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L Roberto Messori

La moderna saga della Pam in Usa tra Wyoming e Montana. Camper e fuoristrada, accessi e view point, ghost town, hamburger, geyser e ciccioni. Belle chiappe e tettone siliconiche niente: sono tutte in California. Belle trote, per fortuna. Inoltre Harley, tante Harley, poi bisonti, orsi, cervi, alci, coyote, gatti, anzi no, niente gatti, chissà perchè, poi scoiattoli, topi, castori e tante aquile, ma solo col sole. E schiuse di Green Drake, lʼeffimera mito che ha trasformato il mito in sogno, il sogno in realtà e la realtà in due cutthroat niente male, proprio niente male.

a moltiplicazione dei Pam – Jim Truscott, un simpatico tipo incontrato lungo le rive del Missouri, mi ha raccontato che nei fiumi a lui più cari, quelli che considera migliori per qualità e dimensione delle trote, insomma, Madison, Missouri, Beaverhead e Big Hole, fino a qualche anno fa, per la precisione fino al 1992, era difficile incontrare altri pescatori. Non tanti, almeno. Sì, qualcuno si incontrava, si facevano due chiacchere e ci si rimetteva a pescare in solitudine. Questo fino allʼuscita del film di Robert Redford A River Runs Through it, uscito in Italia col titolo “In mezzo scorre il fiume”, in mezzo a cosa non si è capito bene. Dopo è stata una progressiva invasione. Jim mi ha raccontato di questa sua convinzione osservando, assieme a me dalla riva destra del Missouri a valle dellʼHolter Lake di una dozzina di miglia, la moltitudine di barche che

Foto grande: la cascata di Yellowstone nellʼomonimo canyon, la più nazionalista in assoluto. Qui anche le trote, anzichè i foruncoli rossi, hanno le striscie, almeno una, sotto la gola. Qui sotto: Jim Truscott, colpito dalla particolarità del mulinello Dallari, studia la mia attrezzatura.

ne discendevano la corrente. Ogni barca con guida e Pam incorporato. A volte guida e due Pam incorporati, talvolta anche tre. Era anche un fiume di dollari quello che mi scendeva sotto il naso, considerando il costo di una discesa in barca con guida. A River Runs Through it è stato valutato dalla critica italiana una palla e mezzo su cinque, esattamente come “Mamma li turchi”, e definito “clone di classico film hollywoodiano in confezione tirata a lucido e tono rugiadoso in fotografia-cartolina”. Io lo ricordo, gli avrei dato solo mezza palla. Eppure a causa (o per merito) suo ora i Fly Shop di Craig, di Jackson e di un mucchio di altri posti apparentemente sperduti sembrano boutique dʼalta moda. Pietro ha pagato per 8 dry flies così così ed una bustina di strike indicator 37 dollari. La tecnologia e “Lamerica” Ricordate la vecchia storia della donna che a 20 anni è come lʼAfrica, lussureggiante e misteriosa, a 30 come lʼAmerica, tecnicamente perfetta, a 40 come lʼEuropa, tutta una rovina e a 60 come la Siberia (tutti sanno dovʼè, ma nessuno ci vuole andare)? Vale anche per i Pam. Il Pam Usa è tecnologicamente perfetto. Ma in Usa cʼè anche una non indifferente schiera di Pam albanesi, almeno qui in Italia li avrem-

Il Pam Brad Pitt in “ A River Runs Through It”, di R. Redford, 1992. É bello, ma non ha un Dallari. Svariati Pammusa attuali sono vestiti come lui, ma nessuno è senza cappellino, con visiera allʼindietro.


Pagina a sinistra: siamo nello Yellowstone River il giorno dellʼapertura. I Pam in azione evocano le parate militari in alta uniforme, con tanto di pubblico. Alle mie spalle, nel parcheggio, stava la fila dei potenti fuoristrada. Lo studio psico-attitudinale dellʼimmagine ha consentito la distinzione di varie personalità. Li ho osservati per ore ed ore e nessuno ha cambiato posizione o stile di lancio, per non parlare di tecnica di pesca, e nessuno ha preso un pesce, ma neppure una cornata: i bisonti stavano sullʼaltra sponda.

mo definiti così. Pescano in wading, anche fino alle ascelle, in ciabatte, con calzini rigorosamente bianchi, calzoni al ginocchio e camiciole sgargianti tipo mago Merlino al ritorno dalle Hawaii nel film “La spada nella roccia”. Oppure a torso nudo. A proposito di torso nudo, sotto una grandinata mica da ridere ho visto sfrecciare una Harley con un tizio, appunto, a torso nudo, un vero duro, o forse uno che per la moto ha venduto anche la camicia. Claudio ha detto che i veri duri sono qui, altro che in Iraq,

anche se di kamikaze in Harley non ho ancora sentito parlare. Evidentemente la Harley garantisce più speranze per il futuro. Una cosa però accomuna tutti: il guadino. Non esiste Pam Usa senza guadino, lʼunico ero io, e vi giuro che lʼho rimpianto, sia come scelta etica che come possesso pragmatico. Per fortuna lʼaveva Pietro. É col suo guadino che ho salpato le trote davvero catturate (e rilasciate: il no kill impera), mentre tutte le altre, quando Pietro era lontano, le ho perse dopo vane rincorse lungo le rive

