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Fit med

online

Anno 2 numero 11 - novembre

La rivista online per i professionisti del settore

FOCUS

PATOLOGIE VASCOLARI e attivitĂ  fisica

Endotelio, stiffness

arteriosa e fitness aerobico I liquidi nel pensiero osteopatico

Cardiofitness, ictus cerebrale e arteropatie periferiche

Il ritorno venoso nello sportivo

PEC: propriocettivitĂ ,

equilibrio, coordinazione

Postura pelvica e lesioni muscolari degli ischio crurali


ANNO 2 N°11 NOVEMBRE 2010 Fitmed online è una rivista mensile di aggiornamento che si rivolge a imprenditori, manager, opinion leader, professionisti che operano nel mondo del fitness, benessere, prevenzione e salute. Propone articoli riguardanti metodiche di allenamento, rieducazione funzionale, alimentazione, prevenzione e benessere, marketing e management. Editore Alea Edizioni di Alessandro Lanzani via G. Sapeto, 5 - 20123 Milano Redazione e uffici via P. Orseolo, 3 - 20144 Milano tel. 0258112828 - fax 0258111116 fitmed@professionefitness.com redazione@professionefitness.com Direttore responsabile Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com

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Alea edizioni è una casa editrice specializzata in libri di finess, benessere e rieducazione funzionale, con più di 50 titoli a catalogo. Professione Fitness è una rivista bimestrale di aggiornamento per imprenditori e professionisti del settore, che da 16 anni propone articoli originali riguardanti metodiche di allenamento, rieducazione funzionale, alimentazione, prevenzione e benessere, impiantistica, marketing e management e tutto ciò che può servire a un'efficiente e moderna realtà che opera nel settore del fitness e del benessere. E distribuita tramite abbonamento postale a fitness club, centri fisioterapici e polisportivi, operatori di settore, luxury hotel, golf club, centri benessere, studi di architettura. Da oltre 25 anni la Scuola di Professione Fitness con i suoi corsi, master e stage ha contribuito alla formazione e all’aggiornamento di migliaia di operatori del settore, mettendo a loro disposizione un corpo docente selezionato e altamente qualificato. Rilascia diplomi e attestati di partecipazione accredidati dall’UISP Milano, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

Redazione Mia Dell’Agnello mia@professionefitness.com - int. 212 Progetto grafico Stefano Frattallone Impaginazione Anita Lavoce Pubblicità Alessandro Lanzani alanzani@professionefitness.com Hanno collaborato a questo numero Davide Girola, Sergio Giulio Roi, Patrizia Cini, Paolo Raugei, Andrea Ghedina, Maurizio Ronchi, Marco Gibin, Jacopo Masera, Federico Polimene, Fulvio Zecchinello Rosario D’Onofrio, Alfonso De Nicola, Enrico D’Andrea, Raffaele Canonico Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 578 del 20.12.93. L’Editore e l’autore non potranno in alcun modo essere responsabili per incidenti o danni provocati dall’uso improprio delle informazioni o delle immagini contenute nel materiale ricevuto; inoltre non necessariamente le opinioni pubblicate rispecchiano il pensiero dell’editore. Il materiale (testi, immagini e disegni) pervenuto in redazione non verrà restituito, anche se non pubblicato e viene considerato libero da diritti. La riproduzione del materiale apparso su Fitmed online in qualsiasi forma e per qualsiasi scopo non è consentita se non dietro richiesta scritta e firmata dal direttore responsabile e dall’editore. Per eventuali controversie il Foro di competenza è quello di Milano.

Gestione dati digitali Lidia Di Giovanni ldigiovanni@professionefitness.com - int. 218 Amministrazione Luciana Iritano liritano@professionefitness.com - int. 219 La Scuola di Professione Fitness Francesco Capobianco fcapobianco@professionefitness.com - int. 217

LE AZIENDE CHE HANNO PARTECIPATO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO NUMERO Alcan Airex

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Sommario

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CORSI DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE FIERE E CONVEGNI

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NEWS

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FOCUS: PATOLOGIE VASCOLARI E ATTIVITÀ FISICA 4

ENDOTELIO, STIFFNESS ARTERIOSA E FITNESS AEROBICO di Davide Girola

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CARDIOFITNESS, ICTUS CEREBRALE E ARTEROPATIE PERIFERICHE di Sergio Giulio Roi

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IL RITORNO VENOSO NELLO SPORTIVO di Patrizia Cini, Paolo Raugei

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sommario

RUBRICHE

I LIQUIDI NEL PENSIERO OSTEOPATICO di Andrea Ghedina

ALLENAMENTO E REHAB 24

PEC: PROPRIOCETTIVITÀ, EQUILIBRIO, COORDINAZIONE di Maurizio Ronchi con la collaborazione di Marco Gibin, Jacopo Masera, Federico Polimene, Fulvio Zecchinello

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POSTURA PELVICA E LESIONI MUSCOLARI DEGLI ISCHIO CRURALI di Rosario D’Onofrio, Alfonso De Nicola, Enrico D’Andrea, Raffaele Canonico

LE AZIENDE INFORMANO 31

AIREX AG: PREVENZIONE, FITNESS E RIABILITAZIONE


patologie vascolari e attività fisica

con link di approfondimento

’endotelio, il rivestimento interno dei vasi, è un organo. La scoperta ha rivoluzionato i concetti fisiopatologici dell’aterosclerosi, tanto che la disfunzione endoteliale è considerata il primum movens delle patologie cardiovascolari, la prima causa di mortalità e morbilità delle società evolute. L’esercizio fisico aerobico è in grado di modulare l’attività endoteliale e svolge un ruolo protettivo nei confronti dei processi biochimici in grado di alterare la funzionalità vasale.

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Endotelio

stiffness arteriosa e fitness aerobico

di Davide Girola david.girola@gmail.com

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FISIOLOGIA E PATOLOGIA ENDOTELIALE

Link L’endotelio è formato da un singolo strato di cellule e svolge numerose funzioni: è la sede dove viene regolato il tono vasale e dove si realizza la risposta agli stimoli infiammatori e rimodellanti, ed è coinvolto nella modulazione della coagulazione. L'alterazione della sua fisiologia può determinare trombosi e alterazioni della motilità (vasocostrizione versus vasodilatazione). Il rimodellamento (patologico) dei vasi è una risposta endoteliale a “insulti” legati all’ipertensione, le stenosi, e ai fenomeni infiammatori, dovuti questi a condizioni in grado di aumentare lo “stress ossidativo” (si pensi, appunto, ai fattori di rischio cardiovascolare classici come il fumo, l’ipercolesterolemia, il diabete). L’endotelio è in grado di modulare il tono vasale grazie al ri- Link lascio dell’ossido nitrico (NO) che è il principale protagonista della vasodilatazione, palese e importante soprattutto a livello coronarico. Il mantenimento della funzione endoteliale è di primaria importanza per evitare l’innesco di circoli viziosi che promuovono il danno endoteliale che esita in vasocostrizione e trombosi. Normalmente l’endotelio secerne sostanze vasodilatanti in risposta allo stress da attrito, noto come “shear stress”, dovuto al flusso laminare del torrente sanguigno;


patologie vascolari e attività fisica

da Wikipdia.org

contrariamente, lo stress tensivo dato dalla pressione idrostatica determina vasocostrizione dopo “stretching” delle cellule muscolari liscie del vaso medesimo: in sostanza, l’integrità endoteliale garantisce la risposta vasodilatante dipendente dal flusso e dal conseguente “shear stress”.(5)

IL RUOLO DELL’ESERCIZIO FISICO E STIFFNESS ARTERIOSA

Link

La fisiopatologia endoteliale ha ispirato numerosi studi scientifici che hanno dimostrato il ruolo protettivo sia dell’esercizio esclusivamente aerobico, sia quello combinato con esercizi di resistenza isotonica (1-4). Tra i tanti lavori merita di essere citato quello di Green DJ e coll.(4) che ha valutato l’effetto del training sulle funzioni vascolari mediati dalla molecola vasodilatante ossido nitrico (NO). Particolarmente interessante è il ruolo dell’esercizio aerobico nell’indurre protezione e azione antiossidante in soggetti per definizione “superstressati” a livello endoteliale, ovvero i diabetici obesi (3). Molti altri studi (anche trial randomizzati) hanno dimostrato l’effetto dell’esercizio aerobico e isotonico sulla Stiffness arteriosa, ovvero sulla capacità di

rilasciarsi da parte delle arterie dopo uno stimolo vasocostrittore (2). La valutazione della Stiffness è assai importante nella valutazione del “potenziale antipertensivo”di un individuo.

CONCLUSIONI L’esercizio a regime aerobico è in grado di modulare la risposta dei vasi arteriosi (compliance) agli stimoli vasodilatanti e vasocostrittori. Le evidenze scientifiche riguardano sia soggetti sani fisicamente attivi, sia soggetti sani sedentari sottoposti al training de novo, sia soggetti con patologia cardiovascolare conclamanta come ipertensione arteriosa essenziale e scompenso cardiaco cronico. Nuove linee di ricerca che coinvolgono anche chi scrive questo articolo, riguardano gli effetti della modulazione dei carichi allenanti e nuove metodiche di somministrazione dell’esercizio fisico nei confronti di nuovi markers dell’infiammazione e dello stato ossidativi dei vasi e delle cellule miocardiche.

BIBLIOGRAFIA 1) Martin JE, Dubbert PM, Cushman WC. Controlled trial of aerobic exercise in hypertension.

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Circulation 81:1560-1567, 1990 2) Okamoto T. Masuhara M, Ikuta K. Effects of eccentric and concentric resistance training on arterial stiffness. J Hum Hypertens 20:348354, 2006 3) Lazarevic G, Antic S, Cvetkovic T, at al. A physical activity programme and its effects on insulin resistance and oxidative defense in obese male patients with type 2 diabetes mellitus 4) Green DJ, Walsh JH, Maiorana A, et al. Comparison of resistance and conduit vessel nitric oxide-mediated vascular function in vivo: effects of exercise training. J Appl Physiol 97:749-755, 2004 5) Alderton WK, Cooper CE, Knowles RG: Nitric oxide synthases: structure, function and inhibition. Biochem J 2001, 357: 593-615

DAVIDE GIROLA Medico Chirurgo, scuola di specializzazione in Cardiologia Università degli Studi di Milano DiplomatoSEF


patologie vascolari e attività fisica

Cardiofitness Ictus cerebrale

Arteropatie periferiche di Giulio Sergio Roi

’ictus origina da un disturbo della circolazione cerebrale che porta a deficit neurologici focali. Questi a loro volta determinano deficit senso-motori nella maggioranza dei pazienti colpiti da tale patologia, che comprendono paresi, paralisi, spasticità, iperreflessia e disfunzioni sensoriali, oltre ad atrofia muscolare da disuso. Ciò si ripercuote inevitabilmente sulla qualità della vita. In particolare la conseguenza più frequente dell’ictus è l’emiparesi, la quale determina necessariamente una drastica diminuzione dell’attività fisica, con conseguente involuzione del metabolismo aerobico. In questi pazienti si verifica un’involuzione delle fibre muscolari del primo tipo con conseguente diminuzione della soglia anaerobica, accumulo precoce di lattato e incapacità di protrarre nel tempo l’esercizio fisico. Inoltre la massima potenza aerobica è drasticamente diminuita anche perché, durante esercizio, sono reclutate molte meno unità motorie rispetto a un individuo sano. In questa situazione il ri-

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schio di malattie cardiovascolari è aumentato e quindi le esercitazioni tipiche del cardiofitness sono particolarmente indicate. Gli scopi del cardiofitness in questi pazienti sono: 1) aumentare il reclutamento delle fibre muscolari nel tentativo di contrastare l’atrofia muscolare da disuso; 2) aumentare la capacità funzionale; 3) diminuire il dispendio energetico nelle comuni attività quotidiane; 4) ridurre il rischio di malattie cardiovascolari; 5) migliorare il controllo della pressione arteriosa; 6) socializzazione e miglioramento della qualità della vita. Prima di sottoporre un paziente precedentemente colpito da ictus a un programma di cardiofitness, si dovranno stabilire i rischi connessi con l’attività fisica: in questi casi il paziente deve presentare al centro fitness un certificato medico che stabilisca gli ambiti di lavoro consentiti. I pazienti emiparetici presentano una massima potenza aerobica ridotta, compresa tra 10 e 20

