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RASSEGNA STAMPA

BUD SPENCER BLUES EXPLOSION “DO IT YOURSELF” NEL GIORNO DEL SIGNORE

STUDIO NERO & SPORCO IMPOSSIBILE - DVD 2012


MENSILI

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 Backstreets di Lino Brunetti - back_busca@yahoo.it ERRATA CORRIGE: sul numero scorso, in Backstreets, nella recensione del loro disco d’esordio, i Fusch! sono stati chiamati erroneamente, sia nell’intestazione che nella recensione stessa, Flush!. Mi scuso ovviamente sia con la band che con i lettori. (LB) UMBERTO MARIA GIARDINI La Dieta dell’Imperatrice La Tempesta Dischi-Woodworm/Venus Quando nel 2011, UMBERTO MARIA GIARDINI, mise fine al progetto Moltheni, praticamente il nome sotto il quale fino a quel momento aveva pubblicato la bellezza di sei album ed un EP, non si seppe bene cosa pensare. Era stata definitivamente archiviata l’avventura di uno dei più talentuosi cantautori della sua generazione? I dubbi persistettero all’apparire dei Pineda, nuova band del Nostro, del tutto diversa dalle esperienze precedenti, dedita, lo ricorderete, ad una musica strumentale dal piglio psichedelico e post. Oggi, quasi a sorpresa, debutta ancora una volta, in questo caso però proprio col suo nome di battesimo. E, diciamolo subito, è ancora meraviglia. Impegnato a voce e chitarra elettrica, Umberto ha raccolto attorno a sé nuovi musicisti quali il chitarrista Marco Maracas, il batterista Cristian Franchi e Giovanni Parmegiani, quest’ultimo alle prese con piano Rhodes e organo. Ne La Dieta Dell’Imperatrice sono stipate undici nuove canzoni che si distanziano ed in qualche modo ancora richiamano l’esperienza Moltheni. A fare da trait d’union sono chiaramente la voce e le melodie di Giardini, mentre la musica è tutto un impastarsi di chitarre rock, ritmi e sontuose rifrazioni immaginifiche. Il suono è a dir poco ottimo, merito anche della produzione attenta di Antonio Cooper Cupertino. A tutto il resto, ovviamente, pensano le canzoni, e qui si va da ballate rock stupende come Anni Luce alle orchestralità pop di Quasi Nirvana, da strumentali potenti, al confine col mathrock, come Il Desiderio Preso Per la Coda alle derive psichedeliche di Discographia. Visionari ed evocativi i testi, che trovano un adeguato contraltare nel mood drammatico di Saga, così come nella dolcezza di Genesi E Mail, tra gli slanci melodici di Il Trionfo Dei Tuoi Occhi, come pure tra le spire malinconiche della lunga e conclusiva L’Ultimo Venerdì Dell’Umanità che, vi dirò, in qualcosa mi ha persino ricordato i God Machine. C’era da scommetterlo ma, dopo averlo sentito, a maggior ragione affermiamo: grande esordio! Disco del mese. BUD SPENCER BLUES EXPLOSION Do It Yourself. Nel Giorno Del Signore – Live At Studionero BSBE Dopo tre album ed un EP dal vivo, per Adriano Viterbini (chitarra e voce) e Cesare Petulicchio (batteria), in arte BUD SPENCER BLUES EXPLOSION, è arrivato il momento del DVD. Del resto il duo non è più faccenda per pochi intimi, ma è piuttosto una delle band indipendenti più amate e seguite dell’attuale panorama musicale italiano. Questo grazie alla manciata di bei dischi che hanno pubblicato ma, soprattutto, grazie all’intensa attività live portata avanti dal duo. Chi li ha visti dal vivo, poi, ben