ed eterni tira-molla con finali sottili e dry fly sul 16. Per favore, non mandate lettere a Fly Line per un presunto razzismo paraalbanese, sarebbe una cosa talmente idiota da non meritare spiegazioni. Noi abbiamo qualche migliaio di clandestini albanesi, più gli altri, gli Usa hanno il problema di 15 milioni di clandestini messicani e sudamericani, le battute si sprecano e da noi neppure i carabinieri se la sono presa per gli otto miliardi di barzellette ai loro danni. A proposito di Albania, ricordate il film italo-francese di Gianni Amelio “Lamerica”? É un film straordinario. Un faccendiere italiano in Albania per realizzare fabbriche fantasma con fondi ministeriali rimane appiedato in un paese che disprezza e vive unʼangosciante odissea allʼinseguimento di un povero vecchio scelto come presidente della falsa fabbrica Tettoia di un fly shop lungo il Madison: Pam e bikers si riparano dallʼimprovvisa grandinata, solo un biker la sfiderà a torso nudo (foto Garbolino).

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Sopra: Missouri River, le barche con guida e Pam, dopo essersi allontanate dalla riva per non disturbare la mia azione di pesca, assai più a valle si riavvicinano per riprendere a pescare, questo avviene senza eccezioni. Qui a sinistra e sotto: Richard M. Duffield, ricercatore e professore di entomologia alla Howard University di Washington DC, dipartimento di biologia, ed il sottoscritto si stringono la mano. Ovviamente Richard è anche Pam. Incontrato casualmente al 3$ bridge sul Madison, dove lʼindescrivibile assembramento di attrezzature alieutico-entomologiche del suo fuoristrada ha attirato lʼattenzione di Pietro: dopo una chiacchierata ci siamo accordati per lo scambio delle nostre pubblicazioni in campo entomologico: “Gli insetti di Fly Line” sta per sbarcare in “Lamerica” (foto Pietro Garbolino). quale prestanome. Solo che il vecchio, una figura straordinaria, la vera pecora gettata in mezzo ai lupi, innocente come una colomba, ma certo non astuto come un serpente, non è albanese, è un militare italiano intrappolato lì dal 42, crede di essere in Sicilia e di partire per “Lamerica” quando si ritrovano sulla solita carretta allo sfascio che punta come può verso la costa pugliese. Tra lʼAmerica e Lamerica esiste quindi un rilevante conflitto dʼapostrofo, da me vissuto in chiave Pammista. Credo quindi opportuno eliminare lʼapostrofo dal resto dellʼarticolo. Andiamo quindi verso Lamerica. Il grande conflitto – Da sempre Usa è sinonimo di contrasto. É davvero la terra dei grandi conflitti sociali e tutti sappiamo perchè. Qui lo schiavismo si alterna alle più spregiudicate libertà, il peggiore razzismo ai diritti civili, la cortesia alla violenza gratuita. La ricchezza alla povertà. Per la verità credo sia così dappertutto, soltanto, qui la differenza

la fa un buon avvocato. Il conflitto che ho vissuto io è relativo alla Pam, una Pammdiversità mica da ridere. Al Fishing access del 3 dollars Bridge sul Madison è arrivato il solito fuoristrada, una sorta di panzer, sono scesi padre e figlio, un circa 260 libbre ed un 125, solo che il figlio, il 125 libbre, avrà avuto sì e no 10 anni. Era mezzogiorno, cʼera un sole che bruciava i gatti, del resto era il 7 luglio, si sono penosamente infilati (nel senso che hanno penato, patito insomma) due waders in neoprene che sembravano armature. Il bimbo, sudato e affranto, si è seduto sul predellino del panzer per riposarsi. Quando Pietro ed io siamo tornati, cedendo al caldo dopo due ore di pesca vana, era ancora lì. Che cʼentra? E che ne so? Lamerica è piena di ciccioni che si muovono a fatica tra disagi e patimenti. Ricordo lʼimmagine televisiva di un grassone (TV Usa) seduto provocatoriamente tra africani tuttʼossa e viene davvero da chiedersi se sia peggio il

troppo o il troppo poco. Lʼobeso vive di fatica, di discriminazioni, sa di non piacere a chi non lo conosce, e forse anche a chi lo conosce, del resto può avere un caratteraccio, sa anche che vivrà statisticamente poco ed è il primo a soffrire della sua situazione. Certo il troppo poco lascia meno scelte. Il conflitto che ho vissuto io non è facile da descrivere, perché Lamerica è Lamerica e vale assolutamente la pena di andarci, pena in tutti i sensi, specie se

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non vi portate gli spaghetti da casa. Non ci crederete, ma sto scrivendo mangiando una carbonara. Ho trovato grandi miti, ho pescato il Big Hole e lʼHenryʼs Fork, il Madison ed il Missouri, il Beaverhead e lo Slough Creek tra Wyoming e Montana, ho catturato cutthroat da sogno, grandi rainbow colorate, potenti brown più selettive di una top model, ecco, quella mi è un poʼ mancata, ho osservato i bisonti nelle praterie dei piedi neri e dei nasi forati pescando tra i geyser fumanti dello Yellowstone River e ho visto le guide che scendevano in barca col loro Pam allontanarsi sempre dalla riva per non disturbare la mia azione, sempre, senza eccezioni. Si allontanano salutandovi con un sorriso, poi più a valle si riavvicinano ed il Pam riprende a seminare ninfe e strike indicator tra i rami. Ho trovato più educazione spontanea tra i Pam Usa che tra i gelidi lord del Test e dellʼAvon. In Usa ogni Pam ti racconta qualcosa e, non so perché, è sempre un incontro simpatico. Forse perché impari ogni volta un fatto nuovo. Da questo punto di vista Lamerica va certamente ringraziata. È bello che ognuno ti parli di sé buttandoti sempre lì una faccenda molto personale, almeno per la nostra contorta mentalità italomediterranea. Ma ho anche visto tanti Pam, tanta moda ed una esasperata ricerca del mito. Alla lunga ti contagia e ti fa apparire finto anche il più selvaggio dei torrenti, il più brullo dei canyon e la cutthroat più selvatica. Ogni Pam ha un potente e gigantesco fuoristrada, lʼunica auto da città era la nostra, per la verità ne ho vista unʼaltra al fishing access di

Tutto è più grande, no? Siamo in Usa, al fishing access di Craig, sul Missouri.

