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine nei colori marrone, nocciola e burgundy. Corpo: in pelo naturale o sintetico nei colori oliva, giallo pallido o nocciola Ali: piccolo ciuffo di peli di cervo o daino

PHEASANT TAIL NIMPH EMERGERS

Ninfa emergente di pheasant tail, molto efficace per trote e temoli in acque lente e con pesci selettivi; molto semplice e veloce da costruire, indispensabile in situazioni difficili e con livelli di acque basse. Amo: Tiemco Tmc 100 o similari nei nr 20,18 e 16 Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine nei colori marrone o nocciola. Coda e corpo: realizzati con 3 fibre di piuma di fagiano maschio Rib: facoltativo, realizzato con sottile filo di rame o tinsel ovale coloro oro Torace: in dubbing di cul de canard nei colori grigio scuro o caki Sacca Alare: realizzata con l’eccedenza delle 3 fibre di coda di fagiano usata per coda e corpo 55 Confluenze

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SPIDER EMERGENTE

Piccolo spider realizzato con una piuma di gallina, torace in dubbing (ottimo se realizzato in cdc) e corpo in filo di montaggio; ottimo artificiale per trote e temoli in condizioni di pesce selettivo e livelli bassi. Qui il dressing: Amo: Tiemco Tmc 100 o similari nei nr 20,18 e 16 Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine nei colori marrone, nocciola, oliva, giallo pallido, burgundy. Corpo: realizzato in filo di montaggio Rib: facoltativo, realizzato con sottile filo di rame; in alternativa in filo di montaggio di diametro maggiore e colore più scuro o più chiaro, l’importante è che faccia contrasto con il colore del corpo Torace: in dubbing di cul de canard nei colori grigio scuro o caki; in alternativa con 1 o 2 fibre naturali di pavone non rasato Hackles: realizzato con una piuma di pernice, gallina nei colori grigio medio, grizzly o marrone medio.

BLACK ANT

Amo: Tiemco Tmc 100 o similari nei nr 20,18 e 16 Filo di montaggio: della Benecchi’s XXF Ultrafine di colore nero. Corpo: realizzato con una strisciolina di foam nero a cellula aperta divisi con il filo di montaggio in 2 sezioni Ali: piccolo ciuffo di cul de canard coloro bianco o grigio chiaro

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PLECOTTERO

Artificiale imitante piccoli plecotteri, data la sua semplicitĂ  rientra a pieno titolo nelle Nothing flies, ecco il dressing: Amo: Tiemco Tmc 100, Tmc 200R o similari nei nr 20, 18 e 16 Filo di montaggio: della Benecchiâ&#x20AC;&#x2122;s XXF Ultrafine nei colori marrone, oliva, giallo pallido, burgundy e nero. Corpo: realizzato in filo di montaggio Ali: biot tratto da penna di tacchino o oca naturale o tinto nei colori grigio scuro, marrone scuro o nero Hackles: 2/3 giri di piuma di gallo nei colori grizzly, grigio medio o grigio scuro; in alternativa3 giri di piuma di cul de canard nel colore grigio scuro.


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Fiume Sesia, foto di Corrado Corradini

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Di Corrado Corradini Alcuni mesi fa l’amico Marco Feliciani, parlando di quest’idea che stava nascendo in collaborazione con altri importanti compagni di pesca, mi chiese di pensare a qualcosa di un pochino diverso, un filo che legasse la fotografia alla pesca, una sorta di chiacchierata fra amici, in cui il messaggio non fosse puramente tecnico, ma pratico, qualche piccolo suggerimento basato sull’esperienza personale relativa ai due argomenti. Ebbene, nel primo numero abbiamo cominciato con delle indicazioni relative alle compattine ovvero quelle “macchinette da taschino”, che più o meno tutti abbiamo, capaci di regalarci delle buone foto senza troppo impegno, giusto come “cestino virtuale”. Capita spesso di trovarci in pesca e voler documentare qualcosa di troppo lontano o troppo vicino rispetto alle caratteristiche della nostra macchinetta o del nostro smartphone. Vi é mai capitato di pensare: “ahh ... se avessi avuto il tele o il grandangolo, oggi ... serebbe stata una foto stupenda!” Quante volte ci siamo ripetuti mentalmente queste frase? Magari dopo aver speso tanti soldini ed energie per organizzare il famoso “ VIAGGIO di pesca “ dall’altra parte del mondo, sognato da tempo. Questa volta mi piacerebbe segnalarvi, salendo un pochino con le difficoltà e certamente con la qualità, l’opzione Mirrorless (senza specchio).

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Per anni mi son portato a spasso uno zaino pesantissimo pieno di attrezzatura fotografiche, oltre al giubbino da pesca, arrivando a fine giornata provato come se avessi â&#x20AC;&#x153;lavoratoâ&#x20AC;?. Da qui il desiderio di organizzare unâ&#x20AC;&#x2122;attrezzatura adeguata, il meno ingombrante e pesante possibile. Sul mercato oggi esistono le cosiddette mirrorless, fotocamere prive del sistema a specchio che contraddistingue le reflex. 61 Confluenze

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La mancanza di questo meccanismo porta le mirrorless ad essere estremamente versatili, piccole, comode e con una grande qualità fotografica, oltre ad avere gli obiettivi intercambiabili, zoom o ottiche fisse. Anche in questo caso abbiamo diverse offerte: brands importanti come Canon, Nikon, Panasonic, Sony, Fujifilm, Ricoh, Olympus etc etc offrono prodotti assolutamente validi ed affidabili. Per noi pescatori questa, a mio avviso, è certamente una delle alternative più interessanti che ci permette di avere in pochissimo spazio, un mini corredo adatto alle nostre esigenze. Un esempio: nella foto abbiamo la Nikon 1 J1 con sensore di immagine CMOS in formato CX, una gamma ISO che va da 100 a 3200 (estendibile fino a 6400 equivalenti), con la possibilità di realizzare immagini in formato RAW e ad una risoluzione da 10,1 megapixel. Il tutto per ottenere immagini e filmati di buona qualità.

In questo caso vediamo 2 zoom microscopici: uno di serie montato sulla camera, il 10-30, un “all-round” utile per coprire il 70 % delle situazioni (rapportato al formato delle reflex 35 mm corrisponde ad un 28-80 circa) ed uno zoom 30-110 medio/lungo tele (corrispondente ad 80-300 circa) per una spesa tutto sommato ragionevole: il set ha un prezzo che varia da 580 a 680 euro. Il mercato delle Mirrorless è assolutamente in espansione con tanti prodotti molto interessanti, la scelta diventa difficile e soggettiva.

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Personalmente dopo aver valutato le varie offerte in base alle mie esigenze di “fotopescatore” ho optato per le Olympus OM - D EM – 5. Caratteristiche principali sono la robustezza (corpo macchina, obiettivi tropicalizzati e adatti a un uso intensivo), ma anche per una serie di funzioni fotografiche evolute: il mirino elettronico EVF da 1.44 milioni di punti, il sensore LiveMOS da 16 Mpixel ad alta sensibilità e l'evoluto stabilizzatore di immagine a 5 assi, ma sopratutto perché, pur essendo molto piccola rispetto ad una reflex, ha una resa davvero impressionante."


Olympus, Panasonic e Leica hanno un sensore identico come dimensioni, il formato micro 4:3, che rapportato al formato tradizionale 24 x 36 (Full frame) ci porta a dover raddoppiare la focale. Es: sul 24 x 36 (Full frame) l’ottica normale è il 50 mm, mentre sul formato micro 4:3 il normale è il 25 mm. In base alla situazione ed al reportage che intendo realizzare scelgo il mini corredo da mettere in borsa: ottiche originali e Panasonic (compatibili con i corpi Olympus). I set sono prevalentemente due (come nelle foto).

