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Roberto Messori intervista Mario Riccardi Mario Riccardi, non so in quale forma, certamente credeva nell’aldilà, o almeno nel soprannaturale. Convinto che la sua Mariù in qualche modo gli fosse sempre vicina, non ne faceva mistero con nessuno, tanto meno con gli amici. Approfittando, e forse abusando, di questo aspetto gli abbiamo chiesto disponibilità per un’intervista, nonostante le interviste impossibili siano di regola riservate a personaggi più storici che (quasi) contemporanei. Se qualcuno ha qualcosa da dire lo faccia ora o mai più.

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o conosciuto Mario Riccardi nel 1985 a Reggio Emilia, durante un convegno dell’AIIAD. C’erano molti personaggi illustri ed il mio scopo era proprio quello di contattarli, poiché stava andando in porto il progetto della creazione della rivista Fly Line. Parlai con diversi personaggi considerati importanti, ma venni o snobbato o fortemente scoraggiato. Quando, un po’ sconsolato, esordii con Riccardi dichiarando che volevo fare una rivista in parte di pesca a mosca ed in parte di idrobiologia, col fine di diffondere questa passione unitamente al sapere scientifico a proposito di ecosistemi fluviali, la risposta fu: – Idea bellissima, venga a trovarmi. Devo a Mario il forte impulso iniziale, la fiducia ed il suo ineguagliabile apporto. Ma gli devo anche tanto di quello che ho imparato della nostra passione, della pesca e del lancio, anche se ho dovuto estorcerglielo tra le parole e tra le righe. Indipendentemente dal suo carattere, come dire, originale, io considero Mario Riccardi il più forte ed intuitivo pescatore a mosca che abbia mai conosciuto, e non di rado mi sono reso conto, ogni qualvolta registravo un mio salto qualitativo nella pesca a mosca, che Mario, in un certo qual modo, me lo aveva già, seppur vagamente, suggerito. Dotato di un senso dell’acqua estremo, Mario aveva una visione globale della pesca a mosca, gran lanciatore, ottimo costruttore, profondo conoscitore dell’entomologia, ha sfidato nella sua carriera alieutica ogni pesce possibile. Credo abbia ancora molto da dire, anzi, ne sono certo. Le modalità dell’intervista, come immaginerete, sono segrete. In alto a destra: autunno del 1985, Mario, a pesca di marmorate in Ticino, mostra come preparare le spirali della shootin line pinzandole tra le labbra per i lanci in distanza. A sinistra sotto il titolo: si avvicina la morte della Pesca a mosca? Facciamo in modo che non accada.

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iao Mario, hai sempre il tuo caratteraccio?

– Io ho carattere, non un caratteraccio. Siete voi pescatori frustrati ad avere un caratteraccio. – Sai Mario, questa intervista è molto delicata, hai abbandonato questo mondo da poco, il tuo ricordo è ancora assai vivo, molti parenti e amici sono ancora viventi, dovremmo cercare di non urtare troppo la suscettibilità di chi la leggerà. – Non è colpa mia se non sapete

prendere pesci, se lanciate male, se vi siete riempiti di scuole una più idiota dell’altra e se i fiumi fanno schifo e nessuno se ne preoccupa. – La penultima cosa che dici è quella giusta, i fiumi fanno schifo, ma credimi, a preoccuparsi sono in tanti. – E allora? Serve a qualcosa preoccuparsi e basta? Vi lamentate del degrado e poi andate a consolarvi nelle riserve butta e ributta. – Butta e ributta? – Sì, prima buttate i pesci, poi li

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ricoloso, forse è meglio se parliamo di pesca, delle mosche, del lancio... – Del lancio? Parliamo pure del lancio, tu ad esempio lanci che fai schifo, ti ho visto nell’86, facevi pena. – Davvero? Perchè non me l’hai detto? – L’ho detto a tutti i tuoi amici, non è la stessa cosa? – Hmmm... Va beh, comunque grazie, è stato un pensiero gentile. Del resto non sei mai stato un grande diplomatico. – Se volevo fare il diplomatico avrei lavorato in un consolato, invece sono un pescatore a mosca, uno che prende pesci, anzi che li prendeva. Ma parliamo pure di lancio, adesso sono morto ed ho perso anche gli ultimi scrupoli, ora non ho più segreti, tanto nessuno lancerà mai meglio di me, cosa vuoi sapere?

