FitMed n°11/2011

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Fit med

online

Anno 3 numero 11 - novembre

La rivista online per i professionisti del settore

Speciale

Lo sviluppo della flessibilità in età evolutiva

Mobilità Stretching La mobilità dell’apparato locomotore Terza età. La questione della mobilità nel metodo psicomotorio Valgus collapse e drop vertical jump test

Sovraccarico funzionale della spalla nel windsurf e taping kinesiologico

Amarcord


ANNO 3 N°11 NOVEMBRE 2011 Fitmed online è una rivista mensile di aggiornamento che si rivolge a imprenditori, manager, opinion leader, professionisti che operano nel mondo del fitness, benessere, prevenzione e salute. Propone articoli riguardanti metodiche di allenamento, rieducazione funzionale, alimentazione, prevenzione e benessere, marketing e management. Editore Alea Edizioni di Alessandro Lanzani via G. Sapeto, 5 - 20123 Milano Redazione e uffici via P. Orseolo, 3 - 20144 Milano tel. 0258112828 - fax 0258111116 fitmed@professionefitness.com redazione@professionefitness.com Direttore responsabile Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com

WWW.PROFESSIONEFITNESS.COM Alea edizioni è una casa editrice specializzata in libri di finess, be-nessere e rieducazione funzionale, con più di 50 titoli a catalogo. Da oltre 25 anni la Scuola di Professione Fitness con i suoi corsi, master e stage ha contribuito alla formazione e all’aggiornamento di migliaia di operatori del settore, mettendo a loro disposizione un corpo docente selezionato e altamente qualificato. Rilascia diplomi e attestati di partecipazione accredidati dall’UISP Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

Redazione Mia Dell’Agnello mia@professionefitness.com - int. 212 Progetto grafico Stefano Frattallone Impaginazione Anita Lavoce Pubblicità Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com Hanno collaborato a questo numero Massimiliano Gollin, Francesco Capobianco, Antonio Maone, Giovanni Ghidini, Rosario Bellia, Rosario D'Onofrio, Antonio Pintus , Michele Marzullo Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 578 del 20.12.93. L’Editore e l’autore non potranno in alcun modo essere responsabili per incidenti o danni provocati dall’uso improprio delle informazioni o delle immagini contenute nel materiale ricevuto; inoltre non necessariamente le opinioni pubblicate rispecchiano il pensiero dell’editore. Il materiale (testi, immagini e disegni) pervenuto in redazione non verrà restituito, anche se non pubblicato e viene considerato libero da diritti. La riproduzione del materiale apparso su Fitmed online in qualsiasi forma e per qualsiasi scopo non è consentita se non dietro richiesta scritta e firmata dal direttore responsabile e dall’editore. Per eventuali controversie il Foro di competenza è quello di Milano.

Gestione dati digitali Lidia Di Giovanni ldigiovanni@professionefitness.com - int. 218 Amministrazione Luciana Iritano liritano@professionefitness.com - int. 219 La Scuola di Professione Fitness Francesco Capobianco fcapobianco@professionefitness.com - int. 217

LE AZIENDE CHE HANNO PARTECIPATO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO Tram edizioni

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Sommario

Sommario

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CORSI DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

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NEWS

COMMUNITY BUSINESS 4

AMARCORD di Mia Dell’Agnello

SPECIALE RESISTENZA 8

LA MOBILITÀ DELL’APPARATO LOCOMOTORE. Generalità di Massimiliano Gollin

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STRETCHING

sommario

RUBRICHE

di Francesco Capobianco e Alessandro Lanzani

19

LO SVILUPPO DELLA FLESSIBILITÀ IN ETÀ EVOLUTIVA di Antonio Maone

22

TERZA ETÀ. La questione della mobilità nel metodo psicomotorio di Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani

ALLENAMENTO E REHAB 26

SOVRACCARICO FUNZIONALE della spalla nel windsurf e TAPING KINESIOLOGICO di Rosario Bellia

32

VALGUS COLLAPSE E DROP VERTICAL JUMP TEST di Rosario D'Onofrio, Antonio Pintus, Michele Marzullo


community business

a cura della redazione

di Mia Dell’Agnello mia@professionefitness.com

ppartengo a quella numerosa popolazione di ex sportivi che ha ceduto al lavoro e alla famiglia il tempo per praticare un po’ di attività fisica, ma ha serbato la coscienza di quanto ci si senta bene dopo una sgambata o una nuotata. Dopo aver tergiversato per anni cercando di incanalare i miei sensi di colpa in sedute di pseudo jogging, molto spesso ostacolate dal meteo, dalle cattive condizioni ambientali (Milano!) e dalla generale fatica del vivere, decido di iscrivermi in palestra. Beh, a dire il vero non è stato così immediato: diciamo che un’offerta promozionale di Groupon e la complicità di un’amica hanno fatto la differenza. Groupon è uno di quei portali che consentono di effettuare

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acquisti di gruppo di prodotti e/o servizi diversificati a un prezzo scontato rispetto al valore reale. La palestra in promozione si trova proprio vicino a casa, è molto grande e sulla carta offre tutti i servizi che uno potrebbe desiderare da un moderno centro fitness, pardon wellness (o forse nothingness?): enorme sala pesi, diverse sale corsi con una programmazione fittissima, sauna, bagno turco, idromassaggi, piscina... Il costo dell’abbonamento per 12 mesi è di 499 euro e può anche essere utilizzato da 2 persone, 6 mesi ciascuna. Se a questa cifra aggiungiamo 60 euro di tassa d’iscrizione siamo a 310 euro per un abbonamento semestrale open, dalle 7 di mattina alle 23, sabato e domeni-

ca inclusi: wow! Lo start up non è così immediato e infatti passano un paio di settimane dall’acquisto (fatto on line) a quando io e la mia amica ci presentiamo in palestra, con il nostro coupon e il certificato medico. Sono le 11,30 di mattina e c’è già un bel viavai. Noi ci siamo portate tutto l’occorrente per iniziare la nostra nuova attività: scarpe, tuta, asciugamani. Siamo determinate, ma non abbiamo tenuto conto delle procedure burocratiche. Passiamo prima alla reception, consegniamo coupon e documenti, recitiamo i nostri dati anagrafici al diligentissimo boy che, dopo aver sbrigato le sue pratiche, ci fa accomodare sui “divanetti”. Da lì, un altro boy ci invita al tour della palestra e


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link

quindi ci prega di seguirlo nel suo ufficio, dove ci attende un’altra compilazione di fogli, con il contratto e il regolamento da firmare. Nel frattempo ci spiega che, se vogliamo, possiamo pagare altri 90 euro, di cui 60 per fare la visita medica e 30 per avere 3 sedute con il personal trainer. Ma noi il certificato medico l’abbiamo già e quindi si volatilizza anche l’offerta del personal trainer. A questo punto mi sorge un dubbio, ma so che è solo uno scrupolo, una domanda oziosa, comunque la faccio lo stesso: “C’è qualcuno in sala pesi che ci prepara una scheda per cominciare?”. Il boy numero 2 mi guarda come se gli avessi chiesto se in sala c’è qualcuno che può tagliarmi i peli del naso e mi dice: “Ma certo che no! Voi potete seguire i corsi di gruppo, lì c’è l’istruttore; in sala pesi potete andare, ma la scheda di allenamento la deve preparare un personal trainer!” Io insisto, veramente sbigottita “ma come… da quando funziona così?” “Ma da sempre!”, risponde lui. Allora mi impunto, perché io in un certo senso sono del mestiere “Eh no, scusa, ma prima non era così!”. E lui: “Allora diciamo che adesso abbiamo deciso che non è più co-

sì!”. Appunto. Sconsolante, ma non mi faccio fregare ora che, dopo anni di rimuginio, sono qui, con il mio bell’abbonamento attivato! Anzi, sento di dover rincuorare anche la mia amica, così le dico: “non ti preoccupare, te la preparo io una scheda di allenamento!” in fondo dovrò solo rispolverare le mie conoscenze… Ma continuo a pensare a una sala pesi senza istruttori… non mi par vero… “Scusa, ma se qualcuno fa degli esercizi sbagliati e magari si fa male?” “Vabbè, per quello c’è un assistente di sala, che controlla”. Ah ecco, ora è l’assistente di sala, un po’ come quello di volo, che magari ti indica anche le uscite di sicurezza. Nel frattempo il ragazzo finisce di preparare gli incartamenti e io a questo punto fremo di trepidazione, ma lui sorride e dice “Prego, accomodatevi sui divanetti: una collega sarà presto da voi!”. Maledetti divanetti. Attendiamo ancora 5 minuti, finché la collega ci invita nel suo ufficio. Sta per chiederci di nuovo i dati, ma un moto d’imbarazzo la trattiene e ci confida che ora possiamo dire solo i nostri cognomi. Tutta fiera, verifica il resto dell’anagrafica al computer e ci stampa i tesserini. Ora è il momento

dell’offerta strepitosa: solo per qualche giorno un nostro familiare o amico potrà usufruire della nostra stessa agevolazione, ma con uno sconto addizionale di 100 euro, ovvero: 399 euro + 60 di iscrizione per un abbonamento annuale open! Me lo faccio ripetere perché non ci credo, così lei lo scrive sul foglio che ha davanti e che poi mi consegna. Sono basita: ma le cose vanno così male, allora? Eppure non si direbbe: tre persone per completare un’iscrizione già effettuata on line… Mah. Nel frattempo si è fatto tardi, è passata più di un’ora da quando abbiamo varcato la soglia del centro fitness, ovvero il tempo a nostra disposizione per l’allenamento. La mia amica prende la sua borsina fitness, mi saluta e se ne va. Io non mollo: volevo ricominciare oggi e oggi ricomincio, anche se ho poco tempo. Gli spogliatoi sono enormi, con file e file di armadietti a disposizione: peccato che le docce siano fredde! Le signore si lamentano, ma dicono che la caldaia si sia guastata… Pazienza, mi farò la doccia a casa. Mi cambio e vado. Una sala pesi enorme, piena di macchine di ogni tipo. Istruttori: neanche l’ombra. Decido di fare una lezione di gruppo,


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giusto per partire soft: ce ne sono tre in programma, basta scegliere! Gli istruttori sono in postazione, ognuno nella sua sala corsi, peccato che non ci sia neanche un allievo! E così mi defilo anch’io: una lezione di aerobica o di spinning da sola… te la vedi la tristezza? Bene, non importa! Si è liberato un tapis roulant, quindi mi ci fiondo. Poi ho in mente un programmino interval training leggero, così, poche stazioni, lavoro sui grandi gruppi muscolari, esercizi poliarticolari… E intanto osservo. Una signora in piedi davanti alla lat machine si è appesa alla sbarra e, con le gambe e le braccia belle tese, flette il busto in avanti e ritorna su, soffiando e sbuffando come una locomotiva: ma povera schiena! Un anziano, ma anziano per davvero, ha deciso di farsi tutto il circuito Selection, proprio stamattina, e ora si accanisce sulla shoulder press. Ha selezionato un peso chiaramente esagerato per lui, ma non ne vuole sapere di arrendersi: rosso come un pomodoro, le vene gonfie, il viso contratto in una smorfia di massimo sforzo. Mi sembra di sentire la sua dentiera scricchiolare nella morsa serrata della mandibola. Si aggrappa alle maniglie e spinge con tutto quello che ha a disposizione: inarca la schiena, si

solleva dal sedile puntando i piedi. Il pacco pesi viene abbandonato a metà corsa e cade con un rumore orrendo che fa sobbalzare tutti i presenti, ma lui indefesso ricomincia e via! un altro SBAAANG rieccheggia, terribile premonitore di sciagure. Invece niente: il nonnetto è sopravvissuto, anche questa volta. In compenso, l’istruttore non è comparso, neanche al richiamo di un rumore così, diciamo, sospetto. Io ho finito il mio allenamento e me ne vado, scivolando via in quel deserto di corpi, senza neanche sentire il bisogno di salutare qualcuno.

AMARCORD Anche quando io lavoravo in palestra c’era il nonnetto. Lo chiamavamo Capitan Trombetta, perché ogni volta che si cimentava con gli esercizi addominali scorreggiava rumorosamente. Lui ci rideva e anzi, questa sua ironia aveva portato una nuova confidenza in palestra, che aveva contagiato tutti quanti. Non c’erano hostess, né consulenti di vendita, ma solo la ragazza che stava alla reception: con lei il nuovo cliente faceva “il giro” della palestra e poi compilava il foglio di iscrizione, mentre lei preparava la tessera. Un quarto d’ora al massimo e fine

delle pratiche. Gli istruttori in sala pesi c’erano sempre, e il loro numero era in base al numero di frequentatori: al mattino uno, due nella pausa pranzo e nelle ore serali erano quattro, di cui uno era un fisioterapista. Non c’erano personal trainer, né wellness trainer, né assistenti di sala. C’erano le schede prestampate, è vero, ma spesso erano solo un punto di partenza su cui costruire dei moduli personalizzati. Gli istruttori parlavano con le persone, non necessariamente di allenamento, anzi: parlava proprio di tutto. Intessevano relazioni. Peccato che poi qualcuno ha cominciato a chiamarli “centri di costo”. Mi ero ripromessa di non fare l’”amarcord”, la nostalgica, quella che “si stava meglio prima”, che per di più non è proprio nella mia natura. È che proprio non ce la faccio. Perché, fra l’altro, la palestra che ora frequento è la stessa in cui lavoravo, circa vent’anni or sono: mannaggia alla vecchiaia!


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LA BIBLIOTECA DI “I QUADERNI DI I QUADERNI DI n° 19 - Allenamento Sull’apprendimento motorio degli esercizi di Body-building di JIMMY PEDEMONTE Impugnare gli attrezzi tradizionali del Prof. ANGELO CASTIGLIONI Il principio dell’adattamento progressivo di NUCCIO RUBERA Analisi di tre aspetti importanti della forza del Prof. ARMANDO FUCCI L’allenamento isometrico del Prof. ARMANDO FUCCI Deadlift di NICOLA CAMERA Il sistema a frequenza multipla di FRANCESCO CURRÒ Body-building & allungamenti miofasciali di NICOLA DACOMO

I QUADERNI DI n° 7 - Allenamento Le colonne d’Ercole di MARCO NERI e ARMANDO DEFANT Srl Andrea’s biceps Editrice di TIBERIO FRANCHI Tricipiti da bovi di ANGELO GIORNO Push it! di PIERO NOCERINO Tom Platz e i suoi pettorali di MARCO BECHINI L’allenamento del petto di EROS SAMMARTINO Rock Hard Abdominals di ALESSANDRO PELLACANI e COSTANTINO BERTUCELLI Addominali e falsi miti di VANNI SACCON Ciao deltoide di ANGELO GIORNO Come costruire dei deltoidi vincenti del Dott. MASSIMO SPATTINI Dorsali a volare del Dott. MARCO NERI I dorsali. Proposta d’allenamento per atleti hard-gainers avanzati di MARCO BECHINI

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I QUADERNI DI n° 20 - Allenamento War of delts di RAFFAELE MORANDINI Il successo sta sulle spalle di JIMMY PEDEMONTE Il muscolo più amato dagli italiani di COSTANTINO BERTUCELLI e ALESSANDRO PELLACANI Allenamento della schiena di MAURO SARNI Allenamento della schiena di ENZO FERRARI Bicipiti come colline di GINO BARZACCHI Fast Abs di RAFFAELE MORANDINI Sù le gambe di CRISTIANA CASONI In gamb...issima! di FRANCESCO CURRÒ Come costruire un quadricipite fantastico senza lo squat di JOHNNY BLOISI Rocky Calves di RAFFAELE MORANDINI

21 26 34

I QUADERNI DI 8 - Allenamento

39 44

9 13 15 18 19 22 25 30 32 35

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Azione muscolare concentrica del Prof. ARMANDO FUCCI Parola di Verchoshansky di ANGELO GIORNO Difetti intrinseci delle presse nell’uso per il potenziamento degli arti inferiori del Prof. ANGELO CASTIGLIONI BIOMECCANICA IN PALESTRA Pre-allungamento e pre-accorciamento di DARIO SORARÙ L’angolo di lavoro di DARIO SORARÙ Il lavoro negli esercizi monoarticolari di DARIO SORARÙ Il lavoro negli esercizi poliarticolari di DARIO SORARÙ Le macchine semplici di DARIO SORARÙ Le macchine isotoniche di DARIO SORARÙ

DOSSIER NATURAL “Super sostanze” e “Psyco-Muscle Training” del Dott. ALESSANDRO GELLI Questione di personalità del Dott. FRANCESCO TODDE Una preparazione H/P del Prof. ROBERTO CALCAGNO DOSSIER INVERNO Che la “massa” sia con noi di MARCO NERI e MAX MAFFUCCI Inverno vs. Termogenesi del Dott. ALESSANDRO VIANELLO Manualetto su come... perdere le gare di CLAUDIO CARELLA DOSSIER ESTATE Sole, mare e ... adipociti di VANNI SACCON Muscoli in ferie di RAFFAELE MORANDINI L’estate a tavolaGli errori più comuni nelle del Dott. ALESSANDRO VIANELLO del Prof. MASSIMO GUGLIELMI

25 29 32

I QUADERNI DI n° 9 - Allenamento

36 41

19

28 33

42

E dL’allenamento i t r i c e in pratica del Prof. ROBERTO CALCAGNO Settembre andiamo, tempo di “ingrossare”… del Prof. MASSIMO GUGLIELMI 36 Periodizziamo la massa Come migliorare del le aree carenti GUGLIELMI 3 Prof. MASSIMO 43 di PIERLUIGI FASSETTA Duri a morire 5 di ANGELO GIORNO I veri esercizi base 8 di JIMMY PEDEMONTE Riflessioni su temi di ipertrofia muscolare 12 di ALESSANDRO AMMASSARI Processi di recupero e rigenerazione nell’allenamento 18 di PIER ANTONIO DELL’AMICO Occhio al tempo! 25 di ARMANDO FUCCI Training program Overtraining 30 di COSIMO ARUTA di RICCARDO UBALDINI Allenamento Dimagrire con dieta e peri-muscolare pesi. MARCELLO MORMINO Facile adidirlo, difficile a farlo 40 di ARMANDO FUCCI

I QUADERNI DI n° 2 - Allenamento

18 22 30 32 35 39

Nozioni di base sulla teoria dell’allenamento sportivo del Prof. ARMANDO FUCCI

3

Norme per l’allenamento giovanile nel body building di JIMMY PEDEMONTE

7

I QUADERNI DI 10 - Alimentazione

37

di MARCELLO TRAM SrlMORMINO

11

14

23

21

I QUADERNI DI n° 1 - Allenamento

Il carico di allenamento nel body building di SAMUELE MARCORA

Attenzione al concetto di “serie” di MASSIMILIANO MENCHI

36 39 44 palestre italiane 3

I QUADERNI DI n° 3 - Allenamento

6 14 20 25 29 44

14

High Intensity di UGO PERALDO

19

1a parte: Principi generali 2a parte: Braccia 3a parte: Torace 4a parte: Quadricipite femorale 5a parte: Dorsali

3 13 17 25 33

High Intensity & Big Wave di NICOLA CAMERA

42

Serie: proposte del Dott. FILIPPO MASSARONI

24

21

Periodizzazione dell’allenamento di LUCIO LANDUZZI

32

26

Ciclizzazione funzionale nel body building di JIMMY PEDEMONTE

4ª serie

28

TRAM

Fondamenti metodologici della periodizzazione dell’allenamento di JIMMY PEDEMONTE

32

Facciamo chiarezza del Prof. ARMANDO FUCCI Noterelle 18 di MARCELLO MORMINO La tecnica dell’esercizio nell’esercizio Srl 25 Edi dJIMMY i t rPEDEMONTE ice Tecniche di recupero nel body-building di ALESSANDRO PELLACANI 40 e del Prof. COSTANTINO BERTUCELLI La ruota del successo 44 Proteine: digestione di VANNI ed SACCON assorbimento 3 Un allenamento ciclico di RAFFAELE MORANDINI di PAOLO IANNETTONE Il ruolo degli aminoacidi a catena ramificata nella regolazione del metabolismo umano 13 del Dott. FULVIO FIORINI Il ruolo dei carboidrati come necessità energetica nell’attività fisica 20 del Prof. GIACOMO ZACCONE Il ruolo delle vitamine più importanti per il body-builder 27 di DANIELE RIZZO E la frutta quando? Sempre 31 di ANNA BARTOLINI 3 Fattori alimentari anti-tumore 38 di NICOLA CAMERA Il body-builder in off-season: 9 alimentazione e supplementazione 44 del Dott. MASSIMO MUSUMECI