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mL/kg/min. La frequenza cardiaca massima è anch’essa diminuita e dipende dalle modalità di esercizio e dall’età spesso avanzata dei pazienti. Gli esercizi più utilizzati sia per determinare la massima potenza aerobica che per l’allenamento, sono effettuati su sedia a rotelle libera o posizionata su un apposito ergometro, oppure con un cicloergometro a braccia, poiché tali pazienti sono spesso immobilizzati a livello degli arti inferiori. Questi esercizi coinvolgono una minore massa muscolare rispetto agli esercizi effettuati con gli arti inferiori, tuttavia sollecitano maggiormente il cuore in rapporto alla massa muscolare utilizzata. Dove è possibile si preferisce utilizzare gli arti inferiori con esercizi al cicloergometro. Il nastro trasportatore dovrebbe essere evitato poiché questi pazienti hanno notevoli difficoltà a deambulare e rischiano di cadere facilmente a causa del precario controllo dell’equilibrio; inoltre il cicloergometro permette di quantificare precisamente il lavoro e la potenza meccanica


patologie vascolari e attività fisica erogata, mentre il costo della marcia può variare notevolmente in dipendenza dalla lunghezza e dalla frequenza dei passi, dall’utilizzo degli arti superiori e del corrimano, e aumenta con il diminuire della velocità e in presenza di spasticità. La disabilità conseguente a ictus può costituire un notevole impedimento all’esecuzione degli esercizi di cardiofitness. È dunque necessario modificare alcuni apparecchi o alcune posizioni, per permettere ai pazienti di compiere effettivamente l’esercizio proposto. Il problema maggiore è dato dal controllo posturale che è deficitario a causa dell’impossibilità di utilizzare alcuni gruppi muscolari. Si potranno confezionare supporti per il tronco, per il corretto posizionamento degli arti superiori e inferiori, in particolare per aiutare a mantenere l’allineamento degli arti, che dovranno essere fissati alle estremità degli apparecchi con apposite maniglie e pedaline. I pedali dovranno avere un’ampia superficie in modo tale da poter esercitare efficacemente la forza nei movimenti verso il basso. L’arto controlaterale paretico dovrà essere adeguatamente supportato, in modo da non costituire impaccio al movimento. Molti dispositivi sono reperibili presso ditte specializzate. Dovrà essere presa la precauzione di evitare le occasioni di attrito tra apparecchiatura e superficie cutanea. Questi pazienti spesso presentano deficit della sensibilità per cui non percepiscono correttamente il dolore: è quindi necessario prevenire le vesciche e le ulcerazioni con adeguati bendaggi e l’utilizzo di cuscinetti di gommapiuma. Anche la componente spastica presente in molti pazienti può costituire un problema, poiché spesso può essere aggravata dall’esercizio. In questi casi è utile inviare il paziente dal medico curante per valutare l’opportunità di modificare la terapia farmacologica oppure l’esercizio e può essere preferibile l’esercizio in piscina termocontrollata. L’esercizio di cardiofitness in pa-

lestra non dovrà essere introdotto prima di 6 mesi dall’ictus e comunque solo su indicazione medica. L’intensità dovrebbe essere compresa tra il 40 ed il 60% della massima potenza aerobica, e possibilmente dovrebbe essere determinata con un test di soglia. La durata inizialmente sarà di circa 30 minuti, con frequenza minima bisettimanale. Gli esercizi andranno effettuati dapprima frazionati, per poi passare gradatamente all’esercizio continuo, facendo molta attenzione alle occasioni di attrito. Il programma dovrà comprendere anche esercizi per la flessibilità e per il potenziamento muscolare distrettuale.

CARDIOFITNESS E ARTEROPATIE PERIFERICHE Le arteropatie periferiche colpiscono i soggetti affetti da malattie metaboliche, quali l’aterosclerosi o il diabete, che comportano un restringimento delle arterie degli arti. Ciò diventa evidente durante il cammino o l’esercizio fisico, poiché il restringimento provoca un diminuito apporto di sangue e di ossigeno ai muscoli, con conseguente sintomatologia dolorosa (ischemica) che co-

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stringe a interrompere ciò che si sta facendo. Nel caso del cammino, si verifica la situazione tipica della claudicazione intermittente, per cui un determinato tragitto può essere compiuto solo fermandosi frequentemente, per dare modo ai muscoli di ricevere il flusso ematico. La claudicazione intermittente compare a determinate intensità di esercizio, che comportano una situazione ischemica con conseguente sintomatologia dolorosa che colpisce prevalentemente il polpaccio, ma può colpire anche altre zone dell’arto inferiore. Solitamente il paziente affetto da questa patologia non prende immediati provvedimenti e quindi la NORMALE

ATEROSCLEROSI


patologie vascolari e attività fisica patologia può evolvere, fino a rendere assai complesso ogni intervento terapeutico. Nella fasi precoci, le modificazioni dello stile di vita e appropriati protocolli di esercizio terapeutico possono modificare notevolmente la qualità di vita futura di questi pazienti. L’intervento terapeutico deve quindi essere relativamente aggressivo, in modo da prevenire l’eventuale intervento chirurgico di rivascolarizzazione o addirittura l’amputazione. Gli scopi del cardiofitness nei pazienti affetti vasculopatie periferiche sono: 1) aumentare la massima distanza percorribile; 2) migliorare la capacità di effettuare le normali attività quotidiane; 3) contrastare l’evoluzione della malattia sottostante e le complicazioni; 4) migliorare la qualità della vita. Nei pazienti affetti da claudicazione intermittente, non è più attuale la vecchia prescrizione di “camminare fin quando si avverte il dolore”, ma è assai più efficace impostare la marcia a un’intensità inferiore a quella che evoca la comparsa del dolore. Ciò significa identificare una soglia di comparsa del dolore ed esercitarsi al di sotto di quella soglia. In tal modo di riescono a ottenere i benefici tipici dell’esercizio aerobico prolungato. Esercitazioni aerobiche quindi non dovranno necessariamente includere il cammino, ma potranno essere effettuate sulla cyclette, dove i carichi possono essere veramente minimi, e sempre compatibili con una dose terapeutica di esercizio aerobico. In ogni caso è fondamentale annotare l’intensità e la durata dell’esercizio in modo da monitorare i miglioramenti e renderne partecipe il paziente. Le esercitazioni sul nastro trasportatore dovranno essere effettuate da pazienti che riescono a camminare con tecnica corret-

ta, senza spaventarsi o avvertire disagio dal cammino su questo apparecchio. Inizialmente la velocità dovrà essere bassa e le mani potranno essere appoggiate al corrimano laterale o anteriore, per dare una maggiore sensazione di sicurezza e per diminuire il dispendio energetico degli arti inferiori. L’aumento della velocità non è strettamente necessario e dovrà essere fatto con ogni precauzione. In questi pazienti l’obiettivo è l’aumento della prestazione intesa come massima distanza percorribile e non l’aumento della velocità, che di per sé è contropro-

ducente, poiché implica maggiori richieste di flusso ematico ai muscoli. La progressione dei carichi si esplicherà quindi imparando a camminare senza l’appoggio degli arti superiori ed eventualmente aumentando un pochino l’inclinazione del terreno. In ambito terapeutico e sotto controllo medico, un’esercitazione efficace complementare è quella di riuscire a camminare, nonostante una certa sintomatologia dolorosa sia

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presente, ma non tanto da provocare l’interruzione dell’esercizio. Secondo alcuni autori questa intensità corrisponde a una percezione del dolore che valutata con la scala di Borg è pari a 7-8 (scala da 0 a 10). Camminare con un certo dolore ischemico implica che i muscoli lavorino con una richiesta di ossigeno aumentata e comporta che i muscoli siano sollecitati ad aumentare l’estrazione dell’ossigeno dal sangue. Questo tipo di sovraccarico, se somministrato correttamente, può indurre gli adattamenti tissutali che permettono di migliorare la tolleranza all’esercizio. Tali esercizi in condizioni di dolore dovrebbero essere mantenuti inizialmente per non più di 1-2 minuti. Quando il paziente riesce a tollerare 5-10 minuti di esercizio con dolore, si possono aumentare la velocità oppure l’inclinazione del nastro trasportatore e riprendere la sollecitazione per 1-2 minuti in condizioni di dolore. È comunque importante alternare le esercitazioni con dolore a esercitazioni senza dolore e rispettare sempre le capacità del paziente di sopportare il dolore ischemico. Altre esercitazioni esenti da dolore saranno effettuate sulla cyclette, sul remo ergometro, o su altri ergometri. Gli esercizi di potenziamento muscolare potranno essere effettuati con attenzione, prevedendo carichi che possono essere spostati per 10-20 ripetizioni, preferendo un elevato numero di ripetizioni all’entità del carico sollevato per ripetizione. Gli esercizi di potenziamento raccomandati sono il sollevamento sulle punte dei piedi, leg extension, leg curl, adduttori e abduttori. Va tuttavia ricordato che tutti gli sforzi per instaurare un corretto programma di esercizio aerobico e di cardiofitness sono resi vani dall’eventuale assenza di collaborazione del paziente nel modificare il suo stile di vita.


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Il ritorno venoso nello sportivo

di Patrizia Cini patcini@teletu.it in collaborazione con Paolo Raugei paolo.raugei@virgilio.it

’attività sportiva ha sicuramente un effetto benefico sul sistema venoso degli arti inferiori, ma talvolta l’intensità e la durata dello sforzo, accompagnate alla mancanza di allenamento o all’insufficienza dei tempi di recupero, possono determinare patologie o aggravare lo stato venoso dello sportivo. L’esercizio fisico si accompagna a modificazioni fisiologiche dei muscoli e delle articolazioni degli arti inferiori, nonché del sistema cardio-vascolare: a livello venoso determina un aumento della capacità di dilatazione delle pareti a causa di un sovraccarico f u n z i o n a l e. Durante la pratica sportiva, infatti, assistiamo all’aumento delle pres-

by Jvanv

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patologie vascolari e attività fisica

sioni venose, all’accelerazione del flusso, all’aumento del tono parietale, a caratteristiche modificazioni dello scorrimento del sangue. Lo studio del ritorno venoso dello sportivo porterebbe quindi a paradossali conclusioni secondo le quali lo stesso deve essere considerato un potenziale portatore di insufficienza venosa.

by Tapper 22

In quest’ottica la contenzione elastica durante, e soprattutto dopo, lo sforzo è di grande importanza, anche se attualmente del tutto sconosciuta e ignorata. A questo proposito vorrei qui riportare lo studio di un gruppo di angiologi francesi (S. Conzan, M. Prifer ecc) che hanno preso in esame 229 soggetti non affetti da insufficienza venosa, sia professionisti che sportivi occasionali. A tutti è stato praticato un esame ecodoppler in posizione eretta, con particolare attenzione alle vene muscolari del polpaccio, alle safene esterne e alle vene gemellari, che rappresentano vere e proprie valvole di sicurezza del polpaccio. È stato poi eseguito un esame dinamico in ortostatismo, facendo sollevare i soggetti sulla punta dei piedi a ginocchia estese. Durante tale manovra si è evidenziata con grande frequenza la compressione della vena poplitea con interruzione del flusso sia a livello della vena poplitea stessa, sia a livello delle vene della gamba. L’interruzione era poi seguita da una fase d’iperemia reattiva al momento del ritorno alla posizione di riposo. Mediante uno speciale bracciale con finestra acustica e con l’ecodoppler sono stati misurati alcuni parametri importanti quali le pressioni venose di occlusione (PVO) delle vene delle gambe (poplitee, safene esterne, gemellari, muscolari) e le pressioni necessarie a ridurre

by Giorgio Vianini

PRESSIONI VENOSE DI OCCLUSIONE

la superficie di sezione delle vene ingorgate di circa 1/3 (PV 1/3), condizione che, diminuendo il loro calibro, aumenta il deflusso venoso e diminuisce la stasi. Gli autori sono partiti dall’osservazione che il sistema venoso del polpaccio degli sportivi senza insufficienza venosa si comporta come una vera e propria spugna che si dilata notevolmente durante lo sforzo e sopporta carichi pressori elevati sia dur a n t e c h e d o p o l o s f o r z o. Questa iperdistensibilità e ipertensione venosa si verificano esclusivamente a carico del polpaccio e

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non a livello della caviglia, o del piede, o del terzo inferiore della gamba, come avviene nelle malattie venose. Dunque, a differenza del malato venoso, lo sportivo sviluppa carichi ipertensivi massimali a livello del polpaccio, e dovrà "proteggere" le vene muscolari gemellari con compressioni maggiori rispetto alla caviglia e al terzo inferiore della gamba. Ciò è in contrasto con quanto avviene con le comuni calze elastiche, la cui compressione decresce progressivamente dal basso verso l’alto. I risultati ottenuti dagli autori francesi misurando la PVO e la PV 1/3, hanno permesso di differenziare coloro che presentavano segni d’ipertensione venosa "patologica" da quelli che evidenziavano un sovraccarico venoso ancora "fisiologico". Essi hanno conseguentemente ideato un tipo di calza elastica che tenesse conto di questi parametri, imprimendo una leggera compressione alla caviglia, una maggior compressione (proporzionale alla PV 1/3 e PVO) al polpaccio e una leggera compressione alla parte alta della gamba. Il tipo di calza poteva variare lievemente se usato durante lo sforzo o dopo lo sforzo (la compressione nella fase di recupero deve essere leggermente maggiore). Nel loro studio su 229 sportivi le valutazioni effettuate prima e dopo l’uso delle calze specifiche, secondo una scala di valutazione clinico-strumentale, hanno dimostrato un rapporto beneficio/ effetto indesiderabile significativamente positivo nel 98,7% degli atleti. Questo tipo innovativo di contenzione elastica è stato utilizzato per la prima volta ad alto livello agonistico dalla nazionale francese di calcio ai Mondiali del 1998: tutti ne conoscono i risultati; si può ben dire che la squadra che ha meglio recuperato sul piano atletico-muscolare ha vinto. In conclusione: la contenzione selettiva delle


patologie vascolari e attività fisica VARICI DELLO SPORTIVO Analizziamo ora il caso di varici croniche nello sportivo in generale. La vena safena interna, al contrario delle vene profonde, non è circondata da muscolatura scheletrica e pertanto non può avvantaggiarsi della compressione muscolare per lo svuotamento. In compenso, le sue pareti sono più spesse e contengono una maggiore quantità di muscolatura liscia: posseggono quindi un sistema intrinseco più sviluppato, adibito allo svuotamento stesso. La safena interna decorre in uno sdoppiamento della fascia superficialis, che la avvolge in maniera tipica e che è denominato “occhio safenico”. Jan Magnus Bjordal nel 1972 descrisse il sistema safenico e la fascia superfi- Link cialis come un sistema di dispersione termica muscolare negli atleti (soprattutto runners velocisti e ciclisti). Durante lo sforzo massimale il flusso safenico aumenta per disperdere il calore muscolare e la fascia superficialis contribuisce a disperderlo a livello della superficie cutanea. Le varici dello sportivo sono in realtà vene superficiali di diametro normale, ben visibili per la scarsità di tessuto adiposo e per l’ipertrofia muscolare negli atleti, con tendenza a superficializzarsi al fine di contribuire, con le safene, a disperdere il calore. Le crosses safeno-femorali e safeno-poplitee sono quindi continenti e non devono essere asportate, pena un peggioramento delle prestazioni sportive per accumulo di acido lattico a livello dei muscoli degli arti inferiori causato da ipertermia.

