FitMed n°9

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Fit med

online

Anno 2 numero 9 - settembre

La rivista online per i professionisti del settore

FOCUS PATOLOGIE DELLA RESPIRAZIONE e attivitĂ fisica

Patologie respiratorie croniche ostruttive Cardiofitness e malattie polmonari Asmaonline Insufficienze respiratorie di tipo restrittivo Asma ed esercizio fisico nel bambino e nell’adolescente Traumi distorsivi della tibio tarsica nel basket Farmaci: crescono i consumi Sportbodyworks e Fisioterapia sportiva

Corsi di aggiornamento professionale: la nuova stagione News, fiere, convegni


ANNO 2 N°9 SETTEMBRE 2010 Fitmed online è una rivista mensile di aggiornamento che si rivolge a imprenditori, manager, opinion leader, professionisti che operano nel mondo del fitness, benessere, prevenzione e salute. Propone articoli riguardanti metodiche di allenamento, rieducazione funzionale, alimentazione, prevenzione e benessere, marketing e management. Editore Alea Edizioni di Alessandro Lanzani via G. Sapeto, 5 - 20123 Milano Redazione e uffici via P. Orseolo, 3 - 20144 Milano tel. 0258112828 - fax 0258111116 fitmed@professionefitness.com redazione@professionefitness.com Direttore responsabile Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com

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Alea edizioni è una casa editrice specializzata in libri di finess, benessere e rieducazione funzionale, con più di 50 titoli a catalogo. Professione Fitness è una rivista bimestrale di aggiornamento per imprenditori e professionisti del settore, che da 16 anni propone articoli originali riguardanti metodiche di allenamento, rieducazione funzionale, alimentazione, prevenzione e benessere, impiantistica, marketing e management e tutto ciò che può servire a un'efficiente e moderna realtà che opera nel settore del fitness e del benessere. E distribuita tramite abbonamento postale a fitness club, centri fisioterapici e polisportivi, operatori di settore, luxury hotel, golf club, centri benessere, studi di architettura. Da oltre 25 anni la Scuola di Professione Fitness con i suoi corsi, master e stage ha contribuito alla formazione e all’aggiornamento di migliaia di operatori del settore, mettendo a loro disposizione un corpo docente selezionato e altamente qualificato. Rilascia diplomi e attestati di partecipazione accredidati dall’UISP Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

Redazione Mia Dell’Agnello mia@professionefitness.com - int. 212 Progetto grafico Stefano Frattallone Impaginazione Anita Lavoce Pubblicità Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com Hanno collaborato a questo numero Davide Girola, Sergio Giulio Roi, Roberto Tarullo, Antonio Maone, Maurizio Ronchi, Rosario D’Onofrio, Vincenzo Manzi, Agostino Tucciarone, Stefano D’Ottavio Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 578 del 20.12.93. L’Editore e l’autore non potranno in alcun modo essere responsabili per incidenti o danni provocati dall’uso improprio delle informazioni o delle immagini contenute nel materiale ricevuto; inoltre non necessariamente le opinioni pubblicate rispecchiano il pensiero dell’editore. Il materiale (testi, immagini e disegni) pervenuto in redazione non verrà restituito, anche se non pubblicato e viene considerato libero da diritti. La riproduzione del materiale apparso su Fitmed online in qualsiasi forma e per qualsiasi scopo non è consentita se non dietro richiesta scritta e firmata dal direttore responsabile e dall’editore. Per eventuali controversie il Foro di competenza è quello di Milano.

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Sommario

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CORSI DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE NEWS FIERE E CONVEGNI

FOCUS: PATOLOGIE DELLA RESPIRAZIONE E ATTIVITÀ FISICA 4

PATOLOGIE RESPIRATORIE CRONICHE OSTRUTTIVE di Davide Girola

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Sommario

RUBRICHE

CARDIOFITNESS E MALATTIE POLMONARI di Sergio Giulio Roi

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INSUFFICIENZE RESPIRATORIE DI TIPO RESTRITTIVO di Roberto Tarullo

16

ASMAONLINE: FEDERASMA E GINA a cura della redazione

18

ASMA ED ESERCIZIO FISICO nel bambino e nell’adolescente di Antonio Maone

COMMUNITY BUSINESS 30

SPORTBODYWORKS E FISIOTERAPIA SPORTIVA: rispettare ruoli e differenze per lavorare insieme di Maurizio Ronchi

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FARMACI: CRESCONO I CONSUMI a cura della redazione

ALLENAMENTO E REHAB 34

TRAUMI DISTORSIVI DELLA TIBIO TARSICA. Una review sul basket internazionale

di D’Onofrio Rosario, Agostino Tucciarone, Vincenzo Manzi, Stefano D’Ottavio


patologie della respirazione e attività fisica

con link di approfondimento

Patologie respiratorie croniche ostruttive di Davide Girola

Link ’utilizzo dei programmi riabilitativi incentrati sull’esercizio fisico nel trattamento dei soggetti affetti da patologie ostruttive delle vie respiratorie (asma, bronchiti ed enfisema) è tuttora controverso. A partire dagli anni settanta sono state effettuate molte ricerche e sono state avanzate molte ipotesi riguardo gli effetti del training fisico e dei programmi multidisciplinari (educazione sanitaria + training) nei soggetti afflitti da disturbi respiratori cronici: questo articolo è una rassegna dei diversi fattori che influenzano il quadro clinico dei soggetti colpiti da patologie respiratorie ostruttive croniche e, in particolare, rappresenta una “review” degli effetti del training sulla fisiopatologia e il decorso naturale di questi disturbi, oltre a una valutazione dei programmi rieducativi attualmente utilizzati.

L

DEFINIZIONI Le patologie croniche respiratorie di tipo ostruttivo sono definite e raggruppate mediante la sigla COPD (Chronic Obstructive Pulmonary Disease); in sostanza rappresentano una categoria di malattie caratterizzate da una lenta e progressiva ostruzione delle vie aeree che si manifesta con dispnea

e ipersecrezione della mucosa fino all’insufficienza respiratoria acuta. La funzionalità delle vie respiratorie è definita attraverso le misurazione spirometriche. Una delle più utilizzate è quella relativa al Volume Espiratorio forzato al secondo, che costituisce il massimo volume di aria che può essere espirata in un secondo (FEV1.0 o VEMS). L’ostruzione delle vie respiratorie è stabilita attraverso la valutazione del FEV1 in funzione della FVC (Capacità Vitale) che, come è noto, costituisce il volume massimo di gas che può essere espirato dai polmoni dopo un’inspirazione massima e che comprende il volume di riserva inspiratoria, il volume corrente e il volume di riserva espiratoria; mediamente nell’individuo maschio adulto si attesta sui 4500 ml. All’incirca l’85% della capacità vitale può essere espulsa in 1,0 secondo; nei casi di asma bronchiale o enfisema di grado severo, questo valore può scendere anche al di sotto del 40% della capacità vitale. È uso comune considerare patologico il soggetto che presenta valori al di sotto del 70% della capacità vitale.

ASMA Rappresenta la forma più comune

di patologia respiratoria di tipo ostruttivo in tutte le società industrializzate del mondo. Dal greco asthma, che vuol dire “affanno”, può essere definita come un disturbo caratterizzato da “dispnea parossistica accompagnata da tosse ed espirazione sibilante e prolungata”. Diversi sono i fattori alla base degli episodi asmatici: 1. spesso è possibile riscontrare una “family history” di asma e atopia, con una certa predisposizione verso la piressia, orticaria, eczema ed emicrania; 2. reazioni allergiche verso agenti specifici (polline, crine d’animale e altri allergeni noti); 3. incremento della reattività nonspecifica provocata da agenti nonallergici come l’aria fredda, l’esercizio (sforzo fisico) e il fumo. La diagnosi di asma implica vari gradi di ostruzione delle vie respiratorie che, essenzialmente, dipendono da un’infiammazione bronchiale associata alla contrazione della muscolatura liscia (aumentata eccitabilità della muscolatura liscia tracheale, bronchiale e bronchiolare, da edema e/o ipersecrezione della mucosa). Anche atleti di alto livello possono soffrire d’asma e anche l’esercizio


gravidanza ee attività attivitàrehab fisica patologie della respirazione fisica fisico rappresenta un fattore inducente il broncospasmo, che di solito si verifica tra il 5° e il 15° minuto dopo la cessazione dello sforzo e che in genere si risolve spontaneamente tra il 30° e il 90° minuto di recupero.

BRONCHITE CRONICA È caratterizzata da tosse, espettorato e dispnea, con frequente evoluzione verso l’enfisema, l’insufficienza respiratoria e il cuore polmonare cronico. Può classificarsi come: - bronchite cronica semplice (ipersecrezione mucosa che comporta escrezione di espettorato mucoso); - bronchite cronica mucopurulenta (espettorato mucopurulento); - bronchite cronica ostruttiva, caratterizzata da un progressivo restringimento della vie aeree intrapolmonari, con aumento delle resistenze al passaggio dell’aria.

ENFISEMA Significa letteralmente “infiltrazione di aria o gas nel tessuto connettivale”. In particolare, l’enfisema polmonare è determinato dall’ostruzione delle vie respiratorie secondarie a casi di bronchiolite cronica, ed è caratterizzato dall’incremento della resistenza intrapolmonare e conseguente incremento dello sforzo respiratorio. Il sintomo principale è rappresentato da dispnea associata a tosse con o senza espettorato e, nelle forma più avanzate, da cianosi. L’enfisema evolve verso l’insufficienza respiratoria cronica e successivamente in quella cardiaca; si parla infatti di “cuore polmonare”, caratterizzato da una dilatazione del ventricolo destro secondaria a broncopneumopatie croniche ostruttive o ad altre patologie.

RIEDUCAZIONE FUNZIONALE MULTIDISCIPLINARE I programmi di riabilitazione dei soggetti portatori di COPD incentrati sull’attività fisica rappresentano soltanto una parte dell’intero processo di cura che include: 1. protocolli farmacologici ottimali e

individualizzati; 2. incremento graduale dell’attività fisica e sociale; 3. adattamento dell’intero processo rieducativo in funzione del livello di disabilità del soggetto (aspetti fisici, status psicologico) e della realtà familiare.

LA VALUTAZIONE DEI SOGGETTI PER L’AMMISSIONE ALLA FITNESS TERAPIA Test della funzione polmonare. I test sono fondamentali per valutare il grado di compromissione della funzionalità polmonare e la sua relazione nei confronti del grado di invalidità. Come si è detto, la valutazione del FEV1 e della VC forniscono importanti indici sull’entità dell’ostruzione; tuttavia si rendono necessari altri test per quantificare la fisiopatologia e identificare l’insufficienza ventilatoria: il volume polmonare residuo, la capacità funzionale residua e la capacità polmonare totale. La riduzione della quota di monossido di carbonio può aiutare a stimare la funzionalità degli scambi gassosi polmonari, che è tipicamente ridotta nei soggetti affetti da enfisema. La valutazione dei livelli dei gas nel sangue arterioso è spesso usata anche per verificare lo stato “acido-base”. La valutazione della PCO2 serve per stimare la ventilazione alveolare; i livelli di PO2 arterioso servono per documentare l’ipossiemia durante l’esercizio. Exercise testing. Sono usati per ottenere informazioni riguardo il livello di integrità polmonare al cospetto delle richieste metaboliche durante lo sforzo (aria inspirata e anidride carbonica prodotta). Nel contesto di una programma riabilitativo i test fisici sono utilizzati per: - ottenere una valutazione obiettiva della tolleranza allo sforzo; - ottenere una completa valutazione e uno specifico inquadramento dei sintomi indotti dallo sforzo; - valutare la compliance relativa alla terapia farmacologica; - identificare i fattori limitanti l’esercizio (limitata capacità ventilatoria, anomalie degli scambi gassosi, ipos-

Rappresentazione schematica dell’asma bronchiale, con particolare sulla restrizione bronchiale

Rappresentazione schematica della bronchite cronica

Rappresentazione schematica dell’enfisema: a sinistra un alveolo normale, a destra un alveolo patologico


patologie della respirazione e attività fisica velata utile per questo proposito, è stato suggerito di usare un’analoga scala di tipo visuale, che consideri la percezione del grado di fatica durante le comuni gesta quotidiane come il vestirsi, lavarsi, rifare il letto o salire un piano di scale. I cambiamenti dei livelli di invalidità debbono a ogni modo essere attentamente valutati; per esempio, un miglioramento relativo alla riduzione della dispnea da sforzo può essere associato a un miglioramento della tecnica d’esercizio (ergonomia) più che a un miglioramento effettivo della funzione polmonare.

FITNESS TERAPIA

siemia, anomalie della funzione cardiovascolare, ipotonia muscolare); - programmare il training e i carichi d’allenamento; - verificare la qualità del training e le risposte individuali al protocollo di rieducazione funzionale. I test di valutazione funzionale prevedono l’utilizzo del cicloergometro o del treadmill. Durante l’esecuzione del test si registrano i classici parametri funzionali quali la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la ventilazione e la frequenza respiratoria e il livello di dispnea (Borg Rating Scale). Per i soggetti che presentano un alto grado di invalidità, viene spesso usato un test

molto semplice, come quello del cammino per 6 o 12 minuti (six or twelve-minute walking test).

VALUTAZIONE DEL GRADO DI INVALIDITÀ L’accertamento del grado di invalidità dei soggetti affetti da COPD è di fondamentale importanza per pianificare gli interventi e ottimizzare il programma rieducativi, ma è altrettanto importante ottenere il grado di percezione individuale dell’invalidità relativa ai sintomi durante la performance fisica, specialmente nei soggetti con severi livelli di menomazione. Sebbene la Scala di Borg si sia ri-

La fitness terapia, intesa come intervento multidisciplinare composto da esercizio fisico, educazione sanitaria e attività mirate per il controllo dello stress, è parte integrante della gestione delle patologie polmonari croniche ostruttive. Anche se in molti soggetti la dispnea da sforzo è un fattore fortemente limitante e la somministrazione dell’attività fisica deve essere attentamente valutata, alcune ricerche hanno addirittura dimostrato gli effetti benefici del training di endurance condotto ad alta intensità (tra l’85 e il 95% della frequenza cardiaca massima teorica) in individui affetti da COPD. Gli effetti benefici dimostrati tramite il Six-minutes walking test, un tipo di prova solitamente utilizzata per valutare la tolleranza allo sforzo dei soggetti con scompenso cardiaco cronico, sono significativamente probanti e riguardano l’incremento del massimo consumo di ossigeno; il miglioramento della performance è stato rilevato tramite la distanza ricoperta nei minuti. Risulta evidente comunque che l’intensità dello sforzo è correlata ai risultati delle capacità polmonari condotti in laboratorio. Alcune linee guida consigliano generalmente un’intensità moderata nei primi tre mesi di training o almeno sino a quando la compliance globale del soggetto alla terapia non necessita di un


patologie della respirazione e attività fisica nuovo adeguamento. Per esempio, i soggetti con un grado di invalidità 2, dove la tolleranza allo sforzo è essenzialmente determinata dalla riduzione della capacità polmonare totale, l’intensità ideale del training corrisponde al 60-80% della capacità ventilatoria e da sforzi medi che comportano una frequenza respiratoria inferiore a 30/min. Nel 3° grado di invalidità, dove l’astenia generale è determinata anche dall’ipotonia dei muscoli scheletrici, le linee guida raccomandano l’utilizzo dell’Interval Training e di esercizi separati (anche una gamba per volta). Per quanto riguarda la frequenza degli allenamenti, Kurabayaschi et al, confrontando tre diversi tipi di protocolli, sono giunti alla conclusione che la quantità minima di lavoro aerobico settimanale (cicloergometro e treadmill) per ottenere miglioramenti nei soggetti con COPD stabile (asma ed enfisema) equivale a 120 minuti totali. Non ci sono significative differenze se il protocollo prevede, per esempio, tre sedute infrasettimanali con due allenamenti giornalieri di 20 minuti, piuttosto che 6 sedute infrasettimanali da 20 minuti ciascuna. La ginnastica respiratoria è particolarmente utile nei soggetti con COPD di grado severo (3° e 4°); in questi soggetti la muscolatura del diaframma è particolarmente sollecitata: Levine e coll. hanno definitivamente dimostrato le modificazioni ultrastrutturali del muscolo diaframma in pazienti affetti da patologie polmonari croniche ostruttive, equivalente a un incremento percentuale della componente lenta delle fibre muscolari. Un programma individualizzato di 4 mesi costituito da esercizi aerobici, composto da tre sedute settimanali con il cicloergometro e il vogatore, con un

piano alimentare adeguato riguardo il bilancio calorico e il supporto proteico, prescritto a 30 soggetti con COPD stabili di grado moderato (69,2% di media), ha contributo a migliorare sia la tolleranza allo sforzo sia i valori spirometrici.

