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IL PORTALE DEL

RESTAURO

Restauro del Campanile della Basilica minore del Corpo di Cristo – Maddaloni. A cura di Mariano Nuzzo

Relazione Tecnica| Mariano Nuzzo


Il progetto di restauro del Campanile monumentale della Chiesa del SS. Corpo di Cristo di Maddaloni è stato voluto e commissionato dalla Diocesi di Caserta per far fronte a dichiarate esigenze di riabilitazione strutturale e di restauro architettonico del monumento. La chiesa, donata alla Diocesi nel 1932 dal Podestà di Maddaloni, resta da allora il luogo dove vengono celebrate le cerimonie ufficiali del Municipio. La facciata della Basilica conserva, infatti, sia lo stemma diocesano che quello comunale. Il campanile è un elemento architettonico dominante del contesto urbano, l’unico interamente visibile dell’intero complesso cristiano, che resta chiuso tra le costruzioni di piazza De Sivo, Piazza Umberto e la Chiesa di Sant’Aniello. Esso appartiene al paesaggio casertano, assieme alle torri ed alla cupola della Basilica. Pertanto, il recupero della torre campanaria non solo rappresenta un momento di riconoscimento della più importante tradizione architettonica casertana, legata alla scuola di Luigi Vanvitelli, ma anche il recupero di un elemento che è parte integrante del paesaggio della catena montuosa del Tifata. L’intervento progettuale di restauro ha teso prioritariamente a restituire sicurezza statica ed a conservare la qualità architettonica del Campanile, opera di riconosciuto interesse culturale. Il progetto ha teso a restituire l’architettura del monumento, celata dal degrado naturale dei materiali, dalle azioni antropiche, dagli avvenimenti calamitosi ordinari ed eccezionali. Il restauro è stato inteso come momento di conoscenza dell’architettura, attraverso le sue diverse fasi di conoscenza storica e di approfondimento tecnologico delle metodologie e dei materiali utilizzati. Ogni intervento ha teso a rispettare il testo originale mediante il principio della distinguibilità, definita in ragione dei materiali dei toni di colore e della distanza dall’osservatore, ed ogni integrazione è stata realizzata in un’ottica di generale ri-composizione del testo architettonico d’insieme. Nel dettaglio, invece, si è definita la consistenza strutturale dell’intervento, utilizzando sempre materiali chimico-fisico compatibili e, soprattutto, valutando l’aspetto della tollerabilità temporale dei nuovi materiali impiagati, al fine di evitare che il restauro possa prevalere sull’originale nel medio e lungo termine. In ogni caso, le integrazioni di nuovi elementi architettonici sono state trattate dichiaratamente con forme espressive contemporanee, nel rispetto dei principi guida che la riflessione scientifica sulla conservazione ha saputo riconoscere fino ad oggi. Ogni opera realizzata è stata calibrata mediante verifiche diagnostiche “in situ” e test di efficacia dell’intervento progettato, in modo da tenere preventivamente e costantemente sotto controllo l’esito del lavoro e di valutare puntualmente le ricadute economiche. Considerando lo stato di degrado della “pietra di Maddaloni di San Iorio” si è effettuata una verifica delle sue caratteristiche petrografiche e fisiche per operare la giusta pressione di pulitura e si è individuato il prodotto protettivo maggiormente compatibile nella giusta diluizione, che ha permesso di conservare i toni della pietra e migliorare le sue caratteristiche di resistenza agli agenti corrosivi. Gli interventi sugli intonaci hanno teso a conservare la materia ed a reintegrarla dove necessario. Ogni intervento ha teso a conservare la materia originale, senza alterare la sua immagine d’insieme, e la patina del tempo. Queste operazioni nell’insieme hanno ri-qualificato l’aspetto