1) Immaginando di fotografare l’azione di pesca, ovvero movimento, spostamenti continui , cambi di luce repentini preferisco lavorare con gli zoom. Quindi: corpo macchina Olympus OM - D EM - 5 per primo sempre FISSO Olympus 60 millimetri f/2.8 Macro (equivalente ad un 120 mm) secondo: Olympus 9/18 millimetri f/4-5,6(equivalente ad un 18-35mm) terzo: il Panasonic Lumix GX Vario 12 - 35 millimetri f / 2,8 - (equivalente ad un 24-70mm) quarto: il Panasonic Lumix GX Vario 35 - 100 millimetri f / 2,8 - (equivalente ad un 70-200 mm) 67 Confluenze

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2) Quando però capita di poter gestire la situazione da fotografare in tutta tranquillità, avendo la possibilità di poter decidere tagli e inquadrature, allora mi piace usare le ottiche fisse per la particolare definizione offerta da queste lenti. Quindi: solito corpo macchina Olympus OM - D EM - 5 per primo: sempre FISSO Olympus 60 millimetri f/2.8 Macro (equivalente ad un 120 mm) secondo: Olympus 12 millimetri f/2 (equivalente ad un 24mm) grandangolo terzo: Olympus 17 millimetri f/1.8 M (equivalente ad un 35mm) un ottica “tutto fare” quarto: Olympus 45 millimetri f/1.8 (equivalente ad un 90mm) medio tele quinto: Olympus 75 millimetri f/1.8 .(equivalente ad un 150 mm) tele Queste due possibilità permettono di coprire totalmente il reportage di una giornata di pesca con file di qualità. Fondamentale una borsa a tenuta stagna per salvaguardare il piccolo patrimonio nel momento in cui una “bollata” mi riporti ad essere un pescatore a tempo pieno!

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Mastallone, foto di Corrado Corradini

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Mera Di Angelo Codecasa Il fiume Mera nasce in Svizzera sui monti del Maloja; entra in territorio italiano a Castasegna e più a valle alimenta il lago artificiale di Villa di Chiavenna. Dopo lo sbarramento il fiume assume carattere torrentizio con discrete pendenze. In prossimità di Chiavenna s’immette in destra orografica il torrente Liro, sul quale potete trovare un tratto No Kill riservato alla pesca a mosca, che si estende dalla confluenza del torrente Bondeno/Vizziola sino a valle della frazione Lirone. Superata la confluenza con il torrente Liro, la struttura dell’alveo assume un aspetto tipicamente fluviale con andamento tendenzialmente rettilineo e nell’ultimo tratto della Val Chiavenna, attraversa il territorio pianeggiante dei comuni di Samolaco e Novate Mezzola, terminando il suo percorso nel lago di Mezzola; uscendo, conclude l’ultimo tratto del suo corso confluendo nelle acque del Lario.

il Mera ... sopra

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il Mera ... sotto


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a della riserva

rte alt il lago nella pa

Nella parte pianeggiante del fiume, tra il ponte di Gordona ed il ponte di San Pietro, è collocata la riserva speciale No Kill di Samolaco. Per questa riserva è necessario possedere l’apposito permesso rilasciato dall’UPS (Unione pesca sportiva della provincia di Sondrio) e rispettare le regole contenute nel regolamento annuale consultabile sul sito www.unionepescasondrio.it. Per chi fosse sprovvisto del permesso annuale, può acquistare i permessi giornalieri al negozio di pesca Rizzi Sport in Via Volta 48, a Chiavenna (0343.33787 / 339.8473863). La bacheca dove imbucare il permesso si trova in prossimità del ponte di San Pietro, punto in cui inizia la riserva. Risalendo i tre chilometri di fiume, s’incontrano tratti di varia conformazione: correnti più o meno impetuose per via delle aperture delle dighe, correnti più dolci, lame d’acqua quasi ferma, rigogliosi correntini, profonde buche ed un laghetto. La nostra esperienza si è sviluppata per lo più dalla tarda primavera alla fine dell’estate, affrontando sia giornate molto calde con temperature insopportabili nelle ore centrali, sia giornate interrotte da qualche temporale improvviso. E’ in quest’ultime che abbiamo ottenuti i migliori risultati con mosche da caccia o piccoli streamer. In una delle prime giornate passate sul Mera, indicativamente verso fine maggio, abbiamo dovuto sospendere la

Rilascio di una bella iridea del Mera

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La ninfa di Matteo ha ingannato una bella e vivace fario che si lascia guadinare dopo un divertente combattimento,

apida poi una r o foto di rit prima del n acqua rilascio i

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nostra battuta di pesca a causa di un violento temporale pomeridiano. Senza farci prendere dallo sconforto, siamo corsi a ripararci in un bar del paese vicino, in attesa che il temporale finisse. Dopo neanche un’ora, tornati sul fiume, cominciammo a catturare numerose fario di medie dimensioni. La loro aggressività era tale da scaraventare per aria l’imitazione, con la conseguente perdita di alcune catture. Ogni specchio d’acqua attraversato dalla Madam X, recuperata a piccoli strappetti, veniva rotto dall’improvvisa ed esplosiva cacciata. Nelle buche più profonde abbiamo avuto anche piacevoli sorprese, come iridee di buone dimensioni ed una bellissima lacustre.La pesca in caccia però da risultati anche in giornate prive di temporali, ma in modo decisamente inferiore. Una valida alternativa è la pesca a ninfa, con cui abbiamo avuto le migliori soddisfazioni nelle buche più profonde, dove, frequentemente, si riescono a catturare iridee superiori ai cinquanta centimetri e qualche temolo di

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custre

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una bellissima la


buona taglia, usando imitazioni di ninfa o pupa di sedge, piccole lumachine e Pheasant tail. L’impiego di una canna 9’ 6” o 10’ coda 4, permette di pescare molto bene a ninfa ed essere facilmente adattata alla pesca a secca in caccia. Alcuni tratti della riserva si prestano anche alla pesca a streamer con la switch. Una 11 piedi coda 6 o 7 è perfetta per battere questo tratto di fiume. Le grosse iridee che popolano la riserva aggrediscono le generose moal leech accompagnate sui fondali del fiume. Con questa tecnica si insidiano gli esemplari più grandi del tratto che, a volte, ci è capitato di notare in repentini inseguimenti di fario dalle dimensioni medio piccole, allamate alle nostre lenze. Nelle varie uscite non abbiamo però avuto l’occasione di insidiare pesci su bollata, se non in sporadiche occasioni in cui si sono rivelati piuttosto selettivi. Purtroppo non ci siamo mai fermati sino alle ore serali, durante le quali altri pescatori dicono essersi divertiti. Quest’anno proveremo anche noi.

L’autore riossigena delicatamente il bell’esemplare prima di rilasciarlo al suo ambiente.

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Due utili notizie Per coloro che volessero pescare più giornate, è possibile soggiornare nel vicino paese di San Cassiano Valchiavenna, al B&B “La Stua” in Vicolo Piazzoli 4 (www.bblastua.it tel. 0343.20045). Nello stesso paese o nella vicina Chiavenna, troverete ristoranti dove magiare piatti tipici o semplicemente un’ottima pizza.Nell’area industriale situata in prossimità della riserva, in Via al Piano 39, potete visitare la torneria CTA di Franco Cottarelli, che produce ottimi morsetti da costruzione. È un’occasione per poterli toccare con mano, farsi illustrare i vari accessori e parlare con chi li ha progettati. Per informazioni 0343.41008 o info@torneriacta.it.

Mera dressing selection Ecco una selezione di mosche che uso particolarmente in questo fiume:

Bugone Amo: grub n° 8 / 10 Addome/Torace: pavone/UNI Strech rosso Hackle: gallina/mallard Floater: pallina polistirolo in calza Note: questa mosca non pretende di imitare qualcosa in particolare, ma la sua galleggiabilità e la dinamicità delle hackles, la rendono un’ottima soluzione per le correnti più vivaci.

Chain Minnow Amo: gambo lungo n° 4 / 6 Corpo: ciniglia bianca Flash: Angel hair Nero Dorso/Coda: muskrat Occhi: catenella Note: imitazione semplice e funzionale di un avanotto. Potete variare l’assetto sostituendo agli occhietti catenella, occhietti più pesanti come le clessidre in tungsteno oppure lasciarlo senza peso frontale.

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Jig Pearl Amo: jig Knapek J n° 10 Testa: tungsten bead head gold reflex slotted Zampe: gallina Addome: 4 perline green pearl Rib: olive dubbing Coda: gallina Note: questa ninfa ha reso bene anche nelle acque dell’Adda, in Valtellina. Con acque più torbide si è dimostrata più catturante la versione con perline nere e bead Orange Fluo.