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Cutthroat dello Yellowstone, vittima momentanea di una Green Drake.

Craig, ma era di un profugo polacco. Qui i polacchi sono vittima di una serie di battute tipo i nostri carabinieri, ma sembrano prendere la cosa con filosofia, del resto il poco compianto sig. Hitler (vedi “La storia del III Reich” di W. Shirer) eliminò fisicamente tutta lʼintellighenzia polacca fin dalla fine del ʼ39, non facendo loro un gran favore. Al fuoristrada è attaccata sempre una barca, oppure un camper, per la verità di regola è al camper che è attaccato il fuoristrada, poi, di nuovo a rimorchio, una barca. Dopo un poʼ ti vergogni della tua misera Ford Focus a nolo e cerchi di entrare in auto di nascosto. Il Pammusa ha sempre wader traspiranti e scarponi, giubbino alla moda con guadino sulla schiena, solo nei cappelli cʼè notevole varietà, dal mono visiera anteriore al cappellaccio da cow boy al larghe tese alla JAr (si scrive così?). Lʼunico con waders classico a stivaletto in gomma

hai vinto un milione di dollari ad una slot machine.

ero io, per fortuna erano traspiranti e la lamina in Gore-Tex sistemava molte cose. È impossibile non ricordare ancora una volta, parlando di conflitti, la scena del film australiano “Priscilla, la regina del deserto” quando i due gay ed il transessuale rimangono in panne e vengono aiutati da un gruppo di aborigeni incontrati di notte nel deserto. Dopo aver assistito ai loro canti esibiscono lo spettacolo che portano nei locali. Si passa allʼimprovviso dalle litanie tribali dei primitivi radunati attorno al fuoco ad un fantasmagorico spettacolo rock con abiti ultrakitsch, sotto il cielo stellato dello sconfinato deserto australiano. La mente dello spettatore passa, altrettanto allʼimprovviso, dallʼangoscia tribale ad una esaltazione fantascientifica che percepisce come salvatrice. Provare per credere. Ecco, pescare a mosca in Usa è qualcosa del genere, sesso a parte. Pam Vegas – Lʼinevitabile confronto che sovviene ad un Pam vedendo tanta tecnomoda massificata è con Las Vegas. Ci siete mai stati? Se non sei americano, ma un poʼ antropologo con un pizzico di disillusione ed un certo distacco pseudo-buddista ne percepirai, oltre a tutto il resto e per quanto esaltante possa apparire, la sconfinata vacuità e la disperata ricerca di un motivo esistenziale. Specie al mattino dove, anziché la fantasmagorica esplosione di luci, ne vedrai solo le squallide strutture. E specie se sei già sullʼorlo del suicidio. A meno che, la sera prima, non

Fiumi Usa e getta – Ecco come potremmo definire i fiumi Usa se fossero in Italia. Se aveste visto da un lato le trote di Madison, Missouri, Yellowstone, eccetera e dallʼaltro la pressione di pesca non rimarrebbe che una conclusione: in Italia quei fiumi sarebbero spopolati in due settimane, poi comincerebbero a riempirsi di siluri divenendo contemporaneamente tossici, tutto questo mentre miriadi di uffici tecnici starebbero già progettando cementificazioni, dighe, briglie e derivazioni in attesa di dividere i vari tratti tra le associazioni dei garisti, notoriamente amanti delle rettilineizzazioni (rendono uniformi i settori di pesca). Non è fantasia, è esattamente quello che è successo a casa nostra e continua a ripetersi allʼinfinito. Siamo un popolo prevedibile e costante. In Usa invece continuano ad essere ricchi di pesce di taglia elevata ed il protezionismo alieutico non cede di un passo allʼassalto dei Pammastronauti. Il tegame ancestrale – Tutto il food Usa (il cibo insomma, bisogna pur mangiare) sembra avere lo stesso sapore. Consiglio la compagnia Delta, associata allʼAlitalia e dalle coincidenze e servizi perfetti, salvo per i cibi serviti in volo, che sono vergognosi, ma hanno il pregio di farvi gradire, una volta sbarcati, i primi tre o quattro pasti Usa prima della crisi di rigetto. Il food Usa è caratterizzato da due aspetti inconfutabili

Food Usa, lʼautore sta mangiando un salsicciotto di bisonte, lʼespressione è naturale ed inconsapevole. Pietro si pasce di una autoscatto.