sa quanto in quella dimensione i ragazzi diano il meglio di loro stessi. Questo curatissimo DVD – confezione in cartoncino, regia e riprese professionali, qualità d’immagine e sonora eccelsa – che verrà venduto solo ai loro concerti e, forse, su Internet, li cattura proprio in dimensione live ed è davvero ottimo. Registrato all’interno dello Studionero di Roma, alla presenza di un piccolo e fortunato pubblico, è composto da due parti distinte: la prima, quella col pubblico, è un’esibizione classicamente elettrica, mentre la seconda, a mò di bonus, li vede impegnati, assieme al mandolinista Stefano Tavernese, in un repertorio completamente acustico. Blues come non mai ed eccellenti in entrambe le situazioni, in versione elettrica i Bud Spencer Blues Explosion pestano duro e danno la stura ad una chitarra che, hendrixianamente, fa davvero faville. A fianco di ottimi pezzi autografi della band, riluce in modo particolare una versione di Special Rider Blues (Skip James) letteralmente da urlo, ed una Voodoo Child che, ancora una volta, esprime le indubbie capacità tecniche del duo. Assai riuscita anche la sezione acustica, riempita di traditional come Jesus On The Mainline, Over The Waterfall, Dark Was The Night, Cold Was The Ground (quest’ultima ovviamente di Blind Willie Johnson), ma in cui non sfigura affatto la loro bellissima Mi Addormenterò. Da avere! EVA MON AMOUR Lo Specchio E L’Aspirina Ala Bianca-29 Records/Warner Nascono a Velletri nel 2008 gli EVA MON AMOUR, trio composto dal cantante e chitarrista Emanuele Colandrea, da Corrado Maria De Santis (chitarre elettriche, banjo, farfisa) e dal batterista Fabrizio Colella. Un paio di EP, altrettanti album ed un’intensissima attività live, che gli ha permesso d’ottenere più di un riconoscimento, ed oggi eccoli qui col fiammante Lo Specchio E L’Aspirina, lavoro esplicitamente concepito come nuova tappa del loro percorso e graziato da ospiti quali Rodrigo D’Erasmo, Fabio Fraschini, Mariano Gatta. Sono più d’una le caratteristiche che rendono la proposta del terzetto degna di nota: una scrittura intelligentemente pop e mai banale, dei testi che affrontano argomenti anche serissimi con sempre un filo di leggera svagatezza, una capacità d’arrangiare le loro canzoni con semplicità ma in maniera più che mai puntuale. Tutto ciò si esplicita in pop songs elettro-acustiche come Ci Piace o Uno Qualcuno, in ballate di gran pregio come Pensare Fa Male Alla Pelle o come la dolce e poetica Nascondigli Per I Cani, nel Rino Gaetano virato folk, complice il violino di D’Erasmo, di Si Stava Meglio Prima o nel folk e basta della memorabile Tutta La Verità Sulla Verità. A volte ci si smuove un po’ di più (la funambolica Sei Dove Guardi), altre volte si fa largo un sentore d’introspettiva amarezza (Ti Chiederò Domani, bellissima), altre volte ancora ci si avvicina ad una band, comunque in qualche modo affine, quale gli Zen Circus. Una bella boccata d’aria fresca! GABRIEL STERNBERG Phantomschmerz Klang:hAUS Le ultime notizie che avevamo avuto da GABRIEL STERNBERG risalivano al 2007, anno in cui uscì il suo secondo album, l’ammalliante Endless Night, un disco in cui la scrittura soffusa e malinconica del suo autore, si fondeva con le spire sognanti portate da un velo di psichedelia. Nonostante il pianistico intro malinconico che