Jig Sparkling Amo: jig Knapek J n° 10 Testa: tungsten bead head orange fluo slotted Zampe: gallina Addome: Hends cactus microchenille gray, olive, pearl Coda: gallina Note: ninfa molto simile alla precedente, si differenzia per l’addome cangiante. Ottima in acque velate o torbide.


Lumaghina Amo: grub n°14 Testa: tungsten bead head black Addome: Uni Flexx caramel/brown/orange Note: questa semplice ninfa ha popolato le mie scatole da quando l’amico Pino l’ha utilizzata con ottimi risultati sul Mera.

Minnow

Amo: gambo corto n°2/4/6 Corpo: Puglisi/Wapsi neer hair Occhi: Epoxy 3D Silver Note: quest’imitazione di piccole dimesioni è molto gradita alle iridee che popolano il tratto in questione. Potete anche realizzare lo stesso minnow mettendo in testa una bead head del 5, che porta rapidamente l’artificiale sul fondo.

Madam X

Amo: gambo lungo n° 6 / 8 Testa: cervo naturale Addome: Uni Stretch giallo/arancio Zampe: elastico Ali: cervo naturale Coda: cervo naturale Note: che dire di questa grande classica? E’ in grado di risollevare le sorti di giornate apparentemente negative. Da avere sempre con sé!

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Missionary

Amo: gambo lungo n° 6 Testa: filo di montaggio nero Addome: ciniclia bianca Rib: UNI french oval smasll Branchie: gallina arancio/rosso Ali: germano bianco Coda: gallina arancio/rosso Note: uno streamer classico che ha dato buoni risultati nelle correnti limpide e poco profonde

MOAL Leech

Amo in coda: Gambo corto n° 4 Amo in testa: gambo di un amo robusto Occhi: a clessidra/cone head silver Corpo: zonker rav viola Congiunzione ami: Trecciato 20 LB Note: questa imitazione e la successiva versione mini, accompagnate sui fondali del fiume, fanno scatenare l’aggressività delle iridee e fario più grosse. I colori scuri sono da preferirsi a quelli chiari. L’amo posto in fondo all’esca è determinante quando le trote aggrediscono l’esca “pizzicando” insistentemente la coda.

MOAL Leech Mini Amo in coda: gambo corto n° 8

Amo in testa: gambo di un amo robusto Occhi: catenella/clessidra/cone head Corpo: zonker muskrat Flash: Angel Air nero Congiunzione ami: trecciato 20LB

Pheasant tail Drop Amo: Tiemco 100 n° 10

Testa: filo di montaggio Zampe: fagiano Torace: tungsten drop gold slotted Addome: fagiano Rib: rame Coda: fagiano Note: ecco una delle varianti della Pheasant tail. Ho preso spunto sfogliando un libro di mosche cecoslovacche, dove per la prima volta ho visto queste bead a goccia. Da provare! 81 Confluenze

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Royal Wulff Amo: Tiemco 100 n° 6 / 8 / 10 Testa: filo di montaggio Ali: calf tail Bianco Hackle: gallo rossiccio Addome: pavone e seta reale rossa Coda: cervo Note: una classica di cui credo non serva dire nulla. Mi accompagna nelle mie uscite di pesca, sempre pronta ad intervenire nelle vivaci correnti dei torrenti.

Teeny Nymph Amo: grub n° 8 - 16 Testa: filo di montaggio marrone Zampe: fagiano Torace: fagiano Addome: fagiano Coda: fagiano Note: non è stato amore a prima vista quando l’ho notata per la prima volta su un libro inglese. Mi son dovuto ricredere dopo averla utilizzata nelle acque del Mera e dell’Adda in Valtellina. Dopo tutto deve piacere al pesce, non al pescatore!


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Pettirosso, foto di Antonio Rinaldin 85 Confluenze

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BUCKTAIL FOREVER 2 Di Antonio Rinaldin Continuando il nostro viaggio tra le varie possibilità d’impiego del bucktail, mi piace poter continuare a raccontare di questa mia predilezione per questo materiale naturale. Pensate che tutto il materiale da costruzione che posseggo (e dopo trenta anni di pesca a mosca vi garantisco che ha raggiunto una mole non indifferente), lo conservo in grosse scatole di plastica, riposto in modo ordinato e ben suddiviso. Colli di gallo, marabou, colli di gallina, pelli di coniglio, flash, polipropilene, sintetici vari, etc … Il tutto stivato sugli scaffali di un apposito sgabuzzino. Beh, credetemi … la scatola del bucktail in quello sgabuzzino non c’entra quasi mai, in quanto si trova perennemente accanto al morsetto! E’

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innegabile che sia uno dei miei materiali da costruzione preferiti. Proprio parlando di questo, va detto che una mosca ben realizzata è sicuramente frutto di una buona manualità, ma anche dell’impiego di materiali di buona qualità. Tra questi ovviamente ci sono prodotti che si usano con maggiore facilità ed altri meno. Quelli che, pur facili da usare, non si amano o viceversa, quelli che si amano al punto tale da impiegali anche in sostituzione di altri. Personalmente, come già detto, amo particolarmente il bucktail in quanto trovo sia uno di quei materiali che mi consente “al tatto” di dosare corposità, dimensioni, silhouette, evanescenza, dinamicità e molto altro ancora di una mosca. Il bucktail è uno di quei materiali che anche se utilizzato in quantità molto ridotte, da un ottimo effetto impressionistico ai nostri artificiali. A questo proposito basti pensare che in alcuni dressing classici del passato, la quantità di fibre di bucktail da legare veniva addirittura indicata in unità! Particolare anche questo di non poco fascino, che ancora di più mi fa apprezzare questo pelo. Varie possono essere le parti di una mosca realizzabili in bucktail e, a seconda di come viene trattato il ciuffo di pelo prima d’essere legato all’amo, molto differente può essere l’aspetto di quella stessa mosca una volta ultimata. Mosche dall’aspetto filante ed imitativo, esili o ricche che siano, ottenute con ciuffi di bucktail semplicemente prelevati dalla coda, sgrossati dalle impurità e legati. Ovvero, trattenendo le fibre per le punte, si eliminano quelle più corte e superflue alla base. Così facendo si ottiene un ciuffo di fibre pulito e ordinato, con le punte non pareggiate (foto 1). In questo modo, a mio avviso, si realizzano dei dressing che nell’insieme risultano più filanti e con un aspetto più naturale. Pensando invece a mosche forse un po’ meno imitative, ma dall’aspetto sicuramente più generoso, può esserci la necessità, prima di legare il ciuffo di bucktail, di doverne pareggiare le punte delle fibre (foto 2). Questo risultato possiamo ottenerlo con l’ausilio dell’apposito pareggia pelo. La differenza tra un ciuffo di bucktail pareggiato ed uno non pareggiato, può cambiare notevolmente l’aspetto di una mosca. Personalmente prediligo legare il bucktail così com’è, quindi difficilmente ne pareggio le fibre. Proprio a questo proposito vi propongo due patterns che ben sottolineano questa mia preferenza. Sempre ed ovviamente, uno fresh ed uno salt! 87 Confluenze

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BLONDES

La serie di mosche Blondes nacque nella prima metà del secolo scorso per opera del leggendario Joe Brooks, pioniere della pesca a mosca in acqua salata e autore di alcuni libri famosi sull’argomento. Questa mosca dalla fama indiscussa ha ispirato nel corso degli anni alcuni dressing diventati poi dei classici molto famosi. Caratterizzata da un montaggio semplicissimo e da un contenuto numero di materiali (filo di montaggio, flash, tinsel e bucktail), può essere realizzata con uno o più colori di bucktail e in varie combinazioni cromatiche. Tra le più famose la Argentine Blonde (che qui vediamo

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nel dettaglio). La Honey Blonde tutta gialla. La Platinum Blonde che è stata una delle prime mosche da striped bass e che ancora oggi â&#x20AC;&#x153;resisteâ&#x20AC;? al passare del tempo, regalando ancora numerose catture!

