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Fly Line ESEMPIO DI

ARTICOLO FONDAMENTALE DALL’USCITA

6/2002


TECNICA DI LANCIO: I LANCI CURVI

Polso rotante! i lanci curvi Solo dopo essere riusciti a lanciare diritto a grandi distanze il pam, finalmente, capisce che i lanci davvero proficui sono quelli curvi. Solo questi riescono a far derivare l’artificiale per lunghi tratti libero dai dragaggi macroscopici indotti dalle differenze di corrente nei flussi. Sono diversi i modi che consentono i lanci curvi, ma hanno tutti una cosa in comune: chi li effettua deve essere bravissimo in quelli diritti. P.S. Ci spiace, ma l’articolo richiede una certa attenzione. Abbiamo cercato di essere chiari, ma vi sconsigliamo di leggerlo dopo una cena pesante o frettolosamente a colazione. Roberto Messori

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urante una chiacchierata telefonica di qualche giorno fa Agostino Roncallo mi ha chiesto, commentando il secondo articolo sul lancio con code leggere (quindi tecnica TLT ideata da R. Pragliola o quella evoluta dalla SIM che dir si voglia), se ero convinto della “superiorità” del sistema, adducendo l’impressione, leggendo tra le righe, che io non fossi affatto “convertito”. In questi tempi parlare di “conversione” è più pericoloso che essere eretici ai tempi dell’Inquisizione: conversione/ Islam/terrorismo è una catena troppo pericolosa per essere anche solo pensata scherzosamente, non vorrei che la redazione di Fly Line finisse sulla lista nera di Bush assieme ad Afghanistan, Iraq e Libia. Qui in redazione non abbiamo bisogno di ulteriore disordine e alle bombe intelligenti si preferiscono le trote stupide.

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Nessuna conversione quindi, né all’Islam né alla TLT. Lo scopo degli articoli è stato ben spiegato fin dall’inizio. Il massimo sforzo è rivolto proprio all’oggettività ed alla visione distaccata del contesto. Alcune cose però mi hanno impressionato favorevolmente. Vedere Claudio Tosti depositare la mosca 5 metri oltre un ostacolo attraverso un varco utile di 50 cm o dietro un cespuglio con una curva della lenza capace di sfruttare tutto lo spazio senza dragare non poteva non essere interessante. Erano modi diversi dai miei per risolvere gli stessi problemi. Siamo sempre lì: il diverso può originare un conflitto, oppure una collaborazione. Il primo distrugge, il secondo arricchisce. Voi cosa scegliereste? Io ho spinto Claudio nel fiume. Però, come afferma lo stesso Claudio, quelle cose si possono realizzare anche con una lenta canna di bambù per

coda 5. Ed ha perfettamente ragione. Lo so bene: ha toccato il mio sistema. Per la verità non tutti quei lanci si possono fare e sicuramente non allo stesso modo, ma si possono comunque realizzare. Alcuni sono più facili, altri più difficili, altri, per forza di cose, impossibili. In altre parole possiamo affermare che i due sistemi “velocistico” ed “inerziale” risolvono gli stessi problemi in modo differente, ma ugualmente efficace. Nei “miei” torrenti non c’è un problema vegetazione, ma problemi di dragaggio. Il dragaggio impone lanci curvi, con cadute della lenza che lascino all’artificiale un certo serbatoio di finale e coda atto a non trascinarlo subito a valle. Ecco il vero fulcro del problema: i lanci curvi. Tutti ne parlano, tanti li descrivono, molti ci provano, ma pochi ci riescono. Già, un conto è sbagliare per incapacità, ed un altro è sbagliare per…


vento solare dovessimo lanciare ad una trota che bolla nella galassia NGC 6946. Rimarrebbe il problema di guadinarla. E’ il lancio curvo il vero lancio da pesca: è un lancio perfetto se consente alla mosca di derivare per maggior spazio. Ogni volta che la mosca cade in acqua con la coda perfettamente stesa inizia immediatamente a dragare. Anche se non appare, anche se la deriva vi sembra perfetta, la maledetta draga. Il fastidioso fenomeno venne affrontato in Fly Line 5/1995 pag. 15, dove si distinsero i dragaggi macro e micro. I primi sono quelli evidenti, quando la mosca viene trascinata dalla coda ormai preda delle correnti orizzontali. I secondi sono quelRotazioni del polso di 90° (si noti l’asse del mulinello) combinate con lanci all’indietro fuori asse rispetto alla direzione di lancio in avanti possono produrre pose curve di rilevante utilità per ridurre il dragaggio. Le due figure mostrano i momenti di bloccaggio nel lancio all’indietro ed in avanti in un lancio con curva della coda a sinistra. Con questa tecnica e solo nel lancio laterale da destra è possibile realizzare pose curve con oltre 26/27 metri di lenza fuori e mosca che cade a 17/18 metri (vedi oltre). capacità. È un po’ come nel tennis: ogni tanto si stecca la palla che finisce smorzata in un angolo irraggiungibile e si fa il punto, oppure finisce sul nastro, ma cade di là seguita da un malcelato sorriso e scuse ipocrite: ma provate a farlo apposta. Per fortuna le correnti dei fiumi, ma anche le pozze dei torrenti, non hanno bersagli misurabili in millimetri, tutt’al più, nel caso più disgraziato, in decimetri quadrati. Spazio (di lancio) curvo - Un lancio curvo è un lancio sbagliato solo se nella vostra mente è la traiettoria rettilinea quella corretta. Se i nostri avi avessero scoperto il boomerang anziché le frecce e le lance, forse oggi, come pam, avremmo meno problemi. Invece per colpire una preda o

un avversario abbiamo sempre trovato più facile “mirare” lungo una retta. Il volteggio stesso della coda, per essere appreso, deve svilupparsi quanto più vicino possibile alla linearità, non v’è dubbio che sia così. E quanto più lontano si vuole arrivare, tanto più questo assioma si dimostra fondato. È anche il concetto più facile da capire. Non per nulla c’è voluto un Einstein per distruggere nelle menti il concetto di moto rettilineo con uno spazio ovunque deformato dalla gravità. Potrebbe essere utile il giorno in cui con una canna di antimateria ed una coda a

li impercettibili dovuti alle increspature verticali. In un tipico ghiareto da temoli dalla superficie increspata, più spesso di quanto crediate la mosca non viene presa a causa di detti dragaggi che sfuggono alla nostra percezione, ma non a quella del pesce. Solo un terminale che cade “morbido” riesce ad attenuarli abbastanza, oppure un finale che cade con curva “positiva”, cosicchè la corrente lo rende “morbido” perché in una prima fase tende ad accumularlo verso la mosca. In pesca, il lancio deve sempre comportare una componente curva. Ogni lancio deve essere realizzato in tal fun-