LINEE GUIDA I benefici della fitness terapia incentrata sul training fisico nelle COPD sono: - incremento della capacità funzionale e/o della resistenza;

- incremento dello status funzionale globale; - decremento della dispnea; - miglioramento della qualità di vita. Allo stato attuale delle conoscenze non si individuano particolari differenze del tipo di training da “somministrare” ai vari tipi di malattie sin qui descritte, anche se un particolare adeguamento dei protocolli può essere messo in atto nei pazienti con problematiche cardiovascolari associate. Ogni esercizio aerobico che coinvolge in maniera globale le grandi masse muscolari è ritento appropriato negli individui affetti da COPD. Il cammino è l’esercizio d’elezione, che deve essere progressivamente “somministrato” tut-

ti i giorni. Gli altri esercizi aerobici consigliati sono quelli che si possono svolgere tramite il cicloergometro e il vogatore, anche se l’atto respiratorio non è agevolato come durante il walking. I protocolli d’allenamento, in determinati casi, sono integrati da esercizi di mobilità e da esercizi per la muscolatura respiratoria; spesso è ritenuto efficace l’Upper Body Resistance Training effettuato con manubri leggeri (1-2kg), coordinando l’atto respiratorio (ginnastica respiratoria integrata). Link L’American Association of Cardiovascular and Pulmonary Rehabilitation raccomanda un frequenza minima di 3 sedute la settimana, fino a un massimo di 5. Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile definire con esattezza l’intensità ottimale del training in individui con COPD. In genere, si utilizzano 4 strategie: 1. esercizi al 50% del VO2peak, è la minima intensità raccomandata per gli adulti sedentari sani ed è anche quella raccomandata per gli adulti affetti da COPD decondizionati, per i quali si desiderano escludere i rischi derivanti dal training ad alta intensità; 2. esercizi a un’intensità appena al di sotto della soglia anaerobica; il limite di questo approccio è dovuto al fatto che i pazienti con un grado di COPD severo non riescono a raggiungere l’intensità alla soglia, mentre altri possono avere accumulato lattato già all’inizio del training; la difficoltà nel calcolare con esattezza la soglia anaerobica rappresenta la seconda limitazione di questa strategia; 3. esercizi a un’intensità vicino a quella massimale, il cui principio è dovuto a osservazioni di pazienti con COPD sia moderata, sia seve-


patologie della respirazione e attività fisica

ra, che hanno dimostrato di poter sostenere la ventilazione a un’alta percentuale della loro massima capacità ventilatoria (MVV); alcuni studi hanno infatti dimostrato che un training sostenuto al 95% del VO2picco (peak) dall’inzio del test massimale al treadmill, sebbene protratto per pochi minuti, è capace nel tempo di incrementare la resistenza e ridurre la dispnea; 4. uso del grado di dispnea per definire l’intensità, in quanto la maggior parte dei pazienti affetti da COPD, a prescindere dal livello di gravità dell’ostruzione, sono dispnoici. Per esempio è possibile constatare che, mediamente, al 50% del VO2peak il grado di dispnea è moderato, mentre all’85% risulta essere compreso tra “severe and very severe”. Con questo metodo, Horowitz e Mahler hanno verificato un’incremento del 15% del VO2. È evidente che la validità di questo metodo è correlata alla capacità sia del trainer sia del paziente nel definire il vero grado di dispnea durante il test di valutazione funzionale. Si raccomandano dai 20 ai 30 minuti di attività continua, sempre in relazione ai sintomi come la

dispnea e la stanchezza alla muscolatura degli arti inferiori. L’esercizio intermittente (dal 50 all’80%) è fondamentale nella prima fase del training e dell’intero programma. Il training per la muscolatura inspiratoria (RIMT) è raccomandato nei seguenti casi: - nei pazienti che rimangono sintomatici e funzionalmente limitati malgrado la terapia multifattoriale; - nei pazienti con diminuzione della forza della muscolatura respiratoria (sia espiratoria che inspiratoria); - in assenza di anomalie severe alla radiografia del torace.

BIBLIOGRAFIA 1. Hargreave FE et al: Bronchial responsiveness to histamine or methacholine in asthma: measurement and clinical significance. J Allergy Clin.Immunol. 68:347,1981 2. Leuppi JD, Zenhausern R,Schwarz F,Frey WO,Villider B: Importance of Training Intensity for Improving Endurance Capacity of Patients with Chronic Obstructive Pulmonary-Disease (COPD). Deutsche Medizinische Wochenschrift, Vol.123,pp174-178;1998 3. Guyatt GH et al: The six-minute walk test: a new measure of exercise capacity

in patients with chronic heart failure.Can Med Assoc J;132;1985 4. Kurabayaschi H,Machida I, Handa H, Akiba , Kubota K: Comparison of 3 Protocols for Breathing Exercise During Immersion in 38-Degrees-C water for Chronic Obstructive Pulmonary-Disease. Am J of Physical Medicine & Rehabilitation, Vol77, pp 145-148; 1998 5. Levine S, Kaiser l, Diaphragm in Chronic Obstructive Pulmonary-Disease. New Engl J of Medicine, Vol 337,pp 17991806;1997 6. Alfaro V, Torras R, Prats MT,Palacios, Ibanez J: Improvement in Exercise Tolerance and Spirometric Values in Stable Chronic Obstructive Pulmonary-Disease atients After an Individualized Rehabilitation Program. Journal of Sports Medicine and Physical Fitness,vol 36,pp 195-203;1996 7. Menier R,Talmud J,KruseJ,Klahr E,Mugica J: The Rehabilitation of Chronic respiratory Insufficiency. Bulletin de l AcademieNationale de Medicine, vol 181,pp 539-554.Paris 1997 8. Punzal Pa et al: Maximum Intensity Exercise Training in Patients with chronic obstructive lung disease. Chest 100:61623;1991 9. Horowitz MB, Mahler DA: The validity of using dyspnea ratings for exercise prescription in patients with COPD. Am Respir Dis 147(suppl): A744; 1993

FITNESS TERAPIA 2 VOLUMI Il movimento è un farmaco naturale contro molte patologie cronicodegenerative. Partendo da questa convinzione i volumi propongono protocolli di lavoro e metodi di allenamento adeguati ai soggetti affetti dalle più comuni patologie.

VOLUME 1: Ipertensione -

Patologie respiratorie ostruttive croniche - Low back pain - Obesità Patologie cardiache infantili

VOLUME 2: Coronaropatie - Artrite reumatoide - Patologie renali Gravidanza - Fibrosi cistica

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patologie della respirazione e attività fisica

Cardiofitness e malattie polmonari

di Giulio Sergio Roi

IL POLMONE E LE VIE AEREE I gas contenuti nell’aria sono principalmente azoto (79%), ossigeno (20.9%) e anidride carbonica (0.03%). Solo l’ossigeno viene assunto con la respirazione, mentre l’azoto non partecipa agli scambi respiratori. I gas entrano attraverso la bocca e il naso, passano attraverso la faringe e la trachea, per raggiungere i bronchi che si biforcano numerose volte fino a terminare negli alveoli. Gli alveoli sono delle cavità a forma di sacco, molto piccole, il cui numero nell’uomo è valutato mediamente attorno ai 300 milioni. Ogni alveolo è circondato da alcuni capillari, cosicché l’ossigeno deve attraversare solamente la sottilissima membrana dell’alveolo e quella del capillare per raggiungere il torrente circolatorio. Solo la parte terminale dell’albero respiratorio contenente gli alveoli è sede degli scambi gassosi tra polmone e sangue, mentre trachea, bronchi e bronchioli costituiscono il cosiddetto spazio morto che non partecipa agli scambi respiratori. Il polmone è contenuto nella gabbia toracica e i movimenti della gabbia toracica e del diaframma determinano il suo ciclico riempimento e svuotamento. L’inspirazione a riposo è prodotta dalla contrazione del diaframma che si muove verso il

basso nella cavità addominale. Tale movimento può raggiungere i 10 cm e provoca una diminuzione della pressione all’interno del polmone rispetto alla pressione atmosferica presente sulla superficie del corpo. Tale differenza di pressione fa sì che l’aria entri nei polmo-

ni in quantità proporzionale all’entità dell’azione dei muscoli respiratori: tanto maggiore è l’azione muscolare, tanto maggiore sarà la quantità di aria che entra nei polmoni. Ad esempio, durante

l’esercizio intervengono anche i muscoli scaleni e gli intercostali esterni che tendono ad innalzare le costole contribuendo ulteriormente all’aumento del volume polmonare. L’espirazione è un evento passivo soprattutto a riposo e durante esercizio moderato. L’espirazione infatti deriva dalla retrazione elastica del tessuto polmonare che era stato stirato durante l’inspirazione. Con l’espirazione il volume della cavità toracica diminuisce, gli alveoli vengono compressi e il flusso di aria è diretto verso l’esterno del corpo. Durante l’esercizio intenso anche i muscoli addominali e gli intercostali interni intervengono per facilitare l’espirazione, agendo sulla gabbia toracica e producendo una diminuzione del volume polmonare. Durante ogni atto respiratorio a riposo entrano ed escono dal polmone 0.4 - 1.0 litri (L) di aria (in media 0.5 L). Questa quantità di aria è definita volume corrente (volume di Tidal) e viene misurata durante un esame spirometrico. Con il termine ventilazione si intende invece la quantità di aria che entra o esce dalle vie aeree nell’unità di tempo ed è il prodotto della frequenza respiratoria (atti respiratori al minuto) per il volume corrente. Nell’individuo sano a riposo la ventilazione ammonta a circa 6 L/min, essendo


patologie della respirazione e attività fisica 12 gli atti respiratori al minuto e 0.5 L il volume corrente. Il volume di riserva inspiratoria è definito come la quantità di aria che può essere inspirata a partire dal volume corrente durante una inspirazione forzata; esso ammonta a 2.5-3.5 L, mentre il volume di riserva espiratoria viene misurato durante una espirazione forzata a partire dal termine della normale espirazione (1.0-1.5 L). Esiste infine una quantità di aria che non può essere espirata: costituisce il volume residuo e ammonta a 1.0-1.4 L. Con la spirometria vengono quindi misurati alcuni parametri im-

FEV1 deve essere superiore al 70% della capacità vitale; in caso contrario si parla di malattia ostruttiva delle vie respiratorie. I volumi e le capacità respiratori a riposo variano ampiamente in condizioni di normalità, in base al sesso, alla statura, all’età e in parte, allo stato di allenamento. Ciò nonostante, quando tali valori ricadono nell’ambito della normalità, non assumono alcun particolare significato e non possono essere utilizzati per la valutazione funzionale dell’atleta, poiché da essi non dipende la prestazione. Resta comunque indubbio il loro valore nella diagnosi

della capacità di ritorno elastico del tessuto polmonare dopo l’inspirazione, cosicché gli alveoli tendono a rimanere iperdistesi. Ciò è accompagnato dalla distruzione dei setti alveolari, con riduzione della superficie di scambio alveolo-capillare e squilibri tra la ventilazione e la perfusione. La bronchite cronica è una malattia infiammatoria dell’albero respiratorio, che si sviluppa per azione di svariati agenti irritanti, quali il fumo e l’inquinamento atmosferico, ed è caratterizzata dalla produzione di muco e dalla tosse quotidiana. L’asma bronchiale è caratterizzata da spasmo della mu-

portanti per descrivere la funzionalità polmonare. Tali parametri sono: - il volume corrente - la capacità vitale (somma dei volumi corrente, di riserva inspiratoria ed espiratoria) - il volume espirato nel primo minuto secondo, durante un’espirazione forzata (FEV1) - la massima ventilazione volontaria (MVV: massima quantità di aria che può essere ventilata in un minuto, di solito compresa tra 80 e 180 L/min). Per essere nell’ambito della norma

delle malattie ostruttive e restrittive dell’apparato respiratorio.

scolatura bronchiale, che può essere associato a edema e a ipersecrezione mucosa, che si presenta con carattere accessionale (crisi) e deriva da un’abnorme risposta a diversi stimoli di origine fisica, chimica o biologica. La terapia delle malattie respiratorie è sempre specialistica e si avvale anche di particolari tecniche di riabilitazione respiratoria, che comprendono esercizi per la muscolatura scheletrica respiratoria, ed esercizi di rilassamento, da effettuarsi durante le crisi di dispnea. Una volta

LE MALATTIE POLMONARI La funzione polmonare anormale ha importanti effetti sul metabolismo aerobico poiché può incidere sulla ventilazione e sugli scambi gassosi, determinando dispnea da sforzo e limitazione della capacità di compiere esercizio. Le principali e più diffuse malattie sono: l’enfisema, la bronchite cronica e l’asma bronchiale. Nell’enfisema si ha una riduzione


patologie della respirazione e attività fisica stabilizzata la situazione patologica e controllati i sintomi principali, il paziente con malattia respiratoria potrà essere inviato in palestra per effettuare le esercitazioni tipiche del cardiofitness. Per questi soggetti è importante che l’ambiente sia ben areato, non freddo, umidificato, igienicamente idoneo e privo di agenti inquinanti quali le polveri, che possono contribuire a scatenare le crisi.

QUALE ESERCIZIO L’esercizio fisico dovrà essere personalizzato, sulla base delle esigenze di ogni singolo individuo, che dovrebbe essere stato in precedenza sottoposto a test da sforzo in ambiente specialistico. Esiste infatti una forma di asma che compare durante o immediatamente dopo l’esercizio fisico e denominata asma da sforzo. Questa si manifesta con dispnea, iperproduzione di muco, dolore toracico, sensazione di soffocamento, fatica e affanno. Le forme di esercizio consigliato sono la cyclette, la marcia sul nastro trasportatore in piano, il nuoto e gli esercizi in piscina. Le esercitazioni che coinvolgono gli arti superiori dovrebbero essere effettuate con cautela, quando non evitate, a causa della maggiore risposta iperventilatoria a parità di potenza meccanica erogata. La corsa, specie all’aperto, dovrebbe essere evitata nei soggetti asmatici i quali, invece, si giovano dell’esercizio fisico in ambiente umidificato e riscaldato quale la piscina. Il monitoraggio della frequenza cardiaca attraverso cardiofrequenzimetro è consigliato, utilizzando come limite massimo la soglia della dispnea, che non dovrebbe mai essere raggiunta. La frequenza delle sedute dovrebbe essere almeno bisettimanale e la durata attorno a 20-30 minuti. All’inizio si dovranno utilizzare brevi fasi di esercizio con pause relativamente lunghe, che saranno accorciate con il progredire degli effetti dell’allenamento. Nei casi di asma da sforzo ogni

seduta dovrebbe comprendere esercitazioni brevi, di durata limitata a non più di 5 minuti, con almeno 5-10 minuti di pausa dipendentemente dall’intensità dell’esercizio effettuato. Questi accorgimenti possono essere applicati a tutti i pazienti broncopneumopatici, con l’intento di prevenire gli episodi di crisi. È importante che ogni paziente sia istruito dal proprio medico, in merito alle modalità di autosomministrazione di alcuni farmaci atti a prevenire o a controllare le crisi dispnoiche. Tali farmaci dovrebbero essere sempre al seguito del paziente broncopneumopatico, in particolare quando effettua esercizio fisico. Gli scopi del cardiofitness nei pazienti affetti da malattie polmonari sono: 1) ridurre la sintomatologia respiratoria; 2) controllare la sintomatologia ansiosa o depressiva; 3) migliorare la capacità di effettuare le normali attività quotidiane; 4) prevenire le malattie cardiovascolari e le complicazioni; 5) migliorare la qualità della vita.

GIULIO SERGIO ROI Specialista in medicina dello Sport, ha insegnato per oltre 10 anni biomeccanica presso l'ISEF della Lombardia. È attualmente direttore dell'Education & Research Department del Network Isokinetic con sede a Bologna. Esperto di valutazione funzionale dell'atleta, è da anni impegnato nello sviluppo di programmi di reconditioning e di fitness metabolico. È autore di numerosi articoli scientifici e di alcuni testi tra i quali Manuale di Cardiofitness, 99 esercizi addominali e L'esercizio Isocinetico, pubblicati da Alea Edizioni.

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Insufficienze respiratorie di tipo restrittivo

di Roberto Tarullo

a respirazione è una funzione automatica che può essere influenzata e modificata dalla volontà nella frequenza, nel ritmo, nell’ampiezza e nella localizzazione toracico-addominale. Imparare a respirare significa prima di tutto prendere coscienza dell’atto respiratorio attraverso la conoscenza e la differenziazione delle vie respiratorie, l’apprendimento corretto dell’inspirazione e della espirazione e la percezione delle variazioni di ampiezza e di ritmo respiratorio stesso.