lo apre, Phantomschmerz è un disco che porta una ventata di novità nel pentagramma e nel modus operandi di Sternberg. Lo dimostra fin da subito una mai così rock Don’t Ask, con le chitarre distorte, il ritmo dettato dalla drum machine ed un mood generale che non può non ricordare i mai dimenticati Sparklehorse. E’ l’inizio di un album che, oltre alla solita, ottima scrittura di Gabriel, aggiunge una varietà d’accenti che in passato non c’era mai stata. Capita così che All We Want sia una ballata notturna e dagli umori wave (vedi, per dire, le folate tastieristiche), che Halfway Between Us abbia la rassicurante solidità del classicismo rock, che Godspeed, acustica, ricordi il fare sognante del miglior Elliott Smith, che New Citizen viri verso il pop, con un marcato ritmo in 4/4, chiaramente elettronico. E così si continua fino alla fine del disco, tra richiami più o meno espliciti alla psichedelia sixties (Photograph/Sea Of Silver, White Dream), scampoli di rock (Pascal On Drugs) e cose un po’ meno definibili (Antje Q.). Un gran bel ritorno in definitiva, che caldamente vi consiglio di non far passare inosservato. ALOS? – XABIER IRIONDO Endimione Brigadisco Quando all’incirca un anno fa uscì il 7” pollici che testimoniava il risultato della prima collaborazione tra Stefania Pedretti/ALOS? E XABIER IRIONDO – ormai ogni mese su queste pagine – terminammo la recensione esclamando: ne vogliamo ancora! Eccoci qui accontentati con questo nuovo LP (un 12” in vinile trasparente) pubblicato da Brigadisco. Ispirato ai “Madrigali” di Antonin Artaud, Endimione è un album in cui si fondono abilmente primitivismo, poesia, ricerca musicale, ma anche, a modo loro, blues, rock, arte performativa. I titoli delle canzoni portano i nomi di artisti visuali, a volte di personaggi che ebbero a che fare con la figura di Artaud, mentre i ruoli fra i due autori risultano, in queste canzoni, ben chiaramente distribuiti: da una parte Alos? con le sue sperimentazioni vocali e le sue urla viscerali, dall’altra Iriondo, responsabile della parte più strettamente musicale, alle prese con strumenti autocostruiti (e non) e registrazioni d’epoca. Il risultato è un qualcosa a mezza via tra dissacrazione rock e una forma allucinata di tetra teatralità. Gli incalzanti riff chitarristici di Georges Gabory, con cui il disco si apre, sono la cosa più vicina ad un’idea di canzone rock che possiate trovare qui dentro, così come brani come Marguerite Jamois o Simone Dulac prendono ciò che possono da un sentire blues, trasfigurandolo poi in qualcosa di visionario ed inquietante grazie alle urla e alla voce cavernosa della Pedretti. Ci sono poi le cose più particolari, come i racconti di Robert Mortier e Florent Fels, attorniati da clangori metallici e stridenti, o come i cut up di canzoni francesi degli anni ’20, rimontati e rigettati tra growl demoniaci e lamine industriali di Genica Atanasiou e Cruel Restaurant. Rimane da citare la sola Charles Dullin, lungo pezzo composito, attraversato da spasmi d’elettricità in cui, come non mai, la voce diventa strumento come tutti gli altri. Solo per i più avventurosi tra voi, ma davvero un ottimo lavoro. NUMERO 6 Dio C’è Urtovox/Audioglobe Gli ultimi sono stati senza dubbio anni importanti per i NUMERO 6; un EP in cui partecipava Bonnie “Prince”

18 | BUSCA

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#35 — Free Fun Magazine

368 EV FINO ENTI 31 O AL TTOB RE

INTERVISTA AI BUD SPENCER BLUES EXPLOSION

LALLA: L'AMORE AD ORE

9 COLTELLATE SENZA 1 NOME

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22

Bud Spencer Blues Explosion Sabato 27 Ottobre (at) Bloom di Mezzago Raggiungo al telefono due ragazzi gentili, disponibili e senza la minima traccia di puzza sotto il naso. Come scrisse di loro qualcuno su Repubblica, il loro rock non ha bisogno d’esser rinforzato da vesti sgargianti o pose perturbanti, per funzionare. Basta “suonare ad occhi chiusi”.

I BSBE fotografati da Monelle Chiti

— Siete in tournée da quasi un anno e avete ancora un bel po’ di posti da visitare. Come vi sentite a riguardo? Che cosa vi ha lasciato quest’anno di “neverending” tour? Cesare: Un sacco di

esperienze. In realtà noi non ci fermiamo da quattro anni, quindi in realtà adesso vorremo prenderci una pausa dai live, innanzitutto per “risistemare” le nostre vite private, poi vorremmo lavorare su cose nuove, su un disco nuovo…