ed apparentemente conflittuali: è allo stesso tempo insapore e caratterizzato dallo stesso sapore. Comʼè possibile? E che volete che ne sappia? Posso però azzardare una teoria. Allʼinizio del tempo, per la verità mica tanto tempo fa, il tegame ancestrale del pasto originario del continente Nord Americano venne dimenticato sul fuoco dai pellerossa che scappavano ed il sugo bruciò conferendo lo stesso sapore di strinato a tutto il cibo che seguì, non venendo mai lavato come la vergogna. Per attenuare il tutto, vennero inventati prima il Ketchup e la Senape, salse da carne, poi il Ranch ed il Blue Cheese, salse da insalata. Infine è arrivata la Coca Cola. Come teoria mi sembra buona. E il Ketchup non è male. Il branco – Avremmo dovuto essere in cinque, ricostituendo il vecchio gruppo delle prime esperienze cubane negli oggi famosi Giardini della Regina, chi ricorda lʼavventura di Super Fly “Pinga, che Sàbalo!” in Fly Line 3/92 ricorderà, forse, Super Fly, Il Profe, Diablo, Geppetto ed Io (il sottoscritto). Per chi non la ricorda non fa nessuna differenza. Alla compagnia avrebbe dovuto aggiungersi una nuova vittima, Pietro Garbolino. Quando si è saputo che in Usa i sigari cubani sono proibiti Il Profe, Diablo e Geppetto si sono tirati indietro, così siamo partiti in due: Pietro ed il sottoscritto. I primi 3 giorni siamo stati raggiunti da Tagini e due Pam veneti, ottima scusa per qualche spaghetta-

Bibbie a confronto: quella del Pam e... lʼaltra.

Scorta di calorie.

ta e la grappa dopo. Pietro è il perfetto compagno Pam: non russa, parla inglese, fotografa tutto e quello che non fotografa lo filma, odia lo shopping, compra le carte telefoniche Usa e riesce anche a farle funzionare, ma soprattutto vi guadina il pesce, poi è bello pescare in due, considerando che i fiumi hanno giusto due sponde. E, sarà un fatto paterno, attira belle ragazze, a cominciare dai rangers (vedi oltre). The Bible, la Bibbia – È il libro di una trentina di pagine che scandisce il ritmo delle nostre due settimane e mezzo di pesca, fornisce mappe e itinerari, prenotazioni dei lodge, aspetti turistici, sfarfallamenti, immagini e note varie sulla cultura locale bianca, pellerossa, western e Pammista. È stata battezzata così perché in ogni lodge andava a sostituire lʼimmancabile Bibbia sul comodino. La Bibbia è marcata AWA, lʼagenzia di Claudio Tagini che ha organizzato il viaggio itinerante su mia richiesta, un viaggio originariamente di

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due settimane di pesca, una nel Madison ed una nel Missouri. Di sua iniziativa Claudio ha inserito alcuni giorni in più, più alcuni altri sottratti ai fiumi citati per farci pescare anche nel Beaverhead, nel Big Hole e nello Yellowstone River, che apre il 15 luglio. Sapeva di poterlo fare e ha fatto bene, pescare cutthroat nello Yellowstone mentre un bisonte si rotola nella polvere gialla di un geyser immette davvero in unʼaltra dimensione. Anche il bisonte credo: ovunque si trovano in vendita sottilissime fettine

Fishing access – A Virginia City sulla parete di un bar ho osservato incuriosito un pannello con appesi decine e decine di tipi di filo per recinzioni, più o meno spinato. Ricordo vagamente un vecchio western sullʼarrivo del filo spinato nelle praterie americane, purtroppo non ricordo altro del film, o ve lʼavrei raccontato. Il filo spinato è una costante ovunque in Usa, circoscrive le proprietà private, in pratica tutti i territori che non sono parchi o riserve indiane. Nei parchi non potete sostare fuori dalle zone di parcheggio o uscire dai sentieri e nelle riserve indiane alle 8 di sera dovete uscire, ma solo se siete zeppi di souvenirs, altrimenti è una freccia nella schiena. No, non è vero,

Le fettine di carne di bisonte, più o meno.

In alto: il tipico cartello che indica gli accessi al fiume ai Pam (Craig è nel Missouri). Al centro: lʼAutore nelle veloci acque del Madison. Qui a destra in basso: il piccolo tricottero (fam. Hydropsychidae) presente in tutti i fiumi pescati e assai apprezzato dalle trote, che spesso non prendevano altri tricotteri comunque presenti. La sua comune imitazione ha consentito numerose catture.

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Qui a sinistra, il Madison poco a monte del Raynolds bridge. La freccia indica un Pam. Non so perchè, ma è difficilissimo mostrare in foto la dimensione di questa parte torrentizia, e la sua velocità. Sotto: il Madison allʼaltezza del West Fork Camp, il nostro lodge: si notino sia la velocità che la morfologia qui uniforme.

di carne secca di bisonte conservate in curiose confezioni sotto vuoto, forse qualche esemplare cede ai geyser troppa confidenza. Lʼimportante è che stiano, mentre pescate, sullʼaltra riva.

niente freccia, ma il filo spinato vi segue davvero ovunque, la moderna frontiera è una specie di 4000 siepi tipo Usa: un 40.000.000 a filo spinato. E sessantʼanni di film e telefilm hanno ben mostrato cosʼè in Usa la proprietà privata. Béh, non è che vi sparano, ma non si sa mai. Per il Pam questo significherebbe nienti accessi ai fiumi, se non fosse per due possibilità: la famosa guida che conosce gli accessi e/o vi porta in barca oppure un fiume con numerosi “Fishing access”, da rispettare assolutamente. Madison, Beaverhead, Big Hole, Missouri sono ricchi di fishing access, mentre gli altri fiumi sono nel parco di Yellowstone e basta rispettare le indicazioni. Ecco perché ho scelto questi fiumi: per gli spostamenti sono costeggiati da strade e presentano numerosi fishing access, facilmente individuabili da caratteristici e massicci tabelloni in legno. Di regola nei fly shop e nei lodge per Pam (qui lo sono tutti) troverete le cartine con indicati gli accessi. Troverete anche le indicazioni, su locandine o lavagne, sulle schiuse e sulle mosche consigliate accesso per accesso, giorno per giorno. Occorre comunque rispettare poche regole importanti: usate solo i fishing access, non allontanatevi mai dal fiume, non rubate i cavalli e nei fly shop comprate qualcosa.