Sopra: l’emblema più tipico della moderna Pam. Qui a destra: rara immagine di Pierre Creusevaut, il miglior lanciatore, secondo Mario, del suo tempo. prendete e infine li ributtate. Com’è che lo chiamate? A sì, no kill. Ma lo sai cos’è il no kill? Io lo praticavo che tu pescavi ancora coi begattini, pescavo steelhead nel Babine e nel Kispiox, nell’area trofeo, ma rilasciavo i pesci solo dopo aver fatto il record del giorno, poi del mese ed infine dell’anno. Solo quando finivo il rullino della mia Contax cominciavo a rilasciare i pesci, anche perchè le guide volevano che nel fiume rimanessero almeno un maschio e una femmina. – Altri tempi... – Questo di sicuro. Allora l’avventura era vera, quei posti erano per autentici appassionati, pescatori duri, capaci, combattivi e ben armati. Eravamo pionieri e la steelhead era la vera frontiera. Credi che non sappia cosa state combinando voi vivi? Oggi prenoti in Internet, paghi con Paypal, vai all’aeroporto all’ora indicata e ti infili in una sorta di catena di montaggio turistica. L’unica avventura vera è all’aeroporto della Malpensa, quello sì che è un azzardo, tra valigie rubate, bagagli saccheggiati, scioperi e sciacallaggio delle compagnie aeree. – Mario, siamo in un terreno pe-

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– Beh, anche tu avrai imparato da qualcuno, certamente un bravo maestro, o hai fatto tutto da solo?

Qui sotto: il vero pericolo di ogni viaggio di pesca esotico; l’aeroporto della Malpensa.

– A quel tempo, parlo degli anni ‘50, appresi molto dal Ramusino, sai, l’autore di quel manuale della pesca a mosca del ‘67, non capisco perché lo leggiate ancora, anzi, non capisco perchè anche allora c’era chi lo leggeva. – Ma come, non scrivesti tu la prefazione? – Sono stato pagato.


tanti dicono che oggi è molto meglio di ieri. Oggi in molti fiumi è possibile catturare trote di chili e temoli da record. – I pescatori hanno sempre detto di prendere pesci da record, ma io sono l’unico che li prendeva davvero. Ti faccio un esempio. La prima volta che pescai steelhead nella mia vita - fu nel Morice - feci il record del fiume, ma ci sono i testimoni e il registro delle catture. Figurati dopo. – Che tu sia stato un grande pescatore credo non lo possa mettere in dubbio nessuno, ma dimmi la verità, ora puoi farlo, cosa rappresentava per te? – L’uomo ha sempre voluto eccellere in qualcosa, essere il più grande, il più ammirato, il più capace, l’eroe insomma. Ovviamente non tutti: occorre la genetica giusta, io l’avevo. Io dovevo essere quello che in ogni circostanza aveva successo, anche dove gli altri fallivano miseramente, anzi, soprattutto lì. Il pesce era la mia preda e i pescatori la massa in adorazione. – Però lungo i fiumi ci sono momenti dove il pesce è inattivo, tu come facevi?

Una famosa immagine di Mario Riccardi, a pesca di steelhead in Britih Columbia, siamo nel 1984. Sotto a destra: “È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare” (Bluto in Animal House).

– Gli facesti anche un mucchio di complimenti... – Certo, ma devi sapere che quando io cominciai a pescare a mosca, il Ramusino era stato campione italiano di lancio più volte, ma alla fine fui io a batterlo sonoramente. Lo vidi lanciare in una gara e due mesi dopo lo battei, da allora ho vinto tutte le gare alle quali ho partecipato. Maestri io? No, ho fatto tutto da solo. – Ma secondo te chi fu il più grande conoscitore del lancio?

– Senza alcun dubbio Pierre Creusevaut. Fu lui a determinare ogni canone, ogni posizione, ogni accorgimento dei vari tipi di lancio.