L

GINNASTICA RESPIRATORIA Il protocollo per giungere a una corretta respirazione deve prevedere esercizi di rilassamento, esercizi per migliorare la cinesi del muscolo diaframma e delle costole, esercizi di autocontrollo e regolarizzazione degli atti respiratori e, se necessario, anche esercizi di riequilibrio muscolare e funzionale. Il rilassamento ha lo scopo di risolvere eventuali contratture, ridurre possibili stati d’ansia e stress, favorire la percezione e il controllo dell’atto respiratorio e migliorare la funzione tonica. Il miglioramento

della cinesi diaframmatica si ottiene attraverso la mobilizzazione del diaframma. La dinamica maggiore o minore di questo muscolo è in relazione alla posizione del soggetto: nella stazione eretta si ha un minore abbassamento inspiratorio e un maggior innalzamento espiratorio rispetto ai vari decubiti. Infatti, relazione a queste posizioni il massimo movimento diaframmatico si ha sul lato di appoggio. Da ciò è facile desumere che per la mobilizzazione del diaframma saranno prese in considerazione le diverse posizioni di decubito (supino, prono, laterale). Per migliorare la cinesi costale è necessario innanzitutto risolvere eventuali rigidità a livello delle articolazioni costo-vertebrali, sterno-costali e intercondriali. Inoltre, l’espansione costale può essere indirizzata a tutto il torace, ma anche ai singoli distretti attraverso diverse posizioni del corpo: nei decubiti, soprattutto in quelli laterali, le coste del lato d’appoggio sono bloccate mentre quelle del lato libero hanno la massima libertà di movimento. L’autocontrollo e la regolarizzazione dell’atto respiratorio sono necessari per un ottimale

scambio gassoso: sarà pertanto di fondamentale importanza cercare, in ogni situazione, di prendere coscienza della propria respirazione. Autocontrollo e regolarizzazione possono essere acquisiti attraverso esercizi per la presa di coscienza dell’atto ventilatorio. L’eventuale riequilibrio muscolare e funzionale si riferisce generalmente ai muscoli accessori della respirazione, vale a dire a quei muscoli che assecondano l’atto respiratorio. In fase di inspirazione sono: lo sternocleidomastoideo, gli scaleni e il gran dentato parte inferiore, che sollevano le prime due coste. Ad assecondare l’espirazione sono invece i retti e la parte superiore del gran dentato, che abbassano rispettivamente il processo xifoideo e le ultime coste, per le quali intervengono anche obliqui, piccolo dentato e il quadrato dei


patologie della respirazione e attività fisica lombi. Vi sono inoltre altri muscoli che intervengono indirettamente nella respirazione, poiché stabilizzano il punto di appoggio per l’azione di altri muscoli, come nel caso degli erettori della colonna, che favoriscono una maggiore cinesi delle costole in fase di innalzamento.

Nelle forme lievi, non accompagnate da alterazioni ossee, la ginnastica respiratoria ha in linea di massima gli stessi protocolli sopra descritti, per acquisire una corretta respirazione. Nelle scoliosi strutturali, dove la funzione respiratoria è più o

INSUFFICIENZA RESPIRATORIA La classificazione delle insufficienze respiratorie si basa essenzialmente su due aspetti: - la ventilazione o respirazione esterna; - la diffusione alveolo-polmonare sangue. Questa classificazione distingue da una parte i disturbi a carico della funzione ventilatoria e, dall’altra, le turbe a carico della funzione alveolo capillare (alterazione della diffusione dei gas). Le alterazioni che qui prendiamo in considerazione riguardano l’insufficienza ventilatoria, e si possono distinguere in: 1. insufficienze di tipo restrittivo (diminuita elasticità ed estensibilità del parenchima polmonare), causate da alterazioni della colonna vertebrale e del torace (scoliosi, cifosi, e tutti i para-dismorfismi della gabbia toracica); in questi casi si ha una diminuzione del VR, del MVRI e del MVRE; 2. insufficienze di tipo ostruttivo (asma, enfisema, bronchite, ecc.), che comportano un aumento del Volume Residuo (VR) e una diminuzione del VEMS, mentre la CV resta sostanzialmente la stessa.

TRATTAMENTO DI ALCUNE INSUFFICIENZE RESPIRATORIE DI TIPO RESTRITTIVO Scoliosi. Tra gli obiettivi del trattamento della scoliosi il miglioramento della funzione respiratoria rappresenta un elemento essenziale sia dal punto di vista funzionale sia da quello correttivo. Pertanto la ginnastica respiratoria è componente fondamentale nel trattamento chinesi-terapico delle scoliosi.

meno compromessa dalle alterazioni dei corpi vertebrali, e di conseguenza dall’orientamento delle coste, è necessario individualizzare il trattamento attraverso l’assunzione di precise posizioni del corpo. Cifosi. In questa alterazione la capacità di espansione del torace è subordinata alla posizione della colonna vertebrale e quindi al grado di inclinazione delle coste. Nel soggetto cifotico il trattamento attraverso la ginnastica dovrà tener presente che sia la respirazione toracica sia quella diaframmatica sono deficitarie. Infatti, un’accentuazione della cifosi fisiologica comporta una modificazione della normale inclinazione costale (le coste sono inclinate verso il basso in posizione espiratoria). Inoltre, i muscoli sternocleidomastoideo e gli scaleni sono accorciati per l’avvicinamento delle loro inserzioni causate dalla lordosi cervicale di compenso e il diaframma non riesce completamente a compiere la sua azione espiratoria per accorciamento dei muscoli addominali.

Tutto ciò comporta una parziale cinesi diaframmatica e una ridotta espansione toracica. Torace a imbuto. È conseguenza di alterazioni del corpo dello sterno delle coste e delle cartilagini costali limitrofe, che comportano una riduzione del diametro antero-posteriore del torace. Il “pectus excavatum” porta a una diminuzione della CV, con frequente dispnea e facili complicazioni infiammatorie. Le basi tecniche cui il trattamento si deve ispirare in questo caso sono le seguenti: - sblocco delle articolazioni costo-vertebrali e sterno-costali, soprattutto del tratto alto; - rimodellamento della zona incavata attraverso esercizi di espansione localizzata. Un particolare accorgimento consiste nell’evitare la respirazione forzata. Petto carenato. Le alterazioni anatomo-funzionali più evidenti sono costituite da una rigidità delle articolazioni condro-sternali, da ipotonia muscolare, soprattutto toracica, e da una conseguente insufficiente ventilazione. In questo tipo di alterazione la rieducazione respiratoria dovrà fare perno su esercizi per migliorare il diametro trasverso della gabbia toracica e su esercizi per il sinergismo diaframmatico-addominale, in modi da tendere all’appiattimento del torace.

ROBERTO TARULLO Laureato in Scienze Motorie, ha insegnato Tecnica generale dell’educazione fisica, Tirocinio didattico e Ginnastica educativa all’I.S.E.F. di Perugia ed Educazione Motoria al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria all’Università degli Studi di Macerata. Esperto in metodologia dell’allenamento ha partecipato, in qualità di relatore, a vari congressi e stage. È collaboratore scientifico di importanti riviste specializzate e autore di libri, progetti didattici, progetti editoriali e progetti ergonomici.


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Federasma e Gina FEDERASMA

Link La Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici è un’organizzazione senza fini di lucro (Onlus), che riunisce le principali associazioni italiane di pazienti impegnate nella lotta contro l’asma e le allergie. Partendo dal presupposto che l’informazione, la gestione e il controllo della malattia rappresentano i tre punti essenziali per la tutela del paziente asmatico e allergico, Federasma mette a disposizione sul proprio sito una serie di pubblicazioLink ni rivolte ai pazienti e al personale sanitario. Fra queste segnaliamo “Asma e sport”, dedicata alla promozione dell’attività sportiva che, al contrario di quanto ritenuto spesso in modo pregiudiziale, può esercita-

re una notevole azione benefica nei soggetti asmatici. “Le persone con asma, se la malattia è tenuta sotto controllo, possono svolgere qualsiasi attività corrispondente alle proprie possibilità e inclinazioni, compresi gli sport dilettantistici e agonistici. Lo dimostra l’esempio di numerosi atleti con asma che hanno raggiunto il podio olimpico: tra i più celebri, il nuotatore Mark Spitz, che vinse sette medaglie d’oro alle Olimpiadi del 1972 e il nostro Giorgio Di Centa, trionfatore alle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 nella 50 km e nella staffetta 4x10 km. I successi di questi atleti devono incoraggiare tutte le persone con asma a non rinunciare ai benefici dell’attività fisica: seguendo alcune regole importanti si può tenere la malattia

a cura della redazione

sotto controllo e prevenire il rischio di crisi di asma durante l’impegno atletico. In linea di massima, gli sport più adatti sono quelli che coinvolgono in maniera regolare e continua i muscoli respiratori, coordinandoli con tutta l’attività muscolare, o quelli che comportano una respirazione particolarmente impegnativa solo per brevi periodi: sport come nuoto, canottaggio, ginnastica artistica, golf risultano più idonei al soggetto asmatico rispetto a quegli sport che richiedono un impegno fisico acuto e prolungato”. Oltre a fornire delle indicazioni generali e precauzionali, che riguardano soprattutto la gestione della malattia in un rapporto fiduciario con il proprio medico, le linee guida individuano i pro e i contro delle principali discipline sportive. Le riportiamo così come sono state pubblicate. Nuoto. È tra gli sport più indicati per le persone con asma. Non comporta un eccessivo incremento della ventilazione polmonare; la frequenza respiratoria risulta moderata ed è facilmente controllabile attraverso il movimento sincrono e ritmico delle bracciate. L’importante è che sia eseguito in ambiente adeguatamente riscaldato e intervallato da periodi

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Asmaonline


patologie della respirazione e attività fisica di riposo. Nelle piscine, un’elevata concentrazione di cloro nell’acqua può causare crisi broncospastiche. Sollevamento pesi, lotta e scherma. Questi sport, basati sulla potenza e sulla destrezza, presentano un basso rischio asmatico in quanto richiedono sforzi intensi ma di breve durata, con scarso incremento della ventilazione. Sci di fondo. Presenta gli stessi vantaggi del nuoto: ha cioè la caratteristica di impegnare vaste masse muscolari in un movimento armonico e ritmico coordinato con gli atti respiratori. Si tratta quindi di uno sport che può essere praticato con relativa tranquillità da parte delle persone con asma, assumendo le opportune precauzioni per proteggersi dall’aria fredda che può provocare broncospasmo. Corsa libera. Viene spesso praticata in fase di preparazione atletica e riscaldamento di molte attività sportive ed è quindi una delle discipline più comuni. È una delle attività sportive che possono più facilmente indurre crisi di asma, specie se protratta per 6-8 minuti. Per fortuna, la corsa è sensibile all’effetto allenamento: con la pratica si può trovare un giusto adattamento, arrivando a eseguire un allenamento di base con un buon livello di attività fisica, ma una ridotta ventilazione, riducendo così l’effetto stimolante dell’iperventilazione come causa di broncospasmo. Atletica leggera. Le più importanti specialità dell’atletica leggera come i 100 e i 200 metri piani, nonché i salti in alto, lungo, triplo e asta che si svolgono prevalentemente in apnea e in un tempo brevissimo, quindi con un ridotto impegno ventilatorio, sono generalmente ben tollerate dai pazienti asmatici. Canottaggio. Nonostante comporti un’elevata ventilazione, risulta meglio tollerato della corsa. Vela. È uno sport adatto agli asmatici perché si svolge in un ambiente praticamente

privo di allergeni, polvere, pollini e non richiede un elevato livello ventilatorio. Sono da tenere presenti le brusche variazioni climatiche, in particolare la possibilità di esposizione al freddo. Sport di squadra. Il calcio, la pallacanestro, la pallamano, la pallavolo, l’hockey a rotelle e su prato, richiedono corse non continuative alternate a periodi di sosta e possono quindi essere praticati dai pazienti asmatici, previa attenta valutazione da parte del medico degli indici di funzionalità respiratoria.

Sport ad alta quota. La persona con asma che si reca in montagna, soprattutto nella stagione fredda, deve essere consigliata a effettuare un buon allenamento di base, in modo da ridurre l’iperventilazione, e un breve periodo di riscaldamento. È consigliabile che i pazienti asmatici anche giovani, con funzione respiratoria più compromessa, non superino i 2000 metri, se non dopo un’adeguata broncodilatazione farmacologica. Non è prudente la risalita con mezzi meccanici oltre i 3000 metri, soprattutto quando il soggetto asmatico è appena giunto dalla pianura: la mancanza di un acclimatamento potrebbe indurre episodi broncospastici.

GINA: INIZIATIVA GLOBALE PER L’ASMA Il GINA (The Global Initiative for Asthma - Iniziativa Globale per l’Asma) opera dal 1993. Il suo obiettivo primario consiste nel lavo-

Link

rare a stretto contatto con gli operatori e il personale sanitario nel mondo per ridurre prevalenza, morbilità e mortalità dell’asma. Link Nel sito italiano dell’associazione sono disponibili una serie di pubblicazioni che contengono informazioni su epidemiologia, patogenesi, prevenzione e dati socio-economici sull’asma, nonché le linee guida in- Link ternazionali adattate alla realtà italiana e aggiornate al 2010. Le linee guida offrono un quadro completo della patologia (epidemiologia, impatto socio-economico, fattori di rischio, fisiopatologia, diagnosi e monitoraggio dell’asma, valutazione e controllo, prevenzione e riduzione dei fattori sensibilizzanti e scatenanti, terapia farmacologia, educazione del paziente) e sono state pubblicate con l’intento di informare tutte le persone che si occupano di soggetti asmatici, in modo da favorirne l’applicazione nella pratica quotidiana. L’educazione del paziente risulta infatti fondamentale per la gestione ottimale della malattia e coinvolge anche personale non sanitario, purchè addestrato, in particolare nei confronti dei bambini/adolescenti in età scolare. Ancora una volta è evidenziato il ruolo che l’attività fisica svolge nella vita dei soggetti asmatici, soprattutto nei bambini e nei giovani, anche perché, fra i fattori di rischio individuali che predispongono all’asma ritroviamo, ancora una volta, obesità e sedentarietà. Fino agli anni ’90 il trend di diffusione dell’asma è stato in crescita, dopo di che sembrava essersi stabilizzato; ma negli ultimi anni si sono registrati nuovi aumenti, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. I motivi sono differenti, ma uno di questi è sicuramente il contingente aumento di popolazione obesa, nella quale è stata rilevata un’incidenza di asma maggiore rispetto alla popolazione normale (correlata al BMI), e una più difficile gestione.


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Asma ed esercizio fisico nel bambino e nell’adolescente di Antonio Maone

’asma bronchiale è una malattia tra le più frequenti del periodo evolutivo: in più del cinquanta per cento dei casi si manifesta nel corso del primo decennio di vita e prima della pubertà, con un'incidenza tre volte maggiore nel sesso maschile. Spesso si può trovare associata ad altre forme di allergie respiratorie.

L

SVILUPPO DELL’APPARATO RESPIRATORIO L’apparato respiratorio in età prepuberale e puberale si sviluppa in perfetta armonia con lo sviluppo corporeo generale. Durante l’età pre-puberale (dai 6 ai 12 anni) la funzionalità respiratoria è caratterizzata da una respirazione ritmica ma non uniforme, che avviene attraverso le vie nasali. La Frequenza Respiratoria (FR) è di circa 30 atti respiratori al minuto all’età di 7 anni e di 24 atti respiratori a 12 anni; il tipo di respirazione è prevalentemente diaframmatica.

Quando i bambini sono poco allenati, le possibilità di aumentare il volume della cassa toracica sono molto ridotte per la poca coordinazione dei muscoli respiratori. L’aumento della frequenza respiratoria compensa un tale deficit ed è sufficiente a soddisfarne il fabbisogno in condizioni di riposo e durante l’esercizio fisico. Il periodo puberale è caratterizzato soprattutto da tre aspetti: 1. il rapido incremento staturale per l’allungamento preponderante degli arti rispetto al tronco; 2. la maturazione degli organi genitali, con relativa produzione di sostanze ormonali in grado di agire sui vari organi e apparati e sulla psiche dell’adolescente; 3. la differente velocità nella maturazione dell’apparato genitale tra maschi e femmine, che condizionerà il successivo sviluppo delle capacità motorie e quindi la differenza di certe prestazioni sportive nei due sessi.