35

3

Illustrazioni di VANNI SACCON

L’apporto calorico – Strategie & sinergie 3 di NICOLA CAMERA 7 chili in 7 mesi 16 di MARCELLO MORMINO Attenti alla fibra 21 di MARCO CERIANI A proposito di zuccheri 25 di MARCELLO MORMINO Master Aminoacid Pattern 29 di FILIPPO FORTUNA 2 mesi senza carne 36 Comportamento alimentare del Dott. ALESSANDRO GELLI di NICOLA CAMERA Allergie alimentari 40 Concetti di termochimica alimentare di NICOLA CAMERA del Dott. THEODORE J. BREMBOS e del Dott. MARCO DALLAPICCOLA Dieta: chiariamoci le idee di PIERLUIGI FASSETTA L’integrazione alimentare per Srldel pattern ormonale l’ottimizzazione d iMASSIMO t r i c eMUSUMECI delEDott. Alta definizione: i segreti di una dieta riuscita del Dott. PHILIPPE MORET La “qualità”Integrazione muscolare vincente 3 di RICCARDO UBALDINI di VITTORIO SCIALDONE La dieta pre-gara body-building Le prove di valutazione fisica:nel i test 8 del PELLACANI Prof. ROBERTO CALCAGNO di ALESSANDRO e COSTA BERTUCELLI Gli esami ematochimici 12 di PIERLUIGI FASSETTA Lo stress 15 di NICOLA CAMERA La ritenzione idrica 23 di PIER ANTONIO DELL’AMICO Funzione e metabolismo dell’Ormone dieta metabolica dellaLa crescita 26 delGIACOMO Dott. M. BRIGATTI del Prof. ZACCONE GH-peak 33 La dieta su misura del Dott. MASSIMO MUSUMECI di PIERLUIGI FASSETTA Aspetti attuali dell’iperplasia muscolare: miogenesi e fattori 38 Perfect diet di crescita del Dott. MASSIMOCOLOMBO SPATTINI di RENATO e del Prof. GIACOMO ZACCONE

I QUADERNI DI 11- Medicina dello sport n°

TRAM

I QUADERNI DI n° 4 - Alimentazione

Dentro le fibre 3 del Prof. GIACOMO ZACCONE I sistemi pilota nello sviluppo organico 8 di NICOLA CAMERA Cellule satellite & miogenesi 13 di NICOLA CAMERA Tante contrazioni un solo obiettivo 21 del Dott. ALESSANDRO LANZANI Il Principio di Henneman 25 di RICCARDO UBALDINI Biogenetica muscolare 31 di BRUNO DAVIDE BORDONI e IGOR FERRARINI Stimolazione e inibizione degli ormoni in rapporto all’esercizio intenso 35 del Prof. MASSIMO GUGLIELMI Ormoni: che cosa realmente sono? 40 Body-building & vitamine del Dott. TOMASO LEDER del Prof. MASSIMO GUGLIELMI Fenomenologia dell’ormone somatotropo 43 i no delle vitamine e dei minerali del Dott. ALDOTutti E. CALOGERO del Dott. ANDREA MARLIANI L’apporto del potassio per i culturisti di PIERLUIGI FASSETTA L’acqua del Prof. ROBERTO CALCAGNO FitnesStyle: & Fitness 3 Srl La Body-building ricarica dei carboidrati 5 E dROBERTO i Vita t r i CALCAGNO ce del Circuiti Prof. 8 Le Estate acque minerali L’allenamento 10 di NICOLA CAMERA in casa La Mountain Bike 12 Il frullato di CRISTINAdiTEDESCHI MARCELLO MORMINO Creatine approach Pesi & fitness: il “circuit training” in palestra del Dott. MASSIMO MUSUMECI di LUCIO LANDUZZI 14 Schede di allenamento: il seno 17 di ANTONELLA LIZZA L’estate addosso 21 di ANTONELLA LIZZA Sudare fa bene 29 di MONICA ALBERTI Le bevande isotoniche 35 di MARCO CERIANI 25 modi per ottimizzare la vostra dieta 39 di SILVIA ZANET Come realizzare il “rimbalzo glucidico” Disintossicarsi a tavola 42 Dott. PHILIPPE a cura del di “MEDI INFO” MORET Per imparare un nuovo modo Il riequilibrio idro-salinico nello sport di alimentarsi basta una settimana 45 di PIER ANTONIO DELL’AMICO a cura di “MEDI INFO”

I QUADERNI DI 17 - Alimentazione

I QUADERNI DI 16 - Alimentazione

10 17

n° 3

La programmazione del lavoro per i principianti del Prof. ARMANDO FUCCI

3ª serie

I QUADERNI DI 24 - Medicina dello sport n°

3 8

I QUADERNI DI 15 - Allenamento

15

La scheda di allenamento di RICCARDO UBALDINI Terminologia chinesiologica

3 6

Siamo proprioEsicuri d Teoria i tdir saperci i dell’allenamento c e allenare? 3 di MARCELLO MORMINO di MARCELLO MORMINO Come e perché ci si con le superserie 6 Il allena blocco ipertrofia di EMILIO THEY del Prof. ARMANDO FUCCI Viaggio intorno alla forza ipertrofia con tecniche 11 Il blocco intensive di ARMANDO FUCCI del Prof. ARMANDO FUCCI L’allenamento della forza Intensità per gli atleti intermedi di ENZO FERRARI di ANGELO GIORNO Criteri metodologici per lo sviluppo della forza massimale di COSTANTINO BERTUCELLI e ALESSANDRO PELLACANI Caffé per una lezione intensa del Dott. FILIPPO MASSARONI Come ottenere l’ipertrofia muscolare di ARMANDO FUCCI Peaking di PIER ANTONIO DELL’AMICO 3+1 di ANGELO GIORNO “Titan System” di NICOLA CAMERA

3 8

I QUADERNI DI 14 - Allenamento

17 20

TRAM SrlPORTA di FAUSTO

Tre serie insieme (€ 20,00)

3

15

The “Heavy-duty” System di FRANCESCO CURRO’ Heavy Duty 2

3 8

I QUADERNI DI n° 23 - Alimentazione

I QUADERNI DI n° 22 - Dossier

8 11

I QUADERNI DI 13 - Allenamento

3 13 17

Sì inviatemi: “I QUADERNI DI 1ª serie

I QUADERNI DI n° 21 - Biomeccanica

I QUADERNI DI 18 - Medicina dello sport

3 12 19 25 29 33 40

3 6 12

Dieta e body building di NICOLA CAMERA

18

Questione di metabolismo del Dott. MARCO NERI e del Dott. ANTONIO PAOLI

31

Il metabolismo dei muscoli del Dott. ANDREA DEFANT e del Dott. MARCO DALLAPICCOLA

35

Metabolismo e bioenergetica muscolare di NICOLA CAMERA

38

Massa muscolare: pianificare la dieta di PIERLUIGI FASSETTA

44

I QUADERNI DI 12 - Fitness n°

TRAM

I QUADERNI DI n° 5 - Alimentazione

Diuresi e ricambio idro-elettrolitico di NICOLA CAMERA

Risposta adattativa del muscolo all’esercizio fisico: nuovi risultati sperimentali 3 del Prof. GIACOMO ZACCONE La fatica nel body-building: sue basi e significati 8 di JIMMY PEDEMONTE L’indolenzimento muscolare ad insorgenza ritardata 11 di RICCARDO UBALDINI Le patologie muscolari (1) Sintomi, diagnosi e terapia 18 del Dott. STEFANO TRICARICO Le patologie muscolari (2) Cause e riabilitazione 24 del Prof. FRANCESCO TODDE La visualizzazione 30 del Dott. GIUSEPPE ROMBOLA’ Visualizzazione & “ferro” 34 di ENZO FERRARI Il paradosso “mente-corpo” alla base della performance vincente 37 di NICOLA CAMERA Mente: la risorsa inestinguibile 41 del Dott. VINCENZO CAPRIOLI

3 13 16 19 24 29

I QUADERNI DI n° 6 - Medicina dello sport

35 39

I muscoli 3 8 15

La ricostruzione del glicogeno nel muscolo scheletrico negli esercizi di potenza 21 del Prof. GIACOMO ZACCONE “Ricaricare” senza problemi di PIERLUIGI FASSETTA

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Integrare o non integrare? di MASSIMO GUASCO

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Via degli acidi tricarbossilici o “Ciclo di Krebs” di RICCARDO UBALDINI

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Il sistema muscolare del Dott. ANDREA MARLIANI Morfologia muscolare e sviluppo differenziato del Prof. ANGELO CASTIGLIONI Body building tra morfologia e fisiologia di MARCO CERIANI Biochimica dell’attività muscolare nel body builder del Dott. LUIGI BUTTURINI Analisi approfondita della contrazione muscolare del Prof. ARMANDO FUCCI Esercizio fisico e risposta ormonale del Prof. GIACOMO ZACCONE La conduzione dell’impulso nervoso ai muscoli del Dott. MASSIMO MUSUMECI

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Speciale: mobilità

Il concetto di mobilità è la risultante di due differenti componenti: la mobilità articolare e la flessibilità muscolo-tendinea. La prima, risulta essere allenabile grazie a esercizi che ripropongono il movimento delle articolazioni stesse, nella loro massima espressione di mobilità, sono perciò definiti a corpo libero o callistenici. La seconda è la capacità di elongazione della muscolatura striata. Con differenti tecniche di allungamento è possibile incrementare la capacità di elongazione mio-tendinea in funzione del differente modello di prestazione.

La mobilità

dell’apparatogeneralità

locomotore

di Massimiliano Gollin massimiliano.gollin@unito.it


Speciale: mobilità

ell’esaminare le variabili che possono determinare la prestazione sportiva, la mobilità dell’apparato locomotore risulta essere una delle caratteristiche fondamentali dell’atleta. È generata per mezzo dei muscoli scheletrici, grazie alla mediazione delle articolazioni. La scienza dell’allenamento sportivo definisce la mobilità come la capacità di eseguire i più svariati movimenti bio-meccanici tramite il massimo grado di escursione articolare o range of motion (ROM). Autorevoli studiosi sono concordi nell’affidare a questa qualità fisica una posizione intermedia tra le capacità organico-muscolari e le capacità percettivo-cinetiche. Le prime, meglio conosciute come capacità condizionali, sono: forza, resistenza e velocità. La seconda tipologia di capacità definita dalla scuola francese “percettivo-cinetiche” e della scuola tedesca “capacità coordinative”, permettono la gestione dei movimenti nello spazio circostante. Esse si esprimono generalmente nelle seguenti differenti situazioni motorie: - nel ripristino dell’equilibrio statico e dinamico; - nelle situazioni di orientamento spaziale e temporale; - nell’acquisizione di ritmi predeterminati o di eventuali cambi repentini dei medesimi; - nella differente combinazione euritmica dei movimenti tra arti superiori e arti inferiori; - nella regolazione dell’intensità delle esercitazioni, tramite la modulazione della muscolatura impegnata nell’azione; - nel migliorare la reazione motoria del sistema nervoso centrale, cioè la capacità di costruire una risposta meccanica efficace in un tempo minimo; - nel modificare in modo repentino le gestualità tecniche e nel trasformare i movimenti secondo le differenti situazioni motorie. Tali differenti regolazioni del movimento sono rese possibili grazie all’intervento di organi specializzati, che elaborano due tipologie di informazioni. Le prime, provenienti dall’esterno del corpo, sono recepite grazie alla vista, all’udito e al tatto e ai loro rispettivi analizzatori cerebrali: quello ottico, uditivo e tattile. Le

N

seconde, provenienti dall’interno del corpo, sono decodificate grazie all’analizzatore vestibolare situato nell’orecchio e a quello cinestetico posizionato nei muscoli e nelle articolazioni.

MOBILITÀ ARTICOLARE E FLESSIBILITÀ MUSCOLO-TENDINEA La mobilità dell’apparato locomotore, cioè la capacità di eseguire i più svariati movimenti biomeccanici tramite il massimo grado di escursione articolare, è considerata, nella teoria e metodologia dell’allenamento sportivo, uno dei prerequisiti fondamentali per l’effettuazione della massima performance. Esaminando in modo più accurato il concetto e dovendo trovare soluzioni pratiche per un allenamento ben strutturato e periodizzato, si fa riferimento alla mobilità dell’apparato locomotore come la risultante di due componenti: la mobilità articolare (Ma) e la flessibilità muscolo-tendinea (Fmt). La Ma, caratteristica delle articolazioni in senso stretto, è mediata dalle differenti forme ossee. Risulta essere allenabile grazie a esercizi (che ripropongono il movimento delle articolazioni stesse, nella loro massima espressione di mobilità) definiti a corpo libero o callistenici. La flessibilità muscolo-tendinea (Fmt), cioè la capacità di elongazione del muscolo nella sua totalità, sia a riposo che dopo una contrazione, risulta essere ancora allenabile dalle differenti tecniche di stretching e allungamento muscolare. Si sottolinea che questa definizione semplificativa la si propone come aiuto per una gestione delle esercitazioni nei vari campi di allenamento.

LA MOBILITÀ COMPOSTA Con riferimento alle considerazioni pre-

cedenti, possiamo identificare un nuovo termine che raggruppi l’insieme delle due componenti della mobilità dell’apparato locomotore. Parleremo di mobilità composta, intendendo l’insieme della mobilità articolare e della flessibilità muscolo-tendinea, capaci nel loro insieme e senza soluzione di continuità, di dare origine a movimenti con una diversa gestualità. Distinguendo la mobilità composta in articolare e muscolo tendinea, appare quindi evidente che ci saranno esercizi diversi per la mobilità articolare ed esercizi per la flessibilità muscolo-tendinea. Per comprendere meglio l’argomento si rende necessaria un’ulteriore suddivisione della mobilità articolare che permetta di orientarsi in modo semplice alla scelta delle più opportune metodiche di allenamento: - mobilità articolare di tipo passivo, generata in modo passivo da un partner o da se stessi (per quanto possibile), flettendo o estendendo in modo lento e progressivo il segmento corporeo interessato; - mobilità articolare di tipo attivo, generata in modo diretto dalla contrazione dei muscoli adiacenti una determinata articolazione aventi inserzione sul segmento osseo mediato dall’articolazione medesima. Sono un esempio l’articolazione scapolo-omerale con i suoi movimenti di flessione ed estensione, intra ed extra rotazione, abduzione, adduzione e circonduzione del braccio. Anche per la seconda componente della mobilità composta, la flessibilità muscolo-tendinea, si rende necessario classificarne le differenti estrinsecazioni: - flessibilità muscolo-tendinea di tipo passivo, generata in modo passivo da un partner o da se stessi, si realizza

Figura 1 - Le componenti della mobilità composta


Speciale: mobilità quando raggiunta una posizione di elevata escursione articolare con il ventre muscolare in allungamento, tale posizione viene mantenuta per alcuni secondi; - flessibilità muscolo-tendinea di tipo attivo, statica o dinamica, è generata in modo diretto o dal mantenimento di determinate posture in allungamento muscolare o dalla contrazione di masse muscolari che spostano in modo rettilineo o semicircolare, ripetuto e continuo, il segmento interessato, portando il ventre muscolare in allungamento. Entrambe le modalità di applicazione della flessibilità (passiva e attiva) potranno essere riferite a tutti i muscoli del corpo umano, se il suo allenamento riguarda la forma generale dell’individuo; oppure potrà essere riferita all’allenamento specializzato dei gruppi muscolari implicati nel gesto di gara. Inoltre, è doveroso introdurre il concetto di riserva di mobilità (RM), individuata come il valore ottenuto dalla differenza tra la mobilità attiva, valutabile quantitativamente per mezzo della capacità dell’atleta nel raggiungimento di una grande escursione di movimento grazie all’azione attiva dei muscoli scheletrici e la mobilità passiva sempre maggiore della precedente, e determinata mediante l’ampiezza del movimento realizzabile grazie all’applicazione di forze esterne (aiuto dell’allenatore, sovraccarichi, elastici ecc.). Sembrerebbe che la riserva di mobilità possa evidenziare il range di miglioramento di tale capacità ancora a disposizione dell’individuo.

Figura 2 - La riserva di mobilità

Nello schema (Figura 2) si evidenzia come, nel movimento di flessione della gamba sul busto da decubito supino, sia possibile, dato un centro di rotazione articolare (CRA) quale quello dell’articolazione coxo-femorale, generare una mobilità passiva (MP), ad esempio con l’aiuto di un personal trainer, e come essa sarebbe maggiore della possibilità soggettiva dell’individuo di flettere attivamente la gamba sul busto generando una mobilità attiva (MA). Inoltre, si può notare come la differenza tra le due mobilità dia origine a una riserva ancora a disposizione dell’individuo, sulla quale intervenire con l’allenamento di potenziamento muscolare e di incremento dell’escursione articolare.

FATTORI GENERALI CONDIZIONANTI LA MOBILITÀ COMPOSTA La possibilità di eseguire movimenti meccanici nel range fisiologico della mobilità composta, è essenzialmente permessa grazie a tre gruppi di fattori. Fattori generali. La mobilità dell’apparato motorio, sviluppandosi già nei primi anni di vita, sembrerebbe avere un inizio di regressione precoce, addirittura con la pubertà, evidenziando un deficit sempre più marcato con l’età senile, fatto dovuto principalmente a cambiamenti nell’elasticità dei tessuti muscolari per l’invecchiamento biologico e la riduzione dell’attività fisica. Alcuni autori evidenziano come l’età della fanciullezza, compresa tra i sei e i dodici anni, risulti essere il periodo più favorevole all’incre-

mento di questa caratteristica, grazie allo sviluppo articolare osseo e muscolotendineo dei tessuti non ancora completato. Intervenendo con l’allenamento in età post-puberale, si possono mantenere i risultati ottenuti in precedenza o eventualmente recuperare la flessibilità persa con l’inattività fisica; per questo, l’obiettivo dell’allenamento sarà da riferirsi allo sviluppo pregresso prima della pubertà. La mobilità dell’apparato motorio risulta essere più spiccata nelle donne che negli uomini. La causa di tale differenza sembrerebbe dovuta principalmente a tre fattori fondamentali: il primo mette in luce il minor sviluppo delle masse muscolari delle donne rispetto agli uomini; il secondo riguarda la minore grandezza delle strutture muscolo-tendinee, il terzo sarebbe da imputarsi alla differente morfologia dell’apparato scheletrico, e all’influenza degli ormoni femminili. Altri fattori riconosciuti importanti nel determinare variazioni della mobilità composta risultano essere: la temperatura dell’ambiente e la temperatura corporea; l’orario della giornata; l’affaticamento muscolare; fattori di natura psicologica. Fattori specifici. I fattori specifici più conosciuti condizionanti la mobilità articolare sono in primo luogo la forma delle articolazioni o giunture, successivamente il volume dei muscoli e infine la coordinazione neuromuscolare.

LE ARTICOLAZIONI: CLASSIFICAZIONE SINARTROSI, definite articolazioni immobili, sono caratterizzate dall’interposizione di tessuto osseo, cartilagineo o connettivo, tra le due parti formanti l’articolazione. Sono a loro volta suddivise in: 1. sindesmosi, giunture fibrose dove il materiale di unione fra i due capi ossei è rappresentato da tessuto connettivo ricco di fibre collagene ed elastiche, definito denso; 2. sincondrosi, dove il collegamento fra le due ossa è rappresentato dalla cartilagine ialina; 3. sinostosi, il collegamento per continuità più saldo in assoluto, essendo realizzato grazie a una vera e propria saldatura fra due ossa.


Speciale: mobilità ANFIARTROSI, definite articolazioni semimobili. Sono costituite da due superfici ossee rivestite di uno strato di cartilagine ialina, congiunte grazie all’interposizione di uno strato di cartilagine fibrosa. Posseggono legamenti connettivali che le tengono stabili tra loro: un esempio tipico è rappresentato dai corpi vertebrali. Altra particolare forma di anfiartrosi sono le sinfisi, dove le due ossa sono unite da cartilagine fibrosa o tessuto connettivo. DIARTROSI, definite articolazioni mobili. Articolazioni per contiguità, sono formate da due o più ossa poste vicine, ma non unite tra loro. Sono mantenute in tale posizione da uno speciale manicotto di connettivo fibroso chiamato capsula articolare, entro il quale un liquido biologico funziona sia da nutrimento sia da lubrificante: il liquido sinoviale. Le diartrosi permettono movimenti di differente ampiezza a seconda della forma delle superfici articolari contigue. Quando la forma delle due superfici non è complementare, particolari lamine fibro-cartilaginee, i menischi, compensano le eventuali incongruenze e contribuiscono a una migliore distribuzione delle forze meccaniche agenti sulle ossa stesse. Sono classificate in base alla forma delle superfici articolari e in relazione ai movimenti che permettono alle ossa: 1. artrodia, dove le due superfici articolari sono più o meno pianeggianti e le due ossa non possono compiere movimenti angolari, ma solo leggeri scivolamenti l’una rispetto all’altra (tra patella e femore);

Figura 3 - Le differenti tipologie articolari

2. enartrosi, a cui è deputato il massimo grado di mobilità articolare, formate da superfici articolari di forma semisferica, una concava e l’altra convessa (l’articolazione coxo-femorale, tra anca e femore e quella tra omero e scapola, detta gleno-omerale); il femore e l’omero possono teoricamente compiere movimenti di rotazione e angolari piuttosto ampi, in realtà limitati da porzioni ossee dette trocanteri; 3. condilartrosi, con una superficie convessa a forma di ellissoide, denominata condilo, che si adatta a una superficie concava di uguale forma; permette i movimenti di flesso-estensione, di abduzione e adduzione e di circonduzione (articolazione radio-carpale); 4. ginglimo, le cui superfici articolari sono di forma cilindrica (una concava e l’altra convessa); se ne riconoscono due tipi, a seconda che l’asse del cilindro sia perpendicolare all’asse dell’osso (troclea, per esempio tra omero e ulna) o parallelo (trocoide, epifisi distale radio e ulna); 5. sella, dove una delle due superfici articolari possiede un convessità in un senso e una concavità nell’altro; permette movimenti di adduzione, abduzione, flessione, estensione e circonduzione, attorno all’asse maggiore delle due ossa (esempio tra l’osso trapezio della mano e il primo osso metacarpale).