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Anche la gamma di misure che si possono ottenere non è indifferente, permettendoci così di confezionare mosche per diverse situazioni di pesca. La caratteristica particolare di questa mosca è quella di non essere composta da una coda e un’ala, come accade per la maggior parte dei dressing, ma bensì da due ali: quella posteriore, che solitamente va tenuta leggermente più ricca, e quella superiore. Queste, di lunghezza generosa, garantiscono dinamicità e buon movimento alla mosca, donando nel contempo il giusto profilo di un baitfish.

La ricetta

ARGENTINE BLONDE Amo: standard o gambo lungo; sizes 1 – 3/0 Filo di montaggio: bianco Ala posteriore: bucktail bianco; Flashabou (blu e argento) Corpo: tinsel piatto argento Ala superiore: bucktail blu chiaro

Il Montaggio

1) Leghiamo un ciuffo di bucktail bianco con alcuni filamenti di Flashabou sopra.

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2) Ricopriamo il gambo dell’amo con del tinsel piatto argento.

3) Fissiamo un ciuffo di bucktail blu chiaro in prossimità dell’occhiello dell’amo.

4) La Argentine Blonde è ultimata

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RED & WHITE BUCKTAIL Anch’esso di provenienza americana, il Red & White Bucktail qui presentato rientra a far parte di quella gamma di streamers tradizionali ma molto efficaci per la pesca delle trote, soprattutto nei laghi. Ha origini che risalgono alla prima metà del secolo scorso e il modello originale aveva l’ala semplicemente formata da un esile ciuffo di bucktail rosso sovrapposto ad un altrettanto esile ciuffo di bucktail bianco. La versione qui descritta è arricchita da un topping formato da tre o quattro herl di pavone. Realizzabile in un buon range di misure d’amo, gode di buona popolarità anche nella versione tandem, impiegata proprio per la pesca nei laghi. Legato su ami appropriati e con l’aggiunta di due occhi in Jungle Cock, risulta essere anche un ottimo e famoso dressing per la pesca al salmone e alla steelehad. Se si ritiene necessario, è possibile, prima di infilare il tubing, appesantire l’artificiale avvolgendo alcune spire di filo di piombo sul gambo dell’amo. Altro particolare facoltativo per le misure più grosse, è quello di applicare o dipingere sulla testina due piccoli occhietti bianchi con le pupille nere. Questo streamer è caratterizzato da un aspetto d’insieme esile ma di grande effetto attrattivo.

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La ricetta

RED & WHITE BUCKTAIL. Amo: a gambo lungo da streamer; sizes 8 - 6 - 4 Filo di montaggio: rosso e nero Corpo: mylar tubing argento But: filo di montaggio rosso Ala: bucktail bianco; bucktail rosso Topping: herl di pavone

Il montaggio 1) Infiliamo un pezzo di mylar tubing argento lungo come il gambo dell’amo, fissandolo dietro con del filo di montaggio rosso a formare il but e in prossimità dell’occhiello con il filo di montaggio nero.

2) Fissiamo un esile ciuffo di bucktail bianco.

3) Fissiamo un secondo esile ciuffo di bucktail rosso di pochissimo più lungo del precedente bianco.

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4) Ultimiamo legando sopra al bucktail tre o quattro herl di pavone e formando la testina. Il Red & White Bucktail è ultimato.


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Mare, foto di Antonio Rinaldin

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Di Tiziano Rizzotto

ritti scientifici, sc n co vi ar di te io gl vo on N tati su tecniche di at tr i tr us ill n co o en m m ne danni di permit, ai i al ic op tr i ar m in a sc pe ia bella (internet gn pa m co e s ne bo , on rp ta zione tra amici su ta er ss di a un lo So . t) ce do in 6 anni di espee ut ss vi e te du ca ac ie or st in Messico nella a sc pe di te ci us di e e nz rie dal 2008 opera ve do y, Ba n io ns ce As ca iti m ente davvero bi am un in e, dg lo re st no il co di una ambita ric te en m ar ol ic rt pa o, ic un Permit. Una scusa il , ie ec sp ile ib ed ev pr im e r chiacchierata pe e on si ca oc a on bu a un o alia a qualche sc da di e m co o , le ia iv nv co bella immagine di pesca. 99 Confluenze

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PRELUDIO

e, al primo sole ben preciso all’orizzonte, controluc non to pun un ica ind da gui tra avete La vos re sembra una lastra di cristallo e ma Il a. cqu d’a filo a ora e ido del mattino tiep o punto, questa Poi, ancora, la guida indica un’altr fè. caf del to gus il ca boc in ora guida posa anc lancia si arena in acqua bassa, la La tri. me di io tina cen un a no volta più vici rumore, vi invita a scendere. Solo far za sen e, so bio sab do fon sul ne nere lundelicatamente l’ancora te qualcosa in superficie, delle pin ede avv intr tri, me di tina tan e set ora, a una avanzano lentamente, sparendo che , ttro qua se for o tre a, lun zza ghe, affusolate a me segno di atleggeri e ampi. La vostra guida fa i azz sgu con icie erf sup in ndo ricompare ci. ice puntato, il movimento dei pes tendere e indica, braccio teso e ind sottovoce. sso, forse 30 libbre vi dice la guida gro e ent am nat dan è o Un . mit i Per Sono un brivido vi scuote. Con moviment a, gol in cca blo si e co ma sto lo Qualcosa sale dal solo la parola crab” su amo del 2 (che gli manca ndy “sa di e ion itaz l’im te cca sta fi di lenza gof adagio sfilate tre o quattro metri e na can la del llo ane o prim dal tanto è bello) seguite adagio la re larghe tenute in mano mentre spi e altr poi , oni zol pen te cia nzio del las che Il ritmo cardiaco aumenta e nel sile ci. pes i so ver i, dov itan inv , nza guida che ava a 30 metri e sempre bomba nel petto. Ora i pesci sono che forse mattino il battito del cuore vi rim lontani per lanciare. Sapete infatti ppo tro i, tan lon ora anc ma ili uib l’alpiù disting tutto sarà finito, in un modo o nel poi ni buo vi tati ten due o, ssim si avvicinano avrete uno o, al ma no di stare bassi, i pesci avanzano, seg fà da gui La ce. pes za sen o ciclone. tro, con filo di vento, sembra l’occhio del un c’è non e ent am gic Ma e. util e ora sono a tiro sono fermati a La guida alza la mano, i permit si to. pet nel fi ton i o sol , ore rum cola coun Non tondo, in tailing, forse su una pic in e zar dan a o ian iniz e tri me di una quindicina incita sottovoce la guida!!! i pesci poi, lonia di granchietti. Cast, cast vi i lanci di lato per non spaventare fals di o pai un con za len le te Piano allunga e si posa a due tri di shooting e la vostra imitazion un ultimo lancio con un paio di me iale in diagoe la lenza per far scendere l’artific ent tam len te tira ito Sub ci. pes braccia dai ge verso l’esca. La stacca dal piccolo branco e si diri tro all’artifinale e subito, una grande scia si di scatti rapidi, il pesce accelera die o pai un con e rar upe rec di e dic guida vi ciale e, con un grosso gorgo …

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LE IPOTESI A questo punto possono accadere diverse cose: - Il pesce ghermisce l’artificiale, voi sentite una trazione sulla lenza e ferrate tirando con un colpo secco la coda di topo per alzare la canna solo dopo essere sicuri di aver attaccato il pesce e iniziano per voi alcuni dei momenti di pesca più belli della vostra vita. - il pesce si avvicina all’artificiale senza fare nulla, limitandosi a seguirlo fino a scorgervi per poi fuggire lontano verso ovest come una saetta. - il pesce una volta vicino all’artificiale scorto l’inganno fugge come un proiettile con una virata di 90° a curvatura 8 stile Star Trek. - come il vostro artificiale tocca l’acqua tutti i Permit vi si gettano sopra di colpo con una frenesia incredibile e con sguazzi e gorghi da infarto tanto che voi vi fate sopraffare dalla agitazione e ferrate a vuoto alzando la canna causando il fuggi fuggi generale. Se la vostra guida è gentile non vi parlerà per una mezz’ora buona. Se non è gentile lo capirete subito. - come il vostro artificiale tocca l’acqua e inspiegabilmente i pesci fuggono all’impazzata come se avessero un coccodrillo dietro culo (si può dire culo in un giornale per bene??? O preferite orefizio in prossimità della pinna anale, che è molto più raffinato ma non dona il senso esatto dell’azione) - il peggiore e più mortificante, i pesci ignorano completamente voi, la vostra esperta guida e il vostro fottuto granchietto muto e continuano imperterriti a fare la loro vita per poi allontanarsi tranquilli e beati verso altri lidi. - la lenza si tende … Ferrate, gorghi e sguazzi, i pesci fuggono all’impazzata e vi accorgete di avere allamato l’unico Pargo deficiente di tutto il flat che stava banchettando coi permit. - potrei continuare per un’altra buona mezz’ora. 101 Confluenze