ADATTAMENTI DELL’APPARATO RESPIRATORIO ALL’ESERCIZIO FISICO A differenza di altri apparati, l’apparato respiratorio non subisce particolari adattamenti con l’esercizio fisico. Infatti lo sviluppo dei polmoni è direttamente correlato allo sviluppo delle dimensioni corporee e pertanto non è possibile ritenere che, a parità di crescita, giovani allenati presentino polmoni più grandi rispetto ai loro coetanei non allenati. Tuttavia, come dimostrato dagli esami di spirometria polmonare, i bambini allenati fanno registrare valori di volumi polmonari statici (CV), e specialmente di volumi polmonari dinamici (VEMS-MVV), più elevati rispetto i bambini non allenati. Questo trova una spiegazione nella differente dinamica respiratoria nei due tipi di giovani, in quanto la poca coordinazione dei muscoli respiratori durante gli atti respiratori dei bambini poco allenati non permette


patologie della respirazione e attività fisica di sfruttare completamente il loro potenziale respiratorio. Quindi i bambini che praticano sport hanno volumi polmonari più elevati, non perché hanno polmoni più grandi ma perché sanno usare

meglio i muscoli respiratori ed espandere bene in modo ritmico la gabbia toracica. Questo fa capire di come sia molto importante in età evolutiva l’insegnamento ai ragazzi della corretta respirazione

e l’esecuzione di esercizi di ginnastica respiratoria. Nel periodo puberale, con la maturazione dell’apparato genitale e la produzione di sostanze ormonali a esso collegate, i principali organi interessati dall’attività fisica continuano il loro sviluppo sotto l’influenza anche delle nuove attività ormonali. L’apparato respiratorio aumenta le capacità funzionali parallelamente allo sviluppo delle vie aeree, degli alveoli e del parenchima polmonare. L’aumentata produzione di ormoni androgeni e degli altri ormoni anabolizzanti favorirà l’ipertrofia muscolare, ma anche la formazione e il deposito di tessuto adiposo nelle diverse parti del corpo sia nei maschi che nelle femmine. Alla fine del periodo puberale lo sviluppo totale del corpo sarà completato, ma non è completata in pieno la funzionalità dei vari organi e apparati, che potrà migliorare con l’attività fisica.

L’ASMA BRONCHIALE IN ETÀ EVOLUTIVA

Link Trend temporale della prevalenza dell’asma nei bambini (1974, 1992, 1998) in Italia (Roma). Dal Progetto Mondiale Asma 2010

Link Prevalenza di sibili e asma in bambini e adolescenti italiani. Studio SIDRIA 8199495) Dal Progetto Mondiale Asma 2010

È una sindrome caratterizzata da un’iperattività bronchiale nei confronti di vari stimoli che determinano una riduzione di calibro delle vie aeree (broncospasmo). Quando compare in modo acuto, sotto forma di “attacco d’asma”, può regredire sia spontaneamente che per effetto del trattamento farmacologico. Numerosi stimoli e sostanze presenti nell’ambiente (allergeni) possono innescare una crisi asmatica, tra questi anche l’esercizio fisico. Durante un attacco d’asma i disturbi sono principalmente caratterizzati da difficoltà respiratorie, (dispnea espiratoria) provocata dall’aria che una volta inspirata rimane intrappolata nei polmoni per effetto dello spasmo bronchiale. Per questo motivo le difficoltà respiratorie si associano a respiro sibilante con fischi e rantoli respiratori. Le crisi possono essere precedute da segni di interessamento nasale o da tosse, o pre-


patologie della respirazione e attività fisica sentarsi in modo improvviso con immediata difficoltà respiratoria. L’asma da sforzo (Exercise Induced Asthama) in italiano BIEF, ovvero Broncospasmo Indotto da Esercizio Fisico, è un attacco d’asma che può insorgere in soggetti affetti da iperattività bronchiale quando si sottopongono a un lavoro muscolare continuo a intensità pari al 70-80% della loro massima capacità aerobica, e una Frequenza Cardiaca di 160-170 b/min. Si può accompagnare a tosse stizzosa, senso di costrizione toracica, sudorazione, fino alla dispnea. In genere la crisi si risolve spontaneamente dopo circa venti-trenta minuti, anche se la severità dell’attacco può dipendere dalle condizioni preesistenti del broncospasmo, oltre che dall’intensità dello sforzo fisico e dalle condizioni ambientali. Fattori ambientali capaci di accentuare il broncospasmo e innescare la crisi sono gli sbalzi di temperatura, l’eccessiva umidità, ambienti troppo caldi o troppo freddi, presenza nell’aria di polveri o pollini.

COME SVOLGERE L’ALLENAMENTO Anche se l’asma bronchiale è una malattia che può essere scatenata

dall’esercizio fisico, l’attività fisica può migliorare e ridurre il rischio delle crisi asmatiche, se si abitua il giovane atleta allo sforzo in modo regolare e progressivo. Un allenamento progressivo abitua il soggetto asmatico a sforzi sempre più intensi innalzando la soglia di innesco dell’asma, facendo ridurre al minimo l’intervento farmacologico e la possibilità di eventuali riacutizzazioni. Per questo è importante non somministrare sforzi a intensità massimale, specie quando ci si trova in condizioni ambientali sfavorevoli (ambienti troppo umidi o poco ventilati, ambienti polverosi, campi o prati lavorati da poco). Una seduta tipo di allenamento per un giovane asmatico dovrebbe contenere un’iniziale fase di riscaldamento non inferiore a dieci minuti, quindi continuare con esercizi intervallati a media intensità tipo intervaltraining che prevedano esercitazioni submassimali di durata non superiore ai tre minuti, alternati a periodi di carico inferiore; il tutto cercando di non oltrepassare la frequenza cardiaca di 160-170 battiti al minuto. Ai fini preventivi è opportuno che il giovane abbia sempre con se un farmaco broncodilatatore da utilizzare nel caso di crisi asmatica.

Asmogenicità dei diversi tipi di sport in ordine decrescente. Consensus Conference Group Rivista di Broncopneumologia Pediatrica 1994

L’ATTIVITÀ FISICA IDEALE (tratto da “Prevenzione e terapia dell’asma e del broncospasmo indotto dall’esercizio fisico”, Barbara Boseggia, Elisa Milanesi, Ilaria Romei, Diego Peroni, Giorgio Piacentini, Clinica pediatrica Università di Verona) Il nuoto, per le condizioni ambientali caldo-umide in cui si pratica, risulta essere tra gli sport meno asmogeni, e si è dimostrato efficace nel migliorare la capacità cardiorespiratoria e la sintomatologia asmatica presente al di fuori dell’esercizio fisico. Esso è consigliato nei bambini affetti da asma e, soprattutto, in quelli con broncospasmo indotto da esercizi fisico, perché permette di compiere atti respiratori ritmici e sincronizzati con le bracciate. Il principale svantaggio di questa disciplina è rappresentato dal cloro contenuto nell’acqua, che può irritare le vie aeree contribuendo al sorgere della sintomatologia asmatica. Bene anche la pallanuoto, così come la pallavolo, perché consentono di alternare momenti di attività intensa, ma di breve durata, a momenti di recupero. Sono invece più asmogeni gli sport in cui la corsa rappresenta una componente importante: calcio, atletica leggera, basket ecc. Questi sport non devono comunque essere preclusi al soggetto asmatico, il quale dovrà solo prestare un’attenzione maggiore agli eventuali sintomi di crisi asmatica, soprattutto durante le attività che si svolgono all’aperto in condizioni di rischio aggiuntivo (basse temperature, pollini ecc.)

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FITNESS TRAINER 52esima edizione del corso che più di tutti ha consolidato negli anni l’immagine della Scuola di Professione Fitness. Su una base di conoscenza completa e polivalente, costruisce gli strumenti per affrontare la realtà diversificata delle attività in palestra.

Parte teorico-scientifica

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- Anatomia umana dell’apparato locomotore - Anatomia funzionale - Fisiologia della contrazione muscolare e metabolismo energetico - Biomeccanica del movimento - Biomeccanica irrazionale - Studio degli attrezzi e delle loro modalità di utilizzo - Analisi dei frequentatori del club - Tecniche e metodologie d’allenamento - I paramorfismi - Alimentazione - Doping - Anamnesi motoria - Il recupero funzionale dell’atleta infortunato

Laboratori di anatomia e seminari tecnici con la visione di supporti video.

Come lavorare su: - addominali e paravertebrali - cingolo scapolare - pettorali e dorsali - arti superiori - arti inferiori - Cenni di ginnastica correttiva, antalgica e stretching - Come costruire un programma d’allenamento - Allenamento cardiovascolare - Esame obiettivo motorio Dove e quando: Milano, Sala De Amicis Via De Amicis,17 a partire da sabato 16 ottobre Orario: 10.00-13.00, 14.00-17.00 Quanto dura: 13 giornate, sempre di sabato Quanto costa: 504 euro entro il 30 settembre; 540 euro per iscrizioni successive; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa. Esami: quiz a risposta multipla, colloquio orale e prova pratica.

AEROBICA E DISCIPLINE MUSICALI Metodo e creatività; nozioni tecniche ed esperienze espressive; condizionamento atletico e divertimento. Per formare il ruolo multidisciplinare dell’insegnante di materie aerobiche con un apprendimento veloce, efficace, completo e professionale.

Parte tecnico-pratica - Anatomia di base con riferimento a: apparato scheletrico, osteoarticolare e muscolare. - Traumi più frequenti in palestra. - Motivazione, capacità comunicative e responsabilità dell’istruttore. - Postura e allineamento. - Riscaldamento e passi base. - Lo studio della musica: effetto della musica sul corpo e sulla mente: come scegliere i brani giusti in ogni occasione. - Il cueing. - Movimenti controindicati e regole di sicurezza. - Ripasso / studio dei passi base di

aerobica e step. - Come costruire ed evolvere una coreografia. - Blocchi pari/dispari: come utilizzarli. - Tonificazione & allungamento dei principali gruppi muscolari a corpo libero e con piccoli attrezzi. - Interval training e circuit training - Composizione delle lezioni cardiovascolari. Dove e quando: Milano, a partire da sabato 23 ottobre Orario: 10.00-13.00,14.00-17.00 Quanto dura: 7 giornate, sempre di sabato. Quanto costa: 396 euro (Iva inclusa) per iscrizioni entro il 30 settembre; 436 euro (Iva inclusa) per iscrizioni successive; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Esami: quiz a risposta multipla, prova pratica.

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CORSI 2° livello

PERSONAL TRAINER Il personal trainer come operatore mo-

Orario: 10.00 -13.00 14.00 - 17.00

torio, referente psicologico e imprendi-

Quanto dura: 7 giornate, a week-end

tore. Il corso affronta argomenti tecnici,

alternati.

comunicativi, gestionali e di marketing.

Quanto costa: 520 euro entro il 30

L’obiettivo è ottimizzare le risorse per-

settembre; 560 euro per iscrizioni suc-

sonali per gestire con successo una

cessive; + 30 euro di iscrizione alla

moderna libera professione.

scuola, validità annuale. Prezzi Iva in-

- Definizione e ambito di lavoro

clusa.

- Aspetti chinesiologici e posturali - Composizione corporea e antropoplicometria.

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- Basic Life Support (BLS) - Educazione alimentare - Test di valutazione funzionale - Controindicazioni e limiti dell’attività fisica in presenza di patologie metaboliche e da sedentarismo - Strategie di marketing - Aspetti fiscali e legali Dove e quando: Milano, a partire da sabato 16 ottobre

OPERATORE DI FITNESS METABOLICO Sono 35 milioni i soggetti portatori di sindrome metabolica in Italia: questo corso è strutturato per formare operatori dell'attività fisica che possano interagire con essi. Una significativa prospettiva economica, uno sguardo importante aperto sul benessere, la prevenzione e il miglioramento della qualità di vita individuale e sociale. La certificazione per operatore di fitness metabolico garantisce il raggiungimento dei seguenti obiettivi: - conoscenza degli aspetti fisiologici delle patologie metaboliche e da sedentarismo; - conoscenza e acquisizione del vocabolario tecnico; - test di valutazione funzionale i nuovi FIX metabolici; - erogazione di protocolli di lavoro; - Controindicazioni e limiti dell'attività fisica in presenza di patologie metaboliche e da sedentarismo.

A chi è rivolto? A tutti gli operatori del settore fitness: personal trainer, laureati in scien-

ze motorie, diplomati ISEF, massofisioterapisti, fisioterapisti e istruttori di fitness. Il corso non è consigliato a professionisti che non abbiano conseguito già certificazioni nell'ambito del fitness professionale e che non abbiano acquisito esperienza nel fitness tradizionale. Dove e quando: Milano, a partire da sabato 6 novembre Orario: 10.00 -13.00 14.00 - 17.00 Quanto dura: 6 giornate, sempre di sabato. Quanto costa: 620 euro (Iva inclusa) per iscrizioni entro il 30 ottobre; 700 euro (Iva inclusa) per iscrizioni successive; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Chi lo desiderasse, può ottenere la medesima certificazione tramite il CORSO PER OPERATORE DI FITNESS METABOLICO A DISTANZA (vedi proposta pagina precedente). Esami: quiz a risposta multipla, prova pratica.

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MASTER STAGE

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MASSAGGIO SPORTIVO

MASSAGGIO MIOFASCIALE

Master di tre giorni, accessibile preferibilmente a personal trainer, diplomati Isef e laureati in Scienze Motorie, fisioterapisti e medici. Questo master fornisce tutte le conoscenze necessarie per ottimizzare la prestazione attraverso il massaggio e per guidare l’atleta verso il pieno recupero funzionale da eventi traumatici acuti e cronici. - Aspetti fisiologici e meccanismo d’azione del massaggio. - Indicazioni e controindicazioni. - Periodizzazione e finalità del massaggio sportivo. - Esame del paziente - Tecniche del massaggio - Trattamento del rachide cervicale, del tronco, del bacino e degli arti. Dove e quando: Milano, a partire da sabato 23 ottobre Quanto dura: 3 giornate Orario: 10.00-13.00,14.00-17.00 Quanto costa: 270 euro per iscrizioni entro il 30 settembre; 320 euro per iscrizioni successive; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

Terapia miofasciale: una grande varietà di tecniche che spaziano dalla manipolazione dei tessuti molli all’allungamento muscolare prolungato. Struttura anato-mica, omeostasi dei vari sistemi, psicoemotività, campo vitale: tutto si compenetra in una presa di coscienza globale del sé fisico e mentale. Parte teorica - Anatomia e topografia della fascia. - Fisiologia della fascia. - Patologia e sintomatologia della fascia. Parte tecnico/pratica - Tecniche di base, trattamento preliminare, globale, segmentario. - Tecniche avanzate di detensionamento miofasciale, i punti trigger, tecniche profonde e traverse, tecniche combinate. Dove e quando: Milano, sabato 20 novembre Orario: 10.00-13.00,14.00-17.00 Quanto costa: 120 euro per iscrizioni entro il 31 ottobre; 160 euro dopo tale data; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

COMPOSIZIONE CORPOREA e ANTROPOPLICOMETRIA

VALUTAZIONE POSTURALE

Obiettivo della giornata di formazione è di fornire i contenuti pratici e teorici della misurazione corporea dei soggetti. La valutazione della composizione corporea è uno strumento di valutazione utile per programmare e monitorare il lavoro fisico e gli obiettivi. È anche uno strumento di fidelizzazione perché aiuta il personal trainer a instaurare una relazione professionale di credibilità ed efficienza con i propri assistiti. - Cos’è l’antropoplicometria. - Procedura delle misurazioni plicometriche; rilevazioni e descrizione dei punti di repere per le pliche. - Rilevazioni e descrizione delle circonferenze. - Body Mass Index (BMI). Dove e quando: Milano, sabato 6 novembre Orario: 10.00-13.00 e 14.00-17.00 Quanto costa: 120 euro per iscrizioni entro il 31 ottobre; 160 euro dopo tale data; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

Saper analizzare e comprendere la postura di un soggetto è la tappa obbligata per elaborare un programma di allenamento davvero “personal”. Con questo stage vi impadronirete di uno strumento pratico di grande accuratezza, con uno sguardo alla psicologia. - Dal neonato all’anziano: la formazione e l’evoluzione delle curve rachidee. - La postura fisiologica del soggetto - Appoggio plantare ed effetti posturali. - Gli effetti del sistema muscolo-connettivale sull’apparato scheletrico. - Individuare le asimmetrie mediante la valutazione posturale. - Contrazione, contrattura e retrazione muscolare. I test. - Muscoli agonisti, antagonisti e sinergici. - Esercitazioni pratiche di gruppo. Dove e quando: Milano, sabato 17 ottobre Orario: 10.00-13.00 e 14.00-17.00 Quanto costa: 120 euro entro il 30 settembre; 160 euro (Iva inclusa) dopo tale data; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

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IL GINOCCHIO INFORTUNATO

STRETCHING EVOLUTO

Particolarmente indicato per fisioterapisti, istruttori di fitness e body building e personal trainer, questo stage fornisce le conoscenze necessarie per affrontare il recupero funzionale dell’articolazione del ginocchio colpita dalle principali patologie di natura traumatica e cronica. - Anatomia funzionale e topografica del ginocchio. - Lesioni meniscali. - Lesione del legamento crociato anteriore. - Lesione del tendine rotuleo. - Condropatia femoro-rotulea. - Valgismo di rotula. - Artrosi grave del ginocchio. Dove e quando: Milano, sabato 18 dicembre Orario: 10.00-13.00,14.00-17.00 Quanto costa: 120 euro per iscrizioni entro il 30 novembre; 160 euro dopo tale data; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

Lo stretching è in continua evoluzione. Non è più semplice allungamento muscolare, ma mobilità fine e globale, con particolare accento sugli aspetti neurofisiologici. - Neurofisiologia: approfondimento - Tessuto connettivale e rigidità articolari. - Definizione di contrazione isometrica di tipo eccentrico. - Ruolo della respirazione nello stretching olistico. - Influenza dell’alllungamento sulla postura. - Individuare e trattare i trigger points. - Valutazione e miglioramento della mobilità cervicale. - Valutazione e miglioramento della mobilità lombare. Dove e quando: Milano, sabato 6 novembre Orario: 10.00-13.00,14.00-17.00 Quanto costa: 120 euro per iscrizioni entro il 31 ottobre; 160 euro dopotale data; + 30 euro di iscrizione alla scuola, validità annuale. Prezzi Iva inclusa.