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ma il tour è sempre emozionante. Ogni data ti lascia dei ricordi, che poi ovviamente più vai avanti più si offuscano. A me personalmente resterà tutta la gente che ho conosciuto, l’aver condiviso il palco con tanti gruppi…Più che altro so già che mi mancherà l’esperienza umana, perché è una cosa della quale poi diventi dipendente. — Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, ha detto in varie occasioni che se la sua band uscisse ora probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno, intendendo che il modo di arrivare alla gente è cambiato. Cosa deve fare oggi una band per arrivare al successo? C A saperlo, guarda, facevo mille band e milioni di euro… È molto difficile. Adesso, dopo il periodo delle superproduzioni degli anni '80 e '90, bisogna tornare a suonare sul palco. Ormai a fare un disco perfetto sono capaci tutti... Il problema è che poi devi andare su un palco a suonarlo, quel disco, e conquistare la gente. Forse quella di Cristiano è una visione troppo pessimistica, anche perché c’è tanta gente che vive della propria musica facendo cento concerti all’anno. — Anche in Italia? C In Italia i gruppi sono trattati meglio, sono più pagati rispetto all’estero. Questa è una cosa che non si dice molto spesso. Anche gruppi come i Black Keys in America sono riusciti a mangiare della loro musica al terzo disco e io già li conoscevo in Italia…

Poi c’è internet, che mette tutti alla pari e ha reso tutto più semplice. Alla fine, è grazie ad internet che noi esistiamo. — Si respira nel vostro lavoro la vita on the road, fatta d’istinti, libertà e comunanza, qualcosa che si sentiva fortemente negli anni '60 e '70. Credi che sia ancora possibile vivere così, oggi? Adriano: C’è sempre bisogno di mantenere una parte di spirito libero, una leggerezza che ti faccia esplorare, osare. Questa componente secondo me si sta rinnovando anche in Italia, dove c’è forte necessità di osare e non inibirsi, se non altro artisticamente. — Nel vostro ultimo album c’è una forte componente live, in presa diretta. Parlate spesso di punto d’equilibrio fra istintività e il più celebrale lavoro di arrangiamento. Come si fa secondo te ad arrangiare un brano senza scalfire la sua natura istintuale? C È molto difficile, soprattutto perché la parte istintiva è molto importante. L’idea di fare un disco molto ragionato non ci appartiene tanto, forse gli altri (album, ndr) sono stati troppo ragionati. Il prossimo dovrebbe esserlo di meno, anche perché quello che ci piace fare è andare sul palco, chiudere gli occhi e suonare, improvvisando tanto, rispecchiando quello che siamo.

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— Ma in sala d’incisione le cose cambiano… C In studio è un casino, perché il pezzo o lo chiudi subito e dici “quello che è uscito è uscito”, oppure risentendolo cominci a volerlo rifare, ritoccare. E quindi alla fine per forza dovrà venir fuori un po’ più ragionato. Forse questo equilibrio è la nostra sfida, è il punto su cui cerchiamo di fare più attenzione. — Con Do It avete raggiunto la maturità. Il disco può essere considerato come la vostra carta d’identità, ma ora che la vostra identità si è formata, dove vorreste spingerla? C Fondamentalmente noi siamo sempre alla ricerca di nuove sonorità, i dischi che ci influenzano sono sempre di più, poi sai, le pause servono anche a metabolizzare tutte le esperienze che hai fatto. Non so come sarà il disco nuovo, non ne ho idea. Verrà fuori in sala. Poi sai, tante cose le provi e ti sembrano fighissime, le registri e ti sembrano cagate. — Avete vinto il premio SIAE, che di fatto vi ha lanciato al grande pubblico,"in virtù della grande energia sprigionata sul palco unita all’originalità e freschezza della proposta artistica". La vostra radice musicale è però, per quanto ricca di influenze stilistiche diverse, chiaramente legata al sound degli anni '70. Cosa vuol dire originalità allora, al giorno d’oggi?