artificiale ed uno naturale (creato dal terremoto del ʼ59) arriva al Raynolds Bridge, il ponte prescelto come partenza delle prime uscite di pesca. Da qui a monte nessuno va in barca: troppo impetuoso. Spesso si divide in rami più facili da leggere, specie se adiacenti a rive in frana con grossi massi, dove le trote scelgono le tane. Avevo già pescato nel Madison (Fly Line 1/96: Sogni americani) e non starò a ripetermi troppo. Ricordando che catturai (ma soprattutto persi) numerose grosse trote di inaspettata energia e combattività, questa volta ero preparato sia alla tecnica che allo stress. La regola sono sempre i finali lunghissimi con tip 0.14 (massimo 0.16, ma già provoca rifiuti), e raffinate mosche dʼimitazione. A farla da padrone questa volta erano piccoli tricotteri della famiglia Hydropsychidae, i cui sfarfallamenti erano intensi e continui. Erano anche

presenti altri tricotteri, qualche sparuto Ephemerellidae e diversi plecotteri, tra i quali le gigantesche salmon fly e golden fly. Ho optato per le imitazioni dellʼHydropsyche. Diverse piccole sedge delle mie scatole erano adeguate. Le stesse sedge hanno funzionato bene in tutti i fiumi, giacchè in quasi tutti i bacini erano presenti intensi sfarfallamenti di questi tricotteri. La pesca nel Madison è più che impegnativa: è una vera sfida. Io la considero la prova del fuoco della pesca a mosca secca: richiede la tecnica raffinata per trote selettive in ambienti lenti tipo chalkstream, ma in un torrentone dove trovare spazi per far derivare rigorose dry flies sembra impossibile. In alternativa si pesca, come fa qui la maggior parte dei Pam, con ninfe piombate e/o finali appesantiti e strike indicator grossi come boe. Aberrante. Qui non pescare a secca è un delitto, detto da uno che ama catturare indipendentemente da ogni tecnica Pam. Non è uno sfizio, sono convinto che qui sia la tecnica più produttiva in termini di abboccate e agganci di grossi pesci, streamers a parte dopo il tramonto. Il vero problema è dopo, quando si

Madison River – È un grande torrente impetuoso, largo, spesso con fondo monotono e poche tane individuabili, difficile da leggere, che nasce nel parco di Yellowstone e dopo due bacini, uno

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... Il problema del Missouri è stato risolto dalla fortunosa presenza tra le mie mosche di una emergente di pupa di tricottero che non sapevo neppure di avere. Purtroppo, lo confesso, non ricordo chi mi diede questi esemplari e vorrei davvero che, riconoscendo il suo artificiale, si facesse vivo...

Due immagini del Missouri a valle dellʼHolter Lake. Sopra: la pupa misteriosa della serie “Chi lʼha vista?” anzi, chi lʼha fatta? La sua efficacia ha superato ogni aspettativa dopo le prime difficoltà nellʼindividuare una imitazione affidabile (vedi testo).

cerca di concretizzare la cattura col vero possesso della preda, almeno per un attimo, quello della foto e per affermare con certezza che la trota è presa: qui è tutto no kill. Dopo lʼabboccata iniziano le corse lungo le rive, i patemi, lʼaffinamento della sensibilità per giostrare col carico di rottura e la fatica ciclica del nylon, sperando di aver fatto nodi perfetti e non averne di accidentali lungo il tip, cosa facilissima con lunghi finali e sottili. Talvolta non basta. Le grosse brown vanno sul fondo ad aggirare le pietre, oppure sfilano venti o trenta metri in piena corrente e strappano tutto con un salto fuori dallʼacqua. Mi sono capitate entrambe le situazioni; sentirsi impotente e perdere importanti battaglie vi mette davvero alla pari col pesce, ma fa incazzare parecchio. Missouri River – Se il Madison sconcerta, il Missouri sembra non la-

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sciare speranza a chi sa leggere solo acque torrentizie. È grande come il Po mantovano, almeno dalla diga dellʼHolter Lake dove abbiamo iniziato a pescare (qui è una tail water), con fondo spesso monotono, tipico delle valli ad “U”, specie se più che trovarci una valle siamo in un altopiano. Lo caratterizzano lente correnti con gradienti terrificanti, studiati apposta dalla natura per far dragare le mosche artificiali. In alcuni punti, nonostante la larghezza, è quasi guadabile. Buona parte delle rive, a volte entrambe, a volte tratti di una sola, sono percorse dalla strada, strada utilizzata soprattutto dai Pam, nelle grandi curve la strada è protetta da massicciate di macigni nerastri lungo le quali la lenta corrente accenna a moti moderatamente turbinosi formando profonde lame, buche e rapide, poco più al largo, macigni rotolati dalla massicciata dilatano la fascia perturbata; qui, tra queste tane più o