MASTER STAGE

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SPECIALE PILATES MATWORK Un programma modulare per promuovere la resistenza, la flessibilità, l'equilibrio e il controllo con la coordinazione del corpo e della mente. Un corso unico e completo per comprendere in un solo weekend i Principi del PILATES: il neutro - la respirazione - l’impegno muscolare - la visita posturale - i test valutativi - la compilazione del protocollo di lavoro. I tre livelli del Pilates: Base Intermedio Avanzato Dove e quando: Torino, 4 e 5 settembre o 9 e 10 ottobre. Quanto dura: 1 weekend, per un totale di 12 ore. Quanto costa: 300 euro + Iva. Percorso Pilates completo: Matwork + Cadillac + Reformer 1.300,00 euro anziché 1.500,00 + IVA.

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-FITNESS-LEARNING OPERATORE DI

FITNESS METABOLICO formazione a distanza l corso a distanza per operatore di fitness metabolico permette di raggiungere obiettivi operativi altamente specialistici, fornendo le basi necessarie teoriche e pratiche per realizzare percorsi motori personalizzati in sicurezza per la sindrome metabolica: - ipertensione e malattie cardiovascolari; - soprappeso e obesità; - diabete; - artrosi e osteoporosi. Il corso si sviluppa in un'opera composta da un volume + 8 DVD multimediali con contributi tecnici: - audio mp3 con registrazioni e approfondimenti verbali; - video con filmati didattici e tecnici; - immagini a supporto dei testi; - testi con documenti interi o recensiti; - presentazioni con grafici e tabelle. ATTENZIONE: I DVD SONO FRUIBILI SOLO SU PERSONAL COMPUTER E NON SU MACINTOSH

I

CONTENUTI Strumenti tecnici • Accreditamento istituzionale: “attività motoria come prevenzione sociale”. • I soggetti metabolici: definizione delle principali parole chiave; sedentarismo e malnutrizione da eccesso, stili di vita. • Alfabetizzazione motoria, Fitness metabolico e Fitness terapia: tre livelli per un nuovo stile di vita. • Equilibrio funzionale, allenamento funzionale: la grande gara della vita quotidiana. • Fitness metabolico e diabete. • Fitness metabolico e obesità, sovrappeso, anoressia e bulimia (strategie integrative nel centro fitness). • Fitness metabolico e ipertensione, malattie cardiovascolari.

• Fitness metabolico e apparato locomotore: artrosi e osteoporosi. • Classificazione, approccio psicologico e fidelizzazione del soggetto metabolico. • Classificazione e approccio dei soggetti sedentari, motori, sportivi, e agonisti. • Selezione e abstract della più recente bibliografia scientifica internazionale sul fitness metabolico. • Aspetti di marketing e gestionali: come si vende il fitness metabolico e con quali “pacchetti servizio”. • Formazione per lo staff di vendita: inquadramento generale.

Step operativi • Inquadramento del soggetto e anamnesi metabolica: un metodo di sicurezza per l'operatore e il soggetto metabolico; • gli strumenti di misura: dai test tradizionali dello sport ai Fix metabolici specifici; il tempo zero; • le misure sicure per la gestione dei metabolici; • strumenti di lavoro e unità motorie metaboliche; • programmazione dell'attività motoria; • insegnamento dell'attività motoria; • strumenti di fidelizzazione: il passaporto metabolico;

bile nelle pagine a seguire, sezione STAGE, oppure sul sito internet www.professionefitness.com Chi volesse frequentare il CORSO PER OPERATORE DI FITNESS METABOLICO CON LEZIONI FRONTALI, può consultare le pagine successive, nella sezione CORSI.

Docente: Alessandro Lanzani Quanto costa: 720 euro Iva inclusa. La quota comprende: l'iscrizione alla scuola, l'opera completa + 1 Workshop tecnico + l'esame finale (a Milano) per conseguire la certificazione. È possibile ottenere più certificazioni con la stessa opera: per qualsiasi ulteriore informazione contattare la segreteria corsi al numero 02.58112828 o consultare il sito internet:

www.professionefitness.com Esami: colloquio orale.

Esempi pratici Come strutturare le prime ore di lavoro con i soggetti metabolici; • monitoraggio e verifica dei risultati • Codice deontologico; • Manifesto del fitness metabolico. L'apprendimento sarà supportato da un servizio di assistenza on line e completato da una giornata di Workshop tecnico, a scelta dello studente, fra quelli proposti dalla nostra Scuola di Forma-zione. Il calendario delle giornate è consulta-

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DIPLOMI E ATTESTATI Ogni corso prevede un esame finale al quale potrai accedere frequentando almeno l’80% delle lezioni teoriche. Il voto che otterrai sarà espresso in centesimi: 60/100 è la votazione minima necessaria per ottenere il diploma rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal C.O.N.I. A ogni master, frequentando almeno l’80% delle lezioni, otterrai un attestato di partecipazione rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal C.O.N.I. Ogni stage è un’iniziativa monotematica di una giornata al termine della quale otterrai un attestato di partecipazione rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal C.O.N.I.

ANNULLAMENTI E RINUNCE La Scuola di Professione Fitness si riserva il diritto di annullare le iniziative in programma qualora non si raggiunga il numero minimo di iscritti, provvedendo in tal caso al rimborso totale delle quote già corrisposte. In caso di rinuncia, la Scuola di Professione Fitness provvederà al rimborso parziale della quota corrisposta secondo le modalità indicate nel sito www.professionefitness.com

MODALITÀ DI ISCRIZIONE

La quota di partecipazione ai corsi comprende la T-shirt di Professione Fitness, il materiale didattico, l’accesso alle lezioni e il diploma o attestato di partecipazione. Per iscriverti puoi venire di persona presso la nostra sede amministrativa in via Orseolo n°3 a Milano, oppure puoi scegliere una tra le seguenti modalità: • Versamento sul conto corrente postale n°26993204 intestato ad Alea Edizioni via Sapeto 5, 20123 Milano • Bonifico bancario sul conto corrente n°48054 intestato ad Alea Edizioni- Banca Popolare di Milano Ag. 7 –IBAN IT 43 Q 05584 01607 00000 0048054; in entrambi i casi è necessario inviare via fax la fotocopia del versamento postale o del bonifico bancario segnalando il nome dell’iniziativa scelta, i dati personali, il codice fiscale, un recapito telefonico ed e-mail al fax n° 02.58111116. • Assegno bancario non trasferibile intestato ad Alea Edizioni, da inviare, unitamente al nome dell’iniziativa scelta, i dati personali, il codice fiscale, un recapito telefonico ed e-mail, tramite posta prioritaria a Professione Fitness via Orseolo 3 - 20144 Milano.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Per ogni informazione la nostra segreteria organizzativa è sempre a tua disposizione. Ci trovi presso Professione Fitness in via Orseolo, 3 – 20144 Milano. Il nostro numero di telefono è 0258112828, fax 0258111116, e-mail infoscuola@professionefitness.com. La fermata più vicina della metropolitana è MM S. Agostino sulla linea verde. Ci trovi dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00

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community business

con link di approfondimento

Sportbodyworks e Fisioterapia sportiva rispettare ruoli e differenze

per lavorare insieme

di Maurizio Ronchi passivattiva@libero.it

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o spunto per questo scritto mi è venuto durante la lettura dell’eccellente articolo “Integratori alimentari a base vegetale” a cura del Dipartimento della Prevenzione e della Comunicazione del Ministero della Salute. Nella parte iniziale si evidenzia in modo chiaro la differenze tra le sostanze medicinali e non per uso sportivo, come appunto l’oggetto dell’articolo. La forma usata per diversificare le due tipologie di prodotti, quelli medicali e gli integratori, mi è sembrata avere una certa assonanza rapportandola ai trattamenti di fisioterapia sportiva e gli sportbodyworks non terapeutici. Un breve incipit al concetto di Bodyworks e dell’operatore Bodyworker, dato che in Italia non è ancora ben conosciuto.

L

I BODYWORKER Nei paesi anglosassoni tutti i trattamenti manuali che si eseguono sul corpo di una persona, massaggi, manipolazioni, mobilizzazioni, stretching e taping, sono definiti bodyworks; il bodyworker è l’operatore che, in base alla propria esperienza, sa eseguire e gestire tutte queste manualità. Quando queste sono applicate e modulate su di un atleta si definiscono Sportbodyworks. I bodyworks possono avere la finalità del wellness, ovvero il benessere e il relax per la persona, o di fitness, come trattamento di supporto alla preparazione fisico-atletica e al recupero nel dopo prestazione-allenamento per lo sportivo. I trattamenti di sportbodyworks non sono medicali: per questo motivo devono essere privi di qualunque finalità

terapeutica e vanno considerati protocolli integrativi con la sola finalità salutistica. Non sostituiscono i precisi protocolli medico-sportivo o fisioterapici, ma, con il consenso di questi specialisti, possono essere impiegati come supporto in alcune condizioni specifiche, apportando alcune manualità essenziali per coadiuvare un processo fisiologico durante l’iter di rehab sportivo di un atleta infortunato. La mia esperienza di collaborazione ultraventennale con gli specialisti del settore rehab sportivo (medici, ortopedici, fisioterapisti, posturologici, kinesiologi ecc), mi ha insegnato e chiarito un punto fermo: per ottenere la massima efficacia e i migliori risultati possibili su di un atleta in fase di recupero, il programma di lavoro da svolgere deve essere assolutamente sinergico tra le diverse figure pro-


community business fessionali, compreso il massaggia- mandare sempre al medico curantore non medicale o sportbodywor- te. Diagnostica e terapia sono di ker, come il sottoscritto. Lo spor- altrui competenza: chi non ritbodyworker non terapista diviene spetta questi confini scredita la parte integrante dello staff medico parte sana, seria e competente e aiuta l’atleta nello svolgimento dei di noi professionisti non convenprogrammi composti dai tipici eser- zionali. È anche per questo motivo cizi che il medico sportivo o il fisio- che da anni noi tutti auspichiamo terapista consigliano di eseguire una rapida e chiara soluzione per autonomamente, una volta termi- tutti gli operatori olistici tramite le nata la delicata fase terapeutica, numerose richieste, come la come conclusione del percorso di Proposta di Legge “Disposizioni in riatletizzazione. Mi preme, per cor- materia di professioni non regolarettezza e trasparenza, ribadire che mentate” del 15 luglio 2008, prei lavori di sport-bodyworks hanno lo sentata al Parlamento. scopo di essere integrativi e coa- Il problema è stato sollevato più diuvanti, ma ovviamente e per nes- volte anche livello internazionale: cisuna ragione, mai sostitutivi dei to ad esempio i numerosi lavori in protocolli medico-riabilitativi o fisio- merito a trattamenti e terapie non terapici. È bene chiarire da subito, e convenzionali pubblicati su sempre, la netta distinzione tra Alternative Medicine, o l’iniziativa l’operatore sanitario in possesso del prestigioso British Medical di laurea o dottorato specialisti- Journal che da un decennio ha co, abilitato ai compiti di diagno- avviato la pubblicazione sistestica clinica, alla terapia, alla matica di studi e ricerche eseguiprescrizione farmacologia ecc., te dalle cosiddette medicine non e l’operatore che ha seguito un convenzionali. Questo ha dato il percorso di studio differente, non ancora riconosciuto e rego- Link lamentato, che opera in sinergia con le figure precedenti, pur rimanendo nel proprio campo salutistico integrativo, ma non terapeutico. L’occasione mi spinge a sollecitare a tal proposito una presa di posizione legislativa certa e soprattutto meno nebulosa di quella vigente, da parte delle autorità competenti, dal momento che, dal punto di vista fiscale, noi operatori olistici delle professioni alternative siamo ben riconosciuti; allo stesso modo mi preme anche suggerire, a questa figura professionale non regolamentata, di operare esclusivamente e solo nel campo salutistico di wellness e fitness: mai sconfinare per deliri di onnipotenza nelle aree di competenza ben definite e riservate solo agli operatori medico-terapeutici e riabilitativi, i soli abilitati ai protocolli sanitari di rehab. Saper diagnosticare un problema non vuol dire necessariamente essere in grado di trovarne la soluzione e di sapervi porre rimedio: per questo è fondamentale ri-

via a un prolifico e serio contributo alla ricerca scientifica, che ha fatto uscire questi trattamenti alternativi uscire da quella semiclandestinità cui eravano relegati e aprendo un franco e chiaro dibattito approfondito, e con la medicina ufficiale e con le Istituzioni pubbliche. Serve subito una legislazione in merito: vogliamo essere ben distinti da ciarlatani, guru e santoni che si mescolano con noi seri e preparati professionisti olistici, operatori di discipline non regolamentate, in possesso di certificati e attestati che, pur non essendo in Italia ufficialmente riconosciuti, fanno parte di un percorso formativo eseguito presso serie scuole e associazioni riconosciute da Enti ufficiali e Comitati dello Stato. A validare la serietà di queste attività didattico-propedeutiche è il corpo decente, costituito da illustri professionisti sanitari e del settore sport rehab.

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community business LAVORARE INSIEME Mettiamo a disposizione il nostro knowhow e la nostra fine tecnica manuale come compound, in un gruppo di lavoro sinergico fatto dalle varie figure professionali del settore rehab al servizio dell’atleta, ritagliandoci e condividendo il nostro spazio nel pieno rispetto delle regole. Da oltre vent’anni sperimento la positiva e costruttiva collaborazione con i professionisti sanitari in ambito sportivo: la nostra capacità e preparazione, il rispetto del ruolo, il continuo studio e gli aggiornamenti costanti, sono il biglietto da visita di noi bodyworker operatori non convenzionali, per poter essere considerati e diventare collaboratori di queste insostituibili figure professionali. La mia esperienza viene ancora in aiuto a tal proposito, riconoscendo alcuni limiti che sussistono nella preparazione dei futuri operatori di rehab, come lo scarso utilizzo di specifiche manualità o tecniche di massaggio o di bodyworks in generale: sul piano dell’uso delle tecniche manuali, massaggio, scollamento mio-fasciale, drenaggio, mobilizzazione articolare, taping, lo sportbodyworker possiede una maggior dimestichezza nell’utilizzo delle mani rispetto al classico terapista. Purtroppo, nel suo percorso formativo, la parte didattica dell’apprendimento delle tecniche di base per l’utilizzo delle mani come strumento di lavoro e, cosa importantissima, di ascolto, è davvero limitato per via dell’impegno richiesto per le altre materie di studio del corso di laurea. Da alcuni anni laureandi e laureati in questo settore si rivolgono a me per poter svolgere un periodo di praticantato in sportbodyworks (ovviamente gratuito): tanti giovani terapisti che hanno passato con me qualche mese, e che hanno migliorato la loro efficacia nel fare terapia fisica integrandola con gli sportbodyworks, avendo imparato a usare le mani come un ulteriore strumento di lavoro. Questo fa anche capire come il rapporto tra te-

rapista sportivo e sportbodyworker sia univoco, ovvero un terapista può divenire anche un buon massaggiatore, ma un bodyworker olistico non potrà diventare un terapista, se non attraverso il percorso universitario. Sono orgoglioso di come stiamo lavorando bene, con il mio staff medico, a favore di tutto il movimento di giovani e meno giovani che giocano o si allenano nelle varie squadre del Seregno Rugby: un lavoro di équipe che vede lo sportbodyworker, professionista non convenzionale, affiancato alle figure professionali canoniche (medico osteopata, gnatologo-posturologo, ortopedico, fisioterapista, kinesiologo, scienze motorie e preparatore atletico), tutti in sinergia per il lavoro mirato di prevenzione e riatletizzazione. Tutta l’attività di prevenzione e recupero da infortunio svolto dallo staff medico e tecnico, sarà il tema di una prossima pubblicazione e questo, per noi professionisti non regolamentati, è motivo di orgoglio, così come lo sono i risultati e le soddisfazioni professionali che riceviamo dai nostri atleti e clienti, o come la continua richiesta di partecipazione a stage di sportbodyworks presso lo staff medico del Seregno Rugby. Umiltà, preparazione e rispetto delle altrui competenze, ci possono dare grandi soddisfazioni e la possibilità di collaborare con al-

tre figure professionali per continuare a crescere in questo appassionante settore sportivo. Concludo rivolgendomi alle associazioni, agli enti e ai comitati istituzionali, per una presa di visione del nostro lavoro professionale, non antagonista a quella ufficiale, ma integrante e sinergico: possiamo dare molto di più insieme, trovando una formula più consona alle istituzioni. Per quanto riguarda noi massaggiatori e sportbodyworkers, sarebbe sufficiente posporre alle parole che definiscono la nostra professione il termine “non terapista”, ed essere così finalmente riconosciuti nei nostri ambiti, nei Link nostri limiti.

