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Nelle foto: altri esempi di armonia. Ma c’è qualche trota dentro l’armonia? E che ci sta a fare? Ecco i veri quesiti esistenziali. Nell’immagine a sinistra i macigni asimmetrici realizzano il “terzo auro” ed un ramo fluttuante sembra dominare il vuoto centrale.

La caduta degli dèi Come l’astronave Auriga di Alien la clonazione, anche questi devono possedere un silenziatore di rotta. Se fossero rumorosi come zanzare, dovremmo infilare tappi nelle orecchie. Sono gli Epeorus sylvicola. All’improvviso sono apparsi a migliaia, enormi, sopra ogni zona libera del torrente e sono diventati padroni assoluti dello spazio aereo. Con i loro cerci lunghissimi, le ali invisibili se non per una debolissima sfumatura bluastra ed i loro lunghi corpi ocra, bruno e ruggine, sembrano una silenziosa e micidiale armata d’invasione di elicotteri. Forse le formiche li considerano dèi, il dio Epeorus, fratello di Anubi e cognato di Vulcano. Del resto le formiche vivono in terra e vedono questi esseri passare miracolosamente dall’aria all’acqua e viceversa, come astronavi che si spostano tra le galassie. Forse parte delle bricioline che le formiche raccolgono servono per i sacrifici al dio Epeorus che, così soddisfatto, non le divora. Solo noi sappiamo che il dio Epeorus è privo di bocca e delle bricioline non gliene potrebbe fregare di meno. Osservo gli Epeorus compiere i loro voli nuziali mentre penso a tutte le ricchezze e le vite umane bruciate dall’umanità sugli altari degli dèi: … tutta l’aria sul felice paese odora per i fumi perpetui di mille sacrifici misti al fuoco vistoso sulle are degli Dei (Pindaro)

Con tutti quei soldi potrei girare in Porsche, apprezzare finalmente le autostrade e abbandonare questi claustrofobici torrenti. Ora l’armata volante degli Epeorus è pronta per l’attacco finale. Deve riuscire a superare l’esercito delle fario, che sta aspettando oltre il campo di forze e depositare gli embrioni di un nuovo, potentissimo esercito di cloni. É il momento, per noi parassiti ecologici, di insinuare l’inganno. Ho una mosca perfetta per questa occasione, la mia Large Red Spinner montata a palmer. La mia ala sinistra – Sul bordo di un alto macigno triangolare che spezza una furiosa corrente localizzo l’unica subimmagine tra tanti spinners. La catturo delicatamente e senza difficoltà. Sembra depressa, non cerca neppure di dibattersi sbattendo le ali e lo credo bene: ne ha una sola. L’altra l’ha lasciata nell’esuvia, oppure l’ha persa poco dopo. In effetti è strano che sia arrivata così in alto sul sasso. Guardate la foto della poveretta in apertura di articolo. È una diversa, offesa dalla sfortuna, discriminata dai suoi simili, non può far altro che osservarli dal basso e chiedersi “perché a me?” É sconcertante considerare che milioni di antropoidi stanno peggio di quest’insetto, ma al momento non suscitano altrettanta pena.

Comunque è una subimmagine maschio di Epeorus sylvicola, utile per il mio archivio fotografico. Per l’ala mancante pazienza, anzi, meglio così: le venature non si confonderanno con quelle dietro. Anche questo fa parte delle crudeltà della natura. A parte gli Epeorus, non ho visto nessun’altra effimera in giro di questa dimensione. La riprendo in alcune pose e ne fotografo l’addome, importante per la discriminazione: le macchie degli uroterghi sono tipiche e la foto della subimago mi manca. Mi mancava, ora ce l’ho. Dopo le foto infilo l’Epeorus in un flaconcino di alcol che tengo in un taschino. Questo mi ricorda la vecchia barzelletta di Pierino, quella col padre in galera, la madre puttana, la sorella drogata e… un fratello all’università. Alla maestra appare un barlume di speranza e chiede cosa fa suo fratello all’università, “Niente”, risponde Pierino, “È in un’ampolla perché è nato con sei coglioni”. Forse allora non lo ricorderete, ma le foto dei peni di Epeorus subimago che vedrete nel prossimo libro “Gli insetti di Fly Line” saranno di questo sfortunato esemplare. Ora è immortalato. Nonostante un’ala spezzata vivrà molto di più dei suoi consimili, anche se probabilmente avrebbe preferito una sana scopata. Mi sento molto vicino a questo insetto, forse anche a me manca una metamorfosi. E una sana scopata.

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Puzzle di pietra ii  

Riflessioni di un pescatore a mosca lungo il suo torrente

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Riflessioni di un pescatore a mosca lungo il suo torrente

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