ENDOFIBROSI DELL’ARTERIA ILIACA ESTERNA

vene del polpaccio determina, durante lo sforzo, un miglior drenaggio della pompa muscolare; nella fase di recupero riduce l’accumulo di metaboliti acidi ed

evita la "stasi muscolare" da sovradistensione venosa; nei periodi di allenamento preserva il patrimonio venoso dalla tendenza al lento, ma inesorabile sfiancamento.

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Fu descritta negli anni ‘80 come patologia steno-obliterante selettiva e isolata dell’arteria esterna (sempre monolaterale), che colpisce soprattutto gli atleti del ciclismo ma anche, seppure in minor misura, maratoneti, triatleti e sciatori di fondo. La patoge-


patologie vascolari e attività fisica

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nesi non è nota ed è una patologia verosimilmente antica, ma i primi studi risalgono al 1985. Da allora a tutto il 1993 il Prof J.M. Chevalier di Lione, che ha studiato a fondo il problema, ha operato 300 arterie a riprova della frequenza di questo accidente vascolare ancora adesso poco conosciuto. La lesione istologica è caratterizzata da una fibrosi intimale localizzata al tessuto sottoendoteliale, con cospicua componente infiammatoria, che dà origine a un ispessimento della parete arteriosa. Colpisce frequentemente le arterie iliache esterne, ma anche le iliache comuni, le femorali profonde, le arterie del quadricipite. Clinicamente si manifesta con scarsi o assenti disturbi a riposo e con la normalità dell’Indice di Windsor (1) a riposo: è solo con l’esercizio fisico che si rendono evidenti i segni dell’insufficienza vascolare, con una riduzione fino al 50% dell’indice caviglia-braccio. Funzionalmente si tratta di un dolore paralizzante, che dalla natica scende lungo la coscia e la gamba, simile a una sciatalgia, dando la sensazione di un cosciale troppo stretto e che i pazienti riferiscono come una sensazione di “arto morto”. Il dolore compare sempre dopo una decina di chilometri (in bicicletta, a piedi dopo circa 3/5 km) percorsi sotto sforzo intenso, preferibilmente in salita o durante sprint prolungati, e sparisce rapidamente se lo sforzo diminuisce. La teoria dello stress emodinamico legato al lavoro importante, intenso e prolungato, sembra essere quella che meglio spiega il fenomeno. Si diagnostica con doppler. La terapia chirurgica deve tener conto della lesione sul piano anatomico (di gran lunga è prevalente l’interessamento della iliaca esterna) e anatomo-patologico per cui durante l’intervento è necessario poter flettere la coscia del paziente sul bacino onde valutare se, durante questa manovra, si verifica una plicatura dell’arteria. La tecnica chi-

rurgica più frequentemente usata è quella di associare all’accorciamento dell’arteria iliaca esterna una endofibrosectomia (asportazione del pacchetto fibrotico formatosi all’interno dell’arteria) con risutura del caso mediante l’apposizione di un patch venoso di safena. In altre parole, dopo aver ripulito l’arteria, si interpone, tra i lembi sezionati longitudinalmente, un frammento di vena prelevato per lo più dalla safena interna del soggetto stesso. In questo modo si realizza un allargamento dell’arteria per tutta la sua lunghezza. È interessante notare che il trattamento chirurgico mediante bypass protesici è da proscrivere giacché sistematicamente essi tendono a trombizzare (verosimilmente per gli stessi motivi emodinamici per cui si chiudono le arterie normali). Secondo Chevalier, anche l’angioplastica mediante palloncino (PTA) si è dimostrata inefficace: ciò è dovuto al tipo particolare di lesioni istologiche presenti. Al contrario, altri autori ritengono che questa, col posizionamento di stent, sia il trattamento da preferire attualmente. Nella casistica di Chevalier tutti i soggetti operati hanno ripreso un’attività sportiva e la maggior parte di essi è tornata alla competizione di alto livello. Tuttavia, il 4,6% dei pazienti, nei due anni successivi all’intervento, ha dovuto essere ancora operato: il 2% per la ripresa della malattia immediatamente a valle nella zona trattata nel primo intervento, e il 2,6% per la comparsa di una iperplasia fibro-intimale (una sorta di cicatrice esuberante della zona di resezione e successiva sutura arteriosa).

NOTE Determinazione di ABI (ankle/ brachial index) o Indice di Windsor: l’ABI è il rapporto tra pressione sistolica alla caviglia e pressione sistolica omolaterale al braccio, entrambe misurate in decubito supino mediante Doppler a onda continua.

(1)

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BIBLIOGRAFIA - Lefebvre P., Dubois P. Brununx G. Ann. Cardiol Angeiol (Paris) - Abrahams P. Saumet JL. Chevalier JM. Sports Med 1997 - Monti M. Jaeger M. Guisan Y. Payot M. Mazzoni S. Rev Med Suisse Romande 1984 - Turnipseed WD. Porziak M. Vasc. Surg. 2002 - Akimaro Kudo F. Nishibe T. Yasuda K. Oka J. Cardiovasc Surgery 2001 - Buttafarro F. Angiologia e Chirurgia vascolare Cidimu.it 2001 - Ghilardi F. Angiologia e Chirurgia vascolare Cidimu.it 2002 - Riba U. Angiologia e Chirurgia vascolare Cidimu.it 2001

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PATRIZIA CINI Classe 1965, laureata in scienze infermieristiche, da oltre 20 anni è Operatrice S a n i t a r i a . Specialista del regime alimentare GIFT, personal trainer, debriefer, maratoneta di buon livello, ha maturato un’importante esperienza nel campo nutrizionale e nelle alterazioni del rapporto con il cibo; sta completando la Link formazione di naturopata. Dal 2008 è titolare del punto di assistenza GIFT di Roma.

DR. PAOLO RAUGEI A n g i o l o g o , re sponsabile del Servizio di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale di Prato.


patologie vascolari e attività fisica

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I liquidi

nel pensiero osteopatico di Andrea Ghedina info@andreaghedina.com

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in dalla messa a punto del metodo osteopatico da parte del dottor Andrew Taylor Still, uno dei capisaldi rispetto agli interventi terapeutici riguardava il ripristino di una corretta circolazione ematica. Oggi, tuttavia, molto spesso, pare che questa convinzione non riscontri aderenza con la realtà; così, accanto a pompose frasi a effetto che ricordano i fondatori di questa complessa disciplina, non seguono atti concreti che approfondiscano, e semmai amplifichino, l’importanza della verifica dello stato dei liquidi all’interno dell’organismo. L’osteopatia ha dovuto anch’essa, come altre scienze, pagare lo scotto di un meccanicismo scientifico che per lungo tempo ha tenuto attanagliate diverse scienze. Dagli anni ‘50 agli anni ‘70 circa, le ricerche scientifiche rispetto alla cibernetica prima e all’intelligenza artificiale poi, influenzarono le menti di tutto il mondo, scientifico e non. Fu così che alcuni modelli riduttivi e utili in ambiti ristretti furono estesi a ragionamenti più ampi, con l’effetto di perdere di vista fenomeni più

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complessi e meno inquadrabili da leggi dirette di causa-effetto. Uno dei risultati di questo ventennio di meccanicismo riduzionista applicato al mondo animale è la biomeccanica: la biomeccanica, nella sua veste più tradizionale, tratta il corpo come un insieme di parti che obbediscono a leggi fisiche di tipo meccanico, per l’appunto. Ossa, muscoli e legamenti sono trattati con grande interesse, in quanto ben inscrivibili in questo paradigma; meno facile è trattare con i visceri, alcuni cavi, alcuni pieni, e quelli cavi a volte vuoti e a volte meno vuoti. Come attribuire delle costanti al comportamento di un viscere, se questi varia il suo peso secondo i momenti della giornata? Il tutto diventa molto più complesso se nel corpo si inseriscono i liquidi: certo, possiamo fare a meno di considerarli, peccato che siamo costituiti in gran parte di liquidi acquosi. Francamente, dedurrei che fare finta che i liquidi non esistano equivale a rendere poco attinente alla realtà qualsiasi studio che non ne tenga conto, per lo meno come consapevolezza di una o più variabili sullo sfondo di ipotesi specifiche. Gli studi in fisiologia più noti sui liquidi riguardano il sangue e gli effetti indotti dal flusso circolatorio sui vasi e viceversa. Il cuore naturalmente è stato, è e sarà sempre oggetto di numerosissimi studi, così come lo è il rapporto tra il funzionamento renale, il sistema cardio-circolatorio e i liquidi interstiziali. Quello che manca è un’applicazione pratica, che permetta di

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fare diagnosi sullo stato di salute del soggetto rispetto a questi parametri, o per lo meno ad alcuni di essi. Accanto a una massa nutrita di osteopati che trattavano il corpo per la gran parte dal punto di vista meccanico, ve ne fu una più piccola, ma tenace parte, che sviluppò e amplificò i concetti base del lavoro sui liquidi artero-venosi e linfatici, iniziata da Still, fondatore dell’osteopatia, sul liquido cerebrospinale e sul movimento craniosacrale scoperto da William Garner Sutherland all’inizio del 1900. Questa particolare finestra sui liquidi del corpo umano si relaziona con il loro stato di efficienza tramite approcci manuali atti ad auscultare i ritmi che i differenti liquidi imprimono alle strutture che attraversano. In questa sede parliamo di due tipi di indagini su due differenti tipi di ritmi corporei.

RITMI ARTERIOSI Solitamente, quando si misura la pressione, anche in medicina si consiglia di farlo su entrambi gli arti superiori per capire se tra i due vi è una differenza importante o trascurabile dei valori riscontrati. In osteopatia questo concetto viene esteso a più punti di accesso del sistema arterioso. In questo caso l’indagine è manuale e viene eseguita applicando una leggera pressione sui punti arteriosi da considerare. Fondamentalmente, come mezzo diagnostico si utilizzano due tecniche: pressione in parallelo e pressione in serie. La prima

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patologie vascolari e attività fisica è impiegata per testare il ritmo arterioso di due vasi uguali e simmetrici, per esempio le arterie femorali. La seconda si usa invece per capire se il percorso prossimo-distale di un’arteria è libero o soggetto a tensioni fasciali, legamentose o muscolari. Le arterie generalmente testate sono le seguenti: temporale superficiale, carotide comune, succlavia, ascellare, omerale, radiale e ulnare, tronco celiaco, aorta addominale, femorale, poplitea, pedidia, tibiale posteriore. Tramite la rilevazione del ritmo arterioso, si possono trarre delle deduzioni indirette riguardanti la rete vasale complessiva, le fasce, i muscoli, i legamenti, i visceri e il sistema nervoso autonomo in generale. Esempio: trovo una forte tensione sull’aorta addominale mentre a valle, sulle arterie degli arti inferiori, percepisco una forza contrattile debole e simmetrica; i visceri periaortici sono congesti e tesi. Posso ipotizzare immediatamente che questi sono un’importante causa della difficoltà di afflusso e deflusso del sangue dagli arti inferiori e che, oltretutto, a monte, il cuore deve lavorare di più con un possibile fattore di rischio, per esempio di ipertensione. Il lavoro si organizzerà quindi per liberare il pacchetto viscerale affinché non comprima più sull’aorta.

RITMI CRANIO-SACRALI Se si considera il liquido cefalo rachidiano incomprimibile, l’aumento di pressione interna viene trasmessa, tramite le meningi, alle ossa su cui queste si attaccano. Questo avviene perché la produzione del liquor nei plessi corioidei e il suo riassorbimento tramite il sistema venoso e linfatico non è costante. Ne segue che a ogni aumento di pressione del liquor e a ogni diminuzione dello stesso, le ossa del cranio, della cervicale e del bacino ne sono direttamente coinvolte; questo implica alcune conseguenze consi-

derevoli sulla dinamica della colonna vertebrale, del cranio e del bacino. La scatola cranica è continuamente sollecitata dalla tensione meningea indotta dalle variazioni di pressione del liquor e questo porta le singole ossa del cranio a compiere micro-movimenti nei tempi di aumento della pressione endocranica e di diminuzione della stessa. Il bacino, essendo direttamente collegato al cranio

un buon ritmo cranio sacrale (810/minuto) e con un impulso tonico e ampio; sul sacro l’impulso ritmico è molto ampio e più lento (4, 6/minuto). Cerco lungo la colonna e trovo la cerniera toraco-lombare bloccata. Libero la zona vertebrale, costale, diaframmatica e viscerale e al termine il ritmo del cranio e quello del sacro sono tornati uniformi. Segno di un buon equilibrio ristabilitosi.

IN REALTÀ

tramite gli attacchi ossei meningei, è secondo solo a quest’ultimo per quanto riguarda le forze trasmesse dal sistema. Il Sistema Cranio Sacrale, tramite le fasce, trasmette i suoi micro-movimenti a tutto l’organismo, il quale segue continui cicli di espansione e contrazione su se stesso in relazione alla variazione della pressione del liquido cefalo rachidiano. Le tecniche per capire se questo ritmo sia buono o deficitario si applicano più facilmente al cranio e all’osso sacro, punti finestra di tutto il sistema. Una disomogeneità tra cranio e sacro può significare diverse cose; si può incominciare col valutare se la colonna vertebrale sia impedita in alcuni suoi punti nella sua libertà di movimento. Esempio: sul cranio si percepisce

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La fisiologia nel suo complesso è fatta da una continua interazione tra i singoli sistemi. Dividere schematicamente sistema arterioso e cerebro-spinale ci è comodo perché aiuta a identificare alcuni luoghi elettivi dell’organismo per fare diagnosi e per rimanere in ambiti circoscrivibili. In realtà il ritmo cranio sacrale è intimamente legato al ritmo vasale intracranico, tant’è che il valore di 612 cicli/minuto del ritmo cranio-sacrale è dato dalla risultante dell’interazione tra l’attività vasale intracranica e quella della produzione del liquor. Lo stato del sistema cranio-sacrale, inoltre, influenza direttamente il ritmo cardiaco e vasale in generale. Basti questo per farci capire che questi due ritmi sono molto legati tra loro e che il loro riequilibrio è fondamentale affinché la salute vinca sulla malattia.