MAURIZIO RONCHI È massaggiatore sportivo non terapista, libero professionista olistico, docente di Sportbody-works e Tecnica Passivattiva. Membro dello staff medico Seregno Rugby, massaggiatore tesserato F.I.R., fa parte dell’Associazione Manipolazione Fasciale e dell’Associazione Italiana Taping Kinesiologico.


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i m u Farmaci: i cons o n o c s e cr L a cura della redazione

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’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed), pubblicato a luglio di quest’anno, conferma che gli italiani sono sempre più farmaco-dipendenti. L’Osservatorio monitora la spesa farmaceutica convenzionata tramite l’elaborazione di oltre 500 milioni di ricette prescritte dai medici di medicina generale e inviate da circa 18.000 farmacie del territorio. Nel 2009 il mercato farmaceutico totale, comprensivo della prescrizione territoriale e di quella erogata attraverso le strutture pubbliche (ASL, Aziende Ospedaliere, Poli-clinici Universitari ecc.) è stato di oltre 25 miliardi di euro, di cui il 75% a carico del Servizio Sanitario Nazionale: 420 euro pro capite. I farmaci del sistema cardiovascolare confermano il loro primato come categoria terapeutica maggiormente utilizzata, con oltre 5 miliardi di euro coperti per il 94% dal SSN. A seguire, i farmaci gastrointestinali (12,7% del totale), i farmaci del sistema nervoso centrale (12,5%) e gli antineoplastici (11,7%). Il consumo di farmaci di classe A-SSN (rimborsati al 100% dal Servizio Sanitario Nazionale e per i quali il cittadino paga solo una quota fissa per confezione) è aumentato del 3,4% rispetto al 2008: ogni mille abitanti sono state prescritte 926 dosi di farmaco al giorno. Erano 580 nel 2000. Le

statine continuano a essere il sottogruppo a maggior spesa (16,6 euro pro capite), con un aumento del 13,4% delle dosi e dell’8,5% della spesa, ma quasi tutte le categorie terapeutiche fanno registrare un incremento delle dosi prescritte rispetto all’anno precedente. Alti valori di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: circa 8 bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione, in particolare di antibiotici e antiasmatici. L’Italia è al primo posto in Europa per la prescrizione di antibiotici, un primato certo non giustificato da valori epidemiologici, quanto piuttosto da un “fattore culturale”, come ha affermato Nicola Magrini (medico con specializzazione in Farmacolo-gia Clinica, direttore del CeVEAS), alla presentazione del Rapporto Nazionale OsMed 2009. Lo stesso Magrini nel suo intervento evidenzia che la “pressione commerciale dell’industria” influisce pesantemente sulla prescrizione dei farmaci per il sistema

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cardiovascolare. Il rilevante e costante trend di aumento (consumo più che raddoppiato in un decennio) non è assolutamente giustificato dall’invecchiamento della popolazione, così come non è sostenuto da “robuste evidenze” l’utilizzo di detti farmaci con un approccio di “riduzione del rischio”, appoggiato a “linee guida” eterogenee tra loro e spesso con “scarsa trasparenza sul conflitto di interessi”. La forte variabilità regionale che caratterizza il consumo di moltissime categorie di farmaci è “allarmante” e non trova corrispondenza con gli indici epidemiologici: questa discrepanza rappresenta, di fatto, la prima evidenza che la prescrizione di farmaci non avviene per “appropriatezza”, ma seguendo altri, misteriosi percorsi.


allenamento & rehab con link di approfondimento

Traumi distorsivi della tibio tarsica Una review sul basket internazionale

di D’Onofrio Rosario, Tucciarone Agostino, Manzi Vincenzo, D’Ottavio Stefano r.donofrio@alice.it

al punto di vista epidemiologico possiamo affermare che le distorsioni di caviglia rappresentano l'indice percentuale di lesione più comune nel basket, insieme alle patologie acute e croniche a carico dell’articolazione del ginocchio. Una Review effettuata da Dick (1), che ha analizzato 16 anni di attività cestistica della National Collegiate Athletic Association (NCAA), ha messo in evidenza come la percentuale complessiva delle lesioni nel basket è di 9.9 per 1000 atleta/esposizioni per gare, e 4.3 per 1000 atleta/esposizioni per allenamenti. La maggior parte di queste lesioni si verifica nella zona del parquet 1: la Key Area (vedi figura). In questa zona di campo si riscontra anche la maggior parte delle distorsioni di caviglia, con una percentuale di 0.45 danni per 1000 ore di esposizione. Rispetto ai ruoli sul terreno di gioco, le ali piccole presentano una percentuale minore di lesioni, mentre i centri o

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pivot rappresentano la percentuale più alta.

FATTORI DI RISCHIO I traumi distorsivi della caviglia sono di frequente riscontro nel basket. La maggior parte delle evidenze epidemiologiche sottolinea come la percentuale più alta di lesioni si verifica nella fase di atterraggio dopo un salto sotto i tabelloni, rimbalzo o tiro in sospensione (88,9%) e nei cambi di direzione.

L’incidenza dei traumi della caviglia negli Stati Uniti, dove il basket è uno degli sport maggiormente praticati, è approssimativamente di 4 milioni ogni anno; la metà di questi è classificata come distorsioni della tibio - tarsica e fratture. Questi eventi lesivi sono più frequenti nelle donne che negli uomini, con un’incidenza da 2 a 8 volte maggiore nel sesso femminile rispetto a quello maschile (2, 3, 4). È stato anche riportato come le modificazioni ormonali

Figura 1 - Distorsioni della caviglia in relazione alla posizione sul terreno di gioco: 1. Key area 2. 3-Point line zone 3. Midcourt 4. Center 5. Out of bounds


allenamento & rehab durante il ciclo mestruale, siano fattori di rischio nell’elevare eventi traumatologici lesivi (5). In molti lavori presenti nella letteratura internazionale, sul basket e volley, vengono evidenziati quali fattori di rischio primari: - disordini propriocettivi - squilibri muscolari, deficit dei livelli di forza in particolar modo di quella eccentrica - instabilità meccanica - decremento dei livelli di flessibilità e del range articolare. Link Bahr (6) in uno screening effettuato sulle due divisioni della massima serie della Norwegian Volleyball Federation evidenziò che la maggior parte delle lesioni a carico dell’apparato capsulo-legamentoso della caviglia si verificava dopo un atterraggio nelle fasi di muro e di schiacciata. Nella ricerca risultò che una semplice profilassi atta a migliorare le tecniche di salto associate a tecniche di bendaggio “protettivo” potevano condurre a una riduzione significativa nell'incidenza lesiva, ridimensionando, inoltre, la gravità delle stesse lesioni. Successivamente, un altro lavoro dello stesso autore (7) dimostrò come training propriocettivi asLink sociati a “jump exercises” decrementassero il rischio di lesioni alla caviglia. MacKay (8) studiò una popolazione di 10.393 giocatori di basket (33% uomini e 67% donne) da cui emerse che gli eventi lesivi alla caviglia erano riscontrabili nel 45% dei casi durante la fase di atterraggio, dopo un salto o rimbalzo. La metà, ovvero il 22,5%, avevano luogo per l’appoggio, nella fase di ricaduta, sul piede di un altro cestista. Pressoché la metà degli atleti con lesioni a carico dell’articolazione tibio-tarsica rimase lontano dalla competizione agonistica per una settimana o più. MacKay evidenziò 3 punti focali di rischio: - storia di lesioni pregresse - riabilitazione impropria - deficit del controllo neuromuscolare.

STORIA DI LESIONI PREGRESSE Ekstrand afferma come atleti riabilitati impropriamente, dopo una lesione a carico della caviglia, o recuperati alla competizione agonistica troppo frettolosamente, incrementano notevolmente le percentuali di infortunabilità (9): il 25.8% dei giocatori, selezionati con infortuni pregressi, subivano una nuova lesione nei due mesi successivi dall’infortunio; di questi, il 10.5% incorreva una re-injury nelle stessa localizzazione precedente. In questo contesto, un deficit del range articolare in particolar modo della flessione dorsale della caviglia, o meglio semplicemente della mobilità articolare, concorre, oltre che a predisporre a nuovi traumi distorsivi, anche a patologie da overuse a carico dell’arto inferiore. È stato dimostrato che oltre la metà dei pazienti con distorsioni ripetute della caviglia mostra un indebolimento della funzione dei peronieri (10), un black-out propriocettivo inerente al piano di movimento inversioneeversione (11) e un deficit della flessibilità degli ischio crurali (9). Una compromissione dei meccanocettori determina un decremento del controllo neuromuscolare dell’articolazione. L’abolizione degli stimoli afferenziali sopraggiunge “…per una crescente deafferentazione causata dall’immobilizzazione dell’articolazione, oppure per errori della comunicazione delle informazioni causate dall’evento lesivo che colpisce l’articolazione stessa” (11).

SCARPE ALTE, BASSE E CON AIR CELL Il secondo fattore di rischio evidenziato da articoli presenti nella letteratura è rappresentato dall’utilizzo di scarpe da basket con celle ad aria poste sui talloni. Il rischio di traumi distorsivi è 4.3 volte più elevato rispetto ad atleti che utilizzano delle scarpe definite “classiche” senza celle di aria: è probabile che l’ispessimento dell’”air cells” sul tallone decrementi la stabilità del retropiede, concor-

rendo a creare il presupposto biomeccanico e funzionale affinché l’atleta possa incorrere in un trauma a carico della caviglia. In una corretta analisi della letteratura è giusto sottolineare come Barrett, per esempio, non trovò nessuna relazione tra tre modelli di scarpe da basket (alte, basse e con air cell) e distorsione di caviglia in 622 giocatori di pallacanestro (12). In un altro studio su una popolazione ampia di 2562 giocatori di basketball americani osservati per 2 anni venne dimostrato l’effetto protettivo delle scarpe da basket alte rispetto a quelle basse, sottomalleolari. Dalla stessa ricerca è possibile estrapolare come il connubio scarpa alta & taping, offra il massimo livello stabilizzatore, ovvero il massimo effetto protettivo alla caviglia, determinando una riduzione dal 32.8 al 14.7 distorsioni per 1000 partecipanti alle gare. L’effetto preventivo delle scarpe alte è ampiamente evidenziato nella letteratura, primariamente dovuto all’associazione con il Link taping. Secondo Verhagen le scarpe da basket alte, sopramalleolari, rispetto a quelle basse contribuiscono a una più efficace compattezza nel limitare l’inversione (13). Altri autori (14) hanno mostrato che, dopo un salto verticale l'uso di “high-support shoes” crea un minor range articolare e maggiori forze d’impatto sull’avampiede. Gli stessi autori sottolineano, tuttavia, come l'uso di scarpe alte dia luogo anche a una riduzione delle capacità di salto e della corsa, per la riduzione del ROM e della consequenziale espressività biomeccanica ascendente. L’associazione tra modello di scarpa e lesione di caviglia rimane comunque, a oggi controverso.

STRETCHING DURING WARM–UP PER DECREMENTARE IL RISCHIO DI LESIONI Nell’ambito delle lesioni della caviglia, questo terzo fattore di rischio è descritto nella letteratura con risultati controversi. Secondo alcuni autori (15,16,17) i giocatori che non effet-


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tuano un programma completo di stretching, come parte integrante del riscaldamento, sono 2.6 volte più infortunabili rispetto a chi lo effettua. È altresì dimostrata, nella letteratura, la relazione esistente tra un deficit di flessibilità dei muscoli del gastrocnemio e traumi distorsivi della caviglia (18): si sostiene che un decremento della flessibilità dei muscoli gastro – soleo sia responsabile, nella fase di atterraggio dopo un salto, di un errato contatto al suolo del piede, che và eccessivamente in supinazione, con un alto rischio di incorrere in una lesione a carico della caviglia. Shellock (19) afferma che esercizi di allungamento, utilizzati come parte integrante del warm-up prima della gara/allenamento, concorrono al decremento dei rischi di lesione dei traumi distorsivi della tibio tarsica. È stato ipotizzato, tra l'altro, che lo stretching riduce di fatto, la stiffness muscolare (20). Nello studio di MacKay del 2001 (8) viene riportato come esercizi di allungamento, utilizzati prima dell’attività fisica, non riducono significativamente il rischio di lesione dell’arto inferiore. Così, volendo evidenziare il momento scientifi-

co controverso, al contrario Krivickas sostiene che ci sia una relazione tra un aumento della flessibilità e decremento dell’incidenza delle lesioni alla caviglia (21) . Wiemann nel suo articolo (15) sottolinea come esercizi di stretching concorrano a esprime un’inibizione dei livelli di reclutamento di forza rapida, influenza negativa che permane dopo l’allungamento per un periodo di tempo relativamente lungo rispetto alla funzione della fase di riscaldamento pre gara. Anche Cometti (16) sottolinea che gli esercizi di allungamento eseguiti durante la fase del warm-up di una gara o di un allenamento risultano essere particolarmente svantaggiosi per le espressioni di forza legate al modello di prestazione. I risultati contraddittori della ricerca sull’efficacia reale dello stretching nella prevenzione dei traumi distorsivi della tibio tarsica indirizzano il dibattito scientifico su altri aspetti preventivi, che nel basket sono conclamati ed enfatizzati da moltissimi anni, come: a) miglioramento delle tecniche di salto e ricadute; b) controllo del valgo dinamico afisiologico;

c) controllo delle gestualità complesse durante manovre di cutting e side step cutting. Ulteriormente è molto dibattuto tra gli autori l’uso del taping e delle brace/tutori nelle strategie di prevenzione dei traumi distorsivi della tibio tarsica. Questi “supporti di sostegno” passivi, utilizzati per dare alla caviglia stabilità e protezione durante l’attività agonistica, rientrano nelle strategie preventive atte a ridurre i fattori di rischio di lesioni alla caviglia. Sulla loro reale efficacia, tuttavia, rimane ancor oggi aperta la discussione tra i diversi autori.