– È qui che si vede la differenza. È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare, non hai visto Animal House? Basta che ti convinci che c’è sempre modo di prendere un

– A proposito di tipi di lancio, tu a quali sei rimasto aggiornato? – Ma cosa dici? I tipi di lancio sono e saranno sempre cinque: verticale, laterale da destra, laterale da sinistra, roller e doppia trazione. Tutte le altre idiozie sono solo accorgimenti per adattare questi alle situazioni di pesca, personalizzati come le magliette firmate. – Forse è meglio che parliamo di pesca. – Ecco, parliamo di pesca che è meglio, o almeno sarebbe meglio se ci fossero ancora i pesci. – I pesci ci sono, sai quanti pescatori a mosca prendono trote e temoli nei moderni no kill? Guarda che in

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pesce, ti sembra possibile che non ci sia un solo pesce disposto ad abboccare? Che davvero tutti smettano di mangiare? Se non mangiano a galla qualcuno mangerà a mezza’acqua, se neppure lì ne trovi, qualcuno mangerà nei fondali, se non sono in corrente staranno nelle buche, oppure sotto i sassi, oppure vicino agli scarichi, o in qualche piccolo ruscelletto affluente... – D’accordo, si sa, ma se proprio non mangiano? – Proprio neanche uno? Difficile. Se vai a caccia uno lo trovi sempre, a pesca l’eccezione è la regola. Un predatore sa sempre cosa fare. E se proprio non mangia, beh, talvolta basta vederlo, magari un po’ abulico... Le mosche hanno l’amo, no? E alcune anche l’ancoretta. Poi da bimbo cosa facevi quando vedevi una trota rifugiarsi sotto un sasso? – Vuoi dire... Pesca a strappo o con le mani?

tore a parte, qui è tutto ok, ma non puoi fare nulla di ciò che ti ha reso eroe da vivo. Prendila come vuoi. Ah, non dirlo, è proibito. – Ma come sei diventato “eroe”? – Siete stati voi dei mass-media. Si diventa eroi per acclamazione popolare, e qui sono i mass media a catalizzare, oppure perché un eroe ne indica un altro. Ad esempio se alla autorità di qui indico il tuo nome ecco che diventi un eroe e finirai qui. Voi editori furboni pubblicate un articolo di questo, poi di quello, poi magari un libro... Se uno ci prende gusto, ha tempo e vuole diventare immortale ha il gioco facile. Ora un po’ meno, con tutti che pubblicano di tutto, magari gratis. Tu non diverrai mai bravo come me, ma se vuoi posso aprirti la porta, qui ci sono quasi tutti: Halford, West, Skues, De Boisset, Gordon... Dimmi tu, che faccio, ti raccomando?

– Io? Io no, l’hai detto tu. L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario atto di coraggio, che può comportare il consapevole sacrificio di se stesso, ma nell’antica Grecia erano definiti eroi coloro che erano creduti generati da un essere umano e da una divinità e che assurgevano a grande celebrità per forza prodigiosa e per imprese illustri. A questi esseri, chiamati semidei, venivano prestati onori divini dopo la morte. Sotto, il paradiso degli eroi della pesca a mosca.

– Non giocare con me, lo sai benissimo, io l’ho detto, ma tu l’hai suggerito. – Io non ho suggerito niente... Comunque nessun eroe al mondo è mai stato perfetto, etico, pulito, onesto o quello che ti pare. Di eroi c’è bisogno ed occorre dipingerli come piace alla gente: perfetti. Io non ho mai detto di essere perfetto, soltanto prendevo più pesce di voi. Sono il vostro eroe, non vi basta? Che cazzo volete? – Non ti avevo mai sentito proferire parolacce! – Non ne avevo bisogno, quando prendi sempre pesci non imprechi mai. Adesso è diverso, qui dove sono è tutto bello, lindo, con musiche celestiali, uccellini che cinguettano, cori di fanciulle (vergini naturalmente), nuvolette bianche e angeli che svolazzano avanti e indietro, nessuno parla male, sono tutti gentili... Cazzo! Se non mi sfogo un po’ con te divento matto! – Ma... Sei finito in paradiso? – Mi sono stupito anch’io, poi ho saputo che tutti gli eroi vanno in paradiso, ma un paradiso fatto per loro, un set-

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– Lì con te per l’eternità? No grazie, niente di personale, mi piacerebbe, è che sono un freddoloso, preferisco l’inferno. Cosa? Davvero? Halford e Skues sono lì? – Non fanno altro che litigare: ninfa, secca, ninfa, secca... Due lustri fa De Boisset ha tentato di pacificarli e adesso ha un occhio nero, invece di Leonce De Boisset lo chiamiamo Louche1 De Boisset. – E tu cosa ne pensi tra secca e sommersa? – Lo sai benissimo: per me vale la tecnica che mi fa prendere più pesci, o il pesce che voglio. Mai posto un limite nella pesca a mosca, né di tecniche, né di attrezzature, né di nient’altro. L’importante era solo lanciare l’insidia