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ANDREA GHEDINA Diplomato Isef, nel 1999 ha ottenuto il diploma in osteopatia. Iscritto presso il Registro degli Osteopati d'Italia svolge la sua attività professionale a Bolzano. È docente di “Osteopatia e coscienza”, un corso post graduate riservato a tutti gli osteopati diplomati presso la scuole riconosciute dal Registro degli Osteopati d’Italia.


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SEGRETERIA ORGANIZZATIVA Per ogni informazione la nostra segreteria organizzativa è sempre a tua disposizione. Ci trovi presso Professione Fitness in via Orseolo, 3 – 20144 Milano. Il nostro numero di telefono è 0258112828, fax 0258111116, e-mail infoscuola@professionefitness.com. La fermata più vicina della metropolitana è MM S. Agostino sulla linea verde. Ci trovi dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00

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PEC

Propriocettività, Equilibrio, Coordinazione Prima parte di Maurizio Ronchi con la collaborazione di Marco Gibin, Jacopo Masera, Federico Polimene, Fulvio Zecchinello passivattiva@libero.it

ei paesi anglosassoni tutti i trattamenti manuali che si eseguono sul corpo di una persona (massaggi, manipolazioni, mobilizzazioni e stretching), sono definiti “Bodyworks”; il Bodyworker è l’operatore che in base alla propria esperienza sa eseguire e gestire queste manualità. Quando queste tecniche sono applicate e modulate sul corpo ben strutturato di un atleta si definiscono “Sportbodyworks”; lo Sportbodyworker aiuta e coadiuva l’atleta nello svolgimento dei programmi post-terapeutici, i tipici esercizi che il medico sportivo o il fisioterapista consigliano di svolgere per la fase di riatletizzazione. Questa precisazione è necessaria per non generare confusione nel lettore che potrebbe as-

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sociare la figura dello sportbodyworker con quella ben definita degli operatori terapeutici e riabilitativi che svolgono precisi protocolli sanitari.

STABILITÀ E CONTROLLO Il ventennio a cavallo dell’anno duemila ha visto lo sviluppo di particolari accorgimenti per il trattamento degli infortuni sportivi, specie in caso di lesioni riferite alle articolazioni. Il gran numero di infortuni, soprattutto in ambito giovanile/adolescenziale, durante la pratica sportiva, ha portato allo sviluppo di una particolare attenzione da parte di studiosi e ricercatori di biomeccanica e fisiologia, chirurghi specialisti e riabilitatori, per la sperimentazione di nuovi protocolli dedicati al recupero della forza e della flessibilità

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muscolare per il controllo della stabilità articolare. L’enorme mole di documentazione scientifica sviluppata negli ultimi anni ha chiaramente dimostrato che questa tipologia di infortunio non è da considerarsi esclusivamente un problema di natura meccanica, spostando quindi l’attenzione al ruolo propriocettivo della funzione sensoriale delle diverse strutture connettivali-fasciali per la stabilità e la funzionalità articolare. Il controllo neuromuscolare, sia per la stabilità locale (articolare) che per l’intero corpo (posturale), dipende dal successo dell’interazione tra i meccanismi di elaborazione degli stimoli, sia in modalità feedforward (inoltro dello stimolo) che in quella feedback (risposta allo stimolo). L’integrazione a un lavoro


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di prevenzione o di rieducazione post-infortunio della forza muscolare, con esercizi di stimolazione e un buon programma di allenamento propriocettivo, divengono essenziali per entrambi i tipi di stabilità e controllo (Angelozzi et al.). Propriocettività, equilibrio e coordinazione, sono quelle qualità motorie che nel corso della vita si apprendono e si migliorano, raggiungendo elevati gradi di complessità (1). Più si perfezionano e si fanno propri questi schemi motori, più aumenta la possibilità di eseguire/ottenere una performance di alto livello atletico-sportivo, che tuttavia, per essere mantenuta o riacquistata, richiede sacrificio e costanza di allenamento. I programmi PEC (Propriocettività Equilibrio Coordi-nazione) nascono sia per recuperare la perdita di condizione fisica, che per la fase dispendiosa e delicata della riatletizzazione post-infortunio, che avviene subito dopo il protocollo del lavoro mirato di fisioterapia funzionale segmentaria. Inoltre, inseriti come routine durante l’allenamento e la preparazione atletica di uno sportivo, questi programmi si sono dimostrati in grado di prevenire un evento lesivo, come una sorta di mantenimento o riprogrammazione della capacità senso-motoria.

medaglia d’oro nei 200m di Roma ’60, a proposito di quel fenomeno di Usain Bolt: “ … con gli allenamenti di oggi, un campione ha a disposizione tutto quanta la scienza, la competenza tecnica e la psicologia necessarie a rendere al meglio e con una continuità che ai nostri tempi ti sognavi” (3). La Scienza dell’Allenamento consente di seguire e supportare l’atleta con programmi di preparazione atletica e di specialità a cui lavorano diversi staff, tecnico e medico. La ricerca Sport&Med degli ultimi quindici anni è stata la vera scintilla che ha fatto da booster a nuovi primati e record nelle prestazioni sportive professionistiche, e ha consentito di ottenere un livello di qualità negli sport amatoriali che davvero stupisce. I programmi PEC di mantenimento e prevenzione, si inseriscono in quest’ottica scientifica, risultando un protocollo obbligato per chi pratica lo sport come professione, ma anche, o meglio soprattutto, per chi pratica fitness o sport amatoriali con una frequenza importante di sedute di allenamento finalizzate all’agonismo. Sappiamo bene che l'incremento della performance sportiva, richiede un carico di lavoro ripetitivo e al limite del fisiologico, che spesso può determinare quadri patologici dovuti a interazioni errate tra forze esterne e tensioni interne (4). Questi carichi di lavoro comportano continue sollecitazioni (muscoloscheletriche e fasciali-articolari) che possono sfociare in fenomeni traumatici di diverso genere ed entità. Ciò non è più solo esclusiva degli sport di contatto, ma si verifica anche nella pratica di attività meno dure che, per l'alta professionalità, sono finalizzate, e talvolta esasperate, al monosport, ovvero alla specializzazione estrema di gesti e movimenti, che per diventare performanti necessitano di alte ripetizioni e ciclicità di specifici esercizi. È risaputo cosa comporti, in termini biomeccanici e posturali, praticare sport

RIATLETIZZAZIONE E PREVENZIONE

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Lo scopo principale della riatletizzazione non deve essere la rapidità del recupero, ma la prevenzione dell'infortunio e delle recidive (2). Oggi i tempi sono maturi per considerare l’allenamento come una scienza; nulla è più lasciato al caso, non solo nello sport professionistico: è sufficiente leggere la scheda di allenamento di un runner amatoriale per la preparazione a una maratona, per rendersi conto della scientificità nella metodica di allenamento. Riporto quanto scritto recentemente da Livio Berruti, indimenticato campione olimpico e

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allenamento & rehab asimmetrici come il tennis, la pallavolo, o i lanci in atletica, senza una diversificazione e variabilità nella metodica di allenamento. Le problematiche muscolo-articolari associate a questi vizi professionali sono chiare e ben documentate nella letteratura SportMed&Rehab: le parti del corpo che subiscono scompensi funzionali, perché non sono allenate e allertate (scarsa propriocezione), vanno incontro a deficit importanti, che spesso danno origine a serie patologie; per contro, le parti che svolgono l’attività primaria, i compartimenti agonisti, sono soggette ad altri rischi di overuse-overload, ovvero la sommatoria di piccoli stress e sovraccarichi che col tempo diventano potenzialmente dannosi. La possibilità di un evento lesivo aumenta a maggior ragione se questa ripetitività dei movimenti legata alla gestualità tecnico/atletica, avviene su un comparto disfunzionale, che inevitabilmente provoca un microtrauma cumulativo (5). Un continuo e minimo programma PEC tende a tutelare l’atleta e lo sportivo dai rischi di infortunio dovuto a debolezza muscolare o a deficit biomeccanici, riequilibrando le forze e le tensioni che agiscono sul corpo dell’atleta, stabilizzandolo. Una sbilanciata tensione muscolare o mio-fasciale può essere una causa della perdita e della mancanza di equilibrio e coordinazione: si pensi come a un sistema la cui struttura si stabilizza bilanciando le forze opposte di tensione e compressione, dando forma e forza meccanica (6). Per semplificare e spiegare questo concetto riporto l'esempio che uso nei corsi di massaggio sport da me tenuti, ovvero di immaginare il tendone di un circo che per stare ben eretto e sta-

bile ha bisogno di sostegni e tiranti che lavorino in sinergia; nel caso dovessero cedere uno o più di questi elementi, altri ne vicariano l'azione, modificando la struttura originaria, ma mantenendo la stabilità della tensostruttura. Gli esercizi PEC

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mirati all'allerta propriocettiva e alla flessibilità, abbinati a quelli di palestra per il riequilibrio delle forze muscolari e con il supporto delle manualità di sportbodyworks, provvedono a for nire una miglior stabilità strutturale e a salvaguardare l’integrità dei tessuti sottoposti a stress durante le prestazioni fisico-atletiche. I settori del corpo "trascurati" durante le sessioni di allenamento specialistico, subiscono un torpore propriocettivo, che si traduce in una mancanza di reattività neuromuscolare; molti studi mettono in relazione questo ritardo nel correggere un "viziato" assetto o gestualità atletica, con la Link possibilità di infortunio. Beraldo evidenzia la capacità di adattamento e trasformazione del movimento, ovvero quell'abilità di adattare o trasformare un programma motorio prestabilito secondo


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mutamenti inattesi e improvvisi della situazione, che si traduce in una repentina interruzione del movimento in atto, sostituito con una prosecuzione modificata che adotti altri schemi e programmi motori ugualmente efficaci. In condizioni di deficit propriocettivo, con limitata capacità di equilibrio e di coordinazione, questa risposta può non essere tempestiva o efficace. Raugust, per esempio, riporta come una situazione di debolezza dei muscoli peronieri, dovuta a scarso allenamento e a scarso programma propriocettivo per la caviglia (incluso anche un mancato release miofasciale), possa portare al classico trauma distorsivo tibio-tarsico per una mancata reattività nella fase di contrazione muscolare anti-inversione dei suddetti muscoli. Sono molti gli studi di settore e statistici che indicano come il deficit propriocettivo sia in stretto rapporto con la traumatologia sportiva, come una vera predisposizione a una viziata funzionalità (7, 8, 9) . Un evento lesivo è strettamente correlato a un'errata gestualità e a una debolezza muscolare, che mal supporta una complessa azione biomeccanica, come la fase di atterraggio dopo un salto, i repentini cambi direzionali o l'assorbimento di impatti di varia natura; ma è anche correlato a problematiche meno fisiche, come la bassa velocità di lettura degli stimoli esterni in entrata, che comporta un ritardo nella risposta conseguente da metter in atto. È il torpore propriocettivo, ovvero la carenza di sensibilità propriocettiva che instaura uno schema motorio precario e scoordinato, crea instabilità e induce una distorta rilevazione della posizione/movimento del corpo, con una rallentata trasmissione dei segnali da parte dei vari recettori, e che quindi concorre o predispone a un evento lesivo o a una sua recidiva. Per questo motivo i programmi PEC rivolti alla riatletizzazione sono il primo e indispensabile step per il ritorno all’attività sportiva.

BIBLIOGRAFIA

MARCO GIBIN

1. Sforza C., Corradini C., Grassi G., Borgonovo L., Turci M., Galante D., Shirai Y., Ferrario V.F.: Nel mondo di Ovalia - Sport&Medicina, 6 , nov./dic. 2008 (per gentile concessione dell’autrice) 2. Melgati G., Pozzoni R., Patacchini M.: Le lesioni degli Hamstring: patogenesi e riabilitazione - atti del Congresso Nazionale AMIR 2008 La ricerca scientifica applicata al rugby del XXI secolo, Milano, 2008 www.hsantalucia.it 3. Berruti L.: Bolt: un fulmine in allegria - Famiglia Cristiana, F.C. n.1, 2010, p.83 4. Francavilla V.C., La Sala F., Palmieri F., Pancucci G., Parisi A., Francavilla G.: La riprogrammazione senso-motoria nella prevenzione delle recidive di distorsione di caviglia – Med Sport 2003;56:317-5. D’Onofrio R.: Le disfunzioni del bacino: Correlazione tra asimmetrica rotazione dell’anca e dolore anteriore del ginocchio. FitMed online, 13/01/2009 - www.professionefitness.com 6. Ahluwalia A.: Biomechanics of Soft T issue: An introduction www.dionisio. ing.unipi.it 7. W illems T., W itvrouw E., Verstuyft J., Vaes P., De Clercq D.: Proprioception and Muscle Strength in Subjects W ith a History of Ankle Sprains and Chronic Instability - Journal of Athletic Training 2002;37(4): 487–493 8. Santilli V., Frascarelli M.A., Paoloni M., Frascarelli F., Camerota F., De Natale L., De Santis F.: Peroneus Longus Muscle Activation Pattern During Gait Cycle in Athletes Affected by Functional Ankle Instability -Am J Sports Med 2005 33: 1183 DOI: 10.1177/0363546504274147 9. Hopkins J. Ty, Hunter I., McLoda T.: Effects of ankle joint cooling on peroneal short latency response -Jour nal of Sports Science and Medicine 2006 5, 333-339.