TAPING E TUTORI Il Taping della caviglia è indicato come uno dei più efficaci mezzi per proteggere l’articolazione tibio tarsica da over stress patologici. L’efficacia degli stabilizzatori esterni prima e dopo gli esercizi è stata studiata estensivamente in letteratura, ma i risultati emersi non sono omogenei. Un buon numero di lavori ha studiato l'effetto meccanico e preventivo dei tutori e del taping nel ri- Link durre il rischio di traumi distorsivi della caviglia: Mackay (8), per esempio, evidenzia come il taping della


allenamento & rehab caviglia decrementi l’indice di re-injury nei giocatori con distorsioni di caviglia recenti, provvedendo a una più efficace restrizione del range del movimento articolare in persone con instabilità cronica della tibio tarsica. Tuttavia la ricerca di una maggior stabilizzazione sul piano frontale determina una maggiore limitazione del range articolare sul piano sagittale, ovvero nella flessione dorsale e plantare la cui libertà anatomica permette la massima preformance cestistica. Si afferma, in questa ipotetica discussione scientifica, che qualsiasi effetto positivo delle varie tecniche di taping decrementi con l’aumentare dell’attività fisica (22). Uno studio (24) ha analizzato gli effetti sulla forza dei muscoli eversori e inversori della tibio tarsica, di due forme di immobilizzazione nei traumi distorsivi della tibio tarsica. Un totale di 18 atleti dilettanti, con trauma distorsivo dell’articolazione tibiotarsica di 2° grado, furono avviati a due diversificate strategie terapeutiche: - gruppo A (9 atleti tutti praticanti basket, di sesso maschile), con tutore funzionale Aircast Air Stirrup ankle Brace; - gruppo B (9 atleti 7 uomini 2 donne), con taping. Tutti gli atleti furono testati, in trentesima giornata post-infortunio, monitorando con apparecchio isocinetico Lido Active: a) peak torque b) total work c) average power, degli inversori ed eversori della tibiotarsica. I risultati emersi dallo studio concorrono ad affermare che la forza degli eversori e inversori della caviglia, testata alle velocità angolari di 30°,60°,90, 120°/sec., era significativamente maggiore nel gruppo A rispetto al gruppo B in tutti i parametri di riferimento, con una maggiore rilevanza del peak torque, nel movimento di inversione. L’analisi dei risultati finali evidenziava un mantenimento ottimale, evidente e costante, della forza in tutti i parametri biomeccanici di riferimento del gruppo A

rispetto al gruppo B. In particola- ne del ROM dell’eversione rispetto re, il monitoraggio isocinetico ese- al tape; guito su tutti gli atleti ha mostrato 4. il range della dorsiflessione era riuna differenza alquanto evidente a stretto il 38.3% in più con il taping vantaggio del gruppo A nel movi- che con il lace-up brace; mento di inversione della caviglia, in 5. differenze non significative si evitutte le velocità angolari indagate ri- denziarono nella restrizione della spetto a quello di eversione. flessione plantare tra il tape e il “laSecondo McCaw (25) durante l’at- ce-up style braces”. terraggio dopo un salto o un rimbal- Altri due studi retrospettivi che comzo, alcuni stabilizzatori della caviglia parano gli effetti del taping e “lace come il taping e “air cast” riducono up brace” confermano a loro volta la la flessione dorsale. La maggior migliore stabilizzazione delle braparte degli studi che hanno compa- ce/tutori dopo una seduta d’allerato gli effetti del taping e dei tutori namento rispetto al taping (27, 28). sulla performance sportiva non ha Baumhauer considera l’alterazione dimostrato differenze significative del rapporto dei muscoli eversori e tra i vari tipi di taping e le diversifica- Linkinversori come un chiaro fattore di te brace. Per Verhagen (13) i tutori rischio, così come un deficit di forza danno una restrizione post-applica- dei muscoli gastrocnemio e soleo è zione significativamente maggiore correlata a lesioni della caviglia (29). rispetto al taping, sul range di movi- Ashton propone di effettuare, a Link mento di inversione. Un tentativo scopo preventivo, una pre-attivaziodi sintetizzare statisticamente i ne in termini di co-contrazione dei numerosi lavori presenti in lette- muscoli eversori /inversori (30), così ratura su questo argomento, è come nel ginocchio la co-contraziostata condotta da Cordova (26). ne dei muscoli ischiocrurali/quadriPer fare ulteriore chiarezza scientifi- cipite e gastrocnemio soleo, in caca sull’argomento stimò gli effetti di tena cinetica chiusa è conosciuta alcuni supporti esterni (taping, lace- per stabilizzare l’articolazione a proup brace e semirigid brace) sul ran- tezione del legamento crociato ange articolare della caviglia prima e teriore (31). Karlsson e Andréasson dopo esercizio. L’autore valutò 253 (32), attraverso un’indagine EMG, risultati da 19 studi pubblicati tra il stimarono l'effetto del taping sulla 1966 ed il 1997, trovando che la velocità di risposta “peroneale” a media della restrizione del range di un’inversione improvvisa dell’articolazione tibio-tarsica in soggetti con movimento espressa in gradi era: a) prima dell’esercizio, la “semirigid caviglie normali e biomeccanicabraces” limitava il ROM dell’inversio- mente instabili. Il taping su caviglie ne del + 21.3% rispetto al taping e + instabili decrementava il tempo di latenza della risposta dei peronei: 26.2% rispetto al “lace-up braces”; b) dopo l’esercizio, la “semirigid bra- 1. peroneo breve 8% (75.2 contro ces” limitava il ROM dell’inversione 81.6 millisecondi) del + 72.1% rispetto al taping e + 2. peroneo lungo 13% (73.4 contro 84.5 millisecondi). 59.5% rispetto al “lace-up braces”. Ricard (33) afferma che la maggior Inoltre: 1. non si evidenziarono differenze parte delle lesioni di caviglia si verifisignificative nella restrizione del ca tra i 30 e 50 millisecondi dopo il ROM in inversione tra il taping e la contatto con il terreno di gioco. condizione “lace-up brace” prima o CONCLUSIONI dopo l’esercizio; 2. il tutore “Semirigid braces” prov- I fattori di rischio delle lesioni trauvedeva a una maggiore restrizione matiche della caviglia nel basket sodel ROM in eversione rispetto al “ta- no state analizzate in questa piccope and lace-up brace” prima e dopo; la rassegna della letteratura interna3. “Lace-up braces” provvedeva in zionale. L’analisi ha evidenziato che generale a una più grande restrizio- i supporti esterni concorrono co-


allenamento & rehab munque alla stabilizzazione meccanica dell’articolazione tibiotarsica i cui effetti diversificati non trovano una visione concorde soprattutto sull’efficacia durante l’attività fisica. Le scoperte contraddittorie sugli effetti relativi al taping e tutori possono essere spiegate dalle differenti tecniche di taping, e nelle varietà dei materiali usati per l'applicazione. Le scarpe alte in associazione al taping sono sicuramente affidabili nel decretare un chiaro decremento dei traumi distorsivi della tibio tarsica. Le air cell, celle ad aria posizionate sul retropiede delle scarpe da basket, rimangono un chiaro fattore predisponente di lesione. L’indirizzo scientifico che se ne ricava indica che le misure che possono essere intraprese per prevenire le lesioni di caviglia negli sport di salto devono essere orientate verso un training personalizzato, basato sull’agilità e la flessibilità dell’intera catena cinetica dell’arto inferiore. La prevenzione, e quindi il decremento dei rischi, passa anche attraverso il miglioramento dei gesti tecnici specifici di salto e di atterraggio, ai fini di una prevenzione efficace dei traumi distorsivi alla caviglia.

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ROSARIO D’ONOFRIO Dottore fisioterapista, diplomato ISEF, Master in Posturologia presso l’Università La Sapienza di Roma, è docente al Corso di Laurea Magistrale in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata". È stato fisioterapista della Nazionale Italiana di Pallamano Senior A maschile e della Nazionale Italiana di Basket Femminile senior A. Preparatore atletico e allenatore, ha pubblicato a oggi oltre 133 lavori scientifici, su riviste nazionali di interesse specifico nel campo della rieducazione e riabilitazione dello sport e della preparazione atletica. Su questi stessi temi ha relazionato a oltre 51 Congressi, come “Invited Lecture”.


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LA DIETA MEDITERRANEA PATRIMONIO UNESCO La convenzione Unesco per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, come recita l’articolo 1, intende salvaguardare gli elementi e le espressioni del Patrimonio Culturale Immateriale, promuovere (a livello locale, nazionale e internazionale) la consapevolezza del loro valore in quanto componenti vitali delle culture tradizionali, assicurare che tale valore sia reciprocamente apprezzato dalle diverse comunità, gruppi e individui interessati e incoraggiare le relative attività di cooperazione e sostegno su scala internazionale. Per “patrimonio immateriale” si intende “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il knowhow come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale” (articolo 2). A fine estate è stato segnalato il parere favorevole del Comitato tecnico dell'Unesco riguardo alla dieta mediterranea quale patrimonio immateriale dell'umanità. La richiesta era già stata presentata quattro anni or sono, ma non era stata approvata. Lo scorso anno è stata ripresentata, sempre dagli stessi paesi (Italia, Spagna, Grecia, Marocco), ma riscrivendo interamente la candidatura e sottolineandone il valore culturale. La decisione definitiva sarà presa dal Comitato esecutivo, che si riunirà a novembre. Come si legge dal comunicato stampa Unesco, la denominazione “Dieta Mediterranea” indica un elemento del patrimonio culturale immateriale relativo alla cultura del mangiare in ambito mediterraneo, ove il termine “Dieta” è inteso con il significato più ampio suggerito dall’etimo greco come “stile di vita”. Non si tratta, quindi, solo di ingredienti, quantità e qualità, ma rappresenta l’insieme delle pratiche, espressioni, conoscenze e spazi culturali con cui le popolazioni del Mediterraneo “hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una continua interazione tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare”. La candidatura della Dieta Mediterranea è interessante anche per l’ampiezza del territorio di riferimento, la complessità e la varietà di culture e di attori interessati. Commentando la notizia, la Coldiretti sottolinea la grande opportunità che questo riconoscimento rappresenta per difendere l'identità e le caratteristiche tradizionali dei prodotti base della dieta mediterranea, rendendo obbligatoria l'indicazione dell'origine dei prodotti in etichetta e fermare in Italia il disegno di ottenere ulivi, vite, pomodoro, melanzana, fragola, ciliegio, agrumi e kiwi geneticamente modificati (OGM), che peraltro causerebbe danni economici e di immagine irrimediabili al Made in Italy.

http://www.unesco.it/cni/index.php/newsletter/146-la-candidatura-della-dieta-mediterranea


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PIATTAFORMA EUROPEA CONTRO L’OBESITÀ: PRIMI BILANCI Cinque anni fa la Commissione europea ha creato la Piattaforma d'azione europea sulla dieta, attività fisica e salute, al fine di istituire un forum d’azione comune per rispondere all’aumento di obesità in Europa. “La piattaforma riunisce tutte le parti interessate a livello europeo ad assumere impegni vincolanti e verificabili, volti a contrastare e rovesciare le tendenze attuali al sovrappeso e all'obesità. L’obiettivo della piattaforma consiste nel riunire tutte le iniziative volontarie intraprese nell’UE dalle aziende, dalla società civile e dal settore pubblico. Tra i membri della piattaforma vi sono i principali rappresentanti a livello comunitario delle industrie alimentari, della distribuzione, del catering e pubblicitarie, delle organizzazioni di consumatori e di ONG per la tutela della salute”. Recentemente è stata presentata una relazione di valutazione globale che evidenzia risultati e sfide di questi cinque anni. Nonostante sia "troppo presto per giudicare se la piattaforma sia riuscita a contenere o invertire il trend di crescita di sovrappeso e dell'obesità in Europa”, è tuttavia possibile cominciare a individuare qualche primo successo. Innanzitutto la piattaforma ha aperto il dialogo fra attori con interessi molto diversi, che in precedenza erano spesso antagonisti fra loro, per sollecitare un approccio cross-settoriale al problema dell'obesità. Tuttavia, si legge nel rapporto "migliore comprensione non è necessariamente tradotto in una maggiore fiducia, come dimostrato dalla mancanza di azioni comuni”. “Azione” è la parola chiave della piattaforma, che in questo si differenzia da altri forum europei: sono quasi 300 le iniziative presentate dal 2005 e, anche se la pertinenza e la proporzionalità di tali impegni rimangono sfide, molto spesso l’esistenza della piattaforma ha rappresentato un valore aggiunto e ha portato a interventi che altrimenti non avrebbero avuto lo stesso successo, copertura e tempestività. L’industria agroalimentare si è impegnata sia nell’autoregolamentazione di pubblicità e marketing, per limitare l'esposizione dei bambini alla pubblicità di alimenti contenenti grasso elevato, zucchero e sale, sia nella riformulazione di alimenti e bevande, per ridurre i livelli di sale o di grassi saturi. La piattaforma ha altresì ispirato lo sviluppo di piattaforme nazionali in diversi Stati membri, come la Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo e Paesi Bassi - che hanno adattato gli obiettivi della piattaforma a più obiettivi locali. Le sfide principali rimangono relative alla comunicazione e al monitoraggio degli impegni, in quanto resta difficile misurare l'impatto sanitario a lungo termine, e il monitoraggio dei processi rimane una questione controversa fra le parti interessate, a cui si chiede di agire più in concerto per aumentare la comprensione reciproca.

http://ec.europa.eu/health/nutrition_physical_activity/platform/index_en.htm


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TERME: PROPOSTA DI RIORDINO A dieci anni dalla sua approvazione, l’Associazione Nazionale dei Comuni Termali (ANCOT), in collaborazione con Federterme, ha promosso la proposta di revisione della legge 323/2000 che, nonostante sia stata di grande utilità, necessita di una riforma per poter attuare alcune linee guida in essa contenute: dalla promozione e riqualificazione del patrimonio idrotermale, ricettivo e turistico, all’erogazione delle cure, ricerca scientifica ed educazione sanitaria. Questi gli interventi richiesti al Ministro della Salute Ferruccio Fazio: - semplificazione delle regole per l’apertura e l’esercizio degli stabilimenti termali e per l’esercizio delle attività di servizio eventualmente connesse (estetica, medicina e piccoli interventi di chirurgia estetica, riabilitazione ecc.); - semplificazione per l’erogazione delle cure termali; - rafforzamento del ruolo della ricerca scientifica termale; - interventi di formazione degli specialisti in medicina termale e di qualifica di operatore termale; - agevolazioni fiscali per interventi di miglioramento (risparmio energetico ecc.) delle strutture; - promozione del termalismo e del turismo nei territori termali, come scelta prioritaria per le regioni, rafforzando l’impegno ENIT e delle altre strutture di promozione del Made in Italy e del patrimonio scientifico e culturale termale italiano. La risposta di Fazio, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia Ansa, sottolinea come sia “opportuno che vengano eliminate voci obsolete e non specificatamente sanitarie, per rivalutare altre voci sulla riabilitazione e prevenzione terziaria. In questo modo si può costruire un percorso che renda le terme parte integrante del servizio sanitario nazionale. Abbiamo un tavolo aperto con Federterme, in cui stiamo condividendo un percorso per identificare le prestazioni che le terme possono offrire in un sistema di valutazione del territorio dal punto di vista dell'assistenza sanitaria. Le aziende termali dovranno comunque avere l'accreditamento istituzionale da parte delle Regioni''.

http://www.federterme.it/news.asp?83460

http://www.comunitermali-ancot.it/

TREKKING URBANO Domenica 31 ottobre sarà la giornata del “Trekking urbano”, la festa del turismo sportivo in città, giunta quest’anno alla settima edizione. Nato a Siena nel 2001, il Trekking Urbano è diventato l’occasione per visitare luoghi segreti e monumenti dimenticati per un numero sempre crescente di città che, grazie alla collaborazione tra Amministrazioni Comunali e l’Associazione Guide Turistiche, propongono un nuovo modo di fare turismo sostenibile: lento, lontano dai circuiti affollati del turismo di massa, cammina verso le parti più vissute dai residenti per scoprire opere d'arte, panorami e sapori autentici. Adatto per l'inverno e i periodi in cui gli amanti del trekking devono rinunciare alle passeggiate in campagna, favorisce la destagionalizzazione e il decentramento dei flussi turistici; per i residenti è uno stile di vita salutare e un modo per riappropriarsi del luogo in cui si abita. È un’attività inclusiva e ricreativa, adatta a tutti perché modulabile: dai 20 minuti al giorno di camminata a passo sostenuto (raccomandati dall’OMS) fino a diventare uno sport intenso, sia nella durata che nella difficoltà dei percorsi proposti. A oggi sono 31 le città italiane impegnate nella diffusione del trekking urbano, con una serie di iniziative e proposte diversificate: esperienze di trekking urbano a tema, depliant che illustrano percorsi da fare tutto l'anno o segnaletiche specifiche per quelli che si vogliono cimentare in itinerari decisamente fuori dagli schemi. C'è persino chi, come le guide turistiche di Siena, propone un trekking notturno alla scoperta dei momenti e dei luoghi più romantici. “La giornata nazionale del trekking urbano - afferma Donatella Cinelli Colombini, assessore al Turismo del Comune di Siena - è il primo passo verso la realizzazione di percorsi stabili capaci di migliorare lo stile di vita dei residenti, decongestionare dai turisti le aree monumentali e permettere una comprensione più lenta, profonda e partecipata delle città d'arte”.

http://www. trekkingurbano.info


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FIERE CONVEGNI a cura della redazione

CONGRESSO OTODI (ORTOPEDICI OSPEDALIERI TRAUMATOLOGI) TOSCANA LA PATOLOGIA TRAUMATICA E DEGENERATIVA DELL'ARTO SUPERIORE 24 - 25 settembre, Portoferrario (LI) Inquadramento, trattamento e riabilitazione delle principali fratture: terzo superiore omero, gomito, polso. La Riabilitazione nelle protesi e nelle fratture di spalla. La Riabilitazione dell'Arto superiore in acqua. La protesizzazione di spalla, gomito, polso e mano: indicazione e limiti.