fai da te con auto+bici di Noè, cioè a piedi, anche con semplici scarponcini: con lʼauto ci si porta lungo scarpate promettenti, si parcheggia e si percorre la riva camminando lungo il ciglio della

meno naturali, si trovano sempre grosse trote in attività. Per ciò che si vede il Missouri appare pescabile in tre modi: Primo, discesa in barca con guida (salasso tragico in $) o semplice barca presa a nolo (salasso moderato, sempre in $), ma è un poʼ come andare al Luna Park e sparare agli elefantini di gesso fantasticando un safari in Kenia. La guida lascia derivare la barca, voi, la lenza lanciata verso la riva e la mosca che cʼè attaccata finchè un pesce abbocca, se abbocca. Il processo ricorda i cacciatori che sparavano ai bisonti dal treno nel film “Dead Man”, con Johnny Depp. Secondo, postazione fissa in wading dove vedete altri Pam Usa al limite dei waders (mai visto uno prendere un pesce, ma forse ero distratto), fidandosi del fatto che se cʼè un gruppo di pescatori ci sarà anche pesce in attività o comunque ben presente, fate voi, noi non lʼabbiamo mai fatto. Terzo,

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strada. Dove si individua pesce in attività… inizia la caccia. Un tratto di scarpata di 100 metri può offrire anche mezza giornata di pesca intensa. Può terminare in una contro-curva che forma un largo vortice contrario od una zona dʼacqua pressoché ferma ove vagano enormi brown super-selettive. Oppure scatenate rainbow. La taglia media è di circa mezzo metro scarso, rigorosamente rispettata dalla maggior parte delle catture. Tecnica di pesca: non si differenzia affatto da quella praticata nel Madison. Finali antidragaggio lunghi e sottili (circa 5 metri), tip 0.14 o, in acque leggermente mosse, anche 0.16, da me preferito, lungo circa m 1,5. Un buon sistema è un finale da streamer di 9ʼ terminante con lo 0.24 o lo 0.18 cui aggiungere uno o due spezzoni di ottimo nylon. Il problema sono le mosche: individuato un insetto predato occorre imitarlo piuttosto bene.

Nonostante lʼabbondanza di tricotteri medio-piccoli le imitazioni dimostratesi valide nel Madison qui ricevevano ben poca considerazione, solo insidiando pesce poco disturbato in zone trascurate si poteva avere unʼabboccata. Il problema del Missouri è stato risolto dalla fortunosa presenza tra le mie mosche di una emergente di pupa di tricottero che non sapevo neppure di avere. Purtroppo, lo confesso, non ricordo chi mi diede questi esemplari e vorrei davvero che, riconoscendo il suo artificiale, si facesse vivo, sia per scusarmi della dimenticanza o la perdita dellʼappunto, sia per congratularmi della felice intuizione. Lʼartificiale è visibile nella foto alla pagina precedente. Mi ero già accorto osservando la superficie che molte sedges in sfarfallamento derivavano ad ali verticali, posizione rara a vedersi poiché il di-

spiegamento delle stesse a falde di tetto è di regola assai rapido nelle specie che sfarfallano in questo modo. Cercando qualcosa di somigliante mi sono stupito di vedere quel modello nella mia scatola di mosche per casi disperati. La faccio breve: sia io che Pietro abbiamo “vissuto” per quattro giorni soprattutto con quel modello, lʼunico che, data una buona presentazione, offriva elevate garanzie dʼabboccata. Con presentazione intendo, in questo caso, estrema precisione sulla linea di bollata di un pesce in attività ed assenza del benchè minimo dragaggio avvertibile dal Pam. Erano almeno quattro le specie di tricotteri presenti ed una di queste mostrava lʼadulto che nuotava visivamente in superficie con la tipica scia: nessuno di questi esemplari è stato preso. Altre piccole sedge flies galleggianti hanno catturato, ma accumulando anche parecchi rifiuti. Solo la pupa citata si è mostrata costantemente micidiale. Ridotta la piccola scorta, le due superstiti le ho tenute per riservarle ad eventuali pesci eccezionali, uno lʼho agganciato ed ha lasciato un piccolissimo lembo di pelle attaccato allʼamo prima di slamarsi. Yellowstone River – Big Hole, Beaverhead e Slough Creek hanno parecchi fans pronti a scommettere sulle loro possibilità di divertire e soddisfare la voglia di grosse trote, ma non ne parlerò: poca pesca e troppo vento, riporterei solo dei “sentito dire”. Non che 15 giorni di pesca in Madison e Missouri insegnino tanto sui loro segreti, ma

belle trote ne ho prese (soprattutto perse) diverse. Un discorso a parte merita invece lo Yellowstone River, non tanto per la bellezza (mozzafiato), quanto per lʼinterpretazione del mito e la grande lezione che ha saputo offrire, nonostante le pochissime giornate di pesca, grazie alle Green Drake, una effimerona verde

Sopra: Pietro, visto chi cʼè nei panni del ranger Colleen Boes, la tira lunga nelle discussioni sul permesso. Evidentemente non ha ancora notato lʼautomatica calibro 45. Sotto: geyser, bisonti e Pammusa nello Yellowstone River.