FATTORI SPECIFICI CONDIZIONANTI LA FLESSIBILITÀ MUSCOLOTENDINEA Proprietà di estensione dei muscoli.

Tra gli elementi che contribuiscono alla mobi-

lità composta, i muscoli risultano i più allenabili. Gli elementi contrattili del tessuto muscolare, costituenti fondamentali delle cellule muscolari, permettono di eseguire la vasta gamma di movimenti messa a disposizione del corpo umano e il ritorno alla posizione di riposo di un muscolo precedentemente contratto. Sono in grado di aumentare in lunghezza dal trenta al cinquanta per cento dal loro stato di partenza, creando così le premesse per esecuzioni i movimenti realizzabili col raggiungimento di grandi ampiezze articolari. Un eccessivo volume muscolare può diminuire la mobilità articolare, soprattutto per impedimento meccanico o per diminuzione dell’estensibilità dell’unità muscolo-tendinea. Tale condizione risulta essere specifica e riferibile solo ad alcuni distretti corporei: potremmo dire che non sono tanto ridotti i gradi di mobilità in abduzione e estensione, quanto quelli in adduzione e flessione. Proprietà di estensione dei tendini. Minore possibilità di allungamento sembrerebbe realizzabile dai tessuti connettivi costituenti i tendini, i legamenti delle aponeurosi articolari, e i tessuti connettivi avvolgenti i fasci muscolari. Sembrerebbe essere molto incrementabile la capacità elastica di questi ultimi, se stimolata con l’utilizzo di elevati carichi esterni, somministrati in regime di allungamento eccentrico, per mezzo di esercitazioni di tipo pliometrico. La loro stimolazione non porterà a un grosso risultato sull’estensibilità dei tessuti, ma alla loro capacità di restituzione elastica con un notevole incremento della forza, utile in tutti quegli sport che prevedono gesti atletici effettuati tramite un pre-caricamento elastico, tramite un tipico ciclo stiramento-accorciamento. Regolazione neuro-muscolare del


Speciale: mobilità complesso muscolo-tendineo. Un corretto controllo della funzione muscolare richiede che il muscolo tramite i recettori muscolari invii al SNC (sistema nervoso centrale) informazioni concernenti la sua lunghezza, la tensione e la rapidità con cui l’estensione è stata raggiunta o si sta attuando. Comprendiamo quindi come, nell’attuazione di movimenti eseguiti in massima escursione articolare, tale controllo diventi fondamentale sia per lo sviluppo della mobilità composta, sia per il controllo di eccessivi range di movimento che potrebbero essere addirittura controproducenti per l’integrità fisica dell’individuo. A tal fine i nostri muscoli possiedono dei veri e propri informatori del movimento definiti propriocettori, che inviano al SNC informazioni provenienti da muscoli, tendini, legamenti e capsule articolari. Questi organi di senso ci informano sull’entità della contrazione muscolare e sulla velocità con cui essa è realizzata. Fuso neuro-muscolare. È un piccolo propriocettore complesso, a forma di fuso, che si trova nella struttura del muscolo scheletrico. Consiste in un insieme di poche fibre muscolari modificate (intrafusali), contenute in una capsula e munite di fibre sensitive avvolte a spirale intorno alla loro porzione centrale. Il fuso è sensibile sia alla lunghezza o allo stiramento del muscolo cui appartiene, sia alla velocità con cui varia la lunghezza delle fibre muscolari. Organi tendinei del Golgi. Sono propriocettori incapsulati nelle fibre tendinee a livello delle giunzioni tra muscolo e tendine. Essi risultano sensibili alla contrazione di elevata entità, quindi per es-

Figura 4- Il fuso neuromuscolare

sere stimolati richiedono uno stiramento più vigoroso dei fusi neuro-muscolari. La loro attivazione determina il rilasciamento del muscolo che era contratto. Contrariamente ai fusi neuro-muscolari, che risultano essere dei facilitatori della contrazione muscolare, gli organi tendinei del Golgi sono degli inibitori della medesima (meccanismo di carattere protettivo).

BIBLIOGRAFIA Aenheim D.D,. Prentice W.E., Principi di allenamento atletico, Ed. Piccin, Padova 2000 Bellotti P., Matteucci E.,Allenamento sportivo, Ed. Utet, Torino 1999 Beraldo S., Polletti C., Il libro della preparazione fisica, ed. Mediterranee, Ristampa, Roma 1992 Bouchard C., Brunelle J., Godbout P., La preparazione di un campione, Trad.it a cura di M. Mulinelli, Società Stampa Sportiva, Roma 1978 Cattaneo L., Ossa, articolazioni e muscoli, ed. Monduzzi Editore, Bologna 1985 Federici A., Valentini M., C.T. Cardinali, Sportivamente Anziano, Ed. Montefeltro, Urbino 2000 Gollin M., Luciano A., Colombero G., Dutto L., Simonetti L., La variazione della flessibilità durante la seduta di allenamento, SDS, anno 2006, n°69, Aprile-Giugno 2006 Manno R., Fondamenti dell’allenamento sportivo, ed. Zanichelli, Bologna 1989 Martin D., Martin K., Lehenertz K., Manuale di teoria dell’allenamento, Ed. Società Stampa Sportiva, Roma 1997 Platonov V., Fondamenti dell’allenamento e dell’attività di gara, Ed. Calzetti e Mariucci, Perugia 2004 Platonov V., L’organizzazione dell’allenamento e dell’attività di gara, Teoria generale della preparazione degli atleti negli sport olimpici, ed. Calzetti e Mariucci, Perugia 2004 Schmidt 1977 in D. Martin, K. Martin, K.

Lehenertz, Manuale di teoria dell’allenamento, Ed. Società Stampa Sportiva, Roma 1997 Schnabel G., Harre D., Borde A., Scienza dell’allenamento, Ed. Arcadia, Modena 1998 Weineck J., L’allenamento ottimale, Ed. Calzetti e Mariucci, Perugia 2001

M A S S I M I L I A N O G OL L I N Laureato in Scienze e Tecniche dell’allenamento Sportivo, docente presso l’Università in Scienze Motorie dell’Uni-versità di Torino in Metodologia della Prestazione, allenatore di IV Livello CONI. È esperto in Metodologia dell’allenamento e svolge attività di consulente per la preparazione fisica nel Ri-atletismo e Fitness, Triathlon, Sollevamento Pesi, Sci, Ciclismo, Maratona, Scherma. Ha pubblicato con Alea edizioni “L’allenamento della mobilità dell’apparato locomotore” (2009).

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Figura 5- L’organo tendineo del Golgi


MASSIMILIANO GOLLIN

L'allenamento

della mobilità dell'apparato locomotore Ricerche e applicazioni pratiche

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MASSIMILIANO GOLLIN L'ALLENAMENTO DELLA MOBILITÀ DELL'APPARATO LOCOMOTORE PREZZO € 25,00 • PAGINE 148 • ALEA EDIZIONI • GIUGNO 2009


Speciale: mobilità

Stretching di Francesco Capobianco e Alessandro Lanzani

Lo stretching è una disciplina relativamente giovane, eppure ha assunto una particolare importanza nella pratica sportiva e nella riabilitazione, soprattutto se considerato nel suo concetto esteso di mobilità. Una mobilità al servizio del movimento e della biomeccanica per migliorare l’esecuzione dei gesti atletici. Una mobilità al servizio della fisica per permettere una migliore decelerazione dell’apparato locomotore, con un valore aggiunto preventivo nei confronti della micro e macrotraumatologia. Questo articolo propone principi teorici, così come istruzioni pratiche per eseguire gli esercizi di stretching seguendo le migliori tecniche applicative fra le tante proposte in questi anni.


Speciale: mobilità a mobilità articolare (detta a n c h e i m p ro p r i a m e n t e flessibilità) è la capacità di compiere movimenti con la massima escursione articolare permessa dalla conformazione delle articolazioni interessate, punto cardine di un'esecuzione motoria economica e corretta. Una scarsa mobilità articolare influisce negativamente sull'apprendimento di nuove azioni e sull'utilizzo delle altre capacità motorie, riduce la velocità dei movimenti e ne aumenta il dispendio energetico, anticipando l'affaticamento.

L

FATTORI CHE INFLUENZANO LA MOBILITÀ Le basi anatomiche su cui si fonda la mobilità articolare sono: la struttura anatomica dell'apparato locomotore passivo (forma e rapporti fra le superfici articolari), la lunghezza ed estensibilità dei legamenti, dei tendini e dei muscoli. Tra gli altri fattori determinanti bisogna ricordare la capacità di forza (contrazione) dei muscoli agonisti e di rilassamento (decontrazione) degli antagonisti; infine, la precisione nella coordinazione di attivazione nervosa tra i gruppi muscolari interessati. Si è soliti distinguere fra una mobilità di tipo attivo e passivo: la prima definisce l'ampiezza di smovimento raggiunta col solo intervento muscolare, e cioè limitata dalla capacità di forza dei muscoli agonisti e di decontrazione (allungamento) degli antagonisti. È sempre minore della mobilità passiva raggiungibile per effetto di forze esterne come il peso del proprio corpo (gravità) o di un attrezzo, la spinta esercitata da un compagno ecc. Esiste anche la mobilità mista, riferita agli esercizi di slancio che iniziano attivamente ma terminano per mezzo dell'inerzia del movimento. Numerosi fattori esterni contribuiscono a determinare la mobilità. Età. Con il passare degli anni la possibilità di allungamento di tendini e muscoli diminuisce a causa di mutamenti chimici e strutturali. Tale pro-

cesso porta a una diminuzione delle fibre elastiche, a una perdita d'acqua, a una riduzione del numero e dell'attività delle cellule, in definitiva a una progressiva degenerazione a carico delle articolazioni (artrosi). L'infanzia è il periodo in cui si registrano i livelli di mobilità più elevati, poi si nota una generale diminuzione legata anche all'aumento della forza, in quanto sembra che l'aumento del tono muscolare incida negativamente. Sesso. Le donne sono generalmente più mobili degli uomini a causa di differenze ormonali, tipo di muscolatura, tendini e legamenti. Temperatura esterna e interna. Un aumento della temperatura del corpo dovuta a riscaldamento attivo (warm-up) o passivo (temperatura ambientale elevata, bagno caldo ecc.) migliora la capacità di allungamento. Un adeguato riscaldamento, preferibilmente attivo, dovrebbe sempre precedere ogni allenamento per la mobilità. Momento della giornata. La mobilità risulta fortemente ridotta la mattina rispetto alle altre ore del giorno. Fatica fisica e mentale. Una mutata capacità di controllo muscolare e diminuite risorse energetiche riducono la mobilità. Allenamento della forza. Sembra che i fusi neuromuscolari modifichino il loro tono e provochino contrazioni riflesse non razionali in seguito a tentativi di allungamento muscolare.

TECNICHE DI STRETCHING Gli esperti di teoria dell'allenamento sono concordi nell'affermare che una buona mobilità articolare è essenziale in tutti gli sport, particolarmente per ginnastica, danza, arti marziali, nuoto sincronizzato. Gli allenatori e i fisioterapisti ricordano la sua importanza nella prevenzione degli infortuni muscolo-tendinei; ecco perché una parte dell'allenamento deve essere dedicata a questa capacità: mobilità dinamica per la prestazione sportiva, statica per la prevenzione. In passato gli esercizi per la mobilità erano distinti in tre gruppi: movimenti semplici del genere flesso-esten-

sione, movimenti con tempo di molleggio, movimenti di slancio. Oggi per aumentare la mobilità articolare viene impiegato lo stretching. Questa metodologia si è diffusa in seguito a una pubblicazione dell'americano Robert A. Anderson nel 1975 e ha comunemente sostituito la parola mobilità, anche se si deve riferire alla sola tecnica statica. Si parla infatti di: 1) stretching dinamico 2) stretching statico 3) tecniche di facilitazione propriocettiva neuromuscolare (PNF). La tecnica dinamica, la più antica e ormai abbandonata, consiste in una serie di contrazioni dei muscoli agonisti eseguite per ottenere un immediato allungamento degli antagonisti. Oltre a essere possibile motivo di lesioni, il tentativo di brusco allungamento attiva i fusi neuromuscolari che causano una contrazione muscolare riflessa: i muscoli non sono più estendibili. Lo stretching statico è oggi il più diffuso; consiste nello stirare passivamente un muscolo fino a raggiungere, e in seguito mantenere, una posizione in cui si avverte un certo disagio. Tale sensazione tende a scomparire dopo una ventina di secondi e quindi è possibile procedere a un ulteriore allungamento; questo procedimento deve terminare prima che il disagio si trasformi in dolore. Le più moderne tecniche di stretching si basano sulla facilitazione propriocettiva neuromuscolare (PNF) di derivazione riabilitativa: vengono alternate contrazioni dei muscoli agonisti e antagonisti con fasi di rilasciamento, tutte della durata di 10 secondi. Si può fare un esempio pratico di tecnica PNF per l'allungamento della muscolatura posteriore della coscia (muscoli ischiocrurali) il cui antagonista è il quadricipite femorale. Posizione di partenza: supini con un arto inferiore sollevato a 90 gradi. Con l'aiuto di un partner si eseguono per 10 secondi: a) flessione passiva, con l'aiuto di


Speciale: mobilità un compagno, dell'arto teso sul busto fino a una sensazione di disagio; b) contrazione isometrica degli ischiocrurali per effettuare una spinta contro la resistenza del partner (tentativo di portare l'arto a terra); c) contrazione del quadricipite contemporanea a una seconda flessione passiva. Generalizzando: a) allungamento passivo degli agonisti; b) contrazione isometrica degli agonisti; c) contrazione degli antagonisti e allungamento passivo degli agonisti. Un'altra tecnica propone una contrazione isotonica invece di isometrica e nell'ultima fase non c'é contrazione degli antagonisti (metodo contrazione-rilasciamento). Tutte le tecniche di allenamento della mobilità articolare citate sono efficaci: le prime due si equivalgono, anche se lo stretching statico è preferibile per un minore rischio di lesioni muscolo-tendinee; le tecniche PNF producono risultati notevoli, ma presentano gli svantaggi della necessità del partner e del preciso apprendimento dell'esecuzione. Le basi neurofisiologiche dello stretching sono due tipi di recettori nervosi all'interno delle strutture muscolo-tendinee: i fusi neuromuscolari (posti in parallelo al muscolo) e

gli organi tendinei del Golgi (in serie). I fusi sono attivati dallo stiramento del muscolo e causano una contrazione riflessa del muscolo stesso (riflesso miotatico fasico); gli organi del Golgi reagiscono all'eccesso di tensione del tendine, causata dall'allungamento del muscolo, con un'inibizione protettiva (rilasciamento) del muscolo stirato (riflesso inverso da stiramento). Per stimolare gli organi del Golgi lo stiramento deve durare almeno 6 secondi, mentre la risposta dei fusi è immediata, da cui si deduce che le tecniche dinamiche, a differenza dello stretching statico, attivano solo i fusi; pertanto l'allungamento si attua su un muscolo contratto in via riflessa, con pericolo di lesioni. Le tecniche PNF sfruttano anche altri meccanismi: durante la contrazione degli agonisti sono maggiormente stimolati gli organi del Golgi per l'aumentata tensione ai capi del muscolo (inibizione autogena), la contrazione degli antagonisti realizza un ulteriore rilasciamento attraverso l'inibizione reciproca.

STRETCHING DINAMICO È un tentativo di allungamento muscolare al massimo possibile e di aumento dell’escursione di movimento delle articolazioni attraverso il mol-

leggio. L’allungamento brusco e di breve durata porta a un allungamento di riflesso indotto. Questo riflesso causa un’immediata contrazione muscolare che neutralizza il tentativo di stretching. Il meccanismo neurofisiologico previene così un ottimale stretching della muscolatura.

STRETCHING STATICO Questo tipo di stretching può essere eseguito sia interamente in modo passivo, che utilizzando i processi neuromuscolari per raggiungere il completo rilassamento del muscolo che deve essere allungato.

STRETCHING PASSIVO STATICO Nello stretching passivo statico, la più conosciuta forma di stretching, si assume la posizione di allungamento, fino ad arrivare al “primo” limite, quindi si cercherà di allungare ulteriormente il muscolo attraverso una piccola variazione dalla posizione di partenza. Questo cambiamento di posizione può essere effettuato tramite gravità, la propria muscolatura, un partner o uno strumento. Una variazione di posizione di allungamento causa un graduale aumento della resistenza. Va mantenuta la posizione in cui la sensazione di allungamento è tollerabile. Una leggera tensione del muscolo è consentita, ma non ci de-

1. Nella figura a lato si illustra il range di escursione dalla massima abduzione alla massima adduzione. Per convenzione si considera la posizione di riposo 0° e la posizione di massima abduzione 180°. 2. Movimenti di estensione del braccio dalla posizione di riposo alla massima iperestensione. Nel disegno piccolo sono evidenziati i movimenti di intra ed extra rotazione

Fi gur a 1

Fi gur a 2


Speciale: mobilità

ve essere dolore: il dolore comunica che lo stretching è troppo intenso, quindi dannoso. La giusta sensazione di tensione può essere raggiunta dopo un’adeguata esperienza; lo stretching è perciò una pratica da imparare, non è un’attività competitiva. Uno dei punti cardini è di evitare l’attivazione del riflesso di allungamento, quando possibile. In questo modo, lo stretching potrà essere eseguito su un muscolo rilassato, senza il disturbo della contrazione muscolare di riflesso. Il tempo consigliato per un’efficace allungamento muscolare è di circa 15-30 secondi per ciascuna fase di allungamento. Durante la fase di stretching la respirazione avviene in maniera assolutamente normale. L’apparato locomotore può essere mobilizzato ottimamente se si presta un’adeguata attenzione anche al rilassamento generale.

ra sequenza: contrazione isometrica, seguita da rilassamento, e infine lo stretching. Questa tecnica è utilizzata nelle terapie, quando un muscolo accorciato deve essere riportato alla sua normale lunghezza. Per il salutare esercizio giornaliero degli atleti, lo stretching passivo statico è sufficiente al fine di mantenere la normale lunghezza del muscolo.

STRETCHING NEUROMUSCOLARE In questo metodo, per raggiungere il rilassamento muscolare, sono usati intenzionalmente i processi neurofisiologici: lo stretching può così essere eseguito nelle migliori condizioni possibili. Sono utilizzate sia “l’inibizione postisometrica”, che “la reciproca inibizione degli antagonisti”.

STRETCHING ATTIVO STATICO Il muscolo che deve essere allungato viene portato attivamente alla posizione di allungamento mediante il suo antagonista. Ciò deriva dalla “inibizione di riflesso” (inibizione reciproca) del muscolo interessato. Grazie al rilassamento muscolare che produce, si può eseguire lo stretching in maniera ottimale. La fase di stretching deve durare circa 10/20 secondi.