“contemporaneo” dell’opera, che è stato calibrato con attenzione per restituire alla popolazione il suo “campanile nel tempo”, ovvero un elemento architettonico non rinnovato ma “reintegrato nella sua immagine”, che è stato segnato ed accompagnato dal tempo. Il dato sociale a cui il cantiere si è sottoposto è stato raggiunto attraverso il dialogo con la Città, che è avvenuto costantemente, attraverso le forme di comunicazione più innovative. A tale proposito tutti i risultati e le fasi del lavoro sono state pubblicate in una bacheca posta fuori il cantiere ed in un blog virtuale aperto su un social network. La partecipazione cittadina è stata altissima durante la fase realizzativa dell’intervento, in termini di suggerimenti, richieste ed osservazioni inerenti il lavoro. Questo elemento di verifica in itinere mi ha portato a controllare i risultati e ad illustrare momento per momento ogni scelta progettuale. Dato scientificamente innovativo si è desunto dalle analisi diagnostiche eseguite sulle facciate, da cui è risultato che la pietra calcarea del Campanile, originariamente, era tinta con uno scialbo composto da tre stesure di calce carbonatata ed ocra gialla. Tale studio diagnostico è stato eseguito da personale esperto del CNR-IBAM di Lecce, ed ha evidenziato che le coloriture apposte alla pietra sono originarie. Questo dato ha permesso all’intervento di riconoscere e conservare notevoli tracce di colore rinvenute, dopo averle pulite e consolidate. Le superfici perse, poi, sono state integrate sotto con velinature di latte di calce pigmentato. Tale ritrovamento, avvenuto in ambito locale, ha spinto la riflessione sulle coloriture delle facciate in intonaco, stucco e pietra a prendere in esame, ai soli fini di studio, anche il contesto della Reggia di Caserta, che, avendo analoga coloritura della pietra, è stata trattata per anni come degrado superficiale, identificabile secondo le ipotesi fatte in passato come crosta e deposito superficiale, per il quale si è intervenuto con idropulitrici, cancellando ogni traccia del possibile colore dato alla pietra calcarea. Un momento di riflessione che merita di sicuro ulteriori occasioni di indagine. Altro elemento importante è stato quello della conservazione dei danni dell’ultima guerra mondiale. La facciata che guarda la Basilica, infatti, è particolarmente segnata dai colpi dell’artiglieria aerea. Nei vuoti creati dalle esplosioni locali si è trovato persino il piombo dei colpi esplosi. La conservazione di tali segni è stata voluta per restituire di fatto la lettura di una drammatica pagina di storia, che ha visto protagonista il nostro monumento e molti altri in quegli anni. I principi di base del progetto di restauro sono stati messi in pratica attraverso le seguenti categorie di intervento: allestimento del cantiere, analisi e conoscenza dei materiali, mediante l’analisi diretta ed il successivo prelievo dei campioni per l’analisi in laboratorio. Si è proceduto con la messa in sicurezza delle parti del campanile in pericolo di crollo, mediante presidi mobili, poi fissi e l’estirpazione manuale delle erbe e degli arbusti infestanti. Si è dato luogo così all’avvio delle operazioni proprie del restauro. Quindi, si è proceduto mediante la pulitura con getti di acqua deionizzata a pressione controllata dell’intera superficie esterna del campanile, poi con l’applicazione di biocida. Alla fase delle puliture è seguita quella delle reintegrazioni e della messa in opera degli impianti. Si è realizzato un impianto parafulmine e un nuovo impianto


elettrico. Al restauro delle facciate si è proceduto con la stesura dello scialbo di calce, acqua e terre naturali, dato per successive velature, fino ad ottenere un colore sotto tono vicino a quello rinvenuto. Le ultime fasi del cantiere hanno visto la posta in opera della passerella pedonale, dei nuovi cancelli e dell’illuminazione della torre campanaria con fari LED della iGuzzini a basso consumo energetico. Nel dettagli gli interventi sono stati così realizzati: L’installazione dell’impianto di cantiere mediante il montaggio del ponteggio, dell’ascensore di cantiere e la messa in opera di un autogrù mobile. Gli interventi preliminari conoscitivi hanno riguardato i saggi di intonaco, le carote murarie, la realizzazione di tasselli pittorici, il prelievo di materiale calcareo per la verifica di resistenza a compressione analizzata in laboratorio; la campionatura dei materiali; Le fasi proprie del Restauro dei materiali ha riguardato invece il restauro della pietra mediante metodi di pulitura con acqua nebulizzata, lavaggi con spazzole in setola di saggina; il restauro degli stucchi (previo pre-consolidamento) mediante applicazione di impacchi assorbenti e lavaggi con acqua a bassa pressione; il restauro degli intonaci mediante l’utilizzo di una pasta di calce e pozzolana preparata in cantiere e strofinata sulla superficie fino alla chiusura dei pori. La successiva velatura di pittura di latte di calce e pigmenti naturali fino ad ottenere la tonalità ultima, definita in cantiere in fase di direzione lavori mediante l’osservazione ravvicinata ed a distanza dalla piazza attigua; il restauro dei laterizi, madiate listatura dei giunti di malta, eseguita sotto livello; il restauro delle maioliche mediante la pulitura e la reintegrazione degli embrici della piramide sommitale caduti, con analoghi prodotti provenienti dalle fornaci locali; il restauro dei metalli (cancello, sfera, croce, scala) mediante trattamento antiossidante e verniciatura; la ricollocazione degli elementi lapidei crollati e deposti in cantiere; la ricostruzione e restauro del vuoto della piramide causato dal fulmine mediante di analoga tecnica costruttiva. Si è poi data esecuzione all’inserimento delle mensole in tufo di appoggio alla base della piramide e alla ricostruzione degli anelli in pomice caduti; la ricollocazione dei pioli metallici della scala della piramide e il trattamento antiossidante dell’intera salita; l’integrazione balaustre mancanti con elementi analoghi in tufo bianco stuccato; la rimozione degli elementi recenti incongrui; la chiusura sottolivello a scarpa dei fori d’andito con laterizi e malta di calce idraulica, per evitare che si annidino volatili; la rimozione delle malte cementizie e stuccatura sotto livello delle connessioni tra le cornici in pietra; la rimozione della pittura al quarzo dai nicchioni del primo ordine mediante l’ausilio di bisturi; il restauro dell’intonaco listato; la rimozione del massetto cementizio posto a copertura del piano di calpestio del primo ordine e reintegrazione del pavimento in breccioni calcarei; il preconsolidamento della pietra e delle maioliche; il diserbo e la pulizia della vegetazione infestante mediante applicazione di battericida ed utilizzo di spruzzini e spazzole con setola in saggina; la sistemazione e la regimentazione delle acque meteoriche mediante l’utilizzo di scossaline, la verifica delle pendenze, stuccature e piombo in lastre compresso a mano; la demolizione dei muri in mattoni-cemento di confine chiesa-campanile-