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ANOMALIE SUICIDE Se andate a leggere qua e la articoli o scritti o saggi sulla pesca dei Permit, vi accorgerete come tutti finiscono col definire il Permit come pesce estremamente diffidente, lunatico, imprevedibile. Vi accorgerete quindi di come tutti coloro che scrivono sui Permit, mostrando foto di catture in pose artistiche e (ultimamente, come vuole la moda dei fotografi “new age”, con pose da kamasutra), si vantano dell’abilità e della perseveranza nella loro ricerca e sulla loro indiscutibile tecnica maestra che ha portato all’ambita cattura. Certo, più una specie è rara o difficile, più la sua cattura genera onori e ammirazione. Ora, che il Permit sia una specie davvero stramba è fuori discussione, che sia un pesce lunatico è verità, che sia estremamente diffidente pure. Non è facile trovarli, non sono numerosi e i luoghi al mondo dove ci sono le condizioni ideali per poterli pescare sono pochi. (Ascension Bay è uno dei migliori) Poi bisogna fare i conti con le condizioni esterne, impreviste e imprevedibili come stagioni, temperature, correnti, migrazioni e maree. Per molti già il fatto di avvistare dei permit è un sogno, il riuscire ad averli a tiro incredibile, il fatto di riuscire a fare un paio di lanci buoni sui Permit già un successo. Il riuscire a prenderne uno, per moltissimi, è il coronamento di una vita da pescatore. Ma in tutto questo vassoio di difficoltà e di imprevisti ci sono anche delle eccezioni, non del tutto rare, che forse, confermano le regole. Lavorando da diversi anni in un lodge, in una delle zone dove la concentrazione dei Permit è davvero notevole. Come accompagnatore e assistente guida e fotografo, ho avuto la possibilità di effettuare numerose uscite di pesca ai Permit, di ascoltare esperienze dai clienti e dalle guide di pesca. Sono stato testimone di situazioni in cui si rinnega tutto quanto appreso su questa specie, situazioni buffe e a volte incredibili ma vere. Ne racconto solo alcune lasciando poi ai lettori giudizi e debite conclusioni. Si dice che se pungi un Permit o lo sbagli questo fugge a gran velocità. Un pescatore belga (del Belgio come i pastori) era da noi al lodge (bè tanto vale dirlo cosi la marchetta, è fatta e non ci pensiamo più: Puntaallenfishingclub.com Baia de Ascension, Messico) con altri amici che ne elogiavano la sua buona dose di fondoschiena e il fatto che fosse un buon pescatore, ma estremamente rozzo nella tecnica. Pescava con finali di diametro grossolano le sue imitazioni raramente erano attaccate e fili inferiori allo 0,35/0,40. Il suo finale tipo era composto da un finale conico terminante con uno 0,45 a cui attaccava un metro di 0,40 o, quando pescava bonefish uno 0,35. Un pomeriggio al rientro dalla pesca mostra con orgoglio ai suoi connazionali la foto di un bel Permit di oltre 10 kg. La guida ridacchiava. Il pescatore poi racconta agli amici, in lingua fiamminga, la sua avventura di pesca. Poi grandi risate e pacche sulle spalle. Non capendo un fico secco di fiammingo chiedo alla guida l’accaduto: Lui e la guida erano in wading dietro a un bel permit in tailing. Al primo lancio la sua imitazione cade a un metro dal pesce. Poi il pescatore si accorge di avere la lenza impigliata sull’attaccatura del mulinello. Con calma sgarbuglia il tutto noncurante del pesce. Poi proprio mentre svolge l’ultima spira vede la lenza tendersi di colpo. Vuoi la sorpresa, vuoi la consapevolezza di un terminale resistente, ferra con un poderoso strappone con il risultato di spezzare il nylon proprio sul bel Permit che aveva ghermito e ingoiato la sua imitazione ferma sul fondo (?). Il pesce scappa, ma con grande sorpresa a una trentina di metri, d’improvviso si ferma e ricomincia a grufolare sul fondo in tailing. Il belga per non perdere tempo rimonta un’altra imitazione uguale alla precedente sulla punta del finale conico di diametro più grosso, avanza quasi correndo verso il Permit e rilancia quando si trova a soli 10 metri dal pesce (sempre racconto della guida). Il pesce si gira e di scatto aggredisce nuovamente il granchietto. Ferrata, combattimento da sogno, pesce preso. Aveva in bocca l’altro granchietto uguale con tanto di un metro di nylon dello 0,40. I cattivi e gli invidiosi (io tra loro) dicono che nella vita questa persona avrebbe potuto scegliere tra la vincita di un miliardo di euro e di 100 vergini o il permit. Purtroppo gli era capitato il Permit.


Un altro cliente sempre da noi per pescare iTrachinotus, mi mostra con soddisfazione la foto di un grosso Permit da quasi 20 chili davvero impressionante, preso anni addietro sempre in Ascension Bay. Un permit di 20 chili è sicuramente un condensato di diffidenza, un pesce estremamente selettivo, un conoscitore di insidie e di tranelli. Poi un giorno il pescatore mi confida che il Permit in questione l’ha preso mentre pescava tarpon. Una canna coda 12, finale con shock leader del 0,80 e grosso artificiale stile Deciver color blu e argento. Quando ha visto il grosso pesce passargli in superficie a tiro di lenza ha pensato a un grosso jack e d’istinto gli ha lanciato davanti. L’enorme permit ha scartato e preso l’artificiale su amo del 2/0. Mi confida che è riuscito a prenderlo solo grazie alla poderosa attrezzatura. Boh!!! Chi ci capisce qualcosa. Altra occasione: con un altro amico stiamo pescando i Permit che girano insieme alle razze e alle mante. (il pesce segue la manta e caccia gamberetti e granchietti che la manta fa fuggire smuovendo il fondale al suo passaggio o quando anch’essa grufola sul fondo) La guida intravvede una manta con tanto di Permit di buona pezzatura che la segue. In questo caso, di norma bisogna lanciare la nostra imitazione proprio sulla testa delle manta (o razza). Il pescatore in questione lancia e sbaglia, la sua imitazione si posa a due metri dietro alla razza e al permit. Ma questo ultimo, attirato dal rumore si gira, corre, (anzi nuota veloce) verso l’artificiale e lo inghiotte in solo boccone, poi ritorna nuovamente verso la manta e si ferra praticamente da solo. 105 Confluenze

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ALTRE

Poi vi sono anche situazioni contrarie. Un giorno io e la guida raggiungiamo un’enorme scool di Permit, forse un migliaio di esemplari che giravano in branco. Alla vista di tanta grazia credevo che lanciando nel mezzo di tanti pesci sarebbe stato facile attaccarne uno, vuoi per la concorrenza alimentare, vuoi per la curiosità e per la frenesia. Invece nada!!! Recuperavo lenza quasi in superficie e potevo vedere una ventina di pesci che seguivano l’imitazione, ma ce ne fosse stato uno che avesse morso!!! Idem cambiando artificiale per ben un paio di volte prima che il branco riguadagnasse le profondità. Boh. Il bello (si fa per dire) è che poi incontrammo un’altra scool enorme e di grossi pesci ma con lo stesso risultato. (erano anni che non provavo il desiderio di spaccare la canna, smettere con la pesca e dedicarmi alla caccia delle lumache con la balestra) Tra pescatore e “pesce” esiste un rapporto di odio amore, cosi come tra torero e toro un rapporto di