CONTRAZIONE RILASSAMENTO STRETCHING Dalla posizione di partenza, il muscolo viene contratto isometricamente per circa 3/7 secondi. Durante la fase di rilassamento del muscolo che segue la contrazione (inibizione post-isometrica) la posizione di stretching - come nello stretching passivo statico - viene mantenuta e aumentata per circa 10 secondi. Pertanto, dalla nuova posizione di stretching, va ripetuta l’inte-

L’ALLENAMENTO Non esiste un tempo prestabilito da dedicare a ciascun esercizio di stretching: a certi esercizi è bene dedicare parecchio tempo, per altri ne basta poco. Non sempre la mobilità è distribuita in modo omogeneo sull’apparato locomotore pertanto è opportuno privilegiare le zone carenti. Se avete a disposizione quarantacinque minuti, potete selezionare alcuni dei principali esercizi e dedicare cinque minuti a ciascuno di essi (ripetendo l’esercizio per 2/3 volte). Se invece disponete di soli dieci minuti, potete eseguire degli esercizi che riguardano i principali gruppi muscolari, dedicando un minuto a ciascuno di essi. Teoricamente un principiante poco allenato comincerà con tempi brevi e li allungherà man mano che acquisirà una preparazione maggiore. Ricordate che solo voi potete stabilire quanto e come. Prima di iniziare un programma di

stretching è importante seguire alcune elementari regole che potranno esservi di fondamentale aiuto nello svolgimento di questa pratica. 1. La trazione cui sono sottoposte le strutture anatomiche interessate dallo stretching, ovvero tutte quelle parti molli, muscoli, tendini e legamenti, deve agire lentamente e stabilizzarsi al punto limite di estendibilità. In altre parole, devono essere evitati i molleggi, o rimbalzi, i quali possono provocare dei traumi di non poco conto. 2. Prima di dedicarsi agli esercizi di stretching è necessario compiere un riscaldamento generale, ponendo in tal modo le strutture anatomiche interessate, oltre che nella condizione di non subire lesioni, anche in quella di sfruttare al meglio il lavoro che si effettuerà successivamente. 3. Le condizioni di lavoro in cui si vuole praticare lo stretching debbono essere confortevoli. Per esempio: l’ambiente di lavoro non deve essere umido e tanto meno freddo, non deve essere rumoroso, l’abbigliamento non deve ostacolare in alcun modo la libertà di movimento. Lo stretching è una pratica con delle importanti implicazioni psicofisiche e permette i migliori risultati se l’ambiente circostante non è di ostacolo alla concentrazione e al relax. 4. Si deve cercare la massima concentrazione sull’attività che si sta svolgendo, tentando di rilassarsi il più possibile. 5. Mai confrontarsi con gli altri, perché lo stretching non è una competizione. Ricordiamo che la mobilità articolare può variare notevolmente da un individuo all’altro. Gli unici casi di patologia da sport riguardante lo stretching si sono verificati quando qualcuno ha tentato di emulare, imitare, altri soggetti con maggiore mobilità. 6. Quando sono soltanto alcune


Speciale: mobilità settimane che si pratica lo stretching, bisogna assolutamente evitare di eseguire esercizi con l’uso di carichi esterni o peggio ancora con l’intervento di un compagno. 7. Nel corso del programma di stretching deve essere osservata, per quanto possibile, un’alternanza tra l’estensione dei muscoli agonisti e antagonisti relativi a ciascuna articolazione, senza quindi far tarscorrere molto tempo prima di porre in tensione un gruppo muscolare antagonista rispetto a quello appena allungato. 8. Tale programma deve essere preparato razionalmente, prevedendo delle valutazioni iniziali e altre periodiche cui fare riferimento nel corso dell’attività, per una verifica del lavoro. 9. La pratica dello stretching, come del resto anche quella di una qualsiasi attività motoria che implichi un impegno fisico e fisiologico decisamente superiore allo standard della vita quotidiana di ciascun individuo, deve essere preceduta da un controllo medico che accerti l’idoneità del suddetto a tale pratica. 10. Assumere la posizione limite ri-

spetto all’ampiezza di movimento di un’articolazione non vuol dire dover soffrire per ottenere tale risultato. Il limite è quello in prossimità del quale si comincia ad avvertire il massimo stiramento muscolare, senza superare la soglia del dolore. Inoltre bisogna evitare di assumere delle posizioni che diventano mal controllabili nel momento in cui raggiungono il fine corsa articolare. La preparazione di un programma di stretching, deve tener presente alcuni elementi fondamentali e deve seguire una procedura possibilmente razionale. Qui di seguito riportiamo alcuni dei punti che dovrebbero essere tenuti in considerazione prima di proporre un programma di allenamento basato sullo stretching. 1) Identificare, per mezzo di semplici movimenti, le articolazioni che hanno in generale un limitato grado di mobilità. 2) Identificare il punto limite di mobilità delle singole articolazioni, perlomeno di quelle più importanti, come quelle delle spalle, della colonna vertebrale, delle anche ecc. 3) Prendere coscienza delle relazioni

motorie esistenti tra le articolazioni contigue, del decorso dei lunghi tendini muscolari che, in alcuni casi, giungono a interessare anche due articolazioni. 4) Stabilire quali tecniche di stretching utilizzare. 5) Se si pratica sport, identificare le caratteristiche del gesto atletico dello sport praticato e la mobilità articolare che richiede.

FRANCESCO CAPOBIANCO MassoTerapista, Personal Wellness Trainer, docente e responsabile della Scuola di Professione Fitness, che dal 1986 ha formato migliaia di istruttori e personal trainer con i propri corsi, master e stage di formazione e aggiornamento professionale.

AL E S SA N DR O LA N Z AN I Medico specialista in medicina dello sport e in ortopedia, da anni promotore dei contenuti relativi al fitness metabolico tramite corsi e convegni scientifici su tutto il territorio nazionale. È autore di numerose pubblicazioni e libri di formazione e supporto professionale.

S TRE TCH ING Non più allungamento muscolare, ma miglioramento della mobilità di tutte le componenti dell’apparato locomotore. Partendo da questa convinzione gli autori riprendono i principi teorici dello stretching, propongono test di valutazione e più di 100 esercizi illustrati, suddivisi per gruppi muscolari e in base all’attività sportiva praticata. Francesco Capobianco Alessandro Lanzani, Alea Edizioni - pag. 224 Euro 21


Speciale: mobilità

Lo sviluppo della flessibilità in età evolutiva di Antonio Maone

È ampiamente dimostrato che le attività fisiche praticate in età giovanile contribuiscono a uno sviluppo armonico dell’organismo sia sul piano morfologico che funzionale, ma è necessario che l’attività motoria sia corretta e adeguata alle caratteristiche psicofisiche del ragazzo e alla sua particolare fase evolutiva. Un’attività motoria che non tiene conto di questi aspetti non solo risulta scarsamente efficace ai fini della crescita sportiva, ma potrebbe causare patologie da sovraccarico. Questo riguarda anche lo sviluppo della mobilità, sia attiva che passiva.


Speciale: mobilità

a flessibilità o mobilità articolare è la capacità di riuscire a eseguire volontariamente, e in modo mirato, movimenti con la necessaria ampiezza ottimale di escursione dell’articolazione interessata. Si distingue una mobilità attiva, cioè la massima escursione che può essere raggiunta autonomamente con la sola attività muscolare, e una mobilità passiva, che rappresenta la mobilità che può essere raggiunta da un’articolazione grazie all’azione di forze esterne, per esempio l’uso di attrezzi o del proprio peso corporeo. La mobilità passiva è tra le capacità più precoci da allenare; il suo periodo di formazione inizia già nei primi anni di vita, interessa tutta l’età prepubere e continua fino alla prima fase dell’età pubere. La buona allenabilità della mobilità passiva in età infantile è dovuta a fattori anatomofunzionali. Infatti per tutto il periodo dell’infanzia la massa muscolare non è ancora sviluppata, tendini e legamenti nei bambini sono abbastanza elastici ed estensibili mentre il sistema scheletrico presenta ancora un’elevata componente cartilaginea. Come la formazione della grande mobilità articolare tipica dei contorsionisti ha inizio fin dai primi anni di vita o nel corso del-

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l’infanzia, anche negli sport che richiedono una mobilità particolarmente accentuata, come per la ginnastica ritmica o per la ginnastica artistica, è necessario iniziare l’allenamento della mobilità passiva già nella prima età scolare. Per evitare danni al sistema motorio di sostegno, gli esercizi per migliorare la mobilità passiva devono essere svolti con molta attenzione e sotto il controllo continuo di personale competente. Riguardo alla mobilità attiva, il periodo formativo più favorevole è tra gli 8 e 12-13 anni per i maschi e tra 8 e 11-12 anni per le femmine. La formazione di questa capacità presuppone in una certa misura lo sviluppo della forza muscolare e un’adeguata coordinazione muscolare. Questo spiega perché l’età più favorevole allo sviluppo della mobilità attiva sia con l’inizio della fase puberale, cioè quando le capacità di forza muscolare raggiungono un livello sufficiente. Dunque qualunque tipo di intervento per potenziare la mobilità attiva deve essere associato e integrato anche con un rafforzamento dell’apparato muscolotendineo, non solo per impedire iperestensioni o iperlassità legamentose, ma anche per rendere più efficace la formazione della mo-

bilità stessa in questa fase. Ci possono essere notevoli differenze fra diversi soggetti per quanto riguarda la mobilità articolare e in uno stesso soggetto c’è differenza di mobilità tra le diverse articolazioni. Tali differenze aumentano con la pubertà e nel periodo post pubere. Per la presenza di maggior massa muscolare e rigidità dell’apparato legamentoso, nei soggetti di sesso maschile è necessario usare un numero maggiore di esercizi per ottenere gli stessi effetti nello sviluppo della mobilità articolare.

PATOLOGIE DA SOVRACCARICO IN ETÀ EVOLUTIVA La precoce partecipazione alle competizioni in certi sport, la crescente intensità degli allenamenti (fino a 20 ore settimanali in alcune discipline sportive) e anche, a volte, l’esasperazione e l’incoscienza di genitori o dirigenti sportivi che sottopongono il giovane atleta alla partecipazione a gare o competizioni senza dare un adeguato recupero, possono esporre il giovane a patologie da sovraccarico. Fattore predisponente per l’instaurarsi di queste patologie è il non considerare l'età biologica come l’età reale del giovane atleta. L’organizzazione dell’attività


Speciale: mobilità sportiva giovanile in Italia fa sì che l’avviamento allo sport sia codificato dall’età cronologica. Questo criterio, che trova la sua giustificazione dal punto di vista pratico, non consente di beneficiare delle attuali conoscenze medico biologiche che fanno ritenere che l’attività motoria del giovane debba essere pianificata e adeguata alle reali capacità dell’individuo sulla base della maturità biologica e sullo sviluppo puberale. Le patologie da sovraccarico da esercizio fisico interessano soprattutto l’apparato locomotore, essendo questa la struttura più sollecitata dal movimento, ma lo stesso stress fisico può essere causa di danno su altri organi e apparati del giovane. Le patologie da sovraccarico dell’apparato locomotore sono osservate sempre più frequentemente in soggetti in età evolutiva praticanti attività sportiva. Da una attenta anamnesi risulta sempre che in questi soggetti l’attività sportiva è stata somministrata in modo eccessivo in termini di durata, frequenza e intensità. L’apparato locomotore in età evolutiva ha un’intensa attività metabolica che interessa in particolare i nuclei di accrescimento delle cartilagini di coniugazione. Queste aree sono anche le più vulnerabili all’insorgenza di patologie, sia acute che croniche, poiché offrono una resistenza minima a sollecitazioni di forza e di torsione provocate dalle tensioni muscolotendinee sull’apparato scheletrico durante l’esercizio fisico. Quando il gesto atletico è troppo ripetitivo e continuo nel tempo, l’accumulo di microtraumi porterà all’instaurarsi di un processi infiammatorio. Uno dei primi sintomi del sovraccarico è il dolore che può essere localizzato o presentarsi lontano dalla sede dello scompenso. Le patologie da sovraccarico possono avere molteplici cause, sia di natura estrinseca, come per esempio errori di allenamento, un terreno di gioco troppo duro, uso di calzature non adatte, che intrinseche, cioè riguardante le caratteristiche del giovane atleta, che può presentare

scarsa mobilità articolare, squilibri muscolari, alterazioni anatomiche congenite o acquisite come dismetrie agli arti inferiori, ginocchio valgo o varo, piede piatto o cavo.

A N T O N IO MA O N E Medico specialista in Medicina dello Sport e in alimentazione applicata alle attività sportive, ha collaborato con la Sez. Medica della FIGC presso il Centro Tecnico Federale di Coverciano (FI), e con il Dip. di Fisiologia e Biomeccanica dell’Istituto di Scienze dello Sport CONI di Roma, occupandosi di valutazione funzionale dell’atleta. Esperto in Metodologia dell’allenamento e studioso del metabolismo energetico è Direttore del Centro di Medicina dello presso Prosperius Diagnostic Center Firenze. Svolge inoltre attività di consulenza con aziende di settore impegnate nello studio e progettazione di nuovi dispostivi, tecnologie e ambienti per il benessere e la cura della persona.

IPERLASSITÀ LEGAMENTOSE Ipermobilità o iperlassità legamentose si possono ritrovare in molti bambini praticanti attività sportiva. In genere una maggiore ipermobilità e flessibilità articolare specie in discipline come la danza e la ginnastica artistica è molto utile, e ricercata da molti istruttori e allenatori. Tuttavia espone il giovane atleta a maggior rischio di distorsioni articolari e sublussazioni. Uno studio condotto su oltre duemila ragazzi impegnati nello sport di alto livello ha documentato che circa l’80% dei ragazzi praticanti sport ad alto livello presenta iperlassità legamentosa, rispetto al 10% riscontrato nei ragazzi senza qualsiasi attività sportiva organizzata (fig. 1). Un eccessivo allenamento sulla flessibilità, può essere causa di microlesioni ischemiche e degenerative a carico delle capsule articolari e dei legamenti, situazioni queste da considerare come possibili precursori di una successiva degenerazione artrosica in età adulta, quando specialmente dopo la conclusione della carriera sportiva, il fissaggio dei capi articolari da parte della muscolatura indebolita risulta insufficiente. ginnastica sci alpino ciclismo pallamano pallacanestro tennis pallavolo sci di fondo nuoto 16 anni 12 anni 8 anni 20

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Ipermobilità della regione lombosacrale (ragazzi)

C R E S C E R E C O N LO SP ORT Manuale di approfondimento per l’attività fisica in età evolutiva. Questo libro è rivolto a coloro che si occupano in prima persona del “ragazzo sportivo”, a chi tra allenatori, istruttori e insegnanti di educazione fisica è a contatto con le realtà dell’allenamento giovanile. Per chi è consapevole che la pratica di una regolare attività sportiva nel rispetto delle fasi di crescita del giovane sia il mezzo più efficace per ottenere risultati di rilievo dal punto di vista sportivo ed il modo più sicuro per evitare patologie da sovraccarico.

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Ipermobilità del cingolo scapolare (ragazzi)

Fasce di popolazione giovanile sedentaria

Percentuali di iperlassità legamentose a confronto tra ragazzi impegnati in discipline sportive di elevato livello e fasce di popolazioni giovanili senza attività sportiva organizzata (da Mackova 1984, mod.)


Speciale: mobilità

età

Terza La questione della mobilità nel metodo psicomotorio di Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani


Speciale: mobilità

Terza età

Il corpo adulto e anziano non è una macchina da restaurare, non è un contenitore mancante di qualità, ma piuttosto il tramite attraverso cui la vita ha significato. Se un obiettivo della ginnastica è sicuramente il raggiungimento di un benessere fisiologico soddisfacente, il metodo per arrivarci non può prescindere dal considerare che la vecchiaia non è una malattia, né uno stato patologico, ma un processo naturale e fisiologico. Così la mobilità è considerata nella sua accezione generale di “ciò che può essere mosso o che è capace di muoversi” e il lavoro da fare in palestra sarà recuperare le chiavi d’accesso a una mobilità complessa che investa, attraverso il corpo, anche la mente dell’individuo, la sua relazione con sé e con gli altri, per conquistare una nuova fluidità di movimenti.


Speciale: mobilità

l termine mobilità, nel metodo psicomotorio, è considerato nella sua più ampia accezione come “la qualità di ciò che può essere mosso e che è capace di muoversi”. Il vocabolo antitetico a mobile è immobile, e se abbiniamo a questi due stati l’idea di corpo nella sua globalità psicofisica, possiamo trarne tutto il significato. Senza li-

I

mitare la sua funzione alla biomeccanica, tenteremo di trovare le chiavi d’accesso a una mobilità complessiva che investa attraverso il corpo anche le idee, i ricordi, la propria immagine, il modo con cui ognuno si relaziona con il prossimo. L’incontro che soprattutto l’anziano deve fare è con un corpo vivo, che tragga significa-

to non solo dalla fisiologia, ma dalla presenza, dall’interazione con il mondo esteriore e interiore. L’occasione che il metodo di lavoro tenta di offrire è l’incontro attraverso il corpo della propria biografia, dell’essenza di una persona, delle risonanze che la vita ha scritto in ciascun individuo. Questo percorso per riportare alla luce la “saggezza” che ogni corpo ha dentro di sé ha bisogno di tempo e gradualità. Nelle prime lezioni i problemi di base sono: - curare la funzionalità; - permettere agli allievi di sperimentare un nuovo rapporto con il proprio corpo; - riuscire a far vivere la palestra come un luogo dove è possibile stare bene con se stessi e con gli altri. La maggioranza delle persone si avvicina alla palestra perché vuole che il proprio corpo funzioni meglio: è da lì che bisogna partire, cercando di fornire delle risposte convincenti. La parola chiave che caratterizza le prime lezioni è “mobilità”; la conquista è la fluidità dei movimenti. Ma per arrivare a questo è necessario stabilire un rapporto positivo di affetto, cura e amore verso il proprio corpo. L’atteggiamento più diffuso, invece, è quello di pretendere con aggressività delle prestazioni da se stessi. Se ciò che conta è vincere e non partecipare, allora la vecchiaia è già di per sé una sconfitta. Per questo l’istruttore deve mettere, tra gli obiettivi primari del corso, anche quello di formare la giusta mentalità nel rapporto con il corpo. Inizialmente i lavori sulla mobilità avranno la caratteristica di occuparsi del corpo nella sua globalità nell’unità di tempo dell’ora di lezione. Solo in un secondo momento, quando si sarà sentito più volte il corpo nella sua interezza, si darà il via a un approfondimento settoriale.

LA DANZA DELLE POSTURE Il passaggio posturale offre gli stimoli adeguati per tutta una serie di riflessioni. Quando dalla stazione eretta si passa alla posizione sedu-


Speciale: mobilità ta, ogni persona mette in atto, in base alla proprie potenzialità e limiti, uno schema motorio d’azione attraverso il quale eseguirà il compito di sedersi. Ogni persona non si deve confrontare con un modello preconfezionato, ma con l’originalità delle soluzioni che escogiterà cercando di ottenere un risultato che innanzi tutto soddisfi se stessa. Questo procedimento è applicato a tutti i passaggi dalle posture di base: in piedi, seduti, in quadrupedia, sul fianco, proni e supini. Con un adeguato lasso di tempo a disposizione gli allievi dovranno trovare la modalità per passare armonicamente tra tutte e sei le posture di lavoro, scegliendo liberamente quella con cui partire e quella con cui terminare. Abbiamo chiamato questo lavoro “danza delle posture”. È fondamentale non utilizzare per nessun motivo dei modelli di riferimento standardizzati, anche se saranno richiesti, perché se da un lato sono rassicuranti dall’altro possono essere fonte di frustrazione qualora l’adeguamento a essi risulti difficile. Una volta impostata la sequenza, si passa a una fase più analitica in cui gli allievi si concentrano nella scoperta dei gruppi muscolari coinvolti nel lavoro. Solitamente in questa fase viene evidenziata una distanza notevole fra ciò che si vorrebbe fare e la capacità del corpo di mettere in atto i progetti: sarà stimolante, nel corso dell’anno, verificare come l’applicazione continua consenta di ridurre lo spazio esistente tra la progettualità e il risultato. Sono così ribaltati i presupposti che solitamente inducono le persone a frequentare un corso di ginnastica: il concetto positivo di presenza e progresso è anteposto a quello negativo di cura di un corpo non funzionante. Il tema della danza delle posture metaforicamente si presta a dare il via a quella dialettica individuo-gruppo, mondo interno-mondo esterno che caratterizza il particolare taglio psico-motorio del lavoro in palestra. Porre il proprio corpo tra gli altri

vuol dire innescare un processo di relazioni dove gli altri riflettono costantemente la nostra immagine. Se alle persone viene data l’opportunità di stare insieme mettendo in comune delle esperienze, può nascere un luogo ove il legame solidaristico tra i partecipanti diventa un patrimonio di valore inestimabile. Il nucleo centrale del metodo che utilizziamo consiste nel formulare delle particolari proposte che diano sì un reale beneficio funzionale, ma in un contesto stimolante anche dal punto di vista relazionale, abbinando momenti di conoscenza di sé e momenti di confronto con gli altri. Per questo lo stesso tema della “danza posturale” è poi proposto in coppie. Ognuno sceglie un compagno con cui lavorare: si confronta il proprio modo di effettuare l’esercizio e si trova un modo comune di svolgere passaggio fra le posizioni, frutto di una sintesi fra i due lavori. I lavori di coppia sono poi osservati, discussi e confrontati con il resto del gruppo. In questo modo la palestra è percepita come un luogo prezioso, dove la persona si chiama in causa ma senza essere giudicata; non essendoci un modello precostituito, tutto quanto viene prodotto è accettato come valido.