Laureato in Fisioterapia e Riabilitazione presso l’Università degli Studi di Milano, riabilitatore per patologie cerebrolesive e ortopediche presso l’Associazione “Nostra Famiglia” IRCCS “Eugenio Medea”, riabilitatore per patologie ortopediche e neurologiche, S.L.A. e S.M. presso Mosaico Home Care srl, studente in Osteopatia presso S.O.M.A. School of Ostheopatic Manipulation, fisioterapista - staff medico Seregno Rugby.

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JACOPO MASERA Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pavia, Ortodontista e Gnatologo, 20032005 Istruttore Corso Clinico di Ortodonzia presso l’Ospedale di Cittadella, 2003-2005 Consigliere Nazionale “Atm Ortopedic Society”,diploma SIMOC Osteopatia e terapia manuale c/o GUNA Milano, in corso Master in Osteopatia c/o Università di Milano Bicocca, medico sociale - staff medico Seregno Rugby.

FEDERICO POLIMENE Personal trainer, istruttore di Bodybuilding & Fitness CSEN, istruttore FIDAL, massaggiatore tesserato FIR, massaggiatore staff medico Seregno Rugby.

FULVIO ZECCHINELLO Laureato in Scienze Motorie presso l’Università Statale di Milano, qualifica di massaggiatore sportivo presso CSEN, allenatore di 1° livello FIR(Federazione Italiana Rugby), preparatore atletico FIR, allenatore di base per il calcio FIGC, educatore 1° livello CONI, coordinatore progetto “ Rugby Educativo Scolastico”, prof. di Educazuine Fisica, preparatore atletico - staff tecnico Seregno Rugby.

MAURIZIO RONCHI Massaggiatore sportivo non terapista libero professionista, docente di Sportbodyworks e Tecnica Passivattiva membro. Staff medico Seregno Rugby - Massaggiatore tesserato FIR, Associazione Manipolazione Fasciale Associazione Italiana Taping Kinesiologico


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Postura pelvica e lesioni muscolari degli ischio crurali di Rosario D’Onofrio, Alfonso De Nicola, Enrico D’Andrea, Raffaele Canonico (Med Rehab Lab - Settore sanitario - SS Calcio Napoli)

siste una limitata letteratura scientifica sulla riabilitazione e sul ritor no allo sport relativo alle lesioni degli ischio crurali nello sportivo. Di conseguenza il loro management, così come le linee guida, tendono a essere formulate orientativamente su esperienze personali e/o su evidenze aneddotiche. Questo, in gran parte, rende delicato e difficile il ritorno allo sport, che è espresso statisticamente con delle “compliance” e con un’alta percentuale di re-injury [1, 2, 3]. Esistono numerosi studi che individuano i fattori di rischio riguardo le lesioni muscolari, che si soffermano sulla correlazione esistente tra: a) decremento dei livelli di forza e flessibilità dei flessori del ginocchio; b) errata riabilitazione; c) fatica muscolare; d) disfunzioni programmatiche nel riscaldamento e defaticamento pre e post gara/allenamento; e) storie pregresse di lesioni mu-

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scolari [4, 5, 6, 7, 8, 9]. A livello eziopatologico possiamo evidenziare che molte lesioni a carico degli ischio crurali sono riscontrabili più comunemente in una popolazione di sportivi con disfunzione dell’articolazione sacro iliaca. Anche se l'evidenza scientifica non sostiene in maniera univoca e omogenea questa correlazione, rimane interessante poter valutare e trattare, nella fase pre season, l’eventuale restrizione

di mobilità dell’articolazione sacro iliaca dell’atleta, per poter decrementare, secondo noi, i fattori di rischio di lesione a carico degli ischio crurali, soprattutto in atleti che presentano asimmetriche destrutturazioni posturali e “imbalance muscolare”. Come evidenziato da Cibulka [10], la valutazione e la diagnosi funzionale della dinamica pelvica (tabella 1) sono fondamentali nell’atleta che pratica sport a gestualità torsionali.

Sintomi e segni soggettivi della disfunzione del cingolo pelvico

Dolore durante il cammino

Valutazione generale

Dolore allo Straight leg raising a circa 70 ° Faber test : positivo

Compression test : positivo

Standing flexion test : positivo

Supine long- sitting test : positivo Prone knee flexion test : positivo

Tabella 1: test funzionali proposti da M. Cibulka et al. per la valutazione generale del cingolo pelvico [10]

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allenamento & rehab LESIONI MUSCOLARI DEGLI ISCHIO CRURALI E POSTURA PELVICA La stabilità lombare e il controllo motorio del cingolo pelvico, insieme al riequilibrio delle tensioni muscolari in termine di forza e flessibilità, sono fattori funzionali importanti nel ridurre la percentuale di lesioni e re-injury semitendinoso a carico degli ischio crurali, come emerge da un’ampia letteratura chiropratica e kinesiobicipite femorale logica applicata. Limitazioni arsemimembranoso ticolari dell’anca e dell’articolazione sacro-iliaca [12] possono incidere sulla catena cinetica dell’arto inferiore, modificando sia il braccio di leva che l’espressività della lunghezza adattativa, predisponendo l’atleta a elevato rischio di lesioni 2) atleti con una storia di stiramenti muscolari e di patologie da sovrac- agli ischio crurali entro i 12 mesi ancarico funzionale. Il rapporto esi- tecedenti lo studio. stente tra postura lombare e lesio- I risultati indicarono che il gruppo ne muscolare degli ischio crurali è di atleti con storie di lesioni mustato correlato e stimato da scolari evidenziava un’alterazioHennessey [15] in 34 atleti. I sog- ne della postura lombare, con ingetti dello studio furono divisi in due cremento della lordosi. La postura lombare e la consequenziale fungruppi: 1) atleti sani che non avevano una zionalità del cingolo pelvico furono storia di lesioni agli ischio crurali en- riscontrate essere significativamentro i 12 mesi precedenti lo studio; te (P <0.01) un fattore di rischio in-

Valutazione specifica di disfunzione iliaco – sacrale: iliaco anteriore

In piedi

Da supino

Da prono

SIAS + bassa ed in fuori

SIPS + alta

Cresta iliaca +alta Arto inferiore apparentemente + lungo

Tubercolo pubico + basso

Downing ACC=0 < ALL

Legamento ileo lombare teso

Legamento sacro iliaco teso

Leg sacro ischiatico rilassato

Tabella 2: esame funzionale per restrizione di mobilità iliaco in anteriorità (da P.Caiazzo A.I.T.O.P.)

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crementale delle lesioni muscolari a carico dei flessori del ginocchio, e in particolar modo del bicipite femorale. Di conseguenza, restrizioni di mobilità dell’articolazione dell’anca sviluppano, durante la corsa e gestualità tecnico atletiche specifiche, variazioni anomale della lunghezza muscolare e squilibri nelle espressioni di forza degli ischio crurali [16,17]. Nella letteratura relativa alle strategie di trattamento dell’atleta infortunato, la manipolazione della colonna vertebrale per il trattamento o la prevenzione delle lesioni dei flessori del ginocchio risulta essere molto utilizzata da chiropratici e fisioterapisti, ma non è stata documentata compiutamente dalla letteratura scientifica internazionale. Una disfunzione dell’articolazione ileo sacrale è spesso considerata una fonte comune di dolore alla regione lombare e a quella glutea, che si esprime attraverso un positivo Straight Leg Raise Test. Conseguentemente, adattamenti posturali e strutturali compensativi, in particolar modo discendenti, rappresentano una fonte chiara di fattore di rischio a carico del distretto muscolare degli ischio crurali [11,15,18]. Dall’analisi della letteratura, studi ben documentati [11, 19, 20] suggeriscono che esiste un rapporto “intrinseco”, forse meglio “collaborativo”, tra: a) articolazione ileo sacrale e dolore lombare b) articolazione ilio sacrale e asimmetrica rotazione dell’anca c) articolazione ileo sacrale e dolore anteriore del ginocchio d) articolazione ileo sacrale e lesioni muscolari a carico degli ischio crurali. Recentemente è stato evidenziato come atleti con low back pain possono incorrere in un incremento della tensione “neuromuscolare”

Link


allenamento & rehab aumentando, di fatto, il rischio di lesioni muscolari [16, 17, 18, 21, 22]. Le scoperte di altri studi [10, 19] suggeriscono che esiste una correlazione tra asimmetrica disfunzione dell’articolazione sacro iliaca e decremento della rotazione dell’anca, low back pain, dolore anteriore di ginocchio e lesioni muscolari a carico dei flessori del ginocchio. Cambiamenti posturali, come del piano scapolare anteriore e posteriore (Flat back posture e Sway Back posture, fig. 1 e 2) determinano disfunzioni posturali diversificate che, durante le fasi del passo e della corsa, provocano una tensione afisiologica ascendente sui muscoli flessori del ginocchio.

Link

Kendall, F.P. & McCreary, E.K., et. al. (2005). Muscles: Testing and Function with Posture and Pain (5th ed.). Baltimore: Williams & Wilkins

Queste destrutturazioni posturali predisporranno prevalentemente il distretto S1-L5-L4-L3 (con vettori e linee di forza agenti prevalentemente sulla 3ª lombare), attraverso una gestualità continuativa e torsionale, a una lesione futura, degenerativa adattativa [1]. L’alterato “ input neurale” derivante da queste strutture avrà un riflesso topografico sulla “zona posteriore della coscia”, pre-

disponendo gli ischio crurali a eventuali lesioni ricollegabili all’alterato stato neuro tensionale. Turl [19] suggerisce che un’avversa tensione neurale per un Low Back Pain può essere un chiaro fattore eziologico per stiramenti ripetitivi dei flessori del ginocchio. L’autore investigò la presenza di un’avversa tensione neurale in 14 giocatori di Rugby Union con una storia di lesione di primo grado ai flessori del ginocchio, rispetto a un gruppo di controllo di atleti sani. La tensione neurale avversa fu stimata attraverso lo slump test. I risultati indicarono che il 57% del gruppo con esiti di lesione muscolare avevano un positivo Slump test (ovvero si riscontrava la presenza di una tensione di neurale avversa); nessuno del gruppo di controllo presentava un Slump test positivo. L'analisi valutativa effettuata non rivelò differenze nella flessibilità all’interno dei gruppi di studio. Si suggerisce che tensioni neurali avverse possano essere un fattore chiaro eziologico di stiramento ripetitivo ai flessori del ginocchio. Lo slump stretching, tra l’altro, è definito come una procedura terapeutica, in quanto è stato dimostrato in grado di fornire maggiori risultati, nella fase di riorganizzazione e ritorno allo sport, rispetto all’applicazione esclusiva di trattamenti fisioterapici

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standard (ultrasuoni, massoterapia ecc ) o a metodiche di allungamento classiche [19, 2]. Ellison [23] e Lew [24] hanno messo in evidenza come la posizione della colonna cervicale durante l’esecuzione dello Slump test o slump stretching può correlarsi in maniera diversificata con un incremento della tensione delle strutture neuronali degli ischio crurali, evocabile attraverso lo stesso test. Questa continuità strutturale è evidenziata da Vleeming [25], che afferma come strutture anatomiche (anca, bacino e muscoli) dell’arto inferiore interagiscano con i muscoli spinali attraverso la fascia toracolombare e i vari meridiani miofasciali. Questo permette un efficace trasferimento del carico effettivo attraverso un sistema integrato in continuità: colonna vertebrale - pelvi - arto inferiore - appoggio podalico. La maggior parte della letteratura internazionale evidenzia che, attraverso il ripristino della normale funzionalità lumbo-pelvica, si possano decrementare, di fatto, i fattori di rischio di lesione muscolare a carico dei flessori del ginocchio [10, 19]. Sostanzialmente, possiamo affermare come disfunzioni a carico degli ischio crurali siano correlabili a difetti posturali: ginocchio e piede varo/valgo, lordosi lombare, disfunzioni dell’ar-


allenamento & rehab ticolazione temporo mandibolare, asimmetrie scapolari ecc [24, 27, 28].