assai appetita. La pesca si è aperta il 15 di luglio e noi avevamo lʼaereo domenica 18. A valle del canyon e dellʼomonima cascata il fiume era assai alto e velato, mentre a monte della cascata era perfetto: la nostra zona di pesca era a monte della cascata di circa un paio di Km. Qui il fiume è ampio, regolare, sinuoso, costeggiato sulla riva sinistra dalla strada e sulla riva destra dalle piste dei bisonti e dalle eruzioni colorate dei geyser. Come ovunque, osservare i Pammusa in azione ha mostrato soprattutto cosa non fare: collocarsi tra loro e pescare insistentemente in wading nella stessa zona. Molto meglio, come

al solito, andare a caccia, vale a dire aggirarsi lungo le rive con aria cospirativa cercando trote in attività non sporadica. Solo dopo averne individuata almeno una vale la pena tentare un attacco. Meglio se di sorpresa. Un tipo ci ha detto che alle 9 di mattina iniziano a sfarfallare le Green Drake. Ricordo, da un vecchio manualetto Usa acquistato nel 1975 da Tosi a Reggio Emilia, che la Green Drake è il nome Pam di Ephemera guttulata, insomma, una grande effimera che, non so perché, mi è sempre rimasta in mente. Il mattino dopo, alle 9 in punto (è incredibile la puntualità delle effimere americane), iniziano a derivare grosse subimmagini verdastre di effimera, ninfe in sfarfallamento, dun scomposte che di rado si presentano, data la dimensione, con ali perfettamente verticali, infatti derivano parecchio prima di asciugare le ali e involarsi, ma non abbiamo imitazioni abbastanza rappresentative per queste Green Drake e peschiamo con le solite pupe di sedge. Qui non è che catturate decine di trote: quelle che bollano al largo sono irraggiungibili, quelle che bollano sporadicamente lo fanno solo quando non ci siete, quelle che individuate sotto riva sono estremamente sospettose e non consentono che uno o due lanci. Catturare un bel pesce riempie di soddisfazione almeno

In questa pagina: altri scorci del Missouri. Ovunque le rive presentano sponde con rocce o macigni è possibile individuare trote in caccia. Pochi Pam Usa ne vanno regolarmente alla ricerca, come facevamo noi: questi erano i nostri veri concorrenti, ma erano anche coloro che indicavano, senza segreti o gelosie, i tratti più interessanti. Gli altri si ammassavano in fila nelle lame, o nei punti ove il pesce bollava ogni sera negli sfarfallamenti. Come ho già detto, non ho visto nessuno prendere un bel pesce.

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Cutthroat (letteralmente: gola tagliata, per la macchia rossastra che presenta questa trota) catturata da Pietro Garbolino con la Green Drake realizzata con alta tecnologia.

Una Salmon Fly, mostruoso plecottero che deve il nome Pam al colore salmone dellʼaddome, oppure, secondo unʼaltra versione, al liquido vischioso color arancio che emette dalle articolazioni del torace.

Sopra: Pietro Garbolino allʼopera. Lʼorrenda imitazione di Green Drake risulterà brutta quanto efficace.

Una delle quattro Green Drake costruite alla sera dopo un riuscito tentativo di saturare lo stomaco di birra e Jack Danielʼs. Tutto considerato, nonostante la grossolanità e la spartana scelta di materiali e silhouette (unica soluzione possibile) non si può negare lʼefficacia della prima impressione, a confronto col modello originale qui a destra.

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Ecco la grossa effimera verde qui chiamata Green Drake, ma la Green Drake sarebbe, secondo i testi, un Ephemera. Per chi ricorda i caratteri delle famiglie non sarà difficile notare come il ramo M3+4 della media posteriore non diverge come dovrebbe, mentre le due cubitali sembrerebbero quelle di una Ephemerella.

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Sopra: i curiosi geyser di Hot Mammout, a Yellowstone. Al centro: per evitare che le aquile vadano arrosto, si realizzano nidi alternativi ai pali delle linee elettriche. Sotto: il regno delle zanzare (e delle cutthroat), lo Slough Creek a Yellowstone. Capitando da queste parti, pescare nello Slough Creek è da fare, ma portatevi un repellente.

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per mezza giornata, inoltre dopo averlo agganciato rimane sempre il problema di salparlo. Pesco con moderato successo con le solite pupe, ma dopo un poʼ le trote più belle si fissano solo sulle Green Drake. Ho unʼunica Alien Fly verdastra (un prototipo: palmer su amo 12, corpo in filo verde, hackle verde e ali in Cdc), ma le somiglia abbastanza e funziona: aggancio una cutthroat sul mezzo metro che perdo dopo 10 secondi, che per un centometrista sono anche troppi, ma a me stanno strettini. Passo il resto della giornata raccogliendo svariate effimere che infilo in più scomparti delle mie scatole. Alla sera dopo una bistecca, due birre gelate e numerosi sorsi di Jack Danielʼs, fotografo le effimere liberate che svolazzano qui e là nella camera del Canyon Village, cercando di farle star ferme su un pezzo di corteccia a colpi di fiatate di toscano. Scarico le foto digitali nel portatile e finalmente possiamo costruirne le imitazioni. Tra lʼaltro dubito che si tratti di una Ephemera, sembra più unʼenorme Ephemerella, ma in Usa vi