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li va bene per distanze brevi. Un sistema adatto anche a lunghe proiezioni è lanciare verso l’alto con più coda della distanza utile, scattata la canna si abbassa il cimino fino a sfiorare l’acqua, la lenza, proiettata tesa e alta oltre il bersaglio, ricade all’indietro disponendosi automaticamente a zig zag più accentuati verso la mosca, lo chiameremo “lancio bloccato”, tanto per identificarlo. Adattando la lunghezza del terminale, con questo lancio si possono compiere tenui miracoli. Più si allunga il finale e più l’effetto si accentua, poichè il finale funge da freno aerodinamico e dispersore di energia. Lanciato al di là di una violenta corrente, al centro di una zona calma presso la sponda opposta, si potrà farlo cadere quasi tutto in verticale su sè stesso, realizzando 3, 4 o 5 secondi di inLancio laterale da sinistra. Le due figure mostrano i momenti di bloccaggio nel lancio all’indietro ed in avanti in un lancio con curva finale della coda a destra. Nel lancio laterale da sinistra le prestazioni sono ridotte: è possibile realizzare pose curve massime con 20 metri di lenza fuori e mosca che cade a 15/16 metri dal pam (vedi disegni). zione. Lasciate le lunghe proiezioni perfettamente stese alla palestra, ai prati, agli allenamenti, alle dimostrazioni ed alle tecniche di pesca “extra dry fly”. Ma come si realizzano i lanci curvi? Quanti sistemi si conoscono? Quali sono i loro limiti? Ecco, nel capitolo che segue, qualche risposta. In questa prima parte analizziamo i lanci curvi più banali per poi arrivare, finalmente, al polso rotante, un vecchio trucco di Goldrake copiato da Mazinga, per chi se li ricorda. Generalità sui lanci curvi - Tutto quello che di bello ci piace fare con la canna, cioè lanci a ripetizione tesi e veloci, distanza, volteggi con metri e metri di lenza e belle pose rettilinee, in pesca si scontra con una realtà che richiede esattamente il contrario: pochi lanci essenziali, falsi lanci “nascosti” verso valle per non allarmare il pesce a monte, pose curve, ammucchiate, collassate, rallentate, a zig zag e comunque mai tese e rettili-

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Si noti la rotazione oraria del polso, evidenziata dall’asse del mulinello.

nee. Non spaventatevi, con questo esubero di definizioni si intende sempre la stessa cosa: la mancata distensione dell’ultima parte della lenza, che può cadere curva o ammucchiata in poco spazio. Pose orribili, tipiche del neofita alle prime lezioni, errori insomma, ma voluti e controllati. Di regola si ottengono con impulsi volutamente deboli, insufficienti a stendere tutta la lenza, oppure violenti, ma con loop talmente deformi da concludere lateralmente la distensione. In ogni caso il loop perde la sua energia e la lenza cade in acqua prima di distendersi e cade, appunto, curva. Il concetto è semplice. Ma il “trucco” degli impulsi debo-

sidia effettiva, mentre la coda viene trascinata violentemente verso valle. Il limite di questo lancio è che la coda cade per prima proprio dove la corrente è più veloce, togliendo tempo alla mosca che cade per ultima. Le spire di nylon che cadono scomposte nei pressi della mosca certo non sono una bella cosa; possono allarmare il pesce. Ma la regola rimane quella: agisci bene quando puoi e male quando devi. Inoltre un’abboccata appena dopo la caduta ci sorprenderebbe con molta lenza molle e la ferrata diverrebbe problematica. Problema di ogni lancio curvo. Però con questi lanci si perde pre-


cisione, mentre in torrente essa è essenziale. Più il finale è corto e veloce più saremo precisi. Anche canne non troppo rapide aiutano parecchio nel tiro al bersaglio. Spesso dobbiamo centrare zone d’acqua di pochi decimetri quadrati, passare sotto rami sporgenti, infilare la mosca in strette fessure, in nicchie scavate nella roccia, come fare in tutti questi casi? È semplice: si fa come si può. Non è una battuta; ben di rado è possibile realizzare i suggerimenti dei manuali: lancio a 45°, mosca che anticipa la lenza, il pescatore nascosto in ombra, più basso della visuale del pesce, ecc. Nella realtà dei torrenti il lancio “da manuale” è di regola impossibile e si deve ricorrere all’inventiva per fare arrivare la mosca alla vista del pesce senza disturbarlo e tenercela il tempo necessario a stimolare un’abboccata. Dobbiamo perciò ricorrere a compromessi. Precisione, lanci collassati, lunghe distanze e cautela sono cose decisamente conflittuali. Dobbiamo scegliere volta per volta cosa sacrificare.

disegno 1

Il più semplice e banale lancio curvo, qui definito “standard” è un lancio dove la canna induce una componente orizzontale al loop con movimento in senso rotatorio (spiegazione nel testo). L’impulso volutamente insufficiente fa cadere la coda con la curva non ancora svolta. Per questo appare curva, caduta in acqua. É utile in spazi contenuti, fino al massimo di 1012 metri e con canna più lunga (9’) fino ai 15.