LA RICERCA DELLA MOBILITÀ La seconda fase del lavoro sulla mobilità è caratterizzata dal concetto di ricerca. La consegna è di considerare ogni singola articolazione del proprio corpo e ricercare tutte le possibilità di movimento nelle diverse posizioni: in piedi, seduti e nei diversi decubiti. In questa fase l’istruttore scandisce i tempi di passaggio tra le varie posizioni, indicando la postura in cui effettuare il lavoro; consiglia di abbandonare i movimenti guidati da qualcosa che si è già visto per affidarsi con fiducia al proprio istinto, interrompendo solo se nota movimenti che possano in qualche modo essere pericolosi. Lo scopo è favorire una presa di coscienza che offra al soggetto la possibilità di cambiare e

l’istruttore, con le sue conoscenze, agisce da tramite. Questa metodologia, questo responsabilizzare l’interiorità come guida, non si afferma istantaneamente, ma richiede molto tempo. È un percorso in cui emergono molte resistenze da parte del gruppo che non si sente tutelato dall’”assenza” dell’istruttore: “perché non ci dice lei che cosa dobbiamo fare?” Al corpo proprio si vorrebbe sostituire un corpo oggettivo standardizzato dalle intelaiature culturali, al quale riferirsi in ogni situazione. Le persone devono cominciare a usare la propria sensibilità come rapporto mediatore con il corpo, rivalutando il proprio sentire come guida vitale: il passaggio per gli allievi è da oggetti a soggetti, per l’istruttore da impositore a guida.

GIOVANNI GHIDINI Psicomotricista, formatore, responsabile tecnico Area Master di Milano Sport; Direttore della Fondazione “I Care ancora” di Milano.

AL E S SA N DR O L AN Z A NI Medico specialista in medicina dello sport e in ortopedia, è direttore della Scuola di Professione Fitness, che dal 1986 ha formato migliaia di istruttori e personal trainer con i propri corsi, master e stage di formazione e aggiornamento professionale. Da anni promotore dei contenuti relativi al fitness metabolico tramite corsi e convegni scientifici su tutto il territorio nazionale, è autore di numerose pubblicazioni e libri di formazione e supporto professionale.

IL CO RPO IN D IVI SI BIL E La vecchiaia non è una malattia. La ginnastica per anziani non è uno sport. L’autore psicomotricista Giovanni Ghidini illustra come strutturare un corso di ginnastica per la terza età muovendosi fra fisiologia ed emotività, anatomia e psicologia motivazionale, rieducazione funzionale e programmazione dell’attività. Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani


allenamento & rehab

Sovraccarico funzionale della spalla nel windsurf e taping kinesiologico di Rosario Bellia (Atti del Congresso Internazionale di Arenzano, 24 settembre 2011)

Nell’atleta che pratica il windsurf il sovraccarico funzionale della spalla è dovuto a un’azione biomeccanica intensa a carico di alcuni muscoli della cuffia dei rotatori. A livello preventivo e conservativo si rende necessario riequilibrare il tono muscolare dei muscoli ipotonici e l’allungamento dei muscoli retratti. Prevenire gli squilibri muscolari deve essere un “obiettivo primario” per evitare di dover interrompere l’attività sportiva forzatamente a causa della sindrome dolorosa alla spalla. Upali Giunawardena della scuola windsurf di Dervio (LC)


allenamento & rehab a spalla nel windsurf è sottoposta a "overuse" e può essere coinvolta in ciascuna delle sue componenti: le tecnopatie della spalla dell’atleta che pratica windsurf annoverano spesso patologie da sovraccarico quali sindrome da conflitto, sublussazioni uni e multidirezionali, lussazioni scapolo-omerali, tendinopatie della cuffia dei rotatori, patologie del complesso bicipitale, sinoviti, borsiti, fino a un coinvolgimento delle articolazioni "accessorie" della spalla con le artropatie acromion-clavicolari. La patogenesi di queste tecnopatie è ascrivibile, in altri casi, a lassità capsulo-legamentose o a squilibri della muscolatura intrinseca della spalla; talvolta, la tecnopatia può essere determinata da una pre esistente insufficienza dei legamenti stabilizzatori della spalla (glenoomerali e scapolari) o da insufficiente vascolarizzazione sotto sforzo della cuffia dei rotatori. Nel windsurf, accanto a lesioni acute dell'apparato osteoarticolare (contusioni, fratture) o dell'apparato mio-capsulo-legamentoso (distorsioni, distrazioni, lacerazioni, rotture tendinee), si affiancano le lesioni croniche, statisticamente più frequenti: fra queste le rachialgie posturali, le tendinopatie inserzionali e le borsiti. Le tecnopatie specifiche dell’atleta che pratica windsurf devono rientrare in un programma di prevenzione accurata, che potrà iniziare dalla correzione di eventuali mal allineamenti posturali; un intervento comune fra lo staff medico e lo staff tecnico nell'insegnamento a secco dei movimenti più “economici” dal punto di vista biomeccanico seguendo dei principi ergonomici; una prevenzione con elaborazione di appositi programmi di “compenso” per la tonificazione dei gruppi muscolari ipotonici e di stretching dei muscoli retratti.

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MOVIMENTI TECNICI SPECIFICI PREDISPONENTI Nel windsurf le manovre principali sono la virata e la strambata che,

nella forma base, permettono il cambiamento delle mura (in altri termini il cambiamento di direzione) tramite il passaggio della vela rispettivamente sulla poppa o sulla prua della tavola. Per condurre una tavola a vela, non essendoci il timone, si deve agire sull'inclinazione dell'albero. Per orzare, ovvero portare la prua al vento in modo da impostare un’andatura che stringe il vento, detta anche di bolina, si deve inclinare l'albero verso poppa, spostando il centro velico verso questa direzione. Per poggiare, azione inversa all'orzare, in modo da impostare un’andatura che si allontana dal vento, detta anche portante, si inclina l'albero verso la prua. I piedi del surfista, in piena planata, sono bloccati in apposite straps (o cinghie punta piedi) collocate a poppa della tavola, mentre la vela è mantenuta in una posizione arretrata rispetto alla tavola, gestendo la disposizione del peso del proprio corpo e del rig (vela, albero e boma, presi nel loro insieme) in modo che avvenga l'equilibrio del centro velico (center of effort o CE) con il centro di deriva (center of lateral resistance o CLR) della tavola. La planata permette al windsurf di raggiungere velocità molto rilevanti, garantendo un'alta efficienza in termini aeroidrodinamici.

ETIOPATOGENESI E BIOMECCANICA DELLA SPALLA Bisogna analizzare gli schemi di reclutamento dei vari muscoli per prevenire eventuali sovraccarichi funzionali da incoordinazione dell’attivazione biomeccanica delle catene cinetiche. I fattori che contribuiscono alle disfunzioni del cingolo scapolare sono le alterazioni della lunghezza, della forza, dell’estensibilità dei muscoli e dello schema di reclutamento, provocate da movimenti ripetuti e da posture mantenute. Per garantire che i movimenti della glena omerale siano ottimali, è fondamentale che la testa dell’omero rimanga centrata nella glenoide durante i movimenti della spalla, quindi l’azione equilibrata dei muscoli è fondamentale per

un corretto “ritmo scapolo-omerale”, che non favorisca patologie da “overuse”. 1) Muscoli toraco-scapolari: - trapezio (superiore, medio, inferiore) - elevatore della scapola - romboidei (grande e piccolo) - gran dentato - piccolo pettorale 2) Muscoli toraco- omerali: - grande pettorale - grande dorsale 3) Muscoli scapolo – omerali: - deltoide (posteriore, medio, anteriore) - piccolo rotondo - grande rotondo - sopraspinato - infraspinato - sottoscapolare 4) Muscoli omerali d’interesse nel movimento della spalla: - tricipite brachiale (capo lungo) - coraco-brachiale. La tendinite della cuffia dei rotatori spesso è la conseguenza più ricorrente per le continue sollecitazioni non equilibrate cui sono sottoposte tutte le strutture capsulo-legamentose dell’articolazione scapolo-omerale. Le sollecitazioni funzionali ripetute (overuse) associati a gesti sportivi over hand, gestualità sportive che comportano l’uso dell’arto elevato sopra il capo, espongono gli atleti al rischio di sviluppare varie patologie della spalla: tendiniti, sindrome da impingement ed eventualmente, instabilità articolare. Le strutture statiche di contenzione si indeboliscono progressivamente, permettendo una sublussazione anteriore gleno-omerale. In un primo tempo, gli stabilizzatori dinamici riescono a compensare la modesta instabilità attraverso l’ipertrofia muscolare, però questi meccanismi di compenso spesso non sono sufficienti e si verifica una sublussazione anteriore della testa omerale, che entra in contatto con il legamento coracoacromiale, determinando un impingement sottoacromiale. L’impingement glenoideo postero superiore può verificarsi anche perché la traslazione anteriore omerale permette alla superficie inferiore


allenamento & rehab del tendine dei muscoli sovraspinoso e sottospinoso di avere un punto di “frizione” contro la rima postero-superiore della glenoide. Sono molti gli stabilizzatori statici e dinamici dell’articolazione della spalla che provvedono al necessario equilibrio tra mobilità e stabilità. Nonostante il contatto articolare gleno-omerale sia relativamente piccolo, la stabilità statica è assicurata dai sovrastanti tessuti molli e dal cercine glenoideo, che incrementando la superficie ed espandendo la profondità della fossa glenoidea, contribuiscono a migliorare la stabilità senza impedire l’articolarità. La capsula articolare garantisce la stabilità della spalla grazie a una selettiva resistenza delle fibre capsulari anteriori e inferiori, mentre i legamenti glenoomerali intervengono durante l’abduzione omerale e la rotazione esterna. La stabilità dinamica è ottenuta attraverso l’azione sinergica dei muscoli della cuffia dei rotatori e di quelli rotatori della scapola. I muscoli della cuffia (sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo, sottoscapolare), che s’inseriscono sul corpo della scapola, e sulla grande e piccola tuberosità dell’omero. Questi muscoli conferiscono stabilità provvedendo a mantenere la testa dell’omero centrata nella cavità glenoidea in maniera fisiologica. I rotatori della scapola (trapezio, dentato anteriore, romboidei ed elevatore della scapola) posizionano la scapola (glenoide) in modo da garantire la migliore stabilità durante il completo movimento del gesto sportivo della trazione al petto del boma. In visione biomeccanica, scomponendo l’azione nei singoli movimenti, possiamo evidenziare l’azione muscolare nelle varie fasi. Durante la fase d’impugnatura del boma e di trazione intensa, il muscolo deltoide abduce il braccio, mentre il muscolo infraspinato e il piccolo rotondo ruotano esternamente l’omero; il muscolo bicipite mantiene il gomito flesso a novanta gradi e il sottoscapolare modula decelerando la rotazione dell’omero. I muscoli grande

pettorale, gran dorsale e tricipite, in contrazione eccentrica, forniscono la modulazione della posizione del tronco rispetto alla vela. Nella fase di decelerazione, la contrazione muscolare eccentrica del muscolo piccolo rotondo, l’incrementata attività dei muscoli trapezio, dentato anteriore, e romboide, controllano la decelerazione delle estremità. Una piccola carenza di un muscolo stabilizzatore, dinamico e statico, determina un effetto importante sull’intera funzionalità della spalla. I sovraccarichi funzionali possono portare a una compromissione delle strutture di contenimento anteriore, che darà origine a una modesta traslazione anteriore gleno-omerale. Inizialmente, gli stabilizzatori dinamici riescono a compensare questa modesta instabilità aumentando l’attivazione muscolare. In seguito all’affati-

camento di questi muscoli si può verificare una sublussazione della testa omerale; con la traslazione anteriore si può arrivare al contatto diretto della testa dell’omero con l’acromion, dando origine a impingement secondario. Le forze distrattive dell’azione del vento sulla vela sulla spalla sono assorbite dall’azione sinergica dei muscoli stabilizzatori della spalla, in base all’impugnatura del boma (se in supinazione o pronazione della mano), sarà più o meno sollecitato il bicipite brachiale, con la conseguente anteposizione della testa dell’omero e la frizione sulla parte anteriore del cercine glenoideo. Il sovra spinato, il piccolo e grande rotondo saranno impegnati in sinergia e modulazione costante delle tensioni. La patogenesi delle tecnopatie da overuse nel windsurf è ascrivibile,


allenamento & rehab spesso, anche a predisposizioni costituzionali: 1) lassità capsulo-legamentose; 2) squilibri della muscolatura intrinseca della spalla; 3) alterazioni posturali, quale ad esempio un aumento della cifosi dorsale, che rende difficoltoso lo scivolamento della scapola sul piano costale (Comerford, 2001). Talvolta la tecnopatia può essere determinata da una preesistente insufficienza dei legamenti stabilizzatori della spalla (gleno-omerali e scapolari), o da insufficiente vascolarizzazione sotto sforzo della cuffia dei rotatori.

LE SEQUENZE PATOGENETICHE PIÙ FREQUENTI - L’overuse può determinare una situazione infiammatoria subacuta, con conseguente aumento di volume dei tessuti periarticolari, cui fa seguito una relativa riduzione dello spazio sottoacromiale, con conseguente impigment. Inoltre l’overuse può determinare un “accorciamento adattativo” dei muscoli motori gleno-omerali e scapolo-toracici, cui consegue, come compenso, un overstrain (ipersollecitazione) di alcune strutture o l’insorgenza di movimenti involontari atti a garantire la funzione. La ripetizione gestuale in tali condizioni può determinare infiammazione a carico delle strutture ipersollecitate o alterazioni artrocinematiche potenzialmente conflittuali (impingment). - Il dolore può causare un’alterazione della propriocezione, deter-

minata dal persistere d’impulsi nocicettivi, che daranno un’alterata risposta motoria, con caratteristiche simili all’instabilità. - Un allenamento sportivo improprio, per esempio con ripetizioni reiterate del gesto tecnico che favoriscono l’impiego della muscolatura agonista, può condurre a uno squilibrio muscolare, che potrà causare un’alterazione del centraggio dinamico della testa dell’omero e un deficit del controllo neuromuscolare da parte della muscolatura antagonista. Tutto ciò potrà dare origine a impingement con infiammazione cronica delle strutture periarticolari. - Un’alterazione posturale, come un aumento della cifosi dorsale, può presentare un ostacolo all’estensione fisiologica del rachide, impedendo un corretto scivolamento scapolare, che darà origine a una richiesta notevole di flessione e rotazione esterna della spalla, con conseguente stress sulle strutture anteriori dell’articolazione glenoomerale (Comerford, 2001). Un’importante coppia di forze, che agisce sul piano frontale, è quella costituita dal deltoide e dal muscolo sovraspinoso (Dr.Valent 2007). Questa coppia di forze raggiunge due obiettivi: da un lato le componenti rotatorie si combinano per produrre l’abduzione dell’omero, e dall’altro le componenti traslatorie, agendo in direzioni opposte, si annullano garantendo la stabilità cranio-caudale dell’articolazione glenoomerale. Un’altra importante coppia di forze, che agisce su un piano tra-

sversale e che contribuisce alla stabilizzazione antero-posteriore dell’articolazione gleno-omerale, è quella esercitata anteriormente dal muscolo sottoscapolare e posteriormente dal sottospinato e dal piccolo rotondo. I muscoli della cuffia dei rotatori svolgono pertanto un ruolo importante nel controllo della stabilità dell’articolazione gleno-omerale, sia su un piano frontale sia su quello trasversale. Un’altra coppia di forze, fondamentale nel movimento di abduzione omerale, è quella composta dal muscolo trapezio superiore e dal gran dentato. Durante il movimento di abduzione, il trapezio superiore sostiene la scapola con la sua componente verticale e la porta verso le proprie origini con la componente orizzontale. Il gran dentato accolla la scapola al torace con la sua componente verticale e l’abduce con quella orizzontale. Le risultanti di entrambi i muscoli hanno la funzione di ruotare esternamente l’angolo inferiore della scapola, facendo risalire la volta acromiale.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO Terapie fisiche. Alcune terapie fisiche si sono dimostrate efficaci nella cura della sindrome della spalla nelle varie fasi: 1. ultrasuoni 2. ionoforesi 3. laser 4. diatermia 5. Elettro Neuro Feedback (ENF) Quest’ultimo è uno strumento di nuova generazione, che produce un


allenamento & rehab algoritmo d’impulsi elettrici, mediante l’attivazione di un circuito a retroazione negativa. L’ENF è in grado di leggere i valori d’impedenza della pelle e di trasmettere impulsi elettrici attraverso lo speciale algoritmo d’interazione con l’organismo. Nella prima fase si effettua una scansione digitale per “mappare” con precisione l’area d’indagine per individuare i punti da riequilibrare nella fase successiva. Rieducazione muscolare (programma di compenso). Si attuerà un programma di “compenso” dei muscoli ipotonici, per avere un effetto sinergico con gli esercizi di stretching dei muscoli retratti, e la tonificazione dei muscoli che risultano allungati e ipotonici (trapezio, sottoscapolare ecc.). Infine, esercizi di allungamento muscolare, stretching analitico, dei muscoli retratti: bicipite brachiale, deltoide anteriore, sovra spinato ecc. Taping kinesiologico. Applicare il taping kinesiologico con traiettorie specifiche per aiutare il rilassamento dei muscoli retratti e il drenaggio dell’edema infiammatorio in fase riabilitativa e di riposo; nei momenti di ritorno all’attività fisica, il taping kinesiologico servirà a sostenere la struttura muscolo-tendinea sollecitata in modalità stabilizzante.

RIEDUCAZIONE PROPRIOCETTIVA DEL GESTO Di notevole importanza per prevenire le recidive della sindrome della spalla del nostro atleta è la rieducazione propriocettiva del gesto tecnico, tipo percettivo motorio. È stato realizzato un programma di rieducazione propriocettiva specifico con l’uso di thera-band. L’elevazione eccessiva dei gomiti in fase di trazione sul boma crea una condizione predisponente al sovraccarico funzionale dei muscoli della cuffia dei rotatori. Inoltre, alternare l’impugnatura al boma diventa fondamentale per evitare un’attivazione eccessiva del bicipite brachiale, che porta a un sovraccarico funzionale della glena omerale. Quindi si è attuato un programma di rieducazione proprio-

cettiva del gesto tecnico di trazione sul boma, utilizzando gli elastici thera-band, simulando l’azione tecnica con esercizi: 1. a occhi chiusi; 2. seguendo dei punti di repere; 3. con ritmi diversi; 4. con l’utilizzo di riprese video; 5. davanti a uno specchio.

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI Appare chiaro come, nel caso dell’atleta che pratica il windsurf, il sovraccarico funzionale della spalla sia dovuto a un’azione biomeccanica intensa a carico di alcuni muscoli della cuffia dei rotatori. L’obiettivo sarà quindi riequilibrare il tono muscolare dei muscoli ipotonici e l’allungamento dei muscoli retratti, dal momento che alcuni muscoli che funzionano come sinergici in un movimento, spesso svolgono azioni antagoniste in altri movimenti della spalla. I sovraccarichi funzionali possono portare a una compromissione delle strutture di contenimento anteriore, che darà origine a una modesta traslazione anteriore glenoomerale, che a sua volta porterà alla sublussazione della testa omerale, con la traslazione anteriore fino al contatto diretto della testa dell’omero con l’acromion, dando origine a impingement secondario. Prevenire gli squilibri muscolari deve essere un “obiettivo primario” per evitare di dover interrompere l’attività sportiva forzatamente a causa della sindrome dolorosa alla spalla.

BIBLIOGRAFIA Bellia, Sarzo “Il taping kinesiologico nella traumatologia sportiva. Manuale pratico di applicazione” ed. Alea Milano, marzo 2011 Le Manovre di una barca a Vela, scheda illustrativa in formato PDF su Cultura Nautica - Il Portale della Nautica – Wikipedia 2008 J. Ellsworth, Balance Your Helm for Speed, per una dettagliata descrizione del CE e del CLR – 2009 Technique: the water start, articolo su Boardseekermag.com - Windsurfing Magazine – 2009.