sono famiglie di effimere a noi sconosciute. Non che il computer fosse necessario, ma volete mettere? Qui siamo in Lamerica: occorre essere tecnicamente perfetti. Riusciamo a realizzarne due a testa prima di crollare. Del resto Robert De Niro non andava a caccia di cervi (ne Il cacciatore) con una sola cartuccia? Il kit di costruzione consentiva il seguente dressing: amo 12, filo bruno, dubbing in pelo di foca verde, hackle verde a palmer, ali in Cdc, code come hackle. LʼWhiskey bevuto è lʼunica scusa per la vergognosa grossolanità dei 4 artificiali. Se alla sera apparivano pietosi, al mattino erano inclassificabili. Qualcosa di veramente abominevole. Giudizio da giudice di gara però, non da pesce. I caratteri fondamentali erano rispettati: grosso corpo verdastro, rilevante dimensione, ali grigiastre disordinate. E se un cervo non sa quante gambe ha un cavallo (Corvo rosso non avrai il mio scalpo), perché mai una trota dovrebbe sapere quante ne ha unʼeffimera? Ero convinto che quella disordinata massa verdastra sarebbe apparsa perfetta alle cutthroat dello Yellowstone, anche perché notoriamente stupide. Le due più stupide le abbiamo infatti catturate Pietro ed io, considerando che solo in un no kill come si deve due trote potrebbero ingrassare a tal punto a dispetto delle loro coglionate alimentari. Sono salite dopo aver rifiutato le raffinatissime pupe di tricottero, in zone dʼacqua assolutamente piatta, dopo avere osservato con attenzione le nostre creature le hanno ingoiate con calma ed evidente soddisfazione: entrambe le avevano conficcate profondamente in gola. Al contrario delle mosche efficaci solo di tanto in tanto, che avevano sempre a fior di labbra, o allʼesterno, o rifiutavano. Abbiamo vissuto questa microavventura (sfarfallamento, cattura dellʼinsetto, foto, osservazione, imitazione, pesca e cattura della trota) come uno che legge come costruire unʼastronave in un libro di fantascienza, la realizza e va davvero su Marte. Quelle grosse effimere chiamate Green Drake le ho contrabbandate in Italia, ora sono in unʼampolla sotto alcol e ad una seconda occhiata confermo

Curiosità varie: qui sopra, un bisonte innervosito. Sopra a destra: scorcio di una vetrina dʼepoca nella Ghost Town di Bannack, dove tra vecchie bottiglie faceva capolino una canna da mosca. Sotto: ecco come a Bannack, nel cui saloon le sparatorie erano allʼordine del giorno, si accoglievano gli stranieri.

che non sembrano affatto della famiglia Ephemeridae, ma dopo la fatica del libro “Gli insetti di Fly Line” non ho ancora voglia di rimettermi a indagare. La cosa è solo rimandata. Conclusioni – Perché andare in America? Intanto un viaggio è cultura, sempre, figuriamoci qui.

E poi... Pro: i pesci selvaggi sono selvaggi e quelli di immissione lo sono diventati; la media è di mezzo metro, ma la forza che esprimono corrisponde ad un cinque-chili sloveno dʼallevamento, inoltre dura cinque volte di più (duracell-trout); soprattutto si pescano a secca; è tutto più grande a parità di prezzo; i Pammusa sono decisamente più educati della media dei Pammitalici, con voi e col pesce; non ci sono fanatici dellʼultraleggero che vi guardano compatendovi; il West non ha confronti, racchiude i paesaggi più affascinanti della galassia; è difficile che Bush bombardi Wyoming e Montana, anche se ci sono diversi islamici; la paella di Tagini è meglio di quella del “Sierra Nevada” di Barcellona; non tutte le belle tette sono di silicone. Contro: il cibo fa schifo, ma non ve ne accorgerete, non subito almeno; i lodge sono spesso spartani, ma siamo Pam o caporali? I Fly shop sono carissimi, chi dice che i prodotti Usa qui costano meno? In Montana le tette non sono di silicone, ma pesano in media 10 chili lʼuna.

Consigli – Il fishing-tour del trittico Madison-Missouri-Yellowstone organizzato allʼincirca al centro di luglio è una combinazione perfetta per stagione, livelli, schiuse e possibilità di pesca, costa poco, non necessita di guide ed è facile sotto tutti gli aspetti, sia tecnici che di impegno fisico. Si viaggia e pesca tra i 1900 e 2400 metri di quota, il sole vi ustiona di giorno, ma non cʼè afa e le notti sono fresche, col bel tempo. Se fa brutto si pesca con un giubbino medio e di sera serve un maglione. Portatevi un piccolo kit per costruire artificiali. Anche un kit alimentare, tipo (io sono modenese) parmigiano, salame felino (tutto sotto vuoto o sono guai), olio extra vergine, aceto balsamico, ma soprattutto moka e caffè! La Nutella si trova anche qui. Tenete un cooler di polistirolo (perennemente raffreddato con i sacchetti di ghiaccio che trovate ovunque) da pochi dollari con vivande varie, bibite, birra, frutta & C. Chiedete a Tagini lodge con cucina (da farsi con buon anticipo), almeno qualcuno. Io non sono più un Pam fanatico e la mia attrezzatura consisteva in: due canne di 9ʼ per code 5/6 e due mulinelli con code 5 e 6 (canna e coda per pescare e canna e coda di riserva). Mosche varie (tante), finali, nylon e accessori (uno: le forbicine). Non scordate il guadino. Prenotate i voli MOLTI mesi prima! Io ho aspettato quasi lʼultimo momento ed ho pagato i biglietti, anziché circa 400 Euro, addirittura 1200 Euro! Ho speso più di viaggio aereo che per lʼintera vacanza (lodge+auto), rischiando inoltre di non trovare il volo che, per i film proiettati dalla Delta Air Line, forse sarebbe stato meglio.

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l'america