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profondo rispetto a prescindere … da come andranno le cose. Ma torniamo a mister “P”. Ho anche visto situazioni perfette e giornate mitiche, giornate con pesci difficili che hanno poi perso contro pescatori davvero abili. Ho anche visto pescatori perseveranti, seguire un permit per quasi un paio di chilometri sul flat quando altri avrebbero desistito. Li ho visti quasi sdraiati in acqua bassa attendere che il pesce fosse a tiro per poi, dopo il ventesimo lancio sullo stesso pesce, vedere premiare il loro sforzo e la pazienza con l’ambita preda a fondo lenza. Bello. Bello davvero. E difficile trasmettere, cercare di far capire o captare con poche righe sulla carta le emozioni che si possono avere con un permit a tiro di lenza. Ma credete è davvero una sensazione unica. Già la grande differenza con altri pesci di fiume e che sappiamo che sono li, nella buca o sotto al sasso o alla cascata, e che forse domani o il prossimo mese avremo un’altra chance sullo stesso pesce. Ma qui il pesce si muove, entra ed esce dalla laguna e ciò che incontri adesso dopo qualche istante non c’è più. Quante volte ho letto l’espressione di gioia profonda in viso a chi finalmente aveva una bella foto con il permit. Sicuramente una delle emozioni più forti che un uomo possa avere con la canna da pesca in mano. Ho anche visto pescatori piangere … di gioia o dispiacere. Non importa il tuo grado di abilità nel lancio e la tua conoscenza della pesca a mosca, la prima volta che hai un permit da 20 libre a tiro dimentichi tutto e l’emozione prende il sopravvento.

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tori rso e a noi (pesca ve di te en bi am ratura deldiffidente in maree, la tempe pesce lunatico e la n un n co co no re or fa gi e cinin ch o contare a pres cambia di giorno m e ia Allora, abbiamo a ss ch po te i en cu bi su am uto, un la sola cosa cine e decine europei) sconosci rdo, ma dopo de e chissà cos’altro, su he as ic e at ar im br cl m ni se io giornata iz stra guida. Può fine di una bella no l’acqua e le cond al la le è bi a sa sc en pe sp di di eabilita esperienza sia in muove cosa è m si ro e lo sc dere dalle nostre la pe e il m e co m o bito da co ho compres si tratta di permit, capisce su un solitario o se di uscite in mare è de ve se ni ra an co an da avo e , ida ch guida da come li se è in profondità La o a. ie di pesca. Una gu zz ic rf ra a pe un su o in or del sce nuota n una manta glio fare. Se il pe ensabile. Per l’am gia in simbiosi co sp di ag in vi è se a id ra ed gu co an lla l, o uto pescatori abili tare i consigli de av ol o una piccola scoo sc m A ia . bb re A fa e. sa ol indica co peva tutto ancor tuali davvero ridic sa en e rc ch pe te vista li scruta e vi in en a G m it. o, ere il perm come che loro cert e volevano pend voro della guide ch la e cielo sbagliano an il do no va on ta m il pu re to a ano gira ppotto per l’inter cnica virtuale che ca te di to e ta esigenti che avev ul a is nz R ie . sc ro pensato lo tutte le sse, pozzi di poi ci avrebbero pesca a mosca in i, prima che accade lla sc de pe i no de va o oi tir gi a a, e rivare abili e umili ch e la scarsa tecnic co io po i nc taxisti solo per ar la or at di sc tà pe ci o pa it e oderata ca mo poi avut hanno preso perm settimana. Abbia , nonostante la m e ro id Lo gu t. ro fla lo i su he lle re de esse dei bei pesci (anc o i suggerimenti re nd de lta salse, già felici di en co pr i as rv o fa nn a consigli ha e dicono. se arrivano seguendo i nostri e ascoltare ciò ch no ben contente re so fa e id ro lo gu r Le ia . sc la am r avere di sl cia) quindi si deve solo ascoltarli pe a fatto anche gran an st m ba a , at re gu fa de sa ’a o in un e sanno co perché poi speran o a tiro dei pesci an rt po vi e i ch oc Loro sono i vostri

LE GUIDE

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fatto le ammetto, per un lo … ro ve è , dete è sì ì ro, se non lo pren davvero unici. (s lo ti en ito er om m m o e tt tu so at succes sce è sopr alte provabilità di se prendete un pe : te et ed al m o viduato il er eno sembra), indi guide sono davv lm (a e ic pl m se una è stra). pesca al permit zione di granchio la ita r im sempre colpa vo pe la se n ba co a a ic sc ne la tecn so. Se si pe in diagoPer quanto concer davanti al suo na granchio scenda il ro e et ch m o un od m re ia e poi in lanc quanche istante tendere la lenza e ve nd pesce, si cerca di de te si at si ua e cq al ci l’a ifi ale tocca verso l’art strappetti un volta che l’artifici e con un paio di rmit che si dirige ed pe il oc pr de si ve si de recuca Se ac o. utile continuare a nsione. Se nulla in nale verso il fond te a … er o tt gg fa le à a gi un e ale con tato sarà e lo avrebb si muove l’artifici iciale. L’unico risul it voleva mangiar tif rm ar pe ro il st Se no il e. e nd cercare gu rapidi e poi si atte (noi e la guida) a de il pesce che se i ve po si ci se do e an ch ig il bl an ente ne abbandonare tro tentativo e ob be al è ni ri perare ostinatam et og m do di an na fic ci fugge vani ra a una de fermo sul che poi ci vede e do il pesce è anco indietro a ghermire il granchietto an qu , si ca ti e ares qu tempo di cambiar il si il pesce torna i ca un altro pesce. In oc ni nd cu da al o n (I an i. ere ferm chance. e poco lont recupero e riman entare la nostra osterà a grufolar rit sp r si pe to o) ta rs en ve av di e si sp re non tis ecc) si lancia diverso o di colo an o fondo). Il pesce am tip m di , o, lia ol no cc ag pi de o più antis, avalon, m maggioranza dei (m lla ro ne be a, m tificiale (più gran si ge os di ro i be anche ano imitazion o di un gam ri più lunghi, ma di imitare il nuot Se invece si utilizz pe o cu od re m il di o io nd pa ce etti fa tentar un è davvero recupera a strapp ). Si possono poi drenalina a mille cm l’a 0 n (3 co i rt se co he e nc di le. (a pi con altro artificia inutile insistere casi strappetti ra è re lla va ro nu rip de e ca e ac sc non entare il pe in questo caso se meglio non spav ), llo ro nt co il re difficile mantene

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4 CONSIGLI Attrezzature.

Ritengo che un viaggio di pesca a questi paralleli per insidiare bonefish, snook, permit e tarpon si possa affrontare al meglio con 3 canne. Queste saranno scelte in rapporto alla dimensione delle esche che dovremo lanciare magari anche in condizioni di vento contrario e non in base alla taglia delle catture come si fa al 90% delle occasioni. Di base una 9 piedi coda 7/8 per piccoli artificiali e per giornate calme (pesca di benefish ma anche di permit in condizioni climatiche tranquille) una 9 piedi per la coda 8/9 per lanciare imitazioni di granchio e gamberetti (mantis shrimps ecc.) che offrono una elevata resistenza contro il vento e una 9 coda 10 per tutto il resto (tarpon, jack, baracuda ecc.) dove sia necessario pescare con grossi a , i e pescato coda 7 ticose d sufl a i c i artif er. (Ho n canne eno fa eggiare e la m r o p pop ermit c crete e rsi dest rovento lit s u e p i bei iĂš d di sap anci con e sui m p o o t molt a patt con i l lesina e con e e n t r e o usa temen ne). N lsedin tivare a i n s ficie ia trazio o antis ado di 0 metr r 0 n p dop che sia e e in g o 150/2 oda 7 e c , l ne li a frizion a almen per la ori. Le i e n d r buo alla co 20 lib e super sivaa u d oltre cking d er le co asi escl le o a di b libre p sono qu are son fon0 f R 3 o da top gianti. code a ia i d l i code e galleg lâ&#x20AC;&#x2122;uso d si vog f in n t r e men sioni pe che no re al re k, t c o l a occ i a men scare o tori (ja i a t dan re a pe si pred ecc.). D s a prov a di gro , cernie trate e i e cacc , seriol e decen r acque a e d r sier a le co ecifici p sate u norm rofili sp le piĂš rpon p a o n con cali so pical, t da 3 a o i r trop efish, t saranno possi(bon I finali ghezza on . n ecc) tri di lu luorcarb uno e a f 4 m nte in rianti d e e a bilm unte v ,35 a s ne p con a uno 0 imensio e n d 5 0,2 a della esclusio a ( cond esche hock le r s delle per gli 0.80 pe / a fatt el 0.70 ). d k der n e jac o tarp