standard, lancio morbido e lancio bloccato.

si verticale e tracciando una traiettoria circolare sul piano orizzontale dell’impugnatura, come se girassimo la manovella di un vecchio macina caffè, per chi se lo ricorda. Ma attenzione: non è una rotazione assiale, il polso non ruota affatto, e neppure l’impugnatura, è tutta la canna che deve descrivere una traiettoria circolare come se scorresse lungo la parete di un cilindro. Ciò allarga il loop e lo rende orizzontale, la canna deve flettere pochissimo. Questo modo consente curve larghe. Oppure si può lanciare normalmente con la canna a 45° o meno, spingendo in modo insufficiente a distendere la lenza. È meno efficace, ma vi aiuterà a farvi un’idea più precisa. Quando cercherete di allargare il loop per ottenere vere pose curve vi verrà spontaneo avvicinarvi al movimento corretto. È un lancio adatto a contrastare un unico flusso di corrente o un gradiente più veloce tra noi e il bersaglio. È un lancio impreciso e difficile da controllare. È anche quello che richiede più spazio e che ci espone maggiormente all’attenzione dei pesci. È più efficace con canne lunghe e detesta la vegetazione. Però impressiona molto i novellini.

Seconda PREMESSA – Sia ben chiaro: il lancio curvo non è un lancio dove il loop, nel suo avanzare, ad un certo punto devia a destra o a sinistra come se sterzasse: non può farlo, è impossibile, almeno nella nostra galassia le leggi fisiche non lo consentono proprio. Il lancio curvo è sempre il risultato di una componente orizzontale del loop che gioca sugli attriti e sulla conservazione/dissipazione dell’energia.

Prima PREMESSA - È meglio stabilire alcuni vocaboli per identificare gli accorgimenti cui si ricorre per ridurre il dragaggio. Non prendeteli troppo sul serio, serve solo per intenderci meglio. Possiamo distinguere tra: lancio curvo

Lancio curvo “standard” - (disegno 1) È un comune lancio dove la coda cade in acqua prima che il loop la percorra tutta distendendola. Si realizza un impulso volutamente insufficiente. Tenendo il loop più o meno ampio e più o meno inclinato all’esterno si varia l’ampiezza della curva che la coda va a disegnare cadendo in acqua. È adatto a distanze medio-brevi, da 5 a 12/13 metri o poco più. La “pancia” della curva deve cadere in acqua sopravanzando la mosca così che la corrente, prima di trascinarla, “perda tempo” nel portare la coda a valle. Di regola il finale cade abbastanza steso e all’indietro. Lo si realizza tenendo la canna qua-

Lancio “morbido” L’impulso stende la coda, ma non il lungo finale, specie se strutturato con poca potenza e lunga rastremazione, così da disperdere molta energia. Valido in spazi aperti, ma di limitata ampiezza.

disegno 2

Lancio morbido - (disegno 2) È un lancio dove l’impulso stende la coda, ma

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non il finale che cade in parte su sè stesso e all’indietro. Anche questo è ottenuto con un impulso debole, ma privo di curva ampia e sufficiente a stendere la coda. È quasi impossibile controllare l’impulso in questo modo, pertanto il finale cadrà collassato perchè troppo lungo e quasi impossibile da stendere. È adatto a distanze medie, da 5 a 15 metri o poco oltre. Più si allunga il terminale e più è facile realizzarlo nei lanci lunghi. Se si vuole mantenere una relativa precisione si allunga solo il terminale, accorciando la potenza, se invece si preferisce una posa collassata di tutto o quasi tutto il finale si devono allungare anche i tratti della rastremazione. Chi è abbastanza abile nel lancio potrà evitare questo ulteriore fastidio. È un lancio adatto a contrastare più correnti irregolari tra noi e il bersaglio, anzichè una sola principale. Più preciso del lancio curvo, è comunque lontano dal garantirvi perfetti bersagli. Rispetto al lancio curvo migliora tutto, eccetto il tempo di deriva libera della mosca. È adatto a torrenti turbolenti con zone calme circoscritte. Lancio bloccato (disegno 3) - Deriva dal lancio a zig-zag, che nessuno cita più. Il lancio a zig-zag è semplicemente ottenuto, in una proiezione con coda orizzontale all’acqua, da un bloccaggio della coda che rimbalza un po’ su sé stessa ricadendo, appunto, a serpentina. Le correnti, prima di far

disegno 3

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dragare la mosca, devono drizzare le curve. Non è tra i più efficaci, ma concede qualche breve respiro alla deriva della nostra insidia. Il lancio bloccato è sempre un lancio teso con spinta in eccesso, ma inclinato verso l’alto a superare il bersaglio: bloccando la coda col cimino basso sull’acqua la mosca cade all’indietro ammucchiando finale e parte terminale della coda che si dispone tipicamente a serpentina, ma in modo molto accentuato. Variando l’angolatura verso l’alto si arriccia più o meno lenza. Ottimo in ogni distanza, è l’unico che consente pose morbide a 20 metri e oltre, essendo proprio la forte spinta a realizzarlo. In un lancio lungo si procede così: si allunga lenza fino al bersaglio e si rilascia ancora un po’ di coda, circa due o tre metri (oltre i 17/18 metri di volteggio è necessario aiutarsi con la doppia trazione per restringere il loop e sostenere la coda), si lancia con un’ultima trazione puntando alto sul bersaglio anche diversi metri, poi si abbassa il cimino tenendo ben salda la coda con la sinistra. La coda si stenderà con una certa energia, “rimbalzerà” su sè stessa ed infine cadrà scivolando all’indietro come quando si lascia cadere un foglio inclinato. Il finale, steso quasi in verticale poco oltre il bersaglio cadrà a zig-zag e così farà la coda per un buon tratto. Descritto così forse apparirà complesso, ma chissà quante volte l’avrete eseguito in modo perfetto nello sbagliare il lancio in doppia trazione! Ad esempio quando vi rendete conto di aver lanciato troppo in alto e bloccate la coda per ripetere il lancio. In palestra vi angustiate per non riuscire a distendere gli ultimi 5 o 6 metri di coda nei lanci lunghissi-