congrega; la verifica di tenuta degli aggetti lapidei, utilizzo di antiossidanti per ferro al fine di bloccare i perni di tenuta; la rimozione del masso tufaceo posto alla base della voluta della facciata est e collocazione di nuova voluta in pietra calcarea, analoga alle altre esistenti negli altri lati, ma lavorata per sole linee di inviluppo; il consolidamento del supporto tufaceo e la stesura di fine intonaco a base di calce nello spigolo nord-est; la reintegrazione mediante leggero sottolivello delle cornici, imperniatura delle parti di grosse dimensioni fratturate ed integrazione delle parti mancanti mediante utilizzo di calchi in pietra artificiale alloggiati su struttura in barrette di acciaio inox ad aderenza migliorata, utilizzo di eventuale fibra resistente. Le fasi del consolidamento hanno interessato la scala metallica mediante la messa in opera di barrette ad “L” ovvero a “T”, da saldate sotto le pedate per renderle maggiormente rigide. Il ripristino della scala e sostituzione delle parti ossidate in profondità, mediante taglio dei ferri e ricollocazione di nuovi. Verniciatura, previa pulizia del ferro e trattamento antiossidante; il Consolidamento del solaio del terzo ordine mediante collocazione di rete in acciaio maglia (10x10) f 6, copertura dell’intradosso del solaio con lastre metalliche in acciaio cor-tén (acciaio patinato); la sistemazione della struttura portante delle campane mediante utilizzo di cuscinetti; la ricollocazione dei blocchi in calcare (da portare dalla quota strada all’altezza dell’imposta della cipolla della piramide terminala mediante gru), verifica di quelli esistenti. Lo smontaggio della voluta dissestata dal fulmine, previa accurata opera di imbracatura degli elementi lapidei e di adeguata messa in opera di sostegni lignei per le cornici. L’integrazione del “nuovo” ha riguardato invece, lo smontaggio della precedente passerella provvisoria in tubi e giunti, di collegamento tra il campanile e la chiesa e la realizzazione di una nuova passerella in acciaio e legno secondo forme espressive contemporanee; la realizzazione di nuova balaustra per scala a lumaca; La sistemazione dell’area adiacente al campanile; la realizzazione di cancelli in ferro secondo le indicazioni di progetto e della DD.LL.; la sistemazione della scala del primo ordine. La rimozione della massa muraria che chiudeva il nicchione verso il cortile e collocazione di un tratto di scala in metallo analoga a quella esistente. La realizzazione della pavimentazione del cortile interno del campanile, mediante posa in opera di pavimento in pietra calcarea locale levigata. Gli impianti hanno riguardato la messa in opera di parafulmine, dell’impianto di elettrificazione delle campane, dell’impianto di illuminazione della torre campanaria e dell’impianto elettrico generale.


Restauro del Campanile della Basilica minore del Corpo di Cristo - Maddaloni