A Originale è creare dei mix di genere che non debbano per forza arrivare al classico crossover. L’Italia in questo ha un gran margine di miglioramento. Riprendere i generi esteri degli anni '60, '70 e '80 e rifarli in italiano è già una componente originale. Significa fare delle cose che abbiano un po’ quello spirito libero e selvaggio di andare oltre, senza quelle velleità di successo o di fama, per fare solo la musica che uno desidera fare. — Dio odia i tristi, titola un vostro brano. Però, nel blues, la tristezza è una componente essenziale dell’attività creatrice. Qual è, in fondo, il vostro messaggio? A Noi siamo nati in Italia, coi nostri disagi sì, ma anche con i nostri lati positivi. Alla fine siamo cresciuti in un periodo non privo di problemi ma abbastanza fortunato, sicuramente più di chi all’inizio del Novecento lavorava nei campi come schiavo. Per noi il blues è come salire su un mezzo che ci dà l’opportunità di esprimere quello che siamo. Non abbiamo né la presunzione né la voglia di stare a scimmiottare uno stereotipo di genere, saremmo poco sinceri. — Secondo te, di che cosa avrebbe bisogno la scena musicale indipendente italiana? Cosa manca al sistema musicale italiano? A Secondo me la scena indipendente si sta muovendo benissimo,

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devono solo cambiare i parametri con cui sono state valutate le scelte del mainstream sugli altri generi musicali, a parer mio un po’ troppo sopravvalutati. La scena indipendente ha tutti i requisiti e le fondamenta per creare in futuro un impianto artistico interessante – già lo è, ma ancora di più. Io sono convinto che in futuro si godrà di un lavoro che stiamo facendo tutti quanti. — Cosa consiglieresti a chi oggi sceglie di fare il musicista? C Di fare tutto quello che gli passa per la testa. Ispirarsi completamente ad un gruppo o ad un genere troppo definito di solito non paga. E poi fare più date possibile, cercando di andarci alla pari. Io facevo un conto ieri, ad inizio carriera con duecentocinquanta date siamo andati alla pari, non abbiamo guadagnato niente, e per fortuna che eravamo in due e bastava una macchina. Insomma, bisogna andare a suonare, come si faceva negli anni '70. — Che ricordo avete del primo concerto dei BSBE? A Fu un concerto molto selvaggio, un locale piccolissimo in provincia di Roma. Avevamo una scaletta, ma abbiamo improvvisato quasi tutto il concerto, nel senso che i brani li avevamo provati pochissimo. Fu molto rumoroso perché usavamo gli stessi volumi che avremmo avuto al concerto del primo maggio…Un’esperienza molto divertente, c’erano anche tutti i miei amici.

— Cosa canti sotto la doccia? A Ultimamente canto spesso Illinois Blues di Alvin Youngblood Hart. — Cosa non deve mancare nel backstage dei BSBE? A Direi il Chinotto, a me piace tanto. — Film preferito con Bud Spencer & Terence Hill? A Forse Lo chiamavano Trinità? No, aspetta, guarda, questa è una domanda veramente complicata per me. Io mi ricordo con estrema simpatia quello con Bud Spencer che sta con quel ragazzino dallo spazio, lo guardavo sempre da ragazzino... (Ndr: il film è Uno sceriffo extraterrestre... poco extra e molto terrestre del 1979).

— Ah, quello in cui Bud dice: « Non riesco a immaginare un mondo senza musica ». A Maddai, pensa un po’…

A cura di Gionata Giardina

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SETTEMBRE 2012

#10

r e v o l u t io n r ock

BUD SPENCER BLUES EXPLOSION RADIO IN TECHNICOLOR LEITMOTIV

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Bud Spencer Blues Explosion [`D8EL<C8KFCM<

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_ R Ein t e r vis t e

MI SENTO COME SE... I

Bud Spencer Blues Explosion si formano a Roma nel gennaio 2007, da Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio. Il nome scelto per la band preVHQWD GXH SDOHVL ULIHULPHQWL LO SULPR DOO¡DWWRUH %XG 6SHQFHU LO VHFRQdo al gruppo punk blues Jon Spencer Blues Explosion. Appena due mesi dopo viene pubblicato il loro primo album autoprodotto, Happy. 8