Muscoli ischiocruali in debolezza 1. Semimembranoso e semitendinoso: rotazione laterale del piede 2. Bicipite femorale: rotazione mediale del piede 3. L’insieme degli ischio crurali in associazione alla debolezza del retto addominale: iperlordosi lombare 4. Popliteo: iperestensione del ginocchio e rotazione laterale della gamba sulla coscia

Muscoli ischio crurali in retrazione 1. Ischio crurali in retrazione: flessione del tratto lombare (inversione di curva) 2. In posizione seduta con gambe tese il sacro tende a posteriorizzare con flessione eccessiva del tratto lombare; se associato alla retrazione del gastrocnemio /soleo si realizza anche un’estensione del piede 3. In stazione eretta, retrazione dei muscoli ileotibiali: è possibile che si realizzi una flessione del ginocchio 4. La retrazione del popliteo porta a una leggera flessione del ginocchio accompagnata da una rotazione mediale della gamba sulla coscia. Sherry [29] ha evidenziato come atleti possono presentare una percentuale di rischio di re-injury signi-

ficativamente molto più bassa a 2 settimane e 12 mesi successivi al ritorno all'attività sportiva se effettuano, durante il processo di recupero post infortunio, un progressivo programma di agility drills, di stabilizzazione del cingolo pelvico e di riequilibrio delle tensioni muscolari. L’autore sottolinea come sia importante continuare questo progetto terapeutico, una volta ritornato allo sport agonistico, per ulteriori 2 mesi con una frequenza di 3 volte la settimana. La ridotta incidenza di re-injury potrebbe essere attribuita a un miglioramento del controllo neuromuscolare del distretto colonna lombare/bacino (da cui i flessori originano, ovvero dalla tuberosità ischiatica). Concomitanti cambiamenti della fisiologia del cingolo pelvico sono identificati anche per modificare il comportamento funzionale di forza degli ischio crurali, ovvero: l'alterato allineamento della cintura pelvica incrementa lo stress sulle strutture muscolo - scheletriche al momento della flessione del ginocchio, quando questo esprime in catena cinetica chiusa gestualità dinamiche in semiflessione e torsionali. È possibile, proporre, all’interno di schemi clinico/valutativi, anche dei “test” che possiamo definire, per la loro semplicità “da campo”, all’interno dei quali sono valutati attraverso tecniche [18, 24]

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puramente manuali i livelli di forza e del dolore: a) adduzione dell'anca contro resistenza; sono valutati il dolore e i livelli di forza b) palpazione dell'inserzione del muscolo adduttore lungo sull’osso pubico; viene valutato il dolore c) allungamento passivo dei muscoli adduttori; è valutato il dolore d) palpazione dell’articolazione della sinfisi pubica; viene valutato il dolore e) palpazione del muscolo retto dell'addome nella sua inserzione sul margine superiore della sinfisi pubica; viene valutato il dolore f) test funzionali dei muscoli addominali; sono valutati il dolore e i livelli di forza g) palpazione del muscolo di psoas; viene valutato il dolore h) test funzionali dell'ileo psoas; è valutato il dolore e i livelli di forza i) valutazione della flessibilità dell’ileo psoas attraverso il test di Thomas; sono valutati il dolore e l’eventuale disfunzione. Risulta evidente, quindi, come la valutazione sopradescritta identifichi integrità funzionale di tutta la cintura pelvica, che assicura, nello sportivo e non, un’ottima dinamica della colonna vertebrale e una perfetta funzionalità dell’arto inferiore. La definizioni di un criterio diagnostico per la valutazione del cingolo pelvico e in particolar modo della regione pubica in atleti, nella fase pre season, chiaramente deve essere affidabile e riproducibile, ma soprattutto deve parlare un unico linguaggio osteopatico/posturale internazionale. Tecniche di valutazione funzionale per la forza e la flessibilità dei muscoli adduttori, iliopsoas e muscoli addominali della sinfisi pubica con una interpretazione clinica del dolore-riferito sono estremamente importanti, in quanto permettono di “intercettare” l’atleta a “rischio” di lesioni muscolari o patologie da overuse e di predisporre, precocemente attraverso un “Preventing Exercises Training” un programma individualizzato di prevenzione [30].


allenamento & rehab CONCLUSIONI Nello sport ad alto livello gli aspetti clinici rimangono strategie accertate e ben scandite da chiare e conosciute evidenze scientifiche. Il ritorno allo sport dell’atleta infortunato è spesso dettato da sostanziali possibili “compliance” dovute al procedere non omogenicamente scientifico del processo di recupero. Alterazioni del sistema posturale in atleti a gestualità asimmetrica e torsionale sono il risultato di un conflitto nelle “informazioni” che viaggiano all'interno del sistema nervoso centrale. L’orientamento verticale del corpo, la lotta costante contro la gravità, gli adattamenti e le reazioni strutturali posturali, gestualità tecnico atletiche sono tutte organizzate e basate su questa rappresentazione spaziale. L’analisi clinica posturologica effettuata nella fase pre season dà la possibilità di individuare chiari fattori di rischio che nella loro complessità, possono essere ricollegabili a patologie muscolo-scheletriche e da overuse. La conoscenza del quadro eziopatogenetico e clinico, sarà il punto di partenza per l’analisi posturologica e per il gioco delle correlazioni strutturali che ci permetterà, una volta individuate, di ridurre i rischi di lesioni nello sport.

BIBLIOGRAFIA 1. Hamstring strains: expediting return to play. Physician and Sports Medicine 1996;24:1–9. 2. R. D’Onofrio,Manzi, Pintus , D’Ottavio Le lesioni muscolari nel calcio internazionale. SdS,70, Luglio 2006 ; 51- 58 3. Croisier JL, Forthomme B, Namurois MH, et al. Hamstring muscle strain recurrence and strength performance disorders. Am J Sports Medvv2002;30:199–203. 4. Yamamoto T Relationship between hamstring strains and leg muscle strength. A follow-up study of collegiate track and field athletes. J Sports Med Phys Fitness 33:194 –199,1993 5. Orchard J, Marsden J, Lord S, et al: Preseason hamstring muscle weakness associated with hamstring muscle injury in Australian footballers. Am J Sports Med 25:81 –85,1997)

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tion: comparison between healthy subjects and patients with low back pain. Phys Ther.1990; 70:537–541 21. Croisier JL. Factors associated with recurrent hamstring injuries. Sports Med. 2004;34:681–95. 22. Kornberg C, Lew P. The effect of stretching neural structures on grade one hamstring strains. J Orthop Sports Phys Ther. 1989;13:481–7. 23. Ellison JB, Rose SJ, Sahrmann SA. Patterns of hip rotation range of motion: comparison between healthy subjects and patients with low back pain. Phys Ther.1990; 70:537–541 24. Lew PC ,Briggs CA relationship between the cervical component of the slump test and change in hamstring muscle tension. Man Ther 1997 May;2(2):98-105. 25. Vleeming A, The posterior layer of the thoracolumbar fascia. Its function in load transfer from spine to legs. Spine 1995 Apr 1;20(7):753-8 26. Cibulka MT, Rose SJ, Delitto A, Sinacore DR. Hamstring muscle strain treated by mobilizing the sacroiliac joint. Physical Therapy 1986;66(8):1220–3 27. Watson AW. Sports injuries in footballers related to defects of posture and body mechanics. J Sports Med Phys Fitness. 1995;35:289–94. 28. Watson AW. Sports injuries related to flexibility, posture, acceleration, clinical defects, and previous injury, in highlevel players of body contact sports. Int J Sports Med. 2001;22:222–5 29. Sherry MA, Best TM. A comparison of 2 rehabilitation programs in the treatment of acute hamstring strains. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy 2004;34(3):116–25 30. D'Onofrio, Manzi, Armeni M. Arestia, D’Ottavio, Sindorme Patello Femorale. Pre –Functionale Physical Examinat. FitMed 1,8, 22 – 26,2009 31. Hirschberg GG, Froetscher L, Naeim F. Iliolumbar syndrome as a common cause of low back pain: diagnosis and prognosis. Arch Phys Med Rehabil 1979; 60:415-419 32. Sahrmann SA: Diagnosis and treatment of movement impairment syndromes. 1st edition. St.Louis: Mosby; 2002. 33. Adams, MA.; Bogduk, N.; Burton, K.; Dolan, P. The Biomechanics of Back Pain. Edinburgh, England: Churchill Livingstone; 2002.


LE AZIENDE INFORMANO

Airex AG

Sponsor ufficiale FIF La AIREX AG, leader mondiale nel settore dei “materassini da ginnastica”, quest'anno è stata lo sponsor ufficiale della Federazione Italiana Fitness. Grazie alla stretta collaborazione con il comitato organizzativo FIF, i prodotti Airex sono stati presentati e utilizzati durante gli eventi più importanti dell'anno 2010: Rimini Wellness, International Pilates Convention, Welcome Fitness, FIF Annual Convention, Body & Mind Convention (che si svolgerà i prossimi 6 e 7 novembre).

Prevenzione, fitness e riabilitazione le schiume; i materiali testati e la qualità svizzera, garantiscono la longevità dei prodotti anche in caso di forte sollecitazione. I prodotti Airex rispettano le prescrizioni legali vigenti in materia di componenti e di misure di sicurezza per la prevenzione degli incidenti.

Medica 2010 Anche quest'anno la Airex AG parteciperà all'evento più importante nel settore medicale: la fiera Medica di Dusseldorf, che da oltre 40 anni è ritenuta l'appunta-

mento a cui gli esperti del settore non possono mancare. La Airex con tutta la gamma dei suoi prodotti sarà presente nello stand k40 /Hall 04 dal 17 al 20 Novembre. I materassini Airex, così come la linea Balance e i prodotti per l'utilizzo in acqua, oggi giocano un ruolo importante nel mercato della fisioterapia e riabilitazione e sono presenti alla Medica da molti anni. Grazie alla combinazione delle loro caratteristiche uniche, i prodotti Airex costituiscono le basi di notevoli successi in ambito terapeutico.

Backschool e Chinesport Anche la Backschool, la scuola fondata dal Prof. Benedetto Toso che si pone l'obiettivo di formare operatori per la prevenzione e il trattamento del mal di schiena, utilizza nei suoi corsi di formazione i prodotti Airex Balance e i materassini da ginnastica. Il prossimo appuntamento è previsto per i giorni 29, 30 e 31 ottobre e si terrà a Udine presso la sede di Chinesport.

Balance-pad XLarge

Per informazioni

La novità di quest'anno della linea Airex Balance è il Balance-pad XLarge. Con un formato di circa 98 x 41 mm e uno spessore di 60 mm, il Balance-pad XLarge rappresenta la nuova dimensione dell'allenamento per l’equilibrio. La qualità dei prodotti Airex è basata su 50 anni di esperienza nella tecnica del-

Alcan Airex AG 5643 Sins, Svizzera www.corematerials.3AComp osites.com www.airexag.ch

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FIERE CONVEGNI a cura della redazione

SHIATSU: ALL'ORIGINE DELLA STRUTTURA 12 - 14 novembre, Roma La comprensione del ruolo della fascia nel movimento fisiologico e nella lesione posturale è di vitale importanza per chi lavora con il corpo e con il movimento. La restrizione della Fascia, la sua non perfetta funzionalità, provoca dolore, contrazione, limitazione del movimento, disfunzione degli organi, disallineamento posturale. La Fascia inoltre rappresenta il livello intermedio tra le strutture più dense del nostro sistema energetico (ossa, muscoli ecc.) e quelle più espanse (emozioni, pensiero, coscienza) Per cui, oltre ad avere proprietà meccaniche, il tessuto connettivo fasciale è anche un grande conduttore di energia. Il programma in sintesi: approfondimenti concettuali, teoriche e pratiche dell'unità fasciale; esplorazione della linea mediana; contatto e trattamento dell'unità fasciale; il ruolo della quiete; le tre fasi della guarigione. È un appuntamento aperto anche a: medici, fisioterapisti, neuro e psicomotricisti; osteopati e chiropratici; trainer sportivi e massaggiatori; preparatori atletici; specialisti in agopuntura, riflessologie, craniosacrale, yoga, danza e movimento. Docente: prof. Paolo B. Casartelli.

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PISCINE 2010 dal 16 al 19 novembre, Lione Considerato il più importante evento internazionale della piscina e complementi, da 30 anni Piscine è l’irrinunciabile appuntamento per i visitatori professionali provenienti da 88 paesi e per gli oltre 653 espositori. 3 saloni in 1 per un business a 360°: Piscine, dalla costruzione, manutenzione, protezione & sicurezza agli accessori; Aqualie, piscine pubbliche e spa per collettività ed alberghi; Wellgreen, arredi, accessori per esterni, pavimentazioni, illuminazione per vivere la piscina. L’accesso alla manifestazione è gratuito, ma solo tramite invito o pre-registrazione sul sito internet www.piscine-connect.com, con il codice invito “ips” (sezione “commandez votre badge d’acces visiteur”). Delegazione Piscine Lyon in Italia: Promoevents Tel 02.33402131 info@promoevents.it

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VII CONGRESSO NAZIONALE SIAS . NUTRIZIONE, DIETETICA APPLICATA ED ESERCIZIO FISICO: ADEGUATI INTERVENTI PREVENTIVI E TERAPEUTICI 20 e 21 novembre, Palermo L'inserimento dell'educazione alla salute e dell'educazione alimentare nel più ampio quadro dell'educazione alla convivenza civile, che comprende anche l'educazione alla cittadinanza, l'educazione stradale, l'educazione ambientale, e l'educazione all'effettività, sottolinea che la salute è un concetto polivalente e che un comportamento teso alla sua salvaguardia rappresenta elemento costitutivo dell'essere cittadini. In questa nuova prospettiva di più ampio respiro si integra l’iniziativa della realizzazione di questo congresso, che tende a indurre negli operatori del settore la consapevolezza che la salute costituisce anche un bene pubblico e che la sua tutela è sì un diritto garantito dalla costituzione e dalla collettività, ma anche un dovere verso se stessi e la collettività medesima, e tutto ciò attraverso la reale conoscenza di tutti gli strumenti atti a prevenire e curare le patologie correlate alla cattiva alimentazione e a uno stile di vita non adeguato.

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FIERE CONVEGNI a cura della redazione

RIUNIONE NAZIONALE SINU "NUTRIZIONE, ATTIVITÀ FISICA, BENESSERE" 25 - 26 Novembre, Milano I determinanti dell’ambiente obesogeno: il ruolo della dieta e dell’attività fisica. LARN: dieta e fabbisogni energetici. LARN: i costi energetici dei diversi tipi di attività fisica. Modalità e tecniche di misura dell’attività fisica. Movimento, dieta e benessere nell’anziano. Attività motoria, alimentazione e stili di vita in età evolutiva: le indagini in Italia e gli interventi per l’alimentazione e l’attività fisica. Modelli di prescrizione dell’attività fisica. Fitness e salute.