René Magritte, “Il doppio segreto”. Elaborazione Fly Line.

con la coda di topo. Finta, naturalmente. Più o meno. – Si raccontano molti aneddoti sulle tue mosche, molti sono ancora convinti che tanti segreti non li hai mai rivelati, è così? – Certo che è così. Non c’è nien(1) Louche, in francese guercio, strabico.

te di più intrigante dei segreti portati nella tomba. La gente invece di cercare di capire come stanno le cose cerca di estorcere segreti da chi crede che li abbia. Ma quali segreti? Il fiume non ha segreti, ma solo il suo linguaggio, basta conoscerlo. Solo che per saperlo leggere occorre ragionare, è qui che la massa cerca gli eroi: invece di ragionare si rivolge a loro. Non esistono mosche segrete, e non esistono neanche delle regole di utilizzo. Il linguaggio del fiume è chiarissimo in proposito, ma ormai i pescatori odierni l’hanno dimenticato, se mai l’hanno conosciuto. – Parlavamo delle mosche, che c’entra il linguaggio del fiume? – Ma com’è che non capisci niente? Il linguaggio del fiume ti spiega che mosca legare al finale. C’è un’effime-

ra che vola? E tu lega l’imitazione di quell’effimera. Sei in torrente? Mettine una con hackle appena abbondante, come nella serie Gallica. Sei in una sorgiva lenta e difficile? Prova uno sparuto dressing di Halford, vai a steelhead? Monta una Mario Killer. Peschi in acque lente, difficili e limpidissime? Lascia perdere e spostati in superfici increspate. Non prendi niente a galla? Pesca a ninfa. Non sai come si pesca a ninfa? E perché vieni a rompere le palle a me? – Allora qualche mosca eccezionale non la vuoi proprio suggerire.

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– Te la suggerirei se fossi vivo e le vendessi. Per la miseria se te le suggerirei! Ti rivelerei di alcune mosche segrete che... Ma lasciamo perdere, che serve parlarne ora? Vuoi veramente il segreto? Ce l’avete sotto il naso. Nei vecchi libri di dressing scritti dai pionieri della pesca a mosca c’è tutto quello che occorre sapere. Terminata l’epoca pionieristica, della quale ho colto il cuore e la fase di decadenza, nulla, eccetto le illusioni, è più stato inventato. Vuoi una mosca eccezionale? Qualunque buona mosca lo è: basta usarla nel momento e nel modo giusto. Non è mai la mosca ad essere eccezionale, è la situazione a renderla tale. Trova il bandolo della matassa della situazione ed almeno una mosca diventa eccezionale. Dov’è il bandolo della matassa è scritto nel linguaggio del fiume. Hai capito adesso, genio? – Ma non scrivesti tu in Fly Line che le mosche attuali sono migliori grazie alle nuove tecniche ed ai materiali? – Sì, le mie, quando le vendevo. – Oggi imperano le mosche in cul de canard, tu le hai conosciute, non ti suggeriscono nulla? – Vuoi scherzare? Il croupion de canard lo conoscevo dal ‘49, quando sei

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nato tu, inoltre le vendevo in Svizzera, tantissime, semplicemente non mi è mai piaciuto ed io non ho mai usato mosche fatte con piume tolte dalle chiappe delle oche. Con le chiappe delle oche ci sono cose migliori da fare. Oggi il cul de canard è come la rucola o l’aceto balsamico: se lo metti dappertutto semplicemente ne vendi molto di più. Davvero credi che una Olive Spinner di Halford renda meno di una Oliva in cul de canard? – Beh, ammetterai che è un materiale comodo, versatile ed efficace. – Hai detto bene. Infatti oggi volete la vita comoda. Volete andare a pescare tutti in mucchio, vicino a casa o in posti ben collaudati, parcheggiare vicino, sapere già che mosche e finale usare, lanciare e prendere, subito e continuamente, e pesce grosso. Guardi nel mucchio chi prende pesce, vai da lui e gli chiedi che mosca usa, invece di legQui a destra: il linguaggio del fiume. Molti pircing sono ottimi per le ninfe appesantite. Qui sotto: immagine inedita di Riccardi durante una gara di lancio tecnico, sulla pedana è il turno di Baia, dovremmo essere alla fine degli anni ‘80. gere il fiume. Il fiume parlerebbe una lingua diversa, ma voi avete imposto la vostra anche al fiume, che tale non è più. I fiumi veri come il Ticino li avete distrutti, in compenso ne avete creati di nuovi, finti. Non volete neanche più camminare! Addirittura create e spianate i sentieri d’accesso per rimuovere anche questa fatica, per non parlare poi di dare addirittura il nome di pescatori “famosi” ai sentieri. Sareste patetici se foste ancora esseri umani, ma ormai siete solo l’ombra del vero pescatore. Siete dissociati dalla natura, siete propaggini informatiche, non animali evoluti. – Tutta questa roba da una domandina sul cul de canard? Non sei un po’ esagerato? – Intervisti un morto, pescatore a mosca noto in tutto il mondo per la sua professionalità, conoscitore di tutti i personaggi del passato, e purtroppo anche del presente... Ma lasciamo perdere, gli