ROSARIO BELLIA Presidente dell’Associazione Italiana Taping Kinesiologico e della International Association of Taping Kinesiologico, è fisioterapista della nazionale italiana di pattinaggio a rotelle corsa, docente di educazione fisica e docente al corso postuniversitario presso l’Università Statale di Valencia

IL TAPING KINESIOLOGICO NELLA TRAUMATOLOGIA SPORTIVA Manuale di applicazione pratica di Rosario Bellia e Francisco Selva Sarzo

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Allenamento e rehab

Valgus

collapse e

drop vertical jump test

di Rosario D'Onofrio, Antonio Pintus , Michele Marzullo

La maggior parte degli sport di squadra esprime, nella propria gestualità tecnico-atletica, una serie di movimenti rotazionali e di lateralità con asimmetrie significative di forza, flessibilità e mobilità articolare, localizzate maggiormente nel distretto cingolo pelvico/arto inferiore. Le asimmetrie “side to side” creano, negli atleti, adattamenti mio-dinamici strutturali con compensi posturali dinamici diversificati, espressi durante gestualità sport-relative. Valutazioni funzionali dinamiche (Functional Movement Screening FMS) dovrebbero essere prese in considerazione come screening pre-season, prima di pianificare ulteriori strategie preventive atte a decrementare le lesioni traumatiche da sport, in particolar modo a carico dell’articolazione del ginocchio. Nella pratica scientifica è stata anche descritta una correlazione importante tra restrizione di mobilità dell’articolazione dell’anca e il varo/valgo del ginocchio e il dolore anteriore di ginocchio.


Allenamento e rehab ominciamo a elencare in sintesi i Key points per inquadrare questo meccanismo traumatico molto comune negli sport di salto. 1. La flessione del tronco durante la fase di contatto al suolo riduce le forze di taglio femoro-tibiali, e l'attività del quadricipite. 2. L'influenza della flessione del tronco sulle forze di taglio durante l'atterraggio e l'attività muscolare del quadricipite non differisce tra i sessi. 3. La flessione del tronco riduce potenzialmente le forze richieste al quadricipite e conseguentemente il carico immediato sul legamento crociato anteriore dopo il contatto a terra. 4. Le atlete durante il drop jump test evidenziano un maggiore momento di valgo e un angolo di atterraggio vicino all’estensione del ginocchio tale da incrementare i fattori di rischio di lesioni del legamento crociato anteriore. La deformazione tissutale, e la consequenziale lesione isolata del LCA si verifica, nella maggior parte dei casi, durante allenamenti/gare in situazioni gestuali di “non contatto con altro giocatore”, con il ginocchio che va, sostanzialmente, in valgo, in flessione rotazione esterna e il piede che, spesso, non accompagna il movimento gestuale, rimanendo “bloccato” sul terreno di gioco. Le atlete esprimono lo stesso meccanismo traumatico dei colleghi maschi, ma manifestano maggiori angoli adattativi di valgismo, nella fase di atterraggio dopo un salto. Tali angoli, vicini quasi alla completa estensione (da 0° a 20/30°), elevano in maniera significativa i fattori di rischio di lesioni del legamento crociato anteriore, rispetto ai colleghi maschi. Potremmo affermare che l’ammontare del valgismo del ginocchio, osservato durante un movimento gestuale specifico, suggerisce, spesso, un'inabilità del gruppo quadricipite/flessori, o meglio delle linee di difesa anatomiche attive (in particolare dei muscoli sartorio, semitendinoso e gracile) a controllare e

C

opporsi al movimento in valgo nella fase di atterraggio dopo un salto o durante una manovra classica di cutting. In associazione, aggiustamenti posturali anomali, adattativi, durante esercitazioni tecnico-atletiche o asimmetrie di forza/flessibilità “side to side” e la mancanza di un coordinato controllo neuromotorio dell'arto inferiore, possono condurre da un lato a un ulteriore incremento delle forze di taglio tibio-femorali sull’articolazione del ginocchio e dall’altro a mal allineamenti dell’arto inferiore. Atleti con una maggiore adduzione dell'anca, associata a una riduzione dei livelli di forza del grande e medio gluteo, mostrano un aumento del valgo adattativo del ginocchio durante attività sportive.

IL VALGUS COLLAPSE O crollo del valgo, si verifica nella fase di ricaduta dopo un salto ed è il meccanismo traumatico di riferimento più comune negli sport di salto in particolare (donne 50%, uomini 20%). Viene evidenziato in letteratura come giocatrici di pallacanestro e/o volley riportino un incremento, durante gestualità tecnico-atletiche specifiche, del “valgus collapse” (una combinazione di valgo del ginocchio, rotazione interna dell'anca e anterior shear tibio - femorale). Questo meccanismo eziopatogenetico, definito anche “sex specific mechanism”, identifica in 5.3 volte la possibilità di incorrere a una lesione del LCA delle donne, rispetto ai giocatori di sesso maschile. Studi fatti in laboratorio rivelano che momenti adattativi in valgo del ginocchio dopo un salto, anche di pochi gradi, sono sufficienti per lesionare il legamento crociato anteriore. Un “valgus collapse” concorre sicuramente a un incremento della gravità di lesione, correlandosi con un interessamento anche del legamento collaterale mediale. Risulta chiaro ed evidente come il legamento collaterale mediale, insieme al legamento crociato anteriore, offra una limitazione, meccanica e strutturale, al valgo esterno del

ginocchio. Studi su cadavere, dimostrano che LCA frena il valgo del ginocchio limitando la rotazione assiale tibiale, mentre il legamento collaterale mediale concorre a contenere l'apertura spaziale mediale dell'articolazione. Per Yasuda (9) il legamento collaterale mediale, durante un carico in valgo (vicino alla completa estensione, 10°-15°), raggiunge in un tempo più breve l’allungamento estremo rispetto allo stiramento del legamento crociato anteriore. In contrapposizione, a 30° di flessione del ginocchio è il legamento crociato anteriore a giungere al massimo allungamento (in un tempo approssimativo di 16 ms) prima del legamento collaterale mediale. Similmente, movimenti in valgo associati a una contrazione del quadricipite sviluppano una “anterior shear force“ significativamente maggiore, con un incremento dello stress del 30-40% sul legamento crociato anteriore rispetto a un singolo movimento di valgo senza contrazione del quadricipite. Persistenti alterazioni del controllo neuromuscolare dell'anca e del ginocchio durante lavori d'atterraggio dinamico, associate ad asimmetriche destrutturazioni posturali, anche dopo ricostruzioni del LCA, comportano un valgo adattivo del ginocchio che sarà un chiaro fattore preditivo di ulteriore lesione o di re-injury. Così è possibile affermare come un atleta con un “crociato anteriore dominante” (lassità legamentosa, recurvato, eccessivo valgo del ginocchio ecc.), o con un “quadricipite dominante” presenti un’alterata funzionalità biomeccanica e una deafferentazione recettoriale afferenziale che si correlano con un incremento del valgo adattativo del ginocchio durante gestualità sportive. Possiamo ulteriormente evidenziare come la letteratura correli il valgo del ginocchio, la stabilizzazione della core e l’attività muscolare glutea. Sfogliando la letteratura si evince come il grande gluteo stabilizza il tronco e decelera la rotazione interna femorale. Sostenendo questa premessa, aneddoticamente


Allenamento e rehab è ricnosciuto che individui con “debolezza” del grande e medio gluteo esibiscono una disfunzione posturale nota come '‘gluteus maximus lurch”. Il decremento dell’attività muscolare della Core può spiegare parzialmente non solo una posizione di tronco più eretta, ma anche il “collapse of the femurs” e la rotazione mediale durante l'atterraggio dopo un salto.

HOPS TEST Single-leg hop test sono usati comunemente per studiare il movimento funzionale del ginocchio negli atleti e per valutare la performance funzionale dopo una lesione del LCA o dopo ricostruzione. L’evidenza scientifica sottolinea come gli stessi test siano ritenuti, dai clinici, predittivi di una eventuale lesione del LCA. Molti hop-test sono descritti nella letteratura per valutare la distanza, il tempo e l’altezza del salto. Possiamo affermare come sicuramente il “single-leg hop for distance” rimane la valutazione funzionale di maggior utilizzo dopo una lesione del LCA, anche se non trova riscontri univoci nella letteratura. È stata evidenziata recentemente l’importanza di effettuare un “hop performance testing” in pazienti dopo una ricostruzione del LCA, in uno stato di fatica muscolare. L’osservazione del valgo del ginocchio, nella sua espressività dinamica durante “drop vertical jump test” ci permette di “leggere una possibile lesione futura”, o meglio, di predire sicuramente una lesione da non contatto del legamento crociato anteriore. Risulta evidente come la posizione finale dell’articolazione del ginocchio durante l’atterraggio sia influenzata dal centro di gravità del corpo e in particolar modo dalla posizione del tronco correlata sull'arto inferiore. Questi effetti sommano complessivamente lo stress diretto sull’arto inferiore tale da richiedere un ulteriore reclutamento adattativo/compensativo, o meglio integrativo, della muscolatura posturale. Il drop-vertical jump monolaterale produce una maggiore abduzione

del ginocchio, e per questo trova una specifica indicazione nel valutare i movimenti compensativi del ginocchio come un fattore di rischio per una lesione del LCA da non contatto.

CORRELAZIONE TRA CONTROLLO NEURO MUSCOLARE, POSIZIONE DEL TRONCO E JUMP TEST Atleti a gestualità specifica di salto possono essere “stimolati” attraverso training di tipo pliometrico, atti a incrementare: 1. il controllo del valgo nelle fasi di atterraggio dopo un salto; 2. la co-contrazione quadricipite /ischio crurali; 3. la co-contrazione dei muscoli abduttori e adduttori dell’anca nella fase precedente l’atterraggio; 4. l’angolo di flessione del ginocchio. Myer (44), per esempio, propose di effettuare training pliometrici (wall jump, squat jump, tuck jump, lunge jump, broad jump, e forward jump), per 10-15 secondi, e box jump (box drop jump e lateral box jump ) per 610 ripetizioni, eseguiti per 7 settimane. Al termine del training l’autore riscontrò un aumento sia dell’angolo di abduzione dell’anca, che dell’angolo di flessione al contatto iniziale sul terreno, ma nessun cambiamento del momento di controllo del valgo/varo del ginocchio. Similmente, Lephar (45) riportò un incremento della flessione del ginocchio e dell’anca al contatto iniziale dopo un training impostato su: squat, leg curl, leg extension, abdominal curl, single-leg balance, e jump exercises, effettuati tre volte a settimana per otto settimane. Nessun cambiamento nel valgo/varo del ginocchio e angoli di abduzione dell’anca furono osservati alla fine del protocollo di lavoro. Chappell riportò un incremento dell’angolo di flessione del ginocchio dopo 6 settimane di training neuromuscolare (abdominal crunches, lunges, single-leg balance, agility, e jumping task) di 20 ripetizioni ognuno, per sei giorni a settimana. Nessun miglioramento fu osservato, in questo studio, nel valgo/varo adattativo del ginocchio al contatto inizia-


Allenamento e rehab le del terreno dopo drop-jump. Noyes (27) valutò gli effetti di un training neuromuscolare di sei settimane proposto ad atlete. Il programma di training fu composto di esercizi generali di allungamento per 30 secondi per 3 settimane, training di resistenza per 1 set di 15 ripetizioni ciascuno (abdominal curls, back hyperextensions, leg press e calf raises), ed esercizi di jump (wall jumps, tuck jumps, broad jumps, squat jumps, bounding, e stick landing) per 10-30 secondi, effettuati tre volte a settimana. Nei risultati finali si evidenziò un incremento di 6 cm della distanza di separazione di ginocchia, e quindi un miglioramento del valgo adattativo del ginocchio. Così Barber-Westin (33), in un lavoro recente ha messo in evidenza come un “neuromuscular retraining program”, sviluppato per le atlete, risultò significativamente efficace nel migliorare allineamento dell'arto inferiore durante gestualità semplici e complesse. Sedici giocatrici di pallavolo furono sottoposte a drop jump test per la valutazione dell’allineamento dell’arto inferiore, e successivamente a un “neuromuscular training” per migliorarne il controllo. Il programma, svolto 3 volte a settimana per 6 settimane, con followup a 3 e 12 mesi dal training, consistette in: a) warm up; b) jump training; c) speed e agility drills. d) training di forza; e) stretching statico. Miglioramenti significativi furono trovati nella media della distanza di separazione tra le ginocchia per tutte le sessioni del test (p <0.01) tra il pre e post- training. Immediatamente dopo il training 11 atlete (69%) evidenziarono miglioramenti significativi nella normalizzazione della distanza di separazione di ginocchia, e quindi del valgo adattativo. Questi risultati sono stati mantenuti anche nel follow up a 12 mesi. Un lavoro di Ford (48) riporta come giocatrici di basket femminile hanno un incremento del momento di valgo (figura 1) durante l’atterraggio, dopo

pleta estensione, tanto maggiore sarà l’attività del quadricipite, e notevoli saranno le anterior shear force femoro-tibiali, con conseguente stress sul legamento crociato anteriore.

BIBLIOGRAFIA

Figura 1 - Il calcolo del valgo del ginocchio sul piano sagittale; immagine prima del contatto iniziale. PIC misurato in centimetri (distanza A) tra il ginocchio destro e sinistro; il massimo momento di valgo bilaterale (distanza B).

un drop vertical jump rispetto ai colleghi maschi. Le stesse giocatrici hanno evidenziato significative differenze nel valgo del ginocchio tra arto dominante e arto non dominante. Studi sia in vitro che in vivo hanno dimostrato come lo stress sul legamento crociato anteriore incrementi quando è richiesta una maggiore attività del quadricipite o del tendine patellare. Withrow et al. (34) indicano, a tal uopo, come il 75% dello stiramento sul LCA in un ginocchio cadaverico è da attribuire alla attività del quadricipite. Diventa deducibile come una maggiore attività del quadricipite durante l’atterraggio si associa a un maggiore stress sul LCA. L'adattamento posturale del tronco in estensione dà luogo a una strategia quadricipite-dominante che incrementa le forze di taglio sul ginocchio. La correlazione tronco-ischio crurali può creare degli adattamenti positivi e servire come strategia protettiva contro un over stress sul LCA. Le cinematiche della Core sono state associate, sul piano sagittale, alle cinematiche di anca e di ginocchio: evidenze enfatizzano come la flessione del tronco di 45° durante l’atterraggio riduce le “anterior shear force femoro tibiali”. Specificamente, incrementi dell'angolo di flessione del tronco sono correlati a un incremento della flessione dell'anca e degli angoli di flessione del ginocchio durante l’atterraggio dopo un jump . È possibile affermare che, più durante l’atterraggio ci si avvicina alla com-

1. Fousekis K, Tsepis E, Vagenas G Multivariate isokinetic strength asymmetries of the knee and ankle in professional soccer players. J Sports Med Phys Fitness. 2010 Dec; 50(4):465-74 2. D'Onofrio R, De Nicola A. D’Andrea E. Canonico R. Postura Pelvica e lesioni muscolari degli ischio crurali FiITMed 2, 11 , 26 - 30 , 2010 3. D'Onofrio R, Pintus A., De Nicola A. Low back pain in atleti di sport a gestualità torsionale Fit Med 2, 2 , 26 -30, 2010 4. D'Onofrio R, Restrizioni di mobilità ileo sacrale e sue correlazioni posturali FitMed 1,7, 24 – 27 ,2009 5.Hewett TE, Myer GD, Ford KR, et al. Biomechanical measures of neuromuscular control and valgus loading of the knee predict anterior cruciate ligament injury risk in female athletes: a prospective study. Am J Sports Med 2005;33:492–501. 6.Olsen OE, Myklebust G, Engebretsen L, Holme I, Bahr R Relationship between floor type and risk of ACL injury in team handball. Scand J Med Sci Sports. 2003 Oct;13(5):299-304 7.Odd-Egil Olsen,*Injury Mechanisms for Anterior Cruciate Ligament Injuries in Team Handball The American Journal of Sports Medicine,Vol. 32, No. 4 8. Matsumoto H, Suda Y, Otani T, et al. Roles of the anterior cruciate ligament and the medial collateral ligament in preventing valgus nstability. J Orthop Sci 2001;6:28–32. 9. Yasuda K, Erickson AR, Beynnon BD, et al. Dynamic elongation behavior in the medial collateral and anterior cruciate ligaments during lateral impact loading. J Orthop Res 1993;11:190–8. 10. Withrow TJ, Huston LJ, Wojtys EM, et al. The effect of an impulsive knee valgus moment on in vitro relative ACL strain during a simulated jump landing. Clin Biomech (Bristol, Avon) 2006;21:977–83. 11. DeMorat G, Weinhold P, Blackburn T, et al. Aggressive quadriceps loading can induce noncontact anterior cruciate ligament injury. Am J Sports Med. 2004;32:477-483. 12. Paterno MV, Schmitt LC, Ford KR, Rauh MJ, Myer GD, Huang B, Hewett TE. Biomechanical measures during landing and postural stability predict second anterior cruciate ligament injury after anterior cruciate ligament reconstruction and return to sport. Am J Sports Med. 2010 Oct;38(10):1968-78 13.Barber SD, Noyes FR, Mangine RE, McCloskey JW, Hartman W (1990) Quantitative assessment of functional limitations in normal and anterior cruciate ligament-deficient knees. Clin Orthop 255:204–214 14. Dugan SA, Frontera WR (2000) Muscle fatigue and muscle injury. Phys Med Rehabil Clin N Am 11:385–403 15. Ross MD, Irrgang JJ, Denegar CR, McCloy CM, Unangst ET (2002) The relationship between participation restrictions and selected clinical measures following anterior cruciate ligament re-


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MICHELE MARZULLO Dirigente medico presso l’Azienda Universitaria Federico II di Napoli, Specialista in Malattie dell'Apparato Cardio-Vascolare, Specialista in Cardiochirurgia, Specialista in Medicina dello Sport, Specialista in Chirurgia Generale. Consulente Medico Specialista Comando Legione Carabinieri di Napoli, CTU e Perito del Tribunale e della Procura di Napoli, Direttore scientifico Sportivart.

ANTONIO PINTUS Preparatore Atletico Olimpic Marsiglia (Francia), già preparatore atletico Junvetus FC, Udinese Chelsea, Monacò West Ham United. Docente presso l’Università degli studi di Torino, Corso di laurea in scienze motorie.

ROSARIO D’ONOFRIO Dottore fisioterapista, diplomato ISEF, Master in Posturologia presso l’Università La Sapienza di Roma, è stato fisioterapista della Nazionale Italiana di Pallamano Senior A maschile e della Nazionale Italiana di Basket Femminile senior A. Preparatore atletico e allenatore, è responsabile recupero atleti infortunati della SS Calcio Napoli. Ha pubblicato a oggi oltre 146 lavori scientifici, su riviste nazionali di interesse specifico nel campo della rieducazione e riabilitazione dello sport e della preparazione atletica; su questi stessi temi ha relazionato a oltre 60 Congressi Nazionali e a 13 Congressi Regionali, come “Invited Lecture”. È professore a contratto, docente di Riprogrammazione Motoria e Performance Sportiva, CdL Magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Corso di Laurea in Scienze Motorie, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.


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CORSI 1° livello

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FITNESS TRAINER FITNESS TRAINER 56esima edizione del corso che più di tutti ha consolidato negli anni l’immagine della Scuola di Professione Fitness. Su una base di conoscenza completa e polivalente, costruisce gli strumenti per affrontare la realtà diversificata delle attività in palestra.

A chi è rivolto? A tutti gli appassionati di fitness. Sempre più numerosi i diplomati ISEF e i laureati in scienze motorie scelgono questo corso per il completamento della loro preparazione specifica in ambito fitness.

PROGRAMMA Parte teorico-scientifica

Iscrizioni

Quanto costa: 494 euro entro il 30 novembre; 534 euro entro il 31 dicembre; 564 euro entro il 31 gennaio; 600 euro per iscrizioni successive. Prezzi Iva inclusa. La quota è comprensiva di: - 30 euro di iscrizione alla scuola (validità annuale) - accesso alle lezioni - materiale didattico, dispense ad ogni lezione - esame per il conseguimento della certificazione di Istruttore di Fitness Trainer - nel caso la certificazione non venga conseguita al primo esame è previsto un secondo esame gratuito alla sessione successiva. Modalità di pagamento - Versamento postale: Conto corrente postale n° 26993204 Intestato ad Alea Edizioni, via Sapeto, 5 20123 Milano - Bonifico bancario: CC 48054 intestato a: Alea Edizioni Banca Popolare di Milano Ag. 7 Codice IBAN: IT 43 Q 05584 01607 000000048054 Inviare via fax al n°0258111116, o via mail a infoscuola@professionefitness.com, la fotocopia della ricevuta del versamento con il nome dell´iniziativa scelta e i dati personali completi di un recapito telefonico e un'e-mail (codice fiscale e/o partita IVA obbligatori). Prossima edizione di questo corso: a partire da sabato 12 maggio (formula estiva, concentrata su 5 fine settimana)

- Anatomia umana dell’apparato locomotore - Anatomia funzionale - Fisiologia della contrazione muscolare e metabolismo energetico - Biomeccanica del movimento - Biomeccanica irrazionale - Studio degli attrezzi e delle loro modalità di utilizzo - Analisi dei frequentatori del club - Tecniche e metodologie d’allenamento - I paramorfismi - Alimentazione - Doping - Anamnesi motoria - Il recupero funzionale dell’atleta infortunato

Durata del corso Il corso è articolato in 13 incontri di una giornata ciascuno, con lezioni teoriche, laboratori di anatomia e seminari tecnici con l'utilizzo di supporti multimediali. Le lezioni si svolgono sempre di sabato, a partire da sabato 18 febbraio, con cadenza settimanale. È necessario frequentarne almeno l'80% per poter accedere all'esame di fine corso per conseguire la certificazione di Istruttore di Fitness Trainer. Orari - inizio lezioni ore 10 - break di dieci minuti ore 11,30 - pausa pranzo di 30 minuti ore 13 - fine lezione ore 17. Dove: Milano, Sala De Amicis Via De Amicis, 17 . Via de Amicis 17 è in zona centrale a 600 m. da piazza del Duomo. Si consiglia di venire con i mezzi pubblici, eventualmente parcheggiando l'auto presso una fermata qualsiasi del metro. linea metro 2 verde : fermata Sant'Ambrogio. Esami: quiz a risposta multipla, colloquio orale e prova pratica.