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CARDIOSPORT 2010 - QUANDO IL CUORE VA VELOCE 26 e 27 novembre, Jesi La causa più comune di non idoneità allo sport è il riscontro di problemi cardiologici e, in particolare, le aritmie sono quelle che spingono il medico a richiedere ulteriori accertamenti per comprendere se si tratti di variazioni parafisiologiche correlate alle modificazioni dell'equilibrio neurovegetativo e al remodeling dell'atleta (quali la maggior parte delle bradicardie), o invece si tratti dell'espressione di anomalie genetiche, congenite o acquisite del sistema elettroconduttivo o del miocardio contrattile. La valutazione delle aritmie è spesso affidata in prima battuta al medico di medicina generale o al medico dello sport, che devono quindi essere in grado di individuare i soggetti che necessitano di indagini di secondo livello eseguite in centri cardiologici avanzati da parte di cardiologi esperti. Fondamentale è il confronto delle casistiche personali e l'impostazione di studi clinici prospettici al fine di individuare criteri di disease menagement negli atleti agonisti e nell'attività fisica, anche per la prevenzione della morte improvvisa. La conoscenza di malformazioni congenite, che possano impedire o limitare l'attività fisica, è di fondamentale importanza per i pediatri, che costituiscono la prima interfaccia tra il bambino e l'attività sportiva.

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ITALIA TERME & BENESSERE 26 - 28 Novembre, Lucca La seconda edizione del Salone dedicato al comparto dell’industria termale e del benessere, oltre a presentare tutte le novità del settore, approfondirà gli aspetti scientifici legati al termalismo e alla riabilitazione con la presenza di importanti relatori. Un particolare approfondimento scientifico indagherà il ruolo del termalismo nel recupero del benessere fisico e nella rieducazione funzionale, in particolare per persone che praticano attività sportiva e discipline che mettono in forte stress l’organismo. L’assise scientifica vuole fare il punto sulle conoscenze e sulle evidenze scientifiche e cliniche degli interventi, delle metodiche e delle terapie in ambito termale per quanto attiene ad alcune tra le più diffuse ed ingravescenti patologie (osteoarticolari, neuromotorie, vascolari, dermatologiche, pneumologiche, otolaringoiatriche) e a protocolli sperimentali come quelli relativi al recupero di pazienti cardiologici.

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L’EVIDENCE APPLICATA ALLA PREVENZIONE Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) è un progetto sperimentale del ministero della Salute e delle Regioni avviato nel 2007, per effettuare un monitoraggio a 360 gradi sullo stato di salute della popolazione adulta (18-69 anni) italiana, attraverso la rilevazione sistematica e continua (con interviste somministrate nelle Asl), delle abitudini, degli stili di vita e dello stato di attuazione dei programmi di intervento che il Paese sta realizzando per modificare i comportamenti a rischio. Dall’ultimo rapporto nazionale, riferito ai dati raccolti nell’anno 2009, nel capitolo relativo all’attività fisica si legge che “Per essere fisicamente attivi è sufficiente incrementare il cosiddetto trasporto attivo: cercare di abbandonare il più possibile uno stile di vita caratterizzato dallo spostamento passivo da uno spazio chiuso all’altro (abitazione, garage, automobile, ascensore, posto di lavoro, centro commerciale, scale mobili, telecomando ecc) e attivarsi, prendere possesso dell’ambiente, camminare o usare la bicicletta per muoversi… È importante che gli operatori sanitari raccomandino lo svolgimento di un’adeguata attività fisica: i loro consigli, in combinazione con altri interventi, possono essere molto utili nell’incrementare l’attività fisica dei loro assistiti”. Dai dati riportati risulta che il 33% circa della popolazione può considerarsi “attivo”, perché svolge un lavoro pesante, o perché pratica 30 minuti di attività moderata per almeno 5 giorni alla settimana, oppure attività intensa per più di 20 minuti per almeno 3 giorni. Il 30% non svolge alcuna attività fisica, mentre i restanti si collocano nel mezzo (praticano qualche attività fisica nel tempo libero, in modo saltuario). La sedentarietà risulta più diffusa al Sud, tra i 5069enni, soprattutto donne, persone con livello di istruzione più basso e coloro che riferiscono di avere molte difficoltà economiche. Rispetto al 2007, i sedentari aumentano, ma aumenta anche la percezione della necessità di inserire delle quote di attività motoria nella propria vita, e questo è forse l’unico segnale positivo evidenziato nel rapporto. Questa nuova sensibilità non pare riguardare il personale sanitario, dal momento che solo il 31% degli intervistati riferisce che il proprio medico si è informato sul suo livello di attività fisica, dato anche questo in calo rispetto al 2007 (33,3%). 3 su 10 hanno ricevuto il consiglio di svolgere regolare attività fisica, (dato stabile).

http://www.epicentro.iss.it/passi/AttivitaFisica09.asp h t t p : / / w w w. e p i c e n t r o . i s s . i t / p a s s i / a t t i v i t a / a t t fisica_Passi09.pdf

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I 20 ANNI DI ABA ABA, associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia, l’obesità e i disordini alimentari, ha recentemente celebrato i 20 anni di attività pubblicando, con la casa editrice Bompiani, una nuova edizione del libro “Tutto il pane del mondo” di Fabiola De Clercq, Fondatrice e Presidente dell’associazione. L’autrice è stata prima bulimica, poi anoressica; è guarita e ha deciso di raccontare la sua storia per aiutare tutte le persone che, rifiutando di parlarne, non riescono a trovare una via di salvezza. La sensibilizzazione, la formazione e la giusta informazione sono i primi strumenti necessari per combattere i disturbi del comportamento alimentare. Per questo è stata gratuitamente realizzata dall'agenzia internazionale Ogilvy una vasta e creativa campagna di informazione che vedrà affissi in tutta la città di Milano ritratti fotografici di ragazze in salute e sorridenti, testimoni che di anoressia e di bulimia si può guarire. Un messaggio di solidarietà e di fiducia verso tutti coloro che soffrono in silenzio. ABA effettua da anni prevenzione capillare nelle scuole di Milano e dell’Interland per ridurre la distanza tra l’insorgere del disturbo e la cura: 20 anni di attività di ABA dimostrano che la bulimia, l'anoressia e le dipendenze non sono malattie infinite e che si può guarire.

www.bulimianoressia.it

IO VIVO E MANGIO INFORMA…TO Dopo “Il Benessere Possibile” (Alea Edizioni – 2008), Corrado Ceschinelli propone una nuova pubblicazione (Vitagen Edizioni), che fa parte di un progetto culturale molto più grande e ambizioso che include corsi per la formazione di Educatori Alimentari, un sito interattivo (www.mangiainforma.to) per dialogare ed essere aggiornati; incontri, conferenze e, non ultimo, l’interazione con diverse aziende alimentari per la produzione e la commercializzazione di pasti e prodotti pensati e realizzati secondo logiche nutrizionali e funzionali. Il progetto si basa su evidenze scientifiche che sempre più testimoniano quanto il nostro modo di mangiare e più in generale di vivere siano la causa principale del nostro stato di salute e di benessere; la sua prima ambizione è educare a diffondere una “nuova intelligenza del vivere”. “Io Vivo e Mangio InForma…to” propone questa riflessione fondamentale, ma è anche un manuale vero e proprio per imparare a mangiare, in modo che i pasti, le scelte alimentari consentano di raggiungere la massima condizione di funzionalità, il giusto peso e una salute di ferro, senza per questo rinunciare al piacere e al gusto della buona tavola. Un sistema semplice e rivoluzionario che sposta l’accento dall’idea della dieta all’idea di imparare a mangiare per nutrire la vita, riportando l’uomo verso la sua natura e la sua costituzione.

http://www.mangiainforma.to/

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OBESITY AND THE ECONOMICS OF PREVENTION: FIT NOT FAT È stato recentemente presentato il nuovo rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, costituito a oggi da 33 paesi), che analizza le dimensioni e le caratteristiche della diffusione dell’obesità. Il rapporto confronta per la prima volta dati provenienti da 11 paesi, analizzando tendenze storiche e proiezioni future. Il rapporto comprende anche un’analisi senza precedenti dell’impatto economico e sanitario di una serie d’interventi per la prevenzione dell’obesità in 5 paesi OCSE, svolta in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Purtroppo nella versione redatta in italiano crediamo sia stato fatto un errore imperdonabile per una fonte scientifica, ovvero la continua confusione di dati relativi all’obesità con quelli relativi al soprappeso che, come tutti sanno, sono faccende molto differenti. Nonostante ciò, mantenendo una chiave di lettura consapevole di questa criticità, se ne possono trarre spunti interessanti. Un’indagine sulle politiche adottate a livello nazionale indica che in alcuni paesi OCSE si stanno intensificando gli sforzi per incoraggiare un'alimentazione sana e uno stile di vita attivo. La maggior parte dei paesi promuove iniziative rivolte ai bambini in età scolare, come l’introduzione di cibi sani nei menu scolastici e nei distributori automatici, l’attivazione di programmi di educazione alla salute o il miglioramento delle strutture per praticare attività fisica. Molti governi, inoltre, diffondono linee guida nutrizionali e messaggi di promozione della salute incoraggiando l’uso della bicicletta o gli spostamenti a piedi, anche nel tempo libero. Al settore privato (industria alimentare, industria farmaceutica e industria dello sport), è riconosciuto un ruolo importante. In particolare, i governi si aspettano che l'industria alimentare si adoperi per la riformulazione di alcuni alimenti, onde ridurre o evitare l’utilizzo di ingredienti dannosi (come i grassi saturi e il sale), per la riduzione delle porzioni divenute eccessive, e per l’offerta di maggiori alternative salutari. In molti casi si aspettano anche una limitazione della pubblicità, in particolare quella rivolta a gruppi vulnerabili come i bambini, e una migliore informazione sulla composizione nutrizionale degli alimenti. Partendo dalla consapevolezza che nessuna delle singole strategie tentate sino a oggi ha avuto successo, si considera necessario perseguire una soluzione con un approccio “multi-stakeholder”: i governi devono mantenere il controllo complessivo delle iniziative di prevenzione e allo stesso tempo incoraggiare l'impegno e il contributo del settore privato. Poiché gli interessi in gioco sono in conflitto tra loro, combattere l'obesità e le malattie croniche associate richiede compromessi e cooperazione tra le parti interessate: un fallimento imporrebbe pesantissimi oneri alle generazioni future. Ipse dixit.

http://www.oecd.org/dataoecd/52/2/46044625.pdf http://www.oecd.org/document/31/0,3343,en_2649_33929_45999775_1_1_1_37407,00.html

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LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO - LIBRI ALLENAMENTO

Allenamento

Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! PERSONAL TRAINER

ELETTROSTIMOLAZIONE

Cosa serve per diventare personal trainer? Partendo da un’analisi storica della professione, il libro risponde a questa domanda illustrando le competenze tecniche, psicologiche, commerciali e manageriali che il professionista deve possedere.

Il manuale richiama le nozioni teoriche per affrontare l’utilizzo dell’elettrostimolazione in allenamento sportivo, riabilitazione ed estetica. In appendice sono fornite tavole di posizionamento elettrodi ed esempi di schede personalizzate.e.

Francesco Capobianco (Cap.4 ‘Personal trainer come libero professionista’ a cura di Paola Bruni Zani )

Alea Edizioni 2001 - pag. 240 Euro 26

Fabio Aprile e Fabio Perissinotti Alea Edizioni 1998 - Pag. 128 E 20,66

PERSONAL TRAINING BUSNESS

PUNTI MOTORI DI ELETTROSTIMOLAZIONE

Questo lavoro pone una lente d’ingrandimento sulla professione del personal trainer. Dall’analisi delle potenzialità di mercato al management e alla comunicazione fino ad arrivare all’organizzazione gestionale dell’impresa PT, il testo si propone di avviare trainer esperti e non a un percorso di successo. Daria Illy Alea Edizioni 2002 Pag. 128 - Euro 21

Per la corretta applicazione dell’elettrostimolazione è fondamentale conoscere con precisione e accuratezza i punti motori. Avere una mappa precisa permette un allenamento senza effetti collaterali non solo nei distretti più conosciuti, ma anche a livello di tibiali, peronei, trapezi, obliqui e cuffia dei rotatori.. Alessandro Lanzani Alea Edizioni 1999 Pag. 128 - E 20,66

ELETTROSTIMOLAZIONE NUOVE FRONTIERE

PREPARAZIONE ATLETICA IN PALESTRA Come effettuare all’interno del centro fitness una preparazione atletica che miri non soltanto al benessere fisico, ma che proponga esercizi con i sovraccarichi per la muscolatura specifica dello sport, con un occhio particolare all’esecuzione e alla richiesta energetica il più possibile simili al gesto sportivo. Maurizio Fanchini Alea Edizioni 1999 Pag. 192 - Euro 25,82

Il volume mette in risalto le metodiche di allenamento con l’utilizzo dell’elettrostimolazione, facendo riferimento alle variazioni metaboliche, agli indici di fatica ed alla modulazione dei parametri che condizionano l’allenamento. Sono inserite un’ampia parentesi sulla riabiltazione associata all’elettrostimolazione e una valutazione sulle possibili utilizzazioni nell’immediato futuro. Fabio Aprile - Fabio Perissinotti Alea Edizioni 2001 Pag 144 - E 20,66

FREE METHOD BIKE

CROSS TRAINING

Il free method bike è una metodica di allenamento su bicicletta stazionaria che ha come obiettivo principale il voler dare strumenti e mezzi per programmare e arricchire nel tempo un’attività motoria clinica. L’intento è quello di guidare i lettori ad un uso razionale dell’attività, adattandola a tutte le età, per il raggiungimento del benessere psico-fisico.

L’analisi del cross training, degli effetti e delle sue potenzialità, potrebbe costituire la nuova frontiera dello sport di vertice e dello sport sociale. La sfida è lanciata, l’avventura comincia, sperando di ritrovarci numerosi su questo percorso.Cos’è il cross training? I diversi tipi di allenamento incrociato e gli adattamenti.