chiedi di dirti come stanno le cose e poi non ti va bene? Ma allora fattela da solo l’intervista, se pensi di saperne di più. – Hem... Dunque, ricordo con curiosità un tuo racconto. Eri in Gacka e stavi catturando a più non posso mentre altri pescatori delusi ti guardavano, uno di loro è venuto a chiederti che mosca stavi usando, ma tu vedendolo arrivare la sostituisti con un’altra... – Mi ricordo, capitava spesso in Gacka, le trote ninfavano su piccole pupe di tricottero e le prendevano appena sotto il pelo dell’acqua. Bastava qualunque robetta verdastra su amo 14, solo che bisognava muoverla quando era appena sotto la superficie. L’abboccata era quasi inevitabile, gli altri invece lasciavano derivare ninfe in profondità e dun inerti in superficie, tutto qua. – Ma... Allora... Parché quel giochino di prestigio con la mosca?

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– È così che si diventa eroi. – Ma non potevi dire semplicemente che bastava muovere una ninfa verde vicino alla superficie? – Come ti ho già detto, il fiume ha il suo linguaggio, e io faccio il pescatore, non l’interprete. Poi quello avrebbe fatta sua la mia dritta e io non sarei stato citato nei suoi racconti e nei racconti dei suoi compagni, così invece... – Beh, però nei tuoi libri almeno potevi scriverlo. – Impossibile, gli eroi sono sotto contratto, come i santoni, i predicatori, gli oracoli e i profeti. – Contratto..? – Per venire qui dove sono io ti fanno firmare un contratto quando sei ancora in vita. Tutto quello che scrivi dev’essere interpretato sia in un modo che nel suo contrario. Conosci la Bibbia, il Corano, la Torah e tutti gli altri? Devono essere necessariamente pieni di contraddizioni. Se così non fosse sarebbe facile smentirli. – Nelle religioni posso capirlo, ma nella pesca a mosca?

Non solo hanno il vizio di capire di più, ma spiegano le loro grandi scoperte in modo semplice e chiaro. In paradiso non ce li vogliono. – Però anche loro sono eroi. – No, sono dei pirla. Freud l’aveva capito, infatti scrisse che ci sono tre tappe nella storia di ogni grande scoperta: prima gli oppositori sostengono che lo scopritore è folle, in seguito che è sano di mente, ma che la sua scoperta non ha davvero alcun interesse, infine che la scoperta è molto importante, ma che tutti la conoscevano da sempre. Credimi, la religione dà più garanzie di successo. – Cosa intendevi esattamente per fase pionieristica? – Quando si scopre o s’inventa qualcosa di intrigante, eccitante, affascinante, capace insomma di dare piacere - e la pesca a mosca certamente lo è - ecco che pochi privilegiati dotati di spirito d’avventura cominciano ad avvalersene, Jeremiah Johnson, ecco un vero pioniere, però aveva il difetto di pescare con le mani, anche se era una schiappa. Qualcuno poi, come Halford, Ronalds, me, è più bravo di altri e si distingue

evolvendo la scoperta per aumentarne il piacere. Questa la possiamo chiamare la fase pionieristica. Di solito è un privilegio del ceto più benestante. Qui è addirittura difficile procurarsi l’attrezzatura adeguata, che inizialmente è sperimentale, poi artigianale. Successivamente subentra una seconda generazione, che si avvale delle scoperte della prima e le evolve grazie alle nuove attrezzature che il consumismo, ora che il business è diventato interessante, inizia a produrre. Infine la scoperta viene massificata, la spinta consumistica diventa dominante e servono sempre nuove “scoperte”, quindi si reinventa tutto per imbambolare ed illudere le masse, che approdano più per moda che per passione. Io almeno me lo sono risparmiato. – E noi della “vecchia guardia”? – Alla vecchia guardia delusa e nauseata non resta che isolarsi o cambiare passione, il testimone ormai è passato ai nuovi predicatori. Siete fregati. È il progresso. Io sarò sempre l’eroe, come Coppi, Pietrangeli o Senna, e tu non sei un cazzo: sei arrivato tardi. Quando tutti sono supereroi, nessuno lo è... Non hai visto il film Gli Incredibili?