mi, ma lungo i fiumi è una fortuna. Per allungare ulteriormente il lancio si potrà rilasciare un po’ di coda con la sinistra (il solito shooting), per poi bloccarla a lenza quasi stesa. Si può sfruttare lo stesso principio per bersagli vicini, ma è l’unico adatto a grandi distanze. Le “grandi distanze” sono relative all’abilità individuale, per taluni saranno pochi 20 metri, per altri saranno tragici 15. È il più preciso dei tre, data la linearità nel puntare (anche se in alto) sul bersaglio. Grandi distanze - (disegno 4) Avrete notato la tragedia di stendere gli ultimi metri di coda e finale in un lungo lancio in doppia trazione, ebbene si può controllare l’errore per realizzare un compromesso tra lancio curvo e collassato a grande distanza. Intendo tra venticinque e trenta metri. Se siete abili nella doppia trazione potrete sbagliarla in modo (diciamo così) controllato. Nel lancio indietro si sbanda in eccesso all’esterno, in avanti la proiezione sbanderà inevitabilmente verso sinistra (sono versi obbligati): il loop negli ultimi sei o sette metri si aprirà disordinatamente e la posa avverrà irregolarmente curva e collassata (vedi oltre quanto si dirà sul fuori asse). Collasso - Intendiamo con questo termine il finale o parte di esso che cade Sotto - Lancio bloccato. Il “vecchio” lancio a zig-zag consente una certa scorta di coda da sacrificare alle correnti per ritardare il dragaggio, non è male, ma neppure il massimo. Combinato con una direzione alta sul bersaglio, l’accumulo di coda aumenta. Tra i lanci anti-dragaggio probabilmente è il più facile da realizzare, specie a grandi distanze.


lancio in avanti “sbandato” a sinistra posa collassata

l’effetto curvo avviene solo se il lancio è diretto lungo la linea rossa

pam

asse ideale di lancio

A sinistra - Lancio curvo a grandi distanze da realizzarsi in doppia trazione: si tiene il back cast eccessivamente a destra, di conseguenza la proiezione sbanderà a sinistra, il motivo lo vedremo tra poco. É un lancio impreciso e disorganizzato la cui unica prerogativa è la rilevante distanza.

E ora: polso rotante!

V lancio indietro volutamente spostato a destra della linea rossa

disegno 4

disordinatamente, senza stendersi perchè il loop si spegne, oppure che stende verso l’alto per poi cadere come sopra. È conseguenza dei lanci precedenti. Sul mending - È un termine inglese che significa rammendare, rimediare, aggiustare e consiste nel ribaltare, dopo avere effettuato il lancio, la coda a monte. Possiamo descriverlo come una sorta di roller laterale finalizzato ad ottenere una pancia della coda o di parte di essa verso monte, così che la caratteristica pancia verso valle che si forma durante la passata sia parzialmente compensata all’origine. L’effetto è di limitare la deriva laterale della mosca, allungando la passata utile e mantenendo buon controllo dell’imitazione. Il problema di questo accorgimento è il trascinamento che riceve la mosca durante l’esecuzione. Il ribaltamento infatti fa perno sulla parte di lenza che rimane in acqua. Il mending è certamente utile con tutte le tecniche, ma nella mosca secca denota un grave handicap: la trazione indotta alla lenza non appena la mosca è in acqua annulla il momento di miglior galleggiamento.

eniamo ora al più raffinato degli accorgimenti per indurre curve utili nella lenza. Con lenza intendiamo il complesso coda+finale, ovviamente, e serve solo a non ripetere ogni volta la precisazione. In questo capitolo affronteremo la praticaccia più essenziale e diretta per ottenere lanci curvi con la rotazione del polso, chiamate in medicina pronazione la rotazione della mano con il palmo rivolto verso il basso, che corrisponde al senso antiorario, e supinazione il movimento dell’avambraccio che porta il palmo della mano in avanti, il nostro senso “orario”. Per senso orario o antiorario immaginiamo quindi la rotazione del polso che avvita o svita una vite. In ogni scuola ortodossa per pam si insegna come prima cosa a non flettere il polso durante il lancio, fatto indiscutibile per imparare. Successivamente si apprenderà che sarà proprio il polso, con controllate rotazioni laterali, a rendere più efficace la nostra insidia. Nei brevissimi istanti di un lancio, dal momento in cui il braccio parte al momento in cui si blocca, trascorre una frazione di secondo. In quella frazione

di secondo l’inserimento di una rotazione nel polso provoca effetti rilevanti nello svolgimento del loop e quindi nella caduta della lenza. Questi effetti sono devastanti per il principiante che tenta all’inizio di stendere la lenza, ma magici per chi sa controllarli. Si tratta semplicemente di lanciare più o meno nel solito modo, ma ruotando il polso di circa 90° durante l’impulso in avanti che depositerà la mosca in acqua, abbassando parecchio il cimino. Per la verità, e da un punto di vista puramente fisico, la rotazione pura e semplice lungo l’asse della canna non varierebbe gran che, ma dato che il corpo umano non è una macchina, detta rotazione di matrice più biologica che meccanica finisce inevitabilmente per far compiere alla canna una sorta di movimento conico, mentre il cimino descrive una specie di ellisse distorta ad elica ed inclinata. Un casino geometrico-spaziale che faremmo bene ad evitare per arrivare direttamente agli effetti. Se per effettuare detti lanci curvi dovessimo comprendere bene tutta la fenomenologia fisica i pesci potrebbero stare tranquilli.