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XXVII CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DELL'IPERTENSIONE ARTERIOSA 30 settembre – 3 ottobre, Roma Il Consiglio Direttivo ha già iniziato a lavorare sul programma che si baserà come di consueto su simposi congiunti con società scientifiche affini, messe a punto su temi di attualità, discussioni di casi clinici e programmi educazionali. È intenzione del Consiglio Direttivo coinvolgere nel programma anche prestigiosi relatori stranieri che diano al Congresso quella nota di internazionalità che non è mai mancata in passato e che ben si addice a una Società che annovera tra i suoi Soci alcuni tra i più eminenti cultori della materia, a livello mondiale. Il programma preliminare sarà disponibile entro i primi giorni di agosto.

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III CONGRESSO COMUNE SFMS (SOCIETÀ FRANCESE TRAUMATOLOGIA DELLO SPORT) & SFTS (SOCIETÀ FRANCESE MEDICINA DELLO SPORT) 30 settembre – 2 ottobre, Parigi Dopo il successo delle precedenti edizioni, si rinnova l’appuntamento delle due società professionali francesi, per l’aggiornamento, la formazione e l’informazione di tutti gli operatori sanitari interessati allo sport e all’attività fisica. Comune sessioni plenarie saranno dedicate allo sport per i paraplegici, alle tendinopatie in atleti veterani e al controverso utilizzo delle ecografie nella traumatologia sportiva. Programmi scientifici specifici di entrambe le società si occuperanno di crescita e colonna vertebrale e dell'esercizio fisico e il calore. Ci saranno sessioni dedicate a tutti gli operatori sanitari coinvolti nelle attività motorie e sportive: massaggiatori, fisioterapisti, allenatori sportivi, preparatori atletici, dietologi, pediatri e infermieri, che parteciperanno e condurranno seminari specificamente dedicati alla loro pratica. Il programma definitivo sarà pubblicato online a breve.

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FIERE CONVEGNI a cura della redazione

XII CONGRESSO NAZIONALE ANSISA (ASSOCIAZIONE NAZIONALE SPECIALISTI IN SCIENZA DELL’ALIMENTAZIONE) 1 e 2 ottobre, Torino NUTRIZIONE, MALASSORBIMENTI, INTOLLERANZE ALIMENTARI: dalla celiachia alle tossinfezioni, il corretto approccio clinico terapeutico. In programma: Celiachia, epidemiologia, clinica e approcci terapeutici a confronto. La dieta senza glutine, l’educazione alimentare, la relazione medico-paziente come fattore protettivo, Future terapie alternative alla dieta senza glutine. Patologie gastrointestinali fra malassorbimenti e tossinfezioni, l’intestino irritabile, malattie infiammatorie croniche intestinali

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CARDIOLOGIA CLINICA 2010 8 ottobre, Roma La sesta edizione dell'annuale appuntamento dedicato alla riabilitazione cardiologica vuole affrontare un percorso che parte dall'aterosclerosi e dalle patologie a essa correlate, affronta le tematiche di riabilitazione cardiologica nel paziente anziano scompensato e nel paziente sottoposto a ptca ed esamina infine il ruolo dell'ecocardiografia nel monitoraggio del paziente in riabilitazione cardiologica e nella valutazione pre e post operatoria del paziente valvulopatico, del paziente sottoposto a ptca o con anomalia del vaso aortico. Obiettivi: acquisire conoscenze teoriche in fisiopatologia e diagnostica delle principali patologie cardiache di interesse riabilitativo e conoscenze pratiche nei principali protocolli di riabilitazione cardiologia.

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IL RUOLO DELLA TERAPIA MANUALE NELLE PATOLOGIE ARTICOLARI E TENDINEE 2 - 3 ottobre, Rezzato (BS) L’VIII Congresso Nazionale GTM è finalizzato alla conoscenza delle più recenti evidenze sull'approccio manuale e tramite esercizio terapeutico delle patologie articolari e tendinee. Saranno presenti relatori internazionali che presenteranno le loro ricerche e pubblicazioni riguardo: la catena cinetica aperta e chiusa dopo intervento di ricostruzione del LCA; i diversi protocolli terapeutici seguenti l'acromionplastica e la sutura della cuffia dei rotatori; il trattamento della Frozen shoulder (2009); diverse tecniche chirurgiche utilizzate per le protesi d'anca e ginocchio in ottica riabilitativa; altre patologie articolari e tendinee nell'ambito della terapia manuale.Tre workshop saranno, invece, delle dimostrazioni pratiche di come individuare, valutare e trattare, dalla prima giornata alla ripresa delle normali attività o delle competizioni sportive, delle patologie presentate nella prima giornata congressuale.

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Allenamento

Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! FITNESS & BODY BUILDING

99 ESERCIZI ADDOMINALI

La terza edizione, completamente aggiornata, del libro che ha formato intere generazioni di professionisti del fitness. Dall’anatomia funzionale dell’apparato locomotore alla fisiologia muscolare, fino alla biomeccanica degli esercizi; in questo volume il futuro istruttore troverà tutte le nozioni indispensabili, arricchite di 120 disegni e oltre 400 foto a colori.

Il volume è utile per comprendere a fondo l’anatomia, la funzione e la cinesiologia dei muscoli addominali e per imparare a valutare la loro forza. In più, un’interessante classificazione degli esercizi e un intero capitolo dedicato agli errori di esecuzione.

Alessandro Lanzani Alea Edizioni 2004 pag. 360 - Euro 45

Giulio Sergio Roi e Rachele Groppi Alea Edizioni 2001 pag. 128 - Euro 21

MANUALE DI CARDIOFITNESS

LIPOCARDIOFITNESS

Il volume tratta in modo approfondito il cardiofitness nei suoi diversi aspetti: dall’anatomia e fisiologia, ai metabolismi energetici e alla biomeccanica muscolare, per poi addentrarsi nello specifico del training cardiovascolare. Abbraccia l’attività indoor e outdoor, l’utilizzo dei simulatori aerobici e il monitoraggio della frequenza cardiaca.

Perdere peso è il diktat della maggior parte dei frequentatori dei centri fitness. L’autore fornisce gli strumenti per rispondere a questa richiesta: analisi del tessuto adiposo e del metabolismo muscolare, metodologia dell’allenamento con attrezzature cardiovascolari e isotoniche, test di controllo.

Giulio Sergio Roi Alea Edizioni 2004 pag. 238 - Euro 35

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L'ALLENAMENTO DELLA MOBILITÀ DELL'APPARATO LOCOMOTORE.

STRETCHING Non più allungamento muscolare, ma miglioramento della mobilità di tutte le componenti dell’apparato locomotore. Partendo da questa convinzione gli autori riprendono i principi teorici dello stretching, propongono test di valutazione e una lunga serie di esercizi suddivisi per attività sportiva. Francesco Capobianco Alessandro Lanzani, Alea Edizioni - pag. 224 Euro 21

RICERCHE E APPLICAZIONI PRATICHE Un valido sussidio per chi si occupa di mobilità articolare e di flessibilità muscolo-tendinea. Un utile strumento operativo per la creazione di tabelle di allenamento personalizzate. I capitoli dedicati alla ricerca applicata all'allenamento permettono di approfondire la valutazione funzionale dell'individuo. Massimiliano Gollin Alea Edizioni 2009 pag. 148 - Euro 25

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IPERTROFIA MUSCOLARE

Rivolto a quanti vogliono programmare un’attività finalizzata al miglioramento dell’aspetto, fornisce metodi d’allenamento, suggerimenti alimentari e di postura, consigli estetici. Ogni nozione è basata su uno studio approfondito e sul continuo confronto con l’applicazione pratica.

Come si costruisce una tabella d’allenamento personalizzata? Il libro fornisce un’esauriente risposta a questa domanda analizzando i principi della programmazione e periodizzazione, le fasi dell’allenamento e le caratteristiche biomeccaniche di numerosi esercizi tipici dell’allenamento in palestra.

Roberto Tarullo Alea Edizioni 2001 pag. 160 Euro 24

Claudio Suardi Alea Edizioni 2000 pag. 208 Euro 26

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CARDIOLOGIA E FITNESS

Il testo propone tecniche manuali per il trattamento efficace della micro-traumatologia dei tessuti molli nello sportivo. I capitoli a carattere puramente pratico descrivono la conformazione dei tessuti connettivi, le interazioni tra il danno tessutale, l’infiammazione e gli eventi riparativi.

Partendo dai fondamenti della fisiologia cardiovascolare, l’autore accompagna il lettore dalla pratica clinica alla valutazione funzionale e psicosomatica del cardiopatico e alla periodizzazione dell’allenamento, spiegando con precisione gli effetti della terapia farmacologica sulla performance.

Roberto Dagani Alea Edizioni 2002 pag. 128 - Euro 21

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FISIOLOGIA APPLICATA AL FITNESS TRATTAMENO MIOFASCIALE PER LO SPORTIVO

Il manuale affronta in maniera concisa ma esaustiva la fisiologia del corpo umano, con particolare riferimento all’influenza dell’esercizio fisico su organi e apparati. Il manuale è anche uno strumento didattico e di autovalutazione per il professionista del fitness e costituisce strumento fondamentale per la programmazione del training.

Il manuale espone in maniera chiara ed esaustiva le tecniche manuali per il detensionamento miofasciale a indirizzo sportivo. L’ampia documentazione iconografica chiarisce ogni dettaglio di posizionamento e intensità del massaggio.

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Roberto Dagani Alea Edizioni 2005 pag. 128 - Euro 21

Un metodo che consente di appropriarsi della materia trattata in modo veloce, coerente e duttile allo stesso tempo, attraverso domande diversificate, piccoli trabocchetti logici, immagini con didascalie incomplete. Un efficiente mezzo di verifica che, dove evidenzia lacune di conoscenza, permette subito di colmarle, grazie alle informazioni mirate e accurate che corredano le risposte. In ogni volume: 100 quiz di anatomia e biomeccanica dell’apparato locomotore, 400 risposte e 400 commenti alle risposte.

FITNESS TERAPIA - 2 VOLUMI Il movimento è un farmaco naturale contro molte patologie cronico-degenerative. Partendo da questa convinzione i volumi propongono protocolli di lavoro e metodi di allenamento adeguati ai soggetti affetti dalle più comuni patologie.

VOLUME 1 Ipertensione - Patologie respiratorie ostruttive croniche - Low back pain Obesità - Patologie cardiache infantili

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L’ESERCIZIO ISOCINETICO

Coronaropatie - Artrite reumatoide Patologie renali - Gravidanza - Fibrosi cistica Alea Edizioni 1999/2000 - pag. 144 Ogni volume Euro 24

Il manuale dopo alcuni cenni di anatomia e fisiologia muscolare, analizza i vari tipi di contrazione e tutti gli aspetti dell’esercizio isocinetico con i relativi protocolli di test e allenamento nel soggetto sano, nell’atleta e nel soggetto patologico, sia a scopo valutativo che rieducativo, con esemplificazioni riportate in appendice.

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G. S. Roi, S. Respizzi, P. Buselli Alea Edizioni 2a edizione 1998 - Pag. 160 - Euro 26

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Salute e rehab

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In ognuno dei 5 volumi si inquadrano le principali patologie dell’apparato locomotore. Per ognuna di esse sono de-scritti anamnesi ed esame obiettivo motorio, sono individuati i traguardi da raggiungere, sono tracciate le linee gui-da del protocollo di lavoro attraverso gli esercizi consigliati e quelli da evitare

Il volume affronta il tema del mal di schiena in modo davvero esaustivo. Nella prima sezione guida il lettore al corretto utilizzo della colonna nella vita quotidiana e nella pratica sportiva. La seconda parte raccoglie invece approfondimenti sulle patologie e sui meccanismi del dolore lombare.

VOLUME 1: Sindrome della schiena dritta e scoliosi – Spondilolisi con listesi – Agenesia del pettorale – Lussazione acromion claveare – Cifosi e petto carenato – Petto scavato – Paralisi ostetrica – Poliomielite – Frattura di calcagno – Frattura di gomito – schiacciamento di un disco intervertebrale – Artrosi d’anca – Lussazione di spalla – Rottura del retto femorale Alessandro Lanzani - 1994

VOLUME 2: Calcificazione del tendine del sovraspinato - Correzione di varismo tibiale Grave artrosi vertebrale - Strabismo di rotula Ernia del disco in un culturista - Periartrite scapolo omerale - Artrosi di spalla grave Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale Rifrattura di gamba - Dismetria degli arti inferiori - Rettificazione del tratto cervicale - Ginocchio recurvato - Ernia discale intraspongiosa - Piede cavo - Artrosi d’anca - Pseudoartrosi

Alessandro Lanzani - 1997

VOLUME 3: Rottura del menisco del ginocchio - Weight lifters syndrome - Condropatia di rotula Lombalgia in discopatia L5-S1 - Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio - Recidiva di distorsione della caviglia - Pubalgia - Instabilità di spalla - Postumi di frattura di gomito - Distorsione della colonna cervicale - Frattura di omero in un body builder - Piede piatto - Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale - Rottura del tendine d’Achille - Calcificazioni della tibiotarsica

Claudio Corno Alea Edizioni 2001 pag. 256 - Euro 26

IL DOLORE CERVICALE Il manuale offre un’ampia panoramica delle patologie più comuni nell’individuo adulto: la cervicalgia. Il volume è diviso in tre parti: la prima, dedicata all’anatomia, alla fisiologia articolare e alla biomeccanica del tratto cervicale. La seconda, dedicata alle sindromi dolorose più comuni. Infine la terza parte che comprende alcune schede pratiche di utilizzo in palestra contenenti gli esercizi più idonei in relazione alla sintomatologia dolorosa. Claudio Corno Alea Edizioni 2003 pag. 128 Euro 21

IL CORPO INDIVISIBILE

Riccardo Gambaretti - 1998

La vecchiaia non è una malattia. La ginnastica per anziani non è uno sport. L’autore psicomotricista Giovanni Ghidini illustra come strutturare un corso di ginnastica per la terza età muovendosi fra fisiologia ed emotività, anatomia e psicologia motivazionale, rieducazione funzionale e programmazione dell’attività.

VOLUME 4: Doppia frattura vertebrale da schiacciamento - Frattura con deformazione a cuneo di L1 - Rachi-schisi cervicale Emilombarizzazione subtotale di S1- Rottura e sintesi del tendine rotuleo - Doppia spondilolistesi con artrosi vertebrale - Grave artrosi di ginocchio - Ipertrofia reattiva delle spine tibiali Rettificazione cervicale con grave artrosi - Lacerazione del tendine distale del bicipite brachiale Frattura di clavicola - Conflitto subacromiale in donna anziana - Rifrattura di ulna - Osteotomia di bacino in artrosi d’anca - Lesione dei legamenti della caviglia

Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani Alea Edizioni pag. 112 – Euro 21

Edoardo Lanzani - 1998

CRESCERE CON LO SPORT

VOLUME 5: Concussione coxofemorale e postumi da trauma - Calcificazione sottodeltoidea in periartrite scapolo omerale - Degenerazione del sovraspinato -Frattura tipo colles di radio Protrusione discale L5 - S1 - Rettificazione del tratto lombare in soggetto giovane - Ernia espulsa L3 - L4 - Frattura comminuta di tibia Polifrattura costale e frattura clavicolare Sindrome cervicale del manager stressato Frattura del malleolo esterno - Spalla del tennista - Modificazione a cuneo del passaggio lombosacrale - Frattura esposta di gamba - Os acetaboli - Pinzatura del tendine del sovraspinato

Davide Fogliadini, Alessandro Lanzani - 2005

Le attività fisiche praticate in età giovanile contribuiscono allo sviluppo armonico dell’organismo, a patto che l’attività mo-toria sia corretta e adeguata alle caratteristiche psicofisiche del ragazzo e alla sua particolare fase evolutiva. Il volume vuole essere un supporto a completamento del bagaglio tecnico e professionale di ciascun operatore sportivo che si trova a contatto con la realtà dell’allenamento giovanile. Antonio Maone Alea Edizioni 2000 Pag. 160 - Euro 26

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