– È proprio nella pesca a mosca che ci vuole fede, e allora la logica va a farsi friggere. L’uomo essere intelligente? Eh eh. Del resto pesci e pesca fanno parte di tutte le grandi religioni, anzi, non è escluso che siano le religioni ad essere nate dalla pesca. Sai una cosa? Forse più che ammirato dovrei essere adorato. Ti piacerebbe fare il mio discepolo? – Non sono religioso, comunque grazie dell’offerta. A proposito di santoni e profeti, forse nel tuo elenco hai dimenticato i geni. – No, i geni non vengono qui, vanno da un’altra parte, molto più giù. Vedi quella luce rossastra là sotto? Sono fuoco e fiamme. Credo stiano lì. – Perché?

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Jeremiah Johnson, il pioniere del film “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo”, che però prendeva le trote con le mani, o almeno ci provava. Anche Corvo Rosso confermò che a pesca era una schiappa. A destra in alto: cosa ci riserva il destino della Pam, che forse abbiamo sotto il naso, ma che non vogliamo vedere?


frequenti tu? Quattro gatti in estinzione. I nuovi se ne fregano, sono i figli di Internet e dei videogame, per loro il passato è vecchiume, come il pensionato che gira con una Moto Guzzi del ‘29, una volta era un riconoscimento alle conquiste umane, oggi probabilmente l’ha riesumata solo perché un albanese gli ha rubato la bici e non sa come andare in bocciofila, con la pensione che si ritrova. Ti ricordi la battuta di Andreotti? “I matti sono di due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che vogliono risanare le ferrovie italiane”, ora si potrebbe dire “Quelli che credono di essere Riccardi e quelli che vogliono risanare i fiumi”. – Accidenti Mario, ma che rabbia che hai, eppure sei in paradiso, sei un grande, un eroe riconosciuto, neanche lì si sta sereni? – Lascia perdere, piuttosto come stanno gli amici emiliani? Sì, insomma, Dallari, Boretti, poi quello del negozio di Reggio, un vecchio amico, com’era? Ah sì, Tosi, qui non li vedo, eppure li ho raccomandati. – Che pensiero gentile... Saranno contenti. Con Tosi ho fatto un libro sugli insetti, è in gamba da matti e pesca sempre in Trentino, Boretti costruisce bellissime canne in bambù...

– Mi fai venire in mente una battuta di Woody Allen: la sua ragazza lo vede depresso mentre brontola “morte... vacuità... nulla eterno...” ed alla domanda di cosa stesse facendo risponde “programmi per il futuro”. – Il futuro è come il linguaggio del fiume: ce l’hai sotto il naso, e tu non lo vuoi vedere o non lo vedi proprio. – Sei tu il profeta, perché non ci illumini un pochino? – Secondo te perché ad un certo punto me ne sono andato in Argentina? – Spirito di avventura, nuove frontiere, territori selvaggi..? – No, ho trovato una ragazza argentina con due... Lasciamo perdere. – Insomma, Mario, questo futu-

ci...

ro? – Ma quale futuro? Per pescare a mosca ci vogliono i fiumi, ma con dentro i pesci, con acque decenti, con gli insetti e tutto il resto, ormai i fiumi del piano sono delle fogne e quelli di montagna stanno per finire intubati. Il futuro? Tanti bei no kill con pesce d’allevamento ed una lotta a oltranza per portare i pescatori di qua e di là a colpi d’immissioni, tutti gomito a gomito a sfoggiare le ultime novità tecnologiche e l’ultimo grido in fatto di abbigliamento. Mi dispiace solo di non esserci anch’io, sai quante canne venderei? – A me i pescatori non sembrano poi molto cambiati. Anche loro si lamentano di questa situazione e tutti vorrebbero fiumi migliori. – Quali pescatori? Quelli che

– ... ecco! Dai due dritte agli ami-

– ... Dallari fa sempre i suoi mulinelli in radica, belli, raffinati ed indistruttibili. A proposito, dimmi una cosa, è vero che non l’hai mai ringraziato per quella volta che in Belize ti salvò la vita in un naufragio? sua.