Rotazione oraria, fiume a destra. Ecco lo sviluppo di un lancio curvo alla propria destra con curva a destra eseguito con la sola rotazione del polso. a - vista laterale: il loop si impenna, il finale si abbassa, tocca l’acqua e frena il loop che cade prima di svolgersi. b - vista in pianta: il loop stretto consente poca ampiezza alla curva della coda.

a

b

disegno 5

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coda con curva opposta nel lancio in avanti

curve che indicano lo sviluppo tendenziale dell’avanzamento del loop

l’effetto avviene solo se la direzione del lancio in avanti è lungo la linea rossa

coda stesa sensibilmente a destra nel lancio all’indietro

Brevi note fuori testo sul lancio fuori asse Prima di procedere con l’articolo occorre analizzare un banalissimo fenomeno che è parte integrante, unitamente alle rotazioni del polso, dei lanci curvi qui descritti. Si può verificare il fenomeno nel dare ad un cordino ben steso un piccolo strattone tramite un suo capo, così da ribaltarlo dall’altra parte della mano, ma con direzione leggermente angolata rispetto al suo allineamento. Il cordino si ribalterà dall’altra parte, ma per inerzia presenterà la tendenza ad incurvarsi dal lato opposto a causa della rotazione che abbiamo indotto con l’impulso fuori asse. Vediamo il piccolo fenomeno nella grafica a sinistra.

la coda si allarga a destra del pam

disegno 7 Nel comune lancio da destra (destra del pam che lancia), la coda è disassata alla destra del pam e questo facilita il lancio curvo con rotazione antioraria e curva a sinistra, sempre se vista dal pam.

La grafica (disegno 6) mostra l’effetto teorico di un lancio fuori asse. La coda presenta una tendenza a portarsi in asse che viene manifestata nel successivo rilancio come un disassamento uguale e contrario. Ovviamente la grafica mostra la tendenza fisica, nella realtà è tutto inquinato dalla sregolatezza dei movimenti, dalle resistenze, dagli attriti e dai fenomeni delle rastremazioni di coda e finale. Tuttavia il fenomeno può essere utilizzato in combinazione con le rotazioni del polso per ottenere curve nel depositare la lenza in acqua (vedi oltre).

la coda si allarga a sinistra del pam

disegno 6

Brevi note sul lancio fuori asse - Nella pam il lancio è sempre fuori asse, se fosse in asse in modo perfetto la coda urterebbe ogni volta contro la canna, se questa fosse tenuta verticale. Il fatto di tenerla inclinata sulla destra non solo soddisfa un’esigenza meccanica del nostro corpo, ma fa passare la coda leggermente disassata

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poichè la gravità ne abbassa la traiettoria. É questo che ci consente di lanciare senza riempire la canna di buchi. Le due figure a destra identificano l’inevitabile fuori asse rispettivamente a destra ed a sinistra, conseguenza inevitabile dei lanci laterali. Tale aspetto diventa utilissimo nella realizzazione dei lanci curvi.

disegno 8 Nel lancio da sinistra (sinistra del pam che lancia), la coda è disassata alla sinistra del pam e questo facilita il lancio curvo con rotazione oraria e curva a destra, sempre dal punto di vista del pam.


S

biente insegnare il controllo dei lanci curvi invece farà certamente annusare il profumo del temolo o la puzza di pesce. A voi apprezzarla. Poi le rose hanno le spine e le spine bucano i waders. Non ci vuole un fenomeno a ruotare il polso durante il lancio e verificarne l’effetto. Nei primi tentativi si noterà che talvolta ne uscirà un lancio curvo interessante ed altre volte delle sgradevoli proiezioni. Di regola queste ultime sono conseguenza di rotazioni eccessive o spinte mal dosate. Vediamo ora il più ovvio dei lanci.

Disegno 9 - Lancio curvo alla propria destra con curva a destra eseguito con la sola rotazione del polso. La mancanza di un fuori asse “positivo” (o addirittura “negativo” come in figura) limita il raggio della curva poichè questa è conseguenza della sola rotazione del polso. Non solo, ma la strozzatura “S” del loop dipende proprio dal leggero fuori asse “negativo” perchè dallo stesso lato. Può andare bene per zone d’acqua ristrette circondate da forte corrente.

lancio in avanti

b

a

c

lancio indietro disegno 10 asse ideale di lancio

disegno 9 Del resto un centometrista non cerca di tradurre in formule tutti i movimenti dei muscoli del corpo umano per ottenere migliori risultati. Nell’ambiente del volo libero divenne famoso il detto “Insegnare a volare in una corrente ascensionale è come insegnare ad odorare una rosa”, ma poi si scoprì che funzionava solo con piloti esperti di giardinaggio. Nel nostro am-

Disegno 10 - Viste dall’alto: a - Lancio curvo alla propria destra con curva a destra eseguito con la sola rotazione del polso. Il loop subisce il destino del disegno 9. b - Lancio curvo alla propria destra con curva a destra, ma eseguito con rotazione del polso e fuori asse “positivo” utilizzando il lancio laterale da sinistra. Il loop si allarga rendendo più ampia la curva ottenuta. c - grafica di rappresentazione del movimento della coda. IMPORTANTE: La linea rossa indica la direzione reale e necessaria di lancio in avanti.

Rotazione oraria, fiume a destra – (disegni 5 - 9 - 10 - 11) Ipotizziamo un normale lancio verticale e di ruotare contemporaneamente il polso con rotazione oraria, come per avvitare col cacciavite, una sorta di piccola “svirgolata” all’esterno, succede questo: il loop diverrà orizzontale, finale e mosca tenderanno ad abbassarsi mentre la parte avanzata del loop tenderà a sollevarsi in verticale prima di cadere a sua volta. Di regola il loop verrà frenato proprio dal finale che, rimasto indietro, toccherà l’acqua. L’effetto è che la mosca cadrà per prima, seguita dal loop che cadrà più a monte dopo un’impennata