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Bud Spencer Blues Explosion

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_ R Ein t e r vis t e ,O  DJRVWR VXRQHUHWH DOOR 6]LJHW GXH GRPDQGH SHU YRL FRVD VLJQLĂ&#x20AC;FD calcare il palco del festival piĂš granGH G¡(XURSD LQVLHPH D GLYHUVL HVSRnenti della scena indipendente italiana come Ministri, Cani, Roy Paci & Aretuska e Teatro degli orrori? In cosa vi sentite vicini alla scena indipendente italiana e, se esiste, con quale gruppo vorreste collaborare? A: Eâ&#x20AC;&#x2122; un opportunitĂ  enorme per una band come noi. Ci siamo formati nel 2007 e ora siamo nel 2012 e raggiungere questo tipo di risultato che va al di fuori delle aspettative, poi è un festival di cuoi abbiamo sempre sentito lâ&#x20AC;&#x2122; eco stra positivo comunque, è il festival piĂš importante europeo e poter suonare lĂŹ ci renderĂ  molto orgogliosi, di sicuro va a coronare un poâ&#x20AC;&#x2122; tutto il lavoro che abbiamo fatto e anche, OP TBJ BEFTTP TUJBNP mOFOEP JM UPVS EFM nostro disco che è uscito lâ&#x20AC;&#x2122;anno scorso è un buon modo, quindi un buon epilogo! C: Ci accomuna il fatto di stare sempre in giro, lâ&#x20AC;&#x2122;autostrada ci accomuna nel senso che comunque sono 4 anni che non ci fermiamo e in questi 4 anni sâ&#x20AC;&#x2122;è creata una vera scena, che è fatta di gente che si crea un pubblico attraverso i live, e non attraverso canali mediatici, oppure come possono essere programmi televisivi come x-factor piuttosto che reality. Siamo molto contenti di poterci considerare musiciisti al 100%, ciò che ci differen[JBBMMBmOFOPOMPTPOFMTFOTPDIFUVUUJJ gruppi hanno una loro identitĂ  e ognuno sta percorrendo una propria strada quindi in realtĂ  credo siano tutti diversi, forse noi non abbiamo il basso quello è la differenza Di gruppi ce ne sono tanti, forse uno di quelli che stimiamo di piĂš sono i Verdena. 10 FLEISCH Ufficio Stampa | info@fleisch-agency.com â&#x20AC;&#x201C; www.fleisch-agency.com


Bud Spencer Blues Explosion

A: I verdena sono sempre stati per noi un buon faro da quando eravamo un po piu piccoli, quindi è un gruppo da cui abbiamo imparato tanto e che tanto stimiamo per cui siamo tanto contenti di poter fare qualcosa con loro! ™In questi quattro anni

s'e' creata una vera scena, che e' fatta di gente che si crea un pubblico attraverso i live Cosa vi ha spinto a restare un duo? A: Perchè quando suoniamo in due non c’è bisogno di troppe parole prima di fare un concerto, saliamo sul palco sappiamo qual’è il nostro obiettivo e cerchiamo di farlo nel modo più spontaneo possibile,un po il motto “poche parole ma fatti” questa qua è una cosa che naturalmente c’è sempre venuta, è un gruppo che generalmente ha fatto poche prove ma si è forgiato facendo tanti concerti, inserire un altro elemento nella nostra scaletta potrebbe cambiare totalmente la natura del gruppo, la nostra spontaneità e dovremmo analizzare diversamente quello che facciamo. In due ci riesce più semplice. *LRLH H GRORUL OHJDWH DOO·XVFLWD GHO QXRYR GLVFR '2 ,7 H D TXDOH SH]]R YL VHQWLWH SL OHJDWL H SHUFKp"

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A: A me piace un brano che si chiama “rottami” lo trovo particolare perchè mi fa pensare un po ai nin pero allo stesso tempo ai queen’s of stone-age e un po a noi e poi mi piace molto l’ultimo brano che si chiama “mi addormenterò” non tanto per l’originalità del brano quanto perchè mi ha fatto sentire un brivido la prima volta che l’ho risentito dopo averlo registrato.