– Guarda che fui io a salvare la

– Ma se non sai nuotare, lo sanno tutti. Se ben ricordo eravate lontano dalla costa, oltre la barriera, la canoa si rovesciò e la guida indigena tornò a nuoto abbandonandovi tra le onde, fu Giorgio a recuperarti tenendoti a galla contro la canoa rovesciata fino all’arrivo dei soccorsi. – No! Fu la mia Mariù a salvarmi, tenendomi a galla, e Giorgio si salvò solo perché era aggrappato a me.

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– Sì, ma cerca di essere pratico e mettiti nei panni di un pescatore. – Ricordati di santificare le feste. – Mario! – Beh? Se santifichi le feste non vai a pescare di domenica, quindi ci lasci andare gli altri, mentre tu ci vai durante la settimana, così i pesci sono meno disturbati, inoltre ci puoi andare nei momenti opportuni e non sempre le domenica lo è, sai quanto sia importante, no? Te l’ho detto, occorre interpretare... – Pratico! Sii pratico, consigli diretti! Niente interpretazioni. – Ma così mi togli il gusto. – I pescatori improvvisati non lo capirebbero comunque, mentre chi possiede una vera passione ti apprezzerà, specie se è alle prime armi.

Anche il pescatore a mosca, ora, ha i suoi dieci comandamenti. Dovrebbe essere lui a ringraziarmi! – Allora siete stati salvati da un fantasma? – Dalla mia Mariù! – Beh, lo dirò a Giorgio, così si metterà il cuore in pace, sai, credo ci sia rimasto male. Parliamo ora di pesca, l’argomento che interessa di più ai lettori. Ti andrebbe di dare qualche consiglio? – Consiglio? Non ne ho dati abbastanza in tanti anni? Ma li avete letti i miei articoli? – Volevo dire, insomma... Una sorta di decalogo, i 10 comandamenti del pescatore a mosca, ecco. Ora sei nella condizione burocratica di poterlo fare, no? – Hmm... Ce l’hai una grossa pietra piatta? – Non si usano più, ora ci sono i computer. – Sì, però oggi leggiamo ancora i testi egizi, mentre i vostri supporti cambiano ogni giorno e sono sempre più inaffidabili, chi mi garantisce che i miei 10 Comandamenti dureranno in eterno? – Tra qualche secolo potrai sempre concedere un’altra intervista. – Allora, direi che i primi due comandamenti cristiani possano andare bene anche per me, e questi li lasciamo come sono. Gli altri vanno adeguati.

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– Anche onora il padre e la madre va benissimo, come sai gli antichi onoravano le prede che catturavano, e tu fai lo stesso: cerca i genitori dei pesci, vale a dire quelli più grossi, quelli sì che vanno onorati come si deve, non perderti a prendere trotelline e temoletti. Lascia perdere le piane dove il pesce ti vede, poi vede il finale e non abbocca e solo i piccoli restano fregati. Non uccidere il pesce nei no kill, specie se c’è un guardapesca in gamba. Non desiderare le mosche d’altri, il perchè lo sai già, basta leggere la situazione... – Dai Mario, lascia perdere il canovaccio religioso. – Vuoi sapere le solite menate? Vabbé. Nei grandi fiumi di fondovalle i pesci stanno nelle tane e nelle zone di caccia limitrofe, specie quelli grossi. Le tane sono le zone più riparate e ricche di ostacoli che rompono la corrente e formano anfratti, ovviamente ostacolano anche i pescatori: punti difficili da raggiungere, macigni e tronchi sommersi in zone d’acqua veloce dove l’esca schizza via, massicciate (a fronte di ghiareti, ottimo pascolo per il pesce foraggio), magari ricoperte dalla vegetazione sporgente... I pesci grossi, le marmorate e le grosse fario, devi sapere dove hanno la tana e dove invece vanno in caccia, soprattutto quando, solo così hai buone possibilità. I temoli invece stanno in luoghi che devono rispondere a due requisiti: il fondale dev’essere a sassi di grossa pezzatura, che contengono più invertebrati, creano caos nelle correnti formando flussi e controflussi perfetti per gli spostamenti senza fatica, e devono essere maturi, come scrisse Albertarelli su indicazione di Dante Zavattoni. – Maturi? – Fondali vecchi dove si sono formate patine sui sassi, magari un po’ di colonie batteriche, meglio se a valle degli scarichi, ma questo non scriverlo... Lì gli invertebrati raschiano il loro cibo e i pesci raschiano gli invertebrati, e i rifiuti. Ma dai, i fondali maturi sono patrimonio comune, ormai tutti lo sanno, anche se non sanno che vuol dire. Per la verità anche per me la cosa è un po’ oscura, tra l’altro per