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a

b

disegno 11

Ecco come si può effettuare il lancio curvo da destra ad ampio raggio con... curva a destra, appunto. Quello della figura precedente al punto “b”. a - Si effettua con “lancio da sinistra” l’ultimo back cast, in tal modo la coda andrà fuori asse alla nostra sinistra, ma prima di eseguire il lancio curvo in avanti: b - si porta in verticale la canna, come se avessimo eseguito un comune lancio verticale, indi: c - si lancia con rotazione del polso oraria, ma in asse di fronte a noi, lungo l’asse rosso della figura precedente (disegno 10).

verso l’alto. Per lanciare al di là di una corrente come la zona “morta” presso la sponda opposta il lancio è davvero magico. Se la “svirgolata” del polso ha eccessiva componente verticale, finale e mosca seguiranno il loop sollevandosi a loro volta e cadendo ammucchiati. Risultato orripilante, va evitato. Questo loop è per forza di cose stretto, a meno che non si abbia l’accorgimento di dirigere l’ultimo back cast molto a sinistra alle nostre spalle, ad esempio con un lancio laterale da sinistra, per poi portare la canna in verticale ed effettuare il lancio curvo in modo che sia fuori asse (disegno 10 c - 11). In questo modo si riesce ad allargare il loop aumentando il raggio di curvatura del lancio curvo. Dosare decentemente forza e mo-

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c vimento per un buon risultato richiede percezione e consapevolezza dei movimenti del polso. Occorre arrivare a capire “sensitivamente” di quanto occorre ruotare il polso senza penalizzare eccessivamente la componente rettilinea del lancio. Di regola la tendenza errata è di esagerare con la rotazione e/o anticiparla troppo. È possibile anche dosare “l’impennamento” del loop controllando di quanto si solleva il polso alla fine della rotazione. Prima e più il loop si impenna e più corto ed ammucchiato risulterà il lancio utile. Questo tipo di lancio curvo è più veloce del precedente “lancio curvo standard” (canna che si muove sulla parete di un cilindro immaginario), pertanto consente proiezioni maggiori. È, insomma, un lancio curvo relativamente lungo. Molto più lungo sarà quello con rotazione antioraria: lo vedremo tra poco. Se il lancio curvo standard è limitato in distanza dalla poca spinta (la coda cade curva perché non si stende), in questo la coda cade curva perché il loop perde energia a causa dello sbandamento laterale e verticale, magari frenato anche dal finale che si “ancora” in acqua. Questo lancio può essere effettuato fino a sfiorare i 20 metri, che a pesca sono una distanza davvero galattica. Ma lo si effettua con buona sicurezza sui 17 metri, con caduta della mosca a 14. Più facile ancora è la distanza di 15 metri, con mosca a 12. Il suo ambiente preferito è il tor-

rente aperto di qualunque dimensione. Ecco quindi come si esegue correttamente: - si lancia normalmente curando il timing ed una buona distensione nel back cast, l’ultimo back cast deve essere diretto parecchio a sinistra alle nostre spalle, con canna verticale o comunque non inclinata a destra, meglio ancora partire con lancio laterale da sinistra; - si inizia il lancio in avanti in asse (linea rossa dei disegni) ruotando il polso di 90° in senso orario; - la canna va bloccata bassa, in orizzontale. Rotazione antioraria, fiume a sinistra – (disegni 6 - 12) Lo si può eseguire sia dalla posizione di un comune lancio verticale (ampia curva di caduta) che lanciando lateralmente sopra la spalla sinistra (loop stretto in caduta). È un lancio utile quando si pesca a risalire in sponda orografica sinistra per mettere la mosca oltre flussi di corrente in zone calme dietro ostacoli, oppure ci si porta presso l’altra sponda per insidiare trote nell’opposto sottoriva (vedi quanto si dirà per le briglie). Eseguire la rotazione durante un lancio laterale da sinistra è abbastanza intuitivo e stranamente facile, più difficile è immaginare di poterlo eseguire senza rischiare le orecchie in un normale lancio verticale, lo si chiama verticale, ma sappiamo che è sempre più o meno inclinato all’esterno. Zona perfetta per questo lancio


Due briglie di torrenti diversi con interessanti zone laterali, ma con vegetazione che impedisce il lancio da sinistra. Il caso è piuttosto frequente in torrente. In questi punti si trovano di regola le trote più vecchie e smaliziate. Il lancio curvo da destra con rotazione oraria riesce a realizzare pose tali da far percorrere alla mosca tutto il sottoriva, compensando le correnti a ventaglio che si diramano dalla cascata centrale.

sono ad esempio le briglie dei torrenti. Immaginate di risalire un torrente e trovarvi di fronte ad una briglia alla base della quale si trova la classica buca grande e profonda che riceve la cascata. Sempre di regola ai lati della briglia si trovano zone d’acqua profonde, abitate dai pesci di maggiore mole, protetti da grande visibilità e difficoltà per il pam, poiché la cascata centrale forma correnti a ventaglio e zone morte laterali talvolta con giri d’acqua contrari. Arrivando alla briglia da valle si affronterà la buca a destra con rotazione del polso oraria, e quella di sinistra con rotazione antioraria. Nel secondo caso quindi, il mulinello al bloccaggio nel back cast sarà rivolto normalmente in avanti o addirittura leggermente ruotato verso il volto, per poi passare all’esterno nel lancio in avanti a deporre la mosca. La lenza raggiungerà l’acqua portando la mosca presso la riva, con

una curva di coda e finale rivolta con la convessità verso la cascata. Mentre la corrente a ventaglio la porterà a valle, la

nostra mosca riuscirà a percorrere o permanere a lungo nel lento sottoriva e/o nella zona morta. Occorre curare che la rotazione avvenga su un piano orizzontale, altrimenti il finale si impennerà e la mosca anziché cadere a sinistra della coda seguirà verso l’alto l’andamento del loop che concluderà il suo percorso. Anziché un lancio curvo effettuerete un lancio con ammucchiata in pie-