Laboratori di anatomia e seminari tecnici con la visione di supporti video. Come lavorare su: - addominali e paravertebrali - cingolo scapolare - pettorali e dorsali - arti superiori - arti inferiori - Cenni di ginnastica correttiva, antalgica e stretching - Come costruire un programma d’allenamento - Allenamento cardiovascolare - Esame obiettivo motorio

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Il personal trainer come operatore motorio, referente psicologico e imprenditore. Il corso affronta argomenti tecnici, comunicativi, gestionali e di marketing. L’obiettivo è ottimizzare le risorse personali per gestire con successo una moderna libera professione.

A chi è rivolto? A tutti i diplomati ISEF, i laureati in scienze motorie o fisioterapia con esperienza di istruttori e a tutti gli istruttori e preparatori atletici con un diploma valido rilasciato da una federazione.

PROGRAMMA Definizione e ambito di lavoro Caratteristiche personali, target di riferimento, qualificazione professionale, gestione del tempo. Come operare nei club e nelle abitazioni private. Le attrezzature necessarie. Aspetti chinesiologici e posturali Basi scientifiche della chinesiologia e dell’analisi posturale. Valutazione dell’elasticità muscolare, della mobilità articolare e del trofismo muscolare. Impostazione di un protocollo di lavoro tipo. Composizione corporea e antropoplicometria Cos’è l’antropoplicometria. Perché la plicometria. Procedura delle misurazioni plicometriche. Rilevazioni e descrizione dei punti di repere per le pliche. Rilevazioni e descrizione delle circonferenze. Body Mass Index (BMI). Body Fat Index (BFI) Indice Globale di Rischio (GRI) Basic Life Support (BLS) Modalità di primo soccorso, manovre di salvataggio e prove pratiche con manichino. Educazione alimentare L’educazione alimentare comincia dalla consapevolezza. Il principio biologico della regolazione: l’omeostasi come legge del vivente. Condizioni da rispettare e necessità da soddisfare. La via del dimagrimento fisiologico, stabile e duraturo Un’alimentazione a basso indice e carico glicemico. Malattie metaboliche e malattie infiammatorie. L’attività fisica quale ausilio del dimagrimento e come interazione per la funzionalità generale. Alimentazione e fabbisogni specifici: criteri e meccanismi di calcolo. L’educazione alimentare e le linee guida generali: la didattica e gli stru-

menti semplici per sé e per il cliente. Test di valutazione funzionale: i nuovi FIX metabolici. Controindicazioni e limiti dell’attività fisica in presenza di patologie metaboliche e da sedentarismo: protocolli di intervento in presenza di ipertensione, cardiologia, diabete, asma. Strategie di marketing Proposte pratiche per mettere sul mercato il servizio di personal training. Strumenti di fitness marketing di base, passaparola organizzati, analisi del mercato, ricerca della clientela, comunicazione e rapporto cliente-trainer, capacità di autopromozione. Aspetti fiscali e legali Il libero professionista, apertura della partita IVA, tenuta dei libri contabili, pagamento delle tasse. Responsabi-lità professionale e legale, responsabilità del cliente e del centro fitness, come stendere un contratto, assicurazione.

CORSI 1° livello

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Durata del corso Il corso è articolato in 6 incontri di una giornata ciascuno, con lezioni teoriche e pratiche, ragruppati in tre fine settimana, a partire da sabato 18 febbraio. È necessario frequentare almeno l'85% delle lezioni per poter accedere agli esami di fine corso per la qualifica di Personal trainer. Orari - inizio lezioni ore 10 - break di dieci minuti ore 11,30 - pausa pranzo di 30 minuti ore 13 - fine lezione ore 17. Dove: Milano, Sala De Amicis Via De Amicis, 17 . Via de Amicis 17 è in zona centrale a 600 m. da piazza del Duomo. Si consiglia di venire con i mezzi pubblici, eventualmente parcheggiando l'auto presso una fermata qualsiasi del metro. linea metro 2 verde : fermata Sant'Ambrogio. Esami: quiz a risposta multipla e discussione della tesi. La prova scritta (quiz) prevede 50 domande a risposta multipla. Superata la prima fase dei quiz, si accede alla seconda fase che è prettamente orale. Solo dopo aver superato le due fasi dell'esame viene rilasciato il diploma di Personal Trainer con una valutazione in centesimi.

Iscrizioni

Quanto costa: 464 euro entro il 30 novembre; 504 euro entro il 31 dicembre; 534 euro entro il 31 gennaio; 570 euro per iscrizioni successive. Prezzi Iva inclusa. La quota è comprensiva di: - 30 euro di iscrizione alla scuola (validità annuale) - accesso alle lezioni - materiale didattico, dispense ad ogni lezione - esame per il conseguimento della certificazione di Personal Trainer - nel caso la certificazione non venga conseguita al primo esame è previsto un secondo esame gratuito alla sessione successiva. Modalità di pagamento - Versamento postale: Conto corrente postale n° 26993204 Intestato ad Alea Edizioni, via Sapeto, 5 20123 Milano - Bonifico bancario: CC 48054 intestato a: Alea Edizioni Banca Popolare di Milano Ag. 7 Codice IBAN: IT 43 Q 05584 01607 000000048054 Inviare via fax al n°0258111116, o via mail a infoscuola@professionefitness.com, la fotocopia della ricevuta del versamento con il nome dell´iniziativa scelta e i dati personali completi di un recapito telefonico e un'e-mail (codice fiscale e/o partita IVA obbligatori).

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FITNESS METABOLICO formazione a distanza l corso a distanza per operatore di fitness metabolico permette di raggiungere obiettivi operativi altamente specialistici, fornendo le basi necessarie teoriche e pratiche per realizzare percorsi motori personalizzati in sicurezza per la sindrome metabolica: - ipertensione e malattie cardiovascolari; - soprappeso e obesità; - diabete; - artrosi e osteoporosi. Il corso si sviluppa in un'opera composta da un volume + 8 DVD multimediali con contributi tecnici: - audio mp3 con registrazioni e approfondimenti verbali; - video con filmati didattici e tecnici; - immagini a supporto dei testi; - testi con documenti interi o recensiti; - presentazioni con grafici e tabelle. ATTENZIONE: I DVD SONO FRUIBILI SOLO SU PERSONAL COMPUTER E NON SU MACINTOSH

I

CONTENUTI Strumenti tecnici • Accreditamento istituzionale: “attività motoria come prevenzione sociale”. • I soggetti metabolici: definizione delle principali parole chiave; sedentarismo e malnutrizione da eccesso, stili di vita. • Alfabetizzazione motoria, Fitness metabolico e Fitness terapia: tre livelli per un nuovo stile di vita. • Equilibrio funzionale, allenamento funzionale: la grande gara della vita quotidiana. • Fitness metabolico e diabete. • Fitness metabolico e obesità, sovrappeso, anoressia e bulimia (strategie integrative nel centro fitness). • Fitness metabolico e ipertensione, malattie cardiovascolari.

• Fitness metabolico e apparato locomotore: artrosi e osteoporosi. • Classificazione, approccio psicologico e fidelizzazione del soggetto metabolico. • Classificazione e approccio dei soggetti sedentari, motori, sportivi, e agonisti. • Selezione e abstract della più recente bibliografia scientifica internazionale sul fitness metabolico. • Aspetti di marketing e gestionali: come si vende il fitness metabolico e con quali “pacchetti servizio”. • Formazione per lo staff di vendita: inquadramento generale.

Step operativi • Inquadramento del soggetto e anamnesi metabolica: un metodo di sicurezza per l'operatore e il soggetto metabolico; • gli strumenti di misura: dai test tradizionali dello sport ai Fix metabolici specifici; il tempo zero; • le misure sicure per la gestione dei metabolici; • strumenti di lavoro e unità motorie metaboliche; • programmazione dell'attività motoria; • insegnamento dell'attività motoria; • strumenti di fidelizzazione: il passaporto metabolico;

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Docente: Alessandro Lanzani Quanto costa: 720 euro Iva inclusa. La quota comprende: l'iscrizione alla scuola, l'opera completa + 1 Workshop tecnico + l'esame finale (a Milano) per conseguire la certificazione. È possibile ottenere più certificazioni con la stessa opera: per qualsiasi ulteriore informazione contattare la segreteria corsi al numero 02.58112828 o consultare il sito internet:

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Esempi pratici Come strutturare le prime ore di lavoro con i soggetti metabolici; • monitoraggio e verifica dei risultati • Codice deontologico; • Manifesto del fitness metabolico. L'apprendimento sarà supportato da un servizio di assistenza on line e completato da una giornata di Workshop tecnico, a scelta dello studente, fra quelli proposti dalla nostra Scuola di Forma-zione. Il calendario delle giornate è consulta-

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TAPING KINESIOLOGICO IN TRAUMATOLOGIA SPORTIVA CON SPECIFICO RIFERIMENTO ALLA PREVENZIONE DEI TRAUMI E DELLA FATICA, NELLA GESTIONE DELL'ATLETA IN PALESTRA E IN CAMPO Il taping kinesiologico è utilizzato in ambito sportivo prima, durante e dopo il gesto atletico: prima, per preparare e prevenire e dopo per defaticare. Questa tecnica innovativa si basa sulle naturali capacità di “balance” del corpo, stimolate dall’attivazione del sistema “neuromuscolare” e “neuro-sensoriale”, secondo i nuovi concetti di Neuroscienza. Il metodo scaturisce dalla scienza della chinesiologia. Si tratta di una tecnica correttiva meccanica e/o sensoriale, che favorisce una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area da trattare. Nella fase di recupero il taping kinesiologico si applica per migliorare la circolazione sanguigna e linfatica, ridurre l’eccesso di calore e di sostanze chimiche presenti nei tessuti, ridurre l’infiammazione. Il taping kinesiologico mira a: azionare i sistemi analgesici endogeni; stimolare il sistema inibitore spinale e il sistema inibitore discendente; correggere i problemi delle articolazioni; ridurre gli allineamenti imprecisi causati da spasmi e muscoli accorciati; normalizzare il tono del muscolo e l’anormalità di fascia delle articolazioni; migliorare il ROM.

A chi è rivolto? Laureati in Scienze Motorie, diplomati ISEF, studenti e personal trainer

PROGRAMMA 21 gennaio - Storia del taping kinesiologico, l’evoluzione dei materiali. - Generalità sui meccanismi di applicazione, tecniche base per l’applicazione del nastro. - Lo screening test; le controindicazioni - Le tecniche correttive: meccanica; linfatica; funzionale. - Applicazioni pratiche alla spalla. - Applicazioni pratiche per i principali muscoli: 1) arto superiore (deltoide, trapezio,

piccolo e grande rotondo, grande pettorale, grande e piccolo romboide, tricipite brachiale, bicipite brachiale, brachioradiale, supinatore, pronatore rotondo, pronatore quadrato, pronatore lungo, estensore lungo del pollice, estensore del dito mignolo; 2) collo (scaleno anteriore e posteriore, sterno-cleido-mastoideo. Muscoli del capo, lungo del collo. - Controindicazioni. - Domande e conclusioni.

22 gennaio - Applicazioni pratiche per i principali muscoli: 3) tronco: gran dorsale, trapezio inferiore, retto addominale, obliquo addominale interno ed esterno, diaframma, ileo, paravertebrali. 4) arti inferiori: grande gluteo, medio e piccolo gluteo, tensore della fascia lata, sartorio, adduttori, piriforme, quadricipite del femore, posteriori della coscia, soleo e gastrocnemio, estensore lungo dell’alluce, peronei, lungo estensore del piede, flessore breve dell’alluce. 5) zona lombare: sacro spinali, lombosacrali. - Applicazioni pratiche di correzione funzionale sportiva: a) spalla; b) polso; c) gomito; d) ginocchio; e) caviglia; f) colonna lombare e cervicale. - Discussione e prova pratica. Test di valutazione.

Durata del corso Il corso è articolato in 2 giorni per un totale di 16 ore, il 21 e 22 gennaio. Orari - inizio lezioni ore 9 - pausa pranzo alle ore 13 - inizio lezioni ore 14 - fine lezione ore 18. Dove: Milano.

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Quanto costa: 360 euro entro il 30 novembre; 380 euro entro il 31 dicembre; 400 euro per iscrizioni successive. Prezzi Iva inclusa. La quota è comprensiva di: - 30 euro di iscrizione alla scuola (validità annuale) - opuscolo informativo - 3 nastri elastici e un paio di forbici per le prove pratiche, - materiale informativo con trattamento di casi clinici - attestato di partecipazione Modalità di pagamento - Versamento postale: Conto corrente postale n° 26993204 Intestato ad Alea Edizioni, via Sapeto, 5 20123 Milano - Bonifico bancario: CC 48054 intestato a: Alea Edizioni Banca Popolare di Milano Ag. 7 Codice IBAN: IT 43 Q 05584 01607 000000048054 Inviare via fax al n°0258111116, o via mail a infoscuola@professionefitness.com, la fotocopia della ricevuta del versamento con il nome dell´iniziativa scelta e i dati personali completi di un recapito telefonico e un'e-mail (codice fiscale e/o partita IVA obbligatori). Prossima edizione di questo corso: 28 e 29 aprile; 23 e 24 giugno

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LA SCUOLA DI PROFESSIONE FITNESS DIPLOMI E ATTESTATI

MODALITÀ DI ISCRIZIONE

Ogni corso prevede un esame finale al quale potrai accedere frequentando almeno l’80% delle lezioni teoriche. Il voto che otterrai sarà espresso in centesimi: 60/100 è la votazione minima necessaria per ottenere il diploma rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI. A ogni master, frequentando almeno l’80% delle lezioni, otterrai un attestato di partecipazione rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI. Ogni stage è un’iniziativa monotematica di una giornata al termine della quale otterrai un attestato di partecipazione rilasciato da Professione Fitness e riconosciuto da Uisp sport per tutti, comitato di Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

La quota di partecipazione ai corsi comprende il materiale didattico, l’accesso alle lezioni e il diploma o attestato di partecipazione. Per iscriverti puoi venire di persona presso la nostra sede amministrativa in via Orseolo n°3 a Milano, oppure puoi scegliere una tra le seguenti modalità: • Versamento sul conto corrente postale n°26993204 intestato ad Alea Edizioni - via Sapeto 5, 20123 Milano • Bonifico bancario sul conto corrente n°48054 intestato ad Alea Edizioni- Banca Popolare di Milano Ag. 7 –IBAN IT 43 Q 05584 01607 00000 0048054; in entrambi i casi è necessario inviare via fax la fotocopia del versamento postale o del bonifico bancario segnalando il nome dell’iniziativa scelta, i dati personali, il codice fiscale, un recapito telefonico ed e-mail al fax n° 02.58111116. • Assegno bancario non trasferibile intestato ad Alea Edizioni, da inviare, unitamente al nome dell’iniziativa scelta, i dati personali, il codice fiscale, un recapito telefonico ed email, tramite posta prioritaria a Professione Fitness via Orseolo 3 - 20144 Milano.

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Per ogni informazione la nostra segreteria organizzativa è sempre a tua disposizione. Ci trovi presso Professione Fitness in via Orseolo, 3 Milano. Il nostro numero di telefono è 0258112828, fax 0258111116, e-mail infoscuola@professionefitness.com. La fermata più vicina della metropolitana è MM S. Agostino sulla linea verde. Ci trovi dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00

ANNULLAMENTI E RINUNCE La Scuola di Professione Fitness si riserva il diritto di annullare le iniziative in programma qualora non si raggiunga il numero minimo di iscritti, provvedendo in tal caso al rimborso totale delle quote già corrisposte. In caso di rinuncia, la Scuola di Professione Fitness provvederà al rimborso parziale della quota corrisposta secondo le modalità indicate nel sito www.professionefitness.com

I NOSTRI DOCENTI Alessandro Lanzani Direttore scuola Francesco Capobianco Responsabile scuola Davide Fogliadini Massofisioterapista, personal trainer Edoardo Lanzani Medico ortopedico, esperto in rieducazione funzionale Davide Girola Medico, esperto in riabilitazione cardiologica Roberto Dagani Laureato in scienze motorie, massofisioterapista Andrea Scala Laureato in scienze motorie, personal trainer,

Serenella Lattanzio Avvocato, esperta in normative tributarie Luca Mazzotti Dottore commercialista Andrea Medici Preparatore atletico, esperto in osteopatia Gianni Montagna Trainer, esperto in alimentazione e integrazione Andrea Gianesella Laureato in scienze motorie, Presenter di discipline musicali Francesca Degasperi Presenter di discipline musicali Corrado Ceschinellli Sociologo, naturopata, preparatore atletico ed esperto in comportamenti alimentari

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LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! FITNESS & BODY BUILDING La terza edizione, completamente aggiornata, del libro che ha formato intere generazioni di professionisti del fitness. Dall’anatomia funzionale dell’apparato locomotore alla fisiologia muscolare, fino alla biomeccanica degli esercizi; in questo volume il futuro istruttore troverà tutte le nozioni indispensabili, arricchite di 120 disegni e oltre 400 foto a colori. Alessandro Lanzani Alea Edizioni 2004 pag. 360 - Euro 45

MANUALE DI CARDIOFITNESS Il volume tratta in modo approfondito il cardiofitness nei suoi diversi aspetti: dall’anatomia e fisiologia, ai metabolismi energetici e alla biomeccanica muscolare, per poi addentrarsi nello specifico del training cardiovascolare. Abbraccia l’attività indoor e outdoor, l’utilizzo dei simulatori aerobici e il monitoraggio della frequenza cardiaca. Giulio Sergio Roi Alea Edizioni 2004 pag. 238 - Euro 35

STRETCHING Non più allungamento muscolare, ma miglioramento della mobilità di tutte le componenti dell’apparato locomotore. Partendo da questa convinzione gli autori riprendono i principi teorici dello stretching, propongono test di valutazione e una lunga serie di esercizi suddivisi per attività sportiva. Francesco Capobianco Alessandro Lanzani, Alea Edizioni - pag. 224 Euro 21

ALLENAMENTO ESTETICO Rivolto a quanti vogliono programmare un’attività finalizzata al miglioramento dell’aspetto, fornisce metodi d’allenamento, suggerimenti alimentari e di postura, consigli estetici. Ogni nozione è basata su uno studio approfondito e sul continuo confronto con l’applicazione pratica.

Roberto Tarullo Alea Edizioni 2001 pag. 160 Euro 24

CROSS FITNESS TRAINING I “grandi classici” del training (allenamento con i pesi, corsa, bicicletta e nuoto), integrati a esercizi specifici della chinesiologia rieducativa, costituiscono un unico programma articolato, che stimola tutte le qualità motorie. Un programma di allenamento incrociato, finalizzato al fitness e adattabile a qualsiasi soggetto. Completo di tabelle e immagini esplicative degli esercizi proposti. Davide Traverso Alea Edizioni 2010 pag. 144 - Euro 21

LIPOCARDIOFITNESS Perdere peso è il diktat della maggior parte dei frequentatori dei centri fitness. L’autore fornisce gli strumenti per rispondere a questa richiesta: analisi del tessuto adiposo e del metabolismo muscolare, metodologia dell’allenamento con attrezzature cardiovascolari e isotoniche, test di controllo.

Massimiliano Ferrero Alea Edizioni pag. 144 - Euro 24

L'ALLENAMENTO DELLA MOBILITÀ DELL'APPARATO LOCOMOTORE. RICERCHE E APPLICAZIONI PRATICHE Un valido sussidio per chi si occupa di mobilità articolare e di flessibilità muscolo-tendinea. Un utile strumento operativo per la creazione di tabelle di allenamento personalizzate. I capitoli dedicati alla ricerca applicata all'allenamento permettono di approfondire la valutazione funzionale dell'individuo. Massimiliano Gollin Alea Edizioni 2009 pag. 148 - Euro 25

IPERTROFIA MUSCOLARE Come si costruisce una tabella d’allenamento personalizzata? Il libro fornisce un’esauriente risposta a questa domanda analizzando i principi della programmazione e periodizzazione, le fasi dell’allenamento e le caratteristiche biomeccaniche di numerosi esercizi tipici dell’allenamento in palestra.