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Abbigliamento e cose da portare

Crema solare protezione fattore 50+, occhiali polarizzati con lenti scure o ambra, cappello con visiera, facemask, pinza multiuso antisalsedine, camice a manica lunga e pantaloni a gamba lunga o con gambe accorciabili. Scordatevi di stare al sole mezzi nudi mentre pescate sui flat o dalla barca. Ai tropici gli ultravioletti sono 1000 volte più forti e il riverbero dell’acqua o della sabbia moltiplicano l’azione solare con il risultato che, senza le dovute protezioni, una mezza giornata di sole può significare dolorose ustione e compromettere la vacanza. Per camminare nei flats meglio portare calzature morbide in neoprene, di quelle con la cerniera laterale alti fino alla caviglia (o anche dei calzettoni molto spessi). Gli scarponcini da falts moderni sono più rigidi e pesanti adatti a fondi sabbiosi o sul corallo. Qui il fondale è per il 90% dei casi morbido e gli scarponcini coi lacci tendono a incollarsi al fondo rendendo molto più faticoso camminare. Macchina fotografica compatta con filmati HD possibilmente impermeabile o subacquea. Le guide non sono concordi a farvi fare foto se avete macchine fotografiche con GPS per il rilevamento della posizione. Impermeabile leggero per la pioggia o durante gli spostamenti in barca. Una sacca impermeabile per stivare il materiale in barca. Per avere quanto serve al seguito durante la pesca in wading un marsupio o “banana belly” sarà l’ideale. In Messico si trova di tutto, però sarà meglio prevedere una piccola scorta di medicinali personali. Non ci sono molte zanzare però la sera e la mattina possono essere fastidiose meglio portare una lozione stile “tropical”.


Mosche: Sili legs a gogò.

Tra le più gettonate in loco per la pesca del permit sono le imitazioni di tutte le sorte fornite di gambette di silicone (sili legs). Dalle imitazioni standard di granchio (Ragahead, Melkins ecc. colori beige e sabbia su ami de 2 e del 4) con zampette in silicone, ai Kungfucrab e ai Mantis shirmps (questi ultimi color beige, oliva e bruno su ami del 2 e del 4). Oltre a queste funzionano bene anche le imitazioni stile Avalon sempre con zampette in silicone. Funziona anche il resto della canonica sfilza di artificiali classici da mare, ma quelli con le zampette in sililegs hanno una marcia in più. Vi sono poi degli artificiali creati in loco e che oramai sono testati e funzionano bene, il caso della Magnolia e del mamantis (mama mantis).

Il lodge

Punta Allen è un ameno villaggio di pescatori che conta poco più di 600 abitanti e che si trova 50 km a sud della cittadina di Tulum nella Riviera Maya all’interno della Biosfera di “Sian ka’an” (in lingua maya dono del cielo o porta del cielo). L’occupazione base è la guida turistica, la guida di pesca e la pesca delle aragoste. Il villaggio dispone di piccola biblioteca, chiesa, pronto soccorso, internet, piccoli spacci di alimentari che possiedono un poco di tutto, un una piccola rivendita di souvenir tipici messicani. In loco si possono organizzare escursioni per vedere tartarughe e delfini e lamantini, oltre a fare snorkeling e avvistare le numerose specie di volatili che albergano nella grande baia. La nostra struttura è nuova e si trova a circa 150 metri dalla spiaggia e dispone di 5 confortevoli camere al piano terra che danno sul patio, al piano superiore completamente all’aria aperta con un grande tetto

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in tipica “palapa” (paglia) si trova la cucina e l’area pranzo con bar e le aree relax con amache, intenet e piccoli salottini dove bere un aperitivo in compagnia. Amo defifinire la nostra struttura come un “nido” per pescatori. Il programma per il 2013 prevede il trattamento di “All inclusive” che include voli aerei, trasferimenti dall’aeroporto al lodge, 6 giornate intere di pesca con barca e 2 guide ogni due persone, 7 notti in doppia con pensione completa e bevande incluse: con partenza da Milano a 3100 euro a persona in base doppia con voli via Madrid o Francoforte o Parigi. Quota che sale a 3250 euro a persona in base doppia con partenza da Milano ma con voli diretti fino a Cancun. Volutamente non proponiamo voli via Stati Uniti (scelta eventuale del cliente) dati gli spossanti e stressanti controlli e dogane e “immigration” che non giustificano a nostro avviso il risparmio che si può ottenere con questi voli. Tiziano Rizzotto

Punta Allen Fishing Club. Calle Punta Maroma lote 4 Punta Allen – Tulum, Quintana Roo, Mexico 0052 1 984 107 1144. info@puntaallenfishingclub.com tizianor@iol.it

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Mosche, foto di Corrado Corradini 115 Confluenze

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Voglia di ... sedge Di Pierangelo Grillo

Sui tricotteri, o meglio, le sedges, per i pescatori a mosca, si sono scritti centinaia di articoli su varie riviste specializzate. Sicuramente è il tipo di artificiale che usiamo con maggior frequenza. Le prime schiuse si verificano all’inizio della primavera per poi proseguire fino ad inverno inoltrato, questi insetti costituiscono, per i pesci, la maggior fonte di nutrimento. Il nome tricottero deriva dal greco trikhòs, “pelo” e pteròn, “ala”; il loro riconoscimento è inconfondibile, per la loro caratteristica posizione delle ali a riposo a forma di “tetto spiovente”. Vivono in

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tutti i tipi di fiumi e torrenti, con corrente sia lenta che veloce e anche nelle acque calme dei laghi. Durante il giorno, generalmente, questi insetti rimangono nascosti tra la vegetazione ripale o sugli alberi attendendo le ore serali per l’accoppiamento e la deposizione delle uova in acqua. Sciami di migliaia di esemplari non sono rari nel periodo estivo. Ricordo ad esempio una sera trascorsa sulle rive dell’Aurino, in Trentino, dove migliaia di questi insetti volando, scatenarono l’attenzione e la predazione di temoli e trote su

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ogni stadi di sviluppo dei tricotteri. La dimensione dell’insetto varia da specie a specie, da una lunghezza da 3 mm fino a 25mm comprese le ali, con corpo a forma cilindrica e colori poco pronunciati. Le antenne sono lunghe circa 2/3 del corpo. Le ali hanno anch’esse colori poco appariscenti, dal bruno al grigio, alle varie tonalità di marrone. Le larve generalmente costruiscono astucci ricoperti di pietruzze del substrato, (larve eruciforme), o con piccoli frammenti vegetali (larve suberuciforme), da qui il nome di portasassi o portalegna. Pochissime specie non costruiscono il fodero trasportabile, queste vengono dette “campodeiforme”. Raggiunto lo stadio di maturazione, le larve si impupano nei loro abitacoli; in breve tempo le pupe mature rompono l’involucro e usando le zampe, nuotano verso la superficie, dove avverrà la trasformazione in insetto completo. La massima predazione si ha sia nel momento della metamorfosi, quando, appunto, le pupe nuotano verso la superficie, sia quando le femmine, cariche di uova, volano sull’acqua per deporle. Il loro impiego in pesca sarà generalmente adatto verso le ore che precedono il crepuscolo, dato che il maggior sfarfallamento avverrà proprio in quel lasso di tempo. Nella costruzione degli artificiali che imitano questi insetti, occorre principalmente definire le loro caratteristiche morfologiche. Le nostre imitazioni si baseranno principalmente sulla taglia, sul tipo di stadio di vita che vogliamo imitare, sul colore, ma anche sulla tipologia di acque nelle quali andremo ad usare la mosca. Un tricottero che depone le uova volerà e si poserà sull’acqua in maniera diversa da un insetto che vi è caduto accidentalmente o che, ormai sfinito dalla deposizione, è catturato dalla tensione superficiale dell’acqua. Se peschiamo in acque mosse, dovremo usare mosche che abbiano un buon galleggiamento, mentre saranno necessarie imitazioni un po’ più esili, se andremo a pescare in acque lente. Le mosche che vi voglio proporre, imitano gli insetti che stanno deponendo le uova e che sono catturati dalla tensione superficiale. Naturalmente occorre che esse siano fatte scivolare sulla superficie dell’acqua per creare la classica “pattinata”. Infatti queste imitazioni devono essere fatte “lavorare” trascinando o rilasciando la coda, o muovendo il vettino della canna per dare vitalità alla mosca. Molti dressing prevedono l’uso di penne prece-