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20.00

18,30

23,50

fly 17,00 fly 15,00

ampiezza m 3,30

fly 21,00

ampiezza m 2,00

lancio corto: mosca a m 15, coda a m 18,30

a

ampiezza m 4,00

lancio medio: mosca a m 17, coda a m 20 lancio lungo: mosca a m 21, coda a m 23,5

c

b

0.00

0,00 0,00

disegno 12 Ecco riportato in pianta il lancio curvo più lungo e “possente” in tre situazioni di distanza differenti: a - corta b - media c - lunga Le misure sono riportate nei disegni. Sono misure reali prese a coda caduta, realizzate su prato. Ogni lancio misurato ha comportato circa tre tentativi miseramente falliti, almeno all’inizio della seduta di prove. Verso la fine si riuscivano a completare quattro buoni lanci su cinque nel corto, tre nel medio e 1-2 nel lungo, sempre su 5 prove. Difficilmente, se il lancio è molto curvo, il finale cade steso. Dove cade tende ad ammucchiarsi, realizzando una posa collassata che sfugge ad ogni controllo, spesso con impatto sull’acqua, data la bassa traiettoria.

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na corrente. Se in zona c’è un pesce scemo è vostro, ma non ci si deve contare troppo. Questo lancio lo si può considerare la versione “inerziale” del “lancio curvo dietro ostacolo” di Claudio Tosti descritto in Fly Line 5/02 pag 12. Questo lancio è anche la base per il lancio curvo più lungo che io riesca a realizzare, col quale è possibile portare l’insidia fino a 18/20 metri con curva della coda sui 23 metri (con canna di 9’ #5). Lo vedremo tra poco. I vantaggi - Le rotazioni del polso consentono di far cadere l’artificiale in zone d’acqua lenta o ferma mentre il loop porta uno, due, tre o più metri a monte coda e finale in corrente. Non solo, ma l’artificiale di regola cade per primo, guadagnando ulteriore tempo alla durata dell’insidia. L’accorgimento è particolar-

mente utile nei sottoriva, quando ne siamo divisi da flussi veloci. Ma si presta a tutte le situazioni di acque correnti con superficie increspata, dove cerchiamo di dirigere la mosca nei flussi più lenti, quelli rallentati dagli ostacoli sommersi. Si guadagnano diversi metri in deriva utile in tutte le situazioni. A parità di lanci e tempo di pesca la nostra mosca potrebbe essere efficace per un buon 30% in più ed in zone difficili, quelle che molti tralasciano ed altri tentano di sondare con metodi infruttuosi. Quelle zone che celano le prede migliori. Vaghi aspetti concettuali – Nei lanci curvi i vantaggi sono direttamente proporzionali all’abilità del pam. Più siamo padroni degli effetti delle rotazioni e più saremo precisi ed efficaci. Ecco un tipo di lancio che varrebbe davvero la pena di allenare in prato o in acqua


ogniqualvolta se ne presenta l’occasione… o la voglia. Gli svantaggi sono rappresentati dalla scarsa precisione, dal limitato raggio d’azione (meno limitato di quanto si possa pensare) e dall’impatto spesso violento di coda e finale in acqua. La scarsa precisione è un handicap solo per bersagli ristretti, e la distanza utile può essere evoluta con l’allenamento. Il vero svantaggio è che il controllo di queste rotazioni non si inventa dalla sera alla mattina, richiede padronanza nelle proiezioni rettilinee con perfette distensioni, ottimo timing e, insomma, abilità e sensibilità nel controllo della coda in volteggio. Il proprio polso deve “sentire” quando ruota troppo, troppo presto o troppo tardi, con movimento troppo largo o stretto, o dimenticandosi della componente di spinta per concedere troppo alla rotazione. Il grande vantaggio è che i presunti svantaggi non sono poi così terribili: provate ad accennare ad una siffatta rotazione ed osservatene gli effetti. Provate ad inclinare avanti ed indietro l’angolo di lancio (è formato da due rette: quelle materializzate dalla canna nei due momenti di bloccaggio in avanti e indietro), poi inclinarlo a sinistra e a destra e riosservate gli effetti (su prato o acqua ferma). Provate infine ad accentuare e ridurre l’ampiezza della rotazione, presumendo che la tendenza “biologica” di corpo e mente è di accentuarla. Vedrete che le curve si formano da sole, ma non sempre: starà a voi percepire i movimenti corretti per isolarli e comprenderli. Un consiglio: sarà tutto più semplice se penserete che, per quante stranezze combineranno le articolazioni e le leve del vostro corpo, tutto verrà demandato all’anellino di punta della vostra canna. È da esso che parte tutto. È da quel punto preciso che parte l’onda che proietterà la vostra coda. L’anellino di punta si muoverà nello spazio sempre e comunque con movimento curvilineo (altrimenti il loop non si formerebbe) dando ragione ad Einstein e senza scomodare le stelle. Il disassamento tra lancio indietro e lancio in avanti stimolerà la coda a sbandare dalla parte opposta, la rotazione del polso conferirà orizzontalità al loop: ecco cosa provoca veramente una caduta curva della coda. La cosa migliore è procedere per tentativi valutando empiricamente gli effetti dei movimenti. Se si trattasse di allenamento di lancio in distanza consiglierei il prato, ma per questi lanci prettamente da pesca e dall’apparenza scoordinata (chi vi vede si convince che non sapete lanciare) consiglio allenamento in tutti i casi ove vi trovate con una canna in mano, non solo nei prati o in palestra, ma anche quando pescate, sia che il pesce mangi, sia che non mostri attività. Distanze massime effettive (disegno 12) - Si ottiene la massima distanza nel lancio curvo descritto nel capitolo “Rotazione antioraria, fiume a sinistra”. Si agisce come per realizzare un comunissimo lancio lungo, magari aiutandomi con le trazioni, ma con tre note in più: - l’ultimo back cast non va allineato con la direzione di lancio, ma va disassato verso destra (è il normale standard fisiologico);