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Bud Spencer Blues Explosion

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NEL GIORNO di MANUELA TOLVE

Mi tocca ammetterlo: di loro non sapevo assolutamente nulla, avete presente quando â&#x20AC;?sĂŹ lĂŹ ho sentiti nominareâ&#x20AC;? e â&#x20AC;&#x153;sĂŹ, so vagamente di cosa si occupanoâ&#x20AC;? ma il nome in questione non suscita in voi nessun tipo di curiositĂ ? Ecco! Io li ho â&#x20AC;&#x153;conosciutiâ&#x20AC;? a (e per) il Pollino Music Festival e la sensazione, durante il soundcheck, è stata quella di essere investita violentemente da un treno e di essere trascinata direttamente verso il â&#x20AC;&#x153;Delta Del Mississipiâ&#x20AC;?.

DEL

SIGNORE

accettazione prevale su ogni idea di speranza. Mi Addormenterò: (sottotitolo martedĂŹ-mercoledĂŹ-giovedĂŹ) dovâ&#x20AC;&#x2122;è la voce alla Tom Waits o alla Johnny Cash?

'RYHFD]]RqODYRFHEUXFLDWD dal tabacco? Dal whisky? Da qualsiasi cosa vi pare? Ma poi ti

rendi conto che è un torrente, di acqua che scende a valle, che segue lentamente ed inesorabilmente il suo corso. Come se nulla fosse piĂš importante del suo scorrere, lento e cristallino. Del loro DVD Nel Giorno Del Siø+FTVTPOUIF.BJOMJOFF0WFSUIFXBgnore parlerò per immagini suscitate terfall: eccolo di nuovo quel santone nel mio immaginario, di lievi aritmie, di ricurvo incontrato nel primo brano, credo emozioni e sensazioni, di respiri provosia giusto ipotizzare che nellâ&#x20AC;&#x2122;arco del cati dalle loro atmosfere. secondo pezzo siano passati perlomeno Essendo strutturato in due parti questo tre giorni, dunque, se i calcoli non sono primo DVD decido di partire nellâ&#x20AC;&#x2122;ossererrati, ci troviamo direttamente nel suo vazione- ascolto dalla sessione acustica QFSTPOBMJTTJNPXFFLBOEFEPQPBWFS JODVJMBGPUPHSBmBFMFBUNPTGFSFDSFBUF rullato una sigaretta di tabacco (quella sono praticamente perfette, equilibrate e che non ha fumato abbastanza Adriano discrete lasciando largo spazio alla mu- per mi addormento) e mandato giĂš un sica e allâ&#x20AC;&#x2122;immaginazione senza risultare bel sorso di qualsivoglia distillato urla a invadenti, ma di unâ&#x20AC;&#x2122;armonia sottile. squarciagola alla sua Maddalena (di turDark Was The Night, Cold Was The no) â&#x20AC;&#x153;balla, alza e sbatti i piedi, trascinaGround ti trascina in uno stato di somi con te nella polvereâ&#x20AC;? ballo selvaggio, spensione respiratoria se solo provi a TGSFOBUP TFOTVBMNFOUFQPSOPHSBmDP chiudere per un attimo, un solo attimo SUHFLVD]LRQHVHUHSXWDWHWXWWRFLz gli occhi e a interrompere i tuoi circuiti EODVIHPRQRQqXQPLRSUREOHPD

neuronali. Immagino un gesĂš radical La sessione elettrica (composta da sette chic fottutamente malinconico in bermu- brani), registicamente parlando, sembra da che calpesta svogliatamente la terra piĂš ruvida, meno studiata, quasi â&#x20AC;&#x153;handbruciata sotto i suoi sandali, dâ&#x20AC;&#x2122;altronmadeâ&#x20AC;? insomma molto istintiva se non de come dargli torto? O come essergli fosse per le luci impeccabili. Qui è predi conforto? Dalla saudade non si ha sente il pubblico, le immagini si fanno scampo, almeno non qui, non in quepiĂš nitide e realistiche, meno rarefatte sto mondo (soprattutto nel giorno dopo e si riesce a scorgere con precisione la quello del signore), non in questo pezzo location: uno studio di registrazione. Uniin cui una dimensione quasi mistica di ca nota dolente: il pubblico. 14

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_ R Ein t e r vis t e C: A me piace il disco com’è legato, anche a me piace “rottami”, soprattutto per com’è uscito fuori perchè ha avuto tutta una sua storia, poi mi piace un pezzo che si chiama “a squarcia gola” per come si evolve internamente non mi ricordo il numero della traccia però mi piace quel pezzo.