dentemente incollate per ottenere ali dalla forma voluta, oppure materiali sintetici sagomati e tagliati, ma in entrambi i casi l’artificiale rimane più o meno rigido, creando non poche problematiche per la costruzione e soprattutto per l’uso in pesca. Personalmente costruisco le mie sedges non usando colle, preferendo materiali naturali quali il Kapok per il corpo, il pelo di capriolo, di lepre e il c.d.c. per le hackles, le penne di gallina per le ali. Sono molto semplici da costruire e usando alcune varianti si possono usare praticamente in tutte le tipologie di acque. Le mosche realizzate, specialmente quelle per acque lente sono molto soffici e le hackles, morbide del pelo di capriolo e della lepre miscelate, garantiranno un ottimo galleggiamento, se siliconate, mentre si potrà avere un piccolo affondamento della mosca qualora questa sia lasciata bagnata. Un discorso a parte occorre fare per gli artificiali che useremo in acque mosse, questi chiaramente dovranno avere una migliore galleggiabilità e inoltre una maggiore visibilità; per questo motivo inserisco sulla testa della mosca alcune fibre di coda di vitello di vari colori, montando le hackles a parachute. Naturalmente, dato che useremo i peli di animali per costruire il collarino della mosca, questo dovrà essere realizzato con il montaggio ad asola.

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Il dressing

Amo: dal 18 al 12 gambo lungo Filo di montaggio: marrone 8/0 Corpo: Kapok beige montato a dubbing e anellato con tinsel oro Ali: gallina inserendo sotto di esse alcune fibre di c.d.c. Hackle: in pelo di lepre e capriolo miscelato montato ad asola Antenne: due fibre prelevate dalla coda del fagiano

Il montaggio

Avvolgere il filo di montaggio sull’amo e fermarsi in prossimità della curvatura.

Avvolgere del dubbing sul filo di montaggio e portarsi verso l’occhiello dell’amo e ricoprirlo per due terzi

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Fissare due piume di c.d.c.

Sovrapporre al c.d.c. due piume di gallina leggermente divaricate, chiudere i calami con il filo di montaggio. La lunghezza delle ali deve essere maggiore del corpo della mosca.

Scaldare con un accendino una pinza sagoma ali Appoggiare la pinza sulle ali cercando di dare alle penne la classica forma a â&#x20AC;&#x153;tettoâ&#x20AC;? delle sedges

Personalmente lascio i calami delle ali e li accorcio per imitare le antenne, ma si possono benissimo tagliare o sostituire con altri materiali.

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Tagliare una strisciolina di foam e bloccarla sull’amo cercando di fare passare il filo oltre che al centro anche a destra e a sinistra del foam per non dare torsioni laterali allo stesso.

Tagliare un ciuffo di pelo di lepre, pulirlo dal sottopelo e inserirlo in una pinzetta.

Allargare i peli sulla pinzetta e tagliare con la forbice la parte eccedente Formare con il filo di montaggio un asola e passare sul filo un po’ di cera per dubbing. Aprire l’asola e inserire i peli all’interno cercando di portare la base delle fibre il più vicino possibile ai due fili dell’asola.

Con il twister torcere l’asola

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Avvolgere attorno al foam il cordoncino ottenuto facendo passare ogni avvolgimento al di sotto del precedente. Fermare l’asola vicino all’occhiello con il filo di montaggio

Formare la testa della mosca e chiudere il tutto con alcuni nodi.Tagliare l’eccedenza del foam e volendo i calami.

Il nostro artificiale è completato.

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Si possono costruire delle varianti a seconda delle tipologie di acque in cui andremo a usare la mosca, Le hakcles sempre avvolte ad asola possono essere oltre che in lepre, anche in capriolo sempre per acque veloci, oppure in c.d.c. per acque lente. Il corpo avrĂ  costruzione comune per tutte le varianti! Hackle in c.d.c.

Hackle in c.d.c. miscelato con fibre di capriolo montato ortogonalmente.

Hackles in c.d.c. con inserito al centro del foam un ciuffo di polipropilene, rendendo lâ&#x20AC;&#x2122;artificiale maggiormente visibile.

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… ma non solo sedges, Pierangelo ha nel suo bagaglio di artificiali, moltissimi dressing, e così tanto per gradire, eccone alcuni da provare e che in pesca vi regaleranno magari, molte soddisfazioni!

Utilizzo: acque veloci Amo: Tiemco 103BL N° 12 Coda: alcune fibre di gallo pardo Corpo: Polifloss rosso anellato Red Spinner Parachute con filo di montaggio nero Torace: Poly rossiccio Hackles: capriolo tinto rosso con tintura per capelli, miscelato con fibre di starna montate a parachute. Ali: piume di petto di Germano miscelate con Antron Yarn Wite Note: ritengo questo Artificiale quasi indispensabile; imita vari generi di ecdyonuridi presenti in maniera massiccia nei torrenti che frequento in Valle d’Aosta e nel Biellese. La particolarità di miscelare l’antron con la piuma di germano, rende la mosca molto visibile in situazioni sfavorevoli.

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La Negretta Utilizzo: Acque veloci Amo: Tiemco 100BL N°12 Code: alcune barbule di gallo brown Corpo: Poly Nero anellato con tinsel argentato Torace: poly nero Hackles: Capriolo Naturale miscelato con fibre di pernice screziate marrone montate a paracute su una pallina di polistirolo avvolta in calza. Note: la mosca imita le effimere del genere Paraleptophlebia da usare principalmente in caccia nelle acque turbolente. Sia il montaggio parachute che la pallina di polistirolo permettono una ottima galleggiabilità. Occorre avvolgere la pallina prima di metterla nella calza con del polietilene (Domopak)per evitare che il silicone aggredisca il polistirolo.

Emergente di Baetide Utilizzo: acque lente e/o in presenza di schiusa Amo: Grub N°16/18 Code: 2,3 fibre di gallo pardo Corpo: quil Pavone spellato Torace: kapok oliva Hackles: fibre di c.d.c. montate a parachute Ali: Antron Yarn Withe Note: sia ad inizio che a fine stagione le schiuse di baetidi si presentono massicce. In Dora Baltea la presenza di questa effimera è molto abbondante la sua presenza coincide con il periodo migliore per insediare le trote (a volte anche di taglia ragguardevole) che si cibano di insetti trasportati dalla corrente. In queste situazioni mi è successo spesso di vedere pesci perdere la loro proverbiale diffidenza in presenza di tali schiuse. 125 Confluenze

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Baetide Imago Utilizzo: acque lente e/o in presenza di schiusa Code: 3 o 4 Fibre di gallo pardo montate a raggera. Corpo: Biot Tacchino oliva Torace: Kapok oliva Hackles: fibre di c.d.c. montate parachute su supporto di foam Ali: due punte di hackles di gallo bianco o blu dun inserite e fissate al centro del foam Note: anche questo artificiale è costruito avendo il foam (come per la sedge descritta nellâ&#x20AC;&#x2122;articolo) come supporto per il montaggio parachute e per le ali. Si prendono due punte di hackle si pelano delle barbule, si mettono i calami al centro foam fissato sullâ&#x20AC;&#x2122;amo e si chiudono con il filo di montaggio


Foto di Corrado Corradini

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Confluenze Magazine Anno 2013 Numero 2