Roberto Carminucci , MariaLuisa Quinci Alea Edizioni 2001 Pag. 144 - Euro 20,66 -

Simone Diamantini Alea Edizioni 1999 pag. 128 Euro 16

SPESE DI SPEDIZIONE

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Acqua e nutrizione

LIBRI ALLENAMENTO IN ACQUA E NUTRIZIONE - LIBRI ALLENAMENTO IN ACQUA E NUTRIZIONE

ACQUANTALGICA L’acqua offre la possibilità di facilitare la ripresa funzionale motoria: da questo punto di vista la piscina è una struttura sportiva cui deve essere riconosciuta una grande valenza a carattere rieducativo e riabilitativo. Il volume propone una sorta di educazione al movimento corretto in presenza di mal di schiena. Il libro contiene una sessantina di proposte fra esercizi e tecniche di “nuoto antalgico”. Andrea Altomare - Alea Edizioni 2000 Pag. 128 - Euro 21

COMPOSIZIONE CORPOREA L’attenzione ai problemi della forma fisica è importante per la sua componente sanitaria di prevenzione. L’attività all’interno del centro fitness necessita di un continuo controllo dei risultati, per cui diviene essenziale poter certificare tramite protocolli la qualità del servizio reso alla clientela. Il manuale intende suggerire metodiche semplici e di basso costo per la valutazione della composizione corporea. Sergio Rocco Alea Edizioni 2000 Pag. 128 - Euro 21

TOTAL FITNESS IN ACQUA

INTEGRATORI PER L’ATLETA

Roberto Conti, professionista affermato del fitness, trasferisce in questo volume tutti i segreti per realizzare lezioni di fitness in acqua: protocolli, metodi, differenziazioni delle classi. Un manuale efficace, serio e completo per gestire tutte le opportunità del fitness in acqua.

Una dietetica razionale negli sport può contribuire a migliorare la condizione fisica e psichica. Il volume considera la categoria degli integratori suddividendoli secondo le finalità preminenti: plastiche, energetiche o di reintegro.

Roberto Conti - Alea Edizioni 2004 pag. 128 Euro 21

Giovanni Posabella Alea Edizioni 1999 Pag. 144 - Euro 21

PLAYAGYM

L’ALIMENTAZIONE DELL’ATLETA 1 - GUIDA PRATICA

Una disciplina ginnica innovativa, creata appositamente per la spiaggia, propone esercizi specifici sviluppati in armonia con l’ambiente marino. In questo volume sono raccolte le informazioni relative all’insegnamento della ginnastica in spiaggia e ai benefici psicofisici che da questa si possono trarre.

Tiziana Scalambro Alea Edizioni 2002 pag. 160 - Euro 21

Partendo dai fondamentali aspetti teorici della fisiologia e della scienza alimentare, sono fornite indicazioni per stabilire il fabbisogno calorico quotidiano dell’individuo e programmarne l’alimentazione. Immancabile una sezione sull’integrazione e una serie di consigli sul comportamento da adottare in occasione di una gara. Ubaldo Garagiola Alea Edizioni 1998 pag. 128 - Euro 23,24

L’ALIMENTAZIONE DELL’ATLETA 2 - TABELLE

TRAINING IN ACQUA Il libro affronta in prima analisi i principi del movimento in acqua, spiegando dettagliatamente i fattori che condizionano la prestazione. Nella seconda parte esplora le diverse possibilità di allenamento delle qualità motorie con e senza attrezzi, facendo riferimento a più discipline sportive. .

Paolo Michieletto Alea Edizioni 2000 pag. 192 Euro 26

Il secondo volume è l’applicazione pratica dei principi teorici delineati nel primo. Vengono trattati dettagliatamente alcuni esempi di alimentazione personalizzata per atleti agonisti e amatoriali, frequentatori di palestre, soggetti in sovrappeso, giovani sportivi e over 60.

Ubaldo Garagiola Alea Edizioni 1998 pag. 96 - Euro 16

FITNESS IN ACQUA Partendo dagli esercizi di base per tutti i distretti muscolari, il libro affronta le diverse metodiche d’allenamento in acqua, tra cui l’aerobica, le arti marziali, lo step e la kick boxe. Grazie a numerose fotografie e schemi di lezione, il volume si caratterizza per un forte taglio pratico. La parte finale è dedicata alle competenze dell’istruttore di fitness in acqua. . Paolo Michieletto e Giada Tessari Alea Edizioni 2004 - pag. 224 Euro 26

IL BENESSERE POSSIBILE L'autore analizza aspetti fondamentali della nostra esistenza: consapevolezza come fondamento del benessere, alimentazione funzionale per la salute, attività fisica per la migliore condizione di forma. Il testo approfondisce temi importanti di alimentazione (come impostare i pasti, allergie e intolleranze alimentari ) e allenamento (attività fisica per uno stile di vita sano e come modello educativo, corsa e tonificazione). Corrado Ceschinelli, Alea Edizioni 2008 pag 200 Euro 25

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Salute e rehab

LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE

CASI CLINICI IN PALESTRA

MAL DI SCHIENA

In ognuno dei 5 volumi si inquadrano le principali patologie dell’apparato locomotore. Per ognuna di esse sono de-scritti anamnesi ed esame obiettivo motorio, sono individuati i traguardi da raggiungere, sono tracciate le linee gui-da del protocollo di lavoro attraverso gli esercizi consigliati e quelli da evitare

Il volume affronta il tema del mal di schiena in modo davvero esaustivo. Nella prima sezione guida il lettore al corretto utilizzo della colonna nella vita quotidiana e nella pratica sportiva. La seconda parte raccoglie invece approfondimenti sulle patologie e sui meccanismi del dolore lombare.

VOLUME 1: Sindrome della schiena dritta e scoliosi – Spondilolisi con listesi – Agenesia del pettorale – Lussazione acromion claveare – Cifosi e petto carenato – Petto scavato – Paralisi ostetrica – Poliomielite – Frattura di calcagno – Frattura di gomito – schiacciamento di un disco intervertebrale – Artrosi d’anca – Lussazione di spalla – Rottura del retto femorale Alessandro Lanzani - 1994

VOLUME 2: Calcificazione del tendine del sovraspinato - Correzione di varismo tibiale Grave artrosi vertebrale - Strabismo di rotula Ernia del disco in un culturista - Periartrite scapolo omerale - Artrosi di spalla grave Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale Rifrattura di gamba - Dismetria degli arti inferiori - Rettificazione del tratto cervicale - Ginocchio recurvato - Ernia discale intraspongiosa - Piede cavo - Artrosi d’anca - Pseudoartrosi

Alessandro Lanzani - 1997

VOLUME 3: Rottura del menisco del ginocchio - Weight lifters syndrome - Condropatia di rotula Lombalgia in discopatia L5-S1 - Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio - Recidiva di distorsione della caviglia - Pubalgia - Instabilità di spalla - Postumi di frattura di gomito - Distorsione della colonna cervicale - Frattura di omero in un body builder - Piede piatto - Lombarizzazione della 1° vertebra sacrale - Rottura del tendine d’Achille - Calcificazioni della tibiotarsica

Claudio Corno Alea Edizioni 2001 pag. 256 - Euro 26

IL DOLORE CERVICALE Il manuale offre un’ampia panoramica delle patologie più comuni nell’individuo adulto: la cervicalgia. Il volume è diviso in tre parti: la prima, dedicata all’anatomia, alla fisiologia articolare e alla biomeccanica del tratto cervicale. La seconda, dedicata alle sindromi dolorose più comuni. Infine la terza parte che comprende alcune schede pratiche di utilizzo in palestra contenenti gli esercizi più idonei in relazione alla sintomatologia dolorosa. Claudio Corno Alea Edizioni 2003 pag. 128 Euro 21

IL CORPO INDIVISIBILE

Riccardo Gambaretti - 1998

La vecchiaia non è una malattia. La ginnastica per anziani non è uno sport. L’autore psicomotricista Giovanni Ghidini illustra come strutturare un corso di ginnastica per la terza età muovendosi fra fisiologia ed emotività, anatomia e psicologia motivazionale, rieducazione funzionale e programmazione dell’attività.

VOLUME 4: Doppia frattura vertebrale da schiacciamento - Frattura con deformazione a cuneo di L1 - Rachi-schisi cervicale Emilombarizzazione subtotale di S1- Rottura e sintesi del tendine rotuleo - Doppia spondilolistesi con artrosi vertebrale - Grave artrosi di ginocchio - Ipertrofia reattiva delle spine tibiali Rettificazione cervicale con grave artrosi - Lacerazione del tendine distale del bicipite brachiale Frattura di clavicola - Conflitto subacromiale in donna anziana - Rifrattura di ulna - Osteotomia di bacino in artrosi d’anca - Lesione dei legamenti della caviglia

Giovanni Ghidini e Alessandro Lanzani Alea Edizioni pag. 112 – Euro 21

Edoardo Lanzani - 1998

CRESCERE CON LO SPORT

VOLUME 5: Concussione coxofemorale e postumi da trauma - Calcificazione sottodeltoidea in periartrite scapolo omerale - Degenerazione del sovraspinato -Frattura tipo colles di radio Protrusione discale L5 - S1 - Rettificazione del tratto lombare in soggetto giovane - Ernia espulsa L3 - L4 - Frattura comminuta di tibia Polifrattura costale e frattura clavicolare Sindrome cervicale del manager stressato Frattura del malleolo esterno - Spalla del tennista - Modificazione a cuneo del passaggio lombosacrale - Frattura esposta di gamba - Os acetaboli - Pinzatura del tendine del sovraspinato

Davide Fogliadini, Alessandro Lanzani - 2005

Le attività fisiche praticate in età giovanile contribuiscono allo sviluppo armonico dell’organismo, a patto che l’attività mo-toria sia corretta e adeguata alle caratteristiche psicofisiche del ragazzo e alla sua particolare fase evolutiva. Il volume vuole essere un supporto a completamento del bagaglio tecnico e professionale di ciascun operatore sportivo che si trova a contatto con la realtà dell’allenamento giovanile. Antonio Maone Alea Edizioni 2000 Pag. 160 - Euro 26

Pag. 128 Euro 21 ogni volume Offerta: tutta la seria (5 volumi) a 84 Euro

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LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE E REHAB - LIBRI SALUTE Vuoi consultare il sommario e leggere il primo capitolo? Clicca sul libro che ti interessa! MASSAGGIO SPORTIVO

CARDIOLOGIA E FITNESS

Il testo propone tecniche manuali per il trattamento efficace della micro-traumatologia dei tessuti molli nello sportivo. I capitoli a carattere puramente pratico descrivono la conformazione dei tessuti connettivi, le interazioni tra il danno tessutale, l’infiammazione e gli eventi riparativi.

Partendo dai fondamenti della fisiologia cardiovascolare, l’autore accompagna il lettore dalla pratica clinica alla valutazione funzionale e psicosomatica del cardiopatico e alla periodizzazione dell’allenamento, spiegando con precisione gli effetti della terapia farmacologica sulla performance.

Roberto Dagani Alea Edizioni 2002 pag. 128 - Euro 21

Davide Girola Alea Edizioni pag. 248 - Euro 31

FISIOLOGIA APPLICATA AL FITNESS TRATTAMENO MIOFASCIALE PER LO SPORTIVO

Il manuale affronta in maniera concisa ma esaustiva la fisiologia del corpo umano, con particolare riferimento all’influenza dell’esercizio fisico su organi e apparati. Il manuale è anche uno strumento didattico e di autovalutazione per il professionista del fitness e costituisce strumento fondamentale per la programmazione del training.

Il manuale espone in maniera chiara ed esaustiva le tecniche manuali per il detensionamento miofasciale a indirizzo sportivo. L’ampia documentazione iconografica chiarisce ogni dettaglio di posizionamento e intensità del massaggio.

Davide Girola Alea Edizioni 2003 pag. 160 - Euro 23

100 QUIZ – 2 VOLUMI

Roberto Dagani Alea Edizioni 2005 pag. 128 - Euro 21

Un metodo che consente di appropriarsi della materia trattata in modo veloce, coerente e duttile allo stesso tempo, attraverso domande diversificate, piccoli trabocchetti logici, immagini con didascalie incomplete. Un efficiente mezzo di verifica che, dove evidenzia lacune di conoscenza, permette subito di colmarle, grazie alle informazioni mirate e accurate che corredano le risposte. In ogni volume: 100 quiz di anatomia e biomeccanica dell’apparato locomotore, 400 risposte e 400 commenti alle risposte.

FITNESS TERAPIA - 2 VOLUMI Il movimento è un farmaco naturale contro molte patologie cronico-degenerative. Partendo da questa convinzione i volumi propongono protocolli di lavoro e metodi di allenamento adeguati ai soggetti affetti dalle più comuni patologie.

VOLUME 1 Ipertensione - Patologie respiratorie ostruttive croniche - Low back pain Obesità - Patologie cardiache infantili

Alessandro Lanzani e Laura Boggero Alea Edizioni 2005 pag. 112 – Euro 21

VOLUME 2:

L’ESERCIZIO ISOCINETICO

Coronaropatie - Artrite reumatoide Patologie renali - Gravidanza - Fibrosi cistica Alea Edizioni 1999/2000 - pag. 144 Ogni volume Euro 24

Il manuale dopo alcuni cenni di anatomia e fisiologia muscolare, analizza i vari tipi di contrazione e tutti gli aspetti dell’esercizio isocinetico con i relativi protocolli di test e allenamento nel soggetto sano, nell’atleta e nel soggetto patologico, sia a scopo valutativo che rieducativo, con esemplificazioni riportate in appendice.

OFFERTA: 2 VOLUMI A 36 EURO

G. S. Roi, S. Respizzi, P. Buselli Alea Edizioni 2a edizione 1998 - Pag. 160 - Euro 26

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