altrettanto efficace di una camolera. Poi, detto tra noi, quella dei fondali maturi è una cosa relativa: quando il fiume si alza e l’acqua invade fascie che prima erano asciutte, il pesce si sposta verso le rive, perché lì trova nuovo cibo che l’acqua cattura. – E allora, ‘sti fondali maturi? – Detto tra noi... non potrebbe fregarcene di meno se peschiamo a mosca. – E in torrente?

La pesca al metodico e logico temolo si snoda come una specie di confine, un confine che divide la cattura dal fallimento. Il pescatore viaggia sempre a ridosso di questo e spesso, senza saperlo, cammina sempre sul lato sbagliato. La logica del pescatore non sempre corrisponde a quella del timallide. Con la trota è diverso, aggressiva, timida e pulsionale alterna lunghe fasi di inattività a momenti di frenesia alimentare. farmela chiarire ho chiesto qua e là di Zavattoni, ma qui proprio non ce lo trovo. O era un genio oppure un peccatore. Qualunque lama del fiume o torrente di fondovalle che non vada mai in secco? Per me va bene, le lame mica hanno le stagioni, acerba, matura, patocca... Che significa? Semmai sono le fasi stagionali da considerare, per via degli sfarfallamenti e della maturazione delle larve, nel senso che una larva matura si agita, risale e poi sfarfalla. I motivi per i quali una zona del fiume rende più di un’altra non li ho mai capiti, quello che importa

è individuarle. Ma una cosa l’ho capita: di solito rende di più il posto dove buttano il pesce. A proposito di fondali maturi... Zavattoni pescava a camolera, noi a mosca. Le lame lontane e profonde sono irraggiungibili per le nostre ninfe. – E la ninfa cèca? – Te possino ‘cccecà... Quella è pesca al tocco, poi si pesca sotto la canna, mica a 50 metri come col piombo lungo. Ci potremmo avvicinare con le shooting taper extra fast sinking, ma sono di difficile gestione e la ninfa non sarà mai

– In torrente la pesca è facilissima, il difficile è muoversi senza allarmare il pesce. Bisognerebbe fare come i cacciatori antichi quando dovevano avvicinarsi almeno a 20 metri per colpire un cervo con la freccia, l’unico senso che non ci può tradire è l’olfatto, ma udito e vista sono terribili; le trote vedono bene e sentono benissimo. Il rumore dei passi nei sassi, specie se sommersi, la propria visibilità, il volteggio della coda sono facilmente avvertibili. Mentre risali un torrente sei sentito prima dai pesci più grossi, poi dai medi, infine dai piccoli, gli unici che potrai catturare, salvo eccezioni e fortune varie. Questo almeno con pesce davvero selvaggio, quello d’allevamento non è escluso che ti venga incontro. Il successo in torrente è quindi legato a due fattori: a come ti muovi ed al livello di attività del pesce. La trota alterna momenti di attività anche frenetica a pause alimentari ed allora diventa difficilissima. Non ci sono vie di mezzo, o prendi o non prendi. Il temolo invece è tutto una via di mezzo e basta pochissimo per stare appena di qua o appena di là dal confine, che significa prendere o non prendere, solo che il confine non è segnato e si sposta in continuazione. La mia abilità era nello stare sempre dalla parte giusta. Ma adesso devo andare, ho un appuntamento. – Toglimi una curiosità. L’ultima volta che abbiamo pescato assieme, ti ricordi? Una sorgiva vicino a Pavia, eravamo in gruppo e nessuno prendeva niente, tu ti allontanasti e quando ti incontrai mi ficcasti due dita puzzolenti sotto il naso dicendomi “senti!” Ma non mi hai mai detto come hai preso quel pesce. – E chi ti dice che fosse un pesce?

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Le interviste impossibili - Intervista a Mario Riccardi  

L'editore della rivista Fly Line, nella serie delle "Interviste impossibili" riesce ad ottenere un importante appuntamento soprannaturale co...

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