Claudio Suardi Alea Edizioni 2000 pag. 208 Euro 26

99 ESERCIZI ADDOMINALI Il volume è utile per comprendere a fondo l’anatomia, la funzione e la cinesiologia dei muscoli addominali e per imparare a valutare la loro forza. In più, un’interessante classificazione degli esercizi e un intero capitolo dedicato agli errori di esecuzione.

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Giulio Sergio Roi e Rachele Groppi Alea Edizioni 2001 pag. 128 - Euro 21

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LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO

Allenamento

Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! PERSONAL TRAINER

ELETTROSTIMOLAZIONE

Cosa serve per diventare personal trainer? Partendo da un’analisi storica della professione, il libro risponde a questa domanda illustrando le competenze tecniche, psicologiche, commerciali e manageriali che il professionista deve possedere.

Il manuale richiama le nozioni teoriche per affrontare l’utilizzo dell’elettrostimolazione in allenamento sportivo, riabilitazione ed estetica. In appendice sono fornite tavole di posizionamento elettrodi ed esempi di schede personalizzate.e.

Francesco Capobianco (Cap.4 ‘Personal trainer come libero professionista’ a cura di Paola Bruni Zani )

Alea Edizioni 2001 - pag. 240 Euro 26

Fabio Aprile e Fabio Perissinotti Alea Edizioni 1998 - Pag. 128 E 20,66

PERSONAL TRAINING BUSNESS

PUNTI MOTORI DI ELETTROSTIMOLAZIONE

Questo lavoro pone una lente d’ingrandimento sulla professione del personal trainer. Dall’analisi delle potenzialità di mercato al management e alla comunicazione fino ad arrivare all’organizzazione gestionale dell’impresa PT, il testo si propone di avviare trainer esperti e non a un percorso di successo. Daria Illy Alea Edizioni 2002 Pag. 128 - Euro 21

Per la corretta applicazione dell’elettrostimolazione è fondamentale conoscere con precisione e accuratezza i punti motori. Avere una mappa precisa permette un allenamento senza effetti collaterali non solo nei distretti più conosciuti, ma anche a livello di tibiali, peronei, trapezi, obliqui e cuffia dei rotatori.. Alessandro Lanzani Alea Edizioni 1999 Pag. 128 - E 20,66

ELETTROSTIMOLAZIONE NUOVE FRONTIERE

PREPARAZIONE ATLETICA IN PALESTRA Come effettuare all’interno del centro fitness una preparazione atletica che miri non soltanto al benessere fisico, ma che proponga esercizi con i sovraccarichi per la muscolatura specifica dello sport, con un occhio particolare all’esecuzione e alla richiesta energetica il più possibile simili al gesto sportivo. Maurizio Fanchini Alea Edizioni 1999 Pag. 192 - Euro 25,82

Il volume mette in risalto le metodiche di allenamento con l’utilizzo dell’elettrostimolazione, facendo riferimento alle variazioni metaboliche, agli indici di fatica ed alla modulazione dei parametri che condizionano l’allenamento. Sono inserite un’ampia parentesi sulla riabiltazione associata all’elettrostimolazione e una valutazione sulle possibili utilizzazioni nell’immediato futuro. Fabio Aprile - Fabio Perissinotti Alea Edizioni 2001 Pag 144 - E 20,66

FREE METHOD BIKE

CROSS TRAINING

Il free method bike è una metodica di allenamento su bicicletta stazionaria che ha come obiettivo principale il voler dare strumenti e mezzi per programmare e arricchire nel tempo un’attività motoria clinica. L’intento è quello di guidare i lettori ad un uso razionale dell’attività, adattandola a tutte le età, per il raggiungimento del benessere psico-fisico.

L’analisi del cross training, degli effetti e delle sue potenzialità, potrebbe costituire la nuova frontiera dello sport di vertice e dello sport sociale. La sfida è lanciata, l’avventura comincia, sperando di ritrovarci numerosi su questo percorso.Cos’è il cross training? I diversi tipi di allenamento incrociato e gli adattamenti.

Roberto Carminucci , MariaLuisa Quinci Alea Edizioni 2001 Pag. 144 - Euro 20,66 -

Simone Diamantini Alea Edizioni 1999 pag. 128 Euro 16

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Acqua e nutrizione

LIBRI ALLENAMENTO IN ACQUA E NUTRIZIONE - LIBRI ALLENAMENTO IN ACQUA E NUTRIZIONE

ACQUANTALGICA L’acqua offre la possibilità di facilitare la ripresa funzionale motoria: da questo punto di vista la piscina è una struttura sportiva cui deve essere riconosciuta una grande valenza a carattere rieducativo e riabilitativo. Il volume propone una sorta di educazione al movimento corretto in presenza di mal di schiena. Il libro contiene una sessantina di proposte fra esercizi e tecniche di “nuoto antalgico”. Andrea Altomare - Alea Edizioni 2000 Pag. 128 - Euro 21

COMPOSIZIONE CORPOREA L’attenzione ai problemi della forma fisica è importante per la sua componente sanitaria di prevenzione. L’attività all’interno del centro fitness necessita di un continuo controllo dei risultati, per cui diviene essenziale poter certificare tramite protocolli la qualità del servizio reso alla clientela. Il manuale intende suggerire metodiche semplici e di basso costo per la valutazione della composizione corporea. Sergio Rocco Alea Edizioni 2000 Pag. 128 - Euro 21

TOTAL FITNESS IN ACQUA

INTEGRATORI PER L’ATLETA

Roberto Conti, professionista affermato del fitness, trasferisce in questo volume tutti i segreti per realizzare lezioni di fitness in acqua: protocolli, metodi, differenziazioni delle classi. Un manuale efficace, serio e completo per gestire tutte le opportunità del fitness in acqua.

Una dietetica razionale negli sport può contribuire a migliorare la condizione fisica e psichica. Il volume considera la categoria degli integratori suddividendoli secondo le finalità preminenti: plastiche, energetiche o di reintegro.

Roberto Conti - Alea Edizioni 2004 pag. 128 Euro 21

Giovanni Posabella Alea Edizioni 1999 Pag. 144 - Euro 21

PLAYAGYM Una disciplina ginnica innovativa, creata appositamente per la spiaggia, propone esercizi specifici sviluppati in armonia con l’ambiente marino. In questo volume sono raccolte le informazioni relative all’insegnamento della ginnastica in spiaggia e ai benefici psicofisici che da questa si possono trarre.

Tiziana Scalambro Alea Edizioni 2002 pag. 160 - Euro 21

L’ALIMENTAZIONE DELL’ATLETA 1 - GUIDA PRATICA Partendo dai fondamentali aspetti teorici della fisiologia e della scienza alimentare, sono fornite indicazioni per stabilire il fabbisogno calorico quotidiano dell’individuo e programmarne l’alimentazione. Immancabile una sezione sull’integrazione e una serie di consigli sul comportamento da adottare in occasione di una gara. Ubaldo Garagiola Alea Edizioni 1998 pag. 128 - Euro 23,24

L’ALIMENTAZIONE DELL’ATLETA 2 - TABELLE

TRAINING IN ACQUA Il libro affronta in prima analisi i principi del movimento in acqua, spiegando dettagliatamente i fattori che condizionano la prestazione. Nella seconda parte esplora le diverse possibilità di allenamento delle qualità motorie con e senza attrezzi, facendo riferimento a più discipline sportive. .

Paolo Michieletto Alea Edizioni 2000 pag. 192 Euro 26

Il secondo volume è l’applicazione pratica dei principi teorici delineati nel primo. Vengono trattati dettagliatamente alcuni esempi di alimentazione personalizzata per atleti agonisti e amatoriali, frequentatori di palestre, soggetti in sovrappeso, giovani sportivi e over 60.

Ubaldo Garagiola Alea Edizioni 1998 pag. 96 - Euro 16

FITNESS IN ACQUA Partendo dagli esercizi di base per tutti i distretti muscolari, il libro affronta le diverse metodiche d’allenamento in acqua, tra cui l’aerobica, le arti marziali, lo step e la kick boxe. Grazie a numerose fotografie e schemi di lezione, il volume si caratterizza per un forte taglio pratico. La parte finale è dedicata alle competenze dell’istruttore di fitness in acqua. . Paolo Michieletto e Giada Tessari Alea Edizioni 2004 - pag. 224 Euro 26

IL BENESSERE POSSIBILE L'autore analizza aspetti fondamentali della nostra esistenza: consapevolezza come fondamento del benessere, alimentazione funzionale per la salute, attività fisica per la migliore condizione di forma. Il testo approfondisce temi importanti di alimentazione (come impostare i pasti, allergie e intolleranze alimentari ) e allenamento (attività fisica per uno stile di vita sano e come modello educativo, corsa e tonificazione). Corrado Ceschinelli, Alea Edizioni 2008 pag 200 Euro 25

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Salute e rehab

LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE

CASI CLINICI IN PALESTRA

MAL DI SCHIENA

In ognuno dei 5 volumi si inquadrano le principali patologie dell’apparato locomotore. Per ognuna di esse sono de-scritti anamnesi ed esame obiettivo motorio, sono individuati i traguardi da raggiungere, sono tracciate le linee gui-da del protocollo di lavoro attraverso gli esercizi consigliati e quelli da evitare

Il volume affronta il tema del mal di schiena in modo davvero esaustivo. Nella prima sezione guida il lettore al corretto utilizzo della colonna nella vita quotidiana e nella pratica sportiva. La seconda parte raccoglie invece approfondimenti sulle patologie e sui meccanismi del dolore lombare.

VOLUME 1: Sindrome della schiena dritta e scoliosi – Spondilolisi con listesi – Agenesia del pettorale – Lussazione acromion claveare – Cifosi e petto carenato – Petto scavato – Paralisi ostetrica – Poliomielite – Frattura di calcagno – Frattura di gomito – schiacciamento di un disco intervertebrale – Artrosi d’anca – Lussazione di spalla – Rottura del retto femorale Alessandro Lanzani - 1994

VOLUME 2: Calcificazione del tendine del sovraspinato - Correzione di varismo tibiale Grave artrosi vertebrale - Strabismo di rotula Ernia del disco in un culturista - Periartrite scapolo omerale - Artrosi di spalla grave Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale Rifrattura di gamba - Dismetria degli arti inferiori - Rettificazione del tratto cervicale - Ginocchio recurvato - Ernia discale intraspongiosa - Piede cavo - Artrosi d’anca - Pseudoartrosi

Alessandro Lanzani - 1997

VOLUME 3: Rottura del menisco del ginocchio - Weight lifters syndrome - Condropatia di rotula Lombalgia in discopatia L5-S1 - Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio - Recidiva di distorsione della caviglia - Pubalgia - Instabilità di spalla - Postumi di frattura di gomito - Distorsione della colonna cervicale - Frattura di omero in un body builder - Piede piatto - Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale - Rottura del tendine d’Achille - Calcificazioni della tibiotarsica

Claudio Corno Alea Edizioni 2001 pag. 256 - Euro 26

IL DOLORE CERVICALE Il manuale offre un’ampia panoramica delle patologie più comuni nell’individuo adulto: la cervicalgia. Il volume è diviso in tre parti: la prima, dedicata all’anatomia, alla fisiologia articolare e alla biomeccanica del tratto cervicale. La seconda, dedicata alle sindromi dolorose più comuni. Infine la terza parte che comprende alcune schede pratiche di utilizzo in palestra contenenti gli esercizi più idonei in relazione alla sintomatologia dolorosa. Claudio Corno Alea Edizioni 2003 pag. 128 Euro 21

IL CORPO INDIVISIBILE

Riccardo Gambaretti - 1998

La vecchiaia non è una malattia. La ginnastica per anziani non è uno sport. L’autore psicomotricista Giovanni Ghidini illustra come strutturare un corso di ginnastica per la terza età muovendosi fra fisiologia ed emotività, anatomia e psicologia motivazionale, rieducazione funzionale e programmazione dell’attività.

VOLUME 4: Doppia frattura vertebrale da schiacciamento - Frattura con deformazione a cuneo di L1 - Rachi-schisi cervicale Emilombarizzazione subtotale di S1- Rottura e sintesi del tendine rotuleo - Doppia spondilolistesi con artrosi vertebrale - Grave artrosi di ginocchio - Ipertrofia reattiva delle spine tibiali Rettificazione cervicale con grave artrosi - Lacerazione del tendine distale del bicipite brachiale Frattura di clavicola - Conflitto subacromiale in donna anziana - Rifrattura di ulna - Osteotomia di bacino in artrosi d’anca - Lesione dei legamenti della caviglia

Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani Alea Edizioni pag. 112 – Euro 21

Edoardo Lanzani - 1998

CRESCERE CON LO SPORT

VOLUME 5: Concussione coxofemorale e postumi da trauma - Calcificazione sottodeltoidea in periartrite scapolo omerale - Degenerazione del sovraspinato -Frattura tipo colles di radio Protrusione discale L5 - S1 - Rettificazione del tratto lombare in soggetto giovane - Ernia espulsa L3 - L4 - Frattura comminuta di tibia Polifrattura costale e frattura clavicolare Sindrome cervicale del manager stressato Frattura del malleolo esterno - Spalla del tennista - Modificazione a cuneo del passaggio lombosacrale - Frattura esposta di gamba - Os acetaboli - Pinzatura del tendine del sovraspinato

Davide Fogliadini, Alessandro Lanzani - 2005

Le attività fisiche praticate in età giovanile contribuiscono allo sviluppo armonico dell’organismo, a patto che l’attività mo-toria sia corretta e adeguata alle caratteristiche psicofisiche del ragazzo e alla sua particolare fase evolutiva. Il volume vuole essere un supporto a completamento del bagaglio tecnico e professionale di ciascun operatore sportivo che si trova a contatto con la realtà dell’allenamento giovanile. Antonio Maone Alea Edizioni 2000 Pag. 160 - Euro 26

Pag. 128 Euro 21 ogni volume Offerta: tutta la seria (5 volumi) a 84 Euro

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LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! MASSAGGIO SPORTIVO

CARDIOLOGIA E FITNESS

Il testo propone tecniche manuali per il trattamento efficace della micro-traumatologia dei tessuti molli nello sportivo. I capitoli a carattere puramente pratico descrivono la conformazione dei tessuti connettivi, le interazioni tra il danno tessutale, l’infiammazione e gli eventi riparativi.

Partendo dai fondamenti della fisiologia cardiovascolare, l’autore accompagna il lettore dalla pratica clinica alla valutazione funzionale e psicosomatica del cardiopatico e alla periodizzazione dell’allenamento, spiegando con precisione gli effetti della terapia farmacologica sulla performance.

Roberto Dagani Alea Edizioni 2002 pag. 128 - Euro 21

Davide Girola Alea Edizioni pag. 248 - Euro 31

FISIOLOGIA APPLICATA AL FITNESS TRATTAMENO MIOFASCIALE PER LO SPORTIVO

Il manuale affronta in maniera concisa ma esaustiva la fisiologia del corpo umano, con particolare riferimento all’influenza dell’esercizio fisico su organi e apparati. Il manuale è anche uno strumento didattico e di autovalutazione per il professionista del fitness e costituisce strumento fondamentale per la programmazione del training.

Il manuale espone in maniera chiara ed esaustiva le tecniche manuali per il detensionamento miofasciale a indirizzo sportivo. L’ampia documentazione iconografica chiarisce ogni dettaglio di posizionamento e intensità del massaggio.

Davide Girola Alea Edizioni 2003 pag. 160 - Euro 23

100 QUIZ – 2 VOLUMI

Roberto Dagani Alea Edizioni 2005 pag. 128 - Euro 21

Un metodo che consente di appropriarsi della materia trattata in modo veloce, coerente e duttile allo stesso tempo, attraverso domande diversificate, piccoli trabocchetti logici, immagini con didascalie incomplete. Un efficiente mezzo di verifica che, dove evidenzia lacune di conoscenza, permette subito di colmarle, grazie alle informazioni mirate e accurate che corredano le risposte. In ogni volume: 100 quiz di anatomia e biomeccanica dell’apparato locomotore, 400 risposte e 400 commenti alle risposte.

FITNESS TERAPIA - 2 VOLUMI Il movimento è un farmaco naturale contro molte patologie cronico-degenerative. Partendo da questa convinzione i volumi propongono protocolli di lavoro e metodi di allenamento adeguati ai soggetti affetti dalle più comuni patologie.

VOLUME 1 Ipertensione - Patologie respiratorie ostruttive croniche - Low back pain Obesità - Patologie cardiache infantili

Alessandro Lanzani e Laura Boggero Alea Edizioni 2005 pag. 112 – Euro 21

VOLUME 2:

L’ESERCIZIO ISOCINETICO

Coronaropatie - Artrite reumatoide Patologie renali - Gravidanza - Fibrosi cistica Alea Edizioni 1999/2000 - pag. 144 Ogni volume Euro 24

Il manuale dopo alcuni cenni di anatomia e fisiologia muscolare, analizza i vari tipi di contrazione e tutti gli aspetti dell’esercizio isocinetico con i relativi protocolli di test e allenamento nel soggetto sano, nell’atleta e nel soggetto patologico, sia a scopo valutativo che rieducativo, con esemplificazioni riportate in appendice.

OFFERTA: 2 VOLUMI A 36 EURO

G. S. Roi, S. Respizzi, P. Buselli Alea Edizioni 2a edizione 1998 - Pag. 160 - Euro 26

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EDITORIA MULTIMEDIALE E MARKETING - EDITORIA MULTIMEDIALE E MARKETING

FITNESS METABOLICO L'opera, su cui è strutturato il corso di formazione a distanza per operatore di fitness metabolico, fornisce le basi necessarie per organizzare percorsi motori personalizzati per la sindrome metabolica: ipertensione e malattie cardiovascolari, soprappeso e obesità, diabete, artrosi e osteoporosi. Step operativi: - inquadramento del soggetto e anamnesi metabolica; - gli strumenti di misura, i Fix metabolici; - le unità motorie metaboliche come strumenti di lavoro; - la programmazione e l'insegnamento dell'attività motoria; - gli strumenti di fidelizzazione; - come strutturare le prime ore di lavoro con i soggetti metabolici; - monitoraggio e verifica dei risultati; - codice deontologico. Si compone di un volume + 8 DVD multimediali con contributi audio, video, immagini, testi e presentazioni con grafici e tabelle. I DVD sono fruibili solo su personal computer, non su Macintosh. Alessandro Lanzani Alea Edizioni 2008 Euro 480

ANATOMIA DELL'APPARATO LOCOMOTORE Anatomia in 3D con animazioni, filmati. Lo strumento per visualizzare, imparare e approfondire l'anatomia funzionale in modo semplice, facile e intuitivo. È indirizzato a medici, fisiokinesiterapisti, studenti e laureati in Scienze Motorie, istruttori di fitness, personal trainer e operatori sanitari in genere. Un'opera che si compone di tre CD, acquistabili separatamente (compatibile con i sistemi Macintosh e Microsoft Windows):

FITNESS COACHING Il coaching è un nuovo modello per la gestione e la cura di ciascun cliente. Il volume propone strategie e tecniche di acquisizione e fidelizzazione del cliente, suggerendo basi tecniche, metodologiche e operative con un nuovo modo di concepire ed erogare il fitness. IL DVD Permette di integrare con efficacia e immediatezza i contenuti del libro, partecipando a lezioni frontali dell’autore. Domenico Nigro Alea edizioni anno 2008 pag. 176 libro Euro 35 - Libro + dvd Euro 70 Domenico Nigro Alea edizioni anno 2008 pag. 176 libro Euro 35 - Libro + dvd Euro 70

BUSINESS FITNESS Investire le proprie risorse mentali ed economiche in una nuova impresa nel fitness rappresenta oggi una sfida difficile e stimolante allo stesso tempo che, condotta con i mezzi adeguati e con un buon grado di buon senso, può garantire piena soddisfazione personale ed economica. Il manuale illustra in forma semplice ed efficace metodi e procedure per avviare e gestire con successo l’impresa fitness, fornendo suggerimenti diretti e immediati, relativi a ogni area e ogni fase della vita di un Fitness Club. Luca Mazzotti Alea Edizioni 2008 - pag. 128 Euro 20

FITNESS MARKETING Libro di riferimento per gli imprenditori di centri fitness, propone gli studi, le strategie e le metodologie più aggiornate per la fidelizzazione e l’acquisizione dei clienti, la gestione dell’offerta, il management del personale, le strategie di comunicazione. Alain Ferrand e Marco Nardi Alea Edizioni 2005 pag. 264 Euro 36

Francesco Bettinzoli Ghedinimedia Editore Euro 45,45 per ogni CD

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