EJTDP mTJDP OFJ OFHP[J Ò RVFMMP DIF DPmunque accade ma legalizzato. Era quello che accadeva un po con napster 10 anni fa, vedremo, è sempre strano...i tunes ha avuto un boom di crescita poi non so come vadano le cose, magari facciamo l’intervista nel 2020.

Conoscete il fenomeno delle netlabel? C: ne ho sentito parlare però non l ho mai approfondito, potrebbe essere il futuro! Vabbè internet è un evoluzione continua, cioè di mese in mese, niente è prevedibile, anzi esistono persone ricchissime che sono riuscite a prevedere una determinata evoluzione. Nella musica però non penso che sia tutto così prevedibile, nessuno prevedeva il ritorno dei vinili che invece se ne vendono sempre di più, io penso che l’oggetto disco che puo essere vinile o cd rimarrà sempre . Voi pensate che il fenomeno delle netlabel possa danneggiare o favorire il panorama musicale: A: Ma no ma non c’è niente che possa danneggiare o favorire, secondo me bisogna parlare di musica al di la dell’introiUP EJTDPHSBmDP  QBSMJBNP OPSNBMNFOUF d’arte per cui questo approccio, regalare musica, potrà dare i suoi risultati. A me è piaciuta moltissimo quella cosa che fecero i radiohead qualche anno fa, pagavi quanto volevi, quanto tu reputavi valido un cd. Quella cosa li mi piace. Mi ci trovo molto vicino a quel tipo di approccio. C: fondamentalmente è quello che accade un po ora, uno si scarica il disco se gli piace se lo va a comprare, cioè chi ascolta i dischi generalmente fa questa cosa qui. Distribuire online un disco gratuitamente ma accompagnato da un ]fkf[`@cXi`XDX^c`fZZ_\kk`CfdY` 12 FLEISCH Ufficio Stampa | info@fleisch-agency.com – www.fleisch-agency.com


(sorrideedondola-dondolaesorride); tutto passa in secondo piano perchĂŠ in questo momento ciò che conta è non dare scampo, spingerti da un lato allâ&#x20AC;&#x2122;altro del ring, ma non affondare diritto al cuore, QJVUUPTUPTUSFNBSUJNBOPOmOJSUJ Parte integrante e imprescindibile di quellâ&#x20AC;&#x2122;atmosfera luminosamente gialla è il sudore grondande dalle fronti del duo che sembra essere uno e trino in questo lavoro; un piccolo capolavoro che va ad impreziosire il loro ultimo album DO

IT.

BUD SPENCER BLUES EXPLOSION LIVE AT STUDIONERO DVD Special rider blues è una discussione, una di quelle inutili, frivole e seccanti discussioni tra amanti. Adriano, cerca di spiegare le sue ragioni, in modo sofGFSUP TJHJVTUJmDB TJEBOOBNFOUSF USBJM pubblicouna tizia con una improbabile parrucca rosa shocking dondola, uniformandosi al dondolio generale del pubblico, al ritmo di Cesare.

- Tracce Elettriche

Proseguendo i toni si fanno piĂš calmi, quasi si sussurra Ă&#x20AC;QFKpLOFRQWUDWWDFFRVLID palpabile, si vomita, la chitarra e la batteria diventano strumenti di offensiva, quasi militare da Sei piĂš del minimo alla M-A-G-I-S-T-R-A-L-E ' LR 2 GLD ,7 ULVWL PDLOSXEblico sembra non accorgersene neanche

Special Rider Blues PiÚ Del Minimo Mi Sento Come Se Frigido Voodoo Child Hamburger Do It - Tracce Acustiche Jesus Is On The Mainline Mi Addormenterò Dark Was The Night, Cold Was The Ground Over The Waterfall Registrato e mixato da Daniele Gennaretti a Studionero di Roma, per la regia e montaggio di Dandaddy, prodotto da Bud Spencer Blues Explosion, Studionero e Sporco Impossibile

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