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e della piazza. E' da ricordare che dopo l'ultima alluvione, nell'ambito dei lavori di ristrutturazione della piazza, era prevista l'istallazione di un monumento ma gli abitanti, visti i bozzetti, lo rifiutarono finanziando autonomamente l'attuale monumento ai caduti. Fino a quarant'anni fa, l'isola era collegata al resto del Comune da un traghetto e da barche, nel 1957 fu aperto un ponte che però, dopo poco tempo si incrinò. Fu approntato allora un ponte provvisorio di barche e quindi fu costruito l'attuale ponte.

UN DIO CHE CI CHIAMA AD ESSERE PROFETI (Numeri 11,24-30) Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore; radunò settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno alla tenda del convegno. 25Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. 26Intanto, due uomini, uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento e lo spirito si posò su di essi; erano fra gli iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a profetizzare nell’accampamento. 27Un giovane corse a riferire la cosa a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». 28Allora Giosuè, figlio di Nun, che dalla sua giovinezza era al servizio di Mosè, disse: «Mosè, signor mio, impediscili!». 29Ma Mosè gli rispose: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!». 30Mosè si ritirò nell’accampamento, insieme con gli anziani d’Israele. Il significato del testo Cosa sarebbe la nostra fede se non portasse un cambiamento, se non ci lasciasse intravvedere con speranza il domani? E cosa sarebbero la nostra fede e le nostre speranze se fossero “solo nostre”? Profeta è colui che sa vedere lontano, che sa immaginare il domani alla luce della fede. Ognuno di noi è chiamato a guardare lontano con gli occhi della fede e a trasmettere il seme della speranza che porta con sé. Ognuno secondo i propri ritmi e secondo le proprie capacità; nessuno senza lo sforzo di mettere da parte un po’ se stesso, tutti con la gioia di aver portato una piccola luce nel mondo. L’UOMO E LE MONTAGNE C’era una volta un uomo dall’anima semplice. Il suo unico cruccio era rappresentato da due altissime montagne davanti alla sua casa e ai suoi pascoli. “Ah, se non ci fossero! Potrei far giungere in mio bestiame al fiume Hang in un baleno!” giunto all’età di novant’anni convocò una sera la sua numerosa famiglia attorno al focolare. Guardò tutti intensamente negli occhi; poi disse: -perché non riunire le forze per livellare le montagne che ci impediscono l’accesso al fiume? È vero che sono immense e altissime, ma ringraziando Dio siamo tutti in buona salute, forti e tenaci. L’unica a fare obiezione fu sua moglie: -come riuscirai- disse –tu che non riesci più ad alzare un secchio d’acqua, in un lavoro così gigantesco? E poi dove metterete tutta la terra e i sassi? -li trasporteremo all’estremità del golfo di Po-hai, a nord del Paese Nascosto- fu la risposta del vecchio Si misero al lavoro. Spaccarono sassi, raccolsero la terra in grandi cesti e la andarono a versare nel golfo di Po-hai. Si unì a loro una vicina, vedova e con un figlioancora in fasce e fecero ritorno a casa quando l’autunno lasciò il posto all’inverno. Viveva nei dintorni un saggio che prendeva in giro l’uomo semplice e tentava di distoglierlo dall’impresa: -sei diventato matto- gli disse un giorno –con le pochissime forze che ti restano sei quasi incapace di strappare un ciuffo d’erba dalla montagna, come potrai strappare la montagna dalle sue radici? L’uomo semplice trasse dal petto un respiro profondo e disse:

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LIBRETTO CAMPO NOVIZIATO CITTADINO  

Libretto del campo