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- lancio in avanti di fronte a me (linea rossa dei disegni!) con canna verticale ruotando il polso in senso antiorario: - abbasso la canna fino all’orizzontale. La coda parte veloce con un loop all’inizio verticale, ma poi sbanda a sinistra e si pone in orizzontale aprendosi parecchio. Il primo tratto rettilineo di coda può arrivare a 15/ 16 metri, dopo di che inizia a curvare a sinistra progredendo fino a 23/24 metri, curvare e rientrare per 3/4 metri con uno scostamento laterale di 3 metri circa. Non è affatto male per un lancio curvo (figura 6 - 12) a grande distanza. Occorre rilevare che l’impatto con l’acqua è per forza di cose violento: se si dirige il lancio più in alto per attenuare la caduta la curva viene vanificata. Infatti uno dei vantaggi dell’ultraleggero (vedi SIM/ TLT) è che molti lanci finiscono con un impatto violento di mosca e finale, ma con code n. 2 l’evento è meno disturbante per l’ambiente. In altre parole un lancio curvo consiste spesso in un lancio che sarebbe più dritto se qualcosa non lo avesse bloccato prima di una completa distensione: un impulso insufficiente, il freno dell’acqua, un raggio talmente ampio da trasformare la resistenza dell’aria in un freno efficace o la… morte energetica dell’impulso. Nota importante: il back cast di partenza deve sempre essere diretto con un certo angolo contrario alla curva che vogliamo ottenere. Ad esempio, se la curva è a sinistra, la direzione del back cast deve uscire di asse alla nostra destra. É questa la vera difficoltà, mentre ruotare il polso è facile. A questo tipo di lancio curvo abbiamo riservato questo capitolo in più poiché è l’unico capace di raggiungere le massime distanze. Si può deporre la cuspide della coda a 23 metri ed oltre, con curva utile a sinistra di 3 metri e caduta della mosca a 20 metri. Queste prestazioni sono state realizzate su prato con canna ad azione centrale progressiva di 9’ per coda 5 di media rapidità. La coda 5 era una WF galleggiante. Questo lancio estremo richiede l’aiuto della doppia trazione nel volteggio, così da sostenere 22/23 metri di lenza comprensiva del finale di m 3.60. Ma questo lancio verticale con curva a sinistra può essere effettuato ad ogni distanza inferiore. Il massimo in facilità di esecuzione si ottiene a circa 14/16 metri, con caduta della mosca a 12, ma con un serbatoio utile “antidragaggio” di 3/4 metri disposti curvi. La facilità di esecuzione, la precisione che consente e la media “fisiologica ed ambientale” del nostro sistema ne fanno un lancio utile tra gli 8 e i 15 metri, che soddisfano il 100 % delle esigenze in torrente ed il 60 % delle esigenze in grandi fiumi. Fuori asse/cambi di direzione – Qualche altra nota - Il “fuori asse” è terminologia tipica TLT, un po’ come il kriss è tipologia malese. Si intende con tale definizione la mancanza di allineamento tra lancio all’indietro (back cast) e lancio in avanti (front cast). Come insegna la fisica fin dalle scuole medie, ad un’azione corrisponde una reazione uguale e contraria, pertanto lanciando in una direzione non allineata alla coda stesa dietro, questa tende a sbandare dal lato opposto, lo abbiamo


Dovo aver appreso tutto sui lanci curvi, Monia ci ricorda che nella pesca di curve interessanti possono esservene altre.

visto nella pagina dedicata alle brevi note fuori testo sul lancio fuori asse. Ne parliamo ancora per mandarvi fuori testa. Per forza di cose il corpo umano (sarebbe peggio per un canguro) tende nel lancio all’indietro a proiettare la coda a destra dell’allineamento ideale (figura 9). Per la distanza pura è un errore, poiché nel lancio in avanti la coda tende a sbandare cadendo ricurva a sinistra, ma per ottenere lanci curvi a sinistra quello che era un errore diventa un accorgimento perfetto. Ecco perché il lancio curvo a sinistra, combinato con rotazione del polso antioraria, amplifica il risultato e lo consente a distanze davvero straordinarie. Più difficile è combinare fuori asse e rotazione oraria, almeno finché non diventiamo mancini o ambidestri. L’ideale è un compagno di pesca mancino amante dei lanci curvi a destra che peschi in riva orografica destra mentre noi peschiamo a sinistra in riva orografica sinistra con rotazione antioraria. Dimenticate quest’ultimo paragrafo. I cambi di direzione sono sempre lanci fuori asse, solo che la prima definizione sottende un effetto volontario, la seconda un errore. Il cambio di direzione si rende necessario quando alle spalle la vegetazione o altri ostacoli impediscono il lancio in asse. Il cambio di direzione quindi è anche un sistema per realizzare lanci curvi, combinato con rotazioni od altri effetti. Conclusioni – Per effettuare lanci perfettamente rettilinei dobbiamo evitare oscillazioni laterali, back cast fuori asse e rotazioni del polso. Se invece sono i lanci curvi che vogliamo ottenere occorre rispolverare questi errori, studiarli

e capirne gli effetti. Saremo così in grado di utilizzarli per ridurre il dragaggio realizzando nella coda curve contrarie a quelle che le indurranno le correnti. Le rotazioni del polso conferiscono al loop una componente orizzontale, che se aggiunta all’effetto di un lancio fuori asse deporremo gli ultimi metri di coda fortemente incurvati di lato /o all’indietro. Ecco realizzato un lancio curvo. I lanci curvi sulla sinistra sono aiuta-

ti dal sistema “corpo umano” che manda naturalmente fuori asse alle proprie spalle la coda sulla destra, il fatto può essere sfruttato nelle lunghe distanze, le più difficili da realizzare con lanci curvi. Le lunghe distanze che richiederebbero curve a destra possono comunque essere affrontate con il lancio bloccato, forse il più facile da realizzare. Coraggio! Einstein e Newton sono dalla nostra parte.

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Polso Rotante  

Articolo che spiega come realizzare lanci curvi a medie e lunghe distanze, si tratta dell'articolo "Polso rotante!" pubblicato nell'uscita d...

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